Mattias Skjelmose

Skjelmose: Giro rimandato e colpi di fioretto con Ayuso

25.12.2025
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DENIA (Spagna) – Se giusto ieri avevamo parlato di Mads Pedersen come leader della Lidl-Trek, oggi apriamo così questo articolo che riguarda Mattias Skjelmose. Sentite qua. Il danese arriva in conferenza e dopo poche domande si finisce a parlare inevitabilmente del suo rapporto con Juan Ayuso. Noi giornalisti gli chiediamo come condivideranno la leadership, anche nelle classiche delle Ardenne. A quel punto il biondino fa una faccia con stampato sopra un punto interrogativo che si potrebbe toccare con mano. Si ferma e si lascia andare: «Ah, Ayuso fa le Ardenne? Mi avevano detto che sarei stato io l’unico leader».

Si inizia col botto, insomma. L’arrivo dello spagnolo non era stato accolto benissimo da Skjelmose, che credeva, in ottica futura, di essere il faro del team. Adesso le cose sembrano non partire nel migliore dei modi. Ma per onestà va detto che il resto della conferenza è andato bene. Mano tese da entrambe le parti e condivisione di spazi e programmi leggermente differenti. E che le cose tra la Lidl-Trek e Skjelmose vadano bene lo conferma anche il fatto che Mattias ha prolungato il suo contratto fino al 2028.

Mattias Skjelmose
Mattias Skjelmose (classe 2002) durante il media day a Denia. Il danese ha prolungato con la Lidl-Trek fino al 2028
Mattias Skjelmose
Mattias Skjelmose (classe 2002) durante il media day a Denia. Il danese ha prolungato con la Lidl-Trek fino al 2028

Il rapporto con Ayuso

A parte quello “screzio”, Mattias ha espresso belle parole nei confronti di Ayuso. «Ci stiamo conoscendo in questi giorni – ha detto Skjelmose – ci ho parlato poche volte. E’ un bravo ragazzo e, se ci sarà bisogno, sarò pronto ad aiutarlo». Qui tornano in mente le parole che lo stesso Mattias aveva detto questa estate: «Se non ha aiutato Pogacar, la vedo dura che possa aiutare me o altri».

I due avranno da lavorare sul loro rapporto. D’altra parte faranno gran parte del calendario insieme e avranno modo di conoscersi e imparare reciprocamente come correre fianco a fianco.

«Juan – ha proseguito il danese – mi sembra essere un nerd come me per quanto riguarda l’attrezzatura, i dettagli e la preparazione. Sono contento e penso che possiamo rispecchiarci l’uno nell’altro e aiutarci molto a vicenda. E per farlo dobbiamo conoscere i punti deboli e quelli di forza l’uno dell’altro. Penso che il modo migliore per impararli sia gareggiare insieme. Essere compagni di squadra significa anche essere più onesti. Con Juan condivideremo la leadership alla Parigi-Nizza e ai Paesi Baschi. Poi vedremo…». Frase sibilina quest’ultima. Vera, ma che suona quasi come un avvertimento.

Il fatto è che sin qui, senza un vero “rivale” per caratteristiche tecniche, Skjelmose si era sentito leader e soprattutto uomo su cui investire. In qualche modo era coccolato e sicuro. Ora gli equilibri cambiano. Anche in seno al team dove nei suoi confronti si era sempre lavorato in un certo modo.

Mattias Skjelmose
Faun Ardeche, febbraio 2025, Ayuso e Skjelmose sul podio: ancora non sapevano che sarebbero diventati compagni di squadra
Mattias Skjelmose
Faun Ardeche, febbraio 2025, Ayuso e Skjelmose sul podio: ancora non sapevano che sarebbero diventati compagni di squadra

Idea Giro d’Italia

Una delle cose che ci ha piacevolmente colpito di Skjelmose, e che dice molto delle sue ambizioni, ha riguardato il Giro d’Italia. «Avrei voluto fare il Giro – ha detto Matias – ma la squadra ha deciso diversamente. Per me poteva essere un obiettivo importante e mi sarebbe piaciuto essere il leader, ma capisco anche la decisione del team. Mi hanno dato una spiegazione. Loro mi sostengono, quindi io sostengo loro. Finora hanno preso decisioni davvero ottime per me e credo che continueranno a farlo anche in futuro».

Skjelmose è uno che cresce piano. Non è il talento che spunta e vince subito. E’ un ottimo corridore che deve arrivarci per gradi. Un po’ come Joao Almeida, per intenderci. Insomma, non è Remco, non è Pogacar e forse neanche Ayuso.

Uno così al Giro d’Italia ci sarebbe stato bene, ma evidentemente nella corsa rosa la squadra punta tutto sugli sprint di Jonathan Milan e sugli assalti alle tappe. Giustamente, Skjelmose avrebbe comportato ben altra formazione. In ogni caso, per lui c’è la Vuelta da leader.

Amstel 2025: al colpo di reni Skjelmose (a destra) batte Pogacar ed Evenepoel
Amstel 2025: al colpo di reni Skjelmose batte Pogacar ed Evenepoel (fuori campo sulla sinistra)

Quell’Amstel…

Si è parlato anche della sua vittoria all’Amstel Gold Race, con un ordine d’arrivo che un ragazzo che corre in bici probabilmente non riuscirebbe a concepire neanche nei sogni: primo davanti a Tadej Pogacar e Remco Evenepoel.

«E’ stato un momento importantissimo per me – ha detto Skjelmose – che mi ha dato carica e fiducia. E’ stata una vittoria speciale e inaspettata, senza dubbio il risultato più importante della mia carriera. Questo dimostra che questi campioni si possono battere, ma certo devo fare la gara perfetta nel giorno perfetto e loro devono commettere qualche errore. In caso contrario è molto difficile».

Una consapevolezza importante quella del danese che sa bene che non sarà facile bissare quel successo o che uno come Pogacar sbagli due volte. Ma l’importante è esserci. Molto vicini gli saranno in tal senso il suo diesse, Kim Andersen, e il nuovo arrivato nello staff Andy Schleck, uno che di lotte con grandi campioni ne sa qualcosa.

Mattias Skjelmose
Skjelmose in allenamento sulle strade di Andorra (foto Instagram)
Mattias Skjelmose
Skjelmose in allenamento sulle strade di Andorra (foto Instagram)

Lavoratore nato

Personaggio particolare, questo Skjelmose. Era la prima volta che ci parlavamo dal vivo. Attento, anche simpatico, uno con le idee chiare in testa e metodi moderni. Un meticoloso all’inverosimile. Tra i tanti incontrati nel nostro raid spagnolo è quello che ci è parso essere il più in forma, il più tirato. Anche Matteo Sobrero, a dire il vero, ma lui andrà in Australia, quindi ci sta che sia già avanti.

Mattias è un ragazzo spigliato, anche se può sembrare timido ad un primo impatto. E’ un lavoratore puro. Dopo le varie cadute ha riportato diversi problemi, tra cui un’ernia alla schiena. Ogni giorno deve fare esercizi specifici e non sgarra davvero mai. Preferisce evitare l’operazione: troppi rischi e tempi di recupero incerti.

Ha lasciato la Danimarca e si è trasferito ad Andorra. Lì dice di trovarsi bene: ha percorsi ideali per allenarsi, salite e di fatto è sempre in quota. Dopo la Parigi-Nizza farà l’altura in casa. Larrazzabal ci riferisce di un atleta super meticoloso, preciso, che segue alla lettera quello che deve fare. E lui non fa altro che confermarci tutto ciò prima di uscire dalla stanza e concedere altre interviste.

Mads Pedersen

Pedersen, parole da leader fra classiche e maglia verde

24.12.2025
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DENIA (Spagna) – E’ sufficiente osservarlo muoversi tra i bus o nelle sale dell’hotel, parlare con i tecnici, confrontarsi con i compagni. Nel ritiro invernale della Lidl-Trek a Denia, Mads Pedersen è un leader naturale, riconosciuto e seguito, e come tale si comporta. Non alza mai la voce, ma ogni gesto trasmette direzione. Lo staff lo ascolta, i corridori lo seguono. E’ uno di quei “super motori” del ciclismo moderno, capaci di stare al vertice in epoche diverse, adattandosi a un contesto che cambia in continuazione (in apertura foto Lidl-Trek).

A 30 anni appena compiuti, il danese ha già vinto un mondiale, tappe e maglie nei Grandi Giri, classiche di primo piano, ma non ancora una Monumento. Sembra incredibile, ma è così… Corridore straniero sì, ma amato anche in Italia. Il suo status è cresciuto enormemente dopo l’ultimo Giro d’Italia, corso da protagonista assoluto: quattro vittorie di tappa, maglia rosa il primo giorno e maglia ciclamino portata fino a Roma. Un leader, dentro e fuori dalla corsa.

