MILANO – Una serata di rara eleganza alla Scala ha celebrato mercoledì il lancio della nuova C72 di Colnago (numero che rievoca gli anni del marchio): la bici che nello stesso giorno è uscita dalla riservatezza ed è stata presentata anche in una versione esclusiva per il museo di uno dei teatri più prestigiosi al mondo.
Nella serata si è parlato di musica e ciclismo e l’accostamento non è stato affatto casuale. E’ emerso in modo sorprendente dalle parole di Fortunato Ortombina, sovrintendente della Scala: fra il ciclismo e la lirica ci sono molti punti in comune. Le arie sono state associate al vento incontrato dai corridori alla Parigi-Roubaix e il testo del Va Pensiero è stato paragonato al percorso della Tre Valli Varesine i cui paesaggi rievocano quelli del Nabucco.
«Mettere insieme lo sport e la musica – ha detto – vuol dire soprattutto riconoscere i valori più profondi dei due mondi. La musica ti insegna a sentire, a riconoscere e ad avere rispetto ed amore per la natura. La bicicletta per me rimane il mezzo più straordinario per godere della natura. Quando vado in bici ho l’impressione di sentire girare la terra. Quando ascolto il rumore della catena e soprattutto il rumore dei copertoni sull’asfalto, io ho l’impressione di sentire la terra che gira sotto di me».




Tributo a Ernesto Colnago
Sono cinque anni che il marchio è passato dalle mani di Ernesto Colnago a Chimera Investments e non passa stagione senza che si cerchi di rendere clamorosa ogni nuova presentazione. Tuttavia a Milano si è raggiunto sicuramente un punto difficile da superare, forse l’approdo sulla luna potrebbe rappresentare il prossimo step.
C’è stata la musica del tenore cileno Cristobal Campos Marin e della soprano Mariapaola Di Carlo accompagnate al piano dalla direttrice d’orchesta Margherita Colombo. Ci sono state appunto le parole di introduzione di Fortunato Ortombina e poi il microfono è passato a Nicola Rosin, amministratore delegato di Colnago.
Tutto intorno una numerosa compagnia composta da campioni, sponsor, appassionati, influencer dagli USA, il fotografo Yuzuru Sunada venuto dal Giappone, la famiglia Squinzi e giornalisti: amici di un marchio così glorioso che deve la propria fortuna al genio e all’imprenditorialità di Ernesto Colnago. Non è per caso che Rosin, nel prendere il microfono, abbia ringraziato proprio il capostipite dell’azienda per la sua capacità di aver reso i primi 70 anni del marchio così importanti e annunciando tutti gli sforzi messi in campo perché questa storia prosegua ancora a lungo…




Le quattro C72, più una
Marmi, affreschi, lampadari, calici, bollicine e abiti di gala hanno fatto da cornice alla serata che ha vissuto il momento clou nel sollevarsi del velo sulle C72: opere d’arte a tutti gli effetti, su cui si sono subito concentrati gli sguardi dei presenti (in apertura, Antonio Colombo, grande appassionato di arte e fondatore di Columbus).
Prima Davide Fumagalli, responsabile R&D di Colnago, ha spiegato la filosofia alla base della concezione della C72, poi ha affiancato Nicola Rosin nel sollevare il velo, mentre contemporaneamente sono state scoperte le altre tre biciclette presenti nella sala. Quella customizzata per il Teatro alla Scala, la quinta, è stata mostrata in un secondo momento.
Che cosa sia la C72 lo abbiamo spiegato mercoledì nell’articolo dedicato, che cosa rappresenti è un altro affare. Significa aver messo a disposizione di un pubblico selezionato, esigente e al contempo poco amante delle esasperazioni, una bicicletta dalle grandi performance, ma con il comfort che si addice a chi ama passare delle ore sulla sella tornando a casa con la schiena ancora in ordine. In questo senso, la bicicletta diventa un oggetto prezioso che non ha affatto sfigurato nel salone della Scala.








Colnago Cultura, cos’è?
Infine, un cenno al progetto Colnago Cultura e al grande libro nero esposto in diversi angoli della sala. Qualcosa che esce dai canoni del ciclismo in senso stretto, ma che va a cercare ciò che nel ciclismo è in grado di sviluppare a sua volta cultura.
«Colnago Cultura è un progetto che vuole celebrare le eccellenze italiane – ha spiegato Manolo Bertocchi, head of strategy and marketing di Colnago – sicuramente nel mondo del ciclismo ma non solo. Nei prossimi anni sarà promosso tutto ciò che è manifattura, cucina, saper fare italiano. Parliamo di prodotti editoriali e audiovisivi, nonché mostre con un respiro internazionale.
«Stasera presentiamo il nostro primo libro, l’Atlante Colnago, un volume di 480 pagine, stampato su 5 carte diverse e con 7 inchiostri. Attraverso il contributo di alcune firme molto importanti nel mondo del giornalismo di tutto il mondo, giocando proprio con la parola Atlante che ricorda i libroni con cui da ragazzi abbiamo esplorato la geografia, mostra come il marchio Colnago e queste bici siano conosciute in tutto il mondo»




E’ questo il messaggio più forte che ci siamo portati via, lasciandoci alle spalle il prestigioso teatro (oltre all’annuncio di un documentario sul dietro le quinte degli ultimi 5 anni di Pogacar). Al pari di un pianoforte, una chitarra o di qualunque altro strumento che regali emozioni a contatto con chi è capace di suonarlo, la bicicletta si è conquistata negli anni un posto nelle eccellenze delle emozioni, dell’artigianato, del gusto e della cultura. E ancora una volta Colnago ha marcato un punto a suo favore.