Luca Cretti, Orlando Maini, MBH Bank-Csb-Telecom Fort, Vuelta Andalucia 2026

Maini riparte dall’Andalucia: «Un’emozione che mi era mancata»

22.02.2026
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Orlando Maini è uno dei volti nuovi della MBH Bank-Csb-Telecom Fort, il diesse bolognese è tornato in ammiraglia dopo alcune stagioni vissute ai margini. Antonio Bevilacqua lo ha voluto fortemente all’interno dello staff del suo team e Maini, che del ciclismo è innamorato, non ha resistito al richiamo delle corse. In questi giorni si trova, insieme al collega Davide Martinelli, alla Vuelta Andalucia. In Spagna, nella prima tappa corsa mercoledì 18 febbraio, è arrivato un sesto posto con Nicolò Buratti. Maini, che abbiamo raggiunto telefonicamente al termine di questa prima giornata di corsa, si è detto soddisfatto. 

«I ragazzi durante l’inverno – ci dice mentre si dirige verso l’hotel – hanno lavorato bene insieme al nostro preparatore Dario Giovine. Stiamo raccogliendo i frutti di questo lavoro, trovando anche risultati interessanti. Il salto di categoria (passare da continental a professional, ndr) mette la squadra davanti a nuove esperienze stimolanti. La bravura della MBH Bank, data da chi c’era prima, è di aver costruito un team eccellente».

Vuelta Andalucia 2026, prima tappa, Nicolò Buratti, MBH Bank-Cab-Telecom Fort
Maini è tornato in corsa alla Vuelta Andalucia, dove nella prima tappa Buratti ha trovato un buon sesto posto
Vuelta Andalucia 2026, prima tappa, Nicolò Buratti, MBH Bank-Cab-Telecom Fort
Maini è tornato in corsa alla Vuelta Andalucia, dove nella prima tappa Buratti ha trovato un buon sesto posto
Emozionato per questo ritorno in ammiraglia?

Ho sempre detto che per me questo più che un lavoro è una malattia sportiva, ho avuto la fortuna di essere accanto a dei signori campioni e mi piace pensare di poter portare la mia esperienza in questa nuova avventura. 

Hai già trovato un feeling con i tuoi nuovi atleti?

Mi sono trovato subito bene, purtroppo per loro vedono un vecchio (ride, ndr) ma battute a parte sono qui per aiutare e mettermi a loro disposizione. In tanti anni in ammiraglia ho imparato che l’ascolto e il confronto sono fondamentali. Non sono solamente i ragazzi a dover ascoltare, anche io devo farlo. Nel ciclismo non è importante che tu sia giovane o vecchio, la cosa fondamentale è saper ascoltare. 

Presentazione MBH Bank-Csb-Telecom Fort, Budapest, Museo Etnografico (foto Think Bold)
Orlando Maini, a destra, è entrato a far parte dello staff della MBH Bank-Csb-Telecom Fort dal 2026 (foto Think Bold)
Che impressione hai avuto in questa nuova avventura?

Ho visto un ciclismo cambiato, questi ragazzi devono essere sempre nella loro miglior condizione quando vanno in gara. E questo comporta una marea di sacrifici, ora anche di più rispetto al passato. Ogni stagione che passa tutto diventa più mirato, è giusto così. Detto questo torniamo a parlare di figure come quella di Dario Giovine che diventano sempre più importanti. 

Come ti sei inserito in questa nuova realtà?

La MBH Bank-Csb-Telecom Fort è una squadra strutturata con ottime figure: Valoti, Martinelli, Miozzo, Zamparella, ma anche Rossella e Giuseppe Di Leo, senza dimenticare Antonio Bevilacqua. Io sono nuovo, e come tale sto cercando di inserirmi nel modo migliore in questa struttura.

Vuelta Andalucia 2026, seconda tappa, Alessandro Fancellu, MBH Bank-Cab-Telecom Fort
Intanto la Vuelta Andalucia prosegue e nella seconda tappa è arrivato un altro sesto posto, questa volta con Fancellu
Vuelta Andalucia 2026, seconda tappa, Alessandro Fancellu, MBH Bank-Cab-Telecom Fort
Intanto la Vuelta Andalucia prosegue e nella seconda tappa è arrivato un altro sesto posto, questa volta con Fancellu
Hai trovato il modo?

Io mi definisco poco dedito al computer e tanto all’umore. Il ciclismo è cambiato ma rimango saldo alle mie anziane abitudini. Lo staff del team è formato da un giusto mix di persone ed esperienza, che attraversano tanti decenni del ciclismo. Ora il computer e l’analisi dei dati sono fondamentali, ma io credo ancora in certi valori umani, come un giro per le stanze la sera per parlare con i ragazzi. 

Anche durante i due giorni di presentazione in Ungheria ti abbiamo visto spesso a colloquio con i ragazzi…

Questa squadra è forte di un gruppo di atleti davvero di livello. Non sto parlando dei nuovi fenomeni, ma di ragazzi che possono ritagliarsi uno spazio nel mondo del ciclismo professionistico

Come hanno reagito i ragazzi a questo tuo approccio “umorale”?

Il ciclismo è uno sport in cui la fatica è uguale per tutti, bisogna fare una vita adeguata e nei decenni ci sono regole che non cambieranno mai. La bici non perdona, quindi la serietà dell’atleta è determinante. Tuttavia non bisogna caricare eccessivamente i corridori, sono uno che quando lo si può fare usa la battuta. Creare un clima più disteso, a volte, aiuta. 

Alessandro Verre, MBH Bank-Cab-Telecom Fort, Tour de la Provence 2026
Alessandro Verre è uno dei profili da seguire in questa stagione, un diesse come Maini può aiutarlo a tirare fuori il massimo dalle sue potenzialità
Alessandro Verre, MBH Bank-Cab-Telecom Fort, Tour de la Provence 2026
Alessandro Verre è uno dei profili da seguire in questa stagione, un diesse come Maini può aiutarlo a tirare fuori il massimo dalle sue potenzialità
In un mondo sempre più difficile ed esigente…

Cerco sempre di trasmettere qualcosa a questi ragazzi, ho avuto la fortuna di fare della mia passione il mio lavoro per quarant’anni. Ma non mi sono mai sentito un sapiente, voglio ascoltare anche quello che i ragazzi hanno da dire, le loro emozioni e considerazioni sono importanti. Non è facile per un ragazzo correre in bici. 

Quale aspetto credi sia importante evidenziare?

I primi a crederci devono essere i ragazzi, vanno convinti. Ora sono avvantaggiati e appoggiati dai numeri, ma questi sono un contorno del tutto. Il ciclismo adesso è cambiato, così come l’approccio alle corse. Comandano i punti e i piazzamenti, se metti tre corridori nei primi dieci senza vincere hai fatto comunque un’ottima gara. Si corre meno per vincere, ma i ragazzi sanno qual è il valore di un primo posto. 

Orlando Maini, MBH Bank-Csb-Telecom Fort, Vuelta Andalucia 2026
Orlando Maini è tornato stabilmente in ammiraglia con la MBH Bank-Csb-Telecom Fort che da quest’anno l’ha voluto fortemente nel suo staff
Orlando Maini, MBH Bank-Csb-Telecom Fort, Vuelta Andalucia 2026
Orlando Maini è tornato stabilmente in ammiraglia con la MBH Bank-Csb-Telecom Fort che da quest’anno l’ha voluto fortemente nel suo staff
Com’è stato risalire in macchina e tornare in corsa?

Bellissimo, dormire poco la notte pensando alle tattiche di gara e a come affrontare la corsa è qualcosa di indescrivibile per me. Ho avuto una carriera lunga e devo esserne soddisfatto, soprattutto ora che posso andare avanti grazie al supporto della mia famiglia. 

Perdonaci la domanda, ma in Spagna sei con Davide Martinelli, il diesse più giovane e quello più esperto del team…

Sono tanto legato a Davide, “Martino” (Giuseppe Martinelli e padre di Davide, ndr) ed io abbiamo passato una vita insieme tra bici e ammiraglia. I suoi figli, Davide e Francesca, sono come nipoti per me. Essere in gara accanto a Davide Martinelli è spettacolare, ci ascoltiamo e supportiamo. Lui è avvantaggiato con l’inglese, io invece me la cavo con lo spagnolo e il francese. Davide e la sua generazione sono il nuovo che avanza e cui va dato spazio. Io sono felice di essere qui e dirò sempre grazie alla dirigenza e al team MBH Bank-Csb. Mi era mancato tutto questo

ciclocross

Ciclocross, come la FCI scopre e sviluppa i talenti: parola a Decet

02.02.2026
5 min
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Nel ciclocross, al netto del fatto che non abbiamo nomi come Olanda o Belgio tra gli Elite (ma poi, chi li ha davvero?), siamo una delle Nazioni più vive e vispe, soprattutto nel settore giovanile. I nostri ragazzi e le nostre ragazze non solo vanno forte, ma sono anche in buon numero.

