Technipes #inEmiliaRomagna, il 2024 alla ricerca di trionfi

09.03.2024
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SANTARCANGELO DI ROMAGNA – Ci troviamo nell’entroterra romagnolo, per la precisione presso l’Azienda Agricola La Collina dei Poeti, un luogo che incarna a pieno l’amore per questa terra e vive le due ruote tutto l’anno. Qui il team Technipes #inEmiliaRomagna ha presentato la squadra per il 2024. Sei anni sono passati dalla sua creazione, nata a Faenza per l’intuizione di Davide Cassani e l’attuale presidente Gianni Carapia. Sei anni ricchi di successi che hanno portato al professionismo due atleti come Manuele Tarozzi e Alessandro Monaco.

Un anno fa la squadra ha fatto il suo esordio nel mondo delle continental e quest’anno è pronta a rilanciarsi a caccia di vittorie, più qualitative e convincenti. Su queste colline il poeta Tonino Guerra disse “l’ottimismo è il profumo della vita”. Dalle parole pronunciate da autorità, sponsor e tecnici quest’oggi il mantra pare proprio lo stesso. Dal giorno uno Michele Coppolillo ha diretto i ragazzi e oggi è pronto a rilanciare la squadra con un organico più che raddoppiato, con volontà di vittoria ben chiare. 

Il diesse Michele Coppolillo ha speso parole di ottimismo per il 2024
Il diesse Michele Coppolillo ha speso parole di ottimismo per il 2024
Cos’è stata la Technipes #inEmiliaRomagna fino ad oggi?

Siamo nati dall’intuizione di Davide Cassani, perché mancava qualcosa sul territorio regionale. Abbiamo deciso prima di tutto di dare la possibilità ai nostri corridori emiliano romagnoli di restare in regione e di non dover per forza emigrare fuori. Da lì il progetto è cresciuto negli anni e abbiamo raccolto dei risultati importanti tra cui anche una tappa al Giro d’Italia Giovani nel 2021. L’anno scorso abbiamo deciso di fare il salto nelle Continental, questo ci ha portato a fare un’attività più strutturata e ad alzare ancora di più l’asticella con anche appuntamenti di spessore in Italia e all’estero. Con l’obiettivo di fare crescere sempre di più i ragazzi. E’ cambiato un po’ tutto e siamo diventati più grandi.

Durante la presentazione il presidente Gianni Carapia ha detto che quest’anno i corridori ve li siete scelti…

In questi anni abbiamo seminato bene, abbiamo avuto modo anche di avere ragazzi che hanno scelto il mondo del lavoro, hanno capito che per alzare l’asticella bisogna confrontarsi con quelli più bravi, e alla fine questo per noi è un vanto. Non è per tutti la vita del ciclista. Abbiamo anche portato ragazzi al professionismo. Però detto questo vogliamo migliorare, vogliamo alzare ancora l’asticella facendo un’attività ancora più strutturata e con dei corridori di spessore, promettenti.

Dalle sue parole si è capito che c’è stato un investimento oneroso. Su 14 che siete solo Ansaloni è rimasto in squadra…

Sì, abbiamo sicuramente investito tanto su questo 2024. Oltre ai corridori abbiamo stilato un calendario importante che ci porti a confrontarci con i professionisti. Alzare l’asticella ha un costo che si traduce in personale, materiali e trasferte. 

Sentendo le parole dello sponsor Technipes pronunciate dal suo presidente Raffaele Barosi, questo’anno le vittorie devono essere al centro del progetto. Cosa ne pensi?

La vittoria è l’obiettivo di tutti. Io penso che se tu lavori bene i risultati vengono di conseguenza. Il fatto di mandare avanti questo progetto. Di fare una buona attività, e di crescere, richiede numeri. Ma come dico sempre e quest’anno più che mai, non è la quantità ma la qualità. Vogliamo portare la nostra maglia sui podi più importanti e non accontentarci. 

Nel suo intervento Davide Cassani ha detto che il sogno dei ragazzi è quello di passare professionisti. Il vostro sogno qual è?

Il mio sogno, e io dico sempre questa cosa, è vedere un corridore che passa e riesce a raggiungere il suo sogno, cioè quello di diventare professionista. Io penso che noi vinciamo quando il nostro corridore fra sette, otto, dieci anni arriva là, fa una carriera tra i professionisti, ha realizzato il suo sogno e ha fatto di questo anche il suo lavoro. Perché le vittorie in sé, pagano ma relativamente. Vedere Tarozzi lì a giocarsi le corse con la maglia Bardiani è un successo per il nostro progetto perchè so che porta avanti i nostri valori.

Come detto, ci sono tanti nomi nuovi quest’anno. C’è qualcuno da cui ti aspetti un po’ di più?

Come si può constatare dalle date di nascita abbiamo una squadra composta principalmente da giovani. Su 14 abbiamo 10 under 23, questo vuol dire che ci siamo rivoluzionati e puntiamo molto su di loro. Per fare un esempio Ludovico Crescioli, ha fatto molto bene e pensiamo che quest’anno possa fare il salto definitivo. Mentre per gli elite, non mi piace dire che siano all’ultima spiaggia, perché alla fine il ciclismo moderno purtroppo è molto accelerato, nel senso che se hai 20/21 anni e non passi, diventi già una seconda scelta. Noi abbiamo dato un’ulteriore occasione a questi ragazzi, come Innocenti, Garibbo e Cavallo, corridori fortissimi. Per questo faremo un’attività che gli darà l’occasione di correre in mezzo ai professionisti per mettersi in mostra e di avere ancora qualche chance. Come ha detto anche prima Bruno Reverberi (intervenuto durante la conferenza, ndr), una volta si passava a 24 o 25 anni e si maturava ancora più in là. Ovvio, il ciclismo è cambiato, si matura prima, però bisogna capire anche il percorso del ragazzo che ha avuto prima, se ha avuto un problema o meno. Secondo me a 23 anni, a 24 non si è finiti, bisogna dargli un’ulteriore chance.

La squadra a febbraio è stata in ritiro a Calpe
La squadra a febbraio è stata in ritiro a Calpe
A novembre c’è stato il trentennale della Mercatone Uno, dove tu ovviamente eri presente. Quella squadra che ha fatto la storia del ciclismo italiano era una realtà “piccola” nata dalla volontà di Romano Cenni di creare una squadra nella sua regione. Cosa porti di quel mondo lì all’interno di questo team?

Sono cambiati veramente i tempi. E’ cambiato il ciclismo, è cambiato tutto. Mentre vent’anni fa, tra virgolette con poco si riusciva a far tanto, con un gruppo che anche a detta di Beppe Martinello, era una squadra sulla carta anche debole ma che riusciva a raccogliere risultati enormi. Eravamo una famiglia e la nostra forza veniva proprio da lì. Abbiamo avuto la fortuna di essere un tutti per uno, per Marco Pantani. Però io credo che quel cameratismo, quell’amicizia sana, il sapore di famiglia sia la chiave per raggiungere risultati importanti.  

L’AD della Technipes Raffare Barosi in chiusura della presentazione ha parlato di un numero di vittorie su cui avete posto l’obiettivo. Qual’è?

Vogliamo migliorare le 7 vittorie dell’anno scorso e ho già detto tutto. Ma tanto i numeri come le parole, li porta via il vento. 

A conferma di tutto ciò, su quanto sia importante il come e la qualità della vittoria e non il numero, dalla Collina dei Poeti risulta facile citare frasi come: «Quando stacchi tutti e arrivi da solo, la vittoria ha il sapore del trionfo». A pronunciarla non fu un poeta emerito ma bensì un ragazzo che le poesie le scriveva con le sue imprese, Marco Pantani. 

Ulissi e il suo record: sempre vincente da 14 anni

07.12.2023
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La notizia lo ha colto abbastanza di sorpresa. Diego Ulissi è il ciclista in attività con la maggior costanza di successi nel corso degli anni: il toscano vince almeno una gara da ben 14 stagioni. Alle sue spalle in questa speciale classifica, due mammasantissima dello sprint come il norvegese Kristoff (13) e il francese Démare (12). Un titolo di merito non da poco per il corridore del UAE Team Emirates, che ha da poco ripreso la preparazione per presentarsi già tirato a lucido per il primo ritiro prestagionale.

