Shimano 1 / Dura Ace, una rivoluzione. La velocità nel Dna

31.08.2021
7 min
Salva

Finalmente è arrivato. Ci ha messo un po’, ma eccolo eccome il nuovo gruppo Shimano Dura-Ace (serie 9200). Il Covid, il mercato in tilt, le catene di distribuzione nel caos, l’improvvisa difficoltà nel reperire le materie prime… il brand giapponese ha fatto attendere gli appassionati, ma di questa attesa, possiamo anticiparlo, è valsa la pena.

Ci si aspettava di vederlo almeno al Tour de France, ma nulla da fare. Lo hanno segretamente utilizzato per alcune tappe alcuni corridori della Dsm, ma giusto per dare gli ultimissimi feedback alla casa del Sol Levante prima del lancio, tra l’altro avvenuto nell’anno del centenario della sua fondazione.

Nato con la velocità dentro

Il nuovo Dura Ace è rivoluzionario: ha 12 velocità (l’anticipazione più “spoilerata” e bramata), c’è sia nella versione freno a disco che caliper, è wireless ed è esclusivamente elettronico, cioè con la tecnologia Di2 dell’azienda di Sakai (Osaka, a Sud del Giappone).

In Shimano si è parlato di “scienza della velocità”. Velocità in tutto: aerodinamica, di “pensiero della cambiata” (più veloce, affidabile e intuitiva), della trasmissione… Scopriamolo meglio.

Integrazione, affidabilità e tanto altro

Partiamo dal cambio, il fulcro di questo nuovo progetto Shimano. La casa giapponese ha completamente rivisto la sua piattaforma Di2. L’obiettivo era migliorarne la velocità di cambiata pur con un comando wireless, cosa non così scontata. Il tutto senza compromettere la proverbiale affidabilità “made in Shimano”.

Come si è potuto realizzare tutto ciò? A prescindere dalle particolari frequenze che inviano gli impulsi dai comandi alle periferiche (i due deragliatori, anteriore e posteriore), si è agito sul motore dei deragliatori stessi. Questi riducono la velocità di elaborazione, ovvero il tempo di movimento tra il motore e i meccanismi degli ingranaggi. Di quanto? Le cambiate sono più rapide del 58% al posteriore e del 45% all’anteriore.

Per fare tutto ciò una grande importanza l’hanno avuta anche i cavi dell’alimentazione. I nuovi fili SD-300 hanno un diametro più piccolo dei precedenti e collegano la batteria ai due deragliatori. Prima si è accennato a “frequenze” e connessioni: queste sono affidate ad un circuito di microchip ad alta sicurezza completamente realizzato da Shimano. Tali chip garantiscono un’elaborazione veloce e a basso consumo energetico, che riduce significativamente la possibilità di interferenze da dispositivi esterni. Piccola curiosità: sembra che alla base di questa lunga attesa ci sia la carenza di questi particolari chip. Anche altre multinazionali, vedi Toyota, Mercedes, Dyson… hanno avuto le loro belle difficoltà in tal senso.

Il cervello nel cambio

Il vero gioiello del nuovo Dura Ace è il deragliatore posteriore. Questo componente è anche il cervello dell’intero gruppo. E’ da qui che si ricarica il gruppo (c’è una porta Usb nascosta), fornisce la connessione ai comandi, la connessione ANT+ ad altri dispositivi (anche di terze parti) e va a sostituire l’elemento Junction-A che prima era posizionato nel manubrio o nel telaio. Rivisto anche il deragliatore anteriore: ha un’area frontale più piccola del 33% rispetto al modello precedente, un peso inferiore di 5 grammi e un range d’azione più ampio (per corone da 50 a 55 denti).

Ergonomia sviluppata coi pro’

Shimano ha lavorato in collaborazione con molti professionisti per ottimizzare i comandi e la loro ergonomia in base alle nuove posizioni e alle nuove esigenze di guida (dettate soprattutto dal freno a disco). Per la salita (vedi il comando da remoto al manubrio), per lo sprint o per le prove a cronometro…

Guarnitura disponibile in tre diverse dentature, con o senza potenziometro
Guarnitura disponibile in tre diverse dentature, con o senza potenziometro

Le nuove leve sono dotate di una parte della testa rialzata con una leggera curva verso l’interno e offrono una maggiore distanza tra i comandi stessi, riducendo il margine d’errore nel loro azionamento, pensando magari a quando si è a tutta: in volata, in salita… Si possono avere infatti anche i comandi da remoto sulla piega: sulla curva e sul manubrio (vicino all’attacco).

