Search

Dopo il Liberazione, Montagner non si ferma più

07.05.2023
4 min
Salva

Coppa Dondeo, Gran Premio Liberazione e come se non bastasse il titolo regionale, tutto nello spazio di pochissime settimane. Aprile ha rivelato al popolo del ciclismo il talento cristallino di Andrea Montagner, ultimo arrivato nella sempre effervescente nidiata della Borgo Molino. Friulano di 17 anni, Montagner si è adattato subito alla nuova categoria junior e promette di regalare altre soddisfazioni, entro però i margini consentiti dalla scuola.

«Sono al terzo anno di Agraria – spiega il giovanissimo friulano – e non è sempre semplice organizzarsi. Spesso i compiti vengono dati all’ultimo e trovare tempo e spazio per allenarsi non è facile, anche se io esco in bici appena finite le ore di scuola. Ma poi c’è lo studio a casa, insomma di tempo libero non ce n’è, senza contare poi le trasferte. Dopo giugno la situazione sarà sicuramente più agevole».

Per Montagner, classe 2006, questa è la prima stagione al Borgo Molino dopo 4 anni alla Libertas Ceresetto
Per Montagner, classe 2006, questa è la prima stagione al Borgo Molino dopo 4 anni alla Libertas Ceresetto
Fino allo scorso anno eri alla Libertas Ceresetto, ora il tuo team ha una sede lontana da casa…

Questo è un altro problema, ma devo dire che la squadra mi aiuta molto, spesso i tecnici si sobbarcano la trasferta e vengono a controllare i miei allenamenti, praticamente tutte le settimane. Alla Libertas Ceresetto sono stati 4 anni fondamentali per la mia formazione ciclistica, ma ora la situazione è diversa.

In che maniera?

La squadra mi dà molto supporto, è davvero un bel team dove si è formato subito uno splendido gruppo fra ragazzi e tecnici. Non manca davvero nulla e si vede che ci tengono, la distanza non facilita la costruzione del gruppo al di fuori delle gare, ma bisogna adattarsi e il fatto che mi vengano a trovare a casa mi è d’aiuto.

Ti alleni quindi da solo, non hai paura?

Eh, non è facile… Sì, paura ne ho, ma questa si traduce in grande attenzione perché so che degli automobilisti non ci si può fidare. Le strade del Tagliamento sono molto trafficate, io cerco itinerari meno battuti, ma capita anche di doversi sobbarcare chilometri nel traffico e tocca stare sempre con le antenne dritte.

Al Borgo Molino puntano molto su Montagner, anche se la distanza impedisce frequenti allenamenti in gruppo
Al Borgo Molino puntano molto su Montagner, anche se la distanza impedisce frequenti allenamenti in gruppo
Che percorsi trovi?

In questo devo dire di essere abbastanza fortunato abitando in collina. Posso allenarmi molto bene su qualsiasi terreno e soprattutto in montagna, non devo spostarmi molto e posso migliorare su ogni terreno, è un vantaggio che sto cercando di sfruttare.

Ma quali sono i tracciati che preferisci?

Non sono uno scalatore puro, ma in montagna vado abbastanza bene, preferisco i percorsi abbastanza duri, dove c’è possibilità di fare selezione. Il tracciato del Liberazione era ideale in questo senso, sono riuscito a fare quanto mi ero prefissato.

Corridore che ama i percorsi duri, il friulano privilegia i successi con attacchi da lontano
Corridore che ama i percorsi duri, il friulano privilegia i successi con attacchi da lontano
Molti dicono che il percorso di Roma sia atipico, dove c’è da rilanciare sempre ma non sia altimetricamente tra i più severi…

Non la penso così. Giro dopo giro le pendenze si sommano nelle gambe, praticamente l’unico tratto veramente piano è quello di Caracalla, l’arrivo… E’ un percorso difficile, ci sono strappi a ogni tornata, è normale che alla fine ci sia selezione. Io ho provato subito a uscire, poi con Gabriele De Frabitiis abbiamo trovato l’azione giusta e proprio sfruttando gli strappi sono riuscito a staccarlo e arrivare da solo. E’ stata decisamente la mia vittoria più bella.

