Pogacar Giro 2024 Vegni

Giro, accordi fra team e organizzatori? Parola a Martinelli

16.01.2026
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Jonas Vingegaard ha annunciato da pochi giorni la sua partecipazione al prossimo Giro d’Italia. Ma già prima dell’ufficializzazione erano corse voci sull’intesa tra il danese e RCS. Ma come funzionano questi passaggi? Che tipo di dialogo c’è tra campioni (e squadre) e gli organizzatori delle corse? L’abbiamo chiesto ad uno che di campioni e di Grandi Gri se ne intende, Giuseppe Martinelli

Giuseppe Martinelli ha smesso con ciclismo professionistico l’anno scorso, ma rimane uno dei punti riferimento nel settore
Giuseppe Martinelli ha smesso con ciclismo professionistico l’anno scorso, ma rimane uno dei punti riferimento nel settore
Giuseppe, come prima cosa: cosa ne pensi della partecipazione di Vingegaard al Giro? Te l’aspettavi? 

Credo sia una grande occasione per lui, può raggiungere già questa primavera la famosa Tripla Corona, un grandissimo traguardo per un corridore. Mi auguro che la Visma si presenti con una squadra forte per vincere il Giro, perché devi avere molti corridori di qualità, non basta il capitano. Devi tenere la corsa per giorni e giorni, anche perché credo ci sarà una bella concorrenza. A parte la scorsa Vuelta, negli ultimi tre anni Vingegaard è stato abituato a correre su Pogacar, non hanno quasi mai preso la gara in mano. Al Giro invece sarà il faro della corsa e non devono pensare sarà così facile. 

Arriviamo al centro della questione. Come funzionano questi accordi tra corridori ed organizzatori?

Io ho avuto parecchi campioni, Pantani, Contador, Nibali e l’accordo che si fa, nella mia esperienza, non è sul rimborso economico. La prima cosa da capire assieme, se vuoi avere un corridore del livello di Vingegaard, è il percorso. Magari con una sola cronometro e in generale un tracciato non troppo difficile, dal momento che poi ci sarà anche il Tour.

Vingegaard e Visma Vuelta 2025
Dopo la vittoria alla scorsa Vuelta, al prossimo Giro Jonas Vingegaard ha l’occasione di fare sua la Tripla Corona
Vingegaard e Visma Vuelta 2025
Dopo la vittoria alla scorsa Vuelta, al prossimo Giro Jonas Vingegaard ha l’occasione di fare sua la Tripla Corona
Questo significa che il dialogo tra le due parti inizia ben prima dell’inverno… 

Le squadre più importanti hanno una visuale già da prima dei ritiri. Il fatto che Vingegaard abbia dato l’annuncio il 13 gennaio è una data diciamo formale. Tra la Visma e il Giro, secondo me, i contatti sono iniziati ben prima. Anche perché partire con il numero 1, dopo la loro vittoria l’anno scorso, è di per sé qualcosa di importante.

Quindi questi accordi non sono anche di natura economica?

Io non sono mai stato manager, ma in tanti anni e con tanti campioni non mi è mai successo. Per me è difficile che paghino davvero un corridore o una squadra. C’è il rimborso spese, che però è uguale per tutti.

Evenepoel crono Giro 2023
Evenepoel lasciò il Giro del 2023 dopo aver vinto la 9ª tappa a crono e aver ripreso la maglia rosa. Una “fuga” che creò più di un attrito
Evenepoel crono Giro 2023
Evenepoel lasciò il Giro del 2023 dopo aver vinto la 9ª tappa a crono e aver ripreso la maglia rosa. Una “fuga” che creò più di un attrito
Però Lefevere l’anno scorso ha parlato chiaramente di un “premio presenza” per la partecipazione di Evenepoel al Giro del 2023….

Ho sentito anch’io quella faccenda. Non dico che non gli credo, dico che a me non è mai successa una cosa del genere. Non so se siano i tempi ad essere cambiati o cosa. Io non riesco neanche a concepire il fatto che un’organizzazione paghi un corridore per partecipare e non lo troverei nemmeno corretto

Perché non corretto? 

Perché la partecipazione di un grande campione dà lustro all’evento, è vero, ma è vero anche il contrario. Serve eccome alla carriera di corridore, come per esempio gioverà a Vingegaard, nel caso dovesse vincere il Giro, per arrivare alla cosiddetta Tripla Corona. Per me alla Visma non guardano a queste cose, ad accordi per 50 o 100 mila euro che siano, pensano all’aspetto sportivo.

Martinelli con Nibali (e Slongo) sul podio finale del Giro d’Italia 2016
Martinelli con Nibali (e Slongo) sul podio finale del Giro d’Italia 2016
Quindi non ti è mai successa una cosa simile?

No, mai. Quando con Vincenzo (Nibali, ndr) abbiamo deciso di non andare al Giro ma al Tour, l’abbiamo fatto senza pensare al ritorno economico, ma ragionando su cosa fosse meglio per lui e per la squadra. Detto questo mi ricordo anche che quando Armstrong venne al Giro si sentiva dire che l’avessero pagato. Anche qui non mi sento di escluderlo in generale, posso solo dire che a me non è mai successo.

Quindi gli accordi tra campioni e organizzazione riguardano soltanto il percorso o ci sono altri aspetti?

E’ certamente l’aspetto più importante. Come è stato con Pogacar nel 2024, quando il percorso non era troppo duro, soprattutto nella terza settimana. In questo modo ha potuto spendere il giusto e risparmiare delle energie per il Tour. Per questo dico che conviene quasi più a Vingegaard venire al Giro che viceversa, perché dopo due secondi posti al Tour una vittoria di quel tipo sarebbe molto importante.

Pogacar Vingegaard Europei 2025
L’ultimo volta che Vingegaard ha incontrato Pogacar nella scorsa stagione è stata al Campionato europeo, il 5 ottobre. Quest’anno si ritroveranno al Tour
Pogacar Vingegaard Europei 2025
L’ultimo volta che Vingegaard ha incontrato Pogacar nella scorsa stagione è stata al Campionato europeo, il 5 ottobre. Quest’anno si ritroveranno al Tour
Anche ai vostri tempi c’era questo dialogo sul tracciato? E quando iniziava?

Se ne parlava già in autunno alla fine della stagione, ci dicevano a grandi linee com’era il percorso, ma niente di più. Anche ai tempi di Pantani, quando il direttore era Castellano, magari gli si chiedeva di non mettere tre cronometro. Ma sono cose che sono sempre successe, perché i campioni, quando ci sono, vanno anche un po’ messi a loro agio.

Dunque un’idea del programma c’è già anche prima dei ritiri invernali, giusto?

Secondo me ora ci pensano prima, anche da un anno all’altro. Forse Vingegaard ha deciso di fare il Giro già la stagione scorsa dopo il Tour. Significa che le squadre non guardano solo il percorso, ma tutto l’insieme, comprese le volontà del corridore. Com’è giusto che sia, specie nel caso di campioni di questo calibro.

Un calendario da leader per Scaroni e si comincia subito…

Un calendario da leader per Scaroni e si comincia subito…

15.01.2026
5 min
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Quella vissuta da Cristian Scaroni nella stagione scorsa è stata una cavalcata trionfale, con 5 vittorie e ben 19 Top 10 fino a issarsi alla posizione numero 18 del ranking, secondo fra gli italiani. Un’annata bellissima che ha contribuito alla salvezza dell’XDS Astana, ma ora forse viene la parte più difficile perché bisogna confermarsi e il corridore bresciano, che ha un contratto fino al 2028, sa che l’attenzione nei suoi confronti sarà ben diversa.

L'XDS Astana si presenta nel 2026 con animo più sereno, ma anche con ambizioni importanti
L’XDS Astana si presenta nel 2026 con animo più sereno, ma anche con ambizioni importanti: qui Conci e Romele
L'XDS Astana si presenta nel 2026 con animo più sereno, ma anche con ambizioni importanti
L’XDS Astana si presenta nel 2026 con animo più sereno, ma anche con ambizioni importanti: qui Conci e Romele

Scaroni è pronto a iniziare, lo farà tra una settimana dopo il ritiro effettuato in Spagna e si sente dalle sue parole come ci sia anche una certa curiosità per capire a che punto è perché le prestazioni dello scorso anno lo hanno anche ingolosito: «Vengo da un inverno tranquillo, abbiamo fatto le stesse cose di sempre. Al ritiro di dicembre si fa tanto fondo, qualche richiamo di lavoro, ho conosciuto i nuovi corridori, niente di diverso. Ora però ho già un buon numero di chilometri nelle gambe e si avvicina il momento di cominciare a mettersi alla prova…».

