Skerl: l’esperienza in Australia e un grazie al CTF

02.02.2025
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L’esordio di Daniel Skerl con la maglia del team Bahrain Victorious è avvenuto al Santos Tour Down Under, dal quale è rientrato martedì. Un viaggio lungo per la sua prima gara da professionista, un’esperienza che gli ha permesso di aprire gli occhi e capire cosa vuol dire correre nel WorldTour. Anche se prima c’è da smaltire la trasferta. 

«Sto recuperando dal jet lag – racconta mentre si trova a casa – a dire il vero non è stato così pesante, mi sarei aspettato di peggio. Era la prima volta che andavo a correre tanto lontano da casa, la trasferta più lunga in passato era stata in Belgio (dice con una risata, ndr)».

Daniel Skerl ha fatto il suo esordio nel WorldTour al Santos Tour Down Under
Daniel Skerl ha fatto il suo esordio nel WorldTour al Santos Tour Down Under

Gamba ancora da costruire

Partire con il Santos Tour Down Under a gennaio è sempre impegnativo, per due motivi: il primo è la preparazione accelerata. Infatti i corridori devono forzare già la mano nel ritiro di dicembre e ogni minimo intoppo si sente doppiamente. A seguire, a rendere difficile arrivare pronti all’appuntamento australiano sono la trasferta e l’ambientamento.

«L’esperienza in sé – dice ancora Skerl – è stata molto bella e abbiamo fatto una cosa molto buona, ovvero arrivare dieci giorni prima della corsa. Non mi era mai capitato di stare così tanto in un Paese nel quale avrei corso, questo mi ha dato modo di visitare un qualcosa. Di solito quando si corre non si ha modo di alzare la testa dalla lingua di asfalto sulla quale scorrono le ruote. Un giorno siamo stati in un Parco Nazionale nel quale abbiamo visto tutti gli animali autoctoni in libertà. In gara sono arrivato senza la migliore delle preparazioni».

Skerl e i compagni della Bahrain Victorious sono stati dieci giorni in Australia prima della corsa, un modo per scoprire il luogo
Skerl e i compagni della Bahrain Victorious sono stati dieci giorni in Australia prima della corsa, un modo per scoprire il luogo
Come mai?

A dicembre ho avuto due settimane di dolore al ginocchio, niente di grave però ho dovuto rallentare la preparazione. Non ero al meglio. Per la squadra alla fine è stata una trasferta positiva nella quale abbiamo avuto un po’ di sfortuna nelle prime due tappe, ma poi siamo riusciti a trovare due bei piazzamenti con Bauhaus. 

Per te invece che esordio è stato?

Era la prima gara con la Bahrain e inoltre era di categoria WorldTour. In sé le tappe non erano durissime, anche se nel momento in cui il gruppo apriva il gas la fatica si faceva sentire. In questo, il passaggio da una formazione continental a una WorldTour si sente.

Prima di partire la visita di un parco nazionale, con il tempo di farsi un nuovo amico
Prima di partire la visita di un parco nazionale, con il tempo di farsi un nuovo amico
Cosa intendi con “aprire il gas”?

L’intensità che si mette nei momenti cruciali e come lo si fa. Approcciare le volate era molto impegnativo, gli ultimi venti chilometri si facevano a manetta, con la parte finale sopra i sessanta chilometri orari di media. Si faceva fatica anche a stare in gruppo. 

I percorsi com’erano?

Penso di aver fatto gare più impegnative nelle mie esperienze precedenti tra i professionisti con il CTF. In Australia la tappa con maggiore difficoltà è stata la terza, nella quale c’era una salita nei primi chilometri, che abbiamo fatto a tutta perché la fuga non era ancora andata via. Poi è calato il ritmo e siamo andati del nostro passo. Nel finale ho fatto gruppetto con i velocisti, c’era anche Welsford. 

Al Tour Down Under, la Bahrain Victorious aveva in Bauhaus il suo velocista di punta
Al Tour Down Under, la Bahrain Victorious aveva in Bauhaus il suo velocista di punta
Ti sei trovato subito bene in corsa?

Rispetto alle gare under 23 la gara si svolge in maniera più tranquilla e lineare, in gruppo non c’è mai quella lotta tutti contro tutti. Correre con accanto certa gente come Geraint Thomas o Kwiatkowski fa un certo effetto, ma una volta che attacchi il numero passa in secondo piano.

Che ruolo avevi per questa tua prima uscita?

Aiutare Bauhaus a trovare il posizionamento per le volate, il suo ultimo uomo era Arndt che lo accompagna da tanti anni. Per me è stato meglio agire lontano dal traguardo così ho avuto modo di capire come si approcciano le volate nei professionisti.

Le tappe australiane non erano impegnative ma nelle fasi salienti il ritmo si alzava vertiginosamente, bisogna prendere le misure
Le tappe australiane non erano impegnative ma nelle fasi salienti il ritmo si alzava vertiginosamente, bisogna prendere le misure
E come si fa?

Per quello che ho visto al Tour Down Under c’è un treno che comanda, in quei giorni era la Red Bull-BORA- hansgrohe di Welsford. Dietro si crea la bagarre per prendere le ruote e la cosa più importante da fare è imparare a limare. La cosa più difficile è fare gli ultimi cinque o sei chilometri a velocità folli e poi riuscire a lanciare la volata. 

Dopo tanti anni un corridore di Trieste torna nel professionismo.

E’ una cosa che mi rende orgoglioso, in Friuli ci sono tanti atleti di livello ed entrare in questo circolo mi fa piacere. Speriamo di essere un esempio per i giovani ad andare in bici. Essere qui mi fa sentire di aver realizzato un sogno, ed avere l’occasione di fare il ciclista come lavoro mi dà la spinta per lavorare al massimo ogni giorno. Un grande grazie lo devo al CTF perché ho corso dieci anni con loro e mi hanno fatto crescere parecchio, senza mai lasciarmi andare. Quando ho firmato con il Bahrain devo ammettere che ho pensato anche a loro.

Da CTF a devo team Bahrain: cosa cambia?