Di certo, stavolta, in modo più che positivo c’è lo zampino della Federciclismo e di Daniele Pontoni, commissario tecnico. Ma non solo: c’è uno staff che lavora in modo capillare. Per capire come funziona questo lavoro di reperimento e valorizzazione, ne parliamo con Marco Decet, del team performance della FCI. Decet era appena rientrato dalla trasferta iridata di Hulst, che ha visto Grigolini conquistare l’argento.

Marco Decet è un preparatore della Fci, lavora a stretto contatto col gruppo del ciclocross
Marco Decet è un preparatore della Fci, lavora a stretto contatto col gruppo del ciclocross
Il nostro settore giovanile ha visto un certo ricambio, Marco. Ebbene, la Federazione come recluta i ragazzi e come li monitora? In poche parole: qual è il lavoro che state facendo?

Soprattutto sull’approccio e sul reperimento dei ragazzi c’è un grandissimo aiuto da parte di Pontoni. Daniele ha un occhio da tecnico impressionante, una visione molto ampia ed è sempre presente sui campi gara. Una parte dello scouting nasce proprio da lì: dall’osservazione diretta e dalla selezione basata sia sulle classifiche sia su ciò che si vede dal vivo in gara.

Ma poi c’è la parte di campionamento…

Esatto, e devo dire che sta funzionando bene. Con il campionamento si effettuano tutte le batterie valutative, quindi i classici test che facciamo a Montichiari e Perugia. Più che con una funzione prescrittiva, la nostra visione è quella di avere una fetta dei papabili e capire qualitativamente quali componenti fisiologiche possano incidere in futuro sulla prestazione. Ormai sono tre anni che, grazie al lavoro con Pontoni, stiamo creando un database specifico per questi atleti, prendendoli già dalla categoria allievi e seguendoli fino agli under 23. Abbiamo quindi una base numerica importante su cui lavorare, con anche riferimenti qualitativi solidi.

Cosa intendi per riferimenti di qualità?

Che se dobbiamo ragionare su valori come quelli di Grigolini, Agostinacchio o Viezzi, abbiamo parametri importanti sui quali sappiamo di poter competere a livello mondiale.

I test sui rulli vengono effettuati in batteria
I test sui rulli vengono effettuati in batteria
Quali sono le cose che valutate? Immaginiamo non sia solo un test di potenza, soprattutto se è un allievo che due anni dopo è tutt’altra persona. Come si fa a capirne le potenzialità?

Il numero del campione è elevato, quindi ci affidiamo alla misurazione della potenza per determinare i fattori della performance. Valutiamo l’intensità sui 5 minuti, la curva di sprint, la ripetibilità delle intensità in zona di soglia anaerobico-lattacida, parametri determinanti per i ciclocrossisti. Avendo tanti atleti, dobbiamo essere al tempo stesso positivi e critici nel trovare le limitazioni. Fare tanti test richiede tempo, quindi l’obiettivo è essere il più efficienti possibile.

Come vengono effettuati i test?

Ogni batteria esegue i test sui rulli. Andiamo a ricercare i fattori che ci interessano davvero: intensità incrementali, ripetibilità delle prestazioni, decadimento della slope negli sprint.

Marco, quando parli di campionatura e di grandi numeri, di che cifre parliamo?

Quando partiamo con le batterie del gruppo cross di Daniele, parliamo di circa 40-50 atleti per sessione. Considerando uomini e donne, dagli allievi agli under 23, anche se tendenzialmente la maggior parte sono allievi e juniores. Per gli Under 23, in genere, la scrematura è già stata fatta.

Pontoni è sempre molto presente sul campo delle gare di ciclocross (e gravel)
Pontoni è sempre molto presente sul campo delle gare di ciclocross (e gravel)
Anche perché i ragazzi più giovani sono in continua evoluzione…

Esatto. Il fattore interessante è che lavorando con tanti numeri, con ripetibilità dei test e degli atleti, si vedono crescite molto interessanti. Avere la gestione diretta del gruppo mi ha permesso di creare banche dati importanti, con deviazioni standard e altri indicatori che aiutano a comprendere il processo e l’andamento generale. La cosa positiva è che i parametri individuati nei test li stiamo riscontrando anche sul campo.

Una volta testati i ragazzi più interessanti, come funziona? Date voi un programma o parlate con le società?

Nel concreto, come Federazione possiamo dare un contributo. Ogni società collabora con la Federazione attraverso un canale comunicativo: io posso fornire informazioni sui parametri individuali degli atleti testati. Quest’anno, ad esempio, abbiamo presentato a inizio stagione una linea guida comune, condivisa con tutte le società e con tutti i ragazzi convocabili. Un protocollo di allenamento in funzione dell’intera stagione, con macrocicli da rispettare, così da arrivare in forma negli appuntamenti che per noi sono più importanti.

Sulla sabbia la Azzetti ha potuto far emergere tutta la sua abilità tecnica, recuperando posizioni
Un grande lavoro, la FCI e i ragazzi lo fanno anche sulla tecnica
Sulla sabbia la Azzetti ha potuto far emergere tutta la sua abilità tecnica, recuperando posizioni
Un grande lavoro, la FCI e i ragazzi lo fanno anche sulla tecnica
Parli spesso di gruppo, Marco…

E’ fondamentale. Anche nell’ultima trasferta iridata si è visto quanto l’affiatamento sia importante. Avere atleti in forma insieme ci permette di lavorare in un contesto ottimale e di massimizzare i risultati. Penso ai ritiri in Spagna e alle ultime gare di stagione: il lavoro di gruppo è emerso chiaramente.

Un’ultima domanda. Pontoni ha un occhio particolare sul campo. Diego Bragato in una conferenza stampa sui giovani ha detto che non si guarda solo ai numeri, ma alle potenzialità. Come si sviluppa questa sensibilità?

Non è facile, ed è anche il bello del cross, dove niente è mai scritto. Ci sono mille variabili: fortuna, tecnica di guida, gestione della gara, pressione… Pontoni ha un’esperienza unica e riesce a interpretare tutto questo con grande lucidità. Ma è fondamentale anche creare il contesto: una “bolla” di benessere per i ragazzi. Costruire una squadra che si senta squadra. I numeri contano, ma senza la testa e senza sentirsi a proprio agio non si è mai davvero performanti. Se hai i watt ma non l’equilibrio mentale, non rendi. Mettere questi valori in un contesto sano e funzionale è ciò che permette a questi ragazzi di crescere anno dopo anno, restando un gruppo sempre più forte e competitivo.

Campionati europei 2025, Drome Ardeche, squadre Francia U23 uomini

Giovani a rischio, L’Equipe suona l’allarme

03.01.2026
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Circa un anno fa pubblicammo un’intervista a Manuella Crini, dottoressa in psicologia che per qualche tempo aveva collaborato con un Comitato regionale della FCI. Salvo che quando si era ritrovata a parlare di ansia in età adolescenziale, l’altra parte si era irrigidita e la collaborazione era terminata. Non si deve parlare con i giovani di certi temi: un corridore non ha mai dubbi.

«Che cosa succede – si chiedeva la dottoressa Crini – se a 18-19 anni vengo buttato fuori da quel mondo, che cosa resta di me? Se non ho lavorato prima sull’ansia, rischio veramente di cadere in depressione. Perdo un obiettivo di vita, il rischio è di sentirsi falliti. E il senso di fallimento è qualche cosa che ti priva del tutto della motivazione e non ti dà altri obiettivi di vita. Perciò mi domando se ci sia effettivamente un piano B per questi ragazzini, che sia sempre nell’ambito sportivo o in parallelo con la scuola.

«Su di loro ci sono pretese troppo alte, perché si pretende che dimentichino di essere ragazzini. Considerando che l’adolescenza psicologica termina intorno ai 25 anni, questi giovani vengono adultizzati in maniera troppo prematura. E a quel punto fanno fatica anche a capire se veramente quella è la loro strada. Perché è una strada veramente costellata di sacrifici e devi essere disposto a farli perché li vuoi fare e non perché ti ci hanno messo con lo specchietto per le allodole».

Quanti corridori giovani smettono a fronte di un grande talento come Seixas che sfonda? Si possono gestire diversamente?
Quanti corridori giovani smettono a fronte di un grande talento come Seixas che sfonda? Si possono gestire diversamente?

La Francia s’è desta

E’ passato un anno e quello che si era ipotizzato si sta verificando. Nello scorso editoriale, senza neanche ricordare questo primo articolo, ci eravamo trovati a parlare di piano B in relazione all’esclusione dei corridori giovani dal giro dei devo team. Poteva essere una riflessione limitata al ciclismo di casa nostra, invece anche la Francia ha iniziato a farsi qualche domanda.

La Francia che ha due WorldTour (FDJ e Decathlon), due professional top di gamma (Cofidis, Total Energies), un calendario ben strutturato (la Coupe de France) e che dovrebbe avere quindi tutto ciò che serve per far crescere i propri talenti nel modo giusto. Non è passato inosservato il dibattito sulla partecipazione di Seixas al prossimo Tour de France.

