Sanremo 2025, Pogacar, Van der Poel

Enigma UAE, quando attaccheranno Pogacar e Del Toro?

20.03.2026
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Ancora 24 ore e sarà la Milano-Sanremo. E come ogni anno eccoci a fare piani, congetture, ipotesi. Tra queste ce ne torna in mente una, in modo preponderante, a firma di Valerio Piva, direttore sportivo della Jayco-AlUla. Tempo fa, il mantovano ci disse: «Per vincere la Sanremo, a Tadej Pogacar serve un compagno che la possa vincere a sua volta». Ebbene, l’occasione è quanto mai ghiotta quest’anno e quel compagno ha il nome di Isaac Del Toro.

Ecco il nostro scenario, seguendo questo ragionamento di Piva: Pogacar fa un primo scatto sulla Cipressa, facendo saltare il gruppo. Gli rispondono Mathieu van der Poel, forse Filippo Ganna e qualcun altro, insieme a Del Toro. Il messicano rilancia e a quel punto a chiudere deve essere Van der Poel. E se spende energie, se prende aria, magari non ne ha per resistere a Pogacar sul Poggio, visto che lo sloveno sarebbe stato passivo alla sua ruota. Facile, no? Ma si sa: tra il dire e il fare c’è di mezzo… il DNA della Sanremo!

Valerio Piva, diesse della Jayco-AlUla, è tra i più esperti quando si parla di Sanremo (e non solo)
Valerio Piva, diesse della Jayco-AlUla, è tra i più esperti quando si parla di Sanremo (e non solo)
Ci può stare questo scenario, Valerio?

Del Toro è uno dei papabili vincitori della Sanremo, quindi avere un corridore così in squadra permette di giocare diversamente il finale. Puoi correre di rimessa e costringere gli altri a muoversi, visto che controllano anche lui. Di certo la situazione cambia rispetto a quando sei l’unico favorito e l’unico corridore che può attaccare forte per davvero. Però è anche vero che in questo modo rischi che vinca l’altro.

In effetti è un rischio, ma la UAE Emirates porterebbe a casa la corsa…

Tutti sanno che Pogacar vuole vincere la Sanremo, però sarebbe una strategia. Ai tempi della BMC, per esempio, vincemmo un’Amstel Gold Race giocandoci Samuel Sanchez. Lo feci attaccare sul Cauberg e poi di rimessa partì Philippe Gilbert. Tutti reagirono a Sanchez e poi Gilbert scattò in contropiede. Avere un corridore che sulla carta può vincere la corsa fa muovere inevitabilmente gli altri favoriti: è uno scenario possibile.

Ecco, parliamo proprio di scenari, Valerio. Secondo te il primo scatto dovrebbe farlo comunque Pogacar?

Potrebbe essere così, ma anche il contrario. Si può far muovere prima Del Toro sulla Cipressa, aspettando il Poggio con Pogacar. Magari pensando di far arrivare la corsa molto più sfilacciata e tirata sul Poggio. In questo modo Pogacar può dare la stoccata decisiva, ma il problema è sempre lo stesso per lui.

Il lavoro di Del Toro sulla Cipressa lo scorso anno. Quest’anno invece scatterà?
Il lavoro di Del Toro sulla Cipressa lo scorso anno. Quest’anno invece scatterà?
Quale?

Che il Poggio è troppo corto (e facile) per lui. Deve staccarli tutti da ruota e c’è sempre qualcuno che gli resta agganciato: Van der Poel, Wout Van Aert o qualche giovane emergente. Le velocità sono pazzesche e non è facile staccarli. L’obiettivo è far arrivare gli avversari il più stanchi possibile sul Poggio. E in questo Del Toro può fare tanto: può rendere la corsa dura ben prima dell’ultimo strappo, selezionando il gruppo.

Certo, un Van der Poel deve rispondere perché sa che Del Toro può arrivare fino in fondo…

Chiaro che se uno vuole vincere la corsa, non lascia andare Del Toro e questo è il vantaggio di Pogacar. In ogni caso non è facile fare previsioni: la Sanremo è una corsa che può risolversi in tanti modi.

Proviamo a fare un po’ di fantaciclismo liberamente. Se guidassi tu l’ammiraglia con Del Toro e Pogacar come te li giocheresti?

Farei la corsa dura dalla Cipressa, perché sul Poggio rischi di non staccarli tutti. Lancerei Del Toro per primo, provando a smuovere la corsa… almeno in ottica di successo di squadra. Se invece devo pensare a far vincere Pogacar, allora punterei ad arrivare sul Poggio e lì farei partire fortissimo Del Toro e poi a seguire farei partire Pogacar. Il problema è che l’unico punto davvero selettivo sono quei 300-400 metri vicino alla cima. E ormai lo sanno tutti.

Del Toro e Van der Poel
Lo scorso anno le marcature di Van der Poel sugli UAE erano strette già sul Turchino. Figuriamoci come sarà vigile domani l’olandese
Del Toro e Van der Poel
Lo scorso anno le marcature di Van der Poel sugli UAE erano strette già sul Turchino. Figuriamoci come sarà vigile domani l’olandese
E al contrario addormentarla fino sull’Aurelia, senza fare nulla sulla Cipressa? Troppo alto il rischio di portarsi dietro i velocisti?

Più che altro a quel punto non c’è più spazio per fare la differenza. Come detto, ci sono solo quei 300-400 metri. Io, pensando a una vittoria di squadra con due atleti di quel calibro, farei corsa dura già prima della Cipressa.

Tu quindi scarti la nostra ipotesi che il primo scatto lo debba fare Pogacar?

Pogacar ha la possibilità di fare due scatti forti, questo è vero. Ma mettiamo che dopo questa azione si ritrovi da solo in testa e dietro ci siano due o tre uomini che collaborano, o peggio una squadra che tira per il proprio leader: come ci arriva al Poggio? Anche 20”-30” potrebbero non bastargli. Se anche solo gli si avvicinano, qualcuno potrebbe essersi risparmiato sull’Aurelia e avere più energie nel finale. E sappiamo che la Classicissima si regge su questi sottili equilibri. Alla Sanremo non è come nelle altre corse per Pogacar, dove decide quando partire e può vincere anche con grandi margini.

Goss (un po' a sorpresa e un po' per bravura sua e dell'ammiraglia) si porta a casa la Sanremo 2011
Goss (un po’ a sorpresa e un po’ per bravura sua e dell’ammiraglia) si porta a casa la Sanremo 2011
Goss (un po' a sorpresa e un po' per bravura sua e dell'ammiraglia) si porta a casa la Sanremo 2011
Goss (un po’ a sorpresa e un po’ per bravura sua e dell’ammiraglia) si porta a casa la Sanremo 2011
Un bell’intrigo insomma?

E’ la Sanremo. Anzi, il bello della Sanremo: anche se sei il favorito non è sicuro che tu possa vincere. Però quest’anno, avendo un compagno fortissimo che può davvero trionfare, magari cambia qualcosa. Io ho vinto una Sanremo con Mark Cavendish alla sua prima partecipazione e con la salita delle Manie. E due anni dopo l’ho vinta con Matthew Goss, l’unico corridore che mi era rimasto davanti, perché avevano fatto le Manie a tutta per eliminare i velocisti.

E quest’anno? Tanto più che non avrai Michael Matthews fermo ai box: su chi punterà la tua Jayco-AlUla?

Diciamo che Andrea Vendrame può essere il suo sostituto. Fin qui ha dimostrato buone cose, è in ottima condizione e puntiamo su di lui. Lo stesso discorso vale per Mauro Schmid. Saranno loro due le nostre punte domani.

Trenta 3K Carbon e Manta "Pogacar Edition"

MET lancia Trenta 3K Carbon e Manta “Pogacar Edition”

10.03.2026
4 min
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MET ha di recente presentato una versione speciale dei suoi caschi top di gamma Trenta 3K Carbon e Manta. La versione è stata creata in omaggio al ciclista più famoso tra quelli sponsorizzati da MET, e anche il più famoso in generale: Tadej Pogacar.

