14 marzo 2021, un giorno di grande ciclismo

14.03.2021
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In questa domenica di marzo che introduce l’Italia in zona rossa, il dio del ciclismo ha messo in tavola una giornata di grande ciclismo e grandi riflessioni fra la Tirreno-Adriatico e la Parigi-Nizza. Un mix di leggenda e destino che ci ha mostrato da una parte la grandezza sfacciata di Van der Poel e quella più lucida di Tadej Pogacar, mentre sul fronte francese Primoz Roglic ha fatto la conoscenza di un insolito destino e del cinismo del gruppo.

Dopo 52 chilometri di fuga, Van der Poel arriva con 10″ su Pogacar
Dopo 52 chilometri di fuga, Van der Poel arriva con 10″ su Pogacar

Grazie Mathieu

Diceva bene Degenkolb alla partenza della Kuurne-Bruxelles-Kuurne.

«Quando c’è in corsa Van der Poel – diceva il tedesco – non si può mai stare tranquilli, perché è capace di stravolgere qualsiasi corsa».

La profezia che quel giorno si avverò in parte, si è attuata alla Strade Bianche e oggi a Castelfidardo.

L’olandese è partito a 52 chilometri dall’arrivo, con la stessa spavalderia di una gara di cross. Correre a quel modo è spettacolare e accende i tifosi, ma alla lunga anche VdP ha rischiato di non raccogliere nulla, vittima del freddo come ai mondiali di Harrogate. Infatti, quando a 17 chilometri dall’arrivo ha deciso che fosse arrivato il momento, Pogacar gli ha mangiato quasi tutto il vantaggio, arrivando ad appena 10 secondi.

Dopo l’arrivo, crolla stremato sull’asfalto: una fatica bestiale
Dopo l’arrivo, crolla stremato sull’asfalto: una fatica bestiale

Lucidità Pogacar

Van der Poel ha tagliato il traguardo. Si è avvicinato ai suoi uomini. Ha provato a sollevare la gamba per scavalcare le sella ed è franato sotto la bici. E’ rimasto disteso per qualche secondo poi si è seduto contro la transenna. Se a Siena il suo guardare gli altri con una Coca in mano era parso quasi un gesto da cowboy, questa volta neanche uno sguardo di fiamma.

«Avevo freddo – dice Mathieu – volevo attaccare già dal primo giro del circuito finale. Prima che decidessi di andare via da solo, eravamo un gruppo di circa venti corridori, ma non c’era troppo accordo tra di noi. In discesa mi sono messo davanti, stavo mangiando e a quel punto ho realizzato di essere da solo. Inizialmente stavo bene ma poi negli ultimi 20 chilometri ho iniziato ad avere molto freddo e mi sentivo svuotato. Non me l’aspettavo. E’ stato sicuramente uno dei miei giorni più duri in bici. Sono felice della vittoria, sopratutto perché sono riuscito a mantenere qualche secondo di vantaggio su Pogacar che stava recuperando velocemente».

«Quando ho visto Wout Van Aert in difficoltà – gli fa eco Pogacar, più leader che mai – ho attaccato per cercare di guadagnare più tempo in classifica. Non pensavo che sarei arrivato quasi a riprendere Van der Poel. Ora sono contento del vantaggio che ho su Van Aert in classifica alla vigilia della tappa di domani e della cronometro finale».

Van Aert ha pagato la giornataccia e forse il suo peso su certe pendenze
Van Aert ha pagato la giornataccia e forse il suo peso su certe pendenze

Dilemma Trek

Alle spalle dei due, Van Aert ha subito infatti un passivo di 49″ dal vincitore e dietro di lui sono arrivati alcuni fra i più grandi lottatori del gruppo. Felline, Bernal, Formolo, Wellens, De Marchi, Landa e Fabbro. Nibali, che su un percorso come questo e sotto la pioggia nel 2013 ribaltò Froome, è arrivato al traguardo con 4’20” di ritardo, mentre Ciccone ha subito 9’39”.

Le giornatacce ci possono stare, ma forse si impone una breve riflessione. Abbiamo letto nei giorni scorsi del divorzio fra Nibali e Slongo e la notizia ci ha spinto a rileggere le parole profetiche del tecnico veneto che scrivemmo ai primi di gennaio.

«Io rispetto la persona – disse Slongo – ma ho anche metodo. E secondo me, per il mestiere che è il ciclismo, il lavoro, la vita hanno sempre pagato e sempre pagheranno. Il cambiamento che stiamo facendo nasce dal voler rispettare la sua psicologia. «Se una cosa mi pesa e non la voglio fare – è stato detto – è meglio non farla. Cerchiamo alternative per poter essere lo stesso competitivi». Certo il metodo di sempre, già collaudato in tanti anni, fa dormire più tranquilli. Però allo stesso tempo da allenatore devo saper cambiare anche io. Abbiamo fatto un confronto a fine anno per mettere dei paletti. Gli ho detto che se vuole cambiare, non cade il mondo».

Felline autore di una prova caparbia, si esalta sugli strappi
Felline sutore di una prova caparbia, si esalta sugli strappi

La scelta di Nibali

E Nibali ha cambiato, forse stufo di subire lezioni come quelle che sta accumulando dallo scorso Giro d’Italia. Ma allora è in crisi il metodo di allenamento che ha portato anni di vittorie, oppure è in crisi l’atleta sull’orlo dei 37 che oltre al calo fisiologico delle prestazioni, non riesce più a fronteggiare la disciplina di quel modo di lavoro?

Il ciclismo che va per la maggiore farebbe pensare alla prima ipotesi: vale a dire a un ciclismo meno laborioso, meno graduale e con standard elevatissimi. Ma se così fosse, non avrebbe avuto senso cambiare guida tecnica prima ancora di avviare la preparazione invernale? Nibali prosegue la sua marcia verso Tokyo continuando a stupirsi per le andature degli altri: speriamo che presto possano essere loro a chinare il capo davanti a lui.

