Raffica di vento improvvisa, caduta inevitabile

06.03.2022
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Sempre Strade Bianche. L’impresa di Tadej Pogacar è ancora calda. Il gelo della notte senese non ha raffreddato quella che è stata un’impresa con la “I” maiuscola. Un’impresa nata non solo dal genio e dalle gambe dello sloveno, ma anche da un momento specifico della gara: la maxi caduta avvenuta verso metà corsa.

Chilometro 84 di gara, 100 al traguardo. La carovana sta affrontando il settore di sterrato numero 5, quello di Lucignano d’Asso. Si tratta del settore più lungo (11,9 chilometri), ma soprattutto uno dei più esposti in “quota”.

Ambiente per raffiche

Togliendo infatti il picco di Montalcino, questa è la porzione di gara più elevata della Strade Bianche. Si viaggia sul filo dei 400 metri di altezza, appena sotto. Ma soprattutto la corsa in corrispondenza di questa quota corre sulle crete senesi.

Le crete sono queste colline scoperte. Solo campi e prati. Non ci sono neanche i tipici cipressi del paesaggio toscano, ma solo questa lingua bianca che corre come un filo su e giù per le crete. Ed è qui che avviene la caduta più importante quella che incide nell’economia della corsa. E’ qui che avviene il capitombolo, ormai famoso, di Julian Alaphilippe che fa un 360 gradi seguito da un tuffo nell’erba.

Ed è sempre qui che cadono almeno 30 corridori, che scivola persino Pogacar e va a casa Tiesj Benoot, vincitore nel 2018. 

Il punto di Vendrame

«Siamo entrati nello sterrato e c’era già del vento – racconta Andrea Vendrame – Ad un tratto abbiamo girato verso sinistra e c’è stata una raffica laterale fortissima. Inaspettata. Una raffica che ci ha fatto cadere in tanti. Sono caduto anche io. Era davvero impossibile restare in piedi e purtroppo è andata così».

E questo è un elemento molto importante per l’analisi della caduta. Quando Vendrame dice: “abbiamo girato verso sinistra”, si riferisce al punto più ad Est della corsa. E’ lì che è avvenuta la caduta. E’ lì che la Strade Bianche ha cambiato direzione. Magari quello che fino a pochi chilometri prima era stato vento contro moderato, in una svolta è diventato laterale. Tutto torna.

«E’ stata fortissima – riprende Vendrame stremato all’arrivo – incredibile. Il vento ci ha spostato verso sinistra, verso il bordo della carreggiata, sul ciglio. La strada al lato era finita e a quel punto mettendo le ruote sullo sconnesso (di terra ed erba, ndr) siamo caduti. Io ero nei primi trenta, neanche troppo dietro. Davanti erano caduti. Vedevo bici che cadevano di fronte a me e altre al mio fianco. Vedevo corridori che volavano e scarpette che si sganciavano».

Questione di ruote?

E la questione vento è emersa già prima del via. Poco dopo lo start delle donne, avvenuto alle 9:10, ecco le prime folate su Siena. «Se qui è così, chissà sulle crete», aveva fatto una battuta uno degli steward del posto. Si stima, che la raffica da Nord Est possa aver superato i 70 chilometri orari (dati MeteoAm).

E infatti all’arrivo dei bus qualcuno si è domandato se non fosse il caso di cambiare le ruote. Ma la maggior parte sono partiti con quelle alte da 50-45 millimetri, anche se più del solito si è visto il “basso” profilo da 32-35 millimetri (a seconda del marchio). Gli Specialized per esempio avevano scelto le ruote Roval Alpinist da 33. Ciò nonostante non è bastato ad evitare la caduta.

Gianluca Brambilla aveva ragione quando gli abbiamo fatto notare delle sue ruote alte e del vento che si alzava. «Ma se è forte davvero cambia poco», ci aveva detto prima del via.

La ferita di Covi. Nonostante la botta, Alessandro era felicissimo per la vittoria di Pogacar
La ferita di Covi. Nonostante la botta, Alessandro era felicissimo per la vittoria di Pogacar

Parla Covi

Un’altro corridore che ci ha lasciato un po’ di pelle è stato Alessandro Covi. All’arrivo il corridore del UAE Team Emirates si tocca il gomito sinistro, anche se a catturare l’attenzione è il suo ginocchio sanguinante e impolverato.

«C’è stata questa folata e siamo caduti in tantissimi – dice Covi – Io sono stato uno dei primi, penso… Ero abbastanza davanti. Ho preso una bella botta. Non credo sia stata una questione di ruote alte o basse. E’ stato un vento talmente forte che anche se avessimo avuto le ruote basse ci avrebbe spazzato via.

