Il nuovo corso del marchio Colnago non smette di regalare novità e raccogliere successi. Se il 2023 ha portato in dote il primo posto nella classifica UCI individuale con Tadej Pogacar e in quella riservata alle squadre grazie all’UAE Team Emirates, i primi giorni del 2024 hanno annunciato una importante novità che ha interessato la struttura internazionale dell’azienda di Cambiago. E’ infatti della scorsa settimana la nomina di Brandt Furgerson nel ruolo di CEO di Colnago America, a conferma di come il mercato americano sia davvero di estrema importanza per Colnago e di come la crescita e l’evoluzione che sta interessando negli ultimi anni il brand sia davvero inarrestabile.
Tra le tante novità del 2024 ci sarà anche la partecipazione di Pogacar al Giro d’ItaliaTra le tante novità del 2024 ci sarà anche la partecipazione di Pogacar al Giro d’Italia
Una lunga esperienza
Brandt Furgerson porta in dote a Colnago una lunga esperienza maturata in diverse aziende attive nel mondo ciclo. Nel suo ruolo di amministratore delegato di Colnago America, Furgerson dovrà occuparsi di Stati Uniti, Canada e di alcuni Stati dell’America Latina.
La sua base di lavoro sarà a San Diego. Da qui Furgerson gestirà l’attività di Colnago America in sinergia con il team già operativo presso la filiale di Chicago.
In qualità di nuovo CEO, Brandt Furgerson sarà responsabile dello sviluppo delle iniziative strategiche di Colnago, della promozione, della crescita e della supervisione delle operazioni nel mercato statunitense. La sua leadership giocherà un ruolo fondamentale nell’espansione della presenza di Colnago sul mercato americano, in particolare per quel che concerne il lavoro per sviluppare e rafforzare il rapporto con i rivenditori Colnago.
Nicola Rosin, Global CEO dell’azienda di CambiagoNicola Rosin, Global CEO dell’azienda di Cambiago
Il benvenuto dell’azienda
A fare simbolicamente gli onori di casa e quindi ad accogliere Brandt Furgerson nella famiglia Colnago è stato Nicola Rosin, Global CEO dell’azienda di Cambiago.
«Diamo il benvenuto a Brandt Furgerson – ha affermato Nicola Rosin – nella famiglia Colnago come nuovo CEO di Colnago America con grandi speranze. I profondi legami di Brandt con il settore, l’esperienza nella creazione di marchi e la genuina passione per il ciclismo lo rendono il candidato ideale per portare avanti la nostra attività. Siamo fiduciosi che, sotto la sua guida, Colnago USA eguaglierà o supererà la crescita che Colnago sta avendo a livello globale».
Alle parole di Nicola Rosin hanno fatto seguito quelle di Brandt Furgerson, pronto a lanciarsi con grande entusiasmo in questa nuova sfida professionale.
«L’opportunità di guidare Colnago nel mercato statunitense è un onore incredibile – ha affermato Furgerson – Il business globale ha visto una crescita incredibile dalla nomina di Nicola a CEO globale. Sono entusiasta di incanalare tutto lo slancio e lo sviluppo nel mercato nordamericano».
Ricordiamo che Colnago America si occupa del mercato di Stati Uniti, Canada e di parte dell’America Latina.
Volete una delle bici che Pogacar ha utilizzato al Tour? Adesso potete con la V3Rs Capsule Collection. Tre livree per le tre maglie conquistate dallo sloveno
Due dati italiani molto forti (successi e forte vendita di biclette) fanno pensare che su questo fronte l'Italia ha saputo gestire bene i mesi del Covid
Il giorno prima della Coppa del mondo di Vermiglio, in quel bianco che sapeva di Natale e buoni sentimenti, Ryan Kamp ha saputo dalla sua squadra che non gli avrebbero rinnovato il contratto. Non è una bella notizia da ricevere quando la stagione del cross è già cominciata e le squadre sono tutte in Spagna per il primo ritiro.
«I dirigenti della Pauwels Sauzen-Bingoal – spiega – mi hanno detto che per il 2024 avrebbero investito sugli under 23 e quindi io a 23 anni ero troppo vecchio per loro. Era tardi, ma lo stesso i miei manager si sono messi a chiamare in giro chiedendo alle varie squadre nelle quali secondo loro sarei stato bene. Le risposte però erano tutte uguali. Non avevano spazio o non avevano budget per ingaggiarmi oppure avevano problemi con qualche sponsor».
I fratelli Roodhoft
Ryan Kamp, che nella sua carriera ha vinto un mondiale U23 di ciclocross e uno nel team relay, oltre a due titoli europei di categoria, si è ritrovato a piedi. Così si è rivolto ai fratelli Roodhoft, titolari della Alpecin-Deceuninck, che non sono riusciti a trovargli un posto in squadra, ma hanno lavorato fino a mettere insieme l’equipaggiamento necessario.
«Abbiamo trovato del buon materiale – racconta Kamp – con la bicicletta Colnago e il gruppo Campagnolo. Non li ho mai usati, ma so che sono materiali molto buoni. Ho ricevuto tutto negli ultimi giorni di dicembre. Non ho ancora firmato un contratto per l’abbigliamento, ma quello che conta è che potrò andare avanti con la stagione del cross. All’estate ci penseremo più avanti, per ora non posso guardare troppo lontano».
Fatto il bike fit sulla Colnago e trovato il feeling con le leve Campagnolo, Kamp è fiduciosoBici Colnago montata Campagnolo: il 2024 di Kamp riparte senza scritte sulla magliaFatto il bike fit sulla Colnago e trovato il feeling con le leve Campagnolo, Kamp è fiduciosoBici Colnago montata Campagnolo: il 2024 di Kamp riparte senza scritte sulla maglia
La Coppa del mondo
L’obiettivo è portare avanti una buona classifica in Coppa del mondo. Al momento Kamp viaggia in settima posizione, con appena un punto meno di Sweek che lo precede. In testa alla classifica c’è il suo vecchio compagno Iserbyt, ormai inarrivabile.
«Stiamo lottando per la sesta posizione – spiega Kamp – e poi, se sarò fortunato, cercherò di arrivare alla quinta. Questo è il mio primo obiettivo di stagione, ma il vero traguardo per le prossime settimane saranno i campionati nazionali e semmai più avanti i campionati del mondo. Ho avuto poco tempo per sistemare i materiali, in un momento della stagione in cui è tutto molto convulso. Avevo una vecchia bici con le mie misure, ho fatto un bike fit e abbiamo cercato di replicarle. Il passaggio da Shimano a Campagnolo significa anche tenere diversamente il manubrio, ma sto finalmente trovando il feeling. Questo è davvero il momento centrale della stagione e non vedo l’ora di cominciare».
