Con “capo” Velasco, nei segreti di Sram e Movistar al Giro

26.05.2022
7 min
Salva

Nella giornata di riposo di Salò, ci siamo fermati anche al camion officina del Movistar Team e abbiamo sbirciato le soluzioni adottate da Valverde e compagni, che utilizzano le forniture Sram, Zipp e Canyon.

Gomme tubeless, ma anche tubolari, tantissime ruote con profili diversi e quegli impianti frenanti che non hanno bisogno di manutenzione. E le leve dei freni curvate all’interno del manubrio? Più che altro una moda, secondo Ivan Velasco, tecnico del team iberico, anche se alcuni aspetti positivi ci sono. Entriamo nel dettaglio.

Si ultimano le operazioni di setting, in merito ai rapporti richiesti dai corridori
Si ultimano le operazioni di setting, in merito ai rapporti richiesti dai corridori

Sram, Canyon e Movistar, collaborazione totale

Un team WorldTour come la Movistar non ha bisogno “solo” della fornitura dei materiali, ma anche di un supporto costante e completo dei partner. Non di rado, proprio tra i corridori, il team e le aziende che forniscono i materiali, si instaurano anche dei rapporti profondi che contribuiscono alla ricerca e sviluppo. Canyon è con la squadra di Valverde da più stagioni, Sram e Zipp sono entrati nel 2019.

«Abbiamo iniziato la collaborazione con Movistar a fine 2019, proprio alla vigilia dell’anno del Covid – spiega Carlo Anzolin, Road Race Technician di Sram per i team pro’ – e non è stato semplice. Le difficoltà erano rappresentate dalle prime forniture e dal fatto che noi, come tecnici, non potevamo andare in Spagna per effettuare i collegiali a stretto contatto dei meccanici. Proprio in queste occasioni lo staff della squadra si è dimostrato all’altezza, per competenze meccaniche e capacità di fornire dei feedback. Dettaglio, quest’ultimo, tutt’altro che secondario».

La grafica dedicata a Valverde
La grafica dedicata a Valverde

Il punto con Ivan Velasco

Ivan Velasco è arrivato al Movistar Team da quest’anno, dopo essere stato responsabile dei materiali e del loro sviluppo per l’Astana. Basco classe 1980, prima dell’Astana ha anche lavorato per Specialized. E prima ancora è stato corridore con Orbea, Euskaltel e Caja Rural.

«Dal punto di vista tecnico e di approccio, il ciclismo è cambiato davvero tanto – spiega il responsabile tecnico del team Movistar – i corridori giovani talvolta montano in sella senza il minimo problema, mentre quelli con diversi anni di attività sono pignoli in tutto».

Buona parte dei corridori più giovani usa i tubeless
Buona parte dei corridori più giovani usa i tubeless
Tubeless o tubolari?

Posso dire che abbiamo metà dei corridori che usano i tubeless e l’altra metà che monta i tubolari, per dare un riferimento. Poi la scelta viene fatta anche in base alla tipologia di percorso alla soggettività del corridore. Diciamo che gli atleti più anziani preferiscono ancora il tubolare, mentre i più giovani montano i tubeless da 28. La nostra fortuna è anche quella di avere un parco davvero importante in fatto di scelta delle ruote Zipp, tra queste ci sono le versioni hookless.

A che pressioni vengono utilizzati i tubeless, sulle Zipp hookless?

La pressione è soggettiva e il parametro da considerare è il peso del corridore, prima di ogni altro fattore. Indicativamente siamo intorno alle 4,2 bar, fino alle 4,8/5.

La raggiatura delle Zipp del team è Sapim
La raggiatura delle Zipp del team è Sapim
Sempre nel comparto ruote, le raggiature sono Sapim?

Sì, le raggiature sono Sapim, una sorta di customizzazione per il team, anche se il carico dei raggi è quello standard, che si può ritrovare anche nelle ruote con raggi classici. Anche le ruote in dotazione ai corridori hanno i raggi in acciaio.

Passando invece alla trasmissione, caricate le batterie dopo ogni tappa?

No, indicativamente ricarichiamo le batterie del deragliatore e del bilanciere dopo 3 tappe, ma comunque facciamo un check quotidiano del sistema e dello stato della batteria, semplicemente usando la app di Sram. Le trasmissioni e le batterie sono quelle che si trovano in commercio, non abbiamo delle serie dedicate.

Con quale intervallo viene sostituita la catena?

Premetto che le catene Sram hanno una longevità amplificata e fin dalle prime forniture ci hanno colpito la durata e l’efficienza. Sulle bici da gara cambiamo la catena una volta a stagione, a meno che non si verifichino problemi, magari una botta oppure un incidente. Le variabili esterne sono comunque da considerare. Se dovessi quantificare in termini di chilometri, potrei dire che una catena Sram è efficiente anche per 12.000 chilometri, forse di più. Le batterie sugli shifters le cambiamo una volta l’anno, per essere sicuri.