Ferito e con una spalla slogata, Roglic ha lottato da leone
Ferito e con una spalla slogata, Roglic un leone

Roglic, il conto…

In Francia, dopo il presunto sgarbo di ieri, Roglic ha conosciuto il dolore di una spalla slogata e la beffa della maglia gialla sfumata l’ultimo giorno. Qualcosa di già masticato, ma non per questo meno doloroso. Ieri il gruppo non aveva apprezzato la sua vittoria su Mader, ripreso a 30 metri dall’arrivo. E così, mentre la corsa ha messo fine alle battute, la discesa del circuito della tappa ha messo fine ai sogni di gloria. Prima caduta dopo 25 chilometri di gara, la seconda a 25 chilometri dall’arrivo e una scongiurata proprio nel finale.

Con i glutei scoperti e nessun compagno a parte Kruijswijk nei dintorni, Roglic è rimasto indietro dopo la seconda caduta e a quel punto il gruppo ha dato gas. Primoz ha provato a inseguire. E’ arrivato a 80 metri dai primi, poi si è arreso.

«Come dirlo? Non è stata la tappa che speravamo – ha detto lo sloveno – ho commesso degli errori. A causa del primo mi sono lussato la spalla sinistra e poi sono caduto ancora. Ho dato tutto ma sfortunatamente non sono più riuscito a riprendere i primi. E’ un peccato, ma ci saranno altre occasioni. Ho dato il massimo. Ho superato me stesso, ma non è bastato. Certo, sono deluso, ma il mondo non si ferma qui».

I complimenti di Roglic a Schachmann, re della corsa
I complimenti di Roglic a Schachmann, re della corsa

Chissà se oggi Pogacar, avendolo ripreso, avrebbe lasciato vincere Van der Poel. Chissà se in realtà, avvisato via radio, non lo abbia fatto. Nel ciclismo si vive di equilibri e valori antichi: una sorta di codice cavalleresco che alcuni non hanno mai accettato. Il leader lascia la tappa al fuggitivo e in cambio, se ad esempio cade, il gruppo rinuncia ad attaccarlo. Questo è quello che è successo alla Parigi-Nizza, né più né meno. Che poi servirà di lezione o sia semplicemente la spia di un altro cambiamento cui rassegnarsi, lo scopriremo col passar dei chilometri.

I due pesi massimi e lo scugnizzo: parla Ballan

13.03.2021
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Senti Ballan, due come Van Aert e Van der Poel li abbiamo mai visti? Possiamo rivedere in loro la rivalità che ci fu di recente fra Boonen e Cancellara? Oppure fra Cancellara e Sagan, se mettiamo sul piatto anche la diversità di carattere? E Alaphilippe che ruolo può svolgere?

Sono i pensieri che ti vengono guidando dopo le tappe della Tirreno-Adriatico, avendo assistito anche ieri a un altro show del belga e dell’olandese. E così l’idea è stata di condividere tutte queste domande con uno che si è trovato a correre in mezzo a Cancellara e Boonen e che magari, vivendola da dentro da corridore e ora con la Rai, può essersi fatto un’idea.

Per Ballan, le sfide fra Boonen e Cancellara ricordano quelle fra Van Aert e VdP
Le sfide fra Boonen e Cancellara ricordano quelle fra Van Aert e VdP
Boonen e Cancellara?

Come rivalità somiglia, ma qui c’è più qualità. Boonen era nettamente più veloce, ma “Cance” era ovviamente superiore a crono. Qui la sensazione è che vadano forte allo stesso modo da tutte le parti. Anche la volata di ieri a Gualdo Tadino (foto di paertura). Ha vinto Van der Poel e Van Aert è arrivato “solo” quinto, ma prima ha dovuto chiudere il buco su Stybar. Se fossero partiti insieme, sarebbero arrivati al fotofinish.

Ti viene in mente un’altra rivalità del genere?

Non ho tutta questa storia sulle spalle. Ci sono stati fenomeni come Merckx o come Saronni, ma c’è sempre stata una differenza fra loro. Anche fra Moser e De Vlaemick.

Sono proprio uguali secondo te?

Non sovrapponibili. Van der Poel forse è più esplosivo e su un arrivo come quello di Siena ha un cambio di ritmo che l’altro non ha. Anche nel ciclocross, se ci fate caso. Van Aert prendeva la corsa in testa e magari la finiva vincendo. Ma al mondiale, mentre faceva così, l’altro da dietro gli ha mangiato terreno giro dopo giro, scattando sul ponte o in punti precisi.

Forse Van Aert va meglio in salita?

Su quelle lunghe, sì, almeno lo ha fatto vedere. Penso a quelle del Tour l’anno scorso, ma è anche vero che finora Van der Poel non lo abbiamo visto farle.

Secondo Ballan, Alaphilippe può infilarsi nel mezzo con le sue invenzioni
Alaphilippe può infilarsi nel mezzo con le sue invenzioni
Come carattere?

Qui la differenza si vede. Van Aert è molto più impulsivo, forse è quello che teme di più l’altro. Magari perché ha perso tante sfide dirette. Penso all’occhiataccia che ha dato a Pidcock quando lo ha passato alla Strade Bianche durante l’inseguimento. Era nervosissimo, non so nemmeno se gli abbia detto qualcosa. Non ho capito come abbia corso a Siena…

Cioè?

Si è staccato in un momento di non particolare selezione. Se avesse pagato il ritmo perché era alla prima corsa, avrebbe sofferto tutto il giorno. Invece ha perso 200 metri e poi è andato forte come quelli davanti. Quasi da pensare a una crisi di fame, qualcosa di passeggero. Quasi abbia voluto farli andare per dare una dimostrazione e poi non sia più riuscito a riprenderli. Forse per questo era così nervoso.

Addirittura?

Anche sullo strappo finale, se li è tolti tutti di ruota. Non lo so, un giorno sicuramente strano. Comunque a occhio, si potrebbe pensare che Van der Poel abbia più classe.

E Alaphilippe che cosa può fare lì in mezzo?

Inventarsi l’attacco a sorpresa che li possa sorprendere, come la volata di Chiusdino. Anche lui è uno che sbaglia parecchio, però è forte e riuscirà a dargli filo da torcere. Ma non nel corpo a corpo, quello con due come loro è vietato.

