Le crono in Italia, tanto lavoro da fare. Ma Velo…

06.07.2022
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La storia con la crono di Matteo Montefiori, come avevamo scritto, era qualcosa su cui riflettere. Ha riportato in auge l’argomento cronometro individuale e movimento italiano. E quale interlocutore migliore di Marco Velo per parlarne?

Velo è il cittì della crono. E’ lui il tecnico responsabile e supervisore di questo settore per conto della Federciclismo. Da Ganna all’ultimo azzurro juniores, ragazzi e ragazze spianati sulla bici da crono passano sotto i suoi occhi.

Prima di passare a Velo però, ricordiamo il caso Montefiori. Il corridore U23 della #inEmiliaRomagna, secondo ai recenti tricolori di specialità, aveva dovuto faticare non poco per avere una bici performante e lo spazio per lavorare in modo specifico su questa disciplina.

Marco Velo ai Giochi del Mediterraneo (foto Federciclismo)
Marco Velo ai Giochi del Mediterraneo (foto Federciclismo)
Marco siamo ancora così? E’ questa la foto del movimento italiano nei confronti della cronometro?

Sapete, soprattutto per quanto riguarda le categorie juniores, uomini e donne, la situazione non è facile in quanto è difficile reperire i materiali adatti. In molti casi fanno fatica ad avere delle bici decenti su strada, figuriamoci a crono. E infatti anche noi della Federazione, soprattutto grazie alla collaborazione con Pinarello, cerchiamo di fornire qualche bici. Qualche bici da dare in gestione almeno a coloro che sono ritenuti atleti d’interesse nazionale e che non hanno una buona bici da crono.

Già è qualcosa…

Purtroppo siamo ancora in questa fase. Nella categoria U23 il problema è minore. A mio avviso si riscontra di più tra gli juniores. E’ una disciplina che costa. Le società hanno sempre meno budget e in generale hanno sempre più difficoltà a reperire materiali. Ci stiamo lavorando. Anche perché la crono è una specialità olimpica.

Secondo te, Marco, è solo una questione economica o anche “culturale”? Tante volte una società non è così felice di lasciare un ragazzo che potenzialmente potrebbe vincergli corse (e circuiti) per farlo lavorare a crono…

No, no, devo dire che io ho notato una buona predisposizione. E l’ho notata proprio nella categoria juniores. Anche nelle crono di avvicinamento la partecipazione è stata buona. Abbiamo avuto dei buoni riscontri sia da parte di ragazzi che ragazze. Non ho sentito nessuno che ha storto il naso. Anzi…

Nelle categorie giovanili spesso i materiali provengono dai team dei pro’ (foto Instagram)
Nelle categorie giovanili spesso i materiali provengono dai team dei pro’ (foto Instagram)
Anzi…

Anche adesso (ieri, ndr) sto andando a prendere le ragazze e i ragazzi per andare ai campionati europei e alcuni si sono fatti prestare la bici o la seconda da bici, per dire l’impegno… Anche le squadre dei professionisti aiutano. Si mettono la mano sul cuore e prestano i loro materiali a questo o quell’atleta. Lo fanno per amicizia o per i buoni rapporti tra i direttori sportivi dei team giovanili e appunto quelli dei pro’.

Questo è bello…

Fa notare l’impegno che ci mettono e ci dice che il ciclismo è una grande famiglia. A me fa piacere vedere una squadra di pro’ che presta bici, ruote e caschi ad uno juniores che non ha la possibilità di averli. Di metterlo in condizione di gareggiare con materiali performanti. Credo sia un bel messaggio. Si dà la possibilità ai ragazzi di lavorare in un certo modo.

Alzando un po’ l’asticella, parlando degli U23 qualcosa di più si fa? Qualche anno fa, Marino Amadori ci disse della volontà di fare dei raduni specifici per la cronometro. Vale ancora tutto ciò?

L’idea c’è. Il problema è che le gare sono tante. I calendari, anche internazionali, sono fitti e non è facile trovare tempo. Già i ragazzi sono fuori tantissimo, mettiamoci anche la pista… Ho avuto un gancio ed abbiamo stretto un accordo con l’autodromo di Monza.

La giornata di ritiro a crono presso l’autodromo di Monza con le donne (foto Federciclismo)
La giornata di ritiro a crono presso l’autodromo di Monza con le donne (foto Federciclismo)
Spiegaci meglio…

Abbiamo già fatto un ritiro di un giorno con le donne e, tempo permettendo, vorrei farne uno con gli under e con gli juniores. Si lavora in sicurezza, con l’autodromo chiuso solo per noi. Una ventina di giorni fa abbiamo fatto questa prima esperienza con Cecchini, Guazzini, Longo Borghini, Arianna Fidanza, Gasparrini. In tante hanno aderito e anzi sono rimaste entusiaste. Sulla chat già mi chiedono di combinare le date per fare una seconda giornata. Spero di riuscire a farla prima del mondiale. Anche per farle allenare in vista della crono mista.

In questo caso come lavorate? Solo sulla parte atletica o anche sul discorso della posizione?

Lavoriamo su tutto. Le ricontrollo sulla posizione, limiamo qualche dettaglio… ma sulle donne elite si parte da un’ottima base, tanto più che molte di loro vengono dalla pista, dall’inseguimento. Il tutto che sia compatibile e condiviso dalle loro squadre. Con gli juniores invece c’è molto di più su cui intervenire. 

Ecco, come vi gestite? Avete con voi anche un meccanico?

Quando facciamo questi ritiri, ci sono io, ci sono i cittì della strada delle rispettive categorie e poi ci sono il meccanico e l’equipe performance della Federazione. L’idea è questa. Siamo appena partiti. Ci stiamo lavorando, ci dobbiamo lavorare. Anche se, come ho detto, non è facile visti i calendari tanto fitti.

Lorenzo Milesi ha sempre fatto la crono, anche da juniores. Attitudine che lo sta aiutando non poco al Development Team Dsm
Lorenzo Milesi ha sempre fatto la crono, anche da juniores. Attitudine che lo sta aiutando non poco al Development Team Dsm
Hai parlato di “atleti d’interesse nazionale”, parliamo quindi già di una “elite selezionata”: come si fa invece per allargare la base?

Quando parlo d’interesse nazionale è perché comunque sono già andato a vedere delle gare, ho già parlato con i rispettivi tecnici di categoria su strada e cerco di estrarre una rosa di ragazzi e ragazze. Ovviamente non ne posso convocare quaranta, ma neanche porto solo quei due che mi faranno i mondiali. Ce ne sarà qualcuno in più. 

Organizzare più gare a crono ha senso per allargare la base?

Sì, ha senso. Più gare ci sono a crono e più i ragazzi s’impegnano (e s’interessano) a questa disciplina, che serve per la loro crescita e per la loro carriera. Andare forte a crono significa migliorare su strada e abbiamo visto che i grandi e i piccoli Giri spesso si vincono a crono.

