Teutenberg, il suo credo e un’idea precisa su Realini

12.07.2023
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Da atleta è stata una delle velociste più forti in assoluto. Un osso duro per tutte le sue avversarie fino al ritiro a trentotto anni. Anche una volta salita in ammiraglia Ina-Yoko Teutenberg ha mantenuto il proprio carattere deciso. La diesse della Lidl-Trek viene considerata un sergente di ferro, ma in realtà ha quella giusta dose di sensibilità per ottenere il massimo dalle sue ragazze.

Al Giro Donne l’abbiamo sempre vista contemporaneamente concentrata e serena a cavallo della riunione pre-gara, così come nei momenti più concitati delle tappe. Un esempio ce lo ha fornito Gaia Realini il giorno di Ceres in cui è caduta in discesa Longo Borghini.

«Non vedo Elisa, cosa faccio?» domanda con apprensione la pescarese alla sua diesse.

«Tu vai avanti e non preoccuparti, sto arrivando io da lei» la risposta di Teutenberg.

In quell’attimo preciso la diesse tedesca sapeva di non poter più vincere il Giro, ma era altrettanto consapevole di poter arrivare al podio finale con la giovane italiana. Abbiamo quindi avvicinato Teutenberg per capire il suo modo di dirigere la Lidl-Trek anche in vista del Tour Femmes.

Teutenberg in carriera ha ottenuto 123 vittorie. Qui bronzo mondiale nel 2011 dietro Bronzini e Vos
Teutenberg in carriera ha ottenuto 123 vittorie. Qui bronzo mondiale nel 2011 dietro Bronzini e Vos
Ina hai adottato spesso tattiche diverse dal solito per il ciclismo femminile. Come nascono?

La mia filosofia è quella di cercare sempre di imparare qualcosa. E’ per questo che spesso faccio in ammiraglia le gare degli uomini. E’ bello ed interessante vedere come loro si avvicinano alla corsa e seguire quindi tutto il resto. Tuttavia penso che molti aspetti tecnici siano differenti. Il ciclismo maschile potrebbe prendere qualcosa dal femminile, ma si applicano più situazioni nel senso inverso. Sapete, alla fine se si vogliono vincere gare in bici, penso che si debba andare avanti con questa soluzione.

A proposito di filosofia, quali sono le tue convinzioni da diesse?

Non ne ho tante a dire il vero. Parto dal presupposto che ogni corridore può vincere una gara, però la vittoria è molto difficile da ottenere come risultato finale. Penso che molte volte tanti atleti non vedono veramente le proprie potenzialità. Spesso capita che facciano fatica a tirarle fuori. A quel punto bisogna provare a farli correre il più possibile per far prendere loro una maggior confidenza e consapevolezza di se stessi. Ecco, se i corridori iniziano a trovare questa condizione mentale, allora si può lavorare meglio in senso assoluto o comunque più facilmente nel mettere in pratica alcune tattiche.

Teutenberg (qui a Le Samyn) spesso fa le gare maschili. Un buon modo per imparare nuove tattiche
Teutenberg (qui a Le Samyn) spesso fa le gare maschili. Un buon modo per imparare nuove tattiche
Come siete arrivate al periodo ravvicinato Giro Donne-Tour Femmes?

E’ stato un po’ particolare quest’anno. Il Giro Donne lo abbiamo preparato il più in fretta possibile. Le tracce gpx delle tappe le abbiamo ricevute solo due settimane prima del via e non potevamo fare più di tanto. Solitamente cerchiamo di vedere cosa ha senso o chi portare ad una corsa. Ad esempio alla Vuelta non avevamo Gaia (Realini, ndr) che partiva per fare la gara. Conoscevamo però come fosse il suo stato di forma e quello delle compagne. Alla fine abbiamo cambiato il modo di correre e fortunatamente lei ha vinto una tappa e conquistato il podio (terzo posto finale, ndr). Così abbiamo fatto per il Giro stesso. Abbiamo dato un’occhiata ai percorsi e abbiamo deciso di portare chi era in condizione, parlando con le atlete e con Paolo (Slongo, l’altro diesse, ndr).

Il 23 luglio inizia il Tour Femmes. Come ci arriva la Lidl-Trek?

Il Tour è la più grande corsa che c’è, proprio come per gli uomini. Noi proveremo a vincerlo, naturalmente. La lotta per il podio sarà tosta perché tutte le migliori atlete puntano forte al nostro stesso obiettivo. Tuttavia noi saremo al via con un team competitivo, come sempre. Le ragazze si stanno preparando bene, comprese Balsamo e Longo Borghini che stanno recuperando dai relativi infortuni. Ci auguriamo di poter fare una grande corsa, tra generale e tappe.

La Lidl-Trek ha dovuto rivedere i propri piani dopo il ritiro di Longo Borghini, centrando poi il podio con Realini
La Lidl-Trek ha dovuto rivedere i propri piani dopo il ritiro di Longo Borghini, centrando poi il podio con Realini
Al Giro Donne dopo il ritiro di Longo Borghini, Ina-Yoko Teutenberg temeva che Realini non potesse più arrivare al podio?

Gaia ha bisogno ancora di un riferimento. Elisa in questo senso è una delle sue idole. Lei sa guidarla, è un’ottima insegnante in gara e fuori. Ma anche Spratt è stata molto importante per Gaia alla stessa maniera. Realini l’anno scorso era già molto forte, però adesso ha attorno a sé una squadra che crede molto in lei. E’ per questo che in questa stagione ha conquistato risultati sorprendenti. Sta continuando ad imparare dalle più esperte, ma è anche vero che per Realini correre con Longo Borghini è importante perché le toglie parecchio pressione. Ecco, per Gaia finire il Giro e con quel risultato, senza Elisa, è stato un importante step per la sua crescita. Quando c’è stato il ritiro, Gaia era quinta ad un minuto dal terzo posto. E personalmente ero convinta potesse centrare quell’obiettivo, anche se stava già andando bene così il suo Giro.

