Fortunato studia da grande e Basso lo osserva. Sentite qua…

14.03.2022
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Nonostante un paio di buchi in discesa e un guasto tecnico che l’ha costretto a fermarsi, Lorenzo Fortunato sul Carpegna ha venduto la pelle a carissimo prezzo. Era la prima salita di stagione, affrontata per giunta in un clima da lupi, eppure lo scalatore bolognese ha chiuso prima di corridori ben più navigati come Uran e Barguil e tutto sommato non troppo lontano da Evenepoel. Intendiamoci, niente di stratosferico, eppure un piccolo segnale da un ragazzo che ha iniziato la stagione al piccolo trotto, avendo i suoi obiettivi da maggio in avanti. E che, soprattutto, sta vivendo in una dimensione per lui totalmente nuova.

Lo scorso anno di questi tempi, nessuno sapeva chi fosse. Ora è uno dei più attesi e salutati
Lo scorso anno di questi tempi, nessuno sapeva chi fosse. Ora è uno dei più attesi e salutati

Ne abbiamo parlato perciò con Ivan Basso. La Eolo-Kometa ha investito parecchio per trattenerlo ed è chiaro che si aspetti degli altri passi avanti dopo le vittorie del 2021. Abbiamo scritto di recente su quanto sia difficile confermarsi, perciò con Ivan cerchiamo di capire quali siano e quanto alte le attese.

Che idea ti sei fatto di Lorenzo?

E’ un ragazzo che sta tirando fuori quello che aveva fatto vedere nelle categorie giovanili e che poi aveva perso per troppo tempo. Lo smalto di correre nelle prime posizioni. Ha faticato un po’ a riprenderlo. In questo momento lo vedo che vuole correre da campione, ma ancora non può, non ce l’ha dentro. Non ha ancora la statura per farlo e l’esempio c’è stato a Carpegna.

Sul traguardo di Carpegna, Fortunato è arrivato con Uran e Barguil
Sul traguardo di Carpegna, Fortunato è arrivato con Uran
Che analisi hai fatto?

Ne ho parlato con lui dopo la tappa. Ha voluto fare corsa con i migliori e non ha osato. Non ha voluto anticipare insieme a Rosa perché aveva paura di staccarsi e ha portato a casa un dignitoso 17° posto. In una corsa così, può sembrare un risultato da poco, ma se guardiamo con chi era e dov’era un anno fa, quando non aveva fatto ancora un piazzamento nei primi 50…

Sta prendendo le misure?

Credo sia giusto che si metta alla prova, ma per ottenere dei risultati deve correre sicuramente in un altro modo, non come a Carpegna. Però a me piacciono i corridori che a volte prendono la responsabilità, fanno delle cose e poi capiscono che era meglio gestirla in un altro modo. Non li considero errori, li considero percorsi di crescita. E’ un corridore che secondo me ci farà divertire durante la stagione.

Con Gavazzi verso la partenza di Apecchio, nel giorno di Carpegna
Con Gavazzi verso la partenza di Apecchio, nel giorno di Carpegna
Che cosa poteva fare di diverso a Carpegna?

Ha fatto un’ottima gara, ma penso che se avesse osato nella prima scalata, avendo le gambe per arrivare 17° prima di Uran e gli altri, avrebbe potuto scollinare con 15-30 secondi e non avere poi problemi in discesa. Tra l’altro deve migliorare, perché ha preso due buchi proprio venendo giù.

Come si pone Fortunato davanti a certe osservazioni?

Ascolta i ragionamenti, li analizza e a volte ne propone altri. Fortunato è uno dei corridori più intelligenti che ho avuto nella mia gestione.

Fra gli aspetti da curare, la discesa, nella quale Fortunato a tratti è insicuro
Fra gli aspetti da curare, la discesa, nella quale Fortunato a tratti è insicuro
Stando così le cose, al Giro ha senso correre per fare classifica?

Il modo in cui correremo al Giro è un’idea in evoluzione anche nella mia testa, non ce l’ho ancora chiaro. Devo dire la verità: mi ha sorpreso positivamente questo suo inizio di stagione. Tenete conto che adesso deve fare un ritiro in altura di tre settimane, poi le ultime due gare di rifinitura prima del Giro. Quindi non pensavo fosse così avanti. Dopo lo Zoncolan si è confermato all’Adriatica Ionica. Ha fatto un ottimo Lombardia correndo con i migliori. Ha già fatto un secondo posto alla Ruta del Sol, ma non era preparato per andar forte. Doveva fare una buona primavera, ma il suo obiettivo è più avanti.

Sappiamo che va bene in salita, avete lavorato ad esempio sulla crono?

Quest’inverno, è andato con Sean Yates (uno dei diesse della squadra, ndr) a Londra per tre giorni in galleria del vento. Sean si sta occupando di lui per l’aspetto crono e la cura dei dettagli. Abbiamo Zanatta che cura di più programmi e risorse umane, in stile Liquigas diciamo. Mentre Yates invece si occupa di materiali e posizione.

D’inverno Fortunato è stato per 3 giorni a Londra con Sean Yates, studiando per la crono
D’inverno Fortunato è stato per 3 giorni a Londra con Sean Yates, studiando per la crono
Non c’è rischio che Lorenzo si metta addosso troppa pressione?

Deve farlo! Secondo me è una persona molto intelligente e poi abbiamo visto che la regge molto bene. Non solo quella che gli mettiamo noi, ma anche quella che si mette da sé, correndo e analizzando ogni cosa che fa. Lo vedo correre da grande. Io credo che Fortunato non abbia nulla da invidiare a Damiano Caruso o al Ciccone di turno.

Non gente qualunque…

Non posso proiettarlo in direzione Nibali ovviamente, però ricordo quando Damiano correva con noi alla Liquigas e vinse la tappa alla Coppi e Bartali. Avreste pensato allora che avrebbe fatto secondo al Giro? Era un ragazzo forte, che aveva fatto delle bellissime cose da under 23. Però doveva crescere, lavorare nel modo giusto, trovare sicurezza. Mancava la maturità che ora l’ha portato a ottenere dei risultati. Lorenzo può seguire il suo percorso. Di questo sono piuttosto sicuro. E può farlo con noi…

Caro Rivi, per aiutare Fortunato rinunceresti alle fughe?

14.02.2022
5 min
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Sabato finalmente Rivi è andato in fuga. Nella tappa di Termessos con arrivo in salita non sarebbe servito stare attorno a Lonardi, così lui e Bais, corregionali e compagni di squadra alla Eolo-Kometa, sono entrati nell’azione che si è giocata la corsa. E stando lì davanti, il gigante di Trento ha respirato la sua aria preferita.