Non ti sei però fermato lì, visto che pochi giorni dopo hai vinto anche il titolo regionale…

Sì, ho cercato di recuperare dopo la trasferta di Roma, fatto un po’ di scarico e quando sono tornato in gara ero brillante come allora. E’ stata una corsa più facile, ma sicuramente mi dà buone indicazioni anche come capacità di recupero. Non ho mai fatto una corsa a tappe, non so come mi potrei trovare con impegni ripetuti giorno dopo giorno ma questi piccoli segnali mi rincuorano.

Il friulano al suo primo successo 2023 alla Coppa Dondeo, battendo Etienne Grimod
Il friulano al suo primo successo 2023 alla Coppa Dondeo, battendo Etienne Grimod
Che tipo di corridore ti piace?

Uno come Pogacar che va forte su qualsiasi terreno e in qualsiasi tipo di corsa. Vorrei essere come lui, essere capace di dire la mia anche in un grande Giro. Io penso di avere le caratteristiche giuste per poter correre per la classifica, ma non avendo la minima esperienza specifica, per ora è solo un sogno.

Dopo tre vittorie di fila che cosa ti aspetti ora?

Non mi sono posto obiettivi specifici, anche se non nascondo che vorrei provare a conquistare la maglia tricolore. Poi c’è un’altra maglia che vorrei vestire, quella azzurra: per ora non mi è arrivata alcuna convocazione, ma se continuo a far bene magari presto il telefono squillerà…

Borgo Molino, il blocco dei rapporti e l’arrivo di Rui

13.01.2023
4 min
Salva

Da un comunicato di inizio stagione della Borgo Molino si legge che nello staff tecnico è entrato un nome di spicco del ciclismo giovanile: quello di Luciano Rui. Si tratta di una grande novità se si pensa che “Ciano” è stato il volto della Zalf dal 1991. Così, dopo trentuno anni il ruolo di Rui cambia, o meglio, rimane lo stesso, a cambiare è la squadra. 

«Luciano Rui è un grande amico – spiega Cristian Pavanello, diesse della Borgo Molino – è una persona molto competente che ha fatto la storia del ciclismo giovanile. Averlo in squadra con noi è qualcosa in più ed una grande occasione».

Luciano Rui è stato professionista ed è il riferimento storico nella Zalf di Castelfranco (foto Scanferla)
Luciano Rui è stato professionista ed è il riferimento storico nella Zalf di Castelfranco (foto Scanferla)

Un bel cambiamento

La notizia dell’arrivo di Rui nel team juniores della Borgo Molino è molto interessante. Una figura di riferimento per il movimento dilettantistico italiano è un valore aggiunto, soprattutto se potrà portare la sua esperienza a favore dei giovanissimi. 

«Non si tratta di una collaborazione con la Zalf – specifica Pavanello – con loro c’è sempre stato un buon rapporto, ma è l’equivalente di quello che abbiamo con le altre squadre under 23. Rui lo conosco da quando io stesso ho corso in Zalf nel 1994 e 1995, da allora il rapporto di amicizia non si è mai dissolto. Ha collaborato con noi, in maniera più blanda, anche negli anni passati. La svolta è arrivata in questa stagione, dove sarà più coinvolto. In particolar modo per quanto riguarda l’aspetto tecnico, anche la domenica, d’ora in poi, sarà in ammiraglia con noi».

Pavanello, qui a destra, è stato corridore di Rui nel ’94 e ’95. Ora i due lavoreranno insieme alla Borgo Molino (foto photors.it)
Pavanello è stato corridore di Rui nel ’94 e ’95. I due lavoreranno insieme alla Borgo Molino (foto photors.it)

Un nuovo mondo

Passare dagli under 23 agli juniores non è semplice, anche se si gode di un’esperienza come quella di Luciano Rui. Sono due mondi vicini, ma assolutamente diversi, soprattutto per l’età dei ragazzi con i quali si ha a che fare.

