Le azzurre del quinquennio, tanti sorrisi e qualche lacrima

27.12.2024
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L’analisi dell’ultimo quinquennio del ciclismo giovanile italiano ha destato molto clamore. I tanti ragazzi approdati nel WorldTour non bastano a mitigare l’immagine di un numero considerevole di giovani che dopo avere vestito le maglie azzurre – un traguardo sempre riservato a pochi – dopo solo qualche stagione si sono già allontanati dal ciclismo agonistico. Noi però abbiamo parlato del movimento maschile, qual è la situazione fra le donne?

Nel 2021 Silvia Zanardi conquista così il campionato europeo U23 di Trento
Nel 2021 Silvia Zanardi conquista così il campionato europeo U23 di Trento

Difficile fare paragoni

Partiamo innanzitutto da una considerazione di fondo: i parametri non possono essere gli stessi. Noi abbiamo preso in esame lo stesso periodo degli uomini, dal 2019 al 2023 evitando l’ultima stagione perché troppo recente, ma rispetto all’universo maschile ci sono differenze. Innanzitutto non c’è una vera e propria categoria under 23: le ragazze da juniores passano direttamente nel ciclismo maggiore. Le gare al di sotto dei 23 anni sono pochissime, da breve tempo è stato introdotto l’Avenir, il campionato continentale si disputa, ma i mondiali sono stati finora accorpati a quelli elite (non sarà così a partire dall’edizione in Rwanda del 2025) e obiettivamente non è la stessa cosa.

Anche la conformazione del ciclomercato è un po’ diversa perché è in continua evoluzione, tanto è vero che solo da poco sono state introdotte le squadre professional, mentre i devo team si stanno sviluppando di anno in anno. Tutto ciò per dire che i raffronti vanno soppesati, perché i paragoni fra i due sessi, nel mondo delle due ruote, sono difficili.

Alice Toniolli, in ripresa dal terribile incidente del 14 agosto. Il suo obiettivo è tornare a correre
Alice Toniolli, in ripresa dal terribile incidente del 14 agosto. Il suo obiettivo è tornare a correre

Nel 2019 sei azzurre da sogno

In totale, fra juniores e under 23, sono state 40 le ragazze azzurre e hanno corso con risultati lusinghieri, superiori per qualità e numero a quelli dei loro coetanei. Merito di una generazione davvero ricca di talenti: è impressionante rileggere oggi la nazionale U23 che vestì l’azzurro agli europei del 2019: Letizia Paternoster vincitrice, Elisa Balsamo decima e campionessa l’anno successivo, ma con loro anche Katia Ragusa, Vittoria Guazzini, Elena Pirrone bronzo a cronometro e Martina Fidanza. Tutte nel WorldTour, tutte nel giro azzurro anche oggi.

In tutto da allora abbiamo colto ben 6 successi. Oltre a Paternoster e Balsamo, vanno annotati gli ori conquistati da Eleonora Camilla Gasparrini agli europei 2020 tra le juniores, Silvia Zanardi fra le under 23 nel 2021 (a completare un magico tris), Vittoria Guazzini stessa categoria e anno ma nella cronometro e infine l’acuto di Federica Venturelli a cronometro nel 2023. Si dirà: tutti europei e nessun mondiale. Ma chi conosce l’universo rosa sa che la gran parte del talento è ancora nel Vecchio Continente…

Francesca Barale è una delle 15 azzurre approdate nel WorldTour e che sta pian piano crescendo
Francesca Barale è una delle 15 azzurre approdate nel WorldTour e che sta pian piano crescendo

C’è chi si è persa per strada

A corollario di questi successi, ci sono ben 9 podi e un totale di 37 top 10, a conferma del valore del nostro vivaio che pur tra mille difficoltà continua a sfornare atlete di valore, forgiate quasi tutte dalla doppia direttrice strada/pista, una via maestra che non va abbandonata. Ma attenzione: non è tutt’oro quello che luccica.

Abbiamo perso per strada 6 ragazze, che dai fasti della maglia azzurra sono finite ai margini del mondo delle due ruote, almeno di quello agonistico perché c’è chi ha già trovato altri impieghi come Giorgia Catarzi, azzurra junior nel 2019 e che Fabiana Luperini ha voluto con sé come allenatrice alla Ciclistica San Miniato Santa Croce.

Camilla Alessio, un solo anno alla Ceratizit e poi l’addio alle corse. Un talento cui serviva tempo
Camilla Alessio, un solo anno alla Ceratizit e poi l’addio alle corse. Un talento cui serviva tempo

L’esemplare caso della Alessio

Il caso più eclatante è quello di Camilla Alessio. Tra il 2019 e il 2021 la ragazza di Cittadella ha vestito l’azzurro a ripetizione, sfiorando il podio agli europei 2019 a cronometro juniores e contribuendo alla vittoria della Zanardi due anni dopo fra le under 23. Nel 2022 ha assaggiato il ciclismo di vertice alla Ceratizit-WNT, poi più nulla: uno dei tanti talenti che dolorosamente abbiamo visto sparire, complici problemi fisici che la limitavano. Una di quelle cicliste che avrebbero avuto bisogno di più tempo per evolversi e trovare la propria collocazione rispetto a quello concesso da un mondo che non si ferma per nessuno, accelerando la crescita sempre di più.

A fronte di chi non ce l’ha fatta, ci sono ben 15 atlete che fanno stabilmente parte del WorldTour. Alcune sono già affermate campionesse. Una su tutte è Elisa Balsamo già fregiatasi dell’iride assoluto, altre si stanno ritagliando il loro spazio e sono in rampa di lancio. Bisogna però guardare oltre, a chi quel traguardo, il contratto nella massima serie, lo deve ancora raggiungere e per farlo gareggia nei team continental o nei semplici club.

Matilde Ceriello davanti a Carlotta Cipressi: quest’ultima ha svoltato, l’altra purtroppo no
Matilde Ceriello davanti a Carlotta Cipressi: quest’ultima ha svoltato, l’altra purtroppo no

L’importanza dei team nostrani

Realtà come Top Girls Fassa Bortolo, Bepink, Mendelspeck racchiudono ancora una buona parte delle cicliste di vertice, il problema è dare loro opportunità per gareggiare, confrontarsi con le più grandi, mettersi in luce.

Nelle gare estere? Sì, ma non può bastare. Serve un calendario nazionale più folto e qualificato, più occasioni di confronto. Allora potremo davvero dire che chi non ce l’avrà fatta sarà il prezzo pagato alla selezione naturale.

Guerciotti e la sua lunga storia accanto ai team giovanili

04.11.2024
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Affiancare Davide Arzeni ed Elisa Balsamo nella nuova avventura con la neonata squadra di esordienti e allieve è solo l’ultimo passo fatto da Guerciotti nei confronti del ciclismo giovanile e femminile. Il marchio milanese ha legato il proprio nome, nel corso degli anni, a diversi team di ciclismo femminile e giovanile (in apertura Zamperini vince il campionato italiano U23 a Trissino in sella a una bici Guerciotti, immagine photors.it). Si tratta di qualcosa che ha radici profonde, che affondano nella storia di Guerciotti e nel quale i fratelli Alessandro e Micaela credono molto. Partiamo con il raccontare quest’ultima novità. 

«Essere accanto al team di Arzeni – spiega Alessandro Guerciotti, CEO dell’azienda – ci è venuto naturale visto il legame che ci accomuna con lui. Nel corso della sua carriera è stato diesse del team Cadrezzate, nostro vivaio per quanto riguarda diversi corridori nel ciclocross. Da lì, ha seguito diverse squadre su strada e ci siamo un po’ allontanati. Ma quando ci ha spiegato questo progetto e il fatto che il team ha anche una squadra nel ciclocross, non ci siamo potuti tirare indietro. Il cross è ancora in stato embrionale, ma dal 2025 l’obiettivo è crescere e noi non possiamo che supportarli. Chiaramente la presenza di un nome come Elisa Balsamo è un bella calamita per l’immagine, ma non è stata la chiave di tutto. Alla base c’è il fatto di credere nel progetto».

