Il 2026 di Boscaro: sempre pistard, un po’ più stradista

Il 2026 di Boscaro: sempre pistard, un po’ più stradista

24.12.2025
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Sembra quasi assurdo parlare di Davide Boscaro come di un veterano del quartetto, ma ormai il venticinquenne di Saonara è già dallo scorso quadriennio olimpico un punto fermo della nazionale. Ha vissuto la lunga rincorsa verso Parigi al fianco dei titolari, sostituendoli spesso anche in prove internazionali. Poi, quando Milan e Ganna in particolare si sono defilati – almeno temporaneamente – è diventato non solo un punto fermo, ma anche un riferimento per i più giovani, che nel corso del 2025 sono entrati a far parte del gruppo.

Per Boscaro ora arriva un nuovo anno, con qualche novità che non è di poco conto, perché a differenza di suoi compagni dell’Arvedi rimasti insieme nel passaggio alla Solme Olmo, il veneto ha scelto di approdare alla Padovani con precisi intenti che non riguardano solo i velodromi.

Per Boscaro cambio di squadra nel 2026, approdando alla Padovani per fare più attività su strada
Per Boscaro cambio di squadra nel 2026, approdando alla Padovani per fare più attività su strada
Per Boscaro cambio di squadra nel 2026, approdando alla Padovani per fare più attività su strada
Per Boscaro cambio di squadra nel 2026, approdando alla Padovani per fare più attività su strada
Come giudichi la stagione che si è andata a concludere?

Mi sembra si sia conclusa anche abbastanza bene, visto il risultato dei mondiali. Secondo me è un buon punto di partenza, anche perché non è che abbiamo lavorato tantissimo con Dino (Salvoldi, ndr), ma proprio per questo abbiamo dimostrato di poter fare molto bene con i nuovi ragazzi che comunque ci sono. Abbiamo margini importanti. E comunque ne verranno anche altri, penso.

E dal punto di vista personale?

Mi è rimasto il rammarico per l’europeo d’inizio anno, quel quarto posto non mi è andato giù. Poi ho fatto quarto all’europeo dietro derny. Magari sai, almeno una medaglia mi avrebbe addolcito la bocca… In compenso ho fatto una bella stagione su strada, ho corso abbastanza e magari non ho fatto qualche giro a tappe che comunque serve un po’ di più, però ho messo su chilometri. Ottenendo alla fine una vittoria e tanti piazzamenti.

La pista resta la sua attività preminente. Vanta due titoli europei U23, nel quartetto e nell'eliminazione
La pista resta la sua attività preminente. Vanta due titoli europei U23, nel quartetto e nell’eliminazione
La pista resta la sua attività preminente. Vanta due titoli europei U23, nel quartetto e nell'eliminazione
La pista resta la sua attività preminente. Vanta due titoli europei U23, nel quartetto e nell’eliminazione
Quando è nato il contatto con la Padovani?

Verso settembre, prima del mondiale. Loro avevano in mente di fare un bel progetto e negli ultimi due anni sono cresciuti tanto a livello di staff e di materiale. Le loro idee mi hanno pienamente convinto per iniziare il 2026 e guardare verso le Olimpiadi, loro possono darmi quella spinta in più per arrivare al massimo.

L’accordo che tu hai preso con loro privilegia comunque il discorso pista?

Certo, ho messo in chiaro che comunque prima c’è la pista e le Fiamme Azzurre nelle quali milito, quando però avrò il mio tempo per dedicarmi alla strada ci sono per dare il mio contributo alla squadra, ai miei compagni. Credo che gli impegni, rispetto al passato, saranno anche di più, ma a me va bene.

Nel 2025 una vittoria di prestigio su strada, il successo in aprile alla Coppa Ardigo di Pessina Cremonese (foto FB)
Nel 2025 una vittoria di prestigio su strada, il successo in aprile alla Coppa Ardigo di Pessina Cremonese (foto FB)
Nel 2025 una vittoria di prestigio su strada, il successo in aprile alla Coppa Ardigo di Pessina Cremonese (foto FB)
Nel 2025 una vittoria di prestigio su strada, il successo in aprile alla Coppa Ardigo di Pessina Cremonese (foto FB)
La curiosità deriva dal fatto che tu hai scelto una strada diversa rispetto a tanti del tuo gruppo della pista, quelli dell’Arvedi che sono rimasti tutti insieme. Tu ora sei isolato…

In realtà mi piaceva l’idea di stare su una squadra compiuta, con una sua attività su strada e ambizioni di crescita. E’ in questo senso che mi è piaciuta l’idea della Padovani e di quello che avevano in mente di fare, il loro progetto. E poi sono vicino a casa e questo mi aiuta. Le persone che sono dentro mi hanno convinto a sposare la loro causa.

L’impressione è che se la pista resta chiaramente preminente nella tua crescita, andando alla Padovani, un’occhiata al discorso strada la dai in maniera un po’ più importante…

Sì, ma non voglio con questo dire che diventerò uno stradista a tutti gli effetti. Più che altro cerco di lavorare bene su strada perché poi riesco a lavorare bene anche in pista. La mia scelta è dettata da questo motivo, penso che sia proprio quello che mi serve.

Boscaro ormai è parte integrante del quartetto azzurro, una guida anche per i più giovani
Boscaro ormai è parte integrante del quartetto azzurro, una guida anche per i più giovani
Boscaro ormai è parte integrante del quartetto azzurro, una guida anche per i più giovani
Boscaro ormai è parte integrante del quartetto azzurro, una guida anche per i più giovani
Ti hanno già detto che tipo di programma ti faranno fare?

Non so ancora il progetto, il programma, dobbiamo valutare con Salvoldi come impostare la stagione e quindi devo capire anche poi con i ritiri come organizzarmi tra un gruppo e l’altro. Sono stato in ritiro a Montichiari la scorsa settimana, poi ieri abbiamo chiuso il primo stage con la Padovani al Lago di Garda (quello segnato dall’increscioso episodio dell’aggressione a mano armata durante un allenamento, ndr). Per gennaio non so ancora il calendario che cosa mi proporrà. Ci saranno gli europei dal primo al 5 febbraio da preparare. Da lì si valuterà un attimo in base alla mia presenza.

Il veneto milita nelle Fiamme Azzurre per quel che riguarda l'attività su pista
Il veneto milita nelle Fiamme Azzurre per quel che riguarda l’attività su pista
Il veneto milita nelle Fiamme Azzurre per quel che riguarda l'attività su pista
Il veneto milita nelle Fiamme Azzurre per quel che riguarda l’attività su pista
Vi attende una stagione vera e propria rispetto a quella di quest’anno che ha avuto europei, una gara di coppa e mondiali, molto poco. L’anno prossimo sarà più pieno, ci saranno almeno tre gare di Nation Cup…

Sì, esatto, sarà una stagione più impegnativa. Molto dipenderà dalla propria forma, in base a quella Salvoldi deciderà dove impiegarci. Adesso siamo in tanti ragazzi e secondo me darà spazio a tutti per poi tirare le somme in vista dei mondiali.

E’ un anno in più di lavoro con Salvoldi, quindi anche da questo punto di vista inizierete ad avere un certo amalgama sia tra voi ragazzi sia con lui…

Più lavori e più riesci a crescere anche come gruppo. Allenandoti sempre insieme, poi riesci a creare quella spinta in più.

Mads Pedersen

Pedersen, parole da leader fra classiche e maglia verde

24.12.2025
6 min
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DENIA (Spagna) – E’ sufficiente osservarlo muoversi tra i bus o nelle sale dell’hotel, parlare con i tecnici, confrontarsi con i compagni. Nel ritiro invernale della Lidl-Trek a Denia, Mads Pedersen è un leader naturale, riconosciuto e seguito, e come tale si comporta. Non alza mai la voce, ma ogni gesto trasmette direzione. Lo staff lo ascolta, i corridori lo seguono. E’ uno di quei “super motori” del ciclismo moderno, capaci di stare al vertice in epoche diverse, adattandosi a un contesto che cambia in continuazione (in apertura foto Lidl-Trek).

A 30 anni appena compiuti, il danese ha già vinto un mondiale, tappe e maglie nei Grandi Giri, classiche di primo piano, ma non ancora una Monumento. Sembra incredibile, ma è così… Corridore straniero sì, ma amato anche in Italia. Il suo status è cresciuto enormemente dopo l’ultimo Giro d’Italia, corso da protagonista assoluto: quattro vittorie di tappa, maglia rosa il primo giorno e maglia ciclamino portata fino a Roma. Un leader, dentro e fuori dalla corsa.