Ci sono anche i pignoni Sram Force, con la scala 10-33
Ci sono anche i pignoni Sram Force, con la scala 10-33
I corridori usano i pulsanti eTap Blips?

Hanno iniziato ad usare quelli della generazione precedente, collegati con il filo ai manettini, ma quasi tutti stanno passando gradatamente ai nuovi che sono wireless. Questi ultimi li troviamo ad esempio sul manubrio di Valverde, posizionati sotto la parte orizzontale. Il vantaggio è che questi pulsanti satellitari vengono alloggiati ovunque sul manubrio, senza problemi.

E cosa ne pensi delle leve girate all’interno?

E’ più che altro una moda, anche se qualche aspetto positivo può essere argomentato. Ad esempio si può sfruttare una sorta di doppio appoggio per mano e polso, ma bisogna stare attenti alla rotazione del polso. In termini di aerodinamica si guadagna qualcosa, i test lo confermano, ma anche in questo caso è fondamentale non sacrificare in modo eccessivo il comfort dell’atleta, che è portato a chiudere la spalle. Rannicchiarsi in modo eccessivo può portare a tensioni sul collo e sulla schiena.

E invece per quanto concerne la scelta dei rapporti?

E’ molto soggettiva, ma tendenzialmente i corridori spaziano tra la doppia anteriore 54-41, 52-39 per le frazioni con tanta montagna, 10-30 e 10-33 per i pignoni. Valverde ad esempio usa quasi sempre la seconda combinazione per le corone e i pignoni 10-30. La scala 10-33 l’ha chiesta per la tappa con arrivo ad Aprica.

Leve leggermente interne per Valverde, non troppo
Leve leggermente interne per Valverde, non troppo
Quali sono le considerazioni del team in merito ai freni a disco?

Le opinioni sono soggettive, anche se ormai le biciclette con i freni a disco non sono più una novità. Anche il limite del peso è un fattore quasi secondario, noi con le Aeroad siamo a 7 chilogrammi, nelle taglie più piccole andiamo anche sotto questa cifra. Il grosso vantaggio per i corridori e per i meccanici è l’affidabilità dell’impianto idraulico Sram, che non richiede il cambio dell’olio. Viene fatto una volta all’anno e nel circuito non si accumulano bolle pericolose. E poi i dischi, che non si storcono e non danno fastidio, anche dopo discese molto lunghe e tecniche.

Rotor Q Rings, costantemente al passo con le innovazioni

24.05.2022
3 min
Salva

Rotor accompagna l’evoluzione e le innovazioni delle nuovi componenti della trasmissione, ampliando la propria gamma di corone per essere totalmente compatibile con i gruppi Sram AXS (strada e gravel) e Shimano GRX (gravel).

Per affrontare ogni tipo di percorso, le nuove combinazioni offerte dalle corone ovali Q Rings per Shimano GRX e la  nuova 50-37 per Sram RED e Force eTap AXS offrono agli utenti un’ovalizzazione del 12,5%. Rotor ha inoltre premiato anche coloro che amano le corone rotonde con una 50-37 compatibile con i modelli Sram AXS.

Al passo con i tempi

L’evoluzione continua del settore delle trasmissioni ha spinto Rotor ad ampliare gli orizzonti e a fornire ciò che il mercato sempre più vasto richiede. 

«La guida e la scelta dei percorsi – dice Julio Madrigal, Product Manager di Rotor – nel mondo “gravel” si sta evolvendo sempre più velocemente e conseguentemente cresce anche la necessità di nuove componenti e combinazioni. Nello stesso momento, anche i componenti dedicati alla “strada” sono stati ripensati e abbiamo scelto di estendere la nostra gamma di corone per Sram e Shimano in modo da soddisfare queste nuove esigenze».

Disponibili anche le corone tonde per Sram, 48-35 e ora anche 50-37
Disponibili anche le corone tonde per Sram, 48-35 e ora anche 50-37

Q Rings per Sram

Le opzioni offerte dalle corone Q Rings non sono mai state così tante. Sram con il gruppo AXS RED eTap a 12 velocità ha rivoluzionato le dimensioni standard delle corone. La casa spagnola non ha perso tempo creando le corone ovali 50/37 e 48/35 (con BCD [girobulloni] 110×4 o 107×4) compatibili

Rotor non si è fermata e ha assecondato ogni tipo di richiesta per i nuovi standard dettati dall’azienda americana. Infatti sono disponibili anche le corone tonde per Sram con compatibilità confermata per 48-35 e ora che 50-37. 

Set di bulloni in acciaio inox compatibili con i modelli Shimano GRX
Set di bulloni in acciaio inox compatibili con i modelli Shimano GRX

Q Rings per Shimano

Shimano è stata il primo brand a commercializzare un gruppo completamente dedicato al mondo “gravel” con il suo GRX. Anche in questo caso Rotor ha saputo migliorarsi realizzando corone ovali Q Rings compatibili con le corone da 48-31D e 46-30D e girobulloni (BCD) 110×4 e 80×4.