31.01.2025
5 min
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In ordine cronologico una delle ultime novità per la nuova stagione è stata la conferma che da quest’anno il CTF Victorious avrebbe cambiato nome. La squadra coordinata da Bressan e da Boscolo era entrata nel panorama della Bahrain Victorious qualche anno fa e ora ne è diventata ufficialmente il devo team. Si tratta di un ultimo passaggio, quasi di una formalità, ma che cambia comunque le carte in tavola. Di fatto la formazione friulana cambia affiliazione e diventa un team continental registrato presso il Regno del Bahrain

Renzo Boscolo è diesse del team da quando era Cycling Team Friuli, qui al Trofeo Piva nel 2022
Renzo Boscolo è diesse del team da quando era Cycling Team Friuli, qui al Trofeo Piva nel 2022

Tutto vecchio, tutto nuovo

I ragazzi del devo team hanno appena terminato il loro ritiro in Spagna, nel quale hanno gettato le basi per la stagione che sta per aprirsi. La prima novità è che Boscolo e i suoi ragazzi non saranno presenti alla Coppa San Geo, la gara nazionale che apre il calendario under 23 italiano. Questo perché alle gare nazionali non sono ammessi i team registrati presso Paesi diversi dal nostro.

«Il ritiro è andato bene – racconta Boscolo – siamo contenti di come abbiamo lavorato e del tempo trascorso insieme. Anche per noi, tra poco, sarà ora di cominciare e direi che non vediamo l’ora. Partiremo con una novità, ovvero delle corse nell’isola di Rodi a inizio marzo: due brevi gare a tappe e una di un giorno. Poi il calendario sarà simile a quello degli scorsi anni con le gare internazionali in Italia e Belgio. Ci sarà da lavorare per organizzare le varie trasferte tra staff e corridori, anche se non sarà tanto diverso dagli altri anni».

Boscolo e i suoi ragazzi frequentavano già le classiche under 23 in Belgio (foto Koksijde – Oostduinkerke)
Boscolo e i suoi ragazzi frequentavano già le classiche under 23 in Belgio (foto Koksijde – Oostduinkerke)
Il vostro modo di lavorare quindi non sarà diverso?

Da quando siamo entrati nella sfera del team Bahrain abbiamo preso questo respiro internazionale. Ora sicuramente sarà ancora più ampio e organizzato, direi che per noi è un ulteriore passo in avanti. Dal primo giorno che Bahrain ha iniziato a lavorare con noi il cammino di crescita è stato continuo.

Siete parte di una struttura che avete già avuto modo di conoscere…

La forza di una squadra WorldTour è diversa e farne parte al 100 per cento è diverso, in qualche modo. La struttura e il metodo di lavoro già lo conoscevamo, nel tempo siamo cresciuti e il team Bahrain da questo punto di vista ci ha dato una grande mano. Ora ci troviamo ancora con più forza, personale e mezzi.

Nel devo team correrà anche Jakob Omrzel, entrato nel panorama Bahrain già da junior (photors.it)
Nel devo team correrà anche Jakob Omrzel, entrato nel panorama Bahrain già da junior (photors.it)
La gestione della squadra è diversa?

Dal punto di vista di come lavoriamo con i ragazzi, no. Sia per quanto riguarda la selezione che per il metodo di allenamento e la mentalità di lavoro. Il ritiro in Spagna è un bel segnale, ma ormai lo fanno in tanti, anche formazioni continental più piccole della nostra. Quello che è cambiato è ciò che non si vede, ci sono tante figure nuove: il massaggiatore in più, il nutrizionista, ecc…

Per la scelta dei corridori, si lavora allo stesso modo?

Già gli anni scorsi il team Bahrain ci segnalava dei ragazzi che erano nel loro panorama di interesse. Da noi sono passati corridori come Van Der Meulen, Erzen, Bruttomesso, Buratti, Skerl… Il Bahrain negli anni ha fatto una scelta molto intelligente, ovvero quella di avere una filiera che parte dagli juniores. Da questa sono usciti Borremans e Omrzel, per citarne due che quest’anno correranno con noi. 

Uno dei corridori osservati dalla Bahrain e che hanno corso con la maglia del CTF è Max van Der Meulen (foto Direct Velo/Florian Frison)
Uno dei corridori osservati dalla Bahrain e che hanno corso con la maglia del CTF è Max van Der Meulen (foto Direct Velo/Florian Frison)
La rosa rimane comunque ricca di corridori italiani, dalla categoria juniores ne sono arrivati tre: Consolidani, Andreaus e Basso. 

Non abbiamo il vincolo di prendere ragazzi italiani, ma di selezionare dei profili interessanti e che abbiano delle potenzialità. A nostro modo di vedere il confronto con i migliori apre panorami di crescita per i corridori e per le squadre. Una cosa che ci dispiace è rinunciare alle corse nazionali.

Un prezzo da pagare se si vuole fare il salto in una categoria internazionale, no?

Da un lato sì, ma ci sono tanti ragazzi italiani che corrono nei devo team che non potranno partecipare a queste gare. Sarebbe bello vedere più spesso il campione del mondo juniores (Lorenzo Finn, ndr) correre nel nostro Paese. Ma visto che fa parte di un devo team non potrà farlo. 

Il devo team della Red Bull-BORA-hansgrohe non ha magari interesse nel correre le nostre gare nazionali…

Vero. Però aprire le gare nazionali anche agli atleti italiani tesserati all’estero permetterebbe a questi ragazzi di correre nel nostro Paese e di confrontarsi con i loro coetanei. A mio modo di vedere sarebbe anche un modo per alzare il livello generale in Italia. 

Si troverebbero a correre contro ragazzi di squadre continental o di club che non hanno i mezzi di un devo team.

Il discorso è ampio, questo potrebbe essere uno stimolo per tutti a migliorare. Poi a noi non cambia tanto. Ma avere dei ragazzi italiani al primo anno da under 23 e non poterli far correre alle gare nazionali lo considero un peccato. A noi farebbe piacere e per loro sarebbe un modo di approcciare la categoria in maniera progressiva.