«E penso anche che sarebbe successo sull’asfalto. Ci avrebbe spostato lo stesso (le immagini tv mostrano come ci sia uno scarto di almeno 5 metri verso sinistra del gruppo, ndr), ma sullo sterrato era ancora più difficile tenere la bici chiaramente».

«Vedevo i corridori a cui partiva la ruota davanti talmente il vento era teso. E poi iniziavamo ad andare forte. Eravamo in un falsopiano, penso sui 35-40 allora».

Cadex AR 35 Disc, le ruote veloci e versatili ideali per il gravel

01.03.2022
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Cadex presenta le nuove AR 35 Disc progettate appositamente per il gravel. Veloci e sicure, queste ruote sono un prodotto mirato alle performance su terreni sconnessi e impegnativi.

I nuovi cerchi in carbonio della casa del gruppo Giant sono un altro passo verso le prestazioni dedicate all’offroad. Inoltre la combinazione perfetta tra il canale da 25mm e la predisposizione fino a 45mm per le coperture si sposa perfettamente anche con i nuovi modelli che vedremo presto sul mercato firmati da Cadex

La coppia di ruote vantano una robustezza da Mtb con un peso che si attesta a 1.270 grammi
La coppia di ruote vantano una robustezza da Mtb con un peso che si attesta a 1.270 grammi

Robuste e leggere

Come dimostrato con il manubrio AR, Cadex ha dichiarato un orientamento dedicato al gravel. I cerchi AR 35 sono dotati di carbonio hookless e un miglior rapporto rigidità/peso. Sono stati progettati per velocità, accelerazione, efficienza di alto livello e maggiore controllo su un’ampia varietà di terreni. La resistenza è paragonabile alle ruote da Mtb per XC, tuttavia grazie al processo di stratificazione del carbonio rinforzato il peso è migliore e si attesta a 1270g per la coppia.

Un’altra caratteristica fondamentale è la rigidità. Infatti ridurre al minimo la perdita di energia è fondamentale per migliorarne la velocità e l’efficienza. Più una ruota si deforma sotto forza, più potenza viene sprecata. Il cerchio AR 35 è dotato di trasmissione laterale best-in-class sotto l’aspetto della rigidità.

Il mozzo Cadex R2-C60 presenta cuscinetti in ceramica ultra lisci e l’esclusivo cricchetto R-Drive a 60 denti
Il mozzo CADEX R2-C60 presenta cuscinetti in ceramica ultralisci e l’esclusivo cricchetto R-Drive a 60 denti

Mozzi reattivi

Il nuovo mozzo posteriore R2-C60 lavorato con precisione, presenta una molla piatta resistente ed esclusivi 60 denti a cricchetto per un innesto istantaneo che reagisce in millisecondi. I cuscinetti in ceramica ultra liscia, migliorano ulteriormente la reattività e l’efficienza in salita, in accelerazione e nello sprint. I raggi in carbonio ad alta resistenza e l’allacciatura dinamica bilanciata regalano una buona tensione quando stressate. L’ottimo rapporto rigidità-peso si traduce in un trasferimento di potenza massimo.

Un’altra caratteristica distintiva del mozzo è la sua sensazione iper reattiva. Il mozzo anteriore con asse integrato rafforza il supporto dell’assale ed elimina il gioco sostituendo l’interfaccia di testata, cuscinetto e boccola con un asse integrato che corre per tutta la lunghezza del mozzo.

Il canale interno da 25 mm permette di montare coperture da 28c fino a 45c
Il canale interno da 25 mm permette di montare coperture da 28c fino a 45c

Coperture per tutti i terreni

Il range di compatibilità con le coperture di questi cerchi AR 35 è davvero ampia, infatti è possibile montare misure che vanno da 700x28c a 700x45c.

Prossimamente in commercio, Cadex ha già mostrato due nuovi copertoni dedicati al gravel. Il primo è il Cadex AR tubeless, caratterizzato da un design del battistrada per la massima velocità e controllo su superfici diverse. Con una protezione totale da forature e abrasioni laterali e un involucro flessibile da 170 TPI. Tutte queste caratteristiche si traducono in: velocità, durata e conformità in ogni situazione.

Il secondo modello è il Cadex GX tubeless, realizzato per singletrack su ghiaia, fango e roccia. Lo pneumatico è caratterizzato da un battistrada centrale con un diegno volto alla velocità e aderenza con tasselli esterni più robusti per le curve e controllo. Una copertura che aiuta letteralmente a galleggiare su terreni accidentati mantenendo velocità e controllo.