Così anche L’Equipe, che ha nel ciclismo delle radici importanti, ha preso a cuore il discorso dei giovani che smettono di correre, coinvolgendo nel discorso due ragazzi – Alois Charrin e Coline Raby – che hanno deciso di smettere giovani, perché schiacciati da quelle attese.

Nelle ultime tre stagioni, scrive il quotidiano francese, il 27 per cento dei ritirati aveva meno di 25 anni (il 18% quest’anno, senza tenere conto di chi si è ritirato nel 2025 e non risulta ancora nelle statistiche).

Alois Charrin, Tudor Pro Cycling 2024: giovani che smettono
Alois Charrin, classe 2000, è passato pro’ a 22 anni e si è ritirato a 24
Alois Charrin, Tudor Pro Cycling 2024: giovani che smettono
Alois Charrin, classe 2000, è passato pro’ a 22 anni e si è ritirato a 24

Smettere di correre

Alois Charrin, classe 2000 e vincitore di tappa al Giro U23 del 2021, è passato professionista l’anno dopo con la Tudor Pro Cycling (contratto di tre anni) e si è ritirato alla fine del 2024 a 24 anni.

«Quando non è più la vita che desideri – ha spiegato – diventa noiosa, restrittiva. Ti annoi. Sono cresciuto in un ambiente professionistico fin dagli U23, dove sei sempre assistito. In hotel ti dicono: “Metti giù la valigia, la portiamo giù noi”. Dai, ho 25 anni, posso portarla da solo! E’ noioso essere costantemente condotti per mano. Fai questo, fai quello, riposati. Non volevo più quella vita. Le gare erano quello che mi dava più fastidio, perché la tensione è incredibile. Sono tutti pronti a frenare all’ultimo minuto. Non c’è più rispetto. E’ una questione di vita o di morte a ogni curva. Non serve saper guidare la bici: basta essere temerari!

«Alcuni colleghi erano entusiasti di vedere Pogacar al via. Sì, ha due braccia, due gambe, proprio come noi. Correre gare del genere non mi entusiasmava più. Quando ho appeso gli scarpini al chiodo, il direttore sportivo mi ha detto: “Accidenti, non ho mai visto nessuno così felice di smettere di andare in bici”».

AlUla Tour 2025, Alexandre Vinokourov Jr
Anche il figlio di Vinokourov ha deciso di fermarsi a 23 anni per lo choc dopo una caduta a primavera: la salute mentale conta quanto la condizione fisica
AlUla Tour 2025, Alexandre Vinokourov Jr
Anche il figlio di Vinokourov ha deciso di fermarsi a 23 anni per lo choc dopo una caduta a primavera: la salute mentale conta quanto la condizione fisica

Il divertimento è secondario

Anche L’Equipe ha coinvolto uno psicologo: Jens Van Lier, specializzato in ciclismo: «Dall’età di 16 anni – dice – i giovani ciclisti pensano che sia necessario misurare tutto: il loro sonno, le loro calorie, il loro stress. Un ragazzo di 17 anni mi ha confessato di pesare tutto il suo cibo ogni giorno. E’ estremo! Tutta la loro routine quotidiana ruota attorno al ciclismo. Il divertimento è secondario. La prestazione è l’obiettivo finale».

Sempre più spesso, annota L’Equipe, le squadre professionistiche, con le loro squadre di sviluppo continentali, stanno costruendo i loro roster a partire dalla categoria juniores (U19). Questo spinge i club a coltivare i loro ragazzi più giovani, prepararli per il grande salto nel tentativo di scoprire talenti rari e ricercati. Secondo uno studio di ProCyclingStats, ogni anno tra il 2008 e il 2017 diventavano professionisti tra i 4 e gli 8 ciclisti con meno di 20 anni. Tra il 2022 e il 2024 questo numero è salito tra 15 e 19.

Coline Raby, 22 anni, Francia
Coline Raby si è ritirata a 23 anni per le pressioni eccessive che si vivono da giovani
Coline Raby, 22 anni, Francia
Coline Raby si è ritirata a 23 anni per le pressioni eccessive che si vivono da giovani

Sbagliato generalizzare

«I ciclisti molto giovani – spiega Colin Raby, classe 2003, che si è ritirata a metà settembre a 22 anni – tendono a idealizzare il ciclismo, ammirando le superstar che sono ancora under 23 eppure ottengono già risultati clamorosi. Facciamo generalizzazioni, quando queste sono solo eccezioni. Con contratti molto brevi, non ci viene dato il tempo di crescere al nostro ritmo.

«Credo che le squadre siano sotto pressione da parte degli sponsor, anche i grandi team, e loro scaricano questa pressione su di noi. Ma noi facciamo quello che possiamo! Quando sono arrivata, mi hanno detto che ero lì per imparare. Alla fine invece, hanno criticato i miei risultati. Quando inizi a sentirti orgogliosa di te stessa e poi ti rimettono al tuo posto… E’ un vero schiaffo in faccia».

Laura Tomasi si è laureata a fine 2025 in Economia Aziendale e Management. Dal 2026 correrà nella Uno-X Mobility

La dottoressa Tomasi ai giovani: «Conciliate studio e ciclismo»

31.12.2025
6 min
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Ciclismo e studio, due attività conciliabili che sembrano essere sempre più difficili da far comprendere ai giovani corridori. La tendenza di prendere ad esempio un’eccezione come fosse la regola abbinata all’ambizione di voler diventare presto un professionista bruciando le tappe, magari passando nel devo team di una formazione WorldTour, spesso spinge un ragazzo (e la relativa famiglia) ad accantonare la scuola per tentare il tutto per tutto con la bici. Eppure c’è chi come Laura Tomasi ha saputo laurearsi in Economia Aziendale e Management mentre era impegnata a correre le più importanti gare con la propria squadra.

«Probabilmente una delle cose più difficili che abbia fatto, ma ne è valsa la pena», è la frase della neo-dottoressa trevigiana sotto il suo post instagram di una dozzina di giorni fa per descrivere cosa ha comportato conseguire questo traguardo. Per Tomasi un modo significativo di chiudere la stagione, proprio nella stessa data di tre anni fa – il 19 dicembre – quando aveva rischiato la vita venendo urtata da un automobilista durante un allenamento. Quel giorno attraverso un video aveva denunciato l’accaduto chiedendo più sicurezza e rispetto per i ciclisti, stavolta ha esternato la sua soddisfazione per il percorso completato.

Il conto alla rovescia è già partito, fra pochissimo si festeggerà Capodanno e così l’ultimo pezzo del 2025 è dedicato alle parole di Laura – che nel prossimo biennio correrà con la Uno-X Mobility – ed il messaggio che ha voluto lasciare in dote alle future generazioni.

Spiegaci meglio quella frase.

Ho scritto la verità, riferendomi soprattutto al cammino fatto, che è stato particolarmente travagliato. Mi ero diplomata al liceo scientifico che richiedeva studi universitari e così ho fatto il primo anno di università a biologia. Non ero convinta e sono rimasta ferma un anno per trovare la facoltà giusta. A quel punto, considerando gli impegni agonistici, mi sono iscritta ad un’università telematica e dopo quattro anni, di cui uno fuori corso, sono riuscita a laurearmi. Sono felicissima, considerando che è stato complicato mettere assieme studio e ciclismo.

Quanto è stato complicato?

Non mi viene facile studiare e restare al ritmo degli esami con gli altri studenti è stato molto duro. Però o faccio bene le mie cose oppure nulla, quindi mi sono imposta di riuscirci. A fine settembre ho finito gli ultimi esami, ma devo dire che sono stata fortunata perché ho sfruttato una coincidenza di eventi. Da metà agosto a metà ottobre ho fatto solo due gare e così ho potuto scrivere la parte finale della tesi. Il grosso lo avevo fatto prima e in corsa ho smaltito lo stress dello studio.

La tua laurea può essere un esempio per quei giovani che vogliono lasciare la scuola per correre solo in bici?

Mi piacerebbe fosse così. Alle superiori ho sempre avuto difficoltà perché non tutti gli istituti o tutti i professori ti riconoscono nel progetto “studenti-atleti di alto livello”. Da junior ricordo che giravo tutta Italia e talvolta all’estero, come adesso, e non sempre avevo vita facile. Ad esempio io ero vista come “studente-lavoratore” perché non avevo maturato convocazioni in nazionale. Sotto questo punto di vista, il sistema scolastico va rivisto e non dovrebbe penalizzare gli atleti.

I post gara di Tomasi prevedevano il ripasso per gli ultimi esami. Ciclismo e studio si possono conciliare
I post gara di Tomasi prevedevano il ripasso per gli ultimi esami. A conferma che ciclismo e studio si possono conciliare
I post gara di Tomasi prevedevano il ripasso per gli ultimi esami. Ciclismo e studio si possono conciliare
I post gara di Tomasi prevedevano il ripasso per gli ultimi esami. A conferma che ciclismo e studio si possono conciliare
E’ in questo caso che conta il peso della famiglia?