Il CTF chiude e diventa devo team Bahrain

19.12.2024
3 min
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In attesa che i dettagli vengano definiti, dal prossimo anno il Cycling Team Friuli, che già portava il nome Victorious oltre al suo, cesserà l’attività e sarà assorbito dal Team Bahrain Victorious, diventandone il devo team. Le modalità con cui ciò accadrà saranno rese note, resta però la chiusura di una squadra che da 19 anni a questa parte ha tenuto banco fra i dilettanti, lanciando fra gli altri atleti come De Marchi, Aleotti, i fratelli Bais e Jonathan Milan (immagine photors.it in apertura). Quella del CTF è una chiusura diversa da quanto accaduto alla Zalf Fior, ma parliamo pur sempre una società in meno che raccoglierà talenti sul territorio.

«La scelta è diventata inevitabile – racconta il team manager Roberto Bressan – perché non c’erano più le risorse per mantenere un certo livello tecnico. Se non fai l’attività internazionale, non puoi pensare di andare a scontrarti con i devo team. E’ chiaro che negli ultimi tre anni, avendo avuto la sponsorizzazione del Bahrain, siamo rimasti a galla. Ora però il Bahrain ha fatto una scelta diversa e volendo avere un loro devo team, ci hanno chiesto se saremo saliti a bordo».

Roberto Bressan è il team manager del CTF, qui con Roberto Fedriga, presidente della Regione FVG
Roberto Bressan è il team manager del CTF, qui con Roberto Fedriga, presidente della Regione FVG
E voi?

E io ci ho pensato, noi abbiamo pensato. Cosa facciamo? Chiudiamo o torniamo indietro? Abbiamo fatto per ogni anno lo stesso ragionamento e l’idea di tornare indietro non ci convinceva. Nella nostra storia abbiamo sempre cercato di alzare l’asticella.

In che modo?

Abbiamo formato tecnici, allenatori, massaggiatori e direttori sportivi. Abbiamo pensato a ristrutturare la società e a disegnarla in un certo modo. Con le loro possibilità a un certo punto è diventato tutto più facile. E visto che non saremmo stati in grado di tornare sui nostri passi, abbiamo deciso di accettare la loro proposta.

Non ti dispiace perdere una società attiva sul territorio?

Se avessi avuto più soldi, io sarei rimasto con il CTF, perché il mio cuore è il Friuli. Però in Friuli si investe per il calcio, per la pallavolo e per la pallacanestro. In serie A1 ci sono quattro società friulane, mentre nel ciclismo ci siamo noi. Eppure i corridori buoni vengono fuori, penso a Montagner, Stella e Viezzi, che sono passati professionisti o nei devo team delle WorldTour. Abbiamo atleti formati da noi, da De Marchi, passando per Aleotti e Milan: vuol dire che il CTF è servito a qualcosa. Però non spariremo dal territorio.

In che senso?

Renzo Boscolo si è impegnato a dare una mano alla Libertas Ceresetto, che ha gli juniores. Sarà il modo per tenerli monitorati, ma non si chiameranno CTF. 

Andrea Fusaz, qui con Tiberi, è salito tra anni fa dal CTF al Team Bahrain Victorious come preparatore
Andrea Fusaz, qui con Tiberi, è salito tra anni fa dal CTF al Team Bahrain Victorious come preparatore
Cosa sarà invece del CTF Lab?

Il Lab è fuori dal discorso. E’ una struttura privata in cui lavorano degli allenatori e biomeccanici professionisti, in cui la gente va a pagamento. Ci sono ancora Andrea Fusaz, Alessio Mattiussi e anche Fabio Baronti.

Ecco, proprio Fabio nel frattempo è passato alla Jayco-AlUla…

E’ stato un brutto colpo. Fabio era una parte importante del nostro gruppo, non serviva neppure parlare tanto era ben oliato. Tutti sapevano cosa fare ben prima che gli chiedessi di farlo. Non possiamo escludere che un domani torni indietro, ma per ora è andata così. Fabio è stato massaggiatore, poi si è laureato diventando allenatore e alla fine faceva anche il direttore sportivo. Una figura come la sua non sarà facile da rimpiazzare.

Omrzel: lo spavento, la ripresa e il 2025 al CTF Victorious

05.12.2024
4 min
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Pensare di veder correre in Italia il vincitore della Parigi-Roubaix juniores ci crea un certo senso di curiosità che ci spinge a voler girare in fretta il calendario al 2025. Tuttavia manca ancora qualche mese alla ripresa delle gare e dei primi appuntamenti di stagione dedicati agli under 23, quindi ci tocca rallentare e aspettare. Facciamo quindi un passo indietro e guardiamo al 2024 di Jakob Omrzel, una stagione a due facce la sua. Nella prima, che arriva fino alla fine di agosto, si contano vittorie e piazzamenti di grande prestigio. Lo sloveno che ha corso nei principali appuntamenti internazionali tra gli juniores era destinato ad un grande finale di stagione. 

Dopo un ritiro e la preparazione per affrontare un settembre caldo e ricco di occasioni tutto si è fermato ai primi chilometri del Giro della Lunigiana, il 4 settembre. Pochi minuti di gara sono bastati per essere coinvolto in una brutta caduta che gli è costata il finale di stagione e una settimana in ospedale a La Spezia. Le condizioni di Omrzel non sono state giudicate tali da potergli garantire il trasferimento in Slovenia fin da subito

L’arrivo della Roubaix juniores con Valjacev a sinistra e Ormzel a destra (foto DirectVelo)
L’arrivo della Roubaix juniores con Valjacev a sinistra e Ormzel a destra (foto DirectVelo)

Lo spavento

La notizia e le immagini dell’incidente ci avevano preoccupato fin da subito, poi però il peggio è passato e Omrzel è riuscito a recuperare e riprendersi totalmente. Anche se di quegli attimi non ricorda nulla.

«E’ stata una caduta devastante – racconta da casa il campioncino sloveno – che non mi ha permesso di correre il finale di stagione. Ma dopo un incidente del genere sono felice di essere ancora in piedi e di poter riprendere la bici. Quando mi sono risvegliato in ospedale avevo completamente perso la memoria, dopo una settimana in osservazione sono tornato a casa, in Slovenia. Ho passato un periodo tranquillo, nel quale non mi sono potuto allenare o andare a scuola. Sono rimasto a casa per riprendermi. I dottori non sapevano bene quando sarei tornato in bicicletta. Non avevo fretta di tornare, anche perché è stato un infortunio parecchio serio. Sono rimasto a casa e ho cercato di recuperare le cose che mi sono perso a scuola».

