Search

Ciuccarelli manda giù il rospo e ci riprova

29.12.2022
4 min
Salva

Il terremoto che ha investito la Drone Hopper e ha portato alla successiva chiusura, ha causato un effetto a cascata. A farne le conseguenze, oltre a chi nel team di Savio già c’era, è stato Riccardo Ciuccarelli (in apertura foto Instagram al Giro della Val d’Aosta corso con la nazionale). Il ventiduenne della Biesse Carrera era stato promesso sposo della Drone Hopper per questo 2022. La chiusura della squadra ha spazzato via le certezze sul futuro e quel contratto che lo avrebbe portato nel mondo dei professionisti.

«Non è facile descrivere il mio stato d’animo – racconta Ciuccarelli – soprattutto quando tutto questo ti capita a vent’anni. Hai una prospettiva e rimani spiazzato, così all’improvviso».

Da sinistra: Marco Milesi, Riccardo Ciuccarelli e Gianni Savio, al momento della firma del contratto l’inverno del 2021
Da sinistra: Marco Milesi, Riccardo Ciuccarelli e Gianni Savio, al momento della firma del contratto l’inverno del 2021
Quando hai scoperto che la Drone Hopper avrebbe chiuso?

Dai giornali, come tutti gli altri. Quando ho iniziato a leggere i primi articoli mi sono preoccupato subito. Mi stavo allenando con un obiettivo preciso e poi più nulla. 

Rischiavi di rimanere fuori da tutto…

Sì, da essere praticamente un professionista ho rischiato di non avere squadra per il 2023. Con la Biesse Carrera naturalmente non avevo un contratto per la prossima stagione. Per fortuna tutto si è risolto nelle ultime settimane di dicembre e di questo devo ringraziare la Biesse ma anche Savio. Gianni ci ha tenuto a contribuire a pagare parte del mio contratto per il 2023. 

Nel 2023 Ciuccarelli sarà ancora con la Biesse, qui al campionato italiano under 23 di Carnago
Nel 2023 Ciuccarelli sarà ancora con la Biesse, qui al campionato italiano under 23 di Carnago
Con il punto interrogativo sul 2024…

Non c’è nulla di ufficiale, i progetti sono diversi, ma non abbiamo nulla di concreto. 

Si riparte da zero, con che spirito?

Bisogna far finta che non sia successo nulla prima e lavorare bene per la stagione che sta arrivando. Tra un anno tireremo le somme. E’ stato difficile rimettersi in sesto perché mentalmente ero già tra i professionisti. Una volta finita la mia esperienza da under 23 volevo provare a passare. 

Invece inizia il primo anno da elite.

Nella mia testa la categoria che conta è quella degli under 23. Lo vediamo sempre più spesso, ormai si diventa professionisti al secondo o terzo anno. Per me sarebbe stato esattamente così, poi invece…

A cosa si punta nel 2023?

A rimettersi in gioco, devo trovare la voglia di riscattarmi. Devo pensare a cosa posso fare e metterci tutto me stesso. Nel ciclismo moderno non puoi fare le cose al cinquanta per cento, devi essere sempre al top. 

Quali sono stati i giorni più duri?

I primi dopo la notizia, ottobre più o meno. La prima settimana avevo quasi pensato di mollare. Lì sei in balia delle tue emozioni, un giorno ti svegli e ti alleni di rabbia e voglia. Quello successivo non hai nemmeno le forze di scendere dal letto. Poi piano piano ragioni e ricostruisci il tutto.

Ripartire dalla Biesse Carrera può essere un vantaggio, conosci già l’ambiente.

Questo mi ha dato maggiore tranquillità, con Milesi e tutto lo staff mi trovo bene. Li sto sentendo tutti i giorni e non saprei come ringraziarli. Il consiglio è di fare una bella stagione lavorando bene e tutto si sistemerà. Dobbiamo provarci, di nuovo. Il 2022 non è stato roseo come il 2021, devo ritrovare quelle sensazioni.

Essere elite non sarà semplice visto che cambieranno anche le regole per le gare regionali, il calendario sarà più ristretto ma potresti lavorare per obiettivi. 

