LaPresse, Giro d'Italia

Il Pinot Grigio delle Venezie DOC e Giro d’Italia 2026: in sella con l’eccellenza italiana 

02.04.2026
3 min
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Il mondo del ciclismo e l’eccellenza vitivinicola italiana tornano a stringersi la mano. Per l’edizione 2026, il Giro d’Italia sceglie il Pinot Grigio delle Venezie DOC come “Official Wine”. Un connubio che celebra l’identità del territorio attraverso uno dei vitigni più iconici e culturalmente importanti del Nord-Est (in apertura foto LaPresse). 

Brindisi in rosa

La Corsa Rosa oltre ad essere una competizione di storico prestigio internazionale, rappresenta anche una vetrina globale per il Made in Italy. L’accordo tra RCS Sport e il Consorzio di Tutela della DOC delle Venezie di fatti punta a confermare questa missione. Il Pinot Grigio accompagnerà così le tappe della carovana, portando la freschezza e l’eleganza di questa eccellenza vinicola lungo le strade d’Italia. E’ un vino che parla di fatica, dedizione e risultati straordinari, proprio come le imprese dei corridori in gruppo.

Così come nel ciclismo, il “legame” con la terra è fondamentale. Ogni salita e ogni traguardo raccontano la storia di un paesaggio. Il Pinot Grigio delle Venezie, prodotto tra Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Provincia di Trento, incarna perfettamente questo spirito.

LaPresse, Giro d'Italia
Il Giro d’Italia è una finestra importante per i territori e i luoghi che attraversa (foto LaPresse)
LaPresse, Giro d'Italia
Il Giro d’Italia è una finestra importante per i territori e i luoghi che attraversa (foto LaPresse)

Un impatto globale

E’ un accordo, però, che non ha solo un valore celebrativo. Ma è bensì un’azione strategica di promozione a favore dello sviluppo del turismo territoriale. Quando parliamo di Pinot Grigio Delle Venezie, parliamo di uno dei vini più prestigiosi ed esportati al mondo. In questo, la collaborazione con il marchio “Giro d’Italia” è fondamentale per consolidare il posizionamento internazionale del brand Delle Venezie. Soprattutto verso i paesi in cui l’attenzione verso il ciclismo è molto alta. L’esposizione è quindi massima, la grandezza ed il prestigio del Giro d’Italia è un volano che racchiude export ed eccellenza made in Italy. A generare un impatto diretto sulla percezione del logo DOC durante le varie dirette, unendo la passione sportiva alla cultura del bere bene.

Luca Rigotti, Presidente Consorzio DOC Delle Venezie racconta: «Con la sponsorizzazione del Giro d’Italia, grande evento ciclistico simbolo del nostro Paese, porteremo ufficialmente il Pinot Grigio DOC Delle Venezie all’interno di una narrazione che unisce sport, territorio, comunità e stile di vita, consolidando il nostro ruolo di ambasciatori dell’italianità autentica e contemporanea, continua. «È un passo importante per affermare con chiarezza il valore della denominazione, la sua leadership sui mercati internazionali, difendendo qualità, origine e reputazione in uno scenario globale complesso ed in continua evoluzione. Consumatori, media, istituzioni e stakeholder del territorio che durante le tappe, brinderanno con la DOC Delle Venezie, rafforzando il valore simbolico della collaborazione».

Luca Rigotti, Presidente Consorzio DOC Delle Venezie
Luca Rigotti, Presidente Consorzio DOC Delle Venezie
Luca Rigotti, Presidente Consorzio DOC Delle Venezie
Luca Rigotti, Presidente Consorzio DOC Delle Venezie

Sostenibilità e futuro

Il ciclismo, si sa, è uno tra gli sport più sostenibili e il Consorzio delle Venezie, condividendo questa visione, punta a promuovere pratiche agricole sane e rispettose per l’ambiente. I vigneti del Triveneto DOC rappresentano davvero un patrimonio territoriale ma soprattutto culturale da tutelare e preservare. Orgogliosamente e con amore e passione, la stessa che si ritrova in ogni degustazione di Pinot Grigio. 

Pinot Grigio delle Venezie DOC

Giro d'Italia 2013, CArmine Castellano

Castellano e le storie del Giro: Martinelli ricorda

29.03.2026
7 min
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Carmine Castellano, per trent’anni direttore del Giro d’Italia, si è spento martedì scorso all’età di 89 anni. In meno di 12 ore, il 24 marzo si è portato via anche Gino Paoli e Dino Signori, a loro volta stelle polari della musica e dell’industria ciclistica. Nel momento in cui la notizia ci ha raggiunto, il pensiero è andato dritto su Giuseppe Martinelli: vai a sapere il perché. La curiosità per il ricordo del tecnico che negli stessi anni ha avuto in mano il più grande campione (italiano) degli ultimi trent’anni, ha avuto il sopravvento.

«Avevo già visto Castellano nell’orbita di Torriani – ricorda Martinelli – che per il Giro d’Italia è stato come Jean Marie Leblanc per il Tour de France. Il padrone del Giro, neanche il direttore o l’organizzatore: era padre e padrone. Con Castellano, che venne dopo di lui, ho sempre avuto un bellissimo rapporto. Era abbastanza di poche parole, però potevi parlarci. Ho sempre avuto la sensazione che fosse uno di noi. Ti mettevi lì e potevi farci due chiacchiere prima di una riunione al Giro d’Italia…».

Breve excursus, prima di cominciare. Dal 1946 al 1992 il Giro d’Italia fu diretto da Vincenzo Torriani, che aveva raccolto il testimone da Armando Cougnet, primo direttore della corsa rosa. Alla scuola di Torriani, dal 1975 iniziò la formazione di Castellano, che gli subentrò nel 1992 e rimase alla guida fino al 2005.

Pantani, Martinelli e Veneziano
Dal 1993 al 2002, Martinelli ha guidato Marco Pantani nella sua odissea sportiva e personale. Con loro qui il meccanico Veneziano
Pantani, Martinelli e Veneziano
Dal 1993 al 2002, Martinelli ha guidato Marco Pantani nella sua odissea sportiva e personale. Con loro qui il meccanico Veneziano
Come definiresti il rapporto che si era creato fra te e Castellano?

L’organizzatore del Giro d’Italia è più di tutti gli altri, anche se poi lo incontri alla Tirreno e al Lombardia. Non è facile creare un rapporto di amicizia spontanea, che poi non è amicizia perché ci vai a mangiare insieme. Con Castellano si era creato un feeling particolare, forse perché avevo il corridore che ha fatto un pezzo di storia del Giro. Tutti pensano al Pantani del 1998, ma non dimentichiamo che nel 1994 Marco fece secondo al Giro e terzo al Tour. Era al secondo anno da pro’, come adesso Seixas, come Pogacar dei primi tempi.

Cos’aveva di particolare Castellano?

Lo incontravi per strada, si fermava e ci mettevamo a parlare: non lo faceva solo con me, si fermava anche con gli altri. Dopo di lui gli organizzatori sono diventati tutti figli di se stessi. Non dico che se la tirano, però ti fanno sentire che loro sono organizzatori e tu un direttore sportivo. Secondo me oggi gli organizzatori non conoscono neanche più i direttori sportivi, perché sono così tanti, che fatichi ad avere un riferimento. Una volta invece il direttore sportivo era l’anima della squadra. Castellano aveva rispetto nei miei confronti e io nei suoi. Lui era l’organizzatore del Giro d’Italia, che per noi italiani è la corsa più importante.