Jakob Omrzel nel 2024 ha corso con la formazione Adria Mobil Juniors (photors.it)
Jakob Omrzel nel 2024 ha corso con la formazione Adria Mobil Juniors (photors.it)
Quando sei tornato in bici?

Due settimane fa, dopo una quantità incredibile di esami da parte di vari medici. Mi sento molto tranquillo e confido nel fatto di poter ripartire serenamente. I dottori hanno tutto sotto controllo. 

Cosa hai provato nel riprendere a pedalare?

Felicità, tanta. La prima emozione è stata proprio tanta perché dopo due mesi e mezzo mi sono proprio goduto il gusto di una semplice pedalata. Non avevo, e non ho ancora, molta potenza ma al momento non mi importa molto

Lo sloveno è entrato poi nell’orbita del team Cannibal Victorious, il devo team juniore della Bahrain (foto Zoé Soullard/DirectVelo)
Lo sloveno è entrato poi nell’orbita del team Cannibal Victorious, il devo team juniore della Bahrain (foto Zoé Soullard/DirectVelo)
E dal 2025 correrai con il CTF Victorious, come sei entrato in contatto con loro?

Li ho conosciuti un anno fa e siamo rimasti in buoni rapporti. Così come con lo staff della Bahrain Victorious. Nel 2024 ho corso qualche gara con il Cannibal Team (il devo team juniores, ndr). Essere in una formazione di sviluppo mi ha aiuterà parecchio a crescere e migliorare. 

Dal prossimo anno cosa ti aspetti?

Senza l’incidente mi sarei posto degli obiettivi alti, sicuramente. Ma dopo quello che mi è successo non conosco bene il mio stato di salute. Spero di stare bene e di trovare buoni risultati nelle gare internazionali. Vedremo anche come andrà la ripresa. Tra pochi giorni inizieremo il training camp, sarà un primo passo. In realtà con il CTF dovrei stare due stagioni, fino al 2026. 

Omrzel è stato coinvolto in una brutta caduta al Lunigiana che lo ha costretto ad una lenta convalescenza (foto Giro della Lunigiana)
Omrzel è stato coinvolto in una brutta caduta al Lunigiana che lo ha costretto ad una lenta convalescenza (foto Giro della Lunigiana)
Pensi sia un periodo giusto per ambientarti?

Credo di sì. Il salto tra gli under 23 è tosto. Le gare diventano più grandi, lunghe e impegnative. Vincere la Parigi-Roubaix da juniores mi ha reso sicuramente orgoglioso (in apertura il bacio al trofeo, foto Christphe Dague/DirectVelo, ndr), ma tra gli under 23 sarà un’altra cosa. Per la prossima stagione non mi pongo grandi obiettivi, capiremo come sto, sperando nel meglio e nel rientro in gruppo ai miei massimi livelli. Intanto sono felice di essere ripartito.

Buratti riparte: la crescita del 2024 e le certezze da ritrovare

14.11.2024
4 min
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Per Nicolò Buratti l’approccio al mondo dei professionisti è stato particolare, nel 2023 si è trovato catapultato nel WorldTour di punto in bianco. Fino ad aprile di quell’anno aveva corso tra gli under 23 con il CTF Victorious, poi dieci giorni dopo il Trofeo Piva era andato alla Freccia del Brabante con la Bahrain Victorious. Un salto grande, gestito bene sia da lui che dalla squadra. L’approccio però non è stato semplice e la stagione era scivolata via con qualche acuto ma solamente nella parte finale. 

Un anno e mezzo dopo Buratti si è messo alle spalle la prima stagione corsa interamente nel WorldTour, con 55 giorni di corsa. Esperienze in gare di primo livello come il Tour Down Under e la Vuelta a Catalunya, alternate a corse dove provare a lasciare la sua impronta, una di queste è stata la CroRace di fine stagione. 

Ripresa lenta

Il tempo delle vacanze è finito e Buratti ha ripreso a pedalare, con calma riprenderà confidenza con la bici e il gesto della pedalata. Per gettare la base sulla quale costruire la stagione prossima c’è tempo, ora è il momento di ricalibrare le gambe, con la testa ancora alla stagione appena conclusa

«Ho staccato appena finite le gare – dice Buratti – ero in Giappone, tra il viaggio di ritorno e tutto sono stato in giro un paio di giorni. Una volta tornato mi sono concesso una breve vacanza, alla fine della quale ho passato una settimana a casa nel relax più totale. Da una settimana ho ripreso a muovermi e fare qualcosa, con attività alternative come una camminata in montagna con gli amici. La bici l’ho ripresa da poco, fino al primo ritiro farò qualcosa ma non tanto. Dalle mie parti (Udine, ndr) fa già freddo, le temperature arrivano a una massima di 10 gradi centigradi. La Bora poi soffia forte e abbassa i gradi percepiti». 

I passi della crescita del giovane friulano sono passati anche da gare WorldTour, qui alla Strade Bianche
I passi della crescita del giovane friulano sono passati anche da gare WorldTour, qui alla Strade Bianche

Bilancio

Il resoconto di questo 2024 per il corridore della Bahrain Victorious parla di due soli piazzamenti nei primi dieci. Quello che però ha colpito è la partecipazione in certe gare di primo piano

«La cosa che mi porto dietro dalla passata stagione – dice – è la crescita generale che sento di aver fatto. Sia dal punto di vista fisico, che delle prestazioni, dei numeri e dei valori in generale. Ho visto tante corse importanti dall’interno e credo di aver migliorato anche il modo di correre, interpretare la gara e l’ambiente che la circonda. Queste sono tanto diverse da quelle che si trovano tra gli under 23.

«La stagione 2024 – prosegue – non è stata brillantissima dal punto di vista dei risultati, alla fine se si vanno a vedere le mie statistiche non ci sono spunti particolari. Si poteva fare di più, questo sicuramente, ma rispetto alla stagione passata credo di aver fatto un salto in avanti netto». 

Nelle gare più importanti si è messo a disposizione dei compagni
Nelle gare più importanti si è messo a disposizione dei compagni

Un altro passo

La crescita del ventitreenne friulano è stata costante, ma per costruire una continuità e ristabilire le certezze degli anni passati serve tempo e fiducia. 

