Tour de France 2018, Geraint Thomas, Chris Froome, David Brailsford

Brailsford, Thomas e devo team: la Ineos ci riprova

28.11.2025
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Il Team Ineos Grenadiers ha scelto di affidarsi allo schema che lo rese grande in passato. A partire dallo scorso Tour, ha rimesso al centro di tutto sir David Brailsford e al suo fianco ha collocato Geraint Thomas – è notizia fresca di ieri – nel ruolo di Race Director. Inutile sottolineare che proprio la presenza del suo vecchio mentore ha spinto Thomas ad accettare l’incarico. Assieme a lui, ha conquistato due ori olimpici e persino il Tour de France.

«Era molto più semplice con “Dave” al vertice – aveva detto il gallese durante il Tour del 2024 – c’era chiarezza su tutto. Prima era un processo semplice, mentre ora è diventato molto più complicato. Sembra di essere guidati da un governo di coalizione».

Il Tour del 2019 è stato l'ultimo della Ineos, vinto da Bernal davanti a Thomas
Il Tour del 2019 è stato l’ultimo della Ineos, vinto da Bernal davanti a Thomas. Al centro c’era Brailsford
Il Tour del 2019 è stato l'ultimo della Ineos, vinto da Bernal davanti a Thomas
Il Tour del 2019 è stato l’ultimo della Ineos, vinto da Bernal davanti a Thomas. Al centro c’era Brailsford

Il ritorno del mastermind

Brailsford è stato per anni il cervello pensante del ciclismo britannico. Era lui a prendere le decisioni cruciali e fu lui a guidare la nazionale ai suoi ori olimpici e poi il Team Sky all’incetta di Tour dal 2012 al 2019, che sarebbe stata ininterrotta se Nibali non li avesse fatti deragliare nel 2014.

Seguiva le corse con il suo truck extra lusso e se ne andò solo quando capo Ratcliffe decise di investire forte nella vela e di entrare nell’azionariato del Manchester United. Vista l’importanza dello sforzo, volle a capo delle operazioni l’uomo che aveva fatto del ciclismo britannico il centro del mondo. In qualche modo questo segnò la fine del dominio e l’incapacità di rispondere al crescere vertiginoso di UAE Emirates e Visma Lease a Bike.

«E’ come un bambino in un negozio di dolciumi – ha detto John Allert, CEO del team al momento di accoglierlo allo scorso Tour – parla di salite e di ritorno in montagna. Il ciclismo è il campo di battaglia che conosce e ama, lo abbiamo accolto di nuovo in squadra a braccia aperte. Non è un’arma segreta per noi, ma abbiamo intenzione di sfruttarlo al massimo. E fantastico averlo di nuovo».

Thymen Arensman ha vinto due tappe all’ultimo Tour ed è stato il primo della Ineos in classifica: “solo” 12°
Thymen Arensman ha vinto due tappe all’ultimo Tour ed è stato il primo della Ineos in classifica: “solo” 12°

Lo slancio di Thomas

Oltre ad essere intervenuto (pare) in modo diretto sulla selezione degli uomini per il Tour (al punto che il Team Ineos è stato l’ultimo ad annunciare l’organico), Brailsford ha fermato gran parte delle trattative di mercato giunte quasi a conclusione. Ha preteso di valutare il valore economico delle trattative e il corrispettivo tecnico, cancellando alcune operazioni a suo dire troppo costose.

Di tutto questo Brailsford non parla, non lo ha fatto per tutta la durata del Tour e poi si è nuovamente eclissato, dedicandosi alla rifondazione. La Ineos Grenadiers ha vinto per l’ultima volta il Tour nel 2019 con Bernal e poi il Giro del 2020 con Tao Geoghegan Hart e quello del 2021 ancora con il colombiano, quindi si è… fermata. 

«Questa squadra è stata la mia casa fin dal primo giorno – ha detto Geraint Thomas – e assumere questo ruolo mi sembra un passo naturale. Ho imparato tantissimo dalle persone che mi circondano, dai miei colleghi ciclisti e dallo staff, e ora voglio continuare a costruire sui nostri incredibili successi passati, anche in futuro. Sono entusiasta di aiutare la prossima generazione a crescere, a trasmettere quell’esperienza e a continuare a spingere la squadra verso la nostra missione: vincere di nuovo i Grandi Giri. I Grenadiers continueranno a gareggiare con determinazione, umiltà e impegno per l’eccellenza, e sono entusiasta di contribuire a plasmare questo futuro».

Il Tour del 2025 è stato l'ultimo per Geraint Thomas, che vise quello del 2018 guidato proprio da Brailsford
Il Tour 2025 è stato l’ultimo per Thomas, che vinse quello del 2018 (foto di apertura) guidato proprio da Brailsford
Il Tour del 2025 è stato l'ultimo per Geraint Thomas, che vise quello del 2018 guidato proprio da Brailsford
Il Tour 2025 è stato l’ultimo per Thomas, che vinse quello del 2018 (foto di apertura) guidato proprio da Brailsford

Si riparte da umiltà e umorismo

E’ un fatto che il vecchio Team Sky avesse così tanta ricchezza di mezzi, uomini, tecnologia e scienza, che poteva permettersi di trascurare alcuni fronti e nel farlo ha probabilmente peccato di superbia. Ha puntato su corridori che non sono mai venuti fuori in modo compiuto: Carlos Rodriguez, ad esempio, e per certi versi anche Tom Pidcock. Il nuovo corso prevede ad esempio la nascita del devo team, che mancava fortemente, con la possibilità di far crescere in casa i corridori utili al rilancio del team. E forse anche aver proposto a Elia Viviani di diventare direttore sportivo, dopo che la precedente gestione lo aveva accantonato, relegandolo a un’attività di livello inferiore, serve a far percepire il cambio di direzione.

«Geraint incarna perfettamente cosa significhi essere un Grenadier – ha spiegato Brailsford in una nota ufficiale – ha vissuto e respirato prestazioni d’elite per tutta la sua carriera. Si è posto obiettivi molto ambiziosi e li ha sempre raggiunti. Sa cosa comporta il processo, come affrontare gli alti e bassi dello sport. La sua disponibilità a condividere tutto questo e a fare da mentore ad altri perché riescano a fare lo stesso è una grande risorsa per la squadra. Il fatto che sia rimasto così umile e abbia sempre mantenuto un grande senso dell’umorismo sono altre ottime qualità da portare nel suo nuovo ruolo».

Dall’europeo verso il sogno olimpico di Azzetti, biker doc

Dall’europeo verso il sogno olimpico di Azzetti, biker doc

28.11.2025
5 min
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Una biker pura. Di Nicole Azzetti nel ciclocross si è cominciato a parlare dopo il bronzo di Middelkerke, ai campionati europei, ma chi bazzica il mondo della mountain bike conosce bene il suo talento e le grandi prospettive. E’ arrivata alla rassegna continentale senza grandi velleità apparenti, ma dentro di sé aveva il fuoco, la voglia di emergere e alla fine il suo è stato il risultato più sorprendente della felice rassegna azzurra.

Il podio della gara junior, con da sinistra Nynke Jochems (NED), Barbora Bukovska (CZE) e Nicole Azzetti (ITA)
Il podio della gara junior, con da sinistra Nynke Jochems (NED), Barbora Bukovska (CZE) e Nicole Azzetti (ITA)
Il podio della gara junior, con da sinistra Nynke Jochems (NED), Barbora Bukovska (CZE) e Nicole Azzetti (ITA)
Il podio della gara junior, con da sinistra Nynke Jochems (NED), Barbora Bukovska (CZE) e Nicole Azzetti (ITA)

Il rapporto della trentina di Ala, tesserata per l’Ale Colnago Team, con le due ruote ha radici antiche: «Vado in bici praticamente da sempre, ho iniziato fin da piccolina perché mio papà era praticante e quindi la passione mi è stata tramandata. Anche mio fratello andava in bici, poi ha smesso e io ho continuato perché mi piace tanto e sto continuando».

Tra tante discipline come sei arrivata al ciclocross e quali sono quelle che ti piacciono di più?