Mads Pedersen
Mads Pedersen (classe 1995) è il leader della Lidl-Trek. Quest’anno punta su classiche di primavera e maglia verde
Mads Pedersen (classe 1995) è il leader della Lidl-Trek. Quest’anno punta su classiche di primavera e maglia verde

Prima le classiche…

E’ parlando delle classiche che Pedersen accende davvero lo sguardo. «Quest’anno voglio una Monumento». Il 2026, nei suoi pensieri, ruota attorno a quel blocco di gare che da sempre definiscono la carriera di un corridore come lui. Sanremo, Fiandre, Roubaix sono un progetto complessivo. E la squadra è totalmente con lui e per lui ai fini di questo obiettivo.

«Sono convinto – dice Mads – che il margine di miglioramento esista ancora, anche a questi livelli. Si parla spesso di quel famoso “uno o due per cento” che può fare la differenza tra arrivare sul podio e vincere una Monumento. Sono disposto anche a rinunciare a qualcosa, anche ad una parte della velocità nello sprint puro, pur di diventare un corridore ancora più completo. Con i rivali che ci sono adesso… devi per forza cambiare qualcosa, alzare il livello».

Cambiare qualcosa significa anche lavorare sui materiali. Non solo Pogacar è già andato in avanscoperta sulle pietre della Roubaix, anche la Lidl-Trek non è stata ferma. «Abbiamo lavorato molto sugli pneumatici – ha detto Pedersen – testando anche un sistema per regolare le pressioni. Ma è un sistema che potremmo anche non usare se si rivelasse una cavolata». Il danese non ha usato il termine cavolata, ma vi assicuriamo che ha reso bene il concetto!

L’assalto alle classiche secondo Pedersen sarà un affare di squadra. E lui è pronto a prenderla in carico
L’assalto alle classiche secondo Pedersen sarà un affare di squadra. E lui è pronto a prenderla in carico

I grandi rivali

Il confronto con i dominatori di questa epoca è inevitabile. Pedersen sembra quasi un “Matthews 2.0“. Anche l’australiano è un talento formidabile, ha una costanza fuori dal comune ed è competitivo su tanti terreni, ma nel suo cammino si è ritrovato: prima Gilbert, poi il miglior Sagan, quindi il miglior Alaphilippe e ora Pogacar. Per Pedersen da una parte c’è Tadej Pogacar, e come trasforma il modo di correre anche le classiche più veloci come la Sanremo, e dall’altra Mathieu Van der Poel, con lui è un vero scontro tra chi ha più watt. Pedersen li rispetta, li studia, ma non li subisce.

«Hanno più talento di me, è vero – va avanti Pedersen – ma resto dell’idea che si possono battere. Nessuno è imbattibile. Provare a vincere queste gare è il motivo per cui sono qui, per cui la squadra mi paga. Alla Roubaix, la corsa dei miei sogni, la loro rivalità può diventare un vantaggio tattico per gli altri, ma gare di questo tipo non sono mai scritte in anticipo. Ci sono milioni di variabili, imprevisti e avversari di altissimo livello come Wout Van Aert o Filippo Ganna, non solo Mathieu o Tadej.

«Un po’ meglio alla Sanremo: la sensazione è di avere le carte giuste. Mi dovrò adattare alle varie situazioni tattiche. Per esempio so che devo migliorare nello sforzo da 10 minuti, quello che è richiesto per fare la Cipressa. Quando ho visto cosa ha fatto Filippo Ganna l’anno scorso, ho pensato che posso farlo anch’io. Se non credessi di potercela fare, perché dovrebbe crederlo la Lidl-Trek?».

Scontro fra titani: Pedersen precede Van Aert a Vicenza dopo una volata mostruosa dei due. Roba per motori mega
Scontro fra titani: Pedersen precede Van Aert a Vicenza dopo una volata mostruosa dei due. Roba per motori mega

Il patto con Milan

Ma il 2026 per Pedersen sarà anche l’anno del Tour de France e un altro obiettivo dichiarato: la maglia verde. L’ex iridato non lo nasconde e lo dice con grande lucidità. Nei Grandi Giri, però, nulla è semplice quando in squadra ci sono altri corridori di altissimo livello che più o meno vogliono le tue stesse cose. Il riferimento, inevitabile, è a Jonathan Milan.

«Con Milan – dice il danese – abbiamo fatto un patto. Quest’anno sarò io a tornare in Francia e lui al Giro. Jonathan è un vero talento. Lui sì che è un vero sprinter, io faccio fatica a battere gente come Merlier o Philipsen. In più – breve pausa – lui è andato, giustamente, al Tour con un treno…». E qui sembra filtrare un velo polemico. Magari è stata solo una nostra sensazione…

Chiaro che con Ayuso che punta alla generale, il progetto maglia verde potrebbe rivelarsi più complicato del previsto. Non è detto che Mads possa avere degli uomini che possano aiutarlo, mentre Milan quest’anno aveva appunto un team tutto per sé. Tuttavia Pedersen ha accettato la cosa e ne è ben consapevole. Ricordiamoci che due anni fa si mise a disposizione di Ciccone per aiutarlo nella conquista della maglia a pois. Questo per dire che lui un certo spirito di squadra ce l’ha e si aspetta altrettanto.

In tal senso ha parlato molto del giovane Mathias Vacek, gregario di lusso anche in ottica futura, e dell’amico e connazionale Soren Kragh Andersen, il quale ad un collega danese ha detto che si sente più pronto ad aiutare Mads nelle classiche e nelle frazioni ondulate, che negli sprint di gruppo. E un altro danese è arrivato alla sua corte: Mattias Norsgaard, fortemente voluto proprio da Pedersen.

Mads Pedersen
Pedersen con Vacek al termine della prima frazione del Giro 2025. Il giovane ceco svolse un gran lavoro per il danese
Mads Pedersen
Pedersen con Vacek al termine della prima frazione del Giro 2025. Il giovane ceco svolse un gran lavoro per il danese

La squadra e l’arrivo di Ayuso

Mads Pedersen leader dicevamo in apertura. E’ molto interessante quel che ci ha detto il capo dei coach della Lidl-Trek, Josu Larrazabal: «In tanti anni, ne abbiamo avuti di leader e grandi capitani e posso dire che Pedersen è uno di loro. Nel mini ritiro che abbiamo fatto in Germania qualche settimana fa, Mads è stato il primo ad accogliere Juan Ayuso. Lo ha letteralmente preso sottobraccio. Un gesto simbolico, che racconta più di tante parole. Pedersen non ha paura dei talenti forti, anzi li vuole al suo fianco. Sa che una squadra cresce solo se i leader si assumono la responsabilità di integrare, non di dividere».

Parole sacrosante quelle del tecnico basco, ma perché non si rivelino un boomerang serve un leader con personalità e carisma. E queste qualità ormai Pedersen le ha. Gli sono riconosciute. «In Lidl-Trek ormai ci sono grandi visioni – ancora Mads – grandi sogni, grandi obiettivi con Ayuso possiamo vincere i Grandi Giri e abbiamo uomini per gli sprint, per le classiche, le corse a tappe più brevi. Siamo completi. Ayuso è un talento che ci potrà dare tanto».

L’arrivo di corridori esperti come Mattias Norsgaard serve a dare solidità immediata, mentre giovani come Vacek rappresentano il futuro, da guidare e proteggere. «Se devo vincere quelle corse – conclude Mads – devo avere vicino gente che quelle corse le conosce, che ha esperienza e questo non potevamo chiederlo a Vacek».

Elisa Balsamo

Balsamo: watt, classiche e ambizioni. Elisa è già nel 2026

20.12.2025
5 min
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DENIA (Spagna) – Compostezza, eleganza cucita addosso e un grande sorriso. E’ così che Elisa Balsamo si siede a parlare con noi in questi giorni di pieno inverno. I lavori per il 2026 sono già iniziati e tutto sembra procedere per il meglio. Le prime distanze, le prime prove di volata, i primi test.

La cosa che più ci ha colpito è che, come vedrete, Balsamo parla sempre al plurale. Non c’è solo lei, ma lei e la squadra. Tipico dei campioni, un dettaglio che colpisce in modo positivo. La Lidl-Trek punta molto su di lei e la piemontese ne è evidentemente consapevole.

Al Tour de Suisse Women: la 5ª ed ultima vittoria del 2025. In precedenza aveva conquistato anche Trofeo Binda e Scheldeprijs
Al Tour de Suisse Women: la 5ª ed ultima vittoria del 2025. In precedenza aveva conquistato anche Trofeo Binda e Scheldeprijs
Elisa, partiamo dal 2025. Che anno è stato? Cosa c’è stato di buono e cosa di meno buono?