Cosa hanno di speciale questi caschi? La colorazione iridescente, allo stesso tempo semplice ad elegantissima, che cambia con la velocità, l’angolazione e il movimento. A seconda del momento si potranno così vedere tutte le sfumature dell’arcobaleno, le stesse che Pogacar sta indossando anche in questa stagione nella sua maglia da campione del mondo.

Manta, quando l’aereodinamica è leggerissima

L’edizione limitata Tadej Pogacar Manta riguarda il casco forse più utilizzato dal campione sloveno (l’ha indossato anche sabato scorso nella vittoria alle Strade Bianche). Si tratta di un casco frutto di anni di studio in galleria del vento, creato per le gare in cui la velocità è tutto. Rispetto al modello precedente è stata ulteriormente migliorata l’aerodinamica, come dimostrato dai test condotti nel laboratorio Newton di Milano. Questo soprattutto grazie ad un nuovo profilo posteriore, più compatto e a forma tubolare, che incanala l’aria rendendolo ancora più efficiente.

Ma un casco aero può poco senza la giusta aerazione, aspetto fondamentale per mantenere il comfort necessario durante le ore in sella. Per questo MET ha sviluppato una presa d’aria al centro della calotta che canalizza il flusso all’interno del casco, garantendo in questo modo sempre la giusta termoregolazione. La sua robustezza e leggerezza sono invece assicurate dalla costruzione In-Mould, in cui il guscio esterno in policarbonato viene stampato direttamente nello strato in EPS

Questa tecnica crea una struttura monoblocco che migliora la capacità del casco di assorbire gli impatti e ne aumenta la durata nel tempo. Ma non solo. La fusione dei componenti permette di ridurre il volume complessivo e quindi il peso. Infatti Manta è davvero leggerissimo per essere un casco aero, solo 250 grammi in taglia M. Non poteva infine mancare, in un casco di questo livello, il sistema Mips, che migliora la sicurezza soprattutto nel contrastare le forze rotazionali.

Il casco Manta nell’edizione limitata Tadej Pogacar è disponibile in tre taglie, S, M ed L, al prezzo di 280 euro.

Trenta 3K Carbon, un gioiello di tecnologia

Il secondo modello scelto da MET per questa versione iridescente è il Trenta 3K Carbon, il casco da strada più ventilato dell’azienda. Il cuore è di questo modello è l’Airframe 3K. Si tratta di una struttura in carbonio a forma di ala, che ha permesso a MET di realizzare un casco straordinariamente aperto, eliminando buona parte dello strato di EPS.

Questo ha reso possibile ricavare ben 24 prese d’aria molto ampie, che tutte assieme creano un canale d’aria interno continuo e ininterrotto dalla parte frontale a quella posteriore. L’Airframe 3K ha anche permesso di minimizzare il contatto tra la calotta e la testa, per aumentare ancora di più la sensazione di leggerezza. Anche in questo caso MET ha condotto diversi studi nella sua galleria del vento, il Tube, utilizzando manichini che hanno misurato le variazioni aerodinamiche ma anche quelle termiche, arrivando al miglior compromesso possibile tra velocità e comfort.

Per quanto riguarda la protezione, il Trenta 3K Carbon è stato realizzato con un parte posteriore più ampia a robusta, e raddoppiando la densità dello strato di EPS, per compensare al meglio le zone in cui è stato alleggerito in favore dell’ala in carbonio. Anche in questo modello è presente il sistema Mips, in questo caso l’Air Node, che garantisce la protezione dagli impatti rotazionali e allo stesso tempo il massimo della leggerezza. Questi accorgimenti sono valsi a Trenta 3K Carbon la valutazione di 5 stelle su 5 dal Virginia Tech Helmet Lab, il punto di riferimento mondiale indipendente per la valutazione della sicurezza dei caschi.

Trenta 3K Carbon nella versione limitata dedicata a Pogacar è disponibile in tre taglie, S, M ed L, al prezzo di 440 euro.  

MET

Strade Bianche 2026, Tadej Pogacar

EDITORIALE / Pogacar, un grande vino da bere a piccoli sorsi

09.03.2026
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LIDO DI CAMAIORE (LU) – Non solo quelli sulla strada, la quarta Strade Bianche di Tadej Pogacar ha richiamato frotte di spettatori anche davanti agli schermi. I numeri della RAI parlano di quasi 700 mila spettatori medi e share del 6,7 per cento: soltanto l’edizione del 2020, che si corse ad agosto e fu vinta da Van Aert su Formolo, fece meglio di così. Ma quanto è dispendioso correre come Pogacar?

Nella conferenza stampa dopo la vittoria di Siena, lo sloveno ha spiegato di essere spesso costretto a questi lunghissimi attacchi da percorsi disegnati (a suo avviso) senza troppo criterio, con i tratti più selettivi troppo lontani dall’arrivo. Se nella sua testa e nei dati in possesso della squadra (come ha ben spiegato ieri Matxin) c’era la consapevolezza che il doppio passaggio su Colle Pinzuto e poi sulle Tolfe non sarebbe bastato per staccare Seixas, va da sé che l’attacco su Monte Sante Marie fosse l’unica carta da giocare.

Tiberi, Milan Del Toro, Roglic, Magnier e Ganna: alle stelle della Tirreno manca Pogacar. VdP invece ci sarà.
Tiberi, Milan Del Toro, Roglic, Magnier e Ganna: alle stelle della Tirreno manca Pogacar, Van der Poel invece ci sarà
Tiberi, Milan Del Toro, Roglic, Magnier e Ganna: alle stelle della Tirreno manca Pogacar. Van der Poel invece ci sarà.
Tiberi, Milan Del Toro, Roglic, Magnier e Ganna: alle stelle della Tirreno manca Pogacar, Van der Poel invece ci sarà

Exploit e recupero

I dati diffusi da Velon sono paurosi. Nel suo scatto, Pogacar ha espresso una potenza di 600 watt per 1’32”, contro i 570 di Seixas e i 560 di Del Toro. La media watt del campione del mondo nei 77,4 chilometri della sua fuga è stata di 380, mentre furono 340 nelle edizioni 2024 e 2025. Pogacar sta crescendo ancora, ma certe azioni scavano in profondità e così lui ha iniziato a correre con il contagocce. Allo stesso modo, di riflesso, si sta gestendo Van der Poel, in un effetto domino inevitabile se si vuole che l’olandese possa opporsi alle accelerazioni di Tadej.

Quando ci si lamenta per il fatto che il campione del mondo si veda poco e corra solo quando è sicuro di poter vincere, va considerato probabilmente anche questo aspetto. Finché continuerà a correre in modo così dispendioso, per necessità o per convinzione, Pogacar avrà sempre bisogno di una fase di recupero prima della gara successiva: almeno se si vuole che il livello rimanga così alto in ogni gara e sino alla fine dell’anno.

Se da oggi fosse in corsa qui alla Tirreno-Adriatico, avrebbe avuto la sola giornata di ieri per tirare il fiato e probabilmente non gli sarebbe bastato. Invece ieri sera Tadej si è fatto la doccia, ha ringraziato i compagni che lo aspettavano sul pullman, poi è andato a Firenze da cui un aereo privato lo ha riaccompagnato a Monaco. Lo rivedranno venerdì alla vigilia della Sanremo, ma siamo certi che lo rivedremo ben prima su qualche social mentre solca il Poggio dietro a uno scooter.

Primo nella corsa del debutto, da sabato sera Pogacar è tornato a casa a preparare la Sanremo
Primo nella corsa del debutto, da sabato sera Pogacar è tornato a casa per preparare la Sanremo
Primo nella corsa del debutto, da sabato sera Pogacar è tornato a casa a preparare la Sanremo
Primo nella corsa del debutto, da sabato sera Pogacar è tornato a casa per preparare la Sanremo

Imbattuto, anche imbattibile?

Qui si apre tuttavia una grande porta: se si vuole durare a lungo e si corre soltanto quando si ha un’elevata probabilità di vincere, allora è giusto che la UAE Emirates faccia così. Se si corre per vincere, ma si contempla anche la possibilità di essere sconfitti, allora Pogacar potrebbe fare di più. Avrebbe potuto anche correre la Tirreno, puntando “solo” a un paio di tappe, senza che questo suonasse come un disonore.

