La trasmissione Sram AXS è sulla bici in 40 minuti

21.06.2023
5 min
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I passaggi principali del montaggio della nuova trasmissione Sram Force AXS

REGGIO EMILIA – Nell’epoca più moderna delle trasmissioni, non solo quelle con un marcato orientamento racing, Sram ha completamente rimosso i cablaggi della trasmissione. Questo fattore ha contribuito a cambiare quasi completamente le operazioni di montaggio, manutenzione e gestione delle trasmissioni stesse, ma ha cambiato anche il modo di disegnare i telai ed alcuni componenti della bicicletta (ad esempio i manubri).

Siamo stati da Beltrami TSA, che è diventato ufficialmente il distaccamento operativo di Sram in Italia e con Lorenzo Spotti, coordinatore del Servizio Assistenza abbiamo approfondito l’argomento del montaggio di un nuovo gruppo Sram Force AXS, concentrandoci per ora sulla trasmissione vera e propria.

Lorenzo Spotti ci ha spiegato nel dettaglio ogni singolo pezzo
Lorenzo Spotti ci ha spiegato nel dettaglio ogni singolo pezzo

La nuova trasmissione Force AXS

Questa e’ una sorta di prima puntata ed il soggetto principale è il montaggio dell’ultima versione del Force AXS su un kit telaio Factor One. Il nostro obiettivo e’ quello di separare in modo netto le peculiarità della trasmissione, da quelle dell’impianto idraulico dei freni.

Con Lorenzo Spotti abbiamo condiviso una giornata di lavoro, testimoni felici e sorpresi della facilità di montaggio della trasmissione e della semplicità di abbinamento dei diversi componenti in gioco.

Logo “olografico”, distintivo del nuovo Force e le corone mutuate dal Red
Logo “olografico”, distintivo del nuovo Force e le corone mutuate dal Red
Quanto tempo è necessario per il montaggio, sulla bicicletta, di un sistema Sram AXS?

Dai 30 ai 40 minuti per la trasmissione nella sua completezza ed escludendo l’idraulica dei freni a disco, che invece risulta più complessa. Di solito le complicanze arrivano dalla passaggio interno alle tubazioni del telaio stesso e dei manubri, non dall’impianto. Inoltre è doveroso sottolineare che le trasmissioni Sram di natura AXS con scambio dei dati wireless con brevetto Sram, hanno la medesima tempistica e si basano sugli stessi passaggi di associazione dei diversi componenti.

Una fase di associazione “a secco”
Una fase di associazione “a secco”
Ci sono delle differenze tra un Red eTap AXS e un nuovo Force, ovvero tra un top di gamma e quello che consideriamo un gruppo della fascia media?

Le differenze sono solamente due ed in realtà possiamo racchiuderle in una sola. Per il nuovo Sram Force AXS è stata adottata un’architettura delc omando che è simile a quella del Rival, il che ha obbligato a cambiare la porzione superiore del manettino. Rispetto alla versione precedente e al Red attuale, è stato rimosso il registro di contatto delle pastiglie.

L’accoppiamento dei vari componenti può avvenire anche prima che vengano montati sul telaio?

Si certo, anzi è un’operazione che viene consigliata. Inoltre grazie alla app AXS è possibile completare la configurazione dei componenti, con eventuali aggiornamenti, ancor prima di procedere con il montaggio sul telaio.

Dopo neppure un’ora si procedeva con la fase di micro settaggio della trasmissione
Dopo neppure un’ora si procedeva con la fase di micro settaggio della trasmissione
Tra le peculiarità degli Sram AXS c’è la comunicazione Bluetooth, senza cavi per la trasmissione. Esiste un pericolo di disaccoppiamento e di perdita del segnale?

No, non esiste questo pericolo e neppure quello relativo ad interferenze di varia natura. In fase di sviluppo ed elaborazione dei primissimi prototipi, parliamo di diversi anni a dietro, i test condotti sul campo hanno preso in esame queste due problematiche, portando le trasmissioni AXS all’interno di zone militari, note per le interferenze che creano. Questa procedura ha aiutato a creare un protocollo di schermatura molto affidabile.

L’assenza dei cablaggi è un vantaggio non da poco
L’assenza dei cablaggi è un vantaggio non da poco
E’ possibile combinare tra loro i diversi componenti dei vari sistemi, Red con Force, Force con Rival eccetera?

Si ed è uno dei vantaggi delle trasmissioni Sram AXS, anche nell’ottica di una versatilità enorme. Pensiamo ad esempio alle tante combinazioni tra le varie discipline, oppure all’utilizzo del monocorona. Tutti i sistemi sono compatibili tra loro e perfettamente interfacciabili.

Le due corone non sono separate tra loro, abbinate alla pedivella con 8 bulloni in ergal
Le due corone non sono separate tra loro, abbinate alla pedivella con 8 bulloni in ergal
Ci sono delle operazioni che aiutano a preservare l’integrità e la massima efficienza della trasmissione AXS?

Ogni trasmissione Sram AXS, che sia Red, Force oppure Rival, con tutte le diversità e variabili in base alla categoria del prodotto è pensata per durare nel tempo. Ma è pur vero che una trasmissione in generale e ogni singolo pezzo che ne fa parte è soggetta ad un’usura esponenziale. Sostituire la catena prima che raggiunga il massimo grado di usura è un fattore da considerare. Inoltre è fondamentale usare prodotti di pulizia ed ingrassaggio in modo adeguato, di ottima qualità e non aggressivi.

La catena Sram 12v con disegno Flat Top
La catena Sram 12v con disegno Flat Top
E’ possibile quantificare la vita media di una trasmissione Sram Force AXS (oppure AXS in generale) di ultima generazione?

Come accennato in precedenza una trasmissione Sram e’ concepita per durare e per essere efficiente. Per questo è difficile quantificare la vita di una AXS, che a parità di utilizzo con una trasmissione meccanica di pari categoria è più longeva. Ad esempio le nuove catene Flat Top, hanno una vita media superiore a quelle “vecchie” con disegno standard. Dipende dalle condizioni di utilizzo, dalla manutenzione e dal tipo di percorsi che si affrontano. La durata e l’efficienza dipendono dalla stagione, dal modo di pedalare e di cambiare rapporto. Se esaminiamo la catena. Troviamo alcune di queste che a 20.000 chilometri hanno ancora margine di utilizzo, altre che a 10.000 sono finite per via di una manutenzione non adeguata.

Dopo 100 chilometri solo una microregolazione posteriore, molto bene
Dopo 100 chilometri solo una microregolazione posteriore, molto bene
Passando invece al power meter Quarq, c’è una batteria consigliata che permette di sfruttare e pieno le potenzialità dello strumento?

