L’Eolo-Kometa Cycling Team, squadra italiana pilotata da due grandi campioni del passato come lo spagnolo Alberto Contador e il nostro Ivan Basso, è riuscita a raccogliere importanti risultati al suo esordio nella categoria professional. Corridori giovani e corridori esperti all’interno di un gruppo che ha gettato delle solide basi per affrontare nel migliore dei modi la prima parte di stagione.
Per la Eolo-Kometa Cycling Team era il debutto tra i grandiPer la Eolo-Kometa Cycling Team era il debutto tra i grandi
Voglia di crescere
«C’è tanta voglia di crescere – racconta Stefano Zanatta, direttore sportivo dell’Eolo-Kometa – a inizio stagione abbiamo dovuto adattarci un po’ per prendere le misure con i team più forti al mondo. Non è stato facile soprattutto dopo il periodo di chiusura forzata al quale abbiamo risposto con tre training camp che hanno gettato le basi del nostro inizio. Due ritiri di circa dieci giorni si sono svolti a Mallorca. Uno di essi a dicembre e l’altro a gennaio, dove tra l’altro avevamo intenzione di esordire con la Vuelta a la Comunitat Valenciana, cosa che non è stata possibile per via dell’annullamento della corsa.
«A seguito di questo imprevisto – continua Zanatta – abbiamo deciso con il team di fare ancora un altro ritiro a febbraio. Un ritiro nel quale i corridori hanno potuto lavorare intensamente sia con le bici da crono, che da strada. Abbiamo suddiviso il lavoro in base alle caratteristiche tecniche di ciascun corridore. Abbiamo dato importanza un po’ a tutto: volate, salita, pianura e lavoro di gruppo, come ad esempio le crono a squadre. Il nostro obiettivo è stato quello di lasciare un’impronta come una squadra organizzata».
Francesco Gavazzi, uomo squadra e punto di riferimento dell’EoloFrancesco Gavazzi, uomo squadra e punto di riferimento dell’Eolo
L’avvicinamento al Giro
L’avvicinamento al Giro d’Italia è stato un vero e proprio lavoro di qualità per l’intero team. Durante il cammino la squadra si è resa protagonista in corse di rilievo come la Settimana Internazionale Coppi e Bartali e il Presidential Cycling Tour of Turkey.
«Il Giro d’Italia – riprende Zanatta – per noi è stato molto importante. Abbiamo raccolto i frutti di un lavoro svolto con impegno, cura e professionalità. La vittoria sullo Zoncolan con Lorenzo Fortunato è stata una bella sorpresa per tutti noi. Si vedeva anche nei giorni prima della vittoria che aveva le gambe per fare bene. E c’è riuscito».
Lorenzo Fortunato in azione sul Grappa, dove a vinto, alla Ionica-Adriatica RaceLorenzo Fortunato in azione sul Grappa, dove a vinto, alla Ionica-Adriatica Race
Prossime corse in Francia
«Devo dire che ci aspettavamo qualcosa in più da Ravasi, che è stato comunque bravo in qualche frazione a restare con i primi in salita. Adesso tirando una riga usciamo da questa prima parte di stagione molto soddisfatti. Anche perché sempre lo stesso Fortunato ha vinto una tappa e la classifica finale dell’Adriatica-Ionica Race. Le prossime corse – continua Zanatta – ci vedranno protagonisti in Spagna e in Francia. Ad attenderci troveremo percorsi difficili come ad esempio il Tour de Limousin (17-20 agosto, ndr) dove servirà una buona preparazione per essere competitivi».
Edward Ravasi, ha corso un Giro d’Italia tra alti e bassiEdward Ravasi, ha corso un Giro d’Italia tra alti e bassi
Gavazzi leader
Tanti corridori italiani compongono l’organico dell’Eolo-Kometa Cycling Team, alcuni esperti come Manuel Belletti e Francesco Gavazzi, quest’ultimo protagonista al Giro d’Italia dove ha conquistato un’ottima seconda posizione nella tappa di Guardia Sanframondi, vinta dal francese del team Cofidis, Victor Lafay. Mentre altri corridori più giovani crescono acquisendo esperienza.
«E’ un bel gruppo il nostro – conclude Zanatta – personalmente sono molto soddisfatto di Francesco Gavazzi che ha saputo essere un vero leader e un valido supporto per i ragazzi più giovani. Il ciclismo poi è uno sport duro, magari ti aspetti qualcosa in più dai corridori più esperti e invece a stupirti ci pensano quelli giovani a cui avresti dato più tempo per fare esperienza».
Adesso che è andato anche lui in vacanza e che lo rivedremo in gruppo per settembre, abbiamo sommerso di domande Lorenzo Fortunato, il folletto dello Zoncolan. Il modo per conoscerlo un po’ meglio e capire dove vuole arrivare.
1) Come ti chiami e da dove vieni?
Mi chiamo Lorenzo Fortunato, vengo da Bologna e sono nato il 9 maggio del 1996.
2) Pensavi che avresti vinto sullo Zoncolan?
Assolutamente no, volevo andare in fuga e pensavo solo a quello e così è stato. Poi mi sono ritrovato in fuga e da lì è nato tutto.
3) Quando hai sentito che gli altri si sarebbero adoperati per portarti davanti, hai pensato che sarebbe stata una gran fatica?