Chiaramente fare più gare ha senso. Te lo abbiamo chiesto ripensando al discorso dei materiali, perché come hai giustamente detto tu, non sempre sono a disposizione. E allora ci si chiede quanto senso abbia, appunto, fare magari una crono con una bici da strada…

L’osservazione ci sta. Ma organizzare gare contro il tempo resta comunque importante perché crea un effetto volano. Invoglia i ragazzi, i direttori sportivi e le squadre ad attrezzarsi, ad investire attenzioni sulla crono.

Meeting Nazionale Giovanissimi, dove tutto comincia

30.06.2022
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Società e giovani provenienti da tutta Italia. Sogni, passione, colori e divertimento sono il riassunto di ciò che il 34° Meeting Nazionale Giovanissimi ha regalato a più di 1.500 piccoli praticanti. Una manifestazione su due ruote che è andata in scena da giovedì 23 a domenica 26 giugno sul territorio veneto tra Conegliano e Farra di Soligo (Treviso). 

Una grande festa con l’obiettivo di coinvolgere sempre più giovani e famiglie avvicinandole al ciclismo con quattro giorni dedicati a gimkane, sprint, Mtb e bici da corsa. Tanta partecipazione, ma anche tanta voglia di mettersi in gioco. Così come l’iniziativa ammirevole che ha coinvolto in una pedalata i bambini portatori di disabilità, una novità assoluta per un Meeting Nazionale Giovanissimi, con la partecipazione della campionessa paraolimpica Katia Aere, grazie alla partnership con l’Associazione La Nostra Famiglia.

Quattro giorni di passione

Le motrici del Meeting sono state, la Ciclistica Provinciale di Treviso, guidata da Lucio Paladin, e la Federazione Ciclistica Italiana. Le società che hanno risposto presente all’invito sono state ben 168, provenienti da 18 regioni italiane (uniche assenti Calabria, Molise e Valle d’Aosta). Quattro giorni di passione e voglia di condividere la gioia e la spensieratezza che la bicicletta regala fin da giovani. Il tutto grazie ai 300 volontari che si sono spesi per tenere tutto sotto controllo. 

 «Questi bambini rappresentano il futuro del ciclismo italiano e della Federazione – ha detto Fabrizio Cazzola, Consigliere Nazionale della Fci – voglio ringraziare gli Enti e le Istituzioni per la splendida accoglienza, le società coinvolte nell’organizzazione, gli sponsor e tutti i volontari, senza i quali sarebbe stato impossibile allestire tutto ciò. Abbiamo un territorio fantastico e questo Meeting ha raggiunto l’obiettivo di valorizzarne l’unicità».

Uno scorcio nei passaggi cittadini delle prove dei più piccoli, con un pubblico folto ed entusiasta (foto Bolgan)
Uno scatto delle prove dei più piccoli, con un pubblico folto ed entusiasta (foto Bolgan)

Il bilancio

Un Meeting Nazionale Giovanissimi di questa portata ha richiesto impegno e una cura dei dettagli assoluta. Dietro a tutto ciò si celano tante realtà e un’unione d’intenti che ha permesso tutto questo. 

«Il bilancio è più che positivo – spiega Paladin – tanta partecipazione che si è tradotta con un indotto di 1,5 milioni di euro per 7-8 mila persone che hanno soggiornato sul territorio per tre o quattro giorni. La Ciclistica Provinciale di Treviso è una società nata per fare da spalla al Comitato Provinciale di Treviso che non può organizzare manifestazioni. Rappresentiamo l’unione di idee e volontà di tutte le società di Treviso.

«Una grossa menzione – continua – va alla Regione Veneto. Dopo una chiacchierata con Luca Zaia nel periodo in cui le colline di Conegliano erano candidate a diventare patrimonio dell’UNESCO, si è deciso di promuovere la proposta per i giovani e realizzarla. Ci sono voluti quasi cinque anni e causa pandemia abbiamo rimandato ulteriormente. Finalmente quest’anno siamo riusciti a portare a termine il progetto anche grazie agli sponsor Banca Prealpi SanBiagio e il Consorzio di Tutela del Prosecco Superiore DOCG».

Tra le discipline presenti nei quattro giorni, la Mtb a Soligo (foto Bolgan)
Tra le discipline presenti nei quattro giorni, la Mtb a Soligo (foto Bolgan)

Territorio protagonista

Non solo festa per i più piccoli, ma anche un contesto accogliente e unico per gli accompagnatori. 

«L’impatto a livello territoriale – dice Paladin – è stato molto positivo. Le amministrazioni comunali sono rimaste piacevolmente sorprese dall’ambiente, dalla passione dei ragazzi e dagli addetti ai lavori, che hanno contribuito a realizzare questo evento. Il nostro intento era sì quello di realizzare un Meeting che fosse a misura di giovanissimo per la sua crescita e per il divertimento, ma anche far conoscere a famiglie e accompagnatori il nostro territorio e le bellezze che ci circondano. L’obbiettivo è stato centrato, motivo per cui oltre alla riuscita e all’entusiasmo che abbiamo raccolto, probabilmente sarà un evento che replicheremo con piacere in futuro».

Le premiazioni con la società lombarda UC Costamasnaga a trionfare nella classifica generale (foto Bolgan)
Le premiazioni con la società lombarda UC Costamasnaga a trionfare nella classifica generale (foto Bolgan)

Vittoria e divertimento

In un’età così delicata che va dai 7 ai 12 anni nelle categorie da G1 a G6, le vittorie sono un contorno e un piccolo risultato a quella che è ancora una fase di apprendimento e divertimento. Al Meeting Nazionale Giovanissimi però i successi sono stati assegnati, com’è giusto che sia. E a portarsi a casa il primato nella classifica generale è stata la lombarda UC Costamasnaga con 1.025 punti, che ha anticipato la Sprint Vidor La Vallata con 685 punti e il G.S. Mosole con 640. 

«Eravamo presenti con trenta ragazzi – dice il responsabile dei Giovanissimi della UC Costamasnaga, Antonio Usuelli – mai avrei immaginato di vincere, forse nelle più rosee aspettative c’era un podio. Una vittoria che è sintomo che i ragazzi si stanno divertendo a praticare questo sport e sanno viverlo con sano agonismo. Un altro aspetto di cui andiamo orgogliosi sono i risultati in ogni specialità. Dalla Mtb alla bici da corsa, i nostri piccoli atleti hanno saputo eccellere in ogni disciplina, sempre divertendosi. Una vittoria di squadra come questa non è casuale. Quello che insegno ai ragazzi è di dare il massimo, se poi si arriva primi, ventesimi o ultimi a noi non interessa. L’importante è imparare l’impegno».