Trasmissione: i nuovi rapporti

Non solo elettronica, anche la meccanica è stata rivista. Una delle novità maggiori del Dura Ace è la 12ª velocità. Non è “solo” stato aggiunto un pignone ma è stata rifatta l’intera cassetta, la Dura-Ace Hyperglide. E’ stata rivista la scala con un passaggio molto più graduale nei pignoni centrali, pur partendo sempre dall’11. Questa revisione delle dentature consente di cambiare anche con la catena in pieno sforzo, senza “mollare” neanche un po’. Le cassette proposte sono due: 11-30 e 11-34 e la bella notizia è che sono installabili sui “vecchi” corpetti dell’11 velocità.

E cambiano anche le guarniture, decisamente al passo con le tendenze dei pro’ e con le velocità medie crescenti. La soluzione che spicca è il 54-40, tra l’altro un ingranaggio dal diametro maggiore fluidifica molto la cambiata. Le altre dentature disponibili sono 50-34 e 52-36. La lunghezza delle pedivelle va da 160 a 177,5 millimetri. Le stesse guarniture sono disponibili sia con il potenziometro integrato che senza.

Freni potenti e affidabili

Si è parlato di velocità, ma questa senza controllo è inutile, pertanto in Shimano hanno lavorato anche sul fronte della frenata. Grazie alla tecnologia Servo Wave, ripresa dai sistemi frenanti Shimano per Mtb e gravel, la corsa della leva diminuisce, pur senza perdere la sua modulabilità, caratteristica sempre più richiesta dai pro’. E anche più necessaria vista la potenza di tali freni.

I nuovi freni Dura-Ace sono anche più silenziosi grazie ad uno spazio maggiorato di circa il 10% tra l’alloggiamento della pastiglia e il rotore e grazie ai nuovi dischi (serie RT-MT900) i quali prevedono una lavorazione diversa, che tra l’altro dissipa meglio il calore riducendo il rischio di surriscaldamento.

Il nuovo impianto frenante strizza l’occhio anche ai meccanici. Ora, infatti, è possibile eseguire lo spurgo senza rimuovere la pinza dal telaio. Tutto ciò è possibile grazie a una bocca di spurgo e a una vite della valvola separata.

Ruote più leggere e più rigide

Shimano ha rivisto anche le ruote. Avendo la velocità come scopo e nel Dna, per il nuovo Dura Ace si è investito molto anche sulle ruote, a cominciare dall’aerodinamica, ma senza dimenticare rigidità e leggerezza. La gamma è stata ridisegnato bilanciando tre fattori: riduzione della resistenza all’avanzamento, rigidità della forza motrice e leggerezza. In particolare per la rigidità si è intervenuti sul mozzo, ora ad “ingaggio diretto” (due facce ad incastro anziché un sistema di nottolino e cricchetto).

Sono tre i profili di altezza del cerchio: C36 (profilo da 36 millimetri) pensate per la salita e le più leggere in gamma. Le C50 (profilo da 50 millimetri) sono le più versatili per peso, aerodinamica e guidabilità. Infine ci sono le C60 (profilo da 60 millimetri), il set più aero e anche più rigido.

Pesi a confronto fra il precedente Dura-Ace (9100) e il nuovo (9200). Le foto sono di
Keizer/Dobslaff – Shimano
Pesi a confronto fra il precedente Dura-Ace (9100) e il nuovo (9200). Le foto sono di
Keizer/Dobslaff – Shimano

Particolare la raggiatura per raggiungere questi livelli di rigidità. Le anteriori di C36 e C50 hanno una raggiatura standard 1:1 con raggi a spessore variabile più stretti al centro (2,0-1,5-2,0 millimetri), mentre al posteriore la raggiatura è 2:1 ed è la Optbal. Le C60 High Rigidity hanno la raggiatura 2:1 sia all’anteriore che al posteriore con raggi più spessi (2,0-1,8-2,0 millimetri). La riduzione della resistenza aerodinamica ha rappresentato un grande obiettivo nella realizzazione della nuova gamma di ruote. Le nuove C50 consentono un guadagno di 5,1W rispetto alla “vecchia” parente Dura Ace C40, entrambe nella versione tubeless.

Ma che fine hanno fatto le ruote basse tra i pro’?

01.08.2021
6 min
Salva

Probabilmente è più elevata la possibilità di vedere un ufo che un corridore professionista utilizzare delle ruote basse o per meglio dire a basso profilo. E’ un paragone un po’ forzato ma neanche tanto. Questa tipologia di ruota era la sola che c’era fino ai primi anni ’90 (lenticolare esclusa) e adesso invece è praticamente sparita.

