Affini e Van Aert

Van Aert è tornato a ruggire. E Affini ci racconta che…

01.04.2026
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Terzo alla Milano-Sanremo, secondo alla In Flanders Fields, Wout van Aert sta tornando. Qualcuno lo aveva persino schernito sui social quando, alla vigilia della Classicissima, lui stesso disse di essere lì per giocarsela con Tadej Pogacar e Mathieu van der Poel. Ma come era possibile? Quei due avevano vinto tutti i Monumenti degli ultimi anni e lui arrancava… E invece alla fine non c’è andato lontano.

E se anche un coach esperto come Pino Toni, prima ancora della corsa, ha detto: «Guardate che Van Aert andrà forte», allora davvero è lecito pensare che l’asso della Visma-Lease a Bike si sia definitivamente ripreso.

A fare il punto della situazione ci aiuta, come spesso capita, Edoardo Affini, uno dei fedelissimi di Wout. Affini è uno da Nord, uomo da Classiche, uno di quelli che un team mette in pista quando servono i cavalli pesanti. Ma soprattutto è ormai un veterano della Visma e come pochi altri conosce Van Aert.

Edoardo Affini (classe 1996) è ormai una certezza della Visma per il Nord e non solo
Edoardo Affini (classe 1996) è ormai una certezza della Visma per il Nord e non solo
Edoardo Affini (classe 1996) è ormai una certezza della Visma per il Nord e non solo
Edoardo Affini (classe 1996) è ormai una certezza della Visma per il Nord e non solo
Innanzitutto, Edoardo, come stai tu e come sta andando?

Io sto abbastanza bene, direi. Ho fatto Parigi-Nizza, Sanremo e poi appunto siamo venuti qua per cominciare questa settimana di Classiche. Tra l’altro, giusto l’altro ieri ho “vinto” un pass per la Dwars door Vlaanderen di oggi, che non dovevo fare. Ma Timo Kielich è caduto alla In Flanders Fields. Si è rotto la clavicola e, visto che io ero già qui, è toccato a me!

Come ti sembra, per voi della Visma, questo primo scorcio di stagione?

Direi che come squadra ci stiamo comportando abbastanza bene. Se guardiamo i risultati, bene o male siamo piazzati più o meno in tutte le corse che abbiamo fatto, sia con Wout ma anche con gli altri ragazzi. Siamo partiti col piede giusto. Poi vediamo oggi (la gara parte alle 12,09 da Roeselare e arriva a Waregem, ndr) e ovviamente gli appuntamenti più importanti: Giro delle Fiandre e Parigi-Roubaix.

Abbiamo rivisto un buon Van Aert, cosa ci dici di lui Edoardo? Come lo vedi dopo tanti anni che lo conosci?

Bene. Siamo stati in ritiro assieme a Sierra Nevada, eravamo proprio in appartamento io e lui. Si vedeva che stava lavorando bene, che era in forma. Soprattutto mi è parso determinato. Poi purtroppo prima dell’Omloop Het Nieuwsblad è stato male: ha preso un virus intestinale che l’ha buttato un po’ a terra ed è stato un peccato. Però è stato bravo alla Tirreno-Adriatico. E’ andato lì cercando di ricostruire la condizione. Da quello che ho capito, vedendo gli highlights delle tappe, siamo andati anche con fiducia alla Sanremo.

Alle spalle di Pogacar e Pidcock, il terzo posto di Van Aert è venuto con un attacco nel finale dopo il lungo inseguimento
L’ordine d’arrivo della Sanremo: Pogacar, Pidcock e Van Aert. Wout mancava dal podio di una Monumento dalla Roubaix 2023
Alle spalle di Pogacar e Pidcock, il terzo posto di Van Aert è venuto con un attacco nel finale dopo il lungo inseguimento
L’ordine d’arrivo della Sanremo: Pogacar, Pidcock e Van Aert. Wout mancava dal podio di una Monumento dalla Roubaix 2023
Raccontaci un po’ della Classicissima…

Peccato per la caduta. E il cambio bici, perché alla fine il problema grosso è stato che hanno dovuto cambiare bici sia lui sia Matteo Jorgenson. Ed è stato lì che abbiamo perso tanto tempo. Quello che ha dimostrato alla Sanremo, tornando sotto, stringendo i denti sul Poggio e poi attaccando nel finale, è stato un bel segnale. Un segnale importante anche di testa.

Insomma, quando ha fatto quella dichiarazione, che appunto a Sanremo se la sarebbe giocata, è perché il campione si conosce. Aveva fiutato una gamba importante…

Di certo nella caduta lui ha perso più terreno di Pogacar e Van der Poel, poi da lì a dire che sarebbe restato con loro è difficile. Sono situazioni che non puoi prevedere, non è matematica. Quel che è certo è che dalla caduta fino a quando l’ho riportato, assieme ai compagni, sotto alla Cipressa ha dovuto spingere forte. Vero che era a ruota, ma si volava e certi sforzi non sono gratis. Poi anche tornare sotto sulla Cipressa stessa, fare la discesa a tutta, riportarsi sul gruppo sull’Aurelia… non ha avuto neanche tempo di rifiatare che già era sul Poggio.

Insomma un finale caotico, duro e comunque è venuto via dalla Liguria con un podio che sa di speranza. E invece lassù che sensazioni ci sono, Edoardo? Qual è l’atmosfera anche mediatica attorno a Van Aert?

Quassù Wout è un vero idolo. Cominciano a parlarne già nelle settimane prima: di cosa saranno le Classiche, del duello. Prima erano solo loro due, Van der Poel e Van Aert, negli ultimi anni si è aggiunto anche Pogacar. E io direi che si può inserire tranquillamente anche Mads Pedersen, perché è un altro calibro molto grosso.

L'amore per Van Aert è sempre stato fortissimo in Belgio, ma adesso i tifosi sono tornati a fremere
L’amore per Van Aert è sempre stato fortissimo in Belgio, ma adesso i tifosi sono tornati a fremere
L'amore per Van Aert è sempre stato fortissimo in Belgio, ma adesso i tifosi sono tornati a fremere
L’amore per Van Aert è sempre stato fortissimo in Belgio, ma adesso i tifosi sono tornati a fremere
Però queste sue belle prestazioni hanno risvegliato un po’ gli animi?

Direi di sì. Penso che certe azioni abbiano dato fiducia prima di tutto a Wout stesso. E ovviamente anche al pubblico sulle strade o a casa. Qui, la sera, nei vari talk show che fanno in televisione si parla del Fiandre. Da noi è impensabile. E se Wout dovesse vincere una di queste corse, sarebbero davvero tutti contenti. Quassù Van Aert è al pari di un giocatore della nostra Serie A.

Edoardo, tu che lo conosci da tanti anni, ti sei accorto in queste ultime corse che qualcosa era cambiato? Parliamo proprio in gara…

L’ho rivisto bello deciso, anche con noi compagni. Era più chiaro nelle indicazioni, nelle richieste. Più motivato non direi, perché lui lo è sempre stato e perché, nonostante tutto, è sempre un leader. Anzi, il leader. Però nelle ultime uscite lo vedi che è un filino più convinto. Sicuramente è un circolo virtuoso: fa delle belle prestazioni, si carica e via così.

Anche perché poi quello che gli mancava alla fine erano un po’ di risposte, dopo tutte le sfortune degli ultimi anni. Contestualmente vanno tutti fortissimo e ci vuole un attimo a perdere un po’ di fiducia, anche se ti chiami Van Aert…

Ormai il livello è talmente alto che è così. E’ alto non solo nei migliori, ma è elevatissimo il livello generale del gruppo, dei gregari. Si sposta tutto sempre di più verso l’alto e ci sono sempre meno margini di errore o percentuali di forma che mancano.

Parigi-Roubaix 2025, Edoardo Affini
Edoardo scorterà Van Aert anche alla Roubaix
Parigi-Roubaix 2025, Edoardo Affini
Edoardo scorterà Van Aert anche alla Roubaix
Tu per esempio stai migliorando i tuoi valori nel corso degli anni?

Abbastanza. Non tutti gli anni sono uguali, però se prendiamo il riferimento da quando sono passato professionista nel 2019 ad adesso, il miglioramento è stato abbastanza importante e costante. Il problema è che migliorano tutti e quindi, se per una stagione non lo fai, resti indietro, perdi tempo.

