Tanta Francia al Delfinato: vince Martinez, saluta Bardet

15.06.2025
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Romain Bardet arriva al 43° posto nell’ultima tappa del Delfinato e quando taglia il traguardo, le sue prime parole danno la misura del peso interiore che deve essere stato per il ragazzo di Brioude disputare la corsa sapendo che fosse l’ultima.

«Non vedevo l’ora che finisse – ha detto a caldo –  sono esausto, sinceramente. Ho resistito fino in cima all’ultima salita, per avere il piacere di farla con Chris Hamilton e godermela un’ultima volta. Non sopporto più di soffrire per il 15° posto. Ho dato tutto e ora sento che il serbatoio è vuoto. Sarò felice di essere di nuovo con la mia squadra e di non dover pensare alla prossima gara domani o dopodomani».

La fuga dei delusi

Per un grande francese che se ne va, eccone un altro piccolino di statura ma dalle grandi prospettive. Lenny Martinez ha resistito infatti sull’ultima salita e ha vinto la tappa sul Plateau del Moncenisio, a due passi dall’Italia.

Il giovane figlio d’arte della Bahrain Victorious si era infilato di mattino in una fuga di delusi, dopo aver perso più di 35 minuti nella tappa di ieri. Con lui all’attacco si sono ritrovati alcuni nomi importanti e forse questo ha permesso al tentativo di arrivare avanti quanto bastava. Van Gils, Kuss, Foss, Valentin Paret-Peintre, Armirail, Healy, Mas, Ivan Romeo, Lutsenko e persino Van der Poel. Con un gruppo di gente così forte e la tappa piuttosto corta ancorché severa (3.531 i metri di dislivello), Martinez ha giocato ottimamente le sue carte.

«Non mi aspettavo molto oggi – ha detto – e solo alla fine della tappa ho creduto davvero di poter vincere. Pensavo davvero che mi avrebbero raggiunto».

Evenepoel all’attacco

Va così quando alle tue spalle si danno battaglia Vingegaard e Pogacar, ma questa volta i duellanti non sono riusciti a riprendere l’ultimo attaccante. 

Il campione del mondo e il danese sono presto rimasti da soli, mentre era stato Evenepoel in precedenza il primo a sferrare un attacco deciso nel gruppo maglia gialla. Il belga, seguito solo dai primi due della classifica generale e da Johannessen, non è però riuscito a guadagnare abbastanza per superare Lipowitz in classifica generale, lasciandogli il terzo posto.

Dopo il duro lavoro di Evenepoel, Vingegaard ha cercato di staccare Pogacar, ma lo sloveno ha tenuto facilmente il passo fino al traguardo, dove il danese ha accelerato per conquistare il secondo posto di tappa.

Una scena dal Delfinato cui dovremo prepararci per il Tour: Vingegaard attacca, Pogacar non lo molla
Una scena dal Delfinato cui dovremo prepararci per il Tour: Vingegaard attacca, Pogacar non lo molla

Le lacrime di Martinez

La brutta notizia per i francesi è la caduta di Seixas, coinvolto in un incidente di gruppo a 10 chilometri dall’arrivo. Nonostante il forte colpo al braccio e la rottura del manubrio, il ragazzino ha concluso 13° di tappa e 8° nella generale. La sua caduta non ha però guastato la festa ai francesi, in festa con Martinez, che sul traguardo non ha trattenuto le lacrime.

«Ieri non mi sentivo proprio bene – ha raccontato – e anche i giorni precedenti non erano andati benissimo. Però alla partenza ho avuto sensazioni migliori, quindi mi sono detto che avrei provato a unirmi alla fuga. Quando è partito Van der Poel a 50 chilometri dall’arrivo, ho pensato che potesse vincere lui e che il gruppo avrebbe ripreso tutti noi. Ero venuto al Delfinato per lottare per la classifica generale, ma non ha funzionato: con questa vittoria ho salvato la settimana. La prossima corsa sarà il Tour de France, ma non punto alla classifica generale. Vorrei però vincere una tappa».

Una vittoria che dà grande morale a Martinez, al primo anno con la Bahrain Victorious
Una vittoria che dà grande morale a Martinez, al primo anno con la Bahrain Victorious

Pogacar e la crono

C’è il Tour che bussa forte alla porta. E mentre dal Giro di Svizzera arriva la notizia di un altro francese sugli scudi, con Romain Gregoire arrivato da solo davanti a Vauquelin, Pogacar si guarda intorno e fa la sintesi della settimana trionfale appena conclusa. E ancora una volta si conferma che il passo a vuoto nella crono lo ha infastidito non poco.

«Mi ricordavo questa corsa dal 2020 – ha detto – e tornare dopo così tanti anni in questa forma poco prima del Tour de France mi rende davvero felice. E’ importante soprattutto per il morale, dato che il Tour è l’obiettivo più grande della stagione. E’ una spinta mentale per me e per la squadra, per convincerci che possiamo fare altri progressi. Non andrò ai campionati nazionali, perché mi costringerebbero a scendere troppo presto dall’altura. Per cui ora faremo un buon riposo e poi forse dovremmo puntare un po’ sulla cronometro, perché il distacco dell’altro giorno mi è parso troppo grande. E’ vero che poi c’erano le salite per recuperare, ma comunque non bisogna mai dare certe cose per scontate».

Pogacar attacca, Vingegaard cresce. E Remco cosa fa?

14.06.2025
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Se ieri il titolo giusto per Pogacar poteva essere su cosa succede a farlo arrabbiare battendolo a crono, oggi che la rabbia gliel’hanno fatta scattare davvero cosa si potrebbe dire? La Visma-Lease a Bike è in modalità offensiva dal primo giorno del Delfinato e oggi ha attaccato allo scollinamento della Croix de Fer tirando la discesa con il coltello fra i denti. Forse un atteggiamento troppo aggressivo, forse il tentativo neanche troppo velato di mettere pressione sul campione del mondo. E allora lui, da par suo, ha attaccato e lasciato tutti sul posto.

«Avrei voluto essere più difensivo – spiega Pogacar – ma la Visma ha attaccato in cima alla Croix de Fer e anche in discesa. Hanno dato il massimo, credo che abbiano cercato di fare qualcosa. Non so cosa, ma è stato pazzesco. Il fatto che mi abbiano attaccato in discesa mi ha dato un po’ più di motivazione. Ho preferito lasciare un piccolo margine prima delle curve, perché andavamo davvero forte. Forse per loro non era così veloce, ma io mi sono ritrovato più volte al limite, quindi ho preso precauzioni per non avvicinarmi troppo. Non era necessario andare così, secondo me, avrei lasciato spazio alla fuga. Ma queste sono le corse, lo accetto, questo è il ciclismo moderno. Hanno gettato benzina sul fuoco e per me ha funzionato».