I team le hanno in dotazione, ma non c’è corridore che le voglia. Alcuni neanche in allenamento. Come mai?

Alla base di questa sparizione c’è senza dubbio l’evoluzione dei materiali. Il carbonio, il materiale che domina al 99,9 per cento anche nelle ruote, è sempre più leggero e più performante. Questo ha ridotto moltissimo le differenza di pesa fra una ruota bassa e una alta. Quei 400 e passa grammi di differenza ormai si notevolmente ridotta (spesso meno di 200 grammi). E il peso sulla ruota conta più che su altre parti della bici. Il rapporto, secondo l’ingegner Marco Pinotti, è di uno a tre. Un etto in più sulle ruote ne vale tre sul telaio. E’ l’effetto della massa rotante ad amplificarlo.

La bici moderna: telaio e componenti “aero”, ruote alte e freni a disco
La bici moderna: telaio e componenti “aero”, ruote alte e freni a disco

Peso giù, profili su

Contestualmente sono anche aumentate le velocità medie e si è investito moltissimo sull’aerodinamica. Gli studi, anche empirici e non solo in galleria del vento, hanno mostrato come un cerchio più alto e più largo (cosa che si è potuto fare con una certa facilità con i freni a disco) penetri meglio nell’aria. Un cerchio con tali caratteristiche crea meno turbolenze. Senza contare che la ruota, nel suo complesso, è anche più comoda.

«Io – spiega proprio Pinotti – oggi non avrei dubbi. Anche a fronte di una bici che pesa un chilo di più prenderei quella con le ruote più alte. Basta una pendenza del 5,5 per cento e una velocità di 20 chilometri orari per colmare questo gap. L’alleggerimento dei materiali di fatto ha tagliato fuori queste ruote. Potrei montarle giusto in una cronoscalata, ma una crono estrema.

«Oggi si riesce a stare sui 7 chili anche con le bici con freno a disco e una ruota a profilo medio (35-40 millimetri, ndr). Con i freni tradizionali proprio non hai problemi e anzi tocchi il limite dei 6,8 chili».

E in effetti oggi è considerata bassa una ruota da 35 millimetri. Sotto non se ne vedono. Se pensiamo che Bernal ha scalato il Giau con delle Shimano Dura Ace da 60 millimetri, si capisce bene l’intero discorso. E uno scalatore come è noto non ama portarsi dei grammi in più.

Il parere dello scalatore 

E noi abbiamo chiesto allo scalatore per eccellenza, Domenico Pozzovivo. Tra i primi ad usare il profilo differenziato anteriore e posteriore: 35 millimetri davanti e 50 millimetri dietro.

«Io non uso più le ruote basse e il motivo è semplice: si è esasperato il concetto di aerodinamica e dell’efficienza a certe velocità. Alte velocità che fa soffrire il profilo basso. E poi visti i pesi che senso avrebbe mettere dei piombi alle bici come una volta e perdere in aerodinamica? E poi quando ti abitui ad una certa ruota che è reattiva e rigida non torni indietro. Per me è anche un aiuto psicologico alle alte velocità».

Pozzovivo racconta che in allenamento a volte le usa, o quelle basse, o quelle a medio profilo.

«Beh, in corsa gareggiamo su asfalti che sono perfetti o quasi, in allenamento non è così e una ruota bassa è più comoda, tanto più per me con il mio problema al braccio.

«Se le monterei in una cronoscalata estrema tipo Plan de Corones? No, perché non avrei le sensazioni che vorrei: cioè una bici rigida e reattiva. Troppo diverse le sensazioni che ho quando si spinge. Sarà che quando mi alzo sui pedali sono tutto buttato in avanti e con la ruota bassa non sento la bici al top».

Infine “Pozzo” fa un paragone interessante con il passato. Le prime ruote alte facevano una sorta di effetto pendolo. Quando ti alzavi sui pedali all’inizio la bici quasi non si muoveva lateralmente, “era dura”, poi all’improvviso “cadeva”. «Vero questa sensazione c’era, a ben ricordare. Ma con i nuovi materiali questo effetto brusco non c’è più. Il movimento è più progressivo ed equilibrato».

Il parere del passista

A fare da contraltare a Pozzovivo abbiamo coinvolto il suo opposto, Fabio Sabatini, passistone veloce dai tantissimi watt.

«Oggi fai quasi fatica a vedere le ruote a medio profilo. Hanno ormai lo stesso peso delle altre ma con un’aerodinamica più efficiente e anche una migliore scorrevolezza (dovuto anche la fatto che il mozzo è “più vicino” al cerchio, ndr).