Prima della riunione mi chiedevo se fosse davvero il caso di andare in fuga, perché non era certo che sarebbe arrivata. Poi c’è stata la riunione e mi hanno detto secco: «Fortu, devi andare in fuga!». A quel punto mi toccava per forza. Ci ho creduto e i miei compagni ci hanno creduto più di me nel portarmi allo scoperto. E ho vinto la tappa…
4) Che cosa sapevi dello Zoncolan?
Che era la salita più dura del Giro e che gli ultimi 3 chilometri sarebbero stati infernali. Però io non pensavo a nient’altro che a spingere e intanto aspettavo i 3 chilometri per staccare Tratnik. Alla radiolina mi dicevano «Aspetta, aspetta, aspetta». Allora ho aspettato e quando la strada si è impennata, ho pedalato più forte, ho guardato sotto la ruota e lui non c’era più. E ho continuato fino alla fine.
Ha vinto a sorpresa sullo Zoncolan, come un folletto, staccando Tratnik nel finaleHa vinto a sorpresa sullo Zoncolan, come un folletto, staccando Tratnik nel finale
5) Da junior facevi lo junior, poi hai fatto l’under 23 e ti sei laureato. Quanto è stata importante finora questa gradualità?
E’ importante perché sono arrivato a 25 anni e ho vinto una tappa al Giro, arrivando davanti in classifica. Alla Adriatica Ionica ho vinto. Magari alcuni giovani lo fanno prima, io l’ho fatto adesso. Ognuno ha il suo percorso e la sua crescita. Io ho sempre lavorato anche quando le cose non andavano bene. Continuavo a pensare che prima o poi tutto quel lavoro mi sarebbe tornato indietro e alla fine è successo quando meno me lo aspettavo. Nel frattempo mi sono laureato in Scienze Motorie quando ero dilettante.
6) Anche questo è importante.
Sì, almeno sai quello che fai. Sai perché ti alleni e magari lo fai più volentieri o comunque capisci perché lo stai facendo.
7) Nei tuoi sogni c’era posto per tutto questo?
Ho fantasticato, ho sognato… Però non me lo sarei mai aspettato di vincere tutto questo nel giro di 20 giorni. Adesso mi fermo e per circa venti giorni stacco la spina diciamo per poi riprendere a settembre, ma se fosse per me io continuerei a correre.
8) Le due vittorie dello Zoncolan e del Monte Grappa sono in qualche modo collegate?
Secondo me sì. Dopo lo Zoncolan, ho preso morale e l’ultima settimana del Giro andavo forte in salita, rimanevo davanti. Poi alla Adriatica Ionica ho messo la ciliegina sulla torta.
Dopo i primi chilometri del Grappa, la selezione è subito nettaDopo i primi chilometri del Grappa, la selezione è subito netta
9) Cos’è per te la salita?
Io non vedo l’ora che cominci la salita per fare meno fatica, perché in pianura soffro troppo.
10) Cos’è per te la fatica?
E’ una presenza fissa nel ciclismo. Siamo un po’ tutti abituati e la fai volentieri. Anzi senza fatica, non sarebbe neanche ciclismo. La fatica ha il suo gusto. Molte volte fai fatica e non arrivi, allora la fatica è brutta. Mentre quando fai fatica, arrivi e vinci, non la senti neanche.
11) A casa cosa hanno detto di queste vittorie?
Non ci credevano. Quando hanno visto lo Zoncolan, Castel de Britti è esplosa. In proporzione la vittoria sul Monte Grappa ha fatto meno scalpore. Il boom c’è stato sullo Zoncolan, perché non me l’aspettavo nemmeno io e l’ho realizzata dopo il Giro. Però portare a casa la classifica generale con la tappa del Monte Grappa… anche quello è stato importante soprattutto come fase di crescita.
12) Ti sei accorto che stavi per perdere tutto per un buco in volata?
Non mi sono accorto di niente. Ero ruota di Albanese, siamo arrivati, giornalisti, ho festeggiato, nessuno ha detto niente. Sono andato alle interviste, sul podio, alle premiazioni. E quando stavano smontando l’arrivo, vado al pullman e a quel punto l’ho scoperto. Però non c’è stato il momento dopo l’arrivo in cui ho avuto paura di non aver vinto.
Ha vinto ancora sul Monte Grappa, arrivo della seconda tappa della Adriatica Ionica Race: un po’ meno folletto, più leaderHa vinto ancora sul Monte Grappa: un po’ meno folletto, ma più leader
13) Che cosa significa correre alle dipendenze di Basso e Contador?
Ti insegnano a fare il corridore, come non facevo prima. Anche le piccole cose che fanno la differenza. Ti motivano, ti insegnano e soprattutto ti danno quella forza in più che magari prima non avevo e che mi trasmettono come quando correvano. Contador parla tanto. Certe volte siamo insieme sul bus, mi parla, io ascolto poi, con le mie gambe e con la mia forza, metto in atto quello che mi insegna.
14) Hai avuto dubbi nell’accettare la loro offerta?
Neanche per un secondo. La proposta è arrivata a fine stagione e ho detto subito di sì. Alberto lo seguivo quando ho iniziato a correre, perché c’era lui in televisione. Ivan invece mi ha seguito per tutto il Giro d’Italia, quando Alberto lo sentivo per messaggio perché ha avuto problemi con il Covid. Sono due grandi riferimenti.
15) Sei uno che scatta o vai di passo?