Di diverso c’è il programma, però, perché è un calendario importante e già molto ricco, con Tirreno-Adriatico, le classiche delle Ardenne, il Giro d’Italia. La squadra ormai ti vede come un leader…

Sicuramente è importante che sia da parte mia che della squadra ci sia una fiducia reciproca e l’intento è quello di raccogliere più vittorie, più risultati possibili da qua in avanti. In questo le prospettive non sono cambiate molto rispetto allo scorso anno. Il mio calendario è variato tanto rispetto al 2025. Ho fatto corse di rilievo come il Giro d’Italia, Amstel, Freccia, Liegi, ma anche tante corse, magari di secondo piano, dove il livello era inferiore per andare a caccia di punti. Quest’anno l’esigenza non è così rilevante e si cercherà di puntare su un calendario un po’ più duro e di qualità alta.

Scaroni tornerà al Giro d'Italia con un team improntato agli attacchi da lunga distanza
Scaroni tornerà al Giro d’Italia con un team improntato agli attacchi da lunga distanza
SScaroni tornerà al Giro d'Italia con un team improntato agli attacchi da lunga distanza
Scaroni tornerà al Giro d’Italia con un team improntato agli attacchi da lunga distanza
Vederti emergere sarà più difficile?

Vedremo. Non ho rinunciato alle corse un po’ più abbordabili, chi mi conosce sa che il mio primo obiettivo è quello di vincere. Nelle corse di livello più alto, dove ci sono i grandi come Tadej e Remco (Pogacar e Evenepoel, ndr) è quasi impossibile. Di conseguenza qualche corsa più alla portata comunque ci sarà sempre per provare a vincere.

Tu però hai dimostrato che anche nei grandi appuntamenti ci puoi essere e puoi essere competitivo, come all’europeo dello scorso anno…

Sì, ormai a 28 anni ho iniziato a conoscere il mio fisico. So quando è il momento di mettersi a lavorare duramente e quando posso arrivare in condizione. Sicuramente l’europeo è stato l’appuntamento che mi ha dato una diversa consapevolezza di me, del mio valore, delle mie possibilità. Sapevo che ci sarei arrivato bene e l’ho preparato nei migliori dei modi, quest’anno cercheremo di fare la stessa cosa con tutte le corse più importanti che arriveranno.

Il 4° posto dell'europeo 2025 ha lasciato al lombardo una nuova dimensione. Ora è 18° nel ranking mondiale
Il 4° posto dell’europeo 2025 ha dato al lombardo una nuova dimensione. Ora è 18° nel ranking mondiale
Il 4° posto dell'europeo 2025 ha lasciato al lombardo una nuova dimensione. Ora è 18° nel ranking mondiale
Il 4° posto dell’europeo 2025 ha dato a Scaroni una nuova dimensione. Ora è 18° nel ranking mondiale
Quale può essere la classica dove le tue caratteristiche si sposano meglio?

La Freccia Vallone, quell’arrivo lì, così particolare è adatto alle mie caratteristiche. Già la Classic Var aveva un arrivo molto simile e lì ho primeggiato contro corridori come Lenny Martinez, Buitrago, Lapeira che su certi traguardi sono veramente esplosivi. Quindi la Freccia Vallone sarà sicuramente una delle corse più importanti della prima parte di stagione e per la seconda parte di stagione direi San Sebastian. Ma ci sono talmente tante corse nel mio programma che mi piacerebbe far bene in tutte.

Avrai anche quest’anno il Giro d’Italia…

Sì, alla fine abbiamo optato per la corsa rosa perché abbiamo visto che sulla carta ci sono più tappe dove può arrivare la fuga. Arriveremo al Giro con una squadra competitiva e improntata sull’attacco con Bettiol, Ulissi e tanti altri. Abbiamo scelto il Giro perché sembrerebbe favorire più fughe da lontano dove potersi infilare e quindi più possibilità di vincere.

Il bresciano Scaroni pounta forte sulla Freccia Vallone. Alla Classic Var '25 ha fatto le prove generali?
Il bresciano Scaroni punta forte sulla Freccia Vallone. Alla Classic Var 2025 ha fatto le prove generali?
Il bresciano Scaroni pounta forte sulla Freccia Vallone. Alla Classic Var '25 ha fatto le prove generali?
Il bresciano Scaroni punta forte sulla Freccia Vallone. Alla Classic Var 2025 ha fatto le prove generali?
Nelle corse a tappe la vostra squadra resta sempre orientata verso la ricerca dei traguardi parziali o cominciate anche a guardare alle classifiche?

Io credo che la squadra voglia portare avanti un progetto che ha iniziato l’anno scorso, quindi saremo sempre improntati su attacchi da lontano. Sicuramente avremo qualche corridore che potrà anche provare a far classifica, noi cercheremo di metterlo nelle condizioni di provarci a fare qualche bel piazzamento finale. La verità è che l’impostazione della squadra non cambierà, sempre tesa all’attacco e alla caccia di tappe.

Dove farai il tuo esordio e in che condizioni conti di presentarti?

In Spagna il 23 gennaio alla Clasica Camp de Morvedre e sicuramente conto di arrivarci bene. Ormai ho capito che, quando si va alle corse, o ci si va pronti per vincere o non ci si presenta. Comunque questa è un po’ la mia idea, quindi già il 23 sarà una corsa molto dura e adatta alle mie caratteristiche e proveremo a fare subito il risultato.

Alec Segaert approda alla Bahrain-Victorious e ritrova suo fratello Loic, uno dei diesse e coach della squadra (foto Charly Lopez)

Segaert ritrova il fratello alla Bahrain e punta su classiche e Giro

14.01.2026
5 min
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E’ diventato grande in fretta Alec Segaert, senza andare di fretta. Il fiammingo di Roeselare – che compirà 23 anni fra due giorni – è approdato alla Bahrain-Victorious proseguendo nel suo processo di crescita graduale.

In ogni stagione ha saputo aggiungere una tessera al suo mosaico di esperienza e capacità, creando una base solida per diventare un corridore affidabile fino a guadagnarsi una sfida stimolante fuori dal suo Paese. Dopo quattro anni nella Lotto, nella nuova squadra Alec si (ri)unirà col fratello Loic, diventato nel 2024 uno dei coach e diesse della Bahrain (i due sono insieme nella foto di apertura) arrivando anch’egli dalla formazione belga.

Abbiamo conosciuto quel ragazzetto a maggio 2021 quando vinse in solitaria la gara juniores a Stradella sul percorso del Giro dello stesso anno. E quest’anno ce lo ritroveremo da pro’ dopo averlo visto in maglia rosa al Giro NextGen. Ne abbiamo approfittato quindi, dopo i ritiri in Spagna, per sapere come Segaert ha impostato il suo avvicinamento alla stagione.

Alec Segaert è nato il 16 gennaio 2003 a Roeselare. Con la Bahrain ha firmato un contratto fino a fine 2028
Alec Segaert è nato il 16 gennaio 2003 a Roeselare. Con la Bahrain ha firmato un contratto fino a fine 2028
Alec Segaert è nato il 16 gennaio 2003 a Roeselare. Con la Bahrain ha firmato un contratto fino a fine 2028
Alec Segaert è nato il 16 gennaio 2003 a Roeselare. Con la Bahrain ha firmato un contratto fino a fine 2028
In Bahrain ritroverai tuo fratello Loic, che è stato il tuo primo allenatore, e immaginiamo che tu sia felice di lavorare di nuovo con lui. Come pensi che sarà il vostro rapporto ora in una squadra WT rispetto al passato?

Di sicuro è molto bello essere ancora insieme a Loic nella mia nuova squadra. Anche prima siamo sempre stati in contatto, ma adesso sarà ancora meglio poter parlare di tutto con lui. Il nostro legame è molto solido, non cambierà nemmeno ora dove c’è un rapporto lavorativo più profondo. Anzi, credo che possiamo crescere insieme e crearci una carriera, io come corridore e lui come allenatore. In ogni caso vedremo come andrà.

Nel 2025 hai corso molto e ti è mancato solo il podio. Com’è stata la stagione nel complesso?

La scorsa annata non è stata male in generale. Ho sentito di aver fatto un grande salto in avanti. In effetti non sono riuscito a vincere e sarebbe stato bello farlo. Ci sono andato vicino più volte, come l’ultima gara disputata al Tour of Holland (terzo posto nella quinta ed ultima tappa, ndr).

Bilancio positivo quindi?