Proprio sul ruolo dei suoi “contendenti” al record, Ulissi mette l’accento: «Sapevo lo scorso anno che io e Sagan condividevamo questo piccolo privilegio, ma poi sinceramente non ci ho più pensato. Fa piacere, soprattutto precedendo due campioni dello sprint che indubbiamente hanno più occasioni di me per vincere. Io, per le mie caratteristiche, devo sempre costruirmi i successi e non è mai facile».

Ulissi davanti a Kristoff. Compagni alla Uae dal 2018 al 2021, ora rivali per un primato statistico
Ulissi davanti a Kristoff. Compagni alla Uae dal 2018 al 2021, ora rivali per un primato statistico
Che cosa rappresenta questo record?

Credo che sia la miglior dimostrazione della mia costanza di rendimento, cosa non semplice se spalmata su 14 anni nei quali il ciclismo è molto cambiato. Vale ancor di più considerando che io sono un passista-scalatore, che riesce a vincere quando la corsa si mette in un certo modo. Se si fa selezione, si rimane in pochi a lottare per la vittoria. Inoltre non sono un capitano unico, spesso devo anche lavorare per gli altri e questo significa che bisogna sfruttare le occasioni che la stagione ti pone davanti.

Proviamo a ripercorrere alcune tappe di questo record, iniziando naturalmente dalla prima vittoria: il Gran Premio Industria e Commercio a Prato del 2010.

La prima vittoria non si può certamente scordare, nella mia mente è come se la gara si fosse corsa ieri. Anche perché alla fine rimanemmo in tre a giocarci il successo e battei un uomo che ha segnato la prima parte della mia carriera: Michele Scarponi. A fine stagione diventammo compagni di team e fra noi si instaurò subito un profondo feeling, che dalla vita quotidiana si trasferì ben presto anche nelle corse. Infatti mi volle con lui al Giro nonostante la mia giovane età e lo ripagai vincendo per la prima volta alla corsa rosa.

Il primo successo dei 46 di Ulissi, a Prato battendo Scarponi e Proni
Il primo successo dei 46 di Ulissi, a Prato battendo Scarponi e Proni
Quella vittoria, nella tappa di Tirano, arrivò per il declassamento di Giovanni Visconti. Quel successo ha un sapore diverso per questo motivo?

No, perché dovrebbe? Intanto fui bravo ad essere lì a giocarmi la vittoria, in una frazione dove era praticamente scritto che la fuga sarebbe arrivata al traguardo. Era la tappa più lunga di quel Giro e i big pensavano alla classifica, volevano rifiatare un giorno in vista di quelli che sarebbero stati decisivi. La selezione fu continua, rimanemmo io, Visconti e Lastras, ossia ero con due corridori sulla carta più veloci. Giovanni sbagliò a impostare lo sprint, tutto qui…

E’ stata la prima ma non l’unica…

In totale ne ho portate a casa ben 8, un bel bottino. Ricordo in particolare quelle del 2014, quando vinsi a Viggiano battendo un gruppo abbastanza folto con Evans che mi arrivò a 1” e ripetendomi tre giorni più tardi a Montecopiolo superando in uno sprint a due il croato Kiserlovski. Erano vere battaglie quelle, diciamo che nell’ideale classifica delle mie vittorie, quelle sono entrambe piuttosto in alto.

La vittoria di Viggiano al Giro, particolarmente amata dal corridore di Donoratico
La vittoria di Viggiano al Giro, particolarmente amata dal corridore di Donoratico
Non sei stato parimenti fortunato negli altri grandi Giri.

Non ho avuto molte occasioni, considerando che la Vuelta l’ho disputata solo nel 2013 e il Tour nel 2017. Curiosamente però entrambe le volte sono arrivato a un passo dal successo di tappa. In Spagna fui secondo alla frazione di Alto de Naranco, ma quel giorno c’era un Joaquim Rodriguez davvero indomabile, che vinse per 11”. In Francia avevo indovinato la fuga vincente, ma fu bravo Bauke Mollema ad anticipare tutti. Fu un’occasione persa. Se mi riguardo indietro non ho grandi rammarichi nella mia carriera, ma quella volta mi dispiacque un po’…

Pochi ci badano, eppure le gare che fungono da test generale per le Olimpiadi hanno sempre un valore particolare e tu ti aggiudicasti quella di Tokyo nel 2019. Eppure ai Giochi non ci sei andato…

Lo so, ma non posso dire nulla di negativo sulle scelte che fece Cassani. Partiamo dal 2019, da quella bellissima trasferta, dove corremmo davvero bene tanto è vero che vinsi battendo Formolo. L’anno dopo doveva essere l’anno olimpico, è chiaro che nella convocazione ci speravo tanto e anche con ambizioni, ma fu l’anno del Covid, con tutta l’attività rivoluzionata. Per me fu un anno davvero eccezionale, con 5 vittorie tra cui la classifica del Giro del Lussemburgo e altre due tappe al Giro. A fine stagione ero numero 8 del ranking Uci.

Con Cassani il toscano ha sempre avuto un rapporto franco e sincero. Con il cittì vinse la preolimpica 2019
Con Cassani il toscano ha sempre avuto un rapporto franco e sincero. Con il cittì vinse la preolimpica 2019
E poi?

Poi d’inverno mi scoprirono la miocardite, fui costretto a fermarmi a lungo e quando ripresi, ritrovai la forma molto tardi. Cassani fu onesto con me, non poteva aspettarmi. D’altronde abbiamo sempre avuto un ottimo rapporto, non per niente ho potuto correre ben 5 mondiali.

In totale le vittorie sono 46, spalmate su 14 anni di attività. Quanto è cambiato il ciclismo nel frattempo?

Moltissimo e per certi versi aggiungere nuove “perle” è sempre più difficile. Intanto perché se da una parte il calendario si è gonfiato, dall’altro anche le squadre sono più numerose e più ricche internamente. I giorni di gara non sono poi tantissimi e fra questi emergono poche occasioni per puntare al risultato pieno. Bisogna essere bravi a farsi trovare pronti per sfruttare l’opportunità. Se devo guardarmi indietro, diciamo che ho saputo ragionare bene.

La tappa della Vuelta 2013: Ulissi vince lo sprint per il secondo posto, Rodriguez ormai è già arrivato… (foto Wikipedia)
La tappa della Vuelta 2013: Ulissi vince lo sprint per il secondo posto, Rodriguez ormai è già arrivato… (foto Wikipedia)
Ora ti aspetta un’altra stagione, proverai ad allungare la serie?

Se l’occasione capita, spero di esserci, si lavora per quello ma certamente non è un’idea fissa. A me interessa onorare l’impegno che ho con il mio team, ormai sono alla soglia dei 35 anni e voglio dimostrare che sono ancora competitivo, utile alla squadra sia come supporto che come leader quando toccherà a me. Ci proverò, questo è certo…

Grandi eventi e turismo: ecco i numeri dell’Emilia-Romagna

21.11.2023
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I grandi eventi sportivi come “motore” di una crescita dei flussi turistici. Un collegamento importante che, se ben sfruttato, è in grado di generare risultati davvero molto, molto interessanti. Come succede in Emilia Romagna.

Sono stati presentati ufficialmente al Grand Hotel di Rimini i risultati di una ricerca sugli effetti economici e reputazionali generati dai grandi eventi sportivi. L’analisi è stata condotta dal Centro studi SG Plus, in collaborazione con l’Università degli Studi di Parma e su iniziativa della stessa Regione Emilia-Romagna. Il coordinamento è stato del capo segreteria politica della Presidenza Giammaria Manghi. I risultati sono stati illustrati alla presenza del Ministro per lo Sport Andrea Abodi, del Governatore Stefano Bonaccini e dell’Assessore regionale al Turismo Andrea Corsini.

Fra i protagonisti non poteva mancare Davide Cassani, motore del turismo regionale
Fra i protagonisti non poteva mancare Davide Cassani, motore del turismo regionale

Sport Valley: sport e territorio

La ricerca ha preso in esame ben 81 eventi in grado di generare un indotto pari a 150 milioni di euro, a fronte di un investimento della Regione di 8,3 milioni. Ciascun euro investito è stato dunque in grado di produrne ben 18. Le presenze complessive sono state oltre un milione. Si sono considerate le giornate di permanenza sul territorio di atleti, spettatori, staff, giudici di gara e giornalisti moltiplicandole per la durata del soggiorno. Gli effetti da un punto di vista prettamente “reputazionale” della promozione sono stati invece valutati in oltre 31 milioni di euro.

