Già pronti per la Roubaix, ma stavolta Pedersen vuole vincere

08.04.2025
5 min
Salva

OUDENAARDE (Belgio) – Il velocista lo sa che quando la corsa è dura la sua unica chance è quella di restare nascosto sino alla fine e tentare semmai la volata. Solo che il Giro delle Fiandre non è una corsa per velocisti. Perciò se ti chiami Mads Pedersen, hai appena vinto la Gand, non sei solo un velocista ma certo il più veloce nel gruppo di testa, devi adattare la tattica alle sfuriate di Pogacar, Van der Poel e di Van Aert che per un giorno è parso quasi parente del miglior se stesso.

Il primo dietro Tadej

E’ stato davanti e poi l’hanno staccato. E’ tornato davanti. Quindi è stato in fuga con Pogacar e Van der Poel: tre campioni del mondo in testa al Giro delle Fiandre, spot migliore per la corsa non poteva esserci (erano insieme anche in partenza, foto di apertura). Li ha visti attaccare e un paio di volte ci ha provato anche lui, poi ha capito che sarebbe stato un suicidio e si è messo a ragionare. Ha fatto l’elastico per un tempo eterno. E quando alla fine gli inseguitori si sono raggruppati alle spalle di Pogacar, il danese è entrato nuovamente in modalità velocista. E nella volata finale ha anticipato e colto il secondo posto: chi guarderà l’albo d’oro potrà dire che al Fiandre del 2025, il migliore dietro Pogacar è stato Mads Pedersen, danese di 29 anni in maglia Lidl-Trek.

«Abbiamo lottato tutto il giorno per cercare di vincere – ha detto nella zona mista – tutti hanno dato il massimo anche prima che Tadej chiudesse il discorso. Poco da dire, siamo stati battuti da un corridore più forte di noi e non abbiamo rimpianti. Dobbiamo accettare che è il migliore di sempre e ci sta battendo in modo leale e onesto. Chapeau a lui, sta facendo così tanto per il ciclismo e sta rendendo l’immagine di questo sport follemente grande. E’ una rottura di scatole correre contro questi fenomeni (ha riso, ndr), ma è anche bello ritrovarsi fra loro in una gara come il Fiandre».

Tre campioni del mondo in testa al Fiandre, ma Pedersen sapeva già di doversi guardare da “quei due”
Tre campioni del mondo in testa al Fiandre, ma Pedersen sapeva già di doversi guardare da “quei due”

L’aiuto di Stuyven

Ragionando da velocista, c’è da dire che la speranza di riprendere Pogacar da solo in quegli ultimi chilometri di pianura con il vento contrario non si è spenta subito, ma neppure ha avuto vita troppo lunga.

«Con 8 chilometri di vento contrario e quattro corridori a inseguirlo – ha ammesso – speravo che saremmo riusciti a riprenderlo. Non si sa mai come finiscono queste corse, non sono mai chiuse fino al traguardo. Ma non c’è stato molto da fare, se non aspettare la volata e avere con me Jasper (Stuyven, ndr) è stato la cosa migliore. Lui sa che preferisco gli sprint ad alta velocità, per cui a 500 metri dall’arrivo ha iniziato ad accelerare e mi ha dato la possibilità di partire ai meno 250. Devo dirgli grazie per avermi lanciato alla perfezione, devo dire grazie a tutta la squadra. E’ stata una gara davvero bella, abbiamo ottimizzato le nostre possibilità di vincerla. Sono orgoglioso della gara che ho fatto e di come sono riuscito a gestirmi sulle salite, ma semplicemente non c’era altro da fare».

Il sogno di Pedersen

Il Fiandre non è una corsa per velocisti, Pedersen è più di un velocista e la musica sta per cambiare. Gli occhi dei corridori iniziano a convergere verso la piazza di Compiegne da cui domenica mattina alle 11,10 partirà la Roubaix. E allora le taglie forti avranno meno salite con cui fare i conti e più che il rapporto potenza/peso conterà, come ci ha spiegato Angelo Furlan, la potenza pura.

«Il prossimo fine settimana mi si addice meglio – ha ammesso con lo sguardo fermo – senza così tante salite. Finora è stata una bella campagna del Nord e mi piacerebbe concluderla con una vittoria a Roubaix. Di tutte le gare Monumento, credo sia quella che mi si addice di più. Ma ci sono corridori molto forti e saranno sempre gli stessi a giocarsi la vittoria. Quindi non ci sono dubbi: ci sarà da lottare anche domenica».

E se fra Pedersen e Milan spuntasse di nuovo Stuyven?

21.03.2025
4 min
Salva

PORTO POTENZA PICENA – Per un po’ si è temuto che la caduta nella tappa finale della Tirreno-Adriatico avrebbe impedito a Stuyven di correre la Sanremo. In realtà il recupero del belga è stato così repentino, da spazzare via ogni dubbio. Il giorno stesso è salito sul volo che lo avrebbe riportato a casa, ha tirato il fiato l’indomani e poi ha ripreso con la solita routine.

Nella Lidl-Trek della coppia Pedersen-Milan, due campioni certo da considerare fra i principali favoriti, l’unico ad aver vinto la Sanremo è proprio lui: Jasper Stuyven, 32 anni di Leuven, 1,87 per 78 chili. Vinse nel 2021 con un colpo di mano geniale alla fine della discesa del Poggio che gli permise di anticipare di pochissimo i velocisti. Il fatto che pochi lo tirino in ballo non sembra innervosirlo più di tanto, perché forse gli lascia lo spazio di manovra per un altro colpo a sorpresa. Con grande onestà, si professa aiutante, ma il verbo rinunciare non gli appartiene, come ci ha spiegato al via dell’ultima tappa della Corsa dei Due Mari.

Il 20 marzo del 2021, Jasper Stuyven conquista la Sanremo a 29 anni
Il 20 marzo del 2021, Jasper Stuyven conquista la Sanremo a 29 anni
Alla Tirreno hai lavorato per le due vittorie di Milan e nel giorno di salita sei andato anche in fuga. Voglia di uscire dai meccanismi del gruppo?

Si prova. Vai a tutta in partenza e una volta che hai il distacco giusto, il gruppo rallenta. A quel punto, ti limiti a gestire il margine e naturalmente alla fine cerchi di accelerare, ma è sempre il gruppo a decidere se ce la farai o no. Sono azioni che si fanno per evadere e per fare il lavoro che manca per arrivare alla condizione, anche se per quello non credo sia necessario andare in fuga. Penso comunque che la settimana della Tirreno sia stata abbastanza utile per migliorare.

Quando nel 2021 hai vinto la Sanremo, hai corso la Parigi-Nizza. C’è qualche differenza tra le due gare come avvicinamento alla corsa di domani?