Nostalgia di Almeida e Yates

Tappa breve di 131,6 chilometri da Grand-Algueblanche a Valmeinier 1800, con la Madeleine dopo il via, poi la Croix de Fer, infine l’arrivo in salita. L’azione della Visma-Lease a Bike ha sortito l’effetto di isolare il leader in maglia gialla, che però ha sempre pedalato con ampi margini di sicurezza.

«Ho parlato con Sivakov nel finale – prosegue Pogacar – e abbiamo detto che se ci fossimo trovati con gli stessi avversari sull’ultima salita, sarebbe stato meglio anticipare, in modo da non doverci preoccupare dei contrattacchi. Ha funzionato, ma non vedo l’ora di avere Almeida e Yates al Tour con me, in modo da non dover vivere altre avventure come questa. E’ stata un’eccezione, ma è stato un attacco per difendermi. Ho controllato fino in cima e nel frattempo ho vinto la tappa, quindi sono più che contento. Sono riuscito a raggiungere il traguardo da solo e nessuno mi ha infastidito negli ultimi 10 chilometri».

Un colpo a Vingegaard e uno ai media

Vingegaard si è avvicinato nel finale, con la sensazione che però sia stato lo sloveno a calare il ritmo. Lo ha fatto perché appagato o perché anche lui ha iniziato ad accusare la fatica di quell’azione così lunga?

«Non avevo bisogno di aumentare il distacco – dice ancora Pogacar – avevo già accumulato un vantaggio sufficiente e oggi era più importante che gli altri non mi attaccassero. Sono riuscito a gestire lo sforzo e negli ultimi chilometri ho potuto rilassarmi. Così ho potuto fare le interviste più facilmente perché non ho più dovuto fare un recupero troppo lungo sui rulli dopo l’arrivo. E’ tutta una questione di efficienza, è stata una buona giornata».

Il ragazzo sta attento e deve aver capito che le interviste flash fatte ieri sui rulli davanti al backdrop della corsa non siano andate giù. E anche l’aver puntualizzato di aver rallentato è un’abile mossa per raffreddare l’entusiasmo di Vingegaard, che questa volta tuttavia non ha ceduto. E’ arrivato a 14 secondi dando l’idea di essere in crescita. Mancano due settimane abbondanti all’inizio del Tour, quante cose possono ancora cambiare? E in che modo hanno lavorato i tre contendenti in altura?

Evenepoel al traguardo ancora con un ritardo pesante: ci sta tutto, se in altura ha lavorato soprattutto sul fondo
Evenepoel al traguardo ancora con un ritardo pesante: ci sta tutto, se in altura ha lavorato soprattutto sul fondo

Remco fa il filosofo

Chi deve sperare che le settimane rimaste gli diano la brillantezza che serve è Remco Evenepoel. Lui sicuramente ha curato la brillantezza nella crono e il risultato lo ha confermato. Ma se in altura ha lavorato soprattutto sul fondo, si spiega il cedimento sui cambi di ritmo, che oggi gli hanno fatto perdere l’enormità di 2’39”.

«E’ stata durissima – ha detto dopo l’arrivo – con la partenza già in salita. Alla fine ero davanti, ma le gambe hanno iniziato a cedere man mano che ci avvicinavamo al traguardo. Un po’ la stessa storia di ieri. L’anno scorso ero ugualmente qui contro avversari meno forti e ho subito dei distacchi superiori. Rispetto ad allora sono più avanti. Al momento mi sto concentrando su me stesso e affrontiamo le cose giorno per giorno. Ora mi faccio una bella doccia e spero di riprendermi un po’. Anche l’anno scorso c’erano corridori che hanno fatto bene qui e sono arrivati dietro di me al Tour. Prendiamo tutto quello che vediamo con le molle».

Il re si è già ripreso lo scettro. Pogacar devastante a Combloux

13.06.2025
5 min
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Mirco Maestri aveva sbagliato di 24 ore. «Domani Tadej dirà: oggi gliela faccio vedere io». “Quell’oggi” è arrivato appunto un giorno dopo. Il portacolori della Polti-Kometa aveva commentato la corsa per noi e quel giorno Pogacar le prese da Remco Evenepoel, ma soprattutto dal suo rivale numero uno: Jonas Vingegaard.

Oggi, al primo tappone del Critérium du Dauphiné, con la sua innata cattiveria agonistica, il campione del mondo è tornato a imporre la sua legge. Tappa e maglia e soprattutto una netta prova di forza. Ora la classifica dice: primo Pogacar, secondo a 43″ Vingegaard, terzo Lipowitz a 54″ e quarto Remco a 1’22”.

Il re è già tornato

Analizziamo la corsa di Pogacar e della sua UAE Emirates. La squadra corre compatta attorno al suo leader, lascia addirittura l’onere della corsa alla Visma-Lease a Bike che tira sulla penultima salita. L’attenzione da parte di Pogacar è massima e addirittura manda Narvaez a rosicchiare il secondo d’abbuono rimasto al traguardo volante. Dettagli che parlano di una concentrazione massima, quasi feroce, famelica.

Sulla Cote de Domacy ha messo la squadra a tirare. Ha frammentato il gruppo e in una curva particolare, quella in cui Vingegaard nel 2021 saliva volando e lui invece “arrancava” (con due virgolette grosse così visto che finì secondo), ha affondato ancora più forte.

Quel conto aperto col passato

Sullo strappo di Domancy, Pogacar al Tour de France di due anni fa, appunto le prese dal danese. Da quel giorno Tadej ha lavorato come non mai. Al termine di quel Tour cambiò coach e preparazione. E oggi ha servito questa vendetta cucinata a fuoco lento.

«Avevamo il nostro piano – spiega Pogacar mentre era sui rulli per il defaticamento – ma la Visma ha deciso di dare il massimo sulla salita prima del finale. Questa salita mi ha riportato alla mente dei “bei” ricordi (il riferimento è al Tour de France 2023, appunto, ndr). Devo ringraziare ed elogiare Tim Wellens, Jhonatan Narvaez e Pavel Sivakov, sono stati incredibili. Mi sentivo bene, abbiamo deciso di prendere il controllo fin dai primi metri della salita, non avevo nulla da perdere».

«Mi sentivo davvero bene e mi dovevo sbrigare perché volevo vedere l’arrivo di mia moglie al Tour de Suisse – scherza da guascone lo sloveno – quando ho attaccato, sapevo di dover dare il massimo e che mancavano 15 minuti di sforzo alla fine. La sensazione era buona, le gambe giravano bene, è stato fantastico essere davanti».

E qui emerge tutta la ferocia agonistica di Pogacar. “E’ stato fantastico essere davanti”, come se non gli succedesse da un secolo… Non si accontenta mai e infatti è lui stesso a tornare sulla crono.

«Vorrei sapere dove ho perso tempo. E’ una sfida per me e per la squadra cercare di migliorare ulteriormente a crono. La nostra forma è buona, ma dobbiamo anche conservare un po’ di energia per il Tour».

