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Ermenault 2017

Ermenault, un “nemico” di Ganna davvero unico

16.05.2022
5 min
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La storia dei fumetti insegna che un buon supereroe è tale se ha un avversario che lo rende tale. Non è detto che sia il cattivo di turno, ma deve essere alla sua altezza. Se proviamo a leggere la storia dei grandi sportivi, succede lo stesso e Filippo Ganna non è esente da questa regola. Anche perché il suo fiero avversario, Corentin Ermenault non ha solo varie sfaccettature come si conviene a un personaggio vero, ma è anche figlio di un altro avversario storico.

Bisogna tornare indietro alla fine del secolo scorso e alla parabola di Andrea Collinelli, colui che vinse le Olimpiadi di Atlanta 1996. Lo fece battendo proprio Philippe Ermenault, che veniva dalla conquista dell’oro nell’inseguimento a squadre. Rispetto ad oggi, dobbiamo però dire che le parti erano per certi versi inverse: Ermenault era il campione affermato, Collinelli quello che voleva scalzarlo dal trono. E ci riuscì nell’occasione più importante. Poi, soprattutto durante i mondiali, le loro storie si intrecciarono con vittorie e sconfitte da entrambe le parti. Come è giusto che sia quando si parla di supereroi e superavversari…

Ermenault Ganna 2016
Il francese vincitore agli europei 2016, battendo Ganna in finale, terzo Beukeboom (NED)
Ermenault Ganna 2016
Il francese vincitore agli europei 2016, battendo Ganna in finale, terzo Beukeboom (NED)

Calciatore per 10 anni

Philippe a dir la verità non avrebbe voluto che Corentin seguisse le sue orme: «Mi ha proibito di andare in bici prima dei 14 anni – racconta il 26enne di Amiens – per 10 anni mi ha fatto giocare al calcio per sfogare la mia passione sportiva. Diceva che ci si stanca presto di andare in bici, oppure che se da giovane vinci tanto, poi passi di categoria e puoi non vincere più, così ti demoralizzi e molli. Voleva che io evitassi tutte queste delusioni».

Corentin Ermenault ha però seguito la sua vocazione e ha fatto balzi da gigante, ma ha dovuto fare i conti anche con quelle stesse delusioni. Nel ciclismo di oggi è davvero difficile “vivere” solo di pista: Corentin ha fatto subito vedere che nelle sue vene scorre il sangue del campione predestinato e pur nell’epoca di Filippo Vincitutto si è guadagnato i suoi spazi, con un bronzo mondiale nel 2017 e soprattutto 4 ori europei di cui due nell’inseguimento individuale, nel 2016 e 2019. Si è dedicato alla strada, nel 2019 è approdato al Team Wiggins e l’anno dopo alla Vital Concept per due stagioni, ma non ha mai trovato la sua dimensione.

Ermenault padre 2016
Corentin con il padre Philippe, oro e argento olimpico e con 2 ori e 4 medaglie mondiali (foto DR)
Ermenault padre 2016
Corentin con il padre Philippe, oro e argento olimpico e con 2 ori e 4 medaglie mondiali (foto DR)

«I pro’ non fanno per me…»

«Nei pro’ non mi piaceva, non amavo quel mondo, quell’essere irregimentati in strategie, allenamenti e tabelle a catena di montaggio. Per me la bici è altro, deve avere sempre quella vena di sregolatezza che fa parte della mia vita, io sono un po’ fuori dagli schemi e non mi ritrovo in questo ciclismo, io sono fedele al mio motto: “Sii serio ma senza prenderti troppo sul serio”. Quel mondo mi venne a disgusto, tanto è vero che nel 2020, complice anche il lockdown, la bici non l’ho neanche voluta vedere».

