Martina Fidanza: il doppio (e triplo) allenamento su strada

26.06.2025
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La vedremo impegnata oggi sulle strade della prova a cronometro valida per il titolo nazionale e poi sarà al via anche della prova in linea sabato 28 giugno. Un doppio impegno che lancerà la seconda parte di stagione per Martina Fidanza, l’atleta bergamasca della Visma Lease a Bike Women volerà in Belgio per correre al Baloise Ladies Tour dal 16 al 20 luglio

Quando abbiamo chiamato la più giovane delle sorelle Fidanza, ieri (mercoledì) nel pomeriggio, stava ricaricando le energie in vista del campionato nazionale a cronometro che correrà con il supporto delle Fiamme Oro.

«E’ un percorso bello anche se non troppo adatto alle mie caratteristiche, sono qui di supporto  – dice con una risata – a Vittoria Guazzini. Siamo venute entrambe con le Fiamme Oro e correremo anche su strada sabato».

Martina Fidanza è tornata in gara al Copenaghen Sprint lo scorso 21 giugno dopo tre settimane
Martina Fidanza è tornata in gara al Copenaghen Sprint lo scorso 21 giugno dopo tre settimane

Tripla sessione

I metodi di allenamento per Martina Fidanza sono cambiati da quando è arrivata alla Visma Lease a Bike Women. La cosa che ci ha colpito è una storia su Instagram nella quale la velocista della formazione WorldTour olandese con scritto: “terza sessione completata”. 

«E’ stato un po’ un incrocio di fattori – racconta – e una scelta mia presa di comune accordo con la squadra e lo staff. Il giorno prima avrei avuto la sessione in palestra ma coincideva con il giorno di riposo. Ho preferito quindi recuperare totalmente e spostare l’allenamento in palestra al giorno successivo, solamente che questo coincideva con un doppio allenamento su strada. Da quest’anno sto facendo spesso doppia sessione in bici, una al mattino e l’altra al pomeriggio. E’ un metodo che già adopero con la nazionale su pista e mi trovo bene».

Fidanza era già abituata a svolgere doppie sessioni di allenamento, ma di solito lo faceva su pista nei ritiri con la nazionale (foto Instagram)
Fidanza era già abituata a svolgere doppie sessioni di allenamento, ma di solito lo faceva su pista nei ritiri con la nazionale (foto Instagram)
Andiamo con ordine e parliamo di come ti trovi con il doppio allenamento su strada?

Bene. Alla fine sono due allenamenti corti ma al termine della giornata il volume fatto è ottimo, intorno alle quattro ore. Poi a seconda dei lavori si può stare in bici una mezz’ora in più o in meno. 

Come dividi le sessioni?

Si tratta di fare un allenamento ad alta intensità e uno di endurance. Solitamente sono io a decidere come dividerli preferendo fare la sessione ad alta intensità al mattino e quella legata al fondo al pomeriggio. La doppia sessione serve perché sarebbe impossibile fare un allenamento unico per entrambe, in questo modo si riesce a fare tutto mantenendo un buon volume di lavoro. 

La doppia sessione di allenamento permette di fare ottimi volumi di lavoro e variare gli esercizi per avere una giornata completa (foto Instagram)
La doppia sessione di allenamento permette di fare ottimi volumi di lavoro e variare gli esercizi per avere una giornata completa (foto Instagram)
Gli allenamenti ad alta intensità in cosa consistono?

Variano spesso nell’arco delle settimane e delle sessioni, ma solitamente faccio gli stessi lavori che facevo anche gli anni precedenti: sprint oppure VO2Max o interval training con ripetute da trenta secondi, un minuto o cinque minuti. Con la Visma direi che la novità maggiore è l’aver inserito più VO2Max. 

In queste doppie sessioni inserisci anche la bici da cronometro?

Ultimamente sì. Visto l’impegno al campionato italiano e la doppia prova contro il tempo al Baloise Ladies Tour ho portato a casa la bici dedicata e mi sono allenata anche con quella. 

Il recupero e il reintegro sono gestiti con la nutrizionista tramite un’applicazione (foto Instagram)
Il recupero e il reintegro sono gestiti con la nutrizionista tramite un’applicazione (foto Instagram)
Come gestisci i tempi di recupero tra le due sessioni?

In inverno le ore di luce sono poche e ho orari “obbligati” mentre adesso che è estate preferisco uscire la mattina e poi il pomeriggio tardi, intorno alle 17 e avere un recupero più lungo. A livello di alimentazione mi affido alla nutrizionista della squadra, usiamo un’applicazione che si chiama Food Coach. Noi troviamo i macronutrienti da assumere in base a quello che consumi in allenamento. Cosa mangiare lo decidiamo noi. 

Per la giornata di triplo allenamento come hai diviso gli impegni?

Avevo in programma la doppia uscita in bici e la sessione in palestra. Allora per organizzarmi bene sono partita in bici da casa e sono andata in palestra, mi sono allenata e tornando a casa ho finito i lavori che mi mancavano in bici. Nel pomeriggio ho inserito l’ultimo allenamento su strada. Devo dire che mi piace fare attivazione in palestra, mi trovo bene anche nel pedalare dopo. Poi la sera ero un po’ più stanca. Diciamo che non lo farei sempre ma se capita si fa e si riescono a rispettare bene i tempi di recupero.

Agostinacchio è maturo e il Giro Next Gen ce lo ha confermato

25.06.2025
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BRA – La prima vittoria italiana, tra l’altro l’unica, al Giro Next Gen porta il nome di Filippo Agostinacchio . Il corridore che da quest’anno corre con la Biesse Carrera Premac ha cambiato marcia e si vede, parlano i numeri e i risultati. E’ arrivata la maturazione fisica e mentale che si aspettava ed è arrivato il momento di cogliere i frutti di un lavoro lungo e iniziato quando ancora la strada non era nei suoi pensieri. Il maggiore dei due fratelli, l’altro, Mattia, è al secondo anno juniores, ha trovato un percorso che lo ha portato a trovare un equilibrio ottimo tra ciclocross e strada

«E dire che sono arrivato su strada – racconta a pochi minuti dal via della settima tappa del Giro Next Gen – perché la squadra di mountain bike con la quale avrei dovuto correre ha “ritirato” l’offerta. Così nell’inverno del 2022 mi sono trovato un po’ spiazzato ed è arrivata la Beltrami a darmi una chance proponendomi di correre anche su strada. Ho iniziato la preparazione in vista della stagione 2023 prendendo un po’ le misure nei due mondi».

Filippo Agostinacchio ha vinto la quinta tappa del Giro Next Gen con un’azione di forza notevole (foto La Presse)
Filippo Agostinacchio ha vinto la quinta tappa del Giro Next Gen con un’azione di forza notevole (foto La Presse)
Un progresso rapido considerando che hai saltato il primo anno under 23…

Proprio perché la strada non era nei miei piani, alla fine il 2022 è stata una sliding door importante ma quasi involontaria nella mia carriera.