Sono uno che tende a stare un po’ più col rapportone. Sto seduto oppure in piedi, però non faccio cambi di ritmo. Vado su del mio passo regolare, tendenzialmente non guardo gli scatti e nel finale ne ho uno, però quell’uno che faccio, lo faccio forte!
Dopo la tappa di Comacchio, la Eolo festeggia la vittoria alla Adriatica Ionica Race: il folletto è diventato capitanoDopo la tappa di Comacchio, la Eolo festeggia la vittoria alla Adriatica Ionica Race: il folletto è diventato capitano
16) Lo Zoncolan è la salita più dura che hai mai fatto in corsa?
Forse le salite più dure che ho fatto sono state nelle Asturie prima del Giro. Però, avendo il 36 e il 29, molte volte la salita la fai dura in base a come la fai. A volte è più duro un falsopiano col vento che la salita in sé, almeno per me. Sullo Zoncolan avevo il 36×32 e andavo comunque duro, ma è un’altra cosa rispetto al 39×25 di una volta.
17) Ti capita di essere riconosciuto in strada?
Da dopo lo Zoncolan, succede spesso. In Lombardia, perché vivo a Erba con la mia la fidanzata, alle Fontane quando ci sono tanti amatori evito, perché sennò fermo mezz’ora. Però è piacevole, lo diventa un po’ meno se in una distanza devo fermarmi per quattro volte.
18) Ti alleni solo oppure in gruppo?
In gruppo, da solo faccio fatica. Poi c’è il giorno che esco da solo, ma è l’eccezione.
19) Quali sono i tuoi prossimi obiettivi?
Sicuramente un buon finale di stagione, all’Emilia, al Lombardia e alle classiche in Italia. Per finire bene e avere essere già uno step avanti per il prossimo anno.
Ecco la Aurum Magma Zoncolan consegnata a Fortunato (foto Maurizio Borserini)Ecco la Aurum Magma Zoncolan consegnata a Fortunato (foto Maurizio Borserini)
20) Cosa rispondi alle offerte delle altre squadre?
La mia idea, l’ho detto fin da subito, è quella di rimanere alla Eolo-Kometa, perché qui mi sono trovato bene e in futuro cresceranno e crescerò con loro.
21) Tre aggettivi per descrivere la bici perfetta?
Leggera, siamo a 6,8 chili. Scorrevole e su questo Ceramic Speed non si batte. Poi deve essere bella, pulita.
22) Com’è la bici con la scritta Zoncolan?
Me l’hanno data la mattina dell’Alpe di Motta e mi sono detto che sarei dovuto arrivare nei 10 e infatti sono arrivato nono. Era l’ultima tappa di montagna del Giro, tutti volevano vincere e io sono rimasto lì. Mi sono staccato negli ultimi 4-5 chilometri della salita finale. E quando ero a tutta guardavo in basso, leggevo il nome sulla bici, e mi dicevo che non potevo staccarmi a Madesimo. Insomma, ho vinto sullo Zoncolan…
La crono non è mai stata motivo di attenzione: ora si cambiaLa crono non è mai stata motivo di attenzione: ora si cambia
23) Quanto pesi?
Sonop 57-58. Chiaro che non posso tenerlo tutto l’anno, però non mi pesa mangiare insalata, pasta in bianco e petto di pollo anche per un mese.
24) La crono è un nemico?
No, la cronometro non è mai stata preparata, perché nessuno pensava che andassi così al Giro. Ma comincerò a farlo già dal prossimo ritiro in altura, in vista del prossimo Giro d’Italia.
25) Prima dello Zoncolan, quale era stato il tuo maggior momento di gloria in bici?
Passare a San Lazzaro, nel mio paese. Quando sono passato, ho salutato tutti e già era una vittoria. Essere al Giro d’Italia e passare da San Lazzaro…
Un brivido gelido lungo la schiena, malgrado una giornata torrida da 32 gradi. La terza ed ultima tappa della Adriatica Ionica Race, da Ferrara a Comacchio di 149 chilometri, si chiude con una buona dose di suspence che offre ulteriore sapidità ad una edizione breve (rispetto alle precedenti due), bella ed intensa della gara organizzata da Moreno Argentin. Fortunato si è salvato davvero per un soffio.
Insidie di strada
La frazione conclusiva della AIR prevedeva sei tratti di sterrato (per un totale di 15 chilometri) che, anche se erano posti nella parte centrale del tracciato, potevano ispirare qualche azione coraggiosa: sia per evitare l’arrivo allo sprint, sia per ribaltare una classifica generale tutt’altro che definitiva nonostante il traguardo del Grappa avesse seriamente deciso tutto.
Nella volata, Viviani ha la meglio su Mareczko (foto Scanferla)Nella volata, Viviani ha la meglio su Mareczko (foto Scanferla)
Per un soffio
Invece no, o quasi. Il finale della tappa, e quindi della gara, è stato avvincente, tutto racchiuso in questioni di centimetri e secondi. L’arrivo è stato in volata, e che volata: Viviani brucia al fotofinish Mareczko, mentre terzo chiude Martinelli. Ma non è finita qui perché dopo il triangolo rosso, sotto l’impulso anche dell’Astana (Pronskiy era secondo nella generale a 5” e indosserà la maglia bianca di miglior giovane) oltre che della nazionale e della Vini Zabu, si è creato un buco di 3” nel quale è finito Fortunato che ha seriamente rischiato di vedere svanire tutto. E stavolta il bolognese della Eolo-Kometa ha dovuto ringraziare il proprio cognome e i suoi compagni di squadra, in primis Vincenzo Albanese, per aver salvato la leadership e festeggiare così la sua terza vittoria in carriera.