Allenarsi in ritiro o in corsa? Morelli spiega le differenze

09.03.2021
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Allenarsi per correre o correre per allenarsi? L’osservazione vede in gruppo entrambe le tendenze, anche se spesso, soprattutto nelle ultime settimane, il fatto di non gareggiare e prepararsi in ritiro è la conseguenza delle corse annullate a inizio stagione. Se però si parla di atleti di punta che scelgono di non correre prima di un obiettivo, potendo benissimo chiedere di gareggiare cambiando i programmi del team, allora ti viene il dubbio che da qualche parte si pensi davvero di trovare la forma vincente facendo a meno di correre. Come Van Aert alla Strade Bianche e anche Evenepoel, attualmente sul Teide, che inizierà la stagione al Giro d’Italia.

Andrea Morelli dirige la sezione ciclismo del Centro Mapei ed ha una posizione piuttosto netta.

«Chi corre prima – dice – è più rodato. Rispetto al passato, le cose sono cambiate. Non si possono più utilizzare le corse solo per allenarsi come magari faceva un tempo Bettini, perché ormai vanno tutti per vincere, ma puoi servirtene. E anzi, conviene servirsene. L’intensità in gara è molto superiore rispetto a pochi anni fa, allora devi scegliere il tipo di corsa in cui andare a far ritmo senza rischiare la figuraccia. Anche se gli atleti di alto livello, penso a Evans, Valverde e Contador, andavano alle corse comunque per vincere. E anche se non avevano la forma migliore, il più delle volte si piazzavano».

Strade Bianche: Van der Poel ha appena piazzato il primo scatto, Van Aert non riesce a rispondere
Van der Poel ha piazzato il primo scatto, Van Aert non risponde
Perché l’allenamento non può sostituire la gara?

Perché l’intensità che fai in allenamento non è quella della corsa e anche la parte emotiva fa la differenza. La gestione dell’intensità è diversa. In ritiro puoi pianificare il lavoro, inserire una salita, prevedi delle fasi dietro motore, fare simulazioni di gara per trovare stimoli e lavorare bene. Mi viene da pensare al lavoro di Aldo Sassi con Basso…

Giusto, il lavoro durante la squalifica?

Esatto, cercando di riprodurre delle vere corse a tappe. La crono. La salita. Il fuorisoglia. Ma un lavoro così paga se hai grandi motivazioni e comunque rende meno di quello che faresti in gara.

Insomma, meglio correre prima di una gara cui punti?

Il fatto di correre prima ti permette di arrivare con maggior freschezza al momento della selezione. La progressione dei carichi non sarà ottimale, ma è difficile da replicare in allenamento. La controindicazione è che in corsa non riesci a dosare i fuorigiri. Ma la gara ti dà il polso vero della condizione.

Il belga ha iniziato la sua stagione alla Strade Bianche
Il belga ha iniziato la sua stagione alla Strade Bianche
Allenarsi senza correre ti sottrae al confronto…

Penso a Nibali, che l’anno scorso fece la Tirreno prima del Giro. Veniva da ottimi allenamenti con ottimi dati, ma in corsa si ritrovò senza grossi picchi e al Giro si capì che non era al top come magari si poteva pensare in ritiro. Se vai ad una grande corsa senza gare nelle gambe non hai confronti con i rivali, le cose si complicano. Non sei performante.

Van der Poel ha vinto al debutto in Uae: un’eccezione?

Il fuoriclasse sfugge agli schemi, sono atleti che hanno doti fuori dal comune. Ma non dimentichiamo che il belga veniva dalla stagione del cross, in cui aveva certamente ottenuto valori massimali, quindi è anche facile che sia arrivato al debutto in anticipo di condizione rispetto agli altri. E comunque la prima corsa l’ha vinta in volata, puntando su una sua dote ben precisa. Per vincere la Strade Bianche si è allenato, ma veniva da due corse in Belgio.

Che cosa intendi con anticipo di condizione?

Penso ai corridori che debuttavano in Australia a gennaio. Non seguivano la stessa preparazione degli altri. Magari smettevano prima e iniziavano ad allenarsi in anticipo. Sono cose che si dimenticano, si pensa soltanto al risultato, ma quando poi tornavano in Europa erano parecchio più avanti degli altri. Se vieni da un inverno di lavoro, che tu abbia fatto cross o strada, hai un altro passo rispetto a chi magari ha fatto un solo ritiro a dicembre.

Evenepoel si sta allenando sul Teide con Masnada ed Honoré: correrà al Giro (foto Instagram)
Evenepoel si sta allenando sul Teide (foto Instagram)
Dopo la vittoria in Uae, Van der Poel è tornato a casa. Non ha corso l’Het Nieuwsblad, ma si è concentrato su Kuurne e Le Samyn, dove ha corso attaccando e facendo grandi fuorigiri…

E’ un atleta che evidentemente ben si conosce. A volte discuti con le squadre. Ci sono tre corse di fila e non riesci a far capire che magari è meglio saltarne una per essere più performante nelle altre due. Quello che ha fatto lui, che evidentemente sa bene che il recupero fa parte dell’allenamento.

Tutto torna. E Van Aert, che non aveva corso prima, ha pagato proprio il primo scatto di Van der Poel.

Perché certe intensità in allenamento non le fai e la prima volta in corsa le paghi. Anche perché poi era quasi rientrato. A Piazza del Campo, dopo i primi tre è arrivato lui. Una corsa di quasi 200 chilometri ha più variabili di una gara di cross. Van der Poel lo sa e ha corso prima, Van Aert ha scelto di non farlo.

Variabili?

Tattica. Alimentazione. Una serie di aspetti diversi. E nonostante questo, mi stupisce che Van der Poel sia arrivato dopo una giornata così tirata a fare quella sparata sul muro finale. Come se prima avesse fatto solo un’ora di cross.

E di Evenepoel che debutterà al Giro cosa si può dire?

Probabilmente non verrà per puntare al Giro, come aveva detto. Lo userà come blocco di lavoro. E’ giovane sono curioso di vedere in che modo lavorerà nelle tre settimane. Vedo delle insidie. La prima settimana ha tappe nervose, quelle in cui se vieni solo da allenamenti potresti pagare pegno. Io gli suggerirei di fare prima una corsa a tappe. Non il Romandia, che è troppo vicino al Giro. Semmai il Tour of the Alps, non credo che un corridore così in quella squadra abbia problemi a trovare una corsa da fare.

Userà il Giro per puntare alle Olimpiadi.