Come hai trovato l’equilibrio tra strada e cross?

Il 2023 è stato un anno di approccio, dove ho corso meno su strada. Infatti a luglio ci eravamo fermati per non tirare troppo la corda. Quella scorsa è stata la prima stagione intera su strada e sento di aver fatto dei grandi progressi. 

Dopo l’arrivo di Acqui Terme Agostinacchio è scoppiato in lacrime, per lui si è chiuso un cerchio (foto La Presse)
Dopo l’arrivo di Acqui Terme Agostinacchio è scoppiato in lacrime, per lui si è chiuso un cerchio (foto La Presse)
Quest’anno con la Biesse Carrera come stai lavorando?

Molto bene. Grazie alla squadra sono riuscito anche a stare un po’ più tranquillo. Ho fatto quello che devo fare a casa senza nessun problema, l’ambiente in squadra mi ha permesso di stare sereno e concentrarmi solo su allenamento, alimentazione e riposo. Da un paio d’anni curo la mia preparazione e mi alleno da solo, ho il supporto di Pierantozzi che lavorava con me quando ero alla Beltrami.

Come mai ti alleni da solo?

Sto studiando Scienze Motorie all’università. Fino a due anni fa mi allenava mio padre, poi ho pensato che “emanciparmi” mi potesse fare bene. Alla squadra questa cosa sta bene e i risultati stanno arrivando. Il binomio con il cross funziona bene e non ho intenzione di mollarlo a breve. L’unico problema che ho avuto quest’anno è stato un infortunio alla schiena che mi ha fatto concludere in anticipo la stagione sul fango. Poi sono andato in ritiro con la Biesse a Denia ed è andata meglio.

L’arrivo alla Biesse Carrera Premac ha permesso al più grande dei fratelli Agostinacchio di fare un salto di qualità notevole
L’arrivo alla Biesse Carrera Premac ha permesso al più grande dei fratelli Agostinacchio di fare un salto di qualità notevole
Qual è la differenza rispetto agli anni scorsi?

Probabilmente il fatto che gareggio di più su strada. Anche questo dettaglio ha fatto in modo che migliorassi a vista d’occhio. 

Hai vinto la tua prima corsa su strada saltando degli step intermedi…

Il successo della quinta tappa, ad Acqui Terme, dà una grande consapevolezza soprattutto se pensiamo al livello degli altri corridori. Adesso vediamo quali potranno essere gli altri obiettivi. Visto che sto andando bene non ho paura di dire che il campionato italiano può essere uno di questi. 

I progressi del valdostano si erano già visti in primavera, qui sul podio di San Vendemiano, dove ha conquistato il terzo posto (photors.it)
I progressi del valdostano si erano già visti in primavera, qui sul podio di San Vendemiano, dove ha conquistato il terzo posto (photors.it)
E’ solo la tua terza stagione su strada ma sei al quarto anno da under 23, hai mai sentito la pressione?

In generale no, magari quest’anno qualche giorno ci ho pensato a questo fatto di dover dimostrare qualcosa. Ma devo ammettere che la maggior parte del tempo sono rimasto tranquillo, sapevo quello che dovevo fare e come farlo. 

E il prossimo anno?

Vedremo, non si sa ancora nulla.

Sprayke debutta su strada…esame superato!

03.06.2025
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GALBIATE – Da inizio stagione i meccanici del team MBH Bank-Ballan-Csb possono contare nello svolgimento del loro lavoro su un prezioso alleato. Si tratta di Sprayke, brand giovane e ambizioso, specializzato nella cura e manutenzione della bicicletta. Per scoprire qualcosa di più di questa nuova collaborazione tecnica abbiamo deciso di fare due chiacchere con Michele Cereda, brand manager di Sprayke. L’abbiamo incontrato a pochi giorni dall’ufficializzazione da parte della stessa MBH Bank-Ballan-Csb del passaggio a team professional che avverrà a partire dal prossimo anno.

Sprayke è accanto agli atleti del team MBH Bank-Ballan-Csb che dal 2026 sarà professional
Sprayke è accanto agli atleti del team MBH Bank-Ballan-Csb che dal 2026 sarà professional
Fino ad oggi abbiamo visto Sprayke collaborare esclusivamente con team off road. Ora è arrivato il debutto nel mondo strada.

Come tutti sanno, fino ad oggi siamo sempre stati partner tecnici di team mountain bike. Fra questi figura il Ktm Protek Elettrosystem. Il meccanico della squadra collabora anche con la MBH Bank-Ballan-Csb. Grazie a lui sono entrato in contatto con Antonio Bevilacqua, manager della formazione bergamasca. Ci siamo incontrati a fine dello scorso anno e in breve tempo abbiamo trovato l’accordo grazie al quale oggi siamo loro partner tecnici.

Che cosa vi ha spinto a entrare nel mondo strada?

Lavorando esclusivamente con team off road avevamo interesse nel testarci con la strada. Tra i due mondi ci sono delle analogie e dei punti di contatto, ma anche delle differenze. Volevamo entrare in contatto con un mondo nuovo, particolarmente esigente e che ci potesse in qualche modo permettere di testare i nostri prodotti in contesti e gare per noi nuovi.

Sprayke non fornisce solo prodotti per la cure delle bici ma anche dei mezzi
Sprayke non fornisce solo prodotti per la cure delle bici ma anche dei mezzi
Sono passati solo pochi mesi dall’inizio di questa nuova collaborazione tecnica. Siete già in grado di tracciare un primo bilancio?

Posso sicuramente dire che ci troviamo benissimo nel lavorare con tutto il team, a partire naturalmente dai meccanici fino ad arrivare agli atleti. Sono disponibili tanto da averci fatto mettere il nostro logo sulla parte bassa del triangolo posteriore del telaio della bicicletta. E’ una posizione “strategica”. Ogni volta che viene fatto un video sulla pulizia della bici il nostro logo risulta ben visibile. A proposito di video, il team ne ha realizzati diversi in cui si vedono i meccanici in azione con i nostri prodotti.

I vostri prodotti sono lo strumento di lavoro quotidiano dei meccanici. Come è il vostro rapporto con loro?

Direi ottimo. A inizio anno li abbiamo incontrati per una giornata di formazione nel corso della quale gli abbiamo presentato ogni singolo prodotto, spiegandogli il relativo utilizzo e come utilizzarli nella maniera corretta. Mi preme sottolineare che i nostri prodotti sono stati pensati per rendere il loro lavoro il più facile possibile. Si tratta di prodotti che, oltre a pulire e rendere splendente il telaio, non danneggiano in alcun modo la sua componentistica. A proposito di pulizia, posso raccontarvi un aneddoto?