«Da passista poi non mi è mai capitato di rimpiangere quelle a basso profilo. Pensate che io non le uso neanche in allenamento. Un po’ lo ammetto anche per un fatto estetico! Ma soprattutto perché devo abituarmi a fare le volate e a spingere forti in certi momenti, quindi preferisco farlo con un determinato set che poi “riconosco” in gara. Senza contare che ti ci abitui nelle discese, fatto non secondario. Perché comunque quelle con il profilo alto sono un po’ più “complicate” da gestire. Quelle basse sicuramente pieghi di più… ma tanto non le usi».

Sabatini ricorda quando “il Nieri”, come dice lui da buon toscano, saldava i raggi delle ruote a basso profilo che erano destinate alla Parigi-Roubaix, proprio per renderle più rigide e al tempo stesso più robuste. Ma con l’alto profilo non si rischia un “eccesso di rigidità”, almeno per le corse sul pavè?

«No, io credo che a fare la differenza sia il copertone e non il cerchio. E oggi con una copertura da da 28 millimetri non hai problemi. Poi con l’arrivo del disco il basso profilo è scomparso del tutto, almeno per noi pro’ Le ultime che ho usato sono state le Mavic Ksyrium ai tempi della Liquigas e comunque erano già un po’ profilate, 32 millimetri. Sono passati 10 anni da allora. E poco dopo, in Quick Step, Specialized ci spingeva ad usare quelle con profili più alti».

Vision Metron: decal speciali per Colbrelli e Mohoric

19.07.2021
3 min
Salva

Vision ha approfittato dell’attenzione mediatica ottimamente garantita dal Tour de France per presentare due bellissime novità di prodotto, ovvero le ruote Metron 45 e 60 SL condotte alla vittoria in modo particolare da Vout Van Aert nella magnifica tappa del Ventoux. Ma non solo lui. E le nuove decal non sono sfuggite agli occhi dei tifosi.

Considerato lo stretto rapporto di collaborazione della stessa Vision con il team Bahrain-Victorius, i due campioni nazionali in gara alla Grande Boucle, Sonny Colbrelli e lo sloveno Matej Mohoric, anch’egli vincitore di due entusiasmanti frazione, hanno avuto il privilegio di utilizzare le nuove ruote Vision Metron. Una versione denominata National Champion e per loro appositamente personalizzata. Come? Con il tricolore delle loro rispettive nazioni, applicato dai meccanici della squadra nel corso del primo giorno di riposo del Tour.

I meccanici della Bahrain hanno curato ogni dettaglio al Tour sulle ruote Vision
I meccanici della Bahrain hanno curato ogni dettaglio al Tour sulle ruote Vision

Obiettivo aerodinamicità

In realtà, entrambe le nuove ruote Vision Metron 45 e 60 SL nel weekend della terza settimana di giugno avevano già “segretamente” vinto i titoli nazionali di Italia e Slovenia con Colbrelli e Mohoric, ma il lancio Vision non era ancora stato effettuato.

Il concetto di fondo di questo nuovo progetto Vision è concentrato sull’aerodinamica. L’obiettivo del brand era difatti quello di creare ruote con prestazioni aerodinamiche migliori al mondo. Entrambi i set sono compatibili con i freni a disco, sia in versione copertoncino/tubeless che tubolare. Le Metron 45 SL Disc la cui larghezza del cerchio è di 45 millimetri, sono progettate per affrontare principalmente tracciati collinari e misti. Le Metron 60 SL Disc (larghezza del cerchio di 60 millimetri) invece sono state pensate appositamente per la velocità in pianura.

Le decal di Mohoric con i colori della Slovenia
Le decal di Mohoric con i colori della Slovenia

E i raggi? 100% Made in Italy

Il canale interno della versione CH/TLR è di 21 millimetri ed ha una forma esterna ottimizzata per uno pneumatico da 28 millimetri. Questo consente di creare una sorta di “struttura compatta e unica” tra cerchio e copertura, migliorando l’aerodinamica. Il cerchio è realizzato a mano con un’attenzione particolare all finitura estetica grazie ad una speciale laminazione del carbonio.