Cadex

Gli scalatori come scelgono le ruote ? Ce lo spiega Filippo Rinaldi

03.02.2022
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Dopo aver scoperto come scelgono i manubri i velocisti ci siamo chiesti: come sceglierà le ruote uno scalatore? Risponde Filippo Rinaldi, fondatore di Pippowheels, una voce di grande esperienza e di grandi conoscenze tecniche. La storia e lo studio dei prodotti negli anni hanno portato a determinate scelte, che come avremo modo di vedere, non sempre tendono all’efficienza o alla comodità.

Negli anni 90 e primi anni 2000 le ruote erano in alluminio e per alleggerire il peso si usavano profili minimi
Negli anni 90 e primi anni 2000 le ruote erano in alluminio e per alleggerire il peso si usavano profili minimi

Gli scalatori del passato

«C’è da fare una premessa fondamentale – ci dice Filippo Rinaldi – anni fa le ruote erano assemblate dai meccanici e quindi c’era una maggior possibilità di variazione. I raggi, per esempio, erano 20,24,28 o 32 ed il numero da montare sulla ruota era una scelta del corridore. Gli scalatori preferivano ruote da 20 raggi all’anteriore e di 24 al posteriore intrecciate in seconda. La scelta era dovuta al fatto che sulla ruota posteriore si scarica la potenza e quindi serve una ruota più rigida.

«Ora come ora il mercato non offre particolari scelte, le ruote vengono studiate ed assemblate in laboratorio. I corridori non possono più apportare modifiche, anche se hanno una vasta possibilità di scelta».

Molti scalatori tra cui Yates usano tubeless per questioni di marketing
Molti scalatori tra cui Yates usano tubeless per questioni di marketing
La scelta di base qual è?

Ovviamente la leggerezza, lo scalatore sceglie sempre la ruota più leggera. Gli aspetti che fanno maggiormente la differenza sono il cerchio e la scelta del copertoncino. Un risparmio di 15 grammi su questa parte della ruota incide tre volte di più rispetto ad elementi statici.

Partendo dal copertone, gli scalatori non usano il tubeless…

Esattamente, per il momento la tecnologia non offre un prodotto leggero come il tubolare, anche perché i cerchi del tubeless pesano di più e questo fa già la differenza.

Romain Bardet ruote nuove Shimano
Con l’avvento delle ruote in carbonio i corridori posso usare profili maggiori a parità di peso
Romain Bardet ruote nuove Shimano
Con l’avvento delle ruote in carbonio i corridori posso usare profili maggiori a parità di peso
Però i cerchi degli scalatori una volta erano con profili da 20 millimetri, ora sono da 50 millimetri.

E’ una questione di tecnologia e di sviluppo. Prima i cerchi erano in alluminio, una lega di peso maggiore rispetto al carbonio. Di conseguenza gli scalatori tendevano ad alleggerire il più possibile il cerchio. Il carbonio permette di creare prodotti con lo stesso peso e si sa che un cerchio più alto offre una maggiore efficienza aerodinamica, che nell’economia della corsa offre maggiori vantaggi.

Prima i copertoni erano anche da 19 millimetri, ora la tendenza è quella di usare quelli da 25.

Anche qui per un discorso di studio e sviluppo. Si è visto che il 25 millimetri offre un’ottima scorrevolezza in proporzione alle pressioni di gonfiaggio. Sono dell’idea che usando copertoni più larghi e di conseguenza cerchi più larghi e rigidi tra un po’ di tempo torneremo a vedere profili più bassi: 30-35 millimetri.

I freni a disco

Un altro grande cambiamento è avvenuto con i freni a disco, anche se in particolari occasioni qualcuno tende a non usarli. Al Giro di Lombardia, vinto da Pogacar, lo sloveno ha usato freni tradizionali, come nelle tappe più impegnative del Tour de France.

Carapaz (Ineos) e Pogacar (UAE Team Emirates) montano ruote con freni tradizionali mentre Vingegaard (Jumbo-Visma) usa i freni a disco
Carapaz (Ineos) e Pogacar (UAE) montano ruote con freni tradizionali mentre Vingegaard (Jumbo) usa i freni a disco

«Quella dei freni a disco è una scelta principalmente dettata dal mercato – continua Filippo – i pro’ sono la vetrina per sponsorizzare nuovi prodotti e quindi alcune squadre usano quel che il produttore vuole. Il team Jumbo-Visma aveva pubblicato uno studio nel quale diceva che il guadagno aerodinamico dei freni a disco era più importante di quello legato al peso dei freni tradizionali. Dichiarazione vera a metà, infatti Ineos e Pinarello, che sono più restii al passaggio, hanno sempre usato i freni tradizionali».