Io principalmente faccio mountain bike perché è il mio amore più grande. E’ la disciplina regina dalle mie parti, dove ci sono tanti percorsi adatti.  Da esordiente ho iniziato a fare anche il ciclocross perché una squadra me lo ha chiesto e quindi mi sono detta: vabbè, dai, proviamo. Poi ho continuato perché mi sono appassionata, ha molti legami con la mountain bike, che resta però la mia specialità preferita.

Sulla sabbia la Azzetti ha potuto far emergere tutta la sua abilità tecnica, recuperando posizioni
Sulla sabbia la Azzetti ha potuto far emergere tutta la sua abilità tecnica, recuperando posizioni
Sulla sabbia la Azzetti ha potuto far emergere tutta la sua abilità tecnica, recuperando posizioni
Sulla sabbia la Azzetti ha potuto far emergere tutta la sua abilità tecnica, recuperando posizioni
Quindi sei un po’ lontana dal ciclismo su strada…

Ho fatto due gare da allieva, ma non mi è mai piaciuto perché mi trovo meglio a fare gara solo per me. Tutta la parte del correre in gruppo, del fare gioco di squadra non mi è congeniale, mi piace di più l’adrenalina che c’è nel fuoristrada.

E che differenza trovi tra la mountain bike e il ciclocross?

Innanzitutto il clima. Non amo il freddo e questo penalizza un po’ il mio rapporto con il ciclocross. Io amo veramente tanto correre d’estate al caldo, il freddo lo subisco un po’. E’ comunque fuoristrada, c’è molta tecnica, quindi mi trovo a mio agio.

In stagione la trentina ha vinto al Giro delle Regioni di Osoppo e colto 5 podi (foto Billiani)
In stagione la trentina ha vinto al Giro delle Regioni di Osoppo e colto 5 podi (foto Billiani)
In stagione la trentina ha vinto al Giro delle Regioni di Osoppo e colto 5 podi (foto Billiani)
In stagione la trentina ha vinto al Giro delle Regioni di Osoppo e colto 5 podi (foto Billiani)
La tua medaglia agli europei è stata quella che ha sorpreso un po’ di più. Ha sorpreso anche te?

Molto, perché io sono partita con l’obiettivo di fare top 10 e poi sono arrivata terza, quindi non so neanche io come. Diciamo che l’Europeo era da inizio stagione un appuntamento a cui volevo puntare, sia per essere convocata che poi per fare un buon piazzamento. In gara non sono partita proprio benissimo, il primo giro infatti ero un po’ indietro. Poi ho iniziato a recuperare perché era un percorso che mi piaceva davvero tanto. C’era la sabbia, che io ho sempre adorato. E poi tanta corsa a piedi, in cui io sono sempre andata bene, quindi era un percorso che mi si adattava bene. Giro dopo giro recuperavo posizioni e a un certo punto mi sono ritrovata terza e ho tenuto.

E’ più utile il ciclocross alla mountain bike o viceversa per la tua esperienza?

La mountain bike al ciclocross dà molto di più, perché hai già la tecnica che ti serve per emergere nelle parti più difficili, quelle dove puoi fare davvero la differenza e che nel ciclocross secondo me gestisci meglio.

Nella mtb la Azzetti ha vinto quest'anno il titolo italiano short track finendo seconda nel cross country (foto Instagram)
Nella mtb la Azzetti ha vinto quest’anno il titolo italiano short track finendo seconda nel cross country (foto Instagram)
Nella mtb la Azzetti ha vinto quest'anno il titolo italiano short track finendo seconda nel cross country (foto Instagram)
Nella mtb la Azzetti ha vinto quest’anno il titolo italiano short track finendo seconda nel cross country (foto Instagram)
Che cosa studi?

Sono all’Istituto Martino Martini a Mezzolombardo, l’Istituto Tecnico Economico e Sportivo che è principalmente finanza e marketing. E’ dura perché la scuola è a un’ora da casa mia, sia andata che ritorno, quindi devo gestire molto bene il tutto. Molte volte studio e faccio i compiti nell’ora di treno che ho perché almeno arrivo a casa e non devo farli dopo. Comunque ho riscontrato, soprattutto negli ultimi due anni, molto aiuto dalla mia scuola. E’ una struttura dove a livello sportivo ti aiutano molto e sono davvero comprensivi.

Come ti hanno accolto a scuola dopo che avevano visto di te sui giornali, in televisione, per la tua medaglia?

Erano tutti felici perché tra i miei professori la notizia era girata e anche tra i miei compagni perché avevano visto il mio nome sui social, quindi mi hanno accolto davvero bene.

Per la trentina la mountain bel resta la disciplina primaria, per le sue prospettive olimpiche (foto Instagram)
Per la trentina la mountain bel resta la disciplina primaria, per le sue prospettive olimpiche (foto Instagram)
Per la trentina la mountain bel resta la disciplina primaria, per le sue prospettive olimpiche (foto Instagram)
Per la trentina la mountain bel resta la disciplina primaria, per le sue prospettive olimpiche (foto Instagram)
Adesso che cosa ti proponi?

E’ chiaro che le prospettive sono cambiate e gli obiettivi si sono fatti più ambiziosi, ma anche difficili. Bisogna ancora vedere com’è il calendario ben definito, ma le altre prove titolate, italiani e mondiali sono il mio target per questa parte della stagione, Poi tornerò alla mountain bike. Non nascondo che il mio sogno è arrivare alle Olimpiadi e per ora la via più veloce è quella delle ruote grasse. Ma non è per questo che privilegio la mountain bike, è proprio che la sento più mia. Mi piace fare le gare per me stessa, vivere uno sport prettamente individuale e divertirmi nei pezzi tecnici.

Team Coratti 2025, campione italiano juniores, Vincenzo Carosi

Fusione saltata: il Team Coratti riparte con le proprie forze

28.11.2025
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Il comunicato che annuncia come la Borgo Molino Vigna Fiorita e il Team Coratti proseguiranno separatamente il loro percorso nella categoria juniores misura poche righe. Si parla di una scelta presa in comune accordo per assicurare ai giovani il giusto spazio per correre e mettersi in mostra. In calce ci sono le dichiarazioni dei rispettivi presidenti, Pietro Nardin per la Borgo Molino e Simone Coratti per il Team Coratti (in apertura, immagine photors.it). 

L’uscita dal team Borgo Molino di Cristian Pavanello, che ci aveva anticipato di tale separazione, ha levato l’ossigeno al fuoco, spegnendolo in maniera inesorabile. 

«La situazione di Pavanello ci ha spiazzati – racconta Simone Coratti – era stato lui stesso a proporre la fusione con il nostro team. Il tutto era nato dalla conoscenza e dall’amicizia che lo lega al nostro diesse, ragionano allo stesso modo e avevano trovato un’idea per portare avanti un progetto ambizioso».

In foto i due presidenti (a sx Simone Coratti, a dx Pietro Nardin) alla firma del contratto per la fusione tra i due team, poi saltata
In foto i due presidenti (a sx Simone Coratti, a dx Pietro Nardin) alla firma del contratto per la fusione tra i due team, poi saltata

Il proprio giardino

Nel momento in cui Cristian Pavanello ha lasciato la formazione veneta, le cose sono cambiate e certe dinamiche sono state riscritte. 

«La Borgo Molino – prosegue Simone Coratti – sarà gestita da Luciano Rui e così dopo l’addio di Pavanello ci è stato comunicato che la fusione non si sarebbe più fatta. Avevamo già tutto pronto: dalle bici, che ci avrebbe fornito la Borgo Molino, a un’idea di calendario. C’era anche una rosa di quindici atleti, sei loro e nove nostri».

Team Coratti 2025 (foto Instagram)
Con l’accordo tra i due team per i ragazzi laziali si sarebbero aperte le porte per un calendario di maggior spessore (foto Instagram)
Team Coratti 2025 (foto Instagram)
Con l’accordo tra i due team per i ragazzi laziali si sarebbero aperte le porte per un calendario di maggior spessore (foto Instagram)
Dall’avere tutto pronto a ripartire da zero…

Avevamo anche in mente di fare qualche esperienza internazionale in più, cosa che ho sempre voluto fare ma è difficile da gestire, soprattutto quando si ha una squadra nel Centro Italia. L’obiettivo era di creare una doppia attività e di unire le forze per le corse di livello più alto portando i migliori atleti.

L’accordo era per trovare maggior forza economica?