Samuele Rivi è di quelli che i riflettori non li cerca e si meraviglia quando lo trovano. Infatti quando siamo arrivati al furgone e Francesco Caielli, addetto stampa del team varesino gli ha chiesto di scendere, si è sentito chiaramente dall’interno: «Sicuro che vogliano me?».

Insomma, un po’ la sua discrezione e un po’ la tendenza dei media a concedere spazi in base ai punti UCI, quando ce lo siamo trovato di fronte, era quasi in imbarazzo. Poi il ghiaccio si è sciolto.

Nell’anfiteatro di Aspendos, la Eolo-Kometa in posa. Rivi è il primo da sinistra
Nell’anfiteatro di Aspendos, la eolo-Kometa in posa. Rivi è il primo da sinistra
Finalmente all’attacco…

Mi piace particolarmente andare in fuga. Se mi avessero dato il via libera sarei andato volentieri anche nelle prime tappe, ma mi hanno tenuto in gruppo. Cerco di fare quello che mi dicono, poi se c’è la possibilità di attaccare è bello. Perché entri nel vivo della corsa subito e insomma… Penso che senti la corsa in maniera diversa, in una maniera che mi piace molto. Fa parte di me.

Il fuggitivo è il primo che la gente vede arrivare, dopo le staffette e le prime auto.

Ci ho pensato, soprattutto al Giro d’Italia con tanti spettatori. C’era tantissima gente a bordo strada ed era emozionante (nella tappa di Sega di Ala, ha anche riconosciuto suo fratello, che non vedeva da un mese, ndr). Anche io mi ricordo quando andavo sulla strada del Giro e i primi che vedi effettivamente sono quelli in fuga. Hai sempre il tifo di tutta la gente, perché uno può avere come beniamino i grandissimi scalatori o chi va a vincere la classifica generale o la tappa, però la fuga prende sempre il tifo da tutti. Io non penso di aver sentito mai nessuno dire: speriamo che li vanno a riprendere. Ti sostengono sempre e penso che sia bello.

Una fuga che ricordi?

Oddio, ne ho viste tante. Perché ogni volta che c’era il Giro del Trentino o il Giro d’Italia, ero a bordo strada. Però mi piaceva di più andare in zona arrivo, perché poi andavo a chiedere le borracce ai massaggiatori, per provare a portare a casa qualcosa.

E se ti trovi in fuga con uno che non collabora?

Inizia il nervosismo. Se non ci sono le telecamere, può scappare qualche parola (sorride, ndr). Se ci sono le telecamere bisogna darsi un contegno. Però dipende dalle situazioni. Se uno non collabora perché non ce la fa, allora porti pazienza. Però se è un corridore importante che non collabora, allora innervosisce

Ogni cosa a suo tempo

Rivi è alto 1,87, pesa sui 72 chili e sul viso porta la barba incolta e un sorriso buono. Siccome è un ragazzo di spirito, sul bus è lui che sceglie la playlist. Sulla bici è allungato come prima di lui, ad esempio, Leonardo Giordani. E al pari dell’iridato U23 di Verona 1999, anche Samuele va forte in salita. Lui al professionismo c’è arrivato senza vittorie, dopo due anni alla Viris Vigevano e uno al Tirol KTM.

«A volte il corpo – ha detto in una precedente intervista – ha bisogno di tempo per maturare ed ognuno ha i suoi ritmi. E’ fondamentale capire se il ciclismo può essere una strada per il futuro e se si è adatti a farlo: servono tanta testa e dedizione»

Nelle tappe di pianura del Tour of Antalya, Rivi ha lavorato per tenere coperto Lonardi
Nelle tappe di pianura del Tour of Antalya, Rivi ha lavorato per tenere coperto Lonardi
Che inverno è stato?

Abbastanza freddo a casa, però poi siamo stati in ritiro con la squadra in Spagna e abbiamo trovato temperature migliori. Comunque un inverno regolare come l’anno scorso. Ci siamo potuti allenare nonostante la situazione del Covid e questo è stato un aspetto positivo.

Hai visto crescere questa squadra, com’è dall’interno?

E’ bello farne parte dal primo anno e sicuramente mi accorgo che siamo più rispettati in gruppo. Però c’è ancora tanto da lavorare, non ci accontentiamo, facciamo sempre il nostro lavoro. 

Bene le fughe, infatti, ma c’è anche da aiutare.

E’ bello, ma è diverso. L’ideale sarebbe poter aiutare i compagni essendo già in fuga (ride, ndr). Per noi comunque è un lavoro, quindi dobbiamo fare quello che dice la squadra. E poi è ovvio che aiutare in modo fondamentale un compagno che vince è una bella soddisfazione.

Con Pellaud e Marengo in una fuga del Giro 2021: nel 2022, se ci sarà, avrà la stessa libertà di movimento?
Con Pellaud e Marengo in una fuga del Giro 2021: nel 2022, se ci sarà, avrà la stessa libertà di movimento?
E qui veniamo a Fortunato: com’è vederlo diventare capitano?

Non fa molto effetto, in realtà, perché il rapporto con noi non è cambiato. E’ un ragazzo molto umile, simpatico. Ha fatto anche una videochiamata l’altra sera, perché in questi giorni ha iniziato anche lui a correre. Era in hotel, sempre sorridente, non è che abbiamo vissuto un grande cambiamento in lui. Poi è chiaro che nel modo di correre, alcune dinamiche cambieranno. Per un’eventuale classifica al Giro d’Italia o comunque altre corse, bisogna comportarsi in maniera diversa. Non ci si può permettere di prendere dietro alcune salite o alcuni punti cruciali della corsa, perché avendo un corridore che può fare da leader in una corsa del genere, ci sarà da aiutarlo nel migliore dei modi.

Rimboccarsi le maniche, insomma…

Ovvio, è bello a volte avere dei riconoscimenti, ma il nostro lavoro è sempre cercare di vincere delle corse e questo non cambia.

Più chilometri, palestra, crono e altura: Fortunato fa sul serio

13.02.2022
4 min
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Tra i corridori che hanno iniziato il 2022 agonistico in questo week-end, c’è anche Lorenzo Fortunato (in apertura foto Borserini). Il campioncino della Eolo–Kometa è uno dei più attesi per questa stagione. Non a caso Ivan Basso lo ha investito dei gradi di capitano della sua squadra. E’ lui l’uomo di classifica.

Proprio l’ex maglia rosa, e ora team manager della Eolo-Kometa, gli ha fatto cambiare mentalità la scorsa estate. Modi di lavorare, l’impegno nei confronti della cronometro, senso di responsabilità. E Fortunato sembra aver accolto bene tutto ciò. Dopo i successi dell’anno scorso, l’asticella per lui si alza. C’è la voglia di fare classifica al Giro e vedere dove si arriva. In ogni caso: è solo l’inizio…

Lorenzo Fortunato con Ivan Basso. Il manager varesino sa bene come si cresce in ottica grandi Giri (foto Instagram)
Lorenzo Fortunato con Ivan Basso. Il manager varesino sa bene come si cresce in ottica grandi Giri (foto Instagram)
Lorenzo, è il primo inverno da corridore importante. Come lo hai passato?