Direi che l’anno è iniziato in modo molto positivo. La primavera è stata più che buona, sono arrivati tanti risultati e tanti podi, quindi direi di essere soddisfatta. Forse è mancata una vittoria davvero importante, però sono sempre stata lì. L’estate invece è stata un pochino più difficile.

Come mai?

Abbiamo scoperto solo dopo che avevo passato un virus che mi ha compromesso un po’ tutta l’estate. Nonostante questo, anche il finale di stagione è andato abbastanza bene. Posso dire che è stata una stagione da archiviare bene, finalmente portata a termine senza intoppi troppo grandi. Dopo due anni con cadute così brutte non ci si riprende del tutto in una sola stagione, quindi per questo penso che sia stata un’annata positiva anche sotto questo aspetto.

Hai fatto un anno di volume tra corse e piazzamenti, senza intoppi. Ti dà fiducia?

Sì, dà fiducia a me e anche al mio staff, alle persone che lavorano con me in squadra. Abbiamo parlato, fatto dei meeting e tutti sono fiduciosi del fatto che questa stagione sia stata una buona base per il prossimo anno. Non vedo l’ora di iniziare.

Elisa Balsamo
Elisa Balsamo (classe 1998) con la divisa Lidl-Trek 2026. Come colonna sonora per questa foto ha scelto Dont’Stop Me Now dei Queen… che sia di buon auspicio!
Elisa Balsamo
Elisa Balsamo (classe 1998) con la divisa Lidl-Trek 2026. Come colonna sonora per questa foto ha scelto Dont’Stop Me Now dei Queen… che sia di buon auspicio!
E arriviamo alla solita domanda…

La Wiebes!

Sì, scherzi a parte. Non tanto per un confronto diretto, ma per impostare un discorso tecnico prendendola come riferimento. Si parla sempre di watt: come si possono tirare fuori per ridurre il gap con sprinter assolute come Lorena?

Bisogna trovare il giusto compromesso. Per una velocista che tiene anche sulle salite non troppo lunghe, come me, è difficile trovare l’equilibrio tra allenare lo sprint, la forza, il lavoro in palestra, le partenze e le volate, senza mettere su troppo peso e continuando a fare lavori per salite da 5 a 15 minuti. Quando si lavora di più su un aspetto, inevitabilmente si perde qualcosa dall’altra parte.

Si è sempre sul filo della lama…

E’ vero. Quest’anno penso comunque di aver trovato un buon equilibrio. L’idea di migliorare ancora qualche watt in volata c’è, ma l’obiettivo principale è riuscire a esprimerli alla fine di una gara dura. Ci sono atlete che magari fanno più watt di me, ma non riescono a farli dopo quattro ore di gara. Credo che il mio punto di forza sia proprio questo: riuscire a esprimere watt significativi dopo tante ore e tanti chilometri. E’ su questo che stiamo lavorando.

Elisa Balsamo
Tra gli obiettivi di Balsamo c’è la Roubaix: nell’ultima edizione chiuse nona
Elisa Balsamo
Tra gli obiettivi di Balsamo c’è la Roubaix: nell’ultima edizione chiuse nona
Quindi non solo volate di gruppo, ma anche qualche classica più impegnativa?

Non nascondo che i miei obiettivi principali per il 2026 saranno la Milano-Sanremo e la Parigi-Roubaix. Sono due gare difficili, non completamente piatte, dove bisogna comunque arrivare a giocarsi la volata. Se ci poniamo questi obiettivi è perché ho capito di essere un’atleta adatta a quel tipo di corse.

Il fatto che aumentino i chilometri ti piace?

Eh – sospira Elisa – è diventata una cosa un po’ devastante. Ci sono gare in cui è comprensibile aumentare la distanza, come la Sanremo. Lì ci può stare, anche perché negli uomini è famosa per i suoi 300 chilometri. Per il resto eviterei di continuare ad aggiungere chilometri: c’è il rischio di rendere le gare monotone nella prima parte, perché sono troppo lunghe. Secondo me siamo già a un buon livello, con chilometraggi giusti. So che non tutti la pensano così, perché per alcune ragazze subentrano caratteristiche fisiche diverse.

In che senso?

Ci sono atlete che in una gara di 100 chilometri non riescono a rendere, mentre in una da 160-170 sì. E’ una cosa molto soggettiva.

Elisa Balsamo
Intanto sono già iniziati i lavori per il treno. Balsamo è l’ultima: sarà lei a sprintare (screenshot a video)
Elisa Balsamo
Intanto sono già iniziati i lavori per il treno. Balsamo è l’ultima: sarà lei a sprintare (screenshot a video)
Hai fatto qualche intervento tecnico sulla bici?

Ho cambiato il manubrio. Ero rimasta l’unica in squadra a usare ancora quello vecchio. Ora è integrato e soprattutto non è pari misura sopra e sotto, nel senso la parte superiore è più stretta rispetto a quella della curva. E’ l’unico cambiamento, perché per il resto mi sono sempre trovata bene con tutto.

Chiudiamo con la pista. Il prossimo anno inizia la rincorsa a Los Angeles…

E’ vero, ma il mio obiettivo principale resta la strada. Nonostante questo sono tornata in pista per qualche allenamento, anche prima di venire qui in Spagna in ritiro. E continuerò ad andarci. Parteciperò agli europei a inizio febbraio, ma cerco di vivere la pista come un’attività complementare alla strada.

In che modo?

Sono sicura che i lavori in pista siano molto utili anche per la strada, per le mie caratteristiche. Più ci si avvicinerà a Los Angeles, magari bisognerà rinunciare a qualcosa su strada, ma non è la mia idea per il prossimo anno. L’obiettivo è tornare in pista dopo un po’ di tempo, ritrovare il feeling giusto e usare il lavoro in pista per raggiungere anche gli obiettivi su strada.

Jonathan Milan

Milan? Classiche e Giro. Ma prima c’è da sistemare il nuovo treno

16.12.2025
6 min
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DENIA (Spagna) – Non c’è niente da fare: quando ti ritrovi a parlare con Jonathan Milan, non puoi fare a meno di associarlo al “gigante buono”. Il friulano esce dalla saletta riservata alla conferenza stampa e si siede con noi su un mobiletto, dove poco prima c’era Giulio Ciccone. I due si fermano anche a parlottare mentre si danno il cambio al nostro microfono.

E’ questo il posto ideale. Forse poco ortodosso, ma senza dubbio più tranquillo per parlare. Parlare della stagione che è stata e soprattutto di quella che sarà. Perché il 2026 è un anno dal quale ci si aspetta molto da Jonathan Milan: il ritorno al Giro d’Italia, le gare su pista dove inizia la rincorsa a Los Angeles, un treno da mettere a punto e persino la Roubaix.

In casa Lidl-Trek si respira un’aria di grande compattezza di gruppo, anche con le le donne. E in questo gruppo senza dubbio il leader è Pedersen, ma Milan è sempre più al centro. Ormai si muove con decisione e scioltezza. A 25 anni compiuti da poco il friulano sta entrando nella fase della maturità.

Jonathan Milan
Jonathan Milan e Giulio Ciccone: due chiacchiere tra di loro durante l’incontro con la stampa a Denia
Jonathan Milan
Jonathan Milan e Giulio Ciccone: due chiacchiere tra di loro durante l’incontro con la stampa a Denia
Come stai, Jonathan? Ti vediamo sereno, rilassato…

Bene, sto bene, sono contento. Sono al training camp, abbiamo iniziato a pedalare. Non come diceva Ciccone che non ci alleniamo qua! A parte gli scherzi, i primi allenamenti sono andati bene, stiamo provando un po’ di materiale nuovo. Sono contento di ritornare con i ragazzi, mi erano mancati.

Ritorni al Giro d’Italia. E’ così?

Il piano è questo. Sono contento di tornare al Giro, ci saranno molte possibilità, partendo subito dalla prima tappa che assegna la maglia rosa. Ne ho visto l’altimetria e dovrebbe essere abbastanza adatta agli sprinter.

Jonathan Milan che è già informato su una tappa! Ci devi tenere proprio tanto a questa maglia rosa. Di solito tu sei di quelli del tipo: «Oggi dove si va?»…

Esatto – ride Milan – però non sto a farmi troppe domande. Delle altre tappe so veramente poco, a parte Roma. So però che avremo varie possibilità, quindi sarà bello e importante arrivare pronti. E saremo ben organizzati anche per quanto riguarda il treno: porterò tutti i miei ragazzi.