Penso che sia giusto che la famiglia ti tenga in riga. Nonostante tutto i miei genitori mi hanno supportata e per loro la scuola era la priorità. Avevano ragione ed io ne sono convinta una volta di più. Sono cresciuta pensando che non bisogna laurearsi per forza nei tempi, così come penso che una laurea non renda più intelligente una persona di un’altra. Ma per me almeno il diploma di maturità va preso, poi per l’università ci si può organizzare. Il discorso va visto in modo più ampio.

Cosa intendi?

I giovani devono capire che noi atleti viviamo in una bolla. Una bolla bellissima dove abbiamo tutto, sia chiaro, però la carriera può finire dall’oggi al domani e allora bisogna farsi trovare pronti. E’ importante anche farsi consigliare bene da chi ci segue oltre alla famiglia. Bisogna rendersi conto che serve sempre il piano B e la laurea l’ho voluta proprio per il dopo carriera.

Hai trovato similitudini tra studio e ciclismo?

Certo, il ciclismo ci insegna a perseverare. Se ci sono delle difficoltà, come può essere conciliare studio e gare, il nostro sport ci dice di tenere duro e superarle. I giovani corridori che sono in quarta e quinta superiore devo saper superare i momenti difficili almeno in quei due anni. E devono farlo pensando a come affrontano una salita in gara. Si fa fatica per scollinare, ma si passa e si può arrivare al traguardo.

Dopo due buone stagioni nella Laboral, Tomasi è molto motivata dal passaggio in Uno-X (foto Laboral Kutxa)
Dopo due buone stagioni nella Laboral, Tomasi è molto motivata dal passaggio in Uno-X (foto Laboral Kutxa)
Tornando al lato agonistico, com’è stato l’impatto della dottoressa Laura Tomasi con la sua nuova squadra.

E’ stato molto bello. Ad inizio novembre siamo stati quattro giorni a Trondheim per conoscerci e festeggiare l’approdo nel WorldTour anche della formazione maschile. Lassù abbiamo fatto diverse riunioni, il bike-fitting e visitato la sede del Reitan Retail (il secondo sponsor, ndr). Non abbiamo fatto il loro tradizionale “team building” in mezzo alla neve e con i cani da slitta. Siamo stati più tranquilli (sorride, ndr).

Durante il ritiro invece avete impostato una bozza di calendario?

Ci siamo allenate ad Oliva in Spagna dal 2 all’11 dicembre. Tanti chilometri, test e programmazione in vista del Tour Down Under. Io non andrò in Australia, esordirò a fine gennaio nelle gare di Maiorca. Poi farò il classico blocco delle classiche al Nord. Non dovrei correre il Giro Women, più facile invece Vuelta o Tour Femmes anche se dovremo vedere più avanti. In generale ho capito che il lavoro della squadra è centrato su performance e allenamento. Con loro ho cambiato preparatore e il modo di lavorare.

Dal 2026 la Uno-X Mobility diventa più "italiana" grazie agli arrivi di Tomasi, Pellegrini e Vigilia (foto instagram)
Dal 2026 la Uno-X Mobility diventa più “italiana” grazie agli arrivi di Tomasi, Pellegrini e Vigilia (foto instagram)
Dal 2026 la Uno-X Mobility diventa più "italiana" grazie agli arrivi di Tomasi, Pellegrini e Vigilia (foto instagram)
Dal 2026 la Uno-X Mobility diventa più “italiana” grazie agli arrivi di Tomasi, Pellegrini e Vigilia (foto instagram)
Avete parlato anche del tuo ruolo?

Principalmente sono stata presa per perfezionare il lead out per Zanetti, Andersen e Athosalo. Il nostro reparto velociste mi ha fatto davvero un’ottima impressione, poi cercherò di ritagliarmi il mio spazio se ci sarà l’occasione. Anche il comparto delle italiane è cresciuto. Ci saranno anche Pellegrini e Vigilia oltre a me. Dopo tre anni non ci sarà più Confalonieri, ma le ho detto che ha lasciato un tale buon ricordo che per il 2026 hanno voluto prendere più italiane. Su questa cosa abbiamo scherzato tutte e quattro, anche con lo staff. Sono molto motivata e la laurea mi ha reso più tranquilla.

Marco Piccioli, agente sportivo di calcio e ciclismo, assieme a Mattia Cattaneo, suo assistito

Giovani e mercato. Sentiamo Piccioli, procuratore di calcio e ciclismo

23.12.2025
7 min
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Molte riflessioni si sono fatte domande e ve le anticipiamo subito. E’ giusto che i migliori atleti siano in mano a pochi procuratori? E può avere senso che un ragazzino abbia già un manager? Ad esempio, quello degli allievi lo abbiamo definito un tema spinoso a ragion veduta. D’altronde nel ciclismo spesso si vive di autoreferenzialità rimanendo ancorati a pensieri stereotipati perché “le cose sono sempre state così” e quindi difficili da far vedere sotto un altro punto di osservazione.

Abbiamo provato a cercare risposte, o ragionamenti se preferite, da chi ha maturato esperienza lavorando in contemporanea su due sport diversi fra loro. Marco Piccioli, pratese di nascita e fiorentino d’adozione, è procuratore di calcio dal ‘96 e tra i suoi assistiti più importanti figurano Walter Zenga e diversi giocatori dalla Serie A in giù. Da una decina di anni è entrato anche nel ciclismo mettendosi in società con Massimiliano Mori aprendo la PM Cycling Agency. La loro collaborazione cura gli interessi di calciatori e corridori, uomini e donne, giovani e non. Assieme a Piccioli (in apertura con Mattia Cattaneo) ci siamo fatti guidare nelle differenze nel ruolo del procuratore, trovando considerazioni, diplomazia e proposte per cambiare alcuni paradossi tipicamente del mondo ciclistico.

Piccioli è procuratore di calcio dal '96 e tra i suoi assistiti annovera Walter Zenga e tanti altri giocatori italiani ed stranieri
Piccioli è procuratore di calcio dal ’96 e tra i suoi assistiti annovera Walter Zenga e tanti altri giocatori italiani ed stranieri
Piccioli è procuratore di calcio dal '96 e tra i suoi assistiti annovera Walter Zenga e tanti altri giocatori italiani ed stranieri
Piccioli è procuratore di calcio dal ’96 e tra i suoi assistiti annovera Walter Zenga e tanti altri giocatori italiani ed stranieri
Marco innanzitutto come opera la vostra agenzia nel ciclismo?

Massimiliano ed io non puntiamo a fare numeri, non ci interessa. Non deve esserci solo affinità tra corridore e procuratore che è comunque importante, ma molto altro. Anche perché ci vuole tanto tempo per far firmare un atleta e ci vuole un secondo per perderlo. Se decidiamo di prendere un ragazzo è perché vogliamo seguirlo bene in ogni sua cosa, anche al di fuori della bici. E poi le cose sono cambiate, stanno cambiando anche per noi.

A cosa ti riferisci?

Nel calcio la figura del procuratore è riconosciuta da tanto tempo. Quando ho cominciato col calcio, il nostro compito era quello di prendere un giovane dalla primavera di una squadra e vedere dove mandarlo a giocare nelle altre serie. Da dieci anni a questa parte, l’età si è abbassata notevolmente ed ora non è difficile che un calciatore di 13/14 anni abbia un procuratore. Già a 15 sono sistemati e qualcuno a 16 può avere un contratto da professionista. Per cui se tutto va bene, dopo circa 7/8 anni che lavori con lui, seguendolo nella sua crescita personale, puoi iniziare a guadagnare qualcosa e curare altri aspetti.

Possiamo considerare l’esordio a 16 anni in Serie A di Donnarumma col Milan il punto di svolta di questo cambiamento?

Lui era già un fenomeno, con tanti occhi addosso, ma è stato un’eccezione. Così come lo è stato Camarda, che adesso è titolare in attacco a Lecce in Serie A, o qualche altro giocatore di altre squadre. Piuttosto direi che forse la colpa è stata di noi procuratori. Una decina di anni fa le società cercavano collaboratori per scovare il giocatore e non necessariamente il potenziale talento. Ci siamo dovuti adattare al sistema, mandando nostri procacciatori di giovani sui campi di provincia, perché non vedrete mai un procuratore importante che va a vedere un tredicenne.

Nel ciclismo pare che stia iniziando qualcosa di simile, ma senza troppa convinzione. Indipendentemente che sia giusto o sbagliato, perché secondo te?

Mi sono fatto un’idea di impatto sportivo. Il calcio ti affascina, mentre il ciclismo è molto più per appassionati. Le persone alle gare hanno un’età media alta e tutti con un lavoro. Il giovane procuratore vuole entrare nel calcio perché pensa che si guadagni tanto, quindi si danno da fare per visionare quelli molto piccoli. E come dicevo prima con questo processo è scesa l’età del giovane da prendere sotto l’ala di un’agenzia.