Nel 2020 Kamp è già iridato U23 e vince così gli europei di crossNel 2021 a Col du Vam, arriva il secondo titolo europeo di Ryan CampAlla vigilia della Coppa a Vermiglio, Kamp ha ricevuto la notizia di non avere più squadraNel 2020 Kamp è già iridato U23 e vince così gli europei di crossNel 2021 a Col du Vam, arriva il secondo titolo europeo di Ryan CampAlla vigilia della Coppa a Vermiglio, Kamp ha ricevuto la notizia di non avere più squadra
Opzione strada
Il cross in Olanda è una religione quasi come in Belgio e il suo telefono in breve si è riempito di messaggi increduli di tifosi e amici. Come si fa a lasciare a piedi un simile talento della specialità più amata? Una spiegazione fatica a darsela anche Ryan, che ha gli occhi sul cross, ma sa anche che una possibilità potrebbe arrivargli dal mondo della strada. Come per Thibau Nys, che ha due anni meno di lui e si divide fra i due mondi.
«Per i prossimi due anni – dice Kamp – sono abbastanza sicuro che punterò forte sull’inverno e sul ciclocross, ma sento anche che ogni estate sto facendo dei passi avanti. Nel 2023 ho partecipato ad alcune gare da professionista e sono arrivato spesso molto vicino al podio. Anche ai campionati nazionali vinti da Van Baarle sono arrivato pochi secondi fuori dai primi dieci, pur non avendo una grande preparazione. Quindi sono davvero curioso di sapere cosa potrei fare quando mi preparerò sul serio».
CAMBIAGO – Colnago è sempre più un brand in grado di coniugare perfettamente tradizione e innovazione. La conferma è arrivata un paio di settimane fa quando l’azienda di Cambiago ha ricevuto a Milano il “Premio Innovazione” in occasione dell’edizione 2023 dello Smau. Un riconoscimento per l’adozione della tecnologia blockchain su alcuni dei principali modelli firmati Colnago, quali C68 e V4Rs, oltre a tutti i modelli Limited Edition.
Smau è attiva dal 1964 e fin dalla sua fondazione si propone di aiutare le imprese e i professionisti nel soddisfare il loro bisogno di innovazione, promuovendo il networking e l’aggiornamento professionale. Stiamo parlando di start up, incubatori, acceleratori, partner tecnologici, pubbliche amministrazioni. Attraverso la dinamica dell’Open Innovation tutte queste realtà possono trovare negli eventi e nei progetti firmati Smau il giusto partner per innovare e accelerare il proprio business con idee, progetti e strumenti adeguati a rispondere alle sfide che il mercato oggi propone.
Come anticipato, in occasione dell’edizione 2023 dello Smau, Colnago ha ricevuto il “Premio Innovazione” grazie all’adozione della tecnologia blockchain su alcuni modelli di serie. Non si tratta di una novità in senso assoluto dal momento che nel 2021, esattamente ai mondiali di Leuven, Tadej Pogacar aveva corso su una Colnago V3Rs “speciale” dotata di tecnologia blockchain. Oggi l’azienda lombarda ha però deciso di estendere questa tecnologia su biciclette di serie.
Grazie a MyLime, società tecnologica italiana, Colnago ha deciso di registrare le operazioni di produzione, trasporto e vendita delle proprie biciclette sulla Blockchain Polygon. Tutte queste operazioni risultano salvate in modo sicuro e irrevocabile su un database diffuso. I dati registrati non possono perciò essere falsificati o modificati una volta registrati.
A raccontarci qualcosa di più sul “Premio Innovazione” di Smau è Manolo Bertocchi, Head of Marketing Colnago, che ha ricevuto personalmente nelle sue mani il prestigioso riconoscimento. In occasione del nostro incontro presso la sede Colnago a Cambiago, alle porte di Milano, abbiamo avuto l’opportunità di conoscere qualcosa di più sulla tecnologia blockchain e sulle sue potenzialità.
La tecnologia blockchain è stata usata da Colnago sui modelli C68 e V4RsQuesta è l’immagine usata come tag NFCLa tecnologia blockchain è stata usata da Colnago sui modelli C68 e V4RsQuesta è l’immagine usata come tag NFC
Partiamo dalla domanda più semplice. Perché in Colnago si è sentito il bisogno di fare ricorso a questa particolare tecnologia?
Dobbiamo partire da un dato inconfutabile. Oggi le biciclette non sono beni registrati come le automobili o le motociclette. Il progetto di registrazione delle nostre biciclette in blockchain si propone di risolvere le seguenti due problematiche collegate alla mancanza di un registro ufficiale: la contraffazione e l’inversione dell’onere della prova. Ogni bicicletta Colnago è un bene di altissimo valore che purtroppo può essere facilmente replicabile e quindi contraffatto. Attraverso la tecnologia blockchain si può verificare in maniera sicura se siamo difronte ad una bicicletta Colnago originale. Il secondo problema che oggi possiamo superare grazie a questa tecnologia innovativa è quello dell’inversione dell’onere della prova in caso di furto. Non essendo un bene registrato, se una bicicletta viene rubata spetta al proprietario dimostrare che è sua.
In che modo Colnago viene allora in soccorso del proprietario?
Su tutti modelli Colnago interessati dalla tecnologia blockchain è stato applicato un tag NFC che, scansionato, collega le informazioni digitali alla bicicletta fisica. Il risultato è un certificato di autenticità digitale che non può essere in alcun modo modificabile. L’utente, dopo aver acquistato la bicicletta, registra l’acquisto tramite l’App Colnago. In questo modo ottiene un certificato di proprietà valido anche in caso di vendita della bicicletta stessa, con relativa estensione della garanzia al secondo proprietario. Nel lungo periodo il punto di forza di questo procedimento è quello del mantenimento del valore: metà di questo si perde nel momento in cui si esce dal negozio. Questo non succede per i beni di lusso come possono essere le auto Ferrari e non succederà per le bici Colnago, perché la certezza di proprietà dà una ulteriore certezza della bontà del bene e di conseguenza ne aumenta la catena del valore.
Perché avete deciso di presentare a Smau il vostro progetto di adozione della tecnologia blockchain?
Il merito va riconosciuto a Elena Moglia, CEO di MyLime (i due sono insieme ai responsabili Smau nella foto di apertura, ndr), che nel mese di luglio ci ha invitato a presentare il nostro progetto. L’abbiamo fatto e dopo poco tempo ci hanno ricontattato per una sorta di intervista finalizzata ad avere delle informazioni aggiuntive sul nostro progetto. Successivamente ci è arrivato l’invito a partecipare all’evento organizzato a Milano da Smau a metà ottobre. La cosa buffa è che non avevamo realizzato di aver vinto. Eravamo infatti convinti di dover semplicemente partecipare ad un workshop (“Innovazione, digitalizzazione e sostenibilità nel settore manifatturiero”, ndr) per presentare il nostro progetto. Solo una volta arrivati lì ci siamo accorti di aver vinto.
Immaginiamo che la vostra soddisfazione sia stata grande…
Assolutamente sì, anche perché si tratta di un premio che non riguarda il solo mondo ciclo, ma il settore manifatturiero preso nel suo complesso. Tutto questo gli conferisce indubbiamente un valore maggiore.