Marta Della Vedova (a sinistra) e Layla Dresco, allieve di secondo e primo anno del team di Arzeni e Balsamo
Marta Della Vedova (a sinistra) e Layla Dresco, allieve di secondo e primo anno del team di Arzeni e Balsamo

Tra i giovani

Quando si passa dalle parti di una corsa giovanile non si può fare a meno di notare che molte delle bici in gruppo sono marchiate Guerciotti. La presenza dell’azienda milanese, che da poco ha festeggiato i 60 anni di attività, è ben radicata tra i ragazzi.

«Sia per quanto riguarda gli uomini che le donne – continua Alessandro Guerciotti – anzi, siamo partiti proprio dal ciclismo femminile. Abbiamo affiancato la Luperini quando correva nella Menikini-Selle Italia e la Guazzini quando ha vinto il titolo europeo a cronometro da junior. Ora siamo accanto alla Isolmant di Gaia Tormena e da anni forniamo le bici anche ai team juniores più forti. Nel ciclismo maschile – prosegue – collaboriamo con la Vangi, il CC Canturino, la Giorgi e tante altre realtà giovanili».

Come mai un impegno così importante a livello giovanile?

Crediamo siano il futuro e che sia giusto quindi supportarli al meglio. Con le nostre bici sono cresciuti ragazzi come Fancellu, Montoli e tanti altri. E’ una possibilità di investire per il movimento del ciclismo italiano, in generale. Poi dare le nostre bici a squadre importanti come la Vangi ci fornisce anche un ritorno di immagine notevole. 

Le vostre bici “spuntano” ovunque.

Se si guarda un ordine di arrivo, capita di vedere nove biciclette su dieci con il nostro nome tra i primi. Da un lato è un interesse commerciale, perché più bici ci sono in giro con il nome Guerciotti più siamo radicati. Le squadre giovanili sono molto presenti a livello regionale, quindi riusciamo ad essere più capillari

I ragazzi imparano a conoscere i vostri mezzi…

Certamente. Inoltre certe partnership sono radicate nel tempo e durano da 7 anni o più. Tanti corridori sono cresciuti correndo su una bicicletta Guerciotti. La conoscono, ne apprezzano la qualità e in certi casi diventano anche clienti. Se siamo da tanti anni fornitori di una squadra, vuol dire che lavoriamo bene.

Come riuscite ad accontentare così tante categorie?

Partiamo dal presupposto che ormai si usano biciclette sloping. Quindi le geometrie sono standard, la differenza la fanno i componenti. Nella nostra gamma di prodotti arriviamo a fornire la taglia XXS, che va bene per ragazzi alti 152 centimetri. Poi il tutto si aggiusta con le misure dei vari componenti.

Una grande tradizione di Guerciotti è legata al fuoristrada, qui Sanne van Paassen vincitrice coppa del mondo ciclocross nel 2011
Una grande tradizione di Guerciotti è legata al fuoristrada, qui Sanne van Paassen vincitrice coppa del mondo ciclocross nel 2011
In questo caso usate misure standard o fate richieste particolari?

Su un attacco manubrio arriviamo a montare lunghezze ridotte, ad esempio 60 millimetri. Abbiamo due o tre modelli di bici che destiniamo ai vari team e con quelle abbiamo trovato un metodo di lavoro meticoloso che ci permette di essere efficienti, sta tutto alla base. Le uniche richieste particolari le abbiamo da squadre di rilievo, come può essere la Vangi, che ci chiede i telai del colore della divisa. 

Quante squadre fornite e in che modo?

In totale tra donne e uomini arriviamo a 25 team. Offriamo due metodi: vendita a prezzo speciale oppure un noleggio davvero competitivo. Nel primo caso la bici diventa di proprietà del team, che a fine anno può rivenderle o sistemarle. Se si decide per il noleggio a fine stagione noi ritiriamo i mezzi, li sistemiamo e poi li rivendiamo sui nostri canali. C’è un mercato davvero importante che permette di avere una bici a prezzi vantaggiosi. Una bici che diamo alla Hopplà, giusto per fare un esempio, ha un valore di mercato di 6.500 euro. Dopo un anno di utilizzo la rivendiamo a meno della metà, quindi un cliente in questo caso fa anche un buon affare.

Balsamo, Arzeni e la Valcar: la grande storia continua

26.10.2024
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Non avremmo mai pensato di riutilizzare questa foto di Leuven 2021 in apertura di un articolo sull’attualità. Invece Davide Arzeni ed Elisa Balsamo ne hanno combinata una altrettanto bella. In attesa di poter svelare quel che farà il prossimo anno, il tecnico lombardo ha trovato il modo perfetto per rinverdire la sua passione per il ciclismo. Lasciata anzitempo l’ammiraglia del UAE Team Adq, Arzeni non rinuncia al WorldTour, ma intanto riparte anche con un team femminile di esordienti e allieve, il cui nome dice già tanto: Ciclismo Verso l’Iride.

Ne avevamo già parlato con Elisa Balsamo, che ne sarà anche sponsor, ora approfondiamo con il tecnico che guidando la Valcar-Travel&Service fino al 2022, ha lanciato nel professionismo fiori di atlete. Dalla stessa Balsamo a Consonni passando – fra le altre – per Guazzini, Alzini, Sanguineti, Gasparrini, Cavalli, Arzuffi, Confalonieri, Persico, Cipressi, Carbonari e Pirrone.

«A fine 2023 – racconta Arzeni – ci siamo incontrati con Elisa. La Valcar chiudeva e ci siamo detti che fosse brutto che tante ragazze giovani non avessero più l’occasione per correre. E così è nata l’idea di fare qualcosa. Ci siamo dati il 2024 per strutturarci e adesso vediamo dove si arriva. La base è sul Lago Maggiore, dalle mie parti, in Lombardia ma vicino al Piemonte. Così mi sono messo a cercare società giovanili maschili che avessero anche qualche ragazza. E ad esempio il Pedale Ossolano di Barale aveva delle ragazze, fra cui le nipoti di Elisa Longo Borghini, e ce le ha passate».

Marta Della Vedova (a sinistra) e Layla Dresco, rispettivamente allieve di secondo e primo anno. Ecco la nuova maglia
Marta Della Vedova (a sinistra) e Layla Dresco, rispettivamente allieve di secondo e primo anno. Ecco la nuova maglia

Una cosa ben fatta

Arzeni non è uno che fa le cose tanto per fare. La sua Valcar teneva testa alle WorldTour e spesso le batteva, perché le ragazze non avevano nulla di meno. E così anche questa volta, pur parlando di ragazze molto giovani, il livello di assistenza che riceveranno sarà di prima categoria.

«Sulla maglia realizzata da Santini abbiamo sponsor importanti – spiega – non vogliamo fare figuracce. Io sono il presidente, il direttore sportivo è Gianfranco Camotti, che ha sempre lavorato nei settori giovanili, il team manager è Davide Plebani. Vogliamo che le cose siano fatte bene. Avremo il supporto dei loro genitori. Fra le ragazze c’è anche la figlia di Marco Della Vedova, che ha smesso di fare il diesse perché il lavoro di RCS Sport lo assorbe troppo, ma ci darà una mano con la preparazione. Le ragazze hanno bisogno di un riferimento e non si può pensare di mandarle da sole per strada. Per cui avremo chi le seguirà in Piemonte, come a Bergamo. E’ un’idea che nasce da noi, ci teniamo. Avremo bici Guerciotti e l’ambizione di fare in due anni un team juniores. Ci siamo detti di fare la categoria che il nostro budget ci avrebbe premesso, anche se partire con una squadra juniores da subito sarebbe stato quasi più facile».

