Matxin e l’evoluzione dei giovani: «Non trattarli da… giovani»

11.04.2024
5 min
Salva

Ieri al Giro d’Abruzzo ha vinto Jan Christen ennesimo astro nascente di questo ciclismo sempre più famelico di giovani e giovanissimi. E anche astro nascente della UAE Emirates sempre più legata alla linea verde.

E quando si toccano questi tasti un vero astro dei giovani è Joxean Fernandez Matxin, che prima ancora di essere uno dei tecnici dello squadrone asiatico, è anche un uno dei migliori talent scout in assoluto.

Proprio qualche giorno fa, commentando alcune prestazioni dei suoi ragazzi, ma anche in generale, Matxin ha parlato di tempistiche da rispettare per alcuni giovani: non tutti sono subito maturi. E ha parlato anche di un calendario idoneo per questi atleti. E lo stesso per i giovani che sono già pronti.

Jan Christen (20 anni a giugno) ieri ha vinto al Giro d’Abruzzo. Domenica sarà impegnato all’Amstel Gold Race
Jan Christen (20 anni a giugno) ieri ha vinto al Giro d’Abruzzo. Domenica sarà impegnato all’Amstel Gold Race
Matxin hai parlato di giovani che hanno bisogno di un’evoluzione più naturale e progressiva. E’ intuibile, ma qual’è il tuo concetto preciso?

E’ il mio pensiero. Per ogni giovane, forte o fortissimo che sia, c’è un periodo che è del tutto soggettivo per arrivare alla maturazione. Quando parlo di maturazione non mi riferisco solo a quella fisica e di atleta, ma anche a quella della persona. Per assurdo a chi vince subito devi infondere calma, devi quasi frenarlo. Altri vanno aspettati e anche se sono bravi vanno aspettati.

Quindi i tempi di maturazione non sono solo fisici?

Direi di no. Un ragazzo spagnolo magari raggiunge la maturità più tardi rispetto ad un corridore straniero. Un norvegese o un danese sin da junior fa attività internazionale. Loro viaggiano, vivono esperienze. Perché il loro calendario interno non è così folto e vanno subito fuori a correre, appunto fanno attività internazionale. E questo poi li porta anche ad essere competitivi sin da subito.

Il calendario: quanto è importante e come si studia un programma adatto a quel determinato ragazzo?

Non esiste un calendario giusto in assoluto, dipende anche dalla scelta di squadra che fa il ragazzo. Dove va. Cosa va a fare in quella squadra. Che opportunità ci vedi. Per me il giovane non devi pensarlo come un giovane, ma come un corridore: campione o non campione che sia. E lo devi utilizzare e valorizzare perché è un corridore, non perché è un giovane. Per questo dico che la scelta della squadra è molto importante per la sua evoluzione. Si devi sentire valorizzato. Non devi andare in un team solo per chiudere buchi o a tirare i primi chilometri perché sei giovane… tanto hai tempo. L’evoluzione è sotto ogni aspetto, mentale, fisica, tattica. Altrimenti quel ragazzo finisce col perdersi.

Joxean Fernandez Matxin (classe 1970) è il direttore della parte sportiva della UAE Emirates ed esperto talent scout
Joxean Fernandez Matxin (classe 1970) è il direttore della parte sportiva della UAE Emirates ed esperto talent scout
Voi siete la squadra numero uno al mondo, avete vinto il ranking UCI 2023, avete tanti campioni, come fa un giovane a non perdersi in un team come la UAE Emirates?

Semplice, facendo per quel ragazzo un calendario giusto, pianificando l’intera stagione e dando direttive chiare, specificando bene quello che vuole lui e quello che vogliamo noi. Quando facciamo un programma questo va da ottobre a ottobre. In questo modo loro sanno quando devono correre, quando devono essere competitivi e quando devono essere competitivi per loro stessi.

La pianificazione è tutto insomma.

E’ importante, ma come ho detto è soggettiva. Prendiamo Del Toro per esempio. Isaac ha fatto un salto di qualità che neanche noi ci aspettavamo, è stato un salto più grande del previsto e così siamo intervenuti. Non ha fatto la Coppi e Bartali, ma ha fatto la Tirreno-Adriatico: se lo è meritato. Lo abbiamo ripianificato insieme. Ma partivamo da un progetto chiaro e completo. 

E i ragazzi condividono sempre?

Morgado, per esempio, posso dire con chiarezza che non ama troppo le classiche, ma noi sappiamo che può fare bene in quelle corse e così lo abbiamo mandato al Fiandre. Per lui era una scuola. Come è arrivato? Quinto. Erano 80 anni che un corridore così giovane non arrivava nei primi cinque. E noi non gli avevamo chiesto di fare quinto o imposto degli obiettivi. Certamente non lo abbiamo frenato.

Se serve per fare scuola e per la sua maturazione generale, perché allora avete mandato lui e non un Ayuso?

Anche Ayuso può fare il Fiandre, certo, ma è troppo leggero per quelle corse. Morgado invece può fare bene.

Morgado (classe 2004) non ama le classiche ma può vantare già una top 5 in una classica Monumento come il Fiandre. Magari cambierà idea!
Morgado (classe 2004) non ama le classiche ma può vantare già una top 5 in una classica Monumento come il Fiandre. Magari cambierà idea!
Quindi è perché vedete in lui determinate caratteristiche?

Esatto, perché Morgado ha le caratteristiche fisiche e tecniche per fare bene in certe corse. E per lui come ho detto è una buona scuola, una grande esperienza per il futuro. L’ho mandato a Le Samyn, una piccola Roubaix, sapendo che non gli piaceva, ma al tempo stesso sapendo anche poteva fare bene: è arrivato secondo. Poi magari in futuro può anche continuare a preferire altre corse, ma intanto sa che può fare bene anche lì.

E intanto il ragazzo matura… Matxin, ma tu come fai a intuire che uno allievo, uno junior sono bravi, anche se non hanno raccolto grandi risultati?

In tanti mi fate questa domanda: non so. Intuizione. Se vi chiedessi come è quella donna? Bella, brutta, bellissima? Ognuno ha i suoi parametri per giudicare. Per me alcune cose sono evidenti, non so: vedo come affrontano la gara. Faccio questo mestiere da quando avevo 21 anni. Vado alle corse, seguo molto le corse dei giovani.

Quindi tempistiche, campioni pronti e da aspettare. Ora avete anche il devo team, fate scambio di atleti?

Sì, sì, lo stiamo facendo e in un sacco di gare. Giaimi, Duarte, Guatibonza… hanno già fatto corse con i pro’. Mischiamo spesso i nostri atleti del devo team con quello WorldTour. E’ importante fargli fare queste gare per alimentare il loro sogno, per dargli grinta, per fargli fare esperienza, per far conoscere loro com’è il mondo dei pro’. E anche per fargli fare il ritmo giusto per quando poi ritornano nelle gare under 23.