Cosa può fare Remco alla Vuelta? Ecco il parere dei colleghi

23.08.2022
6 min
Salva

La Vuelta riparte oggi dalla Spagna. La prima tappa in terra iberica, la quarta in assoluto, si snoda nei Paesi Baschi. Proprio da queste parti un mese fa più o meno, Remco Evenepoel sbaragliava la concorrenza alla Clasica de San Sebastian. Una prova di forza incredibile. Tanto che titolammo: Remco passeggia a San Sebastian.

Il rampollo della Quick Step-Alpha Vinyl è appunto in gara e in tanti, noi inclusi, si chiedono cosa può fare: punterà alla classifica? Vorrà fare incetta di tappe? Questa domanda è circolata spesso tra media belgi e non solo… Oggi si entra nel vivo della corsa (la Vitoria Gasteiz-Laguardia propone oltre 2.300 metri di dislivello) e prima che la classifica possa subire degli scossoni, sentiamo cosa dicono i colleghi in merito alla Vuelta di Evenepoel.

Sivakov (a destra) con Carlos Rodriguez all’inseguimento di Evenepoel a San Sebastian
Sivakov (a destra) con Carlos Rodriguez all’inseguimento di Evenepoel a San Sebastian

Come Van Aert

«Un corridore come Remco Evenepoel potrebbe fare un po’ come Wout Van Aert al Tour – ha detto Pavel Sivakov – Lui può davvero essere un jolly. E’ in grado di attaccare ovunque e mettere la corsa in disordine».

E non è una constatazione banale, specie se magari dopo le prime frazioni dovesse ritrovarsi, come è presumibile, in classifica. Ad uno così non puoi lasciare spazio. Anche se la sua esperienza con i grandi Giri non è andata bene. Ricordiamo che lo scorso anno Evenepoel si ritirò dal Giro d’Italia.

Simon Yates ed Evenepoel a San Sebastian: l’inglese meglio di tutti ha saggiato il “nuovo Remco scalatore”
Simon Yates ed Evenepoel a San Sebastian: l’inglese meglio di tutti ha saggiato il “nuovo Remco scalatore”

Yates non si fida

Il capitano della Bike Exchange-Jayco, Simon Yates, è uno dei pretendenti più solidi alla maglia rossa finale. E forse, visti suoi alti e bassi, il corridore che più somiglia e può capire Remco stesso. I due si contesero San Sebastian e l’inglese ne uscì con le ossa rotte.

«Non scherziamo – ha detto Yates a Rtbf – Evenepoel è uno dei contendenti alla vittoria finale. Se guardiamo la sua prestazione a San Sebastian sarebbe stupido non tenerne conto. Certo, è ancora molto giovane. Tutti dicono che ancora non ha le tre settimane nelle gambe, ma ad un certo punto succederà che le avrà. Magari non sarà quest’anno… ma succederà».

Reagire alle giornate no come quella di Montalcino al Giro 2021: sarà questa la sfida più grande per Remco secondo Froome
Reagire alle giornate no come quella di Montalcino al Giro 2021: sarà questa la sfida più grande per Remco secondo Froome

Parola a Froome

Non è venuto meno a questo dibattito Chris Froome, uno che di grandi Giri se ne intende. L’esperto inglese era parecchio tempo che non pedalava spalla a spalla con il giovane belga, ma non si è perso i suoi “show”.

«Remco – ha detto Froome – ha dimostrato di avere il livello per competere per la vittoria assoluta. Nessuno lo dubita. Non io almeno… Ma non lo ha ancora mai dimostrato in una gara di tre settimane. E’ questa è la vera sfida per lui.

«In un grande Giro infatti non basta essere bravo in una tappa e risparmiare il resto del tempo. Devi saper gestire gli alti e bassi. Devi esserci anche, e soprattutto, nelle giornate brutte. Chi sa superarle meglio vince questa Vuelta».

Velasco impegnato a San Sebastian dove ha visto un super Evenepoel
Velasco impegnato a San Sebastian dove ha visto un super Evenepoel

Il parere di Velasco

Simone Velasco è stato forse l’italiano che più è stato vicino a Remco nel giorno della “passeggiata” di San Sebastian. Al contrario di Froome lo ha visto pedalare da vicino e l’elbano non ha dubbi: il belga può fare bene anche nella generale.

«Secondo me – dice Velasco – a livello di classifica può entrare in una top ten, ma per il podio ancora non è pronto, ancora fa fatica. Non è una questione fisica e neanche dei “fantasmi” del Giro, perché ha un carattere forte, ma solo una questione di esperienza. E posso confermare che non è mai andato così forte in salita».

«Credo che nella crono farà molto bene, ma nel complesso è una Vuelta molto dura e già oggi nei Paesi Baschi si potrà vedere qualcosa: in queste tappe ci sarà una prima selezione».

Per Carapaz il giovane belga può puntare alla vittoria finale
Per Carapaz il giovane belga può puntare alla vittoria finale

Carapaz: «Remco in condizione»

Sulla falsariga del compagno Sivakov, anche Richard Carapaz non sottovaluta Evenepoel e soprattutto la sua forma. Però visto il modo di correre del capitano della Ineos-Grenadiers  quasi, quasi Remco potrebbe essere un buon alleato.

 

«La condizione di Evenepoel – ha detto l’ecuadoriano a Het Nieuwsblad – è incredibile. Per me lotterà sicuramente per la vittoria finale. Molto dipenderà dalla condizione di Roglic. Se Primoz dovesse stare bene allora la gara probabilmente sarà un po’ più controllata. Ma se così non dovesse essere c’è Evenepoel che potrebbe fare confusione e correre in modo molto offensivo e imprevedibile».

Remco si è allenato moltissimo in Italia a luglio, lontano dai media del Belgio (foto Twitter)
Remco si è allenato moltissimo in Italia a luglio, lontano dai media del Belgio (foto Twitter)

E Remco cosa dice?

Anche Roglic ed Almeida, più o meno all’unisono hanno detto che Remco non va sottovalutato e che è forte. Landa ha detto che da uno così ci si può attendere di tutto e non si possono fare previsioni.

E il diretto interessato cosa dice? Il corridore di Lefevere aveva parlato prima del via della corsa spagnola. La pressione c’è e probabilmente lui stesso la sente, anche se cerca di negarlo. 

In una conferenza alla vigilia del via ha subito tenuto a dire che era rilassato, salvo poi aggiungere che era stato tutto luglio lontano dal Belgio proprio per evitare le pressioni dei media.

«Questa scelta – ha detto Evenepoel – mi ha fatto bene, così ho potuto essere più lontano dai commenti e le opinioni che si fanno su di me. Mi sento molto calmo e molto rilassato. Prepararmi lontano dal Belgio è stata la scelta migliore che potevo fare».