Elisa Balsamo è sponsor della squadra che vestirà le maglie della collezione Santini da lei disegnata
Elisa Balsamo è sponsor della squadra che vestirà le maglie della collezione Santini da lei disegnata

Due ritiri e la Coppa d’Oro

Sarà interessante seguire gli allenamenti o i momenti in cui Elisa Balsamo sarà con loro: lei che la strada verso l’iride l’ha percorsa proprio partendo dalla Valcar e portandone la maglia sul tetto del mondo nel 2016 a Doha da junior e poi nel 2021 a Leuven da elite.

«Elisa è molto coinvolta – dice Arzeni – come anche Davide, suo marito. Sulla maglia c’è anche il nome Valcar e non vi nascondo che Valentino Villa è ancora un consigliere molto importante. Ad ora sta un passo indietro, si è ripreso la sua vita. Vediamo se sarà ancora così quando inizieranno le corse. Per ora abbiamo 11 ragazze: 6 allieve e 5 esordienti. L’attività sarà nazionale, soprattutto con le allieve. Faremo un primo ritiro a carnevale, quando non avranno la scuola. Poi, visto che per loro è molto importante, ne faremo un altro a settembre per preparare la Coppa d’Oro. Arrivo da una squadra WorldTour, dove il ciclismo è al 100 per cento un lavoro. Qui mi diverto, il ciclismo mi piace in tutte le sue forme e questo è un ritorno allo sport fatto solo di passione. Abbiamo solo volontari, io non ci guadagno niente, Elisa ci mette i soldi».

Basterebbero i nomi di Santini, Valcar e PBM per far capire che ci sono le basi per crescere
Basterebbero i nomi di Santini, Valcar e PBM per far capire che ci sono le basi per crescere

Lavorare sulla base

C’è il gusto di fare, ma c’è soprattutto una presa di coscienza non proprio esaltante del momento del ciclismo femminile tra le più giovani. Il WorldTour rischia di diventare fumo negli occhi, perché il serbatoio da cui attinge rischia di impoverirsi un po’ ogni anno.

«Nonostante io sia di Varese – analizza Arzeni – non abbiamo una sola ragazza di qui. Rispetto a 20 anni fa ci sono meno squadre e di conseguenza meno ragazze che fanno ciclismo. Quelle che vogliono andare avanti sono costrette a spostarsi, anche per allenarsi. La strada fa paura ed è il motivo per cui collaboriamo con L’Equilibrio Cycling School una società che fa solo fuoristrada e forse per questo ha cento ragazzini. La nostra idea è lavorare sulla base, magari anche contribuendo all’attività: anche questo fa parte del progetto».

Questa la formazione che sta correndo nel cross: i ragazzi sono un’eccezione. Da sinistra, Passoni, Ponti, Gorlani, Cipriani
Questa la formazione che sta correndo nel cross: i ragazzi sono un’eccezione. Da sinistra, Passoni, Ponti, Gorlani, Cipriani

Al momento le maglie Santini disegnate da Elisa Balsamo sono impegnate nel cross, ma si tratta di una breve parentesi dovuta alla passione di Arzeni per il cross e all’interesse di Guerciotti. Dal nuovo anno, quando tutti i nullaosta saranno nel cassetto, la società si occuperà soltanto di donne. Visti i nomi e i soggetti coinvolti, sarà di certo una cosa ben fatta.

Autunno sulle montagne russe per Balsamo, ma ora vacanze…

15.10.2024
7 min
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Correre il mondiale tre giorni prima di sposarsi. Correre il Simac Ladies Tour pochi giorni dopo averlo fatto. Nell’autunno di Elisa Balsamo e Davide Plebani c’è stato anche questo, con la coloratissima festa nel mezzo in cui gli sposi hanno proposto agli invitati un dress code non comune. Abbiamo sempre pensato che per fare i corridori serva uno spirito libero. Oppure semplicemente lo stesso tocco di originalità che ha fatto del loro matrimonio una festa variopinta e allegra.

«Abbiamo deciso per il primo ottobre perché sognavamo di fare una cosa all’aperto – dice Elisa con allegria contagiosa – e se avessimo aspettato la fine di ottobre, non sarebbe stato possibile. Alla fine il tempo è stato dalla nostra parte. Siamo riusciti a fare quello che volevamo e sapevo che dopo avrei ancora dovuto correre. Il mondiale invece è stato una chiamata dell’ultimo momento. Sono stata più che contenta di aiutare la squadra, soprattutto perché Sangalli mi aveva detto subito il mio compito sarebbe stato aiutare nei primi 70 chilometri, affinché Elisa Longo Borghini potesse prendere il circuito davanti. E alla fine c’è una grande differenza fra andare a una gara e avere le pressioni di essere il capitano o farlo come è stato a Zurigo. Sapevo di dover dare comunque il massimo, ma senza la pressione del risultato».

Il matrimonio fra Elisa Balsamo e Davide Plebani si è celebrato il 1° ottobre sul Lago d’Iseo (Instagram/@hardyccphotos)
Il matrimonio fra Elisa Balsamo e Davide Plebani si è celebrato il 1° ottobre sul Lago d’Iseo (Instagram/@hardyccphotos)
Come è stato ritrovarsi in gruppo con alcune compagne che erano state al tuo matrimonio?

Abbiamo riso parecchio. Ad esempio con Yaya (Sanguineti, ndr), nelle prime tappe scherzavamo dicendo che stessimo ancora sudando gin tonic. Però alla fine io sono stata contenta di correre perché purtroppo a causa della caduta sono andata in forma alla fine della stagione e il Simac mi ha dato la possibilità di portare a casa qualche risultato. Mi sentivo ancora in crescita e quindi alla fine è valsa la pena di andare a correre.

Se sei ancora in condizione, allora potevi andare ai mondiali su pista, no?

Diciamo che lì è un discorso un po’ diverso e alla fine rimango ferma sulla decisione che ho preso alle Olimpiadi. E’ una ferita ancora aperta, ne ho parlato anche con Marco. Ho bisogno di prendermi un po’ di pausa dalla pista. Questo non vuol dire che non ci andrò più, assolutamente. Comunque mi piace e penso che sia importante anche per la strada. Però ho deciso che questo mondiale lo guarderò da spettatrice.

Cancellate le Olimpiadi, si può dire che dal Romandia in avanti la stagione si è raddrizzata?

Sì. Sono molto contenta della mia primavera, però la caduta ha distrutto tutto. Anche a Burgos mi sentivo bene e poteva essere un buon avvicinamento per le Olimpiadi. Però purtroppo con i se e con i ma ormai non si va da nessuna parte. Tenevo tantissimo ad andare a Parigi e ho fatto l’impossibile esserci, ma purtroppo la condizione era quella che era. Al Romandia sono tornata a vincere ed è stata una grande soddisfazione. All’europeo ho riconosciuto delle belle sensazioni. Forse è la prima volta che finisco una stagione non esausta e potrebbe essere una buona cosa riprendere il prossimo anno da dove mi sono fermata.

Il 6 settembre a Losanna, oltre 5 mesi dall’ultima vittoria, Balsamo torna al successo nel Tour de Romandie. Battuta Kopecky
Il 6 settembre a Losanna, Balsamo torna al successo nel Tour de Romandie. Battuta Kopecky
Dopo la medaglia di bronzo di Davide a Parigi, scrivesti in un messaggio che si era trattata della più grande emozione di sempre legata al ciclismo. Ti va di mettere in fila le emozioni di questa stagione?

