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Padun: «I problemi sono alle spalle, ora guardo avanti»

05.08.2022
4 min
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Mark Padun si era lanciato in questa nuova avventura in maglia EF Education EasyPost con tutta la voglia di riscattarsi. Le prospettive hanno sempre parlato di un buon corridore che però difficilmente ha trovato la continuità necessaria per emergere del tutto. Tutto sembrava iniziato per il meglio con la WorldTour americana, uno dei team a rischio “retrocessione”

Una buona preparazione ed un debutto in Spagna al Gran Camino che aveva dato riscontri più che positivi: terzo posto nella classifica generale e vittoria di tappa nella cronometro conclusiva.

Poi, da marzo ad aprile solamente due corse: Tirreno-Adriatico e Giro dei Paesi Baschi con un DNF (un ritiro) a sancire che qualcosa non stesse andando nel verso giusto. Tra maggio e giugno ha corso al Delfinato e la Route d’Occitanie, finendo solo la prima ma in maniera completamente anonima.

La stagione di Padun era inizia bene: una vittoria (a crono) e il podio finale al Gran Camino
La stagione di Padun era inizia bene: una vittoria (a crono) e il podio finale al Gran Camino

Ennesimo stop

Incontriamo Padun al bus del team alla partenza della quinta tappa del Tour de Pologne. Volto magro e squadrato e poca voglia di scherzare, un paio di brevi battute con i meccanici e risale sul bus a sistemare le ultime cose. Quando scende ha addosso spessi occhiali neri che non lasciano trasparire alcuna emozione. 

«Ora sto bene – dice subito – ma nel mezzo sono stato malato, per un lungo periodo non riuscivo a stare bene. Ho avuto l’influenza, con quattro giorni di febbre alta, ma non era Covid, ho fatto dei tamponi ed erano tutti negativi. Fatto sta che nonostante mi fossero passati i sintomi mi sono sentito debole per le 3-4 settimane successive. Ero comunque motivato a ricercare la condizione migliore, avevo voglia di rifarmi e di essere di nuovo competitivo».

Padun (classe 1996) ci è apparso molto magro, come non si vedeva da tempo (foto Instagram)
Padun (classe 1996) ci è apparso molto magro, come non si vedeva da tempo (foto Instagram)

Altura a doppia faccia

Quando un corridore è in cerca della condizione va in altura per lavorare in maniera serena e senza distrazioni. Ma quando ti alleni senza essere al cento per cento della condizione fisica e mentale rischia di farsi del male.

«A maggio non ho corso – racconta appoggiato alla sua Cannondale bianca – sono andato in altura per quattro settimane perché volevo riprendermi ed allenarmi forte, ma quando vai in ritiro e stai male poi le cose vanno anche peggio, questo è stato un errore di valutazione mio.

«Quando sono tornato alle corse ero finito. Sono andato al Delfinato e l’ho finito per miracolo. Nei miei programmi, concordati ad inizio stagione con la squadra c’era il Tour de France, una gran bella occasione che però è sfumata a causa dei continui problemi».

Nella crono del Polonia l’ucraino si è piazzato al decimo posto
Nella crono del Polonia l’ucraino si è piazzato al decimo posto

Il prossimo futuro

Al Tour de Pologne Padun ha ritrovato compagni e corse, il sorriso arriverà, si spera. Ora Mark si gode il ritorno alle corse e qualche certezza in più e guarda ai prossimi impegni con fiducia. L’ora della partenza si avvicina e il corridore ucraino si allontana lentamente in sella alla sua bici, ma prima ci scambiamo ancora qualche battuta.

«In questi ultimi due mesi sono stato sempre meglio. Non ho fatto viaggi, sono rimasto a casa e mi sono allenato in maniera adeguata.

«Alla EF sto bene, con i compagni mi sento a mio agio e questo è un buon punto. Sono qui perché nonostante tutto potrei fare la Vuelta, ma sarà la squadra a decidere ovviamente. Spero in una buona seconda parte di stagione, è ora di avere un po’ di fortuna».

Il test da Bartoli, la firma con la EF Education. Ecco Padun

11.02.2022
6 min
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Due tappe al Delfinato, tra l’altro con due azioni formidabili e poi niente Tour. Un qualcosa d’insolito per chi brilla nell’antipasto della Grande Boucle. E questa storia insolita è stata quella di Mark Padun.

Una storia che aveva attirato grandi attenzioni mediatiche. Un silenzio quasi assordante che nel mondo del ciclismo, ahinoi (un po’ di mea culpa dobbiamo farla), corrisponde sempre ai sospetti.

Perché non portare un atleta in tali condizioni al Tour de France? Queste domande se le è poste Padun stesso.