La sensazione finale è quella che il progetto di adozione della tecnologia blockchain, oggi applicato solo ad alcuni modelli Colnago, possa essere il primo step di qualcosa di più grande e decisamente interessante. Non ci resta che aspettare.
Si chiama Campus Bike Convention, si svolgerà a Bologna nei giorni del 2 e 3 dicembre prossimi all’interno della prestigiosa location di FICO Eataly, e si propone per essere un primo appuntamento di caratura internazionale dedicato al rapporto tra ciclismo e prestazione. In sintesi, quello che attenderà tutti i partecipanti sarà una due giorni estremamente fitta di incontri e relazioni su tematiche cruciali per chi va in bicicletta: dall’allenamento, alla biomeccanica, dalla performance alla ottimale nutrizione nel ciclismo. Il tutto “ordinato” secondo un cadenzato panel di attività e workshop pratici per condividere le metodologie più innovative, raccontate dai migliori esperti italiani e internazionali.
Si toccheranno tanti punti durante il Campus: dalla biomeccanica all’allenamento, passando anche per la nutrizioneSi toccheranno tanti punti durante il Campus: dalla biomeccanica all’allenamento, passando anche per la nutrizione
Dietro al progetto Campus Bike Convention risiede un prestigioso comitato di esperti, raccolti da Bikenomist con il supporto di Colnago, con il patrocinio della Federazione Ciclistica Italiana: autentiche eccellenze del mondo del ciclismo internazionale ed italiano per conferire già alla prima edizione uno spessore rilevante. Campus Bike Convention si propone dunque come un evento verticale, pensato per professionisti che lavorano nel settore del ciclismo – allenatori, preparatori, e atleti – ma anche per tutti coloro che, per passione, lavoro o vocazione, possono trovare nel programma un’occasione preziosa di formazione, apprendimento, e anche di “networking”.
Colnago supporterà l’evento Campus Bike ConventionColnago supporterà l’evento Campus Bike Convention
Un panel di esperti
Il programma della due giorni bolognese sarà davvero intenso. Nella sala plenaria si avvicenderanno più di venticinque relatori, e oltre trenta workshop coinvolgeranno i partecipanti nelle cinque sale dedicate ad allenamento, prestazione, nutrizione, biomeccanica e forza. Lo scopo dell’evento – dichiarano gli organizzatori – è quello di colmare il gap tra teoria e pratica applicativa.
Inoltre, in occasione di Campus Bike Convention Colnago – che dell’appuntamento è partner e sostenitore – allestirà una speciale mostra con in esposizione numerosi modelli dagli anni ‘60 a oggi, lungo un percorso che permetterà di comprendere l’innovazione tecnologica delle biciclette e come i materiali, le geometrie e gli studi aerodinamici abbiamo portato a costruire mezzi sempre più performanti.
Tra i relatori, sono ad oggi Diego Bragato, (Head of Performance della Federazione Ciclistica Italiana), Davide Cassani, Mikel Zabala (CT della Nazionale spagnola Mtb), Alessandro Ballan, Marco Aurelio Fontana, Elisabetta Borgia (Psicologa delle Nazionali Italiane e della Lidl-Trek) Marco Compri (Team Performance della Nazionale Italiana), Vittoria Bussi (Record dell’Ora femminile) e diversi altri professionisti e docenti tra i quali il prof. Marco Belloli (Direttore del Dipartimento di Meccanica del Politecnico di Milano), il collega Samuele Marcora (un assoluto esperto di fatica negli sport di endurance).
L’iniziativa vuole far incontrare il pubblico con i più importanti esperti italiani ed internazionali L’iniziativa vuole far incontrare il pubblico con i più importanti esperti italiani ed internazionali
Un approccio scientifico
«Il mondo della preparazione e allenamento per il ciclismo – ha dichiarato il direttore di Campus Bike Convention Omar Gatti – è popolato da numerosi falsi miti che non hanno alcun fondamento scientifico e che impediscono agli atleti di raggiungere il proprio potenziale. A Campus vogliamo far incontrare il pubblico con i più importanti esperti italiani ed internazionali, con l’obiettivo di mettere le più moderne metodologie a disposizione di chi vorrà partecipare. E’ ormai chiaro che nel campo del ciclismo sia giunta l’ora di abbandonare schemi e proposte che non hanno alcun fondamento scientifico, ma che sono così radicate da non venir neppure messe in discussione. Con Campus Bike Convention vogliamo scardinare questi falsi miti, dando spazio ad approcci validati e metodologie moderne».
Come anticipato, dietro al progetto è stato creato un prestigioso comitato di esperti, mentre forte e concreto è il supporto di Colnago.
«Abbiamo sposato subito questo progetto – ha dichiarato Nicola Rosin, Amministratore Delegato di Colnago – un’evento che raccoglie alcuni dei migliori esperti al mondo nella scienza del ciclismo. Sin dalla albori, Colnago è sempre stata sinonimo di innovazione della bicicletta, ed avere l’opportunità di far conoscere con dovizia di particolari il nostro percorso presente e passato è un’opportunità che non vogliamo perdere».
Le iscrizioni a Campus Bike Convention sono già disponibili. E’ prevista la modalità di iscrizione in presenza, che dà diritto alla partecipazione a tutti gli interventi della sala plenaria e ai workshop, oppure in modalità streaming, per seguire in diretta online i soli interventi della plenaria.
Fenomeno Pogacar, tale (anche) grazie ad una serie di eccellenze. Intervista a Filippo Rinaldi di Pippowheels, ovvero il Service Course Enve che opera con il team
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Com’è è montata la Colnago di Pogacar (foto Fizza in apertura) per il Tour de France? Quali sono le differenze rispetto alla V4Rs usata dal Campione Sloveno durante le corse del Nord? Dopo l’incidente alla Liegi ha chiesto delle modifiche in fatto di biomeccanica?
Questi ed altri quesiti, abbiamo chiesto direttamente a Bostjan Kavcnik, meccanico del Team UAE-Emirates che lo segue alla Grand Boucle.
Bostjan Kavcnik, classe 1981, viene da Lubiana, in Slovenia (foto Team UAE-Emirates)Bostjan Kavcnik, classe 1981, viene da Lubiana, in Slovenia (foto Team UAE-Emirates)
Tadej è un tipo pignolo nelle scelte tecniche?
Tadej è un ciclista meno esigente rispetto a molti altri e rispetto a quello che è lecito immaginare, vuole solo che la bici funzioni alla perfezione. Pogacar non cambia componenti all’ultimo momento, può accadere solo se qualcosa non funziona.
Dopo l’incidente della Liegi ti ha chiesto delle modifiche sulla posizione in bici?
No, per fortuna sua e nostra la posizione sulla bici dopo l’incidente è rimasta la stessa.
Quale è stata la richiesta tecnica più “strana” che ha fatto?
Tadej è realista, lo è come atleta e come persona. Sotto il profilo tecnico è molto competente, vuole il meglio, ma non chiede interventi fuori dalla norma per la sua bicicletta.