In realtà sono sempre andato avanti da solo, e con qualche piccolo sponsor. Nel Lazio è difficile trovare realtà che vogliono investire nel ciclismo. Andrò avanti ancora con le mie forze, per fortuna non avremo particolari difficoltà a proporre l’attività che abbiamo sempre fatto. Non nascondo che con il potenziale economico della Borgo Molino (ma il sostegno sarebbe stato reciproco, ndr) avremmo potuto guardare a qualche appuntamento in più all’estero. Anche perché l’asticella nella categoria juniores si sta alzando parecchio.

Team Coratti, campione itlaiano juniores 2025, Vincenzo Carosi (foto Instagram)
Il Team Coratti nel 2026 vestirà ancora la maglia tricolore: il campione italiano juniores, Vincenzo Carosi, rimane in rosa (foto Instagram)
Team Coratti, campione itlaiano juniores 2025, Vincenzo Carosi (foto Instagram)
Il Team Coratti nel 2026 vestirà ancora la maglia tricolore: il campione italiano juniores, Vincenzo Carosi, rimane in rosa (foto Instagram)
Andrete avanti con i nove ragazzi che avete selezionato?

Sì, nel Lazio non ci mancano gli atleti. Anzi, se avessimo saputo prima di questa scelta, magari avremmo allargato la rosa con altri due o tre ragazzi. Il problema da noi è che per fare attività devi sempre andare in trasferta. Non siamo in Toscana o nel Nord Italia dove ci sono tante corse. Qui si deve viaggiare tanto per trovarle ed economicamente questo è un peso. 

Siete già a buon punto per la programmazione del 2026?

Per l’abbigliamento abbiamo Volata, che avrebbe realizzato le divise in caso di fusione, che ci darà comunque supporto fornendoci i kit. Le bici dovrebbero essere a posto, sto sentendo un po’ di persone e siamo vicini a un accordo. Mentre per lo staff resteremo gli stessi, non avremo innesti nuovi. Fortunatamente abbiamo tante persone a sostenerci e darci una mano. Una cosa è certa: il pallino di fare un’esperienza all’estero mi è rimasto, vorrei riuscire a fare questo regalo ai miei ragazzi. 

Campionato italiano juniores Trieste 2025, Lazio, Team Coratti, Vincenzo Carosi
La Rappresentativa Lazio festeggia con Carosi il tricolore juniores (Photors.it)
Campionato italiano juniores Trieste 2025, Lazio, Team Coratti, Vincenzo Carosi
La Rappresentativa Lazio festeggia con Carosi il tricolore juniores (Photors.it)

Il senso delle parole di Simone Coratti è chiaro: l’accordo con la Borgo Molino Vigna Fiorita non avrebbe salvato una squadra, ma avrebbe concesso più spazio e maggiori occasioni a ragazzi che, per correre ogni domenica, sono chiamati a fare tanti sacrifici. Chiunque segue e lavora nel ciclismo giovanile sente spesso la parola: “sacrificio”. Allora, se questa unione avrebbe dato un sostegno a una realtà che fa parte di questo movimento perché negare l’aiuto? Si parla tanto di come risollevare il ciclismo giovanile, ma se non si tende la mano al proprio vicino diventa difficile pensare di creare una rete in grado di salvarci.

Giulio Pellizzari, Gentili

Pellizzari-Proietti Gagliardoni: cos’hanno in comune, caro Gentili?

28.11.2025
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Più che dire cosa accomuni Mattia Proietti Gagliardoni, oggi al Team Franco Ballerini, e Giulio Pellizzari, professionista della Red Bull–Bora, sarebbe meglio dire chi. E questo “chi” è Massimiliano Gentili, l’uomo che li ha seguiti sin da quando erano bambini e hanno iniziato a fare sul serio. Allievi prima, juniores poi… e professionisti adesso. Perché Gentili, in qualche modo, per loro c’è sempre.

Pensate che giusto qualche giorno fa il tecnico umbro era a Livigno in altura con Pellizzari. «Una pratica – racconta Max – quella della vacanza in montagna che portano avanti da qualche anno e che ha sempre dato buoni frutti. Alla fine è un’altura vera e propria… anche se ovviamente la bici non la tocca. Ieri mattina, per esempio, alle 7 siamo usciti a camminare a digiuno: c’erano 23 gradi sotto zero. Serve tanta grinta».

Pellizzari, infatti, scia di fondo, cammina, lavora in palestra e certamente farà i rulli. Ma torniamo all’inizio e a ciò che accomuna i due ragazzi.

Giulio Pellizzari, Gentili
Gentili con il primo “figlioccio”, Giulio Pellizzari…
Giulio Pellizzari, Gentili
Gentili con il primo “figlioccio”, Giulio Pellizzari…
Massimiliano, cosa accomuna questi due atleti, Pellizzari e Proietti Gagliardoni?

Prima che due atleti, sono due ragazzi eccezionali: simpatici, brillanti e anche furbi se vogliamo. Ragazzi che in gruppo sanno starci: non sono musoni e si integrano bene nelle varie situazioni.

Proviamo a fare un confronto caratteriale?

Giulio è più sereno, tranquillo e spensierato rispetto a Mattia, che qualche stato “d’ansia” è un parolone se lo mette. Giulio questo aspetto non lo ha mai avuto, nemmeno prima di diventare pro’. E adesso che sta vedendo di avere certezze e sicurezza nei propri mezzi, ancora meno… se possibile. Mattia invece deve lavorare un po’ di più in tal senso.

E’ plausibile. E’ già un’altra generazione rispetto a Pellizzari e ha più informazioni tecniche, quindi più consapevolezza…

Infatti è proprio questo che volevo dire. Anche se non sembra, sono passati cinque anni da quando si è iniziato a parlare del progetto green della Bardiani, nel quale Giulio era coinvolto. E cinque anni oggi sono tantissimi, cambia tutto. Pellizzari questa fase non l’ha dovuta affrontare, Mattia sì. Mattia è nel pieno di quella generazione che “bisogna per forza arrivare a un devo team” e questo crea stress, uno stress che prima non c’era. Oltre alla pressione per finire in quei team, pensiamo anche a come questi ragazzi devono rapportarsi con la scuola.

Gentili, Proietti Gagliardoni
E qui col secondo, Mattia Proietti Gagliardoni. La storia si ripete
Gentili, Proietti Gagliardoni
E qui col secondo, Mattia Proietti Gagliardoni. La storia si ripete
Cioè?

Cioè che per finirla e non perdere l’occasione di un devo team, quasi tutti passano a una scuola privata. Magari all’estero, in molti Paesi, la scuola finisce un anno prima. E questo è uno stress ulteriore. E loro sanno che quando staccano un biglietto per un devo team, se non sono arrivati, di certo hanno una corsia preferenziale verso il professionismo.

Passiamo invece a un confronto dell’uomo-corridore. Com’era Giulio?

Un punto di forza di Giulio è il suo margine. E questo posso dirlo con certezza visto che lo seguo da quando era allievo. Capendo il suo potenziale, ho cercato sin da subito di tutelare il suo talento. Pellizzari sin qui è cresciuto con carichi molto progressivi e proporzionati al suo fisico. Da junior, per dire, non ha mai fatto più di 115 chilometri. Una sola volta, per curiosità, lasciandolo in libertà, è arrivato a 130.

E Mattia?

Lui si è trovato a fare i conti con un’altra realtà. Una realtà in cui i carichi di lavoro per juniores, ma anche per allievi, sono cresciuti in modo esponenziale. Per questo dico che Mattia, rispetto a Giulio alla sua età, si allena di più. Spero vivamente che possa essere un secondo mio ragazzo che ce la farà, un ragazzo per il quale la mia presenza è stata importante. Però, anche su questo fronte, nonostante i tempi siano cambiati, c’è qualcosa che li accomuna.

Mattia passerà dalla Franco Ballerini, dove era seguito anche da Scinto, alla Movistar Team Academy (foto FB team)
Mattia passerà dalla Franco Ballerini, dove era seguito anche da Scinto, alla Movistar Team Academy (foto FB team)
Cosa?