Ed è quello che ha intralciato Van Aert in questi ultimi anni. Oggi invece come affronterà la Dwars door Vlaanderen? In vista del Fiandre si correrà un po’ al risparmio?

Risparmio di cosa?! Credo si provi a portare a casa la corsa. Anche perché qui di corse tranquille non ne esistono più.

a dx: Fabio Segatta e accanto Francesco Baruzzi, Visma Lease a Bike Development, 2026 (foto Visma Lease a Bike)

Baruzzi e Segatta: 2 nuovi italiani nel mondo Visma

17.02.2026
7 min
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I due nuovi volti italiani della Visma Lease a Bike Development sono quello di Francesco Baruzzi e di Fabio Segatta (in apertura rispettivamente in primo e secondo piano). Il primo arriva dal Team Aspiratori Otelli, che quest’anno ha chiuso il team juniores, mentre il secondo dall’U.S Montecorona. Entrambi diciottenni, si sono affacciati con curiosità al mondo degli under 23 e lo stanno facendo attraverso uno dei devo team più importanti.Entrare in una realtà del genere deve essere motivo di orgoglio, ma allo stesso tempo uno sprono a proseguire il cammino. Segata e Baruzzi sono solamente all’inizio e lo sanno, vivono il tutto con entusiasmo e voglia di imparare. 

In questi giorni sono in Spagna, nel terzo ritiro stagionale, il secondo in bici. Il mondo della Visma ha iniziato a prendere forma e ne riconoscono i meccanismi. L’inglese è da perfezionare ma questo non ostacola la loro voglia di imparare e mettersi in gioco. 

L’impatto

Il salto da una squadra juniores a un devo team è sempre grande, qualsiasi sia il team di provenienza. Si parla di salto di categoria, ma quello che stanno vivendo Francesco Baruzzi e Fabio Segatta vale quasi doppio. 

BARUZZI: «Cambiano tanto i lavori in bici, si fa moltissima qualità e non si guarda ai chilometri fatti. Contano le ore e il tipo di allenamento che si ha in programma. Ovviamente l’impatto con una squadra come la Visma Lease a Bike è enorme, però c’è una disponibilità incredibile da parte di tutti: staff, direttori e compagni».

SEGATTA: «Un aspetto nuovo, almeno per me, è il fatto di curare l’alimentazione. Contiamo le calorie e cosa mangiamo, credo sia giusto iniziare a farlo e prendere dimestichezza anche con questo aspetto. In generale la squadra ci spiega ogni singolo aspetto, ogni decisione. Non hanno problemi a dire le cose due o tre volte, è bello sentirsi coinvolti in questo modo».

Si impara a essere corridori?

BARUZZI: «Sappiamo tutto, dove inizieremo a correre, il programma di lavoro, quando prendere l’aereo e dove. Sembra banale, ma se abbiamo un ritiro, come adesso in Spagna, il biglietto ci arriva due mesi prima. Impariamo tanto, anche solo viaggiare da soli, muoverci tra i vari aeroporti. 

SEGATTA: «Si impara tanto. Poi viaggiare, anche da soli, è divertente ogni tanto, così come lo è scoprire nuovi posti».

Francesco Baruzzi, Visma Lease a Bike Development, 2026 (foto Visma Lease a Bike)
In Visma si presta parecchia attenzione ai lavori specifici e meno ai chilometri fatti (foto Visma Lease a Bike)
Francesco Baruzzi, Visma Lease a Bike Development, 2026 (foto Visma Lease a Bike)
In Visma si presta parecchia attenzione ai lavori specifici e meno ai chilometri fatti (foto Visma Lease a Bike)
E’ toccato anche a voi il ritiro sugli sci?

BARUZZI: «Siamo stati in Norvegia con tutto il devo team a fare sci di fondo. I primi giorni ci sono state più cadute che chilometri fatti, però è stato divertente. A mio avviso è uno sport sottovalutato, invece allena molto il fisico e aiuta a fare fiato. Sono state due settimane molto divertenti, eravamo in questa casa con una grande zona giorno dove stavamo insieme. Giocavamo alla playstation, stavamo insieme e così ci siamo conosciuti sempre di più».

SEGATTA: «Francesco e io eravamo i più scarsi (ride, ndr) ma abbiamo imparato ed è stato divertente provare a fare qualcosa di nuovo. Anche per non pedalare sempre e fare un’attività diversa. Ci ha affiancati un istruttore e piano piano siamo migliorati. All’inizio fare un chilometro sembrava tanto, e invece verso fine ritiro siamo arrivati a fare cinque o sei chilometri».

E’ stato il primo impatto con il mondo Visma?

BARUZZI: «Eravamo già andati a un ritiro estivo, per un mini stage, a Rogla in Slovenia. All’inizio la lingua è stata l’ostacolo più grande, poi parlando spesso in inglese abbiamo preso maggior dimestichezza. Poi una volta a casa mi sono messo a studiare e fare pratica.  

SEGATTA: «Io ho avuto qualche difficoltà in più, però nello stare a contatto con i nuovi compagni ho imparato. Anche nelle due settimane in Norvegia, dove ero in stanza con Matej Pitak, mi sono impegnato a parlare e imparare nuovi termini».

Chi è stato il vostro riferimento?

BARUZZI: «Sicuramente Pietro Mattio, lui ci ha dato una grande mano fin dal ritiro di luglio, per qualsiasi cosa. Poi nel ritiro di gennaio lui non c’era, visto che stava correndo al Tour Down Under, però tutti i compagni sono super gentili e disponibili. Anche gli stranieri, anche solo per un’indicazione. Ad esempio quando siamo usciti dall’aeroporto di Amsterdam ci hanno detto dove andare e che autobus prendere.

SEGATTA: «Mattio è stato fondamentale per capire e muovere i primi passi, anche solo per tranquillizzarci. All’inizio eravamo agitati, ora invece stiamo più tranquilli. E’ bello conoscere tutti e pedalare insieme, anche solo avere addosso questa divisa è qualcosa di speciale».

Quale corridore del WorldTour vi ha colpito di più a vederlo dal vivo?

BARUZZI: «Direi Van Aert, è sempre stato il mio idolo. Vederlo, parlare con lui è qualcosa che non capita tutti i giorni. Anzi, penso sia un’emozione e un ricordo che mi rimarranno per sempre».

SEGATTA: «Essere in hotel con Van Aert, Vingegaard e tanti campioni fa riflettere. E’ bellissimo. Anche solo parlare con Piganzoli e Affini è emozionante. Sono corridori che fino a ieri guardavo in televisione e ora me li trovo in squadra insieme». 

Fabio Segatta, Visma Lease a Bike Develoment 2026 (foto Visma Lease a Bike)
Fabio Segatta inizierà al sua prima stagione da under 23 in Croazia, per poi fare rotta a Nord e correre le classiche italiane di primavera (foto Visma Lease a Bike)
Fabio Segatta, Visma Lease a Bike Develoment 2026 (foto Visma Lease a Bike)
Fabio Segatta inizierà al sua prima stagione da under 23 in Croazia, per poi fare rotta a Nord e correre le classiche italiane di primavera (foto Visma Lease a Bike)
Quando si entra in una squadra così grande si guarda al risultato ottenuto o ci si proietta subito sul futuro?

BARUZZI: «So che questo è un punto di partenza, sono fortunato ad essere in un team come la Visma. Partire da questo livello vuol dire essere un gradino sopra, probabilmente, ma ciò non vuol dire che non ci sarà tanta fatica da fare. Sicuramente saremo messi nelle condizioni ideali per arrivare dove sogniamo, al professionismo». 

SEGATTA: «Essere qui vuol dire che la squadra ha creduto tanto in noi, e sarebbe bello avere un futuro in questo team. Ora serve imparare e crescere per riuscire a fare questo mestiere ed entrare nel WorldTour. Tanto passerà dall’imparare e poi si guarderanno anche i risultati, più avanti».

Che effetto fa tornare a casa, trovare i vecchi compagni e allenarsi con la divisa della Visma?

BARUZZI: «Quando sono tornato dopo il primo ritiro mi sono trovato per pedalare con amici e qualche amatore. Erano tutti felici di vedermi con la maglia della Visma, e poi anche solo uscire per una pedalata con una maglia così importante fa un certo effetto».

SEGATTA: «I miei compagni di squadra e gli amici sapevano di questa cosa fin da quando era nato l’interesse del team, in estate. Tra qualche giorno qualcuno di loro viene a trovarmi qui in Spagna, sarà bello rivederli e allenarci insieme».