EDITORIALE / Il bilancio federale e il balletto dei numeri

20.06.2022
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Il Consiglio Federale (foto FCI in apertura) ha approvato il bilancio della stagione 2021: «Un bilancio consuntivo – si legge nel comunciato stampa – che chiude con un importante avanzo, di oltre un milione di euro, ed un consolidamento del Patrimonio Netto. Emerge il fatto che sono state aumentate sensibilmente, quintuplicate, le entrate proprie rispetto al quadriennio precedente. Crescono in particolare le voci relative a sponsorizzazioni e pubblicità. A questo si aggiunge la relazione positiva e favorevole dei Revisori dei conti, oltre a quella contabile e volontaria della società di revisione Deloitte Touche Tohmatsu Limited».

Cazzaniga, Gimondi, Dagnoni e Tolu, ieri a Milano il CF ha approvato il bilancio consuntivo 2021 (foto FCI)
Cazzaniga, Gimondi, Dagnoni e Tolu, ieri a Milano il CF ha approvato il bilancio consuntivo 2021 (foto FCI)

Il cesto delle mele

Quando si parla di soldi bisogna stare molto attenti, soprattutto se c’è di mezzo la Federazione. La politica è capace, avendo in mano lo stesso cesto di mele, di cambiarne l’ordine e la quantità semplicemente giocando con le parole. Per cui si potrebbe pensare di avere mele per sfamare un esercito e contemporaneamente di averne a malapena per una famiglia di quattro persone.

Se ad esempio chiedeste a Renato Di Rocco in quali condizioni di bilancio abbia consegnato la Federazione, direbbe di aver lasciato due milioni 400 mila euro di avanzo. Se ne dedurrebbe che l’attuale gestione ne avrebbe già spesi più di uno, cui sommare quanto dichiarato in tema di sponsorizzazioni. Aggiungerebbe inoltre che le loro erano portate in bilancio a 1,1 milioni (certificati dagli stessi revisori attuali), quindi se davvero gli sponsor sono stati quintuplicati, mancando quello principale sulla maglia azzurra, significa che il livello delle spese è salito ben oltre la prima stima.

Come detto in precedenza, è chiaro che buona parte di quell’utile sia maturato proprio nel 2020 del Covid, in cui a fronte di identici contributi Coni, l’attività è stata ferma e le spese sono state molto inferiori. In ogni caso, se quei soldi c’erano, probabilmente sono stati utilizzati.

Il passaggio di consegne tra Dagnoni e Di Rocco: fu il presidente uscente, non appoggiando Isetti, ad aprila la strada a Dagnoni
Il passaggio di consegne tra Dagnoni e Di Rocco: fu il presidente uscente, non appoggiando Isetti, ad aprila la strada a Dagnoni

Contenti e soddisfatti

Il presidente Dagnoni ha ovviamente un diverso punto di vista, a partire dallo sponsor sulla maglia azzurra: si sta valutando qualcosa, non c’è nulla di certo e piuttosto che mettere un marchio di poca rilevanza, si preferisce lasciare la maglia al suo azzurro integrale. Sacrosanto!

«Questo bilancio – dice – fa vedere come stanno le cose dopo il primo anno di gestione. Mi erano dispiaciuti i commenti su una gestione “scellerata” che lessi dopo il bilancio preventivo. Dicemmo subito che si sarebbe dovuto aspettare il consuntivo ed eccolo qua. Siamo contenti e soddisfatti. Anche perché lo scorso anno, anche se non era nostro dovere, abbiamo gratificato i nostri campioni, versando un milione di premi».

Buona parte dei fondi federali destinati agli impianti sono finiti a Montichiari
Buona parte dei fondi federali destinati agli impianti sono finiti a Montichiari

I fondi del PNRR

Il presidente parla di promozione dell’immagine della FCI, che risulta più dinamica e moderna, con riscontri migliori nei vari partner.

«In più – sottolinea – la gestione di Amadio si può paragonare a uno sponsor. Riuscire a risparmiare risorse ottimizzando la macchina è come aver trovato un nuovo finanziatore. Allo stesso modo, il segretario generale sta lavorando sulle risorse umane, cercando di snellire un organico che tra le varie federazioni rimane sovradimensionato. Quel bilancio preventivo non è stato per caso ed è stato motivato.

«Non siamo un’azienda che deve fare utile, noi dobbiamo fare attività. E anche se abbiamo risorse nostre superiori a 6 milioni di euro, per cui non lavoriamo a debito, l’idea è che a fronte della tanta attività, dovrebbe esserci un superiore sostegno da parte di Sport e Salute, che elargisce i fondi del Coni. Quando ci siamo visti hanno parlato di debito morale nei nostri confronti, ma poi alle parole non sono seguiti i fatti. Speriamo negli 80 milioni del PNRR di cui ha parlato il Governo in relazione agli impianti sportivi. E’ stato imbarazzante dover destinare i soldi che avevamo a Montichiari, non potendo sostenere altri progetti».

Scaroni (qui con Bennati) e poi Carboni hanno centrato la prima vittoria da pro’ con la maglia azzurra
Scaroni (qui con Bennati) e poi Carboni hanno centrato la prima vittoria da pro’ con la maglia azzurra

Nazionale e Giro d’Italia

E mentre si starebbe aspettando che l’ufficio della Vezzali, sottosegretaria allo sport, sblocchi la pratica per il velodromo di Spresiano, i cui fondi esistono e sono vincolati all’esecuzione dei lavori, Dagnoni racconta anche dell’impegno su fronti meno prevedibili, ma non per questo meno meritevoli di attenzione. Come ad esempio la parte riferita all’impegno con i corridori della Gazprom.

«Prima abbiamo mandato una lettera ferma all’UCI, che però si è trincerata dietro il ricorso al TAS che dal loro punto di vista blocca tutto. E allora abbiamo portato quei ragazzi in nazionale. E’ l’unico strumento che abbiamo a disposizione. Nonostante Reverberi si sia lamentato che così facendo gli azzurri rubano le corse a loro. Per fortuna che nel Consiglio di Lega è stato Mauro Vegni a rispondergli che Caruso al Giro di Sicilia lo avesse chiesto lui».

Sull’Etna Caruso ha conquistato il Giro di Sicilia indossando la maglia azzurra
Sull’Etna Caruso ha conquistato il Giro di Sicilia indossando la maglia azzurra

In questa fase di mele spostate e bilanci da interpretare, probabilmente non resta che attendere anche il prossimo. Se ha ragione l’opposizione, il margine netto sarà ancora inferiore. Se ha ragione il governo in carica, magari sarà superiore. Speriamo che nel frattempo non ne faccia le spese il ciclismo e che anzi continui a rinforzarsi. Contrariamente a certe previsioni, la sensazione di un movimento che va avanti strozzato noi l’abbiamo già da un pezzo. L’avevamo anche prima.