Vingegaard all’arrivo si è subito bagnato con tanta acqua addosso.
Vingegaard all’arrivo si è subito bagnato con tanta acqua addosso.

Jonas e Remco…

Vingegaard dal canto suo sembra abbia controllato più che altro di non fare fuorigiri enormi. Alla fine non è mai andato in crisi e il fatto che Pogacar lo abbia staccato in un momento in cui non era sui pedali, ma di passo, vuol dire che il limitatore c’era. Bisogna vedere quanto ha staccato la spina prima del fuorigiri. Quello è il punto chiave.

Anche Pogacar però non sembrava andare oltre certi limiti. Forse davvero oggi la differenza l’ha fatta la motivazione, la voglia di rivalsa. O anche il caldo. All’arrivo il danese è parso essere quello più colpito dalla calura estiva. C’erano oltre 30 gradi, nonostante le zone di montagna.

 «Pogacar è stato il più forte oggi – ha detto il direttore sportivo Grischa Niermann – i distacchi all’arrivo sono stati significativi. Certo, speravamo che Jonas potesse rimanere più vicino sulla salita finale. Essendo così breve ed esplosiva, questa tappa si adattava perfettamente a Tadej ed è stato chiaro fin dall’inizio che la UAE avesse un piano. Quando qualcuno è più forte, non puoi fare altro che accettarlo e congratularti con lui per la vittoria. Ma mi tengo il mio spirito di gruppo».

E Remco? Forse Evenepoel anche lui si aspettava qualcosina di più. Invece si è staccato da tre uomini della Visma-Lease a Bike e da tre della UAE Emirates. E proprio la squadra è forse il capitolo più nero per Remco.

Nei trenta che hanno approcciato la salita finale era l’unico della Soudal-Quick Step. Ha lottato, ha provato a gestirsi, forse aveva anche qualche oggettivo impedimento per la caduta, però resta il fatto che alla fine anche Lipowitz lo ha ripreso e staccato.

«Mi sentivo benissimo sulla penultima salita – ha detto senza cercare scuse il campione olimpico – ma forse poi in vista del finale non mi ero ancora ripreso abbastanza da quello sforzo. Non so… Hanno iniziato l’ultima rampa come se il traguardo fosse dopo due chilometri». E infine, laconico, ha aggiunto: «Io ad ogni chilometro diventavo sempre più lento».

Nonostante sia più magro dell’anno scorso. Remco paga ancora dazio sulle salite rispetto a “quei due”
Nonostante sia più magro dell’anno scorso. Remco paga ancora dazio sulle salite rispetto a “quei due”

Soudal da rivedere

Vero, mancavano Landa e Cattaneo, e Louis Vervaeke si è ritirato (e molto probabilmente non sarà abile per la Grande Boucle), ma contro questi giganti serve di più. Tra l’altro anche Landa non è detto che possa essere subito al top dopo la cadutaccia nella frazione inaugurale del Giro. Mi sa proprio che in casa Soudal dovranno rivedere qualche priorità. E magari chiedersi se Merlier, al quale servono non meno di due uomini, sarà poi così necessario alla Grande Boucle.

«Ci aspettavamo di essere un po’ più avanti – ha commentato il diesse Tom Steels a WielerFlits – E’ un po’ la stessa situazione dell’anno scorso. Dobbiamo ancora recuperare quelle piccole percentuali in salita, ma la strada fino all’ultima settimana del Tour è ancora lunga. Abbiamo ancora del lavoro da fare, ma non è certo un’impresa drammatica. Dobbiamo mantenere la calma e continuare a lavorare». Tuttavia, nessun accenno sulla squadra. In Belgio, e sono parole della TV di Bruxelles, è un tema che è già forte.

Vingegaard, le pedivelle da 150 e bersaglio fisso su Pogacar

12.06.2025
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Vingegaard che attacca nella prima tappa e poi fa la volata con Pogacar. Pogacar che scherzando gli chiede se voglia diventare un velocista e Vingegaard che ride. Poi la crono e il danese che fa meglio dello sloveno. Al Criterium du Dauphine manca ancora di affrontare le montagne, ma è chiaro che quei due si stiano studiando. Nulla di ciò che accade in questi giorni di Francia può ritenersi risolutivo, al Tour si suonerà un’altra musica, ma è un fatto che il danese della Visma-Lease a Bike, che nel 2022 e 2023 ha piegato Pogacar al Tour, si presenti alla sfida con credenziali migliori rispetto allo scorso anno.

Prima del via della corsa francese in svolgimento, che ha visto ieri la vittoria di Evenepoel nella crono di Saint Peray, Vingegaard si era raccontato con un gruppo di giornalisti. Abbiamo fatto la sintesi di un incontro molto lungo, da cui traspare il suo essere diverso.

Prima tappa del Delfinato: Vingegaard attacca, Pogacar risponde e vince la volata. Jonas è secondo
Prima tappa del Delfinato: Vingegaard attacca, Pogacar risponde e vince la volata. Jonas è secondo

Sui miglioramenti tecnici

L’obiettivo è portare al Tour il miglior Vingegaard di sempre: non può essere diversamente se vuole battere Pogacar. Ne hanno parlato a lungo nel team, partendo dal buono del 2024 cui Jonas era arrivato da vincitore uscente del Tour.

«Prima dell’incidente dell’anno scorso – ha spiegato – i miei numeri di potenza erano molto buoni e non avevo ancora raggiunto il peso ottimale. Quindi si è trattato più che altro di tornare a quel livello. A causa dell’incidente ho perso molta massa muscolare: al Tour ero leggero, ma non avevo la mia potenza abituale. Per questo abbiamo lavorato per recuperare potenza e poi da lì fare un altro passo avanti. In più abbiamo cambiato alcune cose. E’ uscito sui media ad esempio che sono passato a pedivelle da 150 mm. Ogni anno cerchiamo di migliorare il nostro equipaggiamento, forse anche il modo di prepararci per il Tour, ma ovviamente non è qualcosa di cui voglio parlare nei dettagli. Basterà aspettare per vedere se avrà funzionato».

Vingegaard è tornato al suo miglior rapporto fra potenza e peso e da quest’anno usa pedivelle da 150
Vingegaard è tornato al suo miglior rapporto fra potenza e peso e da quest’anno usa pedivelle da 150

Fra allenamento e corse

La caduta ai Paesi Baschi dello scorso anno ha falsato la preparazione del Tour. La commozione cerebrale di quest’anno alla Parigi-Nizza gli ha fatto perdere una settimana, ma l’impatto sulla preparazione è stato decisamente meno importante.