Il freno a disco ha cambiato il tipo di incrocio dei raggi?

Sì. Su ruote che montano freni a disco, i raggi hanno bisogno di una maggiore rigidità. Questo perché usando incroci in seconda e spostando il peso della frenata sul mozzo si aveva l’effetto, pinzando i freni, che il cerchio continuasse a girare. Si è dunque adoperato l’intreccio tangente, per avere una maggiore rigidità dei raggi e riuscire così a trasferire prontamente l’effetto della frenata su tutta la ruota.

Damil DR-18C SPEED le ruote perfette per le bici aero

19.01.2022
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Le ruote sono uno degli elementi più delicati in una bici, un componente tecnico che può incidere tanto nella prestazione. Gli studi sull’aerodinamica sono arrivati a livelli davvero elevati ed ogni particolare può fare la differenza tra la sconfitta e la vittoria. Per avere un mezzo più prestante è bene considerare di montare delle ruote che facciano al caso vostro, come Damil DR-18C SPEED 50.

Le ruote Damil DR-18C SPEED sono costruite unendo due fibre diverse di carbonio: la T700 e la T800.
Le ruote Damil DR-18C SPEED sono costruite unendo due fibre diverse di carbonio: la T700 e la T800.

Massima aerodinamicità

Lo studio e lo sviluppo tecnico della massa rotante: per le ruote è una fase fondamentale, essendo la parte di contatto con l’asfalto e dato che la riduzione degli attriti è alla base del rendimento della bici stessa. Delle ruote all’avanguardia possono donare una seconda vita alla nostra bici, donandole quella “leggerezza” e “aggressività” che stavamo cercando.

Il profilo giusto per delle ruote aero secondo Damil è quello da 50 millimetri, come quello delle DR-18C SPEED. L’altezza del profilo permette di fendere l’aria con un risparmio di energie non indifferente.

«Principalmente – ci dice Francesco Ceolato, Marketing Manager di Damil – il lavoro è stato fatto sul profilo della ruota. Non è a “v” ma a “u” e questo permette di far scorrere meglio le turbolenze donando maggiore aerodinamicità al cerchio.

«Quello che fa davvero la differenza in Damil – continua Francesco – è che i componenti sono prodotti totalmente da noi nostri laboratori, siamo l’unica realtà in Italia a farlo. Riusciamo, in questo modo, a lavorare al meglio tutti i dettagli, come la scorrevolezza. Infatti, sui cuscinetti sono state utilizzate superfici più lisce per rendere la ruota ancor più veloce».

Dettagli tecnici

Come detto per fare la differenza anche i dettagli sono importanti, le ruote Damil sono curate nei minimi particolari. A partire dalla fibra di carbonio con la quale sono composte, un misto tra la fibra T700 e T800 che dona resistenza e rigidità. Le DR-18C SPEED vengono assemblate a mano con raggi Sapim CX Ray, il mozzo è il Damil road straight pull.

Il canale è largo 19 millimetri sia nella versione tubeless che in quella per tubolare, con l’altezza del profilo sempre di 50 millimetri
Il canale è largo 19 millimetri sia nella versione tubeless che in quella per tubolare

«E’ una ruota adatta a tutti i tipi di coperture – conclude Francesco Ceolato – ma con degli studi appositi per l’ottimizzazione del tubeless. Il canale interno ha una forma tale da essere compatibile alla perfezione con i copertoncini tubeless».

Il canale interno è da 19 millimetri, perfetto per copertoni da 25 millimetri, la larghezza massima consigliata è di 32 millimetri. Il peso delle ruote DR-18C è di 1620 grammi se montate con copertoncino o tubeless, mentre la bilancia si ferma a 1490 grammi se si monta il tubolare. Il prezzo per le ruote DR-18C SPEED è di 1600 euro.

Damil

Spada Bike Tivan 38 disc, le ruote ultra versatili

31.12.2021
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Spada Bike punta sull’affidabilità e la performance con le Tivan 38 disc. I cerchi in carbonio sono polivalenti e sicuri tanto da poter essere utilizzati come ruota da tutti i giorni per bici da corsa, gravel leggero e ciclocross. Le ruote sono leggere e prestazioniali, ideali anche per chi le vuole utilizzare in gara. Il profilo di 38 mm e i raggi sono studiati per un’areodinamica filante e allo stesso tempo per non soffrire nelle giornate ventose. I prodotti Spada sono nati e testati tra Mortirolo, Gavia e Stelvio a testimoniare il made in Italy più genuino. 