Test e corridori: Locatelli ha ragione? Risponde Tacchino

19.05.2022
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«Il messaggio che vorrei far passare ai miei colleghi preparatori – dice Fabrizio Tacchino – è che bisogna rispettare le regole dei vecchi direttori. Poi magari ci costruisci sopra un metodo diverso, prendendone il buono. Forse quello di oggi non è più il loro ciclismo, ma meritano di essere ascoltati. Ho lavorato con Garbelli. E lui ogni due settimane andava a casa dei suoi corridori. Voleva vedere dove si allenassero, che famiglia avessero alle spalle, la fidanzata, se avessero dei fratelli. Perché va bene la parte scientifica, ma esiste anche la dimensione sociale. E un atleta non si può prendere per comparti separati».

Fabrizio Tacchino lavora per la Federazione: qui durante l’incontro di ogni anno con i neopro’
Fabrizio Tacchino lavora per la Federazione: qui durante l’incontro di ogni anno con i neopro’

La svolta di internet

L’intervista con Locatelli di lunedì ha provocato reazioni di vario genere, spingendoci a riprendere il discorso. Fabrizio Tacchino, citato nel discorso dallo stesso Olivano, si è fatto avanti per alcune precisazioni.

«Sono del 1970 e quando ero dilettante – racconta – mi sono trovato a correre contro le sue squadre. Io non ero un granché, ma ricordo bene quanto andassero forte. Una volta per fare la differenza dovevi trovare un tecnico come lui che ti prendesse con sé. Ovviamente i corridori dei Paesi più lontani non vi avevano accesso e restavano indietro. Oggi grazie a internet, basta pagare e puoi avere le tabelle degli allenatori dei grandi campioni. Anche per questo si è sviluppato un ciclismo così globalizzato, in cui tutti possono entrare in contatto con chiunque. Basta pagare, pur rinunciando alla componente del rapporto personale. Quando fui mandato a tenere i primi corsi ai vecchi diesse, Locatelli era in prima fila, ha sempre cercato il confronto. Come pure Roberto Damiani. L’espressione occhiometro risale a quella fase».

Tiberi ha mostrato valori eccellenti sin da junior, abbinati a risultati su strada
Tiberi ha mostrato valori eccellenti sin da junior, abbinati a risultati su strada
Il tema interessante sollevato da Locatelli riguarda la selezione dei talenti…

Il Coni ha lanciato per tutte le federazioni un Progetto Talenti, grazie al quale ogni anno facciamo uno screening. Prendiamo i primi 4-5 classificati di ogni corsa e alla fine eseguiamo 600-700 test in cui prendiamo in considerazione le varie qualità, compreso l’RX dell’età ossea, in cui verifichiamo se l’età anagrafica coincida con lo sviluppo effettivo. I vincenti sono tutti lì e se qualcuno sfugge, non si chiudono le porte. Se un tecnico propone un ragazzo, lo valutiamo sicuramente.

Locatelli invita a non fermarsi ai test.

Ha ragione, ma nella maggior parte dei casi ci sono rispondenze fra i test in laboratorio (in apertura una foto Enervit) e quelli su strada. Faccio l’esempio di Tiberi, che aveva degli ottimi numeri, ma al primo anno da junior fece un test in Liguria in cui andò meglio degli under 23. In ogni caso, il risultato di un test è limitato al momento in cui si svolge, per cui la cosa migliore sarebbe costruirsi una banca dati attraverso cui valutare l’atleta. Con il lavoro iniziato negli anni da Cassani, tanti ragazzi sono arrivati al giro della nazionale. Probabilmente se ci si fosse limitati agli ordini di arrivo, non sarebbe successo.

I test descrivono una parte, ma l’atleta è un mondo ben più complesso: Tacchino in sintonia con Locatelli
I test descrivono una parte, ma l’atleta è un mondo ben più complesso
Infatti spesso si viene valutati per un paio di risultati o per un test…

Ci sono squadre che non si accontentao di un test ben fatto, ma chiedono di caricare su una piattaforma gli allenamenti di tutto l’anno. So per certo che la Ineos fa così. Se vuoi essere valutato, ti chiedono di caricare quotidianamente gli allenamenti di tutto l’anno. Poi ci saranno dei laureati in Scienze Motorie che valutano e capiscono se l’atleta vale davvero la pena.

Se invece l’interlocutore è un procuratore?

Allora le cose cambiano, perché c’è un filtro in partenza. Al procuratore interessa piazzare i corridori che vincono subito, anche se per fortuna ci sono direttori sportivi che parlano fra loro e lavorano sulla fiducia. Faccio l’esempio di Omar El Gouzi, passato alla Bardiani grazie alla buona parola di Mario Chiesa e senza procuratore. Ci sono passaggi sulla fiducia e lui ora è lì a fare fatica sperando di trovare la sua strada.

Avrà il tempo per farlo? Prima hai parlato di Tiberi, che alla Trek è al centro di un progetto: altri non hanno questa fortuna.

Concordo. Se Tiberi fosse passato in una squadra con l’esigenza del risultato immediato, forse lo avrebbero fatto correre molto di più e, se avesse alzato la mano dicendo di essere stanco, gli avrebbero risposto che è un professionista e di tirare dritto. Poi è vero che tanti arrivano al professionismo ancora impreparati…

El Gouzi è passato alla Bardiani-CSF senza avere un procuratore
El Gouzi è passato alla Bardiani-CSF senza avere un procuratore
Come dice spesso anche Amadori.

Qui si corre sabato, domenica e martedì, non si ha il tempo di allenarsi. All’estero hanno altre modalità. I migliori si sfidano sempre fra loro nelle corse a tappe e, fra una e l’altra, prevedono dei bei blocchi di lavoro. Gli stranieri vengono a correre qua perché siamo pieni di corse, ma non è così facile per noi andare a correre all’estero. La situazione italiana è anomala.

Così anomala che a fronte di un quantitativo sempre importante di neoprofessionisti, spicca anche il numero di coloro che ogni anno restano senza squadra. In questo contesto, nel quadro di atleti che si legano a procuratori sin da minorenni, aver tolto il vincolo regionale agli juniores parla sicuramente di libertà, ma amplia il bacino nel quale i procacciatori di talenti possono pescare per offrirli poi alle squadre di riferimento. Manca il senso della costruzione: si ha riguardo per i migliori e si va all’ingrosso con gli altri. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. E come dice Locatelli, il serbatoio resta vuoto.

EDITORIALE / Via il vincolo agli juniores, cosa cambia?

16.05.2022
4 min
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Il Consiglio Federale che si è svolto a Palmi il 12 maggio ha stabilito l’abolizione del vincolo regionale nella categoria juniores.

«Il vincolo regionale, che viene ad oggi affidato alla discrezione del presidente del CR – ha dichiarato il presidente Dagnoni – a mio avviso interviene sulla libera volontà delle società e degli stessi atleti e ha creato nel corso degli anni paradossi come quello che alcune società tesserano atleti stranieri perché non possono tesserare atleti extra-regionali».