Ho lavorato con più consapevolezza e obiettivi concreti. Voglio arrivare alle corse per vincere, ma al tempo stesso ci arrivo più tranquillo.

Tranquillo? Eppure dovresti avere più pressione in teoria…

Sì, un po’ più di pressione in generale c’è, ma per ora non mi pesa. E’ voglia di fare risultato. Dico che sono più tranquillo perché se mi sono allenato così riesco a rendere di più. E poi perché è diverso allenarsi sapendo di andare forte, di esserci… anziché allenarsi per farsi trovare pronto.

Cosa intendi per “allenato così”?

Che ho lavorato più degli anni scorsi: ho fatto più chilometri, più palestra, più cronometro.

Quanto di più?

Ne parlavo con il preparatore giusto qualche giorno fa. Nei mesi fra dicembre e gennaio ho fatto 1.500 chilometri in più rispetto all’anno scorso. Una media di tre ore di allenamento in più a settimana. In pratica una seduta in più nell’arco dei sette giorni.

Per Fortunato 1.500 chilometri in più tra dicembre e gennaio rispetto all’anno scorso (foto Maurizio Borserini)
Per Fortunato 1.500 chilometri in più tra dicembre e gennaio rispetto all’anno scorso (foto Maurizio Borserini)
Cosa hai cambiato di più?

Per ora non abbiamo lavorato molto sull’esplosività, ma sulla resistenza. Alla fine io ho determinate caratteristiche ed è giusto lavorare su quelle. Se mi metto a lavorare sulle volate o sulle salite cortissime miglioro lo 0,5%, meglio battere il ferro dove è caldo. Nel mio caso quindi, meglio lavorare sulle salite, anche quelle più lunghe. E meglio lavorare a crono. Non per vincere chiaramente.

Della crono parlasti già in autunno. Hai continuato a lavorarci…

Sì, parecchio direi. Sono andato a Silverstone in Inghilterra, in galleria del vento, e abbiamo cambiato totalmente posizione. Adesso ho un manubrio fatto appositamente per me e devo dire che mi sento molto più a mio agio. Qualche miglioramento già c’è stato, adesso vediamo un po’ in gara.

Con questi manubri personalizzati migliora anche la guida?

Più che altro cambiano le velocità in pianura. Adesso ho le mani molto più vicino alla faccia, sono più chiuso. E per me che ero salito sulla bici da crono praticamente durante lo scorso Giro d’Italia… è un bel salto.

Questo ti darà una carica pazzesca, ti fa sentire un corridore con la “C” maiuscola…

Vero, ti dà una bella carica. La squadra non mi fa mancare niente. Alla fine è come se fossi in una Ineos-Grenadiers o un’Astana… Ho lo stesso trattamento dei loro leader. Ed è importante.

Hai fatto dei cambiamenti tecnici?

La maggior parte dei componenti sono gli stessi: gomme Vittoria, ruote Enve, pulegge CeramicSpeed… Mentre il gruppo è Sram. Per l’allenamento ho scelto il 52, ma a seconda dei percorsi in gara lo cambierò con il 54, rapporto che ho sempre usato lo scorso anno. L’unica cosa è che con Sram se uso il 54 ho 42 e non il 39, per questo bisognerà vedere bene i percorsi prima di scegliere le corone anteriori. Dietro, invece abbiamo fisso il 10-30.

Il bolognese è andato in galleria del vento per reimpostare la sua posizione a crono
Il bolognese è andato in galleria del vento per reimpostare la sua posizione a crono
Passiamo agli impegni, agli obiettivi. Tutta questa mole di lavoro è in ottica Giro d’Italia, immaginiamo… Ci arriverai in crescendo oppure avete previsto un picco in precedenza?

Sarà un crescendo graduale. Inizio adesso in Andalucia e poi farò delle corse in Italia, su tutte la Tirreno-Adriatico. Dopodiché, in attesa del Giro andrò in altura a Sierra Nevada. E ci resterò quasi un mese. 

Un mese! Determinatissimo…

Sì, sì… Dopo forse dovrei fare un’altra corsa prima del Giro. Ma vediamo. Tutto questo poi in attesa che sia ufficializzata la nostra presenza nella corsa rosa.

Più o meno siete gli stessi della passata stagione, ma è arrivato Diego Rosa. Lo conoscevi? Nei ritiri eravate nello stesso gruppo di lavoro?

Non lo conoscevo molto, ma sì: ci siamo allenati insieme tantissimo e abbiamo chiacchierato. Mi sono trovato bene con lui. Diego è stato in grandi squadre e gli ho chiesto tante cose. Gli ho chiesto delle corse e lui mi ha raccontato soprattutto come si gestiva nei grandi Giri.

Kratos + Eolo-Kometa: partnership di valore

21.01.2022
4 min
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Nei giorni scorsi Kratos, realtà specializzata nella produzione di integratori sportivi completamente naturali, ha annunciato con giustificato orgoglio che anche per la stagione 2022 fornirà la propria esperienza e soprattutto i propri integratori alla Eolo-Kometa. La partnership investirà anche la formazione Under 23 che fa base in Spagna.

Per farci raccontare qualcosa di più sulla collaborazione con il team di Basso e Contador, e soprattutto per fare un primo bilancio dell’anno appena concluso, abbiamo incontrato Giorgio Triacca, responsabile eventi sportivi e comunicazione di Kratos.

«Siamo molto contenti dei risultati sportivi raggiunti nel 2021, a cominciare dalla vittoria di Lorenzo Fortunato al Giro d’Italia – dice – ma soprattutto siamo soddisfatti del rapporto che si è instaurato con i ragazzi del team. Lo scorso anno il nostro nutrizionista Alessandro Bonetti ha partecipato al primo ritiro della squadra a Oliva in Spagna per spiegare a ciascun atleta come alimentarsi e integrarsi correttamente. Quest’anno – continua – a causa della pandemia, abbiamo dovuto optare per un incontro virtuale ma il riscontro avuto dagli atleti è stato comunque molto positivo».

Anche nel 2022 Kratos sarà accanto ai corridori della Eolo-Kometa per quanto riguarda l’integrazione sportiva (foto Maurizio Borserini)
Anche nel 2022 Kratos sarà accanto ai corridori della Eolo-Kometa (foto Maurizio Borserini)

Solo materie naturali

In Kratos ci tengono a sottolineare che nella realizzazione dei loro integratori si utilizzano esclusivamente materie prime naturali selezionate attentamente. Inoltre, non vengono assolutamente aggiunti coadiuvanti tecnologici ed elementi derivanti da chimica industriale. E’ lo stesso Giorgio Triacca a insistere su questo aspetto.