Assolutamente sì. Posso ritenermi soddisfatto di ciò che ho fatto nel 2025. Ho disputato tutte le grandi classiche del Nord e ho corso un Grande Giro (la Vuelta, ndr) che mi è servito per fare più esperienza. Spero che la vittoria arrivi presto quest’anno.

A crono Segaert ha sempre mostrato grandi doti e punta a sfruttarle anche nelle altre gare in linea
A crono Segaert ha sempre mostrato grandi doti e punta a sfruttarle anche nelle altre gare in linea
A crono Segaert ha sempre mostrato grandi doti e punta a sfruttarle anche nelle altre gare in linea
A crono Segaert ha sempre mostrato grandi doti e punta a sfruttarle anche nelle altre gare in linea
Raccogliamo il tuo spunto. Nel 2025 hai corso la Vuelta, che è stato il tuo primo Grande Giro. Come valuteresti quell’esperienza?

Certamente mi tornerà utile quest’anno. E’ stata molto buona. Alla Vuelta sono andato proprio come volevo. In diverse tappe sono riuscito ad entrare nelle fughe, come mi ero prefissato all’inizio. Sono contento di aver fatto una buona cronometro individuale alla diciottesima tappa (ottavo posto a 15” dal vincitore Ganna, ndr). Significa che stavo bene.

Cosa ti ha insegnato?

Con la squadra siamo andati bene. Ho scoperto un po’ più di me stesso. Ad esempio, insieme a De Buyst ho cercato di fare un buon lead-out per Viviani alle sue ultime corse. E’ stato molto bello correre con compagni così esperti e vincenti come loro.

Sei forte a cronometro, ma hai dimostrato di avere le carte in regola per le classiche e le tappe collinari. Che tipo di corridore pensi di essere diventato e quanto ritieni di essere cresciuto?

Sicuramente le cronometro sono un buon termometro per vedere se sei in forma o meno. Quella di andare bene nelle prove contro il tempo credo che sia una qualità che posso sfruttare anche in altri tipi di gare.

Segaert con la Lotto nel 2025 ha disputato la Vuelta, il suo primo grande giro, andando in fuga e lavorando nel treno di Viviani
Segaert con la Lotto nel 2025 ha disputato la Vuelta, il suo primo Grande Giro, andando in fuga e lavorando nel treno di Viviani
Segaert con la Lotto nel 2025 ha disputato la Vuelta, il suo primo grande giro, andando in fuga e lavorando nel treno di Viviani
Segaert con la Lotto nel 2025 ha disputato la Vuelta, il suo primo Grande Giro, andando in fuga e lavorando nel treno di Viviani
Sai già come sarà distribuita la tua stagione?

Penso che sarà suddivisa in due o tre parti. La prima si concentrerà sulle classiche, mentre nella seconda ci saranno le gare a tappe dove troverò le crono. Alla Bahrain voglio crescere come supporto per i compagni che puntano alle generali. Questo è un aspetto in cui spero di poter fare la differenza per la squadra.

In quali ambiti pensi di essere migliorato finora, sia in sella alla bici che fuori?

Come dicevo prima, ho lavorato nei finali di tappa nel treno dei velocisti. Non posso considerarmi una “ultima ruota”, però sto imparando molto in questo frangente e vorrei continuare a farlo anche qua. Per il resto nelle classiche mi sono migliorato molto sia nella posizione in gruppo che nelle tecnica di guida

In quali ambiti vorresti migliorare?

Grazie alla crescita di cui parlavo prima, potrei fare dei finali di alcune gare in modo più intelligente. Penso che questa sia una delle mie qualità più importanti. Quindi questo aspetto lo voglio migliorare ancora di più, sperando magari di usarlo per vincere.

Nella prima parte del 2026 di Segaert ci sono le classiche e il Giro d'Italia dove vuole essere un supporto per i capitani (foto Charly Lopez)
Nella prima parte del 2026 di Segaert ci sono le classiche e il Giro d’Italia dove vuole essere un supporto per i capitani (foto Charly Lopez)
Nella prima parte del 2026 di Segaert ci sono le classiche e il Giro d'Italia dove vuole essere un supporto per i capitani (foto Charly Lopez)
Nella prima parte del 2026 di Segaert ci sono le classiche e il Giro d’Italia dove vuole essere un supporto per i capitani (foto Charly Lopez)
Hai vinto diverse gare in Italia, un posto che ti ha sempre portato bene. Sarebbe bello vedere Alec Segaert al via del Giro…

Mi è sempre piaciuto correre in Italia e posso già dirvi che ci vedremo da voi a maggio. Non vedo l’ora di correrlo. Prima però ci saranno ancora tutte le classiche. Esordirò presto con corse in Spagna e Francia, ma per me la vera stagione inizierà con la Omloop Het Nieuwsblad, poi Fiandre e Roubaix. Ed infine mi preparerò a dovere per il Giro.

Quali sono gli obiettivi di Segaert per il 2026 con il Bahrain e con la nazionale?

La maggior parte dei miei obiettivi sono concentrati per la squadra. Fare bene alle classiche è il mio obiettivo più importante dell’anno. Poi ripeto: voglio aiutare i nostri leader delle generali al Giro o nelle gare a tappe di una settimana. Se tutto andrà bene, spero di essere convocato per europeo e mondiale col Belgio, ma c’è ancora tanto tempo per pensarci. Intanto cerchiamo di iniziare la stagione poi vedremo tutto.

Hindley Jai

Dopo il danese ecco un altro big della corsa rosa: Jai Hindley

14.01.2026
4 min
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PALMA DE MAIORCA (Spagna) – Nella parata di stelle della Red Bull-Bora c’è anche lui, Jai Hindley. L’australiano è davvero simpatico, ha un sorriso dolce. E’ lui che viene a salutarci. Tenta anche qualche parola d’italiano (sua moglie è italiana). Capisce e parla la nostra lingua molto meglio di quel che lui stesso dice. Scambiamo qualche battuta, anche sul calcio e ci dice «Tifo Milan, perché mio suocero è un fan del Milan e mi ha contagiato!».

Ma soprattutto ci parla del Giro dItalia: «Sono contento di venire di nuovo al Giro». Un Giro che su carta potrebbe essere abbastanza adatto alle sue caratteristiche, se non altro perché si torna sul Blockhaus, dove vinse e si lanciò verso la conquista finale della maglia rosa.

«Eh sì – dice Jai – che bei ricordi, ma non basta. Speriamo di andar forte di nuovo». Non ci saranno Remco e Pogacar, okay… ma il livello si annuncia decisamente elevato. Almeida e Vingegaard, che giusto ieri ha ufficializzato la sua presenza, sono due mastini mica da poco.

Vuelta Espana 2025, La Farrapona, Giulio Pellizzari tira per Jai Hindley
Hindley e Pellizzari: leader della RedBull al prossimo Giro. Lo scorso anno Giulio aiutò Jai. E lui gli lasciò carta bianca verso El Morredero
Vuelta Espana 2025, La Farrapona, Giulio Pellizzari tira per Jai Hindley
Hindley e Pellizzari: leader della RedBull al prossimo Giro. Lo scorso anno Giulio aiutò Jai. E lui gli lasciò carta bianca verso El Morredero

Jai e Giulio

Hindley tornerà al Giro d’Italia con un ruolo profondamente diverso rispetto a quello di un paio di anni fa al Tour. Niente compiti da luogotenente, niente ombre ingombranti: la Red Bull-BORA lo ha indicato come co-leader insieme a Giulio Pellizzari, un binomio che unisce esperienza e slancio.

La squadra tedesca vuole due capitani complementari, in grado di proteggersi a vicenda e di garantire continuità in ogni contesto tattico, specie nelle tappe di alta montagna. E’ anche consapevole di quanto possa pesare la responsabilità condivisa.

«Per far funzionare la doppia leadership – dice l’australiano – serviranno fiducia, disciplina e nessun ego personale. Ma di questo sono tranquillo perché con Giulio mi trovo molto bene E anche alla Vuelta abbiamo dimostrato come sappiamo lavorare».

Hindley appare maturo, consapevole dei suoi limiti, ma anche del suo valore. Sa che la sfida è dura, ma non impossibile. «Il Giro è una grande occasione dopo stagioni un po’ sfortunate, ma serve fame».