Intanto un primo obiettivo l’asso di Schepdaal lo ha già raggiunto: uscire dall’Olanda senza problemi. Dopo la cronosquadre era contento sia per il risultato, che per non essere incappato in nessun incidente.

«Cercheremo di mettere insieme le vittorie di tappa per la squadra e un buon posto assoluto nella generale – aveva dichiarato alla vigilia Evenepoel – ma la priorità restano le tappe. Se a fine Vuelta dovessimo avere anche una buona classifica sarà un bonus…».

Evenepoel è fortissimo a crono: già campione nazionale, sfrutta al meglio la sua potenza grazie ad una grande efficienza aerodinamica
Evenepoel è fortissimo a crono: già campione nazionale, sfrutta al meglio la sua potenza grazie ad una grande efficienza aerodinamica

Crono spartiacque

«Ovviamente – ha aggiunto Remco – ho anche ambizioni per una buona classifica finale. In salita non sono mai andato così forte. Vedremo come saremo messi dopo la decima tappa. E’ vero, ci sono frazioni come San Sebastian ma anche altre tappe con salite più lunghe e ripide». 

Per la cronaca, la decima tappa è quella della crono di Alicante. La delicatissima frazione contro il tempo di cui tanto ci ha parlato Stefano Garzelli. E sappiamo come va Remco a crono. A quel punto la classifica sarà definitivamente delineata e anche lui non potrà più nascondersi.

Una cosa è certa: uno che parla così alla maglia rossa magari non ci punta… ma ci pensa eccome.

EDITORIALE / Il nuovo ciclismo, poche corse e tante vittorie

08.08.2022
4 min
Salva

E’ nato un nuovo ciclismo. Quello delle poche gare e delle tante vittorie. Evenepoel è maestro, ma anche Van Aert, Roglic e lo stesso Vingegaard sono allineati sulla stessa strada. Come loro, Pogacar.

In attesa di un altro cambio di direzione, sta avvenendo quello che la nascita dell’allora ProTour suggeriva: i grandi campioni nelle grandi corse, tutti gli altri a dividersi il resto. E non sarebbe neanche male, a pensarci bene, perché darebbe nuova linfa a gare dimenticate e sarebbe garanzia di spettacolo ad alta tensione in quelle più importanti. 

Modello Evenepoel

Evenepoel è l’emblema di questo nuovo ciclismo, perché dopo i campionati nazionali è rimasto a lungo senza correre. E’ rientrato a San Sebastian 34 giorni dopo e ha vinto. Nel frattempo ha trascorso tre settimane in altura, in un regime di vita super controllato che prevede allenamenti mai casuali, simulazioni di gara dietro moto, alimentazione customizzata uomo per uomo, in modo da essere certi dell’alto livello della prestazione. La scienza applicata al ciclismo ha portato vantaggi un tempo inimmaginabili, grazie ai quali i corridori di vertice e i loro gregari riescono a raggiungere standard pazzeschi anche senza sfinirsi di gara in gara.

Quick Step-Alpha Vinyl a Livigno: se tutta la squadra si allena così, ogni corridore sarà super preparato
Quick Step-Alpha Vinyl a Livigno: se tutta la squadra si allena così, ogni corridore sarà super preparato

Gruppo più forte

Se tutti lavorano a questo modo, si può essere certi che le prestazioni in gruppo continueranno a crescere, di pari passo con lo sviluppo tecnologico, che porta a realizzare biciclette più leggere, ruote più veloci, freni più efficienti, capi di abbigliamento meno resistenti all’aria e tutto un mondo che rende i corridori macchine pressoché perfette.

Quando si analizzano le medie delle corse, è superficiale stupirsi per il fatto che si battano oggi le medie orarie rispetto al ciclismo degli anni 90: sarebbe anomalo se questo non accadesse. Può rimanere imbattuto il tempo di qualche salita, ma il livellamento verso l’alto di tutto il gruppo è palese. I corridori sono capaci di prestazioni clamorose pur non essendo capitani. Allo stesso tempo, è palese quanto sia più difficile per i campioni produrre differenze, per gli atleti professional tenere il ritmo e per i neopro’ inserirsi alla svelta.

Cervèlo, più Santini e Vision: piccolo assaggio di quali colossi abbiano lavorato per Vingegaard al Tour
Cervèlo, più Santini e Vision: piccolo assaggio di quali colossi abbiano lavorato per Vingegaard al Tour

Progresso da pagare

Chiaramente tanto progresso va pagato, per cui il solco fra squadroni ricchi e gli altri si scava ancor di più. Fino a qualche tempo fa Specialized aveva l’esclusiva di certe attenzioni e certi sviluppi. Cavendish è tornato a vincere rientrando alla Quick Step e ha il cuore in lacrime all’idea di doversene andare. Gli ultimi mesi tuttavia hanno portato alla ribalta gli sforzi economici di altri grandi marchi che supportano altrettanti squadroni: bici e componenti. Dietro c’è un mondo, popolato di ruote, manubri, caschi e gallerie del vento che si aggiornano in continuazione.

Il lavoro di Cervèlo per Jumbo Visma ha lasciato il segno al Tour. Quello di Colnago per UAE Team Emirates ha dato una svolta nettissima al UAE Team Emirates. Giant, Trek, Cannondale e Canyon hanno il prodotto ma non ancora atleti top in grado di valorizzarlo. Invece il Team Ineos con Pinarello è il quarto tenore sul palcoscenico del WorldTour.

Ganna ha rinnovato con Ineos fino al 2027: crescita e sviluppo tecnico vanno di pari passo
Ganna ha rinnovato con Ineos fino al 2027: crescita e sviluppo tecnico vanno di pari passo

Forse anche per questo Ganna ha scelto di rimanere nel team britannico fino al 2027. I suoi progetti di crono e Ora, unitamente a quelli olimpici con la nazionale non sono pacchetti replicabili in qualsiasi altra squadra.

Si va verso lo standard della Formula Uno. I soldi te li possono dare in tanti, ma i materiali vincenti sono appannaggio di pochi. E se un tempo prendevano i soldi poi cercavano di adattarsi, oggi l’attenzione verso i materiali e gli altri supporti è cruciale. E’ il nuovo corso, chi non sale sul treno resta indietro.

Remco passeggia a San Sebastian. L’analisi del suo assolo

30.07.2022
5 min
Salva

Ha passeggiato Remco Evenepoel. Una passeggiata magari un po’ impegnativa. Ma quando è tornato a San Sebastian per la seconda volta, quella del finale, si è avuto l’impressione di un “cicloamatore” che si stesse godendo la usa uscita su un bellissimo lungomare. Con il mare azzurro, il sole, le bellezze sulla spiaggia…

Invece era un pro’ che stava andando a conquistare per la seconda volta in carriera la Clasica di San Sebastian, appuntamento di fine luglio. Appuntamento dove si incontrano i reduci del Tour e coloro che ripartono per il finale di stagione. Di solito ne esce sempre una corsa combattuta e scoppiettante. Stavolta scoppiettante sì, combattuta no.

