Funerale Francesco Mazzoleni, Palazzago, 18 febbraio 2026 (foto Colleoni/L'Eco di Bergam0)

EDITORIALE / La sicurezza è una medaglia da condividere

23.02.2026
7 min
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Erano in 1.500 al funerale di Francesco Mazzoleni a Palazzago (in apertura, immagine Colleoni/L’Eco di Bergamo), ma già adesso, cinque giorni dopo, si è smesso di parlarne. Le notizie sono finite dietro quelle che incalzano e siamo tutti qui a scongiurare il prossimo incidente, quando ci batteremo nuovamente il petto e ripeteremo le solite frasi. Che cosa si sta facendo nel concreto perché la sicurezza sulle strade sia più di un luogo comune?

Ognuno ha la sua ricetta. La cultura nelle scuole è un bel punto di partenza, ma forse la paura di sanzioni ineluttabili è ben più efficace per chi è già adulto e si fa beffe di limiti e divieti. Detto questo, vogliamo evidenziare un altro capitolo nella disputa fra i due soggetti che guidano il ciclismo italiano e che, anziché collaborare come in una madison, preferiscono scattarsi in faccia: la Federazione ciclistica italiana e la Lega del ciclismo professionistico.

Nel nome della sicurezza, entrambe hanno lavorato a una proposta di riforma del Codice della strada. La prima lo ha fatto valendosi del contributo di esperienza di Federico Balconi e della sua Zerosbatti. La seconda con il supporto degli ex campioni di cui si è circondato il presidente Pella. 

Giro d'Onore 2024, Milano, Cordiano Dagnoni
«La nostra priorità – ha detto il presidente FCI Dagnoni – è ridurre drasticamente gli incidenti che coinvolgono chi va in bicicletta. E’ una battaglia di civiltà»
Giro d'Onore 2024, Milano, Cordiano Dagnoni
«La nostra priorità – ha detto il presidente FCI Dagnoni – è ridurre drasticamente gli incidenti che coinvolgono chi va in bicicletta. E’ una battaglia di civiltà»

FCI: fra obblighi e divieti

Uno dei punti di partenza nell’impianto della FCI in tema di sicurezza è quello di dotare le strade di una cartellonistica che indichi la presenza di ciclisti e il rispetto a loro dovuto. La serie di indicazioni successive è frutto di buon senso ed esperienza.

I velocipedi possono percorrere la strada purché dotati delle luci anteriori e posteriori, che di giorno devono essere accese sempre ad intermittenza. Da mezz’ora prima del tramonto e fino a mezz’ora prima del sorgere del sole la luminosità deve essere fissa. Casco obbligatorio per tutti coloro che percorrono strade aperte al traffico: obbligatorio fino a 14 anni anche su piste ciclabili.

Divieto di sorpasso se non è possibile rispettare la distanza di 1,5 metri fra auto e bici. Divieto di sorpasso nelle zone 30. Divieto di sorpasso con presenza di ciclisti che percorrono la carreggiata opposta. Divieto di sorpasso a velocità superiore a quella di percorrenza della strada, ridotta di 20-30 chilometri orari (fanno eccezione le strade con limite di 50 orari, nelle quali è considerato valido tale limite). Durante il sorpasso il veicolo deve mantenere la distanza di sicurezza dal velocipede.

E’ consentito ai velocipedi la percorrenza parallela in coppia per aumentarne la visibilità. La percorrenza delle strade vede la possibilità di utilizzo di auto al seguito con funzione di assistenza nel pieno rispetto delle norme del Codice della Strada (ad ora infatti un’ammiraglia che segua un gruppo di ciclisti è passibile di sanzione).

Fra le richieste della FCI in tema sicurezza, la previsione di bike lane ovunque sia possibile, purché non inferiori agli 80 cm (depositphotos.com)
Fra le richieste della FCI, la previsione di bike lane ovunque sia possibile, purché non inferiori agli 80 cm di larghezza (depositphotos.com)
Fra le richieste della FCI in tema sicurezza, la previsione di bike lane ovunque sia possibile, purché non inferiori agli 80 cm (depositphotos.com)
Fra le richieste della FCI, la previsione di bike lane ovunque sia possibile, purché non inferiori agli 80 cm di larghezza (depositphotos.com)

Bike lane e motostaffette

Andando oltre e in riferimento al Codice della Strada, la Federazione chiede l’obbligo di realizzazione, in occasione del rifacimento delle strade o della costruzione di nuove, di spazi di ciclabili delimitati da strisce (come le bike lane in Trentino). Tali spazi ricavati dalla sede stradale, volendo raggiungere l’obiettivo della sicurezza e non restare imbrigliati in tecnicismi, possono essere realizzati al di fuori delle dimensioni previste per le piste ciclabili, ma non possono essere larghe meno di 80 cm-1 metro.

Tenendo un occhio alle gare, la Federazione propone anche la modifica dell’articolo 12 del Codice della Strada, quello che stabilisce quali sono i soggetti preposti a far rispettare l’ordine sulle strade. Si propone che le scorte tecniche, opportunamente formate, siano autorizzate a operare nell’ambito della gara in relazione a necessità strettamente funzionali e aggiuntive per la sicurezza. Se una motostaffetta impone a un’auto esterna alla corsa di fermarsi, quella si deve fermare: oggi spesso non accade.

Tra le proposte della FCI c'è l'obbligo di dotazioni per guadagnare in visibilità negli angoli morti (depositphotos.com)
Tra le proposte della FCI c’è anche l’obbligo di dotazioni per guadagnare sicurezza negli angoli morti dei mezzi pesanti (depositphotos.com)
Tra le proposte della FCI c'è l'obbligo di dotazioni per guadagnare in visibilità negli angoli morti (depositphotos.com)
Tra le proposte della FCI c’è anche l’obbligo di dotazioni per guadagnare sicurezza negli angoli morti dei mezzi pesanti (depositphotos.com)

Dispositivi di sicurezza

Infine, ugualmente restando fra le proposte della FCI, viene rivolto uno sguardo alle dotazioni degli automezzi, affinché non si senta più dire che il conducente non avesse visto la vittima.

Si chiede pertanto l’obbligo per i camion, autoarticolati, pullman, furgoni e per tutti i mezzi di lunghezza superiore a 5,5 metri di strumenti di rilevamento di velocipedi e pedoni sui lati, dietro e negli angoli morti. Si chiede anche che tali veicoli siano dotati di protezioni per gli spigoli e gli angoli che possano risultare pericolosi in caso di impatto.

Infine, la richiesta della FCI è che a partire dal 2028 tutti i nuovi veicoli a motore a tre o quattro ruote siano dotati di strumenti di rilevamento dei pedoni e dei velocipedi e prevedere l’adozione di sistemi automatici di frenata o correzione della guida che dovranno essere oggetto di omologazione da parte del Ministero.

Ferma restando la necessità che i ciclisti osservino le regole della strada e non si rendano protagonisti di manovre incaute, come le improvvise variazioni di linea quando ci si mette a leggere nel cellulare o a farsi una foto, quella della FCI suona come una proposta sensata e potenzialmente molto utile.

Roberto Pella ha fatto gli onori di casa: la Lega Ciclismo con lui ha cambiato marcia
Roberto Pella, presidente della Lega ciclismo, ha presentato una proposta di legge sulla sicurezza dei ciclisti il 30 giugno 2025
Roberto Pella ha fatto gli onori di casa: la Lega Ciclismo con lui ha cambiato marcia
Roberto Pella, presidente della Lega ciclismo, ha presentato una proposta di legge sulla sicurezza dei ciclisti il 30 giugno 2025

Lega, scorta e numero di telaio

E la Lega? Il presidente Pella ha già presentato una proposta di legge assieme ai deputati Deidda, Maccanti, Caroppo, Tirelli, Raimondo, Barbagallo, Iaria, Pastorella, Pastorino, Gadda e Manes.

In modifica all’articolo 9 del Codice della strada, che regolamenta lo svolgimento delle gare su strada, la proposta prevede la presenza di una scorta che possa garantire la sicurezza degli atleti in allenamento su strade aperte al traffico.

In modifica all’articolo 50 del Codice della strada, che descrive le caratteristiche dei velocipedi, si propone che dal primo gennaio 2026 essi siano dotati di un numero di identificazione sul telaio, annotato presso i registri della Direzione generale per la motorizzazione, con riferimento alle generalità dell’acquirente e degli eventuali successivi proprietari.

