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Biesse-Arvedi, un anno fra ragazzini e pistard

12.04.2021
4 min
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Non è mai facile ripartire dopo un anno trionfale, quando i corridori migliori sono passati professionisti e devi reinventarti la squadra: Milesi lo sa bene. Il tecnico bergamasco ha salutato Colleoni, Conca e Ravanelli. E a fronte del particolare momento economico e del fatto di avere una squadra di giovani, si è rassegnato a mollare la qualifica di team continental, facendo un passo indietro. E così la Biesse Group-Arvedi del 2021 è ripartita da 16 corridori, tutti o quasi in cerca d’autore. Gli unici che una dimensione ce l’hanno e stanno lavorando sodo per l’obiettivo olimpico sono i pistard: Scartezzini, Plebani, Moro e Lamon, che per questo passano più tempo a Montichiari con Villa che su strada. Come peraltro è facilmente comprensibile.

Dall’ammiraglia Biesse-Arvedi li guida Marco Milesi, il team manager è Massimo Rabbaglio
Milesi è il diesse della Biesse-Arvedi, Rabbaglio è il team manager
Come si riparte a queste condizioni?

Si tratta di carburare un attimino. In questi anni abbiamo sempre lavorato bene con ottimi ragazzi. Adesso che i più forti sono passati, bisogna lavorare di più per dare ai più giovani lo spessore necessario. Tranne Carboni, sono davvero tutti di primo pelo. Di conseguenza cambia anche il modo di correre. Prima potevamo prendere in mano il gruppo, adesso e finché non avremo la necessaria solidità, cerchiamo di infilarci nelle azioni degli altri. Tra il Piva e il Belvedere, ne abbiamo messi 4 fra i primi 25. Vuol dire che siamo sulla buona strada.

Manca il solista, insomma…

Come è normale all’inizio di un nuovo ciclo. Però vi direi di tenere d’occhio Serrano, lo spagnolo. E’ stato fermo per tutto il 2020, essendo uno di quelli del Team Monti. E se al Belvedere non fosse caduto, avrebbe fatto un buon piazzamento. E poi ci sono Carboni e Ciuccarelli…

Colleoni e Conca dalla Biesse Arvedi alla Bike Exchange e alla Lotto Soudal, Plebani c’è ancora
Colleoni e Conca sono passati, Plebani c’è ancora
Matteo Carboni è il fratello di Giovanni: che corridore può diventare?

E’ un passista scalatore. L’anno scorso al Giro d’Italia ha preso la maglia verde il primo giorno e gliel’ha tolta Pidcock l’ultimo, quando ha deciso che voleva vincere tutto lui. Matteo è l’uomo che teneva davanti Colleoni e Conca, un tipo solido.

Com’è non essere più continental?

Diciamo che il 2020 è stato un anno difficile, con una sola gara fatta tra i pro’. Però la differenza un po’ si sente. Avendo la condizione, potremmo fare qualche corsa in più per crescere. Ma per quest’anno va così, nemmeno saprei che cosa potrebbero fare i più giovani nel gruppo dei professionisti, visto come si corre adesso.

Al Giro U23 Matteo Carboni ha perso la maglia verde solo l’ultimo giorno, portata via da Pidcock
Al Giro U23 Carboni ha perso la maglia verde solo l’ultimo giorno
Obiettivi immediati?

Intanto la partecipazione a Extra Giro, di cui l’anno scorso vincemmo la classifica a squadre. A Mordano, nella prima prova, porterò i pistard tranne Scartezzini e Lamon che correranno a Gand su pista. Poi ci saranno il Liberazione e il Giro d’Italia U23, cui speriamo di arrivare bene.

A proposito di pistard…

Quest’anno stanno caricando davvero tanto. Fanno 3-4 giorni a settimana in pista e li capisco, dovranno stare dietro Ganna. Li vedo poco, si allenano e basta, non avendo gare. Finora hanno fatto solo due corse su strada, ma non hanno resistenza. Fanno tanto specifico e sono esplosivi al massimo, ma dopo un’ora di corsa, si accende la riserva.

Belleri deve passare da uomo squadra a protagonista: un bel salto (foto Instagram)
Belleri, da uomo squadra a protagonista (foto Instagram)
Come va Belleri? L’anno scorso anche lui lavorava per la squadra…

E’ un bel corridore, ma adesso deve scrollarsi di dosso quello che faceva in passato e provare a diventare protagonista in prima persona. Va bene chiudere sulle fughe e tirare in salita, ma non mi spiacerebbe che cercasse qualcosa di più. E’ un salto mentale più che fisico. Mi rivedo in lui, so che non è facile.

Cosa sai di Colleoni e Conca?

So che sono contenti di entrambi. Si sono fatti vedere e non hanno problemi a tirare, se gli viene chiesto. Colleoni lavora con Pinotti ed è una garanzia. Lui ha la fortuna di andare facilmente in condizione, mentre Conca è un po’ più laborioso. Ma sono ragazzi solidi che non hanno paura della fatica, quello che serve per andare avanti tra i pro’.