Una regola, ma anche un consiglio che vale per tutti quei dispositivi che funzionano con le batterie a moneta, è di non utilizzare le batterie dotate del dispositivo anti-ingoio. E’ una patina che diventa amara a contatto con la saliva, ma che al tempo stesso limita la massima trasmissione di energia verso alcuni contatti elettrici.

Sram

AXS oppure meccanico, è il nuovo Sram Apex 1×12

15.06.2023
6 min
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Sram lancia la nuova versione del suo sistema entry level per eccellenza, ovvero l’Apex. Rispetto al passato la parte legata alla trasmissione viene completamente stravolta e sarà proposta in due versioni, quella AXS con funzionamento wireless, quella meccanica DoubleTap a filo.

Il nuovo Sram Apex è solo nella combinazione 1×12 e si rivolge ad un’interpretazione gravel, bikepacking e adventure. Entriamo nel dettaglio e lo facciamo con l’aiuto del Product Manager di Sram John Paul McCarthy, che ha contribuito in modo importante allo sviluppo del nuovo Apex.

Quanto tempo ha richiesto lo sviluppo della nuova piattaforma Apex?

Ben 8 anni di lavoro. Nel mezzo c’è stato il Covid e in quel periodo le priorità sono state altre.

Da 8 anni a questa parte i telai sono cambiati molto, o comunque le ultime generazioni di bici sono molto diverse da quelle di 10 anni fa. Il nuovo Apex ha tenuto conto delle tante diversità?

E’ vero, le ultime generazioni di framekit sono molto diverse se paragonate a quelle di 8/10 anni fa. Pensiamo all’integrazione, solo per fare un esempio, ma anche le trasmissioni elettroniche hanno contribuito a modificare alcuni modi di disegnare e costruire. Le stesse trasmissioni AXS wireless non hanno cavi e cablaggi, tan’è vero che qualche costruttore ha disegnato delle bici apposite senza fori per i cavi. Ma è necessario considerare che il nuovo Sram Apex si rivolge ad una categoria ben precisa di prodotti e di utenti, concettualmente è slegata dai top di gamma. Proprio durante il suo sviluppo abbiamo tenuto conto di alcune importanti variabili, come il fatto che ad oggi è più facile montare una trasmissione meccanica su una bici entry level.

Nell’era delle trasmissioni di matrice elettronica è stata sviluppata anche una trasmissione meccanica. Quale è il motivo?

Partendo dal presupposto che il focus del nuovo gruppo Sram è il gravel in tutte le sue forme, con la monocorona e la necessaria versatilità, il nuovo Apex vuole tenere in considerazione anche un prezzo vantaggioso. Al pari di questo, il secondo obiettivo è quello di accontentare una schiera di utilizzatori che mantengono un feeling elevato con le trasmissioni meccaniche.

Il comando meccanico non dedicato alla cambiata (foto Sram)
Il comando meccanico non dedicato alla cambiata (foto Sram)

Il nuovo Sram Apex

Il design dei comandi AXS adotta la stessa architettura dell’ultima versione Force, per un disegno che a tutti gli effetti tende ad accomunare la famiglia delle trasmissioni Sram. Lo vedremo in futuro anche sul Red? Staremo a vedere. Di fatto il nuovo Apex AXS eTap è una trasmissione 1×12 con funzionamento wireless. Le leve dei manettini sono in alluminio e hanno una corsa regolabile, proprio come per il nuovo Force. Cambiano leggermente quelli della versione meccanica, con le leve che hanno un arrotondamento maggiore e hanno il pulsante di cambiate DoubleTap solo sul manettino di destra. Anche le leve del cambio meccanico agiscono sull’impianto idraulico dei freni. Non esiste un impianto frenante a filo.

Il bilanciere posteriore è di matrice XPLR (acronimo di Explorer), ottimizzato per il funzionamento con cassette che arrivano fino a 44 denti (pignone più grande), ed incorpora la frizione di blocco del braccetto. In puro stile mtb. La batteria del cambio posteriore è perfettamente compatibile con le altre trasmissioni Sram della gamma AXS. Le cassette dei pignoni Apex a 12 velocità disponibili sono: 10/44, 10/36 e 11/44.

Il manettino AXS (foto Sram)
Il manettino AXS (foto Sram)

Cambio Eagle AXS

C’è anche il cambio posteriore in versione Eagle AXS, una soluzione che è perfettamente integrata nell’ecosistema Sram AXS e che permette di montare pignoni che arrivano a 52 denti. Discende in modo diretto dalla famiglia Eagle mtb.

I medesimi concetti vengono ripresi anche per la versione meccanica, ovvero con il bilanciere tradizionale (senza batteria e senza parti elettroniche) e quello in versione Eagle.

La guarnitura è in alluminio ed è comune ai due sistemi. Ha il diametro dell’asse maggiorato (DUB, proprio come i fratelli maggiori) e utilizza le corone X-Sync con i denti larghi (38, 40 e 42 denti, 44 e 46). La soluzione è voluta per trattenere la catena, specialmente nelle situazioni di off-road complicato. La linea della catena è stata maggiorata, in modo da non contrastare negativamente gli pneumatici larghi (per quei telai che prevedono gomme particolarmente voluminose). La catena ha il design Flattop utilizzato per gli altri sistemi di ultima generazione Sram, è in acciaio.

E poi l’impianto frenante che si ispira proprio a quello della mtb. Gli impianti sono idraulici e usano il liquido DOT. Le pinze sono in alluminio, non sono un blocco unico, ma due sezioni che si uniscono tra loro. Sono perfettamente compatibili con gli altri sistemi idraulici Sram (così come le pastiglie). Inoltre l’impianto frenante del nuovo Sram Apex è compatibile anche le leve freno adatte ad un utilizzo commuting, per i manubri flat.

C’è anche il power meter

Come per una delle versioni del Rival, anche l’Apex ha il suo misuratore di potenza. E’ integrato nell’asse passante ed esamina la potenza espressa sulla pedivella sinistra (quella senza corone-non drive). Necessita di una batteria stilo AAA per una durata dichiarata di più d 400 ore. Le lunghezze disponibili, così come per tutte le pedivelle Apex sono: 165 e 170, 172,5 e 175 millimetri.

Il power meter della serie Apex (foto Sram)
Il power meter della serie Apex (foto Sram)

Le altre cose da sapere

La nuova trasmissione Sram Apex ha un valore alla bilancia dichiarato di 2.900 grammi nella configurazione AXS XPLR, di 3.190 grammi nella configurazione Eagle. Il pacchetto meccanico ha un peso dichiarato, rispettivamente di 2.882 e 3.072 grammi. I prezzi dei gruppi completi sono diversi, perché è necessario considerare le numerose variabili dei componenti. Solo per fare alcuni esempi si va dai 1.126 euro delle versione XPLR meccanica, ai 1.370 euro dell’Apex AXS XPLR. Nelle versioni Eagle ci vogliono 1.095 euro di listino per la versione meccanica, 1.450 euro per quella AXS.