La vittoria di Les Gets. Padun non è nuovo ad imprese in salita. Da U23 ha vinto corse davanti a scalatori quali Mas, Higuita, Vlasov, Hindley
La vittoria di Les Gets. Padun non è nuovo ad imprese in salita. Da U23 ha vinto corse davanti a scalatori quali Mas, Higuita, Vlasov, Hindley

L’addio alla Bahrain

L’ucraino, ora alla EF Education-EasyPost, ha raccontato a L’Equipe la sua storia di corridore e di uomo.

Ha parlato di come da poco più che ragazzino ha dovuto lasciare l’Ucraina e la sua Donetsk. Si stava allenando e si è ritrovato i carri armati di Putin lungo la strada. Era la guerra di Crimea del 2014. Ha raccontato delle sue difficoltà a mantenere il peso e ha raccontato della clamorosa esclusione dal Tour dopo i trionfi di  La Plagne e Les Gets.

«Mi hanno dato dell’imbroglione, ma non è vero – ha detto Padun a L’Equipe – La Bahrain Victorious era contenta dei miei risultati. Dopo il Delfinato sono andato da solo in ritiro al Passo San Pellegrino, per dieci giorni. Ho ricevuto un’e-mail nella quale mi dicevano che ero nel primo gruppo selezionato per il Tour. Qualche giorno dopo mi hanno chiamato e mi hanno detto: scusa Mark, ma abbiamo deciso di portare un altro».

«Quel giorno stavo facendo una distanza, 200 chilometri, mi sono fermato due volte. Nella prima ho mangiato una pizza, nella seconda una torta. A quel punto, anche se avevo un altro anno di contratto, ho cercato un’altra squadra». Con la squadra americana ha firmato per tre stagioni (fino al 2024).

Padun con Antonio Bevilacqua. Il tecnico della Colpack-Ballan (in cui Mark ha militato per due stagioni) era certo che sarebbe emerso
Padun con Bevilacqua. Il tecnico della Colpack-Ballan (in cui Mark ha militato per due stagioni) era certo che sarebbe emerso

L’arrivo alla EF

E la squadra l’ha trovata. A farsi avanti è stato il team manager della EF Education-EasyPost, Jonathan Vaughters. Vaughters chiama Padun quasi all’improvviso e lo manda in Toscana per dei test “a sorpresa” se vogliamo. I test rivelano valori eccezionali nonostante fosse già fermo e fuori forma (era 76 chili, 9 in più del suo peso ideale): quelle imprese di Padun al Delfinato non sono un caso.

Semplicemente l’ucraino aveva messo tutti i tasselli al posto giusto: condizione fisica, stato mentale, peso… Verificato quindi anche il passaporto biologico Vaughters lo fa firmare.

Più o meno nei giorni delle imprese di Padun al Delfinato, c’era il Giro d’Italia U23. In quell’occasione parlammo con Antonio Bevilacqua, che lo aveva accolto alla Colpack. Antonio ci raccontò dell’enorme potenziale di Padun e non era affatto sorpreso di quelle sue vittorie

Alla luce di tutto ciò abbiamo raggiunto Padun, che tra l’altro in questi giorni si trova in Italia, in Veneto. Chiaramente con la sua nuova Cannondale. Padun è cordiale e racconta la sua nuova avventura con interesse.

Padun (26 anni a luglio) agli ultimi europei. Eccolo al fianco di Pogacar
Padun (26 anni a luglio) agli ultimi europei. Eccolo al fianco di Pogacar
Mark, come è andato il tuo approdo in EF?

Vaughters mi ha fatto una bella proposta e l’ho colta. Poi questa era la squadra dove volevo andare. Prima di prendermi mi ha mandato da un preparatore in Toscana (Mark è partito da Andorra, dove vive) per eseguire questo test. Un test sul Vo2Max, il massimo consumo di ossigeno. Visti i dati, la sera stessa Vaughters ha preparato il contratto. Noi ti vogliamo, mi disse.

Da un preparatore in Toscana: chi è?

Michele Bartoli.

E ti segue lui?

Sì. Mi ha iniziato a seguire lui. Mi piace molto Michele. E’ sempre presente, se gli mandi un messaggio risponde subito, un bel rapporto… E poi vedo anche come sto crescendo, come procede la mia forma. Sto lavorando in modo diverso dallo scorso anno. 

In cosa è diverso il lavoro?

Faccio più lavori di prima. Lavori più lunghi per ora.

Mark, tornando alla storia della esclusione dal Tour, pensi che se ti avessero portato ci sarebbe stata meno “confusione” intorno a te?