Pedersen stronca Philipsen, ma pesa l’addio di Cavendish

08.07.2023
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La tappa di Limoges ha la gioia di Mads Pedersen e dei suoi compagni della Lidl-Trek e lo sguardo silenzioso e sconfitto di Cavendish sull’ambulanza. «Questo è il ciclismo», diceva stamattina il velocista dell’Isola di Man, ma non avrebbe mai immaginato che il suo sogno di superare il record di Merckx si sarebbe fermato sull’asfalto a 60 chilometri dall’arrivo.

Mancano 60 chilometri all’arrivo, una distrazione e Cavendish finisce sull’asfalto. Il sogno finisce qui
Mancano 60 chilometri all’arrivo, una distrazione e Cavendish finisce sull’asfalto. Il sogno finisce qui

Quelli del cross

Non sarebbe stata la sua tappa e Mark lo sapeva. Scherzando aveva parlato di traguardo disegnato per gli uomini del ciclocross, indicando così Van der Poel e Van Aert, ma di colpo su quei due si è abbattuta una nemesi sfavorevole. L’olandese si è votato ancora una volta alla causa di Philipsen, finito secondo. Il grande belga invece aveva le gambe per vincere, ma si è dovuto fermare a ruota di Laporte che, nel tirargli la volata, ha avuto un rallentamento che l’ha fatto inchiodare.

«E stato uno sprint molto lungo – racconta Pedersen, il danese diretto e fortissimo – ma i ragazzi mi hanno pilotato bene. Ero ancora fresco quando ho iniziato la volata. Sprintare in salita in quel modo è molto difficile. A 50 metri dalla linea, le gambe mi facevano così male che ho avuto la tentazione di sedermi. Ma sapevo che anche Philipsen avrebbe fatto uno sforzo estremo per rimontare. E al Tour non importa che si vinca per un metro o per un centimetro».

I record intoccabili

Chissà a cosa starà pensando adesso Cavendish, che aveva davanti alle ruote altre due tappe per dare l’assalto a Merckx. Verrebbe quasi da dire che certi record andrebbero rispettati. Armstrong provò a umiliare quelli dei cinque Tour e finì schiacciato dalla sua arroganza, ma qui la storia è diversa. Lo sport si costruisce sull’abbattimento dei limiti insuperabili e abbiamo sognato tutti accanto a Cavendish. Solo che adesso davanti a lui non c’è più uno scopo apparente.

«E’ un onore aver corso con Mark – dice Pedersen – e a proposito, deve ancora darmi una maglia, perché dovevamo scambiarcele. Spero di esserci quando farà la corsa d’addio».

Il contratto di Mark con l’Astana Qazaqstan Team è per tutto l’anno, ma aveva il fuoco sul Tour: l’unica corsa che ha sempre avuto la capacità di accenderlo. Il secondo posto di ieri gli ha dato la sensazione di essere vicino, ma ora? Cav troverà ancora motivazioni ad andare avanti?

I due sconfitti

In cima al rettilineo di Limoges è andato in scena uno scontro fra pesi medi dotati di infinita potenza. E se tutti si aspettavano una resa dei conti fra Van Aert e Van der Poel, l’evidenza ha proposto lo scontro fra Pedersen e Philipsen, uno scintillante Groenewegen e lo sfortunato Van Aert.

«Mads è stato più forte – dice Philipsen – io ho sentito le gambe inchiodarsi. Mathieu ha fatto un altro super lavoro e mi dispiace non essere riuscito a finalizzarlo, soprattutto perché questo era un arrivo adatto anche a lui. Abbiamo deciso di puntare su di me, perché altrimenti avrei potuto perdere troppi punti per la maglia verde».

«E’ sempre frustrante – dice Van Aert – quando non riesci a finalizzare il lavoro della squadra. Ho fatto l’errore di aspettare troppo. Mathieu e Jasper mi hanno superato proprio mentre Christophe Laporte si è fermato. E’ colpa mia, dovevo partire prima. Avevo le gambe per vincere? Ce l’ho da tutta la settimana. Ma ora è il momento di lavorare per la maglia gialla, sperando di cancellare presto lo zero dalla casella delle mie vittorie».

Van der Poel avrebbe potuto fare il suo sprint? Probabilmente sì, ma è rimasto fedele a Philipsen
Van der Poel avrebbe potuto fare il suo sprint? Probabilmente sì, ma è rimasto fedele a Philipsen

Irriconoscibile VDP

Chi dovrebbe e di sicuro avrebbe qualcosa da dire è Mathieu Van der Poel, che continua nel cambiamento. Già qualche settimana fa aveva spiegato la necessità di selezionare gli obiettivi, il fatto che a Limoges si sia piegato alla necessità di difendere la maglia verde lo rende quasi irriconoscibile.

«Penso che Jasper non sia più riuscito a fare il suo sprint – dice – il che non è illogico in un simile arrivo. Peccato, ma ha fatto un buon lavoro per la maglia verde. Mads è ovviamente forte negli sprint lunghi e impegnativi come questo, sapevamo che la pendenza sarebbe stato il limite per Jasper. L’ho lasciato bene alla ruota di Pedersen, però Mads ha continuato ad accelerare. Se ho pensato a fare il mio sprint? No, avrei avuto carta bianca se Philipsen non avesse avuto gambe. Ma le aveva e poteva fare un buon lavoro per la maglia verde».