Sparisce il ricatto

Di cosa si tratta, in breve. Se uno junior vuole andare a correre in un’altra regione, deve chiedere il nulla osta al Comitato Regionale di appartenenza e non è detto che gli arrivi. La norma, architettata anni fa per impedire la migrazione indiscriminata di talenti verso le regioni più ricche, ha spesso generato ricatti: «O resti in regione con la plurima oppure non fai attività, perché il nulla osta non te lo do».

L’abolizione del vincolo regionale è stata deliberata a Palmi durante l’ultimo Consiglio Federale
L’abolizione del vincolo regionale è stata deliberata a Palmi durante l’ultimo Consiglio Federale

La soluzione che ha permesso di aggirare la regola è arrivata infatti con le plurime (in apertura la ligure Casano Matec, di base anche in Sicilia). Affiliandosi nella regione di appartenenza dell’atleta e assicurando la sua partecipazione a una serie di gare sul territorio e con la rappresentativa regionale, il ragazzo può cambiare maglia. Che cosa cambia con l’abolizione del vincolo?

Comandano i genitori

«Abbiamo abolito la schiavitù – spiega Ruggero Cazzaniga, vicepresidente federale – che si veniva a creare fra regioni. E non si pensi che fosse limitato al rapporto fra Nord e Sud, perché ad esempio per uno junior piemontese è impossibile andare a correre in Lombardia. La regola non ha portato a niente di buono. Il sistema delle affiliazioni multiple fu prima introdotto fra gli U23 ma alla fine si rivelò il modo per aggirare una normativa fiscale in cui la Federazione non voleva né poteva avere parte. Così furono tolte e poi reinserite per gli juniores. Nel frattempo le piccole regioni non hanno fatto niente per migliorare il loro patrimonio e gli atleti sono partiti lo stesso. Sono minori, decidono i genitori.

«Perciò è chiaro che le plurime non siano progetti di crescita. La filosofia che c’è alla base di questa riforma è che i Comitati Regionali saranno più tutelati, perché farà fede la residenza dell’atleta. Il piccolo Nibali che avesse la residenza in Sicilia, ad esempio, dovrebbe finire la scuola a casa e partecipare alle gare con le rappresentative regionali. Quando poi andrà via, alla società sarà riconosciuto il doppio dei punteggi. E se prima c’era il limite dei due corridori con 35 punti, adesso lo abbiamo abbassato a 25, aumentando il bacino degli atleti interessati. Un atleta forte, i 25 punti li ha fatti già a maggio. Sapete chi ne risentirà? Chi fa il… commercio dei bambini, perché se non altro dovrà sborsare parecchio di più».

Anche per Samuele Manfredi, qui a Sovilla nel 2018, sorsero problemi di nulla osta, poi risolti
Anche per Samuele Manfredi, qui a Sovilla nel 2018, sorsero problemi di nulla osta, poi risolti

Le due facce

Fin qui la filosofia alla base del provvedimento federale, che si presta a doppia interpretazione.

Bicchiere mezzo pieno: togliendo il vincolo, si elimina il ricatto. Recinti aperti e asta per i migliori atleti. Siccome questo succederà, le società si devono attrezzare. Se vogliono trattenere i loro atleti, devono mettere mano al portafogli e garantire attività regionale e nazionale, sennò l’atleta va via. Il ragazzo farà quello che è giusto per lui.

Bicchiere mezzo vuoto: recinti aperti significa… saccheggio. Non avendo più necessità di correre nella regione in cui si sono affiliate, le squadre più ricche si limiteranno a prendere i ragazzi e portarli nella propria regione, impoverendo il tasso tecnico delle gare nella regione di origine e semmai rendendo più ricchi i comitati (cui la Federazione ha in effetti promesso un aumento di risorse).

La residenza non è un problema. Allo stesso modo in cui ci sono genitori che ammettono quella all’estero purché i figli passino precocemente tra i pro’, perché non dovrebbero lasciarli liberi di andarsene di casa a 17 anni? E questo passaggio agevolato di atleti, nel segno della libertà e del potere di alcuni su altri, sarà nell’interesse dei ragazzi e del ciclismo italiano? Oppure aprirà le porte a un flusso su cui sarà sempre più difficile avere un controllo?

Sarebbe curioso a questo punto sentire le voci di coloro che vi sono coinvolti direttamente.

Enervit in azzurro: partnership e collaborazione estesa al 2024

07.05.2022
2 min
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Enervit ha rinnovato fino alla stagione 2024 il proprio accordo di sponsorizzazione e di partnership con la Federazione Ciclistica Italiana. L’intesa è stata siglata presso la sede milanese di Enervit. Erano presenti il Presidente della FCI Cordiano Dagnoni e del Presidente di Enervit spa Alberto Sorbini

Il rinnovo di questo accordo prevede il supporto di Enervit a tutte le specialità della Federazione Ciclistica Italiana, dalla strada al fuoristrada, fino ad arrivare al paraciclismo e alla pista. 

 Il nuovo spot Enervit realizzato dall’agenzia creativa ligure SUN Times di Francesco Pelosi.

Squadra che vince non si cambia

«Squadra vincente non si cambia – ha dichiarato Cordiano Dagnoni, il presidente della FCI – quello che possiamo impegnarci a fare è affinare le nostre competenze e migliorare, puntando al prossimo traguardo. Scienza, innovazione e ricerca sono tre elementi che Enervit mette a disposizione dell’integrazione sportiva e quindi dei nostri atleti. Il lavoro di sinergia tra l’Equipe Enervit e la Federazione ha alzato ulteriormente la qualità di prodotti già eccezionali, studiati e leader nel mercato dell’integrazione alimentare sportiva e della nutrizione funzionale. Sono davvero orgoglioso di rinnovare questa partnership con un marchio in cui crediamo, per noi sinonimo di certezza, e di continuare un percorso che ci porterà insieme fino alle Olimpiadi di Parigi 2024». 

«È un vero onore e una grande soddisfazione continuare a supportare al meglio la Federazione e i suoi 250 atleti nelle diverse specialità – ha ribattuto Alberto Sorbini, il Presidente di Enervit – e questo lo facciamo ogni giorno con i nostri prodotti, con passione e con un’esperienza unica maturata nel campo della nutrizione e dell’integrazione. Con la FCI la partnership è consolidata, condividiamo gli stessi valori e lo spirito di squadra. Inoltre, abbiamo un importante rapporto di reciproco scambio, con gli atleti e con lo staff della Federazione. È difatti fondamentale per noi ricevere i loro preziosi suggerimenti, che ci portano a innovare e migliorare… sempre». 

Enervit e Federazione Ciclistica Italiana collaboreranno fino alle prossime Olimpiadi, quelle di Parigi 2024
Enervit e Federazione Ciclistica Italiana collaboreranno fino alle prossime Olimpiadi, quelle di Parigi 2024

Un passo nella storia

Da oltre 40 anni, la passione per la nutrizione nello sport guida la ricerca scientifica di Enervit. Un’esperienza unica che, giorno dopo giorno, ha permesso di ideare, testare, sviluppare, e produrre alimenti funzionali e integratori innovativi di alta qualità. Un approccio 100% “in house” quello di Enervit, per soddisfare le esigenze di chi fa sport, di chi è attento al proprio benessere. Nel pieno solco della “vision” del brand, ovvero quella di aiutare tutte le persone a migliorare la qualità della propria vita, promuovendo una nutrizione positiva e una costante attività fisica.