Francesco Baruzzi, Visma Lease a Bike Development, 2026 (foto Visma Lease a Bike)
Francesco Baruzzi ha un calendario altrettanto interessante, con la Roubaix U23 come corsa più importante di questa prima parte di stagione (foto Visma Lease a Bike)
Francesco Baruzzi, Visma Lease a Bike Development, 2026 (foto Visma Lease a Bike)
Francesco Baruzzi ha un calendario altrettanto interessante, con la Roubaix U23 come corsa più importante di questa prima parte di stagione (foto Visma Lease a Bike)
Parlavate di programmi chiari, quindi avete già un’idea del vostro calendario?

BARUZZI: «Partiremo dalle gare in Croazia, poi sarò alla Parigi-Roubaix Espoirs, il 12 aprile, è la mia corsa preferita e non vedo l’ora di esserci. Dal canto mio correrò poco in Italia, magari qualcosa si farà più avanti. 

SEGATTA: «Dopo l’esordio in Croazia avrò modo di testarmi nella mia corsa preferita, la Liegi U23 e anche qualche altra gara nel Nord di categoria. Correrò anche in Italia tra Piva, Recioto e Belvedere, mentre a fine anno sarò al Lombardia U23. Sono curioso di scoprire come si corre tra gli under, sarà tutta una scoperta».

Pietro Mattio, Visma Lease a Bike, Santos Tour Down Under 2026

Mattio: l’esordio nel WorldTour e il sogno delle Classiche 

20.01.2026
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Dall’altra parte del mondo è quasi sera e per Pietro Mattio sta per iniziare la sua prima gara nel WorldTour con il prologo inaugurale del Santos Tour Down Under, ancora in corso di svolgimento. Il corridore piemontese cresciuto nel devo team della Visma Lease a Bike quest’anno è entrato nella formazione WorldTour. Un cammino di crescita nel quale Mattio è diventato sempre più importante e centrale all’interno dei meccanismi della formazione olandese. Tanto c’è ancora da fare, ma un po’ di fieno in cascina è già stato messo. 

«Qui in Australia si sta bene – racconta Pietro Mattio – nei giorni scorsi c’è stato qualche scroscio di pioggia e le temperature si sono leggermente abbassate. Rispetto a chi è partito prima, arrivando qui a inizio gennaio, abbiamo evitato il grande caldo. Le temperature massime si aggirano intorno ai 30-35 gradi centigradi, quindi possiamo dire che è una bella estate australiana».

Pietro Mattio, Visma Lease a Bike, Santos Tour Down Under 2026
Pietro Mattio e il Team Visma Lease a Bike sono arrivati in Australia una decina di giorni fa
Pietro Mattio, Visma Lease a Bike, Santos Tour Down Under 2026
Pietro Mattio e il Team Visma Lease a Bike sono arrivati in Australia una decina di giorni fa
Le gambe come stanno?

Sono pronte anche loro, siamo tutti pronti per la prima gara della stagione. Rispetto all’anno scorso, l’ultimo anno nel devo team parto un paio di settimane prima. Per questo l’avvicinamento è stato leggermente diverso, con tanto volume fin dai primi giorni di ritiro. Essere già abituato al mondo Visma è stato un vantaggio.

Anche per questo sei partito subito dall’Australia?

Quest’anno il calendario lo ha deciso la squadra in base all’idea che si sono fatti di me e del corridore che secondo loro sono e potrò essere. Il Tour Down Under sarà un primo banco di prova per confrontarmi con il livello del WorldTour. 

Pietro Mattio, Visma Lease a Bike
Mattio dopo i tre anni nel devo team con il quale è diventato U23 nel 2023 da quest’anno è passato nella squadra WorldTour
Pietro Mattio, Visma Lease a Bike
Mattio dopo i tre anni nel devo team con il quale è diventato U23 nel 2023 da quest’anno è passato nella squadra WorldTour
Cosa ti hanno messo nel menu?

Al momento so che dopo l’Australia tornerò a casa e partirò subito per il UAE Tour dove lavorerò per Vingegaard (settimana scorsa il danese ha annunciato il suo calendario, ndr). Una volta finito torno in Italia e preparerò l’esordio nelle Classiche, farò la Kuurne-Brussel-Kuurne e l’apertura nelle Fiandre. La squadra mi ha inserito come riserva alla Milano-Sanremo e sono nella lista per la Roubaix.

Arrivi dal devo team, ma rispetto agli anni scorsi qualcosa è cambiato anche per te?

Quando passi nel WorldTour qualcosa di diverso c’è, è normale. Ad esempio le persone e lo staff che girano intorno alla squadra. Gli anni scorsi quando ero in ritiro con il devo team eravamo una quindicina di corridori e dieci persone dello staff, e pensavo fossimo comunque tanti. Quest’anno a dicembre in ritiro c’erano trenta corridori e una settantina di membri dello staff

Pietro Mattio, Visma Lease a Bike Santos Tour Down Under 2026
Mattio durante la presentazione dei team al Santos Tour Down Under, per il piemontese inizia l’avventura tra i grandi
Pietro Mattio, Visma Lease a Bike Santos Tour Down Under 2026
Mattio durante la presentazione dei team al Santos Tour Down Under, per il piemontese inizia l’avventura tra i grandi
Insomma, tutto un po’ nuovo?

Per fortuna sono rimaste alcune certezze, ad esempio la nutrizionista e il mio diesse di riferimento, anche lui è stato “promosso” dal devo team al WorldTour. E’ cambiato il preparatore, ora sono seguito da un ragazzo belga, Jasper, il cognome non lo so. Lavora anche con Affini e Laporte

Affini nel presentare la squadra ai nuovi arrivati aveva detto che non avevi bisogno di essere introdotto nel mondo Visma, è così?

Sicuramente essere cresciuto all’interno del team è stato un vantaggio. Lo staff lo conoscevo, quindi è stato più semplice.

Fa effetto essere in ritiro con quei grandi nomi?

Ora posso ufficialmente dire di essere il compagno di squadra di Vingegaard, Van Aert, Laporte e tanti altri grandi corridori. La cosa bella è che sono persone normali, tranquille e con le quali si può scherzare e parlare liberamente. All’inizio pensavo a me e ai miei vent’anni e mi dicevo: «Cavolo, sono tutti più grandi e hanno avuto una carriera pazzesca». 

Pietro Mattio, Visma Lease a Bike, Santos Tour Down Under 2026
L’adattamento all’Australia e alle sue temperature è stato graduale e non troppo dispendioso
Pietro Mattio, Visma Lease a Bike, Santos Tour Down Under 2026
L’adattamento all’Australia e alle sue temperature è stato graduale e non troppo dispendioso
La squadra che idea si è fatta di te, che corridore puoi essere secondo loro?

Al momento lavorerò in supporto dei vari capitani, però senza un ruolo preciso. Mi hanno definito all rounder, quindi posso andare bene in diverse corse e su tanti percorsi: pianura, salite brevi e proverò anche il ruolo di lead out nelle volate. 

Parti con un calendario interessante, una bella iniezione di fiducia?

Assolutamente. Qui in Australia sarò accanto a Matthew Brennan, mentre al UAE Tour il leader sarà Vingegaard. Prima uno sprinter poi uno scalatore, vuol dire che la squadra crede nelle mie qualità. 

Campionati del mondo, Kigali 2025, prova in linea U23, Alessandro Borgo, Pietro MAttio, Lorenzo Finn, Simone Gualdi sul podio
Mattio (al centro) è stato uno degli azzurri protagonisti al mondiale di Kigali, che ha portato Lorenzo Finn in maglia iridata U23
Campionati del mondo, Kigali 2025, prova in linea U23, Alessandro Borgo, Pietro MAttio, Lorenzo Finn, Simone Gualdi sul podio
Mattio (al centro) è stato uno degli azzurri protagonisti al mondiale di Kigali, che ha portato Lorenzo Finn in maglia iridata U23
Visti anche i risultati da under 23 il sogno è la Roubaix?

Partecipare a una delle due Classiche Monumento nelle quali sono stato inserito sarebbe un sogno. La Roubaix è un obiettivo, vorrei mettermi alla prova e vedere quanto è diversa rispetto alla gara under 23. Quanto si va più forte e come ci si muove. 

Allora speriamo di vederti sulle pietre, intanto in bocca al lupo per il Down Under…

Grazie! A presto.