Il Tour è lungo, occasioni non mancheranno. In questa dolce serata nella Nouvelle Aquitaine si segnalano i brindisi in casa Lidl-Trek, per la gioia di Luca Guercilena e dei nuovi investitori. Ma chissà che l’imprevedibile Mathieu non abbia in testa di fare bene domani sul Puy de Dome, sulle strade che fecero la storia di suo nonno Raymond Poulidor. Anzi, varrebbe quasi la pena di scommettere che qualcosa inventerà…

Nuove opportunità per rendere unica la propria Trek

08.07.2023
3 min
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Alla vigilia del Tour de France Trek ha presentato una nuova iniziativa destinata ad incontrare l’interesse dei tanti appassionati del brand americano. Si tratta di otto nuovi schemi di verniciatura personalizzati Project One ICON che possiamo ammirare in questi giorni sulle strade di Francia. La Trek Madone con la quale sta gareggiando l’ex campione del mondo Mads Pedersen della Lidl-Trek presenta infatti una livrea del tutto particolare, che non sarà di certo sfuggita ad occhi attenti. 

Trek può contare su nuovi sistemi di colorazione: i Project One ICON
Trek può contare su nuovi sistemi di colorazione: i Project One ICON

Modelli unici

Grazie al sistema di verniciatura Project One ICON oggi è possibile rendere davvero “unica” la propria Trek. Chi acquista un modello Emonda SLR o Madone SLR ha infatti la possibilità di scegliere tra una infinita varietà di colorazioni differenti rispetto a quelle di serie. Il risultato finale è una bici dalla livrea unica, destinata ad essere notata e ammirata da tutti. 

Ogni schema è realizzato a mano utilizzando processi di verniciatura personalizzati per creare un design che non può essere in alcun modo replicato. Non ci saranno mai due Trek identiche.

I nuovi schemi di verniciatura rendono ancora più personalizzabili le bici del marchio americano
I nuovi schemi di verniciatura rendono ancora più personalizzabili le bici del marchio americano

Otto nuovi schemi

La Trek Madone di Pedersen è stata realizzata attraverso lo schema di verniciatura “Chroma Ultra-Iridescent”. Nasce da anni di prove, ma anche dalle capacità artistiche dei maestri più affermati di Project One. Per creare una livrea così particolare, occorrono livelli non comuni di abilità e know-how. 

Gli altri schemi di verniciatura presentati alla vigilia del Tour de France sono stati i seguenti: “Chroma Diamond Flake”, milioni e milioni di microscopici frammenti di cromo danno vita a uno schema dall’effetto straordinario. Il risultato è una livrea che brilla in modo diverso in base alla luce che cattura.

“Real Smoke”, uno schema di verniciatura sfumato, realizzato a mano che utilizza il fuoco come ingrediente principale. 

“Crystalline Blue Prismatic” e “Viper Frost”, due schemi di verniciatura, unici nel loro genere, creati organicamente fondendo insieme migliaia di minuscoli cristalli in reticoli che brillano con qualsiasi luce. 

“Team Tie Dye”, un esclusivo schema di verniciatura utilizzato sulle bici dei team professionistici.

Questa è la colorazione Red Smoke uno schema di verniciatura sfumato realizzato a mano
Questa è la colorazione Red Smoke uno schema di verniciatura sfumato realizzato a mano

Fra le aziende TOP

La vigilia del Tour de France ha portato in dono a Trek non solo otto nuovi schemi di verniciatura personalizzati, ma anche un importante riconoscimento. L’azienda americana è stata infatti inserita nell’elenco di Fortune Magazine che comprende le 100 migliori aziende per cui lavorare. Il riconoscimento si basa sul modello di indagine dei dati di “Great Place To Work” che raccoglie i feedback di 100 milioni di dipendenti in tutto il mondo.

«Il Great Place To Work Trust Survey è riconosciuto come lo standard globale per quantificare l’esperienza dei dipendenti (afferma Mark Joslyn, vicepresidente delle risorse umane di Trek, ndr).  Siamo onorati di essere elencati tra alcuni dei marchi più ammirati al mondo e siamo orgogliosi dei 7.000 dipendenti in tutto il mondo che hanno reso Trek l’azienda che è oggi».

Trek

Giro Donne, Van Vleuten cannibale e Realini da podio

06.07.2023
6 min
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ALASSIO – C’è solo un sostantivo che ci viene in mente per Annemiek Van Vleuten: cannibale. Nella settima tappa del Giro Donne la maglia rosa non lascia nulla a nessuna ed in cima al santuario della Madonna della Guardia di Alassio trionfa nuovamente in solitaria ottenendo il terzo successo parziale nella corsa. Dietro di lei ad una manciata di secondi arrivano Labous e Realini che ora la seguono nell’ordine anche nella generale (rispettivamente a 3’56” e 4’25”).

Alla presentazione della corsa, la frazione savonese era stata indicata come la più insidiosa nonché ultima occasione per giocarsi l’all-in per la classifica. Tutto o niente come era successo nel 2016 quando, in una tappa praticamente identica vinta da Evelyn Stevens, Megan Guarnier riuscì a spodestare Mara Abbott ed ipotecare quella edizione della corsa rosa. E le aspettative non sono state tradite anche se stavolta è capitato a metà o quanto meno per le posizioni alle spalle di Van Vleuten. Ewers, seconda al mattino, è andata in crisi sulle ultime due ascese ed è scivolata di due posti. Uguale per Mavi Garcia, mentre Magnaldi, zitta zitta, entra nella top five con pieno merito.

Gaia sul podio

Realini quando taglia il traguardo è letteralmente sfinita. Scende dalla bici sorretta dalla massaggiatrice della Lidl-Trek che la fa sedere per terra per farle riprendere fiato. Le versa addosso una bottiglietta d’acqua fredda che evapora sul suo motore ancora caldo. Gaia non ha fatto un fuori giri, ma sul santuario di Alassio la sua cilindrata è andata ad alti regimi. Pochi minuti e sotto il podio Realini è un’altra persona. Sorridente e speranzosa perché attende la conferma di essere terza nella generale. Non appena lo apprende diventa anche più chiacchierona di quello che lei è di solito con le interviste.