«Ho dovuto prendermi una settimana di riposo – ha detto – quindi ovviamente mi sento come se mi fossi perso la primavera. Però sto bene e di conseguenza ho ancora più motivazioni. A me piace gareggiare, ma a dire il vero mi è piaciuto molto anche lavorare a Sierra Nevada. Uno dei motivi è che siamo insieme con tutto il gruppo e l’atmosfera è davvero bella. E poi stando in ritiro abbiamo il tempo per ragionare su come si possa migliorare e sono pensieri davvero interessanti.

«Dieci anni fa si diceva che per raggiungere il livello migliore bisognasse soprattutto correre. Poi è arrivato il Covid, nessuno ha corso per sei mesi e una volta che abbiamo ricominciato, il livello era altissimo. Quindi tutti hanno fatto un passo in quella direzione. Non sto dicendo che ho fatto un passo ulteriore, ma che potrebbe non essere necessariamente un male prendersi una pausa più lunga dalle gare. Anche di questo parleremo dopo il Tour».

La Visma Lease a Bike arriva al Tour con un grande organico, cui si aggiungeranno dal Giro Van Aert, il vincitore Yates e Affini
La Visma arriva al Tour con un grande organico, cui si aggiungeranno (dal Giro) Van Aert, il vincitore Yates e Affini

La sfida con Pogacar

Pogacar lo condiziona. Forse non è ancora diventato il suo incubo peggiore, ma di certo è un tema ricorrente delle sue giornate. Lo stimolo per fare meglio, la foto sullo specchio prima di ogni uscita. Non è un caso che i tre momenti più belli vissuti da Jonas al Tour coinvolgano lo sloveno.

«Trovo davvero bello – ha spiegato Vingegaard – lottare sempre contro di lui. Quando non c’è, il livello è più basso e quindi è più facile vincere. La sua presenza mi permette di migliorare in termini di motivazione, di aumento del livello di competizione mio e dell’intera squadra. Penso che avere un avversario così tira fuori il meglio di me. So che devo dare il massimo ogni giorno per cercare di batterlo.

«Non a caso, il ricordo più bello che ho del Tour è la cronometro di Combloux nel 2023. Quel giorno è stato incredibile per me, per la squadra e anche per la mia famiglia, come l’anno prima quando ho preso la maglia gialla sul Col du Granon. Il terzo momento più bello invece è la vittoria di tappa dell’anno scorso, anche se già essere al via del Tour sia stato un grande successo, molto emozionante per me e la mia famiglia. Tutto quello che abbiamo passato l’anno scorso è stato incredibilmente duro. Quindi, essere riuscito a essere sulla linea di partenza è stato probabilmente uno dei più grandi traguardi della mia carriera».

La crono di Combloux al Tour del 2023 vide la disfatta di Pogacar, che perse 1’38” in 22,4 km. Mai visto un Vingegaard così forte
La crono di Combloux al Tour del 2023 vide la disfatta di Pogacar, che perse 1’38” in 22,4 km. Mai visto un Vingegaard così forte

La prima provocazione

Il Delfinato lo dimostra, anche nel suo correre senza timori reverenziali, sono pochi coloro che possono sfidare Pogacar reggendo lo sguardo. I più attaccano il numero e si preparano alla sconfitta.

«Ci sono alcuni elementi – ha detto invece Vingegaard – che mi fanno pensare di poterlo battere. Ad esempio il fatto che l’anno scorso al Tour de France non fossi al mio livello migliore. So che posso essere molto più forte, perché la preparazione è stata migliore e ogni anno si migliora in qualche aspetto. E’ stato così per me in passato: ogni anno ho guadagnato un po’ di livello e ora ci siamo concentrati davvero su questo. Credo davvero di poterlo battere e di poter fare molto meglio al Tour de France.

«E’ davvero impressionante come si sia comportato in primavera, le gare che ha fatto e le vittorie. Ma a essere onesti, come per il Tour de France, l’unica cosa che posso fare è concentrarmi su me stesso e sul dare il massimo. Quindi non penso a quanto sia stato bravo in primavera, anche perché non è detto che se sei stato il migliore in primavera, lo sarai anche al Tour de France».

Remco vola, Vingegaard morde, Pogacar trema. Parola a Maestri

11.06.2025
7 min
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Perché alla fine la notizia è la sconfitta di Tadej Pogacar. Inutile girarci intorno. Forse è anche esagerato dire così: alla fine lo sloveno ha perso 28” dal suo rivale numero uno. Ma questo è quello che succede agli Dei. Tuttavia la crono di Saint-Péray, quarta tappa del Critérium du Dauphiné, ha detto molto di più.

Ci ha detto che Remco Evenepoel sta raggiungendo livelli sempre più siderali in questa disciplina, che Jonas Vingegaard fa paura ed è già in ottima condizione, e che Pogacar forse aveva il sentore che gli mancasse qualcosa a cronometro. Nella conferenza stampa dell’altro giorno infatti aveva detto che avrebbe voluto lavorare un po’ di più in questa specialità.

Mirco Maestri (classe 1991) lo scorso anno si è laureato campione europeo nella mix relay
Mirco Maestri (classe 1991) lo scorso anno si è laureato campione europeo nella mix relay

L’occhio di Maestri

Tutto questo lo commentiamo con un cronoman italiano, uno degli eroi dell’europeo 2024: Mirco Maestri. Il portacolori della Polti-VisitMalta è in partenza per il GP Aargau e la Copenhagen Sprint. E mentre faceva le valigie si è fermato a studiare i tre tenori.

«Sto bene nel complesso – racconta Maestri – ma è stato un Giro d’Italia duro e ancora vado a giornate alterne. Però c’è da tenere duro fino agli italiani, dove cercherò nella crono di migliorare il sesto posto dell’anno scorso. Per questo devo ringraziare la squadra che ha creduto in me per questa sfida e mi ha permesso di migliorare e di lavorarci su».

Mirco, insomma cosa ti è sembrato di questa crono?

Che quei tre volano! Remco è stato spaventoso…

Su cosa ti sei concentrato guardandolo?

Sulla posizione dei top player, dai corridori che vincono le cronometro, specialisti, che poi tante volte ormai sono gli scalatori quelli che vanno forte a crono, a parte qualcuno. Mi piace molto la posizione e lo stile che ha Remco a cronometro, perché è un piccolo missile, bello dritto, spianato. Guardi più che altro quello, non essendoci il nostro Ganna si guardano gli avversari. Studiamo gli avversari soprattutto. Esatto, esatto.

E riguardo alla gestione dello sforzo, ti aspettavi un finale ancora devastante da parte sua?

No, ma penso che come fa le crono lui è molto costante. Non è mai uno che parte forte e poi perde o il contrario, parte piano e poi guadagna: fa una crono molto lineare. Mi piace soprattutto come sta fermo in bici, questa potenza che ha. Se guardiamo anche la salitella: l’ha fatta tutta di potenza, seduto. Infatti quando ho visto che Pogacar si alzava, avevo già annusato che secondo me non era brillantissimo. A cronometro più sei fermo, più riesci a spingere forza bruta. Devi avere quella forza in quella giornata lì: il che fa tutta la differenza.