Mads Pedersen
Mads Pedersen (classe 1995) è il leader della Lidl-Trek. Quest’anno punta su classiche di primavera e maglia verde
Mads Pedersen (classe 1995) è il leader della Lidl-Trek. Quest’anno punta su classiche di primavera e maglia verde

Prima le classiche…

E’ parlando delle classiche che Pedersen accende davvero lo sguardo. «Quest’anno voglio una Monumento». Il 2026, nei suoi pensieri, ruota attorno a quel blocco di gare che da sempre definiscono la carriera di un corridore come lui. Sanremo, Fiandre, Roubaix sono un progetto complessivo. E la squadra è totalmente con lui e per lui ai fini di questo obiettivo.

«Sono convinto – dice Mads – che il margine di miglioramento esista ancora, anche a questi livelli. Si parla spesso di quel famoso “uno o due per cento” che può fare la differenza tra arrivare sul podio e vincere una Monumento. Sono disposto anche a rinunciare a qualcosa, anche ad una parte della velocità nello sprint puro, pur di diventare un corridore ancora più completo. Con i rivali che ci sono adesso… devi per forza cambiare qualcosa, alzare il livello».

Cambiare qualcosa significa anche lavorare sui materiali. Non solo Pogacar è già andato in avanscoperta sulle pietre della Roubaix, anche la Lidl-Trek non è stata ferma. «Abbiamo lavorato molto sugli pneumatici – ha detto Pedersen – testando anche un sistema per regolare le pressioni. Ma è un sistema che potremmo anche non usare se si rivelasse una cavolata». Il danese non ha usato il termine cavolata, ma vi assicuriamo che ha reso bene il concetto!

L’assalto alle classiche secondo Pedersen sarà un affare di squadra. E lui è pronto a prenderla in carico
L’assalto alle classiche secondo Pedersen sarà un affare di squadra. E lui è pronto a prenderla in carico

I grandi rivali

Il confronto con i dominatori di questa epoca è inevitabile. Pedersen sembra quasi un “Matthews 2.0“. Anche l’australiano è un talento formidabile, ha una costanza fuori dal comune ed è competitivo su tanti terreni, ma nel suo cammino si è ritrovato: prima Gilbert, poi il miglior Sagan, quindi il miglior Alaphilippe e ora Pogacar. Per Pedersen da una parte c’è Tadej Pogacar, e come trasforma il modo di correre anche le classiche più veloci come la Sanremo, e dall’altra Mathieu Van der Poel, con lui è un vero scontro tra chi ha più watt. Pedersen li rispetta, li studia, ma non li subisce.

«Hanno più talento di me, è vero – va avanti Pedersen – ma resto dell’idea che si possono battere. Nessuno è imbattibile. Provare a vincere queste gare è il motivo per cui sono qui, per cui la squadra mi paga. Alla Roubaix, la corsa dei miei sogni, la loro rivalità può diventare un vantaggio tattico per gli altri, ma gare di questo tipo non sono mai scritte in anticipo. Ci sono milioni di variabili, imprevisti e avversari di altissimo livello come Wout Van Aert o Filippo Ganna, non solo Mathieu o Tadej.

«Un po’ meglio alla Sanremo: la sensazione è di avere le carte giuste. Mi dovrò adattare alle varie situazioni tattiche. Per esempio so che devo migliorare nello sforzo da 10 minuti, quello che è richiesto per fare la Cipressa. Quando ho visto cosa ha fatto Filippo Ganna l’anno scorso, ho pensato che posso farlo anch’io. Se non credessi di potercela fare, perché dovrebbe crederlo la Lidl-Trek?».

Scontro fra titani: Pedersen precede Van Aert a Vicenza dopo una volata mostruosa dei due. Roba per motori mega
Scontro fra titani: Pedersen precede Van Aert a Vicenza dopo una volata mostruosa dei due. Roba per motori mega

Il patto con Milan

Ma il 2026 per Pedersen sarà anche l’anno del Tour de France e un altro obiettivo dichiarato: la maglia verde. L’ex iridato non lo nasconde e lo dice con grande lucidità. Nei Grandi Giri, però, nulla è semplice quando in squadra ci sono altri corridori di altissimo livello che più o meno vogliono le tue stesse cose. Il riferimento, inevitabile, è a Jonathan Milan.

«Con Milan – dice il danese – abbiamo fatto un patto. Quest’anno sarò io a tornare in Francia e lui al Giro. Jonathan è un vero talento. Lui sì che è un vero sprinter, io faccio fatica a battere gente come Merlier o Philipsen. In più – breve pausa – lui è andato, giustamente, al Tour con un treno…». E qui sembra filtrare un velo polemico. Magari è stata solo una nostra sensazione…

Chiaro che con Ayuso che punta alla generale, il progetto maglia verde potrebbe rivelarsi più complicato del previsto. Non è detto che Mads possa avere degli uomini che possano aiutarlo, mentre Milan quest’anno aveva appunto un team tutto per sé. Tuttavia Pedersen ha accettato la cosa e ne è ben consapevole. Ricordiamoci che due anni fa si mise a disposizione di Ciccone per aiutarlo nella conquista della maglia a pois. Questo per dire che lui un certo spirito di squadra ce l’ha e si aspetta altrettanto.

In tal senso ha parlato molto del giovane Mathias Vacek, gregario di lusso anche in ottica futura, e dell’amico e connazionale Soren Kragh Andersen, il quale ad un collega danese ha detto che si sente più pronto ad aiutare Mads nelle classiche e nelle frazioni ondulate, che negli sprint di gruppo. E un altro danese è arrivato alla sua corte: Mattias Norsgaard, fortemente voluto proprio da Pedersen.

Mads Pedersen
Pedersen con Vacek al termine della prima frazione del Giro 2025. Il giovane ceco svolse un gran lavoro per il danese
Mads Pedersen
Pedersen con Vacek al termine della prima frazione del Giro 2025. Il giovane ceco svolse un gran lavoro per il danese

La squadra e l’arrivo di Ayuso

Mads Pedersen leader dicevamo in apertura. E’ molto interessante quel che ci ha detto il capo dei coach della Lidl-Trek, Josu Larrazabal: «In tanti anni, ne abbiamo avuti di leader e grandi capitani e posso dire che Pedersen è uno di loro. Nel mini ritiro che abbiamo fatto in Germania qualche settimana fa, Mads è stato il primo ad accogliere Juan Ayuso. Lo ha letteralmente preso sottobraccio. Un gesto simbolico, che racconta più di tante parole. Pedersen non ha paura dei talenti forti, anzi li vuole al suo fianco. Sa che una squadra cresce solo se i leader si assumono la responsabilità di integrare, non di dividere».

Parole sacrosante quelle del tecnico basco, ma perché non si rivelino un boomerang serve un leader con personalità e carisma. E queste qualità ormai Pedersen le ha. Gli sono riconosciute. «In Lidl-Trek ormai ci sono grandi visioni – ancora Mads – grandi sogni, grandi obiettivi con Ayuso possiamo vincere i Grandi Giri e abbiamo uomini per gli sprint, per le classiche, le corse a tappe più brevi. Siamo completi. Ayuso è un talento che ci potrà dare tanto».

L’arrivo di corridori esperti come Mattias Norsgaard serve a dare solidità immediata, mentre giovani come Vacek rappresentano il futuro, da guidare e proteggere. «Se devo vincere quelle corse – conclude Mads – devo avere vicino gente che quelle corse le conosce, che ha esperienza e questo non potevamo chiederlo a Vacek».

Giro d'Onore FCI 2025, Roma, Roberto Amadio

I primi passi di Amadio nella scia di Bennati e Villa

23.12.2025
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ROMA – Roberto Amadio, nuovo cittì della nazionale dei professionisti, vive il cambiamento con il sorriso ironico di chi non ci aveva proprio pensato. Veneziano di Portogruaro, classe 1963, è stato corridore, poi team manager di varie squadre fino all’ultima Cannondale del 2014. Poi ha fatto l’organizzatore di corse in Argentina.