Il profilo di 38 mm permette di avere una linea aerodinamica e versatile
Il profilo di 38 mm permette di avere una linea aerodinamica e versatile

Adatte alle scalate

Le Tivan godono di grande leggerezza, al pari di un basso profilo, che le rendono tuttavia ruote con un ottimo rendimento anche in salita. Il peso si attesta a 1.220 grammi. I bloccaggi rapidi inclusi pesano 58 grammi e sono con leva forgiata e perno cavo. Non sono inclusi nella versione perni passanti, perché sono parte integrante del telaio e forcella con filetti e forme variabili dei costruttori.

Lo scorrimento a due soli cuscinetti favorisce la scorrevolezza e ottimizza la rigidità laterale, grazie alla base molto larga dei cuscinetti. I mozzi Spada oltre ad offrire prestazioni eccellenti sono pensati per eseguire la manutenzione in modo facile e veloce grazie ai fori per la lubrificazione esterni.

Il cerchio Full carbon dispone di nipples in Ergal a 24 raggi
Il cerchio Full carbon dispone di nipples in Ergal a 24 raggi

Versatilità e bilanciamento

I cerchi Tivan hanno un ottimo bilanciamento dei raggi grazie al profilo asimmetrico del cerchio. Sia all’anteriore che al posteriore i raggi sono 24 con nipples in Ergal. Il canale enorme di 22 mm unito ad un profilo hookless permette la compatibilità con ogni tipo di copertone. É disponibile anche la versione hooked con un peso di .1250 grammi. 

Le ruote vengono fornite con nastro tubeless paranipples ultralight già installato. Ultra versatili dispongono di un uncino migliorato per accogliere ogni tipo di gomma senza limitazioni. Le misure supportate sono: 23 mm (5.5 atm), 25 mm (4.5 atm), 28 mm (3.8 atm).

Il prezzo consultabile sul sito è di 1.540 euro. 

SpadaBike

Mavic Infinity hub, cos’è e come funziona

27.11.2021
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E’ l’ultima versione che equipaggia le ruote dell’azienda francese e si chiama Infinity hub 801 SP. E’ molto differente se comparato con quello della generazione precedente e ha due obiettivi principali: il primo è garantire efficienza e un ingaggio immediato della ruota libera, il secondo di essere longevo e minimizzare la manutenzione. Anche per questi motivi, Mavic Infinity adotta l’acronimo ID360 (IstantDrive 360), efficienza in ogni punto e momento della fase rotante. Prima di proseguire la nostra argomentazione, vediamo il video animato che dà un’idea precisa del nostro soggetto.

Mavic Infinity, come è fatto

Il corpo del mozzo è ottenuto grazie all’azione di macchine CNC e in origine è un blocco unico di alluminio: non ci sono raccordi e parti incollate o applicate in un secondo momento. L’Infinity Hub SP (straight Pull) di Mavic funge come un involucro e nasconde un meccanismo interno. Partendo dal lato drive, la ruota libera, che può essere per Shimano (inclusa la versione MicroSpline), Sram XD e Campagnolo (e N3W), è sostenuta da un asse passante da 17 millimetri di diametro, con 2,5 di spessore. Non sono dei numeri a caso, in particolar modo quello che si riferisce allo spessore (aumentato del 66% rispetto al competitior principale), maggiorato rispetto agli standard che il mercato offre. Ma andiamo per ordine.

Tutto ciò che compone una ruota Mavic. I raggi, il carbonio dei cerchi, i mozzi…
Tutto ciò che compone una ruota Mavic. I raggi, il carbonio dei cerchi, i mozzi…

L’interno

  • Alle spalle del corpetto ci sono una molla (l’unica presente) e due ruote dentate.
  • La prima è una sorta di ammortizzatore, mentre i due ingranaggi sono il cuore del sistema. Sono in lega e lavorati con macchine CNC, disponibili con 40 oppure 24 denti (per la versione mtb). La prima soluzione ha un angolo d’ingaggio di 9°, la seconda di 15°. Entrambe presentano una sorta di incavo, che funziona come un alloggio per la molla da una parte e per un “silenziatore” (un vero e proprio anello in gomma che può essere rimosso senza problemi) dall’altra.
  • Un o-ring più grande si posiziona tra l’incavo del mozzo e la zona di battuta della ruota libera, con il compito di schermare e proteggere il comparto di rotazione da sporco, umido e acqua.
  • L’ultimo componente è un cuscinetto sigillato con sfere in acciaio, di ottima qualità e di lunga durata, con un diametro maggiorato del 40%, rispetto al primo competitor del mercato. Le sfere più grandi contribuiscono alla longevità del comparto.
  • Il lato non drive invece, è molto più semplice in fatto di costruzione ed assemblaggio. Ci sono gli adattatori esterni che fungono da coperchio. C’è un seeger in metallo che chiude e compatta, c’é una rondella che protegge i cuscinetti sigillati. Quest’ultima oltre a schermare ottimizza il precarico, sempre ottimale e che non necessita di aggiustamenti.
  • E poi ci le flange dove ingaggiano i raggi. Questi ultimi sono a testa dritta e hanno una lunghezza unica per le ruote anteriore e posteriore.