Omloop Nieuwsblad 2025, Edoardo Affini

Affini e la Visma, manuale d’uso per Piganzoli, Fiorelli e Mattio

09.11.2025
6 min
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L’hanno chiamata Celeste, è nata il 13 ottobre. Da quel giorno la vita di Affini e della compagna Lisa gira attorno alla primogenita, che per arrivare ha scelto il periodo di vacanze del papà. La bicicletta si affaccia di tanto in tanto, consapevole che l’attesa stia per terminare. A partire dall’8 dicembre, i corridori della Visma-Lease a Bike affronteranno il primo ritiro in Spagna e allora verrà il tempo del lavoro serio. Quando lo sentiamo nel primo pomeriggio, Edoardo è fresco reduce da una seduta di cambio del pannolino.

«E’ chiaro che è tutto diverso – sorride Affini – cambiano le priorità, cambiano le giornate, però sicuramente è bellissimo. Specialmente sono contento del fatto che me la posso godere quasi per un mese. Manca ancora un po’ perché diventi più… interattiva, mettiamola così, però mi prendo il mio tempo per starci assieme e creare un certo legame. E poi anche per la mia compagna fa una certa differenza. Se fosse nata a giugno – ride – dopo il Giro e prima del Tour, magari io avrei dormito qualche ora di più, però sarebbe stato un bel casino…».

Foto Instagram nascita di Celeste Affini (Photos by Loef)
“La più grande felicità può essere molto piccola”, così su Instagram l’annunio della nascita di Celeste (Photos by Loef)
Foto Instagram nascita di Celeste Affini (Photos by Loef)
“La più grande felicità può essere molto piccola”, così su Instagram l’annunio della nascita di Celeste (Photos by Loef)

Altri tre italiani

Tra le novità della squadra per il prossimo anno c’è che Affini non sarà più il solo italiano, ma sarà raggiunto da Piganzoli, Fiorelli e da Mattio, che in realtà ha già trascorso tre stagioni nel devo team olandese. Racconta che i capi gli hanno chiesto qualche referenza sui nuovi arrivati e che Piganzoli lo ha contattato per avere informazioni sull’ambiente che troverà. E proprio per questo lo abbiamo chiamato anche noi, perché ci incuriosisce il punto di vista di uno che corre nel team olandese dal 2021 e forse si era abituato all’idea di essere il solo… giapponese sull’isola.

«Prima di me c’era stato solo Battaglin – racconta Affini – l’anno prossimo saremo in quattro. Onestamente non mi fa un grande effetto, salvo che sarà bello parlare ogni tanto la mia lingua se saremo nella stessa corsa. Al nostro livello, può far piacere avere un connazionale, ma poi le decisioni vengono prese dalla squadra sulla base di ben altri fattori. La Visma è quella, la conosciamo bene. Quando sono arrivato nel 2021, era ancora in fase di ascesa. Poi si può dire che il 2022 e il 2023 siano stati gli anni più prolifici. Nel 2025 abbiamo vinto due Grandi Giri su tre e nel terzo siamo arrivati secondi, non mi sembra tanto male. Però è vero che gli sponsor più grossi cercano il Tour, perché hanno la risposta mediatica più grande, come la Champions League. Il Giro, la Vuelta e le classiche sono importanti, c’è poco da girarci d’attorno, ma il Tour è di più. E noi il Tour abbiamo provato a vincerlo, ma Tadej e la sua squadra ci sono stati superiori».

Fiorelli arriva alla Visma a 30 anni: avrà margine per crescere e compiti più precisi di quelli riservati a Piganzoli e Mattio
Fiorelli arriva alla Visma a 30 anni: avrà margine per crescere e compiti più precisi di quelli riservati a Piganzoli e Mattio

Maniacali per i dettagli

In questo gruppo super strutturato che ha nel Tour la stella polare e si nutre del Giro e della Vuelta – vinti con Yates e Vingegaard – come di bocconi secondari, arriveranno tre italiani, provenienti da due professional e dal devo team, che ha le stesse dotazioni, ma un respiro per forza meno ampio. Che cosa troveranno? Quale mentalità? Che cosa sente di dirgli il mantovano in procinto di iniziare la sesta stagione in giallo-nero?

«Non conosco da dentro le realtà della Polti e della Bardiani – ammette Affini – non so bene a cosa siano abituati, però credo che Fiorelli e Piganzoli faranno un salto di qualità a livello di attenzione ai dettagli e alla nutrizione, che qua sicuramente è un aspetto molto curato. Mi viene a pensare specialmente a Piganzoli, se vuole migliorarsi come uomo da classifica, magari all’inizio come spalla importante per Jonas o Simon. Allo stesso modo, tutto il livello performance viene curato veramente al massimo.

«Non so se in altre squadre ci siano le stesse cure del dettaglio, non so se sia possibile. Magari ogni team ha il proprio accento su una cosa piuttosto che su un’altra, però credo che qui troveranno un ambiente molto professionale e in grado di supportarli perché possano migliorarsi. Quanto a Mattio, è con noi da tre anni. Se ancora non ha capito di quale ambiente si tratta (ride, ndr), forse abbiamo un problema…».

Pietro Mattio, Visma Lease a Bike, WorldTour, Tour of Oman 2025
Pietro Mattio, sale nel WorldTour dopo tre stagioni in crescendo nel Development Team di Robbert De Groot
Pietro Mattio, Visma Lease a Bike, WorldTour, Tour of Oman 2025
Pietro Mattio, sale nel WorldTour dopo tre stagioni in crescendo nel Development Team di Robbert De Groot

Il tempo di crescere

La mente va al suo primo impatto, nonostante provenisse da un’altra WorldTour: la Mitchelton-Scott. Il ricordo di quelle prime settimane è ben chiaro. Aveva 24 anni come quelli che avrà il prossimo anno Piganzoli

«Quando sono passato qua – ricorda Affini – sicuramente la differenza più grossa l’ho trovata nella nutrizione. Erano gli anni in cui si stava cominciando a spingere l’acceleratore sui carboidrati. Magari l’avrei fatto anche se fossi rimasto alla Mitchelton, ma qua ho trovato un cambio radicale. Mi servì un po’ di tempo per abituarmi, poi ha funzionato tutto molto bene. Cercano di farti crescere, ma valutano caso per caso.

«Un buon esempio può essere Brennan. Ha 19 anni e ha cominciato già a far vedere certi numeri, a piazzarsi e vincere corse. Quindi lo hanno portato dove ha potuto fare risultato, ma non lo hanno buttato in un Grande Giro o portato a correre perché facesse punti. Non ha fatto 90 giorni di corsa, anche con lui c’è l’idea che cresca per step. Per cui, pensando ai nostri due più giovani, dipenderà anche da come risponderanno ai diversi carichi di allenamento, alle diverse gare. Tutto sommato immagino che su uno come Piganzoli ci fossero più attese alla Polti, dove era la bandiera, di quelle che inizialmente avrà qui da noi».

Giro d'Italia 2025, Davide Piganzoli, Isaac Del Toro
Alla Polti, Piganzoli ha corso da leader anche al Giro, scoprendo le pressioni del ruolo
Alla Polti, Piganzoli ha corso da leader anche al Giro, scoprendo le pressioni del ruolo

Un’azienda con 250 dipendenti

Il solo limite dei mega squadroni è la dimensione della grande azienda che allenta i rapporti umani e rende tutto piuttosto schematico, a questo certamente Piganzoli e Fiorelli non sono ancora abituati. Affini concorda, ma non c’è una via d’uscita. Prendete una qualunque azienda con centinaia di dipendenti, è ragionevole pensare che tutti si conoscano e siano in confidenza?

«Per la mia esperienza – dice – credo che ci sia la volontà di provare a mantenere quanto più possibile l’aspetto familiare e umano. Però è inevitabile che da un certo punto di vista sia inevitabile che le squadre vengano gestite come aziende, lo leggevo in un’intervista che avete fatto a Sobrero. I team sono sempre più grandi. Anche noi, guardando tutti quelli che ci lavorano saremo circa 250 persone se non di più, diventa difficile avere un rapporto stretto con tutti. Magari tra corridori o col tecnico di riferimento hai più contatti, quindi riesci effettivamente a creare una sorta di familiarità. Se entri a far parte del gruppo che prepara una grande corsa, condividi i ritiri e allora il rapporto si crea per forza. Però alla fine la squadra nella sua totalità viene gestita come un’azienda, questo è fuori discussione. Con certe persone ti vedi quando fai il primo ritiro dell’anno e poi al primo ritiro dell’anno dopo».