FCI: il bilancio 2022 non convince la vice presidente Gimondi

09.04.2022
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Norma Gimondi (in apertura seconda da sinistra – foto FCI Illarietti), vicepresidente della Federazione ciclistica italiana (Fci), ha la stessa scorza del padre. E’ dura all’esterno. E’ un vulcano di passione per il ciclismo che, tuttavia, non può mai venire prima dell’onestà e di una sincerità sempre limpida, volta a tutelare sani principi.

Lo ha dimostrato anche commentando l’attuale situazione della Federazione, guidata da febbraio 2021 da Cordiano Dagnoni, a margine di un evento che si è tenuto all’Università di Bergamo. Un evento che verteva sul turismo sportivo nelle valli che sono state spesso teatro di allenamento di Felice. 

Norma Gimondi (classe 1970) è vice presidente della Federazione ciclistica italiana
Norma Gimondi (classe 1970) è vice presidente della Federazione ciclistica italiana

Dubbi sul bilancio

Una situazione positiva per quanto riguarda i risultati, ma instabile da un punto di vista finanziario e, di conseguenza, anche politico. Proprio sull’approvazione del bilancio preventivo 2022, sono emerse frizioni. Il Consiglio, infatti, lo ha approvato grazie alla maggioranza dei voti, ma Norma Gimondi insieme ad altri due consiglieri ha votato contro.

«Approvare un bilancio, seppur di previsione, con un disavanzo di 1,2 milioni di euro – ha spiegato la figlia del campione bergamasco – mi ha lasciato qualche perplessità. Anche perché si parla solo di attività ordinaria, quindi non prende in considerazione interventi di carattere straordinario».

La visione è sul lungo periodo e arriva fino al 2024, anno in cui scadrà l’attuale mandato.

«Rimanendo coerenti, se moltiplichiamo quel milione abbondante per tre, significa che la federazione potrebbe avere un “buco” da 3,6 milioni nel 2024, cosa per me inaccettabile. È vero, le federazioni non devono fare utili, ma non devono lasciare delle negatività di questo tipo. Negatività che dovrebbero poi scontare i nuovi consiglieri e il nuovo presidente». 

TCI, azienda leader nella produzione di componenti elettronici, è una delle sponsorizzazioni più recenti. Qui Bennati. (foto FCI)
TCI, azienda leader nella produzione di componenti elettronici, è una delle sponsorizzazioni più recenti. Qui Bennati. (foto FCI)

Caccia agli sponsor

Dagnoni ha rassicurato gli scettici, spiegando che quel margine verrà coperto con importanti sponsorizzazioni.

«Speriamo che mantenga fede alle promesse – spiega Gimondi – anche se noi aspettiamo di vedere i contratti firmati. L’importante è non fermarsi ai soldi che annualmente arrivano dai ministeri di Sport e Salute, ma andare a cercare nuove risorse in sponsorizzazioni ed eventi così da dare linfa al movimento, anche nelle singole sezioni territoriali. E’ su quelle che dobbiamo puntare perché è lì che nascono i nuovi talenti».

Soldi a parte, Norma Gimondi guarda con pragmatismo anche alle prestazioni.

«Abbiamo chiuso un 2021 straordinario, forse il miglior anno di sempre in termini di risultati. Basti pensare all’oro olimpico del quartetto su pista, al mondiale vinto da Elisa Balsamo e alla maglia iridata conquistata da Filippo Baroncini negli Under 23.

«Ci aspetta ora un 2022 altrettanto impegnativo perché ripetersi non è facile. Abbiamo cambiato tanti tecnici, c’è un manager, Roberto Amadio, che coordina tutte le selezioni nazionali. Confidiamo che questo lavoro di rinnovamento possa portare buoni frutti in vista delle Olimpiadi di Parigi 2024».

Gara giovanissimi Imola (foto Max Fulgenzi)
Una gara giovanissimi. Investire sui giovani e sul territorio è fondamentale (foto Fulgenzi)
Gara giovanissimi Imola (foto Max Fulgenzi)
Una gara giovanissimi. Investire sui giovani e sul territorio è fondamentale (foto Fulgenzi)

Pensando ai giovani

Nell’augurarsi di fare non solo il meglio, ma di “portare a casa risultati per il movimento”, la vice presidente della Federazione ha ben chiaro dove bisogna migliorare nel prossimo futuro.

«C’è – spiega Norma – un Giro d’Italia donne targato Fci che l’anno scorso è andato molto bene e che va ulteriormente migliorato visto che il movimento femminile riscuote sempre più interesse. Poi il Giro Under 23 con il quale dobbiamo andare avanti.

«Ma, oltre al professionismo, non dobbiamo dimenticarci dei giovani: bisogna partire dalla base per salire e fare sempre meglio. Abbiamo anche qui degli eventi importanti, penso ad esempio al Meeting nazionale di Treviso che coinvolgerà i giovanissimi dal 23 al 26 giugno».

Carboni e l’agonia della Gazprom, mentre l’UCI fa spallucce

24.03.2022
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Le sette e mezza di una sera ancora fresca sulla costa romagnola. Nello stesso hotel Sarti di Riccione alloggiano la nazionale italiana, la Trek-Segafredo e il team Ineos Grenadiers. Giusto accanto, al civico successivo, riconosciamo il Baltic in cui al Giro d’Italia del 2019 soggiornava la Bardiani nel giorno della crono di San Marino. La coincidenza è singolare. Quel giorno in maglia bianca di miglior giovane partì Giovanni Carboni, in quel momento terzo in classifica dietro Valerio Conti e Rojas, dopo la fuga di San Giovanni Rotondo che valse il primato al romano e la tappa a Masnada.

Siamo qui nuovamente per lui (che in apertura è con i suoi tifosi alla partenza di stamattina), in un momento della carriera che nessuno avrebbe potuto immaginare. In questo contesto storico che suggerisce di stare lontani dal vittimismo, la situazione dei corridori della Gazprom rimane paradossale. Fortunatamente la Federazione si è schierata dalla loro parte e li sta facendo correre con la maglia azzurra, ma a breve anche questo finirà.