«Oggi l’obiettivo – racconta Gaia sembrando anche più leggera moralmente – era quello di entrare nella top 3 e lo abbiamo portato a termine, quindi sono felicissima. Nella riunione pre-gara di stamattina avevamo detto che questa era la tappa dove si poteva fare la differenza e mettere più minuti possibili in classifica. Ce l’ho messa tutta fino alla fine ed è stata davvero dura. Tutte noi atlete abbiamo sette tappe nelle gambe che si fanno sentire. Ci riposiamo per un giorno con un po’ di relax psico-fisico ma restando comunque super concentrate sulle ultime due tappe perché in Sardegna dovremo restare con gli occhi bene aperti».

«Nella penultima salita – prosegue la classe 2001 che è anche maglia bianca del Giro Donne – Van Vleuten ha fatto il passo. Labous ed io abbiamo stretto i denti per tenerla scollinando con lei. All’ultimo chilometro noi eravamo a tutta. Nella mia testa pensavo a resistere per allungare il più possibile su Ewers. Van Vleuten ha avuto quelle forze in più per staccarci e darci quei secondi di distacco all’arrivo. Ma va bene così, sono super contenta. Adesso mi godo il giorno di riposo».

Per Elisa

Realini quest’anno ha trovato subito feeling con le sue compagne, specialmente con Longo Borghini. E‘ come se la campionessa italiana avesse preso Gaia sotto la sua ala protettrice per insegnarle a spiccare il volo da sola. Dopo il ritiro forzato di Longo Borghini, c’era curiosità di vedere Realini come si sarebbe comportata in corsa senza la sua capitana. Eccoci accontentati.

«Il giorno in cui è caduta Elisa – spiega Gaia, che in stagione ha già fatto terza alla Vuelta nella generale con una tappa – avevo avvertito subito l’ammiraglia. Come vi ho detto due giorni fa, mi ero molto preoccupata. Alla sera quando è tornata in hotel e ci hanno detto che non sarebbe ripartita, l’ho presa un po’ male. Moralmente per me è stato un brutto colpo. Per me lei è un punto di riferimento in tutto. Tuttavia Elisa mi ha tranquillizzata dicendomi che avrei potuto giocarmi le mie carte al meglio. Anzi lei mi ha incitato a credere che il podio era alla mia portata. Ho creduto fino in fondo alle parole di Elisa e oggi questo podio di tappa e della generale li dedico a lei».

Realini chiude terza a 20″ da Van Vleuten ed ora è terza anche nella generale
Realini chiude terza a 20″ da Van Vleuten ed ora è terza anche nella generale

La cannibale

La voracità agonistica di Van Vleuten divide la platea. Vincere ogni volta che si presenta l’occasione oppure lasciare qualcosa anche alle altre? La risposta esatta non ci sarai mai, forse bisogna contestualizzare sempre ogni circostanza. Di sicuro possiamo dire che dietro al sorriso che ha nelle vittorie e davanti al microfono c’è un carattere deciso come mostra nel post-cerimoniale. Diciamo che l’ordine del protocollo tra antidoping e interviste lo stabilisce lei con buona pace (ed attesa) di chi vuole farle due domande rapide nella mixed zone. Aspettano anche gli inviati del canale dell’UCI e non c’è tanto da fare, soprattutto se nel frattempo ha iniziato a piovere con vigore.

«Abbiamo corso come squadra – dice Van Vleuten sul suo successo – e anche oggi siamo state perfette nel difendere la maglia. E’ stato fatto un grande lavoro. Nel finale di oggi si è creata una situazione favorevole. Labous e Realini stavano lottando per il podio della generale e per me è stato perfetto per attaccare ancora. Non avevo programmato di farlo perché non pensavo di trovarmi così nel finale. Le mie compagne si sono messe a tirare per chiudere e abbiamo pensato a Lippert per fare la corsa. Poi siamo rimaste davanti in un gruppetto, allora a quel punto ho pensato a vincere. Ieri sera quando siamo arrivati abbiamo fatto una ricognizione e avevo visto che per salire c’era una bellissima vista. Mi sono goduta il panorama e oggi sono veramente contenta di avere vinto quassù».

Van Vleuten attacca salendo verso la Madonna della Guardia di Alassio. Niente da fare per Labous e Realini
Van Vleuten attacca salendo verso la Madonna della Guardia di Alassio. Niente da fare per Labous e Realini

«Non penso di essere una cannibale – ci confida Van Vleuten con grande spontaneità – sono solo un’atleta che si allena tanto per tante ore e per tanti chilometri. Posso dirvi che la mia voglia di vincere nasce dalle motivazioni. Ottenere il meglio da me stessa e questo mi rende felice. Inoltre vincere rende felici anche la mia squadra e le mie compagne, che fanno sempre un gran lavoro. Credo che sia un giusto riconoscimento che voglio dare ogni volta a loro. A Ceres ad esempio ho spinto al massimo fino sul traguardo ma non sono riuscita ad andare a riprendere Niedermaier. Capita a volte di dare tutto e non vincere. In ogni caso spesso la miglior tattica è quella di attaccare per mettersi al sicuro da eventuali rischi. Posso aggiungere che vincere in Italia mi piace molto e mi dà sempre una grande emozione. Ma non chiamatemi cannibale».

Due mesi per far nascere la Lidl-Trek: parla Guercilena

05.07.2023
6 min
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Ad aprile è diventato ufficiale e a quel punto hanno avuto due mesi per trasformare tutto in Lidl-Trek. Guercilena racconta, le tessere vanno a posto. Come succede che si possa cambiare il primo nome il primo luglio, con tutte le conseguenze che questo comporta? Le nuove maglie da disegnare e realizzare. L’abbigliamento da riposo. Le ammiraglie, i furgoni e il pullman da riverniciare. Non sono riusciti a mettere mano solo sulle bici, che hanno colori nuovi al Tour e avranno una grafica dedicata dal prossimo anno. Le ragazze sono passate alle Trek rosse, lasciando l’azzurro alle spalle.