«Rapportarsi con atleti così giovani – riprende Pavanello – non è semplice, parliamo di ragazzi di 17 anni. E’ un mondo nuovo anche per Luciano, lui ha sempre avuto a che fare con corridori più pronti e maturi. Il nostro ruolo, in quanto team juniores, è legato alla formazione dell’atleta. Il suo ruolo in Zalf non sarà più quello di prima, ma ugualmente non uscirà dal team di Castelfranco. Però, quando ho saputo che a livello tecnico non sarebbe più stato così coinvolto, ho deciso di proporgli questa nuova avventura».

La categoria juniores ha grandi squilibri a livello di sviluppo: eliminare il blocco dei rapporti aprirà ancor di più la forbice?
La categoria juniores ha grandi squilibri a livello di sviluppo: eliminare il blocco dei rapporti aprirà ancor di più la forbice?

Rapporti liberi

Una seconda novità, che riguarda per intero tutta la categoria juniores, è l’annullamento del blocco dei rapporti. I ragazzi da questa stagione non avranno più l’obbligo di usare il quattordici come ultimo ingranaggio del pacco pignoni, ma potranno montare l’undici. 

«Con questa nuova regola bisogna andare con i piedi di piombo – dice il diesse – dal nostro punto di vista è cambiato un po’ il modo di gestire la palestra. Abbiamo terminato la parte più “corposa” nella settimana di Natale e le bici sono state consegnate solamente il 27-28 dicembre. La preparazione in bici rimarrà la stessa, il lavoro in palestra no. Ci concentreremo un po’ più sulla forza, per preparare la muscolatura e la useremo anche in via precauzionale, così da evitare infortuni».

I diesse dovranno insegnare ai loro corridori l’utilizzo corretto dell’intera scala dei rapporti (photors.it)
I diesse dovranno insegnare ai loro corridori l’utilizzo corretto dell’intera scala dei rapporti (photors.it)

La forbice si allarga

L’impressione generale nella categoria juniores, è che i ragazzi siano pronti sempre prima, non tutti chiaramente. C’è chi è “avvantaggiato” da una maturazione precoce e togliere il blocco dei rapporti potrebbe non essere stata la mossa giusta…

«A mio modo di vedere – continua Pavanello – questa regola era da cambiare, ma non da togliere. Le bici ormai sono talmente performanti anche per gli junior che il quattordici era quasi limitante, però si poteva passare al dodici. Il cambiamento lo si sarebbe sentito comunque. L’impressione che ho avuto, fin dai primi allenamenti, è che con questa nuova regola i forti andranno ancora di più e chi era limitato soffrirà ancora maggiormente. La forbice si aprirà ancora di più, specialmente se consideriamo che chi è già fisicamente più pronto potrà sfruttare ancor di più questo vantaggio. C’è anche da dire che spingere l’undici non è semplice, un conto è averlo nella ruota, un altro è pedalarci sopra. Uno dei lavori che spetterà a noi diesse sarà quello di tenere il fucile puntato, per evitare che i ragazzi spingano i “rapportoni”. Dovremo insegnare loro come si usano».

Cronosquadre giovanili. Ma quanto è difficile prepararle?

27.09.2022
5 min
Salva

Questo sabato (1° ottobre) a Fiume Veneto si terrà il campionato nazionale cronosquadre per allievi, juniores e under 23. L’evento sarà organizzato come lo scorso anno dal Gc Bannia a cui va un plauso per portare avanti questa iniziativa di certo non ben collocata nel calendario. Si tratta una specialità particolare, altamente specialistica. Si solito si corre in 7-8 atleti, per l’occasione è stata riadattata alle esigenze delle squadre e si corre in quattro (in apertura la Colpack impegnata lo scorso anno nella cronosquadre della Coppi e Bartali).

Se per gli allievi la questione della preparazione, vista la giovanissima età e la scuola di mezzo, può anche essere tralasciata, il discorso si fa più serio per quel che concerne le due categorie internazionali. Anche perché le distanze iniziano ad essere interessanti: 25,3 chilometri per gli juniores e 37,2 per gli U23 (gli allievi ne faranno 18,6).