Facciamo un confronto. Nel ciclismo un esordiente, soprattutto se fa molti risultati, è già schiacciato dalle pressioni di società e genitori con tutto quello che comporta. Un suo coetaneo che nel calcio ha già il procuratore vive la stessa situazione?

No, è tutto diverso. A quella età noi agenti iniziamo un rapporto con la famiglia, mentre il ragazzino deve solo divertirsi giocando a pallone. Non ci sono pressioni. Solo quando arriva in primavera ed eventualmente si guadagna qualche convocazione in prima squadra, allora si comincia a parlare con lui direttamente. Nel calcio il procuratore è ormai fondamentale perché può portare il ragazzo ovunque. Non esiste solo la Serie A, ci sono le categorie inferiori e tutti i campionati esteri e relative categorie inferiori. Rispetto al ciclismo, nel calcio ci sono più sbocchi e opportunità, però è anche vero che ci sono dinamiche troppo diverse.

Vista così diventa una chimera per un esordiente diventare un ciclista pro’, non trovi?

Ora come ora sì, se paragoniamo i numeri. Il calcio ti può ancora offrire seconde o terze chances in squadre o su palcoscenici prestigiosi anche quando avanti con l’età. Nel ciclismo un “dilettante” se non ha il treno giusto che gli passa vicino, può arrivare ad essere un elite in qualche team continental. Nel ciclismo ci sono 18 squadre WorldTour e 16 ProTeam. Quelle sono e quelle restano se vuoi correre tra i pro’. E qua potrebbe entrare in gioco il discorso contrattuale.

Qualcosa che possa creare più business?

Esattamente. A livello contrattuale ci sono clausole diverse tra i due sport. Nel calcio esiste il mercato che genera risorse, mentre nel ciclismo no, proprio come capita nel basket e nel volley. E’ impossibile che il sistema possa reggere da solo, perché non gira nulla a livello economico. Anche perché ora nel ciclismo stanno investendo grandi sponsor e non si può pensare che siano eterni. Se si stancano, il ciclismo muore. Li devi stimolare visto che non ci sono introiti derivanti da vendite di biglietti o diritti televisivi. C’è solo il merchandising delle squadre che non basta. Bisogna lavorare sui contratti e apportare modifiche.

Continua pure.

La durata media dei contratti nel calcio è di 4/5 anni, nel ciclismo di 2. Non possiamo pensare che nel ciclismo ci si possa spostare solo a scadenza, magari con un corridore scontento dopo una stagione di restare in quella squadra o viceversa. Il mercato invece potrebbe determinare il valore e la valutazione economica del corridore. A quel punto anche un procuratore potrebbe fare il bene di una squadra, non solo del suo assistito. Pensate alle piccole formazioni professional che potrebbero reinvestire il tesoretto di una cessione di un talento esploso con loro.

Giulio Pellizzari, Gentili
Se il ciclismo avesse un mercato come nel calcio, le operazioni di giovani talenti potrebbero generare risorse importanti anche per la formazione da cui provengono
Giulio Pellizzari, Gentili
Se il ciclismo avesse un mercato come nel calcio, le operazioni di giovani talenti potrebbero generare risorse importanti anche per la formazione da cui provengono
Forse troppe regole che nessuno ha voglia o interesse a cambiare?

Non saprei onestamente. Tanti anni fa Oleg Tinkov aveva proposto un mercato per il ciclismo strutturato come quello del calcio. Tutto quel movimento porterebbe ad avere più formazioni pro’ e pertanto più possibilità per i giovani di aspirare al professionismo, per tornare al discorso dell’inizio. E penso anche a quei corridori cui scade il contratto il 31 dicembre, ma che nel frattempo sono già in ritiro con la nuova squadra usando la bici nuova e indossando ancora la divisa della vecchia squadra. Basterebbe far finire i contratti due mesi prima e ci saremmo tolti già molti problemi.

Cosa ne pensa Marco Piccioli dei corridori più forti in mano a pochi procuratori?

La questione è sempre la solita. Nel calcio ci sono molti più giocatori, quindi è normale che escano più campioni e di conseguenza siano distribuiti su più agenzie, che comunque sono più numerose rispetto al ciclismo. Nel calcio la famiglia di un ragazzo si affida ad un procuratore perché sa che ha una rete di agganci molto ampia nel mondo. Nel ciclismo talvolta capita addirittura che sia il padre a fargli da procuratore senza avere i contatti giusti, al netto di alcune eccezioni. Sostanzialmente il mondo del ciclismo è piccolo e tutti si conoscono. Tutti vengono a sapere se un corridore è stato offerto ad una squadra anziché ad un’altra. Contestualizzando, credo che sia normale nel ciclismo.

GoPressia

GoPressia e un 2026 che guarda al futuro

20.12.2025
3 min
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GoPressia, un nome che nel panorama ciclistico risuona dal 2014, ha alzato il sipario sulle sue maglie per la stagione 2026, confermando l’identità visiva “pop” e la strategia di crescita nel settore dell’abbigliamento tecnico ciclistico.

Il marchio veronese di Stefano Fasoli è nato ufficialmente nel 2014 con un obiettivo chiaro: vestire le squadre. Ma la sua fondazione si inserisce in una storia ben più ampia. La società nasce dalle ceneri di Sant Luis, azienda veronese di calzature sportive casual da uomo fondata nel 1988.
Il marchio GoPressia rappresenta l’evoluzione del know-how aziendale applicato all’abbigliamento tecnico ciclistico. Una crescita importante che vede oggi vestire un bacino di circa 60 atleti tra specialità su strada e mountain bike, affiancati da numerosi cicloturisti simpatizzanti.

GoPressia
«Siamo nati con il ciclismo – si legge nel sito di GoPressia – viviamo con il ciclismo e mangiamo con il ciclismo»
GoPressia
«Siamo nati con il ciclismo – si legge nel sito di GoPressia – viviamo con il ciclismo e mangiamo con il ciclismo»

R08, la maglia 2026

Il pezzo centrale è la maglia per squadre R08 e per la stagione 2026 il colore dominante è quello identificativo del brand: il turchese. Definito il “must” della collezione.

R08 è un capo tecnico da gara dalle forti linee “race” che presenta un design rinnovato e accattivante. Collo ribassato per la massima aerodinamicità e maniche caratterizzate da righe in rilievo, mentre il tessuto invece è principalmente un tessuto stretch. I fianchi sono realizzati in materiale lightweight, molto traspirante e quasi trasparente. Ideale per le massime performance. Le tasche posteriori invece sono rifinite con un bordo reflex per aumentare la visibilità e la sicurezza. Concetto a cui il marchio scaligero tiene moltissimo.

Oltre alla linea personalizzata R08, GoPressia offre la linea Leggendaria. Una collezione dedicata principalmente al mercato neutro e all’e-commerce. Una linea che veste in modo più confortevole senza rinunciare allo stile.

GoPressia
Negli anni GoPressia è cresciuta e guarda al 2026 con ambizione grazie alla nuova maglia R08
GoPressia
Negli anni GoPressia è cresciuta e guarda al 2026 con ambizione grazie alla nuova maglia R08

Un impegno nel territorio

L’impegno di GoPressia va però oltre l’abbigliamento. La società è infatti un punto di riferimento nell’organizzazione di eventi amatoriali, con quattro gare nella provincia di Verona in calendario anche per il 2026:

  1. Bassona Cycling Cup: una due giorni con la formula del criterium.
  2. Caprino-Spiazzi: una gara in salita.
  3. Trofeo Kimor a Pescantina.
  4. Gravellata degli Arusnati: una cicloturistica gravel con base al Velodromo di  Pescantina.
GoPressia
GoPressia ha continuamente rinnovato e cercato la massima espressione tecnica per i propri prodotti
GoPressia
GoPressia ha continuamente rinnovato e cercato la massima espressione tecnica per i propri prodotti

I giovani e il gravel

Ben definiti gli obiettivi futuri del brand. Molto ambiziosi e che guardano alle nuove tendenze e alla crescita delle generazioni future del ciclismo.

GoPressia mira così a rafforzare la sua presenza tra le “nuove leve” fornendo abbigliamento a squadre giovanili, in particolare nelle categorie under 23 e juniores. L’intenzione è quella di vestire anche i giovanissimi e gli esordienti con capi che, pur mantenendo un focus giovanile, offrano una vestibilità più tecnica. Questo per rispondere all’esigenza di sviluppare e supportare il ricambio generazionale.

Un altro fronte di espansione è poi il mondo gravel. L’obiettivo è creare una linea di abbigliamento completamente staccata dalla strada, e focalizzata su un segmento di nicchia ma in forte crescita. GoPressia vuole arrivare a vestire non solo i ciclisti, ma anche i non ciclisti. Sempre con prodotti “underground” ma che siano che siano esclusivamente dedicati.

Con una solida base storica e un occhio attento all’innovazione tecnica e alle nuove tendenze, GoPressia si posiziona come un marchio da seguire con attenzione nel panorama del ciclismo italiano.