Strade Bianche arrivando verso Comacchio: grande suggestione (foto Scanferla)Strade Bianche arrivando verso Comacchio: grande suggestione (foto Scanferla)
Sorriso Fortunato
Al traguardo Fortunato ha trovato sia il sorriso (una volta avuto la conferma cronometrica) sia Alberto Contador, pronto a congratularsi con lui e dargli una spinta morale in più in vista del campionato italiano di domenica ad Imola.
«Dedico questa vittoria a tutta la squadra – ha dichiarato il vincitore della AIR, che ha conquistato anche la maglia verde dei Gpm – e vincere davanti a Contador ha un sapore speciale. Da inizio stagione sono cambiate tante cose: prima correvamo per farci vedere, ora lo facciamo per vincere. Il percorso tricolore l’ho provato tra fine Giro ed inizio di questa corsa. E’ duro e impegnativo, perciò aspettatemi».
I colori della primavera, per una corsa bellissima (foto Scanferla)I colori della primavera, per una corsa bellissima (foto Scanferla)
Benedizione Contador
E proprio “el Pistolero” gli fa eco: «Dopo il bel Giro d’Italia, la vittoria sul Monte Grappa, arriva questo successo nella generale. Oggi è una altra gran bella giornata per una formazione giovane come la nostra. Speriamo di continuare così. Con Lorenzo ho parlato tanto, anche della mia esperienza da corridore, e lui è intelligente. Ieri lo si è visto, quando si è trovato da solo in mezzo a tanti altri corridori di altri due team (Astana e Bardiani, ndr) ha aspettato il momento giusto e sul traguardo è stato perfetto. Però bisogna dire che si era preparato anche tanto».
Sul podio finale, Fortunato precede Kudus per 2″ e Pronskiy di 6″
Per Fortunato, prima gara a tappe da pro’, ma vince per un soffio
Per Fortunato, prima gara a tappe da pro’, ma vince per un soffio
Sul podio finale, Fortunato precede Kudus per 2″ e Pronskiy di 6″
Slancio Viviani
Doppia apparizione sul podio delle premiazioni anche per Elia Viviani che si porta a casa anche la maglia rossa della classifica a punti: «Quando fai la volata di testa e da dietro stanno rimontando forte non te ne rendi conto se hai vinto davvero, soprattutto se per meno di due centimetri. A volte si vince con due bici come ad Aviano e a volte così, ma come vi dicevo l’importante è vincere perché vittoria porta vittoria. Finisco col morale altissimo, sono già tre i successi quest’anno che sono un buon bottino rispetto agli zero dell’anno scorso, ma da domani torno in pista perché sappiamo che c’è da lavorare per arrivare a Tokyo al 110 per cento».
Con Contador, parlando della sua Fondazione, della generosità richiesta agli ex campioni, della Polti-Kometa e di questo ciclismo che gli piace così tanto
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Ulissi è tornato a casa dalla Slovenia col sorriso. La vittoria di Nova Gorica, venuta anche grazie a un potente lavoro di squadra, ha chiuso il periodo maledetto e se c’è un corridore che cambia faccia e sguardo quando le cose vanno bene e la condizione è nell’aria, quello è proprio Diego. Il bello, in questa fase della stagione alle porte del tricolore e ancor di più sull’onda lunga che porta a Tokyo, è che l’anno più storto potrebbe ora riaprirsi in modo inaspettato.
«La vittoria ci voleva – dice – ma ero già tanto contento per come ero ripartito. Quando vieni ripagato per il lavoro fatto è sempre una bella sensazione. Ma un po’ per scaramanzia, non guardo troppo lontano. Da quando è successo tutto, da quando sono stato fermato per quei problemi al cuore, mi sono concentrato solo sulla ripresa, a fare la base per i prossimi appuntamenti. Tornare competitivo così presto e con la condizione per vincere è stata una sorpresa. Quando salti completamente dicembre e gennaio, come le metti le basi per affrontare la stagione?».
Domenica al tricolore, dopo aver corso sulle stesse strade il mondiale 2020Domenica al tricolore, dopo aver corso sulle stesse strade il mondiale 2020
Ecco, racconta: come le hai messe?
Siamo stati bravi, anzi sono stai bravi i preparatori. Sono rientrato e mi sono conquistato un posto per il Giro d’Italia, ma avevo tanti dubbi. Pensavo di accumulare troppa fatica, invece siamo riusciti a correrlo con l’obiettivo di crescere, dosando l’impegno.
Traduci la parola dosare…
Significa che certi giorni ho mollato prima e certi altri non ce la facevoproprio a reggere il ritmo. All’inizio ci sono state delle crisi improvvise e altre che erano prevedibili. Il guaio è che la mentalità è sempre stata quella di essere al top, quindi c’è stato anche da fare i conti con le motivazioni.
Qual è stato il giorno più nero?
Quello a Bagno di Romagna. Ho preso la fuga, anche se non è stato facile. Sarebbe stata la tappa ideale per me, ma appena la fuga ha preso il largo, io ho capito che era una giornata storta. Quando hai da subito brutte sensazioni, andare avanti è un bel problema. Infatti si è spenta subito la luce. In quei casi sapete cosa si fa? Si cerca comunque un aspetto positivo per andare avanti.