Il calendario le delineeremo poi. Però da elite bisogna partire forte altrimenti sei tagliato fuori, devi essere subito pronto. Lavorare per obiettivi sarà probabilmente la via giusta da seguire. Ho avuto modo di capire che con il mio fisico leggero (165 centimetri per 65 chili) non è facile mantenere la condizione per lunghi periodi. Molto meglio fare meno gare ed essere al top

Ciuccarelli ringrazia, prende le misure e ora vuole passare

02.07.2022
4 min
Salva

Vi abbiamo raccontato pochi giorni fa del motivo che aveva spinto Savio ed Ellena a prendere Riccardo Ciuccarelli (foto Instagram di apertura). Appena ci si è presentata l’occasione abbiamo interpellato il diretto interessato, ed ecco le parole del giovane scalatore della Biesse Carrera.

«E’ stata un’intervista a sorpresa – sorride – ho letto le loro parole sul vostro sito il pomeriggio stesso. Sono sicuramente delle belle emozioni, sono frasi che a primo impatto mi danno tanta fiducia per quella che sarà la mia prima stagione da professionista».

Ciuccareli (il secondo da destra) insieme alla Biesse Carrera alla presentazione dei team al campionato italiano 2022
Ciuccareli (il secondo da destra) alla presentazione dei team al campionato italiano 2022
Ripartiamo dal Giro under 23, che corsa è stata?

L’anno scorso ero riuscito a vincere una tappa, ma non avevo fatto classifica. Quest’anno si era deciso di puntare a far il meglio possibile per la generale. Nel complesso è stato un Giro duro, non mi aspettavo di reggere il passo dei migliori, nel complesso sono andato bene, direi.

Hai avuto una giornata di difficoltà sul Mortirolo che ti ha un po’ frenato.

Quella era la tappa più dura, la più discussa. Stavo bene ma non mi aspettavo di reggere il passo dei migliori fino al Mortirolo, peccato per quel che è successo in discesa, quel colpo di freddo non ci voleva.

Sul Fauniera hai colto un buon nono posto.

Anche in quella tappa mi sentivo bene, potrei dire che nel complesso, senza il giorno nero del Mortirolo mi sarei potuto giocare un Giro. 

Per Riccardo molte più corse a tappe in questa stagione, fino ad ora ne ha corse tre, per abituarsi ai ritmi dei pro’
Per Riccardo molte più corse a tappe in questa stagione: già tre, per abituarsi ai ritmi dei pro’
La terza tappa, la più criticata, cosa ti ha lasciato?

Mah – pensa profondamente Riccardo prima di rispondere – direi che mi ha permesso di toccare il “fondo”. Ho imparato qualcosa, d’altronde non avevo mai fatto 6 ore di corsa, è qualcosa di nuovo per me, ma il prossimo anno sarà all’ordine del giorno. Una batosta del genere è meglio subirla da under che da professionista, anche perché qui ho perso tanti minuti, ma senza rischiare di andare a casa. Di là vai diretto a casa. 

Rimanere un anno in più alla Biesse ti ha permesso di maturare?

Il passaggio ai pro’ non sarà facile, vedremo. La decisione di rimanere un anno in più qui è stata pattuita tra tutti gli interessati. Fare ancora una stagione da under mi ha permesso di imparare ancora qualcosa e di crescere come corridore. Considerando che ci aspettiamo tutti anche una maturazione fisica. Come hanno detto Savio ed Ellena ho ancora margini di miglioramento e si lavorerà su quelli. Si è visto anche nella famosa tappa del Mortirolo vuol dire che c’è qualcosa da fare.

Ha contribuito a questa scelta anche il fatto che questo è solo il tuo secondo anno alla Biesse Carrera?

Sì, non ero abituato ad essere seguito con questa cura ed attenzione. Non avevamo ancora trovato l’equilibrio perfetto, come testimonia una prima parte di stagione un po’ sotto tono.

Una caduta ha interrotto il suo campionato italiano a pochi chilometri dal termine
Una caduta ha interrotto il suo campionato italiano a pochi chilometri dal termine
Avete iniziato già a pensare al prossimo anno?

In un certo modo di fare sì, abbiamo aggiunto molte più gare a tappe, il massimo possibile. Ho fatto la Coppi e Bartali, il Giro di Sicilia e il Giro under 23. Cercheremo di farne altre anche nella seconda parte di stagione, tra i pro’ ci sono tante gare a tappe e bisogna imparare a gestirsi.