Il nuovo Apex AXS è compatibile con i pulsanti di funzionamento remoto della trasmissione, ma solo con Blips Wireless.

La disponibilità del sistema AXS è immediata, mentre per la versione meccanica è necessario attendere la fine dell’estate.

Sram

Cuore e gambe, ma contano anche le scelte dei rapporti

31.05.2023
6 min
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Al termine del Giro d’Italia siamo entrati nel dettaglio delle biciclette da salita e delle relative scelte tecniche, quelle utilizzate dai protagonisti. Ora cerchiamo di analizzare gli sviluppi metrici dei rapporti più utilizzati dai pro’ sulle strade della corsa rosa.

Cuore e testa, gambe e polmoni. Carattere, forza e determinazione e quella fame di vittoria, sono i primi aspetti che appartengono ad un campione, ma non è solo questo. Oggi le scelte tecniche a disposizione degli atleti sono tante e possono diventare l’ago della bilancia, ma è importante adattarle in maniera ottimale alle proprie esigenze.

La S5 usata da Roglic a Roma, la trasmissione è la stessa usata da Van Aert alla Sanremo 2023
La S5 usata da Roglic a Roma, la trasmissione è la stessa usata da Van Aert alla Sanremo 2023

Scelte tecniche? Tante variabili in gioco

Abbiamo analizzato le scelte tecniche dei protagonisti che si sono dati battaglia sulle ultime e più importanti ascese del Giro. Abbiamo fatto una sorta di sovrapposizione dei rapporti (e relativi sviluppi metrici) dei gruppi Shimano e Sram, i due players principali che tecnicamente si sono contesi il podio.

Prima di entrare nel dettaglio è utile sottolineare ancora una volta che, il Giro d’Italia 2023 verrà anche ricordato come la prima corsa a tappe dove tanti corridori (non solo una cerchia ristretta) hanno utilizzato la monocorona per le prove contro il tempo. Si sono visti dei “padelloni” da 60 e 62 denti (le prove con le corone da 64 denti sono già in atto). Una trasmissione gravel con la monocorona vince una frazione con l’arrivo in salita (l’ultima cronometro del sabato con il traguardo posto sul Monte Lussari). Non solo in salita però, dato che durante l’ultima frazione a Roma, Roglic ha usato una Cervélo S5 con monocorona anteriore e 12 rapporti posteriori.

Che piaccia o pure no, la corsa rosa di quest’anno è stata molto ricca sotto il profilo tecnico e tecnologico, un fattore che è destinato a far cambiare le convinzioni e le scelte in ottica futura, anche da parte delle stesse aziende che forniscono i materiali ai team.

Shimano e Sram a confronto

Abbiamo cercato di fare una sorta di confronto tra i rapporti più utilizzati in vista delle salite, considerando gli sviluppi metrici con il valore standard relativo al diametro delle ruote e i tubeless da 28 (quelli più usati in gruppo).

I pignoni più usati in salita partono dal 17, fino al 34 per i corridori Shimano, 33 e 36 per quelli Sram. Il pignone più grande talvolta non è neppure preso in considerazione (crisi a parte), perché la differenza viene fatta con il nono, decimo e l’undicesimo, grazie ad un compromesso ottimale tra sviluppo metrico, agilità e linea della catena. Inoltre i corridori Shimano hanno utilizzato il plateau anteriore 54-40, mentre gli atleti Sram hanno usato le corone 52-39 (scalata del Monte Lussari a parte).

I pignoni Shimano con scala 11-34 possono contare sul pignone da 30 (il penultimo), molto utilizzato con il 40, ma anche con il 54. Un incrocio poco ortodosso quest’ultimo, ma parecchio sfruttato con pendenze al di sotto del 6-7 per cento e nelle fasi di attacco alla salita. 17, 19, 21 e 24, 27 e 30, con sviluppi metrici per pedalata rispettivamente di 4,943, 4,423 e 4,002, 3,501, 3,112 e 2,801 metri.

Per i corridori che hanno utilizzato Sram (con la corona interna da 39) la scala dei rapporti è identica per i primi 4 pignoni, ovvero 17 e 19, 21 e 24 (con degli sviluppi metrici leggermente inferiori per via della corona da 39 denti), ma prevede il 28 invece del 27, con un “salto” importante per passare direttamente all’ultimo rapporto con 33 denti (pignoni Red). Lo sviluppo metrico della combinazione 39×28 è di 2,926 metri.

Le sovrapposizioni di Sram

Se analizziamo ogni singola combinazione, notiamo che le due trasmissioni sono piuttosto equilibrate negli sviluppi metrici, con differenze che oscillano tra i 40 e 50 centimetri, da un pignone a quello successivo. Nella logica dello scalatore, la presenza del 30 può essere un vantaggio, da sfruttare con la corona interna e con la catena sul 54. L’incrocio della catena 54×30 (Shimano) ha sviluppo metrico di 3,782 metri e non si sovrappone a nessuna delle combinazioni utilizzate con la corona da 40. L’incrocio 52×28 (Sram) sviluppa 3,901 metri, un valore identico alla combinazione 39/21 e di fatto si perde un’altro rapporto da sfruttare nelle condizioni di prestazioni massimizzate.

Un’altra sovrapposizione Sram, sempre considerando gli sviluppi metrici, si nota con l’utilizzo della scala pignoni 10-36, utilizzata da Roglic (con la doppia corona 52-39), che però ha come penultimo rapporto il 32. Infatti, con il 52 davanti ed il 32 dietro si ottengono 3,414 metri di sviluppo a terra, lo stesso della combinazione 39×24. La cassetta pignoni con il 32 è molto vantaggiosa sulle salite lunghe e con tratti ben oltre il 10 per cento, grazie ad uno sviluppo di 2,560 metri.

Monocorona e tutto cambia

Il capitano della Jumbo-Visma, per la scalata alle Tre Cime di Lavaredo (immagine di apertura) ha utilizzato una Cervélo R5 preparata con la trasmissione XPLR (10-44 posteriore) e monocorona anteriore da 42 denti, la stessa utilizzata il giorno successivo per la scalata al Monte Lussari.