Cosa cambia?

Il lato della ruota libera non prevede dei fermi, viti o blocchi. Per rimuovere il corpetto è sufficiente tirare verso l’alto e non è necessario togliere i pignoni. Questo si traduce in una maggiore facilità di pulizia e manutenzione. In fase di re-inserimento delle parti rotanti e delle schermature, si può evitare di introdurre l’anello in gomma (il silenziatore), in tutta sicurezza e senza sacrificare l’efficienza della ruota. In fase di rotazione, quando non si pedala, il mozzo avrà un “suono” invadente e metallico, quello che piace ai più agonisti! Il mozzo Inifinity di Mavic ha eliminato ogni possibilità di regolazione del precarico dei cuscinetti: il comparto è perfettamente “settato dalla fabbrica”. Non c’é più la ghiera esterna che comprime e/o rilascia la pressione, fattore che azzera il rischio di schiacciamenti, a favore di una manutenzione “quasi” azzerata.

Mavic (che ha prodotto e concesso le immagini utilizzate in questo articolo) sta lavorando alacremente per tornare nel ciclismo professionistico di prima fascia. Le ultime indiscrezioni fanno pensare che nel 2022 non vedremo le ruote dell’azienda transalpina nel WorldTour maschile, le troveremo invece in una compagine femminile: il Team DropsLeCol.

La Ribble in carbonio con le ruote Mavic customizzate nelle colorazioni e in versione tubeless
La Ribble in carbonio e con le ruote Mavic customizzate nelle colorazioni, in versione tubeless

mavic.com

A casa Deda Elementi, dove nascono le ruote

28.10.2021
4 min
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Come si monta una ruota, quando sul tavolo hai un cerchio, un mozzo, un fascio di raggi, qualche elastico, dei nipples e degli adesivi? Un viaggio curioso e... musicale su passaggi che permettono ogni giorno agli uomini di Deda Elementi di comporre le loro ruote super veloci e super efficienti.

Siete mai stati dal panettiere che ha appena sfornato il pane e vi frena dal tentativo di allungare le mani, perché è ancora caldo e non si può? Bene, alcuni giorni fa la sensazione nella sede di Deda Elementi è stata esattamente la stessa.

Avevamo davanti tutto il bello che finirà a breve sul banco. Abbiamo visto. Maneggiato. Fotografato. Parlato. Approfondito. Ma non abbiamo potuto offrirvelo. E così, in attesa di farlo, ci siamo intrufolati nel laboratorio al piano terra dove prendono forma le ruote. Mozzi. Raggi. Cerchi. Nipples. Elastici. E una serie di macchine che agevolano la vita di coloro che le ruote le montano ogni santo giorno.

Una gamma completa

La gamma di ruote Deda Elementi è completa e soddisfa le esigenze di ogni tipo di ciclista. Alluminio e carbonio, freni a disco e freni tradizionali.

Le Zero2DB tubeless-ready per chi cerca una soluzione in alluminio e leggera per l’allenamento quotidiano.

La serie SLDB in carbonio per freni a disco, con i modelli tubeless-ready SL30DB, SL45DB e SL62DB, ad altissime prestazioni di leggerezza o velocità in qualsiasi condizione.

La serie SL in carbonio dedicata per bici con freni tradizionali, che comprende i modelli tubeless-ready SL38C, SL48C e SL62C.

Queste sono le nuove ruote Gera Alloy, con la finitura Ghiaia, usate dalla Bardiani alla Serenissima Gravel
Queste sono le nuove ruote Gera Alloy, con la finitura Ghiaia, usate dalla Bardiani alla Serenissima Gravel

Per gara e gravel

E poi ci sono le ruote da gara, quelle che si riconoscono nel gruppo dei più forti. Modelli per tubolari sia in versione rim brake che disc brake. SL45 è adatto a tutti i tipi di gare e percorsi, la SL88 e la SLHero sono dedicate alle crono o al triathlon. Trenta2 è stata introdotta nel 2021 per il gravel: ruote in carbonio tubeless-ready che associano leggerezza e affidabilità per molteplici utilizzi. Di recente, ugualmente per il gravel, Deda ha lanciato le Gera Alloy, di cui vi abbiamo raccontato subito dopo la Serenissima gravel.