Jonathan Milan
La vittoria della maglia verde ha dato tanto a Milan. Era nella kermesse del Tour a Saitama, in Giappone
Jonathan Milan
La vittoria della maglia verde ha dato tanto a Milan. Era nella kermesse del Tour a Saitama, in Giappone
“I miei ragazzi”: consapevolezza di una maturità che sta arrivando. Pedersen ci ha detto grandi cose su di te. Percepisci questo cambiamento di peso in seno al team?

Non dovrei percepirlo? Io so che la squadra mi ha sempre aiutato dal momento in cui abbiamo firmato il contratto. Hanno sempre avuto un bellissimo progetto su di me e mi hanno sempre messo nelle condizioni di provare a raggiungere gli obiettivi che mi davo e che ci davamo a inizio stagione. Un bel miglioramento generale.

A proposito di miglioramento, quest’anno sei andato all’università del Tour de France dove ti sei confrontato con gli sprinter più forti. Qual è stata la lezione?

Alla fine bisogna sempre guardare gli altri e imparare qualcosina. Penso che il Tour sia andato bene, ma ci sono stati piccoli errori. Per esempio, nella terza tappa, quando sono arrivato secondo dietro Merlier, sono partito troppo in anticipo e la posizione non era ideale. Nella nona tappa, sempre vinta da Tim, sono partito troppo lungo e non ho fatto le linee migliori. In precedenza avevo preso vento più di qualche volta. Sono piccoli accorgimenti.

Che a 70 all’ora si pagano…

Sì, se fai uno sbaglio di qualche centimetro ne paghi le conseguenze.

Quando sei lì in piena preparazione per lo sprint subentra un po’ nervosismo che ti porta più facilmente a sbagliare?

Non penso sia nervosismo. Sicuramente c’è adrenalina, perché lo sprint per me è adrenalina pura. Sono proprio i movimenti del gruppo, le rotazioni, entrare e uscire dalle scie, prendere aria quando magari dovresti infilarti o muoverti con i tuoi compagni.

Come sarà il treno quest’anno?

Per me è importante che sia continuo, a prescindere da chi ci sarà. Se bisogna cambiare la posizione di un corridore, il treno non deve risentirne. In questo ritiro e in quello di gennaio proveremo varie soluzioni. Invertire le posizioni, le distanze da cui partire… Abbiamo preso anche Max Walscheid per questo.

Jonathan Milan
Il friulano ha vinto l’evento benefico BeKing a Monaco. E a premiarlo è stato proprio il re Alberto II di Monaco (foto Instagram)
Jonathan Milan
Il friulano ha vinto l’evento benefico BeKing a Monaco. E a premiarlo è stato proprio il re Alberto II di Monaco (foto Instagram)
Che è anche è alto due metri praticamente. Ideale per uno grande come te…

Sì, potrebbe esserlo. Però con Simone Consonni ho sempre avuto un feeling molto naturale. Oltre al fatto che siamo italiani, siamo amici, siamo insieme anche in pista, siamo compagni di stanza. Ci intendiamo bene e con lui c’è qualcosa in più. Ed è una bella cosa.

A qualche classica ci pensi, Jonathan?

Certamente. Il mio calendario prevede diverse classiche. Prima inizierò con il Saudi Tour e a seguire UAE Tour, Tirreno-Adriatico, quindi le classiche Milano-Sanremo, Gand e Parigi-Roubaix. Fino alla Roubaix il piano è questo. Il Saudi è importante perché fa caldo e per me è fondamentale e poi è ideale per rodare il treno in corsa. Le strade sono giuste. Anche la Tirreno sarà molto importante.

Perché proprio la Tirreno?

Perché mi ha sempre aiutato a costruire la condizione, a salire di livello. Quest’anno è stata durissima, anche a livello meteorologico. Nel 2026 sarà ancora più importante per arrivare alle classiche con una condizione migliore. Le classiche voglio farle bene.

Jonathan Milan
Milan ha concluso l’ultima Roubaix al 101° posto. Da qui vuole ripartire
Milan ha concluso l’ultima Roubaix al 101° posto. Da qui vuole ripartire
Sanremo e Roubaix: due parole che fanno sognare…

Mi piacciono molto. La Sanremo è “facile”, ma sta cambiando con Pogacar: quest’anno Tadej ha fatto un’azione assurda. Troppo per me, ma è anche uno stimolo che mi fa dire che il prossimo anno mi allenerò di più, ci proverò e poi vedremo. Intanto diamo il 100 per cento in allenamento.

E della Roubaix cosa ci dici? Non si va lì solo per supporto…

Abbiamo Mads Pedersen, che è uno dei più forti al mondo. Sarebbe sciocco non aiutarlo se serve. E’ fortissimo e sta crescendo ancora. Quest’anno, senza la foratura, avrebbe potuto fare un grande risultato. Posso dire che l’ultima edizione è stata la prima che ho finito. Le altre volte bucavo o cadevo. Nel 2026 mi piacerebbe aggiungere un tassello. So che ci sono Van der Poel, Van Aert, Ganna, ma piano piano vorrei arrivare al loro livello per potermela giocare.

Capitolo pista: cosa prevede il menu?

Dovrei iniziare gli allenamenti sul parquet dopo il Saudi Tour, poi è da vedere. Normalmente dovrei essere ai Mondiali a Shanghai. Ne ho già parlato con Dino Salvoldi e abbiamo fatto un buon piano. Bisognerà conciliare la pista con gli impegni su strada.

Training camp, ritiro Lidl-Trek, Denia, dicembre 2025, Juan Ayuso

Ayuso, niente domande sulla UAE. Si comincia con la Lidl

13.12.2025
6 min
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DENIA (Spagna) – Juan Ayuso si presenta in conferenza stampa in ritardo. Arriva con passo rapido e, mentre si siede, inizia immediatamente a leggere un foglio. C’è scritto che ringrazia la UAE Emirates, soprattutto Gianetti e Matxin, che la squadra gli ha dato tanto… E chiude questa lettura dicendo: «Non risponderò più a domande sui miei tempi alla UAE».
Per fortuna, però, con le domande successive gli animi si sciolgono e rispetto a come si era presentato lo spagnolo appare decisamente più disponibile e anche sereno.

Nel media day della Lidl-Trek è senza dubbio lui quello più atteso. La vera novità. Di fatto non aveva più parlato dai mondiali in Rwanda. La prima cosa che rivela è il suo calendario. «Il Tour de France è il grande obiettivo 2026. Andrò in altura sul Teide, quindi inizierò con Algarve, Parigi-Nizza, Paesi Baschi, Freccia Vallone, la Liegi-Bastogne-Liegi e il Delfinato».

Juan Ayuso
I ragazzi e le ragazze della Lidl-Trek sono usciti alla spicciolata. Ayuso è stato tra i primi a partire e tra gli ultimi a rientrare
Juan Ayuso
I ragazzi e le ragazze della Lidl-Trek sono usciti alla spicciolata. Ayuso è stato tra i primi a partire e tra gli ultimi a rientrare

La Lidl è già casa

E quindi si guarda subito avanti. Anzi, al presente. E’ il presente dei primi approcci con la nuova squadra. Per patron Luca Guercilena e il suo staff, Juan Ayuso rappresenta una vera sfida. Se si riuscirà a smussare il carattere forte di questo atleta – che è forte anche grazie a quel carattere – allora il manager milanese avrà messo a segno un altro grande colpo.

«Sono davvero felice di essere qui – ha detto Ayuso – è stato un lungo percorso per arrivare in questa squadra. La mentalità è quella giusta, mi sono subito sentito a casa e la prima cosa che ho fatto è stata quella di lavorare. Ho subito cercato di essere concentrato soprattutto in questi primi giorni del ritiro qui a Denia. Perché nel ritrovo che abbiamo fatto in Germania è stata più una riunione di squadra, per divertirci e relazionarci».
A proposito di relazioni: Larrazabal, capo dei tecnici, ci ha detto che ad introdurlo è stato Mads Pedersen, il vero leader della Lidl-Trek. Lo ha letteralmente preso sottobraccio.

«Qui sono giorni intensi e anzi, grazie anche per avermi aspettato. Era il primo giorno in cui mi sono potuto allenare bene per davvero per questo ho fatto tardi. La squadra è molto felice di avermi qui e cercherò di ripagarla dando il mio massimo.
«I rumors che mi volevano alla Movistar? Chiaro, quelli ci sono sempre: uno spagnolo nella più grande squadra spagnola… è anche marketing. Ma in realtà quando mi ha contattato Luca (Guercilena, ndr) tutto è andato molto velocemente perché ci capiamo alla grande. Devo ringraziarlo per l’opportunità che mi sta dando e per credere in me».