Gli hai sempre dato del tu oppure c’è stata anche la fase che gli davi del lei?

In realtà gli ho quasi sempre dato del lei. Ho sempre mostrato rispetto, perché era una persona grande, anche di statura voglio dire (ride, ndr). Ho sempre pensato a lui come un Prudhomme dei tempi moderni, uno che ti saluta tutte le mattine e tu capisci di aver appena stretto la mano a una persona importante.

Vincenzo Torriani aveva guidato il Giro dal 1946 al 1993: a lui subentrò Castellano (foto Museo del Ghisallo)
Vincenzo Torriani aveva guidato il Giro dal 1946 al 1993: a lui subentrò Castellano (foto Museo del Ghisallo)
Vincenzo Torriani aveva guidato il Giro dal 1946 al 1993: a lui subentrò Castellano (foto Museo del Ghisallo)
Vincenzo Torriani aveva guidato il Giro dal 1946 al 1993: a lui subentrò Castellano (foto Museo del Ghisallo)
Invece Torriani?

Per parlare con lui, dovevi avere un argomento importante: non potevi incontrarlo per strada e chiedergli un parere. Non dico che non si fermasse, però era uno statista: uno che quasi speri di non incontrarlo, per non sentirti così piccolo. Forse ero ancora troppo giovane, però i dieci anni di Castellano me li ricordo diversamente…

Una persona gentile, però ferma nelle sue decisioni?

Enzo Cainero voleva a tutti i costi che il Giro passasse sul Crostis. Era una stradina strettissima e io ero andato a vederla. A un certo punto mi era toccato fare due chilometri e mezzo in retromarcia perché non si riusciva a girare la macchina e pensai che avrei dovuto chiamare per farmi soccorrere. Così nella riunione con Castellano dissi che la salita si poteva fare, però le macchine non sarebbero potute salire.

E lui?

Fu chiarissimo: «Guarda, ti dico che non la facciamo, perché è impossibile. Siamo andati anche noi a fare una ricognizione ed è escluso che si possa passare». E poi mi guardò come per dire: «Meno male che mi dai ragione!».

Aprica, al Giro 1994. Martinelli ferma Pantani, che poi sul Santa Cristina staccherà tutti
Aprica, al Giro 1994. Martinelli ferma Pantani, che poi sul Santa Cristina staccherà tutti
Aprica, al Giro 1994. Martinelli ferma Pantani, che poi sul Santa Cristina staccherà tutti
Aprica, al Giro 1994. Martinelli ferma Pantani, che poi sul Santa Cristina staccherà tutti
Come si poneva di fronte agli scioperi dei corridori?

Pugno duro, alla Tirreno del 1997 i corridori si erano fermati lamentando problemi di sicurezza. Lui fece una riunione in un hotel ed era furibondo, ricordo che ci mandò a quel paese. Non riammise nessuno nel tempo massimo e così ci toccò di venire a casa con tutta la squadra, mentre in corsa rimasero 50 corridori.

Aprica 1994, Pantani stacca Indurain e il Giro d’Italia esplode: come fu con Castellano?

Ero sull’ammiraglia e fermai Pantani perché aspettasse Indurain, Rodriguez e Berzin. Castellano arrivò quasi per chiedermi che cosa stessi facendo, me lo ricordo benissimo. Io non gli dissi niente, però capisco che potesse sembrare strano che fermassi Pantani dopo il Mortirolo fatto a quel modo e dopo la vittoria del giorno prima. In realtà ero convinto che così avremmo staccato di più Berzin, che era in maglia rosa, ed effettivamente sul Santa Cristina andò così.

Sempre Pantani, sulle strade della Costiera Amalfitana da cui veniva Castellano, andò a casa per il famoso gatto del Chiunzi che attraversò la strada e lo fece cadere.

Quel giorno Castellano accettò il fatto che io avessi fermato tutta la squadra per aspettare Marco. La sera mi chiamò perché era preoccupato che il giorno dopo Marco non partisse, come poi andò perché aveva tanto dolore.

Giro d'Italia 1997, Valico del Chiunzi, Marco Pantani, Marco Traversoni
Quando al Giro del 1997 Pantani cadde sul Chiunzi, la squadra si fermò con lui. Castellano capì, l’indomani Marco andò a casa e il Giro scoprì Garzelli
Giro d'Italia 1997, Valico del Chiunzi, Marco Pantani, Marco Traversoni
Quando al Giro del 1997 Pantani cadde sul Chiunzi, la squadra si fermò con lui. Castellano capì, l’indomani Marco andò a casa e il Giro scoprì Garzelli
Era un organizzatore che capiva le esigenze dei corridori o anteponeva su tutto quelle del Giro?

Secondo me capiva che era importante farli stare bene. Se c’era Pantani magari faceva il Giro più duro, sapeva come attirare l’attenzione su un corridore piuttosto che un altro. Poteva mettere anche una cronometro in meno o una salita in più. Prima certe cose ti arrivavano un po’ prima e avevi il tempo per andare a vedere i percorsi del Giro prima che nevicasse, adesso quasi non sai quando lo presentano, per cui è tutto diverso.

Cinque giugno del 1999, il giorno di Campiglio.

Quel giorno non vidi Castellano, ma ci sentimmo dopo. Era molto deluso, più che altro per tutto quello che gli era caduto addosso. Però sempre con l’intelligenza e senza rabbia, disse che non se l’aspettava. «Guarda Martinelli – mi disse – è una cosa troppo importante, avremo modo di parlare». Anche se poi non lo facemmo mai.

L’anno dopo, Marco decise di partire per il Giro all’ultimo momento…

Si partiva da Roma, con tanto di visita al Papa. E quando ebbi la certezza che Marco sarebbe partito, lo chiamai. Gli dissi che non sapevo in che condizioni fosse, ma ci sarebbe stato. E lui non fece altro che ringraziare: «Vada come vada, è un piacere averlo di nuovo in gruppo».

Giro 2001, il direttore del Giro in giacca e cravatta. Castellano ha rivestito il ruolo dal 1993 al 2005
Giro 2001, il direttore del Giro in giacca e cravatta. Castellano ha rivestito il ruolo dal 1993 al 2005
Giro 2001, il direttore del Giro in giacca e cravatta. Castellano ha rivestito il ruolo dal 1993 al 2005
Giro 2001, il direttore del Giro in giacca e cravatta. Castellano ha rivestito il ruolo dal 1993 al 2005
Lo avevi sentito di recente?

Non lo sentivo da tanto. Lo avevo visto al Giro in una partenza da Napoli, ricordo che ero all’Astana. La mattina che ho letto della sua morte è stata come un flash che mi è durato tutto il giorno. Porco cane, non pensavo. Poi ho saputo che era morto Dino Signori, che conoscevo benissimo perché ci sono andato mille volte con i corridori, ma non lo sentivo da tanto. E alla fine ho cominciato a vedere i titoli su Gino Paoli e all’inizio ho pensato alla ricorrenza di una sua qualche canzone.

Pensi che Castellano avrà modo di là di incrociare Pantani?

Ne sono certo, si saranno già visti e Castellano gli avrà chiesto: «Pantani, ma che cavolo è successo quel giorno?». E Marco gli avrà risposto: «Avvocato, capita nella vita, a Campiglio mi hanno proprio fregato».

Nairo Quintana

Quintana saluta e Malori ricorda: «L’ultimo scalatore puro»

27.03.2026
6 min
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Nairo Quintana chiuderà la carriera a fine anno. Ad annunciarlo è stato lo stesso atleta della Movistar alla vigilia della Volta a Catalunya. Non che sia un’immensa novità: alla fine questo momento era nell’aria, se non altro per la carta d’identità del colombiano, che ha 36 anni. Ma certo, quando saluta un corridore di questo calibro, la cosa fa sempre un po’ effetto.