A Bagno di Romagna, la giornata più nera del suo Giro: fuga e crisi. la condizione non c’è ancora…A Bagno di Romagna, la giornata più nera del suo Giro: fuga e crisi…
E qual è stato il tuo?
Essere riuscito a prendere la fuga!
Quando eri fermo per il cuore, dicesti che la testa faceva brutti pensieri. Quando al Giro soffrivi troppo dicesti che le gambe non ce la facevano. Che cosa è successo in Slovenia?
A volte la mente vorrebbe portarti a giocarti le vittorie, ma magari fisicamente non puoi. A volte hai le gambe, ma non le motivazioni. In Slovenia le gambe si sono unite con la testa. E’ il momento in cui tutto collima alla perfezione. E devi essere davvero al 100 per cento, perché il livello ormai è talmente alto che per esprimerti al meglio non puoi essere meno del massimo.
Eppure, tornando al Giro, l’hai chiuso in crescendo, con piazzamenti nei cinque a Sega di Ala e Stradella. La condizione stava tornando?
Ha stupito anche me. Pensavo che sui percorsi duri avrei faticato di più. Evidentemente con il passare delle tappe ho ritrovato la resistenza e non ancora l’esplosività che ha sempre caratterizzato la mia carriera.
Nibali, Bettiol, Ulissi, Pozzovivo: Lugano 2020, primi allenamenti anche per Diego prima dello stop improvvisoNibali, Bettiol, Ulissi, Pozzovivo: Lugano 2020, primi allenamenti anche per Diego prima dello stop improvviso
Quando l’hai ritrovata?
Dopo il Giro, riposando. In realtà quelle tre settimane corse con intelligenza hanno sommato una serie di lavori che, una volta metabolizzati, mi hanno dato la condizione per tornare a vincere. Non sono ancora il miglior Diego, ma so di poterci tornare. Lo Slovenia è iniziato una settimana dopo il Giro. E’ l’insieme degli impegni ad aver dato la svolta.
Due anni fa Tokyo hai vinto tu…
Era il Test Event, quando si pensava che le Olimpiadi si sarebbero fatte nel 2020. Un percorso duro con caldo e umido. Si sudava anche a stare fermi e questo per noi è particolare. Tanto dislivello sin dalla partenza, sempre con le gambe in tiro. Quel giorno poi non facemmo il Monte Fuji, perché non si poteva fare la gara in tutta la lunghezza, ma venne comunque dura.
Il 21 luglio 2019, Ulissi vince il Test event di Tokyo
Sul podio alle sue spalle, Formolo fresco tricolore e il francese Peters
Nei 3 giorni prima della gara, gli azzurri si sono allenati sul percorso
Il 21 luglio 2019, Ulissi vince il Test event di Tokyo
Sul podio alle sue spalle, Formolo fresco tricolore e il francese Peters
Nei 3 giorni prima della gara, gli azzurri si sono allenati sul percorso
Ricordi le salite?
La prima è pedalabile, ma non molla un attimo. L’ultima, che finisce a 30 chilometri dall’arrivo, è sempre al 10 per cento e in cima non c’è discesa, ma si continua a forza di saliscendi.
Ci pensi mai alla convocazione?
Non ora, fosse anche per scaramanzia. E poi cinque nomi sono davvero pochi…
Certe giornate non si possono scordare, soprattutto se condite da vittorie incredibili. E figuriamoci se sono le prime due da professionista, raccolte in poco più di venti giorni su due montagne sacre per il ciclismo italiano. Lorenzo Fortunato – di nome ma non di fatto – ci ha preso gusto e così, dopo aver conquistato lo Zoncolan lo scorso 22 maggio nella 14ª tappa del Giro d’Italia, l’atleta della Eolo-Kometa ha messo il sigillo in vetta alla Cima Grappa, traguardo della seconda frazione di 148,2 chilometri (partenza da Vittorio Veneto) della Adriatica Ionica Race.
Sul traguardo del Grappa, venti giorni dopo lo ZoncolanSul traguardo del Grappa, venti giorni dopo lo Zoncolan
Grande rimonta
Un trionfo clamoroso oltretutto perché ottenuto negli ultimi quindici metri di gara, superando in rimonta Kudus, praticamente certo del successo, e Pronsky dell’Astana che avevano fatto selezione sul finale dell’ascesa guadagnando più di una manciata di secondi nei momenti decisivi della corsa.
Insomma, per il 25enne bolognese un filotto da biliardista: tappa, maglia di leader della generale (strappata a Viviani), dei Gpm (sfilata al suo compagno Sevilla) e seria ipoteca sul successo finale alla vigilia della terza ed ultima giornata, nonostante la Ferrara-Comacchio nasconda qualche insidia con sei tratti di sterrato nella parte centrale del percorso. Per la sua formazione, gestita dalla coppia Basso-Contador, un’altra giornata da protagonista dopo quella precedente dove si era messa in luce col terzo posto di Pacioni. Ed una prossima all’orizzonte delle valli comacchiesi per completare questa mini opera.