La luce latrale si nota tantissimo all'imbrunire
Anche fra le prescrizioni della proposta della Lega c’è l’utilizzo di luci anteriori e posteriori
Anche fra le prescrizioni della proposta della Lega c’è l’utilizzo di luci anteriori e posteriori

Doppia fila, casco e luci

Una seconda parte interviene sulla circolazione, prevista dall’articolo 182 del Codice della strada. Si propone che se la strada è larga abbastanza da consentire il sorpasso nel rispetto della distanza di 1,5 metri fra veicolo e bicicletta, i ciclisti possono procedere anche affiancati, in numero non superiore a due e in gruppi non superiori alle 10 unità.

Si richiede inoltre che i ciclisti che utilizzano pedali a sgancio siano obbligati a fare uso di un casco omologato, obbligatorio invece a prescindere per i minori di 14 anni. Inoltre deve essere sempre obbligatorio tenere accesa una luce di colore rosso – continua o intermittente – nella parte posteriore della bicicletta e una bianca nella parte anteriore.

Infine, si richiede che nelle prove di esame per il rilascio delle patenti di guida vengano inserita la conoscenza delle regole conduzione dei velocipedi, degli obblighi degli altri utenti della strada verso questi e verso le segnalazioni imposte dai soggetti abilitati al servizio di scorta tecnica.

La FCI ha anche l’obbligo di garantire la sicurezza in corsa. La morte di Iannelli e le sue cause meritano più considerazione (foto La Provincia Pavese)
La FCI ha anche l’obbligo di garantire la sicurezza in corsa. La morte di Iannelli e le sue cause meritano più considerazione (foto La Provincia Pavese)

Il lavoro condiviso

Perché due impianti diversi, se l’obiettivo è lo stesso? Lo scopo è risolvere il problema oppure suonare per primi la campanella? Pensiamo che ci sia un solo modo per fare le cose nel modo giusto e passa per il rispetto dei ruoli.

A nostro avviso, nonostante le criticità che annotiamo e che continueremo ad annotare, la titolarità per questo genere di proposte appartiene alla Federazione ciclistica italiana. Anche se questa alla serie di proposte dovrebbe aggiungere quella della sicurezza in gara: la morte di Giovanni Iannelli è stata archiviata con troppa disinvoltura. Si diventa credibili accertando le responsabilità in sede giudiziale e non imponendo l’oblio sperando che si smetta di parlarne.

La Lega può e deve collaborare, senza lanciarsi in fughe estemporanee. L’onorevole Pella potrebbe essere il portavoce di un lavoro condiviso, invece preferisce spesso recitare da solista. Peccato che nel frattempo i ciclisti continuino a morire e a chi li uccide – automobilisti, organizzatori e giudici – si consentano scappatoie al limite dell’indecenza.

Presentazione Coppa Italia delle Regioni 2026, Aula dei Gruppi Parlamentari, Roma, 28 gennaio 2026, Vincenzo Nibali, Claudio Chiappucci, Gianni Bugno, Giuseppe Saronni, Alessandro Ballan, Lorenzo Fontana (presidente della Camera), Paolo Bettini, Ministro Roccella, Roberto Pella, Maurizio Fondriest (foto LCP)

Coppa Italia delle Regioni, non di sole corse

29.01.2026
6 min
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ROMA – Era la teoria attorno alla quale abbiamo ragionato per anni, guardando alla Coupe de France. Un circuito nazionale, che tiene in vita le corse al di sotto del WorldTour (17 nel 2025), su cui le squadre francesi possono incentrare un’attività di buon livello, in attesa degli inviti più importanti. La Coppa Italia delle Regioni, presentata ieri per la terza volta a Roma, potrebbe avere la stessa funzione, a patto che gli organizzatori mantengano la parola e accettino di far correre le professional, certo, ma anche le continental.

Teatro della presentazione romana di ieri è stata l’Aula dei Gruppi Parlamentari, alla presenza di figure istituzionali di primaria importanza, che hanno ripetuto le loro considerazioni per uno sport – il ciclismo – che lentamente sta tornando nei discorsi di chi governa il Paese. Certo non ci illudiamo e neanche pretendiamo che questo basti per scalfire altri potentati, tuttavia è innegabile che il lavoro sistematico della Lega Ciclismo possa aprire nuove strade. Come un piede infilato nella porta, che dopo tre anni ha permesso di aprirla e guardare dentro.

Scaroni, Velasco e Ulissi sono stati premiati dal ministro Santanché
Alla fine della scorsa stagione, Scaroni era stato premiato per la vittoria della Coppa Italia delle Regioni 2025: ora si riparte
Scaroni, Velasco e Ulissi sono stati premiati dal ministro Santanché
Alla fine della scorsa stagione, Scaroni era stato premiato per la vittoria della Coppa Italia delle Regioni 2025: ora si riparte

Un progetto ad ampio spettro

Il presidente Pella, di cui tutti i presenti hanno riconosciuto l’instancabilità, ha capito che limitarsi allo sport non sarebbe bastato. Così ha spostato il focus della Coppa Italia delle Regioni sui territori, il turismo, la cultura, la salute, l’economia e le pari opportunità, chiedendo ai rispettivi Ministri di guardare a loro volta in questo mondo che pedala. E gli interventi dimostrano che, goccia dopo goccia, il messaggio sta filtrando.

«La Coppa Italia delle Regioni – ha detto Andrea Abodi, il Ministro dello Sport – si conferma e rilancia la sfida del miglioramento, aggiungendo ulteriori competizioni. L’attenzione della Lega Ciclismo quest’anno va oltre la sfera sportiva e agonistica. Non solo il Sud diventa tra i protagonisti nella geografia del percorso itinerante ma, con il ritorno del Giro della Sardegna dopo quindici anni e del Giro della Magna Grecia, si rafforza il legame tra sport e cultura, un binomio che con il ciclismo trova la sua massima espressione.

«L’edizione 2026 – ha sottolineato – trova anche la consacrazione dell’assegnazione della maglia arancione per il traguardo sicurezza, in memoria di Giovanni Iannelli e degli altri ciclisti che hanno perso la vita sulla strada. Un riconoscimento che testimonia, non solo simbolicamente, la volontà di tutti i soggetti coinvolti di assumersi la responsabilità di contribuire a un ciclismo più sicuro, attraverso le regole e, soprattutto, il loro rispetto».

Il passaggio su Iannelli non manca mai nelle parole di Abodi, che tempo fa assieme allo stesso Pella ha incontrato il padre del corridore toscano, senza però che questo abbia portato al processo instancabilmente invocato.

Il Ministro Abodi (qui con Cassani alla presentazione della Coppa Italia 2025) è tornato spesso sulla vicenda Iannelli e sul tema sicurezza
Il Ministro Abodi (qui con Cassani alla presentazione della Coppa Italia 2025) è tornato spesso sulla vicenda Iannelli e sul tema sicurezza
Il Ministro Abodi (qui con Cassani alla presentazione della Coppa Italia 2025) è tornato spesso sulla vicenda Iannelli e sul tema sicurezza (foto LCP)
Il Ministro Abodi (qui con Cassani alla presentazione della Coppa Italia 2025) è tornato spesso sulla vicenda Iannelli e sul tema sicurezza (foto LCP)

Da febbraio a ottobre

Cinquantadue gare e 17 regioni coinvolte: questi i numeri della Coppa Italia delle Regioni 2026. Un calendario che si apre il 25 febbraio con il Giro della Sardegna di Adriano Amici e va avanti fino al 18 ottobre con la Veneto Classic di Pippo Pozzato. Venticinque corse per gli uomini, undici per le donne in cui sono comprese anche tre prove WorldTour: la Strade Bianche, il Trofeo Binda e la Milano-Sanremo.

«Per me personalmente e per la Lega Ciclismo che rappresento – ha dichiarato Roberto Pella – oggi è stata una grande emozione. Vedere la Coppa Italia delle Regioni, il progetto che abbiamo creato e portiamo avanti da soli due anni con la Conferenza delle Regioni, crescere così rapidamente è motivo di grande soddisfazione. 

«Svilupperemo i valori al centro del progetto: sport e salute, sviluppo economico e turismo, internazionalizzazione, parità. Un progetto che rappresenta una vera ripartenza per il ciclismo, così come avvenne per il nostro Paese 80 anni fa, sulle strade di Coppi e Bartali, capace di unire sport, istituzioni, territori e comunità».