Correre con i pro’ com’è stato?

La Coppi e Bartali abbastanza dura, visto che era la prima. Al Giro di Sicilia avevo trovato il mio ritmo ed una buona condizione, riuscivo a rimanere spesso con i migliori. Poi nella tappa dell’Etna ho un po’ accusato, ma è normale, basti vedere chi ha vinto, uno che l’anno scorso ha fatto secondo al Giro (Caruso, ndr). Correre accanto a questi campioni è bello, li vedi da vicino e puoi studiarli e capire come si muovono e cosa fanno in corsa. Torni a casa che ti sei confrontato con gente che va davvero forte e ciò aiuta.

E nel 2023 la Drone Hopper, che cosa ti passa per la testa?

Provo una grande gioia, ho fatto molti sacrifici per arrivare a questo livello. La Drone Hopper è un grande traguardo, è una squadra che mi piace molto, che sa distinguersi in tutte le gare che fa, anche al Giro d’Italia di quest’anno si sono fatti vedere tante volte. Sin da quando ero piccolo è uno dei team che ho sempre visto in TV e quindi poterci correre sarà sicuramente emozionante.

Ellena (e Savio) ci dicono perché hanno preso Ciuccarelli

24.06.2022
4 min
Salva

«Me lo aveva segnalato Massimo Rabbaglio e poiché lui stesso mi aveva proposto a suo tempo Simone Ravanelli, ho deciso di prenderlo lo scorso inverno». Va dritto al punto Gianni Savio, quando parla di Riccardo Ciuccarelli.

Il ragazzo, che adesso è nella fila della Biesse-Carrera, passerà alla Drone Hopper-Androni a fine stagione. 

«L’ho seguito poi in queste stagioni. Ricordo la sua vittoria ad Andalo al Giro d’Italia U23 dello scorso anno. Lo considero un buono scalatore e per questo l’ho ingaggiato. In più è un ragazzo che mi sembra, e mi dicono, abbia dei margini».

Da sinistra: Marco Milesi, Riccardo Ciuccarelli e Gianni Savio, al momento della firma del contratto lo scorso inverno
Da sinistra: Marco Milesi, Riccardo Ciuccarelli e Gianni Savio, al momento della firma del contratto lo scorso inverno

Ecco Ciuccarelli

Per conoscere meglio Ciuccarelli dal punto di vista tecnico ne abbiamo parlato anche con Giovanni Ellena, diesse della Drone Hopper-Androni, che nel giorno del Fauniera era venuto a far visita al suo futuro corridore.

«Confermo – dice Ellena – che a segnalarcelo è stato Rabbaglio, ma anche Andrea Noè, nei quali abbiamo fiducia. Lo scorso inverno, quando decidemmo di prenderlo, lo abbiamo lasciato un altro anno nella categoria U23. Poi la sua squadra si è divisa e lui ha seguito Marco Milesi».

«Non abbiamo voluto farlo passare subito perché di questi tempi se ne sono visti tanti di errori. Ragazzi non maturi fatti passare precocemente. Buttati senza basi nella bolgia. Non volevamo questo per lui».

Eccolo con la maglia rosa verso santa Caterina Valfurva prima del blackout
Eccolo con la maglia rosa verso santa Caterina Valfurva prima del blackout

Primi approcci

«Per quel poco che l’ho visto dal vivo, di fatto il primo vero contatto lo abbiamo avuto al Giro U23, mi è sembrato un ragazzo tranquillo – spiega Ellena – Un ragazzo educato e che deve crescere anche nel fisico. Non mi è sembrato ancora del tutto sviluppato».

E questo senza dubbio è un buon segno, significa che quei margini di cui parlava Savio ci sono.

Ciuccarelli alla fine è stato il terzo degli italiani nella recente corsa rosa under 23. Ma se non avesse avuto il blackout in quel di Bormio, probabilmente sarebbe stato il primo e la top ten non gliel’avrebbe tolta nessuno, visto poi com’è andato nelle salite successive.

«In effetti – dice Ellena – mi ha detto che aveva accusato il finale del tappone di Santa Caterina Valfurva. Ma fino a quel momento era andato bene».