«Grazie all’aiuto di Segafredo – racconta il team manager milanese – abbiamo fatto in modo ottimale sei stagioni e mezza, avendo a disposizione le risorse che ci hanno consentito di raggiungere determinati risultati. Però c’era anche il desiderio di crescere, di metterci in gioco a un livello più alto, con la possibilità di continuare a lavorare con i giovani che abbiamo cresciuto e che finalmente sono arrivati a ottenere dei risultati concreti. Per investire nuovamente su di loro e rinforzare la squadra, serviva un cambio di strategia. E così, in comune accordo con la stessa Segafredo, abbiamo cominciato a valutare eventuali opzioni e fortunatamente siamo arrivati a Lidl».

Il bollo giallo di Lidl e la banda rossa di Trek: nato un nuovo colosso WorldTour
Il bollo giallo di Lidl e la banda rossa di Trek: nato un nuovo colosso WorldTour
Quando è venuto fuori il contatto con Lidl?

Già dall’inverno scorso c’era stato un abboccamento, poi gradualmente le cose sono proseguite e c’è stato il desiderio comune di partire già a luglio per ovvie ragioni. Quindi abbiamo fatto il possibile per riuscirci.

Quanto lavoro è stato necessario per fare tutto nei tempi?

Un lavoro enorme. Già alla fine dell’anno avevamo cambiato anche la marca di vetture, quindi abbiamo passato tutto l’inverno a disegnarle con il marchio Segafredo. Invece a maggio, dopo il Giro, le abbiamo rimandate tutte indietro per mettere i colori di Lidl-Trek. E’ stato un lavoro veramente complicato, avendo solo due mesi e quasi quattro attività in contemporanea. Che poi non si trattava solo della squadra…

La presentazione della nuova maglia è avvenuta in un negozio Lidl di Bilbao prima del Tour (foto Lidl-Trek)
La presentazione della nuova maglia è avvenuta in un negozio Lidl di Bilbao prima del Tour (foto Lidl-Trek)
Cioè?

Come sempre, per quanto ci sia l’interesse comune e per quanto tra grandi aziende abbiano trovato l’accordo, ci sono sempre i tempi tecnici della negoziazione che fanno dilatare tutto. Però eravamo consapevoli delle regole del gioco ed è stato importante da manager evitare di andare nel panico e nella confusione. Siamo stati realisti, abbiamo fissato un punto di arrivo raggiungibile e il resto, almeno per ora, lo abbiamo lasciato stare. Il solo modo per non fare brutta figura.

Lidl era già stato sulle maglie della Quick Step.

L’unica cosa che sappiamo del loro accordo è che era vincolato a Lidl Belgio, mentre noi abbiamo fatto l’accordo con Lidl International. La persona che prima era a capo della filiale belga ora è il Ceo di Lidl International. Si chiama Kenneth McGrath, ha corso e suo padre aveva un negozio di bici. C’è una sorta di fil rouge con il ciclismo, insomma…

Simmons a stelle e strisce: Lidl vorrà espandersi anche negli USA?
Simmons a stelle e strisce: Lidl vorrà espandersi anche negli USA?
Con Segafredo vi siete lasciati bene?

Sì, perché sono convinto che abbiamo raggiunto gli obiettivi che ci eravamo prefissati. Da italiano penso che al dottor Zanetti dobbiamo solo dire grazie, perché alla fine è stato l’unico che ci ha creduto e ha voluto mettere per sei anni e mezzo quattrini veri all’interno del team. Ha messo in atto una campagna di marketing che gli ha portato sicuramente visibilità mondiale in Asia, nel Pacifico, in Italia, Europa e chiaramente in America, per cui il marchio l’abbiamo sicuramente più che onorato.

Perché smettere?

Credo che dopo sei anni e mezzo si chiudano i cicli, come è successo per altri grandi nomi, come Fassa Bortolo. Ci hanno informato che avrebbero voluto valutare anche altre possibilità, però il rapporto è rimasto di grandissima amicizia. Credo che il dottor Zanetti possa spiegare a tanti imprenditori il vantaggio di aver sponsorizzato il ciclismo, perché alla fine, a prescindere dalle scelte di marketing, credo che abbia vissuto il beneficio sia con la squadra maschile sia soprattutto con la femminile, con cui abbiamo vinto parecchio e che ha dato lustro al marchio.

Anche le ammiraglie hanno dovuto cambiare look e colori
Anche le ammiraglie hanno dovuto cambiare look e colori
C’è mai stata la reale possibilità che diventasse una squadra italiana con Segafredo come primo nome?

All’inizio un po’ ne avevamo discusso. Nel 2016, l’unico budget realmente fuori misura era quello di Sky, ma nell’arco di 2-3 anni le squadre con budget elevatissimi sono diventate 3-4-5, per cui il fatto di essere o non essere primo nome dipende anche dai numeri e da quanto un’azienda può davvero investire. Il vero limite è stato quello e come l’abbiamo vissuto noi, ora lo stanno vivendo anche altri. Il ciclismo professionistico WorldTour sta diventando veramente dispendioso, quindi il target di azienda che può investire determinati soldi è ovviamente molto diverso. Questo ovviamente se non parliamo di Stati nazionali…

Il nuovo budget vi permetterà di tenere i giovani e anche di fare mercato?

Per essere realistici sul budget bisognerà aspettare fine anno e i report UCI per il 2024, quando sapremo in quale quarto di ranking andremo a collocarci. L’obiettivo è tenere i ragazzi che abbiamo e investire su qualche altro atleta (pare sicuro ormai l’arrivo di Jonathhan Milan, ndr), consapevoli che le 4-5 star hanno contratti lunghissimi. Questo però non ci fa demordere, perché sappiamo che il ciclismo vive di cicli e se si lavora bene, poi si riesce a ottenere i risultati che si vogliono.

Longo Borghini ha vinto i due tricolori con la maglia Trek-Segafredo e una tappa al Giro con la nuova maglia
Longo Borghini ha vinto i due tricolori con la maglia Trek-Segafredo e una tappa al Giro con la nuova maglia
La presenza del team femminile ha giocato un ruolo importante?