Lo sport fa bene dunque anche al territorio: e questa ricerca è stata in grado di confermarlo in maniera molto puntuale. Forte di questi numeri, l’Emilia-Romagna qualifica il proprio territorio – da Piacenza a Rimini – come Sport Valley italiana.

Lo sport traina il turismo

«I grandi avvenimenti sportivi – ha dichiarato il Ministro Abodi – sono un’opportunità, di carattere sociale ed economica, per le città e le regioni che li ospitano e per l’intera Nazione. Se ben gestiti, come testimoniano la Ryder Cup di golf a Roma e le Finali Atp di tennis a Torino, rappresentano uno straordinario volano per lo sviluppo dei territori. Essi contribuiscono inoltre alla crescita del PIL locale ma non solo. Aiutano difatti anche a destagionalizzare e a diversificare il turismo. Favoriscono il miglioramento dei luoghi di sport nei quali avviene la competizione, promuovendone anche le bellezze e le piacevolezze. Lo vediamo dai numeri delle necessarie valutazioni d’impatto, che valgono molto di più di tante parole. E testimoniano per giunta il valore aggiunto generato dagli eventi sportivi, grandi o piccoli che siano.

«Fondamentali sono anche la programmazione e la collaborazione, tanto più si sale di livello negli eventi, tra organizzatori, enti locali e territoriali e Governo nazionale. Solo così si può garantire una regia, nel rispetto delle autonomie. E si può centrare l’obiettivo di ottimizzare i risultati e dare un senso alle risorse finanziarie pubbliche che contribuiscono alla loro realizzazione».

Arriva il Tour

Come precedentemente anticipato, all’incontro ha partecipato anche il Presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini.

«Abbiamo la conferma – ha commentato il Governatore – che lo sport può essere anche uno straordinario strumento per promuovere il territorio. Il ritorno sarà altrettanto importante sul piano economico, turistico e della reputazione. La scelta fatta da questa Regione di investire sui grandi eventi è stata lungimirante e ne siamo davvero molto orgogliosi. Una scelta che intendiamo confermare, rafforzando la collaborazione già oggi molto positiva con gli Enti locali, le Federazioni e l’associazionismo sportivo, il CONI, il Ministero. Lo sport come opportunità per dare visibilità a un territorio, dunque. Oggi più che mai, pensando anche alla Romagna così duramente colpita dall’alluvione che il prossimo anno ospiterà alcuni appuntamenti di assoluto rilievo. La Grande partenza del Tour de France e l’Open d’Italia di golf a Cervia. Oltre naturalmente ad appuntamenti consolidati come la Formula 1 a Imola, la MotoGp a Misano, la Coppa Davis a Casalecchio di Reno. Il prossimo 2024 sarà davvero un anno che ricorderemo per la nostra Sport Valley».

«Lo sporta – ha aggiunto l’assessore Corsini – è sempre più un fondamentale strumento di attrattività turistica. La nostra regione si conferma una meta privilegiata, dalla Riviera all’Appennino, con numeri in costante crescita. E questo anche grazie ad un’offerta diversificata. Pensiamo ad esempio ai bike hotel e ad una macchina dell’accoglienza in grado di intercettare e rispondere a davvero tutte le esigenze. Sport e turismo sono legati in un binomio oramai indissolubile su cui vogliamo continuare a investire».

Il Presidente Bonaccini ha rivendicato la bontà dell’intuizione del Tour in Italia
Il Presidente Bonaccini ha rivendicato la bontà dell’intuizione del Tour in Italia

I numeri dell’indagine

Su oltre 100 eventi sportivi promossi e organizzati dall’Emilia-Romagna nel 2022, l’indagine ne ha presi in esame 81. Manifestazioni nazionali, internazionali e a larga partecipazione, che si sono svolte su tutto il territorio e lungo l’intero arco dell’anno. Atleti e squadre, spettatori e accompagnatori, staff, giudici di gara, media. Per ciascuna di queste voci è stato valutato l’impatto economico diretto sul territorio, considerando le spese sostenute per il pernottamento e per il soggiorno. La voce più significativa è stata quella relativa agli spettatori, con oltre 620.000 mila presenze ed una ricaduta di quasi 66,5 milioni di euro. Al secondo posto gli atleti (100.000 quelli arrivati da tutto il mondo) in grado di “lasciare” sul territorio ben 33,7 milioni di euro.

Oltre 4.100 sono stati i membri degli staff per 4,2 notti di soggiorno medio ed una spesa di oltre 1,2 milioni di euro. A questi vanno affiancati i quasi 2.000 giudici di gara che si sono fermati per 3,9 notti garantendo al territorio oltre 900 mila euro. E poi i media, con oltre 1.400 le presenze di giornalisti e operatori accreditati. La spesa è stata di quasi 700.000 euro (2,8 notti il loro soggiorno medio).

Riolo Terme è stata ferita dall’alluvione, ma si sta risollevando anche grazie allo sport
Riolo Terme è stata ferita dall’alluvione, ma si sta risollevando anche grazie allo sport

L’effetto dei media

L’indagine ha calcolato anche la ricaduta sul territorio, in termini promozionali e reputazionali, dell’attività di comunicazione che ha accompagnato gli eventi sportivi. Essa è stata valutata in oltre 32,7 milioni di euro, considerando articoli su stampa, web, servizi e trasmissioni televisive, attività sui social network.

Infine, le spese per l’organizzazione delle manifestazioni: a partire da quelle per l’adeguamento di impianti e attrezzature. I benefici per il territorio, quelli per la gestione degli impianti, il personale e i servizi assommano a un totale di 14,3 milioni di euro.

Comanda il ciclismo

Gli eventi considerati hanno interessato tutto il territorio regionale lungo quasi l’intero arco dell’anno (oltre il 90%), ovviamente con una maggiore concentrazione nel periodo estivo.

Caratteristica comune è stata la “multidisciplinarietà”, considerando le oltre 24 discipline sportive diverse analizzate. La più presente è stata il ciclismo, protagonista di ben 17 eventi, mentre sono 66 quelli che hanno interessato le discipline olimpiche. Da un punto di vista organizzativo, 21 sono stati gli appuntamenti organizzati da Federazioni e Leghe, 12 da Enti di promozione sportiva, 22 da associazioni sportive e 26 da organizzazioni private.

Diversificata è stata anche la provenienza di atleti e spettatori. Nel primo caso il 31,8 per cento dei partecipanti è arrivato dall’estero, il 58,8 è stato nazionale e il 9,4 per cento è stato regionale. Nel secondo caso invece le percentuali sono state rispettivamente del 9,9 per cento, del 37,7 e del 52,4.

La Mercatone Uno vent’anni dopo, in ricordo di Pantani e Cenni

12.11.2023
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IMOLA – Una biglia rossa, la figura di un ciclista. A poche centinaia di metri dall’uscita dell’autostrada di Imola, procedendo verso sud, se si rivolge lo sguardo a destra si vede l’ex torre della Mercatone Uno con ai piedi l’iconica biglia di Marco Pantani. Un simbolo, che riporta alla memoria una miriade di ricordi legati al Pirata. Un luogo che ieri, vent’anni dopo, si è popolato da chi ha condiviso risate, successi, pianti con il campione romagnolo. Ex corridori della Mercatone Uno, direttori sportivi, massaggiatori, meccanici…

Il tutto organizzato dal suo ex compagno Fabiano Fontanelli e da Micaela Cenni, figlia di Romano che da sempre ha creduto nel ciclismo, prima con la Germanvox e poi con Marco. Un museo intitolato ai due volti della squadra romagnola, che ha saputo scrivere pagine di storia dello sport, attraverso imprese epiche che rimarranno indelebili per sempre. Uno spicchio di tutto quello che è stato, si è preso un piano di quella torre, quasi a voler scortare la memoria di Marco e Romano dietro quella biglia adagiata sul prato verde che vede passare gli anni e gli sguardi di tutte le generazioni. 