Nairo Quintana, nato a Cómbita, in Colombia, il 4 febbraio 1990. Piccolo immenso scalatore che si rivelò al mondo durante il Tour de France del 2013, quando fece tremare l’allora mostruoso Chris Froome, salvo poi crollare per battiti cardiaci arrivati oltre il limite. Nairo Quintana dal volto imperturbabile, che pedalava con la maglia chiusa fino al collo anche se c’erano 40 gradi. Ma altrettanto capace di vincere con la neve: ricordiamo l’impresa del Terminillo alla Tirreno-Adriatico.

Per lui in bacheca oltre 50 vittorie, tra cui un Giro d’Italia, una Vuelta, due Tirreno e anche i prestigiosi secondi posti al Tour de France. Questi successi Quintana li ha ottenuti anche grazie ad Adriano Malori. Tra i due c’era un gran bel rapporto e a raccontarci questa storia, e Nairo stesso, è proprio il “Malo”.

Adriano Malori in una delle prime gare vicino a Quintana. Tra i due nacque subito un buon feeling
Adriano Malori in una delle prime gare vicino a Quintana. Tra i due nacque subito un buon feeling
Adriano Malori in una delle prime gare vicino a Quintana. Tra i due nacque subito un buon feeling
Malori in una delle prime gare vicino a Quintana. Tra i due nacque subito un buon feeling
Adriano, hai condiviso una bella fetta di carriera con Nairo Quintana…

Posso dire senza alcun dubbio che con Nairo ho vissuto gli anni più belli della mia carriera, che sono stati il 2014 e il 2015. Sin dall’inizio mi hanno messo subito nel suo gruppo. Ricordo che cominciammo al Tour de San Luis, in Argentina, e lui vinse. Poi facemmo anche la Tirreno, quando batté Contador. Ho sempre fatto parte del suo gruppo, insomma, e con Nairo mi sono tolto le soddisfazioni più grandi a livello di compagni in squadra, visto che con lui ho vinto un Giro d’Italia e sono salito sul podio di un Tour.

Tu Adriano lo conoscevi anche dietro le quinte ovviamente, che tipo è?

A dispetto di quello che appariva, molti lo reputavano un burbero che non rideva mai. Nairo invece è molto aperto, socievole. Solamente era un po’ timoroso in certe situazioni. Aveva paura di essere fregato. Quindi sembrava sempre un po’ sulle sue, invece era il primo a trascinare la squadra, era un leader.

In effetti conoscendolo in ambito lavorativo non appariva così…

Sì, era un leader. Per esempio ricordo il Tour de San Luis 2014, la prima gara che feci con lui e la Movistar. Io ero un po’ timoroso, anche se non era una gara importante. Comunque ero con la punta della squadra, facevo parte del suo gruppo e al tempo stesso parlavo ancora poco spagnolo. Ebbene fu lui a trascinarmi e a coinvolgermi. Proprio in quei primi giorni in Argentina mi diede un grosso aiuto con la lingua, anche grazie a Ventoso, perché lui parlava bene l’italiano. Spesso dunque parlavamo in italiano, ma Nairo intervenne e disse: «No, qua si parla in spagnolo, non parlate in italiano». E disse a Ventoso che dovevo apprendere la lingua.

Tour 2013, un giovane colombiano quasi sconosciuto fra tremare Froome sul Mont Venotux
Tour 2013, un giovane colombiano quasi sconosciuto fa tremare Froome sul Mont Venotux
Tour 2013, un giovane colombiano quasi sconosciuto fra tremare Froome sul Mont Venotux
Tour 2013, un giovane colombiano quasi sconosciuto fa tremare Froome sul Mont Venotux
Invece dicci di questo suo essere leader?

Mi accorsi subito che era un trascinatore. «Adesso ragazzi facciamo così». «Oggi facciamo così». Era il primo che si esponeva, se non era d’accordo con la tattica della squadra. Diceva: «No, secondo me dovremmo fare in quest’altro modo». E’ stato un capitano di grande personalità. Ha personalità. In corsa voleva stare sempre davanti e soprattutto aveva una grande consapevolezza dei suoi mezzi. Per dire, ricordate al Giro 2014 quella maxi caduta nelle prime tappe?

Quella verso Cassino?

Esatto. Pioveva forte e caddero 80 corridori. Noi restammo in piedi miracolosamente, ma là davanti Evans guadagnò quasi un minuto. Noi eravamo tutti preoccupati. Mi ricordo che parlando con Nairo gli dissi: cavolo, adesso Evans ha tutto quel vantaggio. Ora come faremo? Lui si gira e mi fa: «Adriano non ti preoccupare, voi continuate a fare il lavoro che state facendo, che Evans ne perderà di minuti da qua alla fine».

Però, che decisione. Invece Adriano tu che ruolo avevi in quel gruppo Quintana?

Non dovevo solo scortarlo in pianura. Ero una sorta di jolly perché andavo forte in pianura e lo tenevo davanti, ma quando ero in forma andavo anche in salita, dove ero l’ultimo dei “bestioni” a staccarsi. Impostavo il passo nella prima parte. O magari mi mandavano avanti fino alla prima o all’ultima salita, dipendeva dalla tattica, per dargli borraccia, assistenza, gel… Ma soprattutto all’epoca, quando c’erano più cronosquadre, sapevano che ero un uomo importante.

Giro 2014, tappa della Val Martello. Sullo Stelvio nevica. La discesa viene neutralizzata, ma con diverse lacune. Tra chi ne approfitta per scappare c'è Quintana. Quel giorno si vestirà di rosa fino al termine
Giro 2014, sullo Stelvio nevica. La discesa viene neutralizzata, ma con diverse lacune. Tra chi ne approfitta per scappare c’è Quintana che si vestirà di rosa fino al termine
Giro 2014, tappa della Val Martello. Sullo Stelvio nevica. La discesa viene neutralizzata, ma con diverse lacune. Tra chi ne approfitta per scappare c'è Quintana. Quel giorno si vestirà di rosa fino al termine
Giro 2014, sullo Stelvio nevica. La discesa viene neutralizzata, ma con diverse lacune. Tra chi ne approfitta per scappare c’è Quintana che si vestirà di rosa fino al termine
Insieme avete vinto il Giro d’Italia delle polemiche per la discesa dello Stelvio neutralizzata male. Raccontaci di quel giorno…

Bandierine o non bandierine, fatto sta che lui alla fine, anche con la bravura e con la scaltrezza, perché serve anche quella, è riuscito ad avere la meglio. L’errore semmai lo commise l’organizzazione. Perché è vero che Nairo andò avanti nonostante la bandiera, ma non fece altro che seguire Pierre Rolland e qualche altro corridore. Poi se nessuno ti obbliga, chi si ferma? L’atleta non si ferma in certi momenti. Successivamente salendo in Val Martello vinse e andò in rosa. E comunque in salita era il più forte in quel Giro. Vinse la crono del Grappa e sullo Zoncolan controllò con grande tranquillità.

E voi quella sera della Val Martello in hotel che cosa dicevate?

Noi eravamo contentissimi perché comunque Nairo era andato in maglia rosa. E poi avevamo visto che aveva realizzato il miglior tempo di scalata, anche meglio di quelli che avevano inseguito dietro, gli altri big insomma. Avevamo fatto vedere a tutti quelli che erano i più forti e quella sera abbiamo capito che il Giro lo potevamo perdere solo noi.