I mozzi sono dotati della nuova tecnologia Vision PRS, con sistema di innesto a 72 gradi che fornisce una maggiore scorrevolezza ed un migliore angolo di presa dell’ingranaggio. I raggi utilizzati sono i top di gamma Aero bladed a doppio spessore in acciaio inox e prodotti rigorosamente in Italia da una famosa azienda che fornisce componenti per l’industria automobilistica.

visiontechusa

Vision Metron 45 e 60 SL, dal Giro (di nascosto) al Tour

07.07.2021
4 min
Salva

Le avevamo adocchiate per primi al Giro d’Italia, quando Simon Yates le usava ancora senza scritte e adesso eccole ufficialmente in gruppo: stiamo parlando delle nuove Vision Metron 45 e 60 SL Disc. Questi due set li stanno utilizzando al Tour de France i corridori della EF Education-Nippo e la Bahrain-Victorious, di Sonny Colbrelli.

Uran con le Metron 45 SL verso Tignes, qualche anno fa una ruota così sarebbe stata per velocisti
Uran con le Metron 45 SL verso Tignes, qualche anno fa una ruota così sarebbe stata per velocisti

Profili da 60 e 45 millimetri

Ruote moderne, le nuove Metron sono ideate per freni a disco e sono disponibili sia per la versione tubeless che per la versione per tubolari. La prima cosa sulla quale si sono concentrati gli ingegneri Visioni è stata l’aerodinamica, ormai caratteristica sempre più importante visto che sul peso non ci sono più grandi problemi (grazie ai materiali) e viste le crescenti velocità medie. Basta pensare che in Vision considerano il set da 45 millimetri per la salita. Ed hanno ragione, visto che il peso è di appena 1.395 grammi. Ma è chiaro che una ruota così è anche molto aerodinamica e non solo leggera.

E’ invece più specifico per la pianura e i percorsi più veloci il set da 60 millimetri, i quali però anche loro non sfigurano in salita. Il peso della coppia infatti è di 1.460 grammi, vale a dire come una eccellente coppia di ruote in alluminio a basso profilo.

Grande larghezza

Altro aspetto molto importante che si lega sia al concetto della modernità che, soprattutto, dell’aerodinamica è la larghezza del cerchio. Il canale interno ha una sezione di ben 21 millimetri, che solitamente corrisponde ad una larghezza esterna di 31-33 millimetri, misure che qualche tempo fa ci avrebbero fatto pensare ai cerchi di una Mtb.

Tale larghezza, oltre a ridurre le turbolenze dell’aria e quindi a migliorare il coefficiente di penetrazione, si ripercuote anche sul comfort della ruota: più materiale meglio vengono dipanate le vibrazioni. Non solo, ma questa larghezza ottimizza anche il montaggio di pneumatici da 28 millimetri.

Il carbonio utilizzato è Hm di ultima generazione che rende la struttura delle ruota molto rigida e al tempo stesso leggera, grazie anche all’inserimento di una particolare schiuma di derivazione spaziale tra gli strati del carbonio. 

Mozzi e raggi

Ma fulcro, nel vero senso della parola, di una ruota restano i mozzi. Scorrevolezza e gran parte della rigidità dipendono proprio dal mozzo (e dai raggi). La nuova tecnologia PRS di Vision garantisce un miglior angolo d’innesto dei raggi stessi. Un angolo di 72° che rende la ruota scorrevole, comoda e di nuovo aerodinamica. Sono questi i dettagli che fanno la differenza. E a proposito di raggi: questi sono piatti, a doppio spessore in acciaio inox, e sono Made in Italy.

Queste due set sono garantiti a vita (sul primo acquisto).

visiontechusa.com

Le nuove Cadex 36 Disc Tubeless, attriti al minimo

06.07.2021
3 min
Salva

Cadex lancia il nuovo suo modello di ruote, le Cadex 36 Disc Tubeless, ideate per una migliore accelerazione ed una maggiore performance in salita

Le ruote Cadex, disegnate per coperture tubeless,offrono una manovrabilità sicura e precisa anche in condizioni ventose, infatti, con il loro profilo da 36 millimetri offrono un’ottima aerodinamicità senza subire disturbi esterni. 

Canale da 22,4 mm

La tecnologia hookless presenta un’ampia larghezza interna del cerchio, ben 22,4 millimetri, e una resistente struttura in fibra di carbonio. Questo consente un controllo e una maneggevolezza superiore.

La larghezza del canale consente di avere una superiore superficie di appoggio e ciò crea una migliore trazione ed un assorbimento degli urti. In questo modo il corridore ha una maneggevolezza e una sicurezza assolute.

La tecnologia hookless presenta un’ampia larghezza interna del cerchio, ben 22,4 millimetri
La tecnologia hookless presenta un’ampia larghezza interna del cerchio, ben 22,4 millimetri

Poco più di un chilo

Il loro peso è di solamente 1.032 grammi, grazie ad un lay-up che permette un posizionamento preciso della fibra di carbonio. Si crea così una struttura più rigida e forte, capace di trasmettere al meglio la potenza impressa dall’atleta.