Sprayke nel 2025 ha fatto il suo debutto nelle competizioni su strada proprio con la MBH Bank-Ballan-Csb
Sprayke nel 2025 ha fatto il suo debutto nelle competizioni su strada proprio con la MBH Bank-Ballan-Csb
Prego…

A inizio stagione abbiamo fornito ai meccanici del team una confezione da 25 litri del nostro detergente sgrassante Super Cleaner. Dopo solo un mese ci hanno chiamato per chiederci una nuova confezione in quanto non ne avevano più. Con sorpresa, abbiamo così scoperto che l’avevano utilizzato anche per la pulizia delle ammiraglie e dei furgoni grazie alla sua capacità di rendere brillanti e protette le superfici trattate. “Non abbiamo mai avuto le ammiraglie così pulite, brillanti e protette…” ci ha riferito il loro Capo Meccanico.

Inoltre, essendo un prodotto biodegradabile può essere usato con tutta tranquillità, senza alcun timore di inquinare. In ogni caso abbiamo spiegato loro che in fase di utilizzo potevano tranquillamente diluirlo e di conseguenza farlo durare di più, senza per questo comprometterne le sue capacità. Una piacevole sorpresa ed una ulteriore soddisfazione per noi di Sprayke!

I prodotti Sprayke sono estremamente efficaci ma con un occhio di riguardo all’ambiente
I prodotti Sprayke sono estremamente efficaci ma con un occhio di riguardo all’ambiente
Immagino che lavorare con un team così importante come la MBH Bank-Ballan-Csb sia per voi motivo di orgoglio?

Assolutamente sì. Sapere che una squadra che nel suo recente passato ha avuto fra i suoi atleti campioni del calibro di Ganna, Ciccone e Ayuso non può che riempirci di orgoglio. Abbiamo poi deciso di fornire ai ragazzi che quest’anno sono in forza alla squadra un kit di manutenzione con i nostri prodotti in modo che quando sono a casa possono prendersi personalmente cura della loro bicicletta.

Siamo arrivati alla fine della nostra intervista. C’è qualcosa che l’ha incuriosita in questo “debutto” nel ciclismo su strada?

La cura maniacale della bicicletta. Vengo dal mondo della mountain bike, ho sempre frequentato i campi gara e sono stato accanto ai meccanici dei team. Anche lì si cura il mezzo, ma non ho mai visto la cura, l’attenzione verso la pulizia della bicicletta che ho visto in questi primi mesi di collaborazione con i meccanici della MBH Bank-Ballan-Csb. E’ davvero un altro mondo.

Sprayke

Spiuk in Italia: un modello di efficienza, qualità e personalizzazione

27.05.2025
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Da oltre dieci anni, Spiuk rappresenta un brand ben presente nel panorama ciclistico italiano. Nata in Spagna, e distribuita inizialmente tramite due importatori distinti, l’azienda ha compiuto un importante salto di qualità nel 2019, quando ha deciso di gestire direttamente le vendite sul territorio italiano. Questo cambio di rotta ha segnato una vera e propria svolta, consentendo di accedere al magazzino centrale e di ampliare sensibilmente la gamma di prodotti disponibili, dai caschi alle calzature, fino alle collezioni di abbigliamento tecnico e agli accessori per ogni specialità del ciclismo.

La nuova organizzazione ha reso Spiuk molto più competitiva sul mercato nazionale, grazie a una logistica snella, consegne rapide e una capacità di risposta immediata alle richieste dei rivenditori. L’obiettivo? Offrire un catalogo ampio, aggiornato e di alta qualità, in grado di soddisfare le esigenze dei ciclisti italiani, professionisti e amatori.

Per conoscere più da vicino questa storica realtà dei Paesi Baschi, abbiamo fatto due chiacchiere con Fabrizio Cazzola che di Spiuk è il country manager per l’Italia.

Fabrizio Cazzola, Country Manager Spiuk per l’Italia
Fabrizio Cazzola, Country Manager Spiuk per l’Italia
Da quanti anni Spiuk è presente sul mercato italiano, e come si è evoluta la sua presenza nel tempo?

Spiuk è presente sul mercato italiano da oltre dieci anni. In una prima fase, abbiamo collaborato con due diversi distributori. Dal 2019, invece, gestiamo direttamente la vendita sul territorio, e questo ha segnato una svolta importante. Accedendo direttamente al magazzino centrale di Spiuk, abbiamo potuto ampliare notevolmente la nostra offerta, introducendo collezioni di abbigliamento e nuovi accessori. Questo ci ha permesso di essere molto più competitivi, coprendo in modo completo le esigenze dei negozi italiani con un catalogo ampio e aggiornato.

Qual è la copertura della rete vendita Spiuk in Italia e quali sono i canali di distribuzione principali?

La nostra struttura è estremamente lineare, come se fossimo un’azienda italiana a tutti gli effetti. Lavoriamo con una rete di agenti suddivisi per regioni, che dialogano direttamente sia con la sede in Spagna che con i rivenditori italiani. Ogni punto vendita ha accesso al nostro portale B2B, collegato in tempo reale con il magazzino centrale, e può ordinare anche un singolo pezzo con consegne rapide, spesso in soli tre giorni. Dal 2025, abbiamo lanciato anche la linea di abbigliamento “custom”, prodotta interamente in Spagna: stiamo già riscontrando un buon successo sia tra i negozi che tra i clienti finali. Oggi possiamo dire di offrire un servizio completo al 100% ai nostri partner commerciali.

Spiuk è partner del team professional spagnolo Caja Rural – Seguros RGA
Spiuk è partner del team professional spagnolo Caja Rural – Seguros RGA
Quali categorie di prodotto registrano il maggiore interesse in Italia? Esistono differenze tra i vari segmenti di ciclisti? 

Il nostro prodotto di punta in Italia è sicuramente la scarpa, sia da strada che “off-road”. Grazie alla tecnologia BOA, alla qualità dei materiali e a un prezzo molto competitivo, siamo riusciti a ritagliarci uno spazio importante in un mercato molto affollato. Anche per le eBike offriamo calzature “ad hoc”. Un altro comparto in crescita è quello dei caschi, dove Spiuk vanta una lunga tradizione. Abbiamo un’offerta che va dal modello “entry-level” a quello professionale, con la possibilità di personalizzazione per team e negozi. La grande sfida per il 2025 è affermarci definitivamente anche nel segmento dell’abbigliamento tecnico, sia con le collezioni pronte (come la Capsule Collection) che con il “custom”. In Spagna, Spiuk è legata a un’azienda produttrice interna, garanzia di qualità e controllo diretto della filiera.

Quali sono i principali vantaggi distintivi di un prodotto Spiuk rispetto alla concorrenza?