Nel 2020, quando Cordiano Dagnoni è stato eletto presidente federale, Amadio è diventato il team manager delle nazionali. Le ha strutturate come si fa in un team WorldTour e nel frattempo l’incarico di tecnico azzurro è passato dalle spalle di Cassani a quelle di Bennati e poi per un solo anno a Villa. Quando infine Viviani ha deciso di smettere e si è fatto di lui il nuovo team manager, Villa è stato tolto senza esitazione dall’ammiraglia dei pro’ e al suo posto è salito il veneziano.

«E’ un passaggio facile – ci dice Amadio in occasione del Giro d’Onore della Federazione – perché ritorno a un ruolo tecnico che ho rivestito per tanti anni. Oltretutto essere il cittì della nazionale maggiore è sicuramente un onore. Però non pensavo che sarebbe successo. Adesso che ho iniziato a sentire i ragazzi e a muovermi con le squadre, si è riaccesa la fiammella che avevo un po’ spento e mi sto divertendo. Anche perché (sorride, ndr) passo dal seguire 12 specialità a concentrarmi solo sulla strada, quindi per me è sicuramente un vantaggio».

Come è fatto secondo Amadio il cittì della nazionale?

Innanzitutto è un selezionatore, perché soprattutto adesso gli atleti sono gestiti totalmente da squadre importanti, strutturate dalla A alla Z. Il mio ruolo è quello di capire quali sono i ragazzi che possono adattarsi a un certo tipo di percorso e poi fare con loro un lavoro di avvicinamento e di scelte.

Caruso ci ha detto che lo hai chiamato: quindi sei già all’opera?

Sì, ho già iniziato. Credo che sia importante accendere quella fiammella ai corridori, come appunto a Damiano, dicendogli che potrebbero essere convocati per il mondiale o per l’europeo. E’ importante che ogni tanto ci pensino e soprattutto che siano al corrente della possibilità nel momento della stagione in cui con le squadre parlano dei programmi. Poi è chiaro che si farà la selezione fra chi va più forte, anche in base a chi sarà il leader. Ho fatto un giro di una ventina di atleti. Giovani e meno giovani, per scaldare la voce, per riabituarmi…

Da team manager azzurro hai avuto come cittì Bennati e poi Villa, che cosa hai imparato da queste esperienze?

Sto dando continuità al lavoro fatto da Daniele e da Marco. Il concetto è quello di squadra, che come Italia è sempre la nostra forza. Anche perché contro i fenomeni attuali, il testa a testa lo perdi, quindi per essere protagonista devi cercare di costruire una squadra per inventarti qualcosa. E sto dando continuità soprattutto a quello che ha fatto Marco quest’anno con i giovani. Ne ho sentiti parecchi, molto stimolati. In questo momento, far coincidere gli interessi dei ragazzi, della nazionale e delle squadre non è semplice.

L’ammiraglia non è certo nuova per Amadio, che anche da team manager della Liquigas seguiva le corse dal vivo
L’ammiraglia non è certo nuova per Amadio, che anche da team manager della Liquigas seguiva le corse dal vivo
In questo la tua esperienza di team manager di squadre WorldTour può aiutare?

Mi ricordo benissimo com’era. Io sono sempre stato molto disponibile, non solo con gli atleti ma anche con i mezzi: ho messo a disposizione sempre tutto quello che serviva. E’ chiaro che per ora mi risulta più facile parlare con Guercilena piuttosto che con un manager straniero, perché ci capiamo e abbiamo lo stesso modo di vedere le cose. Però ne ho sentiti tanti, ho approfittato del convegno UCI sul WorldTour per parlare anche con altri manager.

Andandoti a presentare?

Mi conoscono già, ma gli ho detto che sentirò i loro atleti e che mano a mano che ci avvicineremo all’appuntamento inizieremo a intensificare i contatti, per capire meglio il calendario. Ci sarà chi fa la Vuelta e chi corre Quebec e Montreal. Magari loro è bene che rimangano in Canada, visto che il mondiale si corre là, per risparmiarsi di fare avanti e indietro. Ci sono anche un po’ di aspetti tecnici che stiamo perfezionando e che dovremo definire entro maggio e giugno.

Che cosa sappiamo dei percorsi di mondiali ed europei?

Il percorso del mondiale si conosce, è sul circuito di Montreal. La novità è che ci sono 100 chilometri in pianura e poi 12 giri finali sul circuito della gara WorldTour. E’ un percorso impegnativo per i soliti corridori, da Pogacar a Van Der Poel per cui forse è un po’ troppo duro. Noi fra gli altri abbiamo Ciccone e Pellizzari. Vediamo come arriveranno, ma sicuramente possiamo essere protagonisti.

Tre anni per Bennati, uno per Villa. E ora nella gestione di Dagnoni, il ruolo di tecnico azzurro tocca ad Amadio
Tre anni per Bennati, uno per Villa. E ora nella gestione di Dagnoni, il ruolo di tecnico azzurro tocca ad Amadio
E gli europei?

Ho avuto delle indescrizioni e anche lì purtroppo sarà un percorso impegnativo. Saremo vicino a Lubiana, in Slovenia, e credo ci sarà un dislivello importante anche lì. Quindi più o meno si tratterà degli stessi atleti con qualche inserimento nuovo.

Il team manager che parla con Amadio sa di avere davanti un collega e quindi trova più facile parlare chiaramente?

La mia esperienza mi agevola. C’è un rapporto molto schietto, è inutile girare intorno a tanti discorsi. E’ importante avere chiarezza sia con gli atleti sia con le squadre, perché ti permette di individuare subito la strada giusta.

Dovrai stare anche vicino a Viviani in questo suo ruolo di team manager?

Elia è passato professionista con me e ci sentiamo in continuazione. Mi chiama quando ha bisogno e io sono sempre a disposizione. Giustamente però credo sia giusto che porti anche le sue idee il suo modo di lavorare. Io ho lavorato e ragionato come Roberto Amadio, Elia saprà fare la sua strada.

Solution Tech: nuovi sponsor, nuovi ragazzi, voglia di cambiare

Solution Tech: nuovi sponsor, nuovi ragazzi, voglia di cambiare

23.12.2025
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Ci sono tante novità intorno alla terza squadra italiana (per ordine di entrata) fra le Professional. La Solution Tech-Nippo-Rali non solo ha cambiato i due sponsor di supporto per la prossima stagione, ma ha rinnovato proprio in extremis il suo rapporto con l’azienda di sistemi fotovoltaici che consente alla squadra di affrontare in serenità i primi impegni della stagione, a cominciare dal ritiro prestagionale della seconda metà di gennaio.

Le premesse per un anno importante ci sono tutte, anche il roster della squadra è cambiato, ma c’è tanto altro di cui parlare e il team manager Serge Parsani è disponibile a farlo, mettendo in evidenza un entusiasmo rinnovato e forse anche superiore al solito.

Serge Parsani, 73 anni, è manager della Solution Tech sin dal 2022
Serge Parsani, 73 anni, è manager della Solution Tech sin dal 2022
Serge Parsani, 73 anni, è manager della Solution Tech sin dal 2022
Serge Parsani, 73 anni, è manager della Solution Tech sin dal 2022

«Quest’anno abbiamo cambiato il secondo sponsor e cambiato il fornitore di biciclette andando all’estero in entrambi i casi. Nippo è già nel ciclismo da molti anni e avendo chiuso certe sponsorizzazioni con altre squadre, ha fatto un investimento con noi. Un investimento importante, non solo economico ma anche di fiducia, cercando di potenziare la squadra e fare anche un devo team dove abbiamo inserito anche tre corridori giapponesi».

Perché questa scelta di unirvi a un’azienda con un importante passato anche nel WorldTour?

La struttura attuale del ciclismo, per squadre come la nostra, richiede un forte interesse per il calendario asiatico e il loro appoggio ci dà nuove credenziali per inviti e partecipazioni. Anche perché con questa storia del ranking siamo un po’ obbligati ad andare in giro per il mondo per cercare di far punti e arrivare nelle prime 30 squadre. Quest’anno siamo rimasti fuori per poco, anche perché abbiamo avuto un po’ di problemi con due corridori, Rajovic e Quartucci, che erano quelli che ci potevano portare un po’ di punti nell’ultimo mese. Ma per problemi fisici non hanno potuto gareggiare e siamo rimasti fuori per poco.

La Nippo ha sponsorizzato molti team, anche nel WT. Qui al fianco dell'Education Post
La Nippo ha sponsorizzato molti team, anche nel WT. Qui al fianco dell’Education Post
La Nippo ha sponsorizzato molti team, anche nel WT. Qui al fianco dell'Education Post
La Nippo ha sponsorizzato molti team, anche nel WT. Qui al fianco dell’Education Post
Quanto comporta essere nei primi 30 o fuori?