«Mi piace considerare Kratos una realtà artigianale – spiega – che nasce dalla Medicina Naturale. Ogni nostro integratore è il risultato di uno studio approfondito e di una ricerca costante. Curiamo meticolosamente la produzione di ogni singolo prodotto proprio come dei veri artigiani».

La nuova maglia della Eolo-Kometa per la stagione 2022 (facebook Eolo-Kometa)
La nuova maglia della Eolo-Kometa per la stagione 2022 (facebook Eolo-Kometa)

L’importanza degli atleti

In Kratos tengono molto al contatto diretto con gli atleti della Eolo-Kometa. Si tratta infatti di un’ottima opportunità per spiegare loro in maniera approfondita come nascono i singoli prodotti e soprattutto su come utilizzarli. Il contatto con gli atleti ha permesso all’azienda di ricevere dei feedback molto importanti che hanno consentito di apportare alcuni piccoli “aggiustamenti” ad alcuni prodotti. E’ lo stesso Giorgio Triacca a raccontarci qualche piccolo aneddoto.

«A inizio stagione – ricorda – avevamo fornito al team dei gel contenuti in tubetti in alluminio. I ragazzi della Eolo-Kometa ci hanno segnalato che li trovavano un poco scomodi. Per venire incontro alle loro esigenze abbiamo allora sostituito la confezione con una più comoda che si apre a strappo. Sempre dai ragazzi del team ci è arrivata la richiesta di avere una barretta più energetica: cosa che abbiamo fatto rendendola più ricca di carboidrati».

La stagione della Eolo-Kometa ha avuto il suo apice nella vittoria di Lorenzo Fortunato sullo Zoncolan al Giro d’Italia
La stagione della Eolo-Kometa ha avuto il suo apice nella vittoria di Fortunato sullo Zoncolan

Un sistema sinergico di integrazione

Anche nel 2022 i ragazzi della Eolo-Kometa potranno contare sul “Sistema di Integrazione Sinergico”, studiato espressamente per gli sportivi al quale in Kratos hanno iniziato a lavorare dal 2006. Prevede prodotti specifici da assumere prima, durante e dopo lo sforzo. Per la fase che precede la competizione sono previsti una serie di prodotti naturali idonei a preparare il corpo allo sforzo da sostenere. Ulteriori prodotti sono stati invece pensati per sopportare i carichi di lavoro previsti durante una gara oppure nel corso di un allenamento intenso. Per finire si realizzano anche dei prodotti specifici per riequilibrare, ossigenare e drenare i liquidi in eccesso a seguito dell’attività sportiva.

Ulteriori prodotti sono stati infine realizzati per il mantenimento dello stato di forma raggiunto attraverso l’allenamento.

Alla base di ogni singolo integratore Kratos vi è comunque sempre la ferma convinzione che sia estremamente importante insegnare agli atleti ad alimentarsi in maniera corretta e naturale in quanto l’integrazione non può da sola andare a sostituire una sana alimentazione.

Kratos

Fortunato sulle tracce di Basso. Ivan racconta…

13.08.2021
5 min
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Dopo l’intervista con Lorenzo Fortunato e quel che ci ha detto ci è venuto in mente il suo team manager Ivan Basso quando era lui ad essere un giovane corridore in rampa di lancio. La sua voglia, le sue aspettative, i metodi di lavoro… E cosa abbiamo fatto? Abbiamo chiamato il due volte vincitore del Giro!

Fortunato sulle strade di casa. La scorsa settimana ha simulato una gara a tappe
Fortunato sulle strade di casa. La scorsa settimana ha simulato una gara a tappe
Ivan, Lorenzo Fortunato, ma quanto entusiasmo in quell’intervista…

Lui è stato fortemente voluto da me alla Eolo-Kometa. Lo ricordo quando fece lo stage alla Tinkoff. Era un predestinato, poi per diversi motivi non ha ingranato subito. Ho un rapporto con il suo manager, Luca Mazzanti, molto franco. Per dirla breve quando correvamo abbiamo anche condiviso la camera e credo che una simbiosi così tra manager e team manager sia molto meglio. Il manager sa capire quale possa essere la squadra migliore per il suo atleta e non mira solo a guadagnare di più. E c’è più dialogo fra tutti.

Lorenzo era alla Vini Zabù…

E quando c’è stata l’opportunità di prenderlo lo abbiamo fatto. Prima non si poteva. Ma grazie all’ottimo rapporto con Citracca il passaggio si è potuto realizzare. Io con Zanatta e gli altri tecnici ci abbiamo lavorato. Un lavoro soprattutto di testa.

In cosa?

Prima ho detto che era un predestinato non a caso. Ma uno che vince e poi si “abitua” a non vincere si trova di fronte ad un problema psicologico, almeno per quelli forti. Entri in una “pseudo-patologia” che comporta sfiducia, continui cambi di programmi, scarsa progettualità… un corto circuito che va a ripercuotersi anche sugli aspetti tecnici.

Lorenzo che corridore è?

E’ un corridore estremamente determinato e preciso, che segue alla lettera ciò che gli viene detto. La cosa che più mi ha impressionato è stato il controllo del successo. Dopo queste vittorie è rimasto esattamente come prima.

Quando ci parlava ci sei venuto in mente: i tuoi allenamenti, i tuoi obiettivi… Dover restare con i big in salita pensando all’anno successivo… Ci state già lavorando?

Quest’ultima settimana ha simulato una gara a tappe di sei giorni, come feci io con Aldo Sassi. Ha fatto sei giorni di dietro moto finendo l’ultima tappa con il Giro dell’Emilia. Direi che è determinato.

Bello tosto…

Io cerco di essere fonte d’ispirazione per i miei ragazzi. Poi tutti sono diversi e non è che debbano fare per forza quello che ho fatto io.

Per l’emiliano un finale di stagione ricco di gare in Italia
Per l’emiliano un finale di stagione ricco di gare in Italia
Come avverrà questo primo passaggio di crescita in vista del prossimo anno?

Terminando bene la stagione. Lorenzo ha colto dei risultati strameritati e che sono al suo livello, ma questo adesso comporta responsabilità. Da adesso in poi in corsa c’è Fortunato: gli addetti ai lavori e il pubblico se lo aspettano davanti. Se vuoi essere tra i 10-15 corridori migliori devi esserci. Io non voglio che Fortunato adesso prepari il Giro 2022. Il Giro si prepara all’Emilia, al Lombardia, presentandosi bene al ritiro, facendo i migliori tempi in salita guadagnandosi anche il rispetto dei compagni, facendo sapere ai diesse chi sei e che sei “sul pezzo”. E’ stato lui, per esempio, che mi ha chiesto di fare quella settimana di simulazione. E questo mi è piaciuto… 

Se dovessi paragonare il Fortunato di adesso a quale Ivan Basso lo paragoneresti?