Nei gruppi gravel il passaggio a una sola corona alle volte può essere fatto appositamente per certi tipi di uscita in base alle esigenze. Se si vuole ottenere ancora di più da una configurazione GRX 1x basta sostituire le corone di serie con le ovali Q Rings. Rotor ha reso facilmente possibile tutto questo, con un set di bulloni in acciaio inox compatibili con i modelli Shimano GRX FC-RX810 e FC-RX-600.

Rotor

Cervélo Caledonia, le top di gamma per tutti i giorni

16.05.2022
4 min
Salva

Prestazioni per le gare e versatilità per le uscite di tutti i giorni. Sono queste le peculiarità della gamma Caledonia di Cervélo. I modelli della casa canadese si dividono in due segmenti con diversi allestimenti, Caledonia e Caledonia-5.

La prima è stata studiata per fornire al ciclista massimo comfort e adattabilità negli allenamenti, ad un prezzo competitivo. La seconda è la bici scelta dal team WorldTour, Jumbo Visma, per la Parigi-Roubaix. Questa infatti è la top di gamma progettata per assorbire le sconnessioni ed essere confortevole nei percorsi più stressanti.

Velocità, leggerezza e affidabilità sono i tre asset su cui i progettisti si sono concentrati per spremere al massimo le geometrie e l’indole di questi gioielli firmati Cervélo

Qui in colorazione Oasis che valorizza le linee pulite e sottili di questo allestimento
Qui in colorazione Oasis che valorizza le linee pulite e sottili di questo allestimento

Caledonia

E’ stata concepita per gestire lunghe distanze, ritmo elevato e regalare il massimo divertimento. La Caledonia dispone di manubrio, attacco e reggisella standard per offrire ai ciclisti la possibilità di personalizzare la propria uscita senza compromessi. Questo anche grazie all’utilizzo di carbonio a basso modulo nelle aree chiave per mitigare la fragilità della fibra hi-mod. 

La linea è filante e adatta per estrarre tutta l’energia dalla geometria durante gli allenamenti di tutti i giorni. L’estetica è pulita nonostante la predisposizione a molti accessori utili per l’utilizzo intensivo. 

La Caledonia rappresenta uno dei modelli più versatili della marca canadese
La Caledonia rappresenta uno dei modelli più versatili della marca canadese

Indole versatile

I supporti per gli accessori integrati ed i supporti per parafanghi nascosti mantengono l’integrità del modello Cervélo. Infatti la Caledonia ha una vasta compatibilità con componenti che ne migliorano l’utilizzo in condizioni estreme e stressanti. Un’altra caratteristica che ne favorisce l’adattamento è la predisposizione agli pneumatici da 34mm, per essere pronti ad aggredire ogni tipo di terreno

Gli allestimenti vengono racchiusi in quattro versioni selezionabili in due colori: Gloss black e Oasis. I prezzi partono da 3.699 euro con Shimano 105, 4299 euro con Ultegra, 4.899 euro con Sram Rival eTap Axs, fino ai 5.799 euro con Shimano Ultegra DI2. 

In versione Five black, l’estetica è leggera con un aerodinamica efficace
In versione Five black, l’estetica è leggera con un aerodinamica efficace

Caledonia-5

Cervélo ha progettato questa Caledonia-5 insieme agli atleti World Tour per soddisfare l’esigenza di creare una bicicletta in grado di affrontare le strade più impegnative, come quelle delle campagne del Nord. Non a caso questo modello è stato scelto da Wout Van Aert e dalla Jumbo Visma per la Parigi-Roubaix 2022. 

La Claedonia-5 offre una maneggevolezza sopra gli standard e un’assorbimento delle sconnessioni d’ispirazione gravel. Il tutto senza rinunciare alla linea con richiami aerodinamici nei profili in carbonio. I punti dov’è possibile carpirne la sua natura sono nel carro allungato, il movimento centrale con una posizione ribassata e la predisposizione ad una sezione più ampia per gli pneumatici. 

Senza limiti

Il telaio, la forcella, il manubrio e i componenti associati Cervélo sono progettati per nascondere le linee di controllo del freno e del cambio (meccanico, elettrico e idraulico) dal vento per una migliore aerodinamica, senza sacrificare l’usabilità o le prestazioni. L’attacco del deragliatore anteriore imbullonato è realizzato in lega di alluminio ad alta resistenza e si fissa al telaio con due viti a testa svasata. Ciò consente una facile sostituzione in caso di danni, ma anche una rapida esclusione in caso di montaggio di una guarnitura 1x.

Le versioni della Caledonia-5 sono quattro, disponibili in due colorazioni: Five black e Oasis. Nell’allestimento con Sram Rival eTap Axs il prezzo è di 5599 euro, con Ultegra DI2 il prezzo è di 7699 euro, con Sram Force eTap Axs il prezzo è di 7899 euro, infine il top di gamma con Sram eTap Axs a 11399 euro.