La Quick Step-Alpha Vinyl in azione sullo Jaizkibel
La Quick Step-Alpha Vinyl in azione sullo Jaizkibel

Duello rimandato

Combattuta no, perché di fatto al primo scatto, che poi neanche di scatto si è trattato, al primo forcing Remco Evenepoel ha fatto il vuoto. Mancavano esattamente 44,5 chilometri all’arrivo. Solo Simon Yates ha tentato di braccarlo per un po’. Poi, dopo 5’, ha alzato bandiera bianca anche lui.

L’attesissimo duello con Pogacar, davvero sfinito dopo il Tour, è quindi rimandato. Lo sloveno è rimasto indietro pochi minuti prima che l’ex calciatore desse inizio al suo show. Alla sua crono.

Perché di fatto poi ha intrapreso una crono. E in effetti certe doti e l’ottimo lavoro svolto in altura a Livigno si sono visti.

Remco spinge. Solo Simon Yates lo tiene per un paio di chilometri scarsi, poi resta solo
Remco spinge. Solo Simon Yates lo tiene per un paio di chilometri scarsi, poi resta solo

Cronoman e scalatore

Cerchiamo di andare dunque alla base di questo successo. Analizziamo l’azione di Evenepoel e prima anche la sua “nuova” personalità.

Remco è stato in ritiro con la sua Quick Step-Alpha Vinyl, o meglio, in parte con la squadra a Livigno. In realtà lui era a Trepalle, a circa 500 metri di quota più in alto rispetto ai suoi compagni. Quindi a circa 2.300 metri e vi è restato per oltre 20 giorni.

Si è spesso allenato da solo e qualche volta si è unito al gruppo guidato dal tecnico-preparatore Vasilis Anastopoulos, con il quale tra l’altro avevamo parlato.

Alla vigilia di San Sabestian Remco era davvero sereno. Aveva pedalato per un’ora e mezza. Era andato a rivedere lo Jaizkibel e l’Erlaitz (dove ha attaccato), ma soprattutto la sua discesa.

«Sono un atleta più completo rispetto a quello che ha vinto qui tre anni fa – aveva detto a Rtbf, un’emittente belga alla vigilia – Adesso sono più forte, anche fisicamente anche perché il mio corpo ha completato il suo sviluppo (all’epoca aveva 19 anni, ndr).

«Credo di essere anche più completo in tutto: vedo meglio la corsa, sono più intelligente in gara, sono cresciuto come uomo… E sono anche due chili più magro».

E poi aggiunge, sibillino: «Ma il peso dipende dagli obiettivi». Il che vuol dire che ha messo gli occhi sulla Vuelta. Ma questo è un altro capitolo.

E due! Evenepoel aveva trionfato qui nel 2019 a 19 anni, il vincitore più giovane di questa corsa
E due! Evenepoel aveva trionfato qui nel 2019 a 19 anni, il vincitore più giovane di questa corsa

Strategia riuscita

Alla luce di questa tranquillità, di questa sicurezza. Oggi Remco ha messo la sua squadra a controllare la corsa sin dalle prime battute. Si correva per lui senza se e senza ma. Tanto più che Alaphilippe era a casa con il Covid. Anche il fatto di essere il solo leader gli ha dato tranquillità! Magari per altri sarebbe un fardello… 

Non per lui che ha gestito tutto con lucidità.

«Mi sono preso qualche giorno di riposo e nell’ultima settimana avevo fatto solo dieci ore di allenamento proprio perché oggi volevo essere fresco – ha detto Evenepoel dopo l’arrivo – E infatti penso che ciò che ha fatto la differenza oggi sia stata la freschezza. 

«Mi sono sentito bene e ho deciso di aumentare il ritmo sullo Jaizkibel con la squadra. Era un piano preparato in anticipo. È andata bene. Poi è stato un finale lungo e difficile».

Sul podio con il belga (con il classico basco) anche Sivakov e Benoot
Sul podio con il belga (con il classico basco) anche Sivakov e Benoot

Tre spunti tecnici

Che sia stato lungo sicuro. Sul difficile qualche dubbio lo abbiamo! Restando sull’analisi di questo successo. Tre cose ci hanno colpito di Remco: l’agilità, la posizione, l’approccio con la discesa.

Agilità sì, ma anche rapporto: in una parola forza. Remco mulinava, ma spingeva anche. E la riprova era vedere i suoi avversari, tra chi stava in piedi, chi cercava di tenerlo con rapporti “impossibili”. Quella è forza… espressa in modo agile: mettiamola così.

Tra l’altro si sarà alzato sui pedali 3-4 volte in 44 chilometri. Cronoman puro.

E da qui ci leghiamo al secondo punto: la posizione. Remco sembrava più lungo, più disteso con i gomiti. Come se avesse, complice questo dimagrimento, allungato l’attacco manubrio di un centimetro, di solito in corso di stagione non si va oltre. Il risultato: una posizione aerodinamica, stabile, composta e anche bella esteticamente. 

Secondo i dati, da quando è partito ha sviluppato una media di circa 2 km/h in più degli immediati inseguitori.

La discesa: come sappiamo non è il punto di forza di Evenepoel, però va detto che è migliorato. Nella planata successiva all’attacco è stato bravo. Ha spinto, ha persino guadagnato qualcosina sui primi inseguitori, ma certo non era una planata tecnica.

Nella seconda discesa invece, che era ben più tecnica, forte dei 2’30” di vantaggio (forse anche più) a cinque chilometri dall’arrivo, è sceso veramente piano ed in controllo. Non ha quindi rischiato nulla. Chissà se ha voluto attaccare così anticipatamente temendo questa discesa? In ogni caso ha gestito con maturità anche questo aspetto.

Evenepoel, l’apprezzabile arte dell’autocritica

20.06.2022
5 min
Salva

Remco Evenepoel si è tolto di dosso i panni di Superman, ma sta lavorando (bene) per indossarli nuovamente. La vittoria della Liegi gli ha ridato fiducia. Il Tour of Norway, con tre tappe vinte su sei, ha confermato che la strada è giusta. Mentre in Svizzera (11° a 4’04” da Thomas) il belga ha conquistato l’ultima crono, ma ha capito che il livello WorldTour in mezzo a quelli che lavorano per la maglia gialla è un’altra cosa. Il suo obiettivo è la Vuelta e sarebbe stato preoccupante essere già al pari di chi fra dieci giorni sarà in lizza per il Tour.

«Tre secondi di vantaggio su Thomas e undici su Kung – ha commentato dopo la vittoria di ieri – sono un bel risultato, l’importante è aver vinto, non il distacco. Tuttavia il più grande avversario è stato il caldo. Terribile. Non sono nemmeno stato in grado di seguire la tabella che ci eravamo dati. Nelle crono, ero già arrivato secondo alla Tirreno e ai Paesi Baschi: vincere è meglio. Soprattutto dopo una settimana faticosa, in cui non ho pedalato al mio massimo livello e ho subìto parecchie lezioni lungo la strada».