Anche i raggi godono di tale tecnologia, grazie al carbonio Cadex si riduce al minimo la flessione laterale aumentando l’accelerazione ed il trasferimento di potenza.

Cuscinetti a basso attrito

Un lavoro particolare è stato fatto sul mozzo R1-C30, a basso attrito. Si alleggerisce significativamente il carico sui cuscinetti, i quali a loro volta sono ancora più efficienti, garantendo una resistenza al rotolamento 1,5 volte più fluida.

Grazie a questi nuovi studi e sviluppi le ruote Cadex 36 Disc Tubeless sono l’ideale per chi cerca la prestazione e il comfort in tutte le condizioni di terreno e di clima.

www.cadex-cycling.com/it

Ursus Miura Ts37, le ali di Ayuso al Giro U23

14.06.2021
3 min
Salva

Queste ruote hanno dominato il Giro d’Italia U23, stiamo parlando delle Ursus di Juan Ayuso. Si tratta delle Miura Ts37, che puntano tutto sulla leggerezza.

Le abbiamo notate prima del via di una delle tappe più dure della corsa rosa, la Sondrio-Campo Moro. E ne abbiamo parlato con Stefano Casiraghi, meccanico della Colpack-Ballan da un paio di stagioni. Prima questo ragazzo lavorava in un’azienda che si occupava di ruote e gomme.

Stefano Casiraghi, meccanico della Colpack, ci presenta le Miura di Ayuso
Stefano Casiraghi, meccanico della Colpack, ci presenta le Miura di Ayuso

Ruota tradizionale

«Quindi di ruote me ne intendo! – scherza Casiraghi – Questo set che usa Ayuso è un set che abbiamo migliorato insieme ad Ursus rispetto alla versione standard. Abbiamo lavorato soprattutto sui mozzi. Abbiamo inserito dei cuscinetti ceramici. E questo mozzo si riconosce in quanto il logo è color oro.

«I cerchi sono in carbonio stampato (come fosse un monoscocca, molto rigidi e reattivi, ndr) ad alto modulo. Sono quindi molto leggeri già di loro».

Non solo i cerchi però, nell’allestimento di queste ruote Ursus è andata oltre. Infatti sono utilizzati dei raggi Sapim ulteriormente sfinati e piatti. Tutto a vantaggio del peso (ancora) e anche dell’aerodinamica.

«I raggi sono stati rimpiccioliti, quindi assottigliati rispetto alla versione standard – riprende Casiraghi – in modo tale da limare ancora qualcosa sul peso, ma sono stati “alleggeriti” quel tanto da non disperdere energia».

Il mozzo oro, più leggero e con cuscinetti ceramici
Il mozzo oro, più leggero e con cuscinetti ceramici

Voglia di leggerezza

Auyso ad inizio anno ha provato altri set, persino con freno a disco, ma alla fine ha scelto di correre con queste ruote. Perché? Ce lo spiega il meccanico.

«Juan preferisce la leggerezza. Non a caso ha voluto queste ruote e per di più a profilo basso. Dal momento che sono anche così scorrevoli ha deciso di puntare sulla leggerezza. Lui è uno scalatore e deve andare forte in salita. Non a caso sempre restando in tema di ruote monta dei tubolari Pirelli P Zero Velo Sl ed Sl è la sigla che indica la versione alleggerita. Grazie anche a questo set la Cinelli di Ayuso ferma l’ago della bilancia a 6,855 chili, in pratica il peso del limite imposto dall’Uci».

Le Ursus MiuraTs37, c’è anche la versione disc
Le Ursus MiuraTs37, c’è anche la versione disc

Le Miura Ts37

Diamo infine uno sguardo alla ruota “da catalogo”. Il cerchio, anche se per freno tradizionale, ha una larghezza decisamente moderna: il canale infatti è da 24 millimetri e questo agevola l’utilizzo di coperture con sezione maggiorata. Il battistrada può “spalmarsi” meglio sul cerchio stesso e sull’asfalto a tutto vantaggio di grip e scorrevolezza. La gomma infatti fa meno “effetto goccia” e lavora meglio, garantisce più tenuta appunto in curva. «E in frenata – aggiunge il meccanico – fa dimenticare non poco l’assenza del disco».

Il peso della coppia (con mozzo oro) è di circa 1.200 grammi. Il profilo delle Miura Ts è disponibile anche nelle misure da 47 e 88 millimetri.