Il premio per Luca Guercilena e Andrea Agostini come riconoscimento  dei valori e le competenze che il ciclismo italiano esprime a livello globale
Luca Guercilena e Andrea Agostini premiati da Vito Bardi, dal presidente della Camera Fontana e da Roberto Pella (foto LCP)
Il premio per Luca Guercilena e Andrea Agostini come riconoscimento  dei valori e le competenze che il ciclismo italiano esprime a livello globale
Luca Guercilena e Andrea Agostini premiati da Vito Bardi, dal presidente della Camera Fontana e da Roberto Pella (foto LCP)

Il Made in Italy pedala forte

Non c’erano solo politici, squadre, organizzatori e giornalisti alla presentazione della Coppa Italia delle Regioni, ma anche gli ex corridori che saggiamente sono stati coinvolti nella promozione del ciclismo. Cinque campioni del mondo come Ballan, Bettini, Bugno, Fondriest e Saronni. Giganti come Chiappucci e Nibali. E poi Luca Guercilena e Andrea Agostini, figure di spicco di Lidl-Trek e UAE Team Emirates, premiati come simboli dei valori e le competenze che il ciclismo italiano esprime a livello globale.

«La filiera della bicicletta – ha detto Tajani, Ministro degli Affari Esteri – si conferma un comparto strategico del Made in Italy, caratterizzato da capacità manifatturiera, innovazione e attenzione alla sostenibilità. L’export italiano di biciclette e componenti raggiunge i 759 milioni di euro, all’interno di un export complessivo di beni sportivi pari a circa 4,7 miliardi di euro. La strategia di diplomazia della crescita, ulteriormente rafforzata con la Riforma della Farnesina, riconosce nel ciclismo un asset strategico per l’economia nazionale e per il posizionamento internazionale del Sistema Paese».

Il Ministro Tajani al centro e ai lati , da sinistra, Agostini, Bettini, Chiappucci, Bugno, Saronni, Pella, Nibali, Ballan, Fondriest e Guercilena (foto LCP)
Il Ministro Tajani al centro e da sinistra, Agostini, Bettini, Chiappucci, Bugno, Saronni, Pella, Nibali, Ballan, Fondriest e Guercilena (foto LCP)

Il nodo sicurezza

Ora c’è da lavorare per coinvolgere sponsor e portare sicurezza su strade troppo spesso inospitali: la Coppa Italia delle Regioni non può limitarsi a un calendario di gare. Ispiratore l’intervento di Fondriest a un anno dalla morte di Sara Piffer, nello spiegare la nascita delle bike lane in Trentino Alto Adige. Utili le parole del Ministro della Salute Schillaci, sul fatto che lo sport sia previsto nella Costituzione per la sua funzione educativa e la prevenzione delle malattie attraverso uno stile sano. Però adesso bisogna che tutto questo esca dal Palazzo e si diffonda nelle strade.

«Quando ero ragazzo io – ha detto Gianni Bugno – ti davano la bicicletta e non il motorino perché era ritenuto troppo pericoloso. Adesso succede il contrario».

La sicurezza, sulle strade e anche in corsa, è alla base della rinascita del ciclismo di cui ha parlato Roberto Pella. E qui la battaglia è profonda e culturale. Bello il traguardo dedicato a Giovanni Iannelli, bello il ricordo delle vittime della strada. Sarebbe bello poterli ricordare avendo ottenuto vera giustizia per ciascuno di loro e impedendo che tragedie simili si ripetano. Allora la Coppa Italia delle Regioni e i suoi amici tanto illustri avranno raggiunto l’obiettivo più importante.

Il Giro di Sardegna torna nel 2026 dopo 15 anni di assenza. Si correrà dal 25 febbraio all'1 marzo

Dopo 15 anni riecco il Giro di Sardegna, sempre targato Amici

18.01.2026
6 min
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Non sappiamo se lo possa considerare un regalo per i suoi 83 anni compiuti tre giorni fa, ma ad inizio settimana nell’agenda organizzativa del 2026 di Adriano Amici è stato inserito il Giro di Sardegna e per lui sarà un piccolo salto nel passato.

A distanza di 15 anni dall’ultima edizione (foto in apertura) sempre ad opera del GS Emilia, la gara a tappe torna in calendario anche con la collaborazione dell’Assessorato del Turismo della Regione Autonoma della Sardegna e della Lega del Ciclismo Professionistico. Si parte il 25 febbraio da Castelsardo a nord dell’isola e si proseguirà in senso antiorario per terminare l’1 marzo ad Olbia. Cinque tappe per un totale di 830,4 chilometri e 10.440 metri di dislivello per una corsa che preannuncia spettacolo paesaggistico e agonistico.

Giro di Sardegna 2026: cinque tappe dal 25 febbraio all'1 marzo per un totale di 830,4 km e 10.440 metri di dislivello
Giro di Sardegna 2026: cinque tappe dal 25 febbraio all’1 marzo per un totale di 830,4 km e 10.440 metri di dislivello
Giro di Sardegna 2026: cinque tappe dal 25 febbraio all'1 marzo per un totale di 830,4 km e 10.440 metri di dislivello
Giro di Sardegna 2026: cinque tappe dal 25 febbraio all’1 marzo per un totale di 830,4 km e 10.440 metri di dislivello

Ritorno sull’isola

Correre nelle isole ha sempre qualcosa di affascinante e la Sardegna ha dimostrato di volere il grande ciclismo con maggiore continuità. Adriano Amici la conosce bene ed è già in fermento col suo staff per preparare tutto, facendo tesoro delle esperienze passate.

«Per la verità – ci spiega il dirigente bolognese dall’altro capo del telefono – l’ultima volta che siamo stati giù era l’estate del 2021, quando abbiamo organizzato la Settimana Ciclistica Italiana – Sulle strade della Sardegna. Erano cinque tappe anche all’epoca, ma fu una corsa che si disputò solo quella stagione.

«Invece – prosegue – il rapporto col Giro di Sardegna si è sviluppato tempo fa. Dal 2009 abbiamo allestito tre edizioni consecutive. Inoltre sia nel 2010 che nel 2011, il giorno dopo la quinta e ultima tappa, abbiamo anche organizzato la storica Sassari-Cagliari, che per quelle due occasioni fu ribattezzata Classica Sarda. Mi fa piacere comunque tornare ad organizzare una gara come il Giro di Sardegna che già da quando correvo tra i pro’ (fine anni ‘60, ndr) era un riferimento di inizio stagione».

Cast importante

Malgrado i calendari internazionali siano sempre più fitti, gli organici delle formazioni sono ormai talmente tanto profondi da garantire spesso un buon livello partecipativo.

«Il Giro di Sardegna – rimarca Amici – avrà la classificazione 2.1 e vedremo al via 25 squadre: 6 WorldTour, 9 ProTeam, di cui le 4 italiane e 10 Continental. Verranno assegnate quattro maglie di classifica. Ci aspettiamo dei bei nomi, soprattutto di giovani. Abbiamo anche già avuto la garanzia della copertura televisiva in diretta. Quindi questo alza ulteriormente tutto il contesto, a partire dalla visibilità dei territori coinvolti. Parte del mio staff è appena rientrato dalla Sardegna con gli ultimi dettagli, poi cominceremo a preparare tutto perché ormai manca un mese e fa in fretta a passare».

Ciclismo in tutte le regioni

La programmazione ciclistica italiana si sta rafforzando grazie alla Coppa Italia delle Regioni, competizione distribuita su più prove per uomini e donne. Nel 2025 tra le due categorie si sono disputate complessivamente 31 gare toccando 11 regioni e più di 800 comuni. Per questa stagione i numeri sono intenzionati a crescere.

«Stiamo vedendo – spiega Amici – come il presidente Roberto Pella (della Lega del Ciclismo Professionistico, ndr) si stia dando tanto da fare per il nostro sport. Molte gare quest’anno sono ritornate o nasceranno perché vuole creare interesse, cercando di portare il ciclismo in tutte le regioni e province italiane. Non è un compito semplice, anzi credo che sia un processo importante cui bisogna concedere tempo e pazienza. D’altronde sono loro che decidono se può valerne la pena di inserire una nuova gara.

Adriano Amici ritiene importante per gli organizzatori il supporto della Lega Ciclismo di Roberto Pella e la nascita della Coppa Italia delle Regioni
Adriano Amici ritiene importante per gli organizzatori il supporto della Lega Ciclismo di Roberto Pella e la nascita della Coppa Italia delle Regioni
Adriano Amici ritiene importante per gli organizzatori il supporto della Lega Ciclismo di Roberto Pella e la nascita della Coppa Italia delle Regioni
Adriano Amici ritiene importante per gli organizzatori il supporto della Lega Ciclismo di Roberto Pella e la nascita della Coppa Italia delle Regioni

«Per il movimento italiano – va avanti – è un bene perché c’è qualcuno che si muove anche per conto degli organizzatori. Qualcuno magari può pensare che queste nuove gare siano sforzi supplementari per le società organizzative, ma adesso non andiamo più soli da un’amministrazione locale per chiedere patrocini e risorse per portare una corsa a casa loro. Con la presenza di Pella e della Lega Ciclismo tutte le figure coinvolte hanno e danno maggiori garanzie.