Tymewear, la misurazione del respiro…

03.08.2025
6 min
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E’ sempre più evidente quanto la tecnologia stia diventando parte integrante del ciclismo moderno. Il Tour de France ha confermato una tendenza in forte crescita: l’uso di strumenti che monitorano in modo sempre più dettagliato i parametri fisiologici degli atleti. Tra questi, ha destato molta curiosità Tymewear, un dispositivo indossabile che misura la respirazione e che è utilizzato da squadre di altissimo livello come la Visma-Lease a Bike (in apertura foto Tymewear).

Il suo impiego apre un nuovo orizzonte nella preparazione atletica e nella gestione dello sforzo in corsa, ma forse ancora di più nei meandri infiniti della preparazione. Dati come la potenza espressa, i watt, sono dati di output, cioè di quel che rende il fisico. E fu un passo in avanti rispetto al cardiofrequenzimetro che invece monitorava il corpo, come lavorava (dato input). Adesso, per assurdo, il concetto di Tymewear legato alla respirazione, sembra (rimarchiamo il sembra) fare un passo indietro, tornando ad incentrasi sul corpo umano. In realtà poi non è del tutto così, come vedremo. Di certo il tema è affascinante.

La fascia e i sensori Tymewear (foto Tymewear)
La fascia e i sensori Tymewear (foto Tymewear)

Cos’è Tymewear

Tymewear è un sistema intelligente di misurazione della respirazione pensato per raccogliere dati in tempo reale senza l’ingombro di maschere o sistemi ingombranti. Già questo fa capire che il monitoraggio della respirazione non è una cosa nuova, ma è importante. Pensiamo ad un atleta che fa i test in laboratorio…

Il dispositivo nasce da un’idea di Tymewear, appunto, una startup statunitense che si è posta l’obiettivo di portare la misurazione ventilatoria all’interno dell’allenamento quotidiano. La sua promessa è quella di offrire un parametro in più rispetto a quelli classici già disponibili, come potenza, frequenza cardiaca, temperatura corporea, consumo dei carbo…

Ma perché proprio la respirazione, ci si chiede anche sul sito di Tymewear? La ventilazione è il primo indicatore della fatica interna. A differenza della potenza, che misura solo la prestazione esterna, la respirazione racconta quanto quell’intensità costi al corpo, in termini di carico fisiologico. Tymewear rileva in modo preciso il volume di ogni atto respiratorio, consentendo di identificare soglie e stati di fatica in modo più sensibile. Il dispositivo è stato testato anche in ambiente accademico e ha già dimostrato una buona attendibilità nella misurazione ventilatoria durante lo sforzo, aprendo di fatto a nuove strategie di allenamento e di valutazione della performance.

Tymewear è utilissimo per individuare e ottimizzare le zone di lavoro
Tymewear è utilissimo per individuare e ottimizzare le zone di lavoro

Come funziona

Tymewear si presenta come una fascia elastica da indossare sotto la maglia. Al suo interno è integrato un sensore piezoelettrico che rileva l’espansione del torace a ogni respiro, traducendo questo movimento in dati numerici. Il sensore è collegato via Bluetooth a un computer da bici o ad una app, dove l’atleta può visualizzare informazioni come la frequenza respiratoria, il volume corrente e il volume/minuto. Oltre a questi, il sistema incrocia i dati di respirazione con gli altri già noti: potenza, battiti, cadenza…

Tymewear è stato pensato per l’uso continuativo: si può indossare per ore, anche in gara. E’ leggero, lavabile e compatibile con i principali sistemi di visualizzazione presenti sul mercato. Il vero valore aggiunto però non è solo il dato “live”, ma la raccolta a lungo termine: costruire uno storico della risposta respiratoria a determinati stimoli consente ai tecnici di impostare con maggiore precisione allenamenti personalizzati e strategie di recupero.

Il prodotto è ancora in evoluzione, ma il feedback ricevuto finora dagli atleti è stato molto incoraggiante. Soprattutto perché permette di “leggere” con maggiore accuratezza il bilancio tra stimolo e risposta, uno dei temi centrali nella preparazione moderna.

Edoardo Affini al Tour, il mantovano ci ha spiegato qualcosa di più su questo strumento
Edoardo Affini al Tour, il mantovano ci ha spiegato qualcosa di più su questo strumento

Parola ad Affini

Raccolta a lungo termine: questa frase si collega perfettamente con quanto ci ha detto Edoardo Affini, durante il Tour. Il campione europeo a crono ci ha raccontato come viene impiegato il dispositivo e quali informazioni fornisce realmente ai corridori.

«Tymewear – ha spiegato Affini – monitora il numero di respirazioni per minuto. O meglio, il volume di ogni respirazione. Questo parametro è collegato a tutto il resto: potenza, frequenza cardiaca… In pratica è un modo per capire quanto costa, dal punto di vista fisiologico, uno sforzo».

Ma serve davvero in gara? «Ad essere onesti non lo usiamo ancora in modo diretto come feedback. E’ più una raccolta dati. Magari gli diamo un’occhiata, ma sono soprattutto i preparatori e gli ingegneri a esaminare tutto: pendenza, watt, frequenza, cadenza… Da lì cercano di trovare spazi di miglioramento».

Per ora, dunque, Tymewear è uno strumento al servizio del team più che del singolo. Ma i margini di crescita sono ampi, perché la misurazione della respirazione rappresenta una frontiera ancora poco esplorata ma potenzialmente ricca di informazioni. Nel ciclismo l’approccio scientifico è sempre più determinante e come si lavora forte su materiali e aerodinamica, lo stesso si fa sulla gestione delle energie in corsa. Il dato della ventilazione, se interpretato correttamente, può essere la chiave per sbloccare ulteriori margini di rendimento.

Sembra che Vingegaard, super ligio ai dettami dei coach e della tecnologia, a Peyragudes si sia basato molto sui dati di Tymewear
Sembra che Vingegaard, super ligio ai dettami dei coach e della tecnologia, a Peyragudes si sia basato molto sui dati di Tymewear

A chi serve? Atleti o coach

Viene spontaneo chiedersi se questi strumenti siano utili anche a chi non fa parte del WorldTour. E’ un dispositivo solo per l’elite o può diventare uno strumento accessibile anche per gli amatori evoluti? La risposta, almeno per ora, è duplice. Tymewear si inserisce in un processo di analisi molto sofisticato, che richiede competenze specifiche per sfruttato al massimo. Ma è anche vero che, per chi lavora con coach, preparatori o usa piattaforme evolute, può rappresentare una nuova fonte di dati preziosi.

Dal punto di vista della compatibilità, Tymewear funziona con la maggior parte dei sistemi GPS più diffusi sul mercato, come Garmin, Wahoo o Hammerhead. Il dato può essere visualizzato come qualsiasi altro parametro e, una volta scaricato, elaborato tramite software di training come TrainingPeaks o GoldenCheetah.

Si dice che Jonas Vingegaard abbia fatto riferimento proprio alla respirazione Tymewear durante la cronoscalata di Peyragudes. «Personalmente – riprende Affini – lo guardo in corsa, ci butto un occhio come si suol dire, ma non è che dici: “Sto respirando due volte in più, meglio rallentare”. Quando sei a tutta e lo sforzo è massimo pensi solo a spingere. Però è vero che può aiutare a calibrare l’intensità se sei in una fase più gestibile dello sforzo».

E’ evidente che siamo ancora in una fase di test (almeno ad alti livelli), ma con prospettive molto interessanti. Per ora serve soprattutto agli staff tecnici, ma in futuro potrebbe diventare una risorsa anche per chi vuole migliorare il proprio approccio all’allenamento. Non più solo la prestazione visibile, ma anche il costo nascosto del gesto atletico.

Affini, gigante buono: i lavori forzati e la famiglia in arrivo

01.08.2025
6 min
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Le classiche. Il Giro. Il Tour. E ora Edoardo Affini si sta godendo un paio di giorni in un b&b in Olanda, per avere la sensazione di essere in vacanza, ma senza allontanarsi troppo da casa. La sua compagna Lisa sta per mettere al mondo il loro primo figlio e tutto sommato, dopo tanto viaggiare, anche passare del buon tempo in due è un ottimo modo per ricaricare le batterie. Edoardo è una brava persona, ligio al dovere, serio e insieme spiritoso di quell’umorismo di poche parole cui è difficile resistere.