La Tirreno ha tappe più lunghe, mentre la Parigi Nizza può essere molto intensa con le sue pendenze sin dai primi giorni. Ma ad essere onesti, dato che finiscono lo stesso giorno, penso che siano più o meno uguali. Naturalmente quest’anno si potrebbe dire che forse la Tirreno sia stata migliore a causa del tempo, che alla Parigi-Nizza è stato molto peggiore. Ma è difficile saperlo prima, per cui sono corse abbastanza simili.

Ultima tappa della Tirreno: Milan ha vinto, Stuyven è caduto. Jonathan si sincera delle sue condizioni
Ultima tappa della Tirreno: Milan ha vinto, Stuyven è caduto. Jonathan si sincera delle sue condizioni
Milan non finisce mai di ringraziarti per il lavoro in preparazione dei suoi sprint, un ruolo che svolgi anche per Pedersen. Ci sono grandi differenze fra i due?

Sono velocisti un po’ diversi e credo che Jonathan al momento sia forse il più veloce al mondo. Entrambi hanno le loro qualità e il loro approccio al finale, mentre io mi adatto a dove mi trovo. Ne parliamo nei ritiri, sappiamo come dobbiamo muoverci.

Nella tua squadra sei il solo ad aver vinto la Milano-Sanremo. Ti capita di dare consigli a loro due oppure sotto sotto pensi che potresti farlo ancora?

Penso che siano abbastanza forti da vincere da soli (ride, ndr), ma ovviamente anche io ho la speranza e l’intenzione di vincere ancora. La Sanremo è una corsa strana, ormai dicono tutti questo. Quando vinsi, me ne andai alla fine della discesa del Poggio e riuscii ad anticipare Alaphilippe, Van Aert e Van der Poel. Ora bisogna fare i conti con Pogacar, che ama le mosse a sorpresa.

Sanremo 2021, Stuyven plana sull’Aurelia. Si volta e capisce che dietro il primo che si muove è spacciato
Sanremo 2021, Stuyven plana sull’Aurelia. Si volta e capisce che dietro il primo che si muove è spacciato
Niente volata?

Di fatto, negli ultimi anni, la sola volta che è finita in volata è stata quella scorsa, con la vittoria di Philipsen. Nei due anni precedenti sono arrivati da soli Mathieu (Van der Poel, ndr) e Mohoric. Nel 2021 toccò a me e l’anno prima Van Aert e Alaphilippe anticiparono i velocisti di un soffio.

Quindi concludendo?

Penso sia difficile che si finisca nuovamente con uno sprint numeroso. Semmai ci sarà un gruppetto, ma soprattutto, mai come quest’anno, ci saranno tante variabili.

Verso Sanremo: i piani di Balsamo per lo sprint in via Roma

20.03.2025
6 min
Salva

Nel bel mezzo della disputa sulle distanze di gara e sul fatto che tanti – Longo Borghini, ma anche Slongo e Pinotti sentiti ieri – si sarebbero aspettati una Milano-Sanremo più lunga, Elisa Balsamo prende una direzione totalmente opposta.

«Io sinceramente non sono tanto d’accordo su questo – dice – perché credo che lo spettacolo non sia legato al fatto di avere gare più lunghe. Non bisogna confondere il fatto che una gara sia interessante e dura, con la lunghezza, perché secondo me sono due cose separate. Una gara può essere durissima anche se è 140, 150, 160 chilometri, alla fine sono gli atleti a fare la differenza. Anzi, secondo me, mettendo gare troppo lunghe si rischia di andare incontro all’attendismo e quindi a perdere anche un po’ di spettacolarità».

La Sanremo delle donne di sabato si correrà sulla distanza di 156 chilometri, da Genova all’arrivo di via Roma, e Balsamo ha gli occhi che scintillano. Il suo direttore sportivo Ina Teutenberg la corse nel 2000 e arrivò seconda dietro Diana Ziliute. Tra l’orgoglio italiano e la voglia tedesca di rifarsi, alla Lidl-Trek l’avvento della Sanremo è vissuto con grande partecipazione. Le ragazze sono in Riviera già da qualche giorno.

A fine dicembre 2024, Sanguineti ha condotto Balsamo nella ricognizione della Sanremo Women
A fine dicembre 2024, Sanguineti ha condotto Balsamo nella ricognizione della Sanremo Women
Che cosa ti aspetti da questo ritorno?

Sono 20 anni che la Sanremo non era più nel calendario delle donne, quindi già questo lo rende speciale. Correre in Italia è sempre bello, in più Sanremo non è lontana dalle mie zone, quindi la famiglia potrà seguirmi. Queste strade mi piacciono, abbiamo visto il percorso e sarà una bella gara. C’ero già stata a dicembre con Ilaria “Yaya” Sanguineti che si allena qui tutti i giorni. In questi ultimi cinque anni ci siamo battute per avere un calendario simile a quello degli uomini, per cui la Sanremo è una conquista importante. Tutte vogliono vincerla, sarà una vera battaglia.

Quali consigli ti ha dato Sanguineti, che purtroppo non sarà in corsa?

Lei conosce benissimo la zona, si allena qui praticamente ogni giorno. Soprattutto mi ha dato consigli per le discese, su ogni singola buca della discesa del Poggio. Suggerimenti su dove fare attenzione, soprattutto in caso di pioggia nei tratti più scivolosi.

Fino allo scorso anno compagne, Elisa Longo Borghini potrebbe trasformarsi nella bestia nera di Balsamo alla Sanremo
Fino allo scorso anno compagne, Elisa Longo Borghini potrebbe trasformarsi nella bestia nera di Balsamo alla Sanremo
Riesci a immaginare lo svolgimento tattico?

Penso che comincerà tutto dai Capi, il Berta è il più lungo, anche se lontano dal finale, però certo potrebbe iniziare a fare selezione. Io mi sento bene, ma in queste corse non sai mai cosa può succedere. Come al Trofeo Binda (da lei vinto domenica, ndr). Non sai se può andare via una fuga, grande o piccola, se si arriverà in gruppo o un’atleta da sola. Penso che sabato sarà lo stesso, anche se il profilo della gara è molto diverso.

Cosa ricordi delle Sanremo viste in tivù?

I miei genitori amano molto il ciclismo, per cui sin da quando ero piccola passavamo il sabato davanti alla televisione. Era una giornata speciale, perché la gara era molto lunga. Quando arrivavano alla Cipressa e al Poggio, era una grande emozione. Ho sempre guardato la Sanremo, sin da quando ero bambina.

Sanremo 2024, fine discesa del Poggio: VdP si volta, vede la maglia azzurra di Philipsen e tira dritto
Sanremo 2024, fine discesa del Poggio: VdP si volta, vede la maglia azzurra di Philipsen e tira dritto
Invece da più grande?