Hanno scalato il Grappa da Semonzo, un versante lunghissimoHanno scalato il Grappa da Semonzo, un versante lunghissimo
Lorenzo, prima lo Zoncolan, ora il Grappa: due vittorie su traguardi importanti, non è che stai abituando troppo bene tu, la tua squadra e i tuoi tifosi?
Eh eh (sorride, ndr), diciamo che questa per me è come la quarta settimana del Giro d’Italia. Non ho perso concentrazione, sono rimasto con la testa sugli allenamenti e oggi ho vinto.
Al Giro avevi vinto perché eri in fuga, resistendo al ritorno dei più forti e anche alle spallate dei tifosi. Qui sul Grappa, con a tratti la stessa nebbia dello Zoncolan, è andata diversamente. Spiegaci…
Sì vero, lì avevo vinto perché avevo centrato la fuga, ma durante l’ultima settimana del Giro sono sempre stato davanti rimanendo con i migliori. Queste sono le mie corse perché se al Giro andavo bene, qui dovevo vincere o arrivare tra i primi. E ci sono riuscito.
In venti giorni ti è cambiata la vita.
La sto vivendo con tranquillità e serenità. Sto facendo tutto come sempre, come due mesi fa che non ero nessuno.
Viviani sapeva che avrebbe perso la maglia: si rifarà domani a Comacchio?Viviani sapeva che avrebbe perso la maglia: si rifarà domani a Comacchio?
Oggi, proprio in virtù della vittoria al Giro, eri il più pronosticato ma radio corsa ti ha segnalato in difficoltà e staccato. Poi sul traguardo hai vinto come seppe fare Marino Basso al mondiale di Gap su Bitossi. Incredibile. Avevi perso la speranza ad un certo punto?
No, onestamente. Finchè li vedevo (Kudus e Pronsky della Astana Premier Tech, Carboni e Zana della Bardiani Csf, ndr) speravo di rientrare. Anche se devo dire che se l’Astana avesse vinto, io sarei stato comunque contento lo stesso di fare secondo o terzo. Nel finale però ho messo su il 54 e dal triangolo rosso ho praticamente fatto una volata di un chilometro.
Hai gestito le energie fisiche?
Sì, le ho tenute. Ho recuperato e ho vinto.
E quelle mentali invece visto che eri uno dei favoriti della vigilia?
Dico la verità, la vivo e l’ho vissuta senza stress e non ho pressioni nemmeno da parte della squadra. Cerco sempre di dare il massimo, che sia per vincere o che sia per il decimo o quindicesimo posto.
Lorenzo Fortunato in azione sulle rampe dello Zoncolan, dove ha centrato la prima vittoria da pro’Fortunato sullo Zoncolan, dove ha centrato la prima vittoria da pro’
Ti aspetta il campionato Italiano, anche quello dalle tue parti come la tappa conclusiva dellaAIR.
Prima c’è la Ferrara-Comacchio dove voglio portare a casa la maglia di leader, poi vediamo di pensare al tricolore.
In pratica basta dirti che farai una quinta settimana di Giro per vederti protagonista.
Francesco Gavazzi inizia l'ultimo anno di una carriera iniziata nel 2007. Lavorerà per i giovani della Eolo-Kometa. La sua esperienza è una preziosa eredità
E’ stata forte la gioia in casa Eolo-Kometa per la vittoria sullo Zoncolan di Lorenzo Fortunato al Giro d’Italia. E per rimarcare quel grande successo Aurum, il marchio di bici che supporta il team di mister Spada, ha voluto creare un’edizione speciale della specialissima del corridore bolognese.
La Aurum Magma edizione Zoncolan, una livrea accattivante (foto Maurizio Borserini)La Aurum Magma edizione Zoncolan, una livrea accattivante (foto Maurizio Borserini)
Stupore Fortunato
Al via della tappa numero 20 la Verbania-Alpe Motta, quindi appena sette giorni dopo il trionfo dello Zoncolan, è stata consegnata a Fortunato una Magma a dir poco particolare. La specialissima era dedicata al trionfo dello Zoncolan: riportava i colori della bandiera italiana e la scritta “Cittadella-Monte Zoncolan, 22 maggio 2021”.
E’ stata una sorpresa anche per Lorenzo. «Sono felicissimo. Ed è vero: è stata una sorpresa – dice Fortunato – Me la sono trovata la mattina dell’Alpe Motta e… sono andato! Era già tutta messa a puntino per me: le misure erano perfette. In gruppo tutti me l’hanno guardata e mi ha detto quanto fosse bella. Che bici: 6,8 chili, con freni a disco, cambio elettronico, tutta montata CeramicSpeed. I meccanici mi hanno detto: ohi Fortu con questa devi volare! E infatti quel giorno sono arrivato nono».
Il corridore di Ivan Basso aveva il sorriso stampato sulla bocca. I meccanici ci hanno lavorato nella notte (ma forse la bici girava tra i bus già dal giorno prima), fatto sta che la sua belva era pronta per l’ultima frazione di montagna.
Il tricolore domina la parte posteriore del carro (foto Maurizio Borserini)Il tricolore domina la parte posteriore del carro (foto Maurizio Borserini)
Quelle special edition…
Strutturalmente la bici è identica a quella di serie ma si è voluto dare un forte richiamo sia alla vittoria che all’Italia. La presenza del tricolore è forte soprattutto nella zona posteriore del carro. Si parte con il rosso sul fodero orizzontale, si procede con il bianco e nell’angolo tra fodero e pendente domina il verde. L’azzurro di Eolo fa il resto e indirettamente richiama all’azzurro delle nazionali italiane. All’anteriore poi la vera celebrazione del trionfo sul Mostro friulano: Zoncolan, 22-05-2021.