Hai introdotto tu Pogacar: cosa ci dici di lui? Hai notato qualcosa di diverso rispetto alle sue ultime crono?

Come ho detto prima, Tadej l’ho visto un po’ meno potente del solito, ma può essere anche la giornata. Una giornata no per lui. Se guardate altre cronometro che ha fatto, la salita l’ha sempre affrontata in spinta da seduto. E’ vero che era un nove per cento, ma da quello che mi ricordo l’ha sempre affrontata di forza, rimanendo addirittura in posizione. Secondo me, ripeto, può essere anche stata una giornata storta. Non era una gran giornata, e a cronometro se non sei perfetto paghi. Ricordiamoci che lui deve essere in condizione al Tour e ancora di più nel finale del Tour. E al via della Grande Boucle mancano ancora tre settimane.

Un plauso al giovane Ivan Romeo che si è trovato a duellare coi giganti. Ha chiuso la sua prova 15° a 1’25” da Evenepoel (foto Instagram)
Un plauso al giovane Ivan Romeo che si è trovato a duellare coi giganti. Ha chiuso la sua prova 15° a 1’25” da Evenepoel (foto Instagram)
Quanto è importante questa crono ai fini del Tour? Che dati si acquisiscono? Ed eventualmente c’è margine per lavorare?

Per me questa crono è più un indicatore di come si sta tre settimane prima del Tour. E’ il primo vero test. Si può testare la posizione, la brillantezza, come si è lavorato. Poi dipende anche dall’approccio: se uno vuole impostare un Tour in crescendo ci sta che sia ancora lontano dal top della forma. Diciamo che adesso io non vorrei essere al top, a tre settimane dal Tour.

Conoscendolo, stasera Pogacar è tranquillo del suo cammino o ha qualche certezza in meno?

Lo conosco da dentro il gruppo e comunque da quello che vedo è uno a cui non piace perdere, indipendentemente dallo stato di forma. Però ormai lo standard si è livellato (in alto) anche per loro. Può essere che gli altri siano stati un po’ più pimpanti, un po’ più preparati. Tuttavia per me è comunque tranquillo.

Certo Pogacar non è “morto” oggi, anzi… forse sarà ancora più cattivo?

Esatto, ribadisco il fatto che mancano tre settimane. Sarei ben sereno. Lui è abituato a dar spettacolo, a far vedere che è forte. E giustamente dimostra sempre di avere qualcosa in più rispetto ai diretti avversari.

Al Delfinato (Sud Ovest della Francia) c’erano 32 gradi: una giornata torrida specie con quei bodi aero (foto Instagram Soudal-Quick Step)
Al Delfinato (Sud Ovest della Francia) c’erano 32 gradi: una giornata torrida specie con quei bodi aero (foto Instagram Soudal-Quick Step)
Ha perso 48 secondi da Evenepoel e 28 da Vingegaard.

Da Remco comunque ci può stare, anche perché non era particolarmente dura. Certo, per lui può essere tanto, anche considerando la batosta dal diretto avversario, ma penso che dormirà tranquillo stanotte. Anzi, dirà: «Domani glielo faccio vedere io».

Passiamo a Vingegaard: questa partenza a tutta è un modo per mettere pressione ai rivali?

Penso che anche Vingegaard nel complesso la viva abbastanza bene. Sì, fa vedere che c’è. Magari c’erano dei dubbi, l’avevano visto un po’ strano, con tutte quelle voci che girano prima del Tour, la caduta alla Parigi-Nizza… Invece si è visto che c’è eccome. Ora Pogacar sa che dovrà dare battaglia per vincere.

E da un punto di vista tecnico, come ti è sembrato il danese?

Lui è molto meticoloso. Vedi come prepara gli appuntamenti, le cronometro, è molto preciso anche sulle curve, molto concentrato. Nel finale mi ha colpito il fatto che su una curva ha tolto solo una mano dalle appendici perché c’era un dosso, poi si è rimesso subito in posizione: quello è un segno di lucidità. E poi so che alla Visma-Lease a Bike preparano ogni crono al dettaglio. Io conosco bene Affini e so come lavorano. Quindi sono sicuro che Jonas sapeva cosa doveva fare per perdere il meno tempo possibile. Sono meticolosi. E lui, per quello che vedo da fuori, è uno molto quadrato, studia il dettaglio.

In maglia gialla ora c’è Remco con 4″ su Lipowitz e 9″ su Romeo
In maglia gialla ora c’è Remco con 4″ su Lipowitz e 9″ su Romeo
Prima hai parlato della potenza di Vingegaard. A noi ha colpito quell’agilità estrema sulla salita. Sarà andato a 110 rpm…

Dipende da come l’hanno preparata. Perché alla fine avere troppa cadenza ti penalizza in termini di aerodinamicità. Se sei agile perché stai facendo girare un rapporto lungo va bene, altrimenti non è redditizia quella scelta a crono. Però credo che quando riesci a fare potenza in agilità vuol dire che la forma è buona. Non vai a ricercare il rapporto: hai potenza per far girare le gambe.

Quanto conta invece la prestazione di Jorgenson, sia dal punto di vista fisico che dei materiali e delle metodologie?

Di sicuro vanno forte e lavorano bene. Pensiero mio: magari servirebbero alcune regole che livellassero un po’ certi aspetti, come quello dei caschi. Mi sembrano un po’ esagerati. Detto questo, Jorgenson non è l’ultimo arrivato. Anche lui è andato forte perché molto probabilmente l’hanno preparata al dettaglio. E lui con ogni probabilità ha fatto da apripista per Vingegaard, fornendogli poi i dati su gestione, curve…

Ultima domanda, Mirco. Pogacar è stato l’unico che ha bevuto: magari c’era un goccio di maltodestrine in quella borraccia. Questo può essere indicativo per i tecnici o anche per te?

La questione è delicata perché non sappiamo cosa c’era in quella borraccia. Non dimentichiamo che Tadej soffre il caldo e voleva idratarsi. Quindi potrei ipotizzare anche solo acqua per inumidire la bocca, perché vai in secchezza. Anche io preferisco bagnarla, anche se è uno sforzo di venti minuti. Arrivare con la bocca asciutta non dà buone sensazioni. Quindi può essere che sia stato per quello. Mi sembra difficile che usino maltodestrine in uno sforzo così breve. Anche se le hai prese a metà gara, qualcosa entra forse nel finale, ma non va a influire davvero.

Con Dmt ID personali le tue Pogi’s: prestazioni top e stile unico

09.06.2025
3 min
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Dmt alza ancora l’asticella dell’innovazione nel ciclismo su strada con una novità che fonde tecnologia, performance e identità personale: Dmt ID. Il marchio italiano, “player” di grandissimo valore nel mondo delle calzature tecniche per il ciclismo, ha difatti introdotto la possibilità di personalizzare il suo modello di punta, la celebre Pogi’s: la scarpa sviluppata in collaborazione con il due volte vincitore del Tour de France Tadej Pogacar.