E’ stata uno dei must per definire dove avrebbero investito. L’atleta donna interessa moltissimo, visto che uno degli obiettivi di Lidl sono il cibo fresco e la nutrizione corretta. Sappiamo che l’atleta donna è ancora più attenta rispetto agli uomini e di conseguenza la squadra femminile era assolutamente necessaria, oltre ovviamente agli aspetti giovanili.

Farete un Devo Team?

Ci sarà un Devo Team maschile dal 2024 e valuteremo se averne uno femminile dal 2025, in base alla possibilità di avere un numero di atleti validi. Inizialmente per gli U23 avevo valutato di appoggiarci a una squadra continental italiana che già esiste, ma bisognerà capire se lo sponsor vorrà tenerla in Italia oppure all’estero. Parlavo con un amico e dicevo che se adesso tutte le WorldTour fanno i devo team, i migliori spariranno dalla circolazione. Ma questi sono tutti ragionamenti da approfondire, al momento la testa è soprattutto sul Tour.

“Ribellione” Longo Borghini, Van Vleuten si inchina

03.07.2023
4 min
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BORGO VAL DI TARO – «It’s a… Lidl emotion this victory». E’ la stessa Elisa Longo Borghini, giocando col nome del nuovo sponsor della sua squadra, a dare l’incipit per parlare del suo successo. E ne ha ben donde la campionessa italiana perché ormai ci ha preso davvero gusto a vincere gli sprint ristretti.

Nella quarta tappa, la più lunga del Giro Donne, le battute di giornata sono l’ex calciatrice Ewers (la prima ad accendere la miccia e già due volte seconda dietro la Longo ad Emilia e Tre Valli 2022) e la maglia rosa Van Vleuten, che guida la generale proprio sulle due rivali. A 40” chiude il grosso del gruppo regolato da Wiebes, mantenendo quasi fede alle proprie dichiarazioni della vigilia per il successo parziale.

A Borgotaro Longo Borghini batte Ewers e Van Vleuten. E’ la sua seconda vittoria in carriera al Giro Donne
A Borgotaro Longo Borghini batte Ewers e Van Vleuten. E’ la sua seconda vittoria in carriera al Giro Donne

Elisa c’è

A parte due cronosquadre vinte, quella in Val Taro per Longo Borghini è la seconda affermazione personale al Giro Donne. L’altra era stata in Puglia alla penultima frazione dell’edizione 2020 davanti a Van der Breggen. Elisa la possiamo considerare una sostanziosa parte di quel resto del mondo che combatte sempre contro le olandesi di cui facevamo riferimento ieri.

«Per oggi – spiega Longo Borghini mentre ancora sorride per la divertente battuta iniziale – ringrazio le mie compagne, il nostro staff e mando un saluto a Luca Guercilena, il nostro general manager, che è a casa. Questo successo ha un sapore particolare perché è la prima in maglia tricolore con il nuovo marchio del team. E’ stata una giornata un po’ strana. Non avevamo pianificato nulla, dovevamo solo salvare le energie per la tappa di domani e quelle successive. Invece avete visto tutti com’è finita».

Occhi aperti

Quando dopo il gran premio della montagna di Bardi è partita la Ewers in gruppo hanno aspettato di capire come evolvesse la situazione. SD Worx e Jumbo-Visma volevano tenere la fuggitiva a tiro rispettivamente per Wiebes e Vos (poi quarta e quinta). Ma quando la statunitense della EF Education Tibco SVB ha avuto più di un minuto di vantaggio ed era maglia rosa virtuale, gli scenari sono cambiati. Ed ecco la gara ha preso un’altra piega.

Van Vleuten, Longo Borghini e Ewers protagoniste nel finale. Sono nell’ordine le prime tre della generale
Van Vleuten, Longo Borghini e Ewers protagoniste nel finale. Sono nell’ordine le prime tre della generale

«Era chiaro – continua Longo Borghini che indossa anche la speciale maglia azzurra di miglior italiana in classifica – che Annemiek (Van Vleuten, ndr) non avrebbe lasciato la leadership ad Ewers. Di conseguenza mi aspettavo un attacco sull’ultimo gpm e così ha fatto. Ho guardato i suoi movimenti, ho visto che ha messo davanti la sua squadra (la Movistar, ndr) e mi sono messa alla sua ruota. E l’ho seguita.

«Nella tappa di Marradi – prosegue – non ho avuto una gran giornata ma non ho pagato un conto troppo salato come a Cesena l’anno scorso. Il Giro è estremamente aperto. Domani c’è il tappone, è un altro giorno del Giro Donne. Noi della Lidl-Trek abbiamo buone possibilità. Gaia (Realini, ndr) è una grande scalatrice ed io terrò sempre gli occhi aperti, vedendo come va giorno per giorno. Il Passo del Lupo è lontano dal traguardo, ma può certamente spaccare la corsa. Si è visto nel corso degli anni che non c’è paura di attaccare da lontano. In ogni caso onestamente ci penseremo domattina a questa tappa regina».

Alle spalle delle prime tre, Wiebes vince la volata: la campionessa d’Europa cresce a vista d’occhio
Alle spalle delle prime tre, Wiebes vince la volata: la campionessa d’Europa cresce a vista d’occhio

Lavoro ai fianchi

Seppur si siano corse tre tappe (la cronometro iniziale è stata annullata), l’impressione è che Longo Borghini stia prendendo sempre più le misure a Van Vleuten (e di conseguenza al resto delle rivali) per sferrare un colpo decisivo tra salite e discese. Ogni momento può essere quello buono. Come un pugile che lavora ai fianchi il suo avversario e cerca di stenderlo prima della quindicesima ripresa.

«La tappa di Canelli – conclude – non è da sottovalutare ma la tappa della Liguria è molto dura. Lì verrà scritta definitivamente la classifica generale. Non credo che nelle ultime due tappe in Sardegna cambierà qualcosa. Si farà tutto prima».