La Colpack taglia in testa il traguardo di Fiume Veneto al tricolore 2021. Sul podio anche Qhubeka e Zalf (foto Instagram)
La Colpack taglia in testa il traguardo di Fiume Veneto al tricolore 2021. Sul podio anche Qhubeka e Zalf (foto Instagram)

In Colpack…

Oggi per una cronosquadre dei pro’ si lavora su ogni minimo aspetto: durata delle tirate, rapporti, materiali, momenti del cambio, watt espressi in fase di spinta e in fase di “recupero”, un lungo studio esterno del territorio da parte degli staff per incamerare dati su vento, umidità, asfalto…

Per gli under 23 più o meno l’obiettivo è lo stesso, ma con molte risorse in meno a disposizione, a cominciare dal tempo per allenare questa disciplina fino ad arrivare ai materiali.

«Quest’anno – spiega Gianluca Valoti diesse della Colpack Ballan, i campioni uscenti – sarà dura ripetersi. Primo, perché lo scorso anno avevamo una super squadra. Secondo, perché non abbiamo proprio i ragazzi: diversi sono infortunati o malati (l’ultimo della lista è Romele, ndr). 

«L’80 per cento dei nostri corridori ha la bici da crono e almeno una volta a settimana cerchiamo di fargliela usare in allenamento, fosse anche nel giorno di scarico. Lo scorso anno non riuscimmo a prepararla al meglio in quanto Baroncini e Gazzoli erano al mondiale, ma con Umbri, Boscolo e qualcun altro facemmo delle sedute. Per esempio Umbri che su pista faceva le partenze del quartetto partiva per primo. Tutti tiravano per circa 30”, ma lo stesso Gidas venendo dalla pista, aveva problemi alla distanza. Così spingeva più forte all’inizio e poi si staccava (il tempo è preso su terzo, ndr)».

I quattro alfieri della Colpack in allenamento prima dell’italiano dello scorso anno. Da notare Baroncini fresco di maglia iridata
I quattro alfieri della Colpack in allenamento prima dell’italiano dello scorso anno. Da notare Baroncini fresco di maglia iridata

Capacità individuali

In Colpack, racconta Valoti, si basano molto sull’esperienza personale dei ragazzi con la crono. Ognuno ha la sua tabella di allenamento e ognuno svolge i suoi lavori specifici.

«Poi per fare delle sedute di squadra – aggiunge Valoti – andiamo in un tratto di strada dalle nostre parti (Bergamo, ndr) particolarmente adatto. Corre parallelo all’autostrada tra Seriate e Grumello. Misura 20 chilometri e ha quattro rotonde. Queste sono ideali per approcciare le curve, rilanciare. In alternativa abbiamo un’altra strada, forse ancora migliore, nella Bassa ma è più lontana.

«Abbiamo la fortuna di avere il supporto di Maurizio Mazzoleni, specie per quel che concerne i materiali. E non dobbiamo assolutamente dimenticare Fusi, che viene dalla 100 Chilometri. Che poi alla fine le cose da mettere in pratica si sanno, ma la differenza è insistere sull’utilizzo della bici da crono in allenamento».

I ragazzi della Borgo Molino nella cronosquadre del Giro del Friuli (foto Bolgan)
I ragazzi della Borgo Molino nella cronosquadre del Giro del Friuli (foto Bolgan)

La Borgo Molino

E il discorso non è troppo diverso per gli juniores. Ad aprirci le porte di questa categorie è Cristian Pavanello direttore sportivo della Borgo Molino-Vigna Fiorita, anch’esso team campione in carica.

«Purtroppo – dice Pavanello – non ho potuto dedicare il tempo che volevo a questa specialità in quanto non ho gli atleti sottomano. E per questo non ci arriviamo al meglio. Due di loro, Favero e Scalco, sono di ritorno dall’Australia, e non hanno modo di fare delle prove. Faremo riferimento alla “memoria individuale” di quando usano la bici da crono e delle esperienze in pista.

«A ridosso del via faremo delle piccole prove, ma giusto per riprendere il feeling dei cambi e non per la prestazione. Ripeto, non c’è stato tempo e bisogna considerare anche che il giorno dopo ci sono altre gare importanti».