«Per arrivare a fare risultato – spiega ancora – mi manca ancora qualcosa, soprattutto per quanto riguarda la consapevolezza. Con il cambio di categoria non è facile trovare quelle certezze che si avevano prima. Da under 23 bastano quattro o cinque gare fatte bene per emergere e acquisire sicurezza nei propri mezzi. Il WorldTour, invece, è un mondo grande dove tanti corridori vanno forte e trovare la propria strada è difficile. A volte basta poco, un risultato o una prestazione di rilievo e trovi la fiducia giusta per fare bene.

«Il prossimo gradino da fare – conclude – credo sia partecipare a un Grande Giro. Tutti dicono che cambia il motore, vedremo a dicembre quali saranno i miei programmi, per ora riprendo a pedalare con serenità».

Borgo e la maturazione passo dopo passo insieme al CTF

10.11.2024
6 min
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Uno dei corridori che ha fatto passi da gigante al suo primo anno da under 23 è Alessandro Borgo (in apertura photors.it). Il passaggio di categoria sembra non averlo sofferto, o comunque si è adattato in maniera molto rapida. Con il CTF Victorious si è messo subito alla prova in gare di alto livello, uscendo spesso nei chilometri finali quando le gambe contano. Delle prime risposte che fanno sperare in un talento pronto a sbocciare, ma servono pazienza e i passi giusti. Per questo il corridore veneto rimarrà per un altro anno nel team CTF Victorious. Intanto si gode gli ultimi giorni di vacanza, anche se la voglia di ripartire è tanta. 

«Sono tornato dalle Canarie venerdì 1° novembre – racconta – e ora mi godo gli ultimi giorni senza far nulla. Mi sono fatto i miei 9 giorni di vacanza nei quali ho riposato e mi sono rilassato. Penso sia meglio partire per qualche giorno, così da staccare la testa, fare un bagno al mare, divertirsi. Cose normali, che un ragazzo di 19 anni fa in estate e che io mi sono goduto ora, a stagione conclusa. Tra poco si comincerà a fare un po’ di attivazione muscolare, con palestra e uscite in bici leggere. In questi giorni ho fatto anche una pedalata in gravel, giusto per godermi il panorama».

Nelle corse di inizio stagione Borgo (il primo a sinistra) ha fatto fatica ad adattarsi alla distanza
Nelle corse di inizio stagione Borgo (il primo a sinistra) ha fatto fatica ad adattarsi alla distanza

Step di crescita

Nel 2023 Alessandro Borgo ha fatto passi da gigante, arrivando a giocarsi tanti risultati importanti. Il suo ultimo anno da junior ci aveva regalato un corridore sul quale riporre buone aspettative, ma il passaggio di categoria è sempre complicato. Borgo ha attutito il colpo alzando il proprio livello mese dopo mese. Abbiamo così deciso di individuare insieme a lui dei momenti chiave della stagione, attraverso questi raccontiamo il suo primo anno da under 23. 

«Partirei dal ritiro di gennaio – spiega Borgo – perché era il primo confronto con i miei compagni. Avevo dei dubbi su quello che sarebbe potuto essere e non sapevo bene cosa aspettarmi. Fin da subito ho capito di non essere lontano dal loro livello. In gara mi è servito un periodo di adattamento alla distanza, direi che è la cosa che ho sofferto di più. Ero abituato a fare 130 chilometri e sono passato a farne 170.

«Ricordo che ero al Memorial Polese – prosegue – una gara nazionale che passa vicino a casa mia (Pieve di Soligo, ndr). La pioggia ci aveva accompagnato tutto il giorno, faceva freddo, ma la corsa non era impegnativa a livello altimetrico. Ero riuscito a rimanere con i migliori, ma nella volata finale ero pieno di crampi. Ho subito pensato che fosse tutto troppo, ma la squadra è stata brava a tranquillizzarmi e a farmi capire che faceva parte del processo di adattamento».

Pietre e vento

Da metà marzo la svolta, almeno dal punto di vista dei risultati, con un doppio appuntamento in Belgio che ha mostrato un Alessandro Borgo diverso, più pronto e già competitivo. 

«Tra i due piazzamenti in Belgio, Youngster e Gent U23 – dice – considero più importante il primo. E’ stata l’unica e vera gara corsa con un clima da Classica del Nord. In 180 chilometri avremo fatto 400 metri di dislivello, eppure siamo arrivati tutti divisi. Quel giorno era la prima volta che correvo con tanto vento. Avevo però una buona condizione e quella mi ha salvato, ci ho creduto parecchio e questo mi ha aiutato molto nel crescere e acquisire consapevolezza. Se guardo all’ordine d’arrivo vedo che c’è tutta gente che nel 2025 correrà nel WorldTour, compreso il campione del mondo Behrens (che quel giorno ha vinto, ndr).

«Dopo il quinto posto della Gent – continua Borgo – e il quattordicesimo all’europeo ho capito che correre al Nord può fare per me. Proprio alla prova continentale ne ho avuto conferma. A 80 chilometri dall’arrivo, al primo vero settore di pavé, sono rimasto con un gruppo di quindici. Gli stessi che poi si sono giocati la vittoria. Ricordo che uscito dal settore mi sono guardato intorno e ho visto corridori di grande spessore: Teutenberg, Pedersen, Christen e tanti altri. Ho pensato: «Se ci sono vuol dire che sono le mie strade».

A San Daniele, senza watt

L’ultimo episodio è legato alla Coppa Città di San Daniele, dove Borgo ha conquistato un ottimo terzo posto alle spalle della coppia della Visma Lease a Bike Development composta da Nordhagen e Huising. Nonostante prima avesse ottenuto la sua prima vittoria da under 23 il corridore veneto ha scelto questo come ultimo momento chiave della sua stagione. 

«La corsa era lontana dalle mie caratteristiche – analizza visto che erano previsti 2.400 metri di dislivello e nel finale era prevista la doppia scalata del Monte di Ragogna. Una salita di 2,7 chilometri e 10 per cento di pendenza media, non esattamente il mio terreno. Era l’ultima corsa, e si disputava vicino a casa, quindi ero motivato. Nel finale, prima della doppia salita, ho preso il computerino e l’ho messo in tasca. Mi sono detto: «Ora vado su per quello che riesco, ascoltando il mio corpo». Grazie a quella mossa ho capito tante cose, la prima che ho imparato a conoscermi bene e credo sia fondamentale. La seconda, invece, che su salite da dieci minuti posso provare a rimanere con i migliori. Se avessi dovuto guardare i watt magari mi sarei demoralizzato o avrei mollato prima. Invece con la forza della mente ho tenuto botta».