Credo fosse l’anno scorso. Ho chiaro il momento in cui in fondo alla discesa del Poggio, Van der Poel si è messo davanti a tirare a tutta e io non riuscivo a capire perché. Solo dopo ho realizzato che aveva con sé Philipsen, il suo velocista. Nessuno ha dovuto dirgli niente, è andato via dritto e questo mi ha colpito. La Sanremo si può vincere anche per millesimi di secondo. Se in fondo alla discesa ti guardi un attimo, chi è davanti magari prende i 50 metri che poi non si riescono più a chiudere. La sua prontezza mi colpì molto.

Hai detto che ci sarà da combattere, ma la Omloop Het Nieuwsblad ha visto arrivare una fuga senza che dietro il gruppo si sia organizzato. Pensi sia possibile che accada di nuovo?

Non penso, perché quel giorno abbiamo imparato la lezione. Tutti vogliono vincere la Sanremo, quindi sono sicura che ci sarà una fuga, ma i team lavoreranno insieme per non lasciarla arrivare a 10 minuti. Ci sono almeno 5 o 6 squadre interessate a tenere in mano la corsa.

Alla Omloop Het Nieuwsblad il gruppo ha lasciato arrivare una fuga cui inizialmente non si sarebbe dato credito
Alla Omloop Het Nieuwsblad il gruppo ha lasciato arrivare una fuga cui inizialmente non si sarebbe dato credito
Vedi attacchi già dalla Cipressa?

Penso di sì! Ci sono molti team con scalatori e corridori da classiche. Sono quasi sicura che proveranno a fare il forcing da inizio salita, ma penso anche che fra Cipressa e Poggio ci siano tanti chilometri, per cui chi sarà staccato, avrà il tempo di rientrare aiutato dalla squadra. Poi però attaccheranno di nuovo sul Poggio. Il mio scenario ideale è arrivare con un piccolo gruppo, ma so che prima dovrò sopravvivere alle salite e anche alle discese.

Hai vinto per tre volte il Binda, hai indossato la maglia rosa e vinto tappe al Giro: che cosa rappresenterebbe per te la Sanremo?

Un sogno, quindi un grande obiettivo. Sapere che ci sarà ogni anno mi dà un po’ di tranquillità, perché penso che se non riuscirò quest’anno, ci riproverò il prossimo. E’ più di una tappa al Giro, perché a me piacciono tantissimo le classiche. Vincere qui sarebbe una cosa diversa e nuova.

La vittoria nel Trofeo Binda dice che Balsamo è in ottima condizione e regge bene le salite
La vittoria nel Trofeo Binda dice che Balsamo è in ottima condizione e regge bene le salite
Hai provato anche il rettilineo d’arrivo?

Sì, l’ho visto e devo dire che con il traffico è un po’ caotico: non sono riuscita a immaginarmelo vuoto. Per un velocista è troppo importante andare a studiare fino all’ultimo metro. Ho visto che tira un po’ in su, quindi in caso di volata, mi converrà stare al coperto e uscire all’ultimo.

Ultima cosa, non proprio esaltante, si rischia di correre con la pioggia. Cambia molto?

Abbiamo visto che le previsioni potrebbero essere piuttosto brutte. Però non possiamo farci niente, quindi secondo me è anche inutile fasciarsi la testa. Indubbiamente io preferirei correre col sole, però pioverà per tutte. Vorrà dire che ci sarà da combattere ancora più duramente.

Da un’Elisa all’altra: il riscatto della Longo, la freddezza di Balsamo

16.03.2025
6 min
Salva

CITTIGLIO – Ci si aspettava uno spettacolo in grado di dirci cosa ci potremo aspettare settimana prossima alla Sanremo Women e così è stato. Le nuvole grigie che ieri hanno cancellato la presentazione delle squadre a Luino oggi sono state spettatrici minacciose di una corsa bella ed entusiasmante. Sul traguardo del Trofeo Binda fa freddo, con un’aria gelida che scende dalle montagne appena spolverate di neve. La giornata è partita con tanto entusiasmo, il pubblico accorso numeroso alla partenza per abbracciare le atlete ha lasciato loro la consapevolezza che oggi sarebbe servito un grande spettacolo. L’organizzazione, guidata da Mario Minervino, ci ha messo del suo per mettere ancora più pepe. Nonostante tutto, il verdetto finale non cambia rispetto allo scorso anno, il Binda lo vince Elisa Balsamo in volata

Arriviamo in sala stampa, accanto alla stazione di Cittiglio, con le ombre lunghe e il cielo ancora luminoso negli sprazzi liberi da nuvole. Il pensiero che ci rimane in testa è di aver vissuto l’anticipazione di quello che sarà il copione alla Sanremo Women, l’augurio è che possa essere così. Lo stupore però ce lo ha lasciato lo sprint con cui Elisa Balsamo ha messo in fila il terzo successo negli ultimi quattro anni al Binda. Una volata su un rettilineo in leggera salita fatta in controllo e senza far intravedere una smorfia. Le altre pretendenti alla Sanremo sono state avvisate. 

«Sicuramente oggi è stata una conferma del lavoro fatto e della nostra condizione – racconta Balsamo mentre ci guarda dall’alto sul palchetto della conferenza stampa – questo sicuramente mi rende molto felice. Penso però che la Sanremo sarà una gara diversa perché il dislivello è concentrato tutto nel finale».

Tutta la concentrazione della velocista della Lidl-Trek prima del via
Tutta la concentrazione della velocista della Lidl-Trek prima del via

A occhi chiusi

Per la prima volta nella sua storia il Trofeo Binda superava i 150 chilometri, del temibile circuito finale era previsto un giro in più e questo ha cambiato le carte in tavola. Le velociste hanno dovuto resistere a una serie di attacchi e stringere i denti per non perdere terreno da chi ha provato a fare la differenza in salita. 

«Devo dire che abbiamo usato la migliore tattica possibile – continua la campionessa iridata di Leuven 2021 – Lizzie (Deignan, ndr) era nella fuga quindi non abbiamo mai dovuto tirare. Sono sempre stata coperta, le mie compagne mi hanno sempre fatto prendere i punti strategici in una buona posizione per cercare di salvare le energie. Negli ultimi due giri sono semplicemente andata a tutta. Non potevo fare altro».

Antipasto di Sanremo

La bagarre degli ultimi trenta chilometri ha aperto le porte alle idee e al dibattito su quello che sarà lo svolgimento della Sanremo. La salita di Orino, con i suoi 2,5 chilometri al 5 per cento di pendenza media era un bell’assaggio degli scenari che si apriranno sulla Cipressa e sul Poggio. Elisa Longo Borghini e Demi Vollering hanno cercato di fare il vuoto più volte. Mentre in discesa è stata Van Der Breggen ad allungare per un momento. 

«Oggi è stato un ottimo passaggio prima della Sanremo – spiega la velocista della Lidl-Trek – per avere le conferme che cercavo. Il percorso sarà diverso da quello di oggi, però ho capito che la condizione è buona, questo mi incoraggia. Dopo l’esordio al UAE Tour e alla Valenciana (nella quale ha colto due vittorie di tappa, ndr) ho lavorato tanto a casa. Ho concluso un periodo di tre settimane di grandi allenamenti e tutto quello che ho fatto, soffrendo, mi ha ripagata».