Al Basso nel passaggio tra la Fassa Bortolo alla Csc (anno 2005, ndr), perché quello è stato il momento in cui ho dato i primi segnali di essere un corridore vero, di avere possibilità importanti. Alla Fassa avevo vinto il Mediterraneo, avevo preso la maglia bianca al Tour finendolo in 11ª posizione, poi feci settimo l’anno dopo (il 2004, ndr). Ed ero pronto ad un salto.

Sul fronte tecnico in cosa deve migliorare Fortunato?

Deve andare forte sia a crono che in salita. Ma io ho un credo: chi va forte in salita, può andare forte anche a crono se ben messo, chiaramente riferito ai suoi competitor e non ai cronoman puri. E quindi sta già lavorando su questa specialità, ma in ogni caso deve lavorare su tutte le aree, non solo quelle tecniche. Fare il campione è diverso che fare il corridore…

Nel 2004 il passaggio di Basso alla Csc. Eccolo vincere il Giro dell’Emilia dopo aver fatto 3° al Tour. La continuità che reclama Ivan
Nel 2004 il passaggio di Basso alla Csc. Eccolo vincere il Giro dell’Emilia dopo aver fatto 3° al Tour. La continuità che reclama Ivan
Però! Bella questa…

Ma lì sta anche la bravura dei tecnici che sanno fare il loro lavoro e lasciano che il corridore sia spensierato e faccia il proprio compito. Spetta a me, a Zanatta, a Yates, ad Hernandez creargli le condizioni per andare forte.  E chi lo aiuta deve sapere che stiamo parlando di un professionista.

Beh, non sono tutti pro’? Spiegaci meglio…

Non devono fare né le granfondo, né le ultracycling… ma non credete che chi abbia una licenza da professionista sia poi davvero un professionista. C’è chi è svogliato, chi va in sovrappeso, chi non fa il corridore per 365 giorni l’anno. Vi faccio un esempio.

Spara…

Quanti corridori ci sono che ad agosto hanno 2-3 chili in più? Tanti. Come mai il Laigueglia, che è ad inizio stagione, lo finiscono in tanti, o comunque restano in gara a lungo, e nelle gare d’estate solo in pochi vanno all’arrivo? Perché in pochi sono dei veri professionisti. C’è chi ha già staccato, chi tanto ha un contratto in tasca per l’anno successivo, chi è sovrappeso, chi ha già fatto i suoi risultati e lascia andare. Non lo nascondo, ho dei corridori che in tal senso mi hanno deluso e dai quali mi aspetto un atteggiamento diverso.

Insomma Basso sa il fatto suo. Ivan era uno stakanovista del lavoro. Se Fortunato, come sembra stia già facendo, farà sua questa mentalità potremmo contare su un italiano in più che lotta per i grandi Giri.

Fortunato: mentalità da grande, entusiasmo da ragazzino

09.08.2021
4 min
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Lorenzo Fortunato in questi giorni si trova a casa, nella sua Bologna, ma è solo la quiete “prima della tempesta”. Per la rivelazione della Eolo-Kometa infatti si prospetta quasi un mese di altura. Bisogna preparare il finale di stagione e, al tempo stesso, iniziare a dare un occhio a quella successiva. Le strade di Livigno lo aspettano. Prima parte dormendo a quota 1.800 metri in paese, la seconda ancora più su, a Trepalle a quota 2.100.

Il tutto lo affronta con voglia di crescere, entusiasmo, determinazione e un contratto biennale, rinnovato da poco. Intanto sullo smartphone non si è perso un metro della Vuelta Burgos. In gara c’erano i suoi compagni, a partire da Vincenzo Albanese. «Ho seguito la sua gara sullo smartphone», dice Fortunato.

La firma del prolungamento del contratto con la Eolo per altre due stagioni
La firma del prolungamento del contratto con la Eolo per altre due stagioni
Allora quella di seguirvi reciprocamente dai video è un’abitudine. Proprio Albanese si ferma ai piedi del tratto duro dello Zoncolan per assistere alla tua vittoria…

Alba è il mio braccio destro. Corriamo insieme da quando eravamo juniores. E lo stesso da dilettanti. Poi lui è passato e da questa stagione ci siamo ritrovati alla Eolo. In pratica è dal 2014 che corriamo insieme.

Lorenzo, partiamo dalla firma di qualche giorno fa: come è andata?

Dopo le mie vittorie ho avuto molte squadre, anche WorldTour, che mi hanno cercato e mi hanno fatto delle belle offerte, ma era la mia idea principale quella di restare alla Eolo-Kometa. Abbiamo trovato un accordo soddisfacente. Loro mi hanno fatto crescere, se ho vinto è anche grazie a loro ed era importante restare qui.

Un vero progetto di crescita dalle radici per il tuo team…

Esatto. Il fatto che abbiano tenuto me, confermato altri corridori e qualche innesto che arriverà già la dice lunga. In altre situazioni quando un corridore di una professional inizia a vincere passa subito in un team WorldTour.

Zoncolan e Monte Grappa (in foto): quest’anno Fortunato si è preso due cime storiche
Zoncolan e Monte Grappa (in foto): quest’anno Fortunato si è preso due cime storiche
E vale anche per te?

Io sono rimasto con la Eolo perché voglio crescere in modo corretto. Non voglio bruciare nessuna tappa. Fare le cose per bene. Il prossimo anno voglio concentrami sulle classifiche delle corse a tappe, e qui so che potrò farlo come si deve. Voglio preparare il Giro al 101 per cento.

Beh, in tale senso poi hai un grande maestro, Ivan Basso: ne avrete parlato in sede di contrattazione…

Ivan è un punto fondamentale per me. Lui ne ha corsi tanti di grandi Giri e anche lo staff: Zanatta, Sean Yates... e non solo li hanno fatti, ma sono anche abituati a vincere. Sarà importante andare forte nelle grandi salite e quelle le trovi solo nei grandi Giri.

Sembri molto consapevole. Ti senti anche responsabilizzato?

Sicuramente. La nostra squadra ha investito tanto e se quest’anno ho corso senza pressioni, so che il prossimo non sarà così, so che mi aspetteranno. Anzi, sarà così anche per questa seconda parte di stagione. Però sono felice di avere queste responsabilità e anzi punto a prendermele.

In tutto ciò avete anche parlato di un lavoro diverso con Ivan e lo staff?

Sì, sì… Sin qui devo dire che non ho corso moltissimo. Per esempio l’ultima gara che ho fatto è stato il campionato italiano e poi tornerò in gara a settembre. Ho fatto poche gare, ma buone. Per questo voglio arrivarci ben preparato. Una delle cose che già è cambiata è il lavoro con la bici da crono. Con Ivan abbiamo già iniziato a parlare di posizioni, di assetto… E poi so che mi aspetteranno dei lavori mirati di più alla resistenza… pensando alle corse a tappe.