Voglia di ricordare

Arriviamo sotto la torre, la biglia è alle nostre spalle. Il piazzale che ci circonda meriterebbe di essere ricoperto da un red carpet per la quantità di persone che hanno contribuito a rendere grande questo sport. Giuseppe Martinelli, Orlando Maini, Roberto Conti, Davide Cassani, Michele Coppolillo, Dmitri Konychev, Marcello Siboni e si potrebbe continuare per almeno dieci righe, basti vedere la foto in apertura. 

Tutto questo è nato dalla volontà di due persone. «Fabiano Fontanelli ha organizzato tutto – dice Micaela Cenni – ha voluto che tutti fossero qui per salutare Marco e il mio papà a 20 anni dalla chiusura di quel progetto che oggi rimane un riferimento per quello che è riuscito a raccogliere. Tutto quello che avevamo è stato venduto. Ho ricomposto la collezione di maglie della Mercatone Uno, in parte con alcune cose che avevamo, in parte le ho riacquistate. Voglio che questa città abbia un luogo dove ricordare il mio papà e Marco».

Tutti per uno

Una vera e propria rimpatriata, come quelle che si fanno dopo tanti anni con gli ex compagni di classe. Qui sono passati vent’anni e una differenza c’è, la maggior parte di loro ha fatto parte della vittoria di un Giro d’Italia o di un Tour de France. Se socchiudiamo gli occhi, con un po’ di immaginazione, ci sembra di vederli ancora con quell’iconica maglia gialla e la scritta Mercatone Uno sul petto, sulla schiena, sulla pelle, nel cuore… 

Saliamo le scale, arriviamo nella sala conferenze dell’attuale Center Tower. Cassani prende la parola e, come solo Davide sa fare, con il suo tono profondo e carismatico inizia a ricordare cosa sono stati per lui quei sette anni (dal 1997 al 2003, ndr).

«Non ci vediamo da anni – dice – è bellissimo ritrovarvi tutti qui e la cosa straordinaria è essere dietro la biglia di Marco, non c’è luogo migliore. Siamo qui perché Romano Cenni credette nel ciclismo in più momenti, con la Germanvox all’inizio, poi arrivò la Mercatone Uno con Bartoli, Cipollini e Casagrande. Poi terminò l’attività nel 1995 con l’arrivo della Saeco. Ma cosa succede? La Mercatone Uno ritorna nel ’97 grazie a due persone, Cenni e Luciano Pezzi. Sono loro due che uniscono le loro forze e scommettono su questo corridore romagnolo, Marco Pantani».

Ognuno il suo

La sala si è immersa in un religioso silenzio. Da qui parte un valzer di aneddoti e ricordi che rimbalzano da una sedia all’altra, ognuno ha un ricordo da condividere di Marco e di quegli anni. Si potrebbe scrivere un libro con quello che si è detto, storie che si conoscono già, ma che riportano alla mente un periodo dove il corridore più forte al mondo si chiamava Marco Pantani e vestiva la maglia della Mercatone Uno. Cassani dopo il suo intervento dice: «Qui tutti hanno un ricordo di Marco, chi vuole lo condivida». 

Martinelli incalzato da Davide lo raggiunge: «Io qui ho imparato a fare il diesse e le dinamiche di una squadra di alto livello grazie ai consigli di Luciano Pezzi e di Franco Cornacchia. Su Marco potrei parlare per ore, mi ricordo che non ero sicuro che volesse partire per il Tour dopo il Giro d’Italia vinto nel ’98. Lo andai a prendere a Cesenatico e finché non arrivammo alla partenza in Irlanda non ci credetti veramente.

«Si era allenato come una bestia – salta su Roberto Conti – mi ricordo che ci fermammo ad una fontana a Rimini e Marco chiese a me e a Siboni: «Ragazzi se vado al Tour secondo voi quanto faccio?». Noi rispondemmo: «Potresti arrivare sul podio, magari terzo». Inutile dire che si arrabbio parecchio con noi e ci disse che sarebbe andato solo per vincere».

Le voci si susseguono, ognuno ha qualcosa da raccontare. Maini e la mantellina sul Galibier, Conti sulla Marmolada, Coppolillo e le sue sfide da dilettante, Borra e la ripresa dall’infortunio del ’95. Agostini da compagno di scuola, il meccanico “Falco“ e le sue regolazione sulla Bianchi del Pirata. Racconti ed emozioni di chi quegli anni li ha vissuti in prima persona.

La biglia

“Il mio Pantani, i miei Campioni”, questo è il titolo del memoriale inaugurato oggi, nonché titolo del libro di Romano Cenni a cura di Beppe Conti. Appena ci affacciamo vediamo un’ampolla, con all’interno centinaia di biglie di Marco Pantani come quella fuori. Un ricordo semplice, ma dal significato senza limiti.  

Un intero piano dedicato alla memoria di Cenni e Pantani, maglie appese che ripercorrono gli inizi e le imprese. Le bici che si sono arrampicate sulle salite più importanti d’Europa. Prime pagine di giornale con i titoli che ancora oggi se letti fanno venire i brividi. Un viaggio tra i ricordi di due delle persone che hanno reso speciale una squadra e un periodo del ciclismo in tutto il mondo. Un viaggio per tutti.

Così da ieri, chi percorre l’A14 in direzione Ancona e si trova la mastodontica biglia rossa di Marco Pantani sulla destra, può rallentare ed entrare per vivere quei ricordi e portarsi a casa la sua di biglia per custodirla gelosamente, sapendo che è molto di più di un giocattolo per bambini.

Il Tour in Italia: alla comunicazione ci pensa Sun Times

09.11.2023
6 min
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Portare il Tour de France in Italia non è come far passare una cicloturistica. Quando i soggetti coinvolti nell’operazione hanno ricevuto i capitolati dalla Francia, hanno capito che c’è tanto da fare e ad un livello altissimo. Ciascun ambito ha le sue linee guida, dai palchi alle transenne, passando per la segnaletica e l’impiego delle Forze dell’Ordine. E’ così anche nella comunicazione, affidata a Sun Times di Francesco Pelosi e Nicholas Figoli, che hanno gestito per sei anni la Nippo-Vini Fantini, prima di dedicarsi esclusivamente alla loro agenzia, senza però abbandonare l’interesse per il ciclismo. Hanno disegnato loro le pagine di bici.PRO e hanno da poco iniziato a lavorare alla comunicazione del Tour in Italia.

«Siamo gli interlocutori di ASO – spiega Pelosi, 40 anni compiuti da poco – per conto della Città Metropolitana di Firenze, Regione Emilia Romagna, APT Emilia Romagna, Regione Piemonte e Città di Torino. La cosa incredibile dell’organizzazione di ASO è che ha reso il Tour de France un vero e proprio prodotto perfettamente replicabile. Ci sono capitolati e regole da seguire. C’è un insieme di momenti e di passaggi che vanno rispettati. Per cui, se hai visto come ha funzionato la Grande Depart negli anni scorsi, sai già più o meno cosa succederà a Firenze.

Francesco Pelosi, terzo da destra nel giorno della presentazione di Parigi
Francesco Pelosi, terzo da destra nel giorno della presentazione di PArigi

«Il primo evento è stato la presentazione di Parigi – prosegue Pelosi – che è anche il più grande. Poi ci sarà un evento importante a 100 giorni dal via e a seguire un altro, la Festa del Tour, che si svolgerà nelle varie sedi interessate dal passaggio della corsa e coinvolgerà varie associazioni in modo da portare l’evento nei tessuti territoriali. L‘obiettivo è che il Tour penetri nei territori e venga da essi sfruttati per promuoversi».

Il contributo di Cassani

Prima di andare avanti, si impone un passaggio con Davide Cassani, che del Tour in Italia è stato l’ideatore e l’artefice e tutto sommato non sarebbe stato male rimarcarlo sul palco di Parigi, da cui si sono ringraziati i sindaci e non il romagnolo che del ciclismo è così innamorato da organizzarlo anche restando dietro le quinte.