Cervélo

FocusItalia

Trek Checkpoint SL6, perfetta compagna di viaggio

04.05.2022
6 min
Salva
Il test dell'ultima versione della gravel di casa Trek, la Checkpoint nell'allestimento SL6 eTap

Rispetto al passato la piattaforma Checkpoint viene completamente rivista e ridefinita. C’è il carbonio OCLV500 per le versioni SL e c’è l’IsoSpeed che separa i foderi obliqui del carro posteriore, dal tubo obliquo e dal piantone. Ma ci sono una nuova geometria che viene definita “progressiva” e uno shape dei profilati che avvicina questo progetto alle nuove Trek da strada. Proprio il design delle tubazioni diventa un vero e proprio “family feeling design” dell’azienda a stelle e strisce. Abbiamo provato l’allestimento SL6 eTap.

Una bici tuttofare e anche divertente da usare sullo sterrato (foto Sara Carena)
Una bici tuttofare e anche divertente da usare sullo sterrato (foto Sara Carena)

L’aerodinamica sposa la funzionalità

La zona dello sterzo e la tubazione obliqua in particolare sono mutuati (o accostabili) dalla Emonda. Lo sterzo è sagomato e puntuto, ha quella protuberanza caratteristiche di Trek e la sezione superiore adotta quella caratteristica svasatura con l’inserto specifico.

L’obliquo è abbondante e voluminoso, ma qui c’è anche il vano portaoggetti (e non è una cosa da dimenticare) e proprio come per le stradali, sembra dare ulteriore sostegno all’intera bicicletta.

Non ci possiamo scordare della scatola del movimento centrale, che è larga 86,5 millimetri ed è uguale a quella delle biciclette da strada. Sono ormai lontani i tempi quando le Trek avevano il bottom bracket da 92. Questa bici è funzionale in ogni sua parte, ricca di dettagli e ognuno di questi collima alla perfezione con gli altri e con il concept del mezzo.

Come è fatta e come è allestita

Il telaio è la forcella sono in carbonio monoscocca OCLV500 con IsoSpeed. Entrambi presentano tantissimi punti di ancoraggio per parafanghi e borse da viaggio, che fanno di questa bici una viaggiatrice, ma capace di sorprendere nei percorsi tecnici.

Ha la trasmissione Sram Rival 1×12 e il comparto manubrio in alluminio Bontrager. Il reggisella ha lo stelo in carbonio, con un diametro da 27,2. Si può montare un reggisella telescopico? Si, è possibile, ma non è possibile montare una forcella ammortizzata. In alluminio sono anche le ruote, sempre Bontrager. Il modello è Paradigm Comp con canale interno da 25 millimetri e gommate con i tubeless Bontrager GR1 da 40. Inoltre, la Checkpoint permette il passaggio di pneumatici fino a 45 di sezione ed è possibile montare le ruote da 650b con gomme fino a 2,1”.

Le nostre considerazioni

La Trek Checkpoint è appagante nel design che risulta moderno, ma non eccessivamente ingombrante. Nonostante integri delle soluzioni non comuni, ad esempio l’IsoSpeed e alcune tubazioni che si spingono verso la ricerca aerodinamica, la bicicletta ha sempre quel tocco “classico” che non stufa, anche grazie ad impatto estetico quasi tradizionale.

Con i tubeless gonfiati correttamente non ha paura di fare qualche drop (foto Sara Carena)
Con i tubeless gonfiati correttamente non ha paura di fare qualche drop (foto Sara Carena)

Una geometria vantaggiosa

Come per la Emonda, anche in questo caso uno dei valori aggiunti del progetto è la geometria, che ovviamente è da contestualizzare nella categoria gravel. Il corpo del pedalatore è sempre ben centrato sul piantone, a tutto vantaggio del comfort, della stabilità e anche a favore di una distribuzione ottimale dei pesi.

L’orizzontale è lungo e aiuta a sfruttare una pipa corta; la stabilità nei tratti tecnici e l’agilità ne guadagnano. Inoltre non si è mai sbilanciati sull’avantreno e il muscolo del diaframma non si schiaccia. La respirazione e il comfort per la schiena ringraziano.

In conclusione

Una bicicletta facile, la Trek Checkpoint SL6 è questo prima di tutto. Va bene per chi vuole smanettare e aprire il gas, magari lontano dalle gare su strada. Nonostante la sua natura “morbida”, non c’è mai quel distacco eccessivo con il mondo road e le sue doti di trazione e stabilità sono ampiamente sfruttabili anche dagli amanti della mtb. E poi è veloce. E’ una bici che può essere caricata come un mulo, adatta al bikpacking, al viaggio e a quell’experience della quale tanto si parla.