Il reggisella non è quello classico della Colnago V4RsTrasmissione con le corone Carbon-Ti e in questo caso con i pignoni 11-34Non viene utilizzato il chain catcher (foto Fizza-Team UAE)Gli obliqui che spanciano all’esterno una caratteristica della V4RsIl cap di battuta dello sterzo è uno stampato in 3DIl cockpit Enve full carbon ed integratoVersione tubeless TT per Pogacar (foto Fizza-Team UAE)Carbon-Ti anche i dischi dei freniIl reggisella non è quello classico della Colnago V4RsTrasmissione con le corone Carbon-Ti e in questo caso con i pignoni 11-34Non viene utilizzato il chain catcher (foto Fizza-Team UAE)Il cap di battuta dello sterzo è uno stampato in 3DIl cockpit Enve full carbon ed integratoGli obliqui che spanciano all’esterno una caratteristica della V4RsVersione tubeless TT per Pogacar (foto Fizza-Team UAE)Carbon-Ti anche i dischi dei freni
Come è montata la sua Colnago, quella che sta usando al Tour de France?
E’ la Colnago V4Rs, lo stesso modello con i dischi che utilizza dal 2022. Da quest’anno abbiamo la trasmissione Shimano Dura Ace invece di Campagnolo, ma con la variabile delle corone Carbon-Ti. Tadej preferisce usare sempre la combinazione 54-40, poi in base alla planimetria delle tappe sceglie il pacco pignoni.
Quante opzioni considera?
Si limita a una doppia scelta: 11-30 oppure 11/34. Ha il power meter Shimano e le pedivelle sono lunghe 170 millimetri. Pogacar usa le ruote Enve 4.5 con cerchio hookless e sezioni differenziate degli pneumatici, 25 e 28in versione TT. Sono i tubeless TRContinental. Abbiamo un reggisella Darimo, la sella Prologo ed i dischi dei freni Carbon-Ti, 160 e 140. Tutti i cuscinetti sono CeramicSpeed. I pedali sono Shimano Dura-Ace.
La Colnago TT1, la stessa con la quale ha vinto il titolo nazionale (foto Team UAE-Emirates)La Colnago TT1, la stessa con la quale ha vinto il titolo nazionale (foto Team UAE-Emirates)
Puoi dirci il peso della sua bicicletta?
Posso dire che la bici per il Tour de Franceèpiù leggera di 405 grammi rispetto a quella con la quale ha vinto il Giro delle Fiandre.
E invece la bici da cronometro come è montata?
E’ una Colnago TT1, l’ultima generazione, con il manubrio specifico Colnago e le protesi Aerocoach. Anche le ruote sono Aerocoach. La trasmissione è Shimano Dura Ace, sempre con le corone Carbon-Ti. Pogacar di solito usa la 60 o la 58, abbinata alla 44 interna.
Volete una delle bici che Pogacar ha utilizzato al Tour? Adesso potete con la V3Rs Capsule Collection. Tre livree per le tre maglie conquistate dallo sloveno
Dopo aver analizzato le curiosità viste al Giro d’Italia2023, entriamo nel dettaglio delle scelte di alcuni protagonisti sulle bici che si sono date battaglia sulle salite. Inoltre, la vittoria di Roglic in cima al Monte Lussari, sdogana la monocorona in un grande Giro e in una frazione con arrivo in salita. Vince Roglic, vincono le sue gambe ed il suo team, ma anche la scelta tecnica non passa inosservata.
La Pinarello di Thomas e le scelte di Caruso per la sua Merida Scultura. Le preferenze di Almeida per la sua Colnago e le combinazioni usate da Roglic. Entriamo nel dettaglio.
La Pinarello Dogma del gallese settata per l’ultima salita del Giro50/34 anteriore per Thomas, la scelta per salire al Monte LussariLe ruote C-36 di Thomas con la valvola in ergalIl ferma catena montato sulla bici di ThomasUna Fizik Antares Versus Adaptive per ThomasAnche al Giro sempre con la Merida Scultura54/40 e 11/34 sulla Merida di Caruso, con le nuove Vision SL45La Pinarello Dogma del gallese settata per l’ultima salita del Giro50/34 anteriore per Thomas, la scelta per salire al Monte LussariLe ruote C-36 di Thomas con la valvola in ergalIl ferma catena montato sulla bici di ThomasUna Fizik Antares Versus Adaptive per ThomasAnche al Giro sempre con la Merida Scultura54/40 e 11/34 sulla Merida di Caruso, con le nuove Vision SL45
Stessi rapporti, ruote diverse
La Pinarello Dogma di Thomas e la Merida Scultura di Damiano Caruso hanno in comune la trasmissione Shimano Dura Ace a 12 rapporti. Per le grandi salite i due campioni hanno scelto le medesime combinazioni dei rapporti, ovvero 54-40 anteriore e 11-34 posteriore (esclusa la cronometro del Monte Lussari, dove entrambi hanno utilizzato la combinazione 50/34 e 11/34). Però le ruote usate dai due corridori sono molto diverse, una questione di marchio, ma anche per costruzione e profilo. Abbiamo chiesto una battuta ai loro meccanici, Matteo Cornacchione del Team Ineos-Grenadiers e Ronny Baron del Team Bahrain Victorious. Interessante inoltre l’utilizzo dai tubeless Continental 5000 TT da 28, montati sulle ruote di Thomas, più leggeri (e veloci) rispetto alla versione tradizionale.
«Thomas – spiega Cornacchione – è un corridore che non ama sperimentare le soluzioni dell’ultimo minuto. E’ molto preparato e intelligente sotto diversi aspetti, ma considerando anche la sua esperienza e il fatto che non è più un ragazzino, non ama provare le soluzioni tecniche che non ha mai testato in precedenza. Nelle tappe più dure, oltre ai pignoni con il 34 posteriore, ha chiesto anche le ruote dal profilo medio/basso: le C36 di Shimano con una valvola superleggera in ergal e sempre con i tubeless».
«Rispetto al Giro d’Italia 2022 – dice invece Baron – le scelte di Caruso non sono cambiate in merito ai rapporti, con il 54-40 anteriore e 11-34 posteriore. Sono cambiate invece le ruote, perché ora abbiamo ufficialmente in dotazione l’ultima versione delle Vision, la SL45, sviluppata anche grazie ai feedback dei nostri corridori e di noi meccanici. Il prodotto è stato alleggerito, la forma del cerchio è ottimizzata per alloggiare e sfruttare tubeless da 28 e 30 millimetri, oltre ad un mozzo posteriore che è stato reso ancor più veloce e senza spazi vuoti nel meccanismo d’ingaggio».