«La prima parte di stagione era ben definita – dice in questo primo pomeriggio di fine luglio – ma a un certo punto è venuto fuori che probabilmente Laporte non sarebbe riuscito a rientrare per il Tour e hanno cominciato a prospettarmi l’idea di fare la doppietta. E’ stato bello impegnativo, questo è fuori discussione. Infatti sono abbastanza contento che adesso ci sia un momento di relax, perché ne avevo bisogno, sia a livello di gambe sia di testa. Mi serviva staccare, perché è stata lunga…».

A metà ottobre, Edoardo e Lisa avranno il primo figlio (foto Bram Berkien)
A metà ottobre, Edoardo e Lisa avranno il primo figlio (foto Bram Berkien)
Ci siamo sentiti una settimana dopo il Giro ed eri già in altura: quando hai saputo effettivamente che saresti andato al Tour?

Era nell’aria, ma ho detto chiaramente che avrei voluto sapere definitivamente se fossi nella rosa per il Tour prima che il Giro partisse. Poi ovviamente sarebbe dipeso da come ne fossi uscito, perché se fossi stato finito, sarei stato il primo a dire di lasciar stare. Invece quando durante la corsa e poi alla fine ci siamo confrontati, è bastato un paio di telefonate per capire che stessi bene e abbiamo deciso il da farsi tra Giro e Tour. Quindi sono andato in altura a Tignes, abbiamo pianificato tutto abbastanza bene e penso di aver reso come ci si aspettava.

Quali differenze hai trovato fra Giro e Tour?

A livello di esposizione mediatica, di gente, di… circus, la cassa di risonanza del Tour è parecchio più grande. Sarà il periodo, perché è luglio e sono tutti in vacanza. Oppure perché sono bravi a raccontarla. Sarà per quello che volete, però c’è più attenzione, da parte della stampa e degli addetti ai lavori. Se nelle corse normali ci sono testate che seguono sempre il ciclismo, al Tour ci sono anche quelle che durante l’anno il ciclismo non sanno neppure che cosa sia.

Forse per voi l’impatto è stato più pesante perché al Giro siete partiti per fare bene e lo avete vinto all’ultima tappa di montagna, mentre al Tour avevate lo sfidante principale a Pogacar?

E’ chiaro che siamo partiti in due maniere diverse. Al Giro avevamo l’idea di fare una bella classifica, però era un work in progress. Non sapevamo bene che cosa volesse dire fare una buona classifica e l’abbiamo costruita pian piano. E poi c’è stato il botto finale con Simon (Yates, ndr), che ha fatto quel tappone sul Finestre ed è andato a prendersi la rosa. Al Tour invece sapevamo dall’inizio che Tadej e Jonas se la sarebbero giocata. Erano loro due, potevi metterci in mezzo anche Remco e Roglic, però sapevi che bene o male i due più importanti erano loro.

Le classiche del Nord, poi il Giro e il Tour: per Affini il 2025 è stato finora a dir poco ricco
Le classiche del Nord, poi il Giro e il Tour: per Affini il 2025 è stato finora a dir poco ricco
Una pressione superiore?

Indubbiamente, ma anche con delle ricadute positive. Non è stato solo come stress, ma sapere di lavorare per uno che si gioca il Tour ti dà anche una certa spinta. Per questo sicuramente già in partenza c’era molta più attenzione a stare davanti e proteggere Vingegaard, tenendo gli occhi aperti.

E adesso ci spieghi per favore quale fosse il famoso piano della Visma?

E’ difficile da dire, non è che ci fosse un piano vero e proprio, però lo sapete come sono le interviste: quello che si dice è anche un gioco psicologico. Noi sicuramente abbiamo sempre cercato di fare la nostra corsa con le idee che avevamo e che discutevamo ogni giorno sul pullman. Abbiamo cercato di metterlo e metterli tutti in difficoltà il più possibile, sperando a un certo punto ci fosse un’apertura, che però alla fine non c’è mai stata. Sia Tadej sia la sua squadra sono stati molto solidi. A un certo punto, quando in certe tappe si ritrovavano l’uno contro l’altro, la squadra contava fino a un certo punto.

Lo scopo era fiaccare la UAE e portare Pogacar sempre più stanco al testa a testa?

Erano loro due che dovevano giocarsela e alla fine Jonas ci ha provato diverse volte, però non è mai riuscito a scalfirlo. Mentre al contrario, purtroppo, anche lui ha avuto un paio di giornate storte. Soprattutto la prima cronometro e poi Hautacam sono state le due tappe che hanno dato a Pogacar il suo vantaggio. Se sommate i due distacchi (1’28” persi nella crono di Caen e 2’10” persi ad Hautacam, ndr), arrivate quasi allo svantaggio di Vingegaard da Tadej.

Il Mont Ventoux ha rafforzato in Vingegaard la convinzione di poter attaccare Pogacar
Il Mont Ventoux ha rafforzato in Vingegaard la convinzione di poter attaccare Pogacar
Secondo te, Jonas ha mai avuto la sensazione di aver visto una crepa durante il Tour? Ad esempio nel giorno del Mont Ventoux, Pogacar non è parso imbattibile…

Quella è stata una giornata particolare. Mi ricordo che quando siamo tornati sul bus, ero abbastanza soddisfatto. Quel giorno Jonas ha visto che poteva attaccarlo, che poteva metterlo alle corde, se si può dire, perché alla fine alle corde non c’è mai stato. Però poteva dargli del filo da torcere e Tadej avrebbe dovuto spendere un po’ per rispondere. Quella è stata una giornata che gli ha dato un po’ di fiducia, specialmente pensando alle tappe alpine.

Anche se poi sulle Alpi non è successo molto…

Sul Col de la Loze, come squadra non si poteva fare di più. A La Plagne invece non è venuto fuori nulla di utile, ma è stato chiaro che non si siano giocati la tappa e che anzi il discorso sia stato: se non posso vincere io, non puoi vincere neanche tu. E allora ci sta bene che vinca un altro (Arensman, ndr).

La sensazione è che il piano fosse stancare Pogacar, ma forse ha stancato di più Vingegaard.

Alla fine erano tutti e due abbastanza al limite. Del resto, è stato il Tour più veloce della storia e penso che anche questo voglia dire qualcosa. Andavamo ogni giorno alla partenza e ci dicevamo: «Vabbè dai, oggi saranno tutti stanchi, non si partirà come ieri!». Invece ogni giorno si partiva più forte. Abbiamo coniugato il verbo “specorare” in ogni forma possibile: dalla prima all’ultima lettera, tutte maiuscole e in neretto (ride, ndr).

Nella crono di Caen, Affini ha centrato il terzo posto, a 33″ da Evenepoel
Nella crono di Caen, Affini ha centrato il terzo posto, a 33″ da Evenepoel
Che cosa prevede ora il tuo programma: non si fa più nulla sino a Natale?

No, no, dai, non così tanto. Non c’è ancora un programma ben definito, ma c’è da far quadrare la squadra fra chi è disponibile, chi è ammalato, chi è infortunato. Potrei fare il Renewi Tour o il Great Britain oppure entrambi. Poi magari un paio di corse di un giorno in Belgio, ma lì mi fermo. I mondiali sono troppo duri, gli europei magari sono più abbordabili, ma ho già detto al cittì Villa che non sarò disponibile. Un po’ mi dispiace, ma preferisco essere a casa con la mia compagna. Potrei essere ancora in tempo, perché il tempo finisce a metà ottobre, però metti il caso che nasca un po’ in anticipo? Certe esperienze è bello viverle di persona, non in videochiamata. Per cui in quei giorni sarò a casa. Mi sa tanto che se non ci incrociamo nelle poche corse che mancano, la prossima volta ci vedremo in Spagna nel ritiro di dicembre. A ottobre ho qualcosa di molto importante da fare.

Undici (meno uno) italiani al Tour: velocisti, gregari e attaccanti

06.07.2025
6 min
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LILLE (Francia) – Erano undici gli italiani al via del Tour de France. Tre più dell’anno scorso e tutto sommato era una gran bella notizia, specialmente per come si era messa. Anche stavolta dovevamo arrivare a otto-nove, stando alle stime. Poi invece ecco Albanese e Dainese unirsi alla “legione francese”. Ma per una bella notizia che c’è, ne arriva subito una brutta: Filippo Ganna ieri ha lasciato la corsa dopo cento chilometri o poco più. Una vera doccia fredda.