Apparentemente si tratta di piccoli dettagli, ma che fanno la differenza anche sul piano dell’immagine. Tutti elementi che mostrano l’interesse di Aurum e di Eolo nel voler stare tra i grandi. Giusto qualche giorno fa lo stesso Matteo Cornacchione, meccanico della corazzata Ineos-Granadiers, sottolineava l’importanza delle bici “edizione speciali” per i marchi. Queste destano curiosità e dagli appassionati di tutto il mondo arrivano poi delle richieste al costruttore.
La consegna della Magma Zoncolan a Fortunato poco prima di partire per la penultima tappa del Giro (foto Maurizio Borserini)La consegna della Magma Zoncolan a Fortunato poco prima della penultima tappa del Giro (foto Maurizio Borserini)
La versatilità della Magma
Il telaio della Magma è sviluppato con la tecnologia ECT: Experience Carbon Technology, che utilizza sei diversi tipi di fibra (carbonio) applicata in modo differente a seconda delle zone del telaio stesso. Anche in virtù di questa tecnologia la Magma è pulita nelle forme e ha un geometria molto “semplice” per corridori e meccanici, come sostiene anche Lorenzo.
«In generale – dice Fortunato – si tratta di una bici “pulita” nelle sue forme, abbastanza tradizionale. E anche per questo secondo me i meccanici ci lavorano bene (la componentistica tradizionale rende facili regolazioni e sostituzioni, ndr). E poi ha dei colori che “prendono” proprio. Si guida davvero bene.
«Cosa avevo il giorno dello Zoncolan? Davanti il 54-36 e dietro l’11-32, mentre il giorno dell’Alpe Motta, con la bici versione Zoncolan, avevo il 39 e sempre l’11-32. Per adesso la bici è ancora in sede, ma la prossima settimana me la daranno!».
Per il resto la Magma Zoncolan, come le sue “sorelle”, montava il gruppo Shimano Dura Ace Di2 (con bilanciere CeramicSpeed), guarnitura Rotor. Ruote, manubrio e reggisella Enve. Sella Prologo e gomme Vittoria da 25 millimetri.
Gavazzi parte domattina per le vacanze. Una settimana, poi ripartirà per l'ultimo anno da pro'. Ma a 37 anni è davvero così difficile rimettersi in forma?
I pedali sono molto importanti ai fini delle prestazioni, in quanto la spinta data dal ciclista passa completamente da questo componente. Look è un marchio storico del ciclismo, che rifornisce numerose squadre e corridori, fra cui c’è anche Lorenzo Fortunato, recente vincitore della tappa dello Zoncolan all’ultimo Giro d’Italia.
Tecnologia Blade
Proprio il giovane corridore della Eolo-Kometa, utilizza i pedali Kéo Blade Carbon Ceramic. Questo prodotto si contraddistingue per la tecnologia brevettata Blade, associata alle prestazioni delle sfere ceramiche e all’ottimo rapporto potenza/peso. La tecnologia Blade si concretizza nell’uso di una lamina in carbonio invece di una molla convenzionale in metallo. I vantaggi sono una maggiore leggerezza, una migliore aerodinamica in quanto il design è studiato per far si che le forme siano in perfetta armonia con il corpo del pedale, ed infine, in una sensazione di aggancio e sgancio più diretto e sicuro.
Cuscinetti duraturi e più scorrevoli
Per quanto riguarda le sfere ceramiche, queste vengono controllate singolarmente per garantire qualità e prestazioni elevate. Le sfere sono calibrate con precisione attraverso uno strumento che si chiama micrometro, in modo da posizionarle correttamente in base alle loro dimensioni dentro degli anelli ai lati perfettamente adattati. Inoltre, ogni cuscinetto è dotato di una costruzione unica. I cuscinetti ceramici sono più duraturi e forniscono una maggiore scorrevolezza, infatti unite all’ottimizzazione del grasso usato con questo tipo di materiale, si ottiene una riduzione del 18% dell’attrito.
La parte inferiore di un pedale Look Kéo Blade Carbon Ceramic
La parte inferiore di un pedale Look Kéo Blade Carbon Ceramic
Superficie d’appoggio ampia
Un concetto caro a Look è che più si aumenta la superficie d’appoggio e maggiore sarà la trasmissione della potenza. Allo stesso tempo per avere una grande superficie d’appoggio bisogna aumentare il peso dei pedali. I tecnici Look hanno individuato le zone utili al trasferimento di potenza e hanno ottimizzato il design dei pedali e limitare così le zone non utilizzate nella spinta. Questo lavoro ha fatto in modo che i Look Kéo Blade Carbon siano i pedali con il migliore rapporto peso/superficie d’appoggio presenti sul mercato.
C’è anche l’asse in titanio
Infine, ricordiamo i pedali Look con cuscinetti in ceramica sono disponibili in due versioni: Kéo Blade Carbon Ceramic Ti con asse in titanio e lama in carbonio dal peso di 95 grammi per pedale e Kéo Blade Carbon Ceramic con asse in Chromoly + e lama in carbonio dal peso di 110 grammi per pedale.