La sua storia ciclistica sembrava conclusa, ma come in qualsiasi storia (anche fumettistica) c’è sempre il colpo di scena, che nel suo caso si concretizza in una telefonata. Dall’altra parte c’è la federazione ciclistica francese e a Corentin arriva una proposta davvero inaspettata: riprendere a correre per le Olimpiadi di Tokyo, ma non per quello che pensa. Gli chiedono infatti di provare a fare da guida ad Alexandre Lloveras, atleta ipovedente nell’inseguimento su tandem per i Giochi Paralimpici.

«All’inizio, di fronte a quella proposta mi sentii preso in contropiede – racconta Ermenault – e dissi di no, ma mi hanno dato le giuste motivazioni e così ci ho ripensato e mi sono rimesso a pedalare».

Ermenault Lloveras 2021
Corentin con Alexandre Lloveras, oro alle Paralimpiadi di Tokyo (foto C.Picout)
Ermenault Lloveras 2021
Corentin con Alexandre Lloveras, oro alle Paralimpiadi di Tokyo (foto C.Picout)

Timone verso Parigi 2024

Risultato finale: oro a Tokyo per entrambi. «Quella vittoria è stata per me qualcosa di fondamentale, di magico, da condividere con una grande persona. Mi è rivenuta voglia, probabilmente senza quell’idea non avrei mai ripreso, invece ora sono qui che sogno Parigi 2024».

Gareggiare a Parigi, portare il quartetto sul tetto olimpico come fece suo padre 28 anni prima. Si è visto subito che con lui in squadra il quartetto francese va che è un piacere e lo stesso cittì azzurro Marco Villa ha segnalato la squadra transalpina come una delle grandi novità del panorama mondiale, già ridisegnato dopo i successi azzurri dello scorso anno. Per Ermenault è una grande chance: «Sono rimasto piacevolmente sorpreso dal coinvolgimento per Parigi 2024, trovo tutto ben strutturato e professionale, si lavora su un progetto ma all’insegna della libera espressione. Mi piace dove stiamo andando».

Ermenault clacson 2022
Ermenault con il suo buffo clacson sul manubrio (foto Jerome Dutac)
Ermenault clacson 2022
Ermenault con il suo buffo clacson sul manubrio (foto Jerome Dutac)

…Ma attenti al suo clacson!

Corentin ha così ripreso a pieno ritmo. A Glasgow, nella prima di Coppa del Mondo (dove Ganna per inciso ha fatto solo l’inseguimento a squadre) ha vinto sia la gara di quartetto che l’inseguimento individuale realizzando anche il nuovo record francese in 4’05”644. Per poter seguire il suo sogno, si è anche rimesso a gareggiare su strada.

Ora Ermenault fa parte dell’AVC Aix-en-Provence e compete soprattutto nelle gare nazionali valide per la Coupe de France. E’ tornato anche a competere nelle corse a tappe, in particolare il Tour du Loir et Cher cogliendo anche un terzo posto nella frazione finale. Ma a chi gli chiedeva che cosa avesse provato, Corentin ha dato una delle sue risposte spiazzanti: «200 chilometri non sono per me, col passare dei chilometri faccio sempre più schifo perché non riesco tanto a concentrarmi. Mi annoio…». Sulla sua bici faceva bella mostra uno strumento fuori dal tempo: un clacson a pompetta, con il quale ogni tanto dava una svegliata a compagni e avversari: ve lo immaginate Ganna in mezzo al gruppo del Tour a suonare il clacson?

Luca Collinelli con #inEmiliaRomagna, le due ruote sono di casa

07.01.2022
4 min
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Il ciclismo è di casa nella famiglia Collinelli. Luca per il 2022 farà parte del #inEmiliaRomagna Cycling Team dopo due anni da juniores in Sidermec f.lli Vitali che ben promettono. Tra i suoi risultati più importanti dell’ultimo anno, spiccano una vittoria e un podio sfiorato nella madison ai mondiali su pista in Egitto. Per il classe 2003 romagnolo il passaggio tra gli under 23 è sempre stato un obiettivo e la voglia di fare bene fin da subito non manca di certo.