Roberto Bressan (a sx) e Fabio Baronti (a dx) sono state due figure importanti per Borgo nella stagione 2024
Roberto Bressan (a sx) e Fabio Baronti (a dx) sono state due figure importanti per Borgo nella stagione 2024

Le parole di Bressan

Nel mezzo della sua stagione 2024 Borgo ha preso parte anche al Giro Next Gen. Per un corridore al primo anno tra gli under 23 è sempre un banco di prova importante, in grado di fare da spartiacque. Nel caso del ragazzo del CTF Victorious la forza è arrivata da fuori. 

«Al Giro Next Gen – conclude nell’analisi della sua stagione – sono andato perché Stockwell era caduto alla Corsa della Pace fratturandosi la clavicola. E’ stato difficile perché pochi giorni dopo la fine della corsa avrei avuto l’esame di maturità. Mentalmente ero provato, stanco, anche affaticato. Nella seconda tappa, quella più adatta a me, ho preso più di 10 minuti. Volevo tornare a casa e lì è intervenuto Roberto Bressan, il team manager del CTF. Mi ha fatto capire quanto fosse importante tenere duro, finire la corsa e portare a termine quella esperienza. Pochi giorni dopo il nostro colloquio, a Zocca, ho ottenuto un quarto posto. Lo devo ringraziare, perché mi ha fatto capire quanto sia importante non arrendersi mai».

Skerl: il cammino al CTF è finito, ora è tempo di WorldTour

22.10.2024
5 min
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Il rapporto tra il CTF Victorious e la Bahrain Victorious ha creato un canale di collaborazione e lavoro reciproco sempre più forte negli anni. Tanti ragazzi sono passati dal team continental friulano alla formazione WorldTour. Nel 2023 sono due quelli arrivati nel professionismo grazie a questo binomio: Alberto Bruttomesso e Nicolò Buratti, mentre l’anno precedente era toccato a Fran Miholjevic. A fine 2024 saranno tre i corridori che arriveranno nel mondo dei grandi: Daniel Skerl, Max Van Der Meulen e Zak Erzen. 

Daniel Skerl dopo tre anni saluta il CTF e passerà professionista (photors.it)
Daniel Skerl dopo tre anni saluta il CTF e passerà professionista (photors.it)

Al lavoro per il futuro

Daniel Skerl, velocista triestino dalle origini multietniche, si è guadagnato questa occasione con la fatica e l’impegno messo nei tre anni corsi alla corte di Renzo Boscolo. Un segno di grande fiducia nelle sue potenzialità e qualità. Skerl continuerà il cammino iniziato al CTF Friuli nel 2022 (in apertura la vittoria al GP Misano 100, foto ufficio stampa CTF). Con lui ha lavorato a stretto contatto Andrea Fusaz, preparatore del team friulano, che se lo ritroverà anche alla Bahrain Victorious

«Skerl – spiega Fusaz – ha raccolto più nel 2023 che in questa stagione, a livello di risultati. Quest’anno ha avuto diversi intoppi che gli hanno impedito di essere al meglio. Ha iniziato con un problema al ginocchio, mentre in primavera alcuni malanni lo hanno rallentato. Poi, come abbiamo fatto spesso con i ragazzi che sapevamo sarebbero passati professionisti l’anno dopo, lo abbiamo fatto correre in gare differenti da quelle nelle sue corde. Un modo per abituarlo a ciò che troverà nel mondo dei professionisti. Nel 2023 abbiamo fatto lo stesso con Alberto Bruttomesso. Questi ragazzi hanno corso in appuntamenti diversi per aumentare la loro cilindrata e i giri del motore».

Qui alla Ronde de l’Oise nella quale ha vinto una tappa e la classifica di miglior giovane
Qui alla Ronde de l’Oise nella quale ha vinto una tappa e la classifica di miglior giovane
Skerl nei suoi tre anni non ha ottenuto risultati di grande rilievo…

Anche da junior ha vinto meno del previsto, ma da under 23 ha fatto una crescita a livello di numeri molto importante ma costante. Nel 2024 sapevamo che avremmo dovuto lavorare di più sul piano mentale e fisico. Skerl dovrà crescere ancora, soprattutto negli sforzi prolungati e lo farà sicuramente. Penso che potrà dire la sua negli sprint, ha le caratteristiche giuste. 

Quindi i suoi dati vi hanno spinto a fare questo salto?

A numeri non deve invidiare nessuno, poi l’atleta si vede anche nei momenti di gara, come gestisce la pressione e la vita fuori dalla bici. Il ragazzo ha 21 anni, dovrà trovare il suo equilibrio per avere la giusta serenità e confidenza nei propri mezzi. Poi c’è da dire una cosa. 

Skerl nel 2024 si è messo alla prova su terreni diversi e più impegnativi, una antipasto di quanto troverà nel WT (foto Nicolas Mabyle/DirectVelo)
Skerl nel 2024 si è messo alla prova su terreni diversi e più impegnativi, una antipasto di quanto troverà nel WT (foto Nicolas Mabyle/DirectVelo)
Quale?

Che il salto di categoria è sempre un passo al buio. Tanto dipende dalla personalità del corridore e se sente o meno la pressione. Nel momento in cui si entra in una nuova dimensione non è facile. Lo stesso si può dire per Milan: al secondo anno da professionista si vedeva potesse fare ciò che ha fatto quest’anno. Solo che oltre al fisico e alla forza serve una maturazione mentale e psicologica. Le risposte dall’atleta devono arrivare anche dalla testa oltre che dalle gambe. 

Sappiamo che al CTF difficilmente si lavora con i quarti anni, questo ha influito sul passaggio di Skerl?