Lorenzo Fortunato lo Zoncolan se lo sognava da un po’, lo temeva, lo desiderava, lo voleva. Questa mattina al via da Cittadella era il più concentrato e teso dei suoi. Tutta la sua giornata non è stata affatto una sorpresa però. Ieri sera, come fa sempre, ha aperto il Garibaldi e ha studiato la tappa, dando vita a sogni e programmi. Tuttavia come lui stesso ammette vive alla giornata. Tanto che oggi era la prima volta che scalava il Mostro della Carnia.
Lasciata la pianura la fuga entra tra i monti della CarniaLasciata la pianura la fuga entra tra i monti della Carnia
Come Basso
«Non mi rendo conto di quello che ho fatto – dice emozionato il corridore della Eolo-Kometa – Ero partito con l’idea di andare in fuga dopo due giorni in cui ho dormito un po’ e non l’avevo presa. Sentivo e sapevo che stavo bene. Se penso che ero felice già solo per essere al Giro d’Italia, figuriamoci adesso come posso stare».
Nei ripidissimi tremila metri finali Fortunato è di una cattiveria agonistica unica. Sguardo da killer con gli occhi incollati sull’asfalto. Un’azione che ricorda molto quella di Ivan Basso, oggi suo team manager, quando vinse quassù nel 2010. Anche Lorenzo come Ivan non si è mai voltato. Dava di spalle ma continuava a girare le gambe.
«Non pensavo a niente, spingevo e basta. E il non pensare credo mi abbia aiutato. Non avevo nessuna pressione».
Basso al lavoro con la Eolo-Kometa, professional nata quest’anno. Fortunato era alla Vini ZabùBasso al lavoro con la Eolo-Kometa, professional nata quest’anno. Fortunato era alla Vini Zabù
Grazie alla Eolo-Kometa
Lorenzo viene da Castel de Britti, Bologna, stesso paese di un certo Alberto Tomba. Ma se il suo conterraneo le piste da sci le faceva in discesa lui le costeggia in salita. La stradina che si arrampica ai 1.730 metri dello Zoncolan da questo versante infatti risale proprio le piste da sci, che tra l’altro sono ancora innevate e oggi erano spazzate da nuvole e da un vento a dir poco freddo, con la temperatura appena sopra allo zero.
Fortunato ringrazia il team: dai massaggiatori, ai diesse, dai compagni a Basso e Contador. E’ un fiume in piena.
«Luca Spada (il fondatore di Eolo, ndr) mi ha abbracciato sull’arrivo. Basso invece stamattina prima di scendere dal bus mi ha preso da parte e mi ha detto secco: “Fortu”, tu oggi vai in fuga, arrivi sotto allo Zoncolan e vinci la tappa. Ivan ci credeva più di me, più di tutti. Mentre io ci ho creduto solo quando ho passato la linea di arrivo».
Tratnik ha attaccato sullo Zoncolan, Fortunato ha chiuso e ai 2.300 metri lo ha staccatoTratnik ha attaccato sullo Zoncolan, Fortunato ha chiuso e ai 2.300 metri lo ha staccato
Sognando il Lombardia
La storia di Fortunato con la bici ha origine grazie al papà, Marco, un cicloamatore.
«Ho iniziato con gli amatori uscendo la domenica: senza pretese, senza stress. Ho continuato, ho continuato e oggi ho vinto sullo Zoncolan. Prima avevo provato calcio, basket, atletica.
«Se mi chiedevano quale fosse il mio obiettivo ad inizio Giro la mia risposta sarebbe stata: farmi vedere. Adesso invece… Penserò a vincere ancora, magari un giorno conquisterò il Giro di Lombardia. La mia ragazza, Veronica, è di Erba, da qualche tempo vivo lì e mi piacerebbe vincere nella mia seconda casa. Dopo il Giro dell’Emilia, però!»
Lo scalatore bolognese è compagno di stanza di Samuele Rivi, ma è amico di “vecchia data” di Vincenzo Albanese. Fortunato infatti ha corso in Toscana da dilettante, all’Hopplà, dove c’era anche Albanese.
Un sorridente Vincenzo Albanese a fine tappaUn sorridente Vincenzo Albanese a fine tappa
Albanese stop al maxischermo
E se Lorenzo aveva preso la fuga del mattino il merito era stato anche di Albanese. Vincenzo nel drappello dei fuggitivi ci è rimasto a lungo, fino ai pedi dello Zoncolan. Il toscano si è sobbarcato la maggior parte del lavoro, o meglio, ha spinto più di Fortunato. Lui, Affini (per Bennett) e Mosca (per Mollema) erano i “gregari” in fuga. Fortunato a quel punto ha dovuto pensare “solo” a mangiare e a sprecare il meno possibile.
Quando Albanese taglia il traguardo, Fortunato è sul podio. Rispetto ad altri, in cima, il suo volto è sorridente e disteso.
«Se sapevo della vittoria di Lorenzo? Certo! Ai 3 chilometri c’era un maxi schermo, ho visto che mancavano 500 metri e così mi sono fermato a vederlo. L’ho guardata alla televisione! Troppo bello… Tanto per me non c’era fretta. Poi piano, piano sono ripartito. Io e Francesco Gavazzi lo abbiamo aiutato ad uscire dal gruppo, cosa che non gli riesce molto bene. Gli ho detto: stai alla mia ruota e ti porto fuori io. Poi lui nel finale è stato bravissimo a finalizzare».