In questo video vi proponiamo le fasi di passaggio nel montaggio della ruota. In attesa di svelarvi la più grossa novità dell’azienda in tema di ruote in carbonio e soluzioni davvero strepitose in tema di mozzo, cerchio e raggi.

Ruote Bora Ultra WTO Disc Brake, due ali sotto la bici

15.10.2021
5 min
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Velocità, prontezza di risposta, comfort: nelle Campagnolo Bora Ultra WTO Disk Brake ogni sensazione è esaltata al massimo. La casa veneta ha migliorato ancora di più la sua storica ruota aero. E lo ha fatto intervenendo sui particolari, come l’attacco delle niplles e la larghezza del cerchio.

Per la prima volta le abbiamo viste in gara alla Milano-Sanremo. Erano sulla bici di alcuni corridori della UAE. Ma altri pro’ le stavano utilizzando sin dai ritiri invernali, come Matteo Trentin che a quanto pare è uno dei corridori più sensibili. Proprio a lui è stato affidato uno dei primissimi set.

Canale largo

Ma veniamo alle ruote. Queste sono disponibili in tre misure: 33, 45 e 60 millimetri. La sigla WTO è l’acronimo di Wind Tunnel Optimized, vale a dire che sono state studiate partendo dalla galleria del vento, ma ottimizzate per la realtà dove l’impatto con l’aria non è mai perfettamente frontale e stabile. Si tratta di un cerchio in carbonio ad alto modulo unidirezionale. Il canale interno è da 19 millimetri (abbastanza largo) e questo agevola l’utilizzo delle coperture odierne che sono più larghe. Si può montare fino ad un 28 millimetri.

Ma una vera chicca è lo stampo “preforato” per il passaggio dei raggi e l’alloggio delle niplles. Questa soluzione conferisce al cerchio una elevatissima compattezza. In poche parole non è indebolito da un foro fatto in un secondo momento. Si ha la sensazione che la ruota sia un “blocco unico” in tutti i suoi componenti.

 

Mozzi e raggi

Per quanto riguarda il mozzo, questo è il classico e collaudato Cult di Campagnolo: quindi cuscinetti USB ceramici ad alta resistenza all’usura e alla temperatura. Il cuscinetto raggiungendo temperature meno elevate si dilata meno e non fa troppo attrito. La sua struttura è in alluminio, con la la forma a clessidra che, in galleria del vento, si è visto ridurre le turbolenze. Mozzo che, chiaramente, è compatibile con il perno passante, ormai “imposto” dal freno a disco.

E poi ci sono i raggi. Questi sono 24 sia all’anteriore che al posteriore, entrambi con la raggiatura G3, ma la loro disposizione è differente. Davanti sono radiali, dietro due raggi sono incrociati e uno è radiale per ciascun “distretto”. Inoltre, all’anteriore i raggi a sinistra sono il doppio di quelli a destra. E questo garantisce una frenata bilanciata e sicura in ogni condizione.

Ma la vera perla, come accennavamo, è l’innesto delle niplles nel cerchio. Questo avviene tramite la tecnologia Aero Mo-Mag. Il raggio s’innesta nel cerchio con un rinforzo e ne consegue che la ruota è molto pulita, aerodinamica e anche molto rigida.

Accelerazione istantanea

Noi abbiamo provato la versione da 45 millimetri, la più versatile e quella più richiesta dai corridori, visto che la 33 millimetri si usa ormai solo per tappe con salite estremamente dure. E visto che il suo peso è di 1.520 grammi (660 grammi l’anteriore; 765 grammi il posteriore) è piuttosto contenuto se si pensa che si parla di tubeless e freno a disco.

La prima cosa che ci ha colpito è la loro capacità di accelerare: sia quando si parte, che nei rilanci. Non è tanto la famosa reattività ad averci colpito quanto la facilità che si ha di fare velocità. Si ha una sensazione di leggerezza nell’aumentare il ritmo. Tuttavia, quando si è poi lanciati queste Bora non perdono impulso. Se si molla un po’ continuano a scorrere bene. Il prezzo indicato da Campagnolo parte da 2.292 euro la coppia.