Non lo so. Sì, forse se fossi andato al Tour sarebbe stato diverso e non ci sarebbero state polemiche. Sinceramente non so perché non mi abbiano portato. Ma ormai è successo otto mesi fa. E’ una storia vecchia…

Alla Vuelta Burgos, l’ucraino è salito sul podio dietro Landa (suo compagno) e Aru
Alla Vuelta Burgos, l’ucraino è salito sul podio dietro Landa (suo compagno) e Aru
Dopo però hai continuato a correre, non hai chiuso subito con la Bahrain Victorious…

Dopo il Delfinato non ho corso per 40 giorni. Ho ripreso alla Settimana Internazionale Italiana in Sardegna, San Sebastian, Burgos e Vuelta.

Come ti trovi in questo nuovo team?

Adesso sono felice. Un nuovo ambiente in cui mi trovo bene. Non che alla Bahrain Victorious non stessi bene, ma sono stato contento di cambiare. E’ diverso. Ho i miei bei obiettivi da raggiungere.

In che cosa è diverso?

Beh, ogni gruppo è diverso, ha le sue abitudini, i suoi metodi di lavoro. Dipende dal suo capo, dall’impronta che dà al personale. Qui ci sono molti giovani e di tante Nazioni. Abbiamo fatto tutti amicizia presto. I gruppi di lavoro sono sempre stati mischiati, non c’è mai stato un gruppo fisso. E ancora dobbiamo conoscere i ragazzi degli altri Continenti che a causa del Covid non sono venuti. E’ un ambiente più tranquillo. 

E c’è Bettiol: che ci dici di Alberto?

Ero in camera con lui! Ragazzo tranquillo, simpatico… Lo conoscevo poco.

Mark, hai parlato anche di tuoi obiettivi: quali sono?

Voglio lavorare su me stesso. Conosco ormai i miei punti deboli e su quelli devo insistere. So che se li supero posso volare.

Lo scorso anno alla Vuelta, Padun si è messo a disposizione del team e di Haig in particolare
Lo scorso anno alla Vuelta, Padun si è messo a disposizione del team e di Haig in particolare
E quali sono questi punti deboli?

Beh, ormai li conoscete. Lo avete scritto.

Ti riferisci al peso?

A quello, ma anche all’essere costante negli allenamenti, nei risultati, nelle sensazioni positive…

Qual è il tuo calendario?

Voglio andare forte in primavera. Inizio in Spagna con la Gran Camino, poi Tirreno-Adriatico, Paesi Baschi, classiche delle Ardenne e Romandia. Poi in estate andrò al Tour… almeno per adesso è così. E il mio obiettivo di quest’anno è vincere una tappa in un grande Giro.

E invece il sogno da bambino?

Vincere il Tour de France, come tutti i bambini.

Ma quindi ti senti un corridore da corse a tappe, uno scalatore?

Tecnicamente sì, mi sento da corse a tappe. Quelle di una settimana sicuro, per i grandi Giri vedremo passo dopo passo.

Da Cavendish a Pozzovivo, tutti quelli in attesa di contratto

29.10.2021
5 min
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Probabilmente a breve firmeranno, ma certo fa un certo effetto rendersi conto che certi corridori che (ciascuno nel suo ambito) hanno fatto la storia, non abbiano ancora firmato il contratto per la prossima stagione. Anche se lo hanno annunciato. Anche se la stretta di mano li ha mandati sereni in vacanza. L’Equipe di oggi si è messa a ragionare sui corridori in cerca di sistemazione, ma la verità è che il computo complessivo è ben più cospicuo. Quello che stupisce è appunto la caratura dei personaggi. I francesi a dire il vero hanno inserito nel mazzo anche Valverde, che tuttavia ha rinnovato con Movistar, annunciando anche che il 2022 sarà la sua ultima stagione in gruppo.

Cavendish in sospeso

E’ ancora in attesa di sapere qualcosa Mark Cavendish, con 156 vittorie da professionista e il record eguagliato di 34 tappe al Tour de France, con tanto di toccante abbraccio con Eddy Merckx. Lo scorso anno il suo arrivo alla Deceuninck-Quick Step fu coperto da uno sponsor portato in dote e probabilmente nessuno poteva aspettarsi che il velocista abulico delle ultime stagioni ritrovasse la verve per vincere 10 corse, fra qui 4 tappe al Tour. Ovviamente adesso gli è venuta voglia di continuare con lo squadrone belga, ma il prolungamento tarda a essere ufficializzato perché le nuove pretese di Mark avrebbero complicato le discussioni.