A lezione da Thomas

Qualcuno non lo sopportava, perché dopo ogni bel risultato “sbruffoneggiava” da calciatore qual è sempre stato, senza considerare che avesse appena vent’anni. E il belga, che nel frattempo ne ha compiuti 22, ha rimesso i piedi sulla terra.

«Mi riferisco principalmente alla tappa di Novazzano (foto di apertura, ndr) – ha spiegato ai giornalisti il campioncino belga – quando ho perso più di due minuti, su un percorso che ricordava le corse delle Ardenne. Ero troppo rilassato. Pensavo che gli uomini di classifica avrebbero tenuto la corsa e poi Matthews o uno come lui avrebbe vinto lo sprint. Abbiamo sbagliato tutto. Ci siamo concessi un giorno di riposo totale, mentre avremmo dovuto prendere l’iniziativa, così io non avrei perso due minuti e sarei salito sul podio.

«Sotto questo aspetto devo ancora imparare molto da un corridore come Geraint Thomas. Ha sempre la corsa in pugno, è aggressivo e vigile, mentre io quel giorno non ero nemmeno preparato per sopportare il caldo. Ho persino sbagliato a scegliere il casco: dopo l’arrivo ci si poteva friggere sopra un uovo. Non ho nemmeno chiesto di avere del ghiaccio, perché non pensavo fosse necessario. Lo sbaglio più grande della mia carriera. Fortunatamente, imparo velocemente. Non commetterò più gli stessi errori».

Geraint Thomas è sempre stato fra i primi 4 dello Svizzera e nella crono ha conquistato la vittoria
Geraint Thomas è sempre stato fra i primi 4 dello Svizzera e nella crono ha conquistato la vittoria

Le energie sprecate

Zero scuse. Qualcuno avrebbe potuto intervenire, ma il ragazzo si è preso tutte le responsabilità e guarda avanti. Pagina voltata, il giusto atteggiamento. Lucido anche nel commentare il distacco sui traguardi in salita di Mosaalp e Malbun: rispettivamente 3’06” da Denz e 2’30” da Pinot.

«Quei tre minuti – ha spiegato – non mi preoccupano molto. Era la prima volta che salivo sopra i 2.000 metri in gara dopo il ritiro in altura. Questa volta sono stato anche abbastanza intelligente da portare impacchi di ghiaccio (ridendo, ndr). Mi sono accorto però che sopra i 1.800 metri non ho avuto l’accelerazione di corridori come Thomas e Higuita. Forse dopo il Giro di Norvegia sono arrivato al Giro di Svizzera un po’ stanco. Ho recuperato completamente solo alla fine della settimana ed è un’altra lezione. Se mai vorrò vincere queste corse, dovrò gestirmi diversamente

Dopo il Tour of Norway, Evenepoel ha fatto show alla Gullegem Koerse, buttando via un bel po’ di energie
Dopo il Tour of Norway, Evenepoel ha fatto show alla Gullegem Koerse, buttando via un bel po’ di energie

«Devo risparmiare quanta più energia possibile. Sempre e ovunque. Per Thomas è automatico, io devo impararlo. Dopo la Norvegia ho vinto la Gullegem Koerse. Ho esagerato. Ho fatto una cronometro di 170 chilometri e solo dopo mi sono reso conto di aver corso per ore a wattaggi folli. E’ stato stupido, uno spreco di energia. Per questo, visto il passaggio a vuoto di Novazzano, abbiamo deciso di togliere la Vuelta a Burgos dal programma. Voglio essere il più fresco possibile per la Vuelta».

Obiettivo Vuelta

Ora lo aspettano il campionato belga a cronometro, in cui l’anno scorso fu bruciato da Lampaert nonostante pochi giorni prima avesse vinto lui la crono al Giro del Belgio. Poi verrà il campionato belga su strada, quindi Remco tirerà i remi in barca, per preparare l’assalto alla Vuelta.

«Stacco per una settimana – ha riso – nulla di troppo. Starò accanto a “Oumi” (Oumaima Rayane, la sua compagna, ndr) durante gli esami. Durante l’ultimo stage in altura, lei ha cucinato per me, temo che ora sia arrivato il mio turno. Poi farò un altro ritiro in quota, quindi San Sebastian, un altro breve ritiro, e poi finalmente sarà tempo della Vuelta».

I nuovi talenti belgi, più Pogacar che Van Aert

17.06.2022
5 min
Salva

I belgi continuano a sfornare talenti in quantità industriale. Dopo le lodi cantate a proposito di Cian Uijtdebroeks approdato in pompa magna fra i pro’ bruciando le tappe come aveva fatto l’illustre connazionale Evenepoel (in apertura, neanche poi tanto più grande…), dalle categorie inferiori stanno arrivando nuovi campioni, come quel Van Eetveld che dopo aver vinto la Corsa della Pace è in lotta quantomeno per il podio al Giro U23 oppure quel Segaert che è al primo anno di categoria eppure già è stato 7° nella seconda tappa a Pinzolo, quella del primo squillo targato Hayter.

Una produzione di giovani tanto forti quanto numerosi lascia pensare anche per un Paese come il Belgio, dove il ciclismo è da sempre una religione. Anche perché, se andiamo indietro nel tempo, si scopre che anche loro hanno vissuto dei momenti no. Certo, da Museeuw a Boonen, da Gilbert fino a Van Aert, campioni per le classiche ci sono stati sempre, ma dall’inizio del secolo erano diventati sporadici e poi resta sempre un grande buco, quello degli interpreti di corse a tappe.

Van Eetveld 2022
Lennert Van Eetveld, vincitore della Corsa della Pace 2022 e protagonista al Giro U23 (foto Facepeeters)
Van Eetveld 2022
Lennert Van Eetveld, vincitore della Corsa della Pace 2022 e protagonista al Giro U23 (foto Facepeeters)

L’importanza della Tv

Qui forse si nasconde la novità: i ragazzi di oggi sono avvezzi tanto alle classiche quanto, ma forse più alle corse a tappe. Come nasce questo cambio di passo? Valerio Piva, il diesse dell’Intermarché Wanty Gobert che da molti anni vive in Belgio, identifica questa esplosione in fattori ben precisi.

«Premesso che io sono sempre convinto si tratti di cicli che riguardano ogni Nazione – dice – e quindi anche noi italiani torneremo a sfornare talenti, in Belgio c’è un forte peso dato dalla Tv. Ci sono gare praticamente ogni giorno, ma non solo: ci sono programmi, talk show dove partecipano vecchi campioni, insomma si parla sempre di ciclismo e questo pesa nella cultura dei ragazzini».