«D’altronde – conclude Adriano Amici – per un territorio deve esserci il giusto tornaconto e seguito di visibilità. Le amministrazioni si sentono più gratificate e coinvolte. Ad esempio una gara in linea comporta cifre importanti, almeno 150.000 euro. Una cifra che devi coprire. Ti viene a costare meno se hai una partecipazione scarsa e magari nemmeno la televisione, però è anche vero che ammortizzi meglio le spese se hai buoni corridori al via e la diretta televisiva, perché magari l’anno successivo possono esserci più risorse se il risultato è stato buono. Per quello che riguarda il GS Emilia, noi siamo felici che tutte le nostre gare facciano parte della Coppa Italia delle Regioni».

Giro della Romagna 2025, maglia, sindaco, fascia tricolore

Un altro passo di Pella: cosa porterà Unioncamere?

30.12.2025
5 min
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ROMA – Roberto Pella, presidente della Lega del ciclismo professionistico, al Giro d’Onore della Federazione c’era come ospite, ma non ha mancato di far sentire la sua voce. Il modo in cui si sta muovendo non può lasciare indifferenti: Pella va avanti, ama il ciclismo, ha un disegno in mente e non sopporta i tempi morti.

Racconta chi lavora al suo fianco che non mancano i motivi di attrito, ma di solito il presidente ascolta e alla fine decide con la sua testa tenendo conto di tutto. C’è un tema rispetto al quale il suo operato può risultare cruciale ed è quello della nascita della famosa WorldTour italiana, perché con il suo appoggio l’intervento di grandi aziende vicine allo Stato potrebbe essere infine meno remoto di quanto si pensi.

La sensazione, mentre si rincorrono voci che vedrebbero il coinvolgimento del progetto di Davide Cassani, è però che Pella stia costruendo per gradi la base su cui eventualmente poggiare la struttura più pesante. Che cosa gli offri a una grande azienda che decidesse di investire, a parte le fatture da pagare? Ecco allora che il potenziamento del calendario nazionale, gli interventi sulla logistica e la sicurezza delle strutture e la parificazione dei premi compongono un quadro che lentamente inizia ad avere una logica. Ovviamente non mancano le critiche e le obiezioni, però il progetto va avanti.

E nel progetto dal prossimo anno diventerà attore principale Unioncamere, l’ente pubblico (fondato nel 1901) che unisce e rappresenta istituzionalmente il sistema delle Camere di Commercio. Se le aziende iniziano a capire che il ciclismo merita attenzione perché offre un ritorno adeguato all’investimento, allora forse il giochino inizierà a funzionare. E allora noi abbiamo chiesto al presidente Pella di spiegarci il passaggio nei dettagli.

Meeting Unioncamere, novemnre 2025 (immagine Unioncamere)
Unioncamere entra al fianco della Lega del presidente Pella per il 2026 del ciclismo (immagine Unioncamere)
Meeting Unioncamere, novemnre 2025 (immagine Unioncamere)
Unioncamere entra al fianco della Lega del presidente Pella per il 2026 del ciclismo (immagine Unioncamere)
Presidente Pella, in che misura le Camere di Commercio entreranno nel ciclismo?

Unioncamere entra nel ciclismo, essendo l’ente che rappresenta tutto il mondo produttivo: dall’industria all’artigianato, il commercio e l’agricoltura. E’ il modo di coinvolgere il tessuto economico sociale sui territori in maniera molto forte dal punto di vista dello sviluppo. Credo che abbiamo chiuso il triangolo. Ci sono il mondo sportivo, il mondo istituzionale e il mondo delle Camere di commercio. Una mano concreta tra l’istituzione, la Conferenza delle Regioni e la Lega.

In che modo potrà crearsi interazione?

Le Camere di Commercio diventeranno prioritarie e importanti nello sviluppo socio-economico dei territori. Insieme a loro costruiremo un valore, nella promozione delle peculiarità, a livello artigianale, industriale, commerciale e agricolo. Per me Unioncamere è importantissima perché è veramente la rappresentanza nazionale. E ovviamente attraverso le singole Camere di Commercio abbraccia tutti i territori. Secondo me questa è un’alleanza molto molto bella per la quale ringrazio il presidente Andrea Prete e naturalmente il segretario generale, perché con loro stiamo costruendo un percorso importante di valore e di squadra.

Può servire a coinvolgere nel mondo del ciclismo, che forse appare ancora un po’ chiuso, anche delle aziende che non si erano mai avvicinate?

Questa è una domanda molto pertinente ed è anche uno dei miei obiettivi. Credo che oggi ci sia una non conoscenza, soprattutto delle piccole e grandi aziende, di quello che può essere un contesto di impegno e di ritorno dal punto di vista numerico dell’investimento sul fronte sportivo. Quindi io penso che avere chi le rappresenta, quindi la propria istituzione che in qualche modo faccia da collante, dia valore. E’ qualcosa sicuramente di utile e di importante e su queste basi stiamo lavorando.

Veneto Classic 2025, Nicola Finco sindaco di Bassano del Grappa, Roberto Pella
Coinvolgere i Comuni è uno degli obiettivi di Pella, qui alla Veneto Classic con Nicola Finco, sindaco di Bassano
Veneto Classic 2025, Nicola Finco sindaco di Bassano del Grappa, Roberto Pella
Coinvolgere i Comuni è uno degli obiettivi di Pella, qui alla Veneto Classic con Nicola Finco, sindaco di Bassano
Sarà un percorso graduale?

Come tutte le cose, è in evoluzione. Siamo alla fase della definizione di quelle che saranno le peculiarità. Però come è successo l’anno scorso quando siamo partiti, abbiamo modellato la costruzione a seconda della realtà. Faccio un esempio, dato che io faccio l’imprenditore tessile. Un vestito puoi comprarlo o farlo su misura: noi stiamo cercando di fare un prodotto su misura. E quando un prodotto nasce così, non viene prestampato o predefinito, ma viene condiviso. Per cui, partendo dall’ottimo risultato di questa stagione, in cui abbiamo superato gli 80 milioni di ascolti tra televisioni italiane ed estere, io credo che con loro riusciremo a convergere su un’apertura del mondo economico.

Questo potrebbe significare portare investitori, ma anche dare al ciclismo italiano una visibilità che forse manca?

Il mio lavoro va in modo particolare sulla base, sul bisogno di riportare il grande ciclismo dentro le istituzioni. Come un momento di aggregazione, di grande festa, potremmo avvicinare sponsor grandi, piccoli e anche medi che poi non debbano per forza approdare sulla Lega, ma rivolgersi anche alle singole società. Non dico quelle minori, però abbiamo delle professional che meritano attenzione. Il rapporto con loro è molto solido e concreto e attraverso loro, noi vogliamo in qualche modo dare l’opportunità di valorizzare i giovani che per vari motivi hanno una maturazione più lenta e all’estero non trovano interesse. L’altro giorno ero con Ballan e raccontava del suo essere sbocciato a 24 anni. 

Istituzioni, territori e aziende: il quadro in effetti inizia a essere completo…

Devo dire che i Comuni, non perché sono vicepresidente dell’ANCI, sono molto attenti e per questo vanno coinvolti e resi partecipi. Quello che dico sempre ai miei organizzatori è che noi dobbiamo arrivare a proporre delle corse che in qualche modo rendano protagonisti i territori e la gente. Che li stimolino sin dalla partenza, non solo per quelle che sono le autorizzazioni, ma anche in quello che è il coinvolgimento.

Giro della Romagna 2025, ragazzi di gare giovanili premiati assieme ai professionissti, Cristian Scaroni, Simone Velasco
L’emozione di cui parla Roberto Pella dei ragazzi premiati al Romagna assieme ai professionisti è palpabile sui loro volti
Giro della Romagna 2025, ragazzi di gare giovanili premiati assieme ai professionissti, Cristian Scaroni, Simone Velasco
L’emozione di cui parla Roberto Pella dei ragazzi premiati al Romagna assieme ai professionisti è palpabile sui loro volti
In che modo?