Tra le mura di casa, le due ruote hanno sempre fatto parte della quotidianità. Il papà Andrea (oro olimpico dell’inseguimento ad Atlanta 1996) è fonte d’ispirazione e coach per consigli e dritte. Con la sorella Sofia (iridata nel quartetto nel 2018) invece macina chilometri e la motivazione è reciproca.

Luca nella nuova squadra è chiamato a essere ambasciatore del territorio emiliano romagnolo e trova un team che viene dalla sua migliore stagione con 6 vittorie, 16 podi e 50 piazzamenti. Un ottimo volano per la tanta voglia e per realizzare le idee chiare che ha sul futuro.

Luca Collinelli ha partecipato ai mondiali su pista in Egitto (foto di Lorenzo Cantalupi)
Luca Collinelli ha partecipato ai mondiali su pista in Egitto (foto di Lorenzo Cantalupi)
Che stagione è stata il 2021?

Tutto sommato buona, perché ho ottenuto una vittoria su strada, alcuni piazzamenti e sono stato convocato in nazionale ai mondiali. Sarei dovuto anche andare agli europei, ma causa covid ho dovuto saltare e questo stop ha anche condizionato parte della stagione. Per le problematiche che ho avuto, sono riuscito a ritagliarmi qualche soddisfazione. 

Hai fatto una bella stagione anche in pista…

Ho fatto molto bene. Quarto ai mondiali nella madison. Due argenti agli italiani e vari piazzamenti in altre specialità. 

Pensi di riuscire a proseguire in pista anche da under 23?

è il mio intento, vedremo come gestirla insieme a Marco Villa. Perché quando si passa under o si fa con la nazionale o si va in determinate strutture. I miei nuovi diesse Coppolillo e Calzoni sono d’accordo e ci interfacceremo con Villa per l’organizzazione. 

Hai già fatto il primo ritiro in Spagna con la squadra. Che team hai trovato?

Ho trovato un gruppo molto unito anche perché i nuovi ingressi e i cambiamenti non sono stati molti. Anche lo staff era ben organizzato. Siamo andati là con due meccanici, il massaggiatore, e i due direttori sportivi che ci seguivano con ammiraglia. Organizzazione top.

#inEmiliaRomagna Cycling Team in ritiro in Spagna a dicembre
#inEmiliaRomagna Cycling Team in ritiro in Spagna a dicembre
Avete avuto modo di allenarvi bene fin da subito?

Si, anche se non mi piace parlarne perché non amo condividere i miei allenamenti, nemmeno sui social o su Strava. Come non vado a guardare gli allenamenti degli altri non voglio che siano pubblici i miei. 

Nella squadra hai trovato Dapporto e Ansaloni, due corridori che hanno fatto bene nel 2021…

A primo impatto si capisce che loro due sono i pilastri. Hanno più esperienza e sono disposti ad aiutare. Durante il ritiro il clima è disteso quindi si tende a parlare di argomenti leggeri, però immagino che durante la stagione saranno degli esempi da seguire. 

Durante questo inverno avete avuto due intrusi come Baroncini e Tarozzi durante gli allenamenti, sono motivanti per voi?

Sicuramente dà stimoli allenarsi con i professionisti. Anche se devo dire che in Emilia Romagna è meno frequente. Quando mi è capitato di uscire in bici in Lombardia, incontrare pro’ come Ballerini e Nizzolo e molti altri è più comune. In Emilia Romagna c’è un cambio generazionale e loro due ne sono la dimostrazione. 

Come ti sei trovato con i diesse?

Mi sono trovato bene fin da subito. Coppolillo lo conosceva anche mio padre e mi ha raccontato che tipo di filosofia ha e questo mi sta aiutando ad ambientarmi bene. Calzoni lo avevo già conosciuto con i ritiri della regione e mi son trovato in sintonia.

Luca e Sofia Collinelli, ciclisti fin da piccoli, si allenano spesso insieme
Luca e Sofia Collinelli, ciclisti fin da piccoli ,si allenano spesso insieme
Che rapporto hai con tua sorella Sofia?