Prendendo in considerazione gli ultimi 5 pignoni notiamo una scala progressiva: 24 e 28, 32 e 38, per poi arrivare al 44 come ultimo: 3,640 e 3,120, 2,730 e 2,299, sono i rispettivi sviluppi metrici con le ruote adottate da Roglic (considerando anche le gomme da 25), senza dimenticare lo sviluppo metrico dell’ultima combinazione (42×44) di 1,985. Volendo fare un raffronto con l’ultima combinazione che aveva a disposizione Thomas, 34×34, il gallese poteva contare su uno sviluppo di 2,101 metri (con i tubeless da 28), maggiore di soli 11 centimetri rispetto allo sloveno.

Le scelte tecniche hanno influenzato il risultato finale? La risposta è si. Roglic ha utilizzato dei rapporti con uno sviluppo metrico inferiore (quindi per ogni singola pedalata percorreva meno strada). Il vincitore della maglia rosa, nel corso delle tappe più dure, ha avuto maggiori possibilità di sfruttare il suo modo di pedalare, molto più agile rispetto a Thomas, Almeida ed tutti gli altri, aumentando così la strada percorsa in un tempo più breve. Sull’ascesa al Monte Lussari, Roglic ha fatto segnare un valore medio di poco superiore alle 90 rpm, Thomas di poco superiore alle 80. Centimetri che sono diventati metri, non molti, ma che sono stati tradotti in quei 14 secondi finali. E proprio una strategia adeguata alle caratteristiche del corridore nelle scelte tecniche potrebbe aver fatto la differenza.

Inaugurato in Beltrami TSA lo SRAM Italia Tech Center

17.05.2023
4 min
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E’ stato inaugurato lunedì 15 maggio a Reggio Emilia, presso la sede della commerciale Beltrami TSA, il nuovissimo SRAM Italia Tech Center. Uno spazio officina di oltre 200 metri quadrati nato dalla necessità di assicurare una maggiore “vicinanza” ed un servizio di assistenza al cliente relativamente ai prodotti Sram, ma anche Rock Shox, Truvativ, Zipp, Quarq e Time.

Ben dieci le postazioni per i meccanici previste, un magazzino meccanizzato e un laboratorio per la formazione del personale completano la “potenzialità” di questa struttura creata per venire pienamente incontro alle necessità dei clienti SRAM del nostro Paese.

200 metri di officina

Il nuovo SRAM Italia Tech Center rappresenta una tappa significativa nel percorso di crescita e di innovazione dell’azienda. La struttura, situata in un’area strategica, è stata progettata ed equipaggiata con estrema cura per fornire un ambiente di lavoro all’avanguardia e stimolante per i tecnici, i meccanici e per tutti coloro che sono e saranno direttamente coinvolti nell’operazione. La giornata di inaugurazione è stata caratterizzata da un programma intenso e serrato: tutti i partecipanti – giornalisti di settore, una selezione di rivenditori ufficiali Beltrami TSA ed alcuni influencer del brand – hanno avuto l’opportunità di visitare il nuovo centro e di scoprire le aree dedicate all’assistenza, ai test e allo stoccaggio della ricambistica ufficiale.

Durante la giornata sono poi intervenuti rappresentanti di SRAM (Mirko Porta e Alvise Rizzi) e di Beltrami TSA, che hanno avuto modo di esprimere la propria soddisfazione per il raggiungimento di questo importante traguardo, sottolineando l’impegno costante di SRAM nel realizzare e fornire prodotti di alta qualità, dalle prestazioni eccellenti, ed ideali per soddisfare le esigenze dei ciclisti di tutto il mondo.

Da sinistra a destra, Mirko Porta, Salvatore Miceli e Graziano Beltrami (entrambi di Beltrami TSA) e Alvise Rizzi di Sram Europe
Da sinistra a destra, Mirko Porta, Salvatore Miceli e Graziano Beltrami (entrambi di Beltrami TSA) e Alvise Rizzi di Sram Europe

Obiettivo raggiunto

L’inaugurazione del nuovo SRAM Italia Tech Center rappresenta un importante capitolo nella storia dell’azienda americana nel nostro Paese: un vero e proprio punto di riferimento tecnico per la comunità ciclistica italiana. Grazie a questa nuova struttura, realizzata in collaborazione con Beltrami TSA, e collocata in un’area all’interno della stessa realtà commerciale emiliana, si potrà continuare a fornire un supporto tecnico ancora più efficiente e qualificato ai clienti SRAM

Questa collaborazione permette di fare un grande passo in avanti nell’assistenza
Questa collaborazione permette di fare un grande passo in avanti nell’assistenza

«Quello che abbiamo appena inaugurato – ha dichiarato a bici.PRO Graziano Beltrami – è per tutti noi il raggiungimento di un obiettivo di notevolissima importanza. Meglio, si tratta di un nuovo punto di partenza per la Beltrami TSA. Un avvio verso nuove sfide ancora più significative ed ambiziose. Vogliamo principalmente ringraziare tutti i rivenditori che in questi ultimi anni hanno riposto in noi la propria fiducia. Sia per quanto riguarda le vendite quanto per il delicato aspetto dell’assistenza tecnica: sono loro che ci hanno permesso di arrivare a questo importantissimo traguardo».

Sram

Beltrami TSA

Giant Revolt X Advanced Pro, anche questo è gravel

10.05.2023
5 min
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DORMELLETTO – La Giant Revolt X Advanced Pro è una bicicletta gravel con la sospensione anteriore, con il reggisella telescopico e con una geometria che offre dei vantaggi notevoli. E’ una sorta di bicicletta “tutto-terreno” che fa pedalare ovunque e senza paura.

Abbiamo avuto il piacere di usarla per una giornata, portandola nel magnifico contesto del Parco dei Lagoni di Mercurago, nei pressi di Arona e vicino al Lago Maggiore. Approfondiamo le sue peculiarità.

Giant Revolt X, quando si dice di una bici divertente (foto Mirrormedia-Giant)
Giant Revolt X, quando si dice di una bici divertente (foto Mirrormedia-Giant)

Rigida, no grazie

La categoria gravel è come una grande famiglia, dove tutti riescono a trovare un motivo di divertimento, di sfogo e dove la tecnica del mezzo meccanico mette tutti d’accordo. Ci sono gli stradisti che “magari” approcciano le ruote tassellate per la prima volta, lontano dall’asfalto e immersi nella natura. Ci sono i pedalatori alle prime armi, ma ci sono anche i bikers esperti che apprezzano quella sorta di mondo di mezzo rappresentato dal gravel, un po’ strada e un po’ mtb.