«Stiamo lavorando – conferma Davide – per far capire il ritorno dei grandi eventi sul territorio. Come APT Emilia Romagna siamo molto contenti, perché anche grazie a eventi come la Moto GP, l’Ironman e l’Italian Bike Festival, a settembre abbiamo avuto un incremento del 15 per cento rispetto agli anni precedenti. Il cicloturismo fa parte da anni del nostro calendario, ma il ciclismo ha avuto anche iniziative particolari, come la partenza da Bologna del Giro d’Italia 2019. E proprio dopo quell’esperienza, ci siamo guardati in faccia e ci siamo detti: perché adesso non proviamo a prendere il Tour? Era un sogno, era una volta nella vita. Il Tour non è mai partito dall’Italia e, dal momento che è uno degli eventi sportivi più importanti al mondo, averlo portato anche in Emilia Romagna ci permette di andare avanti con i nostri progetti.

Cassani, Prudhomme e il sindaco di Firenze durante una delle presentazioni della Grand Depart
Cassani, Prudhomme e il sindaco di Firenze durante una delle presentazioni della Grand Depart

«Il Tour è promozione turistica – prosegue Cassani – e nello stesso tempo ci permette di parlare anche di sport, di sanità, sostenibilità e mobilità. E’ una chiave che funziona e proprio per questo con Bonaccini e il sindaco di Firenze Nardella abbiamo provato a fare una cosa che non era riuscita mai a nessuno. Fatta la presentazione, adesso stiamo lavorando agli eventi che precederanno la partenza e anche, ad esempio, a una segnaletica per le salite che verranno affrontate. L’inserimento del Barbotto non è casuale, nel senso che è la salita simbolo di una delle gran fondo più importanti d’Italia e per questo ci passò anche il Giro d’Italia. Con il Tour diventerà una salita iconica. Come è stato con il mondiale di Imola.

L’esempio di Imola

«Tanta gente – sottolinea Cassani – ha scoperto l’entroterra imolese con la bici e grazie al campionato del mondo. Questo genera un turismo diverso. Alla Romagna delle discoteche di è aggiunta una Romagna con spiagge che sono palestre a cielo aperto, mentre col ciclismo si dà la possibilità di scoprire i territori. Aiutando, come in questo caso, a ridare vita a zone duramente colpite dall’alluvione. Venti giorni fa sono andato a fare il Prugno che è stato riaperto. Hanno sistemato il Carnaio dove passeremo con il Tour de France, così come altre salite. Ci sono strade ancora interrotte, ma grazie al turismo e a questi eventi abbiamo la possibilità di riportare un po’ di fiducia a chi l’aveva persa».

Christian Prudhomme fa gli onori di casa con Bonaccini e il sindaco di Firenze (foto ASO/Etienne Coudret)
Christian Prudhomme fa gli onori di casa con Bonaccini e il sindaco di Firenze (foto ASO/Etienne Coudret)
Due eventi nell’avvicinamento, dunque, e poi si arriverà ai giorni della corsa…

Ci sarà la conferenza stampa cinque giorni prima – riprende Pelosi – mentre l’indomani avremo la grande festa di presentazione delle squadre. Poi c’è tutta una parte di promozione digitale con i canali ufficiali. C’è già il sito internet, come pure i canali social e tutte le cose che Aso vuole vengano fatte con un certo standard a livello internazionale.

In che modo il Tour sarà utile per promuovere le tre regioni?

Sono molto bravi e ci tengono il Paese ospitante sfrutti il Tour per spingere bene le proprie caratteristiche. Tramite la corsa facciamo promozione del territorio, delle nostre eccellenze e dei nostri percorsi. Al netto degli obblighi, c’è anche un discreto margine di manovra. Ad esempio, ci hanno dato le caratteristiche del video per la Grande Presentazione e dettato il protocollo, che era molto rigido. Si poteva proiettare il video e avrebbe parlato una sola persona, in questo caso Bonaccini (in apertura nella foto ASO/Maxime Delobel). Il video doveva avere certe caratteristiche, ma ci hanno detto che non gli interessava che si vedessero i percorsi delle tappe. Semmai si sono invece raccomandati che si vedessero gli aspetti turistici delle zone attraversate. Così abbiamo presentato due concept, lo abbiamo presentato al Comitato organizzatore e siamo andati a Parigi con quello che hanno scelto. Il messaggio si basava sul concetto dell’Italia come Paese in cui nascono grandissime cose, dall’innovazione all’invenzione, fino ai campioni.

In che modo si sta lavorando per coordinare tutti questi aspetti?

Come si diceva, c’è un Comitato organizzatore in cui sono coinvolti i territori e gli Enti. Noi ci interfacciamo con loro, quindi le scelte sono sempre condivise. E poi siamo in contatto quotidianamente con ASO, perché l’ultima parola su tutto ce l’hanno comunque loro. Devono dare l’approvazione su tutto quello che è il contenuto di comunicazione. Da parte loro, stanno scegliendo come spingere il proprio prodotto in Italia e noi li stiamo aiutando nello scouting delle realtà più importanti a livello imprenditoriale, su cui potenzialmente investire. Poi la scelta chiaramente la fanno loro, però noi gli diamo i nostri feedback su tutto.

C’è il prima, ci sarà il durante, ci sarà anche un dopo?

L’obiettivo, una volta assolti gli obblighi, è espandere la comunicazione del Tour a favore del cicloturismo nelle regioni toccate, non solo l’Emilia, ma ovviamente anche Firenze e il Piemonte, per fare in modo che si attivi un vero e proprio volano moltiplicatore dell’attenzione. Il Tour in realtà non è seguito soltanto da cicloturisti, quindi l’obiettivo è usarlo come veicolo di turismo in generale, con un occhio specifico per il cicloturismo. Faremo una campagna di comunicazione internazionale che partirà da gennaio su diversi media, seguendo la pianificazione estera delle regioni. E lavoreremo anche per avere una coda lunga sino a fine 2024. 

La presentazione del Tour al Palazzo dei Congressi di Parigi (foto ASO/Etienne Coudret)
La presentazione del Tour al Palazzo dei Congressi di Parigi (foto ASO/Etienne Coudret)
Avete dovuto assumere risorse oppure eravate già strutturati per questo tipo di lavoro?

In realtà no, perché al nostro interno abbiamo un “hub sport” con persone dedicate, che vengono dal mondo dell’agenzia, ma hanno un’attitudine sportiva e sono legate al mondo dello sport. Ovviamente, preso questo incarico, il team sport si è allargato, però sono persone che già c’erano e hanno tutte le competenze necessarie. C’è tanto da fare, ma quando ci siamo ritrovati alla presentazione di Parigi, abbiamo davvero avuto la sensazione di essere entrati in qualcosa di molto grande.

Abbiamo pedalato con Hinault sulle strade del Tour 2024

22.09.2023
5 min
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CESENATICO – Alla scoperta del prossimo Tour de France pedalando con la leggenda Bernard Hinault (in apertura con Davide Cassani e Gianmaria Manghi, Capo della Segreteria Politica della Presidenza della Regione Emilia Romagna). Le strade italiane si tingono di giallo e l’Emilia Romagna si è tirata a lucido per presentare la Grand Départ 2024 in un contesto frequentatissimo come l’Italian Bike Festival di Misano Adriatico.

Alcuni media privilegiati poi, hanno potuto persino cominciare a scoprire in prima persona alcuni degli scorci che nel luglio dell’anno venturo si riempiranno di tifosi per una prima volta storica.

Foto ricordo per l’autore con Hinault davanti alle tappe italiane del prossimo Tour
Foto ricordo per l’autore con Hinault davanti alle tappe italiane del prossimo Tour

Base a Cesenatico

Mai avrei pensato un giorno di trovare come compagno di pedalate il Tasso. Così tenace e scaltro quando macinava vittorie su vittorie (5 Tour, 2 Vuelta e 3 Giri per limitarsi alle grandi corse a tappe), tanto disponibile e cordiale nel weekend in cui è stato l’ospite illustre dell’European Media Cycling Contest, la gara per gli operatori della comunicazione di tutto il Vecchio Continente pazzi per le due ruote.

Ci siamo ritrovati nell’accogliente Lungomare Bike Hotel di Cesenatico e nella città del mio mito d’infanzia: Marco Pantani. Anche il primo cittadino Matteo Gozzoli è venuto a farci un rapido saluto e a condividere qualche chilometro con noi, prima di rientrare alla base per non perdersi il Memorial Pantani che si sarebbe concluso a pochi metri da lì proprio quel pomeriggio.