Sicuramente il matrimonio sopra ogni cosa di sempre, però non c’entra con la bici. Parlando di sport, vedere Davide vincere il bronzo è stata davvero una delle cose più belle. E’ stato davvero emozionante e in qualche modo mi ha fatto fare pace anche con quel velodromo. La vittoria al Romandia è stata la più bella di quest’anno, per tutto quello che c’è stato dietro. La vittoria al Binda è stata un’altra grande emozione. Il secondo posto alla Roubaix all’inizio è stata una grande delusione. Però poi quando sono tornata a casa, mi sono resa conto che se me l’avessero detto prima, avrei messo la firma. Davvero non immaginavo di poter arrivare lì a giocarmi una gara del genere. E forse questo mi ha aiutato ad aprire gli occhi e capire che ce la posso fare, che può essere nelle mie corde. Quindi quel secondo posto si è trasformato in una sensazione molto positiva.

Quante volte nella tua testa hai rifatto quella volata contro Lotte Kopecky?

All’inizio ci ho pensato un po’ di volte, adesso però basta. Penso che uno dei miei punti di forza sia quello di riuscire abbastanza facilmente a lasciare le cose alle spalle e andare avanti. Ovviamente la riguardi per imparare dagli errori. Però una volta che ho capito che magari avrei potuto aspettare un attimo di più a lanciare la volata, basta. L’ho capito e ci riproveremo l’anno prossimo. Ormai questo è andato.

Secondo te il matrimonio cambierà di tanto la vita, oppure eravate già sposati e non lo sapevate ancora?

Secondo me sarà così. Era già qualche anno che vivevamo insieme, quindi in realtà a livello pratico non cambia nulla. Però penso che sia stata veramente una giornata splendida per noi. Abbiamo fatto una bella festa insieme alle persone a cui vogliamo più bene. Penso che sia stato bello coronare la nostra storia col matrimonio che per noi è una cosa importante, un percorso di vita.

A Zurigo, per dare man forte a Longo Borghini: i mondiali di Balsamo a 3 giorni dalle nozze
A Zurigo, per dare man forte a Longo Borghini: i mondiali di Balsamo a 3 giorni dalle nozze
Le foto e tutti quei colori davano un grande senso di allegria…

Diciamo che abbiamo alimentato la fantasia dei nostri ospiti. Il nostro dress code era “un tocco di pazzia”. Volevamo che ciascuno potesse esprimersi come meglio credesse, non volevamo imporre nulla e lasciare la libertà. In realtà è venuta una cosa bellissima, perché a noi piacciono le cose colorate e sembravamo quasi tutti abbinati. Eravamo talmente colorati, che sembrava quasi fatto apposta.

A proposito di colori, la tua maglia Santini con gli unicorni diventerà la maglia di una nuova squadra giovanile. Come è andata?

Diciamo che quando purtroppo la Valcar ha chiuso, Davide ed io ci siamo guardati e abbiamo detto che sarebbe stato bello fare qualcosa per aiutare le ragazze. Alla fine se io sono arrivata dove sono, è perché ho sempre trovato qualcuno che mi ha aiutato. E soprattutto la Valcar è stata un punto di riferimento importante. Così ne ho parlato con Davide Arzeni e abbiamo cercato di unire le forze. Io ho deciso di sponsorizzare questa squadra appena nata e dare il mio supporto. Quanto alle divise, visto che piacevano, abbiamo deciso di usare quell’idea per la squadra.

L’ultima domanda, restando collegati alla Valcar. Quando sei ripartita al campionato italiano, dicesti di aver pensato anche di mollare. Una tua ex compagna, Marta Cavalli, non è ancora tornata in gruppo, pagando il conto delle troppe cadute. Esiste una ricetta per venirne fuori oppure ognuno la vive a modo suo?

Questa è una domanda molto interessante. Io credo che sia diverso per ciascuno, per cui posso parlare per me. Una cosa è molto importante: le persone che ti circondano. Per me il supporto di Davide, della mia famiglia, delle persone di cui mi fido, anche della squadra, dello staff che lavora sempre con me, è stato fondamentale. Da soli per me non si riesce ad andare oltre dei momenti così difficili. Farsi male è veramente una cosa brutta, avere dolore fisico è proprio brutto. Quindi secondo me da soli non è possibile ed è per questo che io ho sempre creduto nell’importanza del sapermi circondare magari di poche persone, però di grande fiducia. E alla fine in questi due anni si è rivelata la scelta vincente.

Il secondo posto agli europei dietro Wiebes è stato la conferma delle buone sensazioni di Balsamo al Romandia
Il secondo posto agli europei dietro Wiebes è stato la conferma delle buone sensazioni di Balsamo al Romandia
Quando sei lì, diciamo nel buco nero, fa più male più il ricordo del dolore provato o la paura che possa succedere di nuovo?

Devo dire che, tra virgolette, sono stata fortunata. La prima caduta è successa in una dinamica di gara che per fortuna non succede spesso, forse se fosse stata una caduta di gruppo sarebbe stato diverso. Invece quest’anno la mia fortuna più grande è stata che io della caduta a Burgos non mi ricordo nulla.  Quando chiudo gli occhi, mi succede spesso di rivivere la mia caduta alla Ride London. Chiudo gli occhi e, senza che io lo decida, mi trovo quell’immagine e questo può spaventare e bloccarti. Invece della Spagna non mi ricordo niente, non so neanche bene cosa sia successo. Ho riguardato le immagini, però in realtà per me è un buco nero. E questo mi è stato di grandissimo aiuto.

Vuoi dire che la botta in testa a qualcosa è servita?

Esatto (ride, ndr).

E’ tempo di vacanze ora?

Sì, partiamo lunedì prossimo e ci facciamo una bella luna di miele. Stati Uniti Occidentali e Hawaii. Ci rivediamo in Spagna al primo ritiro. Adesso per un po’ si pensa ad altro, come quando ti sposi e hai solo voglia di sparire.

Da mercoledì mondiali su pista. Villa riparte, non da zero…

15.10.2024
4 min
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Quella che scatta mercoledì a Ballerup in Danimarca è un’edizione dei mondiali su pista abbastanza particolare. Intanto perché ha un programma di gare piuttosto ristretto, contenendo tutti i titoli in soli 5 giorni. Poi perché arriva al termine di una stagione che definire stressante è dire poco, con l’appuntamento olimpico che ha catalizzato ogni sforzo. Dalla Danimarca si riparte, con il mirino puntato verso Los Angeles 2028 e il cittì Villa lo sa bene.

L’impianto danese di Ballerup che ospiterà le gare iridate dal 16 al 20 ottobre
L’impianto danese di Ballerup che ospiterà le gare iridate dal 16 al 20 ottobre

Il tecnico pluriosannato per i suoi successi continui in sede olimpica riparte per un’avventura diversa rispetto a quella appena conclusa: «Sapevamo dall’inizio della stagione che c’era questo appuntamento, per me ha un senso come per la strada ci sono le classiche italiane come il Lombardia o le corse cinesi. Abbiamo preparato quest’appuntamento come facciamo sempre, a Montichiari con i ragazzi che sanno bene come sia l’inizio di un lungo cammino».

Che mondiali ti aspetti?

Un appuntamento che ha un valore, proprio perché per noi come per gli altri significa iniziare un percorso con un obiettivo lontano nel tempo. Per ora di Los Angeles non sappiamo nulla, neanche quale sarà il cammino di qualificazione e quando inizierà, quindi questi primi anni serviranno per far crescere i giovani, per rinnovare le squadre. Proprio quel che nel quadriennio precedente, accorciato per il Covid, è mancato. Molti protagonisti di Parigi hanno mollato, altri hanno scelto programmi diversi, noi possiamo dare spazio a chi ha tanto lavorato in sede di qualificazione olimpica non trovando poi spazio e a quei giovani che possono acquisire esperienza correndo con i big.