«Sapevo di non poter seguire gli attacchi di Vollering e Longo Borghini – dice ancora Balsamo – ma potevo tenere il mio passo e rimanere il più vicina possibile. Poi quando una velocista vede l’arrivo resuscita sempre e su quei 200 metri ho dato tutto».

«Sabato prossimo – conclude Balsamo – ci saranno degli attacchi sulla sua parte del Poggio, sono sicura. Oggi sono state le prove generali però alla Sanremo le salite decisive saranno due, quindi non credo ci sarà tanto attendismo».

Dopo l’arrivo la campionessa italiana si è detta contenta dell’atteggiamento avuto oggi in corsa
Dopo l’arrivo la campionessa italiana si è detta contenta dell’atteggiamento avuto oggi in corsa

L’analisi della Longo

La grande condizione di Elisa Balsamo le ha permesso di rimanere insieme alle migliori, tuttavia il pensiero che sia mancato l’attacco nel momento giusto ci rimane dentro e ci accompagna ancora mentre scriviamo. Vollering e Longo Borghini hanno dato fuoco alle polveri presto e forse è mancata la gamba per fare lo scatto giusto nel giro finale. Elisa Longo Borghini sembrava avere un diavolo per capello, la campionessa italiana non riusciva a stare seduta, sembrava avere la sella che scottasse. A un certo punto abbiamo smesso di contare gli attacchi, ma siamo sicuri che non sarebbero bastate le dita di una mano. 

«Volevamo fare una gara d’attacco – conferma la Longo una volta scesa dal bus – e avevo anche un po’ voglia di riscatto dopo la Strade Bianche. Sapevo di essere in condizione e volevo dimostrarlo. Oggi è stato un ultimo test prima della Sanremo e sono molto soddisfatta. Penso che anche l’atteggiamento in corsa sia stato quello giusto, verrà fuori una corsa dura. Anche se a mio avviso uscirà una gara molto difficile, già oggi nonostante le più forti abbiano provato a fare la differenza siamo comunque arrivate con una volata ristretta. Sarà bella da vedere e molto emozionante».

Binda e poi Sanremo: la settimana santa di Elisa Balsamo

15.03.2025
4 min
Salva

Il 17 marzo del 2024, Elisa Balsamo aveva già vinto due tappe alla Valenciana e la settimana prima era arrivata seconda alla Ronde Van Drenthe. Le era arrivata davanti Lorena Wiebes e l’aveva per giunta staccata. Per questo il Trofeo Binda rappresentava il test finale in vista della campagna del Nord che si sarebbe aperta di lì a quattro giorni a De Panne.

Già due anni prima, la corsa di Cittiglio era diventato il metro di paragone per la carriera della piemontese da quando, passate le Olimpiadi di Tokyo, si era messa con più impegno sulla strada che sulla pista. Il suo diesse Arzeni, nonostante nel frattempo Balsamo avesse cambiato squadra, commentò che avesse ormai le attitudini per vincere proprio quella corsa. Il 2021 era stato amaro per l’esperienza di Tokyo, ma esaltante nel finale con la vittoria del mondiale di Leuven. Per questo, quando Elisa si presentò a braccia alzate sul traguardo di Cittiglio, mostrando a tutti la sua maglia iridata, il senso di aver trovato una campionessa completa si fece largo e non se n’è più andata.

E’ il 20 marzo 2022, la vittoria di Cittiglio dedicata al cugino scomparso nell’autunno precedente
E’ il 20 marzo 2022, la vittoria di Cittiglio dedicata al cugino scomparso nell’autunno precedente

La sfida con Kopecky

Il 17 marzo del 2024, si diceva, su quell’identico arrivo, la maglia iridata la indossava Lotte Kopecky, vincitrice del titolo a Glasgow. La belga del Team SD Worx veniva diretta dalla vittoria alla Strade Bianche e alla Danilith Nokere Koerse. Sembrava che avrebbe fatto un sol boccone anche del Binda, ma non aveva fatto bene i conti. E così quando Elisa Balsamo, aiutata da Shirin Van Anrooij, riuscì a non staccarsi sulla salita di Orino, nella lunghissima volata si scontrarono la troppa sicurezza e la grande esperienza. La belga infatti partì lunghissima, convinta di avere le gambe per quel rettilineo in salita. Balsamo invece le prese la ruota e saltò fuori in tempo per vedere l’altra che chinava il capo.

Il test andò alla perfezione. Di lì a poco avrebbe vinto a De Panne, salvo subire la legge della Wiebes alla Gand e la vendetta di Kopecky nel velodromo di Roubaix. La campionessa del mondo non fece passare troppo tempo per pareggiare i conti.

Trofeo Binda 2024, Balsamo lascia partire Kopecky e poi la salta approfittando del suo calo
Trofeo Binda 2024, Balsamo lascia partire Kopecky e poi la salta approfittando del suo calo

Un giro di troppo?

Alla Strade Bianche, Elisa non c’era. Il Binda sarà questa volta il passo finale che la lancerà verso la Sanremo che a detta di tanti è fatta per lei, ma anche per Lotte Kopecky, Wiebes e tutte le più forti del gruppo. La differenza rispetto al Binda dello scorso anno è il sesto giro del circuito finale che porta i chilometri a 152 e renderà la corsa meno veloce. In ogni caso, nelle ultime tre stagioni, Balsamo ha vinto, è arrivata seconda e poi ha vinto ancora.

«Sono molto contenta di prendere parte al Binda – dice – ormai sono abbastanza affezionata a questa gara, perché negli ultimi anni sono sempre arrivati dei buoni risultati, per me e per la squadra (fra le sue due vittorie, nel 2023 è arrivata quella di Van Anrooij, ndr). Quindi sicuramente sarà una gara importante per la mia stagione. Devo dire che quest’anno hanno aggiunto un giro in più, quindi i metri di dislivello sono aumentati e per me non è proprio una notizia del tutto positiva. Però l’obiettivo è quello di andare con la squadra e cercare di portare a casa il miglior risultato possibile».

La Omloop Het Nieuwsblad è stato il primo assaggio 2025 di muri del Nord: la stagione entra nel vivo
La Omloop Het Nieuwsblad è stato il primo assaggio 2025 di muri del Nord: la stagione entra nel vivo

Il Binda e la Sanremo

La Sanremo è un richiamo troppo ghiotto per distogliere l’attenzione. Non è passato inosservato il sopralluogo fatto con Ilaria Sanguineti (troveremmo singolare non vedere accanto a Balsamo nella Lidl-Trek l’atleta ligure che l’ha pilotata nelle volate più belle). Perciò, allo stesso modo in cui ha corso il mondiale in appoggio a Elisa Longo Borghini, non troveremmo troppo strana una Balsamo al servizio di qualche compagna.