Abbiamo ritenuto il ragazzo pronto per passare con i professionisti. Il nostro percorso di crescita prevede che dopo due anni di lavoro si hanno due opzioni: o hai capito e assimilato il nostro metodo oppure no. Ci sono dei valori e dei principi che vogliamo trasmettere e se non riusciamo, o non vengono assimilati, è inutile insistere. Poi ci riserviamo di attendere un anno in più perché ci possono essere complicazioni o rallentamenti. Ma diciamo che tre anni, di default, vanno bene.

Dopo quasi 70 anni Trieste ritrova un corridore nel professionismo, Skerl può essere d’ispirazione per tanti giovani
Dopo quasi 70 anni Trieste ritrova un corridore nel professionismo, Skerl può essere d’ispirazione per tanti giovani
Quindi era impensabile lasciare Skerl un anno in più negli U23?

Sì, perché il rischio è di avere ridondanza nel sistema di allenamento e di crescita. Noi nel 90 per cento dei casi tiriamo fuori il massimo dall’atleta in tre anni. Considerando che Skerl ha fatto un percorso lineare con noi, abbiamo pensato fosse giunto al termine. 

Meglio quindi farlo passare e proporgli un cammino come quello di Bruttomesso?

Sì. Crediamo sia meglio entrare con i giusti passi nella categoria superiore, dove non ci sono livelli al di sopra. I ragazzi arrivano nel professionismo e fanno le gare che servono loro per crescere. Questo permette loro di fare la giusta crescita fisica e mentale: acquisiscono dimestichezza, fiducia e i movimenti da fare in gruppo.

Ermakov, un russo in Friuli con idee chiare per sfondare

09.09.2024
5 min
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Nel suo racconto della vittoria a Capodarco, Filippo D’Aiuto non aveva mancato di far notare quanto sull’evoluzione della corsa avesse influito l’attacco di Roman Ermakov. Che il russo del CTF Victorious fosse in buona forma era chiaro e lo si è evinto nel weekend successivo, quando ha realizzato uno splendido uno-due a Kranj, conquistando soprattutto la classica della domenica, una delle prove più ambite nel vecchio mondo slavo. Un successo, con Baseggio e Balmer vanamente prodigati al suo inseguimento, che rilancia le ambizioni del giovane russo.

L’arrivo solitario di Ermakov a Kranj, dove aveva vinto anche il giorno prima
L’arrivo solitario di Ermakov a Kranj, dove aveva vinto anche il giorno prima

Al suo secondo anno in Friuli, Ermakov guarda già al futuro pur avendo una ventina d’anni, ma la scuola di ciclismo in casa CTF si sta rivelando fondamentale per la sua crescita e infatti è perfettamente conscio di aver fatto la scelta giusta.

«Mi piace l’atmosfera nella nostra squadra, l’approccio verso ogni corsa. Questi due anni stanno andando bene e spero che continuino sulla stessa lunghezza d’onda, magari con qualche vittoria in più…».

Il russo sul podio, fra Matteo Baseggio e l’elvetico Alexandre Balmer
Il russo sul podio, fra Matteo Baseggio e l’elvetico Alexandre Balmer
Com’è la vita per un ragazzo russo in Friuli, che cosa ti piace di più e di meno?

Qui la nazionalità non è un fattore – afferma con un pizzico di polemica legata alle sue origini – nessuno nella squadra ti guarda per dove vieni, ma per quello che sei. A tutti importa cosa c’è dentro di te, non della tua nazionalità e per me è importante. Quindi direi che la nazionalità non è sicuramente un fattore che influisce. Questo è ciò che mi piace di più, mi sono ambientato, anche se parlo molto poco italiano.

A Kranj hai ottenuto le prime vittorie ma già ti eri messo in evidenza nella stagione, per esempio a Capodarco: eri preoccupato per non riuscire a vincere?

No, non proprio. Ero abbastanza fiducioso che sarebbero arrivate le mie vittorie, solo che doveva venire il tempo. Ma non ho mai perso fiducia nelle mie qualità e nella mia forza, né la squadra mi ha fatto pesare qualcosa, anche nello staff erano convinti che il momento era maturo. E’ stata solo una questione di tempo e di pazienza.

Per Roman è il secondo anno nel CTF, dove si sente pienamente a suo agio, come anche nella vita in Friuli
Per Roman è il secondo anno nel CTF, dove si sente pienamente a suo agio, come anche nella vita in Friuli
Di te avevamo già parlato ai tempi del Cannibal Team, come ti eri trovato in quella squadra junior con tante nazionalità?

Penso che il team Cannibal sia probabilmente il posto migliore in cui far crescere gli juniores perché il loro approccio è qualcosa di un altro pianeta. Il modo in cui il direttivo e i ragazzi principali dello staff gestiscono il team è di un altro livello rispetto agli altri, qualcosa che si avvicina molto ai professionisti e ti permette di crescere avendo già un assaggio di quel che sarà. Quindi il loro approccio secondo me è il migliore possibile che si possa ottenere. Inoltre è ancora meglio avere così tante nazionalità nel team, proprio per entrare nel pieno di questo mondo così variegato. A quel tempo, mi piaceva molto.

Rispetto alle corse che facevi da junior, quali differenze hai trovato e quanto è cresciuto il livello?

Beh, di sicuro è cresciuto, ma non saprei definire nello specifico cosa è cambiato esattamente. Le gare sono ancora gare, solo che stiamo facendo più chilometri ora, disputiamo gare a tappe più lunghe, ora abbiamo un sacco di salite e tutto il resto. Da juniores non avevamo questo, quindi probabilmente questa è la differenza maggiore.

Ermakov (a sinistra) ai tempi del Cannibal Team, dove conviveva con corridori di altre 16 nazionalità
Ermakov (a sinistra) ai tempi del Cannibal Team, dove conviveva con corridori di altre 16 nazionalità
Che tipo di corridore sei?

Probabilmente direi che sono più versatile e questo è cambiato rispetto al passato. Riesco ad affrontare alcune salite piuttosto bene. Riesco a spingere molto in pianura e soprattutto mi piace essere in fuga.

Ora quali sono i tuoi obiettivi?

Faccio ogni gara nel miglior modo possibile, aiutando la squadra a fare qualcosa d’importante, se sarò io a finalizzare meglio ancora, ma questo si decide volta per volta. Siamo davvero molto vicini alla fine di questa stagione e voglio sfruttare ogni occasione.