Che entrambi non sono stati sfruttati troppo sino agli juniores. Anche Mattia, che non ha mai fatto una vera stagione completa. Questo per assurdo, al contrario di quello che molti pensano, gli impediva di fare un lavoro aerobico completo, con determinati carichi d’inverno. La prima stagione completa su strada l’ha fatta quest’anno… e i risultati si sono visti. Insomma è meno sfruttato di quel che si possa pensare. E questo è un vantaggio. Tanto più che lui è un motore a benzina.

Questa ci piace: di solito si sente dire motore diesel. Ci spieghi meglio, così magari iniziamo anche un confronto prettamente tecnico?

Certo, Mattia ha il cuore che va a mille. I suoi battiti schizzano anche a 215 pulsazioni al minuto, cosa che vuol dire tanto e non vuol dire nulla. Ma certo, unitamente alle doti di crossista, questo lo rende uno brillante, magari anche veloce in certe situazioni, come potrebbe essere l’arrivo di un gruppetto in cima a una salita. Senza contare che ha anche imparato a guidare bene la bici. Questo gli ha dato un grande cambio di ritmo. Ora speriamo che con il tempo possa migliorare anche la sua resistenza e la sua durability.

Che corridori sono?

Innanzitutto c’è una differenza di stazza fisica. Giulio è sì uno scalatore, ma in generale è più un corridore moderno e completo: è alto 180 centimetri per 67 chili, è leggero ma non leggerissimo come uno scalatore puro. Ha molte fibre rosse, quindi resistenza, e il suo cuore rispetto a quello di Mattia ha più il contagiri. Si ferma a 190 battiti. Attenzione, giusto per chiarire: il dato del cuore può anche non dire nulla riguardo alla forza e alle prestazioni, serve giusto per far capire le differenze fisiche.

Giulio Pellizzari, Gentili Mattia proietti Gagliardoni
Un rarissimo scatto di Pellizzari (ancora in VF Group-Bardiani) e Proietti Gagliardoni… a ruota di Gentili
Un rarissimo scatto di Pellizzari (ancora in VF Group-Bardiani) e Proietti Gagliardoni… a ruota di Gentili
Certo, danno un’idea precisa della differenza tra diesel e benzina…

Mattia infatti ha fibre muscolari leggermente diverse, più esplosive. Posto che lui, ancora più di Giulio, è in piena trasformazione fisica. Tecnicamente, viste le sue misure di 173 centimetri per 58 chilogrammi, potrebbe essere uno scalatore alla Yates. Ma mi sento di dire che è più un Pidcock. Attenzione, anche qui lo dico per far capire le caratteristiche, non per fare accostamenti di altro genere.

Entrambi sono per la salita però, è così?

Sì, Giulio sin da piccolo aveva valori altissimi e anche Mattia va molto bene. Però, come dicevo, è e sarà importante vedere come reagiranno al miglioramento della resistenza e della durability. Al primo anno da pro’, Pellizzari esprimeva ottimi valori, ma nelle prime gare coi grandi, nei finali, faceva molta fatica a replicare quei numeri. Spetta ora a chi li segue farli migliorare sotto questo aspetto.

Sei stato chiarissimo Massimiliano. Torniamo un po’ sugli aspetti caratteriali, magari attraverso qualche aneddoto o ricordo concreto. Partiamo da Giulio…

Che dire, entrambi sono determinati. Giulio, per esempio, ci rimase molto male quando De Candido non lo convocò in azzurro. Eravamo a una gara e bastò uno sguardo. Mi precedette nella parola e mi disse: «Lo so, non dire niente». Io stavo per dirgli “facciamogli vedere chi sei” e lui vinse la Colli Recanatesi. Qualche tempo dopo, sempre De Candido gli fece fare una selezione, ma su un percorso che chiaramente non era per lui: un piattone attorno a un capannone industriale, in pratica. Lo stesso Rino mi disse: «Il tuo ragazzo non è andato proprio bene». Per tutta risposta, all’Eroica Pellizzari sfiorò il successo. Fu secondo dietro Svrcek.

La speranza di Gentili è vedere anche Mattia arrivare a questi livelli e a questi successi (qui Pellizzari alla Vuelta)
La speranza di Gentili è vedere anche Mattia arrivare a questi livelli e a questi successi (qui Pellizzari alla Vuelta)
E di Proietti Gagliardoni cosa ci dici?

Direi molto simile a Giulio. Quest’anno, sempre all’Eroica, che ha vinto, mi ha detto: «Vedi, neanche Pellizzari l’aveva vinta. Ho dimostrato di poter competere ad alti livelli». Sono due combattenti, due agonisti. Per dire, a Livigno, con Giulio, giocavamo a bowling. Nei primi tiri non era un granché. Allora gli ho detto: «Ma che, ti devo insegnare anche a giocare a bowling?». Dopo tre colpi ha iniziato a fare strike!

Tra di loro si sentono mai?

Si sentono ogni tanto, si fanno i complimenti a vicenda, si seguono sui social. Sanno che io sono il loro punto d’incontro. Poi, alla fine, tutte queste occasioni per stare insieme non le hanno avute. Chi è da una parte e chi dall’altra. Se posso dire una cosa, io avrei un sogno: vederli lottare in breve tempo nei Grandi Giri. E che tutto questo lavoro, questo sogno, come è diventato realtà per Giulio, possa diventarlo anche per Mattia.

Maddalena Pascut, UC Giorgione 1905

UC Giorgione 1908: non solo risultati, anche immagine

27.11.2025
4 min
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Da quando Alessandro Ballan ed Enrico Bonsembiante hanno deciso di investirci tempo e risorse, la UC Giorgione 1908 ha preso decisamente il largo nel gruppo delle allieve. Del progetto vi abbiamo raccontato e, più di recente, il campione del mondo di Varese 2008 ha avuto modo di spiegarlo in occasione della premiazione della Coppa Italia delle Regioni a Roma.

«L’ho fatto per sdebitarmi verso la squadra in cui ho cominciato a correre – ha detto strappando l’applauso dei presenti – mentre la scelta di puntare su un team femminile è dipesa dalla volontà di offrire alle ragazze le stesse opportunità dei maschi. Intervenendo anche nell’organizzare una gara nel momento della stagione in cui ce ne sarebbero state poche».

Trittico dell'Alta Marca Trevigiana, Alesaandro Ballan, Enrico Bonsembiante
Lo scorso agosto ha visto la prima edizione del Trittico Rosa della Marca Trevigiana, la corsa organizzata dalla UC Giorgione (photors.it)
Trittico dell'Alta Marca Trevigiana, Alesaandro Ballan, Enrico Bonsembiante

Un anno

Alla fine del secondo anno di attività, abbiamo chiesto proprio a Ballan che cosa gli sia sembrato della stagione del suo team. E l’altissimo campione veneto ha risposto con un calore e una passione da cui si capisce quanto in realtà tenga al progetto.

«La stagione è stata positiva – ci ha detto – avevamo 15 ragazze ed è stato una bella soddisfazione dare loro la possibilità di fare un’attività ad alto livello, cercando di differenziarsi dalla massa. Nel senso che nel ciclismo giovanile purtroppo ci sono ancora le facce di quando ero giovane io. Avere invece una squadra giovane, dove i direttori sportivi hanno un ottimo rapporto con le ragazze, perché non c’è una grandissima differenza di età, è qualcosa di veramente unico. E siamo contenti anche a livello di risultati. Abbiamo portato a casa delle vittorie, non solamente su strada ma anche su pista. Quindi senza dubbio la seconda stagione è andata molto meglio rispetto all’anno scorso, vuol dire che siamo nettamente in crescita».

Risultati per il Giorgione sono venuti grazie a una vittoria e 6 secondi posti di Maddalena Pascut (foto di apertura). Una vittoria con Sara Enzo. Bei piazzamenti di Bianca Luisotto, Samira Sartoretto e Ilaria Sbrissa.

Samira Martoretto, cronoscalata Consorzio Marmisti
Fra le ragazze più in luce del Giorgione, Samira Sartoretto, qui impegnata a cronometro (photors.it)
Samira Martoretto, cronoscalata Consorzio Marmisti
Fra le ragazze più in luce del Giorgione, Samira Sartoretto, qui impegnata a cronometro (photors.it)
Dovrebbero rispondere loro, le ragazze, ma secondo te si sono trovate davvero così bene nel clima che hai descritto?