Un altro passaggio simbolo della carriera di Quintana fu il Ventoux in maglia bianca, attaccato a colui che sembrava inarrivabile, Froome. Secondo te Nairo è stato uno di quei giovani che ha iniziato ad alzare l’asticella?

Più che altro credo che Nairo rimanga l’ultimo scalatore vero e puro del ciclismo e che sia riuscito anche a vincere dei Grandi Giri. Mi riferisco al fisico minuto, al fatto che era sempre in piedi, che spingeva rapporti lunghi… Un Escartín, un Pantani. Oggi gli scalatori vanno forte a cronometro, in discesa, nelle crono…

Nairo Quintana
Quintana e la Movistar: Nairo ha sempre militato nel team di Unzue, salvo tre stagioni (2020-2022) in cui ha vestito i colori dell’Arkea
Nairo Quintana
Quintana e la Movistar: Nairo ha sempre militato nel team di Unzue, salvo tre stagioni (2020-2022) in cui ha vestito i colori dell’Arkea
A proposito di crono, Quintana andava anche abbastanza bene: gli hai mai dato qualche consiglio?

Molti. Solitamente quando correvo con lui partivo sempre abbondantemente prima e gli davo consigli sul percorso, sui materiali, sul vento, sull’impostazione di quella curva. Tipo: anche se l’ingresso sembra brutto, tu vai dentro deciso… E lui mi ascoltava tantissimo. Sapeva che io le crono le facevo forte e si fidava.

Immaginiamo siano belle storie anche per voi professionisti o ex professionisti, Adriano…

La cosa che mi ha fatto piacere è vederlo tornare nel ciclismo importante, dopo quell’anno fermo per la vicenda del Tramadol. A danneggiarlo per me è stata la lotta faccia a faccia con l’UCI. Non si meritava dunque di finire in quel modo. Quando l’ho rivisto qualche tempo fa mi ha detto di essere tornato per non chiudere la carriera nel dimenticatoio e che avrebbe fatto altri due o tre anni con la Movistar, una squadra che alla fine gli vuole bene e quella che lo aveva lanciato. Non dimentichiamo che è stato il primo latinoamericano a vincere un Grande Giro e la sua popolarità è stata, ed è, enorme. Giusto dunque andare avanti.

Richard Carapaz

Non solo Buitrago. Anche Carapaz punta forte sulla corsa rosa

26.03.2026
4 min
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Richard Carapaz sarà uno dei pretendenti al prossimo Giro d’Italia. Lo dice lui stesso senza mezzi termini. Il campione della EF Education-EasyPost lo abbiamo incontrato alla Tirreno-Adriatico, quando con calma e passione ci ha raccontato il suo progetto rosa.

A 33 anni l’ecuadoriano alla Tirreno ci ha provato, senza troppa gloria a dire il vero. Qualche giorno è andato meglio, altri è un po’ rimbalzato. Mentre al Catalunya, dove il livello è ancora più alto, sta tenendo fede al suo progetto di crescita.

Richard Carapaz
Una Tirreno di costruzione per Carapaz che ha chiuso la Corsa dei Due Mari al 18° posto
Richard Carapaz
Una Tirreno di costruzione per Carapaz che ha chiuso la Corsa dei Due Mari al 18° posto

La generale in testa

«Come sto dopo questa Tirreno? Ne esco con sensazioni molto buone alle gambe. Questo inverno – spiega – è stato un po’ differente per me vista la mia situazione familiare (la figlia ha avuto problemi di salute e lui è stato costretto a chiudere la stagione anzitempo, ndr). Ma sono felice perché poi sono riuscito ad allenarmi bene. Queste mie prime gare in Europa, specie il finale della Tirreno, sono state buone come ho detto».

Come abbiamo visto per Buitrago ieri, Richard Carapaz sta seguendo un percorso molto simile. Dopo qualche giorno di riposo il campione olimpico di Tokyo è volato al Catalunya, dove ha accumulato altro ritmo gara.

«Sì, fare il Catalunya era importante per me – spiega Carapaz – poi tornerò in Ecuador e lì farò la mia altura classica e da lì diretto al Giro d’Italia, dove farò classifica al 100 per cento. Questo è l’obiettivo. Alla fine il Giro è una corsa davvero speciale per me. Questo inverno ne ho parlato con la squadra perché fosse il mio primo obiettivo. E questo è il mio cammino per arrivarci, cercando via via buone sensazioni. Voglio arrivarci al meglio».

Ma quanto è bello da italiani sentire un atleta di grosso calibro dire che vuole fare il Giro, che lo ha chiesto alla sua squadra? Quasi quasi viene già voglia di tifare, almeno un po’, per Carapaz. Ma rivestiamo i panni di chi fa cronaca e non quelli dell’appassionato.

Richard Carapaz
Nel 2019 Carapaz vinse il Giro: fu uno dei primissimi grandi trionfi sportivi per il suo Paese. Vi torna per la quinta volta
Richard Carapaz
Nel 2019 Carapaz vinse il Giro: fu uno dei primissimi grandi trionfi sportivi per il suo Paese. Vi torna per la quinta volta

Il Giro e Carapaz

Carapaz ha vinto la corsa rosa nel 2019. Lo ha fatto forse in modo un po’ rocambolesco quando s’infilò nella guerra tra Roglic e Nibali, tenendo fede al detto per cui tra i due litiganti il terzo gode. Fatto sta che quell’anno non rubò niente a nessuno e anzi fu l’unico in grado di marcare una differenza in salita, almeno per un giorno.

Altrettanto però con il Giro d’Italia si è anche scottato. Ha perso quello che su carta sembrava più facile. Il Giro del 2022 contro Hindley, quando gli mancarono le energie nei 3.000 metri finali della Marmolada. E di nuovo il pasticcio tattico del Finestre meno di 12 mesi fa.

Ciò nonostante, il legame con il Giro resta forte e un po’ come Simon Yates, Carapaz ha voglia di realizzare il suo sogno. Ma tra questo suo sogno e la realtà c’è un signore chiamato Jonas Vingegaard.

«Certo che Vingegaard è uno dei favoriti – dice Carapaz con un volto super disteso – però voi ben sapete le insidie che nasconde il Giro. E’ una corsa differente da tutte le altre e non sempre si decide in un solo giorno, o al contrario si può decidere in un momento. Abbiamo visto come è andata l’anno passato… Io credo di avere buone carte, specie per il finale. E proverò a stare lì. E poi io ho una cosa che Vingegaard non ha con il Giro, l’esperienza».

Carapaz e Del Toro, Finestre, Giro 2025
Carapaz ha parlato di esperienza. Di certo, se la classifica sarà ancora aperta, non commetterà lo stesso errore del Colle delle Finestre
Carapaz e Del Toro, Finestre, Giro 2025
Carapaz ha parlato di esperienza. Di certo, se la classifica sarà ancora aperta, non commetterà lo stesso errore del Colle delle Finestre

L’esperienza dalla sua…

Esperienza che passa sia dal conoscere le strade italiane, sia appunto i tranelli della corsa, che le sue salite. Vero che oggi gli atleti e i tecnici con Veloviewer e gli altri strumenti sanno tutto in anticipo e possono addirittura riprodurre le scalate metro per metro sui rulli esattamente come un pilota di Formula 1 si allena al simulatore, ma pedalarci dal vivo resta tutt’altra cosa.