Ciuccarelli ha avuto problemi intestinali qualche chilometro dopo la discesa del Mortirolo. Sulle rampe della dura scalata valtellinese era stato bravissimo. Era stato a ridosso dei migliori. Poi forse non si è coperto bene in discesa e dopo Sondalo sono iniziati i guai.

«Beh – commenta Savio – se si scorda di chiudere la mantellina scendendo dalla Presolana un certo Gibo Simoni a 35 anni, con due Giri vinti, quando è quarto in classifica, di certo se lo può permettere un giovane come Ciuccarelli».

Come a dirgli: “Caro Riccardo stai tranquillo, tutta esperienza da mettere in cascina”.

A quel punto è stato Milesi stesso dall’ammiraglia a dirgli di mollare, visto che ormai la classifica generale era saltata. Meglio risparmiare qualcosa per le tappe future. E così ha fatto Ciuccarelli.

«Sul Fauniera – riprende Ellena – è andato bene. Ha fatto nono, ma poteva arrivare anche quinto. Se ben ricordo dal quinto al nono erano racchiusi nell’arco di una trentina di secondi.

«Per me Ciuccareli può essere un buono scalatore. Almeno così dice il suo fisico per ora. Ma chissà: magari mettendo su qualche etto, o meglio, qualche muscolo specifico, potrebbe essere bravo anche in pianura.

«Sul Fauniera, ai meno dieci, l’ho visto ben nascosto nel drappello della maglia rosa ed aveva una pedalata bella sciolta. Quel giorno ero a bordo strada e gli ho passato la borraccia».

Ciuccarelli è un classe 2000 e viene dalle Marche
Ciuccarelli è un classe 2000 e viene dalle Marche

La borraccia del Fauniera

E questa della borraccia è una piccola bella storia. Dopo essersi incontrati al via della tappa, in quel di Boves, Ellena e Ciuccarelli si erano salutati. Poi il saggio tecnico piemontese, forse per non mettergli addosso altra pressione, se ne era andato sulle rampe del Fauniera ad attenderlo, senza dirgli niente. Voleva vederlo in azione.

«Lui non sapeva che ci sarei stato e infatti quando gli ho passato la borraccia mi è sembrato un po’ stupito. Al mattino invece non mi aveva parlato molto. Non lo aveva fatto perché era molto concentrato sulla tappa che lo attendeva. E tutto sommato questa è una buona cosa».

«Ho seguito – conclude Ellena – qualche corsa under 23, poche a dire il vero visto che siamo sempre in giro, ma abbiamo i suoi allenamenti, i suoi file e vederlo dal vivo è stato importante. Non credo che farà dei test prima di fine stagione, anche perché oggi con tutti i file appunto che abbiamo, tra gare e allenamento, non ce n’è così bisogno. E non credo neanche che, salvo particolari necessità, farà delle gare con noi da stagista prima di fine stagione.

«Lo aspettiamo al primo ritiro». 

A tutto Milesi: la Biesse Arvedi, i gioielli, il futuro…

27.08.2021
3 min
Salva

La Biesse Arvedi si sta imponendo in questo finale di stagione, la squadra di Marco Milesi è sulla bocca di tutti, dopo le vittorie al GP Santa Rita di Michael Belleri e al Poggiana di Riccardo Ciuccarelli. I due corridori li abbiamo già conosciuti, ora abbiamo chiesto al loro direttore sportivo di raccontarli. La Biesse Arvedi ha lanciato tanti corridori nel professionismo, ultimi Kevin Colleoni e Filippo Conca.

Abbiamo chiesto a Marco di parlare di loro e capire quali legami ci possono essere tra questi ragazzi, tutti passati sotto le sue sapienti mani. Ci facciamo raccontare anche il progetto della squadra lombarda, pronta a ritornare tra i team Continental.

Marco Milesi studia il Garibaldi prima del via
Marco Milesi studia il Garibaldi prima del via
Marco, come mai avete deciso di riprendere la quadra Continental?

La decisione è stata naturale, lo sponsor principale, la Biesse, ha deciso di fare un investimento e di prendere sotto il suo controllo anche il marchio di bici Carrera. È una scelta economica ma dettata anche da esigenze di squadra.

Quali?