Facendo un bel blocco di lavoro, ma non è uno qualunque. Io gli suggerirei un programma alternativo prima del Giro, invece di passare i prossimi due mesi ad allenarsi.

La legge di Mathieu si abbatte su Siena

06.03.2021
4 min
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Mathieu sta seduto come il direttore del giornale davanti alla redazione e i giornalisti davanti a lui con il taccuino pendono dalle sue labbra. Mezz’ora fa sulla bici, mentre schiantava con un altro scatto Alaphilippe e Bernal, probabilmente era meno composto ma il senso di potere mostrato anche in corsa era pressoché identico. Per cui quando gli chiediamo se quell’attacco prima della salita finale sia stato dettato dall’insicurezza al cospetto di quei due pesi leggeri, la sua risposta è perentoria.

«Avevano smesso di tirare – dice – volevo dare una smossa, poi Bernal ha chiuso e abbiamo continuato insieme. Ma non l’ho fatto perché mi sentissi poco sicuro in salita».

Scusate, adesso mi siedo un attimo: VdP ha dato davvero tutto
Scusate, adesso mi siedo un attimo: VdP ha dato davvero tutto

Affronto lavato

Stavolta ha funzionato tutto bene, non come l’anno scorso in cui aveva pagato l’insicurezza e la poca esperienza. Era venuto a fare lo sceriffo, era tornato a casa con un 15° posto e il pubblico che applaudiva Van Aert. Oltre il danno, la beffa, doveva aver pensato. Per questo forse la Strade Bianche è diventata il suo obiettivo. Non il principale, ma di certo uno di quelli importanti.

Il primo attacco sullo sterrato spacca il gruppo. Van Aert sorpreso
Il primo attacco sullo sterrato spacca il gruppo. Van Aert sorpreso
Stavolta è andata bene.

E’ una delle corse più difficili da vincere per me, visti i grandi avversari che c’erano. Se guardate chi c’era dopo Sante Marie, capite anche il perché. Ero in mezzo a scalatori, gente che non viene mai a fare le classiche in Belgio. Un gruppo strano rispetto a quelli che frequento di solito. Per questo la corsa e la vittoria hanno tanto valore.

Il passaggio dal cross alla strada ha funzionato alla grande…

Me la sono presa comoda. Dopo il cross ho riposato una settimana. Poi sono andato a Benicasim, in Spagna, con la squadra. Dal Uae Tour siamo dovuti andare via dopo il primo giorno. E a quel punto ho individuato in Kuurne e Le Samyn le corse giuste per spingermi al limite e il risultato mi ha dato ragione.

Gli resistono soltanto Alaphilippe e Bernal
Gli resistono soltanto Alaphilippe e Bernal
E’ stato pesante andare via dagli Emirati?

Dobbiamo stare tutti attenti e a volte nemmeno basta. Il ciclismo ce la mette tutta ed è fondamentale insistere per riuscire a correre ancora.

Hai corso in modo meno spaccone questa volta, come mai?

In realtà stavo molto bene, ma ho preferito rimanere in gruppo e usare la testa, per arrivare fresco ai punti in cui si sarebbe decisa la corsa. Sapevo che per vincere avrei dovuto attaccare, questa non è una corsa che aspetti la volata.

Solo al traguardo dopo la legnata sullo strappo finale
Solo al traguardo dopo la legnata sullo strappo finale
Anche la squadra ti è stata bene accanto, ti aspettavi fossero così forti?

Mi hanno aiutato tutti ad arrivare alle fasi decisive. Sapevo che siamo forti e credo che il risveglio positivo in questo senso tutta la Alpecin-Fenix lo abbia avuto a Kuurne.

Hai vinto Amstel e Fiandre. Questa sembra una prova Monumento, pensi di poter vincere tutte le altre?

Se per altre intendi anche Liegi e Lombardia, allora forse no. La Liegi l’anno scorso non è andata male (Mathieu arrivò 6°, ndr), ma per vincerla serve che tutti i tasselli cadano nel posto giusto. Invece credo che il Lombardia sia troppo duro.

Un anno dopo lo smacco 2020, Mathieu Van der Poel sul trono di Siena
Un anno dopo lo smacco 2020, Mathieu Van der Poel sul trono di Siena
E adesso la Tirreno: per fare cosa?

Spero di trovare qualche tappa che mi si addice e di vincerla, ma non ho ancora guardato il percorso. Non credo proprio che potrò fare classifica, direi proprio di no. La Tirreno sarà un passaggio verso la Sanremo, ma non escludo di lasciare il segno.

Poi quando pensa di aver detto tutto, Mathieu scioglie la riunione. Si alza senza neanche un cenno, dice a malapena grazie e si avvia verso l’uscita. Sta lentamente iniziando a imporre su strada la legge del cross. Van Aert si è tolto il cappello, ma essendo alla prima corsa ci sta che abbia ceduto e, anzi, è andato molto forte. Da qui alle sfide di aprile, bisognerà fare i conti soprattutto con loro.

Kuurne: VdP incendia la corsa, Pedersen la vince

28.02.2021
6 min
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Sul rettilineo di Kuurne sfilano una dopo l’altra la splendida follia di Mathieu Van der Poel e il lucido cinismo di Mads Pedersen. Fra l’uno e l’altro, passano Turgis con un boccione di vino gigantesco, Pidcock con la smorfia di quando il capolavoro non gli riesce e Trentin che si è buttato nello sprint per rifarsi della iella di ieri e ha portato a casa il quarto posto.

«Siamo venuti qui con poche corse – commenta Matteo – quindi tutto sommato ho scoperto di stare bene. Mi sono ammalato dopo il Tour de la Provence, per cui me ne torno a casa con un bel weekend di gare in valigia e due top ten. Si vede che ho cambiato preparazione, con tanta più qualità. Si è visto ieri sui muri dell’Het Nieuwsbland, anche se oggi sul Qwaremont mi è mancato qualcosa…».

Il rettilineo è deserto, la gente a malapena si affaccia dalla finestra e così la corsa che per lo show offerto avrebbe meritato oceani di tifosi, si conclude con le voci dei protagonisti mascherati come banditi.