La R5 di Roglic con la trasmissione XPLR gravelIl fermacatena sulla R5 con la trasmissione “non convenzionale”10/40 Sram XPLRGli inserti grippanti sul manubrio di RoglicRoglic ha montato anche i comandi satellitari BlipsL’ultima versione della Antares per RoglicMozzo DT Swiss 180 Spline e scala 10-33 per le ruote da salitaL’anteriore da 34 millimetriI tubeless Vittoria Speed da 25 usati da Roglic sulla bici con la monocoronaLa R5 di Roglic con la trasmissione XPLR gravelGli inserti grippanti sul manubrio di RoglicIl fermacatena sulla R5 con la trasmissione “non convenzionale”10/40 Sram XPLRRoglic ha montato anche i comandi satellitari BlipsL’ultima versione della Antares per RoglicMozzo DT Swiss 180 Spline e scala 10-33 per le ruote da salitaL’anteriore da 34 millimetriI tubeless Vittoria Speed da 25 usati da Roglic sulla bici con la monocorona
La Cervélo R5 di Roglic
Lo sloveno ha la trasmissione Sram, fattore che comporta anche una rapportatura completamente differente. L’accoppiata delle corone anteriori scelta da Roglic è 52-39, soluzione usata anche sulla Cervélo S5. La variazione da sottolineare è legata alla scelta dei pignoni, preferendo la combinazione 10-33 usata in salita, invece della 10-28 usata in tappe “standard”. Ma nel corso delle ultime due frazioni di salita (escludendo la scalata alle Tre Cime di Lavaredo e la salita al Monte Lussari), Roglic dietro ha chiesto e fatto montare il 36.
Durante l’ascesa alle Tre Cime e nel corso della cronoscalata alla cima Lussari, Roglic ha usato una Cervélo R5 con la trasmissione Sram XPLR, sviluppata in origine per un contesto gravel. Monocorona anteriore da 42 denti e pedivelle lunghe 170 millimetri e una scala pignoni 10-44. La scelta ha obbligato l’impiego di un bilanciere posteriore XPLR specifico, con una gabbia più lunga rispetto al classico Sram Red e un fermacatena Wolf Tooth (usato anche da Van Aert nel ciclocross).
Le ruote Reserve, profilo da 34 per l’anteriore e 37 per il retrotreno (montate anche sulla bici con il monocorona, ma con i tubeless Vittoria da cronometro con sezione da 25). Il mozzo è un DT Swiss Spline 180. I cerchi full carbon di queste ruote hanno un canale interno con una larghezza differenziata, 23 millimetri davanti e 22 dietro. Roglic è solito utilizzare i tubeless Vittoria Corsa da 28. Il corridore sloveno utilizza anche l’ultima versione della Fizik Antares con foro centrale. Sul manubrio Vision Metron 5D è stato applicato un inserto adesivo per aumentare il grip quando lo svolveno ha appoggiato gli avambracci.
La Colnago V3Rs di Almeida usata per la cronoscolata54-36, le corone usate da Almeida per la scalata al LussariLe corone Carbon-Ti, un’opera d’arte, tra alluminio e carbonioCome Thomas, anche Almeida ha usato i tubeless TTLe Enve basse usate da Almeida in occasione dell’ultima scalataLa Colnago V3Rs di Almeida usata per la cronoscolata54-36, le corone usate da Almeida per la scalata al LussariLe corone Carbon-Ti, un’opera d’arte, tra alluminio e carbonioCome Thomas, anche Almeida ha usato i tubeless TTLe Enve basse usate da Almeida in occasione dell’ultima scalata
La Colnago V4Rs di Almeida
E’ del tutto paragonabile a quella normalmente usata da Pogacar. Il kit telaio è un Colnago V4Rs, la sella è una Prologo Scratch M5, mentre il manubrio è Enve integrato. Enve sono anche le ruote, della serie SES 4.5 con i tubeless Continental da 28 millimetri.
L’atleta portoghese continua ad utilizzare le corone della Carbon-Ti sulla bici numero 1, mentre su quella di scorta la guarnitura supporta quelle standard Shimano. A prescindere da questo particolare, Almeida è solito utilizzare la combo 54-40 e 11-34.
La Colnago numero 1 di Almeida è stata modificata nella rapportatura e per quanto concerne le ruote in vista della scalata al Lussari. Tutta diversa, rispetto ai colleghi, la scelta delle corone anteriori: 54/36 leggerissime della Carbon-Ti, pignoni posteriori 11/34 e ruote Enve SES 2.3 con tubeless Continental TT da 28.
Che sia un vezzo o una risposta al mercato, Colnago lancia la C68 nella versione Rim Brake, con freni tradizionali. La gamma dei telai veloci si amplia
Il suo fascino è un tratto distintivo. Le performance sono una caratteristica dominante. Le strade che può percorre sono infinite. Stiamo parlando della nuova Colnago C68 Allroad, la bici progettata per essere a suo agio su ogni tipo di superficie, che si tratti di asfalto impeccabile, strada bianca, cemento o sterrato leggero. Prodotta usando la stessa piattaforma della C68 Road, va a integrare l’offerta della Serie C: linea di bici che raccoglie l’eredità del marchio italiano.
La sua versatilità è uno dei punti di forza su ogni tipo di terrenoLa sua versatilità è uno dei punti di forza su ogni tipo di terreno
Sempre a suo agio
Andando incontro alle richieste sempre più esigenti da parte degli appassionati, Colnago ha deciso di creare una bicicletta dedicata a tutti i ciclisti che vogliono poter continuare a pedalare anche quando l’asfalto liscio finisce. Dietro alla progettazione di questa C68 Allroad c’è un’accurata ricerca della bellezza che passa da un’estetica affabile e linee sinuose.
L’attenzione alle geometrie, ai dettagli, ai materiali, al processo manifatturiero sono l’abc dei processi di realizzazione di questo modello e di tutta la gamma Colnago: la C68 Allroad ne è il simbolo massimo. Questa bici intona un inno alla costante ricerca della bellezza che non si esaurisce mai, nemmeno quando finisce l’asfalto.
L’estetica è un altro valore aggiunto che contraddistingue questa C68Il passaggio ruote arriva ad ospitare coperture fino a 35 mmL’estetica è un altro valore aggiunto che contraddistingue questa C68Il passaggio ruote arriva ad ospitare coperture fino a 35 mm
Piacere di guida
Il concetto su cui si basa la C68 poggia sul delicato equilibrio tra performance e piacere di guida. A differenza del modello da strada, per la C68 Allroad sono state studiate geometrie dedicate, che rendono la bici più comoda e compatta. E’ presente inoltre un’ottimizzazione del carro posteriore e della forcella per poter montare pneumatici fino a 35 mm.
Rispetto alla Road, la Allroad ha un reach minore e uno stack più alto. La parte superiore del corpo è quindi meno sollecitata e le braccia sono meno stressate. Con questa soluzione infatti si riesce ad alleggerire lo stress sui polsi e si sposta il carico sul bacino, col risultato di un maggiore comfort di pedalata, soprattutto su superfici sconnesse e durante uscite lunghe.