Thomas avrebbe lasciato la Ineos, ma finirà col restare a… casa
Thomas avrebbe lasciato la Ineos, ma finirà col restare a… casa

Si è ragionato parecchio, ad esempio, sul post carriera del corridore, che vorrebbe assicurarsi un posto nello staff della squadra.

«Vuole rimanere coinvolto con noi – ha detto Patrick Lefevere – e questo mi sembra abbastanza negoziabile».

Tuttavia il grande capo ha anche precisato che al Tour del 2022 il suo velocista di punta sarà Fabio Jakobsen e che Cavendish non lo accompagnerà. A Cavendish i conti tornano? Se è vero, come ci disse Petacchi salutandone il ritorno al top, che la vera differenza nelle motivazioni per Mark la fa proprio la Grande Boucle, sapere in partenza che non vi prenderà parte gli permetterà di lavorare bene? Forse sì. D’altra parte non doveva andare neppure quest’anno, poi i guai di Bennett e le relative tensioni con la squadra, gli hanno permesso di vivere il lieto fine che pochi si aspettavano. Forse neppure lui.

Thomas non si muove

Ancora oltre la Manica, ma questa volta con un gallese che il Tour de France l’ha vinto: Geraint Thomas. La sua situazione si dovrebbe definire a breve, dopo che lo stesso corridore aveva ventilato l’eventualità di cambiare maglia. E la Ineos, dato che “G” non ha concluso per infortuni e cadute il Giro del 2020 e l’ultimo Tour, aveva detto che non avrebbe contrastato le eventuali offerte che avesse ricevuto.

Alla Ineos Grenadiers approda anche Viviani, contratto da firmare e tante belle prospettive
Alla Ineos Grenadiers approda anche Viviani, contratto da firmare e tante belle prospettive

Thomas è stato così avvicinato dalla Cofidis, poi dalla Qhubeka NextHash sulla cui sopravvivenza in attività si nutre più di qualche dubbio. Finirà probabilmente che il vincitore del Tour 2018 rimarrà alla Ineos, ricordando che la sua vittoria al Romandia 2021 lo aveva segnalato nuovamente tra i più forti in gruppo.

La sensazione, parlando di lui con Adriano Malori nelle scorse settimane, è tuttavia che sia arrivato al limite della sopportazione della ferrea disciplina che ha consentito a tanti corridori di quel team di raggiungere i risultati più importanti. Probabilmente in quel gruppo tutti lo sanno, come sanno anche che potrebbe essere rischioso incentrare tutto su Bernal e Carapaz e sfidare apertamente Pogacar e Roglic: meglio avere qualche alternativa.

La rincorsa di Viviani

Poi c’è Viviani, anche se sappiamo che andrà alla Ineos Grenadiers e anche lui ce l’ha confermato qualche settimana fa prima del Giro del Veneto. Ma mai come questa volta il suo contratto è stato laborioso da siglare.

Dopo un anno e mezzo senza vincere, Elia ha vissuto una piccola rinascita dopo le Olimpiadi, con quattro vittorie in Francia e finalmente il mondiale dell’eliminazione di recente a Roubaix.

Mark Padun, rivelazione al Delfinato 2021, rimane al Team Bahrain Victorious?
Mark Padun, rivelazione al Delfinato 2021, rimane al Team Bahrain Victorious?

Le prime voci lo avevano visto all’Astana, ma in quella fase della stagione Vinokourov non aveva ancora riavuto il potere di firma. Poi alla Deceuninck-Quick Step, dove Lefevere non era però parso davvero convinto. Si era parlato persino di Eolo-Kometa, ricordate? Il contratto con la Ineos è quasi un ritorno a casa. Alla corte di Brailsford, Viviani ha vinto le Olimpiadi e se ne andò perché in quel Team Sky non c’era tanto posto per i velocisti, avendo in Froome e Thomas le star indiscusse del Tour. Bernal e Carapaz, come già detto per Thomas, non danno forse le stesse garanzie, per cui Viviani sarà il velocista di punta (fintanto che Ethan Hayter salirà un altro scalino) e avrà accesso a tutte le gare più importanti in calendario.

In ansia per Pozzo

Questi i più grandi, anche se rimangono per il momento senza contratto anche Omar Fraile, 31 anni, campione spagnolo e Mark Padun, 25 anni, rivelazione dell’ultimo Delfinato e poi interprete di una Vuelta abbastanza anonima.

Ha appena trovato… casa Davide Villella (team WorldTour, annuncio prossima settimana), mentre fa fatica a trovare sistemazione un veterano come Rojas. In cerca di sistemazione Liam Bertazzo, iridato del quartetto. E tornando sul fronte dei veterani, siamo un po’ in apprensione per Domenico Pozzovivo: anche lui probabilmente continuerebbe alla Qhubeka-Nexthash, ma è davvero difficile riuscire a capire se il team andrà avanti.

