Hubert e la Arkea-Samsic nell’anticamera di un anno decisivo

26.01.2022
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Dicono che Emmanuel Hubert sia un tipo strano, ma quando ci parli ti rendi conto che la stranezza sia probabilmente nell’essere poco francese, se non per l’orgoglio. Così ora che la Qhubeka ha cessato di esistere e per la Arkea-Samsic si è aperto un varco importante nelle gare WorldTour, il bretone di Saint Malo ha iniziato a ricambiare i… complimenti ricevuti da chi sui social ha sempre guardato il suo team con sufficienza.

«Vogliamo puntare al massimo delle vittorie – ha detto a L’Equipe – piuttosto che al nono posto. Partire con ambizioni è importante e 15 vittorie non sono un obiettivo esagerato per una squadra come la Arkéa-Samsic. Non è apparenza, come annunciare che vincerai una tappa del Tour de France. Piuttosto è importante che il messaggio ora passi anche ai corridori».

Emmanuel Hubert, classe 1970, è stato corridore dal 1994 al 1997 (foto Arkea-Samsic)
Emmanuel Hubert, classe 1970, è stato corridore dal 1994 al 1997 (foto Arkea-Samsic)

«Non li conosco più come un tempo – ha continuato – per via delle mie responsabilità manageriali. Non ho il tempo di seguirli in prima persona, ma questi sono i problemi che deve affrontare un imprenditore. Una squadra di ciclismo oggi si presenta come una vera e propria azienda. Al di là delle questioni sportive che restano alla base del nostro impegno, ci sono anche enormi questioni finanziarie. E’ cambiato tutto».

Quintana isolato

La squadra francese è diventata l’approdo di parecchi grossi nomi, da Quintana a Bouhanni, passando per Warren Barguil. Grossi nomi, certo, ma in attesa di rilancio, allettati anche dalle generose proposte economiche.

Quintana finora non ha reso per quanto ci si aspettava, ma ha aiutato la squadra a progredire
Quintana finora non ha reso per quanto ci si aspettava, ma ha aiutato la squadra a progredire

«Forse davvero versiamo loro un sacco di soldi – ha spiegato – ma questo non toglie la voglia di vincere le gare, ne sono convinto. Ne ho parlato con Nairo (Quintana, ndr) e anche se ha già un palmares importante, so che vuole sempre di più. Certo, parlando di lui, magari non ha vinto come ci si aspettava. Il 2020 è stato all’altezza delle aspettative, il 2021 un po’ meno, anche a causa dei due interventi alle ginocchia. Tuttavia ci ha fatto progredire.

«Grazie a lui – ha spiegato Hubert – siamo diventati più professionali. Ma il vero problema è che venendo da noi ha dovuto scendere di livello. Logisticamente certo, perché non abbiamo la stessa struttura di Movistar. Ma anche perché non ha trovato la stessa abnegazione tra i suoi compagni di squadra. Mi dispiace ammetterlo, ma la dedizione di un compagno di squadra spagnolo per il suo leader non ha nulla a che vedere con quella di un compagno di squadra francese. Per avere successo, Nairo dovrebbe avere un team veramente dedito alla sua causa e quattro o cinque corridori al suo servizio esclusivo».

Dieci podi per Bouhanni nel 2021, qui l’ultimo di stagione: 2° nel Gp Jef Scherens dietro Bonifazio
Dieci podi per Bouhanni nel 2021, qui l’ultimo di stagione: 2° nel Gp Jef Scherens dietro Bonifazio

Riscatto Bouhanni

E mentre da questa parte delle Alpi siamo tutti curiosi di conoscere lo sviluppo del giovane Verre, l’attenzione della stampa francese si focalizza anche su Nacer Bouhanni, ai cui problemi si sono aggiunte la caduta e la commozione cerebrale di 5 giorni fa per una caduta in allenamento. 

«Normalmente avrebbe dovuto portarci una decina di vittorie all’anno – ha detto ancora Hubert – ed è il motivo per cui lo abbiamo preso. Gliene ho parlato di recente e lui ne è consapevole. In sua difesa, la stagione si è complicata con la squalifica dopo il gesto pericoloso al GP di Cholet (il francese è stato fermato per due mesi dall’UCI per condotta pericolosa allo sprint, ndr) e adesso la caduta. Con un po’ di fortuna avrebbe poi potuto vincere una tappa del Tour. Ma non è con i se che si riempie la bacheca dei trofei…».