«Conosco già diverse salite – ci dice Carapaz – ma non andrò a rivederle o a visionare delle tappe. Ciò che abbiamo visto, proprio nei primi giorni della Tirreno, è stata la cronometro di Massa, che era vicino. Per me, in questo momento, più che scoprire le tappe è importante continuare a migliorare. Voglio avvicinare il mio 100 per cento, tra Catalunya e altura. Magari mi manca ancora un 20 per cento ancora.

«I giovani vanno forte, ma anche noi più esperti continuiamo a migliorare. Io cerco di essere al massimo per tutte le corse che faccio. Lavoro duro per essere sempre vicino ai migliori. E questa è la vera differenza del ciclismo moderno con quello di un tempo: devi essere sempre al top in ogni singola gara. In generale sono sereno, sono felice di poter preparare il Giro e che la squadra mi stia appoggiando per questo. Posso solo dare il massimo».

Citroen, macchina ufficiale degli eventi RCS Sport & Events

Citroën nuovo mobility partner di Giro d’Italia e corse RCS Sport

25.03.2026
4 min
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Citroën rafforza il proprio legame con il mondo del ciclismo. Il marchio francese è difatti il nuovo mobility partner ufficiale del Giro d’Italia e più in generale di tutte le corse organizzate da RCS Sport per la stagione 2026. La partnership ha preso ufficialmente il via già dalle Strade Bianche del 7 marzo. Da quel momento Citroën accompagnerà l’intero calendario delle principali competizioni organizzate da RCS Sport & Events. Il marchio diventerà l’auto ufficiale del Giro d’Italia e delle altre grandi gare del ciclismo internazionale.

Protagonista assoluto sarà il nuovo SUV Citroën C5 Aircross. Il modello sarà difatti utilizzato come vettura di supporto durante le corse. Sarà inoltre presente lungo tutto il percorso delle competizioni come vetrina tecnologica e di immagine per il marchio.

Filippo Franceschi, Marketing Manager Citroen Italia
Filippo Franceschi, Marketing Manager Citroen Italia

Presenza costante nelle grandi corse

L’accordo coinvolge numerosi eventi del calendario ciclistico internazionale. Citroën accompagnerà il Giro d’Italia, il Giro d’Italia Women, il Giro Next Gen e il Giro-E dedicato alle e-bike. La collaborazione include anche alcune delle più importanti classiche italiane. Tra queste la Milano-Sanremo, la Tirreno-Adriatico, la Milano-Torino, il Gran Piemonte e il Giro d’Abruzzo. A queste si aggiungono le Gran Fondo legate alle grandi corse, come la già disputata Strade Bianche e Il Lombardia.

Per Citroën si tratta di una piattaforma di visibilità straordinaria. Le gare organizzate da RCS Sport attraversano tutta l’Italia. Coinvolgono milioni di spettatori lungo le strade e un pubblico televisivo internazionale.

Milano-Sanremo 2026, fuga, Citroen C5 Aircross
Alle spalle della fuga alla Milano-Sanremo spunta la Citroen C5 Aircross
Milano-Sanremo 2026, fuga, Citroen C5 Aircross
Alle spalle della fuga alla Milano-Sanremo spunta la Citroen C5 Aircross

Il nuovo C5 Aircross

Il nuovo SUV Citroën C5 Aircross rappresenta il modello di punta della gamma della casa francese. Il veicolo è progettato per offrire comfort, tecnologia e versatilità. Qualità fondamentali per affrontare le esigenze logistiche delle grandi corse ciclistiche.

La macchina organizzativa del Giro d’Italia richiede infatti veicoli affidabili e versatili. Le auto devono percorrere centinaia di chilometri ogni giorno. Devono affrontare percorsi complessi, strade di montagna, pavé e tratti sterrati.

In questo contesto il C5 Aircross diventa una vera e propria unità operativa mobile. Il modello integra il programma Citroën Advanced Comfort, che punta a garantire il massimo benessere a bordo. Sospensioni con ammortizzatori idraulici progressivi, sedili Advanced Comfort e tecnologie di assistenza alla guida rendono il SUV adatto a lunghi trasferimenti e condizioni difficili.

L’abitacolo è progettato come un ambiente ampio e tecnologico. Il grande touchscreen centrale con design “Waterfall”, lo spazio generoso per i passeggeri e il bagagliaio capiente rendono il veicolo ideale per lo staff organizzativo delle gare…

Il nuovo C5 Aircross segna un passo importante nel percorso di elettrificazione del marchio. Il SUV è disponibile con diverse motorizzazioni elettrificate. La versione 100% elettrica Comfort Range sviluppa 210 CV ed è abbinata a una batteria da 73 kWh. L’autonomia raggiunge i 520 chilometri. La variante Long Range, con motore da 230 CV e batteria da 97 kWh, offrirà fino a 680 chilometri di autonomia.

La gamma comprende anche le versioni Hybrid 145 Automatic e Plug-In Hybrid 225 Automatic. Una scelta che consente a Citroën di proporre diverse soluzioni di mobilità sostenibile.

Il modello a seguito delle corse RCS Sport è la C5 Aircross
Il modello a seguito delle corse RCS Sport è la C5 Aircross

Citroën e il ciclismo

Il rapporto tra Citroën e il ciclismo affonda le radici nella storia. Già in passato i modelli del marchio hanno accompagnato le carovane delle grandi corse. Più recentemente Citroën è stata co-title sponsor del team WorldTour AG2R Citroën Team tra il 2021 e il 2023. Il marchio è inoltre stato protagonista del Giro-E dal 2023 al 2025 come partner del team FLY Citroën, formazione impegnata nella promozione della mobilità sostenibile.

Citroën è presente in Italia dal 1924. In oltre un secolo ha costruito un rapporto forte con il territorio e con gli automobilisti italiani. Oggi la rete conta oltre 190 punti vendita nel Paese.

Citroen fornirà i suoi mezzi a tutti i componenti dello staff organizzativo delle gare RCS Sport
Citroen fornirà i suoi mezzi a tutti i componenti dello staff organizzativo delle gare RCS Sport

Una partnership che guarda al futuro

L’accordo con RCS Sport rafforza la presenza di Citroën nel panorama sportivo italiano. Il ciclismo rappresenta uno degli sport più popolari e accessibili. Le gare attraversano città, borghi e paesaggi naturali, portando lo spettacolo direttamente tra le persone.

Per Citroën è l’occasione di affiancare un evento simbolo della cultura sportiva italiana. Allo stesso tempo è una vetrina per mostrare innovazione tecnologica, mobilità sostenibile e comfort di nuova generazione.

Il Giro d’Italia e le grandi classiche italiane diventeranno così un palcoscenico privilegiato per raccontare l’evoluzione del marchio francese. Un viaggio lungo le strade d’Italia, dove mobilità e ciclismo condividono la stessa passione per la strada.

Citroën

Santiago Buitrago, Camerino

Buitrago e il Giro d’Italia. Stavolta si punta alla classifica

25.03.2026
4 min
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SAN BENEDETTO DEL TRONTO (AP) – «E’ stata una Tirreno bella, dura, ma anche un po’ strana. C’erano salite corte ma esplosive. Contava moltissimo la posizione, stare davanti… Ma per come stavo, essendo tornato poco prima dalla Colombia, non posso non essere contento». Santiago Buitrago inizia così a raccontarci del suo cammino verso il Giro d’Italia.

Il corridore della Bahrain Victorious sarà infatti presente alla prossima corsa rosa. Santiago ha già vinto due tappe al Giro d’Italia e da due anni aveva provato il Tour de France. Stavolta però le cose per lui sembrano prospettarsi in modo diverso. A 26 anni (va per i 27) è giunta l’ora di fare classifica.