La Revolt X è anche la degna rappresentante delle diverse possibilità che offre Giant per gli utenti del gravel, perché se è vero che ci sono quelli che vogliono la bicicletta completamente rigida, è altrettanto vero che ci sono i ciclisti che con la gravel vogliono osare di più, spostandosi ai limiti più estremi del gravel che quasi sfocia nella mtb con una buona dose di tecnica. Ed ecco che in un contesto del genere la forcella ammortizzata (una Fox32 con 4 centimetri di escursione) e un reggisella telescopico con 25 millimetri di affondamento (che non è mai completamente bloccato, con l’obiettivo di dissipare continuamente), fanno davvero la differenza.

Non sono da dimenticare le gomme, perché di base ci sono delle sezioni da 50, ma si possono montare coperture fino a 53 millimetri di larghezza. Proprio le gomme grandi aiutano quando ci si dimentica di far ammortizzare la forcella, oppure ci si dimentica di abbassare il telescopico nei passaggi con qualche saltino, tra un sasso e l’altro.

La forcella lavora, eccome se lavora (foto Mirromedia-Giant)
La forcella lavora, eccome se lavora (foto Mirromedia-Giant)

Nulla la può fermare

Con un mezzo così dotato, nei termini di componentistica e grazie alle sue geometrie, i limiti diventano quelli dell’utilizzatore e non quelli della bicicletta. Si tratta di un mezzo che non si ferma davanti a nulla, che passa sulle radici come se niente fosse ed è parecchio stabile. Ha un carro posteriore che copia bene il terreno, a tutto vantaggio anche di un risparmio di energie nel medio/lungo periodo. Servono anche a quelli preparati che si spingono verso i tracciati “quasi” estremi per questa bicicletta.

Può affrontare in tranquillità percorsi con un elevato tasso di tecnicità, anche quelli che anni a dietro si facevano con le mtb da 26. Anzi, con una Revolt X si è decisamente più veloci e sicuri.

Le quote geometriche, molto moderne se consideriamo in particolare un orizzontale allungato e uno sloop accentuato, si spingono verso una categoria endurance. Taglia per taglia c’è un passo totale accentuato. C’è un angolo del piantone che aiuta a portare il corpo sul carro posteriore. Troviamo un’apertura dello sterzo (dove è coinvolto tutto l’avantreno) che perdona qualsiasi indecisione e aiuta a stabilizzare la bici un po’ ovunque.

In conclusione

La Giant Revolt X non è una bicicletta per il gravel race così come lo vediamo oggi, dove anche le bici road (opportunamente equipaggiate) riescono a dire la loro. Una Revolt X è molto più divertente, perché è il punto di connessione perfetto tra il gravel con qualsiasi livello d’interpretazione e la mtb. Ma la Revolt X è anche una bicicletta totale. Non veloce come una road (non lo vuole neppure essere), ma sfruttabile su strada, sicura, stabile e gratificante ovunque la si porti.

Con le gommone grandissime il suo pane diventano i sentieri sterrati e dove è necessario avere anche un po’ di manico per finire la giornata con il sorriso stampato in faccia.

Come per tutte le bici che hanno un allestimento che mette insieme molte variabili (e qui sono diverse che devono combinarsi tra loro), ci vuole del tempo per capire come settare nel giusto modo ogni singolo componente.

Il prezzo di listino della versione che abbiamo provato è di 7499 euro, non proprio bruscolini, ma è giusto sottolineare le “tante cose” che si trovano su questa bicicletta. Telaio full carbon e sospensione anteriore, reggisella telescopico e ruote in carbonio CXR X1 (davvero ottime e si sposano alla perfezione con la bici nella sua totalità), oltre alla trasmissione Sram Force AXS 1×12. Non manca davvero nulla.

Giant Bicycles

Felt AR FRD, l’animo racing non si dimentica

12.04.2023
7 min
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Il test completo della Felt AR FRD

Una bici Felt offre sempre degli spunti davvero interessanti, perché ha la competizione nel DNA, perché le sue biciclette vanno ben oltre i canoni attuali in fatto di design.

Abbiamo provato l’ultima generazione della AR, ovvero la bici aero concept, una delle primissime ad utilizzare un blend di fibre composite che includono anche il tessuto TexTreme. Entriamo nel dettaglio.

La velocità nelle sue corde come vuole il progetto AR
La velocità nelle sue corde come vuole il progetto AR

La fibra TexTreme

Il tessuto TexTreme viene combinato con il carbonio UHC Ultimate ed ha l’obiettivo di alleggerire la struttura, rinforzandola al tempo stesso e aumentando le performances meccaniche. E’ un filato di origine composita, è flessibile e semplice da gestire durante le fasi di taglio delle pezze di carbonio. Non si sfilaccia e questo gli permette di non modificare le sue qualità tecniche.

Nel caso della Felt AR FRD è utilizzato per il telaio e anche per la forcella. Ma vediamo di seguito anche alcune considerazioni di Federico Macario, responsabile del reparto global marketing di Felt.

I quadri “grandi” del carbonio con TexTreme
I quadri “grandi” del carbonio con TexTreme
Perché avete deciso di utilizzare il tessuto TexTreme?

Felt ha iniziato ad utilizzare il carbonio TexTreme a partire dal 2013, testandolo sulle bici del team Argos-Shimano. TexTreme ci ha permesso di produrre componenti fino al 20% più leggeri, rispetto alle fibre di carbonio usate in precedenza. Le proprietà meccaniche sono migliori e permettono di ottenere superfici perfettamente levigate con fibre “più dritte” e meno arricciature, in modo da rendere i telai più resistenti e più leggeri. I telai FRD sono perfettamente lisci e levigati anche all’interno.

Quali vantaggi si hanno?

Questa fibra fornisce tutte le caratteristiche che ogni ciclista desidera in un telaio: peso inferiore, maggiore resistenza e incremento rigidità. Il carbonio TexTreme ha un motivo a “scacchiera” unico e decisamente caratteristico che è un marchio di fabbrica delle bici Felt top di gamma.

Quale è stata la sezione più difficile da disegnare e sviluppare?

La sezione frontale. Mettere insieme aerodinamica, rigidità strutturale, praticità e libertà di customizzazione del cockpit non è stato facile. In base alla priorità che si dà alle 4 variabili, il design e l’ingegnerizzazione cambiano radicalmente. In Felt, l’ordine di priorità che abbiamo deciso di dare è il seguente: libertà di customizzazione, rigidità, praticità ed aerodinamica.

Come mai?

Abbiamo scelto quest’ordine perché l’adozione di un cockpit integrato porta dei vantaggi minimi, rispetto alla possibilità di adottare lo stem della lunghezza corretta per la propria posizione. Poter sfruttare una posizione in sella migliore, più aerodinamica ed efficiente, comporta un vantaggio aerodinamico complessivo maggiore. Inoltre, lo stem proprietario della AR FRD offre valori di rigidità che sono un riferimento per la categoria.