Hindley Jai
Jai Hindley (classe 1996) è all’ultimo anno con la Red Bull, ma dice: «Non ho lo stress del rinnovo»
Hindley Jai
Jai Hindley (classe 1996) è all’ultimo anno con la Red Bull, ma dice: «Non ho lo stress del rinnovo»

Tutti al 101 per cento

Fame: concetto tirato in ballo anche ieri da Wellens. Hindley ha fatto un discorso molto interessante sul livello medio del WorldTour che continua a crescere senza tregua: «Si corre più forte, più a lungo, con margini di recupero sempre più esigui e con un’intensità che non assomiglia a quella di cinque anni fa. Non diventa più facile, vai solo più veloce. Tutti fanno tutto al massimo e non puoi permetterti neanche di lasciare l’uno per cento. Perciò: o ti adatti o resti indietro».

Nelle sue parole non c’è vittimismo, ma realismo. Il ciclismo attuale richiede quasi un’ossessione per il dettaglio ed eventuali novità da mettere sul piatto. E tutto questo ha un costo, soprattutto psicologico. «Non credo – ha detto Hindley – che i corridori di oggi dureranno 10-15 anni come un tempo».

In questa ricerca dei dettagli però il supporto della squadra diventa cruciale, vitale. Devi essere in quella giusta, fa capire Hindley. E allora il sorriso torna a stamparsi sul suo volto. La Red Bull sta lavorando molto bene e l’investimento Evenepoel ha portato nuova linfa. Test, preparazione, materiali, alimentazione… tutto è al top. Pensiamo solo al recente “pacchetto Specialized”, tra bici, accessori e soprattutto vestiario che garantirebbe un guadagno di 25 watt a 40 all’ora.

Jai Hindley
In ordine di marcia: Pidcock, Hindley, Almeida e Vingegaard all’ultima Vuelta. Potrebbero essere di nuovo loro i protagonisti del prossimo Giro
Jai Hindley
In ordine di marcia: Pidcock, Hindley, Almeida e Vingegaard all’ultima Vuelta. Potrebbero essere di nuovo loro i protagonisti del prossimo Giro

Si riparte dalla Vuelta

L’ultima Vuelta è stata per Hindley una svolta psicologica oltre che tecnica. Il quarto posto finale non è solo un ottimo risultato, ma un segnale dopo due stagioni che per motivi vari sono state per Jai lontane dai suoi standard. Di certo gli è mancata la costanza.

Il Giro che verrà, specie se ci dovesse essere anche Tom Pidcock, potrebbe essere il sequel dell’ultima Vuelta: i protagonisti sono gli stessi.

«Avevo davvero bisogno di un buon risultato alla Vuelta. Soprattutto per me – commenta Hindley – è stato importante tornare ad andare forte nella terza settimana. E dare continuità alla seconda parte di stagione». Ricordiamo che Hindley aveva lasciato il Giro per una bruttissima caduta che gli aveva procurato una commozione celebrale.

E sull’onda di questo ottimismo ha aggiunto: «A volte diamo per scontato quanto siano impressionanti alcuni dei campioni di oggi. Se sei pessimista, puoi pensare: cavolo, ci sono tutti questi ragazzi così forti adesso e non avrò la mia possibilità. Oppure puoi pensare: okay, ci sono tanti ragazzi fortissimi, ora devo davvero dare il massimo ed essere il più costante possibile. Se guardo i ragazzi che stanno vincendo la maggior parte delle gare, vedo che al momento il numero uno è probabilmente uno dei migliori ciclisti di tutti i tempi (il riferimento è rivolto chiaramente a Pogacar, ndr). Perciò se vuoi competere con lui devi dare il massimo».

Jonas Vingegaard, presentazione squadra e programmi 2026 (foto Visma Lease a Bike)

Vingegaard al Giro, assalto alla Tripla Corona

13.01.2026
5 min
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Se vincerà il Giro d’Italia, Vingegaard stabilirà un record che nessuno potrà togliergli: conquistare la Tripla Corona prima di Pogacar. E il primato – in questo duello estenuante e apparentemente scontato – rimarrà suo per sempre. Forse anche per questo, il danese ha confermato le voci che lo davano al via della corsa rosa. Giusto oggi infatti ha annunciato che a 29 anni farà il debutto nel Giro che in Bulgaria brinderà all’edizione numero 109.

Vingegaard non ha mai corso il Giro né in passato ha mai dato la sensazione di volerlo fare a tutti i costi. C’era soltanto il Tour, vinto per due volte. Poi lo strapotere di Pogacar e le emozioni provate vincendo la Vuelta del 2025 lo hanno persuaso ad ampliare l’orizzonte. Al punto da aver dichiarato, cogliendo molti alla sprovvista, che il ciclismo non è fatto soltanto di Tour.

«Aver vinto la Vuelta – ha spiegato ieri – ha avuto un ruolo nella mia decisione. Ho già vinto in Francia e in Spagna, ora voglio fare lo stesso in Italia. Questo sembra il momento perfetto per partecipare al Giro. Mi piacerebbe aggiungere la maglia rosa alla mia collezione».

L'inverno di Vingegaard è passato senza contrattempi nel ritiro spagnolo (foto Visma Lease a Bike)
L’inverno di Vingegaard, 29 anni, è passato senza contrattempi nel ritiro spagnolo (foto Visma Lease a Bike)
L'inverno di Vingegaard, 29 anni, è passato senza contrattempi nel ritiro spagnolo (foto Visma Lease a Bike)
L’inverno di Vingegaard, 29 anni, è passato senza contrattempi nel ritiro spagnolo (foto Visma Lease a Bike)

14 giorni prima del Giro

Il programma è ridotto all’osso. Debutto al UAE Tour (16-22 febbraio), poi Volta a Catalunya (23-29 febbraio) e da lì rotta sul Giro. Quattrodici giorni di gara e il consueto zaino pieno di altura, sopralluoghi e allenamenti precisissimi.

«Oltre alla volontà di Jonas – ha commentato il direttore sportivo Grischa Niermann – siamo convinti che correre il Giro migliorerà il suo livello al Tour. Certo che punteremo alla vittoria in Italia, ma il Tour rimane l’obiettivo più importante». 

Nel 2024 delle meraviglie, Pogacar arrivò al Giro con appena 10 giorni di corsa, riuscendo a vincerne sette: Strade Bianche, 4 tappe più la classifica del Catalunya e la Liegi.

Vuelta Espana 2025, Bola del MUndo, Jonas Vingegaard, Matteo Jorgenson
Il Tour resta centrale, ma la vittoria della Vuelta 2025 ha fatto capire a Vingegaard che la maglia gialla non è tutto
Vuelta Espana 2025, Bola del Mundo, Jonas Vingegaard, Matteo Jorgenson
Il Tour resta centrale, ma la vittoria della Vuelta 2025 ha fatto capire a Vingegaard che la maglia gialla non è tutto

Il sogno del Tour

Con due Tour vinti e l’ultima Vuelta nel cassetto, Vingegaard andrebbe inserito fra i più forti di sempre, eppure l’ombra della maglia gialla non gli permette di godere delle conquiste riportate. Va bene che il Tour non è tutto, ma è una bella fetta del totale.

«Il 2025 è stato un anno positivo – ha commentato – ma non eccezionale. Ho già vinto il Tour due volte, ma per me una stagione di vero successo dipende ancora dalla maglia gialla. Festeggiare un’altra vittoria a Parigi è quello che continuo a sognare».

Nei precedenti della sua squadra, Roglic vinse il Giro del 2023, poi mise da parte il Tour e fu terzo alla Vuelta. Mentre lo scorso anno, Simon Yates conquistò la maglia gialla, poi andò al Tour vincendo una tappa e aiutando il capitano danese nel duello contro Pogacar.

In ritiro, oltre a Vingegaard anche Van Aert in ripresa dall'intervento alla caviglia (foto Visma Lease a Bike)
In ritiro, oltre a Vingegaard anche Van Aert in ripresa dall’intervento alla caviglia (foto Visma Lease a Bike)
In ritiro, oltre a Vingegaard anche Van Aert in ripresa dall'intervento alla caviglia (foto Visma Lease a Bike)
In ritiro, oltre a Vingegaard anche Van Aert in ripresa dall’intervento alla caviglia (foto Visma Lease a Bike)

Percorso non durissimo

Per Vingegaard, seguendo le indicazioni di Niermann, la partecipazione al Giro segna un nuovo approccio con il Tour. Si potrebbe anche pensare che la scelta sia stata dettata dal percorso che è sì impegnativo, ma non ai livelli di altre edizioni.

«Negli ultimi cinque anni – ha detto Vingegaard – la mia preparazione al Tour è stata sostanzialmente la stessa. Questa volta abbiamo scelto qualcosa di nuovo. L’organizzazione ha progettato un percorso fantastico. Forse non così impegnativo come negli ultimi anni e questo rende la combinazione di Giro e Tour un’opzione vantaggiosa per noi».