Santiago Buitrago (classe 1999) si appresta ad affrontare il suo terzo Giro d'Italia
Santiago Buitrago (classe 1999) si appresta ad affrontare il suo terzo Giro d’Italia
Santiago Buitrago (classe 1999) si appresta ad affrontare il suo terzo Giro d'Italia
Santiago Buitrago (classe 1999) si appresta ad affrontare il suo terzo Giro d’Italia

Questione di ritmo

La stagione di Buitrago è iniziata molto bene. Subito è volato in Australia, dove al Tour Down Under, non certo gara per scalatori puri come lui, ha colto un buon 22° posto e poi è tornato nella sua Colombia. Santi vive nella provincia di Bogotá. In piena fase di carico ha ottenuto il quarto posto ai campionati nazionali, vinti da Egan Bernal.

Ma il ritorno in Italia è stato più che scoppiettante: primo al Trofeo Laigueglia e settimo alla Tirreno-Adriatico, corsa che, come lui stesso ha in parte detto, quest’anno richiedeva un gran ritmo.

«Cosa mi è mancato? Il secondo giorno ho preso la salita parecchio indietro e in una tappa mossa e tecnica come quella di San Gimignano non era il massimo. Lì ho perso un po’ di tempo. E lo stesso anche due frazioni dopo. Ma, come detto, quel che credo mi sia mancato sia stato un po’ di ritmo gara, perché su questo percorso e con questo livello era determinante. Quell’esplosività che ti dà la corsa, appunto».

Buitrago però appare sereno. In questi giorni sta disputando la Volta a Catalunya, altra gara con un parterre di altissimo livello. Poi tornerà in Colombia, sfruttando quel pregio che hanno gli andini: stare a casa e fare altura al tempo stesso.

Santiago Buitrago
La seconda vittoria di Buitrago al Giro. Qui era alle Tre Cime nel 2023. La prima fu a Lavarone nel 2022
Santiago Buitrago
La seconda vittoria di Buitrago al Giro. Qui era alle Tre Cime nel 2023. La prima fu a Lavarone nel 2022

Verso il Giro

«Intanto spero di andare meglio al Catalunya, mi piacerebbe molto. Dopodiché andrò a casa e ritornerò per il Giro d’Italia e quest’anno mi piacerebbe provare a fare la classifica. Al Giro sono stato già due volte e credo sia il momento giusto per provare a fare uno step. Il percorso l’ho visto. E’ abbastanza impegnativo e quella crono così lunga non sarà facile. Ma sono motivato a fare bene».

L’idea di fare classifica piace molto anche a Franco Pellizotti, direttore sportivo della Bahrain Victorious. Buitrago ormai lo conosce da tempo e “Pelli” è sempre riuscito a tirare fuori il massimo da lui. Ma potremmo dirlo in generale degli atleti che ha avuto, specialmente nelle settimane del Giro. Ricordiamo per esempio il cammino per portare la maglia ciclamino di Jonathan Milan a Roma, quando Jonathan stava male sulle Tre Cime: quella fu una piccola impresa tecnico-tattica del diesse friulano.

Con Buitrago perché non pensare dunque anche al podio? In fin dei conti, tolti Jonas Vingegaard e Joao Almeida, gli altri sono a un livello piuttosto omogeneo.

Santiago Buitrago, cronometro
Buitrago e la Bahrain stanno lavorando molto sulla lunga crono del Giro
Santiago Buitrago, cronometro
Buitrago e la Bahrain stanno lavorando molto sulla lunga crono del Giro

Fiducia Pellizotti

Chi sembra già dentro al progetto Buitrago-Giro in tutto e per tutto è proprio Pellizotti. Forse perché anche lui sente e fiuta l’occasione. Noi magari con la parola podio osiamo, azzardiamo, ma dal discorso che fa il friulano forse non ci andiamo troppo lontano.

«Santiago si sta preparando bene – spiega Pellizotti – e puntiamo a fare una buona classifica con lui. Sarà il primo che tenterà di farla. E’ molto motivato e la squadra lo supporterà bene, a partire da Damiano Caruso, che sarà il nostro road captain. E poi anche io con lui sto legando di più, avendolo seguito in tutte queste corse prima del Giro.

«Certamente – va avanti Pellizotti – è una crono difficile per lui, però è anche vero che poi ci sono anche tanti arrivi in salita. Poi partiamo anche dal presupposto che noi non partiamo per vincere il Giro e quindi il nostro target per la lotta in generale avverrà con gli altri scalatori. Noi però per quella crono ci stiamo impegnando molto. Anche a casa farà parecchie ore con la bici da crono. Abbiamo rivisto la posizione durante l’inverno e sarà un tassello importante».

Novi, cioccolato ufficiale del Giro d'Italia

Novi e il Giro: il Grande Cioccolato Italiano al fianco della Corsa Rosa

24.03.2026
4 min
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Il legame tra sport e tradizione italiana si conferma sempre più. Novi, il Grande Cioccolato Italiano, prosegue il proprio rapporto di stretta ed evidente collaborazione con il Giro d’Italia, confermandosi Cioccolato Ufficiale della Corsa Rosa. Un accordo che consolida una collaborazione iniziata nel 2019 e che negli anni ha saputo unire il mondo del ciclismo con quello dell’eccellenza dolciaria italiana.

Il Giro d’Italia rappresenta una delle competizioni sportive più iconiche del panorama internazionale. Ogni anno attraversa l’Italia raccontando territori, tradizioni e passioni. In questo contesto, la presenza di Novi aggiunge un elemento simbolico che celebra il gusto e la qualità del Made in Italy.

La collaborazione tra Novi e la Corsa Rosa ha radici precise. Tutto ebbe inizio nel 2019 con un momento storico per l’azienda: l’arrivo di una tappa del Giro davanti allo stabilimento del Gruppo Elah Dufour a Novi Ligure. Proprio come succederà anche quest’anno. Un evento simbolico che ha segnato l’inizio di un percorso condiviso. L’anno successivo, nel 2020, Novi è stata ufficialmente nominata Cioccolato Ufficiale del Giro d’Italia, dando vita a una partnership che negli anni si è consolidata e ampliata.

Durante ogni singola edizione del Giro, il marchio Novi è stato presente lungo tutto il percorso della corsa. Dagli spazi del Villaggio Giro fino alle aree dedicate ai tifosi, l’azienda propone momenti di degustazione, attività di intrattenimento e iniziative pensate per coinvolgere il pubblico. Un modo per accompagnare atleti e appassionati lungo le strade d’Italia, trasformando ogni tappa in un’esperienza che unisce sport, energia e convivialità.

Guido Repetto, Presidente del Gruppo Elah Dufour Novi
Guido Repetto, Presidente del Gruppo Elah Dufour Novi
Guido Repetto, Presidente del Gruppo Elah Dufour Novi
Guido Repetto, Presidente del Gruppo Elah Dufour Novi

Il Giro a Novi Ligure

«Siamo davvero orgogliosi di rinnovare e rafforzare il nostro legame con il Giro d’Italia – ha dichiarato Guido Repetto, presidente del Gruppo Elah Dufour Novi – una manifestazione che rappresenta passione, tradizione e italianità. Sono gli stessi valori che guidano da sempre la nostra azienda. Dal 2019 abbiamo accompagnato con entusiasmo la crescita di questo evento, portando il gusto e la qualità del nostro cioccolato lungo le strade del Giro, coinvolgendo il pubblico con esperienze dedicate. Il connubio tra ciclismo e cioccolato non è casuale. Il Giro d’Italia è una festa popolare che attraversa città, borghi e paesaggi unici, capace di coinvolgere milioni di persone. In questo scenario, la presenza di un marchio come il nostro contribuisce a raccontare un’altra eccellenza italiana: quella della tradizione dolciaria».