Come forse avrete visto, sarà nostra cura con i Comitati regionali fare un lavoro di coinvolgimento dei giovani nelle nostre corse professionistiche. Perchè per me i giovani oggi hanno bisogno di vedere il mito del presente cercando di immaginare il loro futuro. Una delle fotografie più belle che mi porto di questo 2025 è di Castrocaro Terme, nel giorno del Giro della Romagna partito da Lugo.

Come mai?

L’amico Selleri aveva organizzato delle corse giovanili e i ragazzi sono stati premiati insieme ai campioni. E’ stato veramente molto bello – sorride Pella – vedere i ragazzini con l’emozione e l’orgoglio di aver vissuto quel momento. Quello che noi stiamo cercando di fare è far vivere dei sogni, dei momenti gioiosi a questi ragazzi. Questa è la nostra motivazione. E siamo alla ricerca di tutto ciò che può aiutarci nel costruire questo movimento.

Premiazione Coppa Italia delle Regioni 2025, Palazzo rospigliosi, Roma, Lega del Ciclismo Professionistico

Coppa Italia delle Regioni, il brindisi a un passo dal Quirinale

19.11.2025
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ROMA – La premiazione della Coppa Italia delle Regioni si trasforma di colpo in un meraviglioso spot per il ciclismo quando vengono invitati a parlare Claudio Chiappucci, Alessandro Ballan e Paolo Bettini. Da un lato c’è Roberto Pella, il presidente della Lega Ciclismo Professionistico. Dall’altro c’è Flavio Siniscalchi, in rappresentanza del ministro dello sport Abodi. E quando i tre campioni, ben ispirati da Lucia Blini, raccontano la loro passione per lo sport, la sala ammutolisce. Siamo a Palazzo Rospigliosi, dall’altro lato della strada ci sono le Scuderie del Quirinale e poco più avanti la stessa sede del Presidente della Repubblica. Roberto Pella sfrutta i suoi contatti e lo fa bene: non si era mai visto tanto ciclismo a Roma e Roma sembra ben contenta di accoglierlo.

Chiappucci racconta quello che fa per valorizzare i territori. Ballan racconta dell’impegno con i più piccoli e il ciclismo femminile nella Giorgione in cui iniziò a correre. Bettini racconta del ponte culturale creato con la Grecia e dell’iniziativa del Pedale Rosso contro la violenza sulle donne. Il ministro delle pari opportunità Roccella annuisce, Pella fa la sintesi e sottolinea il tutto.

«Questi grandi campioni – dice – non solo ci hanno fatto sognare, non solo ci hanno fatto vivere delle emozioni, ma continuano a far vivere alle altre persone queste esperienze. Sostegno al settore giovanile, valorizzazione dei territori, impegno in favore degli altri. Dobbiamo ringraziarvi perché siete di esempio. Non solo per aver dato tanto, ma perché continuate a dare tanto al mondo dello sport e alla gente comune. Le iniziative che portate avanti sono importanti anche oltre il ciclismo».

Il momento iniziale con Bettini, Ballan e Chiappucci ha colpito i presenti
Il momento iniziale con Bettini, Ballan e Chiappucci ha colpito i presenti

Undici regioni, 800 Comuni

La Coppa Italia delle Regioni taglia il secondo traguardo, dopo che l’edizione 2024 si articolò in appena quattro tappe: poche per darle una valenza tecnica, ma fu il seme dell’idea che Roberto Pella avrebbe lanciato per il 2025. Questa volta le prove sono state 31, con ben altro riscontro. Il presidente ha grandi slanci e non è sempre facile stargli dietro e mantenere tutte le parole. Non tutto è stato fatto come annunciato, qualche prova non si è svolta, ma già per il 2026 si annunciano corse nuove ed è lo stesso Pella a dare l’appuntamento per la presentazione: 28 gennaio, ore 15, alla Camera dei Deputati.

«Lo scorso 27 febbraio – dice Pella aprendo la mattinata – alla Camera dei Deputati nasceva la Coppa Italia delle Regioni 2025, un progetto realizzato grazie ai ministri dello sport Andrea Abodi, della famiglia Eugenia Maria Roccella, degli esteri Antonio Tajani, del turismo Santanché. Un progetto che come Lega del Ciclismo abbiamo voluto costruire insieme alla Conferenza delle Regioni. Grazie alla Coppa Italia delle Regioni abbiamo fatto conoscere in Italia e nel mondo le nostre corse leggendarie. Abbiamo valorizzato le imprese sportive delle nostre atlete e dei nostri atleti. Abbiamo attraversato ben 11 regioni e oltre 800 comuni. Infine abbiamo fatto innamorare e rinnamorare milioni e milioni di italiani. Nessuno di noi si sarebbe immaginato un successo così grande, il nostro meraviglioso film ha avuto inizio così».

Scaroni e podio XDS Astana

Ci sono Scaroni, Velasco e Ulissi: tre uomini della XDS Astana ai primi tre posti e forse non è un caso. La squadra aveva bisogno di fare punti ed essere davanti in tutte le corse ha portato a questa classifica. C’è il quarto, Davide Piganzoli, in procinto di conoscere i compagni della Visma-Lease a Bike, superato da Ulissi proprio alla Veneto Classic, che si consola con la classifica degli under 25. C’è Mattia Bais, che ha vinto la classifica dei GPM, e con lui Stefano Zanatta per raccogliere il premio della classifica a squadre del Team Polti-Visit Malta.

«Sicuramente è un motivo d’orgoglio essere qui – dice Scaroni – per il lavoro che abbiamo fatto nell’arco di tutta la stagione. Una classifica del genere si vince facendo le corse che la compongono e cercando di restare sempre davanti. Sicuramente dalle corse in Toscana in avanti, si può dire che sia diventata un obiettivo, ne parlavamo anche con i ragazzi che sono venuti qua oggi. E’ diventata un obiettivo e l’abbiamo conquistata con un buon margine. Mi viene da sorridere se penso che tre anni fa ero sul punto di smettere per la vicenda della Gazprom. E’ servita soprattutto tanta resilienza, non è stato facile. Però dopo tre anni di crescita è arrivata questa soddisfazione e speriamo che ne arrivino tante altre nelle prossime stagioni».

Monica Trinca Colonel, premiata dal ministro della famiglia e pari opportunità Roccella
Monica Trinca Colonel, premiata dal ministro della famiglia e pari opportunità Roccella
Monica Trinca Colonel, premiata dal ministro della famiglia e pari opportunità Roccella
Monica Trinca Colonel, premiata dal ministro della famiglia e pari opportunità Roccella

La parità di genere. E di premi…

Fra le donne dei piani alti della classifica, c’è solo Monica Trinca Colonel, che racconta la sua caparbietà nel voler sfondare nel ciclismo. La lombarda ha concluso al secondo posto dietro Elisa Longo Borghini, collegata in videoconferenza al pari di Eleonora Gasparrini, prima fra le giovani. Alle sue spalle Gaia Segato, presente con Walter Zini, premiato per il successo della BePink-Imatra nella classifica a squadre.

«Volevo ringraziare fortemente le istituzioni presenti – dice la Longo – perché la Coppa Italia delle Regioni è un’iniziativa unica nel suo genere. E’ importantissima per far crescere il ciclismo in generale, ma soprattutto il ciclismo femminile che ne ha molto bisogno. Vorrei ringraziare il presidente Pella che ha fortemente voluto questa parità, anche per quanto riguarda i premi tra le classifiche maschili e le femminili. E ringrazio anche la Conferenza delle Regioni che ha aiutato a far sì che questa nuova challenge prendesse forma».

Roberto Pella ha fatto gli onori di casa: la Lega Ciclismo con lui ha cambiato marcia
Roberto Pella ha fatto gli onori di casa: la Lega Ciclismo con lui ha cambiato marcia
Roberto Pella ha fatto gli onori di casa: la Lega Ciclismo con lui ha cambiato marcia
Roberto Pella ha fatto gli onori di casa: la Lega Ciclismo con lui ha cambiato marcia

Una grande occasione

C’era tanto ciclismo e tanti ne hanno approfittato per passare un paio di giorni a Roma, che stamattina li ha accolti con un bel sole, mentre ieri li ha costretti a rintanarsi in qualche accogliente trattoria vista la pioggia. Il presidente Pella annuncia per il prossimo anno una serie di circuiti serali che vedranno impegnati gli ex professionisti e si prenota con Fabretti per avere la diretta RAI. Si respira l’enorme possibilità che per il ciclismo può venire da un tale presidente di Lega, ma annotiamo ancora una volta l’assenza di rappresentanti della FCI che della Lega è genitrice (era presente Maurizio Brilli, presidente del Comitato Regionale del Lazio). Se i due enti riuscissero a parlare, forse davvero si potrebbero fare cose grandissime.