Si sono trovate molto bene, tanto che abbiamo avuto tantissime richieste per il 2026. Questo fa capire veramente che l’immagine della squadra è qualcosa di differente rispetto a quello che c’è in giro oggi. Cerchiamo di prendere tutte le atlete che si può, ma abbiamo fatto la squadra per accontentare le ragazze intorno a casa, quindi a Castelfranco Veneto. Però è logico anche che non ci sia ancora tanta affluenza, per cui siamo costretti a uscire dal Comune e soprattutto a volte anche dalla provincia di Treviso.

In base a cosa scegliete le ragazze per la UC Giorgione?

Facciamo la scelta in base alla ragazza, in base anche ai genitori. Molte volte sono delle scelte anche tecniche, non buttate lì a caso. A volte ci muoviamo anche parlando con le ragazze che sono già in squadra, perché non c’è niente di meglio del punto di osservazione di un corridore del gruppo sulle avversarie o le potenziali compagne.

UC Giorgione, Enrico Bonsembiante
Enrico Bonsembiante, qui con le ragazze del Giorgione, è anche organizzatore del Cycling Stars Criterium di fine Giro (photors.it)
UC Giorgione, Enrico Bonsembiante
Enrico Bonsembiante, qui con le ragazze del Giorgione, è anche organizzatore del Cycling Stars Criterium di fine Giro (photors.it)
Nel ciclismo femminile ci sono le stesse problematiche di quello giovanile dei maschi, cioè la grande difficoltà nel trovare squadra mano a mano che si cresce?

Sì, le stesse problematiche. Abbiamo ricevuto più richieste di quelle che potremo esaudire. Ci sono sempre meno squadre e soprattutto ci sono poche gare. Infatti quest’anno abbiamo cominciato anche ad organizzare il nostro Trittico Rosa della Marca Trevigiana per dare la possibilità in agosto, quando non c’erano gare, di avere un weekend impegnato per farle correre.

Qual è la firma di Alessandro Ballan in questa squadra?

Penso che attualmente la mia bravura sia quella di trovare gli sponsor. Sappiamo benissimo che è diventato uno sport molto costoso e per farlo bene servono dei sostenitori che scarseggiano sempre di più anno dopo anno. Il fatto che io abbia vinto il mondiale e che mi presenti all’interno di un’azienda a chiedere la sponsorizzazione, è un argomento che funziona ancora bene. Non posso negarlo.

La nuova Unibet, Tietema sogna il Tour con nuovi talenti

La Unibet cresce e Tietema sogna il Tour con nuovi talenti

27.11.2025
6 min
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Con ben 13 nuovi innesti, la Unibet Rose Rockets si è posta in prima fila nel ciclomercato che sta ancora impazzando in vista della nuova stagione. Nessun team ha cambiato così tanto e parliamo di una squadra professional che ha portato i suoi effettivi a ben 28 unità. Le curiosità che la circondano sono tante, a cominciare dal fatto che la formazione salita di categoria lo scorso anno, da questa stagione ha cambiato affiliazione, passando dalla licenza olandese a quella francese.

Bas Tietema, a destra, insieme al nuovo acquisto Victor Lafay dal quale ci si attende tanto
Bas Tietema, a destra, insieme al nuovo acquisto Victor Lafay dal quale ci si attende tanto
Bas Tietema, a destra, insieme al nuovo acquisto Victor Lafay dal quale ci si attende tanto
Bas Tietema, a destra, insieme al nuovo acquisto Victor Lafay dal quale ci si attende tanto

Anche se il nome di famiglia non fa più parte della denominazione ufficiale, coinvolto nella squadra c’è sempre Bas Tietema e al diesse olandese abbiamo chiesto delucidazioni partendo proprio dalle ragioni del cambio di nazionalità.

«Penso che siamo davvero una squadra internazionale – dice – e con questo nuovo approccio abbiamo abbracciato molte nazionalità con belgi, olandesi, slovacchi e cechi, anche italiani per essere più una squadra internazionale. L’anno scorso Unibet è diventata anche partner di FDJ, la lotteria francese. Per noi era un passo importante avendo l’obiettivo di partecipare al Tour de France. D’altronde la Francia ha una delle culture più grandi dal punto di vista ciclistico».

L’identità della squadra rimarrà olandese o cambierà?

L’identità della squadra è qualcosa di relativo, dipende dalla narrazione, i media. La nostra penso sia una squadra senza una specifica identità per ora, anche se credo che si sposterà sempre di più verso la Francia considerando l’ingresso di un leader come Lafay e altri corridori transalpini. Ma alla fine sarà un mix di tutto.

Kubis, 25 anni, ha colto il titolo nazionale slovacco e vinto la classica di Cholet
Kubis, 25 anni, ha colto il titolo nazionale slovacco e vinto la classica di Cholet
Kubis, 25 anni, ha colto il titolo nazionale slovacco e vinto la classica di Cholet
Kubis, 25 anni, ha colto il titolo nazionale slovacco e vinto la classica di Cholet
Come giudichi la stagione che si è appena conclusa?

Un anno fantastico. Un passo avanti reale che abbiamo fatto come squadra. Siamo arrivati 26esimi nella classifica UCI e non va dimenticato che esistiamo solo dal 2023, quindi siamo giovanissimi. Dobbiamo ancora crescere e migliorare ogni anno, ma penso che abbiamo ottenuto ottimi risultati con 5 vittorie. Lukas Kubis è stato ovviamente una delle grandi rivelazioni della stagione. Quindi sì, in generale sono molto contento.

La vostra squadra è tra le più attive nel ciclomercato di quest’anno: che corridori state scegliendo?

Vogliamo crescere, dobbiamo ancora fare un altro passo avanti, per questo dovevamo essere molto attivi sul mercato. Stiamo davvero cercando una combinazione di esperienza e gioventù. Abbiamo alcuni corridori che hanno già dimostrato di essere in grado di esibirsi ai massimi livelli, siamo stati protagonisti anche in prove WorldTour. Ma crediamo anche che bisogna investire nei corridori emergenti e penso a Niklas Larsen, che è arrivato terzo ai campionati europei a cronometro, come anche Matyas Kopecky. Credo davvero che questi siano corridori che forse non volevano ancora partecipare alle gare più importanti, ma che abbiano il potenziale per diventare ottimi elementi, come ha fatto Lukas Kubis, ad esempio.

Il team, divenuto francese quest'anno, ha colto 5 vittorie in stagione Qui Zeb Kyffin a Langkawi
Il team, divenuto francese quest’anno, ha colto 5 vittorie in stagione. Qui Zeb Kyffin a Langkawi
Il team, divenuto francese quest'anno, ha colto 5 vittorie in stagione
Il team, divenuto francese quest’anno, ha colto 5 vittorie in stagione. Qui Zeb Kyffin a Langkawi
Arrivano alla Unibet due corridori con un grande palmares come Groenewegen e Lafay: che cosa ti aspetti da loro e avranno programmi diversi?

Stiamo ancora lavorando su quali saranno gli obiettivi per il prossimo anno, visto che non siamo sicuri di quali gare saranno in programma. Quindi a volte dipende anche dalle wild card. Certo Dylan e Victor ci danno quella carica in più, sanno già come vincere anche gare importanti, ma serve che siano anche d’esempio per gli altri. Vogliamo competere per vincere più gare e partecipare in modo offensivo e attraente anche negli eventi più difficili, credo che Victor l’abbia fatto anche l’anno scorso.

L’arrivo di Matyas Kopecky ha fatto la storia come primo ciclista diabetico a lasciare la Novo Nordisk: come siete arrivati a questa scelta?

Non sapevo che fosse il primo, ma Matyas ha già ottenuto ottimi risultati negli ultimi anni. E suo fratello era ovviamente già nella nostra squadra da un anno. Penso che Matyas abbia il potenziale per essere un bravissimo corridore e che voglia anche mettere la sua firma nelle corse più importanti. Penso che sia anche uno dei motivi per cui ha detto di sì. E’ un gesto di fiducia verso di noi, sa che siamo una squadra super valida e lui vuole provare a capire dove può arrivare. Anche nelle grandi classiche o forse anche nei Grandi Giri, io lo vedo bene. Avevamo già avuto contatti, poi quest’anno la situazione è diventata più seria.