Il vero valore aggiunto di Spiuk è la possibilità di acquistare da un’azienda solida, trasparente e reattiva, con un ottimo rapporto qualità-prezzo. Collaboriamo con fornitori leader a livello mondiale come BOA, Elastic Interface, Dolomite, Carvico: tutte aziende che elevano il livello tecnico dei nostri prodotti… Puntiamo molto su precisione, affidabilità e rapidità: vogliamo rispondere in modo immediato alle esigenze del mercato e dei negozi. Siamo stati per anni un riferimento in Spagna, ora l’obiettivo è consolidarci anche tra i protagonisti europei.

Il team Soudal Lee Cougal offre ottimi spunti per testare e perfezionare i prodotti nel fuoristrada
Il team Soudal Lee Cougal offre ottimi spunti per testare e perfezionare i prodotti nel fuoristrada

Spiuk, presente in ben 22 Paesi nel mondo, ha trovato nei mercati italiano e francese i suoi principali sbocchi esteri, dove opera con vendita diretta. Tra i suoi prodotti, spicca a livello globale la scarpa da gravel Loma – best-seller assoluto – mentre il colore bianco si conferma il più richiesto sia per le scarpe che per i caschi. La linea Anatomic, pensata per ciclisti amatoriali e di livello intermedio, è tra le più apprezzate. Il marchio collabora con team internazionali come la Professional Wagner Bazin WB, attiva in Francia e Belgio, e il Soudal Lee Cougan di Leonardo Paez in Italia, continuando a sostenere numerosi team locali grazie alla propria rete di distributori e agenti.

Spiuk

Giorgia Pellizotti: il ritorno su strada e la rivincita dopo sei anni

05.05.2025
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«In realtà fino a quando ero esordiente secondo anno correvo principalmente su strada, ma a causa della mia corporatura minuta non riuscivo ad esprimermi al meglio. Facevo fatica e non mi divertivo, in quel periodo ho anche pensato di smettere di andare in bici. Così sono passata a correre nel fuoristrada e le cose sono andate sempre meglio. Essere leggera mi ha permesso di primeggiare sia nella mountain bike che nel ciclocross. La vittoria a Gossolengo di settimana scorsa è stata una rivincita personale».

Dall’altra parte del telefono risponde Giorgia Pellizotti, figlia di Franco e anche lei ciclista (in apertura foto stella e Bft burzoni). Chi segue il ciclocross e la mountain bike la conosce sicuramente, lo scorso inverno è stata campionessa europea nel mixed team relay. Nella prova di categoria, tra le juniores, ha fatto vedere grandi cose. La sua stagione sul fango ha attirato l’interesse del TRINX Factory Team che l’ha voluta nel suo roster per il 2025. Con loro ha iniziato esattamente come aveva finito: vincendo. Sia nella mountain bike nelle prove di inizio anno e ora anche su strada.

Giorgia Pellizotti ha vinto la sua prima gara su strada a Gossolengo (foto stella e Bft burzoni)
Giorgia Pellizotti ha vinto la sua prima gara su strada a Gossolengo (foto stella e Bft burzoni)

“Colpa” del fratello

Giorgia Pellizotti, a detta del padre Franco che la conosce meglio di chiunque altro, non aveva molte intenzioni di rimettere le ruote sull’asfalto. Poi però il seme della curiosità, che fa parte dei giovani e li spinge a provare e riprovare, si era insinuato in lei.

«Insieme alla squadra – continua a raccontare mentre si gode una passeggiata prima delle vacanze scolastiche – avevamo pensato di inserire qualche corsa su strada in funzione della stagione di mountain bike. Mio fratello che è un grande appassionato di questa disciplina si è messo a cercare qualche gara. Ne aveva trovate alcune ma non era semplice riuscire a incastrare tutti gli impegni. L’occasione si è concretizzata la settimana scorsa e così siamo andati».

Le doti di Giorgia Pellizotti sono emerse durante lo scorso inverno, quando all’europeo di ciclocross ha conquistato il terzo posto nella prova juniores
Le doti di Giorgia Pellizotti sono emerse durante lo scorso inverno, quando all’europeo di ciclocross ha conquistato il terzo posto nella prova juniores
Con la squadra o da sola?

Da sola, la squadra era impegnata in un’altra gara. La mia famiglia mi ha seguito, per fortuna il percorso era suddiviso in tre circuiti diversi e passavo davanti a loro più volte. Così riuscivano a passarmi qualche borraccia.

Gara lunga, ti aspettavi di fare così bene?

Erano settantacinque chilometri con qualche salita impegnativa. La distanza un pochino mi preoccupava perché non sono di certo abituata a fare così tanti chilometri. Durante gli allenamenti arrivo a cinquanta, massimo sessanta.

Su strada le qualità del ciclocross e della mountainbike l’hanno aiutata ad emergere (foto stella e Bft burzoni)
Su strada le qualità del ciclocross e della mountainbike l’hanno aiutata ad emergere (foto stella e Bft burzoni)
Però li fai fuoristrada, a livello di ore l’impegno è simile…

In effetti sì. La gara è durata due ore e mezza più o meno. Partivo senza aspettative però, questo non lo nego. Alla fine doveva essere un passaggio in preparazione alla mountain bike.

Invece hai vinto…

E’ stato qualcosa di inaspettato. Sinceramente dopo l’arrivo ho avuto anche poco tempo per realizzare tutto, mi sono commossa e basta. Tornare a correre su strada e vincere è stato un modo per scacciare via i brutti pensieri che avevo avuto anni fa. Ho vinto io, in tutti i sensi.

Giorgia Pellizotti nel finale ha vinto con uno sprint lungo, dote che nemmeno lei pensava di avere (foto stella e Bft burzoni)
Giorgia Pellizotti nel finale ha vinto con uno sprint lungo, dote che nemmeno lei pensava di avere (foto stella e Bft burzoni)
Quali aspetti del fuoristrada ti hanno aiutata maggiormente?

Direi la capacità di fare sforzi ad alta intensità e per periodi abbastanza lunghi. Dall’inizio dell’ultima salita fino al traguardo avremo fatto una quarantina di minuti davvero a ritmo elevato. Dietro il gruppo stava comunque andando forte. Anche la forza esplosiva del ciclocross mi è tornata utile, in volata avevo ancora gambe per fare il massimo sforzo. Ah, c’è anche un altro aspetto.

Quale?

La dimestichezza nel guidare la bici, in gruppo riuscivo a destreggiarmi molto bene.

Tornerai?

Penso di sì, ma se mi state chiedendo di scegliere vi fermo subito. Per ora mi godo il momento. Mio fratello sta già cercando qualche altra gara, vedremo però.