Tuttavia chi c’è è pronto a vendere cara la pelle. Non sarà facile, visto il livello mostruoso che c’è in tutti i settori, ma se questi corridori sono qui è perché a quel livello mostruoso contribuiscono anche loro. Presentiamoli dunque questi alfieri che sulle strade di Francia cercheranno di fare “casino”, di vincere, di aiutare.

I velocisti

Appartengono a questa categoria: Jonathan Milan, il suo compagno Simone Consonni e Alberto Dainese.
Milan è al debutto sulle strade del Tour e lo abbiamo visto ieri, quando purtroppo si è fatto sorprendere dai ventagli. E’ partito sereno e anche molto motivato. Alla presentazione dei team, lui e Consonni hanno parlato di un treno molto buono. Avevano provato due volte il finale di queste frazioni iniziali una volta arrivati a Lille. E hanno detto che dopo averlo visionato avevano rivisto qualcosa proprio nella disposizione del treno. Simone dovrebbe essere l’ultimo uomo, per una coppia che ormai naviga insieme da diversi anni. Entrambi sono in ottime condizioni.
Piccola curiosità: secondo Ganna, Milan è il favorito per la maglia verde.

Dainese invece è alla sua seconda Grand Boucle. Nel 2022, giovanissimo, ottenne un settimo e un terzo posto. Proprio in virtù di quei piazzamenti ci si aspettava un po’ di più dal portacolori della Tudor Pro Cycling, ma anche lui ha avuto le sue belle sfortune, come alcune brutte cadute persino in allenamento. Però se è qui è perché sta bene. Quest’anno non ha ancora vinto, magari è il momento giusto. Semmai, avendo Marius Mayrhofer in squadra, c’è da capire chi aiuterà chi. Alberto potrebbe essere l’ultimo uomo. O potrebbero anche scambiarsi i ruoli, come è già successo al Giro 2024.

Per i capitani

Di certo Mattia Cattaneo ed Edoardo Affini sanno bene che sono stati portati in Francia dalle rispettive squadre, la Soudal-Quick Step e la Visma-Lease a Bike, per aiutare i loro capitani. Difficilmente avranno carta bianca, ma il gioco ne vale la candela. Entrambi i loro leader puntano alla maglia gialla.

Cattaneo è alla corte di Remco Evenepoel. La squadra ripone una fiducia immensa in lui. E tanto più senza Mikel Landa, probabilmente Mattia sarà chiamato anche a fare qualche straordinario in salita. Remco lo ha voluto. E Cattaneo con enorme professionalità si è fatto trovare pronto.

Altro cavallone di razza è Affini che abbiamo sentito proprio ieri. E sempre ieri lo abbiamo visto subito davanti a menare come un fabbro. Lui ha un compito più specifico da svolgere: supportare la squadra in pianura. Con la sua stazza, in salita è fuori dai giochi, ma in pianura e non solo sarà fondamentale. E di pianura e di vento, specie in queste prime tappe, ce ne saranno tanti.

Terzo a entrare con pieno diritto in questa categoria è Gianni Moscon. Anche lui lavora per un leader niente male: Primoz Roglic. Magari viste le ultime apparizioni, lo sloveno potrebbe fare più fatica in ottica maglia gialla, ma il podio è del tutto alla sua portata. Gianni stesso ce lo ha detto: «Sarò chiamato a lavorare soprattutto in pianura e nelle tappe ondulate».

I casinisti

C’è poi la folta schiera dei ragazzi che andranno a caccia di tappe, da quelle ondulate a quelle in salita, se il gruppo dovesse lasciare andare una fuga. Parliamo di Vincenzo Albanese, di Simone Velasco, di Matteo Trentin e di Davide Ballerini.

Questi ultimi due li avremmo potuti inserire anche nella categoria dei velocisti. In fin dei conti spesso facevano le volate di gruppo. E Ballerini, proprio perché è veloce e tiene in salita, magari potrebbe anche pensare alla maglia verde. Ma certo dovrebbe gettarsi in volata e con Merlier, Milan e compagnia bella, non è facile per lui.

Trentin è Trentin: ha l’esperienza per provare a vincere, ma anche per aiutare il capitano Julian Alaphilippe. Il suo sarà un Tour tutto da scoprire, nonostante sia il settimo più vecchio al via e vanti nove presenze alla Grand Boucle. Guarda caso nella frazione di ieri è stato quinto, primo degli italiani. Nella foto di apertura si nota come fosse davanti a tirare nel ventaglio (al fianco di Affini). Insomma nel momento clou lui c’era.

Gli altri invece, non avendo un uomo di classifica, possono correre liberamente. Un giorno dare l’assalto e un giorno “riposarsi”. Magari è proprio questa la formula per divertirsi e andare forte.
Albanese aveva detto ai microfoni Rai che aveva cerchiato di rosso per esempio la seconda e la quarta frazione. Velasco, più scalatore, aveva visionato la tappa 10, quella del Massiccio Centrale.

Che attacchino, che aiutino o che facciano gli sprint, i dieci italiani rimasti in gara hanno ancora oltre 3.100 chilometri a disposizione per rompere un digiuno di tappe che si protrae dal 2019, quando Nibali vinse a Val Thorens.

Affini al Tour: custode di Vingegaard e in supporto di Van Aert

05.07.2025
4 min
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E’ iniziato il primo Tour de France in carriera per Edoardo Affini. Un esordio importante per il mantovano, che ormai vive stabilmente in Olanda, e un attestato di stima da parte della Visma Lease a Bike nei suoi confronti. I calabroni hanno voluto mettere un altro dei protagonisti della vittoria di Simon Yates al Giro d’Italia accanto a Jonas Vingegaard. 

L’ultima corsa a cui ha preso parte Affini è stato proprio il Giro d’Italia, da quel momento è iniziata la preparazione per la Grande Boucle. 

«E’ una cosa nuova anche per me – ci ha raccontato poco prima di mettersi in viaggio verso Lille – perché per la prima volta correrò due Grandi Giri in maniera consecutiva. L’anno scorso avevo fatto Giro e Vuelta ma l’approccio è diverso, si ha più tempo per prepararsi e si può staccare un po’. Invece quest’anno appena finito il Giro sono andato in altura a Tignes, praticamente il mio riposo è stato di due giorni».

Edoardo Affini sarà uno degli uomini al servizio di Vingegaard al Tour de France
Edoardo Affini sarà uno degli uomini al servizio di Vingegaard al Tour de France
Quando avete deciso che avresti fatto anche il Tour?

Ne abbiamo parlato seriamente con lo staff che segue la parte di performance al Giro. Ci siamo messi a parlare e abbiamo deciso cosa fare tra le due gare per arrivare pronto. 

Cosa avete deciso?

Di andare subito in altura a Tignes (in apertura foto Instagram/Visma-Lease a Bike). Praticamente il Giro è terminato domenica 2 giugno e io il sabato successivo ero già in ritiro. Per la prima settimana mi sono concentrato sul recupero attivo e sull’adattamento all’altura. Da lì in poi ho fatto allenamenti mirati, pochi giorni dopo sono arrivati anche gli altri che erano al Delfinato. 

Terminate le fatiche del Giro, Affini ha iniziato la preparazione per la Grande Boucle (foto Instagram/Visma-Lease a Bike)
Terminate le fatiche del Giro, Affini ha iniziato la preparazione per la Grande Boucle (foto Instagram/Visma-Lease a Bike)
Come stavano le gambe dopo il Giro?

Bene. Alla fine ogni giorno c’era qualcosa da fare, anche a Roma abbiamo lavorato per la volata di Kooij. Diciamo che ero stanco, ma non distrutto. Un bel segnale in realtà in vista della preparazione per il Tour. 

A proposito, hai cambiato qualcosa negli allenamenti?

Bene o male ho seguito il solito schema. Ho fatto qualche modifica sui blocchi di lavoro facendo due giorni di carico e non tre. Non serviva caricare troppo anche perché l’endurance, arrivando dal Giro era già allenata. Bastava qualche ora in meno di allenamento ma con più qualità. 