Ci alleniamo spesso insieme e ci sproniamo a vicenda. Siamo molto uniti e quando ne abbiamo la possibilità usciamo in bici assieme. Lei adesso è a Ravenna nonostante viva a Roma per l’università, quindi in questo periodo condividiamo molto tempo. L’obiettivo è comune per entrambi.

Che importanza ha il tuo papà per il tuo percorso?

Lui mi ha sempre spronato, tra alti e bassi mi ha sempre sostenuto e ora che sono tra gli under 23 e mi sto ritagliando il mio spazio, lui c’è sempre per consigli e dritte. Critiche e apprezzamenti sono e saranno sempre fondamentali per migliorarmi.

Che aspettative hai per il 2022?

So quello che devo fare. Diciamo che non passo per fare un anno solo di ambientazione. Ho tanta voglia, ma so che devo avere pazienza.

Collinelli: studentessa, un po’ modella e testa da campione

08.10.2021
6 min
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Anche se il 2021 è stato un anno storto per l’infortunio al Giro d’Italia del 2020, Sofia Collinelli pensa in grande e ha messo nell’obiettivo le Olimpiadi di Parigi. Effervescente come si deve essere a vent’anni, la romagnola che fra il 2018 e il 2019 ha vinto un mondiale e un europeo nell’inseguimento a squadre, nel frattempo si è trasferita a Roma. Come Letizia Paternoster prima di lei, infatti, Sofia è entrata a far parte della Luiss Sport Academy, nata nel 2015 presso l’Università romana per agevolare il percorso accademico degli sportivi di vertice. Fra i nomi, quello di Gianmarco Tamberi e Filippo Tortu, oro a Tokyo, di Pessina e Avola.

«Ho fatto domanda – sorride – e sono riuscita ad entrare. Sono nel corpo atleti, per essere ammessi devi avere certe credenziali e siamo davvero pochissimi. Paolo Del Bene, che è il capo dello sport in Luiss, mi ha preso sotto la sua ala (foto di apertura, ndr). Sono iscritta al primo anno di Scienze Politiche, vivo negli alloggi Luiss e loro mi mettono al 100 per cento nella condizione per allenarmi e studiare. Non mi fanno mancare assolutamente niente. Mi sveglio, faccio ginnastica, vado in bici. Siamo vicino alla Salaria. Mezza giornata mi alleno, l’altra mezza sono all’università».

Giro dell’Emilia 2020, prime corse dopo il lockdown
Giro dell’Emilia 2020, prime corse dopo il lockdown
Da Ravenna a Roma il passo è grande, allenarsi non è semplice…

Per ora esco da sola. Però Luigi Bielli, che è l’allenatore della squadra sportiva Luiss, mi ha messo in contatto con un gruppo di persone che escono in bici e ho cominciato ad orientarmi. Per l’inverno starò qui, perché il clima è migliore e le ore di bici sono meno. Poi è chiaro che quando inizieranno le corse, tornerò in Romagna e seguirò le lezioni online. Ho messe le cose in chiaro, prima per me c’è la bici. E non avendo obbligo di frequenza, si riesce a fare tutto con estrema calma. Ognuno di noi ha un tutor che lo segue per lo svolgimento delle lezioni e per il programma degli esami. E’ fatto tutto ad hoc per ogni atleta. 

Che stagione è stata il 2021?

Un’annata molto dura. L’anno scorso mi sono infortunata al Giro d’Italia, ho preso una pubalgia cronica agli adduttori e sono stata per un anno a curarmela. Sono tornata alle gare negli ultimi due mesi, ho ottenuto il bronzo al tricolore derny e qualche piazzamento. Ora mi sono voluta fermare per recuperare al massimo e prepararmi bene per la stagione prossima. A ben vedere non ci sarà un momento in cui mi fermerò realmente, perché sono stata ferma tanto tempo. Si pensa alla preparazione invernale in vista del 2022.