Narvaez-Van der Poel, insolita coppia d’attacco
Narvaez-Van der Poel, insolita coppia d’attacco

Pazza idea

Lo hanno preso a 1.600 metri dall’arrivo, dopo una fuga cominciata ai meno 83. Davanti alla zona mista passa Narvaez e fa un sorriso quando gli chiediamo di confermare il momento dell’attacco. Si era voltato per fare l’appello del gruppo e si è accorto con la coda dell’occhio di un movimento di Van der Poel. Si è preparato mentalmente, si è spostato sulla sinistra per trovare un varco e quando lo ha visto passare, si è fiondato nella scia.

Dove volesse andare Mathieu inizialmente non era chiaro. Durante le chiacchiere alla partenza si era premurato di ribadire che la corsa sarebbe stata il perfetto rodaggio prima di partire per l’Italia: un ottimo allenamento e di certo lo è stato.

«Volevo lasciarmi gli sprinter dietro – dice – speravo che dopo il Qwaremont si sarebbe formato un bel gruppo di grossi nomi, ma non è successo. Sperare di arrivare con quel gruppetto, in cui cinque erano superstiti della prima fuga, era pura utopia».

Trema come una foglia. E’ magro come un chiodo e gli hanno dato soltanto un giubbino leggero, mentre sul rettilineo è scesa l’ombra e il vento fa gelare chi è vestito, figurarsi un atleta affaticato e sudato. L’addetto stampa della squadra lì accanto si tiene stretta la giacca a vento e gestisce le interviste.

Il team Uae Emirates tira per Kristoff, ma alla fine allo sprint arriva Trentin
Il team Uae Emirates tira per Kristoff

Boomerang

Stamattina alla partenza, in un scambio di vedute con John Degenkolb, la presenza in corsa di Van der Poel veniva raccontata con un po’ di inquietudine.

«Quando c’è lui – diceva il tedesco – le corse cambiano, quasi mai seguono lo schema che ci si prefigge. Però, se si evita di farsi prendere dallo sconforto, magari si può volgere la situazione a proprio favore. E’ forte, ma questi non sono percorsi adatti per spaccare tutto».

Stava dicendo una grande verità, ma era presto per dargli ragione. Mentre sul pullman della Trek-Segafredo, in una riunione serena ma ferma, Pedersen si raccomandava di evitare lo smarrimento di ieri. L’arrivo in volata vinto da Ballerini, sulla carta poteva essere anche per lui, ma sul più bello si era accorto di essere solo e con poche gambe.

Trentin riparte da Kuurne con buone sensazioni
Trentin riparte da Kuurne con buone sensazioni

Un bel test

Quando Van der Poel ha capito che si sarebbe arrivati in volata, si è guardato intorno e ha visto parecchie facce inferocite. In quel momento si è reso conto di aver sparato tutte le sue cartucce e se si è buttato nello sprint, è stato per onore di firma.

«Dopo 80 chilometri di fuga – dice – anche solo pensare di avere le gambe per fare la volata sarebbe stato illogico. Però alla fine ho ottenuto quello che volevo. Una giornata di bella fatica e un grande divertimento. Il mio obiettivo sono le classiche monumento, mi piacerebbe riuscire a vincerne un’altra. E sono contento che qualcuno pensi che con me le corse diventano imprevedibili. E’ il mio gusto per il ciclismo».

VdP ha provato in tutti i modi ad animare la fuga verso Kuurne, ma senza successo
VdP ha provato in tutti i modi a rianimare la fuga

Trek ritrovata

Pedersen arriva con un somarello di peluche sul manubrio, coperto di tutto punto che al confronto Van der Poel sembrava un ragazzo povero. E’ soddisfatto, ma forse per uno che ha vinto il mondiale, la vittoria di Kuurne ha il sapore dell’avvicinamento a qualcosa di migliore. Oppure semplicemente non è tipo che mostra le emozioni.

«Una vittoria è una vittoria – dice – non saprei inquadrarla diversamente. Sono stato molto meglio di ieri, una giornata che preferirei dimenticare in fretta. Se mi avessero detto che saremmo andati alle sfide del Nord con la squadra di ieri, avrei avuto qualche preoccupazione, ma oggi ho visto il team che vorrei sempre. Abbiamo dimostrato che ci siamo, abbiamo fatto vedere che la forma c’è. A questo punto, sono consapevole del fatto che non sono al top, ma per arrivarci ci sarà la Parigi-Nizza, che darà il tocco finale alla mia preparazione».

Kuurne è la città degli asini: ecco spiegato l’omaggio a Pedersen
Per Pedersen, l’asino simbolo di Kuurne

Kuurne e gli asini

Il somarello è il simbolo di Kuurne. Il paese, che sorge alle porte di Kortrijk è chiamato “comunità degli asini”. In passato infatti, gli agricoltori che coltivavano da queste parti le loro verdure all’alba si recavano con un asino e un carretto al mercato della vicina città e così l’asino divenne il simbolo della comunità.

«Mi piacciono gli asini», dice Pedersen, che verrebbe voglia di portarlo a casa di Marzio Bruseghin. Poi si mette a spiegare come mai fosse sicuro che sarebbe arrivato a fare la volata.

«Niente è impossibile a Van der Poel – dice – tanto di cappello per averci provato, ma forse stavolta ha osato troppo. Ci sono corse che non si possono giocare in questo modo e quando sono rientrato nel primo gruppo inseguitore con tutti i miei compagni e mi hanno dato il distacco, ho capito che lo avremmo preso. Mancava troppo però, è stato giusto aspettare fino all’ultimo. Abbiamo messo sulla strada un treno perfetto, ho tanta fiducia per le prossime corse».

Senza saperlo ha messo in atto la tattica suggerita al mattino da Degenkolb, che ci aveva visto giusto, ma allo sprint si è fermato in 17ª posizione.

Si torna in Italia con la vittoria di Ballerini e segnali interessanti da Trentin e Colbrelli. Dalla Francia è rimbalzata la notizia della vittoria di Bagioli e i nostri che si sono visti al Uae Tour, da Ganna a Nibali, Nizzolo e Viviani, sono parsi sulla buona strada. Ci avviamo verso una bella primavera, avendo però la consapevolezza che il livello su tutte le strade sarà altissimo.