Trek

Analizziamo la Aurum Magma di Bais, in vista del Giro

29.04.2022
3 min
Salva

Con tutta probabilità Davide Bais, corridore del Team Eolo-Kometa parteciperà al prossimo Giro d’Italia, la conferma arriverà nei prossimi giorni. Vediamo le scelte tecniche e anche le curiosità legate alle bici Aurum della squadra di Ivan Basso e Alberto Contador.

La Aurum Magma di Davide Bais
La Aurum Magma di Davide Bais

Una Aurum Magma 56 per Bais

Aurum Bikes è un marchio relativamente nuovo e fornisce le biciclette al Team Eolo-Kometa. Lo shape delle tubazioni è accattivante, quasi elegante, per bici non banali in fatto di design e forme. La bicicletta è ben proporzionata nelle quote geometriche, con lo sterzo mai troppo corto, taglia per taglia. C’è tanto spazio per il passaggio della gomma posteriore, con quei foderi obliqui che cambiano volume man mano che scorrono verso il basso.

Il blocco del reggisella (27,2 millimetri di diametro) è annegato tra orizzontale e piantone, seat-tube che non si prolunga verso l’alto, ma è in linea proprio con il profilato orizzontale. La forcella ha gli steli dritti, è panciuta nella parte alta e magra in quella bassa.

Tutto Enve

Come per il 2021 l’allestimento è firmato Enve: ruote e cokcpit, seat-post incluso. Le ruote sono la versione “full Enve”, ovvero quelle con il mozzo dell’omonimo brand e la predisposizione è per il tubolare (Vittoria da 26).

Davide Bais usa un reggisella ad off-set 0 e una sella corta Prologo Scratch M5 Nack. Attacco e manubrio sono in carbonio, ma non sono integrati. La zona dello sterzo ha un’asola frontale per il passaggio della guaine dei freni.

Con la trasmissione Sram

Rispetto all’anno passato non c’è più la trasmissione Shimano, ma un pacchetto Sram Red eTap AXS. Il doppio plateau anteriore è 52-39, mentre i pignoni sono 10-33, combinazione comune a buona parte dei corridori Eolo-Kometa. Vincenzo Albanese utilizza le corone anteriori 54-41. Il bilanciere del cambio posteriore è CeramicSpeed. I pedali sono i Look Blade.

La KTM Revelator Alto del Tirol KTM Cycling Team

20.04.2022
4 min
Salva

Al Tour of the Alps 2022 le curiosità tecniche non mancano. Abbiamo fotografato la bicicletta della squadra austriaca Team Tirol-KTM, che utilizza il frame KTM Revelator Alto, uguale al modello disponibile per il consumatore finale. Inoltre ci siamo fatti raccontare alcune scelte tecniche, direttamente dal meccanico del team Jaques Horn.

Jaques Horn, giovane meccanico del team
Jaques Horn, giovane meccanico del team
Quanto pesa la bici?

In questa configurazione si varia tra i 7,2 e 7,3 chilogrammi, un buon compromesso, ma possiamo alleggerire il mezzo. Le ruote sono ottime, ma non sono il top di gamma in fatto di peso ridotto e poi abbiamo il cockpit in alluminio.

Utilizzate sempre i tubeless?

Si, ormai solo tubeless e con la sezione da 28. Sembrano più piccoli perché il canale interno delle ruote è mediamente piccolo e quindi lo pneumatico non spancia troppo verso l’esterno del cerchio. Per questa tipologia di tubeless utilizziamo un range di pressioni compreso tra le 5 e 5,8 bar. Dipende ovviamente dalle indicazioni del corridore e anche dal meteo.

Il framekit “standard”

Come sottolineato durante il test della Revelator Alto, l’azienda austriaca fornisce il kit standard anche ai corridori pro. Cambiano gli allestimenti, ma si tratta del telaio e della forcella del catalogo. Tutti gli atleti presenti al ToTa hanno il modello Revelator Alto.

Sram Red e Force. Ma quei pedali?

La combinazione delle corone anteriori è 50/37, presente in commercio e buona parte dei corridori hanno la guarnitura con il power meter Quarq, per lo meno il sensore. La soggettività maggiore riguarda i pignoni posteriori, anche se molti corridori hanno optato per la scala 10/33.

Hanno attirato la nostra attenzione i pedali SpeedPlay/Wahoo, sponsor del team e già nella versione power meter. Eppure il Quarq è bene visibile nella guarnitura, scelta che abbiamo documentato anche in occasione della Roubaix, sulle Cannondale della EF.

Trek e monocorona: la Roubaix Femmes è anche questo

16.04.2022
4 min
Salva

La maglia tricolore di Elisa Longo Borghini colora il podio e fa risuonare l’inno di Mameli al velodromo di Roubaix, ma ci sono delle curiosità tecniche che devono trovare una menzione particolare. C’è una nuova Trek ed è la nuova Domane. E poi il monocorona anteriore e qui c’è uno sdoganamento in senso assoluto. Siamo a Roubaix e abbiamo rubato qualche scatto.