Hanno un prezzo enorme. Era il passaporto per poter fare un grande giro, che per noi era il Giro d’Italia. E’ una ghigliottina, se non sei dentro non hai possibilità e per noi era basilare. Sono delle classifiche un po’ anomale, anche perché se potessimo partecipare a tutte le gare, come le altre squadre Pro Series, sicuramente sarebbe una classifica diversa, invece noi quest’anno siamo arrivati trentunesimi non avendo fatto un grande giro e questo penalizza un po’ queste classifiche. Non avere tutte lo stesso calendario è un’anomalia.

Come siete arrivati dal Giappone a Panama?

Noi avevamo già dei contatti con uno sponsor a Panama, la Multiservice e ci hanno chiesto se volevamo utilizzare queste biciclette Rali che poi abbiamo testato. Sono biciclette veramente valide e perciò abbiamo concluso la sponsorizzazione.

Il giapponese Arashiro oltre a correre nel team Professioinal farà da "balia" ai più giovani
Il giapponese Arashiro oltre a correre nel team Professional farà da “balia” ai più giovani
Il giapponese Arashiro oltre a correre nel team Professioinal farà da "balia" ai più giovani
Il giapponese Arashiro oltre a correre nel team Professional farà da “balia” ai più giovani
Entrambi gli sponsor vi hanno chiesto di tesserare atleti delle loro nazioni?

Per la devo sì, la Nippo è entrata a far parte della nostra squadra chiedendoci espressamente di fare una devo per poter inserire anche qualche giovane corridore giapponese, perché vogliono sviluppare un po’ quello che è il loro ciclismo e cercare qualche ragazzo che possa fare quello che ha potuto fare anche Arashiro, che tiene un po’ il legame con questi ragazzi qui. Tutto ciò ci aiuta ad avere mercato e inviti in Asia. Noi speriamo come gruppo di ottenere dei risultati per poter migliorare ancora la nostra sponsorizzazione anche per gli anni futuri.

A proposito di Arashiro, la sua figura è un po’ quella di una sorta di direttore sportivo, di regista in corsa…

Non è che farà tante gare insieme alla devo, però sicuramente può essere di aiuto o di uomo immagine per questi ragazzi qui, anche perché ha un’esperienza anche con squadre importanti, con le WorldTour, perciò per i ragazzi sicuramente è un bel punto di riferimento.

Dopo le 13 vittorie conseguite quest'anno, il serbo Dusan Rajovic resta la punta per gli sprint
Dopo le 13 vittorie conseguite quest’anno, il serbo Dusan Rajovic resta la punta per gli sprint
Dopo le 13 vittorie conseguite quest'anno, il serbo Dusan Rajovic resta la punta per gli sprint
Dopo le 13 vittorie conseguite quest’anno, il serbo Dusan Rajovic resta la punta per gli sprint
Chi saranno i direttori sportivi del team?

Più o meno rimangono quelli di quest’anno. Io faccio da team manager e direttore sportivo, poi c’è Fuochi, c’è Canciani e c’è un direttore sportivo giapponese, Mizutani, che si alternerà tra la squadra professional e la devo. Poi dovrebbe arrivare un altro direttore sportivo che stiamo trattando in questo periodo.

Chi saranno le punte, gli atleti sui quali punterete di più e per quali gare?

Quelle per le quali riusciremo ad avere gli inviti, ma penso che anche quest’anno abbiamo fatto un bel calendario sia europeo che in giro per il mondo e ripeteremo questo calendario anche il prossimo con qualcosina di più in Asia. Penso che i corridoi più rappresentativi che abbiamo sono Valerio Conti in cerca di rilancio dopo un anno difficile, contiamo che torni quello dell’Astana.

Matteo Regnanti approda al professionismo con molte ambizioni (foto Rodella)
Matteo Regnanti approda al professionismo con molte ambizioni (foto Rodella)
Matteo Regnanti approda al professionismo con molte ambizioni (foto Rodella)
Matteo Regnanti approda al professionismo con molte ambizioni (foto Rodella)
E poi?

Poi abbiamo Matteo Fabbro, altro ragazzo che arriva dalla WorldTour, che si è inserito quest’anno a metà stagione con noi e speriamo che nel 2026 possa cogliere i frutti. Rajovic è confermatissimo, è il nostro velocista e quest’anno ha vinto 13 corse. Poi avremo altri ragazzi come Balmer, Bonneu che è un ragazzo promettente che arriva dall’Intermarché, altri due corridori che vengono dall’Astana come Umba e Gazzoli, insieme a due giovani, Granger e Regnanti che hanno fatto bene negli under 23 e un velocista sloveno, Finkst, che ha avuto un ottimo 2025 nell’Adria Mobil.

Come avete scelto gli atleti per il devo team e quanto è importante anche avere, anche per una squadra come la vostra, una filiera?

Abbiamo inserito i tre giapponesi di cui sopra e poi altri ragazzi che facevano parte degli juniores della Ballerini, che è una nostra filiale. Sono tutti giovani che vogliamo far crescere senza pressioni, anche perché se dobbiamo prendere i ragazzi e mandarli in devo all’estero per maturare, è meglio che facciamo da soli e ce li teniamo, li facciamo crescere un po’ in famiglia.

Marco Piccioli, agente sportivo di calcio e ciclismo, assieme a Mattia Cattaneo, suo assistito

Giovani e mercato. Sentiamo Piccioli, procuratore di calcio e ciclismo

23.12.2025
7 min
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Molte riflessioni si sono fatte domande e ve le anticipiamo subito. E’ giusto che i migliori atleti siano in mano a pochi procuratori? E può avere senso che un ragazzino abbia già un manager? Ad esempio, quello degli allievi lo abbiamo definito un tema spinoso a ragion veduta. D’altronde nel ciclismo spesso si vive di autoreferenzialità rimanendo ancorati a pensieri stereotipati perché “le cose sono sempre state così” e quindi difficili da far vedere sotto un altro punto di osservazione.

Abbiamo provato a cercare risposte, o ragionamenti se preferite, da chi ha maturato esperienza lavorando in contemporanea su due sport diversi fra loro. Marco Piccioli, pratese di nascita e fiorentino d’adozione, è procuratore di calcio dal ‘96 e tra i suoi assistiti più importanti figurano Walter Zenga e diversi giocatori dalla Serie A in giù. Da una decina di anni è entrato anche nel ciclismo mettendosi in società con Massimiliano Mori aprendo la PM Cycling Agency. La loro collaborazione cura gli interessi di calciatori e corridori, uomini e donne, giovani e non. Assieme a Piccioli (in apertura con Mattia Cattaneo) ci siamo fatti guidare nelle differenze nel ruolo del procuratore, trovando considerazioni, diplomazia e proposte per cambiare alcuni paradossi tipicamente del mondo ciclistico.

Piccioli è procuratore di calcio dal '96 e tra i suoi assistiti annovera Walter Zenga e tanti altri giocatori italiani ed stranieri
Piccioli è procuratore di calcio dal ’96 e tra i suoi assistiti annovera Walter Zenga e tanti altri giocatori italiani ed stranieri
Piccioli è procuratore di calcio dal '96 e tra i suoi assistiti annovera Walter Zenga e tanti altri giocatori italiani ed stranieri
Piccioli è procuratore di calcio dal ’96 e tra i suoi assistiti annovera Walter Zenga e tanti altri giocatori italiani ed stranieri
Marco innanzitutto come opera la vostra agenzia nel ciclismo?

Massimiliano ed io non puntiamo a fare numeri, non ci interessa. Non deve esserci solo affinità tra corridore e procuratore che è comunque importante, ma molto altro. Anche perché ci vuole tanto tempo per far firmare un atleta e ci vuole un secondo per perderlo. Se decidiamo di prendere un ragazzo è perché vogliamo seguirlo bene in ogni sua cosa, anche al di fuori della bici. E poi le cose sono cambiate, stanno cambiando anche per noi.

A cosa ti riferisci?