Le possibilità per lui non mancano, a cominciare dal primo arrivo in quota sul Blockhaus. Dominando la Tirreno-Adriatico del 2024, Vingegaard ha mostrato di apprezzare molto le pendenze del Centro Italia: gli avversari sono avvisati.

Tirreno-Adriatico 2024, 8 marzo: l’attacco di Vingegaard sulla salita di San Giacomo. Il danese si muove bene sulle salite del Centro Italia
Tirreno-Adriatico 2024, 8 marzo: l’attacco di Vingegaard sulla salita di San Giacomo. Il danese si muove bene sulle salite del Centro Italia

Il fantasma di Tadej

Pogacar non c’era poco fa quando Vingegaard ha annunciato i suoi programmi, ma era il classico convitato di pietra: l’innominabile, colui che ha il potere di mettersi di traverso e guastare i piani degli avversari.

«Vincere in Francia per la terza volta – ha spiegato Vingegaard – sarebbe incredibile, ma anche molto difficile. Potrebbe essere un’edizione più emozionante delle ultime due. Il Tour è diverso rispetto agli ultimi anni, i distacchi potrebbero essere inferiori. Tuttavia, si dovrà essere subito pronti per la cronosquadre di Barcellona. E’ una disciplina in cui investiamo molto tempo come squadra e sarà un modo speciale per iniziare la corsa. Ma l’attenzione è rivolta prima al Giro e poi al Tour. Questi sono i miei obiettivi principali. E sono estremamente motivato».

Pensate però che storia se Tadej scegliesse di partecipare al Giro prima del Tour (nei giorni del ritiro spagnolo, la voce in realtà girava). Se riuscisse a impedire che Vingegaard faccia centro, potrebbe poi andare a prendersi la tripla corona vincendo la Vuelta che ancora gli manca. Al campione del mondo non piace arrivare secondo. Ma questa ovviamente è fantascienza. Per ora teniamoci stretti la notizia di Vingegaard al Giro, cominciamo a capire dove potrà lasciare il segno e chi sarà capace di constrastarlo.

Il ritiro di Yates, ma il cerchio si era già chiuso

Il ritiro di Yates, ma il cerchio si era già chiuso

09.01.2026
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“Grazie per la pedalata”. Quattro semplici parole, quasi a scusarsi, così Simon Yates improvvisamente ha messo fine alla sua carriera, quando fino a poche ore prima si discuteva ancora di programmi, tabelle, obiettivi. Al di là delle ragioni della sua scelta, se uno legge la sua storia può anche comprendere la scelta, legata a un caso, il Giro d’Italia, dove la vittoria finale rappresenta anche uno spartiacque nel suo animo, nella sua determinazione.

Qualcuno si è anche arrischiato a dire che aveva deciso allora e non è propriamente così, perché il britannico di Bury (città dove l’orgoglio per le imprese sue e del gemello Adam è almeno a pari a quello per il concittadino Gary Neville, bandiera del Manchester United) non avrebbe potuto vivere poi una giornata come quella del Tour, sul Massiccio Centrale. E’ anche vero però che il racconto di quell’impresa ci dice molto del corridore della Visma-Lease a Bike.

L'inglese in trionfo al Tour 2025 a Le Mont-Doré, trovando una grande giornata pur in una forma precaria
L’inglese in trionfo al Tour 2025 a Le Mont-Doré, trovando una grande giornata pur in una forma precaria
L'inglese in trionfo al Tour 2025 a Le Mont-Doré, trovando una grande giornata pur in una forma precaria
L’inglese in trionfo al Tour 2025 a Le Mont-Doré, trovando una grande giornata pur in una forma precaria

Una tappa di grande valore

Partendo, è evidente che le scorie della fatica del Giro sono ben visibili, ma a Yates non si chiede molto, se non di sostenere Vingegaard nella sua improba battaglia contro “vincitutto” Pogacar. Il fatto è che le energie sono al lumicino, può dare un apporto limitato. Fino al giorno di Le Mont-Doré, alla fuga di tanti corridori di primo piano tutti slegati dalla classifica. E’ una corsa nella corsa e in quel contesto, Yates si trova a meraviglia. Alla fine stoccata al momento giusto e vittoria.

«Ero un po’ arrugginito, per questo non mi vedete in classifica» afferma all’arrivo, ma i più attenti colgono in quell’impresa la dimensione di un corridore non comune, capace di vincere anche quando non è al massimo della forma. Come solo i grandi sanno fare.

La carriera di Simon è disegnata tutta all’interno del Giro d’Italia, diventato un’ossessione suo malgrado. Certo, c’era stato un prima, la carriera giovanile con l’uscita dalla British Cycling Academy insieme al fratello, il titolo mondiale junior su pista nella madison (ne vincerà uno anche da elite, nella corsa a punti), l’approdo in coppia alla Orica-GreenEdge sorprendendo chi pensava che due talenti simili non potessero non finire nella WorldTour di casa, il Team Sky. Simon però, quella corazzata voleva sfidarla con l’ardore della sua gioventù. Dopo aver vinto una tappa alla Vuelta nel 2016, aveva conquistato la maglia bianca di miglior giovane al Tour, il che faceva pensare a un futuro ancor più fortunato, ma nel suo destino c’era il Giro.

Yates a 33 anni chiude la sua carriera con 35 vittorie e successi di tappa in tutti i grandi giri
Yates a 33 anni chiude la sua carriera con 35 vittorie e successi di tappa in tutti i Grandi Giri
Yates a 33 anni chiude la sua carriera con 35 vittorie e successi di tappa in tutti i grandi giri
Yates a 33 anni chiude la sua carriera con 35 vittorie e successi di tappa in tutti i Grandi Giri

La grande crisi del Giro 2018

L’anno dopo Yates si presenta al via della corsa rosa con il piglio di chi vuole spaccare tutto e per certi versi lo fa. Per due settimane e mezzo è il padrone, conquista ben tre tappe vestendo il simbolo del primato, in frazioni diverse geograficamente e morfologicamente, sulle vette del Gran Sasso, a Osimo domando l’Appennino, svettando sulle Dolomiti a Sappada. Appena può, dà spettacolo, ma il coraggio spesso diventa incoscienza, soprattutto in età giovanile. Il giorno del Colle delle Finestre il Team Sky prepara il grande agguato, ma quando Froome lancia la sua offensiva che si dimostrerà vincente, Yates è già alla deriva.

Arriva con una quarantina di minuti di ritardo. Si ritira nel camper, piange, in silenzio. Poi ritrova il suo aplomb, si fa forza, esce, si presenta ai taccuini dei giornalisti del suo Paese più incuriositi dalla sua debacle che dalla vittoria di Froome: «Ero stanco, esausto già all’inizio, ma oggi ho capito che il ciclismo funziona così. Ho cercato di gestire la crisi, ma puoi fare poco quando le energie non ci sono più». Aveva volato alto con le sue aspirazioni, novello Icaro fino a sfiorare il sole. Bruciandosi…

La terribile crisi vissuta al Giro 2018, vedendo svanire il suo sogno cullato per oltre due settimane
La terribile crisi vissuta al Giro 2018, vedendo svanire il suo sogno cullato per oltre due settimane
La terribile crisi vissuta al Giro 2018, vedendo svanire il suo sogno cullato per oltre due settimane
La terribile crisi vissuta al Giro 2018, vedendo svanire il suo sogno cullato per oltre due settimane

Una vittoria alla Vuelta, ma…

Non era stato un caso, però. Yates è stato un grande specialista dei Grandi Giri. Pochi mesi dopo si presenta alla Vuelta e la corre sempre all’attacco, ma questa volta ha imparato a gestirsi, ha capito che se punti al massimo devi tenere a bada i tuoi ardori. Vince solo la tappa di Les Praeres, poi marca stretto i rivali e alla fine vince la maglia amarillo tenendo a debita distanza Mas e Lopez. Ma quella vittoria ha un retrogusto amaro, perché lo smacco della primavera non è cancellato.

Al Giro ci torna, pervicacemente. Nel 2019 vive una primavera brillantissima e si presenta al via con tante speranze, ma si spegne troppo presto ed è solo 8°. L’edizione spuria del 2020, a fine stagione lo vede contrarre il covid in corsa. L’anno dopo la forma arriva tardi, nel corso delle tre settimane e il terzo posto non gli basta. Nel 2022 trionfa il secondo giorno, alla crono di Budapest, ma la sua corsa finisce sul Blockhaus. E’ come se ogni volta le speranze della partenza s’infrangano contro un muro.