Campionati del mondo pista, Santiago del Cile 2025, abbraccio fra Elia Viviani e Cordiano Dagnoni

EDITORIALE / L’oro di Viviani, la gioia FCI e una sfida per Pella

27.10.2025
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Se ci fosse stata ancora la Liquigas, lo avrebbero portato certamente al Giro e probabilmente alla Vuelta, dovendo preparare i mondiali della pista. Così Elia Viviani non sarebbe stato costretto a penare per trovare un contratto a febbraio per dimostrare di essere ancora un fior di campione. A quelli che dicono che una WorldTour italiana non farebbe la differenza, rispondiamo che in effetti sarebbe meglio averne due. E poi rilanciamo con l’esempio dell’atleta di Verona, che ieri a Santiago del Cile ha chiuso la carriera vincendo il campionato del mondo dell’eliminazione (in apertura l’abbraccio con il presidente federale Dagnoni).

Per inseguire i suoi obiettivi su pista, Viviani ha prima scelto la Ineos che però l’ha messo ai margini della sua attività su strada. Poi, quando la squadra britannica ha deciso di averne avuto abbastanza, ha dovuto convincere la Lotto che ne valesse la pena e immancabilmente ha avuto ragione. Magari, se ci fosse stata ancora la Liquigas e il suo percorso fosse stato meno sofferto, Elia avrebbe trovato la voglia di fare un anno in più.

Così, annotando la legittima soddisfazione degli ambienti federali che la pista l’hanno voluta da quando nel 2011 proposero a Marco Villa di farne un vanto nazionale e nel momento in cui Viviani si accinge a entrare nei quadri azzurri, lanciamo un guanto di sfida al presidente della Lega Roberto Pella.

Viviani è passato nel 2010 alla Liquigas. Nel 2012 preparò le Olimpiadi di Londra correndo per il team di Amadio e Dal Lago
Viviani è passato nel 2010 alla Liquigas. Nel 2012 preparò le Olimpiadi di Londra correndo per il team di Amadio e Dal Lago

Riaprire le porte

La Coppa Italia delle Regioni si accinge a celebrare le premiazioni del primo anno di vita. Sono nate corse, alcune sono state salvate dal rischio di chiudere, altre verranno. Offrire la possibilità alle nostre tre professional di correre in Italia e fare punti, aprire le porte alle continental serve solo marginalmente, se i loro budget restano così risicati. Forse è arrivato il momento di alzare l’asticella e usare gli agganci che soltanto Pella in teoria può vantare.

Ci eravamo tutti convinti che Davide Cassani fosse il solo ad avere i contatti per far nascere una grande squadra, ma il tentativo si è fermato ancor prima di nascere. Si è sempre detto che per smuovere l’interesse di certi sponsor, grandissime aziende in alcuni casi controllate dallo Stato, serva l’intervento della politica: vogliamo vedere se è vero?

E’ questa la sfida che proponiamo al presidente Pella: proviamo a riportare il grande ciclismo in Italia. Non organizzando corse, che promuovono l’attività, ma non servono ad elevarne il contenuto tecnico. Bensì creando le basi perché nasca nuovamente una squadra capace di prendere il meglio del ciclismo italiano e valorizzarlo. Magari anche creando le condizioni perché i ciclisti italiani tornino in Italia e non affollino le salite di Monaco, Lugano, Andorra e San Marino.

Roberto Pella, parlamentare di Forza Italia, è presidente della Lega Ciclismo Professionistico
Roberto Pella, parlamentare di Forza Italia, è presidente della Lega Ciclismo Professionistico

La tutela dei talenti

I migliori trenta under 23 azzurri militano in devo team stranieri. Alcuni riescono a passare nel WorldTour, altri devono reinventarsi una vita o tentare l’impossibile per cercare un contratto. Viene da fare l’esempio di due atleti della Bahrain Development, che tre anni fa venivano indicati come elementi di sicuro avvenire: Marco Andreaus e Bryan Olivo. Entrambi diventano elite, entrambi hanno avuto problemi fisici che gli hanno impedito di fare una bella stagione ed entrambi sono senza squadra per il prossimo anno. Se ci fosse stata una WorldTour italiana, possiamo pensare che li avrebbero aspettati, anziché metterli alla porta per liberare spazio per altri due ragazzini.

Avere un onorevole alla guida della Lega del Ciclismo Professionistico deve essere un’opportunità da sfruttare. Da parte sua, il presidente Pella si trova davanti alla possibilità di fare davvero la differenza. La capacità di reperire risorse per rilanciare il calendario nazionale le ha dimostrate, ma il ciclismo italiano ha bisogno di altro. La Federazione ha le sue gatte da pelare, ma i talenti in un modo o nell’altro vengono fuori. Vederli disperdersi nel mondo senza la certezza che siano seguiti come meritano sta diventando insopportabile. Serve una WorldTour italiana, meglio due.

A chi dice di no suggeriamo di andarsi a guardare l’elenco dei partenti del Tour di 20 anni fa, quando c’erano al via quattro squadre italiane dell’allora ProTour che schierarono 18 italiani, che assieme ai 9 che correvano nelle altre squadre, portarono il contingente dei nostri in Francia a quota 27. Lo scorso luglio erano appena 11.

EDITORIALE / Sicurezza, il nuovo strumento del potere

08.09.2025
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Dopo le lettere e le proteste, sulla nuova normativa tecnica dell’UCI è sceso il silenzio, ma non sono spariti i punti di domanda e neppure l’indignazione (in apertura il presidente Lappartient). Si ottiene così la vera sicurezza? E’ confermata l’entrata in vigore per il 2026? Si parla della limitazione all’altezza del cerchio. La larghezza del manubrio. Il limite allo sviluppo metrico dei rapporti, per cui chi ha il 10 deve metterci una vite per impedire alla catena si scendere. I GPS sulle bici e la squalifica delle squadre che non si sono piegate a regole inesistenti e non condivise. Al di là delle implicazioni industriali e della noncuranza con cui le regole sono state diffuse e imposte, restano la perplessità sulla competenza di chi le ha pensate e il silenzio di chi avrebbe potuto quantomeno aprire il dibattito e ha preferito restare in silenzio.

E’ mai possibile che Gaia Realini e Jonathan Milan debbano sottostare alla stessa regola per la larghezza de manubrio? Perché si è disposta la serie delle misure per le bici da crono basandosi sulla statura degli atleti e non si è fatto lo stesso per i manubri? E soprattutto qual è stato il reale coinvolgimento delle parti coinvolte?

Il range di larghezza per i manubri non tiene conto delle misure degli atleti: Gaia Realini avrà esigenze diverse da Milan?
Il range di larghezza per i manubri non tiene conto delle misure degli atleti: Gaia Realini avrà esigenze diverse da Milan?

La bandiera della sicurezza

La bandiera della sicurezza sta diventando il nuovo strumento di potere, solo che questa volta la sventolano in tanti. L’UCI si è mossa sul fronte dei materiali e delle regole di gara, imponendo multe per il gregario che esulta, ma non dicendo nulla sui percorsi borderline che mettono a repentaglio la salute stessa degli atleti. Sul fronte interno si organizzano convegni con gli stessi attori di sempre, che difficilmente porteranno a qualcosa, e contestualmente si viene a sapere che il presidente Pella ha depositato una proposta di legge, facendola scrivere – così ha spiegato – agli ex corridori che ha coinvolto nella Lega del ciclismo professionistico.

In entrambi i casi manca completamente la condivisione. E se è vero che a proporre una legge può essere soltanto un parlamentare, sarebbe stato e sarebbe ancora auspicabile che la stessa fosse scritta dagli attori che da anni si battono – con esiti incerti – per il tema sicurezza. La capacità di aggregare e prendere il buono dalle proposte altrui è quello che potrebbe fare la differenza.

Il Comitato regionale toscano della FCI con il supporto di Neri Sottoli può vantare sui dispositivi di sicurezza Boplan
Il Comitato regionale toscano della FCI con il supporto di Neri Sottoli può vantare sui dispositivi di sicurezza Boplan

Il fronte spaccato

Dalla Toscana, è rimbalzata la notizia che Neri Sottoli e il Comitato regionale della FCI hanno portato in Italia i dispositivi di sicurezza Boplan. Nel resto nelle gare giovanili si continua invece a inciampare e cadere sui piedini delle transenne che sporgono di 15 centimetri.