Nel calcio la figura del procuratore è riconosciuta da tanto tempo. Quando ho cominciato col calcio, il nostro compito era quello di prendere un giovane dalla primavera di una squadra e vedere dove mandarlo a giocare nelle altre serie. Da dieci anni a questa parte, l’età si è abbassata notevolmente ed ora non è difficile che un calciatore di 13/14 anni abbia un procuratore. Già a 15 sono sistemati e qualcuno a 16 può avere un contratto da professionista. Per cui se tutto va bene, dopo circa 7/8 anni che lavori con lui, seguendolo nella sua crescita personale, puoi iniziare a guadagnare qualcosa e curare altri aspetti.

Possiamo considerare l’esordio a 16 anni in Serie A di Donnarumma col Milan il punto di svolta di questo cambiamento?

Lui era già un fenomeno, con tanti occhi addosso, ma è stato un’eccezione. Così come lo è stato Camarda, che adesso è titolare in attacco a Lecce in Serie A, o qualche altro giocatore di altre squadre. Piuttosto direi che forse la colpa è stata di noi procuratori. Una decina di anni fa le società cercavano collaboratori per scovare il giocatore e non necessariamente il potenziale talento. Ci siamo dovuti adattare al sistema, mandando nostri procacciatori di giovani sui campi di provincia, perché non vedrete mai un procuratore importante che va a vedere un tredicenne.

Nel ciclismo pare che stia iniziando qualcosa di simile, ma senza troppa convinzione. Indipendentemente che sia giusto o sbagliato, perché secondo te?

Mi sono fatto un’idea di impatto sportivo. Il calcio ti affascina, mentre il ciclismo è molto più per appassionati. Le persone alle gare hanno un’età media alta e tutti con un lavoro. Il giovane procuratore vuole entrare nel calcio perché pensa che si guadagni tanto, quindi si danno da fare per visionare quelli molto piccoli. E come dicevo prima con questo processo è scesa l’età del giovane da prendere sotto l’ala di un’agenzia.

Facciamo un confronto. Nel ciclismo un esordiente, soprattutto se fa molti risultati, è già schiacciato dalle pressioni di società e genitori con tutto quello che comporta. Un suo coetaneo che nel calcio ha già il procuratore vive la stessa situazione?

No, è tutto diverso. A quella età noi agenti iniziamo un rapporto con la famiglia, mentre il ragazzino deve solo divertirsi giocando a pallone. Non ci sono pressioni. Solo quando arriva in primavera ed eventualmente si guadagna qualche convocazione in prima squadra, allora si comincia a parlare con lui direttamente. Nel calcio il procuratore è ormai fondamentale perché può portare il ragazzo ovunque. Non esiste solo la Serie A, ci sono le categorie inferiori e tutti i campionati esteri e relative categorie inferiori. Rispetto al ciclismo, nel calcio ci sono più sbocchi e opportunità, però è anche vero che ci sono dinamiche troppo diverse.

Vista così diventa una chimera per un esordiente diventare un ciclista pro’, non trovi?

Ora come ora sì, se paragoniamo i numeri. Il calcio ti può ancora offrire seconde o terze chances in squadre o su palcoscenici prestigiosi anche quando avanti con l’età. Nel ciclismo un “dilettante” se non ha il treno giusto che gli passa vicino, può arrivare ad essere un elite in qualche team continental. Nel ciclismo ci sono 18 squadre WorldTour e 16 ProTeam. Quelle sono e quelle restano se vuoi correre tra i pro’. E qua potrebbe entrare in gioco il discorso contrattuale.

Qualcosa che possa creare più business?

Esattamente. A livello contrattuale ci sono clausole diverse tra i due sport. Nel calcio esiste il mercato che genera risorse, mentre nel ciclismo no, proprio come capita nel basket e nel volley. E’ impossibile che il sistema possa reggere da solo, perché non gira nulla a livello economico. Anche perché ora nel ciclismo stanno investendo grandi sponsor e non si può pensare che siano eterni. Se si stancano, il ciclismo muore. Li devi stimolare visto che non ci sono introiti derivanti da vendite di biglietti o diritti televisivi. C’è solo il merchandising delle squadre che non basta. Bisogna lavorare sui contratti e apportare modifiche.

Continua pure.

La durata media dei contratti nel calcio è di 4/5 anni, nel ciclismo di 2. Non possiamo pensare che nel ciclismo ci si possa spostare solo a scadenza, magari con un corridore scontento dopo una stagione di restare in quella squadra o viceversa. Il mercato invece potrebbe determinare il valore e la valutazione economica del corridore. A quel punto anche un procuratore potrebbe fare il bene di una squadra, non solo del suo assistito. Pensate alle piccole formazioni professional che potrebbero reinvestire il tesoretto di una cessione di un talento esploso con loro.

Giulio Pellizzari, Gentili
Se il ciclismo avesse un mercato come nel calcio, le operazioni di giovani talenti potrebbero generare risorse importanti anche per la formazione da cui provengono
Giulio Pellizzari, Gentili
Se il ciclismo avesse un mercato come nel calcio, le operazioni di giovani talenti potrebbero generare risorse importanti anche per la formazione da cui provengono
Forse troppe regole che nessuno ha voglia o interesse a cambiare?

Non saprei onestamente. Tanti anni fa Oleg Tinkov aveva proposto un mercato per il ciclismo strutturato come quello del calcio. Tutto quel movimento porterebbe ad avere più formazioni pro’ e pertanto più possibilità per i giovani di aspirare al professionismo, per tornare al discorso dell’inizio. E penso anche a quei corridori cui scade il contratto il 31 dicembre, ma che nel frattempo sono già in ritiro con la nuova squadra usando la bici nuova e indossando ancora la divisa della vecchia squadra. Basterebbe far finire i contratti due mesi prima e ci saremmo tolti già molti problemi.

Cosa ne pensa Marco Piccioli dei corridori più forti in mano a pochi procuratori?

La questione è sempre la solita. Nel calcio ci sono molti più giocatori, quindi è normale che escano più campioni e di conseguenza siano distribuiti su più agenzie, che comunque sono più numerose rispetto al ciclismo. Nel calcio la famiglia di un ragazzo si affida ad un procuratore perché sa che ha una rete di agganci molto ampia nel mondo. Nel ciclismo talvolta capita addirittura che sia il padre a fargli da procuratore senza avere i contatti giusti, al netto di alcune eccezioni. Sostanzialmente il mondo del ciclismo è piccolo e tutti si conoscono. Tutti vengono a sapere se un corridore è stato offerto ad una squadra anziché ad un’altra. Contestualizzando, credo che sia normale nel ciclismo.

Isaac Del Toro

L’investitura di Tadej, l’eredità che scotta: a tutto Del Toro

23.12.2025
6 min
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BENIDORM (Spagna) – Anche prima di partire sono vicini, parlottano, si scambiano due battute. Si percepisce un certo feeling fra Isaac Del Toro e Tadej Pogacar. Lo sloveno è il faro del ciclismo mondiale, come lo ha definito anche Matxin, il messicano è l’astro nascente. «Il secondo corridore più forte al mondo», a sentir parlare i meccanici della UAE Emirates.

Quella mattina, di ormai qualche giorno fa, tutti si aspettavano l’annuncio della presenza di Del Toro al Giro d’Italia. A uno così bisognava concedere la rivincita. Il Giro lo può vincere. Era pronto l’anno scorso, senza il pasticcio tattico del Colle delle Finestre, figuriamoci con un anno in più di esperienza e consapevolezza. E invece la conferenza stampa di metà dicembre ha spiazzato un po’ tutti. «Andrò al Tour de France, al fianco di Tadej Pogacar».

In realtà a rivelare indirettamente i piani del messicano era stato poco prima Joao Almeida, quando aveva spiegato che in Italia sarebbe stato lui il leader. A quel punto era chiaro che Isaac avrebbe preso la strada della Francia.

Isaac Del Toro
Isaac Del Toro (classe 2003) durante il media day indetto dalla UAE Emirates
Isaac Del Toro
Isaac Del Toro (classe 2003) durante il media day indetto dalla UAE Emirates

Leader (quasi) sempre

E’ un calendario costruito con attenzione chirurgica quello annunciato da Isaac Del Toro per la prossima stagione. Fino al Tour de France i giorni di corsa solo quattro brevi corse a tappe e due in linea. Nessuna gara è “buttata lì” per fare numero, ma neanche nessun carico eccessivo di responsabilità premature. La UAE Emirates ha deciso di accompagnare la crescita del messicano senza accelerazioni forzate, scegliendo tappe funzionali allo sviluppo fisico e mentale del corridore. Ma sempre trattandolo da leader… salvo quando c’è Tadej ovviamente. Cosa che ci ha detto anche Matxin.