Van der Poel a 360°: dal cross al Tour e il sogno olimpico

05.02.2021
4 min
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Quasi una settimana dopo il quarto mondiale di ciclocross, il riposo di Mathieu Van der Poel è agli sgoccioli e la stagione su strada ormai all’inizio. Il debutto è fissato allo Uae Tour che inizierà il 21 febbraio, per cui d’ora in avanti l’olandese avrà dei giorni in cui allungare le distanze e trovare la condizione per tornare a testa alta anche sull’asfalto. Nel giorni scorsi il tempo nel Limburgo non è stato granché. E come ha più volte ripetuto, il fatto che i ristoranti siano chiusi per le restrizioni Covid e le uscite con gli amici vietate, il massimo che ha potuto concedersi sono state due girate sulla moto da cross e poco altro. Allo stesso modo in cui non ha potuto fare chissà quali feste dopo il mondiale. A casa, con una bottiglia di vino e la sua ragazza. L’occasione di un meeting online ci ha permesso di mettere insieme gli ultimi ricordi della sfida iridata e insieme di proiettarci sulla stagione della strada.

La vittoria del mondiale è stata per Van der Poel l’ultimo atto della sfida 2021 con Van Aert nel cross
Il mondiale di Ostenda ha chiuso il 2021 del cross
Ti sarebbe piaciuto vincere senza la foratura di Van Aert?

Certo. Avremmo visto una gara molto diversa. Ma forare è strettamente connesso al nostro sport, come le gambe e la motivazione. Quel giorno avevamo tutti le gomme a bassa pressione per non scivolare. Sono cose che succedono anche in Formula Uno e anche io negli anni passati ho avuto la mia parte di sfortuna.

Confessa, il giorno in cui non farai più ciclocross, Van Aert ti mancherà…

E’ importante avere qualcuno che ti spinge al tuo limite e credo che per lo stesso motivo io mancherei a lui (sorride, ndr). Ci rendiamo più forti l’un l’altro, con duelli che fanno più grande il nostro sport. Abbiamo dato vita a belle battaglie. Ma credo che siamo lontani dall’aver scoperto i nostri limiti e non credo che tutto questo si esaurisca nel cross. Non avrei mai immaginato di vederlo andare così forte sulle salite del Tour, credo che dovremo pedalare ancora a lungo per scoprire dove potremo arrivare.

Mathieu Van der Poel, Wout Van Aert, Fiandre 2020
Ma la sfida fra Van der Poel e Van Aert si ripeterà certamente nelle classiche: qui al Fiandre 2020, vinto da VdP
Mathieu Van der Poel, Wout Van Aert, Fiandre 2020
La sfida con Van Aert si ripeterà alle classiche
E’ bello avere un rivale così forte?

So che per batterlo devo essere al 100 per cento e questo mi motiva molto. Quando siamo al nostro livello migliore, la corsa è fra noi due. Ma sappiamo entrambi che se non siamo al top, ci sono corridori che possono batterci e anche questa è una motivazione. Quest’anno ho avuto bisogno di fare parecchie gare per trovare le giuste sensazioni e arrivare al mondiale convinto di vincere.

Ci si chiede quanto andrai avanti a questi ritmi…

Penso che continuerò a fare cross il più a lungo possibile, perché per me è soprattutto divertimento. Rompe il lungo inverno mentre gli stradisti si allenano per ore e ore. E’ un ottimo modo per raggiungere la condizione, ma al contempo mi rendo conto che fare la stagione completa sta diventando sempre meno importante. Soprattutto da quando gli obiettivi su strada stanno diventando così importanti. In effetti nel cross non devo dimostrare più niente, se non che potevo vincere il mondiale.

Sei uscito dal cross con la condizione che volevi?

Sto bene. Anche in ritiro con la squadra mi sono sentito meglio giorno dopo giorno, segno che il recupero dopo il Fiandre è bastato. Non mi sento stanco. E poi, sempre per le restrizioni Covid, non si può fare altro che andare in bici. Per fortuna lo trovo divertente…

La stagione su strada che forma avrà?

Quella delle classiche. Prima le corse in Italia, poi il Fiandre e la Roubaix. Diciamo che a quel punto la testa si sposterà sulla mountain bike e anche la preparazione cambierà aspetto.

A giugno Van der Poel svolgerà un ritiro a Livigno solo con la Mtb: ha corso poco ultimamente e vuole ritrovare le sue abilità
A giugno Van der Poel svolgerà un ritiro a Livigno solo con la Mtb
Hai detto che preparerai il Tour in mountain bike ed è suonato strano…

Per me le Olimpiadi sono più importanti del Tour. E confermo di aver pianificato un lungo training camp con la mountain bike a Livigno che dovrebbe concludersi con l’inizio del Giro di Svizzera. La squadra in Francia ci sarà, perché abbiamo vinto il ranking europeo e ne abbiamo il diritto. E poco importa che Van der Poel non sarà al top, visto che voglio raggiungere il massimo a Tokyo. In ogni caso, nel 2018 vinsi il campionato nazionale su strada allenandomi solo in mountain bike. Quando sono in forma, non ho problemi. Ma ho bisogno di lavorare sulle mie capacità di guida. L’anno scorso ho fatto soltanto un paio di gare e le sensazioni non sono state affatto buone. Ho anche pensato che potrei lasciare il Tour, dove comunque andrò per rispetto dello sponsor che mi vuole in Francia e posso capirlo.

Quindi ora rotta sullo Uae Tour?

Esatto. E’ arrivato il momento di allungare le distanze. Mi trasferisco in Spagna per un po’, almeno troveremo caldo. Qui il meteo nei prossimi giorni non sarà bellissimo e sarà meglio non perdere troppi giorni di lavoro.

Van der Poel fa poker, Van Aert incassa

31.01.2021
4 min
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La faccia con la quale Wout Van Aert tagliava il traguardo di Ostenda diceva tutto. Perdere il mondiale in casa, in maniera così netta, va al di là del singolo risultato: significa sancire senza ulteriori dubbi la superiorità del rivale Mathieu Van der Poel. L’olandese si riprende quella maglia iridata messa da parte alla partenza della gara: il padrone del mondo non cambia, anche se all’inizio le cose non si erano messe bene.