La scadenza, per loro come per tutti, era quella di fine ottobre, ma pagando una penale ogni giorno il termine si può far slittare. Anche se prima o poi l’Uci dovrà avere in mano tutta la documentazione necessaria…

Carboidrati e falsi miti: sfatiamoli con il nutrizionista di Padun

18.06.2021
5 min
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Il racconto di Padun sulla gestione dei carboidrati, sull’intervento da parte del suo nutrizionista e sul dimagrimento ci ha incuriosito. I corridori parlano fra loro e, soprattutto i giovani e quelli che pensano di trovare tutto su internet, si formano spesso convinzioni sballate. Come ad esempio quella di eliminare i carboidrati per restare magri. Il guaio è che ci si accorge del pasticcio quando è tardi e magari per qualche convinzione strampalata si è buttata la stagione.

«La bravura di Mark – spiega Nicola Moschetti, nutrizionista del Team Bahrain Victorious – è stata proprio andare contro queste sue idee, affidandosi a dei professionisti. E’ stato bravo e il risultato è che adesso va alla grande».

E allora entriamo nella vicenda Padun, prendendo scherzosamente in apertura l’immagine di Alberto Sordi e la celebre frase tratta da Un americano a Roma – «Macaroni… m’hai provocato e io te distruggo, maccaroni! Io me te magno!» – per capire che i carboidrati in realtà non vadano affatto evitati. E che la carriera dell’ucraino sia cambiata grazie alla loro corretta assunzione, iniziata con un lavoro di educazione nutrizionale, affinché capisse che la periodizzazione li rende più funzionali ed efficaci.

Fra corridori c’è la credenza sballata che i carboidrati facciano solo ingrassare
Fra corridori c’è la credenza sballata che i carboidrati facciano solo ingrassare
Caro Moschetti, in che modo è iniziato il lavoro con Padun?

Dall’analisi delle sue abitudini. Era capace di fare un carico enorme di carboidrati prima di partire, poi li eliminava completamente, sia durante sia dopo l’allenamento o la gara. I corridori hanno il falso mito che per dimagrire si debba non mangiare in allenamento. E Mark era uno di questi, ma non sapeva che i grassi bruciano alla fiamma dei carboidrati. Per cui può starci qualche allenamento senza usarli per migliorare la definizione corporale, ma il dimagrimento di cui è stato protagonista è derivato proprio dall’uso giusto dei carboidrati.

Che cosa lo rende giusto?

Li assumi quando servono, li riduci quando non servono. In questo modo si dà uno stimolo al metabolismo. Unito al fatto che in altura si brucia di più, ecco spiegati quei 4,5 chili in meno che erano il nostro obiettivo. Ma non si dimagrisce smettendo di mangiare, lo si fa seguendo un piano nutrizionale, per cui perdi peso mantenendo la potenza.

Il calo di peso di Padun è avvenuto durante 25 giorni in altura, mangiando nel modo giusto
Il calo di peso di Padun è avvenuto durante 25 giorni in altura, mangiando nel modo giusto
Cosa è cambiato rispetto al Padun che mangiava grandi quantità di pasta in partenza e poi non mangiava più?

E’ cambiato che a colazione ora mangia i carboidrati attraverso pane integrale, oppure 70-80 grammi di porridge. A questi somma un apporto proteico scegliendo fra latte, oppure yogurt, prosciutto, uova. Poi grassi buoni tramite frutta secca, noci e mandorle.

Durante l’allenamento?

I carboidrati arrivano tramite barrette specifiche, oppure banana o paninetti, altrimenti borracce con maltodestrine o gel. In questo modo, quando rientra, il suo pranzo sarà un piatto di pasta o carboidrati a basso indice glicemico, in modo da scongiurare l’aumento di massa grassa. E anche a cena ci sarà una quota di carboidrati, anche in funzione del lavoro del giorno successivo.

A colazione, per Padun carboidrati attraverso il porridge
A colazione, per Padun carboidrati attraverso il porridge
Una bella differenza…

Se fai il pieno di carboidrati a colazione, vai incontro di sicuro a un calo glicemico, per cui ti ritrovi in allenamento o in corsa svuotato di energie. Quel senso di pedalare a sfinimento non è il segnale che si sta dimagrendo, ma che si sta perdendo capacita di prestazione. La colazione è un pasto importante, ma senza sfondarsi. Perché poi in allenamento puoi dare da 60 a 90 grammi di carboidrati per ora e sei più che a posto.

Confermi che purtroppo una delle brutte abitudini dei corridori sia il sentito dire?