GoPressia

Guarnieri_procuratore_2025_header_mb

Il Guarnieri procuratore: princìpi, impegno, giovani e scuola

18.12.2025
6 min
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Proprio in questi ultimi due giorni si è concesso un’incursione in Spagna tra i ritiri delle tante squadre perché ora il suo lavoro è fatto anche di pubbliche relazioni. Sceso di bici a fine 2024, Jacopo Guarnieri ce lo aveva anticipato che avrebbe intrapreso la carriera di procuratore. A giugno ha superato l’esame di abilitazione dell’UCI senza problemi, anche se aveva iniziato a muovere i primi passi nel nuovo ambiente già qualche mese prima, preparando tutta la documentazione necessaria.

Alla sua corte ci sono diversi corridori di tutte le categorie, tutti scelti da lui seguendo determinate caratteristiche tecniche e soprattutto umane. In linea col tipo di atleta e uomo che abbiamo conosciuto, Guarnieri ha ben stampato in mente cosa cerca in un suo potenziale assistito e in cosa può ricambiarlo.

Si sa, esistono regole scritte che devono essere messe nero su bianco nel contratto, ma è altrettanto vero che ce ne sono di non scritte che possono essere siglate da sguardi, parole, pensieri, intenzioni e attenzioni. Per il manager piacentino la firma sul cosiddetto foglio di carta non ha solo un valore per accrescere il numero dei propri atleti, ma diventa un impegno totale. Con Jacopo abbiamo voluto capire come sta interpretando il suo ruolo.

Jake Stewart è stato ex compagno di Guarnieri alla Groupama e uno dei primi a sceglierlo come procuratore (foto NSN Cycling Team)
Jake Stewart è stato ex compagno di Guarnieri alla Groupama e uno dei primi a sceglierlo come procuratore (foto NSN Cycling Team)
Jake Stewart è stato ex compagno di Guarnieri alla Groupama e uno dei primi a sceglierlo come procuratore (foto NSN Cycling Team)
Jake Stewart è stato ex compagno di Guarnieri alla Groupama e uno dei primi a sceglierlo come procuratore (foto NSN Cycling Team)
Chi sono stati i primi a credere in te come procuratore?

Fra tutti direi che a decidere di venire con me sono stati i pro’, anche perché la maggior parte di loro mi conosceva quando correvo (Jake Stewart della NSN Cycling Team, suo ex compagno alla Groupama, ndr). Tuttavia devo dire che è stato così anche per i giovani, forse per l’effetto di essermi ritirato da poco che penso possa essere un elemento che mi aiuterà a guidarli meglio nelle scelte. Mi sta piacendo molto lavorare con i giovani e all’inizio era una cosa che non pensavo. Con loro c’è tanto spazio e molto margine di manovra perché stanno crescendo.

Quali sono i criteri con cui scegli i corridori o per i quali loro scelgano te?

In generale deve esserci un rapporto di fiducia in entrambi i sensi. Non solo io devo credere in un atleta, ma anche lui in me. Anche perché dietro ci sono le famiglie, specialmente se sono corridori minorenni. Sicuramente alla base c’è un aspetto tecnico e qualitativo. Ti può piacere un ragazzo per come corre, per come si comporta, per le dichiarazioni che fa poi parlandoci devi capire se c’è affinità. Ho una visione frutto delle persone che hanno lavorato con me da corridore e credo anche della mia personalità. Se si trova una comunione d’intenti col corridore diventa tutto più semplice.

Il rapporto con i tuoi assistiti come sta andando? Ti è capitato di avere vedute diverse da loro?

Sono estremamente contento dei ragazzi che ho, ma credo che anche due punti di vista diversi possano essere di aiuto. Almeno per me, questa situazione mi mette in discussione ed è lì che talvolta puoi imparare qualcosa di nuovo, a maggior ragione se sei nuovo del mestiere. Come a scuola o nella vita di tutti i giorni. Se ti dicono sempre di sì, che sei bravo o hai ragione, non impari nulla.

Nate Pringle arriva dal triathlon ed è una scommessa di Guarnieri. Argento a crono al mondiale U23, nel 2026 sarà al devo team della Decathlon
Nate Pringle arriva dal triathlon ed è una scommessa di Guarnieri. Argento a crono al mondiale U23, nel 2026 sarà al devo team della Decathlon
Nate Pringle arriva dal triathlon ed è una scommessa di Guarnieri. Argento a crono al mondiale U23, nel 2026 sarà al devo team della Decathlon
Nate Pringle arriva dal triathlon ed è una scommessa di Guarnieri. Argento a crono al mondiale U23, nel 2026 sarà al devo team della Decathlon
Quali sono i dettami che dai ai tuoi ragazzi?

Principalmente il mio atteggiamento è impostato molto sul futuro. Per juniores e U23 l’obiettivo è prepararli al professionismo, ad una carriera lunga e magari di successo. Devono essere pronti a sostenere un carico fisico dal punto di vista mentale, che credo sia l’aspetto più importante. Le categorie giovanili, anche fin da esordienti e allievi, sono molto impegnative per le pressioni che si autoimpongono i ragazzi e che gli arrivano dai tecnici. I giovani devono arrivare alla categoria successiva senza essere già esauriti. Quindi per me conta anche l’ambiente in cui crescono. Voglio guardare a lungo termine con loro, senza forzarli a bruciare le tappe o prendere scelte che li possa compromettere.

Con i pro’ cambia il tuo atteggiamento?

Con loro è un argomento diverso. Diciamo che quando il corridore trova la sua dimensione, la bravura del procuratore è trovare una realtà che possa andargli bene e dove possa dare il meglio di sé. In quel caso entrano in gioco altri fattori, come le possibilità di giocare le proprie carte, l’aspetto economico o la durata del contratto.

Hai notato competizione nel mondo dei procuratori?

Sicuramente sì. Ci sono gruppi di procuratori con cui si è più affini, altri meno come penso sia normale in qualsiasi ambiente. Da quelli che conosco molto bene ho avuto qualche aiuto in termini di consigli o confronti. Credo che se alla base del nostro lavoro resta il ciclismo, potrà capitare di trovarsi a sgomitare con un collega per un corridore, ma penso sarà una competizione sana, dove alla fine sarà il ragazzo a decidere con quale persona si trova più in sintonia.

Guarnieri ha sfruttato i ritiri delle squadre in Spagna per vedere i suoi corridori (foto NSN Cycling Team)
Guarnieri ha sfruttato i ritiri delle squadre in Spagna per vedere i suoi corridori (foto NSN Cycling Team)
Jacopo Guarnieri come vede il fatto che i procuratori vadano a cercare il corridore tra gli allievi o addirittura adocchiare gli esordienti?

Rispetto a tanti anni fa, si è abbassata molto l’età in cui i ragazzi vengono sollecitati. Onestamente non ci vedo nulla di male nel guardare nelle categorie inferiori, purché vengano rispettate certe cose. Ognuno ha il proprio metodo, ma per come voglio lavorare io, penso che per i giovani bisogna essere il più conservativi possibile. Più si prendono ragazzi giovani, più li devi liberare dalle pressioni. Si devono semplicemente far lavorare e crescere. E non raccontare loro cose non vere.

La sensazione è che tutti siano alla ricerca del super talento giovane da far firmare subito.

E’ normale che si vada sempre più indietro a cercarlo, ma per me il focus rimane un altro. L’obiettivo, come dicevo prima, è cercare di farli diventare pro’ possibilmente di successo e non junior o U23 di successo. Quanti erano dei campioni da giovani e quanti di questi sono passati pro’? E’ facile salire sul carro e inseguire il fenomeno. La bravura del procuratore deve essere quella di saper intercettare anche talenti inespressi. Questa caccia non deve far dimenticare che ci sono tantissimi corridori di talento che magari fino agli junior o U23 non hanno fatto vedere tanto ed invece possono diventare buoni professionisti.

E se un tuo ragazzo ti dicesse di voler abbandonare la scuola per fare il corridore, come la vedresti?

Chiaramente ognuno è libero di fare ciò che vuole, soprattutto quando è giovane e c’è di mezzo la famiglia. Io non posso sostituirmi alla famiglia, ma credo che il procuratore debba essere un buon consigliere. Dal mio punto di vista la scuola rimane un punto fermo, anche perché è una ulteriore sfida col tuo corpo e con la tua mente. Bici e studio sono due impegni importanti da portare avanti, però per me sono complementari. E’ un discorso più ampio.

Per Guarnieri guardare tra gli allievi non è sbagliato, ma rispettando regole e togliendo pressioni (foto photors.it)
Per Guarnieri guardare tra gli allievi non è sbagliato, ma rispettando regole e togliendo pressioni (foto photors.it)
Prego.

Un giovane corridore non deve vedere quello della scuola come uno stress aggiuntivo perché è uno stress che ti può dare un diploma, delle soddisfazioni, un backup e può essere un salvagente. E se ci pensano bene, è uno stress che ti prepara al professionismo perché ti prepara a sostenere un carico maggiore di responsabilità.