Quello che dal nostro modesto punto di osservazione facciamo fatica a capire è se l’obiettivo sia davvero la sicurezza o ottenere il primato di aver raggiunto per primi un risultato. Nel convegno che si è tenuto giovedì scorso alla vigilia dell’Italian Bike Festival si sono ritrovati attorno a un tavolo attori che non hanno mai condiviso molto e hanno continuato a ribadirlo, col sorriso ma senza arretrare di un metro.

Mentre Paola Gianotti rivendicava la legge sul metro e mezzo, le bike lane e i cartelli all’ingresso dei comuni, l’avvocato Santilli si è affrettato a dire che la sua utilità sia prossima allo zero. Allo stesso modo si è preso atto che le modifiche auspicate del Codice della strada non siano servite a migliorare le cose, né sul piano della circolazione né su quello delle dotazioni tecniche previste per le bici. E mentre si diceva che la politica non riesce a recepire le istanze del ciclismo, l’onorevole Pella ribadiva che non è vero, che Salvini e Piantedosi sono sensibili al tema e che comunque una legge intanto l’ha presentata lui.

Il metro e mezzo è una conquista? Il tavolo di Misano era spaccato anche su questo. Qui Marco Cavorso, Paola Gianotti e Fondriest
Il metro e mezzo è una conquista? Il tavolo di Misano era spaccato anche su questo. Qui Marco Cavorso, Paola Gianotti e Fondriest

Nessuna reazione

Riassumendo. Facendo leva sulla scarsa partecipazione – indotta o colpevole – si va riformando il ciclismo stabilendo arbitrariamente norme e criteri non sempre condivisi. Chi è stato escluso giustamente protesta. Le cose non cambiano. E sulle strade e a volte nelle corse si continua a morire. Il bello è che nessuno si arrabbia davvero. Si subiscono leggi e gabelle senza mettersi di traverso, come si subirono squalifiche e angherie senza il minimo cenno di protesta.

Nella Formula Uno cambiano regole su regole: impongono marca e misura delle gomme, delle centraline elettroniche, il tipo di motore e la sua potenza, ma lo fanno con il dovuto anticipo. Nel tennis si oppongono ai verdetti dell’antidoping tutelando i loro atleti (non serve neppure fare nomi). Nel ciclismo non si arriva neppure a pensarlo. Nel ciclismo si punta a farsi dire grazie, probabilmente, per avere un’altra leva da tirare.

Italian Bike Festival, ci siamo. Ma prima si parla di sicurezza

05.09.2025
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MISANO ADRIATICO – «Proviamo a ragionare uniti – dice a un certo punto Gianluca Santilli – e a raggiungere qualcosa di concreto. La sicurezza stradale non riguarda solo ciclisti e pedoni, ma le migliaia di persone che muoiono ogni anno sulle strade italiane. Tutti sbagliano, ma l’utente debole la paga troppo cara. Bisogna immaginare che determinate strade andrebbero vietate alle biciclette, almeno finché qualcuno non garantisce che siano sicure. Usciamo di qui con un progetto. Se dovesse essere l’ennesima riunione di sole chiacchiere, è l’ultima volta che mi vedete».

Italian BIke Festival apre stamattina i cancelli: ieri era tutto un lavorare
Italian BIke Festival apre stamattina i cancelli: ieri era tutto un lavorare

Dieci anni allo stesso modo

Italian Bike Festival apre i cancelli fra due ore. Ieri sera il parcheggio dell’autodromo era come una cittadina brulicante di uomini e mezzi. Stand da riempire, biciclette da montare sugli espositori. Intanto nella terrazza della grande tribuna centrale un convegno sulla sicurezza stradale ha raccolto diversi personaggi già molto attivi sul territorio nazionale. Persone di spessore, ciascuno nel suo settore. L’idea è quella di costituire un soggetto unico, composto da diversi attori, ma portatore di una sola voce. Almeno si è capito che la frammentazione fra i tanti soggetti non porta da nessuna parte. Lo ha detto ben chiaramente Davide Cassani.

«In dieci anni – ha detto il romagnolo, presidente di APT Emilia Romagnala situazione non è migliorata di nulla. La maleducazione è aumentata e parlo di ciclisti e anche di automobilisti. Quando parlo con i ragazzi, dico sempre che bisogna pensare a quello che fanno gli altri. Il fatto di avere la precedenza non significa essere al sicuro».

Il grafico mostra le regioni italiane con il maggior numero di incidenti
Il grafico mostra le regioni italiane con il maggior numero di incidenti

Trenta morti ad agosto

I numeri sono raccapriccianti. I morti al 31 agosto 2025 sono 155, 30 quelli morti soltanto ad agosto. Li snocciola Giordano Biserni, presidente di ASAPS, il portale della sicurezza stradale. Ribadisce che si è fatto ancora poco, ma sottolinea che le strade non sono presidiate a sufficienza dalle forze di Polizia. La Lombardia guida il ranking degli incidenti, seguiti da Lazio, Emilia Romagna, Toscana e Veneto. Se però si fa il rapporto fra il numero dei morti e quello dei residenti, la Lombardia scende all’ultimo posto dell’infausto ranking. Le regioni ad alta vocazione ciclistica hanno anche un superiore numero di incidenti.

«Il metro e mezzo – dice Paola Gianotti – è un passo avanti, una conquista culturale, per far sapere che ci sono anche le bici. I Comuni ci chiamano per montare i cartelli e l’arrivo delle bike lane è un altro passo avanti. L’obiettivo sarebbe quello di collegare i paesi con queste corsie riservate alle bici».

Fra i presenti, l’avvocato Balconi, Andrea Albani (CEO dell’autodromo), Jolanda Ragosta della FCI e Marco Scarponi

Il metro e mezzo serve?

Non sono d’accordo su tutto, lo capisci quando Santilli ribatte che a suo avviso il metro e mezzo non ha risolto nulla. E a quel punto la parola va a Federico Balconi, l’avvocato che s’è inventato Zerosbatti e ha gestito finora 1.500 sinistri in cui sono state coinvolte delle bici.

«Ci sono vuoti normativi – dice – e non sempre le Forze dell’Ordine intervengono quando cade una bici. Se l’incidente dipende dalle cattive condizioni della strada, non si muove nessuno. La normativa non è adeguata. Non si capisce perché i Italia sia vietato pedalare in fila per due. Se non altro l’automobilista si accorge meglio delle bici e sa che non può superarle tutte in una volta».

L’Italia, gli fa eco Massimo Gaspardo Moro di FIAB, è cinque volte meno sicura dell’Olanda. Perché da noi circolano più auto che negli altri Paesi europei. A Roma il 64 per cento della mobilità è composto da auto e moto, mentre a Berlino la ripartizione è ben più equilibrata. Le bike lane sono utili aggiunge, ma non ci sono i decreti attuativi che le prevedono e soprattutto mancano i controlli.

La pista sarà teatro di test ed eventi per tutto il lungo weekend
La pista sarà teatro di test ed eventi per tutto il lungo weekend

Le scuole e le famiglie

Quello della sicurezza stradale è un problema culturale, ormai è evidente. Lo sottolinea Bruno Di Palma, Direttore Ufficio Scolastico Regionale Emilia Romagna. «In Italia ci sono 7.500 scuole – dice – tanti studenti e in media due genitori per studente. E i genitori devono essere di esempio per i figli. All’inizio del percorso scolastico si firma il patto di corresponsabilità e non è accettabile che nelle scuole si insegni qualcosa e a casa venga tradita. Abbiao firmato un protocollo di intesa con l’Osservatorio regionale sulla sicurezza stradale e l’abbiamo inserita nei corsi di educazione civica».

Cultura, gli fa eco Marco Scarponi, segretario della Fondazione che porta il nome di suo fratello Michele. «Si fa fatica a comunicare – dice – anche a trovare l’accordo sui termini. Si usa spesso la parola incidente, ma quando qualcuno guida usando il cellulare, oppure va a 100 all’ora nei tratti con limite a 50 e ammazza qualcuno, è incidente oppure è violenza? Servono cultura, comunicazione e controlli. Davanti alle nostre scuole abbiamo messo un vigile che costringe i genitori a rallentare sulle strisce».

E di formazione, che genera cultura, parlano anche Andrea Onori in rappresentanza delle scuole guida, e Jolanda Ragosta della Federazione ciclistica italiana.