Il ciclismo resta quindi lo sport nazionale belga, anche a scapito del calcio? «Diciamo che siamo su due piani diversi, ma paralleli. Il ciclismo è parte integrante di questo Paese. Intanto perché le piste ciclabili sono tante e rispettate e questo permette ai genitori di far uscire i figli con un po’ meno di patemi d’animo. A ben guardare, non sono poi tante le squadre ciclistiche giovanili, ma i ragazzi hanno la possibilità di crescere poi in team collaudati, come possono essere i development delle 3 formazioni WorldTour oppure la squadra di Axel Merckx».

Segaert 2022
Alec Segaert si è aggiudicato quest’anno il titolo nazionale a cronometro
Segaert 2022
Alec Segaert si è aggiudicato quest’anno il titolo nazionale a cronometro

Grandi Giri? C’è da aspettare…

Valerio Piva, affrontando il discorso sulla nouvelle vague belga più dedita alle corse a tappe, vuole però andarci cauto.

«Non dobbiamo prendere certi risultati per oro colato. E’ vero – dice – questi ragazzi fanno molto bene nelle corse a tappe di categoria, anche quelle più importanti. Ma so per esperienza che fra queste e le corse a tappe professionistiche, e non parlo dei grandi Giri, c’è una differenza abissale. Anche Evenepoel che pure è un talento cristallino, fra i pro’ ha avuto bisogno di tempo per adattarsi. Solo ora si sta affermando come corridore completo. Io non credo sforneranno vincitori di Giro e Tour in tempi brevi, per questo ci sarà ancora da aspettare».

Abbiamo sottoposto quest’analisi per molti versi severa a un altro interlocutore di peso. Il direttore tecnico della nazionale belga Frederik Broché che da parte sua conferma come ci sia un piccolo cambio di tendenza nel movimento giovanile.

«In Belgio gli ultimi anni – spiega – hanno visto emergere sempre corridori da classiche. Ciò è normale, vista la popolarità che hanno le gare in linea più importanti e il ruolo di trascinatori delle folle di campioni come Van Aert. Il classico corridore belga è un passista puro oppure veloce, capace di emergere anche negli sprint affollati. Negli ultimi anni però qualcosa è cambiato, anche grazie alla multidisciplina. Ora i ragazzi cercano sempre più di essere corridori completi per poter emergere anche nelle corse a tappe».

Uijtdebroeks 2022
Per Cian Uijtdebroeks finora stagione da pro’ senza squilli ma con tanta esperienza
Uijtdebroeks 2022
Per Cian Uijtdebroeks finora stagione da pro’ senza squilli ma con tanta esperienza

Le nuove caratteristiche fisiche

Broché, a tal proposito, ha notato anche una nuova tipologia di corridore tra i più giovani talenti basandosi sulle caratteristiche fisiche.

«Prima – ragiona – avevamo atleti possenti, che raggiungevano anche gli 80 chili e che emergevano sul passo, oppure nel ciclocross. Al fianco di questi stanno però emergendo anche altri corridori, molto più leggeri, dai 60 chili in su, più portati per la salita e che abbinano alla leggerezza anche ottime capacità di guida mutuate dalla mtb. Devo dire poi che se in campo maschile questo ribollire ci fa ben sperare, fra le donne la situazione è molto più complessa. Abbiamo un deficit notevole che i successi della Kopecki hanno solo coperto parzialmente quest’anno».

Il tempo, solo il tempo potrà dare le risposte, se il Belgio avrà finalmente trovato interpreti da corse a tappe. Magari anche pretendenti per un podio al Giro o al Tour. Resta però un dubbio: non è che Merckx con le sue tonnellate di vittorie ha rappresentato un problema? In fin dei conti è lui l’ultimo belga grande interprete anche nelle corse a tappe.

«Beh, forse sì – ammette Broché sorridendo – ha lasciato un’eredità davvero pesante. Guardate Evenepoel, appena ha cominciato a vincere lo hanno subito etichettato come il “nuovo Merckx”. Per i giovani è un peso non indifferente, tanto è vero che ancora oggi a mezzo secolo di distanza ancora se ne parla. Questi giovani sono molto promettenti, ma bisogna anche saper aspettare e lasciarli tranquilli».

Dopo la Liegi, Evenepoel riparte allo stesso modo: vincendo!

28.05.2022
5 min
Salva

Ha metabolizzato la vittoria di Liegi. Si è allenato. E quando ha ripreso a correre, Remco Evenepoel è ripartito allo stesso modo: vincendo. Lo ha fatto nella tappa di apertura del Tour of Norway, che partiva dalla stessa Bergen dei mondiali, e poi nella terza, conquistando la maglia di leader.

«E’ stata una giornata fredda e dura – ha detto dopo la prima vittoria – abbiamo avuto temperature basse, pioggia e persino un po’ di vento. I miei compagni hanno controllato perfettamente la corsa e hanno giocato un ruolo importante per il mio successo. Sono felice di essere tornato alle competizioni con una vittoria e felice di aver avuto le gambe per fare la differenza quando contava. E’ sempre bello iniziare una gara in questo modo, soprattutto se penso che questa è la prima volta che vinco uno sprint in salita».

Uijtdebroeks cresce

Cian Uijtdebroeks è rimasto a guardarlo, chiedendosi se non sia davvero troppo ardito l’accostamento fatto dai media fra lui e il corridore della Quick Step-Alha Vinyl.

«Evenepoel – dice – ha appena fatto a pezzi il gioco. Ide Schelling e Marco Haller mi hanno posizionato bene negli ultimi chilometri verso la salita e il gruppo si è assottigliato rapidamente. Sono stato in grado di seguire i primi attacchi, ma quando Remco ha attaccato ha fatto male. In realtà mi sentivo abbastanza bene e insieme a Chavez sono riuscito a trovare il mio ritmo. Abbiamo recuperato alcuni corridori e alla fine siamo scattati per il quarto posto. A dire il vero, alla fine ho sofferto un po’ e sono arrivato sesto. Ma sono molto contento di questo risultato e di questa prestazione». 

Remco ci riprova

A Remco non poteva bastare. E mentre è parso di rivedere il ragazzino che vince quando decide di farlo, il belga ha fatto sfogare i velocisti sul secondo traguardo (vittoria di Ethan Hayter) e nella terza tappa con l’arrivo in salita a Stavsro ha colpito nuovamente. Ha saputo leggere il vento e si è infilato in un ventaglio a 70 chilometri dall’arrivo. Il gruppo è andato in pezzi. Davanti sono rimasti 30 corridori. E dopo il lavoro di Asgreen, che l’ha portato ai piedi della salita finale, Remco ha attaccato.

«Sono felice – ha detto Evenepoel, che ha conquistato anche la maglia dei GPM e quella dei giovani – è stata una giornata piuttosto lunga, con vento contrario all’inizio, poi trasversale. Fortunatamente avevo Kasper con me e voglio ringraziarlo per il suo lavoro. Quando ho attaccato, non sapevo quanto fossimo lontani dal traguardo, ma stavo bene e ho continuato ad andare avanti.  Mi sono sorpreso di come hanno risposto le gambe. E’ stato uno sforzo lungo, ma alla fine della giornata sono felice per la vittoria e per i distacchi in classifica».