Jonathan Milan affronterà l’inseguimento individuale, dove vanta due titoli europei
Jonathan Milan affronterà l’inseguimento individuale, dove vanta due titoli europei
I protagonisti di Parigi ci saranno? Ganna ha già detto di voler mettere la pista un po’ da parte…

Filippo aveva già chiarito a inizio stagione come i mondiali non facessero parte dei suoi programmi. Si concentrerà sulla strada, ma siamo già d’accordo che quando si ricomincerà a parlare di Olimpiadi riaffronteremo il discorso. Milan ha chiesto di non partecipare al quartetto e concentrarsi sull’inseguimento individuale. Consonni farà l’omnium e la madison, Viviani le prove endurance non olimpiche come scratch, mentre l’eliminazione è lo stesso giorno della madison, vedremo come gestirci. Quindi daremo spazio nel quartetto a chi ha fatto le qualificazioni e tutto il percorso olimpico rimanendo poi fuori, come Boscolo, Galli, introdurremo Favero che ho visto molto bene in allenamento e altri giovani che inizieranno il loro cammino al massimo livello.

Il quartetto sarà rinnovato, permettendo a molti giovani di fare esperienza
Il quartetto sarà rinnovato, permettendo a molti giovani di fare esperienza
E fra le ragazze?

Fra loro ci saranno quasi tutte le reduci di Parigi, anche se la Guazzini l’ho vista molto stanca mentre non ci sarà la Balsamo con cui ho parlato a lungo. Elisa vuole cancellare l’esperienza di Parigi e ripartire direttamente nel 2025. Le altre ci saranno tutte con l’inserimento della Venturelli che torna alle gare dopo l’infortunio di luglio. Per lei non sarà facile, ma sarà utilissimo, è stato un vero peccato quell’infortunio molto più complicato del previsto. Non è certo al massimo, ma già essere nel gruppo le servirà.

Con Parigi alle spalle, un altro cammino che inizia è quello del settore velocità al quale ora si cominciano a chiedere passi in avanti…

E’ vero, puntiamo molto sui ragazzi di Quaranta. Parigi è arrivata troppo presto per il gruppo che è il più giovane del lotto internazionale, ora ci sarà anche la possibilità di inserire nuovi elementi come l’iridato junior Del Medico, il che comporterà concorrenza interna che favorirà ulteriori progressi. Hanno 4 anni davanti, ma soprattutto queste prime rassegne internazionali saranno importanti per cercare nuovi spazi sfruttando le assenze altrui. I risultati andranno presi con le pinze, è chiaro, ma devono fare il salto di qualità e su questo anche Amadio nella riunione con i ragazzi è stato chiaro, dando il giusto sprone per crescere.

Elisa Balsamo ha scelto di non esserci, tornerà su pista il prossimo anno
Elisa Balsamo ha scelto di non esserci, tornerà su pista il prossimo anno
Tu come affronti questa trasferta? Il quadriennio olimpico sta per scadere, sono in vista le elezioni e quindi tutto è in ballo come ogni 4 anni…

Io sono sempre tranquillo. Dopo Rio 2016 avevamo una medaglia, dopo Tokyo 2, ora veniamo da 3 medaglie olimpiche. Parlano i risultati, superiori a quelli del passato, ma se ero tranquillo allora, devo a maggior ragione esserlo adesso. E non parlo solo degli elite, a livello giovanile raccogliamo allori ogni anno, significa che abbiamo costruito un modello virtuoso di ricambio generazionale continuo. La possibilità di lavorare bene e fare ancora meglio c’è, poi vedremo quel che sarà.

Wiebes imbattibile, ma Balsamo rialza la testa: argento che vale

14.09.2024
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HASSELT (Belgio) – Nella gara delle donne elite, bruciante vittoria dell’olandese Lorena Wiebes su Elisa Balsamo, con la polacca Daria Pikulik al terzo posto. Da sottolineare la prova magistrale di tutte le azzurre. Elisa Balsamo, Rachele Barbieri, Elena Cecchini, Maria Giulia Confalonieri, Chiara Consonni, Barbara Guarischi, Vittoria Guazzini e Gaia Masetti hanno corso alla perfezione, conquistando con la Balsamo (argento) la quinta medaglia di questi europei.

Eravamo una delle squadre da battere e abbiamo dimostrato di saper gestire questo tipo di pressione. A contenderci il titolo c’erano le solite olandesi con la campionessa uscente Bredewold e la fortissima Wiebes (l’anno scorso seconda). Oggi la vittoria è stata di una bici sulla nostra Elisa. Poi, con l’assenza dell’iridata Kopecky (oro nella crono di mercoledì scorso), di Marianne Vos e Demi Vollering, il pronostico era apertissimo.

Wiebes imbattibile: Balsano è seconda, ma quasi con distacco
Wiebes imbattibile: Balsano è seconda, ma quasi con distacco

Zolder e poi il pavé

La gara si è disputata su 162 chilometri tra Heusden-Zolder e Hasselt. Il percorso comprendeva due circuiti. Il primo, chiamato “Hasselt” (14,5 chilometri), percorso all’inizio (un giro e mezzo) e alla fine (un giro e mezzo) della gara, senza difficoltà particolari. Il secondo, “Limburg”, è stato affrontato a metà gara per due volte. Lungo 33 chilometri, è stato molto insidioso, con due salite classificate. il Kolmontberg (800 m al 4,5 per cento) e lo Zammelenberg (800 m al 4,3 per cento), oltre a due settori di pavé: Manshoven (1.400 m) e Op de Kriezel (1.550 m), entrambi in leggera salita.

Con il successo della Wiebes (il novantesimo in carriera), dalla prima edizione dell’Europeo per le élite, nel 2016, il titolo è andato otto volte su nove a una ciclista olandese. Solo l’italiana Marta Bastianelli, nel 2018, ha interrotto l’egemonia delle “Oranje”.

«Voglio ringraziare le mie compagne di squadra», dice Elisa Balsamo. «Abbiamo corso bene, io ho fatto la miglior volata possibile e va bene così. Anche oggi Lorena (Wiebes, ndr) è stata più forte… e bisogna accettarlo. Noi avevamo scelto la scia di sinistra perché era palesemente la migliore, la più veloce perché in curva. Il piano era questo. Chi tirava si spostava a destra e chi faceva la volata si buttava a sinistra. Abbiamo eseguito tutto alla perfezione, ma purtroppo non è bastato».

Guazzini e Consonni a ruota: la coppia d’oro di Parigi oggi al lavoro per Elisa Balsamo
Guazzini e Consonni a ruota: la coppia d’oro di Parigi oggi al lavoro per Elisa Balsamo

Un CT soddisfatto

Paolo Sangalli ha commentato: «Il secondo posto brucia sempre, ma dobbiamo riconoscere il merito a una ciclista come Lorena Wiebes, che è di un livello stratosferico. Le ragazze sono state bravissime, hanno aspettato il momento giusto per andare davanti. Il treno della Wiebes è saltato, come a Monaco, e loro sono state perfette. E’ mancata solo un po’ di fortuna. È stato un finale convulso e rischioso, con sportellate a destra e sinistra, ma va bene così».

Sangalli ha aggiunto: «E’ molto bello. Dopo le medaglie nella crono con Marco Velo, che oggi mi guidava la macchina, siamo un tutt’uno, ed è davvero bello lavorare con lui. Ieri con le U23, oggi con le élite, e domani proveremo a far risultato con le nostre juniores. Due gare, due medaglie: possiamo essere contenti. L’Italia c’è, il gruppo c’è. Infine, un plauso a tutte le ragazze e al mio staff, che è stato perfetto anche sul percorso».