Prodotta in Taiwan, ingegnerizzata in USA
Prodotta in Taiwan, ingegnerizzata in USA
E poi l’acronimo FRD. Cosa significa?

FRD sta per Felt Racing Development. E’ un “distintivo d’onore” che conferiamo solo ai telai più avanzati che emergono dal nostro R&D. Indica il fatto che abbiamo svincolato i nostri ingegneri da ogni ostacolo produttivo o di budget per creare qualcosa di veramente premium.

Delle vere macchine da corsa?

Possiamo dire così. I telai FRD richiedono tempi di sviluppo maggiori e storicamente vengono presentati mesi dopo il lancio della serie Advanced.

La versione Ultimate in test

Ultimate, ovvero la bicicletta al top del catalogo, con un prezzo di listino di 14.749 euro. Non è di sicuro a buon mercato, ma porta in dote una componentistica al top sotto ogni punto di vista. C’è una trasmissione Sram Red AXS (48-35 e 10-28). Ci sono le ruote Zipp 454 NSW e montano degli pneumatici Continental GP5000TR. La sella è la Prologo Dimension Nack 143 e la piega manubrio è la Zipp full carbon SL70 Aero della famiglia Service Course, ergonomico e con profilo superiore piatto. Il movimento centrale è CeramicSpeed.

C’è l’attacco manubrio in alluminio, un granitico blocco in lega dalle forme squadrate. E’ rigidissimo, fattore che si percepisce in modo esponenziale quando si rilancia la bici con il peso del corpo tutto in avanti. E poi c’è anche il “reggisella alare” full carbon. Proprio ai lati si notano le due fessure, che da una parte fungono da binario per la regolazione dell’altezza sella, dall’altra si presentano con due cover siliconiche per non sacrificare l’efficienza aerodinamica. Il valore alla bilancia rilevato è di 7,8 chilogrammi (senza pedali).

I nostri feedback

La Felt AR si conferma una bicicletta da agonista. La sua imponenza estetica, i suoi muscoli e il suo design hanno un senso ogni volta che si spinge a fondo. Si è vero, non è lo stereotipo della bicicletta da scalatore, le salite lunghe, arcigne e con lunghi tratti in doppia cifra non sono il contesto ideale dove le sue peculiarità possono emergere, eppure questa Felt AR va ben oltre la bici aero.

L’anteriore ha una rigidità che impressiona ed è particolarmente adatto a chi ama ricevere un supporto costante del mezzo proprio da questa porzione della bicicletta. E’ sempre brioso, a tratti nervoso e obbliga a tenere alta l’attenzione, ma non è instabile, neppure alle velocità molto alte e quando è necessario cambiare continuamente traiettoria. Negli inserimenti stretti la Felt AR è una lama rovente che entra nel burro. Si beneficia anche di un passo piuttosto corto in relazione alla taglia e alla tipologia di bicicletta. 98 centimetri di passo totale per una taglia 54 sono pochi.

I valori di reach e stack sono nella media, mentre lo sterzo è più corto (sempre considerando la media della categoria), perché 130 millimetri non sono molti. Una bicicletta così performante pretende un corretto setting biomeccanico, per stare bene in sella nel breve, medio e lungo periodo, ma anche per sfruttare le potenzialità della bicicletta.

Anche nelle salite di media lunghezza non delude
Anche nelle salite di media lunghezza non delude

In conclusione

La Felt AR è una bicicletta da agonista duro e puro. Lei inizia dove molte altre biciclette della stessa categoria finiscono ed iniziano a pagare dazio. Sul passo, in pianura e nei vallonati è un’arma. Aiuta nelle fasi di rilancio, a tenere alta l’andatura e in quei momenti dove contenere le dispersioni di energie può fare la differenza. E’ esigente, ma se la gamba è buona e allenata, allora spalancare il gas è anche divertente.

La BMC Teammachine del Tudor Pro Cycling Team

28.03.2023
5 min
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E’ la classica BMC Teammachine SLR-01, una bicicletta molto ambita in ambito professionistico (e non solo). In occasione della partenza della Milano Sanremo 2023, abbiamo fotografato quella di Rick Pluimers, ex Jumbo-Visma e ora nel team di Fabian Cancellara.

Nella taglia 54 e con l’allestimento standard è una bicicletta che fa registrare un valore alla bilancia che va poco oltre i 7,1 chilogrammi, pedali compresi e che adotta una componentistica convenzionale. Vediamola nel dettaglio.

Rick Pluimers, ex Jumbo-Visma, ora al Tudor Pro Cycling Team
Rick Pluimers, ex Jumbo-Visma, ora al Tudor Pro Cycling Team

Una collaborazione svizzera

Se quello con il Team Ag2r-Citroen è un rapporto che dura già da qualche stagione e comunque si tratta di una vetrina WorldTour, quello con il Tudor Pro Cycling Team ha preso forma concreta a partire da quest’anno. La vittoria alla Milano-Torino con De Kleijn è stata una bella ciliegina sulla torta, forse inaspettata, ma comunque cercata.

Le realtà è che la collaborazione tra il team di Cancellara e BMC ha tutta l’aria di essere molto più che una semplice sponsorizzazione tecnica e non ci sorprenderebbe il fatto di vedere, in un futuro neppure troppo lontano, un Team Tudor ai vertici del ciclismo mondiale con BMC al suo fianco, in un ruolo che non sia quello del solo fornitore di biciclette.

Il modello utilizzato dai corridori è il Teammachine SLR-01, mentre il vincitore della Milano-Torino è il solo ad utilizzare la aero Timemachine. Per tutti i corridori il pacchetto include anche il manubrio integrato full carbon BMC, che grazie al suo design, più stretto sopra e con un flare che apre la curvatura, permette di coprire diverse esigenze e richieste degli atleti.

Ruote DT Swiss e non è poco

A completare il pacchetto rosso crociato ci sono le DT Swiss, ruote che vengono costruite a Biel, operosa cittadina svizzera che è poco distante da Grenchen, dove ha sede BMC.

«In occasione della Sanremo qualche corridore, come ad esempio Pluimers, ha scelto di montare le ARC da 62 millimetri – ci ha spiegato Reigo Rosenberg, meccanico della squadra – anche se alla maggior parte dei corridori di norma montiamo le tuttofare ARC 50. A prescindere dalla tipologia di altezza del cerchio, noi utilizziamo solo la configurazione tubeless con le larghezze differenziate, 25 anteriore e 28 posteriore, anche grazie alle indicazioni fornite da DT Swiss. Le pressioni degli pneumatici variano in base alle preferenze dei corridori e al loro peso, comunque in un range compreso tra 5 e 5,5 bar».