Un abbraccio a papà Andrea Collinelli: «Una delle persone più importanti della mia vita»
Un abbraccio a papà Andrea Collinelli: «Una delle persone più importanti della mia vita»
Strada e pista o ci sarà da scegliere?

Entrambe, ma non è un mistero che pensi più alla pista. Alle Olimpiadi puoi andarci solamente così.

Sfogliando il tuo profilo Instagram, si capisce che il modello della ciclista un po’ maschiaccio è tramontato…

Le cicliste (ride di gusto, ndr) non sono più come una volta. A me piace farmi vedere in bici e anche in modi diversi. E’ fondamentale far vedere alla gente com’è oggi il nostro ciclismo. Che anche se è uno sport duro, abbiamo la nostra femminilità. Qui mi vedono in bici oppure in tuta, poi al pomeriggio tiratissima e sono un’altra persona. Noi donne abbiamo diverse sfaccettature ed è bellissimo che noi cicliste nascondiamo sotto la femminilità questo lato forte.

E’ davvero così duro questo sport?

Durissimo, sia mentalmente che fisicamente. Eppure proprio con l’infortunio ho capito che cosa io voglia fare davvero nella vita. Ho iniziato ad andare in bici che avevo 6 anni, mi è sempre uscito molto bene e molto facilmente. L’infortunio mi ha costretto a stare a casa, a non fare nulla e ho trovato la grinta. Voglio essere una ciclista affermata, è per questo che ho preso da anni la decisione di impegnarmi al massimo.

Pensi che tuo papà (Andrea Collinelli, ha vinto l’oro olimpico dell’inseguimento ad Atlanta 1996, ndr) sia stato l’ispirazione per cominciare?

Sicuramente il fatto di mio babbo mi ha aiutato molto, è difficile che una bambina di 6 anni scelga uno sport duro che fanno solo i ragazzi. A Ravenna eravamo solo due bimbe a praticare ciclismo. Ma senza di lui forse non avrei mai avuto la possibilità di avvicinarmi alla bici.

Collinelli-Sagan, foto ricordo alla Tirreno.Adriatico (foto Instagram)
Collinelli-Sagan, foto ricordo alla Tirreno.Adriatico (foto Instagram)
Secondo te una ragazzina di sei anni che vede le tue foto su Instagram può avere la voglia di cominciare a correre?

Sono sicura – dice con orgoglio – inizia anche lei. Questa cosa secondo me aiuta tantissimo. Quando avevo sei anni non conoscevo nessuna ragazza più grande di me che lo facesse. C’erano solo amatori, anziani e maschi. A Forlì già c’era più movimento. Il movimento femminile si è ampliato tantissimo ed è un bene per tutti. La prima volta che sono uscita a Roma ho trovato due ragazze che mi hanno indicato la strada da prendere e sono rimasta colpita. Due ragazze affiancate sulla Salaria, tranquillissime…

Prima hai parlato di Parigi. Potrebbe essere un obiettivo?

Parigi è l’obiettivo, assolutamente. Sono comunque giovane, perché avrò 22 anni, ma ce la metterò tutta per arrivarci. C’è una bella concorrenza interna. Loro a Parigi avranno l’età giusta, io sarò ancora giovane. Bisogna tenere i gomiti larghi, ma fra noi abbiamo tutte dei bei rapporti e non vedo l’ora di tornare in pista fra un paio di mesi.

Nel 2019 ad Harrogate, Sofia Collinelli è stata ottava al mondiale juniores della crono
Nel 2019 ad Harrogate, Sofia Collinelli è stata ottava al mondiale juniores della crono
Con Salvoldi continui a sentirti?

Con Dino abbiamo buonissimi rapporti. Mi ha chiesto come stessi con l’infortunio. Il suo consiglio è stato curarmi al 100 per cento, non c’è fretta. Un po’ per il periodo e un po’ perché sono giovane. Ho avuto l’infortunio a 19 anni, è meglio curarsi bene per essere libera poi di spingere. Non mi ha dato pressione e anzi è stato un bell’appoggio.

Com’è passare da Ravenna a Roma?