Juan Ayuso
In questi giorni lo spagnolo è stato pizzicato in allenamento con la nuova bici, la Trek Madone, sapientemente di colore nero e senza scritte per questioni di sponsor (foto Instagram)
Juan Ayuso
In questi giorni lo spagnolo è stato pizzicato in allenamento con la nuova bici, la Trek Madone, sapientemente di colore nero e senza scritte per questioni di sponsor (foto Instagram)

Tra fiducia e ambizione

Sentire Ayuso parlare di fiducia è insolito. Lui sembra sempre non scalfirsi mai, ma forse il solo fatto di aver cambiato ambiente ha modificato qualcosa in lui. Che si senta leader non c’è dubbio, che sia al centro di un progetto è qualcosa di nuovo anche per lui. In UAE chiaramente non poteva esserlo.

«Sono un uomo da corse a tappe – va avanti Ayuso – e sono un uomo molto ambizioso. Vogliamo essere competitivi nei Grandi Giri. Vero c’è anche Mattias Skjelmose: ci capiremo, ci aiuteremo. Ho trovato una squadra molto aperta, dove si parla e si ascolta. Una delle cose che più mi ha colpito della Lidl-Trek è l’etica del lavoro. Ho suggerito alcune cose. C’è grande supporto, ad alto livello, in ogni settore. Per esempio, ho già lavorato in galleria del vento, cosa che prima non avevo fatto».

Il clima si fa più disteso domanda dopo domanda. Ayuso si apre. E sembra farlo con sincerità. Risponde in modo netto, ma al tempo stesso cerca le parole più giuste. A chi gli chiede se vincerà il prossimo Tour de France risponde sicuro.

«Penso che non sia impossibile – dice – però bisogna anche essere realisti. Dobbiamo sapere dove siamo e contro chi lottiamo. Il nostro è un progetto a lungo termine. Tra l’altro io non ho mai fatto un Tour de France per me stesso in ottica classifica, quest’anno sarà la prima volta. E come primo passo dobbiamo puntare al podio. Chiaro che se ci dovessero essere opportunità per vincere cercheremo di sfruttarle. Ma se Tadej (Pogacar, ndr) mantiene il livello che ha, anche per il 2026 c’è poco da fare. È il miglior corridore del mondo. E poi il vero leader del Tour sarà Mads Pedersen: non ha mai vinto la maglia verde e questo è un obiettivo».

Juan Ayuso
Ridurre il gap con Pogacar: questo è uno dei maggiori obiettivi di Ayuso
Juan Ayuso
Ridurre il gap con Pogacar: questo è uno dei maggiori obiettivi di Ayuso

Ayuso come Remco

Ayuso, come Remco, si trova al centro di un progetto grande e ambizioso, un progetto che inevitabilmente finirà per mettergli pressione. Anche lui come Remco ha il suo Lipowitz, che è Skjelmose. E anche lui viene da un 2025 non proprio superbo. Il tema pressione quindi è centrale per entrambi. Ayuso dice che non la sente e che qui si sente già a suo agio. Chiaramente le cose saranno diverse quando inizieranno le gare.

«Quello che voglio – spiega lo spagnolo – dal 2026 non è questa o quella corsa, ma continuare a migliorare. Ho cambiato allenatore, direttore sportivo, bici, team… Voglio fare un passo in avanti, magari due. Voglio divertirmi in un nuovo ambiente in cui mi sento il benvenuto. Poi, se guardo indietro, nel 2023 ho avuto una malattia che mi ha fatto stare due mesi senza pedalare. Nel 2024 ho avuto il Covid nel pieno del Tour, mi sono ritirato e non sono tornato al mio livello. Nel 2025 sapete com’è andata… Quindi spero prima di tutto di avere una stagione regolare nella quale poter mantenere il mio livello tutto l’anno e non solo per pochi mesi».

Tappa 20 della Vuelta. Sulla Bola del Mundo l’ultima corsa di Ayuso con la maglia della UAE
Juan Ayuso
Tappa 20 della Vuelta. Sulla Bola del Mundo l’ultima corsa di Ayuso con la maglia della UAE

Sognando il Tour

Ayuso è un fiume in piena. Continua a ringraziare per la fiducia che gli è stata data e promette massimo impegno. Migliorare per lui resta un dogma e, tutto sommato, ha anche ragione.

«Alla fine ho solo 23 anni – dice – a ogni stagione continuo a migliorare. Vingegaard, Remco, Pogacar… Loro sono tutti nomi che ancora sono sopra a me. Ma ogni anno gli sono più vicino. Credo che alla fine sia in parte una progressione naturale e in parte una progressione che dovrò fare con il supporto del team. Ed abbiamo tutte le carte in regola per farlo.

«Qual è il mio sogno? Vincere il Tour de France. Parlare di sogni è sempre difficile, un sogno è qualcosa di molto grande. Quando ne parli poi, in tanti sono critici, alcuni ti ridono anche in faccia, ma io ho grandi speranze e, come ho detto, sono una persona molto ambiziosa. A volte ottimista, ma sempre realistica. Ed è quello che mi aiuta ogni mattina a lavorare di più».

Chantal Pegolo è nata il 20 febbraio 2007. Nel 2026 correrà nella Isolmant, poi dal 2027 sarà alla Lidl-Trek (foto Ossola)

Pegolo in “prestito” alla Isolmant con le indicazioni della Lidl-Trek

10.12.2025
5 min
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Cinque vittorie su strada, l’argento al mondiale in Rwanda, il bronzo all’europeo in Ardeche, quattro medaglie complessive in pista con la maglia azzurra, compresi il titolo continentale nella corsa a punti e quello iridato nell’eliminazione. Nel mosaico di Chantal Pegolo mancavano un paio di tessere per completare una grande stagione (in apertura foto Ossola). Ed eccole qua. Ad ottobre la diciottenne di Pasiano di Pordenone è entrata nelle Fiamme Azzurre e due settimane fa è stato ufficializzato il passaggio alla Isolmant-Premac-Vittoria in attesa di approdare alla Lidl-Trek dal 2027.

L’ingresso nel gruppo sportivo della Polizia Penitenziaria era nell’aria e Pegolo lo ha fatto in compagnia di Anita Baima e Linda Sanarini, sue compagne di nazionale in pista e su strada. Sembrava fatto anche il trasferimento in una continental italiana prima di andare nel team WorldTour statunitense. Le voci di radio-mercato la volevano alla BePink (dove andrà anche Sanarini con ogni probabilità), ma all’ultimo l’accordo è stato trovato con la formazione guidata da Giovanni Fidanza. E proprio a lui abbiamo chiesto come sarà gestito il “prestito” di Pegolo nella sua (come ci ha anticipato) rinnovata Isolmant.

Nei due anni da junior Pegolo ha ottenuto 13 vittorie e 17 podi dimostrando una grande continuità su ogni terreno (foto Ossola)
Nei due anni da junior Pegolo ha ottenuto 13 vittorie e 17 podi dimostrando una grande continuità su ogni terreno (foto Ossola)
Nei due anni da junior Pegolo ha ottenuto 13 vittorie e 17 podi dimostrando una grande continuità su ogni terreno (foto Ossola)
Nei due anni da junior Pegolo ha ottenuto 13 vittorie e 17 podi dimostrando una grande continuità su ogni terreno (foto Ossola)
Quello di Pegolo è un grande colpo per voi. Come si è sviluppata la trattativa?

Devo premettere che per la prossima annata avevamo già pianificato di ringiovanire la squadra con tanti cambiamenti e poche conferme. Con Chantal è stata una evoluzione rapida e inaspettata. Dal Conscio Pedale del Sile, la sua società tra le junior, avevo preso Comacchio e Montagner, ma sapevo che lei era indirizzata in un’altra squadra e non ho fatto alcun tentativo. Poi la situazione è cambiata e Perego, il suo procuratore, mi ha contattato per chiedermi se potevo prendere anche lei. Ho accettato subito e sarà con noi nel 2026.

Avete avuto indicazioni dalla Lidl-Trek a quel punto?

Sì, certo. Ho parlato subito con Michael Rogers, che è il responsabile del settore femminile della squadra ed è un ragazzo che conosco molto bene perché ce l’ho avuto da corridore quando ero diesse alla T-Mobile nel 2006. Mi ha spiegato il programma che Pegolo dovrà seguire, specialmente sulla preparazione. Tutto si svolgerà alla luce del sole.

A ottobre Pegolo, Baima e Sanarini sono entrate nel gruppo sportivo delle Fiamme Azzurre (foto Pordenone Today)
A ottobre Pegolo, Baima e Sanarini sono entrate nel gruppo sportivo delle Fiamme Azzurre (foto Pordenone Today)
A ottobre Pegolo, Baima e Sanarini sono entrate nel gruppo sportivo delle Fiamme Azzurre (foto Pordenone Today)
A ottobre Pegolo, Baima e Sanarini sono entrate nel gruppo sportivo delle Fiamme Azzurre (foto Pordenone Today)
Indicativamente sai già come sarà composto il calendario di Pegolo?