Gli pneumatici sono gli Schwalbe Pro One e quelli con la banda blu sono un versione dotata di una nuova mescola, più scorrevole, come abbiamo documentato nella giornata di sabato che ha preceduto La Classicissima. Le ruote sono il modello ARC1100 con mozzi Dicut della serie 180.

La trasmissione è Sram

«La nostra configurazione base prevede la doppia corona anteriore 54-41 e i pignoni posteriori 10/33 oppure 10-30, sia Red che Force – ha proseguito Rosenberg – che permette di coprire diverse esigenze. Qualche atleta più votato alla salita utilizza l’anteriore 52-39».

Selle Italia e pedali Wahoo

Buona parte dei corridori utilizzano la Flite Boost, che nella versione SuperFlow con canale di scarico, chi nella versione senza foro. Qualcuno usa la SLR, sempre in versione corta (Boost). Ci sono i pedali Wahoo, senza power meter che invece è il Quarq integrato nella pedivella.

Nuovo Sram Force AXS, oltre il rinnovamento

01.03.2023
9 min
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Si rinnova il medio di gamma Sram Force AXS. C’è il nuovo design dei comandi, la livrea cromatica e una versatilità ancora maggiore tra le combinazioni strada e gravel, con doppio plateau anteriore e monocorona.

Entriamo nel dettaglio del sistema che eredita le medesime tecnologie del Red AXS e mutua l’architettura dei comandi dal Rival AXS a 12 rapporti.

I manettini del Rival

Proprio l’architettura di questi manettini è stata promossa anche da atleti di rango, principalmente negli ambiti ciclocross e gravel, ma anche da alcuni stradisti che, nei momenti fuori stagione, si cimentano nell’offroad.

Ed ecco servito sul piatto il nuovo Sram Force, che si presenta con una sorta di livrea olografica su base nera, con la forma completamente rinnovata dei comandi freno/cambio e con quella enorme versatilità di utilizzo che caratterizza l’intera piattaforma AXS.

Abbiamo chiesto ad Anthony Medaglia e Dan Stefiuk, rispettivamente capo ingegnere delle trasmissioni Sram e road product manager.

A chi è dedicato il nuovo Sram Force?

Il nuovo Force è un prodotto assolutamente race-ready. Adotta le tecnologie del Red, ma è disponibile ad un prezzo inferiore e di conseguenza fa scendere il prezzo della bicicletta sul quale è montato. Road, gravel e ciclocross, solo per fare cenno alle discipline principali, anche se grazie alle soluzioni che fanno parte del progetto, il sistema Force AXS non conosce limiti d’impiego. Quest’ultima versione, grazie alla sua livrea cromatica e alcune soluzioni di design, ad esempio le corone, vuole diventare un riferimento per chi si spinge verso la competizione, con un focus molto importante nella categoria road.

La veste “olografica” è un segno di distinzione (foto Brazodehierro-Sram)
La veste “olografica” è un segno di distinzione (foto Brazodehierro-Sram)
Rispetto alla precedente versione, sono state cambiate anche delle parti interne al sistema?

No, tutto il sistema interno, il cervello e il cuore sono rimasti i medesimi. Le diversità sono negli shifters (i comandi, ndr), che oltre ad una forma diversa hanno cambiato una parte della meccanica. Non c’è più il registro per regolare la distanza delle pastiglie dal disco, quello che era posizionato nella parte alta del comando, ma rimane la possibilità di regolare la distanza delle leve. Sono state eliminate le sedi dei comandi Blips e ora il Force è compatibile con i pulsanti Blips wireless. Inoltre i comandi del Force sono compatibili anche con la configurazione Eagle. Ci sono le corone nelle due combinazioni più stradistiche, ovvero la 48-35 e la 50-37, uguali a quelle del Red, ad eccezione della finitura.

Il blocco delle nuove corone Force e la guida per il giusto setting del deragliatore/catena
Il blocco delle nuove corone Force e la guida per il giusto setting del deragliatore/catena
Invece per quanto concerne la compatibilità?

La compatibilità tra le trasmissioni AXS e i loro componenti è totale. Il bilanciere posteriore arriva a supportare il pignone da 36 denti nella versione classica, poi abbiamo la XPLR che si spinge ben oltre, fino ai 44 denti del pignone grande, più indicato per l’off-road. Le combinazioni tradizionali sono 10-28, 10-30, 10-33 e 10-36. Le corone anteriori 2X del nuovo Sram Force sono disponibili in tre combinazioni, 50-37, 48-35 e 46-33, ma è possibile montare anche i blocchi Red con un diametro maggiore, 52-39 e 54-41.

Si riesce a fare in maniera indolore?

E’ necessario l’adattatore per il deragliatore, ma il montaggio è possibile. Le due corone sono un’unico blocco in alluminio, ricavato dal pieno tramite CNC. C’è anche l’opzione 43-30, ma il design delle corone è rimasto uguale al precedente. Vorrei aggiungere che i sistemi a AXS a 12 rapporti hanno una durata superiore, quasi del doppio, rispetto alle vecchia trasmissioni ad 11 rapporti.

Perché non pensare ad un bilanciere del cambio con le pulegge oversize?

Già utilizziamo delle pulegge con un diametro maggiorato. L’obiettivo principale di questa soluzione non è la scorrevolezza, ma minimizzare gli attriti quando si incrocia la catena e sfruttare una rigidità ottimale del comparto.

L’incrocio “estremo” 48/36, ben supportato da bilanciere e deragliatore (foto Brazodehierro-Sram)
L’incrocio “estremo” 48/36, ben supportato da bilanciere e deragliatore (foto Brazodehierro-Sram)
Le pulegge oversize non aiuterebbero?

Se consideriamo la scorrevolezza, i vantaggi quantificabili che arrivano dal solo cambio posteriore sono minimi. L‘aumento della scorrevolezza e dell’efficienza dell’intera trasmissione non è un fattore che riguarda solo il cambio. Inoltre, spesso non si considerano nel giusto modo le flessioni alle quali è soggetta la gabbia del bilanciere, influendo in modo negativo su attriti e sicurezza.

Perché la scelta di un asse passante oversize di natura HUB?

Il tutto parte dalla volontà di creare uno standard utile anche per unificare le piattaforme, senza sacrificare la compatibilità e le performance. La soluzione HUB ci ha permesso di sviluppare un comparto molto rigido, in grado di sostenere il sistema d’ingaggio delle corone e del power meter.

Tornando invece all’efficienza della trasmissione, il freddo influisce in modo negativo?