Sui giornali belgi, l’attesa dello scontro era spasmodica. Titolo: “Chi ti renderebbe felice?”
Attesa su giornali belgi: “Chi ti renderebbe felice?”

Ferita al mento

Molti diranno che la sconfitta di Van Aert è figlia della foratura all’anteriore alla fine del secondo giro, ma non è così. Nella prima tornata Van der Poel ci aveva messo del suo per “agevolare” il rivale, con una brutta caduta alla fine della tornata, impuntandosi su un solco in curva. Un brutto scivolone, costatogli anche un’ammaccatura al mento, ma Van Aert era già andato via sulla sabbia, colpa di un’errata scelta delle coperture da parte della nazionale olandese, tanto che appena passato il traguardo, con 15” di distacco, Van Der Poel andava subito a cambiare bici.

Van Aert parte subito fortissimo, sapeva di non poter concedere vantaggi
Van Aert parte subito fortissimo, sapeva di non poter concedere vantaggi

La rimonta

Lì partiva la rimonta, che si concretizzava prima del traguardo anche grazie all’infortunio tecnico del belga. Sarebbe andata allo stesso modo senza? Molto probabilmente sì. Van der Poel stava volando, tanto è vero che il parziale nel secondo giro è stato il migliore dell’intera gara.

Nel primo tratto sul bagnasciuga, i due sono ancora attaccati
Nel primo tratto sul bagnasciuga, i due sono ancora attaccati


«Il percorso è andato cambiando ed è diventato un po’ più veloce nella parte della spiaggia e questo mi ha favorito – ha spiegato l’olandese, al quarto titolo professionistico – le gambe andavano sempre meglio e ho ritrovato fiducia. Certamente la foratura di Wout è stata per me un colpo di fortuna, ma anche quando era lontano non pensavo che fosse finita, tutt’altro».

La caduta costringe Van der Poel a inseguire, ne porta i segni sul mento
La caduta costringe Van der Poel a inseguire

Van Aert down

Van Aert non l’ha presa molto bene: «La foratura ha richiesto troppa fatica prima e il dopo cambio bici – ha detto – ma non ha inciso così tanto. Sono un po’ deluso da me stesso, non ho reagito come dovevo e potevo, mi sono lasciato andare soprattutto nel morale, ho perso molto prima di tagliare il traguardo».

L’amarezza di Van Aert, deluso dalla sua reazione
L’amarezza di Van Aert, deluso dalla sua reazione

Riecco Aerts

La corsa, dopo un quarto del suo sviluppo, era praticamente chiusa. Van der Poel andava sempre più guadagnando, perché sulla sabbia non aveva più freni e anzi le sue doti di equilibrio gli consentivano di pedalare anche per più metri rispetto al rivale.
La vera battaglia si sviluppava dietro e sembrava appannaggio del britannico Pidcock, come spesso successo in stagione davanti alla nuvola belga. Ma stavolta Toon Aerts, nel momento principale dell’anno, si ricordava del suo blasone e, anche complice un intoppo occorso al suddito di Sua Maestà, andava a sorpassarlo nel 7° giro, guadagnando una manciata di secondi che difendeva con i denti fino al traguardo.

Sul podio, Van der Poel fra due belgi: Van Aert e Aerts
Sul podio, Van der Poel fra due belgi: Van Aert e Aerts

Azzurri doppiati

Gli azzurri? La pattuglia tricolore è stata protagonista di una gara anonima, colpa anche dell’intoppo subìto all’inizio (la stessa salita dove nella gara femminile U23 le francesi avevano bloccato la Baroni, facendole perdere secondi preziosissimi) senza che poi abbiano trovato lo spunto per recuperare, tanto da finire doppiati, esattamente come domenica scorsa a Overijse. Il migliore è stato Bertolini, 23° davanti a Dorigoni. Ci si poteva attendere onestamente di più, mentre una discreta figura ha fatto il vecchio ex iridato Stybar, 18° a 5’42” dopo aver ripreso la bici da ciclocross abbandonata da anni…

Van der Poel, il mondiale si vince sulla sabbia

29.01.2021
3 min
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Domenica, Ostenda, ore 15: Mathieu Van Der Poel dovrà svestire quella maglia arcobaleno che ha portato per un anno, rimetterla in palio contro il suo grande rivale, Wout Van Aert, nell’ennesimo capitolo di una sfida destinata a perpetuarsi da questa sabbia fino alla strada.

A Overijse, partenza sprint di Van der Poel, ma questa volta Van Aert non ha ceduto
A Overijse, partenza sprint di Van der Poel, ma questa volta Van Aert non ha ceduto

Un solo giorno

Con l’avvicinarsi dell’evento, Mathieu ha esternato davanti alle telecamere del team il suo stato d’animo alla vigilia del grande evento. Le interviste in tempo di pandemia avvengono per lo più nel freddo contatto televisivo, ma guardandolo in faccia, vedendo il suo viso tra l’annoiato e il corrucciato, è facile cogliere una certa tensione, data non solo dall’avvicinarsi della sfida, ma anche dagli esiti delle ultime gare, esiti contraddittori, che gli hanno tolto quelle certezze che solo sabato sera allignavano nella sua mente.

«Io ho sempre detto durante la stagione che la gara che conta è una e una sola, i mondiali – mette subito in chiaro l’olandese dell’Alpecin-Fenix – le altre non erano così importanti, perché non avevo qualcosa di particolare da difendere o da dimostrare. Quel che conta è solo quel che avverrà domenica».

Van der Poel è andato sul percorso, soprattutto nel tratto sulla sabbia, con suo fratello David
Van der Poel è andato sul percorso con suo fratello David

Spiaggia decisiva

VdP non fa mai il nome del suo rivale, quasi fosse un fantasma da esorcizzare, anzi fa pretattica evitando di identificare la gara iridata come una sfida a due.

«Si parte alla pari, tutti – dice – ognuno si è preparato in maniera diversa e arriva all’appuntamento per la sua strada, poi si vedrà. Ogni gara, ma anche ogni percorso è diverso, non si può fare una comparazione. Domenica la differenza si farà prima sulla spiaggia. Il tratto dal mare alla diga e dalla diga al ponte sembra molto difficile. Sarà difficile scavare tracce su quella sabbia. Spingeremo forte o avanzeremo a piedi».

