La stagione juniores è alle porte, domenica con il GP Baronti prenderà il via la serie di classiche nazionali e internazionali che andrà avanti fino a fine settembre. Ma oltre a queste, ci sono tutti gli impegni esteri, con una Nations Cup che, a differenza degli under 23, è ancora nel programma dell’UCI sempre più convinta a investire su questa categoria.
Il tecnico azzurro Dino Salvoldi è pronto con il suo taccuino per annotarsi i nomi più in vista, conscio che per la maggior parte saranno sue vecchie conoscenze perché frequentatori (anche) dell’anello di Montichiari.


Ogni inizio stagione ha sempre il suo carico di incognite, di domande che attendono risposta. Salvoldi si affida alle esperienze finora maturate su pista: «Dopo le valutazioni abituali che facciamo a ottobre, abbiamo già iniziato da dicembre con gli allenamenti settimanali e quindi ho avuto modo di vedere già i primi anni che abbiamo ritenuto di preselezionare. Inoltre mi sono relazionato con i direttori sportivi, sono stato a seguire qualche allenamento di squadra nei ritiri che sono stati fatti e inizio a farmi un’idea della situazione generale».
Come hai impostato l’inizio del lavoro?
Non abbiamo fatto ancora raduni e inizieremo come primo evento della squadra nazionale con una Nations Cup in Belgio il 27 di marzo, quindi quello sarà il primo appuntamento e di conseguenza, dovendo fare le iscrizioni con largo anticipo, è chiaro che per questa prima gara ho privilegiato gli atleti di secondo anno, mentre per il resto dell’attività avrò modo di vedere già la prima parte di stagione, come si comporteranno anche i primi anni tra quelli più esperti.


Da chi ti attendi di più dopo averli visti all’opera l’anno scorso? Quelli cresciuti all’ombra dei Magagnotti, tanto per fare un nome…
La stagione del ciclocross mi ha già indicato dei buoni profili e faccio riferimento soprattutto a Pezzo Rosola, che già aveva fatto molto bene l’anno scorso su strada soprattutto da fine giugno in avanti, e Grigolini che invece l’anno scorso non aveva avuto un gran rendimento e quindi c’è curiosità nei suoi confronti di vedere come affronterà la stagione su strada.
Al di fuori dell’attività invernale?
Gli altri nomi sono quelli che già nel 2025 hanno fatto vedere delle buone qualità come ad esempio Fedrizzi e Pierotto, Campagnolo che ha avuto qualche problemino e quelli che sono stati con me in pista, ma che hanno anche vinto molto su strada. Come Vendramin ad esempio che è molto veloce e il campione italiano Carosi, Ferrari della GB e anche Solavaggione che è andato a correre per un devo team e che per problemi fisici non ho mai avuto in nazionale. Questo anche per dire che non guardo solo a quanto fatto, ci sono tanti nomi che al primo anno non si sono riusciti ad affermarsi ma aspetto fiducioso.


Accennavi al discorso devo team. Amadori, ad esempio, raccontava che è cambiato il modo di lavorare, avendo tanti corridori che sono inseriti nei devo team delle WorldTour, quindi ha meno contatti diretti, soprattutto nelle gare italiane. E’ un problema al quale anche tu cominci a dover far fronte. Come ti relazioni?
Diciamo che dopo l’esperienza di Finn, siamo al terzo anno di questa nuova situazione, ogni stagione ce n’è qualcuno che si propone attraverso queste nuove prospettive. Mi muovo come faccio con il gruppo pista, quindi li contatto il prima possibile perché bisogna giocare di anticipo.
In anticipo rispetto ai loro piani?
I programmi in queste squadre vengono fatti nella prima metà di dicembre e non hanno una grande flessibilità. Di conseguenza bisogna inserirsi e programmare da subito quali potrebbero essere i momenti di condivisione se si parla di allenamento e di partecipazione alle gare, se possono farlo con la squadra nazionale. E poi i momenti di verifica, laddove invece c’è da confrontarsi con gli altri e quindi selezionare gli atleti.


Per te e per i ragazzi che si trovano in questa situazione c’è però una difficoltà in più rispetto agli under 23 perché c’è anche il fattore scuola…
Meno di quanto si possa pensare. Perché non è molto diverso dalla realtà di un ragazzo che corre per una squadra italiana. Ho avuto Finn due anni fa, Capello l’anno scorso e loro hanno frequentato regolarmente la scuola nei loro istituti in Italia, poiché non fanno un’attività continuativa, come invece nella nostra tradizione. Corrono più programmati, con periodi a scadenze prolungate. Devo dire che talvolta la scuola viene anche usata come pretesto, perché con i mezzi e i metodi di allenamento che ci sono oggi, si può ovviare bene quando c’è brutto tempo o fa buio prima. Gli strumenti per allenarsi anche senza uscire su strada ci sono.
La crescita delle corse a tappe la vedi positivamente?
Sì, ma vorrei che ce ne fossero di più, invece già sappiamo che il Giro Giovani Juniores è sparito dal calendario. Abbiamo Abruzzo, Friuli, Valdera, Lunigiana e la prova di Nations Cup di Baron, che però è riservata per le squadre nazionali. C’è stato un miglioramento, ma ci sono evidenti difficoltà da parte degli organizzatori a ottenere permessi infrasettimanali, Poi un problema grosso è che nelle gare a tappe in Italia mancano le cronometro. Ma è un lavoro da fare insieme agli organizzatori, assecondando anche quelle che sono le loro esigenze e problematiche locali. Io ho un’idea di come dovrebbero essere corse a tappe più utili per i nostri bisogni…


Qual è?
Sarebbe bello che ci fossero una cronometro e una tappa con dislivello importante, che non deve essere mai l’ultima, in modo che ogni ragazzo, sapendo di dover andare ad affrontare una gara simile, con magari l’ultima tappa molto più aperta, si possa preparare nella maniera più consona.
Veniamo da due anni importanti, con l’oro mondiale di Finn il primo e l’argento europeo di Capello il secondo. Temi un rimbalzo, temi che ci siano troppe aspettative?
No, perché abbiamo comunque un movimento competitivo. Vorrei ricordare che l’anno scorso siamo arrivati primi nella classifica di Nations Cup Juniores, vinto tante gare estere con diversi corridori. Abbiamo mancato solo il mondiale, ma poteva anche andare bene, perché abbiamo attaccato. Credo che la categoria sarà competitiva a livello internazionale anche quest’anno, poi se l’evento singolo è quello con cui si identifica unicamente il valore di un movimento di una categoria, secondo me è limitativo perché una gara ha molte variabili.