Fortunato sa che la sua crescita passa anche attraverso la crono. Eccolo in allenamento
Fortunato sa che la sua crescita passa anche attraverso la crono. Eccolo in allenamento
Un bel cambio nella preparazione…

Sì, prima la bici da crono ce l’avevo ma per tanti motivi l’avevo sempre trascurata. Alla fine si cercava di fare bene dove si poteva. Adesso non sarà più così. E la resistenza mi servirà. Poi nello specifico vedremo.

Pensi che farai anche qualche dieta, che dovrai limare qualche etto?

Non ne abbiamo parlato. Posso dire che nell’ultima settimana del Giro ero davvero magro e leggero e non abbiamo fatto chissà quali diete. Di sicuro ci sarà da migliorare qualcosa anche sotto questo aspetto.

Dicevi che correrai a settembre: che gare farai?

Tutte corse di un giorno, nelle quali servirà anche molta esplosività. Farò le corse del calendario italiano. La più importante è il Giro di Lombardia, poi Tre Valli, Milano-Torino… E forse anche il Giro dell’Emilia (e su quest’ultima il tono è di chi ci spera visto che correrebbe in casa, ndr).

Zanatta ci racconta l’esordio della Eolo-Kometa

21.07.2021
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L’Eolo-Kometa Cycling Team, squadra italiana pilotata da due grandi campioni del passato come lo spagnolo Alberto Contador e il nostro Ivan Basso, è riuscita a raccogliere importanti risultati al suo esordio nella categoria professional. Corridori giovani e corridori esperti all’interno di un gruppo che ha gettato delle solide basi per affrontare nel migliore dei modi la prima parte di stagione.

Per la Eolo-Kometa Cycling Team era il debutto tra i grandi
Per la Eolo-Kometa Cycling Team era il debutto tra i grandi

Voglia di crescere

«C’è tanta voglia di crescere – racconta Stefano Zanatta, direttore sportivo dell’Eolo-Kometa – a inizio stagione abbiamo dovuto adattarci un po’ per prendere le misure con i team più forti al mondo. Non è stato facile soprattutto dopo il periodo di chiusura forzata al quale abbiamo risposto con tre training camp che hanno gettato le basi del nostro inizio. Due ritiri di circa dieci giorni si sono svolti a Mallorca. Uno di essi a dicembre e l’altro a gennaio, dove tra l’altro avevamo intenzione di esordire con la Vuelta a la Comunitat Valenciana, cosa che non è stata possibile per via dell’annullamento della corsa.

«A seguito di questo imprevisto – continua Zanatta – abbiamo deciso con il team di fare ancora un altro ritiro a febbraio. Un ritiro nel quale i corridori hanno potuto lavorare intensamente sia con le bici da crono, che da strada. Abbiamo suddiviso il lavoro in base alle caratteristiche tecniche di ciascun corridore. Abbiamo dato importanza un po’ a tutto: volate, salita, pianura e lavoro di gruppo, come ad esempio le crono a squadre. Il nostro obiettivo è stato quello di lasciare un’impronta come una squadra organizzata».

Francesco Gavazzi, uomo squadra e punto di riferimento dell’Eolo
Francesco Gavazzi, uomo squadra e punto di riferimento dell’Eolo

L’avvicinamento al Giro

L’avvicinamento al Giro d’Italia è stato un vero e proprio lavoro di qualità per l’intero team. Durante il cammino la squadra si è resa protagonista in corse di rilievo come la Settimana Internazionale Coppi e Bartali e il Presidential Cycling Tour of Turkey.

«Il Giro d’Italia – riprende Zanatta – per noi è stato molto importante. Abbiamo raccolto i frutti di un lavoro svolto con impegno, cura e professionalità. La vittoria sullo Zoncolan con Lorenzo Fortunato è stata una bella sorpresa per tutti noi. Si vedeva anche nei giorni prima della vittoria che aveva le gambe per fare bene. E c’è riuscito».

Lorenzo Fortunato in azione sul Grappa, dove a vinto, alla Ionica-Adriatica Race
Lorenzo Fortunato in azione sul Grappa, dove a vinto, alla Ionica-Adriatica Race

Prossime corse in Francia

«Devo dire che ci aspettavamo qualcosa in più da Ravasi, che è stato comunque bravo in qualche frazione a restare con i primi in salita. Adesso tirando una riga usciamo da questa prima parte di stagione molto soddisfatti. Anche perché sempre lo stesso Fortunato ha vinto una tappa e la classifica finale dell’Adriatica-Ionica Race. Le prossime corse – continua Zanatta – ci vedranno protagonisti in Spagna e in Francia. Ad attenderci troveremo percorsi difficili come ad esempio il Tour de Limousin (17-20 agosto, ndr) dove servirà una buona preparazione per essere competitivi».

Edward Ravasi, ha corso un Giro d’Italia tra alti e bassi
Edward Ravasi, ha corso un Giro d’Italia tra alti e bassi

Gavazzi leader

Tanti corridori italiani compongono l’organico dell’Eolo-Kometa Cycling Team, alcuni esperti come Manuel Belletti e Francesco Gavazzi, quest’ultimo protagonista al Giro d’Italia dove ha conquistato un’ottima seconda posizione nella tappa di Guardia Sanframondi, vinta dal francese del team Cofidis, Victor Lafay. Mentre altri corridori più giovani crescono acquisendo esperienza.

«E’ un bel gruppo il nostro – conclude Zanatta – personalmente sono molto soddisfatto di Francesco Gavazzi che ha saputo essere un vero leader e un valido supporto per i ragazzi più giovani. Il ciclismo poi è uno sport duro, magari ti aspetti qualcosa in più dai corridori più esperti e invece a stupirti ci pensano quelli giovani a cui avresti dato più tempo per fare esperienza».

Il folletto dello Zoncolan, 25 domande e 25 risposte

22.06.2021
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Adesso che è andato anche lui in vacanza e che lo rivedremo in gruppo per settembre, abbiamo sommerso di domande Lorenzo Fortunato, il folletto dello Zoncolan. Il modo per conoscerlo un po’ meglio e capire dove vuole arrivare.

1) Come ti chiami e da dove vieni?

Mi chiamo Lorenzo Fortunato, vengo da Bologna e sono nato il 9 maggio del 1996.

2) Pensavi che avresti vinto sullo Zoncolan?

Assolutamente no, volevo andare in fuga e pensavo solo a quello e così è stato. Poi mi sono ritrovato in fuga e da lì è nato tutto.

3) Quando hai sentito che gli altri si sarebbero adoperati per portarti davanti, hai pensato che sarebbe stata una gran fatica? 