Per Ermakov una stagione sempre in crescita dopo un inizio in sordina
Per Ermakov una stagione sempre in crescita dopo un inizio in sordina
Che cosa significherebbe per te entrare nel Bahrain Victorious?

Tutti hanno questo sogno di unirsi al mondo dei professionisti. Per me è il riferimento perché siamo la loro squadra satellite. Penso che sia una speranza per tutti. Io spero di unirmi ai grandi prima possibile, perché sono curioso di vedere dove finiremo e dove mi porterà questa strada…

Van Der Meulen: sembrava sparito, ma in Italia è risorto

15.05.2024
5 min
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Alla corte di Renzo Boscolo, al CTF Victorious, è arrivato all’inizio di questa stagione un ragazzo olandese: Max Van Der Meulen (in apertura foto DirectVelo/Florian Frison). La continental friulana è solamente un punto di appoggio tra il passato nel devo team della DSM e il futuro in Bahrain Victorious, nel WorldTour. Com’è già capitato con Bruttomesso, un corridore promesso sposo al team del Bahrein finisce la sua maturazione tra le file del CTF. 

Max Van Der Meulen, CTF Victorious, vince la seconda tappa alla Ronde de l’Isard (foto DirectVelo/Florian Frison)
Max Van Der Meulen vince la seconda tappa alla Ronde de l’Isard (foto DirectVelo/Florian Frison)

Prima vittoria

Con i colori della squadra friulana Van Der Meulen ha trovato la sua prima vittoria dopo tanto tempo. Lo ha fatto in una corsa difficile come la Ronde de l’Isard, dove il parterre era di tutto rispetto e le tappe impegnative, per corridori veri. Un successo che testimonia come determinate qualità non si possano perdere in poco tempo. 

«Quella in Francia, alla Ronde de l’Isard – racconta – è stata la mia prima vittoria da under 23, mi è piaciuta moltissimo. Purtroppo nella prima tappa ho preso tanto freddo e sono uscito subito di classifica. La sera ero un po’ amareggiato, ma parlando con il team abbiamo deciso di prendere ogni frazione come una corsa di un giorno. Vincere è stato fantastico, ero molto felice per me, ma anche per il team e i miei compagni che mi hanno dato una grande mano. Ho lavorato duramente a partire da questo inverno e vedere che tutti gli sforzi hanno portato a qualcosa è bello, gratificante».

Da junior la bici era un divertimento, senza lo stress del risultato (foto DirectVelo/Aurélien Regnoult)
Da junior la bici era un divertimento, senza lo stress del risultato (foto DirectVelo/Aurélien Regnoult)

Perso in casa sua

La storia di Van Der Meulen è particolare: il giovane corridore olandese, classe 2004, tra gli juniores volava. Vi basti sapere che nel solo 2022, l’ultimo anno nella categoria, aveva ottenuto sei vittorie tra cui quella alla Classique Des Alpes. Risultati che lo avevano portato ad essere il secondo miglior junior al mondo. Poi la chiamata nel devo team di casa, la strada che sembrava già delineata, ma non tutto è andato secondo i piani. 

«Quando ero junior – ci dice subito – mi godevo il fatto di andare in bici e non prendevo la cosa troppo seriamente, per me il ciclismo era un divertimento. Poi sono andato al Development Team DSM e le cose sono cambiate parecchio, tutto veniva fatto al 100 per cento. Gli allenamenti erano diversi, si curava tanto l’alimentazione, è cambiato tutto. Non sto dicendo che la DSM sia sbagliata, ma che io non ero fatto per un ambiente del genere. Quello che non ha funzionato è a livello personale, non dal lato del corridore. Ho inseguito per tanto tempo la mia migliore condizione senza mai trovarla, non ero felice e questa per me è una cosa importante per performare».

L’Italia e il gusto di ritrovarsi

«Il giovane talento olandese – ci aveva detto qualche giorno fa Renzo Boscolo team manager del CTF – è uno dei corridori che viene recuperato da un team italiano, la soddisfazione sta nel far vedere che non tutto l’oro dell’estero luccica più del nostro. Qui da noi si possono fare le cose bene, con metodo e passione. Siamo riusciti a recuperare un ragazzo forte e questo è il nostro orgoglio, nonché di tutto il pianeta Bahrain».

Allora partendo dalle parole di Boscolo la curiosità di sapere cosa Van Der Meulen abbia trovato di diverso da noi ci morde da dentro e la domanda nasce spontanea: «Per me è un modo di fare totalmente differente – dice – il CTF è come una famiglia, siamo molto uniti. Ci sono degli obiettivi, per fare in modo di lavorare bene, ma non importa che siano personali o di squadra qui tutti danno sempre il massimo. C’è molta più motivazione e tanta felicità nel godersi il ciclismo, è una squadra passionale. Mi piace averli intorno, con lo staff si lavora benissimo e mi danno tanto supporto».

Van Der Meulen, scalatore puro, ora fa rotta sul Giro Next Gen (foto DirectVelo/Florian Frison)
Van Der Meulen, scalatore puro, ora fa rotta sul Giro Next Gen (foto DirectVelo/Florian Frison)

Il sogno rosa e il futuro nel WT

Tra meno di un mese toccherà agli under 23 darsi battaglia lungo tutto lo stivale, o in buona parte di esso, per conquistare la maglia rosa. Il Giro Next Gen, alla luce della recente vittoria e delle qualità di Van Der Meulen, diventa un obiettivo per risalire un altro gradino che lo porterà, comunque vada, nel WT il prossimo anno. 

«Sto bene – continua a raccontarci – sono tornato dalla Francia, ho recuperato bene e sono partito per Andorra. Ora mi trovo qui da una settimana, insieme a due miei compagni di squadra, e starò altre due per preparare al meglio il Giro Next Gen. Prima però sarò in Repubblica Ceca per correre l’appuntamento di Nations Cup con la nazionale olandese.

«Sono fiducioso di poter fare ancora tanto quest’anno – conclude Van Der Meulen – in vista del mio approdo alla Bahrain Victorious. Voglio migliorare tanto per superare quel gradino che mi manca ma sono fiducioso. Il CTF da questo punto di vista mi dà una grande mano, mi fa crescere sia come corridore che come persona. Non ho paura di quello che potrà succedere in futuro».