Per migliorare l’esperienza di pedalata, la sezione del tubo obliquo è stata modificata rispetto a quella della C68 Road. Sono anche stati rinforzati i foderi posteriori. Grazie a queste accortezze, sulla C68 Allroad si vive la stessa esperienza di guida che si può avere sulla versione più stradale, col vantaggio di poter pedalare anche su superfici diverse.
I telai sono assemblati dalle sapienti mani degli artigiani ColnagoLa serie sterzo integrata rende le linee ancora più pulite ed elegantiI telai sono assemblati dalle sapienti mani degli artigiani ColnagoLa serie sterzo integrata rende le linee ancora più pulite ed eleganti
Rigorosamente Made in Italy
La C68 Allroad non è un monoscocca, ma è un telaio modulare, composto da diverse parti assemblate fra loro dagli esperti artigiani Colnago. Alcune giunzioni restano visibili, mentre altre sono state mascherate con un complesso processo di incollaggio. Si tratta della fasciatura: un processo per cui delle fasce di tessuto di carbonio vengono poste in più strati sopra le zone di giunzione e poi limate. Il risultato è un telaio pulito, che può ricordare un monoscocca, ma che lascia in evidenza, in maniera delicata e leggera, la testa del tubo sterzo e la giunzione del reggisella.
La C68 Allroad, come ogni prodotto della Serie C, è un modello esclusivo, dedicato a chi apprezza la fine arte della manifattura delle biciclette. C come Carbonio, Cambiago, Classe. Un savoir-faire che Colnago è orgogliosa di aver coltivato sin dagli anni Cinquanta, quando le biciclette dal taglio sartoriale, fatte su misura per i grandi campioni, iniziarono a vincere ogni corsa professionistica su strada.
Caratteristiche di scorrevolezza condivise con la sorella C68 RoadAdatta a lui o lei, le geometrie sono adatta anche alle lunghe pedalateCaratteristiche di scorrevolezza condivise con la sorella C68 RoadAdatta a lui o lei, le geometrie sono adatta anche alle lunghe pedalate
Estetica e prezzo
A differenza del modello C68 Road, per la C68 Allroad la funzione “Studio” non sarà disponibile al momento del lancio. “Studio” è una sezione del sito web di Colnago dove l’utente può scegliere di personalizzare i colori della propria C68 creando combinazioni uniche e speciali. Sarà infatti disponibile in due colorazioni: nera o grigia e blu.
Il prezzo suggerito in Europa, con un montaggio di fascia alta con gruppo Shimano Dura Ace Di2, ruote Shimano C50, cockpit integrato Colnago CC.01, sella Prologo Scratch M5 CPC, copertoncino Pirelli PZero Race TLR 700×30 è di 15.335 euro.
Jay Vine è il nuovo campione australiano a cronometro (immagine di apertura AusCycling). Non sorprende la sua vittoria, quanto il fatto che abbia dominato su una bicicletta e in una disciplina in cui non si inventa nulla. Ricordando che è passato professionista solo nel 2021, dopo un anno in continental e approdando al massimo livello con la Alpecin-Deceuninck per aver vinto la Zwift Academy.
Da quest’anno l’australiano di Townsville, 27 anni, è nel WorldTour con la UAE Emirates e pedala su una Colnago. Abbiamo chiesto a Giuseppe Archetti e David Herrero, rispettivamente meccanico e biomeccanico del team, di raccontarci la sua posizione in bicicletta.
Vine con la nuova Colnago V4Rs (foto FIZZA-Team UAE-Emirates)Vine con la nuova Colnago V4Rs (foto FIZZA-Team UAE-Emirates)
Sotto il profilo delle scelte tecniche che tipo di corridore è Jay Vine?
ARCHETTI: «Dal punto di vista tecnico,Jay Vine è un corridore preparato. Sa quello che vuole ed è in grado di percepire le differenze dei materiali. Si fida parecchio di noi meccanici e del biomeccanico, quindi per tutto quello che concerne la preparazione dei mezzi, bici standard e da cronometro e anche in merito alla posizione in sella. Inoltre è un ragazzo estremamente educato e uno votato al lavoro».
HERRERO: «E’ un corridore che ha delle buone conoscenze ed è dedito ad ascoltare mettendo in pratica quello che gli viene detto. Non si discutono le sue potenzialità, ha già dimostrato il suo valore alla Vuelta 2022 e in altre corse di buon livello. Mi piace definirlo un diamante grezzo da affinare e lucidare».
In piedi sui pedali al Giro del Veneto 2022, chiuso in 58ª posizioneIn piedi sui pedali al Giro del Veneto 2022, chiuso in 58ª posizione
Rispetto alla posizione che usava in precedenza avete fatto delle variazioni?
ARCHETTI: «Sono state fatte delle variazioni su entrambe le biciclette, per le quali il corridore ha passato diverse ore con il biomeccanico David Herrero. Sono stati numerosi test e lamaggior parte del tempo è stato investito sulla bicicletta da cronometro».
HERRERO: «Abbiamo cambiato completamente le posizioni che usava in precedenza, ma le differenze maggiori le troviamo sulla bicicletta da crono. In precedenza non c’era stato un approfondimento vero e proprio atto a trovare la combinazione ottimale mezzo meccanico/atleta. Ecco perché durante il primo collegiale con il Team UAE gli abbiamo dedicato un’intera giornata in velodromo e sulla bici da crono. Abbiamo utilizzato la telemetria in tempo reale, con l’obiettivo di conciliare la miglior cadenza e l’espressione di potenza, la frequenza cardiaca e quella respiratoria, considerando anche la velocità. Vine ha vinto il titolo nazionale e questo è per noi un primo grande riscontro».
Vine con la maglia di campione nazionale australiano a cronometro: ha battuto Durbridge e O’BrienVine con la maglia di campione nazionale australiano a cronometro
C’è qualcosa di particolare che contraddistingue la sua bicicletta?
ARCHETTI: «Potremmo dire che è un australiano atipico. Non di rado i corridori che arrivano dall’Oceania, o comunque legati alle terre Commonwealth, chiedono le leve dei freni invertite, rispetto agli europei. Jay Vine invece ha chiesto di usare la configurazione standard, ovvero leva destra per il freno dietro e leva sinistra per quello anteriore».
HERRERO: «Considero una sorta di standard l’insieme delle scelte relative alla bici tradizionale. Invece per quella da crono abbiamo alzato i supporti delle appendici. Lo abbiamo fatto in modo importante, in modo da sfruttare l’allungamento del corridore sull’orizzontale e dare a lui la possibilità di contenere la testa tra le braccia. La sua posizione aerodinamica è molto buona, con un fattore cx non trascurabile e di ottimo livello, considerando che in passato non ha mai fatto dei test specifici».
Giuseppe Archetti, al primo ritiro con Vine si è preso cura della sua bici e delle richieste del corridoreDavid Herrero, ex corridore e ora esperto di biomeccanica ed aerodinamica (foto UAE-Emirates)Giuseppe Archetti, al primo ritiro con Vine si è preso cura della sua bici e delle richieste del corridoreDavid Herrero, ex corridore e ora esperto di biomeccanica ed aerodinamica (foto UAE-Emirates)
Jay Vine ha chiesto delle variazioni dei materiali, oppure ha mantenuto tutto inalterato fin dal primo utilizzo?