Erja Bianchi vuole ripetersi, ma non chiamatela velocista

04.03.2025
6 min
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E’ stata una delle sorprese del 2024 tra le juniores. Al suo primo anno nella categoria, Erja Giulia Bianchi ha raccolto otto vittorie personali, il tricolore nella cronosquadre con la sua Biesse-Carrera, una miriade di piazzamenti e un bronzo europeo in pista. Il countdown per il debutto è agli sgoccioli e lei è pronta per iniziare la stagione con una consapevolezza maggiore dei suoi mezzi.

Domenica 9 marzo riparte da Nonantola con i favori del pronostico per il semplice fatto che l’anno scorso aveva dominato la volata sotto la pioggia (in apertura foto Ossola). Bianchi però non si scompone più di tanto, tenendo conto di una crescita psicofisica importante come ci ha raccontato lei. E noi ne abbiamo approfittato per conoscerla meglio e scoprire su quali obiettivi ha messo il proprio mirino.

Erja vive a Lonate Pozzolo, vicino a Malpensa, e frequenta il liceo scientifico-sportivo di Gallarate (foto Bicitv)
Erja vive a Lonate Pozzolo, vicino a Malpensa, e frequenta il liceo scientifico-sportivo di Gallarate (foto Bicitv)
Iniziamo col capire chi è Erja fuori dalla bici? O preferisci essere chiamata Giulia?

Va benissimo con entrambi i nomi, ma se qualcuno mi chiama Erja sono sicura che intenda me e mi giro per rispondere (dice sorridendo, ndr). Vivo a Lonate Pozzolo, a pochi chilometri dall’aeroporto di Malpensa. Frequento la quarta al liceo scientifico-sportivo di Gallarate e l’anno scorso ho chiuso con la media dell’otto.

Una buonissima votazione al pari della stagione agonistica. Come hai gestito entrambi gli impegni?

A scuola in effetti lo scorso è stato un anno abbastanza difficoltoso in relazione al mio primo anno tra le juniores. Nel secondo quadrimestre ho accumulato tante assenze per le varie gare, però sono stata molto tutelata ed aiutata dalle mie professoresse. Loro capiscono perfettamente la mia situazione e finora sono sempre riuscita a pianificare sia interrogazioni che compiti in classe. Anzi, devo dire che loro mi fanno spesso i complimenti per i miei risultati perché sono consapevoli della mia attività.

A febbraio Bianchi ha svolto un ritiro di 10 giorni in Provenza con le juniores e elite della Baloise-WB Ladies
A febbraio Bianchi ha svolto un ritiro di 10 giorni in Provenza con le juniores e elite della Baloise-WB Ladies
Immaginiamo te ne avranno fatti tanti l’anno scorso. Che stagione è stata per te?

E’ stato un 2024 decisamente sopra le aspettative. Non pensavo di poter raccogliere così tante vittorie. Tuttavia come in ogni stagione che si rispetti, ci sono state anche delle delusioni. E forse, col senno di poi, direi anche giustamente perché ti aiutano a crescere.

Quali sono state?

Fino a luglio è andato tutto bene in corrispondenza degli europei in pista a Cottbus. Ad agosto poi sono iniziate le botte morali. Sono andata in ritiro col gruppo pista in vista dei mondiali, ma non sono stata convocata per andare in Cina. A quel punto non sono stata più chiamata per i ritiri col gruppo della strada. Il mondiale era troppo duro per le mie caratteristiche e mi aspettavo di non rientrare nei piani, mentre invece speravo di poter correre l’europeo in Belgio che era adatto a me. Peccato, ci sono rimasta un po’ male, però so che queste decisioni ci possono stare.

Bianchi conquista a Bovolone la seconda delle otto vittorie. Un bottino inaspettato (foto Ossola)
Bianchi conquista a Bovolone la seconda delle otto vittorie. Un bottino inaspettato (foto Ossola)
Come hai superato quelle delusioni?

Non nascondo che ho fatto qualche giorno giù di corda perché sapevo di aver dimostrato di essere andata forte. Mi sono accorta però lì per lì di aver reagito bene a quelle esclusioni. E in questo mi ha aiutato molto il ritiro che ho fatto con la Biesse-Carrera. La mia squadra e le mie compagne mi sono state molto vicine e non mi ci hanno fatto più pensare. Tanto che da lì in poi sono tornata a vincere ancora. Ho imparato molto dalle compagne più grandi, sia fuori che dentro la bici.

Le caratteristiche quindi di Erja Giulia Bianchi sono quelle della velocista?

Devo dirvi che non mi piace essere definita velocista (dice ridendo, ndr). E’ vero, sono veloce e mi butto nelle volate di gruppo, però ho dimostrato di saper tenere anche su percorsi più ondulati. Penso alle vittorie ottenute al Lunigiana o al Giro delle Marche, dove l’altimetria era abbastanza mossa. In ogni caso questo inverno ho lavorato per tenere meglio su alcune salite o strappi.

In generale la preparazione com’è andata?

E’ andata bene. Fino a fine gennaio ho pedalato il giusto, poi a febbraio ho recuperato facendo due ritiri. Uno in Liguria con la Biesse-Carrera di cinque giorni e l’altro in Provenza con le juniores ed elite del Baloise-WB Ladies. Col team belga ho fatto dieci giorni in accordo con la mia squadra e sfruttando un’opportunità legata ad una loro conoscenza. E’ stata davvero una bellissima esperienza, sia per conoscere ed adeguarmi alle loro abitudini, sia per dialogare in inglese.

Quest’anno sarai una delle più grandi della Biesse-Carrera. Come ti senti in questo ruolo?

Saremo in tre del secondo anno. In effetti abbiamo fatto un bel cambiamento con diverse ragazze nuove nella categoria. Spero di poter essere un riferimento per loro, come lo sono state con me quelle che sono passate elite. Da quello che ho visto finora devo dire che abbiamo ragazze già in gamba e che sembrano pronte a fare bene.

Guardando le classifiche di rendimento del 2024 tu eri una delle prime tre e tutte e tre eravate del primo anno. Sai già chi potrebbe essere la tua avversaria principale?

Onestamente non saprei, ci sono tantissime ragazze che l’anno scorso sono andate fortissimo e faranno altrettanto quest’anno. E non dimentichiamoci quelle che arrivano dalle allieve che possono fare bene. Posso dire che secondo me Chantal Pegolo è quella che parte favorita quest’anno. L’ho vista in corsa e l’ho conosciuta meglio in nazionale. Lei va forte in volata, sui percorsi vallonati e tiene in salita come ha mostrato col terzo posto al campionato italiano.

Anche tu sei una dei nomi più accreditati. Senti un po’ di pressione per questa stagione?

A dire il vero non ne avverto molta. Ho imparato a gestire questo tipo di tensione sviluppando una mentalità diversa. Ho capito che devo correre ed allenarmi cercando di divertirmi senza pensare troppo a certe cose, poi vedremo. Ecco, sono curiosa di vedere come andrò a Cittiglio, che per me è una corsa vicino a casa. Non ci vuole tanto, ma spero di andare meglio dell’anno scorso (dice sorridendo riferendosi al suo piazzamento lontano dalle prime, ndr).