Il suo correre sbalorditivo e chirurgico fa storcere il naso a chi amerebbe vedere più spesso il campione sulle strade, come accadeva fino a non troppi anni fa. Si è sempre dissertato sulla differenza fra nuovo ciclismo e ciclismo classico, ma se vent’anni fa il tema ha rischiato più volte di essere retorico, oggi la svolta non può passare inosservata. Si corre anche nel rispetto degli avversari, ma di questo passo nessuno o pochissimi potranno dire e passare alla storia per aver battuto Pogacar.

Prima hanno detto che fosse come Merckx, ora dicono che Tadej sia meglio di lui. Lo ha dichiarato su queste pagine un cantore esperto come Claudio Gregori e non è raro imbattersi nell’accostamento e nel prevalere dell’uno o dell’altro nelle opinioni che capita di raccogliere.

La vera bestia nera di Pogacar, anche più di Vingegaard, è Van der Poel: nel 2025 lo ha battuto alla Sanremo e alla Roubaix
La vera bestia nera di Pogacar, anche più di Vingegaard, è Van der Poel: nel 2025 lo ha battuto alla Sanremo e alla Roubaix

Toccata e fuga

E’ davvero così? Magari è possibile. E’ però interessante notare che nel 2024 in cui ha vinto Giro e Tour, Pogacar ha sommato 58 giorni di corsa, aggiungendo ai due Grandi Giri anche le vittorie del Catalunya, della Liegi, di Montreal, dei mondiali, dell’Emilia e del Lombardia.

Nel 1974 in cui ha vinto Giro e Tour (doppietta che gli è riuscita anche nel 1970 e nel 1972), Merckx ha messo insieme 93 giorni di corsa, quasi il doppio di Pogacar. E ai due Grandi Giri, anche lui ha aggiunto il mondiale, piazzandosi tuttavia nelle grandi classiche e in corse a tappe minori. Per questo vale meno di Pogacar oppure vale di più perché si è messo in gioco accettando anche il rischio della sconfitta, che ha reso grandi i campioni capaci di infliggerla?

Il correre di Pogacar è sensazionale, ma a suo modo anche freddo. Non lo abbiamo mai visto vincere soffrendo, cosa che accade quando la condizione non è perfetta e gli avversari ti mettono alle corde. Tadej è il più forte e proprio per questo dovrebbe avere il coraggio di rischiare di più. A meno che dietro non ci siano altri discorsi di gestione affinché l’investimento sia preservato più a lungo possibile. E sarebbe certamente un discorso altrettanto accettabile.

Strade Bianche 2026, Tadej Pogacar, Siena,

Pogacar, poker stellare. Ma sul percorso ha qualcosa da dire…

07.03.2026
6 min
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SIENA – Scende le scale e intanto chiede all’ispettore dell’antidoping se la sala sia sempre la stessa. Quando quello annuisce e gli fa la battuta che dopo quattro vittorie conosce bene la strada, Pogacar si mette a ridere. E’ di buon umore, non potrebbe essere altrimenti, ma ha freddo e così Luke Maguire si sfila lo smanicato e glielo porge. Meglio che prenda freddo l’addetto stampa che il campione, però intanto Luke si premura di chiederci se stamattina siamo riusciti a parlare con Gianetti.

La giornata è finita come meglio non potevano augurarsi. Anzi, a voler cercare il pelo nell’uovo, ci si poteva aspettare il secondo posto di Del Toro. Invece Seixas se l’è tolto di ruota sullo strappo di Santa Caterina e un minuto dopo l’arrivo di Tadej ha conquistato il piazzamento di rincalzo.

Attacco a Monte Sante Marie: quando Pogacar si è voltato e ha visto Seixas vicino, ha dovuto accelerare ancora
Attacco a Monte Sante Marie: quando Pogacar si è voltato e ha visto Seixas vicino, ha dovuto accelerare ancora
Attacco a Monte Sante Marie: quando Pogacar si è voltato e ha visto Seixas vicino, ha dovuto accelerare ancora
Attacco a Monte Sante Marie: quando Pogacar si è voltato e ha visto Seixas vicino, ha dovuto accelerare ancora

La prima gara dell’anno

Per vincere la quarta Strade Bianche – dice di non averne una prediletta – Pogacar ha attaccato a 78 chilometri dall’arrivo e ai meno 73 aveva già un minuto di vantaggio. Potrebbe sembrare che sia stato facile e a guardarlo in faccia magari lo è stato, ma questa volta il campione del mondo è stato visto muovere le spalle più del solito: forse perché la minaccia di Seixas alle sue spalle è stata più incisiva di quanto possiamo aver pensato.

«Nella prima gara dell’anno – spiega Pogacar, che per due volte ha vinto la Strade Bianche al debutto stagionale – ti trovi in un territorio un po’ sconosciuto. Lavori duramente tutto l’inverno e ogni anno è la stessa cosa. Nella prima gara sei sempre un po’ nervoso, ma anche quest’anno ricominciare la stagione e vincere la Strade Bianche è stato una sensazione fantastica. Ma riuscirci è stato complicato, su questo non c’è dubbio».

Da solo sulle Tolf,e Pogacar ha ammesso di essersi anche goduto la folla
Da solo sulle Tolfe, Pogacar ha ammesso di essersi anche goduto la folla
Da solo sulle Tolf,e Pogacar ha ammesso di essersi anche goduto la folla
Da solo sulle Tolfe, Pogacar ha ammesso di essersi anche goduto la folla

I lunghi attacchi? Una necessità

Il momento in cui ha attaccato è stato quello in cui ci siamo guardati in faccia e abbiamo detto: ci risiamo! Non è perché si tifi contro, ma perché con il suo livello indiscutibile, Pogacar sta rendendo difficile anche il racconto. Quindi ci stupisce quando, con il suo solito spirito ti dice che, se fosse per lui, di certi attacchi così lunghi farebbe volentieri a meno.

«Chiariamo una cosa – dice – questi attacchi così lunghi non mi piacciono. E’ solo il modo in cui progettano il percorso, aggiungendo 30 chilometri alla fine. E’ inutile. Prima la parte migliore della gara, la più difficile, veniva a 50 chilometri dall’arrivo, ora ne mancano 80. Se vuoi fare la differenza devi attaccare nei punti più duri ed ecco spiegato il perché di questi attacchi a lunga gittata.

«Possiamo parlarne e lamentarci quanto vogliamo, ma alla fine non spetta a noi decidere il percorso, che comunque è bellissimo. E’ una gara bellissima, ma se la vogliono così, se vogliono avere piccoli gruppi dopo appena 80 chilometri e ciclisti da soli nelle ultime due ore, noi non possiamo lamentarci. Soprattutto quando vinciamo».

Del Toro ha chiuso al terzo posto, coprendo le spalle a Pogacar in fuga. La UAE Emirates ha fatto un gran lavoro
Del Toro ha chiuso al terzo posto, coprendo le spalle a Pogacar in fuga. La UAE Emirates ha fatto un gran lavoro
Del Toro ha chiuso al terzo posto, coprendo le spalle a Pogacar in fuga. La UAE Emirates ha fatto un gran lavoro
Del Toro ha chiuso al terzo posto, coprendo le spalle a Pogacar in fuga. La UAE Emirates ha fatto un gran lavoro

La minaccia di Seixas

E’ la conferma del suo modo di correre e avere ragione della concorrenza semplicemente stroncandola con la forza: quello che non sempre gli riesce alla Sanremo e che per pochissimi istanti ha temuto di non poter fare oggi con Seixas.