«Sicuramente so che dovrò tenere duro in salita – dice tornando al Binda – perché ci saranno tante atlete forti che vorranno attaccare per non fare arrivare una volata ristretta. Però penso che per me Cittiglio sarà anche un buon banco di prova per la Sanremo, che si correrà la settimana dopo. Per questo penso che sia davvero un’ottima gara. La preparazione sta andando bene e direi che col Binda inizia un periodo con le gare più importanti della prima parte di stagione. Sono contenta di essere arrivata a questo punto e non vedo l’ora di partecipare».

Milan mostra i muscoli alla Tirreno, ma con in testa le Classiche

11.03.2025
5 min
Salva

Dopo lo spettacolo offerto dalla Strade Bianche e dal duello tra Tadej Pogacar e Thomas Pidcock è arrivato il momento di togliere il velo alla stagione delle Classiche. Se la gara tra gli sterrati delle Crete Senesi ha lasciato poco spazio agli sfidanti del campione del mondo in carica questo non accadrà di certo nei prossimi appuntamenti. I percorsi e il parterre ricco, cosa che è un po’ mancata alla Strade Bianche, metteranno davanti a Pogacar molti più rivali di spessore. Si partirà con la Milano-Sanremo, i cui ultimi preparativi arrivano proprio in questi giorni vista la concomitanza della Tirreno-Adriatico e della Parigi-Nizza.

I riflettori, per quanto riguarda la Corsa dei Due Mari, sono puntati su Jonathan Milan. E’ sulle sue qualità, e su quelle di Filippo Ganna, che si concentra la curiosità degli addetti ai lavori. I due giganti azzurri hanno già lanciato i primi segnali, ieri Ganna ha demolito la concorrenza nella cronometro di Camaiore. Mentre oggi nella volata di Follonica Milan ha messo tutti in fila (foto di apertura). Per il velocista friulano inizia un periodo fondamentale della stagione, con l’avvicinamento alla Milano-Sanremo e poi la stagione delle Classiche. Partendo proprio dalla Classicissima il dubbio riguarda la capacità da parte di Milan di tenere certi ritmi su salite brevi ma esplosive come Cipressa e Poggio

Jonathan Milan durante il riscaldamento della cronometro di Camaiore, inizia un periodo cruciale della stagione
Jonathan Milan durante il riscaldamento della cronometro di Camaiore, inizia un periodo cruciale della stagione

Un mese intenso

Per capire in che modo sta lavorando l’atleta della Lidl-Trek siamo andati a chiedere direttamente e Mattias Reck, suo coach. L’anno scorso Jonathan aveva detto che il suo obiettivo era arrivare sotto la Cipressa per aiutare la squadra

«Non alleno Milan in modo così specifico da concentrarmi sulla Milano-Sanremo – dice Reck – cerco piuttosto di costruire il suo motore e la sua resistenza in modo che sia il più preparato possibile ad affrontare le Grandi Classiche. Questo prevede ovviamente che arrivi pronto alla Sanremo, ma non è l’unico obiettivo. Il mio obiettivo è fargli avere una condizione stabile nel corso delle quattro settimane in cui sono distribuite quelle corse».

Jonathan Milan e Filippo Ganna saranno i due atleti di riferimento per il movimento italiano alla Sanremo
Jonathan Milan e Filippo Ganna saranno i due atleti di riferimento per il movimento italiano alla Sanremo

Le conferme

I primi passi di Milan in questo 2025 hanno mostrato quanto sia migliorato e cresciuto ulteriormente. Nelle volate di inizio anno ha fatto vedere di essere uno dei migliori velocisti al mondo, quello che serve ora è il giusto avvicinamento alla stagione delle Classiche.

«La Tirreno-Adriatico – continua Mattias Reck – svolge un ruolo fondamentale in questo senso, in quanto fornisce un grosso carico di lavoro al suo corpo per fare l’ultimo passo verso la primavera. Milan ha dimostrato già l’anno scorso alla Gent-Wevelgem di avere le carte in regola per diventare un forte concorrente nelle Classiche. Anche la recente Kuurne-Brussel-Kuurne (nella quale Milan ha conquistato il sesto posto finale, ndr) ha fatto vedere cose positive. La forma è buona, stabile e in crescita, quindi siamo fiduciosi per il prossimo periodo».

Quei 28 chilometri in più…

Tornando a parlare della Milano-Sanremo ricordiamo che nella stagione passata Jonathan Milan era arrivato fino ai piedi della Cipressa, fornendo un importante supporto alla squadra e al suo compagno Mads Pedersen. La prima delle due salite finali si trova a 28 chilometri dal traguardo, riuscire ad aggiungere questa distanza sembra facile ma diventa un lavoro difficile dove ogni dettaglio conta. Serve avere una resistenza importante, senza però perdere lo spunto veloce che permetterebbe a Milan di giocarsi la volata. 

«Per combinare allenamenti aerobici e anaerobici – spiega ancora coach Reck – non ci sono veri e propri segreti. Essendo Milan un corridore esplosivo mi concentro soprattutto sulla resistenza e sugli intervalli ad alta intensità, evitando di lavorare troppo nelle zone medie come Z3 e Z4. Con un velocista anaerobico forte bisogna stare attenti a non esagerare, perché può scavare molto in profondità e svuotarsi con una potenza molto elevata in un tempo molto breve. Quindi, anche se lo sprint è uno dei suoi punti di forza, non deve concentrarsi troppo. Direi che l’80-85 per cento, a volte anche il 90, del suo allenamento è costituito da resistenza aerobica di base, mentre il resto è un mix delle altre zone».

Milan dovrà provare a resistere al ritmo di Pogacar su Cipressa e Poggio

L’equilibrio

Le prestazioni del velocista della Lid-Trek sono legate alla costante ricerca di equilibrio tra resistenza e forza. Un lavoro non semplice, aiutato però dalle grandi doti naturali di Milan. 

«Non è un problema allenare forza e resistenza insieme – conclude – sono due cose completamente opposte e non interferiscono più di tanto. Gli sprint brevi e la resistenza si adattano bene. Jonathan (Milan, ndr) ha una combinazione unica di Vo2Max molto elevata, quindi un grande motore aerobico, ma anche una potenza anaerobica e di sprint importante. Quello che stiamo facendo ora è lavorare sulla sua resistenza ed efficienza per essere in grado di usare il suo motore e i suoi picchi ancora di più nelle lunghe gare di un giorno. Con il suo peso, che è intorno ai 90 chilogrammi, non possiamo guardare troppo a Pogacar, Van Aert o Van der Poel e quello che sono in grado di fare loro sul Poggio. Quello su cui possiamo lavorare noi è raggiungere la miglior forma possibile».