Per la prima volta, gli appassionati di ciclismo possono così configurare una scarpa di altissimo livello secondo i propri gusti e la propria personalità. Visitando la pagina prodotto sul sito ufficiale di Dmt, è già possibile accedere alla funzione “Personalizza le tue scarpe ID”, che consente di scegliere tra una vasta gamma di colori, aggiungere il proprio nome, una bandiera o un simbolo distintivo. Ogni singolo ciclista potrà così esprimere la propria unicità, mantenendo intatte le straordinarie caratteristiche tecniche della scarpa originale.

Le Pogi’s sono le scarpe disegnate e realizzate da Dmt per il campione sloveno Tadej Pogacar
Le Pogi’s sono le scarpe disegnate e realizzate da Dmt per il campione sloveno Tadej Pogacar

Massima performance, stile personale

La Dmt Pogi’s ID mantiene intatta l’anima racing che ha reso questo modello una delle scelte preferite dai professionisti del WorldTour. La tomaia è realizzata in Aeroflex Knit ultraleggero, un tessuto tecnico con base in nylon pensato per offrire il massimo in termini di traspirabilità, leggerezza e calzata adattiva. Il risultato è una scarpa comoda come un calzino tecnico, ma estremamente reattiva sotto sforzo.

A livello di sicurezza, Dmt ha introdotto una soluzione all’avanguardia: nella scarpa sinistra è difatti integrato un chip NFC che permette ai soccorritori, in caso di incidente, di accedere in tempo reale a tutte le informazioni mediche e anagrafiche dell’atleta. Grazie a una semplice app, il ciclista può registrare dati personali, gruppo sanguigno, allergie, patologie, terapie in corso e persino documenti d’identità o numeri ICE da contattare in caso di emergenza. Una funzione pensata per chi prende sul serio ogni dettaglio della propria attività sportiva.

Nelle Pogi’s sul tallone è presente un codice NFC utile in caso di incidente
Nelle Pogi’s sul tallone è presente un codice NFC utile in caso di incidente

Dettagli tecnici al servizio della velocità

La nuova Pogi’s ID conserva tutti gli elementi che hanno decretato il successo del modello originario: la tasca AeroSafe integrata per riporre i lacci e massimizzare l’aerodinamica, i lacci integrati nel design della tomaia per una tenuta sicura e minimale, la suola ventilata in carbonio Super Light, studiata per offrire la massima rigidità con il minimo peso, il sistema di chiusura a puleggia da 8 mm per una micro-regolazione precisa, la regolazione longitudinale della tacchetta per un “fitting” su misura e il peso di appena 220 grammi nella taglia 42.

La Pogi’s è molto più di una scarpa da ciclismo: è un’estensione della potenza, dello stile e dell’identità di chi pedala. Con il lancio del servizio per la loro personalizzazione, l’eccellenza tecnica si fonde con la libertà creativa. La scarpa resta quella apprezzata dai pro – da Tadej Pogacar in “primis”… – per comfort, reattività e design, ma adesso il tocco finale è nelle mani di ogni ciclista…

Dmt

Pogacar torna al Delfinato: serenità, prudenza e tanto lavoro

07.06.2025
6 min
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In qualche modo Tadej Pogacar riesce a stupire anche attraverso lo schermo di un computer. Avete presente la serenità? Beh, se non ce l’avete, possiamo dirvi che era impersonificata nel volto di Tadej. Lo sloveno, nella videoconferenza che introduceva al Critérium du Dauphiné, per tutti il Delfinato, era pacioso, tranquillo… appunto sereno. Cappellino con visiera all’indietro, la sua Colnago appoggiata a una parete bianca sullo sfondo, e via a rispondere alle domande dei giornalisti.

Una scena che ci ha colpito tanto più se pensiamo alle stesse conferenze che sempre la UAE Emirates ha tenuto al Giro d’Italia. Isaac Del Toro e Juan Ayuso, con ai lati Matxin e Baldato… pronti a supportare i due ragazzini terribili.

Tra l’altro proprio sul Giro, Pogacar ha detto che Del Toro è stato bravissimo, che ha imparato tanto da questa gara, ma si è anche svincolato alla grande.

«Ho seguito il Giro tutti i giorni. La squadra lo ha sempre supportato e lui ha quasi vinto. Siamo orgogliosi di Isaac. E’ stato bello vederli in azione. Sono accadute molte cose al Giro. Puoi prenderle da te e studiarle un po’. Magari il Delfinato potrà essere simile in alcune cose e diverso in altre… Tutti abbiamo imparato qualcosa da questo Giro».

Pogacar nella videoconferenza di oggi: pressione zero
Pogacar nella videoconferenza di oggi: pressione zero

Delfinato, a noi

Al Delfinato Pogacar mancava dal 2020. In quell’occasione, era l’anno del Covid, fu quarto, poi sappiamo come andò il Tour de France: vinse sfilando la maglia gialla al connazionale Roglic all’ultimo giorno. Quanto è cambiato da allora. Era davvero un “bimbo”. Anche le sue gambe erano ben meno formate di adesso e, se facciamo un paragone (fuoriluogo forse), anche meno formate di coetanei come Del Toro o Ayuso.

Inizia così domani la corsa che vedrà per la prima volta dall’anno scorso la sfida fra i “tre tenori”: Pogacar appunto, Remco Evenepoel e soprattutto Jonas Vingegaard. Secondo tutti, il rivale più accreditato.
Otto tappe: una facile, quattro da ondulate a ondulatissime, una crono e due tapponi di montagna a chiudere il tutto. E’ il grande antipasto del Tour de France. E tutti già si chiedono se i tre si sfideranno a gas (e viso) aperto. O se qualcuno si nasconderà mantenendo qualcosa per la Grande Boucle.

«Il Delfinato – ha detto Pogacar – è una competizione fantastica, è quasi come un Tour de France per la classifica generale. Ci saranno difficoltà, ma devo ricordarmi che vengo da un grande blocco di allenamenti. E noi qui stiamo lavorando di più per il Tour de France. Se qualcosa non va bene e non vinco questa gara, non sarà un problema, non avrò più pressione. Così come non ho la pressione della vittoria. Cercherò di gustarmi la corsa, di fare il meglio possibile e quindi cercherò di vincere. Ma se non succederà pazienza. Molte volte abbiamo visto che vincere il Delfinato non è un segnale sincero. Intanto pensiamo a iniziare bene domani».

Preparazione al centro

Gran parte dell’incontro con Tadej ha riguardato il suo approccio al Tour e di conseguenza la sua preparazione. C’è qualcosa di diverso nel suo allenamento rispetto alla doppietta Giro e Tour dell’anno scorso? Il fulcro delle domande è questo.