Il freddo ha sempre un’impatto negativo su tutti i sistemi elettronici, più che altro sull’autonomia delle batteria e non necessariamente sull’efficienza. In Sram questo fattore è oggetto di approfondimenti continui.

In che modo studiate il problema?

Abbiamo creato una sorta di piccola cisterna che arriva a meno 60°C, all’interno della quale risposti i componenti elettrici per le prove di durata e stress.

Quanto durano le batterie della trasmissione?

Le variabili da considerare sono molte, tra queste c’è anche la loro esposizione alle temperature. Comunque, quelle esterne circa 60 ore, quelle CR2032 degli shifters due anni circa.

Trasmissione wireless

Il prezzo di listino del nuovo gruppo Sram Force è compreso tra i 1.715 e i 2.515 euro, un range ampio che considera le tante configurazioni disponibili, con o senza doppia corona, con o senza power meter Quarq. Il funzionamento della trasmissione è completamente wireless. Non sono previsti cavi e guaine, ne esterni e neppure interni al telaio, gli unici “tubi” sono quelli idraulici dell’impianto frenante. Le pastiglie dei freni sono le stesse della versione precedente. Le pinze dei freni sono in alluminio (due pezzi).

Il nuovo Sram Force AXS è disponibile anche nella versione Rainbow, con una finitura dei pignoni e della catena che ricorda l’arcobaleno. Due le scale dei pignoni disponibili per la serie Sram Rainbow: 10-28 e 10-33.

Il feeling dell’utilizzo

Il nuovo Sram Force AXS si discosta di pochissimo dalla generazione più anziana. E’ una sorta di “mulo” nelle fasi di deragliata e di risalita della catena e che difficilmente fa perdere la pedalata. Inoltre permette degli incroci della catena “poco ortodossi“.

Il cambiamento più grande però, in ottica performance, è relativo alla forma dei manettini. Sono più magri nella sezione della “torre”, eppure non fanno perdere nulla in fase di appoggio del palmo e sostengono bene il punto di collegamento tra il pollice e l’indice. Il nuovo Sram Force è meno ingombrante e lo shifter ha una grande rigidità.

In conclusione

La sensazione è quella che il rinnovamento della piattaforma Sram AXS parta proprio da questo nuovo Force. Il gruppo si spinge in modo maggiore verso una categoria di agonisti, lo fa grazie ad una grafica più aggressiva (che non guasta) e grazie ad una comprovata efficienza del design di shifters e corone.

Al tempo stesso non dimentica la sua appartenenza ad una fascia media del mercato, che non significa “vorreio ma non posso”, ma semplicemente la possibilità di sfruttare le tecnologie dell’alto di gamma grazie ad un pacchetto concreto, con dei prezzi più contenuti, rispetto al fratello maggiore Red.

E’ lecito pensare ad un futuro nuovo Red AXS che mutui a sua volta le soluzioni del Force? Crediamo di sì e con tutta probabilità la fase di rinnovamento ufficiale è cominciata proprio adesso.

Le Cervélo della super corazzata Jumbo-Visma

04.02.2023
5 min
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E’ uno dei team di primissimo piano che ha cambiato in modo profondo una parte della dotazione tecnica. C’è il passaggio da Shimano a Sram, migrazione che include anche le ruote, ora Reverse ed i pedali, ora SpeedPlay/Wahoo. Ma ci sono anche le scarpe, che adesso sono ufficialmente Nimbl.

Ma c’è anche un cambio di una parte del parco bici, perché se la R5 e la S5, insieme alla crono Cervélo P5 trovano delle conferme, la Soloist sostituisce la Caledonia, indicata per il pavé e le corse della campagna del nord. Vediamo i dettagli principali delle bici del Team Jumbo-Visma.

Cervélo R5 e S5 i punti fermi

Le Cervélo R5 e S5 rinnovate sono state presentate ufficialmente tra la fine del 2021 e la stagione 2022. Si tratta rispettivamente della superleggera e della bicicletta aero, ma entrambe fanno parte di quella famiglia di biciclette che sono dei punti fermi anche per l’azienda stessa. Ogni corridore le ha in dotazione entrambe e il gruppo di atleti che prende parte alle corse del pavé utilizza anche la Soloist, modello che è comunque disponibile anche a quella parte del roster che ha necessità di usare questo modello. Durante il nostro viaggio olandese abbiamo chiesto una battuta a Edoardo Affini.

«Utilizzo molto di più la S5, si adatta maggiormente alle mie caratteristiche e al lavoro che devo svolgere anche per i compagni. Quello che colpisce della S5 è l’estrema versatilità, infatti è stata utilizzata anche durante i Grandi Giri nel corso delle tappe impegnative. E’ molto rigida ed ha una scorrevolezza che fa rima con velocità. Questo è un fattore che fa parte anche del DNA della R5, anche se è più scalatrice. La R5 è anche più leggera, nonostante il delta di peso non è esponenziale. Nel senso che anche la aero ha un peso ridotto».

Cockpit Vision e selle Fizik

C’è un largo impiego, sempre maggiore, dei manubri integrati Vision 5D: quelli con il profilo alare e l’arcuatura che volge verso l’avantreno. Rispetto al passato c’è una finitura esterna completamente diversa, nuova e con una trama molto fitta del carbonio. Con tutto ciò, viene ancora usata la “vecchia” combinazione piega rotonda/stem, quest’ultimo obbligatorio con la soluzione ACR che comprende anche la serie sterzo e che ottimizza il passaggio interno delle guaine.

Anche il Team Jumbo-Visma, come evidenziato in precedenza sulla Canyon di Gaviria e sulla Pinarello di Bernal, utilizza alcuni nuovi modelli e/o aggiornamenti delle selle Fizik. Ad esempio l’Antares.

Ci sono anche i tubeless

Ci sono anche le versioni delle ruote Reverse nella configurazione tubeless e spiccano quelle con profilo da 32 montate sulle R5 e con mozzi DT Swiss 240. I tubeless utilizzato sono i Vittoria Corsa da 28, versione graphene.

Le Cervélo P5 da crono

La P5 non necessita di molti approfondimenti, un modello che da sempre è preso ad esempio da chi vuole sviluppare la piattaforma da crono. Così è anche per la versione con i freni a disco in dotazione agli atleti TJV.

L’utilizzo della trasmissione Sram ha comunque portato qualche novità. Diversi atleti hanno iniziato a provare la monocorona anteriore proprio sulla bici da time trial e Sram prevede l’utilizzo dei comandi Blips wireless, senza fili. Con l’opportuna personalizzazione tramite la app Sram AXS, i pulsanti Blips non hanno limiti d’impiego e di associazione, dettaglio tutt’altro che banale e che da modo di aggiungere diversi pulsanti, ovunque il corridore lo voglia.