Prima della riunione mi chiedevo se fosse davvero il caso di andare in fuga, perché non era certo che sarebbe arrivata. Poi c’è stata la riunione e mi hanno detto secco: «Fortu, devi andare in fuga!». A quel punto mi toccava per forza. Ci ho creduto e i miei compagni ci hanno creduto più di me nel portarmi allo scoperto. E ho vinto la tappa…

4) Che cosa sapevi dello Zoncolan?

Che era la salita più dura del Giro e che gli ultimi 3 chilometri sarebbero stati infernali. Però io non pensavo a nient’altro che a spingere e intanto aspettavo i 3 chilometri per staccare Tratnik. Alla radiolina mi dicevano «Aspetta, aspetta, aspetta». Allora ho aspettato e quando la strada si è impennata, ho pedalato più forte, ho guardato sotto la ruota e lui non c’era più. E ho continuato fino alla fine.

Ha vinto a sorpresa sullo Zoncolan, come un folletto, staccando Tratnik nel finale
Ha vinto a sorpresa sullo Zoncolan, come un folletto, staccando Tratnik nel finale

5) Da junior facevi lo junior, poi hai fatto l’under 23 e ti sei laureato. Quanto è stata importante finora questa gradualità?

E’ importante perché sono arrivato a 25 anni e ho vinto una tappa al Giro, arrivando davanti in classifica. Alla Adriatica Ionica ho vinto. Magari alcuni giovani lo fanno prima, io l’ho fatto adesso. Ognuno ha il suo percorso e la sua crescita. Io ho sempre lavorato anche quando le cose non andavano bene. Continuavo a pensare che prima o poi tutto quel lavoro mi sarebbe tornato indietro e alla fine è successo quando meno me lo aspettavo. Nel frattempo mi sono laureato in Scienze Motorie quando ero dilettante. 

6) Anche questo è importante.

Sì, almeno sai quello che fai. Sai perché ti alleni e magari lo fai più volentieri o comunque capisci perché lo stai facendo. 

7) Nei tuoi sogni c’era posto per tutto questo?

Ho fantasticato, ho sognato… Però non me lo sarei mai aspettato di vincere tutto questo nel giro di 20 giorni. Adesso mi fermo e per circa venti giorni stacco la spina diciamo per poi riprendere a settembre, ma se fosse per me io continuerei a correre.

8) Le due vittorie dello Zoncolan e del Monte Grappa sono in qualche modo collegate?

Secondo me sì. Dopo lo Zoncolan, ho preso morale e l’ultima settimana del Giro andavo forte in salita, rimanevo davanti. Poi alla Adriatica Ionica ho messo la ciliegina sulla torta.

Dopo i primi chilometri del Grappa, la selezione è subito netta
Dopo i primi chilometri del Grappa, la selezione è subito netta

9) Cos’è per te la salita?

Io non vedo l’ora che cominci la salita per fare meno fatica, perché in pianura soffro troppo.

10) Cos’è per te la fatica?

E’ una presenza fissa nel ciclismo. Siamo un po’ tutti abituati e la fai volentieri. Anzi senza fatica, non sarebbe neanche ciclismo. La fatica ha il suo gusto. Molte volte fai fatica e non arrivi, allora la fatica è brutta. Mentre quando fai fatica, arrivi e vinci, non la senti neanche.

11) A casa cosa hanno detto di queste vittorie?

Non ci credevano. Quando hanno visto lo Zoncolan, Castel de Britti è esplosa. In proporzione la vittoria sul Monte Grappa ha fatto meno scalpore. Il boom c’è stato sullo Zoncolan, perché non me l’aspettavo nemmeno io e l’ho realizzata dopo il Giro. Però portare a casa la classifica generale con la tappa del Monte Grappa… anche quello è stato importante soprattutto come fase di crescita.

12) Ti sei accorto che stavi per perdere tutto per un buco in volata?

Non mi sono accorto di niente. Ero ruota di Albanese, siamo arrivati, giornalisti, ho festeggiato, nessuno ha detto niente. Sono andato alle interviste, sul podio, alle premiazioni. E quando stavano smontando l’arrivo, vado al pullman e a quel punto l’ho scoperto. Però non c’è stato il momento dopo l’arrivo in cui ho avuto paura di non aver vinto. 

Ha vinto ancora sul Monte Grappa, arrivo della seconda tappa della Adriatica Ionica Race: un po’ meno folletto, più leader
Ha vinto ancora sul Monte Grappa: un po’ meno folletto, ma più leader

13) Che cosa significa correre alle dipendenze di Basso e Contador?

Ti insegnano a fare il corridore, come non facevo prima. Anche le piccole cose che fanno la differenza. Ti motivano, ti insegnano e soprattutto ti danno quella forza in più che magari prima non avevo e che mi trasmettono come quando correvano. Contador parla tanto. Certe volte siamo insieme sul bus, mi parla, io ascolto poi, con le mie gambe e con la mia forza, metto in atto quello che mi insegna.

14) Hai avuto dubbi nell’accettare la loro offerta?

Neanche per un secondo. La proposta è arrivata a fine stagione e ho detto subito di sì. Alberto lo seguivo quando ho iniziato a correre, perché c’era lui in televisione. Ivan invece mi ha seguito per tutto il Giro d’Italia, quando Alberto lo sentivo per messaggio perché ha avuto problemi con il Covid. Sono due grandi riferimenti.

15) Sei uno che scatta o vai di passo?

Sono uno che tende a stare un po’ più col rapportone. Sto seduto oppure in piedi, però non faccio cambi di ritmo. Vado su del mio passo regolare, tendenzialmente non guardo gli scatti e nel finale ne ho uno, però quell’uno che faccio, lo faccio forte!

Dopo la tappa di Comacchio, la Eolo festeggia la vittoria alla Adriatica Ionica Race: il folletto è diventato capitano
Dopo la tappa di Comacchio, la Eolo festeggia la vittoria alla Adriatica Ionica Race: il folletto è diventato capitano

16) Lo Zoncolan è la salita più dura che hai mai fatto in corsa? 

Forse le salite più dure che ho fatto sono state nelle Asturie prima del Giro. Però, avendo il 36 e il 29, molte volte la salita la fai dura in base a come la fai. A volte è più duro un falsopiano col vento che la salita in sé, almeno per me. Sullo Zoncolan avevo il 36×32 e andavo comunque duro, ma è un’altra cosa rispetto al 39×25 di una volta.

17) Ti capita di essere riconosciuto in strada?

Da dopo lo Zoncolan, succede spesso. In Lombardia, perché vivo a Erba con la mia la fidanzata, alle Fontane quando ci sono tanti amatori evito, perché sennò fermo mezz’ora. Però è piacevole, lo diventa un po’ meno se in una distanza devo fermarmi per quattro volte.