Affini correrà le due cronometro del Tour indossando la maglia di campione europeo conquistata a Zolder lo scorso settembre
Affini correrà le due cronometro del Tour indossando la maglia di campione europeo conquistata a Zolder lo scorso settembre
Non sei riuscito a correre al campionato italiano, ti è dispiaciuto?

Con il team eravamo in ritiro ufficialmente fino al 25 giugno, poi eravamo liberi di fare quello che avremmo voluto. Pensare di scendere dall’altura e andare direttamente al campionato italiano a cronometro diventava troppo complicato. Tignes e San Vito al Tagliamento distano parecchie ore di auto, non sarei arrivato nelle giuste condizioni per onorare la corsa. Mi è dispiaciuto perché avrei corso con la maglia di campione europeo. Avrei preferito testare la gamba prima di tornare in corsa, ma non c’è stato modo. Le prime due tappe serviranno per trovare il ritmo. 

Che atmosfera si respirava in ritiro?

Buona, il Delfinato è andato bene, anche Tadej (Pogacar, ndr) è andato secondo le aspettative. Direi che tutto è pronto per la sfida. Però il Tour non sarà solamente una battaglia a due, anche Remco (Evenepoel, ndr) è un cliente scomodo. In più in corsa c’è tutto il gruppo. 

Affini ha già assaporato il clima del Tour de France con la presentazione delle squadre di giovedì
Affini ha già assaporato il clima del Tour de France con la presentazione delle squadre di giovedì
Quale sarà il tuo ruolo?

In linea di massima sostenere e tenere coperto Vingegaard il più possibile. Se ci sarà da tirare sarò uno dei primi a entrare in azione. Poi dovremo capire cosa fare se Van Aert vorrà provare a vincere qualche tappa. In tal caso penso di essere io il primo al suo fianco. 

Che effetto fa essere al Tour?

E’ una grande emozione. Partecipare era uno dei miei obiettivi da corridore e sono felice di esserci. Sono curioso, è la corsa più grande al mondo con un impatto mediatico incredibile. Tutti sanno cos’è il Tour de France. Si andrà forte, ma anche al Giro non si è mai andati piano, da questo punto di vista non mi aspetto enormi differenze. 

Yates c’era, ma nessuno l’ha visto. Affini spiega il capolavoro Visma

07.06.2025
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Affini ammette di non essere uno che dorme tanto, ma che un paio di giorni di letargo dopo il Giro gli sono serviti. Adesso si tratta di preparare un’altra valigia, perché i corridori non si fermano mai, ma prima un ritorno sulla corsa conquistata da Yates ci sta tutto. Quello che ci interessa capire con il mantovano della Visma-Lease a Bike è cosa abbia rappresentato la conquista della maglia rosa per la squadra che nel 2023 aveva vinto Giro, Tour e Vuelta e l’anno successivo si è trovata a fare i conti con infortuni, sfortune e piazzamenti troppo piccoli per le attese generate nell’anno delle meraviglie.

«Diciamo che il 2023 è stato qualcosa di probabilmente irripetibile – dice Affini – poi il 2024, venendo da una stagione del genere, è stato un’annata più complicata, ma non da buttare via completamente. Alla fine, se guardi, non eravamo scomparsi dagli ordini d’arrivo, però è chiaro che una differenza c’è stata. Quest’anno siamo ripartiti abbastanza bene, anche se siamo mancati nelle classiche Monumento al Nord. Siamo stati presenti, ma è mancato il risultato pesante. Per cui venire al Giro e riuscire a portare a casa tre tappe e la maglia rosa credo che sia stata una bella botta di fiducia».

Si prepara la valigia per l’altura, senza conoscere ancora il programma del ritorno alle gare, ma con un’ipotesi Tour che segnerebbe il suo debutto e il giusto riconoscimento per un atleta che più forte e concreto non si può. Affini dice che gli piacerebbe fare il campionato italiano a crono, perché potrebbe correrlo con la maglia di campione europeo, ma altro non è stato ufficializzato e si dovrà attendere la metà di giugno per avere i piani dell’estate.

Sul podio di Roma, Simon Yates e Richard Plugge hanno riallacciato il filo dei Grandi Giri per la Visma-Lease a Bike
Sul podio di Roma, Simon Yates e Richard Plugge hanno riallacciato il filo dei Grandi Giri per la Visma-Lease a Bike
Sei stato uno di quelli che ha incitato Yates perché ci credesse: lo avevi in testa da prima oppure è stato una scoperta giorno dopo giorno?

Ho corso con la allora Mitchelton-Scott in cui c’era anche Simon. Lo conoscevo già, anche se quando è arrivato da noi, era chiaro che fosse stato preso più come rinforzo per Jonas (Vingegaard, ndr). Però allo stesso tempo gli avevano dato carta bianca per giocarsi le proprie carte in certi appuntamenti. E’ partito con l’idea del Giro già dall’inverno e quando siamo arrivati a Tirana c’era l’idea di fare una bella classifica. Volevamo fare tutto il possibile per metterlo nelle condizioni di ottenere un risultato. Poi strada facendo, è cresciuta sempre di più la fiducia che potesse arrivare qualcosa di grande. Per cui direi che abbiamo sempre visto Simon come un uomo per fare classifica e lo abbiamo protetto come meglio potevamo.

Ha raccontato di essere rimasto da solo soltanto nelle crono, mentre per il resto del tempo lo avete tenuto al sicuro…

Il mio compito era di tenerlo il più coperto e il più a lungo possibile, fintanto che in certe tappe il mio fisico me lo consentiva. Invece nei finali veloci, era sempre (tra virgolette) un casino, nel senso che eravamo divisi. Avendo Olav Kooij, Van Aert e io eravamo più concentrati su di lui, almeno nei finali di corsa quando cominciava l’avvicinamento alla volata, quindi negli ultimi 5-6-10 chilometri. In quei casi, il resto della squadra si stringeva attorno a Simon.

Tu hai vissuto il Nord con Van Aert e probabilmente ne hai condiviso le delusioni. Come è stato vederlo vincere la tappa di Siena?

Forse ne ho già parlato con qualcun altro, non mi ricordo bene con chi, ma sostanzialmente non è che in primavera Wout non ci fosse. Era sempre lì, solo che s’è trovato davanti degli altri corridori che in quel momento gli erano superiori. Però a guardare bene, la sua continuità è stata un segnale importante. Poi è chiaro che soprattutto in Belgio la stampa si aspetta tanto e a volte esagera. Però ci sono anche gli altri, non solo lui. Vederlo vincere una tappa, soprattutto quella di Siena che per lui è da sempre un posto importante, è stato un bel momento. Ha fatto un grande lavoro in tutte le tappe, ma vederlo vincere è stato bello per tutti noi. Eravamo tutti contenti, tutta la squadra quella sera ha festeggiato.

Giugno potrebbe essere per Affini l’occasione per correre il tricolore crono con la maglia di campione europeo
Giugno potrebbe essere per Affini l’occasione per correre il tricolore crono con la maglia di campione europeo
Si racconta che dopo la sconfitta del 2023, lo scorso anno Pogacar fosse davvero super determinato. Si percepisce una rivalità fra Visma e UAE?

Forse andrebbe chiesto ai diretti interessati, quindi Jonas e Tadej. Però noi, come squadra, sappiamo quali sono i corridori che effettivamente devi considerare rivali al 100 per cento. E’ normale che quando hai gli stessi obiettivi, diventi automaticamente il rivale numero uno. Allo stesso modo, quando hai due corridoi come Vingegaard e Pogacar, la rivalità diventa più forte. Ovviamente ce ne sono anche altri, il Giro ad esempio ha mostrato Del Toro e Ayuso, ma avere dei riferimenti come loro è una spinta reciproca. Ogni squadra cerca di migliorarsi, magari nel trovare quello 0,5 per cento per andare un po’ più forte. E questo riguarda i corridori, ma anche lo staff. Alla fine, se il livello è alto, lo scontro è elevato, come nel calcio.

Eppure, pur conoscendovi, è parso che nella tappa di Sestriere la UAE Emirates abbia sottovalutato Yates: a Martinelli è parso incredibile…

Per quello forse è stato bravo Simon con la sua esperienza, a gestirsi in quella maniera. Come ha detto anche lui, non ha preso un filo di vento e nessuno quasi lo ha visto. Il nostro scopo sin dall’inizio era portarlo avanti nel Giro senza che facesse troppa fatica. Praticamente c’è sempre stato, ma era come se non ci fosse e così ha gestito al meglio le sue energie.