Delle Vedove è uno dei ragazzi più potenti di Pavanello e sarà schierato a Fiume Veneto (foto Instagram)
Delle Vedove è uno dei ragazzi più potenti di Pavanello e sarà schierato a Fiume Veneto (foto Instagram)

Cambio bici

Da quest’anno anche la categoria juniores potrà utilizzare la bici da crono, cosa che non era consentita fino all’anno passato. Si diceva che essendoci scarsa disponibilità di queste bici, si voleva mettere tutti alla pari. In realtà non è proprio così, perché quando ci sono le gare contro il tempo individuali tutti hanno la bici giusta. In più non sarà bello da dire, ma è un dato di fatto: non partecipano tutti i team, ma quelli più “robusti”.

«E direi finalmente – aggiunge Pavanello – trovo sia giusto che si usi la bici da crono. Si continua a proteggere questa categoria quando invece è internazionale. I ragazzi imparano a darsi i cambi con le mani sulle protesi e a gestire certe situazioni. 

«Anche in virtù dell’utilizzo di questa bici – continua Pavanello – sarebbe stato interessante poterci lavorare su». Con la bici da strada i cambi vengono più in automatico. Basta pensare all’utilizzo che se ne fa in allenamento con i compagni in fuga.

«Ci sarebbe piaciuto allenarla meglio, ma non si può. Come facciamo? Con l’esperienza. Quando correvo, le cronosquadre le ho fatte anche io e la Borgo Molino stessa è cresciuta con le cronosquadre. Nel nostro caso Favero, Scalco, Cuccarolo e Delle Vedove sono esperti. Spero di riuscire a schierare anche un secondo quartetto».

Regista in corsa e vincente al traguardo. Ecco chi è Delle Vedove

18.06.2022
5 min
Salva

«Sentiamoci prima di mezzogiorno ché poi devo concentrarmi per le gare». La cosa che colpisce di primo impatto di Alessio Delle Vedove è la sua maturità, a soli 18 anni. Stiamo parlando di uno dei maggiori talenti del panorama junior italiano, già vincitore per 7 volte in questa stagione su strada ma che si sta distinguendo anche su pista, avendo pilotato il quartetto del Veneto al titolo italiano di categoria con contorno di altre tre medaglie individuali (inseguimento, madison e eliminazione). Un corridore poliedrico, come ormai consuetudine – finalmente – anche nel movimento giovanile italiano.

C’è un fattore che sta portando il ragazzo della Borgo Molino Vigna Fiorita alla ribalta e non è dato, come si sarebbe portati a pensare, alle sue vittorie (in apertura quella a San Biagio di Callalta, foto Scanferla). La maturità di Alessio si vede in corsa ed emerge non solo dalla sua regolarità (quando non vince è sempre comunque piazzato) ma dalla sua condotta in gara, una sorta di vero regista in corsa, il braccio operante di tutte le strategie decise dal team di Cristian Pavanello. Se la squadra veneta è in primissimo piano e colleziona successi con molti suoi tesserati (ben 15 finora), lo si deve anche, forse soprattutto, a questa capacità.

Quando facciamo presente la cosa a Delle Vedove, non si tira indietro: «In gara non rimango sulle mie, chiedo sempre ai compagni come va, comunichiamo molto su come condurre la corsa. Loro spesso mi chiedono consigli. Io corro innanzitutto per la squadra e anzi nella parte finale di stagione ho intenzione di lavorare soprattutto per gli altri».

Delle Vedove Borgo Molino 2022
Il team del Borgo Molino Vigna Fiorita, dove Delle Vedove funge da capitano ma anche regista in gara
Delle Vedove Borgo Molino 2022
Il team del Borgo Molino Vigna Fiorita, dove Delle Vedove funge da capitano ma anche regista in gara
Proviamo a ricostruire chi è Alessio Delle Vedove…

Un ragazzino che ha trovato subito nel ciclismo la sua passione, tanto che gareggio sin da quando ero G1. Da bambino giocavo anche a calcio, ma non mi divertivo così tanto come con la bici. Quasi non riesco a farne a meno. Finora mi sono dedicato di più alla strada, ma dai tricolori di Noto mi interessa per il momento di più la pista perché sono convinto che a europei e mondiali possiamo fare davvero bene con il quartetto dell’inseguimento.