Sul podio degli europei, Wiebes e dietro Balsamo e Pikulik
Sul podio degli europei, Wiebes e dietro Balsamo e Pikulik

La sofferenza di Marta Bastianelli

In sofferenza davanti al maxi-schermo vicino al podio, Marta Bastianelli, l’unica finora ad aver interrotto l’egemonia delle “Oranje” in questa competizione con il suo successo nel 2018, ha condiviso il suo pensiero.

«E’ un ruolo diverso – dice – vedendo tutto da fuori, vi confido che ora vado più in ansia di quando correvo. In ogni caso, le ragazze hanno fatto un bellissimo lavoro. La volata è stata ottima, ma la Wiebes è superiore in questo momento. La Balsamo non deve recriminarsi nulla, e tutta la squadra è da elogiare, dall’inizio alla fine. Credo che oggi siamo stati gli attori principali di questa corsa. Meritavamo la vittoria, ma complimenti a Lorena. Ci sarà un’altra occasione per riprovarci».

Brave a tutte, domani toccherà alle juniores e ai professionisti, sperando che Jonathan Milan faccia ancora meglio di Elisa.

Balsamo riparte dalla primavera e dalla voglia di divertirsi

25.08.2024
5 min
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«Una cosa buona che ho portato via da Parigi – dice Elisa Balsamo – la cosa per me più bella è stato il pubblico sul percorso della gara su strada. La gente sulla salita di Montmartre è stata una cosa veramente impressionante. Potrò dire per sempre che io c’ero. Secondo me ci saranno poche gare spettacolari come quella».

Il capitolo delle Olimpiadi di Parigi lo chiudiamo volutamente così. Nulla di tutto quello che potremmo raccontare cambierebbe il succo di un’esperienza falsata dalla cattiva sorte, che nelle dichiarazioni successive è diventata la sola causa di risultati al di sotto delle attese. Quello che interessa, parlando con Elisa alla vigilia della corsa di Plouay (la piemontese ha chiuso al quarto posto) è la nuova pagina su cui proprio dalla corsa francese si inizierà a scrivere la seconda parte di stagione.

Le fatiche del Tour dopo le Olimpiadi hanno creato la base da cui ripartire
Le fatiche del Tour dopo le Olimpiadi hanno creato la base da cui ripartire
Si può dire che da oggi comincia una seconda parte di stagione che sarà folgorante e bellissima?

Speriamo! Sto bene (sorride, ndr), devo dire che il Tour de France è stato decisamente duro, però mi sono sentita meglio ogni giorno. Speriamo che questo finale di stagione sia positivo.

E’ un Tour che ci voleva per rimetterti completamente in carreggiata dopo il ritiro dal Giro?

Ho fatto delle belle volate nei primi giorni, sono contenta. Ma diciamo, come avete ben capito, che era un Tour per cercare di rimettersi in sesto. Nel senso che arrivando da un periodo un po’ travagliato, l’obiettivo era più che altro quello di riuscire a creare una buona condizione e aiutare le compagne. Quindi direi che è andata bene.

Adesso si guarda giorno per giorno o si fissano grandi obiettivi?

Credo che l’europeo possa essere una bella occasione per me. Ma non voglio pensare a un solo obiettivo, parteciperò ancora a delle grandi gare interessanti. L’obiettivo è quello di raccogliere il più possibile e divertirsi. Ci sono ancora delle belle occasioni.

La vittoria nel Trofeo Binda su un’atleta in forma come Kopecky e Puck Pieterse ha ribadito che Balsamo non è solo una velocista
La vittoria nel Trofeo Binda su un’atleta in forma come Kopecky e Puck Pieterse ha ribadito che Balsamo non è solo una velocista
Divertirsi è un bel verbo: c’è stato spazio per il divertimento in questi primi mesi?

Sono molto contenta della mia primavera. Mi sono divertita e sono arrivati degli ottimi risultati. Sicuramente gli ultimi due mesi e mezzo dalla caduta non sono stati facili, però ormai si guarda avanti. Penso di essere uscita dal tunnel, quindi questa è la cosa più importante. Devo dire che gli ultimi due anni non sono stati particolarmente fortunati, soprattutto a causa delle cadute. Farsi male non è mai bello…

Fatte le debite proporzioni, sei forte in pista e hai una grande punta di velocità: si potrebbe pensare a te come a un Jonathan Milan. Forse tu tieni meglio in salita, come dimostra la vittoria al Trofeo Binda. Quale pensi che potrebbe essere un tuo sviluppo?

Devo dire che volendo immaginare un’Elisa a lungo termine, a me piacerebbe cercare di diventare sempre più completa. Da questo punto di vista, quello che ho fatto in primavera è stato un passo avanti rispetto all’anno scorso. Ovviamente non voglio perdere lo spunto veloce, perché alla fine credo che sia il mio punto di forza. Però vorrei cercare di migliorare un pochino sulle salite, sugli strappi. E’ quello il mio obiettivo.

Di solito si dice che dopo le Olimpiadi quelli che hanno fatto pista tornano tra le mani delle proprie squadre e si dedicano solo alla strada. Sarà così anche per te?

In realtà per adesso non mi sono fatta grandi idee. Quindi prima di dichiarare cose ai giornali, vorrei parlare con tutti. Sentire quello che pensa Villa, confrontarmi con lui e poi prenderò la mia decisione. La pista fa parte del mio bagaglio e mi ha dato molto. In questi ultimi anni mi sono tolta davvero delle belle soddisfazioni. E penso che con l’equilibrio giusto, la pista possa dare qualcosa anche per la strada. Però non è facile. Soprattutto nel ciclismo del giorno d’oggi in cui se non arrivi alle gare al 110 per cento, fai solo una grande fatica e nient’altro.

Divertirsi significa anche essere in pace dopo un secondo posto: Balsamo-Consonni alla Gand, entrambe battute da Wiebes
Divertirsi significa anche essere in pace dopo un secondo posto: Balsamo-Consonni alla Gand, entrambe battute da Wiebes
Come si vive in casa la partenza di Davide per le Paralimpiadi?

Credo che se lo sia veramente meritato. E’ stato vicino ad andare a Tokyo, quindi penso che per lui sia veramente il coronamento di un sogno. Per di più lo sta facendo aiutando un’altra persona e forse è una cosa ancora più nobile (Davide Plebani, compagno di Elisa, correrà le Olimpiadi sul tandem con Lorenzo Bernard, ndr). Ho sempre saputo che Davide è una persona molto buona, nato per aiutare le altre persone, quindi questo secondo me gli permette davvero di coronare un sogno. Nei primi tempi dopo la caduta, mi è stato vicino e senza di lui non sarei sicuramente riuscita a venirne fuori. Adesso diciamo che sto cercando di ricambiare, dandogli il massimo supporto per questo grande obiettivo.

Dopo non essere andato a Tokyo era amareggiato…

E anche quello l’ha portato a decidere di smettere di correre in bici, prima che gli venisse fatta questa proposta del paraciclismo. Sono state dette delle cose non tanto belle e a quel punto ha scoperto di essere un po’ stufo dell’ambiente. Penso che questa sia la rivincita più grande che si potesse prendere. Sono già molto felice per lui e secondo me hanno possibilità di portare a casa un buon risultato e alla fine il valore di una medaglia è sempre il valore di una medaglia.

Plebani, qui con Balsamo, è tornato in bici dopo la delusione di Tokyo per puntare alle Paralimpiadi e prendersi una rivincita
Plebani, qui con Balsamo, è tornato in bici dopo la delusione di Tokyo per puntare alle Paralimpiadiadi
Tornando a te, hai ritrovato le sensazioni dei bei tempi?