Come prima cosa Chantal andrà in ritiro una settimana a gennaio con la Lidl-Trek per conoscere l’ambiente che troverà fra un anno. Noi faremo il solito calendario italiano attendendo gli inviti e sapendo che in teoria le continental italiane avranno una precedenza sulle formazioni estere. Bisognerà capire il regolamento internazionale dell’UCI che ancora non è stato comunicato. Vedremo poi se ci sarà spazio per inviti in gare all’estero.

Cosa vi dà in più il suo arrivo?

Sicuramente avremo una visibilità migliore perché Pegolo è uno dei migliori prospetti al mondo. La sua presenza potrebbe favorirci in qualche invito in più. Sappiamo che resterà con noi solo un anno, però per noi è davvero un bell’innesto, la vedevo già negli ultimi due anni nelle gare open. Nonostante abbia già dimostrato di andare forte, avremo il compito di farla crescere in modo graduale. Non bisogna forzare il percorso di crescita di queste giovani perché quando passano tra le pro’ si sente il salto. Occorre concedere almeno 2-3 anni di ambientamento.

Pegolo nel 2026 pur essendo nella Isolmant seguirà le indicazioni della Lidl-Trek con cui passerà nel 2027 (foto Ossola)
Pegolo nel 2026 pur essendo nella Isolmant seguirà le indicazioni della Lidl-Trek con cui passerà nel 2027 (foto Ossola)
Pegolo nel 2026 pur essendo nella Isolmant seguirà le indicazioni della Lidl-Trek con cui passerà nel 2027 (foto Ossola)
Pegolo nel 2026 pur essendo nella Isolmant seguirà le indicazioni della Lidl-Trek con cui passerà nel 2027 (foto Ossola)
Per la Isolmant si ripete quasi la situazione che avevate avuto con Realini.

Ci sono alcune similitudini anche se in realtà era un contesto diverso. Realini era venuta con noi dal ciclocross ed è esplosa al primo Giro Donne che aveva fatto nel 2021. Merito suo e credo anche nostro. Per noi poi è stato un privilegio tenerla in “prestito” anche la stagione successiva per farle fare un ulteriore step di maturazione prima di andare alla Lidl-Trek.

Questo tipo di collaborazione con una formazione WorldTour potrebbe aprirvi le porte a diventare un devo team sui generis?

Una cosa simile succede già all’estero dove le grandi squadre hanno accordi con varie società juniores europee (vedi BFT Burzoni con Picnic, ndr). Per molte continental italiane potrebbe essere il futuro e personalmente sarei d’accordo. Anzi in questo senso ho già dato la mia disponibilità a farlo. I migliori talenti juniores nelle nostre squadre avrebbero la possibilità di fare maggiore esperienza senza la pressione di fare sempre risultato. Per me un’operazione come questa di Pegolo potrebbe ripetersi ancora nei prossimi anni.

Ci hai accennato a cambiamenti. Come sarà composta quindi la nuova Isolmant di Giovanni Fidanza?

Abbiamo confermato Curnis, Silvestri e Zanetti. Sarebbe rimasta con noi anche Rossato, ma purtroppo a fine stagione è caduta in allenamento facendosi molto male, rompendosi qualche vertebra. Lei è stata molto sfortunata nelle ultime stagioni e, visto che è da tempo insegnante di ruolo da tempo, ha preferito prendersi del tempo per recuperare. Le altre nuove sono Anita Baima dalla Horizons, Valentina Zanzi dal Vaiano ed infine la ventenne Elvira Radaelli che viene dalla Mtb dove ha corso col Velo Club Monte Tamaro. Ragazza interessante, sarà una scommessa, ma bisogna saper guardare anche ad altre discipline per scoprire nuove atlete su strada.

Consonni è pronto: «Grazie Elia, ora tocca a me…»

Consonni è pronto: «Grazie Elia, ora tocca a me…»

03.12.2025
5 min
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Simone Consonni si gode gli ultimi giorni di riposo. Dalla prossima settimana scattano i ritiri, si parte per la Spagna e la stagione sarà praticamente già iniziata. L’olimpionico viene da un’annata vissuta tutta su strada e in cuor suo la lontananza dalla pista si è fatta sentire, perché la passione è dura da tenere sopita e ogni occhiata che scappava verso gli eventi dei velodromi velava il suo sguardo di malinconia.

Con Milan il bergamasco ha vissuto tutta l'avventura del Tour, culminata con la maglia verde
Con Milan, il bergamasco ha vissuto tutta l’avventura del Tour, culminata con la maglia verde
Con Milan il bergamasco ha vissuto tutta l'avventura del Tour, culminata con la maglia verde
Con Milan, il bergamasco ha vissuto tutta l’avventura del Tour, culminata con la maglia verde

Ora si riparte e Simone ci tiene a ribadire che il suo non è stato un addio alla pista, ma una scelta consapevole, maturata e condivisa con la squadra e legata allo spazio dell’annata preolimpica: «La pista è il mio vero grande amore. Ho iniziato da junior ed è stata un’escalation fino a arrivare a tutte le medaglie olimpiche. Quest’anno era programmato, nel senso che era l’anno in cui io e Jonathan (Milan, ndr) debuttavamo al Tour e per necessità di calendario nessuna Nations Cup si sposava con il programma della strada. Neanche l’europeo e alla fine neanche il mondiale, perché la squadra mi aveva messo come titolare nel Tour of Guangxi. Quindi ho dovuto un po’ accantonarla, ma solo agonisticamente, perché Montichiari è rimasta la mia casa».

Sarà stato duro vedere gli altri gareggiare e non potersi mettere alla prova…

Beh, la voglia di essere là è sempre tanta, soprattutto per il mondiale. Avrei voluto esserci, per tutto quello che la pista è per me. Poi sicuramente era l’ultimo mondiale di Elia… Mi sono tenuto libero per il giorno dell’eliminazione, volevo vederlo e insomma è stato emozionante. Bello vederlo da casa, ma con un piccolo rimpianto per non essere stato là. Così io, Ganna e Lamon abbiamo organizzato una trasferta di un paio di giorni a Gand, dove Elia ha chiuso la sua carriera e quindi siamo riusciti a vederlo in quell’occasione.

Consonni ha raggiunto Gand con Ganna e Lamon per salutare Viviani alla sua ultima gara
Consonni ha raggiunto Gand con Ganna e Lamon per salutare Viviani alla sua ultima gara
Consonni ha raggiunto Gand con Ganna e Lamon per salutare Viviani alla sua ultima gara
Consonni ha raggiunto Gand con Ganna e Lamon per salutare Viviani alla sua ultima gara
Non averlo più in pista da atleta che effetto ti fa?

Tutto il nostro gruppo ha avuto un vissuto con Viviani, tante esperienze. Penso che tutti l’abbiamo preso come modello. Sicuramente mancherà tanto in pista, non averlo al proprio fianco nell’essere atleta sarà qualcosa di strano e nuovo. Ma col nuovo ruolo, sicuramente sono sicuro che saprà sempre consigliarci al meglio come ha sempre fatto . Sono contento di questa sua scelta e fiducioso che nei prossimi anni ce lo terremo stretto. Sicuramente sarà parte fondamentale di tutti i passi che faremo da qua fino alle Olimpiadi di Los Angeles.

Ti ha tolto qualcosa il fatto di essere contemporaneo di Viviani relativamente alla specialità olimpica, all’omnium in questi anni?

Domanda tendenziosa… Potrei dire di sì, ma la verità è che sono un atleta che non si reputa un fenomeno. A 31 anni, vedendo in casa un bronzo, un argento e un oro olimpico, aver avuto intorno Viviani è più quello che mi ha dato di quello che mi ha tolto. Vedendo quello che comunque sono riuscito a portare a casa, soprattutto a livello olimpico ma anche a livello europeo e mondiale. Credo che gli spazi me li sono ricavati lo stesso, anche in presenza di un simile campione e specialista.