Finora quale pensi che sia il tuo punto di forza?

Sicuramente ho il tempo da dedicare ai miei ragazzi. I valori espressi in bici sono importanti e so che posso dare consigli al corridore sotto il profilo tecnico e agonistico. Il ciclismo però non sono solo watt, c’è altro. Il supporto mentale e umano è importante. E sanno che sono a loro disposizione 24 ore su 24 per ogni situazione che sia un pro’ o un ragazzino. Ho impostato il lavoro così, me lo posso permettere e ne sono contento. Questa è la mia strada col mio pensiero, spero che funzioni.

Sacha Modolo segue Alessandro Borgo fin dalle categorie giovanili e lo ha consigliato su tanti aspetti

Modolo, i consigli a Borgo e il ciclismo giovanile da rivoluzionare

16.12.2025
6 min
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Sperava e meritava di finire meglio la sua carriera, ma quando Sacha Modolo parla di ciclismo diventa un fiume in piena, specialmente sui giovani italiani. Lo possiamo considerare il “padrino” di Alessandro Borgo, che ha aiutato a crescere con consigli tecnici ed umani dentro e fuori dall’allenamento fino a vederlo ora pro’ con la Bahrain Victorious promosso dal devo team.

L’ex velocista trevigiano tiene ancora tanto al suo sport e lo si capisce ogni volta che, toccando l’argomento, i discorsi si ramificano in tanti altri aspetti da considerare. Modolo da un paio di stagioni collabora con la PM Cycling Agency di Massimiliano Mori e Marco Piccioli (i suoi procuratori da atleta) mettendosi a disposizione dei corridori della sua zona seguiti da loro. Al netto delle sue 49 vittorie, Sacha ha molto da dire a chi vuole diventare corridore fin dalle categorie inferiori. Dallo spunto di una foto sul suo profilo Instagram esce una chiacchierata sul panorama giovanile italiano con la sua franchezza di sempre, forse un po’ più edulcorata dall’esperienza dell’età.

Borgo nel 2026 sarà pro' con la Bahrain, ma già quest'anno ha corso con la formazione WT in 8 occasioni
Borgo nel 2026 sarà pro’ con la Bahrain, ma già quest’anno ha corso con la formazione WT in 8 occasioni
Borgo nel 2026 sarà pro' con la Bahrain, ma già quest'anno ha corso con la formazione WT in 8 occasioni
Borgo nel 2026 sarà pro’ con la Bahrain, ma già quest’anno ha corso con la formazione WT in 8 occasioni
Com’è il rapporto con Borgo adesso che è passato pro’?

E’ sempre molto buono, ma adesso lo seguo meno e credo che sia giusto così visto che ha i preparatori e i tecnici della Bahrain. Non mi permetterei mai di intromettermi. Resto tuttavia in suo appoggio qualora debba fare dietro moto. Mi organizzo, chiudo l’officina (il SakaLab, ndr) e via con lui a ruota della mia Vespa.

La tua vicinanza è stata preziosa per lui.

Penso e spero di sì. Ad esempio quando quest’anno ha vinto la Gand-Wevelgem U23, qualche giorno prima mi aveva chiesto come muoversi. Gli avevo dato qualche dritta sulle stradine belghe, visto che lassù ci ho corso tanto e ricordo bene i posti. E’ stata una bella soddisfazione, così come la vittoria al campionato italiano. Ormai Alessandro è diventato grande, in gara ha imparato tanto e sta continuando a farlo.

E una tua parola non manca mai.

Certo, cerco sempre di dargli consigli e spiegargli certe cose, su tutto. Anzi, conoscendolo, quando mi fa certe domande da ragazzo della sua età, so già dove vuole andare a parare e lo anticipo. E gli dico: «Guarda che ragionavo così anch’io, cosa credi?». E si ride.

Ci sono altri ragazzi che segui?

A dire il vero nella mia zona più stretta non ci sono più tanti corridori come un tempo. Fino a pochi anni fa eravamo una ventina di pro’, adesso ci sono solo Vendrame, Borgo per l’appunto e ogni tanto Scaroni quando viene dalla sua morosa che abita qua vicino. Tra i giovani sto seguendo Matteo Cettolin che correrà con la Trevigiani (quest’anno era alla General Store: è il fratello di Filippo della VF Group, ndr). Anche a lui do i miei pareri tecnici. Come dicevo però non abbiamo tanti ragazzi che vanno in bici dalle mie parti.

La visuale di Borgo e Cettolin nel "dietro-moto" con Modolo. L'ex velocista vorrebbe che cambiasse qualcosa nelle crescita dei più giovani
La visuale di Borgo e Cettolin nel “dietro-moto” con Modolo. L’ex velocista vorrebbe che cambiasse qualcosa nelle crescita dei più giovani
La visuale di Borgo e Cettolin nel "dietro-moto" con Modolo. L'ex velocista vorrebbe che cambiasse qualcosa nelle crescita dei più giovani
La visuale di Borgo e Cettolin nel “dietro-moto” con Modolo. L’ex velocista vorrebbe che cambiasse qualcosa nelle crescita dei più giovani
Significa che i settori giovanili si stanno prosciugando?

Temo proprio di sì, ma faccio una premessa. Devo ancora mentalizzarmi per andare a cercare il corridore tra i ragazzini. Gli allievi di adesso sono gli juniores di qualche anno fa e ormai non è più un gioco. Alla loro età non facevo i sacrifici che fanno loro e sono bravissimi in questo, ma non saprei cosa dirgli di più. Adesso tutti i giovani vogliono essere campioni e pensano solo ai contratti da firmare. Non pensano che possono diventare corridori ritagliandosi un ruolo da gregario o da uomo-squadra, soprattutto quando passi pro’.

Per quale motivo secondo te?

E’ colpa della società in cui viviamo che ci vuole grandi campioni o grandi imprenditori di successo. O sei così oppure sei un fallito. Non è possibile, perché non è così. Quindi non mi sento di andare da un ragazzino e raccontargli cose non vere. Non gli prometterei nulla, anche perché lo sapete: sono pragmatico e diretto per certi temi. Non mi interessa guadagnare o speculare sulle spalle di un ragazzino.

Qualche formazione giovanile ha cercato Sacha Modolo come consulente?

Sì, certo. Alcune società della mia zona mi avevano chiesto di diventare diesse proponendomi di fare il corso oppure di aiutarli con i loro atleti. Mi chiedevano di farlo a titolo gratuito o di volontariato. Per fortuna che ci sono i volontari, però non è possibile andare avanti o crescere ancora così. Il lavoro ce l’ho già. La mentalità è la stessa di venti anni fa, così come la gente che è la stessa. Io rivoluzionerei tutto e non perché lo dico io. Questa è la classica situazione del cane che si morde la coda.

Matteo Cettolin è passato dalla General Store alla Trevigiani. E' seguito in allenamento da Modolo (foto photors.it)
Matteo Cettolin è passato dalla General Store alla Trevigiani. E’ seguito in allenamento da Modolo (photors.it)
Matteo Cettolin è passato dalla General Store alla Trevigiani. E' seguito in allenamento da Modolo (foto photors.it)
Matteo Cettolin è passato dalla General Store alla Trevigiani. E’ seguito in allenamento da Modolo (photors.it)
Spiega pure.

Le società giovanili sono in queste condizioni perché non sono aiutate a livello economico e non hanno ritorni dal punto di vista del marketing o di altre strategie. Pertanto non riescono o non vogliono investire in figure giovani specializzate e preparate che lo fanno di mestiere. All’estero non è così, ma io mi preoccupo del ciclismo italiano. Non avere formazioni WorldTour e il relativo devo team condiziona parecchio i ragazzi. Le nostre professional stanno facendo anche troppo. E poi non c’è sempre il supporto della scuola.

Altro tema scottante, giusto?

Non tutti sono bravi a conciliare i due impegni e non tutti trovano la comprensione dei professori. La scuola non ti aiuta spesso perché gli insegnanti non capiscono quando uno studente è anche un atleta di richiamo nazionale e quindi è chiamato a ritiri o trasferte per eventi importanti. Mancano i crediti sportivi nelle scuole e questo può portare un ragazzo che vuole diventare un corridore, che poi diventerebbe il suo lavoro, a scegliere istituti privati o peggio ancora addirittura a lasciare la scuola. Va trovata una soluzione.

Modolo è molto legato a Vendrame, uno dei pochi ciclisti rimasti nella sua zona (foto FIlippo Mazzullo)
Modolo è molto legato a Vendrame, uno dei pochi ciclisti rimasti nella sua zona (foto FIlippo Mazzullo)
Modolo è molto legato a Vendrame, uno dei pochi ciclisti rimasti nella sua zona (foto FIlippo Mazzullo)
Modolo è molto legato a Vendrame, uno dei pochi ciclisti rimasti nella sua zona (foto FIlippo Mazzullo)
Pensare di voler diventare un corridore a 15/16 anni è esagerato?