Fulcrum rilancia le Racing DB: canali larghi anche per tubeless

11.06.2021
3 min
Salva

Ci sono novità in casa Fulcrum, che ha lanciato tre nuovi modelli di ruote, per rinnovare la collezione Racing DB 2018, portando modifiche e miglioramenti sotto ogni punto di vista. Stiamo parlando delle Racing 4 DB, 5 DB e 6 DB. Le modifiche principali riguardano soprattutto l’affidabilità, la versatilità e il look delle nuove Racing DB, che ricordiamo essere una gamma di ruote in alluminio realizzate per bici con freni a disco, ideali per fare lunghe distanze in allenamento e capaci di strizzare l’occhio al gravel.

Racing 4 DB

Con un profilo da 34 millimetri, le Racing 4 DB, quelle preferite dal team Cofidis per gli allenamenti invernali, rappresentano l’equilibrio ideale tra aerodinamica e leggerezza. Infatti offrono un ottimo supporto in salita, difendendosi però molto bene anche pianura, a velocità sostenute. Rispetto al modello 2018 sono cambiati alcuni degli aspetti più importanti, come il canale interno più largo, di 19 millimetri, rispetto al precedente di 17. Questo miglioramento consente di ospitare più agevolmente uno pneumatico da 25 millimetri. Per quanto riguarda il design, la Racing 4 DB presenta grafiche incise a laser, che resistono maggiormente agli agenti atmosferici.

Fulcrum Racing 4 DB con profilo da 34 mm
Fulcrum Racing 4 DB con profilo da 34 mm

Racing 5 DB

Le nuove Racing 5 DB, sono dedicate alle bici endurance. Con il loro profilo da 24 millimetri rappresentano la scelta migliore per chi vuole affrontare lunghe salite e avere grande comfort sulle lunghe distanze. Anche in questo caso è stato allargato il canale interno, portandolo a 20 millimetri, rispetto al precedente che era largo invece 17. Le racing 5 DB possono ospitare anche coperture da 28, anche in versione tubeless. L’estetica invece ha subito le stesse modifiche della Racing 4 DB.

Fulcrum 5 DB con il canale da 20 millemtri
Fulcrum 5 DB con il canale da 20 millemtri

Racing 6 DB

Sono il modello che, con un budget più contenuto, riesce ad offrire efficaci prestazioni in termini di affidabilità. Ottime per gli allenamenti gravel, con un profilo da 24 millimetri e un canale interno di 20 millimetri. Eccellenti in salita e con la presenza di vento. Possono alloggiare agevolmente pneumatici da 28 millimetri.

Fulcrum Racing 6 DB profilo da 24 e canale da 20 millimetri
Fulcrum Racing 6 DB profilo da 24 e canale da 20 millimetri

E adesso veniamo ai prezzi di questi tre modelli. Le Racing 4 DB sono acquistabili a partire da 449 euro, le Racing 5 DB a partire da 399 euro, mentre le Racing 6 DB da 339 euro

fulcrumwheels.com

Miche, le ruote veloci e insieme leggere dell’Androni

22.05.2021
3 min
Salva

Il team Androni Giocattoli Sidermec utilizza le ruote Miche Supertype con profilo da 50 o 38 millimetri.

La leggerezza e la performance sono garantite dall’alto livello di qualità dei materiali utilizzati. Il cerchio, ovvero il componente più consistente della ruota, è realizzato con fibra di carbonio 3K. Mentre il mozzo è realizzato in alluminio 7075 T6 forgiato, al fine di offrire un’adeguata resistenza e anche la migliore scorrevolezza possibile, grazie ai cuscinetti sigillati SKF.

«I corridori – racconta Paolo Bisceglia, responsabile Miche – hanno la possibilità di scegliere il profilo che ritengono più adatto in base al tipo di percorso che dovranno affrontare. Se prendiamo in considerazione le Supertype 550 da 50 millimetri, si può sostenere sicuramente che sono ruote adatte all’alta velocità. Si prestano su qualsiasi tipo di terreno, ottime anche in salita».

Luca Chirico, professionista dal 2015, è attualmente in forza al team Androni Giocattoli Sidermec.

«Io personalmente – dice – utilizzo le ruote da 38 millimetri. Non sono un velocista che fa solo corse piatte. Grazie alle Supertype da 38 mm riesco a trovarmi bene sia in pianura che in salita.”

Le Miche Supertype da 50 mm
Le Miche Supertype da 50 mm

Raggi in acciaio

I raggi sono realizzati in acciaio Inox, inseriti rispettando l’ordine di un design innovativo che prevede una raggiatura 14+7 e che bilancia in maniera ottimale le forze di trazione e di frenata, mantenendo un peso accetabile.