«L’anno scorso – spiega Tadej – avevo un piano simile al 2023. Ma poi ho avuto il problema del polso e non ho potuto allenarmi come volevo. Questa è la prima volta che esco dalla stagione piena classica. Mi sono ritrovato a Sierra Nevada abbastanza presto. Ho fatto un buon allenamento. Un allenamento di qualità. Per avere la certezza che tutto sia al meglio, vorrei avere ancora più tempo per fare altre cose: magari un giorno di più sulla bici da crono o un giorno in più per degli interval training. Ma finora il percorso è stato buono. Vediamo se ci sarà spazio per migliorare ancora un po’ o se mi potrò rilassare dopo il Delfinato.

«Ho cambiato un po’ il mio allenamento negli ultimi due anni. Non dico che questi allenamenti siano migliori, ma un po’ di novità dopo quattro anni è stata buona. Questo mi ha fatto migliorare. Non posso comparare quest’anno con l’anno scorso, perché avevo fatto il Giro. Dopo il Giro ho dovuto riposare e recuperare, poi ho fatto alcune sessioni in quota, ma di fatto mi ero già preparato per i Grandi Giri. Quest’anno invece, come dicevo, vengo dalla stagione delle classiche, quindi ho intrapreso una preparazione diversa, più esplosiva e non adatta ai Grandi Giri. Poi siamo stati a Sierra Nevada, dove c’erano la maggior parte dei team. Avremmo potuto fare una gara! Tra l’altro è stato molto caldo, quindi abbiamo avuto un buon adattamento a quel che ci aspetterà».

Pogacar torna al Delfinato cinque anni dopo la sua prima ed ultima apparizione. Era il 2020 e terminò quarto. Guardate quanto è cambiato da allora
Pogacar torna al Delfinato cinque anni dopo la sua prima ed ultima apparizione. Era il 2020 e terminò quarto. Guardate quanto è cambiato da allora

Tra prudenza e duelli

Oltre alla tranquillità, Pogacar ci ha un po’ sorpreso con il suo insolito realismo. Vale a dire che dall’anno scorso ha fatto solo una corsa a tappe, il UAE Tour a febbraio. Questo, per uno come lui, può significare anche zero, tuttavia è un fatto. E il livello dei competitor non è stato certo fermo nel frattempo.

«Devo ridurre la mentalità che ho di vincere questa gara – sembra quasi frenare se stesso, Tadej – perché non faccio una corsa a tappe da mesi. E’ un approccio completamente diverso. Ma sapete il motivo per cui l’ho fatto? Perché voglio sperimentare cose nuove e non fare sempre la stessa cosa, altrimenti credo che non durerei molto. Questo è il principale motivo.
«Anche fare gare differenti è stato importante, questo fa esperienza. Corse diverse, velocità diverse, tattiche diverse e tanti tipi di terreni. Parigi-Nizza, Catalunya, Paesi Baschi, Delfinato, Svizzera… questo tipo di gare hanno più o meno sempre lo stesso risultato. Le classiche invece sono più interessanti, secondo me».

Infine eccolo finalmente parlare anche dei suoi avversari. Se con Remco, Tadej ha incrociato le ruote nelle Ardenne, con Vingegaard la sfida manca da undici mesi, proprio dal Tour.

«Sono davvero entusiasta – ha detto Pogacar – di rincontrarlo. Jonas sembra in buona forma, è ciò che ho visto in ritiro (anche Vingegaard era a Sierra Nevada, ndr), quindi penso che possiamo aspettarci che sia ad un livello davvero buono. Sono davvero contento di vederlo, perché ha avuto un’esperienza difficile. Possiamo combattere io e lui, ma non devo dimenticare gli altri. La sfida non si concentra solo su Jonas, ma anche su altri atleti, come Remco per esempio. Spero che sarà divertente vederci in TV. Speriamo di avere delle grandi battaglie sulle salite e non solo. Vedremo cosa succederà da domani».

Delfinato in vista: come lo affrontano i tre big. Parla professor Nibali

02.06.2025
5 min
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Il Giro d’Italia si è concluso da meno di 24 ore ed è già tempo di guardare avanti al Tour de France. Ma per farlo bisogna passare dal Critérium du Dauphiné, per tutti il Delfinato, l’antipasto storico della Grande Boucle, che scatterà l’8 giugno da Domerat. Quest’anno sarà un antipasto ancora più gustoso, in quanto saranno presenti i tre maggiori contendenti alla maglia gialla: Tadej Pogacar, Jonas Vingegaard e Remco Evenepoel. 

Ma come si affronta un Delfinato quando poi il grande obiettivo termina un mese abbondante dopo? E soprattutto, come lo si affronta quando ci sono tutti i tuoi rivali? Ne abbiamo parlato con un ex corridore che di Tour se ne intende: Vincenzo Nibali. 

Il Delfinato è ricco di salite dure. Salite che spesso si affrontano al Tour che verrà
Il Delfinato è ricco di salite dure. Salite che spesso si affrontano al Tour che verrà
Cosa significa per uno che, ovviamente come te, doveva vincerlo il Tour, andare al Delfinato? Come ci si va?

Il Delfinato è un passaggio. Un passaggio quasi obbligato per andare verso il Tour de France, un po’ perché a volte ricalca il percorso del Tour stesso e quindi hai anche modo di studiare in corsa le strade, e poi soprattutto perché vedi come sono messi i tuoi rivali dal punto di vista della condizione. Vedi quello che è un pochino più indietro, quello che è con i tempi giusti, quello che invece è già in super condizione e forse è un po’ troppo avanti. 

Che ricordi hai dei tuoi Delfinato?

Sono state occasioni che ho sofferto maledettamente, perché comunque lo affrontavo dopo un periodo di altura. Avevo bisogno di metabolizzare il lavoro e quindi facevo fatica. In alcune occasioni invece sono andato molto bene. Però diciamo che, a prescindere da come va, non c’è da fasciarsi troppo la testa perché poi l’appuntamento clou rimane comunque il Tour de France. 

Chiaro…

Prima ho parlato delle strade. Un aspetto molto importante è prendere confidenza con quel tipo di percorsi e di tattiche. Con quello che troverai lungo le strade, abituarsi al modo di correre francese… sempre un po’ particolare e… scattoso. E’ un antipasto del Tour, insomma. 

Bisogna arrivarci in condizione oppure si può anche non essere al top?

Oggi è molto importante arrivare in condizione in una gara che sicuramente potrebbe essere meno importante, ma che poi meno importante non è. Mi spiego: al Delfinato capita molte volte che si vada più forte del Tour de France. 