Sì, insomma, sento di essere in ripresa. Sicuramente il mio corpo ultimamente è stato sottoposto a tanti stress che, sovrapposti uno all’altro, hanno reso le cose abbastanza complicate. Però devo dire che adesso mi sento in salute e questa penso sia la cosa più importante. Prima sentivo davvero molto instabile da quel punto di vista. Nel momento in cui invece una persona si sente in salute, può cercare di lavorare sulla prestazione, fare allenamenti più specifici e tutto quello che serve. Adesso sono in questa fase, con l’incognita di come reagirò nell’immediato alle fatiche del Tour. Perché il Tour è stato impegnativo, oltre che per le distanze, anche per i dislivelli. Ma è quello di cui avevo bisogno. Speriamo davvero da adesso di iniziare a scrivere una storia un po’ diversa.

La madison è d’oro, festa grande con Guazzini e Consonni

10.08.2024
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PARIGI (Francia) – «E’ stata una Chiara Vittoria». Inizia con un gioco di parole del presidente federale Cordiano Dagnoni l’analisi della bellissima, inattesa e per questo meravigliosa vittoria nella madison da parte di Chiara Consonni e Vittoria Guazzini. La serata a Casa Italia è rumorosa e bellissima. L’arrivo delle due ragazze è scenografico e travolgente. E quando sul maxischermo scorrono le immagini della vittoria, la commozione si unisce a un moto collettivo di orgoglio. Le due atlete azzurre dopo una buona partenza sono finite nelle retrovie, poi Vittoria Guazzini è riuscita a prendersi un giro di vantaggio su tutte le altre. Chiara Consonni ha gestito bene il vantaggio e così la pista di Versailles ha celebrato l’Italia.

Erano rimaste indietro, poi Guazzini ha preso il giro e l’hanno difeso con le unghie e i denti fino alla medaglia d’oro
Erano rimaste indietro, poi Guazzini ha preso il giro e l’hanno difeso con le unghie e i denti fino alla medaglia d’oro

La madison di famiglia

E pensare che due giorni prima, dopo il quarto posto del quartetto, quando a Chiara Consonni veniva detto: «La famiglia tornerà con una sola medaglia», aveva risposto: «Ma manca ancora la madison. La madison di Simone». Non la sua. Alla quale non avrebbe neanche dovuto partecipare, perché insieme a Vittoria Guazzini sarebbe dovuta esserci Elisa Balsamo.

E invece, fa notare adesso Chiara: «mancava la mia madison. Non ce l’aspettavamo, eravamo una coppia inedita. Avevamo fatto giusto qualche prova nei mesi scorsi. E’ un successo inatteso, forse però proprio per questo ancora più bello. La gara è stata difficile. Abbiamo iniziato bene, ci siamo persi in mezzo, poi l’attacco di Vittoria al momento giusto ha condizionato i tempi».

Fratelli Consonni: Chiara fresca olimpionica, Simone l’oro l’ha vinto a Tokyo e adesso tocca a lui, in coppia con Viviani
Fratelli Consonni: Chiara fresca olimpionica, Simone l’oro l’ha vinto a Tokyo e adesso tocca a lui, in coppia con Viviani

Fratello e sorella

Euforica, Chiara Consonni avrà bisogno di tempo per metabolizzare l’impresa: «Non mi ricordo quasi niente. Vittoria ha fatto l’attacco al momento giusto e ora siamo qui con la medaglia d’oro al collo. Spero di non star male come Simone dopo l’oro di tre anni fa. Ma è indescrivibile condividere ciò che è successo con lui, con i miei genitori, con il mio ragazzo e con chi mi vuole bene. E’ incredibile. Il primo pensiero dopo aver tagliato il traguardo è stato chiamare Simone.

«Non diamo tanto a vedere di volerci bene, ma siamo fratello e sorella che condividono i momenti importanti insieme. Non dimenticherò mai questa emozione. Il mio obiettivo di stagione era essere qui. Vedere che ora è una medaglia d’oro è diverso. Con Vittoria poi è ulteriormente speciale. Ci conosciamo da quando siamo piccole e ora eccoci qua».

Vittoria s’è desta

Ed eccola Vittoria Guazzini. Aveva grande gamba, ha avuto la capacità di capire quale fosse il momento in cui attaccare.

«Dopo aver rivisto le immagini inizio a realizzare, ma ci vorrà un po’ per rendermene conto. E’ incredibile. Questo oro pesa tanto e sono contenta di condividerlo con Chiara. Ci siamo aiutate tanto in questo periodo. Non sapevamo bene cosa fare. Ci siamo dette di non restare indietro e ci siamo ritrovate ultime. Invece alla fine è andata bene. La madison è una specialità un po’ pazza e imprevedibile. In un attimo ho spento il cervello, mi sono detta che bisognava andare a tutta. Mi hanno anche preso in giro per questo, ma è andata bene. Ho capito che era il momento giusto e bisognava cogliere l’attimo».

Il tricolore sulle spalle

Hanno continuato a girare in pista per un po’, prima di convincersi che fosse vero. Poi Vittoria si è avvicinata alla tribuna in cui, vestita di arancione, la sua famiglia l’ha abbracciata e le ha passato la bandiera tricolore. Una serie di gesti increduli e sorrisi radiosi. Campionesse olimpiche.

«Quando ho sentito l’inno di Mameli – prosegue Guazzini – non stavo realizzando bene che cosa stava accadendo. Questa medaglia d’oro pesa tanto. Ho avuto tanti momenti no, infortuni. Ma in quei momenti ho avuto grandi persone attorno a me che mi hanno aiutata a non perdere il focus. Dalla famiglia allo staff e le compagne di nazionale. Le ho fatto ammattire, ma ne è valsa la pena. Parte della medaglia è di tutte le altre ragazze del nostro gruppo».

Una madison provata poche volte e improvvisata senza troppi schemi, tattiche o tabelle
Una madison provata poche volte e improvvisata senza troppi schemi, tattiche o tabelle

Coppia nata in Belgio

Parola anche al cittì Marco Villa. «Questa medaglia è nata tre anni fa – dice – quando è partito il progetto e ho iniziato a lavorare con le ragazze. Avevo pensato a Elisa Balsamo, ma è stata sfortunata. Non ci abbiamo lavorato bene come volevamo. Nel frattempo l’hanno fatto Chiara Consonni e Vittoria. Siamo andati a una gara in Belgio, l’abbiamo vinta».

Già, cosa è successo in Belgio? «Lì abbiamo capito che Chiara potesse essere una ottima sostituta. Ho aspettato Elisa fino a due giorni fa. Evidentemente però non aveva recuperato e ho schierato Chiara. Mi spiace per Elisa, che è molto preparata e professionale. Complimenti a Chiara Consonni, che si è fatta trovare pronta. Sono state brave, si sono gestite bene, hanno fatto la differenza nel modo che hanno visto tutti».

Tutti i migliori

Come si prepara una madison? «Non dico niente prima. A volte me lo chiedono, ma non sono un mago, non posso sapere come andrà. Posso dire come interpretarla, quali gesti tecnici fanno risparmiare. Non c’è il prima, c’è il dopo. Io posso correggerli, ma in pista vanno loro». E ai Giochi Olimpici è diverso: «L’Olimpiade è una cosa diversa. L’oro ti lascia il titolo di campione olimpico, è una soddisfazione. Affrontare i Giochi è una cosa difficilissima, perché nel corso di un quadriennio può capitare di incontrare avversari non al meglio, ma all’Olimpiade no. Ognuno porta i migliori».

E i migliori stavolta – in questa madison cui forse nessuno pensava – siamo stati noi.