Subito spettacolo

Tra un aneddoto e l’altro di Davide Cassani, animatore del folto plotone e giocherellone con qualche scatto simulato, ci siamo avviati verso la prima asperità di giornata, Montemaggio, una delle salite che i corridori affronteranno il 29 giugno 2024, nel corso della prima tappa da Firenze a Rimini.

«Sono convinto che sarà subito spettacolo», commenta Bernard prima di arrampicarsi sornione sulle rampe inziali. Ancor più affascinante però è la salita successiva verso San Marino, con l’arrivo regale tra le mura: una passerella che Vingegaard e compagni non potranno godersi ma che noi, invece, assaporiamo rifacendoci gli occhi. 

Nonostante i suoi 68 anni, Bernard non molla un colpo e ha la stessa voglia di pedalare di quando si è avvicinato sulle due ruote a 17 anni.

«Ho fatto le prime gare e le ho vinte, così ho proseguito», ci ha raccontato con naturalezza. Dodici vittorie su 20 al primo anno, roba da predestinati, e non a caso oltre ai successi a raffica nei grandi giri già citati, sono poi arrivati anche la consacrazione mondiale, una Roubaix, due Lombardia e due Liegi. 

Il gruppo dei giornalisti europei di ciclismo ha posato con Hinault a Cesenatico per celebrare le giornate romagnole
Il gruppo dei giornalisti europei di ciclismo ha posato con Hinault a Cesenatico per celebrare le giornate romagnole

Fra Evenepoel e Pogacar

Sulla grande partenza del Tour 2024 proclama: «L’Italia è un Paese di ciclisti e sono sicuro che sarà una festa fantastica per i tifosi. Siete fortunati perché il vostro territorio offre di tutto, dalla pianura alle grandi montagne, ce n’è per tutti i gusti. Questa Grand Départ sarà molto insidiosa e, come l’ultima Vuelta, obbligherà i big a fare la corsa sin dalle prime tappe. Stiamo vivendo in una generazione di giovani fenomeni, mai vista, e sono sicuro che daranno vita a uno show favoloso». 

Chi di loro si avvicina di più a Hinault? Il diretto interessato risponde così: «Ce ne sono due. Remco Evenepoel perché è un combattente, capace di vincere classiche e grandi Giri. Ma quello che si avvicina più ai campioni del passato, che mi fa pensare anche a gente come Merckx e Moser, è Pogacar. Vince le classiche a inizio stagione, è protagonista al Tour e poi ancora nelle corse di fine stagione. E’ il più completo».

Sosta con visita allo Spazio Pantani di Cesenatico e incontro con Tonina
Sosta con visita allo Spazio Pantani di Cesenatico e incontro con Tonina

Il vascone di Pantani

Tutti quelli che ci incontrano, lo riconoscono e subito chiedono una foto ricordo. Una delle più belle però è quella che facciamo sulla strada del ritorno, durante la sosta a Sant’Arcangelo di Romagna, dove viene a trovarci Stefano Serra, storico meccanico di Pantani alla Giacobazzi dal 1988 al 1991.

«Non lontano da qui – comincia a raccontare – c’è il vascone dove Marco si lavava tutto dopo le pedalate più calde. Poi lui non portava mai dietro la borraccia. Mi ricordo quando a 15 anni mi ha incontrato e mi ha detto: “Te sei Serra della Giacobazzi? Lo sai che da grande voglio fare il corridore?”. Quando gli ho detto che per farlo doveva andare forte, lui mi ha subito rassicurato. Aveva ragione. Lo sapete che, quando si fermava per una sosta, nascondeva le valvole delle ruote tra le forcelle, per paura che qualcuno gli sgonfiasse le gomme?». 

Anche Hinault ha girato nel velodromo Fausto Coppi di Cesenatico, che sarà inaugurato domani
Anche Hinault ha girato nel velodromo Fausto Coppi di Cesenatico, che sarà inaugurato domani

L’abbraccio con Tonina

La pedalata si conclude a Cesenatico, ma le emozioni proseguono il giorno successivo. Gli instancabili organizzatori dell’Emcc si inventano una cronometro di una dozzina di chilometri all’interno nel nuovo velodromo intitolato a Fausto Coppi, che verrà inaugurato ufficialmente sabato 23 settembre in occasione del weekend della Nove Colli. Un altro regalo poter essere i primi a calcarlo e trovarsi nello stesso ordine di partenza di Monsieur Hinault.

Si diverte eccome Bernard a coprire 10 giri in questo piccolo gioiello d’asfalto che nei prossimi anni consacrerà i nuovi campioni della terra del Pirata. A proposito di Marco, non si poteva proprio non passare allo Spazio Pantani e lì all’ingresso, ad aspettarci, ci sono mamma Tonina e papà Ferdinando.

«Posso abbracciarti?» chiede Tonina a Bernard dopo le strette di mano istituzionali. Il campione francese sorride e annuisce. «Marco è un campione indimenticabile, che ha marcato la sua epoca»: il suo pensiero.

Due fuoriclasse così diversi e così vicini, entrambi nel libro di storia di quel Tour che l’anno prossimo avrà tinte italiane. Stiamo già contando i giorni che ci separano alla festa tutta gialla tra Toscana, Emilia Romagna e Piemonte.

L’Angliru a Roglic. Ma quali equilibri ci sono in casa Jumbo?

13.09.2023
6 min
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Il più classico degli Angliru da una parte, con nebbia, umidità, due ali di folla nei tratti più aperti… E una scalata “più piatta” del solito dall’altra, con una selezione da dietro dettata dal dominio della Jumbo-Visma.

Sul mostro asturiano ha vinto Primoz Roglic. Lo sloveno si conferma a suo agio con certe pendenze, visto che quassù già aveva fatto bene nella Vuelta 2020 e visto quanto accaduto pochi mesi fa sul Lussari.

All’uscita del tratto più duro, Roglic (con la monocorona) ha attaccato. Alla fine è stata tripletta Jumbo anche qui
All’uscita del tratto più duro, Roglic (con la monocorona) ha attaccato. Alla fine è stata tripletta Jumbo anche qui

L’analisi con Cassani

Ma in tutto questo ci si pongono diverse domande: chi ha deciso di far vincere la Jumbo-Visma? Come sono gli equilibri in campo? Quando in squadra ci sono troppi i galli a cantare il rischio è che il pollaio possa rompersi.

Davide Cassani in carriera ne ha viste e vissute di cotte e di crude. Lui, tanto per dirne una, era in quella famosa Carrera di Roche e Visentini. Lì sì che volarono coltelli. Qui in apparenza sembra filare tutto liscio.

«Il nostro problema – racconta Cassani riferendosi proprio ai fatti del 1987 – è che Roche aveva apportato quell’attacco senza dire niente a nessuno. Visentini si arrabbiò e fu detto a noi gregari di andarlo a prendere. A quel punto Roche davanti tirò come un forsennato… Ma la questione di base è che non c’era feeling tra Roche e Visentini. Non mi sembra questo il caso della Jumbo-Visma. Kuss ogni volta che finisce una tappa, anche se ha perso terreno, è l’uomo più sorridente e tranquillo del mondo».

Anche oggi lo squadrone olandese ha controllato la gara, anche se ha sfruttato e il grande lavoro della Bahrain-Victorious. Ma quando sono arrivati al dunque Sepp Kuss, Jonas Jonas Vingegaard e appunto Primoz Roglic hanno messo in chiaro i valori in campo. 

«Ho visto un finale particolare – commenta Cassani – ho avuto come l’impressione che Vingegaard fosse rimasto lì come a dire: “Io mi metto a ruota del primo che va e non faccio niente. Poi vediamo che succede”. Kuss si è difeso come meglio ha potuto e Roglic era a tutta. Ci ha provato».

Ancora un grande Cattaneo ha portato fuori Evenepoel. L’ultimo della fuga ad arrendersi sulle rampe dell’Angliru
Ancora un grande Cattaneo ha portato fuori Evenepoel. L’ultimo della fuga ad arrendersi sulle rampe dell’Angliru

Risultato in cassaforte

Calma apparente sull’Angliru. Come se su quelle pendenze ci possa essere della calma. Ragionare non è facile neanche per dei super campioni come loro. Il fatto è che Vingegaard dopo le difficoltà ammesse nella prima settimana è in netta crescita. Kuss non è stato attaccato del tutto perché… è Kuss, uomo squadra a cui tutti vogliono bene. E Roglic è forte, ma non il più forte.