Social violenti

Perciò il 2022 dovrebbe e a suo avviso potrà essere un anno di riscatto importante, per togliersi qualche sassolino dalle scarpe. Se non altro per rimandare al mittente le critiche anonime di chi spara a zero sul web.

Lui è Donovan Grondin, classe 2000, iridato a Roubaix nello scratch (foto Arkea-Samsic)
Lui è Donovan Grondin, classe 2000, iridato a Roubaix nello scratch (foto Arkea-Samsic)

«Sui social – ha detto Hubert – molti si scatenano in modo anonimo, ma con parole molto difficili da accettare. Spesso è ingiusto per quello che siamo e l’impegno che ci mettiamo. Abbiamo vissuto molto male lo scoppio di odio razzista contro Bouhanni la scorsa primavera dopo l’incidente dello sprint a Cholet. E’ stata una grande sofferenza. Ma mi fa altrettanto male leggere i messaggi violenti che riguardano le altre squadre. Preferirei di gran lunga che mi dicessero in faccia che abbiamo una squadra di merda e che così potrei spiegare tutta la difficoltà di esistere ai massimi livelli».

Dov’è finito Diego Rosa? Corre poco. E su Aru dice che…

17.08.2021
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Prima il controllo antidoping alle 6,30 e di conseguenza Diego Rosa è uscito in bici prima del solito. A quel punto, rientrato a casa, è salito in auto con sua moglie Alessandra e il figlio Elia e se ne sono andati a prendere un po’ di fresco a Isola 2000. Detto questo, dove fosse finito il piemontese di stanza a Monaco era un bel mistero, che ci siamo proposti di svelare.

Il suo calendario 2021 è stato ricco fino a giugno, poi lasciata alle spalle la Settimana Italiana in Sardegna, i tempi fra una corsa e l’altra si sono dilatati. Tanto che la prossima corsa si svolgerà fra quattro settimane e la successiva dopo un buco di tre, prima di addentare le gare italiane. Almeno quelle cui l’Arkea-Samsic è stata accettata. Avendo declinato l’invito per il Giro di Sicilia, pare che non saranno al via di Gran Piemonte e Milano-Torino.

Nonostante le intenzioni, quest’anno Diego Rosa ha corso pochissimo con Quintana. Qui nelle Asturie
Nonostante le intenzioni, quest’anno Diego Rosa ha corso pochissimo con Quintana. Qui nelle Asturie

Il piano B

Il piano A prevedeva che Diego avrebbe corso assieme a Nairo Quintana, il piano B prevede la ricerca di un contratto per il 2022 con quella strana sensazione di essere ad agosto senza sapere che cosa si farà nella prossima stagione. Nel frattempo, un po’ per ingannare l’attesa e un po’ perché a Burgos il corridore che l’ha tirato giù gli ha sfasciato la bici da strada, Diego ha ripreso ad allenarsi con la mountain bike.

«E devo dire – sorride – che sto riscoprendo un mondo, vengono fuori dei grandi allenamenti anche divertenti. Ho idea che continuerò a usarla anche dopo. L’allenatore della squadra mi segue come può, ma è chiaro che mentre gli altri corrono, io devo cercare di simulare a casa un bel ritmo. Ci vorrebbe qualcuno per fare dietro moto tutti i giorni, ma chi ce l’ha?».

Alla partenza del Mont Ventoux Denivele Challenge, chiuso da Diego Rosa al 37° posto
Alla partenza del Mont Ventoux Denivele Challenge, chiuso da Diego Rosa al 37° posto

Aru che lascia

La curiosa piega della sua carriera iniziò quando lasciò l’Astana, la magica Astana che con Nibali, Aru e Landa scrisse grandi pagine di ciclismo fino al 2016. Diego fu uno dei primi ad andarsene, probabilmente avendo capito che non avrebbe trovato grandi spazi per sé e nel 2017 approdò al Team Sky.