Villa indica la rotta perché Parigi sia un punto di ripartenza

09.08.2024
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SAINT QUENTIN EN YVELINES (Francia) – Fare sistema e non smettere di crederci. E’ quello che chiede il Ct della pista Marco Villa al ciclismo italiano, dopo il bronzo nell’inseguimento maschile e il quarto posto in quello femminile. Ieri sera Viviani ha chiuso l’Omnium al nono posto e dopo Parigi lascerà la pista. Villa di sicuro continua a credere che ci sia un futuro e lo dimostra con la sua analisi del percorso che ha portato fino a Parigi.

Prima le donne, non per galanteria, ma perché sono state le ultime a finire con il loro quartetto.

Ci sono mancati una decina di giorni di lavoro con tutte insieme. Non ne abbiamo avuto la possibilità. Basti pensare a tutti i problemi che ha avuto Elisa Balsamo:  prima l’infortunio, poi il Giro d’Italia dove si è ammalata. E la settimana successiva al Giro era l’unica in cui potevamo lavorare con tutte insieme, ma non si è potuto. La sua forza è che si riprende presto, se la chiami a gennaio, ad esempio, si fa trovare pronta. Ha avuto due operazioni, che significa due anestesie. E’ arrivata a Montichiari due giorni dopo essere stata in Val di Fassa, ha fatto due belle prove e questa è stata la chiave che mi ha fatto decidere di schierarla. E’ venuta due giorni, è andata via con la strada e poi è tornata qua. Abbiamo lavorato tanto prima, ma al momento di perfezionare il quartetto non ci siamo riusciti. Però se con questa preparazione precaria sono arrivate quarte, le invito a crederci ancora e a puntare alla prossima Olimpiade.

Perché?

Vittoria Guazzini è una che può dare di più, ma ha avuto sfortuna anche lei in fase di preparazione. Elisa Balsamo deve far suo questo quartetto. E può farlo. Deve solo essere più fortunata. Non è matematica preparare un quartetto con ragazze diverse tra loro che ancora si conoscono poco. Magari più avanti potrebbero aiutare me, se ci sarò io, nella gestione degli allenamenti. Speravo fossero già con le grandi ora, ma sono ragazze con margine di crescita. Possono lavorare bene nei prossimi quattro anni e arrivare a Los Angeles nel pieno della maturità professionale e atletica. Se fossi in loro, ci crederei. Sarò sempre un loro sostenitore, anche se non dovessi essere io ad allenarle. Una migliore conoscenza reciproca può aiutare. A Tokyo siamo arrivati tutti al 100% con i maschi e abbiamo vinto.

A proposito di maschi, l’Australia è un esempio di come si arriva al 100%?

Sicuramente. Sono arrivati tutti a posto e hanno fatto il record del mondo. Noi ci siamo arrivati altalenanti. Ganna ha preparato tanto la cronometro, ci teneva dopo la delusione di Tokyo. Ne è uscito perfetto. A Montichiari l’ho visto fortissimo. Poi ha accusato un piccolo calo. D’altra parte i giorni non sono tutti uguali. Jonathan Milan invece è andato in crescendo. E’ arrivato al top nel giorno clou. Simone Consonni era più in difficoltà rispetto a Tokyo. Non andava certo piano, ma sono piccole differenze che fanno sì che il quartetto non sia al 100 per cento. Nonostante ciò, sono arrivati al bronzo. Sono dettagli da non sottovalutare. Se è arrivato il bronzo però è frutto anche di un buon percorso a Parigi.

Come si sono ripresi i ragazzi dopo la semifinale?

La mattina a colazione ho detto loro di non sottovalutare le medaglie di bronzo olimpiche, perché io ho vinto solo quelle. Sono stato accontentato, hanno vinto una bellissima medaglia. Ci siamo parlati, si sono parlati tra loro. Abbiamo capito che sarebbe stato un altro giorno ed è andata bene. E’ un gruppo sano, si vogliono bene, si aiutano, si stimano.

Il quartetto ha preso un bronzo bellissimo, reagendo alla sconfitta con l’Australia
Il ciclo di questo quartetto finisce qui?

Decideranno loro. Sono maturi a sufficienza, per loro ci sarà sempre posto in pista. Pippo ci viene spesso, anche solo per preparare le cronometro su strada, non solo per preparare le gare in pista. Io per loro ci sarò sempre, se sarò ancora io il Ct. Da qui a quattro anni si vedrà.

Manlio Moro è pronto a entrare?

E’ un ragazzo giovane e forte, aveva i tempi degli altri. Mi spiace che non abbia corso a Parigi, ma loro gli vogliono bene e lo rispettano. Ci sono i quartetti juniores che stanno facendo bene, sono ragazzi di talento. Spero che possano valutare questo tipo di percorso che ha fatto chi li ha preceduti.

E’ difficile convincerli?

Sto facendo fatica. A livello primo anno under 23 faccio fatica a portarli in pista e a far capire loro che qualche lavoro in pista è propedeutico per la strada. Da lì mi piacerebbe costruire un altro gruppo come questo. Ma credo che vada stabilito un modo nuovo di operare, parlare con squadre, manager, procuratori. A 19 anni hanno già i procuratori. Altrimenti diventa difficile fare questa doppia disciplina. Abbiamo dimostrato che si può far tutto.

Per Villa l’esempio di Hayther (qui con Viviani) fa capire che pista e strada sono complementari
Per Villa l’esempio di Hayther (qui con Viviani) fa capire che pista e strada sono complementari
Ad esempio?

Welsford ha dimostrato che si può vincere su strada e tirare il quartetto. Hayter è campione nazionale in Inghilterra e qui ha portato in giro il quartetto della Gran Bretagna. Faulkner e Dygert erano nel quartetto americano. Noi abbiamo giovani che vincono da juniores in queste discipline e perché dobbiamo perderli per il loro futuro in strada, quando si possono fare le due cose fatte bene?

Qual è stata la difficoltà maggiore con i maschi?

Ognuno dei quattro ha fatto percorsi diversi. Lamon ha fatto più di Tokyo, ma un mese fa andava ancora più forte. Ero riuscito a lavorare con lui sulla resistenza. Anche nelle prove di Coppa del mondo aveva finito bene il quartetto. Aveva messo metri in più per la seconda tirata. Non ci siamo arrivati come a Tokyo, è vero. Non saprei neanche come si fa a preparare un quartetto insieme, perché non ce li ho mai avuti tutti insieme. Ma tanto di cappello a questi ragazzi per ciò che hanno fatto. L’Australia si è anche allenata con noi, non sembrava andare così forte. Se si è nascosta, si è nascosta bene. Se ha azzeccato la settimana giusta, complimenti.

Lamon incita i compagni dopo essersi rialzato: è arrivato a Parigi in gran forma
Lamon incita i compagni dopo essersi rialzato: è arrivato a Parigi in gran forma
Il miglioramento può passare anche attraverso i materiali?

Da quel punto di vista stiamo bene. Pinarello ci supporta ogni ciclo. Anche qui ci ha dato bici performanti. Castelli ha lavorato tanto in galleria del vento, parallelamente a Pinarello e con i caschi. Campagnolo ci ha fatto le lenticolari tubeless. Qualcuno le ha usate, qualcuno ha usato i tubolari. I tubolari sono stati quelli di Tokyo. Vittoria ha usato quattro versioni di tubeless. A livello tecnologico siamo sempre stati serviti bene e siamo al passo. La Federazione ci fa lavorare bene, ha ottimi partner.

In sintesi, cosa manca?

Gli atleti ci sono, i materiali ci sono. Dobbiamo fare sistema. Soprattutto con i giovani. Dobbiamo far imparare loro che pista e strada possono andare insieme e possono portare a grandi soddisfazioni.