Giro 2019, Carboni in maglia bianca e Conti in rosa: per entrambi giorni memorabili
Giro 2019, Carboni in maglia bianca e Conti in rosa: per entrambi giorni memorabili

«Per noi corridori – dice Carboni – essere qua dà una sensazione di sostegno. In queste tre settimane ho abbandonato i social, non sapevo cosa fare. Delusione. Morale basso. Siamo finiti in una questione molto più grande di noi, che non riguarda solo l’Italia. Stiamo parlando di una guerra in Europa che nessuno si sarebbe mai aspettato. Sarebbe banale piangersi addosso e gettare all’aria parole sulla nostra condizione, vista la gente che muore e ha perso tutto. Il 27 marzo, fra tre giorni, scade il tempo che ci ha chiesto la squadra. E a quel punto vedremo cosa fare. Ormai è successo, quello che posso fare è correre e riprendermi del tutto, sperando poi di fare il Giro di Sicilia. Serve un colpo di fortuna. Devo fare il mio, devo lavorare sodo. Per fortuna ho la vicinanza di amici e familiari».

L’UCI non ascolta

L’UCI se ne infischia. La squadra, affiliata in Svizzera, aveva sponsor russo ed è stata privata del titolo sportivo. Non esiste più. In Gran Bretagna, il Chelsea di Abramovich, lui sì squalificato, continua a giocare grazie a una deroga, che a lungo termine porterà alla vendita del club e permette ancora il pagamento degli stipendi.

In nazionale anche Canola e Fedeli, Scaroni e Conci: tutti atleti Gazprom
In nazionale anche Canola e Fedeli, Scaroni e Conci: tutti atleti Gazprom

Nei giorni della Sanremo, Bugno ci ha raccontato dei tentativi del CPA di ragionare con l’UCI che ha sempre mantenuto chiusa la porta. L’unica concessione è legata all’arrivo di un nuovo sponsor. In caso contrario, per Aigle il discorso sarebbe chiuso. La Trek-Segafredo, con cui ha già un contratto firmato per il 2023, sarebbe pronta a prendere subito Vacek, ma così facendo supererebbe il tetto dei 31 corridori. E di deroghe non si sente parlare.

E così tutti i corridori che alla Gazprom-RusVelo avevano trovato occasione di rilancio, ora sono in attesa di conoscere il proprio destino, mentre i procuratori lavorano sotto traccia per cercare di sistemarli.

Quando hai capito che stava succedendo qualcosa di grosso?

La sera prima di Laigueglia. Fino a quel momento, avevo fatto un inverno davvero buono. In due mesi ho passato a casa solo due settimane, per il resto, ritiro, Valenciana e Teide. Si respirava la bella aria di un team quasi WorldTour. Abbiamo anticipato di due giorni il rientro dal Teide per correre a Laigueglia. Dai cellulari, vedevamo quel che stava succedendo in Ucraina, ma non ci aspettavamo di essere coinvolti. Con noi c’era anche Zakarin, che non sapeva cosa dire. Ci sembrava una cosa folle..

Fino alla vigilia di Laigueglia.

La mattina ci hanno detto che avremmo corso con maglie bianche e le bici con le scritte coperte, perché nello stesso giorno Look e Corima hanno ritirato la sponsorizzazione. Poi si è tirata indietro anche Northwave e lì ho capito che si stava mettendo male. Alle 19,30 ci hanno comunicato che non avremmo corso. Quando ho visto che l’UCI aveva sospeso la squadra, ho capito che sarebbe stata lunga.

Carboni è alla quinta stagione da pro’. Fino al 2021 era alla Bardiani
Carboni è alla quinta stagione da pro’. Fino al 2021 era alla Bardiani
Il team manager Renat Khamidulin non si arrende.

Renat si sta rivelando una grande persona e un ottimo professionista. La prima cosa che ha fatto è stato fissare una data limite per recuperare la situazione e anche per questo abbiamo deciso tutti di dargli fiducia.

Il resto della squadra come sta vivendo la situazione?

Ci sono disfattisti e ottimisti, ma è da capire davanti a una situazione che nessuno si sarebbe mai sognato di affrontare. Non c’è mai stato un problema di soldi. Sono passato dalle stelle alle stalle. Avevano appena speso 25 mila euro per mandarci sul Teide e a breve sarebbe arrivato materiale più leggero da Look e Corima. Invece si è fermato tutto.

Con quale testa ti sei allenato in questo periodo?

Psicologicamente è stato devastante. Meglio correre. Ho sempre cercato compagnia, spesso con Malucelli. Lui non è qui perché la Coppi e Bartali è troppo dura. Il pensiero però andava sempre alla situazione.

Cosa si fa da lunedì?

Aspetto domenica prima di pensarci. Voglio credere che sia possibile trovare una via d’uscita. Altrimenti parlerò col mio procuratore e vedremo se sarà possibile ricorrere a una sistemazione alternativa. E sarebbe comunque una situazione molto triste…

Resta un istante in silenzio. L’espressione malinconica. La felpa della nazionale e i jeans. Ricordiamo i buoni propositi di ripartire da quel Giro del 2019 e come adesso sembra tutto lontano. Poi Carboni si alza e va verso la cena. Vivere alla giornata probabilmente è il modo migliore per non diventare matti.

EDITORIALE / FCI, lo strano caso del bilancio (preventivo) in rosso

21.03.2022
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Avete mai scritto un bilancio preventivo? Chi organizza eventi, manda avanti aziende, gestisce associazioni sa di cosa si parla. Si fa la conta degli obiettivi, si stima quanto costerà conseguirli, si guarda quanto si ha in cassa e parallelamente si progettano le attività di finanziamento o autofinanziamento per arrivare a coprire tutti i costi. Il bilancio preventivo può quindi essere in perdita, a patto che si conosca il modo per appianarlo quando tutte le risorse saranno disponibili. Per fare le cose giuste, ci si potrebbe richiamare alla diligenza del buon padre di famiglia, che come spesso accade in questa parte di mondo discende direttamente dal Diritto Romano.

Nel Consiglio federale del 21 febbraio si è parlato del bilancio preventivo della Federazione (foto FCI)
Nel Consiglio federale del 21 febbraio si è parlato del bilancio preventivo della Federazione (foto FCI)

Bilancio in rosso

Nelle scorse settimane è stato varato il bilancio preventivo della Federazione per il 2022. E ci si è accorti che al momento della sua presentazione, il conto finale è in rosso. Nel clima permanente da campagna elettorale, in cui si assestano legnate in ogni occasione trovando il modo di sfogare il malcontento, ovviamente lo spunto non è stato lasciato cadere, dando vita a dibattiti, articoli e attacchi.

Possibile, ci siamo chiesti, che il presidente Dagnoni (in apertura, al via della Sanremo con Cairo, il sindaco Sala ed Enrico Della Casa) abbia deciso di farsi bersagliare fornendo spontaneamente gli spunti per farlo, dopo mesi a rivendicare il valore sociale del ciclismo? E allora siamo andati a leggere nel sito federale, cercando di capire qualcosa.

Perché febbraio?