Finale in controllo?

Evenepoel ora ha un vantaggio di 46 secondi su Jay Vine nella classifica generale, un margine solido che gli permetterà di gestirsi nelle due tappe che restano, piene di strappi, ma senza salite significative.

«Vincere con un grande vantaggio a Stavsro – dice – era la mia idea per essere poi capace di controllare la corsa. Durante la salita finale ho cercato di rendere la vita il più dura possibile per i miei avversari, anche se è stata molto dura anche per me. Ho approfittato del vento per spingere al massimo e sono felice di esserne uscito con un tale vantaggio. Sono molto soddisfatto della mia prestazione. Le tappe che restano sono molto difficili, ma ovviamente è più facile partire con la maglia di leader. Dovremo stare svegli, il vento è abbastanza forte e continua a essere l’insidia principale di queste tappe».

La Liegi dall’ammiraglia: Bramati e i suoi pensieri

30.04.2022
6 min
Salva

La settimana scorsa a quest’ora, nella testa di Evenepoel l’idea di attaccare sulla Redoute aveva già preso probabilmente forma. La ricognizione del venerdì e le corse prima avevano ribadito la sua ottima condizione. E anche se il capitano designato sarebbe stato Alaphilippe, nella squadra belga sapevano che il ragazzino non sarebbe passato inosservato. Bramati racconta (la foto di apertura è ripresa da Facebook Quick Step-Alpha Vinyl/Getty Images). Le ore che mancano alla partenza per il Giro sono piene di cose da fare, compreso un trasloco, ma tutto sommato il bergamasco si accomoda volentieri nel ricordo della Liegi di domenica scorsa.

«Già dai Baschi – dice – si era visto che Remco fosse in condizione, pur essendo andato a lavorare per Julian. Secondo nella crono, terzo il quinto giorno dietro Martinez e Rodriguez. Alla Freccia del Brabante aveva dimostrato di stare bene e alla Freccia Vallone ha fatto la sua parte per Alaphilippe. Abbiamo visto qualche edizione della Liegi, sappiamo come si possono mettere le cose. Abbiamo corso come quando la vinse Jungels, anche se il finale era diverso. Si sapeva che dietro potevano riorganizzarsi, ma non l’hanno fatto…».

La caduta di Alaphilippe

Il giorno della Liegi sembrava perfetto per la vittoria del campione del mondo. Alaphilippe e la sua maglia iridata fendevano il gruppo con la predestinazione dei giorni migliori nello sguardo. Per questo, quando il gruppo si è accartocciato su se stesso nel tratto di collegamento fra la Cote de Haute Levée e la Rosier, c’è voluto un po’ per convincersi che con la schiena contro l’albero, in fondo alla scarpata, ci fosse proprio lui.

«Non si è ancora capito bene che cosa sia successo – va avanti Bramati – ma di certo sono momenti non belli, perché la corsa deve andare avanti. I minuti dopo la caduta sono stati traumatici, ma certe cose fanno parte del nostro lavoro, per cui quando abbiamo visto che Julian era con i medici siamo andati via. La cosa incredibile, la beffa è che il venerdì eravamo partiti da lì con la ricognizione, nella zona dopo Stockeu e Haute Levée dove cominciano gli spartitraffico e dove c’è sempre un po’ di nervosismo…».

Farina del suo sacco

Senza più Alaphilippe da guardare, la Quick Step-Alpha Vinyl ha resettato la tattica. Gli attacchi di Landa, pur violenti, non sarebbero andati da nessuna parte, vista la velocità del gruppo. Anche lo squadrone belga aveva pensato di mandare via qualcuno per anticipare la Redoute, ma si andava troppo forte.

«Anche se erano larghi sulla strada – dice Bramati – sono andati fortissimo. Mauri Vansevenant ha fatto un lavorone a tenere davanti Remco e poi Vervacke lo ha portato a prendere la Redoute nelle prime dieci posizioni. Sono stati bravissimi, nonostante fossero rimasti soltanto in tre. Ma credo che quando è partito, Remco abbia improvvisato. Avevamo pensato che il punto giusto fosse la curva a destra in cima alla Redoute, alla fine del rettilineo dopo lo scollinamento. Quello scatto è stato farina del suo sacco».

Tutta la Quick Step-Alpha Vinyl ha fatto un gran lavoro. Qui il gigantesco e prezioso Declercq
Tutta la Quick Step-Alpha Vinyl ha fatto un gran lavoro. Qui il gigantesco e prezioso Declercq

Una lunga crono

Scherzando, ma neanche troppo, nella conferenza stampa dicemmo a Remco che era parso di vedergli la stessa disinvoltura di quando attaccava e vinceva fra gli juniores.

«Lo abbiamo visto in questi anni – prosegue l’analisi di Bramati – che ha grandi capacità di andare forte a cronometro. Dopo la Roche aux Faucons c’era vento contrario, ma ha scollinato bene e continuato a guadagnare. Sapevamo che chi avesse avuto la gamba per fare lì l’azione, sarebbe stato ben lanciato. E Remco ha preso il suo ritmo. Ha recuperato Armirail e non gli ha chiesto un solo cambio. Ci accusano che non si lasciano più andare le fughe. Ci credo… Guardate proprio il corridore della Groupama! Lo abbiamo ripreso praticamente sulla Roche aux Faucons. Non si possono prendere le fughe sotto gamba, perché non sai mai chi lasci davanti. Per questo Remco ha tirato dritto e ha fatto un numero, con le squadre a lavorare dietro».

Un nuovo inizio

Evenepoel solo al comando, 29 chilometri al traguardo. Anche Frank Vandebroucke vinse la sua Liegi del 1999 attaccando da lontano, ma fu ripreso e trovò poi la forza per staccare nuovamente tutti. Evenepoel non ha concesso repliche.

«E’ stato bravo – dice Bramati – dopo la Roche ha scollinato bene. Ha tenuto il suo passo, mentre dietro l’ammiraglia lo ha incoraggiato, perché piace a tutti essere motivati. Credo abbia fatto un numero di cui si parlerà a lungo. Non sono ancora quattro anni che è professionista e ha già vinto 26 corse, adesso anche una Monumento. C’erano state un po’ di polemiche per averlo portato al Giro l’anno scorso dopo 10 mesi che non correva, ma non è stata una situazione facile. Con calma è tornato quello di prima e lui è uno di quelli che corre per entusiasmare. Vincere la Liegi a 22 anni dopo quell’incidente fa pensare che anche Julian, dopo essersi ripreso, tornerà in corsa con una determinazione superiore. Ora però è importante che Remco stia tranquillo. La sera abbiamo cenato insieme e fatto un brindisi. Contiamo tutti che questa Liegi sia un inizio, qualcosa che lo gasi. Sfido chiunque a non sentirsi gasato dopo 29 chilometri a quel modo…».