Volata a Wiebes e dubbio atroce: Giro già chiuso?

02.07.2023
5 min
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MODENA – Il canovaccio è sempre il solito, Olanda contro il resto del mondo. In salita vince Van Vleuten, in volata c’è Wiebes. Le prime due tappe del Giro Donne sono andate così, come da pronostico con buona pace delle altre per il momento. Già, perché la corsa è ancora lunga e tutte le loro rivali stanno già pensando a come rifarsi.

Il traguardo di Modena della seconda frazione (posizionato nell’anello di un parco) può considerarsi una delle pochissime occasioni per le velociste e la campionessa europea della SD-Worx domina su Vos e Dygert. La beniamina di casa Rachele Barbieri chiude quinta con qualche rammarico, mentre Paternoster vola a terra negli ultimi metri senza apparenti problemi.

A Modena Lorena Wiebes si conferma imbattibile in volata grazie anche al lavoro di Cecchini e Guarischi
A Modena Lorena Wiebes si conferma imbattibile in volata grazie anche al lavoro di Cecchini e Guarischi

Wiebes regna

Ottavo centro stagionale e terzo totale al Giro Donne per Lorena Wiebes che nel post-gara ci confida che grazie al suo “italian corner” (come ha ribattezzato Cecchini e Guarischi che non manca di ringraziare), sta cercando di imparare un po’ di parole e frasi base della nostra lingua.

«Abbiamo ripreso la fuga un po’ tardi – spiega Lorena – ma avevo piena fiducia nel mio treno. Elena e Barbara mi hanno guidato perfettamente. Barbara mi ha lasciato dietro la curva, dopodiché ho dovuto occuparmi solo dell’ultimo rettilineo. E sono andata a tutta. Sono felice di questa vittoria di tappa. Oggi il Team SD Worx è stato fortissimo. Tutta la squadra ha gestito bene la salita e io sono stata perfettamente circondata e protetta per tutto il giorno. Avevamo il controllo della situazione. Quando la tua squadra fa un lavoro così buono, vuoi ringraziarla con una vittoria di tappa. Allora non vuoi fallire. Lo ripeto, sono felice di essere tornata al Giro Donne e non voglio fermarmi qua. La quarta tappa è movimentata ma mi piace e non mi sento tagliata fuori. Ci proveremo ancora».

Mavi Garcia sta bene ma per Bronzini è inutile sprecare energie senza il supporto di altre squadre per attaccare Van Vleuten
Mavi Garcia sta bene ma per Bronzini è inutile sprecare energie senza il supporto di altre squadre per attaccare Van Vleuten

Rosa salda

Al mattino alla partenza da Formigine si respirano due climi ben distinti. Quello meteorologico col suo caldo opprimente che obbliga tutte le atlete a presentarsi col tipico gilet refrigerato o col sacchetto di ghiaccio sul collo. Poi c’è quello umorale che circola tra i bus con pareri quasi opposti relativamente alla vittoria di Van Vleuten a Marradi del giorno precedente. Possibile che il Giro Donne sia già finito nonostante manchino ancora sei tappe alla fine? E malgrado la maglia rosa comandi con soli 49” di vantaggio?

«Per come ho visto andare Annemiek – racconta Giorgia Bronzini, diesse della Liv Racing TeqFind – ora come ora diventa molto difficile sfilarle la leadership. Sul Passo della Colla ha attaccato a circa cinque chilometri dallo scollinamento e le ha lasciate lì tutte. In discesa poi non ha perso, anzi in ogni contropendenza rilanciava così come all’uscita di ogni curva. In molti non si aspettavano che andasse così forte o comunque che facesse così tanto differenza alla prima salita del Giro».

Marta Cavalli è pronta a duellare con Van Vleuten nelle prossime tappe, la condizione c’è
Marta Cavalli è pronta a duellare con Van Vleuten nelle prossime tappe, la condizione c’è

«Per attaccarla bisogna isolarla – prosegue la piacentina – e devono farlo quelle squadre che nel finale della tappa di Marradi avevano più numeri, ovvero Lidl-Trek ed Fdj-Suez. Se loro si coalizzassero contro la Van Vleuten, credo che avrebbero poi anche il supporto di altre squadre, come la nostra. Noi abbiamo Mavi Garcia che sta bene, però non le farò sprecare energie preziose senza sapere di avere la certezza della collaborazione delle altre o sapendo che da sola non impensierirebbe la Van Vleuten. Nelle prossime tappe ci sono ancora salite e discese per metterla in difficoltà. Naturalmente noi saremo lì a battagliare, ma sapendo come sta attualmente vedo tutto molto complicato».

L’obiettivo è provarci

La prestazione della Van Vleuten a Marradi sembra un deterrente per chiunque anche se nessuno vuole essere arrendevole. Il terreno per recuperare tempo c’è e non bisogna scoraggiarsi subito.

«Ho scollinato con circa trenta secondi di svantaggio – commenta Marta Cavalli con la maglia verde di miglior scalatrice in prestito da Van Vleuten – ma non aveva senso rischiare in discesa più di quello che abbiamo fatto. Sto bene e la voglia di attaccare c’è. Vedremo cosa fare a livello tattico ma onestamente credo che il Giro sia ancora aperto».

Paolo Slongo è convinto che il Giro Donne sia ancora tutto da giocare pur rispettando il valore di Van Vleuten
Paolo Slongo è convinto che il Giro Donne sia ancora tutto da giocare pur rispettando il valore di Van Vleuten

«La storia del Giro d’Italia in generale – analizza Paolo Slongo, diesse della Lidl-Trek – è piena di episodi in cui una corsa sembra chiusa ed invece prende un’altra piega. Non parlo solo del Giro che ho vinto con Nibali nel 2016, ma anche quello di quest’anno tra Thomas e Roglic. Sicuramente noi conosciamo il valore di Van Vleuten e sappiamo che dobbiamo fare di più per renderle la vita difficile. Il Giro Donne non è già chiuso o indirizzato come qualcuno può pensare. E’ appena iniziato e credo che dalla quarta alla settima tappa ci sia tutto lo spazio necessario per tenere aperta la corsa».