La Trek sull’ammiraglia prima della partenza
La Trek sull’ammiraglia prima della partenza

Una nuova Trek Domane?

Tutto ci porta a scrivere che quella vittoriosa è l’ultima versione della Trek Domane, la bici sviluppata dal brand americano e specifica per la Paris-Roubaix. Di sicuro è stato ripreso il concetto dell’IsoSpeed posteriore, tra piantone, tubo orizzontale e foderi obliqui (con un nuovo shape), con tutta probabilità, invece, scompare il dissipatore anteriore. L’IsoSpeed coinvolge il design totale del nodo sella e del seat-post. Inoltre, il primo impatto estetico ci mostra una bici piuttosto compatta nella sezione centrale e posteriore, con una “forcella più aperta”.

Dalla piattaforma Emonda

Lo sterzo, il profilato obliquo e il design dell’orizzontale richiamano da vicino la Emonda, con quello sviluppo aero concept che accomuna l’ultima generazione delle biciclette Trek.

Ci sono le ruote Bontrager full carbon con profilo da 37 millimetri e tubeless da 30 millimetri di sezione, una scelta che trova conferme anche nell’intervista fatta qualche giorno a dietro a Mauro Adobati, meccanico del Team Trek-Segafredo. I tubeless sono Pirelli PZero Race, ma di sicuro in edizione “non ufficiale”.

Sram Red AXS con monocorona

Se la trasmissione Sram a 12 rapporti non rappresenta una novità, la vittoria di una bici con single speed anteriore lo è. Corona piena da 52 denti con guida K-Edge e pignoni posteriori con scala 10/33. C’è il power meter Quarq. Inoltre la Longo Borghini ha utilizzato i pulsanti Blips sulla piega manubrio, molto sfruttati lungo i settori di pavé.

Elisa ha utilizzato un body Santini
Elisa ha utilizzato un body Santini

Abbigliamento non banale

Elisa Longo Borghini ha utilizzato un body Santini, ben visibile nelle immagini, con le finiture delle maniche comuni a quella utilizzata per i capi specifici da cronometro. Questa è un’ulteriore conferma della ricerca del dettaglio e di una categoria, quella dell’abbigliamento tecnico, soggetta ad una evoluzione davvero importante anche in ambito femminile.

Canyon Endurace CF All-Road, il test

13.04.2022
6 min
Salva
Il test della nuova Canyon Endurace in versione CF 7 All-Road. L'abbiamo anche portata in gara alla Granfondo Strade Bianche.

Dopo aver rinnovato la piattaforma Endurace, Canyon introduce la versione CF 7 All-Road, quella per i tanti utilizzi e diverse interpretazioni, il modello Endurace che maggiormente si avvicina al segmento gravel. L’allestimento standard prevede le gomme con design multipuntinato e una larghezza da 35 millimetri, ma noi l‘abbiamo provata anche in una configurazione racing.

Il nostro test vede anche la partecipazione alla Granfondo Strade Bianche.

La stabilità della Endurace è uno dei punti di forza (@chiara_redaschi foto)
La stabilità della Endurace è uno dei punti di forza (@chiara_redaschi foto)

Canyon Endurace, comfort e non solo

L’obiettivo principale è quello di avere una bicicletta comoda sulle lunghe distanze e capace di sfruttare una geometria non estremizzata. Il risultato è un mezzo versatile, adatto ad affrontare le strade sterrate e fuori porta, non troppo complicate, ma che non dimentica il dna racing di Canyon.

Il frame e la forcella mettono sul piatto una grande elasticità nelle risposte, al pari di stabilità ed equilibrio tra le parti. L’avantreno non è mai nervoso e si guida bene anche dopo tante ore di sella, preciso e senza vibrazioni. Il retrotreno e il corpo centrale della bici contengono le vibrazioni, a vantaggio di comfort, piacere di guida e stabilità.

L’allestimento

Si tratta di un tessuto composito Canyon di matrice CF, per frame e forcella. La tecnologia monoscocca collima con un’applicazione specifica del carbonio, che vuole amplificare e sfruttare l’elasticità del progetto, insieme alle geometrie dedicate alla disciplina endurance.

Tutto il cockpit è firmato Canyon, con stem e piega in alluminio (l’attacco manubrio è da 1”/1,4, ovvero con un diametro di 31,8 millimetri) e un reggisella da 27,2 millimetri. Quest’ultimo è classico, con fusto in composito. A nostro parere il nuovo progetto Endurace si sposa alla perfezione con il seat-post VCLS 2.0, quello sdoppiato per intenderci, componente che aumenterebbe ulteriormente il potere smorzante della sezione alta della bici.

La trasmissione è Sram Rival AXS, 48/35 e 10/36. Le ruote sono DTSwiss Endurance LN in alluminio, gommate Shwalbe G-One tubeless. La sella è la Fizik Argo Tempo da 150 millimetri di larghezza. La bicicletta ha un prezzo di listino di 2999 euro e a nostro parere può sfruttare un rapporto ottimale con la qualità complessiva del prodotto.