Viaggio nel tempo con Moser, fra invenzioni, bici e trofei

29.04.2022
6 min
Salva

Maso Villa Warth, è questa la fantastica cornice in cui vive Francesco Moser, dove ci sono il cuore del suggestivo podere e la cantina di famiglia. Nel piccolo paese trentino di Gardolo, “Lo Sceriffo” produce vini insieme ai suoi figli e nipoti. Oltre alle pregiate vigne, tuttavia, è presente un museo che ripercorre tutta la carriera del campione, fra trofei, maglie e bici.

Moser è considerato da molti un “innovatore” che ha segnato un prima e un dopo nell’evoluzione del ciclismo. Dalle vittorie sulle proprie bici, alle trovate tecniche originali per le cronometro e i Record dell’Ora. Un uomo che ha scritto pagine di storia di questo sport e che ancora oggi è un riferimento per i suoi tentativi di innovare sotto il punto di vista atletico e tecnico. Per l’occasione gli abbiamo rivolto domande e provocazioni tra il ciclismo di oggi e quello passato. Riprendendo il filo di un discorso che la settimana scorsa ha acceso gli animi, in tema di Roubaix, gambe e materiali.

Il museo si trova all’interno del Maso Villa Warth a Gardolo (TN)
Il museo si trova all’interno del Maso Villa Warth a Gardolo (TN)

L’innovazione su strada

Seppure le sue scoperte tecniche abbiano rivoluzionato un modo di interpretare questo sport, per quanto riguarda il ciclismo su strada nelle corse in linea lo sviluppo era in linea con i tempi.

«Quando correvo io – racconta Moser – non c’erano studi mirati per le corse da un giorno o le classiche. Sì certo, si facevano modifiche specifiche per alcune gare. Per esempio per la Parigi-Roubaix, montavamo delle forcelle specifiche rinforzate e uno strato di gomma piuma sul manubrio, aumentandone la sezione. Le pressioni delle gomme venivano adeguate. Oggi vengono fatti studi anche per singole corse». 

Passato e presente

L’albo d’oro della Roubaix vede il nome di Francesco Moser per tre volte di fila, dal 1978 al 1980. Oltre ad alcuni accorgimenti tecnici c’era una talento naturale che andava oltre ogni innovazione possibile. 

Il modo di correre di oggi è così distante da modo di correre di una volta in una corsa come la Parigi-Roubaix?

No. La Roubaix è una corsa senza tempo, ci vogliono gambe e talento sempre. I cambi di ritmo dovuti agli allenamenti che ci sono oggi sono sicuramente differenti, ma nel complesso no. 

Oggi vediamo corridori fare tutti i tratti del pavè a bordo strada…

E’ normale. Si è sempre fatto, anche quando correvo io con l’asciutto si cercava la lingua di terra sul lato per guadagnare scorrevolezza. La vera Roubaix è bagnata. Come quella che ha vinto Sonny Colbrelli. In quel caso devi stare a centro strada per ottimizzare il più possibile la scorrevolezza delle pietre. Nel suo caso poi avevano corso prima le donne quindi si era creata anche un’ulteriore patina che di certo peggiorò le condizioni del manto stradale. 

Moser ha vinto tre Parigi-Roubaix consecutive dal 1978 al 1980
Moser ha vinto tre Parigi-Roubaix consecutive dal 1978 al 1980
Che bici utilizzavi quando hai vinto le tre Roubaix consecutive?

Dopo la prima Roubaix vinta con la Benotto, iniziai ad usare le mie bici. Il telaio era realizzato da De Rosa con tubi Columbus appositamente più robusti per affrontare il pavè. Il cambio era il Campagnolo Super Record, mentre le ruote erano Mavic. Il peso oscillava tra i 9 e i 10 chili.

Se i corridori di oggi corressero con le bici di una volta cambierebbe qualcosa?

I tempi cambiano, ma l’atto fisico rimane lo stesso. In certi ambiti come la cronometro e i Record dell’Ora i materiali facevano la differenza, ma nelle corse di un giorno ancora adesso le differenze sono minime. 

Anche la preparazione è molto differente da quella di una volta. Pensi si stia arrivando ad un limite?

Oggi si corre e ci si allena tutto l’anno. Ci sono corridori belgi che non smettono mai di correre. Fanno anche il ciclocross. Vincono e quindi hanno anche un ritorno. Ho dei dubbi per quanto tempo possano andare avanti a farlo. Noi l’inverno nemmeno ci allenavamo. 

Hai visto la vittoria di Evenepoel alla Liegi?

Sì, mi ha stupito il modo in cui è scattato. Sembrava dovesse vincere il gran premio della montagna. Gli è slittata la ruota due volte. Mi è piaciuto e mi ha impressionato. 

La bici utilizzata per il doppio Record dell’Ora di Messico 1984
La bici utilizzata per il doppio Record dell’Ora di Messico 1984

Contro il tempo

Passeggiando nel fantastico museo dedicato alla sua carriera, spiccano tra le bici marchiate Moser, i prototipi utilizzati per le prove contro il tempo. E’ già, perché oggi a volte si polemizza e si fanno dibattiti su trovate tecniche come reggisella telescopici, tubeless e per anni sui freni a disco. Ma negli anni ’70 e ’80 “Lo Sceriffo” ha vinto corse e conquistato record anche grazie alle sue intuizioni tecniche (i racconti di Francesco sulle soluzioni tecnologiche di quegli anni sono raccolti in “Francesco Moser. Un uomo, una bicicletta”, libro a cura di Beppe Conti).

Oggi i regolamenti sono sicuramente più stringenti e vedere test di quel tipo è impensabile. Ma guardandosi indietro e vedendole a pochi centimetri, si assapora un ciclismo che non si poneva limiti e che non aveva paura di spingersi oltre ogni barriera fisica

Le due bici innovative usate per Stoccarda ’87 (con la ruotona) e Messico ’94 (in primo piano)
Le due bici innovative usate per Stoccarda ’87 (con la ruotona) e Messico ’94 (in primo piano)

La bici per il Record dell’Ora 51,151, che dà il nome anche al suo spumante più pregiato, è quella che spicca in mezzo alle altre. Forse per la sua vernice lucida e le curve futuristiche. Fatto sta che anche Francesco, quando ne parla, prova un trasporto che fa capire l’importanza di quell’opera d’arte a due ruote

Infine le altre due famosissime bici utilizzate per gli altri due record. Quella di Stoccarda 87’, caratterizzata dalla “ruotona”. Per chiudere con la bici utilizzata per Messico 94’, nella posizione lanciata dallo scozzese Graeme Obree e poi replicata con telaio Moser, caratterizzata dalla “Superman Position”.