Primo impatto

Il campione uscente attendeva con ansia il suo arrivo a Ostenda per verificare di persona il tracciato di gara.

«Il percorso avevo già potuto vederlo in occasione dei campionati belgi (vinti da Van Aert, ndr) – dice – ma non lo potevo giudicare solo in base a questo, non lo faccio mai. Sono abituato ad affrontarlo, a studiarlo di persona in allenamento per valutare con attenzione ogni singolo passaggio. Non mi fa paura né mi sento particolarmente fiducioso, dovevo vederlo da solo. D’altronde anche rispetto alla gara nazionale è passato tempo e quello che avevo visto va verificato, gli stessi organizzatori lo hanno modificato e reso più duro».

Più di una volta ha fatto show di potenza, soprattutto in partenza
Più di una volta ha fatto show di potenza, soprattutto in partenza

Guanto raccolto

Proclami di vittoria? No, non fanno parte del suo carattere.

«Penso di avere buone possibilità – si mantiene cauto il campione arancione – le ultime uscite sono state davvero buone, tali da farmi entrare nell’ultima parte della preparazione con il feeling giusto. Mi sono preparato meglio che posso, spero di vivere una bella giornata come quella dello scorso anno e so che è ampiamente possibile. Ci è stato presentato un percorso in cui entrambi possiamo fare le nostre cose. Io sarò in vantaggio nell’ippodromo, mentre il ponte e la spiaggia saranno migliori per Wout».

Van Aert, con l’azione di domenica a Overijse, gli ha lanciato il guanto di sfida, VDP è pronto a raccoglierlo.

Van Aert stavolta ha cambiato strategia

24.01.2021
4 min
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Chissà se Van Aert, ieri sera, aveva letto (o si era fatto tradurre…) il pezzo di bici.PRO su Hamme e soprattutto le parole di Bramati: «Hanno preso le misure, domani sarà una cosa diversa, Van Aert cambierà strategia e proverà a stargli attaccato…».
Fatto sta che, nella tappa finale di Coppa del Mondo a Overijse, il belga è partito a bomba, davanti a tutti, e Van der Poel non ha potuto far altro che metterglisi alle costole. Dopo un giro la gara era già disegnata, con i due all’attacco e gli altri a remare nel fango, un fango insidioso con mille punti traditori, che alla fine hanno scritto l’evoluzione della corsa. Nessuno è stato esente da cadute, ma quelle occorse a VdP sono state forse meno dolorose, ma più costose rispetto al rivale.

Questa volta Van Aert ha cambiato strategia e fatto da subito il passo
Questa volta Van Aert ha cambiato strategia di partenza

Caduta e foratura

La prima nel secondo giro, uno scivolone che ha permesso a Van Aert di prendere una quindicina di metri. L’olandese ha dovuto spingere per ricucire, sfruttando soprattutto i passaggi a piedi dove le sue lunghe leve permettevano di guadagnare sul leader della classifica. Appena riagganciato, un piccolo errore di guida di Van Aert sembrava permettere a VdP di andare via, ma nel finale del secondo giro la situazione cambiava improvvisamente. Il campione dell’Alpecin Fenix forava la gomma posteriore e Van Aert poteva finalmente liberarsi della sua scomoda compagnia. VdP, prima di poter cambiare la bici, era quasi raggiunto da Pidcock e Vanthourenthout, che poi vedevano la sua schiena allontanarsi irrimediabilmente sul pedalabile.

Per Van der Poel qualche scivolata e una foratura di troppo: una strategia per lui inattesa
Per Van der Poel qualche scivolata e una foratura di troppo

Seconda caduta

Van Der Poel transitava al terzo giro a 10” dal rivale, che però metteva in atto una quarta tornata eccezionale (forse il dato più incoraggiante per le ambizioni iridate del belga), raddoppiando il vantaggio in una tornata sostanzialmente priva di eventi esterni come forature o cadute.
Gara finita? Neanche per sogno: Van der Poel iniziava una lenta ma inesorabile rimonta, che nel corso del settimo degli 8 giri previsti lo portava a soli 6” dal rivale, ormai nel mirino. Una rimonta che però era costata grandi energie soprattutto mentali. Prima una pedalata a vuoto, poi un vero scivolone all’uscita di una curva mettevano fine alla contesa e l’olandese pensava solo a finire la gara, a 1’03” dal rivale che così poteva festeggiare la conquista del trofeo di cristallo. Terzo un brillante Thomas Pidcock (neanche lui esente da cadute) a 2’07” davanti a Vanthourenhout a 2’24” e Aerts a 2’49”.

Coniglio e cacciatore

Dalle prime parole di Van Aert si comprende chiaramente quanto valore essa abbia.
«E’ stato particolarmente piacevole – ha detto – per una volta essere il coniglio invece che il cacciatore… E’ stata una gara decisa da episodi, so che per il mondiale resta lui il favorito, ma ho avuto segnali che mi fanno sperare per il meglio».
Nel complesso buona la prova di Jakob Dorigoni e Gioele Bertolini, riusciti a entrare in zona punti pur venendo doppiati, ma il fatto che, pur essendo 24° e 25° rispettivamente, sono stati quinto e sesto fra gli “extra Belgio e Olanda” la dice lunga della situazione generale…

Wout Van Aert vince, conquista la Coppa e fa il pieno di fiducia per i mondiali
Wout Van Aert vince, conquista la Coppa e fa il pieno di fiducia per i mondiali

Alvarado al top

Anche la prova femminile ha aggiunto incertezza al prossimo rendez-vous iridato, con la seconda vittoria in 24 ore per Ceylin Del Carmen Alvarado, per certi versi ancora più netta rispetto a ieri, con Lucinda Brand, già sicura della conquista del trofeo, seconda a 24” ma soprattutto mai in gradi di impensierire la rivale.
Lo scontro di Ostenda si preannuncia incerto, ma le olandesi che puntano dichiaratamente a monopolizzare il podio dovranno marcare stretta l’americana Horsinger, oggi quarta a 34” dietro la brillante Manon Bakker, al secondo “bronzo” in due giorni. Tra le 6 azzurre in gara discreta prova per Eva Lechner, 13ª a 1’41” con una gara molto regolare dopo una partenza non brillante