La Biesse-Carrera ha fatto 5 giorni di ritiro in febbraio in Liguria
La Biesse-Carrera ha fatto 5 giorni di ritiro in febbraio in Liguria
A parte le vittorie, ti sei data degli obiettivi particolari?

Ripetere la scorsa annata ovviamente mi farebbe piacere, però spererei di fare più esperienza all’estero, dove si cresce tantissimo. Oppure mi piacerebbe fare uno stage con un team continental come ha fatto Milesi alla BePink (sua attuale squadra, ndr), sapendo che me lo devo guadagnare facendo risultati e prestazioni. Anche la nazionale resta un obiettivo. Non penso che farò più parte del reparto velocità perché sono ben coperti ed ero stata chiamata in extremis. Mi metto però a disposizione per il gruppo endurance qualora lo volessero. Anche su strada vorrei guadagnarmi l’azzurro per gli europei (in Ardeche in Francia, ndr) che li vedo adatti alle mie caratteristiche.

Scappini e un inverno di cambiamenti tra cross e strada

15.02.2025
5 min
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Samuele Scappini non ha nemmeno avuto il tempo di appoggiare la bici da ciclocross e metabolizzare quanto fatto nella stagione appena conclusa che già si trova a pedalare su strada in vista della Firenze-Empoli di sabato 22 febbraio. L’ultima corsa sul fango per l’umbro è stato il campionato del mondo under 23 il primo febbraio. Un finale meno dolce rispetto ai risultati ottenuti durante la stagione invernale, che lo ha visto cambiare a correre con la maglia del Team Cingolani

«Ho fatto un riposo breve – racconta appena rientrato dall’allenamento su strada, siamo a metà pomeriggio – di quattro giorni. Mi sono dedicato al recupero, anche se ho fatto qualche uscita in bici ma solo per divertimento. Nessuna vacanza, quest’anno con il mio preparatore abbiamo deciso di fare così. Vista la condizione con cui arrivavo al mondiale, che era abbastanza buona, ci siamo detti di provare a prendere parte a questa prima gara su strada».

Samuele Scappini per la stagione 2024/2025 di ciclocross si è unito al Team Cingolani (foto Instagram)
Samuele Scappini per la stagione 2024/2025 di ciclocross si è unito al Team Cingolani (foto Instagram)

Qualche cambiamento

Per il giovane cresciuto sulle strade della sua Umbria la stagione di ciclocross 2024/2025 ha portato qualche novità. Abbandonato il team Beltrami TSA-Tre Colli si è unito alla Cingolani per il fuoristrada, mentre su strada vestirà la maglia della Work Service (che nel frattempo ha cambiato nome diventando Sam-Vitalcare-Dynatek). 

«Per quanto riguarda il ciclocross – analizza con noi Scappini – ho cambiato preparatore, ora lavoro con Matteo Belli, che mi seguirà anche su strada. Insieme abbiamo deciso di partire a correre sul fango fin da subito per sfruttare la condizione favorevole. Infatti al primo appuntamento di Corridonia sono riuscito a vincere. Ci siamo concentrati maggiormente su lavori di forza esplosiva, poi abbiamo deciso settimana per settimana come procedere».

Il confronto con atleti elite gli ha permesso di crescere parecchio e di alzare il suo standard (foto Lele Momoli)
Il confronto con atleti elite gli ha permesso di crescere parecchio e di alzare il suo standard (foto Lele Momoli)
Quest’anno nel ciclocross hai ritrovato un “vecchio” rivale: Stefano Viezzi…

Ci avevo corso contro già da junior. Quest’anno al campionato italiano abbiamo avuto un bel testa a testa e ho avuto modo di vedere che è cresciuto parecchio. Posso dire che va davvero forte, lo si è visto anche al mondiale dove è arrivato quarto al suo primo anno nella categoria. 

Come lo ha ritrovato?

Con una mentalità diversa. Ricordo che quando eravamo juniores riuscivo a batterlo perché giocavo di più sulla tecnica, visto che allenavo molto quell’aspetto. Lui nel 2024 è migliorato parecchio sulla distanza e nei rettilinei. Ha un fisico importante che gli permette di avere tanta forza. 

Nelle gare nazionali ha sempre ben figurato, dando filo da torcere a tutti e ottenendo belle vittorie (foto Instagram)
Nelle gare nazionali ha sempre ben figurato, dando filo da torcere a tutti e ottenendo belle vittorie (foto Instagram)
E’ uno di quelli con i quali ti piace confrontarti maggiormente?

In realtà preferisco scontrarmi con gli elite, come ad esempio Gioele Bertolini. A Torino c’è stato un bel duello e ha fatto fatica a staccarmi, solo una foratura nel finale mi ha allontanato da lui. Le gare fatte insieme agli elite mi hanno detto che vado forte, prendo questa cosa come un premio al mio lavoro e al preparatore. 

In cosa sei migliorato tanto, anche grazie a Matteo Belli?

Nei lavori in bici ma anche nell’alimentazione, sia prima che durante la gara. 

Scappini ha vestito la maglia della nazionale agli europei under 23 a Pontevedra, arrivando 11°
Scappini ha vestito la maglia della nazionale agli europei under 23 a Pontevedra, arrivando 11°
Com’è scontrarsi ogni domenica con atleti che poi saranno tuoi compagni di squadra in nazionale?

Da loro nel confronto imparo molto. Bertolini al mondiale di Levin ci ha mostrato bene come affrontare le curve e le canaline, in modo da viaggiare nella maniera più pulita possibile. Per il resto quando metto il numero sulla schiena non ho amici, una volta sceso dalla bici l’atteggiamento cambia, riesco a dividere molto questi due momenti. 

E’ un confronto che ti fa alzare l’asticella?

In allenamento penso alle sfide, correre contro di loro diventa un mio obiettivo migliorare per essere competitivo. Così, quando in gara mi ritrovo lì a battagliare, so di aver fatto tutto bene e che qualcosa in me c’è. 

La stagione dell’umbro classe 2005 si è conclusa con il mondiale di Levin, pochi giorni dopo era già in sella alla bici da strada
La stagione dell’umbro classe 2005 si è conclusa con il mondiale di Levin, pochi giorni dopo era già in sella alla bici da strada
E’ stato facile fare subito lo switch tra cross e strada?

Bisogna riuscire a cambiare mentalità perché si passa da allenamenti di una o due ore a uscite da quattro o anche cinque. Si deve curare maggiormente la distanza abbassando l’intensità, sto comunque continuando a tenere i lavori di forza ed esplosività. Cosa che faccio anche in palestra. Sono un corridore dallo spunto veloce, uno sprinter. Qualità nella quale il ciclocross mi dà una mano.