«Alla Vuelta a Burgos – racconta – ho scambiato poche parole con Aru, così quando ho letto il suo annuncio sono caduto dal pero. Non è una decisione facile, dopo che sei riuscito a rimetterti in sesto. Devi avere le palle e sono contento per lui se ha capito che questa è l’unica via per essere felice. Il gruppo Astana si è sciolto come succede sempre. Eravamo tutti amici da una vita, ma si sapeva che Fabio e Vincenzo avessero offerte per andare via. Magari quella scelta non ha sistemato la carriera, ma ha messo a posto la vita. Abbiamo fatto delle scelte, poi ognuno ha continuato per la sua strada».

Alla Freccia Vallone 2021, in fuga con Vervaecke e Velasco
Alla Freccia Vallone 2021, in fuga con Vervaecke

Alti e bassi

Partecipare al Giro di Sicilia gli avrebbe fatto gola, ma pare che il problema fosse logistico, per la troppa vicinanza in calendario della corsa successiva e la difficoltà nello spostare i mezzi. 

«Per cui – dice – l’ultima corsa di stagione potrebbe essere il Lombardia, cui partecipiamo grazie alla classifica Uci. Devo dire che in questa situazione ho un po’ di alti e bassi. Certi giorni dico che potrei smettere, ma mi darebbe fastidio uscire così, quasi di nascosto. Stiamo valutando varie situazioni, ma a quelli cui ho parlato ho chiesto prima di vedere il programma e poi l’ingaggio. Vorrei correre ancora, ma non voglio farlo a tutti i costi. Perciò ora mi organizzo con la mountain bike per passare le prossime tre settimane. E per il resto sto bene. La vita a Monaco procede bene, la famiglia gode di ottima salute. Magari ci vediamo alle corse italiane di fine stagione…».

Colombia Olimpiadi 2021

Colombia, mille problemi ma tanta voglia di fare

23.07.2021
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C’è fermento, in casa colombiana, le ultime traversie che hanno accompagnato l’avvicinamento del team sudamericano alla gara olimpica non hanno tolto il sorriso ai 4 portacolori.

I problemi non sono stati pochi e il principale si vede proprio dal numero che abbiamo appena indicato, 4. La Colombia aveva diritto al contingente pieno, ma Daniel Martinez, elemento fondamentale per la prima parte di gara, soprattutto per la lunga salita sul Monte Fuji è uno dei tanti sportivi che paga il massimo prezzo al Covid.

Non c’era più tempo sufficiente per sostituirlo essendo scaduti i termini, così la Colombia si ritrova senza un elemento e, per la stessa ragione, anche senza quello che era da tutti indicato come il “lider maximo” della spedizione, la maglia rosa Egan Bernal, anche lui piegatosi al Covid subito dopo la corsa rosa e ancora alle prese con quei fastidi alla schiena che lo perseguitano da molti mesi.

Vista la situazione, alla Ineos Grenadiers hanno tirato un sospirone di sollievo sapendo della sua mancata presenza, proiettandolo verso la Vuelta.

Quintana Pogacar 2021
Nairo Quintana all’ultimo Tour insieme a Tadej Pogacar: domani nuova sfida in un giorno
Quintana Pogacar 2021
Nairo Quintana all’ultimo Tour insieme a Tadej Pogacar: domani nuova sfida in un giorno

Colombia senza capitano, per scelta

A chi quindi i gradi di capitano? Guardando il quartetto in gara, si comprende bene come il cittì colombiano Carlos Mario Jaramillo, per ovviare all’assenza di Bernal, abbia scelto di puntare su quattro corridori capaci di interpretare più ruoli, ognuno dei quali può all’occorrenza puntare al massimo risultato. E’ un po’ lo spirito che tutti i componenti cercano di portare avanti, da Nairo Quintana a Rigoberto Uran, da Sergio Higuita a Esteban Chaves, tutti per uno e uno per tutti.

Il poker di scalatori sa che avrà addosso gli occhi di tutta la Nazione (la gara partirà alle 21 ora colombiana e si prospettano le ore piccole per seguire l’evento più atteso dell’Olimpiade).

Nel complesso la spedizione colombiana che nel suo complesso appare meno qualificata di quella di Rio 2016, perché le sue punte (dalla triplista Ibarguen alla Pajon regina del Bmx) sembrano avere perso un po’ di smalto.