«Per me in Jumbo-Visma hanno tutto sotto controllo – ha detto Cassani – almeno da fuori è così. Di certo in questi giorni si sono parlati e di certo se volevano platealmente far vincere Kuss lo potevano fare. Avrebbero rallentato.

«La mia idea è che loro vogliano mettere in cassaforte il risultato (sia di tappa che della generale, ndr) e una volta fatto questo dicano ai ragazzi di giocarsela nel finale».

 

«Posso ipotizzare che oggi gli abbiano detto di stare insieme fino ai tre chilometri dall’arrivo e se fosse stato tutto sotto controllo, se la sarebbero potuta giocare. Che poi è il discorso legato a Kuss. Alla fine lo hanno attaccato, ma gli hanno anche portato riguardo nel corso di questa Vuelta. Attacchi sì, senza mai mettere in pericoloso il successo della squadra. Quindi possono aver trovato questo accordo, anche perché già da un po’ hanno capito che possono vincere la corsa».

Ayuso, l’unico che poteva impensierire i tre Jumbo per il podio, ha incassato 1’42”. Ora è 4° a classifica a 4′ tondi, tondi
Ayuso, l’unico che poteva impensierire i tre Jumbo per il podio, ha incassato 1’42”. Ora è 4° a classifica a 4′ tondi, tondi

Due triplette in vista

L’analisi dell’ex cittì rispecchia quanto accaduto negli ultimi arrivi in salita. L’idea della doppia tripletta – tutti e tre i grandi Giri e le prime tre posizioni a Madrid – è ormai più che una possibilità concreta. Sarebbe un successo clamoroso basato su grandi singoli, ma anche su una grande forza di squadra.

Ma squadra o no, il re a Madrid sarà uno. Idea nostra è che  Roglic, salvo un’azione monster, non possa recuperare tanto terreno a Vingegaard e forse neanche a Kuss. Resta infatti una sola tappa di pura salita, quella di domani. E poi c’è quella di sabato, ideale per le imboscate. Una tappa che tanto ricorda quella in cui fu beffato Purito Rodriguez. Ma con una Jumbo così, e seguendo quanto dice Cassani, viene da pensare che si deciderà tutto domani sulla Cruz de Linares.

«Ho avuto l’impressione – conclude Cassani – che Vingegaard non volesse affondare il colpo. Ma il bello di questa Jumbo è che sono imprevedibili. Tatticamente non sono mai banali. Ogni tanto cambiano strategia… Cambiano modulo, passano dal 4-3-3 al 3-4-3 ma sempre con tre punte giocano!

«A questo punto della corsa a tutti e tre hanno dato e daranno la possibilità di giocarsi la Vuelta. Come è giusto che sia. Hanno trovato un meccanismo vincente. Magari dettato anche dalle piccole situazioni di difficoltà in cui si sono ritrovati, ma hanno rimediato subito (il pensiero va alla tappa di San Sebastian al Tour con Van Aert furioso ma il giorno in prima linea per i compagni, ndr). Piccoli inconvenienti che li hanno fatto crescere anche in tal senso».

Kuss sorridente già prima del via. Oggi l’americano compiva 29 anni. A quattro tappe da Madrid è leader con 8″ su Vingegaard e 1’08” su Roglic
Oggi Kuss compiva 29 anni. A quattro tappe da Madrid è leader con 8″ su Vingegaard e 1’08” su Roglic

Tutti per Kuss?

E far scopa con quanto detto da Cassani ci sono poi i diretti interessati. Sepp Kuss continua a ridere nonostante ormai abbia pochi secondi di vantaggio sul re del Tour.

«Sono arrivato in Spagna senza aspettative – ha detto Sepp – volevo aiutare i leader. Poi all’improvviso ho preso questa bellissima maglia e così che ho anche scoperto un nuovo livello di corsa per me e un istinto da competizione. Ma ci sono due grandi uomini al mio fianco. Lavoriamo bene insieme dietro le quinte. Sono grandi campioni. Naturalmente voglio avere la mia occasione, ma non mi dispiace lavorare per loro se necessario».

E a queste parole si aggiungono quelle di Vingegaard, per certi aspetti ancora più al miele: «La vittoria di tappa era il nostro obiettivo principale e poi volevamo anche mantenere la situazione nella classifica generale. Siamo molto contenti. Sono sinceramente felice che Sepp sia ancora il leader. Onestamente spero che mantenga la maglia di leader e vinca questa Vuelta».

E infine Roglic: «Oggi ho provato a vincere io. Ho attaccato nel finale, Jonas è riuscito a restare a ruota e Seppe no. Ha detto di essersi sentito un po’ così, così… Comunque ho detto a Sepp di continuare a lottare. La maglia rossa ti porta a fare questo e alla fine ce la farà».

Dichiarazioni non banali quelle di Roglic e Vingegaard. Che in casa Jumbo-Visma abbiano deciso a chi andrà la Vuelta?

Tre punti sull’estate di Remco analizzati con Cassani

16.07.2023
4 min
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Si torna a parlare di Remco Evenepoel. Che faccia delle dichiarazioni egli stesso o che venga coinvolto indirettamente, il fuoriclasse belga è come sempre al centro dell’attenzione. Il corridore della Soudal-Quick Step ha annunciato la partecipazione alla Vuelta. Contestualmente sono riemerse le voci di mercato che lo riguardano e un suo connazionale, un grande ex del pedale, Van Impe, ha detto che non capisce perché Remco non sia andato al Tour.

Sono argomenti che hanno una loro valenza e che vogliamo commentare con Davide Cassani. Pochi come l’ex cittì conoscono i corridori e certe dinamiche, visto che è stato da entrambi le parti.

In questi giorni Evenepoel si trova sul Passo San Pellegrino, in Val di Fassa, per un training camp in altura con la squadra (foto Instagram)
In questi giorni Evenepoel si trova sul Passo San Pellegrino, in Val di Fassa, per un training camp in altura con la squadra (foto Instagram)

Che vada in Spagna

Con Cassani partiamo dal ritorno alla Vuelta. Evenepoel ha vinto l’ultima edizione, dovrà confermarsi e rivincere è più difficile che vincere. Senza contare che è lui e pertanto è quasi costretto a farlo.

«Per me – spiega Cassani – è giusto che Remco torni alla Vuelta, tanto più per come gli è andato il Giro d’Italia. Ed un corridore così è giusto vederlo in quel palcoscenico. Va per vincere e ha tutto quello che gli serve per riuscirci. Sappiamo chi è nelle corse di un giorno, ma se in futuro vuole vincere un Tour deve cimentarsi negli altri grandi Giri».

Alla Vuelta Remco parte da vincitore uscente e chissà se anche da favorito. E’ lecito pensare che potrebbe ritrovare Primoz Roglic e persino Geraint Thomas. E Roglic se sta bene è un ostacolo mica da poco.

«Quando parliamo di Evenepoel si pretende sempre la vittoria, ma ci sono anche altri campioni che si sono scontrati in passato e hanno perso. Ma non può non andare per paura di perdere. Questa partecipazione è giusta per il suo futuro».

La Soudal-Quick Step è votata tutta per Remco. E sarà così sia a San Sebastian che alla Vuelta
La Soudal-Quick Step è votata tutta per Remco. E sarà così sia a San Sebastian che alla Vuelta

Quelle voci di mercato

C’è poi il discorso del ciclomercato. In questo periodo, per di più, si parla molto di calciomercato, delle sue cifre folli e dei trasferimenti impensabili… e Remco è anche un ex calciatore. Per Evenepoel la Ineos-Grenadiers è ripartita all’attacco. Gli inglesi avrebbero puntato gli occhi persino su Pogacar. 

Queste voci che escono possono mettergli dei tarli nella testa? Magari qualche certezza sulla tua squadra potrebbe venire meno.