Ciccone e la partenza sprint: un cambio di passo evidente

03.03.2025
4 min
Salva

Il podio al Giro di Lombardia ha segnato una svolta nella carriera di Giulio Ciccone oppure è stato la logica conseguenza di un periodo senza intoppi? Il 2024 non è stato un anno particolarmente fortunato per l’abruzzese, che ha dovuto fermarsi proprio all’inizio della stagione per un doppio intervento al soprasella. Era sul punto di partire per il Teide, invece di colpo non è più potuto salire sulla bicicletta. C’è voluto un mese di stop che ha vanificato il lavoro invernale e ha fatto sì che il corridore della Lidl-Trek tornasse in gruppo al Giro di Romandia. Da lì in avanti, la stagione è stata una rincorsa della condizione, con un buon Delfinato, un paio di ottimi piazzamenti al Tour e poi purtroppo il ritiro dalla Vuelta per una caduta e il conseguente dolore al ginocchio.

«Il podio al Lombardia – spiega Ciccone – è stato semplicemente un ottimo risultato in una stagione di transizione. Per come si erano messe le cose, l’anno scorso era una stagione in cui tutto quello che fosse arrivato sarebbe stato un di più, data la doppia operazione a gennaio e la ripresa della preparazione a marzo. Questa volta invece ho vissuto un buon inverno, lavorando in maniera molto serena».

Il Giro di Lombardia è stato un grande risultato per Ciccone, terzo dietro Pogacar ed Evenepoel
Il Giro di Lombardia è stato un grande risultato per Ciccone, terzo dietro Pogacar ed Evenepoel

Pronto al debutto

L’inizio di stagione lo ha visto ripartire da una base piuttosto alta, se è vero che al UAE Tour del debutto, è stato il migliore alle spalle di Pogacar. Lo ha seguito a distanza nell’arrivo in salita di Jebel Jais e gli ha tenuto testa sino all’ultimo a Jebel Hafeet, cedendo alla fine per soli 33 secondi. Lo sloveno è un mago delle partenze sprint e sulla sua strada si stanno muovendo anche i rivali.

«La capacità di arrivare pronti alle prime gare – spiega Ciccone – è dovuta ormai alle preparazioni che vengono fatte in maniera sempre più precisa e dettagliata. Una volta si iniziava ad allenarsi più tardi e in maniera più tranquilla, ora non esiste praticamente più la fase intermedia. Quando si riprende, dopo una settimana si è già sotto con tabelle di lavori specifici e intensità. Per questo si arriva alle prime gare con un livello già alto e di conseguenza non ci sono più corse di preparazione».

Dopo l’arrivo di Jebel Hafeet (foto di apertura) lo stupore di Ciccone commentando con Milan la forza di Pogacar
Dopo l’arrivo di Jebel Hafeet (foto di apertura) lo stupore di Ciccone commentando con Milan la forza di Pogacar

Battuti, ma non arresi

Si può ritenere una vittoria il fatto di arrivare secondi dietro un fenomeno come il campione del mondo sloveno? La sua presenza alle corse rende tutto molto relativo, eppure la molla che spinge i rivali non è certo quella di arrendersi per ultimi. In qualche angolo della loro mente ci deve essere per forza la spinta di vincere e dare il proprio massimo: altrimenti come fai ad allenarti al livello più alto?

«A dire la verità – dice Ciccone con grande realismo e un po’ di rassegnazione – Pogacar è l’unico corridore con cui non ci si può misurare. E’ di una superiorità devastante, quindi fare confronti con lui non serve a nulla. Non c’è partita, per quanto bene puoi stare, sai già che lui ti stacca dove e quando vuole. Cosa si prova quando se ne va e tu senti di non avere più fiato? E’ un insieme di fattori, ma soprattutto di gambe: con la testa non puoi mollare. So che è brutto, ma questa è la cruda verità. Detto ciò, non significa rassegnarsi o non lottare. La voglia di vincere quella non manca mai, è un istinto che hai dentro. E’ una questione personale».

Giulio Ciccone correrà il Giro, dove ha vinto 3 tappe: l’ultima a Cogne nel 2022 (nella foto)
Giulio Ciccone correrà il Giro, dove ha vinto 3 tappe: l’ultima a Cogne nel 2022 (nella foto)

Il Ciccone del Giro

Chi lo segue nella preparazione avverte di tenersi liberi per il Giro d’Italia, perché il Ciccone del 2025 ci arriverà in grandissimo spolvero. Ma già da un paio di stagioni, Giulio ha imparato a tenersi in tasca le esternazioni ad effetto e preferisce non sbilanciarsi troppo. Quando si lavora per essere leader di una squadra che negli anni è diventata così grande, è bene che a parlare siano prima le prestazioni.

«Sono tanti gli appuntamenti in cui mi aspetto di fare bene prima del Giro – dice – la Tirreno-Adriatico, la Sanremo, Tour of the Alps, Liegi… Ci sono tante gare importanti e belle. Con l’arrivo di Lidl, la squadra ha sicuramente cambiato passo. L’organico è diventato più importante, il livello si è alzato tantissimo e ovviamente gli investimenti stanno portando risultati sotto i punti di vista di sviluppo e performance. Le decisioni vengono sempre affidate ai manager, ma quando non ci sono problemi e la condizione è buona, mi viene affidato il ruolo di leader. E il leader non si muove a caso, non può fare cavolate o attaccare d’istinto senza senso. In certi casi devi cambiare modo di correre per ottimizzare il risultato».

«Tao? In netta ripresa e punta al Tour», parola di Larrazabal

02.03.2025
5 min
Salva

Diciamo la verità, di notizie attorno a Tao Geoghegan Hart non ce ne sono state sin qui. Dell’inglese non si sapeva molto, né del suo calendario e né del suo stato di forma. Ma a venirci in soccorso è stato Josu Larrazabal. Il tecnico spagnolo, a capo della performance della Lidl-Trek, con la sua consueta gentilezza ci ha chiarito un bel po’ di cose circa l’ex maglia rosa.

Quel che possiamo dire è che in Portogallo hanno iniziato la stagione non solo Vingegaard e Roglic, di cui vi abbiamo raccontato, ma anche Tao Geoghegan Hart. E anche lui come i suoi illustri colleghi tutto sommato se l’è cavata bene. Alla fine ha chiuso nono nella generale a 54″ dallo stesso Vingegaard e appena un secondo dietro a Roglic.

L’inglese è alla seconda stagione alla Lidl-Trek, squadra che crede moltissimo in lui. A partire da coach Larrazabal
L’inglese è alla seconda stagione alla Lidl-Trek, squadra che crede moltissimo in lui. A partire da coach Larrazabal
Josu, Tao ha iniziato la stagione in Algarve. Come lo hai visto?

E’ andata molto bene, ci aspettavamo un attimo in più nella crono per come lo vedevamo, come si sentiva e come andava in allenamento. Il primo arrivo in salita a Foia ha confermato le nostre aspettative, ma sulla salita finale ha pagato un po’ l’entusiasmo di voler fare bene. Ha interpretato lo sforzo con troppa intensità e alla fine ha ceduto qualcosa, ma un piazzamento in top 10 è un bel punto di partenza considerando da dove veniamo.