Colombia Tokyo 2021
Da sinistra Higuita, Quintana, Chaves e Uran, il quartetto che tenterà il tutto per tutto nella sfida olimpica
Colombia Tokyo 2021
Da sinistra Higuita e Quintana

Quintana suona la carica

Quintana è stato abbastanza attivo all’ultimo Tour interpretato, come ormai avviene da tempo, senza velleità di classifica. Nelle ultime dichiarazioni il corridore dell’Arkea Samsic ha provato a dare la carica: «Sappiamo bene che cosa fare, se faremo del nostro meglio non torneremo a mani vuote. Abbiamo lavorato duro per arrivare fino a qui e siamo un gruppo coeso, di corridori di diverse squadre ma che hanno già gareggiato insieme. Con dedizione e collaborazione possiamo rendere orgoglioso il nostro Paese».

A testimoniare l’armonia nel gruppo ci si mettono anche Uran e Higuita, che su Instagram ovviano alla tensione della vigilia con simpatici siparietti. Come quando Higuita si è divertito a riprendere Uran mentre dormiva… sonoramente mettendo tutto online. Piccole scene che hanno restituito il sorriso a Jaramillo, partito per il Giappone con un diavolo per capello.

Jaramillo Mondiali 1996
Una foto d’epoca, il cittì colombiano Carlos Jaramillo in gara ai Mondiali 1986 a Colorado Springs (USA)
Jaramillo Mondiali 1996
Una foto d’epoca, il cittì colombiano Carlos Jaramillo in gara ai Mondiali 1986 a Colorado Springs (USA)

Partiti fra le polemiche

La ragione va ricercata nella selezione femminile, che riguardava… una sola concorrente, Paula Patino scelta in luogo di Liliana Moreno, che ha accolto la notizia dando sfogo alla sua rabbia: «Sono stata rapinata di un sogno, al quale Jaramillo e il presidente della Federazione Mauricio Vargas non hanno mai contribuito, decidendo non in base ai risultati sportivi. Non chiedo giustizia, che non esiste in questo Paese ed è una parola sconosciuta ai vertici della federazione». Nota a margine: la Patino è numero 83 del ranking, la Moreno 351…

Wiggo e Schleck danno una spintarella a Uran e Carapaz

09.07.2021
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Due ex non di poco conto si aggirano per le strade del Tour. Uno l’ha vinto, Bradley Wiggins. L’altro ne aveva quasi fatto un’ossessione, Andy Schleck. Entrambi si sono chiesti (e gli è stato chiesto) se alle spalle della maglia gialla Pogacar, stia covando una minaccia sudamericana. Quella di Uran e di Carapaz. Quando il verdetto sembra già scritto, di solito si fa così. Si cercano appigli cui aggrapparsi per continuare un racconto che da grande film si va sempre più trasformando in una serie tivù. Con tanti episodi e pochi veri colpi di scena.

Uran ha messo fuori il naso per la prima volta sul Ventoux: è 2° in classifica
Uran ha messo fuori il naso per la prima volta sul Ventoux: è 2° in classifica

Crederci di più

Secondo Wiggins e Schleck, gli unici che potrebbero dare una spallata al Tour sono Uran e Carapaz, ma bisogna che entrambi cambino atteggiamento e smettano di pensare che il podio vale quanto una vittoria: quel ragionamento vale soltanto alle Olimpiadi. Fatte salve rare eccezioni, il secondo del Tour è semplicemente il primo dei battuti.

«Rigo è un buon amico – ha detto Wiggins, che con Uran ha condiviso parecchie avventure negli anni al Team Sky – ed è anche un corridore molto coerente. Si comporta sempre bene nelle grandi corse come il Tour de France e il Giro d’Italia. Indubbiamente sa gestire i suoi sforzi ogni giorno, ma mi piacerebbe vederlo attaccare di più e spingere più forte. Non è che non creda in se stesso, ma penso che dovrebbe crederci di più. E’ uno dei migliori ciclisti al mondo oggi».