«Un “tarlino” – riprende Cassani – per me glielo mettono queste voci. Anche in questo caso si parla del suo futuro. Ci sono in ballo soldi, tanti soldi… però penso anche che il rapporto tra Lefevere (il team manager della Soudal-Quick Step, ndr) ed Evenepoel sia talmente solido che quello che esce non è poi quello che succede realmente tra di loro. Un altro anno con questa squadra lo fa sicuro, due non lo so…

«La Soudal – sponsor belga – è sempre più incentrata su di lui, tanto più che Alaphilippe fa fatica (e Jakobsen dovrebbe andare via, ndr). Lefevere è un volpone, uno dei team manager più esperti e in ogni caso saprà come fare».

Questa affermazione di Cassani un po’ ci colpisce. Perché dovrebbe fare un solo anno se Remco ha un contratto fino al 2026 (incluso) con la Soudal-Quick Step?

«Non ho una vera motivazione, è più una mia sensazione. Vedo che ormai ci sono squadre che hanno un grandissimo potere di acquisto e non possono stare alla finestra se in giro ci sono certi corridori».

Dopo essere caduto nella crono, Evenepoel si è riscattato vincendo il titolo nazionale su strada
Dopo essere caduto nella crono, Evenepoel si è riscattato vincendo il titolo nazionale su strada

Su Van Impe…

Infine c’è il sasso lanciato da Lucien Van Impe. L’ex campione belga, re del Tour del 1976, ha detto che Evenepoel doveva andare in Francia, anche se non era pronto al duello con Vingegaard e Pogacar. Come la pensa Cassani?

«Per me invece – spiega l’ex cittì – ha fatto bene Remco a non andare. Uno come lui al Tour ci deve andare preparandolo da un anno e non perché al Giro ha preso il Covid e si è ritirato. Anche in questo caso avrebbe avuto una pressione fortissima. Okay non avrebbe vinto, ma deve andarci nella condizione ottimale. Un Tour si inizia a preparare da novembre».

«E’ vero però che non è pronto a duellare con “quei due” nelle tre settimane. Primo, perché siamo di fronte a due fenomeni dei grandi Giri. E secondo, perché, come ripeto, certe gare non s’inizia a prepararle da maggio».

Suzuki Bike Day, in 2.700 per Emilia Romagna e Dynamo Camp

13.07.2023
5 min
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IMOLA – Un’edizione record. Il Suzuki Bike Day ha fatto centro un’altra volta richiamando 2.700 partecipanti da tutta Italia per pedalare all’insegna della beneficienza. 35 mila euro raccolti di cui 17.500 donati a Dynamo Camp e 17.500 raddoppiati da Suzuki in favore della Regione Emilia Romagna. In origine la terza edizione doveva ripercorrere alcune delle strade del Tour de France 2024 (tappa Cesenatico-Bologna) e quelle del mondiale 1968 e 2020 di Imola. L’alluvione di maggio che ha colpito questo territorio ha però implicato una modifica obbligatoria al percorso. 

Sulle strade chiuse per l’occasione e animate dai ciclisti, appassionati e famiglie, abbiamo visto volti sorridenti e spensierati. Le ferite delle frane e i segni dell’acqua sui muri delle città visibili a tutti nei 50 chilometri del percorso sono però state un monito per comunicare che all’orizzonte c’è ancora tanto da fare. La bici, in ogni sua declinazione, è un modo per stare vicino a questi luoghi rispettandoli e animandoli con semplici pedalate e sabato tutto questo lo abbiamo visto con i nostri occhi.

Per l’Emilia Romagna

Si sa, la Romagna d’estate con la sua Riviera diventa l’ombelico del divertimento italiano. L’edizione di quest’anno ha dimostrato di saper regalare un momento di leggerezza allo stesso territorio che ogni anno è simbolo di spensieratezza e vacanza. La bici in questo è un mezzo ideale per ravvivare questi luoghi duramente colpiti. Suzuki con il supporto prezioso di Davide Cassani, ha ridisegnato un percorso che si inerpicasse su queste strade. 

La casa di Hamamatsu ha inoltre invitato ospiti d’onore. Gente che dello sport ha fatto un lavoro e si è messa in prima linea per sostenere l’Emilia Romagna e Dynamo Camp. Tra gli sportivi presenti hanno pedalato lungo le strade romagnole le rugbiste della Nazionale Alissa Ranuccini e Isabella Locatelli e numerosi Azzurri della FISG – Federazione Italiana Sport del Ghiaccio. Insieme a Francesca e Giulia Lollobrigida si sono schierati: Yuri Confortola, Sara Conti e Nicolò Maci. In rappresentanza della FITri – Federazione Italia Triathlon sono giunti il campione italiano Gianluca Pozzatti, Franco Pesavento e Marta Venditto.

Ancora più nutrita è stata la presenza di figure di spicco del pedale, Filippo Baroncini, campione del mondo del 2021 U23, Moreno Argentin campione del mondo del 1986. In sella si sono visti anche il campione del mondo di motociclismo del 1981 Marco Lucchinelli, lo snowboarder paralimpico Riccardo Cardani e il dirigente del Torino FC Alberto Barile.

Valle dei mondiali

Su queste colline romagnole sono andati in scena ben due mondiali di ciclismo. Quello del 1968 vinto da Vittorio Adorni e il più recente del 2020 timbrato da Julian Alaphilippe. Ad oggi questi luoghi rimangono al servizio di turisti e viaggiatori per essere scoperti. Percorsi permanenti, tracciati da Extra Giro, partner di questo Suzuki Bike Day. Salite come il Mazzolano e la Gallisterna sono veri e propri musei del grande ciclismo a cielo aperto da percorrere in sella alla propria bici qualunque essa sia. 

A rendere tutto ancora più mondiale, ci ha pensato il teatro della partenza e dell’arrivo, l’autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola. Oltre a regalare un contesto in completa sicurezza per tutti i partecipanti e addetti ai lavori, è un altro testimone del valore internazionale e iridato di questi luoghi. Suzuki per questo ha scelto un tracciato di “casa” dove ogni anno sfrecciano macchine e motori sulle curve iconiche e rese famose dai più grandi piloti di sempre. 

Dynamo Camp

A inorgoglire la pedalata e renderla ancora più preziosa e piena di significato, Suzuki ha devoluto la prima raccolta fondi per Dynamo Camp. Ogni anno in Italia sono oltre 10.000 i bambini affetti da patologie gravi o croniche, che rischiano di perdere la serenità̀ della fanciullezza con conseguenze sull’intero nucleo famigliare. 

Dynamo Camp Onlus offre a bambini e adolescenti malati e alle loro famiglie attività gratuite di Terapia Ricreativa, volte a rafforzare la fiducia in se stessi e nelle proprie capacità con benefici di lungo periodo.

I programmi di Terapia Ricreativa Dynamo sono costituiti da attività e laboratori, che si svolgono con assistenza di staff qualificato presso la struttura di Dynamo Camp e attraverso il progetto Dynamo Programs, in strutture ospedaliere, associazioni patologia e case famiglia del territorio nazionale.

Il paddock animato dai partner dell’evento per i ciclisti e le famiglie
Il paddock animato dai partner dell’evento per i ciclisti e le famiglie

Suzuki rilancia

Una giornata all’insegna della bicicletta. «Abbiamo visto da vicino – dice Massimo Nalli Presidente di Suzuki Italia – i risultati della grande determinazione degli emiliano romagnoli: nonostante le evidenti ferite del territorio, il Suzuki Bike Day ha trovato sorrisi, accoglienza, ottimismo ovunque.  I ciclisti dal canto loro hanno dimostrato sensibilità partecipando nel numero record di 2700 e consentendo a Suzuki di donare l’intero ricavato a Dynamo Camp, raddoppiando l’importo con la donazione alla Regione Emilia Romagna. Il tutto in una giornata dove la passione e il divertimento sono stati protagonisti. 

«Siamo fieri – conclude Valli – di aver raggiunto questa combinazione di obiettivi, nel nome della solidarietà. Siamo altresì molto orgogliosi del fatto che sempre più persone aderiscano al Bike Day e si dimostrino vicine alla nostra visione di mobilità condivisa, integrata e sostenibile. Nello scenario che auspichiamo le biciclette, le moto e le auto sono co-protagoniste e non antagoniste, poiché vengono utilizzate dalle stesse persone, che alternano i mezzi di trasporto a seconda delle esigenze».

Per chiudere in bellezza, è stata annunciata la data dell’edizione numero 4: il Suzuki Bike Day dà appuntamento a tutti gli appassionati a sabato 8 giugno 2024.