Ma per apprezzare a fondo una ruota, contano anche le coperture. Noi avevamo dei tubeless Vittoria Corsa Graphene 2.0 da 25 millimetri. Gonfiati anche abbastanza bene (circa 7,5 bar) considerato il nostro peso (appena sopra ai 60 chili) e la tenuta è sempre stata ottimale. Idem il comfort. Ma in tal senso contano anche il perno passante… e la bici.

Testate su una Basso

Abbiamo testato le Campagnolo Bora WTO Disc Brake su una Basso Diamante Sv, una vera fuoriserie del made in Italy. SV è l’ormai nota sigla del marchio veneto e sta per Super Veloce, ma anche super versatile. Linee pulite, ma al tempo stesso un telaio molto robusto con sezioni relativamente “triangolari” che la rendono molto rigida.

Anche qui l’aerodinamica regna sovrana, sia per il disegno dei tubi stessi che per l’assenza totale di cavi esterni. Inoltre la piccola “carenatura” che sporge dietro al piantone e da cui partono i pendenti del carro, aiuta a scaricare l’aria. 

Curatissimo l’avantreno: la forcella ha un rake molto raccolto e anche questo contribuisce a rendere la Diamante un fulmine. Si potrebbe pensare però ad una difficoltà in discesa, invece il pacchetto ruote, bici e gomme è pressoché perfetto. Noi siamo sgusciati via bene sia nelle curve veloci che in quelle più strette.

Montaggio top level: gruppo Campagnolo Super Record Eps, sella Selle Italia Flite, manubrio, attacco e reggisella made in Basso. Prezzo della Diamante SV così allestita è di 12.388 euro.

Mavic punta in alto con le ruote Cosmic SLR 65

07.09.2021
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Mavic Cosmic, le ruote sinonimo di (alta) velocità e (storica) competizione. Proprio così, ogni volta che la casa francese – sempre riconoscibilissima grazie al proprio logo nero su sfondo giallo – presenta un nuovo prodotto, l’attenzione degli appassionati subisce un richiamo a dir poco… “prepotente”. Perché tale è la credibilità del marchio, anche e soprattutto quando si parla di ruote di alta gamma. 

La coppia di ruote pesa 1550 grammi, ottime in pianura, ma anche in salita
La coppia di ruote pesa 1550 grammi, ottime in pianura, ma anche in salita

Due fattori importanti

Oggetto di questo approfondimento è il modello in fibra di carbonio Cosmic SLR 65 specifiche per freni a disco, un vero e proprio concentrato di tecnologia e innovazione pensato per esaltare le aspettative degli appassionati più esigenti. La prima particolarità che ha catturato la nostra attenzione è il profilo del cerchio NACA, alto 65 millimetri e con canale da 26, pensato e realizzato per assecondare due caratteristiche indispensabili. La prima è quella legata alla complessiva resa aerodinamica di queste ruote, che è elevatissima, mentre la seconda – grazie alla loro straordinaria stabilità – consiste nella capacità di contrastare il vento laterale. Ma il vero punto di forza delle Cosmic SLR 65 Disc è però un altro. Parliamo della scorrevolezza, che colloca questa speciale coppia di ruote direttamente nel vertice dell’intera gamma del brand transalpino.

Una scorrevolezza molto elevata che deriva alla combinazione di due specifici fattori. Il ricorso al sistema Tubeless Road UST rielaborato, che prevede l’assenza della camera d’aria per generare un minore attrito con il terreno, e l’affidabilità in termini di aderenza e di una migliore protezione contro le forature che proprio la mancanza di camera d’aria è in grado di garantire.

Lo speciale mozzo Infinity, con perno rigido e cuscinetti ad alta resistenza
Lo speciale mozzo Infinity, con perno rigido e cuscinetti ad alta resistenza

Mozzo Infinity

Merita poi una menzione speciale anche il mozzo Infinity, con perno rigido e cuscinetti ad alta resistenza: l’ideale per ottimizzare l’accoppiamento con i raggi in acciaio. Offrendo quinidi la massima trasmissione di potenza. Proprio i raggi presentano su queste ruote Mavic una particolare sezione ellittica che aumenta l’aerodinamica complessiva. Inoltre, grazie al la tecnologia Fore Carbon, i raggi si fissano con un inserto metallico filettato all’interno della struttura in carbonio del ponte inferiore del cerchio, anziché ricorrere al tradizionale foro. Vi facciamo notare infine, a seguito di queste speciali caratteristiche, che anche il peso della coppia senza pneumatici scende a 1.550 grammi. Il prezzo consigliato al pubblico è invece di 1.850 Euro.

mavic.com