La principale è quella di dividere i gruppi di strada e pista, i ragazzi che correranno nel primo gruppo lo faranno con la Biesse ed il marchio di bici Carrera, mentre i secondi gareggeranno con la squadra Arvedi e le bici da pista Pinarello.

Passiamo ai tuoi atleti, Ciuccarelli e Belleri ti ricordano in qualche modo Conca e Colleoni? Gli ultimi atleti che hai lanciato nel professionismo?

Allora, Riccardo (Ciuccarelli, ndr) lo associo più a Colleoni. Sono entrambi molto maliziosi e furbi, si sanno nascondere bene nel gruppo e non sprecano neanche una goccia di energia. Anche nella tappa vinta da Ciuccarelli al Giro d’Italia Under 23, quella di Andalo, in fuga è stato sempre molto coperto, quasi nascosto. 

Invece Belleri somiglia a Conca?

Si, incredibilmente si assomigliano anche loro, strano da dire ma è così. Sono l’opposto dei primi due, sono ragazzi istintivi, fanno fatica a stare fermi in gruppo. Sono degli attaccanti nati, Michael non ha problemi a stare davanti a prendere aria o andare in fuga tutto il giorno. Dal mio punto di vista avere un corridore come Michael mi permette di stare tranquillo perché o in fuga o in gruppo mi tiene coperti gli altri ragazzi.

Tra i pistard della Biesse, anche Scartezzini (in foto, Cantalupi), Plebani e Lamon. Oltre ai giovani Pinazzi e Galli
Tra i pistard della Biesse, anche Scartezzini (in foto, Cantalupi), Plebani e Lamon. Oltre ai giovani Pinazzi e Galli
Dal punto di vista sportivo che carriera possono fare?

Michael potrebbe tranquillamente intraprendere una carriera da gregario di lusso, come la mia (Marco Milesi ha corso tra i professionisti con Brescialat, Vini Caldirola e Liquigas dal 1994 al 2006 ndr). Forse per lui sarebbe più semplice emergere perché è più facile trovare un posto in quel ruolo, molte squadre cercano atleti da mettere a disposizione dei vari capitani.

Riccardo, invece?

Lui ha bisogno invece di un contesto che gli permetta di emergere, una squadra che gli dia lo spazio giusto per mettersi in mostra, è uno scalatore vecchio stile, molto leggero ed agile. È più complicato trovare spazio ma ha anche un anno in meno rispetto a Michael (22 per Michael e 21 Riccardo).

A proposito, visto il vostro ritorno tra i team continental, consiglieresti loro di rimanere o li vedi già pronti per il salto?

Belleri lo vedo più pronto, ma c’è anche il discorso dell’età da fare, lui l’anno prossimo sarebbe Elite e non avrebbe più così tanto spazio qui da noi. Riccardo, invece, lo vorrei tenere qui con me un anno ancora, per completare il processo di maturazione che sta affrontando. Sta facendo bene ma è costante da troppo poco tempo per considerarlo pronto.

Storia di Ciuccarelli, il re marchigiano di Poggiana

21.08.2021
5 min
Salva

Riccardo Ciuccarelli ha di recente vinto il Gran Premio Sportivi di Poggiana con una bella azione in solitaria, arriva da un momento positivo della stagione, ha vinto anche una tappa del Giro d’Italia Under 23: la Aprica-Andalo.

E’ un ragazzo promettente, ha 21 anni ed è al suo terzo anno nella categoria under 23. Da questa stagione corre per la Biesse-Arvedi, squadra di Cremona, team che ha lanciato nel professionismo corridori come: Kevin Colleoni e Filippo Conca, Riccardo spera di seguire le loro orme.

E’ nato a Fermo, nelle Marche, e lì vive e si allena. Si definisce determinato, con una punta di egoismo che deve ancora imparare a dosare. Ama la montagna e stare in compagnia dei suoi amici, con i quali condivide la maggior parte dei momenti in cui non è in sella alla sua bici.

Si parte dal centro Poggiana, frazione di Riese Pio X: il Gran Premio si corre dal 1975 (foto Scanferla)
Si parte dal centro Poggiana, frazione di Riese Pio X: il Gran Premio si corre dal 1975 (foto Scanferla)
Partiamo da questa ultima vittoria ottenuta, te l’aspettavi? Non era un percorso molto adatto alle tue caratteristiche.