ARCHETTI: «Ha chiesto di potere provare ed usare una sella con una larghezza maggiore, rispetto a quella utilizzata nelle battute iniziali».
HERRERO: «Nulla che valga la pena segnalare e che ha obbligato a rivedere la sua biomeccanica».
Pronto per il Tour Down Under, Jay Vine con il DS Marco Marcato (foto Laura Fletcher-Colnago)Pronto per il Tour Down Under, Jay Vine con il DS Marco Marcato (foto Laura Fletcher-Colnago)
Il setting di Vine è di quelli normali, oppure è un po’ estremo?
ARCHETTI: «Assolutamente nella normalità per la bici standard, se contestualizziamo il tutto nei tempi più moderni. Il setting di Vine non ha eccessi, nel senso che eccede nello svettamento tra sella e manubrio, con un’estensione delle gambe adeguata alle sue caratteristiche. La sella è piuttosto avanzata, comunque in linea con le richieste attuali».
HERRERO: «Per quanto riguarda la bicicletta standard, ha dei valori che rientrano nella normalità, invece su quella da crono il setting può considerarsi di quelli impegnativi. Il vantaggio di Jay Vine è un corpo molto elastico e flessibile, un vantaggio non da poco. Questa elasticità gli permette di adattarsi senza criticità ed ecco che il biomeccanico può osare andando a sfruttare l’aerodinamica, senza dispersioni e perdite di potenza, restando in un range temporale di performance inferiore all’ora».
Al primo training camp in Spagna con i nuovi compagni (foto FIZZA-Team UAE-Emirates)Al primo training camp in Spagna con i nuovi compagni (foto FIZZA-Team UAE-Emirates)
Focalizzandoci sui materiali a disposizione di Jay Vine, che dotazione ha il corridore?
ARCHETTI: «A Vine è stato fornito l’ultimo modello della Colnago, ovvero quella che ha debuttato al Tour de France, la V4Rs. Una taglia 51 e con il manubrio Colnago in carbonio. Invece per le crono la TT1. Da quest’anno le biciclette hanno la trasmissione Shimano Dura Ace, le ruote Enve in tre versioni, 2.3, 4.5 e 6.7, tutte con cerchi hookless della serie SES e canale interno 23 millimetri. Come team avremo in dotazione solo gli pneumatici tubeless e anche in questo caso c’è stato un cambio rispetto al passato. Abbiamo Continental, consezioni comprese tra i 28 e 30 millimetri».
HERRERO: «Vine usa una taglia 51 e lui è alto 184 centimetri. Se prendiamo in esame solo i numeri potremmo dire che la bicicletta è troppo piccola, invece non è così. L’atleta ha un busto lungo ed è il classico caso dove è meglio usare un telaio più piccolo, soluzione che paradossalmente permette di trovare facilmente il giusto equilibrio, senza perdere di potenza, avendo il giusto comfort e anche un feeling costante nella guida del mezzo meccanico».
Pochi secondi che valgono il titolo e l’abbraccio con la moglie (ZW Photography/Zac Williams/AusCycling)Pochi secondi che valgono il titolo e l’abbraccio con la moglie (ZW Photography/Zac Williams/AusCycling)
Gomme sempre più grandi, esiste il rischio di abbassare la performance?
ARCHETTI: «Non è solo una questione di pneumatici, la bicicletta di oggi è un sistema complesso dove ci sono molte variabili in gioco. Bisogna partire dal presupposto che si utilizzano sempre più le ruote ad alto profilo anche in salita, con sezioni spanciate e con i canali interni maggiorati. Lo pneumatico si deve accoppiare in modo perfetto con il cerchio, quindi l’allargamento delle sezioni delle gomme è una conseguenza. Poi in termini di numeri, test e medie orarie delle corse, i risultati dicono il contrario, ovvero che con i nuovi materiali si va più forte».
HERRERO: «I risultati in laboratorio e su strada dimostrano il contrario, anche se è necessario trovare il giusto equilibrio tra i diversi componenti in gioco. Qui bisogna considerare anche l’impatto frontale. E’ un discorso molto ampio, che tocca diverse variabili e componenti della bicicletta, oltre alla posizione del corridore. Il ciclismo moderno è fatto di ricerca, tecnologia e numeri, dettagli e conta anche il più piccolo».
Built to win. Costruita per vincere. Tre parole che rivelano il Dna della Colnago V4RS. Ma forse sarebbe meglio dire confermano. Questa infatti è la bici con cui Tadej Pogacar ha corso l’ultimo Tour de France e ha vinto il Giro di Lombardia. Si trattava di stabilire gli ultimi dettagli.
A Lido di Camaiore, in occasione del ritiro della UAE Adq, e contestualmente in Spagna, nel ritiro della squadra UAE Emirates, vale a dire negli stage rispettivamente di donne e uomini, è stata presentata alla stampa la versione finale della V4RS.
La Colnago V4RS della squadra femminile…E quella della squadra maschile. Colori a parte, le due bici sono identicheBertocchi durante la presentazione. In tutto cinque colori, tanti allestimenti e prezzi che partono da 5.200 euro per il kit telaioLa Colnago V4RS della squadra femminile…E quella della squadra maschile. Colori a parte, le due bici sono identicheBertocchi durante la presentazione. In tutto cinque colori, tanti allestimenti e prezzi che partono da 5.200 euro per il kit telaio
Evoluzione V3RS
Prima di entrare nelle specifiche tecniche ci preme sottolineare due aspetti importanti che portano alla nascita di questa bici. Uno: il grande coinvolgimento degli atleti e delle atlete nello sviluppo. Una collaborazione viscerale quella fra Colnago e le “due UAE”: una bici sviluppata dai corridori vuol dire partire da uno step in avanti.
Due: la bici per uomini e donne è perfettamente la stessa, cambiano solo i colori. E questo è un segnale molto importante, anche sul piano della parità dei diritti, specialmente per una squadra che viene da un Paese arabo. Le parole del team manager Gianetti erano dunque fondate e si traducono in realtà anche attraverso tali scelte.
Ma entriamo nel merito tecnico di questa bici. Gli spunti sono davvero tanti. La V4RS è un’evoluzione della V3RS e non era facile migliorare una bici di quel livello. «Siamo dovuti entrare davvero nel regno dei famosi marginal gains», ha detto Manolo Bertocchi, Marketing Consultant di Colnago, durante la presentazione a Camaiore.