Consonni e Viviani, coppia perfetta nella madison, salita sul podio olimpico di Parigi
Consonni e Viviani, coppia perfetta nella madison, salita sul podio olimpico di Parigi
Consonni e Viviani, coppia perfetta nella madison, salita sul podio olimpico di Parigi
Consonni e Viviani, coppia perfetta nella madison, salita sul podio olimpico di Parigi
Ora però, a 31 anni, sei nel pieno della maturità per affrontare il quadriennio olimpico, puntare all’appuntamento di Los Angeles con grandi aspettative…

Dico sempre e mi ripeto da quando ho iniziato con questo sport, che l’età non deve condizionare. Secondo me alla fine ogni anno devi dimostrare di essere pronto, di essere sul pezzo, di essere capace di competere con i migliori. Quindi personalmente cambia poco, conta convincere il cittì e tutto l’entourage che tu sei pronto per quella competizione, indipendentemente dal palmarés e dal vissuto. Sicuramente Los Angeles è un grande obiettivo per me, ma come lo è per tanti ragazzi della nazionale, per tanti giovani che stanno crescendo e per tutto il mondo della pista. L’Olimpiade è l’evento più importante che rende la pista quello che è. Mi sento di dover dimostrare al cittì che posso essere ancora una carta ottima da giocare e con tante possibilità di fare podio.

Abbiamo visto il quartetto quasi completamente formato da giovani, fare nuove esperienze. Guardando da fuori, che giudizio ne dai?

Ma non solo da fuori, perché allenamenti in pista e ritiri e prove li abbiamo sempre fatti insieme. Sono contento perché ci sono tanti ragazzi giovani che ogni settimana vengono in pista, che sono motivati per la causa del quartetto. Quando abbiamo iniziato, tante volte magari facevamo fatica a trovare i quattro per gareggiare… Adesso vedere così tanti ragazzi che sentono la maglia della nazionale come qualcosa di importante, è una cosa che mi riempie d’orgoglio.

Nell'omnium Consonni ha vinto un argento e bronzo mondiali e due argenti europei
Nell’omnium Consonni ha vinto un argento e bronzo mondiali e due argenti europei
Nell'omnium Consonni ha vinto un argento e bronzo mondiali e due argenti europei
Nell’omnium Consonni ha vinto un argento e bronzo mondiali e due argenti europei
Sei ottimista per il futuro?

Negli ultimi anni ci siamo abituati bene, in una specialità dove il livello tra i quartetti e tra le nazionali è talmente alto ed equilibrato che un niente può fare la differenza. Basta pensare solo al torneo di Tokyo, come abbiamo battuto la Nuova Zelanda in semifinale per centesimi e come abbiamo vinto poi la finale con la Danimarca di un decimo. Oggi se guardi i tempi, se guardi i ragazzi e come ci arrivano, secondo me c’è un grande movimento e dobbiamo essere soddisfatti per quello che stiamo seminando. E speriamo che nei prossimi anni riusciremo a raccogliere tanto quanto abbiamo raccolto negli anni scorsi.

Matteo Sobrero

Sobrero alla Lidl-Trek. Matteo ci spiega questo cambio di casacca

20.11.2025
4 min
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Il passaggio di Matteo Sobrero dalla Red Bull-Bora alla Lidl-Trek è uno dei più curiosi e, se vogliamo, anche affascinanti per noi italiani. Il piemontese è un ottimo cronoman, un uomo di fiducia e un elemento della nazionale: vederlo entrare nella squadra di Luca Guercilena non può che farci piacere. Dopotutto, nella Lidl-Trek gli italiani sono sempre ben tutelati.

Matteo ci racconta proprio questo passaggio. Un cambio di casacca avvenuto in modo relativamente fluido e veloce nella seconda parte dell’estate. Da Sobrero vogliamo capire cosa lo ha convinto a scegliere il team statunitense e cosa va a fare in questo squadrone.

Campionati del mondo, Kigali 2025, Matteo Sobrero in allenamento sul percorso
Matteo Sobrero (classe 1997) è uno dei punti fermi della nazionale
Campionati del mondo, Kigali 2025, Matteo Sobrero in allenamento sul percorso
Matteo Sobrero (classe 1997) è uno dei punti fermi della nazionale
Partiamo dal passato: Matteo, eri in scadenza di contratto? Volevi (o potevi) restare in Red Bull?

Diciamo che l’ipotesi di restare c’è stata. Ma poi la squadra ha preso Remco e sono nati altri progetti. Contemporaneamente c’è stato l’interesse della Lidl-Trek e la cosa mi ha colpito subito. Li ho sempre visti come un team unito: un bel gruppo, sia tra i corridori che nell’insieme del team, quando magari ci trovavamo insieme in hotel o sul bus. Mi sembrava ci fosse armonia.

Perché, in Red Bull-Bora non era così?

Io andavo d’accordissimo con gli altri ragazzi, soprattutto con Giulio (Pellizzari, ndr) e Primoz (Roglic, ndr)... Però ogni anno c’era un rimescolamento, arrivavano o partivano atleti, e in quel senso l’idea del gruppo veniva un po’ meno. Si faceva più fatica a percepirla.

Tra poco ripartono i ritiri sul serio. Hai già avuto modo di stare con la Lidl-Trek?

Sì, sono stato alcuni giorni in Germania, preso una sede Lidl. Lì abbiamo fatto le consuete visite mediche e altre pratiche logistiche.

Matteo Sobrero
Un uomo così, che sa perfomare in pianura e su certi tipi di salite, in squadra è un valore aggiunto
Matteo Sobrero
Un uomo così, che sa perfomare in pianura e su certi tipi di salite, in squadra è un valore aggiunto
E cosa ti è parso di questo ambiente?

Che è molto grande e dotato: non mi sembra manchi nulla. Investono parecchio e puntano in alto. Anche nella preparazione, nella nutrizione, sono molto all’avanguardia: quei pochi giorni mi hanno dato grandi rassicurazioni. Si vede chiaramente che c’è un progetto per il futuro.

Qual è, secondo te, questo progetto?

Ambiscono a essere i migliori, come la UAE Team Emirates. E come loro stessi avevano aspirato quando leder era la Visma-Lease a Bike. Vogliono correre per vincere. È una cosa scontata, forse, ma per me è molto importante.

Quindi, tecnicamente siete sulla stessa lunghezza d’onda. E l’armonia che intravedevi da fuori?

È chiaro che ci sono stato solo pochi giorni, ma quello che mi ha colpito è che sì, sono un team di altissimo livello, ma c’è anche un rapporto umano più forte. È qualcosa che secondo me mancava nell’ultimo anno a Red Bull-Bora. Ma succede: in molti team. Alla fine sono aziende e tu devi performare.

Quale sarà il tuo ruolo in questo nuovo team? Sarai parte del “gruppo Ciccone”, del “gruppo Ayuso”?

È presto per dirlo! Per ora non ne abbiamo parlato nel dettaglio, ma credo che sarò più o meno la figura che ero in Red Bull: un corridore di supporto nei Grandi Giri. Anche se “supporto” non significa necessariamente che sarò sempre al servizio di un uomo di classifica.

Grazie alle doti da cronoman, Sobrero può fare bene nelle corse a tappe brevi che prevedono una tappa contro il tempo
Grazie alle doti da cronoman, Sobrero può fare bene nelle corse a tappe brevi che prevedono una tappa contro il tempo
Puoi spiegare meglio cosa intendi?

In Lidl-Trek ci sono molti campioni. Potrei aiutare un corridore per la classifica o magari Nys, Pedersen, Milan… Non come ultimo uomo, chiaramente. Oppure, logicamente, potrei essere utile anche a corridori come Ayuso, Ciccone… Insomma un profilo flessibile.

E ti piace questo ruolo?

Sì, mi fa piacere lavorare per i compagni, soprattutto se sono campioni che poi sanno finalizzare. Quindi farò da supporto, ma quando ci sarà la possibilità potrò giocarmi le mie occasioni. Un po’ come è successo quest’anno in Polonia: ho avuto il mio spazio e sono andato a podio. So che su certe corse posso esprimermi: gare a tappe di una settimana con una crono possono andare bene per me. Ma anche in alcune corse di un giorno posso dire la mia. Tra l’altro loro cercavano proprio un profilo come il mio.

E della nuova bici cosa ci dici? La Trek Madone non passa certo inosservata…

Dico che “parla inglese”! Scherzi a parte, è una bici top, come quella da cui vengo. Le Trek mi incuriosivano già da tempo e in gruppo le guardavo sempre. Magari quando andavo indietro all’ammiraglia, o in gruppo nei rari momenti più tranquilli, un occhio glielo buttavo. Poi tra noi atleti ci scambiamo opinioni tecniche e a me piace aggiornarmi.

Tour de France 2025, Parigi, Jonathan Milan, GEraint Thomas

Guercilena: per essere sicuri, bisogna (anche) saper frenare

20.11.2025
6 min
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Qualunque sia l’argomento, dopo un po’ che ne parli con Guercilena ti accorgi che il suo approccio è sempre molto razionale. Analisi, sintesi, conclusione. E laddove l’ultima non sia possibile, viene sostituita da un’ipotesi o una domanda. Così è anche sul tema della sicurezza, dopo che la sua squadra femminile è stata squalificata per i GPS del Romandia, dopo che l’UCI ha proposto una serie di misure più posticce che incisive e la limitazione dei rapporti, subito vietata dal garante belga.