Il cioccolato Novi è infatti sinonimo di qualità e attenzione alla filiera produttiva. L’azienda controlla l’intero processo, dalla selezione delle materie prime fino alla lavorazione finale nello stabilimento di Novi Ligure. Le fave di cacao provengono dall’Ecuador, mentre le nocciole utilizzate nelle ricette sono esclusivamente italiane. Una scelta che garantisce standard qualitativi elevati e un gusto riconoscibile.

Crema Novi
Tra le specialità dell’azienda spicca la crema spalmabile, che si distingue per l’elevata percentuale di nocciole
Crema Novi
Tra le specialità dell’azienda spicca la crema spalmabile, che si distingue per l’elevata percentuale di nocciole

La mitica Crema Novi

Tra i prodotti simbolo del marchio spiccano i celebri Nocciolati Novi, che hanno contribuito a rendere l’azienda leader nel mercato delle tavolette di cioccolato. Ma la tradizione Novi affonda le sue radici ancora più lontano, nella cultura dolciaria piemontese dell’Ottocento. Da questa tradizione nascono alcuni dei cioccolatini più iconici della storia italiana. I Gianduiotti, con la loro caratteristica forma a barchetta rovesciata e l’incarto dorato, rappresentano uno dei simboli del cioccolato piemontese. Accanto a loro i cremini Cuadro, composti da morbidi strati di cioccolato e nocciola, e specialità come gli Otello: le praline ripiene di crema fondente con una nocciola intera.

Tra le specialità più amate spicca anche la Crema Novi, la crema spalmabile che si distingue per l’elevata percentuale di nocciole, pari al 45%. Una caratteristica unica nel panorama delle creme al cacao e nocciola. La ricetta non contiene olio di palma né grassi aggiunti diversi da quelli naturalmente presenti nel cacao e nelle nocciole. Il risultato è una crema dalla consistenza morbida e dal gusto intenso. Crema è diventata negli anni un punto di riferimento per la colazione, per uno snack o per concludere il pasto con una nota dolce. Il suo sapore è legato alle nocciole delle colline italiane, elemento che contribuisce a definire il carattere autentico del prodotto.

La partnership con il Giro d’Italia conferma dunque la volontà di Novi di continuare a pedalare accanto alla Corsa Rosa. Un percorso che unisce sport, tradizione e passione italiana. Proprio come il Giro, anche il cioccolato Novi continua a raccontare una storia fatta di territorio, qualità e condivisione.

Elah Dufour

Van Aert, Visma Lease a Bike, Strade Bianche, Rouvy

ROUVY Official Training Partner di Giro e grandi classiche RCS Sport

14.03.2026
3 min
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Il ciclismo professionistico e il mondo dell’indoor training diventano ancora più vicini. L’app di ciclismo virtuale ROUVY ha difatti annunciato una nuova partnership con RCS Sport & Events che la rende Official Training Partner del Giro d’Italia, oltre che di altre corse iconiche del calendario internazionale come Strade Bianche, Milano-Sanremo, Tirreno-Adriatico e Milano-Torino. L’accordo rappresenta un passo importante per la piattaforma di allenamento indoor. L’obiettivo è portare nel mondo digitale alcune delle strade più iconiche del ciclismo professionistico, permettendo agli utenti di pedalare virtualmente sugli stessi percorsi affrontati ogni anno dai grandi campioni.

Grazie a questa collaborazione, ROUVY integrerà progressivamente all’interno della propria piattaforma alcune tappe e segmenti chiave del Giro d’Italia, sia maschile che femminile. I percorsi verranno registrati direttamente sulle strade reali e trasformati in esperienze immersive per l’allenamento indoor. L’idea è semplice ma potente: permettere agli appassionati di pedalare da casa sui tracciati che hanno fatto la storia del ciclismo. Salite leggendarie, strade bianche e passaggi iconici saranno ricreati con grande fedeltà per offrire un’esperienza il più possibile realistica.

Tra i primi percorsi già disponibili nell’app c’è quello della Strade Bianche. A questo si aggiungono diverse salite iconiche spesso protagoniste del Giro d’Italia.

«La maggior parte degli appassionati di ciclismo – ha dichiarato Petr Samek, CEO di ROUVY – vive con grande passione eventi come il Giro d’Italia e le grandi classiche. Offrire ai nostri utenti la possibilità di pedalare su quelle stesse strade è qualcosa di estremamente entusiasmante. La nostra community ama collegare l’allenamento indoor con le grandi sfide che vede affrontare dai professionisti. Per questo continueremo ad ampliare la libreria dei percorsi nei prossimi mesi».

ROUVY, Strade Bianche
ROUVY è partner tecnico del Team Lidl-Trek e del Team Visma Lease a Bike
ROUVY, Strade Bianche
ROUVY è partner tecnico del Team Lidl-Trek e del Team Visma Lease a Bike

Un vantaggio per i team professionistici

Ma questa partnership non riguarda solo gli amatori. Anche i team professionistici potranno sfruttare i percorsi digitalizzati per preparare le gare. Gli atleti avranno difatti la possibilità di studiare e simulare facilmente alcune tappe chiave direttamente indoor, analizzando salite, discese e tratti tecnici prima della corsa.

Per gli appassionati, invece, ROUVY offrirà anche le versioni digitali di eventi gran fondistici molto popolari. Tra questi la Gran Fondo Strade Bianche e la Gran Fondo Il Lombardia, che diventeranno veri e propri “gemelli digitali” dei percorsi reali. Gli utenti potranno allenarsi, studiare il tracciato o semplicemente rivivere la gara anche dopo averla disputata.

Tra i corridori che utilizzano la piattaforma c’è anche Wout van Aert, atleta del Team Visma Lease a Bike e grande utilizzatore ROUVY.

«Mi alleno soprattutto su strada – ha dichiarato Wout van Aert – ma quando devo pedalare indoor ROUVY mi permette di visualizzare al meglio i percorsi e ricordare cosa mi aspetta in gara».

ROUVY, Strade Bianche, Piazza del Campo Siena
Grazie a Rouvy e all’accordo con RCS Sport durante i vostri allenamenti indoor sarà possibile pedalare sulle strade delle grandi classiche italiane e del Giro
ROUVY, Strade Bianche, Piazza del Campo Siena
Grazie a Rouvy e all’accordo con RCS Sport durante i vostri allenamenti indoor sarà possibile pedalare sulle strade delle grandi classiche italiane e del Giro

Le grandi corse RCS sempre più accessibili

Nell’ambito della partnership, ROUVY inizierà a registrare nuove strade durante le giornate di gara delle principali competizioni RCS. L’obiettivo sarà quello di catturare non solo il percorso, ma anche l’atmosfera della corsa, con pubblico, paesaggi e contesto reale. Tra i percorsi che entreranno nella piattaforma figurano Strade Bianche, Milano-Sanremo, Giro d’Italia e Milano-Torino.

L’accordo segna anche un passaggio di testimone. In precedenza la collaborazione con il Giro d’Italia era gestita dalla piattaforma Bkool, acquisita proprio da ROUVY nel 2025.