Roma è gigante, infatti dico a tutti che mi sembra di stare in ritiro. Metà giornata in bici e metà a studiare. Per andare in centro minimo devi avere tre ore da perdere. Da quando sono qui, non sono riuscita ad andarci, eppure a due chilometri e mezzo c’è via del Corso. Qui ho pochissime distrazioni, tutti i giorni a duemila. Questa cosa mi piace tantissimo, penso solamente a me stessa e a fare le cose per bene.

Nei primi test di preparazione agli esami, già un 28 e un 29: si marcia bene… (foto Instagram)
Nei primi test di preparazione agli esami, già un 28 e un 29: si marcia bene…
C’è un po’ un clima da villaggio olimpico?

Non ancora, perché di atleti di alto livello in questi giorni siamo davvero pochi. C’è in giro Avola (scherma, ndr), mentre gli altri sono ancora in stagione. A volte vengono per gli esami in presenza, quindi è il modo per incontrarci. Veniamo trattati da atleti olimpici al cento per cento. Finalmente ho trovato un ambiente ottimale per allenarmi, quindi per inseguire i miei sogni, e per studiare. E’ la prima volta che in Italia ci sia una cosa del genere.

E allora in bocca al lupo…

Grazie, crepi!

Collinelli Atlanta 1996

Collinelli, ricordi Atlanta? «Un oro olimpico si vince così…»

10.07.2021
5 min
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Alice nel Paese delle Meraviglie. Ci si sente un po’ così, al primo approccio con le Olimpiadi. Una città si consacra allo sport, radunando tutto il meglio che c’è al mondo in quasi tutte le discipline, almeno le più conosciute, per assegnare quel titolo che, più di ogni altro, può cambiare la vita. E’ con questi occhi che Andrea Collinelli si avvicinò ad Atlanta, alle Olimpiadi targate Coca Cola. Sono passati 25 anni, ma il ricordo è ancora vivido nella sua come nella mente di tanti appassionati, perché quell’avventura si concluse come meglio non si poteva.

Una bella favola, anche se a raccontarla dopo tanto tempo i contorni perdono un po’ di lucentezza: «Ero un novizio, ma mi aspettavo che si potesse vivere tutti insieme, invece noi del ciclismo eravamo decentrati, a una ventina di minuti dal villaggio olimpico. Dovevamo preservare la concentrazione, così andavamo al centro solo per pranzo e cena, prendendo un trenino. Ma questo non è il particolare che più mi è rimasto impresso…».

E cosa allora?

La fatiscenza degli alloggi. Erano terribili: pavimenti in linoleum, brandine in ferro, stanze spartane, come nei peggiori ostelli, il che faceva un po’ a pugni con le location, davvero bellissime: quando andavamo al villaggio vedevamo le ville delle varie delegazioni dove festeggiavano le medaglie di tizio o caio. E’ quello che ti faceva capire che non è una manifestazione come tutte le altre.

Collinelli Villa 2021
Collinelli insieme al Cittì Marco Villa: l’olimpionico ha condiviso parte della preparazione degli azzurri
Collinelli 2021
Collinelli oggi: l’olimpionico ha condiviso parte della preparazione degli azzurri della pista
Che effetto fa vivere un’esperienza simile insieme a campioni di altri sport?

E’ quasi surreale: ti ritrovi al tavolo con il campione dei 100 metri oppure il tennista numero 1 al mondo, il nuotatore vincitore di chili di medaglie o la ginnasta in copertina su tutti i giornali. E senti nell’aria quella concentrazione massima verso un obiettivo che accomuna tutti. Pensi che per una volta la vittoria avrà lo stesso valore per ognuno, a prescindere dalla disciplina.

Tu non arrivavi ad Atlanta da sconosciuto…

Ero partito con la convinzione di poter vincere o quantomeno salire sul podio, l’anno prima ai mondiali in Colombia ero stato secondo. Ma sapevo anche che per ottenere questo risultato tutto doveva concatenarsi nella maniera migliore, devi rimanere concentrato e pensare a scaricare tutto quello che hai appena lo starter spara il colpo di pistola.