Attacco sulla Redoute e tanti saluti. La grande Liegi di Remco

24.04.2022
7 min
Salva

«The worst crash I’ve ever seen», la peggior caduta che abbia mai visto. Alberto Bettiol tira su col naso e poi si dirige verso il pullman della squadra. Il riferimento è al mucchio violento che ha spezzato il gruppo a 59,5 chilometri dall’arrivo, dalle parti di Andrimont. Il più malconcio di tutti parrebbe al momento Alaphilippe, ripreso dalle telecamere sul fondo della scarpata. Aveva battuto la schiena anche alla Strade Bianche, fra tanto brindare per la vittoria di Remco, c’è qualche sguardo accigliato.

«Ha battuto dietro – dice Wilfried Peeters, oggi sulla seconda ammiraglia – e quando si è rialzato, faticava a respirare. Lo stanno portando all’ospedale. L’ho perso un po’ di vista, scusa…».

Da quanto si legge nel comunicato della Quick Step-Alpha Vinyl, il campione del mondo si sarebbe fratturato due costole e una scapola e avrebbe anche un polmone collassato. La ripresa non sarà semplice (seguiranno aggiornamenti).

L’entusiasmo dei tifosi di Alaphilippe si è trasformato in apprensione
L’entusiasmo dei tifosi di Alaphilippe si è trasformato in apprensione

Festa fiamminga

Il bus blu della Quick Step-Alpha Vinyl è accanto all’arrivo e intorno c’è l’atmosfera della festa. Remco Evenepoel ha vinto la Liegi con un numero da campione e si fa fatica a riconoscere apprensione per il campione del mondo. In qualche modo c’è da capirli. La campagna del Nord della squadra di Lefevere era stata finora un grosso buco nell’acqua e vincere la Liegi con un belga – e non un belga qualunque – è ossigeno puro.

«Patrick ci ha detto di stare calmi – dice a caldo Evenepoel, dopo aver abbracciato a più riprese la sua compagna – e in qualche modo ci ha dato la carica dimostrando di credere in noi. La mia famiglia, i miei amici e il mio team hanno sempre creduto che potessi tornare ai massimi livelli, quindi un enorme grazie va a loro. Adesso posso dire di essere tornato al mio livello e di essere tra i migliori corridori al mondo. Ho sofferto molto mentalmente e fisicamente. Finalmente sento che tutto sta andando di nuovo bene ed è una cosa stabile. Oggi ho mostrato il miglior Remco da quando sono diventato un professionista».

Van Aert fa buon viso

Torneremo con lui più tardi, quando avrà finito la trafila delle premiazioni. Intanto ci aggiriamo nel dedalo di pullman e tifosi in questo rettilineo troppo stretto per essere a una Liegi. Landa arriva con lo sguardo fiero e si infila nel bus dopo la salva di attacchi belli da vedere ma purtroppo infruttuosi. Attorno al pullman della Jumbo Visma invece c’è il solito stuolo di fedelissimi di Van Aert, che si è dovuto accontentare del terzo posto, cedendo proprio negli ultimi metri al ritorno di Hermans. Lui è sotto, appena tornato dal podio.

«Il terzo posto non era quello per cui sono venuto – dice al drappello di giornalisti presenti – ma devo esserne soddisfatto. Con un po’ più di fortuna sarei potuto finire secondo, ma ho lavorato molto nel gruppo inseguitore e per questo non sono stato all’altezza dello sprint. Però ho capito che per vincere questa corsa ho bisogno di una grande giornata e di condizioni favorevoli…».

Podio tutto belga, con Evenepoel ben… scortato da Hermans e Van Aert
Podio tutto belga, con Evenepoel ben… scortato da Hermans e Van Aert

Amore per la Redoute

E poi torna lui, l’enfant prodige del ciclismo belga: Remco. Ventidue anni, debuttante della Doyenne e già sulle spalle una lunga storia da raccontare.

«La Redoute – gli ridono gli occhi (foto di apertura) – è una delle mie salite preferite al mondo. Conosco ogni buca dopo tutti gli allenamenti che ci ho fatto. Là in cima è il momento in cui tutti hanno mal di gambe e provare è stato un atto di coraggio, ma anche l’attuazione di un piano. La squadra mi ha tenuto al sicuro fino alle salite. Ho dato uno sguardo alla potenza, l’attacco è stato come uno sprint. Sapevo di voler dare un colpo forte proprio lì, ma vincere così non è stato facile. La preparazione è stata perfetta, non c’erano scuse, al di là di una caduta o di una foratura, perché la corsa non andasse bene. Non sono sicuro di poter dire che ho vinto come quando ero uno junior, per rispetto verso questo gruppo di livello altissimo, ma di certo (ride e un po’ arrossisce, ndr) ha fatto un gran bene alla mia autostima».

Nuova esplosività

Eppure la disinvoltura nell’attacco e la facilità nel mantenere l’andatura hanno fatto davvero pensare all’Evenepoel che negli juniores disponeva come voleva del gruppo.

«Quando la strada ha spianato in cima alla Roche aux Faucons – dice – ho sentito di avere ancora forze per tenere alta l’andatura. L’inverno ci ha mostrato che sono più esplosivo di prima e che ho migliorato la mia abilità nella crono. La spiegazione che ci siamo dati è che dopo la caduta ho dovuto lavorare per ricostruire la muscolatura e forse la nuova esplosività arriva da lì. Oggi ho dimostrato di poter fare un attacco esplosivo a capo di una corsa dura. E ho mostrato anche una grande sicurezza. Quando si sono riavvicinati, non sono mai andato nel panico, perché sapevo che sulla bici c’era di nuovo il miglior Remco. Parliamo di potenza giusta. Capacità di maneggiare la bici. Tanti piccoli step che mi hanno aiutato a credere nuovamente in me stesso e a spingermi di nuovo oltre i miei limiti. Sono cose che vengono da sé, in modo fluido, ma in modo diverso dal primo anno in cui sembrava che dovessi solo schioccare le dita. Ho capito che puoi avere tutto il talento del mondo, ma senza testa e lavoro non si va troppo lontano».

Al traguardo come in un sogno, braccato da un amico dell’ambiente
Al traguardo come in un sogno, braccato da un amico dell’ambiente

Prima di andarsene racconta che ieri ha mandato un messaggio al suo primo allenatore, scrivendogli che ogni sforzo fatto finora è stato per vincere la Liegi e che prima o poi ci sarebbe riuscito. Poi rende merito a Philippe Gilbert, che definisce un eroe belga e aggiunge di essere fiero di aver vinto la sua ultima Liegi. E poi annuncia che d’ora in poi tornerà in modalità corse a tappe, puntando al Giro di Svizzera e poi alla Vuelta. La Liegi è finita, stasera ci sarà da scrivere per alcuni e brindare per altri. Ma se davvero è tornato il Remco di prima, prepariamoci a vederne delle belle.