«Su Monte Sante Marie – spiega – a un certo punto mi sono voltato in un pezzo più pianeggiante. Oddio, non è così pianeggiante, ma la salita molla un po’ e c’è lo spazio per respirare. Mi sono voltato e Seixas non era così lontano: era molto vicino e io stavo spingendo forte. Così mi sono detto che nella successiva sezione ripida avrei dovuto dare tutto per cercare di aumentare il vantaggio e per fortuna ci sono riuscito. Altrimenti penso che mi avrebbe preso, aveva una bella spinta, quindi sarebbe arrivato a ruota e saremmo andati avanti insieme per parecchio. Perciò sono contento di come è andata a finire».

Van Aert ha sorriso dicendo cohe contro Pogacar si corre per il secondo posto e lui è contento del suo decimo
Van Aert ha sorriso dicendo che contro Pogacar si corre per il secondo posto e lui è contento del suo decimo
Van Aert ha sorriso dicendo cohe contro Pogacar si corre per il secondo posto e lui è contento del suo decimo
Van Aert ha sorriso dicendo che contro Pogacar si corre per il secondo posto e lui è contento del suo decimo

L’incognita della Sanremo

Sarà diverso alla Sanremo? Qualche tempo fa, analizzando il suo modo di correre, Nibali ci fece notare che negli assalti alla Sanremo fatti finora, Pogacar ha sbagliato cercando di staccare tutti con la forza e non cercando soluzioni più scaltre. E in qualche modo le parole di Tadej confermano che la Sanremo, la prossima corsa cui prenderà parte, ha ancora qualche punto che gli sfugge e lo rende meno sicuro.

«La Sanremo – dice – è davvero diversa rispetto alla Strade Bianche oppure alla Liegi o al Fiandre. Quando arrivi sulla costa, non è più una gara dura, in compenso però inizia a essere nervosa. Ci sono un sacco di città, un sacco di curve a destra e a sinistra, tanti su e giù e le velocità sono incredibilmente alte. In più, i corridori della Sanremo sono un po’ più grossi rispetto a quelli che trovo nelle altre gare che mi piacciono (sorride, ndr). Corridori da classiche, anche velocisti, e questo significa anche che le velocità sono più elevate anche in pianura. Quindi, in un certo senso, è davvero spaventoso partecipare a quella gara, soprattutto per arrivare alla Cipressa.

«Lì devi essere non al 100, ma al 110 per cento e anche in quel caso è tutta una questione di posizionamento. Non più dietro della seconda posizione, sarebbe un rischio, meglio essere in pole position. E le salite sono velocissime, andiamo a 40 all’ora quindi devi guidare con attenzione e capisci che è difficile fare la differenza. La Sanremo non è solo la salita del Poggio, ma bisogna fare i conti anche con la discesa perché poi non c’è più molto. E’ una gara davvero particolare, in un certo senso davvero bella e molto interessante da correre».

Pogacar, davanti a Seixas e Del Toro: questa foto pèarla tanto di futuro
Pogacar, davanti a Seixas e Del Toro: questa foto parla tanto di futuro
Pogacar, davanti a Seixas e Del Toro: questa foto parla tanto di futuro
Pogacar, davanti a Seixas e Del Toro: questa foto parla tanto di futuro

La solutidine e la folla

L’ultimo pensiero di questo sabato che sembra domenica per l’atmosfera di festa che si respira nelle strade di Siena, Tadej Pogacar lo dedica alla sua solitudine nelle due ore di attacco, quando i soli suoni sono il baccano della gente e il rombo delle moto dei fotografi che si alternano davanti a lui scattando foto.

«All’inizio, quando ho attaccato – spiega – ho pensato che il vantaggio fosse buono, ma che dovevo migliorarlo e farlo crescere il più velocemente possibile. Non sapevo quanto distacco avessi. Poi ho iniziato a chiedermi dove potesse essere Isaac (Del Toro, ndr) e cose del genere. Quello che succedeva dietro. E poi, una volta ottenute queste informazioni, ho iniziato a pensare alla strada da percorrere e mi sono goduto la folla. Ho pensato anche a gestire lo sforzo, mangiare e bere, arrivare bene al traguardo. E a volte, penso anche: ho i miei pensieri personali».

Una solitudine beata, con la sensazione di volare su una nuvola al di sopra delle fatiche degli altri. Quando è salito sul podio per la premiazione c’erano ancora tanti corridori sul percorso. Il fuoriclasse è questo, non può fare altro che vincere, e gli altri alle sue spalle danno profondità alla scena e sono anche loro preziosi. Come i compagni di squadra più invisibili che ha ringraziato citandoli uno a uno: Christen, Grosschartner, Novak, Vermaerke e Vermeersch. Quelli che fanno il lavoro sporco, ma prezioso. Lo seguiamo finche non sparisce all’interno dell’antidoping, con la certezza di aver vissuto un’altra magia e la sensazione che questa volta non sia stato facile come potrebbe esserci sembrato.

Strade Bianche 2026, Tadej POgacar

Strade Bianche, la strategia alimentare di Pogacar e la UAE

06.03.2026
6 min
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Domani si corre e non c’è occhio che non sia puntato sulla maglia iridata che giusto ieri ha scoperto il cippo con cui gli è stato intitolato il tratto di Colle Pinzuto. La quarta Strade Bianche non l’ha vinta mai nessuno, anche Cancellara è fermo quota tre, e ci si chiede se qualcuno riuscirà a mettersi di traverso per impedire a Pogacar di abbattere anche questo primato.

Lui sta facendo il suo e negli ultimi giorni assieme ai compagni sta dando consistenza al carico di carboidrati per presentarsi al via con le scorte di glicogeno belle piene. Se è vero che l’alimentazione è la frontiera che più si è spinta in avanti nel determinare le performance degli atleti, l’attenzione del UAE Team Emirates su questo aspetto è davvero capillare (in apertura, Pogacar sta bevendo il Magic Cherry post corsa, ndr). Se altri usano varie app per la distribuzione dei nutrienti nell’arco della giornata, loro ne hanno messa a punto una in esclusiva. Parlando con Gorka Prieto, responsabile della nutrizione per Pogacar e la sua band, si capisce come nulla sia lasciato al caso.

Tadej Pogacar, Fabian Cancellara, inaugurazione cippo Colle PInzuto
Avendo vinto tre Strade Bianche, ieri a Pogacar è stato intitolato lo sterrato di Colle Pinzuto: a Cancellara fu dedicato Monte Sante Marie
Avendo vinto tre Strade Bianche, da ieri a Pogacar è stato intitolato lo sterrato di Colle Pinzuto: qui con Cancellara, cui fu dedicato quello di Monte Sante Marie
Avendo vinto tre Strade Bianche, ieri a Pogacar è stato intitolato lo sterrato di Colle Pinzuto: a Cancellara fu dedicato Monte Sante Marie
Che tipo di corsa è la Strade Bianche per quello che riguarda il tuo lavoro?

Alla fine è una corsa come un’altra, variano le distanze, ma il cibo si gestisce più o meno come in una grande classica. Alla fine noi definiamo il feed plan che sia una classica, una tappa di montagna o una tappa piatta e la Strade Bianche la trattiamo come una classica.

Il fatto che siano frequenti passaggi da asfalto a sterrato rende più complicato agli atleti il compito di mangiare?

Loro sono bravissimi per quello. La squadra ha questo approccio con la nutrizione da 6-7 anni e i corridori sanno che se non mangiano la quantità precisa nel punto preciso, possono ritrovarsi in una crisi di fame dopo due ore di corsa. Quindi stanno attenti e anche il direttore sportivo è bravo a ricordarglielo alla radio.

Quando comincia il feed plan di una classica come la Strade Bianche?

Dall’inizio della settimana. Ogni corridore ha il programma determinato dal suo allenatore e, sulla base di quello, bisogna fare per ognuno un piano di nutrizione. Quantità diverse l’uno dall’altro, in base ai watt che fa e all’obiettivo che abbiamo per ciascuno dei corridori in gara. Negli ultimi due giorni hanno iniziato a fare il carico di glicogeno, quindi in questi ultimi due giorni hanno avuto un cibo più ricco di carboidrati.