Andy Schleck crede che Uran attaccherà in modo più incisivo e che Carapaz dovrebbe cambiare tattica
Andy Schleck crede che Uran attaccherà in modo più incisivo e che Carapaz dovrebbe cambiare tattica

Attesa o astuzia?

E qui il ragionamento, soprattutto fra i giornalisti colombiani, si fa pepato. Uran ha salvato le forze, facendo una gran cronometro, pensando di attaccare nella terza settimana, oppure semplicemente sta facendo il furbo, cercando la scalata al podio mentre tutto intorno i rivali si perdono per strada? Attualmente la classifica lo vede secondo a 5’18” da Pogacar. Secondi posti in carriera non gli mancano: può vantare quello del Tour 2017 dietro Froome e quelli del Giro 2013-2014, dietro Nibali e Quintana.

Il forcing di Carapz sul Ventoux non ha prodotto effetti e ne ha tratto vantaggio Vingegaard
Il forcing di Carapz sul Ventoux non ha prodotto effetti e ne ha tratto vantaggio Vingegaard

Carapaz poco incisivo

Per questo l’intervento di Andy Schleck, sollecitato da Cyclingnews porta un elemento di valutazione in più.

«Non so se Uran andrà all’attacco o meno – ha detto – ma la sua cronometro è stata molto efficace e sta conservando le riserve per quando ne avrà bisogno nei Pirenei. Ha molta esperienza quando si tratta di gare come questa e non lo vedo certo rallentare più avanti nella gara. Sulla carta forse Carapaz è un corridore migliore del colombiano, ma è già andato all’attacco tre volte e non ha portato a casa risultati. Se fossi in lui, non cercherei di guadagnare qualche secondo qua e là, perché è chiaro che non sta facendo grandi differenze. Mentre Uran non ha ancora fatto un solo attacco e credo ci proverà più avanti».

Quintana in maglia a pois: va bene col brutto tempo e soffre con il caldo: sudamericano atipico o c’è altro?
Quintana in maglia a pois: va bene col brutto tempo e soffre con il caldo: sudamericano atipico o c’è altro?

Come sta Nairo?

E visto che ricordando il Giro d’Italia del 2014 s’è fatto il nome di Quintana, non vi sembra singolare che Nairo vada forte nelle giornate di cattivo tempo e si perda in quelle di sole? Va avanti così da qualche tempo, dalla famosa nevicata sul Gavia a quella sul Terminillo alla Tirreno. Mentre nei giorni scorsi ha perso terreno con il grande caldo e si è ben difeso nelle giornate di cattivo tempo. Verrebbe da pensare che al pari di tanti altri corridori del gruppo, il colombiano possa soffrire di allergia. E se così fosse, avrebbe probabilmente una brutta gatta da pelare, dato che la sua squadra (la francese Arkea-Samsic) aderisce all’Mpcc e lo statuto dell’associazione impedisce ai suoi atleti di usare i farmaci necessari contro le allergie. Il Tour va avanti, insomma, con lo sguardo fisso ai sudamericani. E poi ricordiamoci che fra Uran e Carapaz c’è ancora Vingegaard. Nel suo caso, puntare e raggiungere il podio, visto che si tratta di un atleta al debutto, non sarebbe una sconfitta, ma una ghiotta anticipazione di futuro.

La faticosa rincorsa di Nairo Quintana

27.04.2021
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Un doppio intervento alle ginocchia a ottobre, poi due mesi di rieducazione e soltanto a gennaio Nairo Quintana è riuscito a tornare in bicicletta e iniziare la sua rincorsa a piccoli passi. Non certo il modo migliore per iniziare la preparazione invernale e per questo sin dalle prime uscite, il colombiano ha dovuto stringere i denti. Anche se sulle salite il modo di mettere fuori il naso l’ha pure trovato. Il bello di quando hai un talento speciale è che in apparenza ti viene tutto facile.

Con il fratello e il piccolo Santiago Umba, suo pupillo e compaesano, che corre alla Androni
Con il piccolo Santiago Umba, suo pupillo, che corre alla Androni

Debutto affrettato

Quintana infatti ha debuttato al Tour de la Provence, chiudendo al 9° posto. E’ stato poi 4° a Larciano e in una Tirreno-Adriatico di grande fatica, ha comunque strappato il quinto posto a Prati di Tivo. Ma la condizione che arriva in fretta, altrettanto rapidamente se ne va. Per cui al Catalunya s’è trattato solo di stringere i denti e accumulare fatica e lavoro, mentre al Tour of the Alps, grazie a una fuga c’è scappato il quarto posto di tappa a Pieve di Bono, nella tappa vinta da Pello Bilbao.