E’ molto diffuso e per questo si deve partire da una buona educazione alimentare di base. E’ vero che i carboidrati in eccesso fanno salire di peso e aumentare la massa grassa, ma è anche vero che sono la sola benzina del nostro corpo. Se li elimini o li riduci troppo, infici la prestazione e il recupero che inizia la sera dopo la tappa o dopo l’allenamento che dir si voglia. Stare troppo leggeri a cena riduce il recupero.

I grassi a colazione li assume anche attraverso frutta secca
I grassi a colazione li assume anche attraverso frutta secca
Padun è stato bravo ad andare contro le sue convinzioni, ma come fate a scongiurare il rischio che ci ricada?

Lo seguo giornalmente. Ci sentiamo, lui ha una tabella e la nutrizione è basata sui suoi feedback dopo il lavoro che ha fatto e quello che deve fare. Perché è vero che ci sono i nutrienti, le quantità e la strategia nell’assumerli, ma alla base c’è comunque il rapporto umano. E’ il solo modo per sgretolare il muro di convinzioni frutto di poca informazioni o di ricerche sbagliate su internet.

I famosi integratori contaminati che hanno rovinato più di una carriera?

Anche quelli. Oppure prodotti miracolosi che fanno perdere peso senza alcuna evidenza scientifica che lo attesti. E poi comunque si parla di integratori, non di alimenti sostitutivi. E l’integratore in quanto tale ha bisogno di poggiarsi su qualcosa di più sostanzioso. Ma credo che la risposta migliore sia stato aver visto Mark vincere in quel modo al Delfinato. Tante teorie senza la prova dei fatti rischiano di rimanere tali.

Il segreto di Padun in salita? Quattro chili in meno

15.06.2021
5 min
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Il primo a sorprendersi è stato lui, Mark Padun. Non perché non avesse mai sognato di essere fra i migliori e giocarsi con loro certi arrivi, ma perché i primi due anni da professionista sono stati parecchio faticosi. E sebbene l’ucraino del Team Bahrain Victorious avesse già trovato il modo di vincere e fra gli under 23 avesse avuto una traiettoria di primissimo piano, nulla lasciava presagire che avrebbe preso a schiaffoni i più forti del mondo sulle Alpi del Delfinato, come invece è successo il 5 e 6 giugno a La Plagne e poi a Les Gets.

In fuga nell’ultima tappa del Delfinato: aveva già vinto la precedente
In fuga nell’ultima tappa del Delfinato: aveva già vinto la precedente

«Sono state due vittorie diverse – sorride dal Passo San Pellegrino, dove si sta allenando – la prima soffertissima. Mal di gambe tutto il giorno, per cui immaginate la sorpresa nel restare con loro e poi avere le gambe per staccarli. La seconda, dopo essere andato in fuga e soprattutto nel giorno in cui mi sono sentito meglio. Ho vinto il Gpm e appena è iniziata l’ultima salita ho visto che gli altri rallentavano, così non ho fatto altro che continuare col mio passo».

Cambio di passo

Detta così sembra semplice, in realtà dietro c’è una seria presa di coscienza di quel che serva per fare il corridore e una nuova determinazione. Basta guardare le foto per rendersi conto di quanto sia stata profonda la svolta. Padun ha lo sguardo simpatico, l’ha sempre avuto. Ci sono gli ucraini serissimi e quelli spiritosi, come ad esempio Popovych: Mark è fatto così.

Che cosa è cambiato?

E’ stato tutto sorprendente anche per me, un successo. A maggio ho lavorato tantissimo in altura, parliamo di più di 25 giorni fra Andorra e Teide, e ho perso quattro chili e mezzo, che è davvero tanto. In vita mia ho sempre avuto ottimi numeri, ma anche il problema del peso. E questa differenza ha inciso tantissimo.

Come hai fatto a buttarne giù così tanti?

In altura si brucia di più, ma soprattutto ho imparato a mangiare. Prima, se dovevo fare cinque ore, mangiavo un piattone di pasta e poi durante l’allenamento quasi niente. Ho sempre stressato molto il mio corpo, forse troppo. Adesso ho imparato a ridurre l’apporto di carboidrati e a distribuirli meglio: prima, durante e dopo lo sforzo. Non è andata neanche male, se posso dire (ride, ndr), visto che a me piace tanto la carne.

Cosa cambia in salita con 4,5 chili in meno?