Sergio Meris resta l'unico italiano del team. Per lui un 2026 denso d'impegni
Sergio Meris resta l’unico italiano del team. Per lui un 2026 denso d’impegni
Sergio Meris resta l'unico italiano del team. Per lui un 2026 denso d'impegni
Sergio Meris resta l’unico italiano del team. Per lui un 2026 denso d’impegni
Resta nel team un solo italiano, Sergio Meris: che cosa può dare al team?

Penso che Sergio sia un corridore di grande talento nelle gare impegnative e collinari. Credo che per lui sia importante poter correre, chiaramente gli sono mancate un po’ le gare nazionali. E’ stato un anno di transizione, ma spero davvero che possa crescere bene nelle gare italiane come anche nella Coupe de France. Spero che possa fare un altro passo avanti l’anno prossimo perché credo che abbia molto potenziale e un ottimo spunto veloce. Essere al primo anno da professionista non è mai facile, soprattutto se si fanno gare molto dure. Ma dopo un buon inverno di allenamento avremo in lui un’altra punta.

Quali obiettivi hai per il prossimo anno?

Penso che uno dei nostri grandi obiettivi come squadra sia quello di avere sempre più tifosi in tutta Europa, per arrivare al grande sogno di correre il Tour de France. Non so se accadrà quest’anno o l’anno prossimo, ma penso che dobbiamo essere il più pronti possibile e anche correre sempre di più. Soprattutto gare del WorldTour. Penso che siamo pronti a competere in sempre più prove, anche nelle classiche. E forse anche alla Milano Sanremo, penso che con Kubis e Kopecky abbiamo ottimi elementi per fare davvero bene anche lì. Forse non siamo ancora abbastanza bravi per la classifica generale delle gare a tappe, ma penso che possiamo migliorare molto. Penso che sarebbe davvero bello partecipare a gare come il Fiandre o la Strade Bianche. Per dimostrare che siamo in grado di fare un altro passo avanti.

Lafay approda all'Unibet per fare il leader nelle classiche primaverili
Lafay, vincitore di tappe al Giro e al Tour, approda alla Unibet per fare il leader nelle classiche primaverili
Lafay approda all'Unibet per fare il leader nelle classiche primaverili
Lafay, vincitore di tappe al Giro e al Tour, approda alla Unibet per fare il leader nelle classiche primaverili
Quanto è difficile la scalata verso il WorldTour, è solo questione di budget o c’è anche altro?

C’è molto di più. Penso che il World Tour sia fantastico, ma è anche difficile raggiungerlo, un club esclusivo. Ma se sei una delle migliori squadre professional, sei in un’ottima posizione. E’ come essere in una zona grigia, vicini al grande salto ma non ancora pronti. C’è quel ciclo triennale in cui devi segnare punti per guadagnarti il WT e noi tre anni fa eravamo appena nati, ancora una continental. Credo che siamo progrediti enormemente. Quest’anno quel ciclo ricomincia e se riusciamo a mantenere questo ritmo di crescita, allora forse riusciremo. Il budget conta molto, con gli stipendi dei corridori, ma penso anche alle performance. Tra un anno potremo fare il punto della situazione, ora dobbiamo solo lavorare.

Sei Giorni di Gand 2025, Michele Scartezzini, Elia Viviani, FIlippo Ganna,

L’ultimo giro di Viviani nel racconto di Scartezzini

27.11.2025
6 min
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Quando si è trattato di fare l’ultimo giro di pista, lo speaker lo ha chiamato a gran voce. E mentre dagli altoparlanti del Kuipke scendevano le note della Marsigliese, Viviani si è avvicinato alla parata di bici con le ruote sollevate, riconoscendo da un lato Consonni e sull’altro Ganna, accanto al quale Scartezzini riprendeva tutto con lo smartphone. La gente sugli spalti ondeggiava come grano in un giorno di vento, dando alla scena un contorno magico. Poi Elia ha preso il microfono e ha pronunciato il suo discorso, senza un filo di commozione.

La Sei Giorni di Gand è stata la sua ultima gara e in qualche modo è stata un momento di svolta anche per Scartezzini, a un passo da un cambiamento cruciale. Come Elia, ma con tre anni in meno, anche Michele è originario di Isola della Scala alle porte di Verona, e Gand se la sono vissuta insieme, dividendo la stanza in hotel. Entrambi hanno sperimentato emozioni mai vissute prima, soprattutto Viviani, mentre l’altro prendendolo un po’ in giro non faceva che scandire il countdown verso il fine carriera.

«Lunedì ho dormito per un giorno intero – racconta Scartezzini – perché bene o male andavamo a letto ogni giorno alle tre e mezza, anche le quattro. Finivamo la serata. Uscivamo dal velodromo e mangiavamo sul suo camper, che porta come appoggio nelle trasferte e in cui sta ad esempio il meccanico».

La piccola squadra veronese a Gand era composta dai due atleti, più il meccanico Matteo Ferronato, lo storico massaggiatore belga Ethienne Illigems e un altro massaggiatore veronese che si chiama Davide Vignato.

Gand sarà l’unica Sei Giorni del tuo inverno?

No, faccio Brema dal 9 al 12 gennaio, poi forse Berlino. Ma Gand è un’altra cosa. Da qualche anno avevano tolto le spine di birra dal centro della pista, sembrava di essere a un mondiale, non c’era più il solito casino. Invece quest’anno le hanno rimesse ed era tutto molto figo, fra corridori che passavano e tifosi che bevevano. Gand è la più dura, lo è sempre stata. E poi con quel pubblico è tutto più incredibile.

Con chi hai corso?

Ero con Thibaut Bernard, un giovane belga del vivaio della Lotto. Tanto che quando Elia l’ha visto, si è ricordato di lui, ma penso lo avesse visto una sola volta. Comunque è uno che in estate ha vinto il mondiale U23 della madison. Uno buono, ma anche questa volta Christophe Sercu mi ha ingaggiato per fargli da tutor, diciamo così. Di certo è meno stressante, perché non puoi pretendere di andare sempre davanti o girare a tutta, devi avere il tempo per insegnargli come ci si muove.

Difficile da chiedere a uno che alla nazionale ha dedicato gli ultimi 15 anni: che inverno ti aspetta?

Un inverno diverso. Non faccio più parte del gruppo azzurro, grazie alla decisione di puntare tutto sui giovani. Non per scelta tecnica, ma proprio per ringiovanire la rosa (Scartezzini ha al suo attivo due argenti e due bronzi ai mondiali, più due ori, sette argenti e due bronzi agli europei, ndr). Così dall’anno prossimo entro nel settore paralimpico. Ma siccome per essere convocabile deve essere passato un anno dall’ultima chiamata nella nazionale maggiore e la mia risale a gennaio, dovrò aspettare ancora un paio di mesi. Inizierò questa nuova avventura da febbraio 2026. Per cui mi sono tenuto allenato. Ho fatto più lavori specifici per Gand e tornerò a farne per Brema. Ma non ho grandi obiettivi in vista come prima. 

Scartezzini ha corso la Sei Giorni di Gand in coppia con Thibaut Bernard
Scartezzini ha corso la Sei Giorni di Gand in coppia con Thibaut Bernard, corridore del devo team della Lotto
Scartezzini ha corso la Sei Giorni di Gand in coppia con Thibaut Bernard
Scartezzini ha corso la Sei Giorni di Gand in coppia con Thibaut Bernard, corridore del devo team della Lotto
Quindi per le qualifiche di Los Angeles correranno i giovani?

Ci sarà anche Lamon e non so se poi avranno nuovamente a disposizione Ganna e gli altri del vecchio gruppo. Il discorso di ringiovanire si poteva fare benissimo, ma avendo cura di amalgamarli con i più esperti. Nei giorni scorsi a Gand c’era qualche azzurro giovane e si vede che ancora devono fare esperienza, si vedevano gli errori. Ma alla fine ho sempre accettato le decisioni e se daranno frutti, sarò contento per loro.

Le Fiamme Azzurre hanno sposato subito il passaggio al paralimpico?