Italian Bike FEstival richiama anche quest’anno le principali aziende del mondo del ciclismo
Italian Bike FEstival richiama anche quest’anno le principali aziende del mondo del ciclismo

La legge di Pella

C’è in collegamento anche l’onorevole Roberto Pella, il presidente della Lega Ciclismo, che si collega da Roma dove si sta lavorando alla Legge di Bilancio. Le sue parole di sindaco e onorevole sono un netto richiamo alla realtà.

«Molte delle cose che sono state dette – spiega – cozzano con le attuazioni delle esigenze delle singole parti. A fine luglio abbiamo presentato una legge che porterà il mio nome, ma non perché l’abbia scritta io. E’ stata scritta con i Prefetti e con i campioni che collaborano con la Lega, da Gianni Bugno a Francesco Moser, Saronni e Nibali, Fondriest e Ballan. Ho voluto raccogliere le loro istanze. Una proposta concreta in tema sicurezza che possa essere integrata con altre norme».

L’intervento dell’Onorevole viene ascoltato e recepito, anche se qualcuno annota con stupore che nessuno fosse al corrente della volontà di depositare una proposta di legge. Ciascuno dei presenti avrebbe dato volentieri il suo contributo. Quando alle 18, dopo tre ore, tutti si alzano dalle sedie, la promessa è quella di risentirsi alla svelta. Il fuggi fuggi fa sì che dopo tre minuti non ci sia più nessuno. Sono tutti grandi e vaccinati. Se sarà stata l’ennesima riunione che non porta a nulla, lo capiremo nel giro di pochi mesi. Noi siamo a disposizione, perché la comunicazione è una delle chiavi per il successo. Nel frattempo, Nostro Signore della strada, tieni una mano sul capo dei tuoi figli che ogni giorno sfidano le strade su una bicicletta.

EDITORIALE / Nel far west del ciclismo italiano

07.07.2025
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Undici italiani (meno Ganna) al Tour de France. Il piemontese è caduto il primo giorno ed è tornato subito a casa senza aver fatto in tempo a entrare nel clima della corsa. Incontrato ieri a Corvara, Miguel Indurain si è detto incredulo della situazione del ciclismo italiano.

«Non so se all’Italia manchino corridori – ha detto – oppure il fatto di avere una squadra di spessore o forse entrambe le cose. Non so quale sia il fattore scatenante di questa crisi, ma è davvero doloroso non vedere l’Italia protagonista. Nei miei anni aveva tanta abbondanza di grandi corridori sia per le classiche sia per i Grandi Giri. E’ un momento difficile perché poi si lotta contro superpotenze che hanno budget enormi, come la Uae Emirates».

Vincenzo Nibali è stato l’ultimo grande italiano, capace di vincere Giri e classiche con regolarità
Vincenzo Nibali è stato l’ultimo grande italiano, capace di vincere Giri e classiche con regolarità

Il silenzio dopo Aru

Da Bugno e Chiappucci siamo passati a Gotti e poi Pantani. Quindi a Simoni, Cunego e Garzelli. Ci sono stati gli anni di Savoldelli e Di Luca e Basso. Abbiamo creduto di aver trovato la risposta con Riccò, ma non è andata come si sperava. Abbiamo ringraziato Nibali, che ha portato orgogliosamente per anni la bandiera del ciclismo italiano. E quando di colpo il suo erede Fabio Aru è crollato sotto un peso imprecisato e per lui troppo grande, ci siamo guardati intorno e abbiamo visto che non c’era più niente. Non c’erano nemmeno più le squadre. Gli americani si sono mangiati la Liquigas, l’hanno trasformata in Cannondale e poi l’hanno lasciata morire. La rossa Saeco è diventata Lampre e la Lampre è diventata la UAE degli Emirati Arabi.

Senza il controllo da parte di manager nostrani, come in un moderno far west i settori giovanili sono diventati terreno di caccia per gruppi di agenti e squadre straniere, certamente ben strutturate ma senza grande slancio nel proporre un percorso di crescita coerente con la formazione dei nostri atleti. Siamo abbastanza certi che tanti di loro, inseriti in un team italiano di livello, avrebbero seguito un percorso di crescita diverso e più redditizio.

Davvero qualcuno crede cha la vittoria di Conca al campionato italiano sia lo specchio del problema?
Davvero qualcuno crede cha la vittoria di Conca al campionato italiano sia lo specchio del problema?

Il parafulmine Conca

E’ innegabile che ci siano dei problemi e che ci fossero anche in passato, tuttavia le vittorie hanno permesso di ignorarli. Si sono tutti attaccati alla vittoria tricolore di Conca, facendone una sorta di parafulmine. In realtà il campionato italiano è stato altre volte teatro di clamorose sorprese, come quando lo vinse Filippo Simeoni, lasciandosi dietro la crema del ciclismo italiano. Nessuno la prese troppo bene, ma furono costretti a fare buon viso e si rimisero a pedalare. Eravamo pieni di corridori forti a livello internazionale, per cui smisero presto di farsene un problema.

La vittoria di Conca, come da lui giustamente fatto notare e come sottolineato da Visconti, è arrivata in un giorno caldissimo e al termine di una fase ancor più torrida della stagione in cui a tutti i corridori delle professional è stato chiesto di fare punti su punti. In ogni corsa, anche le più piccole. Ogni giorno. La loro superiorità numerica nel giorno del campionato italiano è stata solo nominale: squadre composte da tanti corridori sfiniti, come è normale che sia quando l’obiettivo smette di essere fare buon ciclismo. Salta all’occhio in questo senso il terzo posto di Valerio Conti, 32 anni, nel Giro del Medio Brenta vinto ieri da Turconi. Non ci sarebbe da ragionare anche sulla presenza delle squadre professionistiche nelle internazionali che un tempo furono dei dilettanti?

Il Tour e i suoi vertici fanno sistema con il movimento, ne fanno parte e lo alimentano
Il Tour e i suoi vertici fanno sistema con il movimento, ne fanno parte e lo alimentano

Gli affari di Cairo

In tutto questo, la Federazione e la Lega (che ne è emanazione diretta) hanno smesso di parlare, rimbalzandosi responsabilità sempre troppo vaghe. Un atteggiamento che conduce in acque scure e non aiuta nel venirne a capo. E’ difficile dire se prevalga l’egoismo o se ci troviamo di fronte a dirigenti non all’altezza. Nella Francia del Tour che attira risorse come miele, è noto che gli stessi organizzatori abbiano più volte agevolato l’ingresso di nuovi sponsor per le squadre francesi. E’ utopia immaginare che Urbano Cairo, il presidente di RCS, possa svolgere un ruolo analogo? Probabilmente sì. O almeno la storia finora ha mostrato altre realtà. Il lavoro che viene svolto dai suoi uomini è quello di reperire capillarmente risorse sul territorio, senza (in apparenza) troppa attenzione per coloro cui le stesse vengono sottratte. L’obiettivo è fare utile: scopo legittimo, con il senso tuttavia di una mietitura che non tiene conto della necessità di arricchire il terreno prima che diventi arido.

Che cosa dovrebbero fare la Federazione e la Lega? Organizzare alla svelta un tavolo che detti nuove regole per il ciclismo italiano: dalla base ai vertici. Non significa consegnare a RCS ogni corsa che desideri, ma farlo in un quadro che gli imponga anche degli obblighi promozionali. Si sta addirittura valutando di costringere i super team a dividere parte delle loro risorse con le squadre più piccole: perché nessuno tocca le tasche degli organizzatori?

Le possibilità più concrete di vittoria per gli italiani al Tour le ha probabilmente Milan, qui vittorioso al Delfinato
Le possibilità più concrete di vittoria per gli italiani al Tour le ha probabilmente Milan, qui vittorioso al Delfinato

Gli italiani del Tour

Se non può essere il presidente Dagnoni a far sentire la sua voce, forse può farlo Roberto Pella, che ha un suo disegno e il suo passo, cui non sembra voler rinunciare? Il problema non è Conca, lui è stato semplicemente il più motivato nella corsa che assegnava la maglia tricolore. Il problema è il meccanismo che gli ha permesso di farlo e che sta svuotando il nostro ciclismo di ogni programmazione. Dalle squadre juniores, che vengono regolarmente depredate e poi chiudono, alle U23 che stanno lentamente sparendo, fino alle professional alle prese con il sistema dei punti. Era così anche prima, solo che ormai davanti non ci sono più campioni in grado di mettere tutto sotto il tappeto. Undici italiani (meno uno) al Tour sono un punto forse più basso di quanto è accaduto al campionato italiano.