Vero, non lo era, le mie caratteristiche sono quelle di uno scalatore puro, però la squadra era pronta e determinata a far bene e così è stato. Al contrario di quanto si potesse pensare, il percorso era impegnativo e pieno di insidie tecniche, l’ultima vera salita era a 30 chilometri dal traguardo. Tuttavia, da lì alla fine c’era davvero poca pianura.

Come siete riusciti a fare la differenza in una gara complicata come questa?

Ci siamo concentrati sui passaggi fondamentali della corsa. I nostri direttori sportivi sono stati bravi a segnalarceli e a spiegarci come muoverci. Uno dei punti più importanti era la salita di Forcella Mostaccin, distante dal traguardo, ma con una discesa molto tecnica che ha infatti spezzato il gruppo a metà. L’abbiamo affrontata in testa. Quello è stato uno dei momenti di maggior stress, tutti volevano stare davanti ma ci siamo imposti bene.

E tu quando hai sferrato il tuo attacco decisivo?

Alla fine della discesa del Mostaccin eravamo rimasti in pochi, io mi sono messo nella pancia del gruppo e sono rimasto tranquillo. Negli ultimi 20 chilometri siamo rimasti in una quindicina, e sfruttando un momento di disattenzione sono andato via da solo, è stato strano perché ad un certo punto pensavo mi riprendessero, erano tornati a sei secondi da me.

Ciuccarelli con Bonin che organizza Poggiana (a destra) e Spinozzi di Capodarco (con il telefono), marchigiano come lui (foto Scanferla)
Ciuccarelli con Bonin che organizza Poggiana (a destra) e Spinozzi di Capodarco (con il telefono), marchigiano come lui (foto Scanferla)
E poi che cosa è successo?

Non lo so neanche io sinceramente, avevo anche smesso di pedalare talmente ero rassegnato. Poi il distacco è aumentato di nuovo, probabilmente non hanno trovato accordo dietro. Non me lo spiego ancora bene, ma non ho più rialzato la testa fino al traguardo ed è andata bene.

Raccontaci un po’ di te, fatti conoscere dai nostri lettori, come ti sei avvicinato a questa disciplina?

A Natale, avrò avuto 7 anni, chiesi come regalo una bici rosso fiammante. Mi piacevano i colori esuberanti e con quella prima bici ho iniziato a correre. Ho sempre corso vicino a casa, in squadre piccole in cui il primo obiettivo era divertirsi e imparare ad amare questo sport. E’ una cosa che mi porto dietro ancora adesso.

Quando hai capito che avresti potuto fare del ciclismo la tua principale occupazione?

Quest’anno me ne sto rendendo sempre più conto, tuttavia so che la strada è ancora lunga e che devo impegnarmi molto per realizzare il mio sogno. Ora con la Biesse-Arvedi ho trovato un team che mi piace e con cui mi trovo bene, sono distante dai miei compagni, ma questo non mi pesa.

Ti alleni da solo o preferisci allenarti in gruppo?

Sono uno che sta bene anche con se stesso, non mi lamento, anzi mi prendo i miei tempi, il mio ritmo e pedalare in solitudine mi fa stare e pensare meglio. Non nascondo che ci sono delle giornate difficili, ma il tempo poi di condividere un allenamento con i miei compagni lo trovo, facciamo ritiri di una o due settimane in cui mi ricarico e trovo nuovi stimoli.

Nel tempo libero cosa ami fare? Stacchi dalla bici o non riesci a separartene?

Mi piace lo sport e lo stare in movimento, infatti studio Scienze Motorie a Urbino. Un impegno non facile, che mi permette di costruirmi un futuro anche al di fuori dei pedali. Ho il mio gruppo di amici con cui amo andare in montagna a camminare o passare dei momenti insieme, sono la mia boccata di ossigeno. Sapete, il ciclista è solo per la maggior parte del tempo e avere degli amici su cui contare è fondamentale.

Ciuccarelli, dal pronto soccorso alla gioia di Andalo

10.06.2021
5 min
Salva

Non mollare mai non è solo un coro da stadio, è un vero credo. E lo ha fatto suo Riccardo Ciuccarelli al Giro d’Italia U23. Il portacolori della Biesse Arvedi è sfrecciato a tutta velocità, nel vero senso della parola, sul traguardo di Andalo. Non ha mollato neanche quando mancavano 50 metri e aveva 25” di vantaggio sul norvegese Anders Joannessen. Ma il suo non mollare è iniziato praticamente già a Riccione nella prima tappa.