Hanno capito la situazione e, invece di mettermi in ufficio, mi hanno detto di cogliere la possibilità. Ho già fatto un po’ di allenamenti con loro, mi è piaciuto. Ho fatto delle prove con Bernard, che a Parigi era con Plebani, e poi con Andreoli, che ha vinto il mondiale quest’estate con Di Felice. Non c’è niente di facile, perché il tempo nell’inseguimento è di circa 3’55”, bisogna spingere tanto. Per cui punto a Los Angeles, ma in un modo diverso.

Com’è stato vivere da vicino l’ultima Sei Giorni con Elia?

La prima volta a Gand ero in coppia con lui, per me è quasi come un fratello. Magari non ci pensavo che fosse l’ultima gara, ma continuavo a farglielo notare. «Vivi – gli dicevo – sei ore e per te finisce tutta quest’agonia. Beato te…». Lo sapevo già che avrebbe smesso così, anche se io, visto il ciclismo che c’è, gli avevo consigliato di accettare subito la proposta della FCI. Ma lui è una persona da ammirare, ha una testa incredibile. Nei giorni di Gand era sempre al telefono, tra meeting e interviste. Non sembrava neanche che fosse l’ultima gara, ma alla fine non credo che gli sia dispiaciuto troppo.

Sedici anni da professionista e 90 vittorie, questo il bottino finale dello stradista Viviani
Sedici anni da professionista e 90 vittorie, questo il bottino finale dello stradista Viviani
Sedici anni da professionista e 90 vittorie, questo il bottino finale dello stradista Viviani
Sedici anni da professionista e 90 vittorie, questo il bottino finale dello stradista Viviani
Perché dici così?

La cosa che ci ha detto finita la gara è stata che era riuscito a fare anche un bel discorso senza piangere. Eravamo nella cabina con Ganna e Consonni e gli abbiamo chiesto se gli dispiacesse e lui ha risposto di no. Il fatto di non aver pianto significa che non aveva alcun rimpianto. E’ convinto della scelta. Ha fatto un bel discorso. E se ci pensate, il finale della sua carriera è stato meglio di come chiunque lo avrebbe immaginato.

Mancherà?

Tutti parlano di Ganna e Milan. Pippo ha vinto e fatto numeri incredibili, è un pilastro. E’ stato quello che ci ha portato tutti all’oro del quartetto, non va dimenticato. Quando comincerà la qualificazione olimpica, compatibilmente con le squadre, rivedremo lui, Milan e anche Consonni. Ma penso che l’assenza di uno come Viviani si farà sentire. Poi è anche vero che lui ci sarà ancora, visto il suo nuovo ruolo.

Pensi che saprà fare bene il team manager?

Decisamente sì. Anche prima che gli venisse proposto l’incarico, già da 5-6 anni la mentalità di Elia è quella dell’imprenditore. Da quando ha aperto il negozio a Verona, lo vedi che ha una testa incredibile, non fa nulla a caso. Le maglie, la bici customizzata, ogni cosa ha dietro un ragionamento. Ha il controllo di ogni cosa, anche quando è dall’altra parte del mondo.

Contador, Ranking UCI

Ranking UCI per uomini da Grandi Giri? Contador non la vede così

27.11.2025
4 min
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SANTA CRUZ (Isole Canarie, Spagna) – Capita che in una tipica serata alle Canarie Alberto Contador riceva un premio dal Cabildo de Tenerife per quanto ha fatto nella sua carriera. Una carriera ricca di successi, molti dei quali costruiti proprio su questa isola in mezzo all’Oceano Atlantico… chiaramente sul Teide.

E’ come spesso succede, questi momenti sono ideali anche per fare delle riflessioni, seppur dribblando tifosi che chiedono un selfie o autorità che tirano Contador per la giacchetta. Quali riflessioni? Quelle sulla classifica UCI, per esempio.

Alberto Contador premiato a Tenerife per il legame con questa isola e il merito sportivo
Alberto Contador premiato a Tenerife per il legame con questa isola e il merito sportivo

Ranking ingannevole?

Dando uno sguardo alla graduatoria dei primi 10-15 posti del ranking UCI individuale, questa sembra sbilanciata nettamente a favore degli uomini da corse a tappe e da Grandi Giri. Forse anche perché un paio di anni fa fu rivista l’assegnazione dei punti. Ricorderete, per esempio, che la Lotto non venne al Giro d’Italia e racimolò, con piccole gare di un giorno in Belgio, più punti di chi era alla corsa rosa.

In realtà, secondo Contador, la questione è ben diversa. «Guardiamola bene questa classifica – dice Contador mentre la osserva – per me non è così vero che nei primi 15 ci siano uomini da corsa a tappe. Togliamo Pogacar, che vince sia le classiche che i Grandi Giri, ma per me Pidcock non è uomo da Grandi Giri, anche se è salito sul podio della Vuelta. Lo stesso Remco. E poi ci sono anche Van der Poel e Pedersen… che non sono certo uomini di classifica».

In effetti la nostra supposizione nasceva proprio dalla presenza, in questa graduatoria, dei soli due “bestioni” puri da classiche: gente che vince parecchio, come Mathieu Van der Poel, e gente che vince un po’ meno ma è molto presente come Mads Pedersen. E’ logico dunque pensare che questa classifica sia appannaggio degli uomini da corse a tappe.

ATLETAPUNTI
1 – Tadej Pogacar11.680
2 – Jonas Vingegaard5.944,14
3 – Isaac Del Toro5.664
4 – Mads Pedersen5.074,45
5 – Joao Almeida4.331,07
6 – Remco Evenepoel4.118
7 – Thomas Pidcock3.904,38
8 – Mathieu Van der Poel3.838
9 – Oscar Onley2.910
10 – Wout Van Aert 2.908
11 – Arnaud De Lie2.781
12 – Giulio Ciccone2.752,88
13 – Ben Healy2.742
14 – Juan Ayuso2.602,5
15 – Florian Lipowitz2.552
La classifica UCI individuale al 25/11/2025 (fonte UCI)

Il “caso” Almeida

«Per me – continua Contador – un vero uomo da corse a tappe è Joao Almeida, magari anche Vingegaard. Joao fa praticamente solo gare a tappe: quelle di una settimana e i Grandi Giri. Con lui andrebbe fatto il paragone. Joao però certe corse le vince. Se ben ricordo ha vinto il Tour de Suisse e raccoglie molti punti. E infatti si trova tra Pedersen e Van der Poel in classifica».

Tolto Pogacar, che è un’eccezione e ha praticamente il doppio dei punti del secondo, cioè Vingegaard, il discorso del madrileno torna.

Van der Poel tutto sommato ha corso poco: in totale ha messo insieme appena 41 giorni di gara (15 dei quali al Tour de France), però ha vinto molto, specie nella prima parte di stagione, quando tra le altre cose ha conquistato la Milano-Sanremo, la Roubaix e poi tappa e maglia gialla al Tour, racimolando punti pesanti.

Pedersen, dal canto suo, ha vinto un po’ meno, ma è stato super presente: 74 giorni di gara, due Grandi Giri. Solo nella corsa rosa Mads, fra tappe e maglia ciclamino, si è portato via oltre 1.000 punti. E qui nasce un’altra questione: Pedersen non è uomo da classifica, ma i suoi punti li ha fatti nei Grandi Giri. La situazione, insomma, è ben più intricata.

«Ma potrei dire anche di Del Toro – riprende Contador – Isaac è vero che è salito sul podio del Giro, ma nemmeno lui possiamo considerarlo un corridore esclusivamente da Grandi Giri. Quante classiche italiane ha vinto solo nel finale di stagione? E quanti punti vi ha raccolto? Sono dure, vero… ma sono sempre corse di un giorno.

«Bisogna fare un’altra considerazione: se uno sta molto bene, è capace in un mese di portare a casa tantissimi punti pur non essendo uomo da Grandi Giri. Se poi quel mese coincide con grandi classiche Monumento, che pagano tantissimo, ecco che si ritrova in alto in classifica».

Valverde “alla Pogacar”: primeggiava nella classifica UCI grazie al suo rendimento di altissimo livello sia nei Grandi Giri che nelle classiche
Valverde “alla Pogacar”: primeggiava nella classifica UCI grazie al suo rendimento di altissimo livello sia nei Grandi Giri che nelle classiche

Prima di Pogacar…

«Due classiche importanti pagano quasi come un buon piazzamento in un Grande Giro e certamente più di una corsa a tappe di una settimana. Quindi per me il vero uomo da corse a tappe in classifica è Almeida».