La tempistica, per cominciare. Perché a febbraio? Le federazioni vivono a metà tra il pubblico e il privato, ma è innegabile che i fondi pubblici siano l’entrata più sostanziosa. Di solito i contributi vengono erogati a novembre e questo permette di anticipare la presentazione del bilancio preventivo. Quest’anno Sport e Salute, la Spa che veicola i finanziamenti del Governo alle federazioni, ha approvato lo stanziamento il 21 dicembre. Questo ovviamente ha fatto slittare tutto in avanti.

Sport e Salute è la Spa che fa promozione e attraverso cui le federazioni percepiscono i fondi pubblici (foto Sport e Salute)
Sport e Salute è la Spa che attraverso cui le federazioni percepiscono i fondi pubblici (foto Sport e Salute)

Il fondo di dotazione

La Federazione non può per legge fare utili, ma deve reinvestire nel movimento. All’inizio del quadriennio olimpico, leggendo fra i comunicati si è visto che è iniziata la preparazione olimpica. Stando a quello che risultava, il budget a disposizione oscillava fra 4-5 milioni di euro, che arrivavano a 6 con il Fondo di dotazione. Si tratta di un importo proporzionale al volume degli investimenti e alle dimensioni della Federazione stessa. Nel Consiglio federale del 21 febbraio 2022, tale Fondo è stato aumentato di 400 mila euro, passando a 1,2 milioni.

Tre sponsor in arrivo

A tale budget si fa ricorso per impostare l’attività, tenendo conto delle risorse disponibili e non di quelle che arriveranno. Ancora nel sito federale si legge infatti di tre contratti di sponsorizzazione in arrivo. Uno per la fornitura di auto. Un altro per un marchio da apporre sulla maglia azzurra per un importo di 350 mila euro (+Iva). Il terzo per la fornitura di integratori, per un valore complessivo di 780 mila euro (+Iva) di cui 480 mila in erogazione di denaro.

Marco Villa è il responsabile del settore velocità, Ivan Quaranta il collaboratore tecnico
Marco Villa è il responsabile del settore velocità, Ivan Quaranta il collaboratore tecnico

Progetti regionali

Nei comunicati, si legge anche che il 70% delle risorse sarà destinato all’attività sportiva e per ogni settore è previsto un aumento fra il 25% e il 30%. Parallelamente si è deciso di aumentare di un terzo le dotazioni ai Comitati regionali, non semplicemente a fondo perduto, ma legando l’elargizione a progetti condivisi.

Al conto preventivo si aggiunge anche il movimento paralimpico. Se al primo sguardo potrebbe risultare un carico che accresce il passivo, i nuovi arrivati si sono presentati con una dotazione di fondi a progetto.

Settore velocità

Fra le voci di spesa è finalmente saltato fuori anche il settore della velocità su pista, che negli ultimi anni era finito nel dimenticatoio, con Miriam Vece spedita nel centro di Aigle e i suoi colleghi in attesa di una chiamata da parte dei corpi militari.

Nelle convocazioni di Marco Villa per questo specifico settore, si nota che l’Esercito Italiano ha raccolto la proposta, mentre Ivan Quaranta sarà il collaboratore tecnico che mancava.

Se la velocità ha borse di studio e l’appoggio dell’Esercito, come raccolto nelle interviste sul tema, forse una speranza c’è. E magari le Olimpiadi di Los Angeles potrebbero diventare un obiettivo ragionevole (una qualifica per Parigi però ce la giochiamo lo stesso, no?).

Miriam Vece, Elena Bissolati, europei pista 2019, velocità olimpica
Elena Bissolati e Miriam Vece, bandiere della velocità femminile su pista
Miriam Vece, Elena Bissolati, europei pista 2019, velocità olimpica
Elena Bissolati e Miriam Vece, bandiere della velocità femminile su pista

Una provocazione?

Un altro appunto è legato ai fondi pubblici che, come detto, arrivano alle federazioni da Sport e Salute. Il 21 dicembre, il suo Cda ha approvato l’assegnazione di contributi per un totale di 288 milioni di euro allo sport italiano, con un incremento di 8 milioni rispetto alla previsione di legge (9.661.243 euro per la FCI).

I due anni di stop totale o relativo causati dal Covid hanno permesso a tutte le federazioni di fare utile. Il contributo pubblico non è mai mancato, ma si sono abbattuti i costi delle trasferte, ora tornati a salire. Ad esempio per i mondiali in Australia si stima una spesa intorno ai 300 mila euro.

La ciclistica è una delle poche federazioni ad aver sempre fatto attività. Non ha messo in cassa integrazione i suoi dipendenti (tanti, quasi il doppio rispetto alla media) e ha comunque svolto la sua azione sul territorio. Eppure al momento di ricevere lo stanziamento per il 2022, a fronte di un lavoro che a detta della nuova dirigenza è di grande rifondazione, l’elargizione è stata pari a quella di altre federazioni che hanno interrotto l’attività.

Non sarà che la presentazione al Coni del bilancio preventivo in rosso sia anche una risposta indiretta a questa politica?

Nuove spese

Infine a quel rosso si sommano un po’ di spese che, facendo i conti… della serva, si sono aggiunte dall’avvio del nuovo corso. E’ uscito Cassani, ma è subentrato Amadio che lavora tanto, ma non gratis ovviamente. Si è spinto sul settore comunicazione che, al netto di alcune criticità, ha visto l’aumento dell’organico. E’ stato coinvolto il dottor Corsetti. Alcuni dipendenti sono stati pre-pensionati, alcuni hanno ricevuto un’agevolazione all’esodo. E ancora dai comunicati, emerge che si stanno cercando altri 4 preparatori per allargare la rosa.

Amadio, fra Scirea e Amadori, è il team manager delle nazionali
Amadio, fra Scirea e Amadori, è il team manager delle nazionali

Più soldi al presidente?

A un certo punto ci sono state indiscrezioni anche a proposito di un possibile aumento dell’appannaggio del presidente. Cercando di leggere negli statuti federali, tuttavia, una Federazione non può per legge adottare in autodeterminazione una simile misura. Il rimborso spese del presidente resta quello stabilito dalla Legge Melandri di 36 mila euro lordi. E anche se da anni al Coni e trasversalmente fra le varie federazioni, si parla di mettere mano a questo aspetto, ad ora la situazione sembra invariata.

Insomma, prima di tornare a parlare di sport e in attesa di avere ad aprile il bilancio consuntivo del 2021 (quello sì, più importante!), sospendiamo il giudizio su quello preventivo almeno finché non sarà concesso di leggerlo. Sarà il Coni a decidere se firmarlo o respingerlo. Per ora lasciamo questa pagina con una domanda. E’ meglio un bilancio preventivo che sottostimi le entrate e metta la FCI di fronte alla necessità di aumentarle, oppure uno più tranquillizzante, che porti dritto al default?

Un po’ quello che è successo con il velodromo di Spresiano, mezza cattedrale nel deserto, per il quale è necessaria una riprogettazione che lo renda fruibile e a misura delle reali esigenze. E che soprattutto permetta di costruirlo con costi sostenibili.