Quali sono dunque queste sei gare? Inizierà all’UAE Tour poi Strade Bianche, Tirreno, Sanremo e Paesi Baschi. Niente Liegi e niente Giro dunque. Da lì in poi testa al Tour de France, passando dal Delfinato… anzi dal ribattezzato Tour Auvergne-Rhone-Alpes. In pratica sarà sempre leader tranne nelle due gare in linea quando ci sarà Pogacar appunto. E al Tour.

ll messicano sarà chiamato a essere protagonista al Tour de France: «Sono molto contento di andare al Tour – ha detto Isaac – per me sarà una grande opportunità. Correndo insieme a Tadej avrò modo d’imparare tanto e di vedere come si gestisce la squadra. So che ci saranno tante pressioni, ma questo non mi preoccupa.. almeno adesso. La cosa bella è la fiducia che la squadra ha riposto in me».

Campionati del mondo Kigali 2025 strada professionisti, attacco Isaac Del Toro, Tadej Pogacar, Juan Ajuso
Al mondiale in Rwanda sono emersi i valori di questi atleti e Del Toro è stato l’ultimo a mollare la ruota di Pogacar
Campionati del mondo Kigali 2025 strada professionisti, attacco Isaac Del Toro, Tadej Pogacar, Juan Ajuso
Al mondiale in Rwanda sono emersi i valori di questi atleti e Del Toro è stato l’ultimo a mollare la ruota di Pogacar

Il feeling con Pogacar

E’ impossibile non notarlo: fra Del Toro e Tadej Pogacar c’è sintonia. Non solo in corsa, ma anche fuori. Allenamenti condivisi, battute prima del via, confronti continui. Lo sloveno lo ha preso sotto la sua ala senza bisogno di proclami, con la naturalezza di chi riconosce il talento vero. Per Isaac, correre il Tour de France al fianco del campione del mondo rappresenta non solo un’opportunità, ma anche un sogno.

Il suo ruolo sarà chiaro: supporto nelle tappe chiave, presenza costante nelle giornate di montagna, capacità di stare davanti quando la corsa si fa dura. Del Toro ha dimostrato di avere motore, personalità e una sorprendente maturità. Pogacar lo stima e lo ascolta, e questo per un giovane corridore vale quanto una vittoria.

«Io dovrò stare vicino a Tadej – va avanti Del Toro – e basta. Stare lì, osservare, imparare e aiutarlo quando servirà. Per me correre il Tour è sempre stato un sogno sin da bambino, farlo con la maglia di campione nazionale messicano sarà speciale. Lì ci sono i corridori migliori del mondo e io voglio arrivare al loro livello».

E qui scatta la domanda se ancora non ci si senta visto quanto ha vinto e come vada forte, ma Isaac con umiltà (forse anche troppa) ribatte che ancora non è e non si sente un top rider. La Grande Boucle dunque è un passaggio fondamentale nel percorso di crescita per Isaac. Soprattutto nella sue mente.

Isaac Del Toro conquista il Giro dell'Emilia. 14a vittoria stagionale, 88a della UAE nel 2025
Del Toro in questa stagione ha conquistato 16 vittorie (qui l’Emilia) chiuso il Giro al 2° posto e il ranking UCI al 3°
Isaac Del Toro conquista il Giro dell'Emilia. 14a vittoria stagionale, 88a della UAE nel 2025
Del Toro in questa stagione ha conquistato 16 vittorie (qui l’Emilia) chiuso il Giro al 2° posto e il ranking UCI al 3°

La rinuncia al Giro

E’ proprio questa scelta a fare più rumore: Isaac Del Toro non sarà al Giro d’Italia. Una decisione che pesa, soprattutto dopo quanto accaduto l’anno scorso. Il messicano aveva dimostrato di poter lottare per la vittoria finale, di reggere tre settimane ad altissima intensità e di avere già allora la stoffa del campione. Il Colle delle Finestre resta una ferita aperta, anche se lui ha ribadito che non è così. Ma che si è trattato di un errore di gioventù.

«Nella seconda metà della stagione – ha detto Del Toro – ho cercato di risolvere molti dei problemi incontrati durante il Giro e di credere di più in me stesso. Alla fine, ha funzionato, quindi vediamo se riesco a farlo di nuovo».

Molti si aspettavano la rivincita immediata, il ritorno in Italia con il dente avvelenato. Invece la UAE ha scelto un’altra strada, più prudente ma forse più lungimirante. Niente Giro significa meno pressione, meno aspettative, e in tal senso l’idea di portarlo in Francia non è poi sbagliata. Del Toro avrà tempo per tornare in Italia, da leader designato e con una struttura costruita interamente attorno a lui. Oggi la priorità è crescere senza bruciarsi, accumulare esperienza e diventare un corridore ancora più completo.

«E’ stata una scelta presa in accordo con la squadra quella di andare al Tour e credo anche di Tadej. E va benissimo così. Prima comunque avrò altre opportunità. Il mio primo obiettivo è farmi trovare pronto. Sanremo? Tadej vuole che ci sia. Cercherò di aiutarlo a vincerla in tutti i modi. Lui ci tiene moltissimo, ma non è un’ossessione».

Isaac Del Toro
L’immagine non sarà di qualità, ma guardate la gente che ha riportato il ragazzo di Ensenada (cittadina sulla costa del Pacifico) sulle strade messicane (foto Instagram)

La fama, il Messico, le Olimpiadi

Uscendo dal seminato delle conferenza stampa vera e propria, nella quale Del Toro ha rimarcato più volte il concetto di stare vicino alla squadra e a Pogacar, di crescere, di voler continuare a migliorare, è bene secondo noi parlare del “fenomeno mediatico Del Toro”. Dell’appeal che riscuote questo atleta.

Sono incredibili la curiosità e il movimento che gli si sono creati intorno. Il modo con cui in squadra è considerato da staff e altri corridori. Quando Pogacar dice: «Spero e penso che Del Toro possa essere più bravo di me», è più di un semplice augurio nei confronti di un compagno con cui ti trovi bene, è un’investitura ufficiale. E allora ecco che tornano in mente le parole dei meccanici: «E’ il secondo corridore più forte al mondo». E Isaac: «Chi non vorrebbe essere l’erede di Tadej!».

Giusto qualche giorno fa, appena rientrato in Messico, un tifoso lo ha ha fermato per strada. Snocciolando in un video sul momento il suo palmares, l’incredulità nel trovarselo di fronte. Come accade per i grandissimi, un fenomeno che va oltre il ciclismo. Lo fermano per strada, come detto, gli chiedono foto, autografi, parole di incoraggiamento, i social che salgono di follower giorno dopo giorno. La sua crescita ha acceso l’interesse di un Paese intero, che da anni aspettava un campione capace di competere ai massimi livelli del ciclismo mondiale.

Per adesso Del Toro vive con naturalezza tutto questo, ma anche con grande senso di responsabilità. Sa di rappresentare molto più di se stesso, di essere un simbolo per una nuova generazione di corridori latinoamericani. E’ anche per questo che nel suo orizzonte compare l’obiettivo olimpico di Los Angeles 2028, cosa di cui in Messico hanno già parlato.

Gianmarco Garofoli Day 2024

L’attenzione di Garofoli per i giovani, imparata da Scarponi 

22.12.2025
5 min
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Tra pochi giorni, domenica 28 dicembre, a Castelfidardo prenderà il via la seconda edizione del Gianmarco Garofoli Day”. Una giornata di sport in cui si potrà pedalare con il giovane corridore della Soudal Quick-Step Gianmarco Garofoli (ma non solo) ma anche condividere con lui momenti conviviali e di beneficenza.

Questo evento arriva però da molto lontano. Da quando il giovanissimo Garofoli partecipò al “Michele Scarponi Day”, e da lì iniziò a sognare il professionismo. Abbiamo contattato il corridore marchigiano per farci raccontare, tra passato e presente, queste sue esperienze. 

Gianmarco Garofoli Mondiali 2025
I Mondiali di Kigali sono stati il momento più bello del 2025 per il corridore della Gianmarco Garofoli
Gianmarco Garofoli Mondiali 2025
I Mondiali di Kigali sono stati il momento più bello del 2025 per il corridore della Gianmarco Garofoli
Gianmarco, com’è andata la stagione?