Ciascun corridore della UAE Emirates ha la sua scheda alimentare, che deve imparare a mettere in atto
Ciascun corridore della UAE Emirates ha la sua scheda alimentare, alla Strade Bianche come in qualsiasi altra corsa, cui deve attenersi
Ciascun corridore della UAE Emirates ha la sua scheda alimentare, che deve imparare a mettere in atto
Ciascun corridore della UAE Emirates ha la sua scheda alimentare, alla Strade Bianche come in qualsiasi altra corsa, cui deve attenersi
Sarà personalizzata anche la colazione del giorno di gara?

Ognuno ha il suo piano, anche Tadej, non posso dire quello che prendono perché lo scelgono loro. Io indico il target di macronutrienti che devono rispettare: a qualcuno faccio io il menù mentre altri preferiscono farlo da sé, attenendosi a quello che c’è scritto sull’app. Quel che faccio per tutti è indicare la quantità che bisogna prima, durante e dopo la corsa. Quanti carboidrati per ora nella gara, come pure la quantità di sodio, ma la scelta degli alimenti viene lasciata al corridore. E anche il recupero è personale: dipende dai watt che hanno fatto, dal tempo e da tutti i fattori della corsa.

Quindi la mattina quando il massaggiatore gli mette le borracce sulla bicicletta, ognuno ha la sua scelta, non è tutto uguale per tutti?

Come sapete, abbiamo prodotti di Enervit che sono uguali per tutti. Tuttavia la quantità delle cose che mangiano per ora varia per ogni corridore. Dipende dal fisico e anche dal suo ruolo. Ad esempio la colazione non sarà uguale per Tadej e per Florian (Vermeersch, iridato nel gravel, ndr), perché se guardiamo il peso ci sono tanti chili di differenza (Pogacar pesa 66 chili, mentre il belga arriva a 85, ndr). Uno più grande mangia di più di uno più piccolo (Gorka ride, ndr).

In base al ruolo in corsa anche l’alimentazione sarà sbilanciata?

Chi deve tirare da subito, mangerà di più a colazione, prima della gara e anche in gara. Non deve perdere la sua energia, per questo anche l’alimentazione del giorno precedente è diversa. Guardiamo sempre al peso di un corridore. Se pesi di più, visto che sono tutti magri, è perché hai più muscoli, no? Quindi più muscolo e maggiore riserva di glicogeno, per cui possono mangiare di più. Ecco perché è diverso fra un corridore di 80 chili, che in corsa esprimerà una potenza complessiva superiore rispetto a uno che che pesa 60 chili. Per questo sono capaci e hanno bisogno di mangiare di più anche in gara.

Enervit, Tadej Pogacar
La UAE Emirates di serve di prodotti Enervit in gara e fuori gara. La Strade Bianche viene pianificata come le altre grandi classiche
Enervit, Tadej Pogacar
La UAE Emirates di serve di prodotti Enervit in gara e fuori gara. La Strade Bianche viene pianificata come le altre grandi classiche
Uno come Tadej, che deve fare il finale, sbilancerà l’alimentazione nella seconda parte di gara oppure l’apporto di carboidrati per ora deve rimanere costante?

Rimangono più o meno fissi. Alla fine quello che cambia è che forse in finale prenderà un gel alla caffeina, perché gli dà l’effetto di essere più sveglio. Fra i prodotti Enervit, abbiamo il gel con la caffeina, con il sodio, ma anche senza caffeina, quindi dipende dal punto in cui dovrà attaccare, ma la quantità dei carboidrati che prende fra gel e borracce più o meno è la stessa dall’inizio alla fine.

Invece per il discorso del sodio, quanto cambia con la temperatura?

E’ un discorso molto particolare e soggettivo, si deve fare un test per vedere quanto perde ogni corridore. A parità di temperatura e umidità, uno può perdere un grammo di sodio ogni ora, un altro solo 300 mg. Non si può dire una cifra generale, ma nelle indicazioni che mandiamo ai massaggiatori, dividiamo le giornate in calde, fredde e quelle che chiamiamo warm, cioè che non sono calde e nemmeno fredde. Come domani alla Strade Bianche, che sarà fra i 13 e i 18 gradi.

I rifornimenti alla Strade Bianche si prendono dalla macchina o sempre dalla strada?

Ci sono tanti punti proprio per non andare alla macchina e dovrebbero bastare. Forse a qualche gregario sarà chiesto di andare alla macchina, ma stiamo parlando di una gara particolare, non è facile andare indietro e poi tornare avanti, per quello ci sono tanti punti per i rifornimenti.

La perdita del sodio è soggettiva, ma resta uno dei tempi più delicati
La perdita del sodio è soggettiva, ma resta uno dei temi più delicati. Domani la Strade Bianche si correrà fra 13 e 18 gradi
La perdita del sodio è soggettiva, ma resta uno dei tempi più delicati
La perdita del sodio è soggettiva, ma resta uno dei temi più delicati. Domani la Strade Bianche si correrà fra 13 e 18 gradi
Sul manubrio hanno indicato solo quello che devono mangiare o anche i punti in cui lo troveranno?

Soprattutto quello che devono prendere e i punti in cui trovano i rifornimenti. Ai GPM, quando finisce la salita. Le quantità sono stabilite prima e anche se io non sono in corsa e un direttore sportivo ha qualche dubbio, mi chiama e tramite l’app io riesco a vedere quel che stanno facendo. E tutte queste informazioni poi diventano preziose anche per gestire il recupero. Quello che devono mangiare subito dopo la tappa e anche a cena. Il fatto di avere gli chef più bravi del WorldTour aiuta molto. Già da dicembre abbiamo lavorato per le ricette che piacciono ai corridori e il resto abbiamo smesso di portarlo.

Hai detto che per la Strade Bianche si ragiona come per una classica, ma ad esempio è più corta del Fiandre: che cosa cambia?

Cambia sicuramente che l’energia consumata sarà più bassa rispetto al Fiandre. Quello che cambia alla fine non solo è la quantità, ma anche il timing di quando si mangia e di quando inizia la digestione prima della gara. Si tiene conto di tutto, anche di quello che mangeranno in bici. A questi livelli non può davvero sfuggire niente.

Tour of Oman 2026 Pablo Torres, UAE Team Emirates

Il giovane Torres e la pressione del predestinato

25.02.2026
4 min
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Il Tour de l’Avenir del 2024 si infiammò di colpo sul Colle delle Finestre. Lo spagnolo Pablo Torres, che il giorno prima aveva perso la maglia e viaggiava a 3’55” dal nuovo leader Blackmore, sapeva di avere quella sola occasione per riaprire la corsa. Dall’inizio dell’anno era passato al UAE Team Emirates Gen Z, dove lo aveva portato Matxin prelevandolo dalla Sanse di San Sebastian con cui la squadra emiratina aveva una collaborazione.

Torres non era il più forte e non si vergogna di ammettere che da junior viaggiava con qualche chilo di troppo. Andava ancora a scuola e si allenava al massimo due ore nel pomeriggio. Eppure Matxin aveva visto bene, ma neppure lui si aspettata quel che Torres avrebbe fatto di lì a poco sul Colle dominato nel 2018 da Froome nell’attacco con cui vinse il Giro d’Italia. Il suo record resisteva da allora: 64’19. Un’ora, 4 minuti, 19 secondi.

Torres attaccò a testa bassa. Fece il vuoto. Blackmore si oppose gestendo i quasi quattro minuti di vantaggio. E sulla cima lo spagnolo stabilì il nuovo record di scalata in 60’45”: un’ora e 45 secondi. Non riuscì a riprendere la maglia per appena 12″, che il leader riuscì a mantenere. C’è voluta l’impresa di Simon Yates al Giro del 2025 per battere il record del giovane spagnolo: 59’23” che gli permisero di respingere e poi affondare il giovanissimo Del Toro.

Lo spagnolo in azione sul Finestre nel Tour de l’Avenir 2024, quando tentò l’impresa più grande
Lo spagnolo in azione sul Finestre nel Tour de l’Avenir 2024, quando tentò l’impresa più grande

Cinque anni di WorldTour

A Matxin bastò quello che aveva visto e dal devo team, l’anno successivo Torres venne portato nel WorldTour: contratto fino al 2030. Rischio o calcolo ben ragionato?