Alla Vuelta 2018 il britannico si prende la rivincita del Giro perduto, staccando Mas di 1'42"
Alla Vuelta 2018 il britannico si prende la rivincita del Giro perduto, staccando Mas di 1’42”
Alla Vuelta 2018 il britannico si prende la rivincita del Giro perduto, staccando Mas di 1'42"
Alla Vuelta 2018 il britannico si prende la rivincita del Giro perduto, staccando Mas di 1’42”

Alla Visma per dare una mano

Nel 2023 Yates sceglie di non correre il Giro, opta per il Tour dove alla fine finisce ai piedi del podio dimostrando che avrebbe anche potuto fare qualcosa di più negli anni precedenti, scegliendo la Francia invece della sua ossessione. Il ciclismo però sta cambiando, sta diventando lo sport dei fenomeni. Siamo entrati nell’”era Pogacar” e Yates pensa che sia il caso di cambiare. Va alla Visma, accetta un ruolo subalterno a Vingegaard, da buon luogotenente, ma il pensiero è sempre lì.

Al Giro 2025 parte un po’ nascosto, resta nelle prime posizioni ma anche gli addetti ai lavori non scommetterebbero su di lui, forse memori di quanto avvenuto. Vede da fuori le diatribe in casa UAE, Ayuso che affonda, il rampante Del Toro che si lancia verso la rosa proprio come faceva lui, Almeida che mastica amaro. Intravede uno spiraglio, il giorno della vigilia. Il giorno del Colle delle Finestre. Capisce che è arrivato il momento del redde rationem di un’intera carriera.

Il Colle delle Finestre che nel 2018 l'aveva respinto, regala a Yates la più grande gioia
Il Colle delle Finestre che nel 2018 l’aveva respinto, regala a Yates la più grande gioia
Il Colle delle Finestre che nel 2018 l'aveva respinto, regala a Yates la più grande gioia
Il Colle delle Finestre che nel 2018 l’aveva respinto, regala a Yates la più grande gioia

Un viaggio quasi di redenzione

Il britannico si gioca tutto, spinge come un forsennato, è come il giocatore alla roulette che sogna di accumulare sempre più fiches, nel suo caso secondi. Sbanca il Giro, si riprende quella maglia che aveva dovuto cedere, sullo stesso palco, sette anni prima. Il cerchio si chiude: «Sapevo di avere le gambe forti – racconta alla fine – ma la mia mente ha vagato per tutto il tempo, guardando gli avversari, contando i secondi, spingendo via i cattivi pensieri, i ricordi». Non è stata una tappa, è stato un viaggio. Quel giorno Yates ha toccato il cielo e stavolta non si è bruciato.

Obiettivamente, non aveva molto altro da chiedere. Sa che la sua carriera avrebbe potuto vivere mille altre evoluzioni, ma in fin dei conti bisogna anche sapersi accontentare e il riservato corridore di Bury lo sa bene. Magari un giorno su quel colle fra Italia e Francia ci tornerà, da turista, per liberarsi di quel peso psicologico che si è portato dietro per troppo tempo…

Tour de France 2025, Parigi. Wout Van Aert

Capodanno con Van Aert e due sorrisi del 2025

31.12.2025
6 min
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L’inverno meno stressante voluto fortemente da Van Aert per presentarsi al meglio alla stagione su strada sta producendo prestazioni non esaltanti nel cross. La sensazione tuttavia è che il grande belga abbia deciso di non farsene un cruccio. Gli anni sono ormai 31 e il livello delle corse si è così alzato da non ammettere deviazioni dalla linea stabilita.

«Di sicuro – racconta – mentalmente è stato un inverno molto migliore, in cui ho avuto davvero tempo per rilassarmi e godermi un po’ la vita. Col senno di poi, forse l’anno scorso ho preso la decisione sbagliata di non prendermi una vera vacanza. Ma in quel momento venivo dalla caduta della Vuelta e volevo iniziare a lavorare il prima possibile. Ho avuto la pressione costante di quando lotti contro il tempo. Non è stato rilassante, come invece mi è sembrato in questo inverno. E ora mi rendo conto che era qualcosa di cui avevo davvero bisogno già da tempo. Come una pausa più lunga dalla grande pressione che dobbiamo sopportare come professionisti».

Scoramento dopo il 2° posto alla Dwars door Vlaanderen, quando però Van Aert ha capito di aver ritrovato la condizione alla vigilia del Fiandre
Scoramento dopo il 2° posto alla Dwars door Vlaanderen, quando però Van Aert ha capito di aver ritrovato la condizione alla vigilia del Fiandre

Verso il primo Giro

Il 2025 di Van Aert resta un saliscendi di emozioni, con tanti bocconi amari e due momenti da incorniciare. Forse tre, volendo aggiungere alle tappe di Siena (Giro d’Italia) e Parigi (Tour de France), il capolavoro del Colle delle Finestre che ha aperto per Simon Yates la porta della maglia rosa. Ma su quel giorno, Wout mostra un cauto entusiasmo.

Sta di fatto che quando si è presentato al via del suo primo Giro, alle attese roboanti dei media corrispondeva il suo umore basso e per nulla entusiasta. La campagna del Nord lo aveva visto buttare via la Dwars door Vlaanderen, lottare bene contro i due grandi rivali al Fiandre e poi pagare il conto alla sfortuna alla Roubaix. Finché dopo un’Amstel Gold Race accettabile, chiusa al quarto posto, Wout si è ammalato ed è arrivato al via da Tirana con la sensazione di aver perso la forma.

«Nella cronometro – racconta – non ho potuto nascondere che le gambe non erano come volevo e a quel punto la concentrazione se ne è andata. Abbiamo anche pensato che se non fossi migliorato, avrei dovuto iniziare a pensare il Giro come ottimo avvicinamento per il Tour. Invece nel giorno di Siena è cambiato tutto. Se me lo avessero chiesto prima del Giro, avrei risposto che quella tappa fosse adatta a me, ma per come stavano andando le cose, la fiducia era bassina…».

18 maggio, tappa di Siena: Del Toro lo mette a dura prova, ma questa volta Van Aert non molla un metro
18 maggio, tappa di Siena: Del Toro lo mette a dura prova, ma questa volta Van Aert non molla un metro

Il giorno di Siena

E’ il giorno delle strade bianche in cui Wout Van Aert si è scosso di dosso la sfiducia e le delusioni delle settimane precedenti e ha pescato nelle sue capacità di vincitore per ruggire come nei giorni migliori.

«Al mattino – racconta – pensavamo che sarebbe andata via una grande fuga, invece sono partiti in cinque e io non c’ero. Ho pensato che fosse finita, ma ugualmente sono rimasto sulla ruota di Bernal e Del Toro, avendo Simon (Yates, ndr) dietro di me e ovviamente non spettava a me lavorare avendo tanta compagnia. Del Toro mi ha dato davvero filo da torcere fino al traguardo. Poi la mia esperienza e la mia mentalità da vincitore sono venute fuori negli ultimi chilometri. Ero completamente esausto, ma credevo ancora di avere una possibilità. Conoscevo a memoria le ultime curve e sapevo dove avrei dovuto superarlo.

«Da una parte sapevo di poterlo fare – analizza nel podcast Inside the Beehive della Visma-Lease a Bike – dall’altro avevo paura di finire ancora secondo. Tra la fiducia e la paura di ciò che sarebbe potuto succedere c’era una linea molto sottile, ma sono riuscito a trasformarla in qualcosa di positivo. Per questo all’arrivo ho avuto una grande esplosione di felicità. Ho ancora la pelle d’oca se penso a quel momento e il momento in cui ho incontrato la mia famiglia dopo 10 giorni di gara. Erano lì ad aspettarmi prima del giorno di riposo. Forse è un po’ esagerato dirlo, ma ho pensato che fosse destino che andasse così. E’ stato uno dei momenti più belli dell’anno».

La vittoria di Siena è stata definita da Van Aert come uno dei momenti più belli di tutto il suo 2025
La vittoria di Siena è stata definita da Van Aert come uno dei momenti più belli di tutto il suo 2025

Sfortuna verso il Tour

L’avvicinamento al Tour è stato quasi una copia conforme del Giro. Un infortunio in ritiro a Tignes, la ripresa degli allenamenti e poi nuovamente una malattia dopo i campionati nazionali di fine giugno. Una maledizione dopo l’altra che hanno reso il 2025 un anno di alti e bassi da far arrossire i muri del Fiandre.

