Aleotti è giusto tirare e basta? «Per ora sì. C’è un Giro in ballo»

28.05.2022
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Giovanni Aleotti fa parte della banda Bora-Hansgrohe “2.0”, quella cioè presa in mano da Enrico Gasparotto. Il corridore emiliano è stato il primo a scardinare il Giro d’Italia. Lo ha fatto con un’azione micidiale nella tappa di Torino (foto in apertura), quella che ha rivoluzionato la classifica.

Però la situazione in classifica di questo Giro d’Italia in qualche modo ha “rallentato” il ragazzo per quel che riguarda le ambizioni personali. Giovanni si è dedicato in tutto e per tutto alla causa della squadra. Una squadra che dopo Sagan, ha cambiato, e sta cambiando, i suoi connotati. Adesso si punta alle corse a tappe.

Giovanni Aleotti (classe 1999) è alla seconda stagione da pro’
Giovanni Aleotti (classe 1999) è alla seconda stagione da pro’
Giovanni, con Gasparotto correte in modo diverso: cosa è cambiato?

Si va più all’attacco. Abbiamo cercato di essere sempre protagonisti in questo Giro, sia con le fughe, sia con le azioni a sorpresa come nella tappa di Torino. Dobbiamo supportare al meglio Jay Hindley fino alla fine.

Sino ad oggi il momento chiave del Giro è passato dalle tue gambe. A Torino hai firmato la fiammata che ha fatto saltare il banco…

Eh – ride – ma non sono stato solo io! L’avevamo studiata. Ci avevamo pensato, sapevamo che era una tappa complicata e che poteva succedere qualcosa. Siamo entrati nel circuito davanti e abbiamo capito che si poteva fare selezione anche in discesa. Abbiamo fatto corsa dura. Anche Kelderman è stato fantastico nel giro finale.

Però la vera selezione l’hai fatta tu: hai fatto 10′-15′ a tantissimi watt…

Ho seguito le indicazioni dei miei compagni dietro. Quando mi hanno detto che il gruppo si era spaccato, ho insistito a tutta. E è andata bene.

Cosa ti ha detto Gasparotto di quella tua azione?

Era contento. E’ lui che l’ha pensata. E lui che ci ha motivato e che ci credeva più di tutti.

Il corridore di Mirandola (Mo) è stato secondo al Tour de l’Avenir nel 2019, quando indossò anche la maglia gialla
Il corridore di Mirandola (Mo) è stato secondo al Tour de l’Avenir nel 2019, quando indossò anche la maglia gialla
Quindi tu sapevi che dovevi entrare in azione esattamente in quel punto e in quel modo?

Non in quel modo, non pensavamo di fare in discesa il grosso della selezione, ma sullo strappo dopo la discesa. Ma è venuta così… e siamo tutti contenti. Quando mi sono spostato ero stanco morto, ma gli altri compagni sono stati bravi a portarla a termine.

C’è soddisfazione a svolgere questo ruolo, o magari, vedendo che inizia a passare un po’ di tempo, vorresti più spazio? Magari pensare alla maglia bianca, visto che hai fatto secondo all’Avenir…

Penso che sia presto. Ma soprattutto anche io non mi ritengo decisamente un corridore da corse a tappe, almeno per ora. Credo di dover maturare ancora fisicamente.

Dunque va bene…

Sì, non penso che capiti tutti i giorni di trovarsi a lottare per un Giro d’Italia e di essere protagonista della squadra che se lo sta giocando. Adesso siamo concentrati su questo obiettivo.

Aleotti in salita deve crescere ancora, ma su quelle brevi si è mostrato molto competitivo
Aleotti in salita deve crescere ancora, ma su quelle brevi si è mostrato molto competitivo
Cosa ti piace, ammesso che ti piaccia, di questo vostro nuovo modo di correre?

Sicuramente mi sento più responsabilizzato. E questo mi piace. Ma anche il dover essere sempre nel vivo della corsa è stimolante. Non subiamo la corsa, ma la facciamo. 

Qual’è il ruolo specifico?

Varia di giorno in giorno. Soprattutto in questa fase ci sono uomini che devo stare vicino a Jay sulle salite finali e altri che invece devono lavorare prima. Quando si fa la selezione e restano in dieci io ancora non ci sono, non ho quel ritmo.

Tu Giovanni vai forte in salita, ma in questo specifico momento e con il tuo ruolo, sei più uomo da “pianura” o da salita?

Dipende da che salita. Su quelle lunghe posso anche starci ma, come ho detto, non quando avviene la grossa selezione. Penso di dover crescere in salita, ma c’è tempo.

Ieri, per esempio verso Castelmonte qual è stato il tuo ruolo?

Essendo stato al Cycling Team Friuli conoscevo un po’ le strade fino al confine sloveno. E sono stato spesso davanti. L’ingresso di Tarcento era un po’ insidioso e lo stesso un paio di discese dopo. Quindi ho dato qualche consiglio. Sono stato davanti fino al Kolovrat.

Ieri Giovanni Aleotti ha lavorato nella prima metà di tappa, poi ha risparmiato energie in vista di oggi
Ieri Giovanni Aleotti ha lavorato nella prima metà di tappa, poi ha risparmiato energie in vista di oggi
Avete tirato molto, qual era la tattica della Bora Hansgrohe?

Jay stava bene e oggi (ieri, ndr) volevamo stanare gli altri. Però ci aspettavamo un po’ di controllo, un po’ di azione anche da altre squadre come la Bahrain Victorious, ma alla fine non si sono mossi e non aveva senso continuare a spremere la squadra visto che domani (oggi, ndr) c’è un’altra opportunità.

Hai parlato della tappa della Marmolada: vi sta bene arrivare alla crono così o l’idea è di mettere un po’ di margine su Carapaz?

E’ un tappa durissima, la salita finale la conosco anche: chi avrà le gambe ci proverà. Anche Carapaz. Credo che nessuno dei due si senta sicuro della posizione che ha e tutti e due proveranno a staccare l’altro.

Per adesso ancora va bene ammirare Aleotti in questa veste, ma presto vorremo vederlo con più spazio per se stesso. Il discorso del giovane che tira per farsi le ossa va bene, ma entro certi limiti. Il rischio è di fossilizzarsi su quel ruolo e di perdere attitudine con la vittoria. 

Ma giustamente c’è una maglia rosa in ballo e ogni forza in squadra va ben ponderata. E Gasparotto lo sa bene.