Test con doppia configurazione

Dopo aver preso confidenza con la Canyon Endurace nella sua versione originale, abbiamo voluto “estremizzare” la prova della bici portandola alla Granfondo Strade Bianche di Siena.

Per questo motivo abbiamo montato delle ruote leggere in carbonio (Deda RS4 DB con pneumatici Schwalbe Pro One tubeless), sfruttando una configurazione più stradale. La volontà è stata quella di usare una bicicletta che non conosce limiti di percorso e di interpretazione, immedesimandosi nell’utente finale che potrebbe pedalare la Endurace con qualsiasi tipologia di ruota ed allestimento.

L’arrivo in Piazza del Campo a Siena
L’arrivo in Piazza del Campo a Siena

Perfetta per buona parte degli amatori

Questa Endurace potrebbe essere la bici perfetta per fare un po’ di tutto e per gli amatori che amano le lunghe e lunghissime distanze. E’ comoda e offre dei vantaggi in termini di guida, perché è facile e stabile anche sui fondi sconnessi. Ha una geometria vantaggiosa, sfruttabile e che aiuta ad un’impostazione comoda.

Si risparmiano energie, non ci si stanca in modo eccessivo a causa delle tensioni che si generano nella parte alta del corpo e asseconda eventuali errori nelle fasi di guida maggiormente tecniche. Inoltre si adatta al meglio ad una eventuale configurazione racing.

Ripaga nel lungo periodo

La Canyon Endurance non ha il compito di essere una bicicletta per gli sprint e per i continui cambi di ritmo. Ci piace categorizzarla come una bici progressiva, più lunga nelle risposte e che ripaga nel medio e lungo termine. Non è una piuma, la configurazione originale si avvicina ai 9 chilogrammi e quella utilizzata per la Strade Bianche si abbassa poco sotto gli 8, ma proprio per le sue qualità di trazione e bilanciamento non ha paura delle salite arcigne dove si pedalata parecchio scaricando tutto il peso sulla bici. Anche in discesa è un bel cavallo da battaglia e sa anche essere veloce.

In conclusione

E’ difficile trovare un limite a questa bicicletta, che nasce per l’endurance, per essere versatile e conferma la bontà della piattaforma Endurace di Canyon. La trasversalità del suo concept dipende dal vestito che indossa e proprio le ruote (e gli pneumatici con una gestione adeguata) fanno la differenza.

Non è una bicicletta gravel, certo, la si può usare sulle strade battute e in quei contesti che definiamo “gravel leggero”, ma a nostro parere l’accostamento e una sorta di confronto, vanno fatti con una bici stradale vera e propria.

Canyon

SuperSix Evo fra cross e gravel: trovate le differenze

29.03.2022
7 min
Salva

Cannondale è una delle pochissime aziende a proporre lo stesso framekit (SuperSix) con una doppia configurazione e vocazione. Questi due fattori sono decisivi per categorizzare la bicicletta, per capirne il carattere, le performance e contestualizzare il prodotto nel suo ambiente ideale. La componentistica cambia il mezzo? Di sicuro, ma i feedback sono tutt’altro che banali e meritano di essere approfonditi.

Evo CX, quella per il cross

L’abbiamo provata a fondo nel corso dei mesi di dicembre e gennaio, non di rado l’abbiamo portata a gareggiare sui campi di ciclocross. Si tratta di una bicicletta eccellente sotto tanti punti di vista, che potrebbe ulteriormente migliorare alcune sue caratteristiche con un allestimento maggiormente race. E’ comunque leggera, grazie ad un telaio e ad una forcella che, anche senza il carbonio HM, fanno segnare dei valori di peso molto interessanti. E’ reattiva e davvero agile, tutte caratteristiche apprezzabili nel fango e non solo.

Silvia Persico in azione ai tricolori di ciclocross, che ha vinto con la versione CX
Silvia Persico in azione ai tricolori di ciclocross, che ha vinto con la versione CX

Allestimento e dettagli

La componentistica parte dalla trasmissione Sram Force 1×11 con guarnitura Cannondale in alluminio, cockpit Cannondale in lega e sella Fabric. Le ruote hanno i cerchi DTSwiss in alluminio, ma con mozzi Formula. Le gomme sono Vittoria da 33.

Abbiamo rilevato un valore alla bilancia di 8,3 chilogrammi: poco per essere una bici da cx e semplice da alleggerire (anche senza svenarsi). La ruota posteriore ha una campanatura specifica per questa piattaforma, spostata di 6 millimetri rispetto alle ruote e raggiature standard (comune anche alla SE). Montare una ruota tradizionale è possibile, ma risulterebbe completamente disassata rispetto al tubo del piantone. Inoltre è una delle bici da ciclocross che dà il via in maniera ufficiale alla “grande spaziatura” tra tubi (del carro e della forcella) e pneumatici. Il suo prezzo di listino attuale si attesta a 4.499 euro.