«Ancora oggi – ha raccontato Torres all’olandese Wielerfits – quella è stata la mia migliore prestazione di sempre. Mi ha dato l’opportunità di fare il salto di qualità nel WorldTour. Un’esperienza super positiva, certo, ma forse anche un dono avvelenato. Da quel momento in poi, la pressione ha iniziato ad accumularsi. La gente mi faceva credere che sarei diventato il prossimo corridore di punta, il nuovo Tadej Pogacar. Quando tutti te lo dicono, segretamente vuoi essere all’altezza. Ma se poi non riesci a dare ciò che ci si aspetta da te, questo provoca una battuta d’arresto ancora più grande e crea brutte sensazioni mentali».

Miglior giovane e terzo il classifica: il Giro d'Abruzzo 2025 è stato tra i momenti migliori di Torres
Miglior giovane e terzo il classifica: il Giro d’Abruzzo 2025 è stato tra i momenti migliori di Torres
Miglior giovane e terzo il classifica: il Giro d'Abruzzo 2025 è stato tra i momenti migliori di Torres
Miglior giovane e terzo il classifica: il Giro d’Abruzzo 2025 è stato tra i momenti migliori di Torres

La pressione dell’ambiente

Le attese sono alte, i 19 anni non sono garanzia di solidità. Il professionismo è una strada costellata di sacrifici che devi aver accettato tu per primo. L’adolescenza, perché fino a 25 anni si è tali, è un momento duro e fondamentale per lo sviluppo. L’insuccesso colpisce l’autostima, con il rischio che il ragazzo non creda più in se stesso.

«C’è molta pressione sui giovani corridori – ha raccontato Torres – la sento anch’io. Tutti pensano che diventerò un corridore forte ed è un loro diritto. Ma pensano anche che vincerò subito le mie prime gare e non funziona così. Ognuno ha il suo percorso di crescita e la sua carriera. Devo concentrarmi su me stesso e non ascoltare quello che dice la gente. Ma è difficile, perché questa pressione sta influenzando le mie prestazioni. Se non vinci, non significa che tu stia andando male. Invece inizi a pensare di non essere abbastanza bravo ed è davvero difficile. Per fortuna ho trovato supporto all’interno del team, che mi sta aiutando a concentrarmi su me stesso».

Una sola volta finora Torres ha corso con Pogacar: alla Tre Valli Varesine, che vinse. Dopo il lavoro, lo spagnolo si fermò
Una sola volta finora Torres ha corso con Pogacar: alla Tre Valli Varesine 2025, che Tadej vinse. Dopo il lavoro, lo spagnolo si fermò
Una sola volta finora Torres ha corso con Pogacar: alla Tre Valli Varesine, che vinse. Dopo il lavoro, lo spagnolo si fermò
Una sola volta finora Torres ha corso con Pogacar: alla Tre Valli Varesine 2025, che Tadej vinse. Dopo il lavoro, lo spagnolo si fermò

Uno sviluppo costante

Quel contratto fino al 2030 è una sorta di assicurazione a lungo termine. Tolti Van Aert e Pedersen, che hanno firmato dei contratti a vita, quello di Torres con la UAE Emirates è l’impegno più lungo del gruppo, al pari di quello di Pogacar. Non avrebbe avuto più senso permettergli di proseguire il suo cammino nel devo team, mantenendo le certezze raggiunte l’anno precedente con quel numero sul Colle delle Finestre?

«Matxin mi ha offerto un contratto così lungo – ha detto Torres – proprio per evitare che cerchi risultati immediati e possa lavorare costantemente sul mio sviluppo. Sono pienamente d’accordo con lui. Mi viene data molta fiducia. Matxin mi dice sempre di non saltare i passaggi, di non aspettarmi troppo. Mi sono allenato bene per tutto l’inverno e mi sento già più forte e a mio agio. Ho avuto problemi al ginocchio fin dalle prime gare. Ho riposato, ma in Oman il problema si è ripresentato. La chiave ora è riposare ancora e raggiungere un livello in cui posso ottenere la mia prima vittoria. Sarà difficile, ma se anche non ci riuscissi, continuerò a provarci l’anno prossimo. Passo dopo passo».

UAE Tour 2026, Remco Evenepoel, cronometro Hudayriyat Island

Bartoli fuori dal coro: Remco ha più classe di Tadej e Mathieu

18.02.2026
6 min
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Più classe di tutti. Che non vuol dire più forte o che vincerà più di loro, ma che rispetto a Pogacar e Van der Poel ha un tocco di superiore magia naturale. Secondo Michele Bartoli questo è il ritratto di Evenepoel e all’indomani della crono prodigiosa al UAE Tour (foto in apertura: Remco ha percorso i 12,2 chilometri in 13’03” a 56,092 di media) e dopo i risultati spagnoli si ha voglia di approfondire il discorso, venuto fuori a tavola in una domenica d’inverno.

Si parlava delle abilità dei bambini della sua MB Academy e del fatto che se impari a guidare la bici e stare in gruppo quando sei così piccolo, da grande sei avvantaggiato. E proprio a quel punto è saltato fuori il paragone con Remco, che avendo iniziato a correre tardi, ha impiegato un po’ per trovare la stessa naturalezza. C’è riuscito e adesso guida al pari degli altri perché è un atleta fuori del comune. Da lì, siamo finiti a parlare del resto.

«La classe la vedi a parte – spiega Bartoli – quella che dimostri fisicamente e quella mentale. Secondo me, Remco le ha entrambe. Una posizione naturale molto aerodinamica, sempre composto: questo è innegabile per tutti, chiunque lo veda. Poi a me piace anche mentalmente, perché è uno che prende decisioni coraggiose, cattive, senza paura. E questo lo fa chi ha qualcosa in più, non sono cose che insegni. Prendi una decisione da cattivo o comunque forte e lo fai in modo del tutto naturale: se non ce l’hai dentro, non ci pensi nemmeno».

UAE Tour 2026, Remco Evenepoel, Isaac Del Toro
Al UAE Tour, Del Toro ha vinto la prima tappa, Remco la seconda: si annuncia un duello stellare
UAE Tour 2026, Remco Evenepoel, Isaac Del Toro
Al UAE Tour, Del Toro ha vinto la prima tappa, Remco la seconda: si annuncia un duello stellare
Perché dici che ha più classe degli altri due? Non parliamo di due qualsiasi…

Perché in molte risposte che danno e atteggiamenti che hanno, Pogacar e Van der Poel sono un po’ più costruiti. Ci pensano, lui no. Lui è così. Nel bene o nel male, non costruisce mai nulla: Remco va dritto per la sua strada.

Non è che ci vedi un po’ di Bartoli in questa irruenza?

Ci sta, probabilmente mi piace perché lo vedo un po’ simile a me. Remco è così e a me questo piace. La cattiveria agonistica che ha è quella che ti porta ad avere delle scariche di adrenalina bestiali, grazie alla quale dà quei colpi di coda anche quando magari non te l’aspetti. E’ un imprevedibile.

Finora ha vinto le sue corse, però al confronto con Pogacar parecchie volte le ha beccate. Deve unire il carattere al lavoro, al ragionamento su come migliorare?

L’altro è qualcosa di diverso da tutti, non si possono fare paragoni. E’ chiaro che chiunque le prende da Pogacar, però caratterialmente secondo me Remco è il prototipo del campione. Lui fa una cosa, sono convinto di questo, ma fino a mezzo secondo prima non sapeva di farla. Pogacar e Van Der Poel magari finora sono stati più vincenti, ma si preparano di più. Arrivano al dato momento e sanno già cosa devono fare.

Nei tentativi precedenti al Tour, Remco è parso inferiore a Vingegaard e Pogacar: lo sarà anche quest’anno?
Nei tentativi precedenti al Tour, Remco è parso inferiore a Vingegaard e Pogacar: lo sarà anche quest’anno?
Invece Remco?

Lui è tutto istinto e per questo dico che ha classe, perché l’istinto lo guida anche bene. Fa tutto giusto, poi magari lo staccano perché avranno un po’ di energia in più, però raramente Remco sbaglia una decisione.