«Il mercoledì prima del Tour – ammette Van Aert – dovevo fare un allenamento intenso con alcuni sforzi. Dopo tre ore invece ero completamente distrutto e non è stato il modo migliore per cominciare. Non ero abbastanza forte per ottenere risultati personali, che era in realtà l’obiettivo prima della gara. Non ero abbastanza forte nemmeno per aiutare la squadra. Mi sono passate un sacco di cose per la testa. Nella prima settimana volevamo rendere la gara difficile e io non sono stato all’altezza.

«Poi la situazione è migliorata, ma sarei falso se dicessi che avevo già messo nel mirino la tappa di Parigi. Solo il giorno prima ho cominciato a pensare che non molti sarebbero stati forti abbastanza per fare bene nell’ultima tappa. Mi sono scoperto molto concentrato e dal penultimo giorno, Parigi è diventato il mio obiettivo principale e ho cominciato a credere di poter vincere».

Tour de France 2025, Parigi, Montmartre, Wout Van Aert attacca, alle spalle c'è Tadej Pogacar
Solo il giorno prima Van Aert ha pensato di poter vincere a Parigi. Non era scontato che potesse staccare Pogacar a Montmartre
Tour de France 2025, Parigi, Montmartre, Wout Van Aert attacca, alle spalle c'è Tadej Pogacar
Solo il giorno prima Van Aert ha pensato di poter vincere a Parigi. Non era scontato che potesse staccare Pogacar a Montmartre

Il giorno di Parigi

E’ il giorno del circuito di Montmartre, della pioggia, della corsa neutralizzata al primo passaggio e di Pogacar che con il suo giallo rischiara la gara. Sono le strade del circuito olimpico su cui l’anno prima Evenepoel colse l’oro, con Van Aert che lo aiutò per fare la selezione. Anche quel giorno, come pure a Siena poche settimane prima, il belga conosce ogni metro del percorso.

«Era piuttosto tecnico – racconta – vista la pioggia. Era anche scivoloso, ma non così tanto. Mi sentivo abbastanza sicuro sulla bici, le gambe finalmente c’erano. La situazione di gara era buona, eravamo in pochi, per cui negli ultimi chilometri ho corso dei rischi. La gara era molto breve, la parte iniziale era facile. Quindi ho scommesso su pneumatici più larghi, gonfiati a una pressione molto bassa, perché non avrei perso troppo grazie alla partenza facile. Nel finale mi sono ritrovato con la configurazione perfetta.

«Arrivare da solo su traguardo è stato l’esatto contrario degli Champs Elysees che conosciamo, dove sembra che le persone siano a chilometri di distanza perché la strada è larghissima. Ero così concentrato che solo sul rettilineo finale mi sono reso conto di essere molto più avanti degli altri. Alla radio non riuscivo a sentire più niente, quindi solo negli ultimi istanti ho capito cosa stava succedendo. Gli abbracci con Richard Plugge e mia moglie, poi l’ultima istantanea con la squadra sul podio sono il ricordo che mi porto dentro di quel giorno». I due sorrisi più belli del 2025.

Alleghe

Alleghe si prepara al Giro, nel segno di Pantani 

29.12.2025
6 min
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Il 29 maggio prossimo prenderà il via la tappa regina del Giro d’Italia, la Feltre-Alleghe. 151 chilometri con 5.000 metri di dislivello, al termine dei quali avremo un’idea quasi certamente definitiva di chi indosserà, due giorni dopo, la maglia rosa a Roma.

Per Alleghe – un paese di poco più di mille abitanti nelle Dolomiti Bellunesi, all’ombra del Monte Civetta – si tratta del primo arrivo di una tappa del Giro d’Italia.

Anche se dei precedenti, e anche illustri, con il ciclismo ci sono stati eccome. Nel 1992 Alleghe ha infatti ospitato il traguardo di una frazione del Giro dilettanti, e quel giorno a vincere fu nientemeno che Marco Pantani, allora ventiduenne. Abbiamo contattato il sindaco del paese bellunese, Danilo De Toni, per farci raccontare come il territorio si sta preparando per il grande evento.

Sindaco, cosa vuol dire per un paese come Alleghe ospitare un arrivo del Giro?

E’ l’evento sportivo più importante che abbiamo in Italia, se non sbaglio verrà trasmesso in circa 200 Paesi in giro per il mondo. Certamente darà grande visibilità al nostro territorio, le Dolomiti, le cui bellezze potranno essere ammirate da ancora più persone. In più la tappa si svolgerà interamente in provincia di Belluno, con la partenza da Feltre. Certamente è un’occasione eccezionale. 

L’arrivo sarà ai Piani di Pezzè, sopra il paese, un luogo tutt’altro che casuale.

Ci tenevo ad avere il Giro ad Alleghe, era un mio sogno, ma non in centro, era importante che arrivasse lassù. Perché il 26 giugno 1992 su quella salita Pantani vinse una tappa del Giro dei dilettanti, una giornata a suo modo storica, perché il Pirata si rivelò al mondo. Tutti lo ricordano negli anni successivi, quelli delle grandi vittorie, ma è qui che fece vedere per la prima volta le sue eccezionali doti da scalatore

Giro d'Italia dilettanti 1992, Marco Pantani, Cavalese-Pian di Pezzè
Marco Pantani vince in solitaria la Cavalese-Pian di Pezzè al Giro d’Italia dilettanti del 1992
Giro d'Italia dilettanti 1992, Marco Pantani, Cavalese-Pian di Pezzè
Marco Pantani vince in solitaria la Cavalese-Pian di Pezzè al Giro d’Italia dilettanti del 1992
Ci racconta qualcosa della salita? 

Parte dal centro del paese, i corridori la prenderanno dopo una svolta a sinistra, arrivando da Caprile. La salita non è uno scherzo, sono 4,7 chilometri con 480 metri di dislivello, quindi una media del 10%. Ma in due punti si arriva anche al 15-17%, verso la fine, nell’ultimo chilometro. Un finale che ti taglia le gambe, specie dopo tutto il dislivello che avranno già affrontato quel giorno. 

Com’è l’atmosfera in paese? 

E’ una tappa cha ha già creato molte aspettative, anche perché è la tappa regina del Giro. Tutti me ne parlano, c’è grande attesa, anche perché molti vengono qui in bici. Per il turismo è già importante questo, vedo già ricadute positive. E noi stiamo già iniziando a lavorarci con le varie associazioni locali che si sono messe tutte a disposizione. Se la giornata sarà bella, sarà un’esplosione di entusiasmo, ma naturalmente non ci fermeremo nemmeno con il brutto tempo. 

Alleghe cabinovia
Alleghe è una famosa meta sciistica, e il traguardo della tappa sarà a fianco dell’arrivo della cabinovia (foto Agordino Dolomiti)
Alleghe cabinovia
Alleghe è una famosa meta sciistica, e il traguardo della tappa sarà a fianco dell’arrivo della cabinovia (foto Agordino Dolomiti)
Come amministrazione cosa state preparando?

Da RCS ci è già stato inviato il piano logistico, dove verranno posizionate le varie aree. Nei prossimi giorni avremo una nuova riunione con il comitato di tappa per discutere di altri aspetti pratici come la gestione dei parcheggi, per esempio. La nostra è una valle stretta con un’unica direttrice, quindi è importante gestire al meglio la logistica, anche pensando all’esodo di fine tappa. Come dicevo tutte le associazioni hanno molta voglia di mettersi a disposizione, la Pro Loco, la squadra di hockey, gli alpini. Faremo certamente la Notte Rosa, la sera prima dell’arrivo, una grande festa per tutti quelli che saranno qui. Abbiamo 5 mesi davanti, sembrano tanti ma in realtà volano. 

Ora in effetti siete nel pieno della stagione sciistica, come si coniugano le due cose? 

Sono strettamente collegate. Proprio pochi giorni fa abbiamo inaugurato l’headwall che promuove Alleghe città di tappa alla partenza della cabinovia, in centro al paese. Tutti gli sciatori lo vedono, e anche chi passa in macchina, e questa è già promozione dell’evento. C’è una sinergia tra il comune e Alleghe Funivie, non a caso nel comitato di tappa è presente anche il responsabile del marketing di Alleghe Funivie. Questo anche perché il traguardo di Piani di Pezzè sarà giusto a fianco dell’arrivo della cabinovia che termina proprio lassù. 

Alleghe città di tappa
L’headwall appena installato in paese, che celebra l’arrivo di tappa il prossimo 29 maggio
Alleghe città di tappa
L’headwall appena installato in paese, che celebra l’arrivo di tappa il prossimo 29 maggio
Una domanda un po’ provocatoria, ma forse necessaria. In un periodo in cui le Dolomiti soffrono sempre più spesso di overtourism, ha ancora senso organizzare grandi eventi in questo territorio?  