Molto bene, sono davvero soddisfatto, non potevo chiedere di più. Non pensavo di correre tutte queste gare importanti e di essere lì davanti in tante occasioni. Forse il momento più bello sono stati i Mondiali. Finire la gara con la maglia azzurra, con la chiamata arrivata all’ultimo, è stata un’esperienza davvero molto bella a tutto tondo.

I tuoi impegni però non sono ancora finiti. Tra pochi giorni ci sarà il Gianmarco Garofoli Day…

Sì, sarà la seconda edizione. L’idea mi è venuta perché quando ero piccolo Michele Scarponi organizzava lo Scarponi Day, a cui ho partecipato anch’io. Lì ho iniziato a sognare di diventare un professionista, guardando a lui, conoscendolo e facendomi ispirare. Da lì è nata la volontà di organizzare anch’io un evento simile, per avvicinare alla bici il più persone possibile, specie i giovani.

Garofoli e Scarponi "Michele Scarponi Day"
Questa foto è un po’ sfuocata ma è importante: racconta del dodicenne Garofoli al “Michele Scarponi Day”, l’inizio del suo rapporto con l’indimenticato campione marchigiano
Garofoli e Scarponi "Michele Scarponi Day"
Questa foto è un po’ sfuocata ma è importante: racconta del dodicenne Garofoli al “Michele Scarponi Day”, l’inizio del suo rapporto con l’indimenticato campione marchigiano
Non si tratta quindi di un’autocelebrazione, tutt’altro 

Sì è un evento per la gente, non per me. Diverse persone mi hanno detto che era importante farlo, anche per donare il ricavato in beneficenza. L’idea è di coprire le spese con gli sponsor e donare tutto il ricavato delle iscrizioni ai progetti che scegliamo di anno in anno. La mattina faremo una pedalata tutti assieme da Castelfidardo a Sirola e ritorno, circa 45 chilometri ad andatura controllata. Lasceremo libertà nell’ultima salita verso Castelfidardo, dove chi arriverà primo si aggiudicherà il mio nuovo completino della stagione 2026.

Ma non ci sarà solo la pedalata, giusto?

Esatto, a seguire ci sarà un pranzo sociale in cui parleremo di come è andata la stagione, degli aneddoti successi, di cosa ci aspetta per il prossimo anno. Anche perché ci saranno grandi ospiti, come il mio compagno di squadra Andrea Raccagni e Giulio Pellizzari. Poi faremo una lotteria con in palio molti completi che mi hanno regalato degli amici pro, per esempio Landa, Dainese, e altri. Vogliamo aiutare le persone a coltivare i propri sogni, farle tornare a casa con qualcosa in più.

Garofoli Fan Club
Pur essendo molto giovane, Garofoli ha già un fan club molto attivo
Garofoli Fan Club
Pur essendo molto giovane, Garofoli ha già un fan club molto attivo
Ci racconti qualcosa di più del tuo rapporto con Scarponi?

L’ho conosciuto 2014 durante lo Scarponi Day, quando avevo 12 anni. Quell’anno la pedalata partiva da Filottrano, arrivava a Sirolo e tornava indietro. Sulla salita di Sirolo ho attaccato perché volevo a tutti i costi arrivare primo in cima. Michele ha notato la mia grinta e mi ha regalato il suo completo che doveva andare all’asta. Da lì ho iniziato a crederci, a pensare che forse davvero un giorno sarei potuto diventare un professionista…

Da lì il vostro rapporto è continuato?

Poi siamo rimasti in contatto e uscivamo spesso assieme, è venuto anche alla mia cresima. Un po’ alla volta mi ha preso sotto la sua ala. Ha parlato sempre bene di me tra i pro, quindi quando sono arrivato in gruppo già mi conoscevano grazie a lui. Credo abbia visto qualcosa al di là dell’aspetto fisico e tecnico, ha notato la grinta, la voglia che avevo.

Un’attenzione ai giovani che non a caso hai fatto tua. Sappiamo di un recente episodio a riguardo…

Cerco di fare il possibile per ispirarli, come Michele ha fatto con me. Per esempio lo scorso Novembre ho partecipato alla Serata del Grande Ciclismo a Pesaro. Durante la serata due esordienti mi hanno fatto una domanda che mi ha colpito, mi hanno chiesto se diventare un professionista fosse il mio sogno già da piccolo. Anche in quel caso avevo portato un mio body da mettere all’asta, ma ho voluto regalarlo a loro due. Ho pensato che lo meritassero di più rispetto a qualche altro altro appassionato.

Gianmarco Garofoli
Un giovanissimo Garofoli, quando il professionismo era solo un sogno
Gianmarco Garofoli
Un giovanissimo Garofoli, quando il professionismo era solo un sogno
C’è qualche giovane corridore che stai seguendo come Scarponi seguiva te?

Ho visto molta determinazione in una ragazzina, Mya Dazzini, che corre tra le Allieve. E’ la figlia del meccanico che mi segue quando sono a casa, l’ho conosciuta al Garofoli Day l’anno scorso e poi ho seguito i suoi risultati durante la stagione. Mi ha colpito subito la sua voglia e la sua determinazione.

Speriamo sia di buon auspicio come lo è stato per te. Gianmarco, ultima domanda. A cosa punti per il 2026?

Sicuramente al Giro. Voglio arrivare lì al meglio per provare a vincere una tappa, sarebbe un sogno. Prima voglio fare bene anche nelle classiche delle Ardenne, e poi essere in forma per i Mondiali di Montreal. Ma, come sempre, un passo alla volta.

Stefano Viezzi, ciclocross, Alpecin-Deceuninck, U23 (foto Yefrifotos)

Viezzi e un altro inverno in Belgio: crescita, esperienze e obiettivi

22.12.2025
4 min
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Stefano Viezzi è nell’appartamento belga della Alpecin-Deceuninck, in Belgio, e ci rimarrà fino ai primi di gennaio, quando tornerà in Italia per correre il tricolore di ciclocross. Un periodo lungo, pieno di impegni e intenso. Il friulano classe 2006 passerà le feste lontano da casa, ma nel momento in cui la stagione del ciclocross entra nel vivo c’è poco da fare. Racconta anche di averci fatto l’abitudine e che non è la prima volta in cui sta lontano dalla famiglia durante le feste. 

«D’altronde dicembre è il mese più intenso – spiega Viezzi – con un calendario ricco di impegni e tutti di grande importanza. Non sono l’unico a passare le feste nella casa del team in Belgio, tanti ragazzi saranno qui».

Stefano Viezzi, ciclocross, Alpecin-Deceuninck, U23 (foto El.photografer)
Stefano Viezzi ha esordito a Tarvisio, vincendo la prova elite (foto El.photografer)
Stefano Viezzi, ciclocross, Alpecin-Deceuninck, U23 (foto El.photografer)
Stefano Viezzi ha esordito a Tarvisio, vincendo la prova elite (foto El.photografer)

Coppa del mondo

La seconda stagione di ciclocross con la maglia del devo team della Alpecin-Deceuninck, per Stefano Viezzi (in apertura foto Yefrifotos), è iniziata con una vittoria a Tarvisio davanti a Bertolini e Ceolin. C’è stato il tempo per inserire altri due appuntamenti in Italia e poi il ragazzone di San Daniele del Friuli ha fatto le valigie per il Nord, con l’obiettivo ben chiaro di arrivare pronto al primo appuntamento di Coppa del mondo a Tabor. 

«A parte la prima gara a Tarvisio – racconta il friulano – le altre non sono andate esattamente come avrei voluto. Ho comunque notato una condizione sempre migliore e questo mi ha dato fiducia per l’esordio in Coppa del mondo. A Tabor il percorso era veloce e sono riuscito a salire sul podio nella gara riservata agli U23 (è arrivato terzo, ndr). Risultato replicato a Flamanville dove però sono partito male, l’unico rimpianto è che forse con un inizio diverso avrei potuto lottare per la vittoria».

Stefano Viezzi, ciclocross, Alpecin-Deceuninck, U23 (foto Grand-Ducal Cycling)
Viezzi ha poi fatto un percorso di avvicinamento alle prove di Coppa del mondo (foto Grand-Ducal Cycling)
Stefano Viezzi, ciclocross, Alpecin-Deceuninck, U23 (foto Grand-Ducal Cycling)
Viezzi ha poi fatto un percorso di avvicinamento alle prove di Coppa del mondo (foto Grand-Ducal Cycling)
Hai finito la stagione su strada a settembre, come hai gestito il passaggio al cross?