Vado con gli stessi rapporti, ma li giro più velocemente e con meno fatica. Nell’ultima tappa del Delfinato, ero a 390 watt, poi ho smesso di guardarli e sono partito. Visto che non riuscivano a prendermi, mi è venuto il dubbio di aver aumentato la spinta. Così ho guardato, ma i watt erano sempre quelli. E’ come portare cinque borracce in meno, si sente…

Sei passato professionista con vittorie importanti, da Capodarco alla classifica della Fleche du Sud: pensavamo tutti che saresti arrivato prima a questi livelli…

Lo pensavo anche io, ma ho iniziato a sbagliare, facendo troppo e nel modo meno giusto. Durante l’ultimo inverno però, è intervenuto Paolo Artuso, il mio preparatore, e abbiamo messo ordine a tutto quello che facevo. Che io abbia il motore l’ho sempre saputo, ma va gestito, programmato, preparato.

Può esserti mancato qualche riferimento al passaggio tra i pro’?

Un po’ forse è quello, ma non sarebbe bastato continuare a fare le cose che alla Colpack mi permettevano di vincere. Qua si va fortissimo, gli sbagli che facevo nei dilettanti non sono più consentiti.

Sbagli?

Quello fra gli under 23 è stato un bel periodo. L’altro giorno li ho visti passare qui sul San Pellegrino e mi è venuto da sorridere. Era tanto più facile di adesso. Sembrava che per vincere bastasse non mangiare i dolci e in effetti era così. Bastava poco. Ero più giovane, alle corse andavamo a divertirci. Nel WorldTour serve soprattutto concentrazione.

Spiega meglio.

Qualcuno mi diede questo consiglio, non ricordo chi, ma lo trovo azzeccatissimo. Puoi lavorare alla perfezione per 300 giorni all’anno, ma se perdi la concentrazione per una settimana, puoi anche buttare tutta la stagione. Tenerlo presente, ti salva da tante situazioni, in cui rischi di mandare tutto a monte.

Da solo nell’ultima tappa del Delfinato: Padun arriverà con 1’36” sul secondo
Da solo nell’ultima tappa del Delfinato: arriverà con 1’36” sul secondo
Dove vivi adesso?

Mi sono spostato ad Andorra, per una serie di motivi, non ultimo il fatto che rispetto all’Italia per noi ucraini è molto più semplice avere i documenti. E poi c’è il vantaggio dell’altura. Normalmente quando ho lavori da fare, mi alleno da solo e in quel caso ho lo sguardo fisso al misuratore di potenza. Invece nei giorni più liberi esco con altri corridori e il display neppure lo guardo.

Prossima tappa il Tour?

Non ho ancora la convocazione, ma dovrebbe essere così.

Con quali ambizioni?

Non di classifica, perché c’è chi l’ha preparata. Però ora che so di poter vincere le tappe di montagna, magari posso pensare a quelle. Se poi un domani decideremo di provare a tener duro, vorrà dire che cominceremo a lavorarci per tempo. Ad ora per la classifica abbiamo gente più attrezzata.

La forza, l’herpes, la religione: Bevilacqua ci racconta Padun

11.06.2021
5 min
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Quando Mark Padun arrivò in Italia era il 2015. Era un ragazzo di neanche 19 anni. Aveva lasciato la sua Donetsk, città ucraina ad un centinaio di chilometri a Nord del Mar Nero, per fare il corridore. Un anno al Team Palazzago poi il passaggio in quella che è diventata la sua seconda famiglia, la Colpack.

Antonio Bevilacqua con Padun. Mark è stato alla Colpack per due stagioni (2016-2017)
Antonio Bevilacqua con Padun. Mark è stato alla Colpack per due stagioni (2016-2017)

Vittorie sì, sorpresa no

Oggi questo potente passista (poi vedremo se è corretto definirlo così) è alla ribalta in quanto vincitore di due tappe al Giro del Delfinato. E non due tappe qualsiasi, quelle più dure di montagna. Due trionfi ottenuti di forza. Con due attacchi da lontano ma finalizzati con andature degne dei migliori uomini di classifica. Chi lo conosce bene, come Antonio Bevilacqua, uno degli storici diesse della squadra bergamasca va oltre…

«A dire il vero questo exploit me lo aspettavo molto prima perché Mark è un corridore molto forte. Non dimentichiamo che lui ha già vinto una tappa al Tour of the Alps al primo anno tra i pro’. Poi ha avuto tanti problemi, soprattutto un herpes. 

«Gli venivano questi sfoghi sul viso ma anche su tutto il corpo, che indirettamente generavano problemi di peso. Era costretto a fermarsi, doveva prendere degli antibiotici. E questo gli era successo già quando correva con noi. Si tratta di un problema che si portava dietro da quando era ragazzino. Piano piano lo sta risolvendo. Ne abbiamo parlato recentemente e pare sia sulla strada giusta.