Non sei il primo che lo dice…

Davvero si va più forte. Qualcuno deve guadagnarsi il posto… E’ dunque un riferimento importante. Si cominciano a vedere un po’ di numeri importanti sul computerino. E quelli sono molto indicativi, si prendono dati importanti. Perché se trovi corridori che vanno fortissimo già dal Delfinato, è normale che poi prima o poi caleranno. Almeno si spera… Ci sono invece squadre che hanno già programmato tutto il team per il Tour e prendono davvero il Delfinato come un avvicinamento. E questo è stato spesso il mio caso. 

Raccontaci…

Sapevo da tempo cosa dovevo fare e con chi. Pertanto lo affrontavo per migliorare la condizione, tanto è vero che dopo il Delfinato inserivo un altro blocco di lavoro in altura. Magari media altura, ma era un completamento di preparazione, di un programma. 

Tra pochi giorni vedremo tutti e tre i maggiori contendenti del Tour impegnati al Delfinato: cosa ti aspetti da loro? Ognuno seguirà il proprio programma o si punzecchieranno?

Non è facile da dire. Loro sono stati tantissimo fuori gara. Quello che più di tutti è rimasto fuori gara è stato Remco per i suoi problemi legati all’infortunio. Pogacar, lo sappiamo, può rientrare anche il giorno prima senza aver mai corso e andare forte. Vingegaard invece per me è da valutare e per me è quello più pericoloso, se non altro per capire come arriverà a questo appuntamento. 

Lo scorso anno vinse Roglic (in giallo), sembrava dominasse ma nell’ultima tappa rischiò di saltare
Lo scorso anno vinse Roglic (in giallo), sembrava dominasse ma nell’ultima tappa rischiò di saltare
Questo ciclismo corre tantissimo e, anche se sono passati pochi anni, è diverso dai tuoi tempi il Delfinato attuale?

Oggi è diverso il modo di correre, perché sono state affinate le tecniche di allenamento. Ormai sappiamo tutti che i carboidrati, l’alimentazione, i materiali fanno una grandissima differenza. Se ne parlava anche al Giro con gli stessi corridori. Abbiamo visto le medie altissime, specialmente nelle prime ore. Basti pensare che nella tappa del Mortirolo, a fine discesa, avevano 38 di media, una media altissima. È vero che le bici sono più veloci, è vero che l’abbinamento è molto più tecnico, però alla fine la devi spingere, devi pedalare. Resta dunque valida l’idea che non ci si debba arrivare troppo in forma.

Lo vince uno dei tre? E chi secondo te?

Non lo so, perché a volte vengono fuori anche degli outsider, ma credo che Pogacar vorrà far vedere sin da subito chi comanda. 

Qual è il tuo aneddoto del Delfinato, Vincenzo?

Difficile ricordare! Forse non c’è un aneddoto particolare, ma dire tutto il mio primo Delfinato. Lì mi sono reso conto che era qualcosa di diverso: era duro, era difficile ed ero mi trovavo sempre staccato. Ero giovane e avevo un mal di gambe pazzesco. Vedevo i campioni vicino a me che lottavano e prendevano, come ho detto, i vari riferimenti per il Tour de France, su grandi salite come Croix de Fer, Télégraphe… E io facevo tanta, tanta fatica!

Tadej Pogacar e Continental: una partnership a lungo termine

30.05.2025
3 min
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Il campione del mondo e vincitore del Tour de France, Tadej Pogacar, ha recentemente ufficializzato una collaborazione a lungo termine con Continental, storico marchio tedesco attivo nel settore della produzione degli pneumatici. Un’alleanza che nasce da valori condivisi: eccellenza prestazionale, sicurezza e rispetto reciproco tra tutti gli utenti della strada, automobilisti e ciclisti.

A soli 26 anni, Tadej Pogacar è già considerato un talento generazionale. Con la sua determinazione e la sua visione globale dello sport, il fuoriclasse sloveno incarna perfettamente la filosofia di Continental: superare i limiti, ma sempre in modo consapevole e responsabile. «Le prestazioni di alto livello non derivano solo dal talento ha dichiarato lo sloveno – ma da un costante desiderio di miglioramento. Io e Continental condividiamo la stessa ambizione: sfruttare al massimo ogni possibilità, nello sport come nello sviluppo tecnologico. Questa collaborazione è stata una scelta naturale. Come ciclista professionista so quanto sia fondamentale potersi fidare degli pneumatici. Senza l’attrezzatura giusta, non sarei il corridore che sono oggi».

Tadej Pocagar pedalerà con pneumatici Continental nel prossimo futuro
Tadej Pocagar pedalerà con pneumatici Continental nel prossimo futuro

Sicurezza e prestazioni: su due e quattro ruote

Che si tratti di auto o biciclette, la sicurezza rimane una priorità assoluta. Continental è da anni sinonimo di affidabilità: i suoi pneumatici ad alte prestazioni garantiscono grip, stabilità e controllo in ogni situazione, dal traffico cittadino ai percorsi di gara più impegnativi.

Continental, già protagonista nel mondo delle corse automobilistiche e ciclistiche, rafforza così la propria presenza nel ciclismo professionistico, affiancando uno degli atleti più completi e influenti dell’era moderna. La nuova partnership si fonda su un messaggio chiaro: promuovere la convivenza tra tutti gli utenti della strada. 

Continental non è un nome nuovo nel mondo delle due ruote. Al Tour de France, tutte le auto di supporto ufficiali sono dotate dei suoi pneumatici. Inoltre, numerose squadre di vertice – inclusa la vincitrice dell’edizione 2024 – corrono con pneumatici Continental. L’azienda è anche sponsor ufficiale del Giro d’Italia, equipaggiando l’intera flotta di supporto con i suoi prodotti per garantire sicurezza durante i 3.000 chilometri di gara.

In questo momento il campione del mondo in carica sta preparando uno degli appuntamenti più importanti della stagione: il Tour de France
In questo momento il campione del mondo in carica sta preparando uno degli appuntamenti più importanti della stagione: il Tour de France

Tadej Pogacar: oltre il campione, un modello

Dal 2019 con la UAE Team Emirates-XRG, Pogacar ha riscritto la storia del ciclismo moderno. Nel 2024 ha centrato un’impresa epocale: vincere Giro d’Italia, Tour de France e Mondiali su strada nello stesso anno, oltre a conquistare classiche come Strade Bianche e Liegi-Bastogne-Liegi. Solo due atleti nella storia sono riusciti in una simile impresa.

Ma il suo impatto va oltre i risultati sportivi. Con la Pogi Team Foundation sostiene difatti i giovani talenti sloveni, dimostrando di avere a cuore il futuro del ciclismo. Fuori dalle corse, è un’icona autentica, capace di ispirare milioni di fan con la sua semplicità e passione anche per le auto sportive ad alte prestazioni.

La sua collaborazione con Continental non è soltanto una strategia di marketing: è una dichiarazione d’intenti. Una visione condivisa che mette al centro la sicurezza, l’innovazione e il rispetto sulle strade di tutto il mondo.

Continental