Per Riccardo Ciuccarelli un sorso d’acqua immediatamente dopo l’arrivo
Per Riccardo Ciuccarelli un sorso d’acqua immediatamente dopo l’arrivo

Prima vittoria stagionale

Non ci crede, Riccardo. Dopo un urlo liberatorio lascia scorrere la bici verso il massaggiatore. Non sa se ridere o piangere di gioia. Alla fine opta per il sorriso. Beve un sorso d’acqua e prova a raccontare.

«Non ci credevo. Ho spinto al massimo». E mentre inizia a parlare arriva il compagno Michael Belleri che indossa la maglia verde di Auyso, oggi “tranquillo” in gruppo. Belleri invece ha un sorriso gigantesco: ha capito subito che aveva vinto e se lo abbraccia forte. 

«Mamma mia Michael – dice Riccardo – ho fatto gli ultimi 7 chilometri “a blocco”. Come andavo!».

Quella sera in ospedale

Ciuccarelli è di Fermo, nelle Marche. Era l’uomo di classifica della Biesse-Arvedi, ma nella prima tappa è caduto. Si è fatto male ad un braccio. E’ finito in ospedale e ci è rimasto fino a sera inoltrata.

«Ho rischiato di non ripartire – racconta poi Ciuccarelli dietro al palco delle premiazioni – ma non ho mollato. Alla fine erano solo botte. Il giorno successivo è stata tosta e poi piano piano ho pensato solo a recuperare. Ieri finalmente ho sentito che la gamba era quella giusta.

«Adesso sto crescendo. Anche verso Campo Moro ci avevo provato. E dire che stamattina al via sul Tonale avevo un mal di gambe… Mi ero lasciato anche un po’ sfilare. Poi ho visto che era uscito un drappello e così mi sono riportato su di loro. C’era un mio compagno, Belleri, che ha tirato anche per me e questo mi ha consentito di limare il più possibile, di risparmiare energie per fare la differenza nella salita finale. Ci sono riuscito e sono contentissimo. Guardavo il contachilometri e salivo fortissimo. Ci ho messo tutta l’energia che avevo». 

«Cosa mi passava nella testa nell’ultimo chilometro? Quasi non riuscivo realizzare, fortunatamente al triangolo rosso la strada scendeva un po’ e quindi sono riuscito a riprendere un po’ di fiato. E poi è stato bellissimo all’arrivo. Sentivo il tifo, i “vai Ciucca” e questo mi ha dato ancora più forza». 

Classifica ciao

La tappa è stata molto combattuta e anche corsa in modo confusionario. In fin dei conti era l’ultima occasione per gli attaccanti, visto che restano il temuto arrivo di Nevegal, in teoria per gli uomini di classifica, e l’arrivo di Castelfranco sul quale puntano le ruote veloci. Ad un tratto c’erano 32 uomini davanti. Hanno controllato la Uno-X Dare, la Seg… e nel finale l’inglese Thomas Gloag ha rischiato di far saltare i piani della Biesse-Arvedi. Ed è giusto parlare di piani.

«Questa l’avevamo studiata – spiega Marco Milesi diesse di Ciuccarelli – anche ieri a dire il vero, ma oggi di più. Sapevamo che poteva essere una buona occasione. Riccardo era il nostro uomo di classifica e a causa della caduta ne è uscito subito alla prima tappa. Per questo adesso che ha recuperato si ritrova la gamba per andare forte.

«Che corridore è? Uno scalatore puro». Intanto il diesse bergamasco si gode la seconda vittoria in questo Giro dopo quella di Alessio Bonelli a Cesenatico. E scappa via a riprendersi il suo pupillo.

E allora chissà che anche domani Ciuccarelli non possa dare la zampata. Oggi i ragazzi erano davvero stanchi, nonostante la frazione non fosse impossibile. Ma otto giorni di gara iniziano ad essere parecchi e si veniva da frazioni corse in modo molto intenso. Persino Ayuso dopo l’arrivo non rideva come sempre e sembrava molto provato. Sognare è lecito, non mollare mai è un dogma.