«Come sempre – ha detto quel giorno sul traguardo – speravo in qualcosa di più. Mi sono difeso meglio in discesa che in salita. Mi sentivo a mio agio e sono riuscito a superare diversi corridori. Non sono nelle migliori condizioni fisiche possibili. Sto cercando di completare questa rincorsa. Non c’è niente di sbagliato nel lavoro di squadra, in pianura o in montagna. Sono stati tutti fantastici. Alla fine, toccava a me riportare il risultato concreto di questo lavoro. Mi dispiace un po’ di non aver vinto perché speriamo tutti in una vittoria. Stiamo andando avanti, continueremo a lavorare».

Quarto a Pieve di Bono, dopo un gran lavoro della Arkea-Samsic
Quarto a Pieve di Bono, dopo un gran lavoro della Arkea-Samsic

L’istinto è quello di vincere, ma non si può ignorare il fatto che queste prime corse siano state il tentativo improbabile di costruire la base cui altri hanno lavorato sin da dicembre, una rincorsa che avrebbe meritato un miglior appoggio.

Come vanno le ginocchia?

Vanno un po’ meglio, ormai il processo di recupero è terminato e si sta chiudendo anche questo primo ciclo di competizioni, che è stato un inizio abbastanza difficile. Però tutto sommato sto bene.

Un’occhiata alla bici prima di partire: la Arkea corre su Canyon
Un’occhiata alla bici prima di partire: la Arkea corre su Canyon
In pratica hai costruito la base correndo?

Ho cominciato a gennaio con i primi allenamenti. Sono arrivato alle gare come in una rincorsa, con molta fretta e molta pressione. E il ritmo di gara è stato abbastanza alto, per cui non è stato facile sostenerlo e usarlo per fare dei lavori utili. Ma era necessario cominciare. Per fare la base che non ho fatto nella stagione invernale.

Perché non fare il Romandia?

Perché ho chiesto abbastanza al mio fisico. Per cui ora farò qualche altra piccola corsa (si parla della Vuelta Asturias, che parte il 30 aprile) e poi riposerò un poco. Quindi inizieremo la preparazione del Tour de France.

Un chiarimento con Carthy, compagno di fuga, alla fine del Tour fo the Alps
Un chiarimento con Carthy, compagno di fuga, alla fine del Tour fo the Alps
Tornerai in Colombia?

Stiamo vedendo se andare a casa, per il tema Covid, o se restare qui. In ogni caso farò lo stesso tipo di lavoro e anche quello andrà inquadrato. Dobbiamo preparare il Tour, sapendo che a causa di un percorso un po’ troppo veloce, per me sarà difficile lottare per la classifica generale. Però serve ottimismo, andiamo per fare bene.

E poi le Olimpiadi?

Mi piace tutto di questa idea e mi piace anche il percorso. Sono le prime Olimpiadi che faccio per il mio Paese e voglio fare bene. Stiamo uscendo da un’epoca difficile, però a poco a poco va passando. Speriamo nell’estate di portare qualche gioia.

Rosa: «Se ci invitano preparo il Giro in Colombia»

30.01.2021
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Il mattino di Diego Rosa è quello di tanti padri di famiglia, che si svegliano presto, danno una mano alla moglie nel preparare i due bimbi, in questo caso Noah di 3 anni ed Elia di 4 mesi, poi si cambiano e vanno al lavoro. La sola differenza è che il lavoro del piemontese di stanza a Monaco si svolge sulle strade assolate del Principato, dove a parte la prima settimana di gennaio, non sono mai scesi sotto i 18 gradi. Oggi però è una vigilia importante, perché domani finalmente si comincia con il Gp La Marseillaise, calcio di inizio di una stagione che fa già lo slalom tra un annullamento e l’altro.