La condizione era buona, è stata una stagione in cui ho messo insieme tanto fondo, quindi mi sono dovuto abituare nuovamente alla fatica del ciclocross. Ero abbastanza indietro con gli sforzi brevi e i lavori dedicati, ad esempio i classici 30-30 e gli sprint. Ho dovuto implementarli piano piano e riprendere. 

Quindi l’obiettivo è la Coppa del mondo?

Vorrei provare a giocarmi la classifica tra gli under 23. Anche l’europeo era un obiettivo, ma la gara è partita male a causa di un guasto tecnico e sono uscito subito dai giochi. Un altro appuntamento cerchiato in rosso sul calendario è il mondiale, forse questo è l’obiettivo principale della stagione invernale.

Stefano Viezzi, ciclocross, Alpecin-Deceuninck, U23 (foto El.photografer)
La ripresa nel cross dopo la stagione su strada ha richiesto una concentrazione particolare sugli sforzi brevi ed esplosivi (foto El.photografer)
Stefano Viezzi, ciclocross, Alpecin-Deceuninck, U23 (foto El.photografer)
La ripresa nel cross dopo la stagione su strada ha richiesto una concentrazione particolare sugli sforzi brevi ed esplosivi (foto El.photografer)
Come sta andando questo secondo inverno in Alpecin-Deceuninck?

Sento che il mio livello sta crescendo sempre di più, mentre con le dinamiche di squadra mi sento maggiormente a mio agio. Diciamo che avendo alle spalle un anno di esperienza sono rodato. Stare in Belgio per tanto tempo non è facile, sembra banale dirlo ma è diverso dallo stare a casa. Meteo, lingua e persone, tutto era nuovo e adattarsi non è stato semplice. Poi ci sono anche le gare.

Sono tanto diverse da quelle in Italia?

Molto. In Belgio i percorsi cambiano a seconda dell’importanza della gara. Ad esempio quelle di livello internazionale sono meno adatte alle mie caratteristiche, ci sono parecchie curve lente e molti rilanci. La velocità media spesso è molto bassa. Invece io sono un atleta che ha bisogno di spingere (visti anche i 190 centimetri di altezza e i 73 chilogrammi di peso). 

Stefano Viezzi, ciclocross, Alpecin-Deceuninck, U23 (foto El.photografer)
Viezzi in Belgio sta imparando ad affrontare percorsi tecnici con tante curve e parecchi rilanci (foto El.photografer)
Stefano Viezzi, ciclocross, Alpecin-Deceuninck, U23 (foto El.photografer)
Viezzi in Belgio sta imparando ad affrontare percorsi tecnici con tante curve e parecchi rilanci (foto El.photografer)
Ci stai lavorando?

Sì, correndo da queste parti imparo molto. La maggior parte dei progressi sono arrivati con l’esperienza. Una cosa curiosa è che gli stessi percorsi cambiano quando si passa da una gara nazionale a una di Coppa del mondo. Ad esempio Koksijde (dove ha corso ieri nella gara riservata agli U23, chiusa al decimo posto, ndr) e Dendermonde. 

In queste settimane in Belgio ti alleni da solo o con il team?

Entrambe le cose. Durante la settimana mi alleno in autonomia, mentre una volta a settimana ci alleniamo tutti insieme nel parco di Herentals, lo stesso in cui gira anche Van Aert. In quel caso curiamo la tecnica. 

Hai già pensato a come preparerai la strada?

Non ancora. Sicuramente fino al mondiale di ciclocross sarò concentrato sul fango, poi parleremo con il team. Immagino comunque ci sarà uno stacco e un percorso di adattamento alle corse su strada.

Villaggio Babbo Natale in Lapponia (depositphotos.com)

EDITORIALE / Una singolare storia di Natale

22.12.2025
4 min
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Avete letto l’intervista a Dario Cioni di questa mattina che annuncia il Natale, in cui il tecnico toscano della Ineos Grenadiers parla dei criteri con cui sarà gestita la neonata Racing Academy? Il capoverso da cui partiamo per questo ragionamento è proprio l’ultimo.

«Non useremo il pullman – dice Cioni parlando del team, composto da 12 atleti – ma prevalentemente il camper. A livello di coaching e alimentazione avranno un supporto, ma non al livello dei corridori WorldTour. I materiali saranno gli stessi come marchi, ma a un livello leggermente al di sotto. Guadagnarsi lo status di WorldTour con i relativi benefit fa parte dello sviluppo».

La Ineos Racing Academy di Cioni avrà un'assistenza di prim'ordine, ma non l'altissimo livello della WorldTour
La Ineos Racing Academy di Cioni avrà un’assistenza di prim’ordine, ma non l’altissimo livello della WorldTour
La Ineos Racing Academy di Cioni avrà un'assistenza di prim'ordine, ma non l'altissimo livello della WorldTour
La Ineos Racing Academy di Cioni avrà un’assistenza di prim’ordine, ma non l’altissimo livello della WorldTour

Umiltà e regole da rispettare

E’ un ragionamento onesto, basato su una considerazione elementare e antica quanto il ciclismo: se gli dai tutto e subito, in che modo salire di categoria produrrà l’effetto di un vero passaggio? E in che modo gli fai capire che la strada per raggiungere i veri corridori è più lunga di quanto possano immaginare? Anche un bimbo prodigioso ha bisogno di fare la gavetta. E nella gavetta devono esserci umiltà e regole da rispettare. Se un ragazzino arriva fra gli under 23 ed è convinto di potersele scrivere come più gli piace, forse qualcosa non funziona.

Neppure Pogacar a 19 anni osava fare di testa sua e non lo fa neppure adesso, nonostante i suoi risultati potrebbero autorizzarlo ad alzare la testa. I corridori che sfondano sono infatti quelli che hanno basato la loro carriera sull’umiltà e le regole da rispettare.

Pogacar è arrivato al professionismo dopo aver vinto il Tour de l’Avenir. Alla UAE ricordano tutti l’enorme umiltà
Pogacar è arrivato al professionismo dopo aver vinto il Tour de l’Avenir. Alla UAE ricordano tutti l’enorme umiltà

Prima ancora di cominciare

E’ per questo che ci ha dato da pensare, in questi giorni di regali sotto l’albero di Natale, la storia di un ragazzo appena uscito dagli juniores che, prima ancora di cominciare, ha chiesto la rescissione del contratto alla squadra che aveva scelto per il debutto. Trovandosi all’estero per allenarsi al caldo, il ragazzo avrebbe rifiutato di rispondere alla convocazione per un ritiro in Italia, dicendo di avere già un programma di allenamento ben avviato. Programma peraltro non stilato dal preparatore della nuova squadra.

Pare che fra i motivi che hanno portato alla rescissione dell’impegno ci siano stati anche l’inasprimento dei toni da parte della società di fronte ai comportamenti inattesi e una non perfetta sintonia sul calendario 2026, che la squadra avrebbe proposto di comporre in base allo stato di forma, senza offrire garanzie di partecipazione.

Gli juniores hanno aumentato i contenuti tecnici, ma devono costruirsi un’esperienza superiore (foto Guido Rubino)
Gli juniores hanno aumentato i contenuti tecnici, ma devono costruirsi un’esperienza superiore (foto Guido Rubino)

Tre cause, il tempo dirà…

Certi attriti possono avere cause molto diverse. La prima ipotesi, volendo concedere al ragazzo e alla sua famiglia il beneficio del dubbio, è che la squadra abbia disatteso le promesse fatte. La seconda è che sia saltata fuori una squadra di caratura superiore e servisse un motivo per liberarsi. La terza è che al ragazzo sia stato concesso tutto e subito e che, di fronte al nuovo progetto di crescita, lui o chi lo ha consigliato abbia pensato di meritare di più.

In attesa di sapere come andrà a finire, ci restano in testa qualche dubbio e il senso di un passo falso. Ci chiediamo se portarlo su questo terreno a 18 anni appena compiuti, di chiunque sia la responsabilità, sia stato il supporto di cui il ragazzo aveva bisogno. Ma il tempo è galantuomo, ne sapremo certamente di più con il passare dei chilometri. Intanto prendiamo nota delle parole di Cioni e auguriamo a tutti un sereno Natale.

La foto di apertura di depositphotos.com raffigura il Villaggio di Babbo Natale a Rovaniemi.