Il Giro d’Italia è prima di tutto sport, e con l’accoglienza della tappa si fa promozione del territorio in questo senso. Ora che le Dolomiti sono patrimonio Unesco vediamo già un grande incremento dei numeri, anche molta gente con gli zaini, che fa l’alta via numero 1 a piedi. Dobbiamo sempre ricordarci che abbiamo dei paesi a fondovalle che sono dei gioielli e non dobbiamo deturparli. Per esempio un problema sono le centinaia di moto che passano sulle strade come fossero autodromi, anche di notte. Ci sono stati concittadini che si sono lamentati di questo aspetto. Dobbiamo far capire che solo con la lentezza si apprezza la montagna, che sia a piedi che in bici. E in questo senso il Giro sarà una buona vetrina per un turismo lento, perché sono sicuro che dopo la tappa in tantissimi verranno qui per affrontare la salita Pantani, come potremmo iniziare a chiamarla.

Sindaco, ultima domanda. Ci svela qualcosa sulle sorprese che state preparando per fine maggio? 

Diversi anni fa all’inizio della salita verso Piani di Pezzè c’era un totem che permetteva a chiunque di cronometrare la propria scalata. Una volta arrivati in cima un altro totem ti stampava una sorta scontrino con il tuo tempo, e così potevi confrontarlo con quello degli amici e tenerlo come souvenir. Mi sto adoperando per rimetterlo in funzione in occasione del Giro, o subito dopo, in modo che tutti i cicloamatori che verranno qui possano avere questo servizio aggiuntivo e portarsi a casa un ricordo della nostra “salita Pantani“. 

Fortunato è pronto a ripetersi, ma abbiamo scoperto un suo sogno

Fortunato è pronto a ripetersi, ma svela un sogno

27.12.2025
5 min
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E’ un Lorenzo Fortunato profondamente entusiasta quello che si avvicina al 2026. Raramente lo avevamo sentito con uno spirito così positivo, logica conseguenza di un’annata davvero importante, che ha ridisegnato il suo ruolo nel panorama internazionale e che ha avuto un peso specifico importante in tutta la stagione dell’XDS Astana, salvatasi a vele spiegate nel WorldTour.

Una stagione positiva quella di Fortunato, con 83 giorni di gara per una vittoria e 16 Top 10
Una stagione positiva quella di Fortunato, con 83 giorni di gara per una vittoria e 16 top 10
Una stagione positiva quella di Fortunato, con 83 giorni di gara per una vittoria e 16 Top 10
Una stagione positiva quella di Fortunato, con 83 giorni di gara per una vittoria e 16 top 10

L’annata migliore

Il corridore nato a Bologna 29 anni fa non può che partire da quanto fatto: «Sicuramente è stata la mia annata migliore da quando sono professionista. Avevo per obiettivo la maglia azzurra al Giro d’Italia – prosegue Fortunato – e ho conquistato il simbolo di miglior scalatore, poi avevamo l’obiettivo di salvarci come squadra e ci siamo salvati, con un buon apporto mio anche in termini di punti. L’unico rammarico è il fine stagione dove non sono andato come volevo, colpa di malanni fisici che hanno vanificato il lavoro e le speranze. Non sono riuscito a finire la stagione come avrei voluto, ma resta comunque positiva».

Quali benefici hai tratto dall’Astana? Il tuo arrivo lo scorso anno è coinciso con una sorta di rivoluzione del team…

Sapevamo di essere a rischio come squadra, quindi ci siamo rimboccati le maniche. C’è un grande gruppo di italiani, e non parlo solo di corridori, ma anche di staff, preparatori e massaggiatori, insomma tutti quanti. Facciamo un bel gruppo e riusciamo a rendere piacevole anche lo stare via da casa, visto che i giorni lontani sono tanti, credo che questo sia la ricetta che ha reso vincente il nostro gruppo.

Qui con Ballerini. Fortunato ha contribuito attivamente all'ottima stagione dell'XDS Astana
Qui con Ballerini. Fortunato ha contribuito attivamente all’ottima stagione dell’XDS Astana
Qui con Ballerini. Fortunato ha contribuito attivamente all'ottima stagione dell'XDS Astana
Qui con Ballerini. Fortunato ha contribuito attivamente all’ottima stagione dell’XDS Astana
Di risultati buoni quest’anno ne hai fatti tanti, hai riallacciato il discorso con le premesse di quando sei passato professionista e c’erano tante attese nei tuoi confronti. Cominci adesso a capire che corridore sei?

Alla fine sai, non tutti crescono subito, ci sono tanti giovani che appena passano professionisti vanno forte, invece altri fanno un po’ più fatica. Io alla fine ci ho messo un po’ di più a venire fuori come tanti della mia annata, vedi Ciccone, ma alla fine abbiamo trovato il nostro spazio ed è uno spazio importante.

Fortunato adesso lo possiamo ritenere un corridore per le tappe o anche per la classifica dei grandi giri?

No, direi più per le tappe. Se si parla di classifica, vado bene nelle corse di una settimana, ma non mi sono mai messo davvero alla prova sul fare classifica bene. Quest’anno c’era l’obiettivo delle tappe e dei punti e quindi era la mia dimensione ideale. So che magari in classifica posso dire la mia, ma non sarò mai competitivo per i primi 5 e quindi preferisco puntare alle tappe.

Il momento più bello del suo 2025: la conquista della maglia di miglior scalatore al Giro d'Italia
Il momento più bello del 2025: Fortunato conquista la maglia di miglior scalatore al Giro d’Italia
Il momento più bello del suo 2025: la conquista della maglia di miglior scalatore al Giro d'Italia
Il momento più bello del 2025: Fortunato conquista la maglia di miglior scalatore al Giro d’Italia
Tu quest’anno sei andato molto bene in certe corse di 5 tappe come il Giro di Romandia, la Vuelta Burgos. Che cosa serve per allargare il discorso e cominciare anche a puntare alla classifica per i grandi giri, che cos’è che ti manca?

Per puntare ai Grandi Giri devi fare un calendario puntando solo a quelli, quindi avere meno distrazioni e sperare che vada tutto bene, non ci siano intoppi e arrivare fresco. Nel ciclismo di adesso non puoi dire «Faccio questa per preparare quest’altra». Devi essere sempre pronto. E’ chiaro che è un’arma a doppio taglio, perché tu sacrifichi i tre mesi della stagione per un Grande Giro e se quello non va bene, hai perso tre mesi della stagione. E per noi era troppo importante andare sempre bene, non dovevamo sbagliare niente. Non potevamo permettercelo.

Il tuo Giro d’Italia è stato davvero molto bello, la conquista della maglia è stata la ciliegina sulla torta, potrebbe essere anche la caccia alle maglie di leader della montagna nei Grandi Giri un tuo obiettivo futuro?

Sì, non nascondo che ci ho pensato, ma non lo avevo mai detto. Uno dei miei obiettivi è anche quello di continuare ad andare forte e crescere, magari ripetermi o migliorare la stagione che ho fatto. Se potrò essere al via anche a Tour e Vuelta, non nascondo che mi piacerebbe mettermi alla prova contro i migliori scalatori e provare ad allargare la mia collezione di maglie.

Alla Vuelta l'emiliano ha colto un podio nella tappa con arrivo ad Andorra
Alla Vuelta, Fortunato ha colto un podio nella tappa con arrivo ad Andorra
Alla Vuelta l'emiliano ha colto un podio nella tappa con arrivo ad Andorra
Alla Vuelta, Fortunato ha colto un podio nella tappa con arrivo ad Andorra
Adesso all’Astana c’è sicuramente più tranquillità rispetto a 12 mesi fa. Non c’è il rischio che ci si adagi un po’ sugli allori?

Il rischio c’è, ma già nel primo ritiro ho visto motivazione e voglia da parte di tutti quanti, come l’anno scorso che eravamo in pericolo, quindi penso che noi continueremo come abbiamo fatto e non ci siederemo sugli allori. Abbiamo già tutti quanti programmato l’anno e ci stiamo allenando bene. A novembre abbiamo festeggiato, ma poi abbiamo girato pagina e siamo pronti per fare la prossima stagione forte.

Il tuo programma che cosa prevedrà per il 2026?

A me fare le corse in Italia piace sempre. Dobbiamo valutare i percorsi dei tre grandi giri e la Tirreno Adriatico, ma più o meno farò lo stesso calendario. Mi piace il Giro d’Italia, quindi penso che questo sia uno dei punti fondamentali della mia stagione.