Che obiettivi hai per questa stagione su strada?

Correre con i professionisti e farmi vedere, mostrare che sono migliorato. Se penso a una disciplina sulla quale emergere dico senza dubbio la strada. Il ciclocross è un divertimento che mi dà tanto durante l’inverno, sia per la preparazione sia per la tecnica di guida. Voglio che continui a far parte del mio essere ciclista.

Elastic Interface lancia una campagna per la sicurezza in strada

10.02.2025
3 min
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“Non guidare d’istinto, ma distante”: con questo slogan Elastic Interface, azienda italiana specializzata nella produzione di imbottiture innovative e sostenibili per abbigliamento da ciclismo, ha avviato una nuova campagna di sensibilizzazione sulla sicurezza stradale dei ciclisti. L’iniziativa prevede la circolazione di un furgone aziendale appositamente allestito, che porta il messaggio di attenzione e rispetto per i ciclisti sulle strade della provincia di Treviso.

Dallo scorso 8 gennaio, tutti gli automobilisti della provincia di Treviso possono imbattersi in un veicolo di Elastic Interface con impresso un messaggio chiaro ed essenziale: “Non guidare d’istinto… ma distante. Rispetta la distanza di sicurezza.” Sul retro del furgone, lo slogan è accompagnato da un’immagine illustrativa che evidenzia l’importanza di mantenere almeno 1,5 metri di distanza dai ciclisti, garantendo così di conseguenza la sicurezza di tutti gli utenti della strada. L’obiettivo della campagna è chiaro, ovvero quello di sensibilizzare sia automobilisti che ciclisti sull’importanza di una convivenza rispettosa e sicura, riducendo il numero di incidenti e promuovendo una maggiore consapevolezza sui rischi della strada.

Questo il furgone di Elastic Interface che girerà in provincia di Treviso
Questo il furgone di Elastic Interface che girerà in provincia di Treviso

Necessità di cambiamento

Le statistiche confermano l’urgenza di un intervento concreto: nel 2024 si sono registrati 195 decessi causati da incidenti che hanno coinvolto ciclisti. La mancanza di infrastrutture adeguate, e la condivisione delle strade con altri veicoli, rendono particolarmente vulnerabili coloro che si spostano in bicicletta, soprattutto durante gli allenamenti. Anche un semplice spostamento d’aria generato da un veicolo può destabilizzare un ciclista, con conseguenze potenzialmente gravi.

Elastic Interface, da sempre attenta al benessere degli atleti su strada, ha inserito la promozione della sicurezza ciclistica tra gli obiettivi di beneficio comune della propria attività. L’iniziativa rientra in un impegno più ampio per favorire una maggiore sicurezza e consapevolezza nella condivisione degli spazi stradali.

Un impegno condiviso

Tra i sostenitori della campagna c’è Paola Gianotti, ciclista e ambassador del brand, che nel 2014 ha subito un grave incidente stradale durante il suo giro del mondo in bicicletta. Da allora, la stessa Gianotti si è impegnata attivamente nella sensibilizzazione sulla sicurezza dei ciclisti, promuovendo cartelli stradali e sostenendo proposte di legge per rendere obbligatoria la distanza minima di 1,5 metri in fase di sorpasso.

«Questa campagna – ha dichiarato Irene Lucarelli, responsabile marketing e comunicazione di Elastic Interface – è solo un primo passo. Abbiamo grandi aspirazioni e siamo aperti a collaborazioni per far crescere questa iniziativa. Elastic Interface ribadisce che la sicurezza su strada è una responsabilità condivisa: il rispetto delle regole e la consapevolezza reciproca sono difatti fondamentali per una convivenza più sicura tra ciclisti e automobilisti».

Elastic Interface

Eva Lechner, il saluto a una campionessa immensa

03.02.2025
7 min
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«Quando avevo 15 anni per tutta l’estate ho fatto la baby sitter. Con i soldi guadagnati ho comprato la mia prima bici». Eva Lechner è così. È sempre stata così: semplice, diretta, coriacea, determinata. Sabato, cioè l’altro ieri, ai mondiali di ciclocross a Liévin, ha chiuso una carriera straordinaria.

Strada, ciclocross, mountain bike: la campionessa altoatesina ha lasciato il segno ovunque. A 39 anni, 40 a luglio, Lechner ha detto basta, ma il suo lascito resta indelebile. Comprese le categorie giovanili, si contano oltre 30 titoli italiani, uno persino su strada tra le elite, tre medaglie ai mondiali, due nella mtb (un argento e un bronzo), e una nel cross (un argento). E ancora: titoli europei, partecipazione a quattro Olimpiadi… Potremmo continuare all’infinito.

Eva Lechner (classe 1995) ha chiuso la carriera al mondiale di Liévin
Lechner (classe 1995) ha chiuso la carriera al mondiale di cross Liévin
Eva, partiamo dalla fine: in Sardegna, nella gara di Coppa che non si è disputata, ci avevi detto che non saresti andata al mondiale. Invece…

Vero, le cose sono cambiate a dicembre. Non sono andata al mondiale per i meriti sportivi di quest’anno, ma il cittì Daniele Pontoni aveva in mente di darmi un premio carriera. Ne abbiamo parlato, io avevo questo desiderio di chiudere con un Mondiale e lui mi ha promesso che avrebbe fatto di tutto per portarmi. Con la Federazione si è deciso di farmi questo regalo, che ho apprezzato tantissimo. Per me è stato un onore poter indossare ancora una volta la maglia azzurra.

Come hai vissuto quest’ultima gara della tua carriera?

È stato bello. Il percorso era duro, ma mi sono sentita bene e per questo mi sono anche divertita. Ho fatto il miglior risultato della stagione, il che non è poco a 39 anni, gareggiando contro atlete di altissimo livello. Nell’ultimo giro mi sono goduta ogni istante, salutando il pubblico. Avevo un buon vantaggio su chi era dietro di me, posto che avrei potuto anche perdere una posizione, ma sapete… non si vuole mai mollare. Neanche alla fine. C’era un lungo rettilineo in salita pieno di gente: ho dato il cinque a tantissimi tifosi e sono arrivata al traguardo con il sorriso.

Sei stata una campionessa in più discipline. Se pensi a un momento per ognuna, quale ti viene in mente?

Parto dalla strada, che è quella che ho fatto meno. Direi senza dubbio il Mondiale di Varese 2008: una bellissima esperienza. Quel giorno lavorai tanto per la squadra e mi ritirai, ma che giornata! Ricordo tutto questo pubblico e io lì a difendere i colori dell’Italia. Poi ricordo bene anche il titolo italiano vinto un po’ a sorpresa. Era il 2007 a Genova. Quando passai in testa la linea del traguardo non ci credevo: «Ma cosa ho fatto?», mi dicevo.