Le specialità ciclistiche contro il tempo sono state spesso al centro delle spedizioni azzurre e sarà anche così quest’anno, con Ganna su strada ma soprattutto alla guida dell’attesissimo quartetto dell’inseguimento. In prove simili quanto conta l’uomo e quanto il mezzo?

Bella domanda… E’ sicuro che per ottenere risultati vengono fatti sempre grandi investimenti tecnici. Io lavorai a lungo sullo sviluppo della bici a canna di fucile di Pinarello, ma rispetto ad allora sono stati fatti ulteriori ed enormi passi in avanti, si raggiungono livelli di penetrazione dell’aria impensabili ai miei tempi. Bisogna pensare che in prove simili tutti aiuta, un manubrio particolare può fare la differenza esattamente come un copriscarpe…

Collinelli bici Atlanta 1996
La particolare bici Pinarello di Collinelli ad Atlanta 1996, frutto di un lunghissimo lavoro anche alla galleria del vento
Collinelli bici Atlanta 1996
La particolare bici Pinarello di Collinelli ad Atlanta 1996, frutto di un lunghissimo lavoro anche alla galleria del vento
Rispetto a un quarto di secolo fa, la concorrenza in queste discipline (ricordiamo che l’inseguimento individuale dove Collinelli conquistò il titolo olimpico e dove Ganna è campione e primatista mondiale non si disputa più alle Olimpiadi da molti anni, ndr) è aumentata?

La concorrenza è sempre stata tanta, ci sono scuole ciclistiche che hanno sempre investito su queste discipline a cominciare dai Paesi di lingua inglese. Poi è chiaro che lo sport è ciclico, ma è altrettanto chiaro che ogni epoca si caratterizza per i suoi investimenti e per le sue specifiche tecniche e quest’anno non sarà così diverso.

Che cosa significa vincere un oro olimpico?

Non è paragonabile con alcun’altra vittoria. Se dopo 25 anni siamo ancora qui a parlarne, se vengo intervistato per questo, capisci che è qualcosa che resta. Quando vinsi, non compresi subito la portata dell’impresa, sembrava una vittoria come le altre, lo capii bene in seguito… Anche perché ero stato il primo italiano a vincere l’oro nella specialità e rimasi anche l’ultimo.

Quartetto Rio 2016
Il quartetto azzurro alle ultime Olimpiadi: richiamati all’ultimo, chiusero in sesta posizione
Quartetto Rio 2016
Il quartetto azzurro alle ultime Olimpiadi: richiamati all’ultimo, chiusero in sesta posizione
Come si affronta una gara olimpica?

E’ fondamentale cancellare dalla mente tutto quello di cui abbiamo parlato finora. Bisogna controllare la pressione e pensare che in fin dei conti è una gara come un’altra, con le stesse regole, dove l’unica cosa che si può fare è dare il meglio di se stessi. Ricordo che quando affrontai la finale, ero tranquillo, concentrato. All’arrivo, vedendo il risultato, mi sentii come se un grosso peso mi si fosse levato dalle spalle, se tutto il cammino fatto per arrivare lì fosse finalmente concluso e scoppiai a piangere.

Che cosa consiglieresti quindi ai ragazzi e alle ragazze a Tokyo?

Premesso che sono ragazzi che conosco bene, con cui ho condiviso anche parte della preparazione, ho detto loro di non pensare all’evento e viverlo nella maniera più distaccata possibile. Da questo punto di vista le condizioni particolari dei Giochi giapponesi, senza pubblico, aiuteranno. Bisogna vivere quel che succederà senza nervosismi, isolandoti dall’evento in sé.

Sei ottimista su quel che potranno fare?

E’ un gruppo che ha lavorato bene, bisogna essere consapevoli di questo, poi l’arrivo delle medaglie dipende da tanti fattori, ma io penso che ci sarà modo per sorridere.