Andiamo un po’ più in là: a fine stagione ci sarà il passaggio di categoria…

Lo so e non posso nascondere che ci penso spesso. Non con paura, questo sia chiaro, per me è una motivazione. Entrare fra gli Under 23 significa anche cambiare prospettive, cominciare a vivere quest’attività un po’ più come un lavoro. Significa mettersi davvero in gioco. Intanto il primo passo è scegliere la squadra giusta: di offerte me ne sono arrivate tante ma non ho ancora scelto, a fine stagione vedremo che cosa fare, ora voglio concentrarmi sulle gare perché c’è tanto in ballo.

Molti corridori alla tua età e con un curriculum simile penserebbero già, o sarebbero indotti a pensare al professionismo.

Non è il mio caso. Io voglio prendermi i miei tempi, fare la gavetta fra gli Under 23 e provare la mia strada quando mi sentirò pronto. Vedo tanti che passano troppo presto e restano bruciati, so che in questo momento rischierei troppo, soprattutto perché non riesco ancora a raggiungere i wattaggi necessari. Ho visto ad esempio le tappe del Giro Under 23 e sinceramente vedo un livello che per me è ancora off limits, come è giusto che sia.

Parole davvero molto mature. Dovendoti però far conoscere, che corridore sei?

Sicuramente un corridore veloce, ma che si difende bene in salita, anche su dislivelli che raggiungono i 1.500-1.600 metri. In salita mi difendo bene e questo mi fa pensare di avere ancora confini inesplorati, anche per questo voglio fare i miei passi con calma, per conoscermi meglio.

Delle Vedove 2021
Nel primo anno junior Delle Vedove (secondo da sinistra) ha preso le misure (foto Scanferla)
Delle Vedove 2021
Nel primo anno junior Delle Vedove (secondo da sinistra) ha preso le misure (foto Scanferla)
Oltretutto i tuoi risultati su pista, con la propensione per le gare endurance e soprattutto per l’inseguimento (argento tricolore, battuto in finale da Luca Giaimi), fanno pensare che tu abbia buone propensioni anche per le cronometro…

Le gare a tempo sono sempre state nelle mie corde, innanzitutto mentalmente. Anche ai tricolori mi sono trovato bene, ho perso la finale per 6 decimi ma è stato tutto merito suo. Chiaramente bisogna considerare che un conto è una gara su pista, un altro quella su strada dove molto conta la resistenza, Le basi ci sono, ma bisogna capire che cosa posso diventare realmente.

Che scuola fai?

L’Istituto Tecnico a Dolo (VE), con indirizzo amministrazione, finanza e marketing. Devo dire che ho trovato nella scuola un grande supporto da parte dei professori, mi chiedono sempre delle mie gare e mi aiutano a non perdere terreno dai compagni. Alla scuola tengo molto, infatti mi voglio tenere aperte tutte le strade, se il ciclismo non sarà il mio futuro almeno avrò un piano B.

Delle Vedove mamma
Alessio con sua mamma Paola: il supporto della famiglia è totale, senza trascurare la scuola
Delle Vedove mamma
Alessio con sua mamma Paola: il supporto della famiglia è totale, senza trascurare la scuola
Hai detto dei professori, ma che dicono i compagni?

Sono i miei unici amici al di fuori del ciclismo, quando non ho impegni in bici cerco di passare molto tempo con loro anche perché serve per cambiare discorsi, non rimanere sempre ancorati agli stessi pensieri. Ci vado d’accordissimo e sono tutti miei tifosi.

Hai parlato di europei e mondiali su pista. Ma a quelli su strada ci pensi?

Sì, certo, spero di rientrare nel gruppo e sono pronto a lavorare per i compagni, anche se mi chiedessero di sacrificarmi per i primi chilometri. Perché sono fatto così…