Tre gare tra gli juniores: 6° al Medaglia d’Oro Sportivi La Rizza, 2° al Memorial Ragnoli e infine trionfatore alla Piccola Liegi delle Bregonze (foto di apertura Photobicicailotto). E’ fragoroso l’esordio di categoria di Brandon Fedrizzi, ma non ci si poteva attendere niente di meno visti i numeri con cui il giovanissimo corridore bolzanino della Petrucci Assali Stefen Makro si è presentato nella nuova stagione.
Fedrizzi nell’ultimo suo anno da allievo ha colto 23 vittorie. Un record. Superando le 22 che alla sua età aveva ottenuto Mathias Vacek, uno che ora è in pianta stabile nel WorldTour e anche con un certo peso. Numeri che non sono passati inosservati nella massima serie tanto che la Wanty Nippo ReUs ci ha già messo le mani sopra e al termine della sua appartenenza alla categoria gli aprirà le porte del suo devo team.
Stradista nel regno della mtb
E’ importante allora andare alla scoperta di questo talento sedicenne, che appare solo agli inizi di un cammino prestigioso: «Ho iniziato da G1 seguendo l’esempio di mio padre che aveva corso fino alla categoria U23. Dalle mie parti regna la mountain bike, io l’ho provata, ma ho subito capito che il mio destino era su strada, seguendo le orme famigliari. C’è più lavoro di squadra e le gare sono più lunghe e io, più passano i chilometri e più mi trovo meglio».
La notizia del tuo approdo così anticipato in un devo team ha sorpreso tutti. Anche te?
La cosa era in ballo sin dalla passata stagione, so che il mio procuratore Carera aveva già avuto richieste e ha trovato questa confacente al mio percorso di crescita. In questi due anni dovrei rimanere nel team italiano, ma la squadra belga (che come lui ha già messo sotto contratto anche Mattia Proietti Gagliardoni e che attualmente ha Simone Gualdi, ndr) già mi segue con il suo preparatore e nutrizionista, inoltre ho già fatto con loro un paio di ritiri e penso che nel corso dell’anno ci vedremo ancora.
Il tuo numero di vittorie sorprende anche perché è contornato da tanti piazzamenti, come se anche in te ci fosse quella sete di successo che contraddistingue i campioni come Pogacar…
Ho letto delle sue dichiarazioni, del fatto che se non lotta per vincere si annoia ed è un po’ così anche per me. Qualsiasi sia la gara, il suo valore, io voglio onorarla al meglio, provarci sempre, partire con il massimo obiettivo. Io mi ritengo un passista veloce, che ama le corse ondulate, con salite anche di 2-3 chilometri. Se posso giocarmi la vittoria con un gruppo ristretto, è la mia dimensione ideale.
Ti sei fatto un’idea di quali potrebbero essere, a livello professionistico, le gare che più si adattano a te?
A me piacciono quelle fiamminghe, credo che Fiandre ma anche la Roubaix sarebbero ideali per me e quando le vedo in tv sogno che cosa potrei fare. Per ora mi vedo come corridore da classiche, ma non posso ipotecare il futuro, è troppo presto, devo ancora conoscermi, magari dentro di me c’è anche uno specialista per corse a tappe…
Come sei arrivato alla Petrucci?
Grazie al mio grande amico Alan Zanolini e a suo padre Cristian, che è il mio meccanico e che ha corso da pro’ ai tempi di Pantani. E’ stato Alan, che ci aveva già corso e con il quale mi alleno abitualmente, che mi ha consigliato di passare junior con loro per imparare e fare un buon calendario. Con lui e Daniele Leoni formiamo un trio di amici e compagni di allenamento, tutti e tre siamo nello stesso team. Dove mi trovo benissimo, ho tanti compagni tutti in grado di vincere, c’è concorrenza fra noi ma anche molta collaborazione per ottenere il massimo.
Vittorioso alla terza gara. Quasi verrebbe da pensare che la vittoria è arrivata tardi…
Io all’inizio non ero tanto fiducioso perché venivo da un’influenza e non mi ero potuto allenare come avrei voluto, ma quella gara aveva un percorso per me ideale e sapevo che, prima del malanno, avevo già una buona forma. La prima salita l’hanno presa forte ma ho tenuto, nell’ultima ho svettato per terzo e poi allo sprint mi sono conquistato la vittoria.
E ora?
Si continua a lavorare, so che la squadra tiene particolarmente alla conquista della maglia tricolore, diciamo che farò in modo di farmi trovare pronto…
Su Fedrizzi abbiamo voluto sentire anche il pensiero di Sandro Dalle Vedove, il suo diesse che si trova nella difficile situazione di gestire un talento già sotto contratto con un grande team estero: «Noi sinceramente speravamo che aspettasse a firmare, ma la situazione è questa. Fedrizzi ha una particolarità: negli ultimi 5 chilometri difficilmente sbaglia, è come una macchina e questo mi ha sorpreso. In tanti anni ne ho visti pochissimi con una tale voglia di primeggiare, poi ha qualità metaboliche e fisiche non comuni. Nella gara precedente ad esempio, ha chiuso 2° perché in volata era rimasto chiuso, ha preso atto e la settimana dopo non ha fatto lo stesso errore».
Non hai il timore che però sia già troppo formato per la sua età?
Io credo che abbia ampi margini di miglioramento, pari a quelli fisici, in fin dei conti parliamo sempre di un ragazzino di 16 anni. Inoltre, prima di venire da noi si era sempre allenato a sensazione, solo ora ha cominciato a usare tabelle e cardiofrequenzimetro. Quel che mi piace è che è meticoloso, se gli dici di fare 5 lui lo fa, né più né meno.
I ritiri internazionali hanno influito su questa sua partenza sprint?
Io credo di sì, sia come forma che come consapevolezza. Ma va anche saputo dosare, ad esempio dopo la vittoria alla Piccola Liegi gli abbiamo detto che la domenica dopo non avrebbe corso, perché non bisogna esagerare. Lui vive per il ciclismo: ha anche smesso di studiare per ora, ma so che sta facendo corsi d’inglese per essere pronto alla sua avventura internazionale.