Se guardo in generale direi di no attualmente, se invece guardo in Italia allora dico che è un male. Per tutte le ragioni che abbiamo detto prima. Aggiungiamo che la categoria U23 sta cambiando e purtroppo non tutti gli organizzatori si stanno adeguando. A parte le internazionali, ci sono corse nazionali per elite/U23 che non servono molto per fare crescere i nostri giovani. So che è difficile, per non dire impossibile, ma tanti organizzatori di piccole gare vicine dovrebbero accordarsi per fare un’unica gara internazionale, magari anche per juniores. Sono certo che poco per volta riuscirebbero ad avere una buona lista di partenti di alto livello. Non lamentiamoci se poi non avremo più corridori.

Conca ha aperto lo scrigno, ma il problema parte dai giovani

08.07.2025
6 min
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Le vicende del ciclismo italiano continuano a tenere banco, la vittoria del campionato italiano da parte di Filippo Conca ha aperto un cassetto pieno di problemi fino ad adesso tenuti nascosti. Come quando nel fare pulizia si ritrovano carte appallottolate e piegate in malo modo, messe in un angolo nella speranza che qualcuno se ne dimenticasse. Ma come accade con le multe il tempo accumula, non dimentica. Ci siamo così trovati, in una calda domenica di fine giugno, con un ciclista che ha deciso di aprire quel cassetto ormai nascosto dalla polvere. Ma il problema è ben più radicato e parte dai giovani

Era necessario prima o poi venire a patti con la realtà. Le parole che lo stesso Conca ci ha regalato qualche giorno dopo ci hanno permesso di fermarci e cercare delle risposte. Un ragazzo di 26 anni, scaricato dal ciclismo professionistico con la fretta che ormai lo contraddistingue, ha avuto la forza di non arrendersi e ripartire. Gli è costato tanto: fatica, impegno e tanti bocconi amari da mandare giù. 

Il tricolore di Conca ha aperto il dibattito, il ciclismo è a un punto di svolta?
Il tricolore di Conca ha aperto il dibattito, il ciclismo è a un punto di svolta?

Una piramide che crolla

La deriva del movimento è partita però dal ciclismo giovanile, la sua gestione è ormai in mano a pochi soggetti che non sempre fanno il bene dell’atleta. Si vanno a cercare i talenti in categorie che prima servivano a raccontare quanto i giovani amassero andare in bici. Ora quei giovani amano ancora andare in bici? La risposta per certi versi è “sì” ma non dobbiamo farci ingannare. 

«Quello che ci ha dimostrato la storia di Conca – analizza Stefano Garzelli, in questi giorni impegnato con il commento tecnico della RAI al Tour de Franceè che un corridore di 26 anni è considerato vecchio. Nel dirlo provo un gran senso di rabbia. La sua carriera è un insieme di episodi che si possono ripetere e possono coinvolgere tutti. Una serie di problemi fisici e in quattro anni Conca si è trovato fuori dal ciclismo professionistico. Un ragazzo come lui non ha trovato nessuno che lo facesse correre, nemmeno una continental».

La caccia agli juniores porta a una professionalizzazione della categoria, non sempre un bene per dei ragazzi giovani
La caccia agli juniores porta a una professionalizzazione della categoria, non sempre un bene per dei ragazzi giovani
E’ il segno che forse si sta esagerando in questo continuo ricambio?

I corridori giovani non hanno tempo per crescere, ora stiamo vedendo test di ragazzi giovani (juniores, ndr) con numeri impressionanti. Ma poi, in corsa, come riesci a gestire il tuo potenziale se ti mettono a fare il lavoro sporco? La vera domanda è cosa stiamo chiedendo ai giovani? Perché poi se non performi e non porti punti, ti lasciano a casa. 

Il rischio è di vedere sempre più ragazzi come Conca.

Sì, ma a 25 anni un corridore non è finito, anzi. E’ appena entrato nella sua completa maturazione fisica e mentale. Non si guarda più a ragazzi di questa età, ma agli juniores. La cosa più spaventosa è che sono ragazzi giovani trattati come campioni, ma non lo sono. Esistono delle eccezioni, come è stato Evenepoel e ora Seixas. Anche se su quest’ultimo qualche dubbio sul fatto che stiano facendo un calendario esagerato ce l’ho. 

Il problema è che alle corse degli allievi ora trovi i procuratori, i tecnici non vanno più a vedere le categorie giovanili, si accontentano dei test…

Si fa credere ai ragazzi di essere entrati nel mondo del professionismo e poi non è vero. Non lo sono. C’è una lotta sfrenata per entrare nelle squadre development di formazioni WorldTour già dagli allievi. Per me il male più grande è l’aver lasciato carta bianca per i team juniores. Red Bull, Decathlon e tutti gli altri. Siamo davanti a specchietti per le allodole. 

I devo team juniores rischiano di creare una spaccatura all’interno del movimento (foto Instagram/ATPhotography)
I devo team juniores rischiano di creare una spaccatura all’interno del movimento (foto Instagram/ATPhotography)
Sembra che senza procuratore non puoi correre, anche a 17 anni.

Ognuno guarda al suo interesse, questo meccanismo che si è creato è incontrovertibile. Si dovrebbe lavorare per renderlo meno pressante. Ma se le squadre WorldTour continueranno a creare team giovanili, il sistema continuerà a prendere ragazzi sempre più giovani. 

Tanti ragazzi poi decidono di abbandonare la scuola.

Questo è un tema importante. Quando hai 16 anni la tua priorità devono essere gli studi. Invece adesso ti trovi davanti ragazzi che hanno delle vie “facilitate” o comunque che mettono in secondo piano l’istruzione. Anche io sono padre e mio figlio, che corre in Spagna (dove Garzelli e la sua famiglia vivono, ndr) si è trovato più volte a gareggiare contro ragazzi che si allenano 22 ore a settimana. Se vai a scuola e studi non hai tutto quel tempo per allenarti. Vi faccio un esempio.

Prego…

Qualche settimana fa mio figlio era a una gara riservata agli juniores in Spagna, erano in quarantotto al via, pochissimi. Il perché era presto detto, la settimana successiva c’era una gara più prestigiosa. Il rischio è di non avere più gare perché un organizzatore non avrà più interesse a fare una corsa per neanche cinquanta ragazzi. Tutti vogliono correre con la nazionale o con i devo team. Non esisteranno più le altre squadre, quelle “normali”.

Certe esperienze, come le prove di Nations Cup dovrebbero offrire la possibilità a tanti ragazzi di crescere e confrontarsi (foto Eroica Juniores/Guido Rubino)
Certe esperienze, come le prove di Nations Cup dovrebbero offrire la possibilità a tanti ragazzi di crescere e confrontarsi (foto Eroica Juniores/Guido Rubino)
Tutti vogliono emergere, ma non c’è spazio.

Come possono starci tutti? Anche se un giorno tutte le diciotto squadre del WorldTour avranno dei team juniores, comunque i posti saranno limitati. E poi che calendario faranno? Scusate, ma a me la gara in cui i primi cinque erano gli atleti della Grenke Auto Eder (vivaio juniores della Red Bull, ndr) non ha senso. Cosa vuol dire andare alle corse e competere contro chi fa la vita di un diciassettenne “normale”?

Senza considerare che anche la nazionale sta diventando una cosa circoscritta a pochissimi.

Sono dell’idea che le federazioni nazionali dovrebbe dare la possibilità di correre al maggior numero di giovani possibile e non di lavorare con un cerchia di dieci ragazzi. Tutti si caricano di aspettative e si credono già arrivati, poi fanno interviste, eventi, foto. Sta anche ai media non esagerare in proclami e titoloni.

Vero…

Poi tutto diventa dovuto e si creano delle classi in base al talento. Ma a 16 anni, come detto prima, ci sono diversi fattori che incidono. Io sono contro queste esclusioni e alla creazioni di gruppi ristretti. E’ chiaro che se poi le diciotto formazioni WorldTour creano le squadre juniores e prendono i migliori allora il sistema si inceppa. 

Perché i team WorldTour al posto di creare formazioni non possono sostenere i team locali aiutandoli nella gestione? (foto ufficio stampa Nordest)
Perché i team WorldTour al posto di creare formazioni non possono sostenere i team locali aiutandoli nella gestione? (foto ufficio stampa Nordest)
Ci sarebbero tanti modi per far crescere in maniera uniforme i ragazzi.

Nel calcio le squadre hanno i loro team giovanili, ma anche una serie di squadre locali che fungono da team satellite. Il ciclismo non ha questa capillarità, ma grandi sponsor che possono permettersi di fare il WorldTour potrebbero dare una mano alle squadre giovanili senza surclassarle. Magari distribuendo la ricchezza (o anche organizzando corse così da tenere vivo il movimento, ndr). Sono contento per Conca, il suo risultato fa capire che certe dinamiche sono irreali, bisogna sperare che questo avvenimento non si asciughi come una goccia d’acqua nel deserto.