La valigia di Ciccone: computer, cuscino e tanti sogni

28.06.2023
5 min
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Che cosa c’è nella valigia di Giulio Ciccone, che ieri sera è partito per Bilbao e il terzo Tour della carriera? Per l’abruzzese fresco sposo e per i compagni della ex Trek-Segafredo, nella valigia c’è sicuramente un grande spazio vuoto. Le nuove maglie della Lidl-Trek hanno infatti viaggiato a bordo di un furgone, guidato da Stefano Devicenzi, del marketing Santini. Oggi è il giorno della presentazione ufficiale, che si svolgerà in un negozio Lidl di Bilbao.

«Conoscendo la mia paura per il volo – scherza Ciccone – ci sarei andato anche io in macchina fino ai Paesi Baschi. Comunque ormai si parte. Mi sono ripreso dal caldo del campionato italiano e da tutta la settimana. Sposarsi è stato bellissimo e anche un bell’impegno…».

Giulio e Annabruna si sono sposati il 21 giugno, quattro giorni prima del campionato italiano (foto Facebook)
Giulio e Annabruna si sono sposati il 21 giugno, quattro giorni prima del campionato italiano (foto Facebook)
Che cosa non manca mai dalla valigia di Ciccone che parte per il Tour?

Come detto, il momento è un po’ particolare. Arriva il nuovo sponsor, quindi dobbiamo avere praticamente tutto. In realtà, non siamo i soli. Per tanti ci sono divise che cambiano colore, ormai il Tour è il momento dell’anno in cui ti ritrovi un’altra valigia con tutte le divise nuove. Per cui riceveremo presto tutto il kit da gara.

Cos’altro c’è nella valigia?

Il mio cuscino c’è sempre e anche il tappetino per fare stretching. E’ un cuscino in “memory”, lo uso tutti i giorni a casa e quando vado via, lo porto con me, per dormire sempre comodo. Penso che anche al Tour cambieremo i materassi ogni giorno, per cui almeno il sonno è al sicuro (ride, ndr).

Hai parlato del tappetino per fare stretching, si riesce a farlo ogni giorno?

Porto il tappetino, la pallina e il rullo, in modo da fare tutti gli esercizi. Capitano delle giornate in cui hai gli orari super tirati, sia dopo la tappa che la mattina prima del via. In quei giorni non riesci a fare niente di più. Però su 21 tappe, ce ne sono 15-16 in cui riesco a fare stretching.

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Per il resto cosa c’è in valigia?

Cose normalissime, abbigliamento da riposo e anche un completo non ufficiale per l’ultima sera a Parigi. Quello non può mancare.

Computer per vedere film?

Lo porto, ma non ho una serie che sto seguendo. Apro Netflix e scelgo quello che di volta in volta mi ispira. Ho iniziato a guardare la serie del Tour, credo di averne visti solo due episodi, dico la verità, poi ho smesso. Non perché non mi piacesse, ma solo perché sono iniziati i preparativi del matrimonio e mille altre cose, quindi non ho avuto più tempo.

Nella valigia hai messo anche dei buoni propositi?

La vittoria di tappa rimane sempre la ciliegina che mi manca. Sarebbe il proposito migliore. Poi c’è la maglia a pois, ma andrebbe bene anche… solo vincere una tappa, perché al Tour la concorrenza per la maglia a pois è altissima, per cui bisogna programmare dove prenderla, come difenderla. Non ho ancora studiato le tappe, il grosso si vedrà giorno per giorno. A prima vista non ce n’è una in particolare su cui ho puntato l’attenzione…

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Volendo sognare in grande, la prima tappa ha 3.000 metri di dislivello e assegna la maglia gialla.

Sicuramente è dura. Dovrebbe arrivare un gruppettino ristretto, ma non mi va di espormi e dire cose esagerate (sorride, ndr).

Arrivi al Tour con la forma che volevi?

Parto con una buona condizione, che però può ancora migliorare. Ci arrivo bene, ho dei bei margini nell’immediato e ancora degli anni buoni per fare grandi cose. Quest’anno abbiamo iniziato bene, siamo sulla strada giusta. Ho cambiato il modo di allenarmi, sia per qualità che per quantità. Sostanzialmente faccio molta più fatica, mi alleno di più. Ma non ho modificato solo la preparazione fisica, abbiamo messo mano anche nell’alimentazione. E’ tutto diverso.

Quale il ricordo più bello del matrimonio che ti porti in Francia, a parte la fede?

Sicuramente l’attesa, perché la sposina si è fatta aspettare più di mezz’ora, poi lo stupore quando l’ho vista entrare in chiesa.

Ciccone ha dovuto saltare il Giro per Covid, ma nel 2023 ha vinto alla Valenciana, al Catalunya e al Delfinato (nella foto)
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Che cosa dice adesso Annabruna, visto che le toccherà aspettarti per le prossime tre settimane?

Sa da un pezzo che lavoro e che vita faccio, conosce il mio programma ed è felice. E poi mi raggiungerà per il giorno di riposo.

Perché ti sei sposato a giugno e non a novembre o dicembre come fanno di solito i corridori?

Perché novembre per me è il mese più brutto dell’anno. Fa freddo, il cielo è grigio e brutto, mi mette tristezza. Invece io mi volevo sposare in un mese bello, felice, col sole, l’allegria e il mare meraviglioso. In realtà, il programma originale prevedeva che facessi il Giro e poi avrei staccato per preparare la Vuelta, quindi c’era tutto il tempo per il matrimonio. Invece il Giro non l’ho fatto e sono saltati fuori il Tour e prima il Delfinato e l’italiano. Insomma, ho avuto una piccola deviazione di percorso, ma niente che non abbia potuto gestire.