Mondiali di ciclocross 2014: Lechner fu la prima azzurra a riuscire nell’impresa di salire sul podio in questa disciplina. Qui con Marianne Vos
Mondiali di ciclocross 2014: Lechner fu la prima azzurra a riuscire nell’impresa di salire sul podio in questa disciplina. Qui con Marianne Vos
Nel cross?

Nel ciclocross mi viene in mente la prima vittoria in Coppa del Mondo a Hoogerheide e il secondo posto al Mondiale: arrivare dietro Marianne Vos era come vincere a quei tempi. Quel giorno pensai a mettermi alla ruota di Marianne. Pensavo intanto a stare dietro a lei. Questo mi avrebbe fatto guadagnare terreno sulle altre e andò esattamente così. Poi nel corso della gara lei mi staccò, ma io stavo bene e mantenni il secondo posto.

E infine la “tua” MTB…

Per la mountain bike i momenti sono tantissimi, ma direi anche qui la prima vittoria in Coppa del Mondo a Houffalize nel 2010. C’era tanto fango quel giorno. A un certo punto, in cima a una salita, c’era una stradina stretta, stretta. Io ero a ruota di Willow Rockwell e ricordo che lì stavo benissimo. Avrei potuto passarla quando volevo. Ma lì non si poteva. Con estrema tranquillità dissi a me stessa che lo avrei fatto appena possibile. E così feci. Andò tutto secondo i piani, tutto era sotto controllo. Tutto facile. Il top a livello psicofisico. E poi ricordo la medaglia d’argento ai Mondiali di Leogang: salire sul podio iridato fu una grandissima soddisfazione. Era il 2020 ed era passato qualche anno (per la cronaca vinse Pauline Ferrand-Prévot, ndr).

Ci sono stati momenti difficili? Delusioni?

Direi le Olimpiadi, soprattutto quelle di Londra 2012, dove davvero potevo fare qualcosa di importante. Era un anno difficile, non riuscivo a esprimermi al meglio, avevo troppa pressione. Dopo la gara ero a pezzi. Per un bel po’ non sono riuscita neanche a salire in bici.

Le Olimpiadi, il tasto dolente di Lechner. Ne ha disputate quattro. Miglior piazzamento il 16° posto a Pechino 2008
Le Olimpiadi, il tasto dolente di Lechner. Ne ha disputate quattro. Miglior piazzamento il 16° posto a Pechino 2008
E come ti sei rialzata?

Non so di preciso. C’era ancora un Mondiale e, piano piano, sono ripartita. Mi ha aiutato pormi un nuovo obiettivo: quando hai qualcosa da raggiungere, trovi la forza per ripartire e così è andata. Ma fu una vera batosta.

Senza togliere nulla agli altri, qual è il “tuo” tecnico?

Edi Telser, il mio preparatore per 13 anni. Lui è di Prato allo Stelvio. Ora è il cittì della Svizzera. Mi ha seguita a lungo e ha avuto un impatto enorme sulla mia carriera. È lui che mi portò nella selezione dell’Alto Adige, mi fece fare il primo ritiro, le gare all’estero e tanto altro.

Come hai iniziato a correre?

Ho iniziato a 16 anni, un po’ tardi. Non sapevo nemmeno che esistessero le gare di mountain bike. Dalle mie parti c’erano tutti sport di squadra. Io ho sempre amato la competizione, ma non mi piacevano gli sport di squadra appunto. Ho provato anche l’atletica leggera, ma…

Una Eva in formato bambina. Eccola, piccolissima, con una mtb ben più grande di lei
Una Eva in formato bambina. Eccola, piccolissima, con una mtb ben più grande di lei
Ma?

Ma non mi piaceva, non tanto per lo sport in sé, ma perché quando andavi ad allenarti facevi altre cose, esercizi. Mentre nella bici, se gareggi o se ti alleni, comunque pedali.

E quindi come sei arrivata alla bici?

Avevo iniziato ad andare in bici, ma così, da sola. Era quella delle mie sorelle più grandi. Ma ormai, arrivata a me, era sempre rotta. Papà me l’aggiustava, ma io questa cosa proprio non la sopportavo. Così un’estate ho fatto la baby sitter e con i soldi ho comprato la mia prima bici. Era una Giant argentata, una mtb rigida. La scelsi perché mi piaceva. Quello però fu anche il momento in cui cambiarono le cose.

Perché, cosa accadde?

Entrando nel negozio di bici ad Appiano ho conosciuto il mio primo allenatore, Anglani, che mi ha invitata a provare. Alla prima gara, a Villa Lagarina, feci una fatica immensa, ma mi è piacque subito. Ero proprio contenta e soddisfatta. Da lì altre gare. C’era una ragazza, sempre dell’Alto Adige, che mi batteva sempre. Poi al campionato italiano l’ho battuta io! Da quel giorno non mi è più arrivata davanti.

Avevi messo le cose in chiaro!

Sì, l’anno dopo, il primo anno junior, vincevo tutto. Al secondo anno, nel 2003 a Nalles, che per me era una gara di casa, Morelli e Telser ebbero l’idea di farmi partire con le élite, giusto per capire dove potevo arrivare. I giudici fecero un’eccezione e mi fecero partire con le élite. C’era un bel parterre: Kalentieva, Dahle, Kraft… Finii terza, davanti a tutte le altre italiane.

I cavalli, una passione di lungo corso per Eva (foto Sabine Jacobs)
I cavalli, una passione di lungo corso per Eva (foto Sabine Jacobs)
Oggi c’è una nuova Eva Lechner in Italia?

Bisogna vedere. Oggi i ragazzi sono già super allenati e hanno materiale al top. Bisogna capire quanto lavoro hanno già fatto e quanto margine di miglioramento gli resta, perché vedo delle ragazze e dei ragazzi sono fortissimi da piccoli, poi però non arrivano. Ci sono i giovani stra-allenati. Tutto è diverso, anche le discipline. Le gare sono più corte, sono più intense… Non so, ma credo sarà difficile per loro avere una carriera lunga tanto quanto la mia. Sono costretti ad essere professionali sin da subito e mentalmente non è facile.

E dal punto di vista della multidisciplinarietà?

Quella c’è e credo sia un bene. Spero che continuino a fargliela fare anche quando sono più grandi. Io l’ho fatta sin da giovane. “Tels”, ai tempi, mi faceva fare le gare su strada e questo è importante soprattutto per chi fa ciclocross da quel che vedo.

Oltre ai tuoi cavalli, cosa prevede il futuro?

Mi piacerebbe rimanere nell’ambiente e aiutare i giovani a crescere. Trasmettere la mia esperienza e far parte del loro percorso. È una cosa che mi piacerebbe molto, anche se non so ancora in quale ruolo. Vedremo nelle prossime settimane cosa accadrà, visto che devo parlare con qualcuno. Speriamo bene!