Non trovi che questa sua testardaggine nell’andare al Tour, visto anche il suo fisico più possente, sia voler alzare troppo l’asticella?

Va bene, è il mio preferito, però con questo non posso dire che va al Tour e lo vince. Secondo me ancora qualcosa gli manca. E’ chiaro che da uno come lui ci si può aspettare di tutto, miglioramenti anno dopo anno. Bisogna vedere, però in questo momento è chiaro che sarà ancora un po’ distante da Vingegaard e Pogacar.

E allora gli conviene incaponirsi su certi obiettivi o non farebbe meglio a puntare sulle classiche?

Ha senso che faccia il Tour e si prepari per quello, tanto le classiche le vince uguale. Nel ciclismo di oggi non devi stravolgere la preparazione per vincere una classica. Oggi comanda la prestazione universale. Basta raggiungere il tuo massimo e poi te ne servi nelle gare di un giorno e nelle gare a tappe. Prima invece si pensava di più a differenziare i due obiettivi, ma soprattutto per una questione mentale e di approccio. Si pensava che chi preparava il Giro oppure il Tour non potesse preparare il Giro delle Fiandre, ma era più una questione filosofica per cui non potevi fare tutto e quindi dovevi scegliere.

Dopo il Tour del 2024 chiuso al 3° posto, per Evenepoel arrivarono gli ori nella crono e su strada alle Olimpiadi di Parigi
Dopo il Tour del 2024 chiuso al 3° posto, per Evenepoel arrivarono gli ori nella crono e su strada alle Olimpiadi di Parigi
Però con quelli delle classiche si è sempre provato a fare la classifica senza grandi risultati. Basti pensare a Rebellin, a Bettini, a un certo Bartoli…

Io ci ho provato una volta sola, alla Vuelta del 1995 quando arrivai nono, e poi decisi di non farlo più. Se ricordate, ero quinto in classifica alla vigilia dell’ultima tappa di montagna, quando sospesero la gara per il maltempo. Io mi congelai e scivolai in undicesima posizione.

Come andò a finire?

Il penultimo giorno ci fu la crono, provai a riguadagnare qualche posizione e risalii al nono posto. E mi dissi: «Per un giorno, in un mese, mi sono giocato il podio». E così dissi basta con le gare a tappe. Però Remco, tanto più in questo momento storico del ciclismo, ci deve provare assolutamente.

A tanti sta sui nervi per gli atteggiamenti da calciatore, che soprattutto quando vinceva da junior colpirono i tifosi…

Credo che Remco sarebbe forte in qualunque sport e avrebbe sempre lo stesso atteggiamento. Di questo sono sempre stato convinto: è uno che atleticamente ha qualcosa in più. Ci sono degli sport in cui magari prevale la resistenza, altri in cui prevale l’esplosività e altri in cui serve la concentrazione come potrebbe essere per il tennis, dove magari perdi perché ti viene il braccino e non vinci. Però, comunque sia, è uno forte atleticamente.

Innsbruck 2018: dopo aver vinto i due titoli europei e 5 corse a tappe, fra cui il Lunigiana, Evenepoel vince così il mondiale juniores
Innsbruck 2018: dopo aver vinto i due titoli europei e 5 corse a tappe, fra cui il Lunigiana, Evenepoel vince così il mondiale juniores
C’è da dire che a parte questi atteggiamenti un po’ sbruffoni, si fa voler bene dai compagni e questo è importante…

A me quelli stronzi piacciono (scusate, ma non abbiamo trovato un sinonimo all’altezza, ndr). Più lo si è nello sport, meglio è. Forse l’unico è Messi che sta al suo posto, però in qualsiasi altro sport uno forte e anche bravo io non l’ho mai visto. Essere fatti così fa produrre più adrenalina e l’adrenalina è quell’ormone che ti permette di fare tutto. Si fa presto ad attaccare l’etichetta, magari è solo determinazione. Voi l’avete mai visto un grande campione che sia anche un bravo ragazzo?

Tadej Pogacar, UAE Team Emirates, Paris-Roubaix 2025

Pogacar e la Roubaix: può essere l’anno giusto?

16.02.2026
4 min
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BUDAPEST (Ungheria) – Prima ci sarà la sfida della Milano-Sanremo, alla quale manca poco più di un mese, con Cipressa e Poggio pronti a fare da trampolini di lancio a Tadej Pogacar. Poi arriveranno il Fiandre e la Roubaix, la curiosità intorno a questa primavera ciclistica gira tutta intorno a due settimane: quella della Sanremo e della Roubaix. Lo sloveno del UAE Team Emirates-XRG è alla caccia delle due Classiche Monumento che gli mancano per completare una collezione di trofei già di per sé vasta. 

Nel parlare, ai margini della giornata che ha caratterizzato la presentazione della MBH Bank-Csb-Telecom Fort c’era una grande curiosità. Davide Martinelli, diesse del team italo-ungherese, riferendosi alla Milano-Sanremo ha battezzato il vento come fattore decisivo. Poi il discorso è passato alla Roubaix, e la sensazione generale è che tanto dipenderà da Van Der Poel e dalla sua voglia di strozzare in gola l’urlo di vittoria a Tadej Pogacar.

Sempre più vicini

La curiosità cresce quando si passa a parlare della Parigi-Roubaix, la Classica che da anni è terreno di conquista di Van Der Poel, il cui trono ha però vacillato nell’ultima edizione. Il risultato finale ha parlato di un Pogacar battuto, forse però più dall’inesperienza del campione del mondo che dalla superiorità dell’olandese. 

Allora abbiamo approfittato della presenza in Ungheria di Andrea Tafi per capire ed entrare nel tema che più fa discutere gli appassionati. 

«Alla Roubaix – spiega Tafi – la lotta può essere indirizzata al duello tra Pogacar e Van Der Poel, con il primo che ha dimostrato di avere ottime doti anche in una Classica tanto lontana dalle sue caratteristiche. O da quelle che pensavamo potessero essere. Tuttavia credo sia prematuro pensare possa vincerla già quest’anno, sicuramente Pogacar può impensierire Van Der Poel, ma ci sono tante circostanze esterne da tenere in considerazione».

Alla sua prima partecipazione Pogacar ha sorpreso tutti sulle pietre della Roubaix
Alla sua prima partecipazione Pogacar ha sorpreso tutti sulle pietre della Roubaix
Cosa può essersi portato via Pogacar dall’esperienza del 2025?

La differenza tra i due è stata pressoché tecnica, essere un atleta che fa ciclocross, come Van Der Poel, può dare un grande vantaggio. Affrontare le curve, prendere determinati tipi di pavé, o pedalare sulle pietre. Avere dimestichezza sulla bici vuol dire tanto. Anche la caduta che ha tagliato fuori Pogacar è risultata molto banale, se vogliamo, ma è una testimonianza del fatto che gli sia mancato un qualcosa dal punto di vista tecnico. 

Quest’anno lo hanno già rivisto testare il percorso…

Anche nella passata stagione era stato a provarlo, ma un conto sono le ricognizioni e un altro è correrci sopra. Tadej Pogacar è uno estremamente determinato, quando vuole conquistare qualcosa si mette lì e ci lavora fino a quando non ha raggiunto l’obiettivo. 

Tadej Pogacar, UAE Team Emirates, Paris-Roubaix 2025
Lo sloveno ha espresso una potenza senza eguali per un corridore della sua corporatura sul pavé
Tadej Pogacar, UAE Team Emirates, Paris-Roubaix 2025
Lo sloveno ha espresso una potenza senza eguali per un corridore della sua corporatura sul pavé
Credi ci sia una possibilità concreta?

Ha dimostrato di essere il migliore al mondo in lungo e in largo, sarà una bagarre bellissima. La cosa che renderà ancora tutto più entusiasmante è che la Roubaix puoi prepararla al meglio, allenarti, provarla, ma c’è sempre qualcosa di esterno che può influenzare l’andamento della gara. 

Ad esempio?