“Da dove veniamo”: quanto è stato importante per lui aver portato a termine la Vuelta lo scorso anno?

Ha integrato e capito quanto fosse difficile il processo di recupero in cui si trovava. L’anno scorso, all’Algarve, aveva chiuso quindicesimo e pensava di essere già più avanti. Poi alla Tirreno ha capito che c’era ancora tanto lavoro da fare. Abbiamo dovuto rifare il programma, saltare il Catalunya, e sfruttare i Paesi Baschi per preparare il Romandia, dove ha fatto una top 10 e si era un po’ ripreso.

E poi di nuovo la caduta al Delfinato…

Esatto, con la frattura delle costole, il Tour saltato, un’altra caduta a Burgos, e infine la Vuelta iniziata con problemi fisici. Ma finirla è stato essenziale per lui e per questa stagione. Anche se non l’ha finita da protagonista. E per un corridore del suo livello, affrontare un grande Giro senza incidere è difficile da accettare, ma ha capito l’importanza del processo che la Vuelta significava. L’anno scorso il suo inverno era stato di riabilitazione, quest’anno è stato un inverno da ciclista e la differenza è enorme.

Algarve: nella tappa in salita Tao è arrivato a 3″ da Vingegaard e appena davanti a Roglic (foto @gettysport)
Algarve: nella tappa in salita Tao è arrivato a 3″ da Vingegaard e appena davanti a Roglic (foto @gettysport)
Il tuo ruolo non è solo legato ai numeri e alle tabelle. Quanto conta l’aspetto mentale con Tao?

Assolutamente tanto. L’anno scorso ci sono state delle discussioni con lui. Noi cercavamo di fargli capire che ci voleva tempo, ma lui voleva subito il risultato. Noi ovviamente vogliamo che ottenga risultati, ma sappiamo anche che i processi di recupero richiedono tempo. Tao non era sempre d’accordo con questo messaggio, ma il tempo ci ha dato ragione… purtroppo. Sarebbe stato bello se avesse potuto subito ottenere grandi risultati, ma infortuni come il suo richiedono pazienza. Adesso siamo in una situazione completamente diversa, sia fisicamente che mentalmente. E quando un corridore come lui sta bene, i risultati arrivano, anche se non sempre (e non subito) sono vittorie.

Se dovessi dare una percentuale, quanto sta meglio rispetto all’anno scorso?

Possiamo dire che ha già pareggiato i migliori valori dello scorso anno, appena partito: numeri che lo scorso anno aveva toccato al Romandia e prima della caduta al Delfinato. Questo è un riferimento che dà fiducia. Non ho il dato esatto per dire se è un 5 o un 10 per cento meglio, rispetto a 12 mesi fa, ma appunto aver già toccato quei picchi a febbraio è stato molto, molto importante.

Qual è il suo programma per i prossimi mesi? Lo vedremo al Giro d’Italia o al Tour?

L’obiettivo di Tao è il Tour de France, con un programma simile a quello dell’anno scorso. Ieri ha corso l’Ardeche Classic (si è ritirato per un problema meccanico mentre esplodeva la corsa e ha finito di vedere la gara dal bus, ndr), una novità rispetto al 2023 quando preparava la Tirreno. Quest’anno non farà la Corsa dei Due Mari, ma il Catalunya e successivamente il Romandia. Abbiamo parlato con lui di lasciare aperta una porta per il Tour of the Alps, una corsa che gli piace e che ha già vinto, ma per ora resta solo un’opzione. Dopo il Romandia farà una pausa, andrà in quota e poi seguirà il classico percorso con il Delfinato, ancora un periodo in altura e infine il Tour.

Pochi giorni prima dell’Algarve Geoghegan Hart aveva preso parte alla Figueira Champions Classic, corsa di un giorno sempre in Portogallo
Pochi giorni prima dell’Algarve Geoghegan Hart aveva preso parte alla Figueira Champions Classic, corsa di un giorno sempre in Portogallo
Non avete mai pensato di mandarlo al Giro? Il percorso sembrava adatto alle sue caratteristiche

Tao ama il Giro d’Italia e lo guarda sempre con la coda dell’occhio. Ovviamente con lui è un discorso che si può sempre aprire, ma la Lidl-Trek gli ha dato la possibilità di fare lo step che non aveva potuto fare alla Ineos Grenadiers, ovvero preparare il Tour da leader. Questo è il piano originale e per il momento è quello su cui siamo concentrati. Lui ha un legame forte con il Giro, ma direi con l’Italia in generale. Ha vinto tante da voi e ha un ottimo feeling con il pubblico italiano, ma al momento il focus è sul Tour.

Josu, visto che prima abbiamo parlato di aspetti mentali: come lo vedi dal punto di vista della determinazione? Ha voglia di tornare più forte di prima ora che sta bene?

L’ho visto sempre cattivo. Lo era anche l’anno scorso quando le cose non andavano bene. E appunto da qui nascevano le discussioni… Adesso però lo è ancora di più, perché non gli è piaciuto avere un anno difficile e senza vittorie. Non gli piace non essere stato protagonista. Anche il piccolo errore commesso nella crono dell’Algarve è forse una conseguenza di questa voglia di fare, di dimostrare. Noi siamo qui per supportarlo e fargli capire che tutto arriva, basta aspettare il momento giusto.

Consonni: «Quando sprinta Jonny, la bici si contorce»

26.02.2025
6 min
Salva

«Alla Valenciana dopo che mi sono spostato ed è scattato Jonathan, prima che passasse il secondo ho dovuto contare fino a cinque. Sapevo che avrebbe vinto». Appena uscito da una sessione dall’osteopata, in seguito ad caduta a suo dire fantozziana in un rifornimento dell’UAE Tour, Simone Consonni ci porta con sé dentro lo sprint. E’ Simone l’apripista, oggi leadout, di Jonathan Milan.

E proprio con il recente UAE Tour possiamo ufficialmente dire che si è aperta anche la stagione delle grandi volate. Nella prova emiratina infatti c’erano tutti i migliori sprinter del pianeta. E tra questi ha brillato proprio Jonathan Milan. Per il velocista della Lidl-Trek due vittorie, altrettanti podi e la maglia a punti, merito anche della sua spalla fedele e sempre più valida: Simone Consonni appunto.

Consonni e Milan: i due oltre che essere compagni sono anche amici. Per Simone avere un buon feeling di squadra è fondamentale per gli sprint
Consonni e Milan: i due oltre che essere compagni sono anche amici. Per Simone avere un buon feeling di squadra è fondamentale per gli sprint
Al netto di questa caduta, come stai Simone? Che ti è sembrato di queste prime corse dell’anno?