«Sono raggi sottili – riprende Bisceglia – ma sapete, a noi interessa che siano di quantità inferiore, ma altissima qualità, piuttosto che inserire un esagerato numero di raggi che si rompono non appena avviene un piccolo urto. Preferiamo una distribuzione su tutto il cerchio che abbia un progetto ben studiato».

Le Miche Supertype da 38 mm
Le Miche Supertype da 38 mm

Anche per copertoncino

Le ruote sono per tubolare, ma esiste anche una versione per copertoncino che i corridori utilizzano in allenamento e che a quanto pare sono molto apprezate al punto da essere utilizzate anche in corsa.

«Sono lo stesso modello – dice Bisceglia – però per copertonicno e tubeless. Da quel che so, i corridori le utilizzano anche in corsa, specialmente quando ci sono delle particolari difficoltà meteorologiche per le quali aumenta il rischio di foratura. In base a quello che ci riportano i tecnici, i corridori sono estremamente soddisfatti. Anche i meccanici sostengono che le nostre ruote sono rigide al punto giusto, non si muovono ne tantomeno disperdono velocità. Preferiamo parlare con lo staff – conclude Bisceglia – altrimenti dovremmo parlare con 20 corridori contemporaneamente. Un pregio delle ruote? La reattività sicuramente, contribuiscono allo scatto in modo soddisfacente. Non sono ruote che restano inchiodate, tutt’altro».

Le Supertype 338
Le Supertype 338

Leggere e performanti

Le Supertype 550 da 50 mm pesano 1.488 kg, mentre le 338 da 38 millimetri pesano 1.430 kg. Sono realizzate con gli stessi identici materiali, entrambe sono ruote per freni a disco.

«Come dico sempre – riprende Bisceglia – la ruota non va mai considerata in base al singolo pezzo con il quale è montata. Bensì, la differenza finale, la farà l’insieme di questi pezzi, ognuno dei quali, contribuirà a rendere omogeneo e scorrevole il movimento ciclico della ruota. Può sembrare scontato – continua – ma non è affatto così. Non bisogna credere che un componente ne compensì l’altro. Ognuno fa il suo e lo deve fare nel migliore dei modi per garantire la massima prestazione».

miche.it

Ursus, presentate le Miura TC47: ideali per gli sprint

12.05.2021
2 min
Salva

Le Miura TC47 del brand veneto Ursus sono ruote per copertoncino e tubeless, in carbonio, pensate e realizzate per bici con freni a disco. Hanno profilo da 47 millimetri ideato con la stessa aerodinamicità del profilo NACA 0027. Le Miura TC47 disc sono estremamente affidabili, resistono agli urti ed assorbono efficacemente le vibrazioni dovute a un asfalto dissestato. La larghezza del cerchio è di 28 millimetri e la sua struttura è solida. La distribuzione della fibra di carbonio è progettata in maniera che il cerchio risulti essere perfettamente bilanciato. Questo aspetto contribuisce sensibilmente a migliorare la resa delle ruote in termini di scorrevolezza e aerodinamica.

Ottime in pianura

La parte centrale, ovvero il mozzo Ursus RD50, è realizzato in alluminio, per completare l’affidabilità delle nuove ruote Ursus. Per quanto riguarda i cuscinetti la scelta di serie è caduta sugli SFK, in alternativa si possono montate i Ceramic Speed ad alta scorrevolezza.

La ruota anteriore Ursus Miura TC47 disc
La ruota anteriore Ursus Miura TC47 disc

Il peso della coppia è di 1.670 grammi: 780 grammi la anteriore e 890 la posteriore. La caratteristica principale di queste ruote è quella di esprimersi al meglio in pianura, anche grazie al raggiungimento di alte velocità anche negli sprint. I raggi sono 24 sia per la ruota anteriore che per la posteriore. La distanza tra un raggio e l’altro sul cerchio è di circa 4 centimetri. In questo modo si avrà una copertura totale, in grado di sostenere le ruote nella loro struttura complessiva.

La ruota posteriore Ursus Miura TC47 disc
La ruota posteriore Ursus Miura TC47 disc

Design sobrio

Il design è sobrio e al tempo stesso elegante. Il cerchio è nero opaco, mentre la scritta Ursus è realizzata con un nero più lucido e calcato che riesce a controbilanciare l’effetto ottico in maniera ottimale.

Il prezzo consigliato al pubblico è di 1.800 euro.

ursus.it