«Qua – sorride amaramente – siamo tutte le sere davanti al notiziario col terrore che Macron parli e annunci un altro lockdown. E a quel punto non sappiamo che cosa succederà. Ha detto che lo sport professionistico non avrà arresti, ma il ciclismo è sempre particolare da controllare. Noi corridori abbiamo lavorato come al solito, potendo uscire. Io di solito vado da solo, anche perché sono tutti in ritiro o con i loro compagni. Ma mi rendo conto che per le squadre ogni volta è un rimescolare piani…».

Diego Rosa con Claudio Chiappucci all’Etoile de Bessegens del 2020
Rosa con Chiappucci all’Etoile de Bessegens del 2020
Quest’anno nel mirino e anche nel cuore dovrebbe esserci il Giro?

Stiamo aspettando le wild card con una certa apprensione. Attesa su attesa. L’Arkea-Samsic ha dimostrato di avere l’organico per fare due grandi Giri, per cui l’idea sarebbe di fare il Giro con Quintana e un gruppo di scalatori. Poi andare al Tour ugualmente con Nairo, ma a quel punto quattro uomini per Bouhanni che vuole togliersi le sue soddisfazioni. Tanto al Tour non siamo noi a dover controllare la corsa e il percorso è meno duro del 2020.

A questo punto, sta tutto a capire quando arriveranno gli inviti…

Siamo una squadra piccola, se ci chiamano dobbiamo dire grazie. So che è stata chiesta la possibilità di avere una wild card in più, per cui credo che, avuta questa risposta, le renderanno note. In assenza della squadra aggiuntiva, per i team italiani la vedo complicata. L’ho provato sulla mia pelle con l’Androni, quando fare il Giro era una vera garanzia di sopravvivenza.

A Monaco, Rosa è riuscito ad allenarsi sempre al caldo
A Monaco, Rosa è riuscito ad allenarsi sempre al caldo
Avete fatto qualche ritiro nel frattempo?

Due. Uno a dicembre qui in zona Cannes, in un hotel solo per noi. Eravamo tutti, abbiamo preso il materiale, fatto le foto e sbrigato la parte burocratica. Poi uno in Spagna a gennaio, zona Altea, in cui però non c’erano i sudamericani. Si trattava solo di allenarsi, gli hanno risparmiato il viaggio.

Hai pensato di tornare in Colombia come nel 2020, oppure hai desistito per il Covid?

L’idea era di andare, in effetti. Abbiamo rinunciato per il rischio che chiudessero qualche confine e rimanessimo bloccati o per la necessità di fare la quarantena al rientro. Viaggiare col bimbo così piccolo non sarebbe stato un problema. Ma intanto, dovendo fare un ritiro in altura fra Sanremo e Ardenne, si stava pensando di andarci a fine marzo. Si sta bene, si lavora alla grande.

A proposito di sudamericani, come stanno Nairo e le sue ginocchia operate?

L’ho sentito pochi giorni fa, mi ha detto che le cicatrici sono ormai fatte e ha ricominciato a lavorare sul serio. Quando arriverà qua, sarà un po’ più indietro, ma c’è tutto il tempo. Con lui parliamo raramente di lavoro. Un po’ perché quando stacchiamo, lo facciamo davvero. E nelle occasioni in cui parliamo, ci scambiamo racconti di vita familiare, sui figli. Poco ciclismo…

Il porgetto Arkea, aspettando le wild card, prevede il Giro con Quintana
Il porgetto Arkea, aspettando le wild card, prevede il Giro con Quintana
Questo significa essere sereni: come va con l’inchiesta francese?

Cosa dire? Hanno aperto un’indagine e pare non abbiano trovato nulla. Sarebbe bello ci fosse un comunicato in cui, al pari di quando il caso è venuto fuori, si annunciasse che è chiuso. E’ giusto che controllino, ma in squadra respiro serenità, in un ambiente più piccolo in cui mi sono davvero ritrovato.

Il tuo programma?

Dopo il debutto di domani, di corsa in Italia. Laigueglia. Strade Bianche. Tirreno. Sanremo. Altura. Ardenne e Giro.

Se vi invitano ci sarai anche tu, dunque?

Senza neanche mezzo dubbio. Manco da due anni, non vedo l’ora di tornarci.