Stiamo abbastanza bene. L’abbiamo dimostrato già alla prima tappa della Valenciana con la crono a squadre: prestazione incredibile della squadra, dove abbiamo rifilato un bel gap alla seconda. Abbiamo fatto la ricognizione a gennaio, ci puntavamo e l’abbiamo vinta con 46″ di vantaggio. Questo ci ha dato grande morale per la settimana, culminata con la vittoria di Jonathan nell’ultima tappa.

Ma la prova del nove c’è stata al UAE Tour, dove la concorrenza era spietata…

Esatto. Abbiamo fatto tante cose belle, anche se c’è stato qualche dettaglio da rivedere, specie nelle ultime due volate. Non tutte le ciambelle escono col buco. Nelle ultime due volate la ciambella non ci è proprio riuscita. Noi comunque ci poniamo l’asticella sempre alta, anche quando la competizione è di livello mondiale.

Tu hai un ruolo cruciale nei successi di Milan. E quali sono gli aspetti da migliorare per rendere perfetto il treno?

Io sono l’ultimo uomo, ma il mio lavoro dipende molto da chi mi precede. In tutta la struttura che stiamo costruendo, la cosa fondamentale è il lavoro dei compagni che mi portano nella posizione giusta. Per esempio, il lavoro che fa Edward Theuns è cruciale: ci prepara l’entrata nell’ultimo chilometro e mi lascia in una posizione ideale.

Chiaro: è una catena, in cui il tuo lavoro non dipende solo da te…

E’ così. Se guardiamo la volata della Valenciana, mi hanno portato a 500 metri in testa, io non dovevo pensare a nulla: solo sprintare vicino alle transenne, lasciare spazio a Jonathan e poi lasciar fare lui. Ed è andata bene. Però qual è il problema: è che più ci avviciniamo al traguardo, più ogni errore è difficile da correggere. Ma se arrivi ben preparato a quel momento, anche un piccolo errore si può recuperare. Per arrivarci bene, tutto deve funzionare come si deve prima.

Un occhio avanti e uno indietro: Consonni deve spingere forte ma anche scortare Milan. Spesso comunicano con urlo o con uno sguardo d’intesa
Un occhio avanti e uno indietro: Consonni deve spingere forte ma anche scortare Milan. Spesso comunicano con urlo o con uno sguardo d’intesa
Simone stiamo entrando sempre di più nel discorso dello sprint: raccontaci il momento in cui lanci la volata. E magari capisci se Milan la vincerà, il suo modo di pedalare, la cadenza…

Jonathan ha uno stile inconfondibile. Non è armonioso, ma vedendolo da vicino capisci quanto spacchi la bici a ogni pedalata. Ogni colpo di pedale sembra far male alla bici, ma è proprio questo che lo rende così efficace. Lui è così. A 24 anni ormai è un corridore fatto. Sì, potrà limare qualcosina, ma è quello ormai. Qualcuno dice che dovrebbe cambiare stile, secondo me invece deve rimanere così: quello è il suo modo di essere veloce.

Quando ti sposti cosa succede: cosa vedi? Cosa pensi?

Alla Valenciana, quando mi ha passato ho contato fino a cinque prima di vedere sfilarmi il secondo. Lì ho capito che avevamo vinto. Al UAE Tour invece, con gente come Merlier e Philipsen, fino alla linea del traguardo non potevi mai essere sicuro. Io vedo le volate da una posizione privilegiata. Quando mi sposto, vedo la bici di Jonathan che si contorce. Che le fa male. Ed è bello, fa impressione. Capisci perché lo chiamano il Toro di Buja!

Dal modo in cui sprinta, magari un certo rapporto, certe cadenze, riesci a capire prima se vincerà o meno?

Dipende dalle situazioni. Lui sprinta con cadenze alte, questo gli viene molto dalla pista. Il movimento della testa è sempre quello, non ci sono volte in cui lo fa di più e altre in cui lo fa meno.

Gli sprint sono sempre molto concitati, riuscite a parlare mentre si arriva alla volata? C’è comunicazione tra voi?

Ci parliamo, ci urliamo. Nell’approccio all’arrivo ci diciamo se ci siamo, se bisogna aspettare. Però lui e io siamo diversi. Io sono più razionale, ragiono di più. Lui è più istintivo. A volte ha ragione lui, a volte io. Per esempio, nella seconda vittoria al UAE Tour (vinta per 7-8 centimetri, ndr), lui voleva partire prima, io ho aspettato un po’ di più. Alla fine è andata bene e ho avuto ragione io. Jonny era lungo. Invece nell’ultima volata, quando Merlier ha anticipato, lui voleva che uscissi prima, io ho aspettato e abbiamo perso l’attimo. In quel caso ha avuto ragione lui.

Consonni deve fare uno sprint vero e proprio. Poi si sposta, entra in gioco Milan e a quel punto Simone di gode la scena da dentro (screenshot a video)
Consonni deve fare uno sprint vero e proprio. Poi si sposta, entra in gioco Milan e a quel punto Simone di gode la scena da dentro (screenshot a video)
Come hai detto tu: è un gioco di squadra…

Penso che il nostro lavoro nello sprint sia come una piramide: ognuno che lavora da più lontano. Io sono il penultimo pezzetto della piramide, Jonathan l’ultimo e quando riesce a finalizzare è importante per tutti. Milan è esigente, vuole sempre vincere. Aveva vinto due tappe al UAE Tour, ma voleva anche la terza e la quarta. Questo atteggiamento si trasmette a tutta la squadra e ci spinge a dare sempre di più.

Tu sai sempre quando lui è dietro di te?

Più o meno sì, ma torno al discorso di prima. Molto conta anche come è stata preparata la volata e anche da chi c’è. Con il livello del UAE Tour non è facile neanche se sei messo bene. Io alla fine quando parto devo tenere i 63 all’ora o più, per dire, e fare uno sprint vero e proprio. Ma dietro c’è gente che quella tua botta la tiene bene, che è ancora al 60-70 per cento della propria potenza massima. Perché è così: gente come Milan, Philipsen, Merlier hanno questi margini, quei wattaggi per fare certe volate e alzare ancora la velocità. E quindi anche se lo lanci bene e ti sposti al momento giusto non è detto che si vinca.

Qual è il tuo prossimo impegno, Simone?

Farò la Tirreno-Adriatico. Non farò le classiche di apertura in Belgio: come l’anno scorso del resto. Quando hai in squadra frecce come Pedersen, Stuyven, Simmons e Vacek, è normale. E neanche la Sanremo. Lì il team magari porta Jacopo Mosca, che tira 200 chilometri. Io non sarei utile nel finale. Mi piange il cuore non fare la Sanremo, da italiano mi piacerebbe aiutare Milan, ma bisogna essere onesti con se stessi. Me la guarderò da casa… e spero di poter stappare una bella bottiglia di champagne per la vittoria di Jonathan o di qualche mio altro compagno.