Nel frattempo le medie si alzano e non si capisce se e come sia possibile limitare le velocità del gruppo. Non si capisce nemmeno se sia necessario intervenire sulle bici, sulle strade o cos’altro. Probabilmente perché nessuno ha ancora fatto un’analisi completa e seria.

«Io sono convinto – dice il team manager della Lidl-Trek – che il discorso sicurezza debba passare attraverso dei materiali sicuri. Il miglioramento della velocità è insito nella tecnologia della performance. Per cui se anche si decidesse di limitare un materiale, la ricerca e lo sviluppo andrebbero comunque a svilupparne un altro più veloce. Si decide di imporre cerchi da 35? L’ingegneria porterà i cerchi da 35 a essere aerodinamici e con un momento di inerzia pari a quelli da 90, per cui certe limitazioni non saranno mai soluzioni durature».

Tour de France 2025, Luca Guercilena
Luca Guercilena è il general manager della Lidl-Trek. Negli anni è stato anche preparatore e direttore sportivo
Luca Guercilena è il general manager della Lidl-Trek. Negli anni è stato anche preparatore e direttore sportivo
Il problema è che le performance migliorano, mentre le strade peggiorano…

Il discorso è esattamente questo. Uno dei punti da affrontare è l’attenzione alle protezioni sulle strade. Aiuterebbe un sacco se ci fosse un sistema efficace, che chiaramente sarebbe anche costoso, per proteggere determinati punti in modo migliore. E poi viene l’aspetto dei materiali, che però va studiato e pensato in modo scientifico. Servono dei regolamenti che garantiscano maggiore sicurezza e il modo giusto di applicarli. Ma secondo me non è tutto vincolato alla velocità.

Cos’altro c’è?

Una questione di approccio culturale. Bisogna mettersi nell’ordine di idee che a un certo punto si può anche frenare. Secondo me uno degli snodi è che la correttezza tra atleti è venuta un po’ meno, perché l’età media del gruppo continua a scendere. Di conseguenza la spavalderia dei 18 anni contrasta con la maturità degli atleti più grandi, che hanno un altro raziocinio nell’individuare il momento in cui è meglio frenare piuttosto che ammazzarsi.

Vuoi dirci che è possibile dire a un corridore di correre un po’ meno forte?

Parlo dei miei. Da un po’ abbiamo iniziato a dirgli: «Ragazzi, il rischio deve essere controllato. Nel senso che tra avervi fuori per tre mesi e fare secondo, fate secondo!». L’investimento che faccio su Ayuso, Ciccone, Milan, Skjelmose o Pedersen non è banale. Certo, per l’amor di Dio, se devi rischiare per la volata che vale la vittoria, allora rischia. Però se devi cadere nella curva a 70 chilometri dall’arrivo e stai fuori un mese, allora no. Devono frenare, perché il valore dell’atleta è talmente elevato che la sommatoria la fai a fine stagione, non sulla singola gara. Se devi vincere il Fiandre è una cosa, però non dirò mai a un corridore di rischiare l’osso del collo ai meno 20 dall’arrivo perché dobbiamo posizionarci bene in volata al Tour du Poitou-Charentes. Siamo tutti consapevoli che le cadute fanno male e secondo me la discussione dovrebbe essere molto più scientifica e analizzata in dettaglio.

Correre rischi va bene solo se serve per arrivare a vincere, dice Guercilena, altrimenti è meglio tirare i freni
Correre rischi va bene solo se serve per arrivare a vincere, dice Guercilena, altrimenti è meglio tirare i freni
Hai parlato della baldanza dei corridori di 18 anni…

Per le leggi del mercato l’età media del gruppo sta diminuendo. Mi ci metto anch’io, non voglio fare il buono e dire che gli altri sono cattivi. Facciamo passare gente che da un inverno all’altro passa dai 90 chilometri delle gare juniores ai 290 della Sanremo. E’ inevitabile che i rischi aumentino. Anche solo dal punto di vista fisiologico, la lucidità che può avere un ragazzino di 18 anni dopo 290 chilometri rispetto a quella di un professionista navigato, che ha già fatto esperienze graduali per arrivare a quel punto, è completamente diversa e quindi il rischio aumenta.

Secondo te il gruppo WorldTour sarebbe disponibile a una frenata sui passaggi così precoci?

Penso di no, per cui a livello teorico è molto bello, ma a livello pratico forse si fa davvero prima a mettere mani sui materiali e sulle biciclette. Però è chiaro che andremmo a scegliere la soluzione più facile pensando che sia la migliore. Secondo me invece un’analisi ha senso se la faccio in modo scientifico. Se applico dei criteri che abbiano un senso. Allora di fronte alla prova provata dei numeri, nessuno può fare delle contestazioni. Il problema invece è che ci basiamo sulle opinioni e continuiamo a non uscirne.

Come si fa un’analisi credibile?

Serve un gruppo di lavoro che analizzi le leggi del lavoro, coinvolgendo l’associazione corridori, i procuratori e i gruppi sportivi. Serve anche fare delle analisi a lungo termine, coinvolgendo degli esperti. Bisogna che nelle commissioni ci sia gente del nostro ambiente, ma l’analisi oggettiva e la soluzione devono provenire da persone con la capacità professionale e l’esperienza adeguata a risolvere il problema.

Se i corridori vanno a contatto di gomito, dice Guercilena, la caduta ne tira giù tanti, come quando cade un aereo
Se i corridori vanno a contatto di gomito, dice Guercilena, la caduta ne tira giù tanti, come quando cade un aereo
Si dovrebbe partire da un’analisi più seria?

Abbiamo un’analisi analitica di un aumento sconsiderato delle cadute rispetto agli anni 70? Stiamo parlando del danno della singola caduta o stiamo parlando realmente del volume di corridori caduti e dell’entità dei danni? Non esistono statistiche longitudinali. Non siamo in grado di dire se si cada di più o di meno nei primi 100 chilometri piuttosto che negli ultimi 20. Suppongo che nei primi 100 chilometri cadi per distrazione, mentre negli ultimi 5 per il rischio in volata. Ma anche questa è un’opinione e con le opinioni non si trovano le soluzioni. L’opinione deve essere il punto di partenza, poi bisogna fare un’analisi reale e scientifica e affidare agli esperti l’incarico di trovare le risposte.

Avete raccolto dati statistici?

Negli ultimi 2-3 anni con i dottori abbiamo iniziato a farlo. In realtà il numero di fratture non è aumentato e non è vero che si cada di più. E’ diverso invece il numero di corridori coinvolti nella stessa caduta. Come quando cade un aereo rispetto agli incidenti stradali. I corridori sono tutti più freschi, sono tutti più allenati, il gruppo è compattissimo e, se si cade, si cade tutti insieme.

Hai parlato di opinioni come punto di partenza. Tu cosa faresti?

Investiamo in tecnologia per trovare un airbag nel casco o nella maglia che, se ti schianti, ti salva la testa e la colonna vertebrale. Investirei tonnellate di soldi su sistemi di airbag uguali per tutti, che ti proteggano nella caduta evitando l’infortunio. Perché le cadute ci saranno sempre, fanno parte del nostro sport.

La sicurezza secondo Guercilena passa per la tutela del corridore e poi la messa in sicurezza più seria delle strade
La sicurezza secondo Guercilena passa per la tutela del corridore e poi la messa in sicurezza più seria delle strade
Come gli incidenti facevano parte della Formula Uno…

Però loro prima hanno trovato la tuta ignifuga, poi il casco. Poi sono intervenuti sui guardrail e a quel punto, anche se hanno limitato i motori, le velocità sono salite nuovamente. Il ciclismo è diverso, non si corre in un circuito con le vie di fuga e le protezioni, però secondo me il concetto di partenza deve essere individuare cosa davvero ti metta in sicurezza e poi andare a cascata su tutto il resto. Al centro dell’attenzione devono esserci il corridore e poi la struttura della strada.

Oppure si fa come dice Pidcock e si impedisce di fare il pieno di carboidrati…

L’ha detto come battuta, ma a livello teorico ha ragione. Limito l’apporto energetico e alla fine vince quello che ha più capacità di gestirsi. Se invece tutti hanno la possibilità di mettere 120 grammi di carboidrati, alla fine tutto il gruppo è in forze, perché ormai la nutrizione va in quella direzione. Ma cosa facciamo, limitiamo tutti gli aspetti nutrizionali che provano ad influire sulla vita normale? Sarebbe un lavoro controproducente e soprattutto anacronistico, perché lo sviluppo va in quella direzione. E secondo me lo sviluppo, qualunque sia l’ambito, va salvaguardato.