Il tubo di sterzo a clessidra e non più lineareLa forcella ha un nuovo disegno. Il rake resta di 43 mm ed una delle poche cose sulle quali i corridori non si sono espressi per i cambiamentiUna comparazione frontale fra la V3RS e la V4 RSIl tubo di sterzo a clessidra e non più lineareLa forcella ha un nuovo disegno. Il rake resta di 43 mm ed una delle poche cose sulle quali i corridori non si sono espressi per i cambiamenti
Più aerodinamica
Partiamo dalla forcella. E’ forse l’intervento più importante. Questa, in primis, doveva rispondere alle esigenze aerodinamiche. La sua forma paradossalmente appare più “cicciotta”, passateci questo termine, ma è solo un effetto ottico. Infatti pesa 375 grammi, 15 in meno della precedente. E’ maggiore la campanatura nella parte alta sotto il tubo di sterzo, ma poi gli steli scendono in modo più verticale.
Questa forcella è frutto di un lungo lavoro in galleria del vento. Nel complesso l’efficienza aerodinamica della bici in assenza di vento migliora del 5%.
Il nuovo disegno inoltre fa sì che ci sia un ingresso del cavo freno più lineare e che vi possano alloggiare coperture fino a 32 millimetri. Questa soluzione di fatto allarga a dismisura i campi di utilizzo della bici stessa, che va bene dal pavè alle tappe più estreme di salita.
Potendo montare certe coperture (e in vista dei nuovi regolamenti UCI che saranno in vigore dal 2024) si va a respingere il concetto della doppia bici: quella aero e quella climb. Adesso c’è la bici all-round, senza compromessi. Certo, alla base deve esserci un grande lavoro se si vuol dare un prodotto di elevatissime performance. Ricordiamo, e in Colnago ci tengono molto, che stiamo parlando di un mezzo da competizione pura. Un mezzo elitario, una “Ferrari”, il cui scopo è vincere.
Oggi l’aerodinamica è la direttrice dello sviluppo. Sono le velocità e gli studi ad imporre questa direzione. E non è un caso che la nuova forcella vada a braccetto con il tubo di sterzo. Questo non è più lineare a ma “a clessidra”. In questo modo è stato possibile inserire cuscinetti maggiori. Cuscinetti che ora sono Ceramic Speed, leggeri e super scorrevoli con la lubrificazione solida.
Il carro è stato rinforzato nella parte altaUn disegno per spiegare il concetto di Real-Dynamic Stiffness Il carro è stato rinforzato nella parte altaUn disegno per spiegare il concetto di Real-Dynamic Stiffness
Rigidità e comfort
La casa lombarda ha fornito cinque prototipi ai suoi atleti. Di fatto Pogacar ha corso il Tour con un prototipo. Ma non appena lui e i suoi compagni li hanno provati non sono voluti tornare indietro. Un grande lavoro è stato fatto sulla “laminazione” del carbonio. Agli atleti sono state fornite diverse versioni. E senza sapere quale avessero, molti hanno definito più rigida la bici che invece secondo gli studi di Colnago era la seconda meno rigida. Questo perché il concetto di rigidità e robustezza non si può stabilire in laboratorio ma va fatto sul campo, quando la posizione del ciclista varia, così come e le forze impresse.
Per esempio, durante uno sprint le linee di forza impresse sono fuori asse rispetto alla bici e tirano molto anche la braccia. In salita, da seduti, la maggior parte del peso si scarica sul posteriore. E’ il concetto di Real-Dynamic Stiffness. E per farlo Colnago ha messo a punto dei particolari macchinari, che anch’essi in qualche modo sono dei prototipi. La V4RS è risultata più rigida del 5% da seduti e del 4% in piedi.
C’è poi il telaio vero e proprio. Con la nuova laminazione, la V4RS ha praticamente invariato il suo peso (+3 grammi: 798 grammi nella taglia 50), ma a tutto vantaggio della guida. Il carro ha mantenuto la sua misura di 408 millimetri. I suoi foderi alti sono stati rinforzati a vantaggio della reattività. Mentre il movimento centrale è ora il T47, più facile da reperire sul mercato e decisamente performante.
Altro vantaggio è la linearità delle misure. Oggi stack e reach crescono in modo più lineare e questo favorisce chi è a cavallo fra due taglie. Sempre parlando di misure, i tubi variano per forma e sezione in base alla taglia. Tutto dunque è proporzionato.
Il manubrio made in Colnago. Linee pulitissime. Con i nuovi standard nel tubo della forcella può essere inserito un multitoolIl supporto integrato per il device Wahoo BoltIl manubrio made in Colnago. Linee pulitissime. Con i nuovi standard nel tubo della forcella può essere inserito un multitoolIl supporto integrato per il device Wahoo Bolt
Nuovo manubrio
La V4RS ha anche un’altra perla: il manubrio CC.01. Si tratta di un integrato “made in Colnago”, un vero manubrio monoscocca e non un set fasciato “attacco + piega”. Questo è un corpo unico. In questo modo è più rigido e più leggero. E’ disponibile sul mercato in 16 misure. La larghezza va da 37 a 43 centimetri e la lunghezza dell’attacco da 80 a 140 millimetri. Il peso nella misura da 41 centimetri con attacco da 110 millimetri è di 310 grammi.
Altra chicca è il supporto per il computerino. Questo è semintegrato per Garmin, Suunto… mentre può essere completamente integrato per Wahoo Bolt (che usano i due team UAE). Si tratta di un supporto stampato in 3D e sviluppato in galleria del vento. Quando dicevamo che ogni “spilla” è stata studiata, solo con questa soluzione si risparmino 0,75 watt a 50 all’ora.
Il nostro test sulle strade toscane…Ma prima, eccoci alla scoperta di ogni dettaglioIl nostro test sulle strade toscane…Ma prima, eccoci alla scoperta di ogni dettaglio
Su strada…
Ma rigidità e robustezza non possono certo compromettere una bici, il comfort rientra a tutti gli effetti nel concetto di prestazione. Questa deve essere comoda per rendere bene dopo tante ore, deve essere ben guidabile.
Dopo la presentazione siamo montati in sella. E’ bastato individuare l’altezza di sella per avere subito un ottimo feeling. Prima di raggiungere le colline dell’entroterra, abbiamo saggiato la stabilità e l’enorme scorrevolezza di questa Colnago in pianura. E, tornando al comfort, si filava via bene sulle buche e le crepe della strada anche a velocità prossime ai 40 all’ora (a tal proposito montavamo tubeless Pirelli da 28 millimetri).
Ci siamo poi arrampicati lungo una scalata, a tratti anche ripida, di 5,6 chilometri. E nonostante la pendenza, la cosa che ancora ci ha colpito di più è stata la scorrevolezza. La V4RS filava via sempre, ha una facilità di avanzamento piacevolmente sconcertante.
E in discesa? La sensazione è stata quella di una grande stabilità. La bici è “leggera” e precisa, specie nei curvoni ampi. Nelle svolte più strette ci è sembrato servire un po’ più di tempo per capirla a fondo. Ma è anche vero che magari è stata una nostra sensazione e che per questioni logistiche non abbiamo potuto posizionare il manubrio nelle misure che utilizziamo normalmente,. Inoltre l’asfalto era umido e chiaramente non abbiamo osato oltre il limite.