«E’ un corridore veramente forte. Queste due vittorie mi hanno colpito perché sono arrivate una dietro l’altra ma il fatto che abbia alzato le braccia al cielo no: non è stata una sorpresa per me».

Al Delfinato l’ucraino ha dedicato le sue vittorie a Gesù
Al Delfinato l’ucraino ha dedicato le sue vittorie a Gesù

Padun scalatore?

Il corridore della Bahrain-Victorious ha vinto in salita, ma non ha certo un fisico super longilineo da farlo etichettare come scalatore. E’ stato anche campione nazionale a crono nel 2019.

«Però – riprende Bevilacqua – vorrei ricordare che questo ragazzo con noi ha vinto tappe al Giro della Val d’Aosta, al Giro d’Italia U23. Ha conquistato il Gp Capodarco. Non solo, ma proprio in un Giro U23 ha lottato per la vittoria. Era l’anno in cui vinse Pavel Sivakov

«Piuttosto – e punta l’indice verso l’alto come a sottolineare ciò che sta per dire – ha messo un po’ di peso, però credo che se continua a sistemare i suoi problemi fisici possa andare ancora più forte. Io almeno l’ho visto così e mi è sembrato un po’ gonfio. Non è ancora tirato come dovrebbe essere e per questo dico che per me ha dei margini di miglioramento».

I numeri mostrati in salita in Francia sono paragonabili a quelli di un uomo di classifica, magari non da podio, ma tranquillamente da primi dieci. E infatti quando chiediamo a Bevilacqua che corridore è Padun e cosa può vincere, lui risponde secco: «Può vincere un Giro. Con noi fece quinto. Ebbe un problema con la bici da crono anche lui – ride pensando a quanto accaduto pochi giorni fa ad Ayuso – comunque sì, per me un passista-scalatore».

A Bevilacqua fa eco Gianluca Valoti, altro diesse della Colpack: «Fisicamente Mark è fortissimo, però la sua testa è il punto forte per me: è sempre concentrato e gli appuntamenti importanti non li sbaglia. Se può vincere un Giro? Per adesso sulle tre settimane ancora è presto forse, ma se finirà di risolvere i suoi problemini fisici ce la potrà fare».

Al Giro U23 del 2017 Padun vince la terza frazione a Barnara di Romagna
Al Giro U23 del 2017 Padun vince la terza frazione a Barnara di Romagna

Subito in fuga

Ma chi è davvero Padun? Antonio Bevilacqua ne ha visti passare di ragazzi e di ognuno sa vita morte e miracoli.

«Una cosa che mi colpì di lui – ricorda Bevilacqua – è che appena arrivò da noi vinse subito una gara, a La Torre. Sarà stata anche una corsa regionale, solo che lui andò via a 40 chilometri dall’arrivo e non lo ripresero più! Fu un bel momento. Ma già lo avevo notato l’anno prima che era forte, che aveva del potenziale.

«E poi è un ragazzo molto religioso, prega sempre… davvero il classico bravo ragazzo. Quando venne con noi gli diedi un appartamento che praticamente era di fronte casa mia, a Bergamo. Lui non aveva la macchina e per fare le commissioni usciva da solo. Gli chiedevo: Mark ti devo accompagnare? E lui rispondeva sempre di no. Andava a piedi: faceva due, tre chilometri ma non chiedeva mai, non voleva disturbare. Andava al supermercato e tornava carico con il suo zainetto pieno di cose e le bottiglie d’acqua nelle mani, le borse della spesa… Un ragazzo d’oro».

I titoli nazionali a crono sono due per Padun: quello del 2016 tra gli U23 (in foto) e quello del 2019 tra i pro’
I titoli nazionali a crono sono due per Padun: quello del 2016 tra gli U23 (in foto) e quello del 2019 tra i pro’

Più peso nella Bahrain

E adesso queste vittorie potranno influire sul suo cammino? Avrà un altro peso in seno alla Bahrain? Come abbiamo detto non sono state solo due vittorie, ma è il come sono arrivate che conta.

«Sicuramente sarà più considerato adesso – dice Bevilacqua – e anche Mark avrà più stimoli e certezze. Alla fine dell’anno scorso posso dirvi che ha avuto dei dubbi, quasi voleva smettere… però alla fine il lavoro paga sempre. Magari era stanco dei suoi problemi. Ci sentiamo di tanto in tanto. A volte ci viene a trovare in sede, nel magazzino. E’ rimasto un bel rapporto. Mark adesso vive a Lovere, ma è da solo e lui sa che noi ci siamo sempre».

«E’ vero – ribatte Valoti – si è affezionato molto a noi».