La SE per il gravel

E’ quella destinata al gravel e permetteteci la considerazione: “gravel racing” senza dubbi. Lo dicono il telaio, il design e lo shape delle tubazioni, così come le taglie e le geometrie. Rispetto alla sorella CX, cambia completamente l’allestimento e così anche le prestazioni una volta messa in carreggiata, su asfalto, oppure offroad. La doppia corona davanti e tutto il comparto ruote fanno una grande differenza.

La SE, l’abbiamo portata anche sui campi gara
La SE, l’abbiamo portata anche sui campi gara

La componentistica della Evo SE

La trasmissione è Sram, modello Rival AXS a 12 rapporti con doppia corona anteriore. In molte situazioni, proprio la doppia corona gli permette di essere al pari di una bici endurance e considerando la bontà complessiva del prodotto, anche superiore e più versatile. Ha il 46-33 davanti (40 denti invece per la corona della CX) e un pacco pignoni a 12 speed 10-36, una soluzione che permette di andare quasi ovunque e gestendo lo sforzo.

Molto buono l’abbinamento ruote/pneumatici (DT Swiss 1600 Spline tubeless ready e gomme Vittoria Terreno Dry TNT da 40), decisamente scorrevole, sostanzioso ed affidabile, adatto anche ai contesti ambientali esigenti. Come per la versione CX, è possibile montare coperture fino a 45 millimetri di sezione, senza sacrificare la luce di passaggio della ruota. La sella è la Prologo Dimension 143, piuttosto corsaiola. Il prezzo di listino è di 4.999 euro e abbiamo rilevato un peso di 8,7 chilogrammi.

Confronto e feedback

Riteniamo la Cannondale SuperSix Evo in entrambe le versioni, una bicicletta da gara e a tratti una buona bici road che veste i panni off-road. E’ ovvio che le quote geometriche, in particolare l’apertura frontale, fanno una grossa differenza nella guida, ma è pur vero che questa bicicletta invita a spingere, a guidare ed essere veloci anche sullo sterrato. Il binomio tra l’angolo dello sterzo e l’off-set pronunciato della forcella, sono un vantaggio che porta tanta stabilità e sicurezza nelle fasi di guida aggressiva. In velocità e sullo sconnesso le gomme fanno la differenza.

Cannondale SuperSix EVO SE
Cannondale SuperSix EVO SE

Gomme da 40 e DNA race

Può sembrare un’affermazione banale, ma che porta a fare delle considerazioni ad ampio spettro. Questa Cannondale è una bici aggressiva e talvolta una gomma da 33 (quella specifica per il ciclocross) può diventare un limite. Bisogna essere abituati ai colpi che si prendono nella disciplina del cx, saper gestire le pressioni basse dei tubolari e dei tubeless è necessario capire lo scivolamento della bici sul viscido.

La gomma da 40 in dotazione alla versione SE può essere un vantaggio, perché ha un potere ammortizzante maggiore ed ha un range di personalizzazione maggiore, rispetto ad una da 33. Inoltre aggiunge quella dose di comfort; quando si dice che il “comfort va a favore della performance”. E poi le ruote DT Swiss con mozzi Spline, se pur in alluminio, sono valide e molto versatili. La gomma panciuta aiuta quando si è veloci e la trasmissione della SE aiuta a prendere velocità.

Doppia davanti, buona per tutto

Con tutta probabilità la SE diventa utilizzabile e gratificante su strada (con le gomme adeguate), nel ciclocross (con gli pneumatici adatti) e ovviamente nel gravel. Una versatilità che è merito anche della trasmissione. Abbiamo portato la SE nei tre diversi ambienti, sì anche nel ciclocross.

Il plateau da 46 non è semplice da tirare nei tracciati duri, ma i 12 rapporti aiutano e non poco, così come lo “scarico” di una corona da 33. Si può sfruttare molto bene una linea catena di buon livello, soprattutto per i rapporti centrali. In molti casi si può sfruttare solo la deragliata, risparmiando le cambiate del retrotreno. Non è da sottovalutare, considerando quanto in fretta si consumano i pignoni con l’utilizzo sullo sterrato.

In conclusione

Al di là delle preferenze soggettive e legate ad un utilizzo specifico, la SE è una sorta di bici che va bene per fare tutto, facendolo bene. Questa sua caratteristica conferma che la piattaforma SuperSix Evo di Cannondale è azzeccata e diventa un riferimento per chi vuole una bici race e non si vuole distaccare in maniera eccessiva dal segmento road. Anche i due prezzi di listino, molto vicini tra loro, danno modo di discutere ed argomentare a 360° le diverse scelte, fatte in base alla volontà di utilizzo e pieno sfruttamento delle potenzialità della bicicletta.

cannondale