«Il Giro d’Italia e le nostre corse – ha commentato Paolo Bellino, Amministratore Delegato e Direttore Generale di RCS Sport & Events – sono celebri per i loro paesaggi spettacolari e per i percorsi leggendari. Grazie a ROUVY queste esperienze diventano accessibili a tutti gli appassionati nel mondo, permettendo loro di vivere le nostre gare in modo completamente nuovo. E’ un passo importante per rendere il ciclismo fruibile 365 giorni all’anno».

ROUVY

Gianmarco Garofoli, Soudal Quick-Step, Giro di Sardegna 2026

Garofoli: l’anno della consacrazione e la voglia di affermarsi

10.03.2026
5 min
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Con la terza partecipazione alla Strade Bianche, si è chiuso il primo blocco stagionale di Gianmarco Garofoli. Un periodo breve, ma intenso, tra allenamenti, ritiri e corse. Dodici giorni di gara, partendo dall’AlUla Tour, Giro di Sardegna, Trofeo Laigueglia e, per l’appunto, Strade Bianche. Il tutto intervallato da un periodo di altura in Spagna, dove il corridore della Soudal Quick-Step è stato coinvolto in un incidente stradale.

«Dopo quell’episodio – racconta Garofoli – non è stato facile ripartire, mi ha toccato molto e in qualche modo cambiato. Non mi sono sentito a mio agio e sicuro in bici, mi sono sentito persino impotente nei confronti delle auto e degli automobilisti. Ero già stato coinvolto in un incidente stradale, ma in quel caso avevo visto la macchina. Essere colpiti da dietro e scaraventati a terra ti mette addosso una paura diversa».

Finalmente casa

Gianmarco Garofoli ha rivisto casa dopo tanto tempo, un mese e mezzo, tanto è passato dall’inizio dell’AlUla Tour all’ultima curva delle Strade Bianche. 

«Mi era mancata – ammette – e mi hanno accolto bene, ora mi godo la famiglia e lo stare qui. Alla fine di tutto penso sia stata una prima parte di stagione che è andata bene, ma non benissimo. Adesso mi fermo per qualche giorno, poi ripartirò a lavorare sodo. Tornerò in gara al Catalunya, poi un altro periodo di altura, debutterò alla Freccia Vallone e alla Liegi-Bastogne-Liegi e infine ancora il Giro d’Italia».

Gianmarco Garofoli, Soudal Quick-Step, Giro di Sardegna 2026
Garofoli al Giro di Sardegna è andato vicino alla vittoria in diverse occasioni, è mancato però il colpo grosso
Gianmarco Garofoli, Soudal Quick-Step, Giro di Sardegna 2026
Garofoli al Giro di Sardegna è andato vicino alla vittoria in diverse occasioni, è mancato però il colpo grosso
Un debutto importante alle Ardenne…

Sarà la mia prima volta su quelle strade. In realtà ci sarei dovuto andare anche l’anno scorso, poi però i programmi cambiarono a causa dell’incidente di Remco Evenepoel. Ora invece toccherà a me, un bel banco di prova in gare che penso possano avvicinarsi alle mie caratteristiche

Lo hai nominato, senza Evenepoel è una Soudal Quick-Step tanto diversa?

Lo scorso anno insieme a lui ho corso solamente al Lombardia e la prima volta che l’ho visto in gara è stato al mondiale in Rwanda. Diciamo che la sua mancanza si sente all’interno della squadra. Io me ne rendo conto anche solo in maniera indiretta, da quelli che sono gli obiettivi e i programmi.

Va via un fuoriclasse e ora tocca a voi fare un passo in più?

L’obiettivo del team è quello di tornare competitivo nelle Classiche, tralasciando i Grandi Giri. O per lo meno non guardando alla generale, ma più alle singole tappe. Per me si apre un ventaglio di opportunità interessante, se mi fossi trovato a correre con Evenepoel avrei sicuramente lavorato per lui. Ora sono molto più libero di giocarmi le mie carte.

Gianmarco Garofoli, Soudal Quick-Step, in azione al Trofeo Laigueglia 2026
Garofoli in azione al Trofeo Laigueglia, concluso all’undicesimo posto
Gianmarco Garofoli, Soudal Quick-Step, in azione al Trofeo Laigueglia 2026
Garofoli in azione al Trofeo Laigueglia, concluso all’undicesimo posto
Con quali ambizioni?

L’obiettivo principale di questa prima metà di stagione sarà il Giro d’Italia. Nel 2025 ho fatto il mio esordio alla Corsa Rosa e ho avuto delle buone risposte. Quest’anno arriverò con una maggiore convinzione nei miei mezzi e tanta fiducia. 

Che stagione deve essere questa?

Quella in cui riuscire a fare un passo ulteriore in avanti. Nella passata stagione ho fatto registrare buone prestazioni senza concretizzarle

In che modo si concretizza?

Penso sia un aspetto più mentale che fisico. Il 2025 era un anno particolare, nel quale sono arrivato dopo tante stagioni difficili e un approccio al professionismo complicato. Nei miei primi anni da pro’ faticavo a stare in corsa. L’anno scorso sono riuscito a propormi, a stare in gara e farmi vedere. Adesso serve raccogliere i risultati.

Filippo Magli, Bardiani CSF 7 Saber, Gianmarco Garofoli, Soudal Quick-Step, Strade Bianche 2026
Alla Strade Bianche Garofoli ha chiuso una prima parte di gare con buone sensazioni in vista di aprile e maggio
Filippo Magli, Bardiani CSF 7 Saber, Gianmarco Garofoli, Soudal Quick-Step, Strade Bianche 2026
Alla Strade Bianche Garofoli ha chiuso una prima parte di gare con buone sensazioni in vista di aprile e maggio
Hai detto essere un aspetto più mentale che fisico, ma i due percorsi sono paralleli?

Il 2025 l’ho terminato partecipando a mondiali ed europei, andando anche forte. Questo mi ha dato una grande motivazione per ripartire e affrontare l’inverno successivo. Sono ripartito con buone prestazioni anche al Giro di Sardegna e al Laigueglia ero sempre nel vivo della corsa. Credo siano tutti segnali positivi che testimoniano come me la possa giocare per la vittoria.

Deve essere la stagione della consacrazione, da quali obiettivi si passa?

Essere alla Freccia e alla Liegi mi dà uno stimolo in più, perché sono corse dove possono uscire le mie doti di corridore resistente. Riuscire a ottenere un risultato positivo sarà già una prima risposta in questo senso, ma il vero grande obiettivo arriverà con il Giro d’Italia. Vincere una tappa è quello che cerco. 

Al Giro d’Italia, qui in azione nell’edizione 2025, l’obiettivo sarà conquistare almeno una tappa
Al Giro d’Italia, qui in azione nell’edizione 2025, l’obiettivo sarà conquistare almeno una tappa
Pensi di poter fare lo step per essere performante sulle tre settimane?

Non è una cosa dalla quale sono così lontano. Anche in questo caso torna l’aspetto di avere ottime doti di resistenza, infatti le mie migliori prestazioni in un Grande Giro le ho ottenute nella seconda e terza settimana. Paradossalmente soffro di più nella prima. Non parlo di vincere un Giro d’Italia, ma di entrare nei primi dieci sì, quello credo possa essere un obiettivo concreto in futuro. 

Tutto il lavoro sarà focalizzato per arrivare pronto al Giro?

Sì, anche l’altura fatta a febbraio aveva come scopo quello di mettere una buona base per poi fare un altro blocco di lavoro ad aprile. Poi tra Liegi e Giro passeranno due settimane e lì deciderò quale sarà l’avvicinamento migliore.