18) Ti alleni solo oppure in gruppo?

In gruppo, da solo faccio fatica. Poi c’è il giorno che esco da solo, ma è l’eccezione.

19) Quali sono i tuoi prossimi obiettivi?

Sicuramente un buon finale di stagione, all’Emilia, al Lombardia e alle classiche in Italia. Per finire bene e avere essere già uno step avanti per il prossimo anno.

Ecco la Aurum Magma Zoncolan consegnata a Fortunato (foto Maurizio Borserini)
Ecco la Aurum Magma Zoncolan consegnata a Fortunato (foto Maurizio Borserini)

20) Cosa rispondi alle offerte delle altre squadre?

La mia idea, l’ho detto fin da subito, è quella di rimanere alla Eolo-Kometa, perché qui mi sono trovato bene e in futuro cresceranno e crescerò con loro.

21) Tre aggettivi per descrivere la bici perfetta?

Leggera, siamo a 6,8 chili. Scorrevole e su questo Ceramic Speed non si batte. Poi deve essere bella, pulita.

22) Com’è la bici con la scritta Zoncolan?

Me l’hanno data la mattina dell’Alpe di Motta e mi sono detto che sarei dovuto arrivare nei 10 e infatti sono arrivato nono. Era l’ultima tappa di montagna del Giro, tutti volevano vincere e io sono rimasto lì. Mi sono staccato negli ultimi 4-5 chilometri della salita finale. E quando ero a tutta guardavo in basso, leggevo il nome sulla bici, e mi dicevo che non potevo staccarmi a Madesimo. Insomma, ho vinto sullo Zoncolan…

La crono non è mai stata motivo di attenzione: ora si cambia
La crono non è mai stata motivo di attenzione: ora si cambia

23) Quanto pesi?

Sonop 57-58. Chiaro che non posso tenerlo tutto l’anno, però non mi pesa mangiare insalata, pasta in bianco e petto di pollo anche per un mese.

24) La crono è un nemico?

No, la cronometro non è mai stata preparata, perché nessuno pensava che andassi così al Giro. Ma comincerò a farlo già dal prossimo ritiro in altura, in vista del prossimo Giro d’Italia.

25) Prima dello Zoncolan, quale era stato il tuo maggior momento di gloria in bici?

Passare a San Lazzaro, nel mio paese. Quando sono passato, ho salutato tutti e già era una vittoria. Essere al Giro d’Italia e passare da San Lazzaro…

Sterrati e suspence. Fortunato salvo per un soffio, Viviani bis

17.06.2021
4 min
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Un brivido gelido lungo la schiena, malgrado una giornata torrida da 32 gradi. La terza ed ultima tappa della Adriatica Ionica Race, da Ferrara a Comacchio di 149 chilometri, si chiude con una buona dose di suspence che offre ulteriore sapidità ad una edizione breve (rispetto alle precedenti due), bella ed intensa della gara organizzata da Moreno Argentin. Fortunato si è salvato davvero per un soffio.

Insidie di strada

La frazione conclusiva della AIR prevedeva sei tratti di sterrato (per un totale di 15 chilometri) che, anche se erano posti nella parte centrale del tracciato, potevano ispirare qualche azione coraggiosa: sia per evitare l’arrivo allo sprint, sia per ribaltare una classifica generale tutt’altro che definitiva nonostante il traguardo del Grappa avesse seriamente deciso tutto.

Nella volata, Viviani ha la meglio su Mareczko (foto Scanferla)
Nella volata, Viviani ha la meglio su Mareczko (foto Scanferla)

Per un soffio

Invece no, o quasi. Il finale della tappa, e quindi della gara, è stato avvincente, tutto racchiuso in questioni di centimetri e secondi. L’arrivo è stato in volata, e che volata: Viviani brucia al fotofinish Mareczko, mentre terzo chiude Martinelli. Ma non è finita qui perché dopo il triangolo rosso, sotto l’impulso anche dell’Astana (Pronskiy era secondo nella generale a 5” e indosserà la maglia bianca di miglior giovane) oltre che della nazionale e della Vini Zabu, si è creato un buco di 3” nel quale è finito Fortunato che ha seriamente rischiato di vedere svanire tutto. E stavolta il bolognese della Eolo-Kometa ha dovuto ringraziare il proprio cognome e i suoi compagni di squadra, in primis Vincenzo Albanese, per aver salvato la leadership e festeggiare così la sua terza vittoria in carriera.

Strade Bianche arrivando verso Comacchio: grande suggestione (foto Scanferla)
Strade Bianche arrivando verso Comacchio: grande suggestione (foto Scanferla)

Sorriso Fortunato

Al traguardo Fortunato ha trovato sia il sorriso (una volta avuto la conferma cronometrica) sia Alberto Contador, pronto a congratularsi con lui e dargli una spinta morale in più in vista del campionato italiano di domenica ad Imola.

«Dedico questa vittoria a tutta la squadra – ha dichiarato il vincitore della AIR, che ha conquistato anche la maglia verde dei Gpm – e vincere davanti a Contador ha un sapore speciale. Da inizio stagione sono cambiate tante cose: prima correvamo per farci vedere, ora lo facciamo per vincere. Il percorso tricolore l’ho provato tra fine Giro ed inizio di questa corsa. E’ duro e impegnativo, perciò aspettatemi».

I colori della primavera, per una corsa bellissima (foto Scanferla)
I colori della primavera, per una corsa bellissima (foto Scanferla)

Benedizione Contador

E proprio “el Pistolero” gli fa eco: «Dopo il bel Giro d’Italia, la vittoria sul Monte Grappa, arriva questo successo nella generale. Oggi è una altra gran bella giornata per una formazione giovane come la nostra. Speriamo di continuare così. Con Lorenzo ho parlato tanto, anche della mia esperienza da corridore, e lui è intelligente. Ieri lo si è visto, quando si è trovato da solo in mezzo a tanti altri corridori di altri due team (Astana e Bardiani, ndr) ha aspettato il momento giusto e sul traguardo è stato perfetto. Però bisogna dire che si era preparato anche tanto».

Slancio Viviani

Doppia apparizione sul podio delle premiazioni anche per Elia Viviani che si porta a casa anche la maglia rossa della classifica a punti: «Quando fai la volata di testa e da dietro stanno rimontando forte non te ne rendi conto se hai vinto davvero, soprattutto se per meno di due centimetri. A volte si vince con due bici come ad Aviano e a volte così, ma come vi dicevo l’importante è vincere perché vittoria porta vittoria. Finisco col morale altissimo, sono già tre i successi quest’anno che sono un buon bottino rispetto agli zero dell’anno scorso, ma da domani torno in pista perché sappiamo che c’è da lavorare per arrivare a Tokyo al 110 per cento».