Gli facciamo notare che una volta a vincere era Alejandro Valverde. «Ma Alejandro – ribatte Contador – vinceva le classiche e si piazzava bene nei Grandi Giri. Io ho vinto questa classifica, se ben ricordo, solo nel 2009, ma vinsi praticamente tutto il Tour de France compreso. Nel 2008 invece, quando conquistai sia il Giro che la Vuelta, non ci riuscii», come a ribadire ancora una volta che non è così vero che davanti ci siano solo specialisti dei Grandi Giri.

Alberto continua a sbirciare la classifica e i nomi. Sottovoce nomina Onley, Ciccone… e continua a ripetere che secondo lui non sono uomini solo da Grandi Giri. Poi sale sul palco e va a prendersi l’applauso di Tenerife.

Martina Fidanza ha un contratto fino a fine 2026 con la Visma

Martina Fidanza e il 2025 che ha scacciato spettri e delusioni

26.11.2025
6 min
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Le vacanze a Marsa Alam di qualche settimana fa sono ormai un ricordo, il presente di Martina Fidanza sta già guardando al 2026 partendo dalle basi impostate quest’anno. In questi giorni la velocista bergamasca della Visma | Lease a Bike è in Olanda a s-Hertogenbosch (o Den Bosch se preferite) nella sede del suo team per la classica routine fatta di colloqui con i diesse, shooting fotografici, bike fitting, visite mediche, prove, misura e visione dei materiali.

Anche se Amsterdam dista meno di un’ora, c’è poco tempo per lo svago turistico. Questo tipo di raduno ha lo scopo di preparare atlete e staff per i primi ritiri. Tra un impegno e l’altro, ci inseriamo anche noi per sentire dalla voce di Fidanza com’è stata la prima annata con il team olandese, chiusa con il fantastico oro mondiale del quartetto azzurro. E proprio su questo tema Martina ci concede di rivelarci un momento poco felice dopo Parigi 2024.

Che bilancio hai tratto del 2025 con la Visma?

Posso ritenermi contenta e soddisfatta. Dopo le classiche del Nord, che avevo finito con l’influenza, ho raggiunto il picco di forma a maggio, dove ho ottenuto due delle mie tre vittorie stagionali. La terza è arrivata a luglio al Baloise e ho chiuso con un podio in Canada.

In quest’ultima gara sei arrivata seconda dietro alla tua compagna Veenhoven, l’altra velocista della squadra. Com’è la stata la convivenza fra voi?

Nienke ed io ci siamo divise una parte del calendario, dipendendo anche dai rispettivi periodi di forma, però abbiamo anche corso assieme spesso. Siamo due sprinter diverse: lei è più esplosiva di me riuscendo ad esprimere molti watt in poco tempo, mentre io ne produco appena meno, ma tenendoli in maniera più prolungata. Questo mi è dato dal fatto che in pista corro il chilometro cronometrato, sebbene anche lei faccia pista. Nonostante alcune differenze, credo che siamo complementari assieme e con lei mi sono trovata molto bene.

Ultima tappa del Baloise, terza vittoria stagionale di Fidanza in un podio tutto italiano. Battute Guarischi e Consonni
Ultima tappa del Baloise, terza vittoria stagionale di Fidanza in un podio tutto italiano. Battute Guarischi e Consonni
Ultima tappa del Baloise, terza vittoria stagionale di Fidanza in un podio tutto italiano. Battute Guarischi e Consonni
Ultima tappa del Baloise, terza vittoria stagionale di Fidanza in un podio tutto italiano. Battute Guarischi e Consonni
Vi siete scambiate dei consigli?

Certo, è normale. Lo abbiamo fatto soprattutto l’inverno scorso quando ci siamo conosciute, sia per gli allenamenti sia per affinare la nostra comunicazione sui posizionamenti prima di una volata o sull’andamento della gara. Sono più grande di Nienke di cinque anni e ho cercato di portare la mia esperienza al suo e nostro servizio. Ad esempio nelle gare che io avevo già corso in passato, cercavo di anticiparle come sarebbe potuta andare.

In corsa com’è andato il vostro reparto velociste?

Ho visto che se nei finali di gara restiamo unite, possiamo giocarcela con tutti. Quest’anno nelle gare secondarie siamo state compatte e abbiamo ottenuto vittorie e buoni risultati. Dobbiamo solo essere più continue in questo tipo di atteggiamento in qualunque corsa.

Restiamo sull’argomento velociste. Tu all’europeo in pista hai battuto Wiebes, mentre il suo diesse Mondini ora come ora vede Consonni capace di batterla, come ci ha confermato Alzini. Tu che le conosci bene tutte che idea ti sei fatta?

Premettiamo che Wiebes è un riferimento per tutte le sprinter e si merita tutto quello che ha raggiunto finora. In realtà non penso che si possa progettare tanto per batterla, perché attualmente Lorena è un gradino sopra tutte. In pista io sono riuscita a battere Wiebes nello scratch perché ho ragionato e improvvisato guardandola negli ultimi giri. Su strada in effetti Chiara (COnsonni, ndr) è quella che le si è avvicinata di più, ma credo che bisogna vedere sul momento come va la corsa. Se non altro chi batterà Wiebes darà un segnale e renderà più interessanti le volate successive.

A proposito di Alzini, anche tu come lei hai passato un brutto momento dopo l’Olimpiade di Parigi. Se è superato, hai voglia di raccontarcelo?

Sì, effettivamente non ne avevo parlato molto perché non ero dell’umore adatto. Direi che è superato, però è ovvio che la delusione per il nostro risultato del quartetto rimane ed è stata quella che ha innescato tutto. Avevo dedicato tutta me stessa a quell’evento, come le mie compagne e più di così non potevamo fare, ma resta l’amarezza. Personalmente dopo Parigi in me è diventata demotivazione. Ho accusato il colpo. Non avevo molte gare da fare su strada, però non riuscivo nemmeno a finire gli allenamenti. Tornavo a casa a metà, cosa che non mi era mai successa. Mentalmente non riuscivo più a ripartire.

Dopo Parigi 2024, Martina aveva perso la motivazione per finire la stagione. Il passaggio alla Visma è stata la svolta
Dopo Parigi 2024, Martina aveva perso la motivazione per finire la stagione. Il passaggio alla Visma è stata la svolta
Ti sei fatta aiutare o seguire da qualcuno?

E’ stato un periodo difficile. Alla Ceratizit avevamo una figura che ci seguiva, ma per uscire da quello stato d’animo devi aprirti e parlargliene, che sia uno psicologo della squadra o un tuo personale. Invece io non volevo proprio parlare con nessuno e non avevo nessuna voglia di raccontare nulla. Ho solo aspettato che questa situazione passasse in modo fisiologico. Nel frattempo mi ero fissata il mondiale su pista di Ballerup come riscatto. Però ho avuto un intoppo anche in quel caso…

Spiegaci pure.

L’anno scorso verso settembre mentre mi preparavo, ho avuto un incidente in bici proprio nel giorno in cui veniva annunciato ufficialmente il mio passaggio alla Visma. Lì ho avuto una svolta morale, però non ho avuto nemmeno il tempo di godermi quel momento. Alla fine ero riuscita a riprendermi per correre in Danimarca purtroppo con una condizione tutt’altro che buona. Ora posso dire che le vittorie di quest’anno tra strada e pista hanno allontanato quello stato d’animo.

Nel 2026 Martina punta a vincere la sua prima gara WorldTour
Nel 2026 Martina punta a vincere la sua prima gara WorldTour
Nel 2026 Martina punta a vincere la sua prima gara WorldTour
Nel 2026 Martina punta a vincere la sua prima gara WorldTour
Martina Fidanza ha già in mente degli obiettivi per il 2026?

Principalmente mi piacerebbe vincere una gara WorldTour e riconfermarmi al mondiale su pista col quartetto. Ecco, con le mie compagne abbiamo un obiettivo chiaro: Los Angeles 2028. Inizieremo a lavorarci tutti assieme anche con lo staff, di sicuro faremo tesoro della pressione e di ciò che non è andato bene a Parigi per arrivare alla prossima Olimpiade ancora più forti psicofisicamente.