Il meteo, forse questo è il fattore esterno più importante di cui tenere conto. Abbiamo visto Pogacar sapersi destreggiare sull’asciutto, ma con la pioggia potrebbe venire fuori una corsa molto diversa.

L’errore che ha messo fuori dai giochi Pogacar è stato causato dalla mancata esperienza
L’errore che ha messo fuori dai giochi Pogacar è stato causato dalla mancata esperienza
Si può imparare in così poco tempo a gestire una corsa come la Roubaix?

Pogacar in passato ha sbagliato e fatto degli errori, che però gli sono serviti per migliorarsi ulteriormente. E’ cresciuto tanto e con questa sua maturazione ha colmato quelle pochissime lacune che aveva. Si è parlato tanto della differenza di peso tra i due, ma a mio modo di vedere questo conta meno ai giorni nostri. L’evoluzione tecnica del mezzo è arrivata a un punto tale da aver reso secondaria questa caratteristica fisica. Praticamente Pogacar ora si trova, quasi, alla perfezione assoluta per cercare di vincere la Roubaix.

Antonio Tiberi

L’ultimo a staccarsi. Tiberi e quelle ruote impossibili da tenere

13.02.2026
5 min
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Antonio Tiberi si sta rendendo autore di uno dei suoi migliori inizi di stagione. Il corridore della Bahrain-Victorious esce con un ottimo quarto posto dalla Volta a la Comunitat Valenciana, dove ha lottato a lungo spalla a spalla persino con un gigante come Remco Evenepoel.

Non solo: proprio relazionandolo a Evenepoel, ecco che Tiberi allunga la sua lista di “ultimi a staccarsi” dalle ruote di prestigio. Qualcosa di molto simile gli accadde al Giro d’Italia 2024 quando, verso Prati di Tivo, fu l’ultimo a cedere alla ruota di Tadej Pogacar.

E’ proprio lui che, con grande passione, ci racconta questi due eventi e le differenze nello stare a ruota dell’uno o dell’altro. Prima però partiamo brevemente dalla Valenciana e da cosa questa corsa ha lasciato a Tiberi in vista dell’imminente UAE Tour.

Tiberi
Fra i giganti. Antonio Tiberi (classe 2001) ha lottato alla pari con i grandi leader nell’ultima Valenciana
Tiberi
Fra i giganti. Antonio Tiberi (classe 2001) ha lottato alla pari con i grandi leader nell’ultima Valenciana
Antonio, cosa ti lascia questa Valenciana?

Sicuramente bei ricordi e belle sensazioni. Non ho mai avuto un inizio di stagione con sensazioni migliori di queste. Sono davvero contento di come mi sto sentendo.

Hai cambiato qualcosina nella preparazione?

La preparazione è un po’ cambiata perché ho cambiato preparatore. Anche sull’alimentazione sono stato più attento e puntiglioso. Ho fatto qualche esercizio in più a corpo libero, in palestra. In bici bene o male le cose sono sempre quelle, ma magari sono stato un po’ più continuo.

Cosa ti è sembrato di tutti quei campioni che c’erano in Spagna?

Ho avuto un buon confronto anche con Remco, che era veramente molto forte. Rispetto all’anno scorso sono riuscito a tenerlo un pochino di più. Tra tutti, sono quello che si è staccato più tardi dalla sua ruota. Tutto ciò mi ha dato buone risposte riguardo alla mia condizione e soprattutto un bel po’ di fiducia. Il lavoro fatto fino adesso è stato fatto bene. Sono dove volevo essere, esattamente in linea con il programma.

Antonio Tiberi
A Prati di Tivo, Giro 2024, Tiberi addirittura provò ad anticipare Pogacar
Antonio Tiberi
A Prati di Tivo, Giro 2024, Tiberi addirittura provò ad anticipare Pogacar
E veniamo al nocciolo della questione: tu stesso hai detto che sei stato l’ultimo a staccarti da Remco pochi giorni fa e fosti l’ultimo a mollare Pogacar a Prati di Tivo. Ripartiamo da qui: cosa significa stare alla sua ruota?

La prima cosa che si nota stando dietro Tadej è che quel ritmo che per noi altri è sostenibile per pochi minuti, lui lo tiene a lungo. Pogacar ha una facilità di pedalata e una resistenza impressionanti. Nel caso di Prati di Tivo era ancora più evidente perché era il finale e si andava fortissimo.

Si butta un occhio sul computerino in quei momenti?

No, non io almeno. Ma ricordo che guardavo spesso in basso e fui criticato perché dissero che stavo guardando il computerino. In realtà stavo guardando in basso, alla sua ruota. Stavo solo cercando di spingere, di non pensare ad altro, di raccogliermi sulla bici. Mi è tornato in mente quando ero piccolo e si diceva che Froome guardasse sempre il computerino. Quando spingi forte la testa va verso il basso. In quei frangenti non guardi i rapporti o i watt.

Ci sta, si resta concentrati a richiamare ogni stilla di energia…

L’unica cosa nella schermata automatica in salita è la distanza che manca alla fine. Forse quel giorno un mezzo sguardo l’ho dato a quel dato, per cercare un piccolo stimolo in più. In quei momenti spegni il cervello, ti rannicchi sulla bici, ti sposti sulla punta della sella e dai tutto.

Antonio Tiberi
Ecco il momento in cui pochi giorni fa Tiberi sta per staccarsi da Remco. Da qui inizia un’altra gestione dello sforzo
Antonio Tiberi
Ecco il momento in cui pochi giorni fa Tiberi sta per staccarsi da Remco. Da qui inizia un’altra gestione dello sforzo
Con Remco è stata un po’ diversa, non eravate all’arrivo: com’è andata con lui?

Sì, mancava ancora un po’ all’arrivo. Quel finale però lo conoscevo perché l’avevo provato in allenamento. Tornando al discorso della distanza allo scollinamento sul computerino, quel giorno l’ho guardata per cercare di regolarmi.

Quando si abbassa è davvero così piccolo come dicono?

Sì, soprattutto in pianura. Quando si abbassa quasi sparisce e anche tu dietro devi essere molto schiacciato, altrimenti prendi troppa aria.

A livello di pedalata c’è qualcosa che ti è rimasto impresso?

La cosa che più mi è rimasta impressa è che, dopo un po’ che eravamo rimasti soli, ogni 50-100 metri si voltava per vedere se fossi ancora a ruota e allora faceva una progressione di 5-6 secondi. Fino a quando non mi ha staccato ha fatto così.

Parliamo di rapporti: rispetto a Remco com’eri?

Più o meno eravamo sulla stessa cadenza. Avevamo un 38×30, era piuttosto ripida. C’erano tratti al 17 per cento ed entrambi cercavamo l’agilità.

Antonio Tiberi
Non solo a Prati di Tivo, anche nella tappa del Passo Brocon Tiberi fu tra gli ultimi a mollare Pogacar. La concentrazione è massima
Antonio Tiberi
Non solo a Prati di Tivo, anche nella tappa del Passo Brocon Tiberi fu tra gli ultimi a mollare Pogacar. La concentrazione è massima
Dopo che ti ha staccato come hai proseguito?

In quel caso ho cercato di tenere duro il più possibile, ma ho visto che c’era un buco su Almeida e gli altri. Dopo lo scollinamento si scendeva un po’ e poi c’era un altro strappo: a quel punto Remco aveva preso il largo, era 200-300 metri davanti. Almeida aveva recuperato parecchio, così siamo andati insieme e dopo lo strappo abbiamo collaborato.

Pogacar era al traguardo, ma con Remco mancava ancora un po’: come ti sei gestito con il fuorigiri?

Il fuori giri si fa e anche parecchio, però non vai a cercare l’ultima goccia nel serbatoio come se fosse l’arrivo, tanto da restare senza forze. Nel caso vissuto con Remco qualcosa lo lasci per i chilometri finali.

Hai riguardato i watt?

No, e sapete perché? Proprio quel giorno ho scelto di utilizzare un altro dispositivo Garmin per risparmiare qualcosa sul peso, ma devo aver avuto un problema di configurazione e alla fine non ha registrato nulla.