Il Bondone di Almeida: fame, stupore e sogni di gloria

23.05.2023
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MONTE BONDONE – Mentre Thomas finisce di parlare, Almeida si siede, poggia sul tavolo una ciotola di riso e uova e inizia a vuotarci dentro due vasetti di ketchup. Se ne sta lì a mescolare con gli occhi famelici e con gesti metodici e attenti. Perciò supponiamo che rimanga anche male quando la nuova maglia rosa si alza e lo chiamano al microfono per raccontare la sua vittoria. Però non si scompone, continua a mescolare e intanto ascolta. Poi si ferma. E risponde.

Dopo aver tagliato la riga, avendo appena battuto Thomas su uno degli arrivi più prestigiosi e duri di questo Giro d’Italia che oggi finalmente ha gettato la maschera, Joao ha cacciato un urlo quasi animalesco.

«Questa vittoria significa molto – spiega e intanto mescola – è stata la mia prima volta in assoluto, dopo essere stato tante volte secondo. Sono molto soddisfatto, è un sogno che si è avverato».

Volata a due sul traguardo del Bondone: primo Almeida, secondo Thomas, nuova maglia rosa
Volata a due sul traguardo del Bondone: primo Almeida, secondo Thomas, nuova maglia rosa
Hai attaccato a 4,4 chilometri dall’arrivo e sei rimasto da solo con Kuss che ti teneva a pochi metri. Non avevi paura di sprecare le forze?

Era piuttosto ripido in quel tratto, intorno al 9-10 per cento. Finché si andava su a 20-21 all’ora, si stava bene in gruppo. Quando è diventato più ripido, ho capito che a ruota non si risparmiava molto e che era lo stesso sforzo per tutti. Così ho cercato di fare il mio meglio. Ho cercato di mantenere un ritmo costante, che è il modo in cui corro di solito. Penso che non sia una novità, ma siccome mi sentivo bene, ho cercato di aumentare la velocità.

Poi è arrivato Thomas…

Mi voltavo e vedevo Kuss e sono rimasto un po’ sorpreso quando Thomas è arrivato come un fottuto razzo. Non me l’aspettavo, ma ho provato a seguirlo. Ho sofferto fino alla fine e insieme abbiamo fatto un ottimo lavoro per guadagnare terreno su Roglic.

Secondo Baldato questo giorno rafforzerà la tua fiducia in te stesso…

E’ stato un giorno pazzesco che mi lascerà molto. Abbiamo vissuto una tappa con 5.000 metri di dislivello. Ero stato tante volte vicino alla vittoria, quindi penso che esserci finalmente riuscito sia stato un passo avanti, per la mia carriera e per la mia fiducia. Fabio ha ragione. Ma penso di essere comunque lo stesso corridore di prima. La vittoria dimostra semplicemente che sto facendo le cose per bene e mi dà una spinta in più per il futuro.

Vorresti mangiare, lo sappiamo. Non hai pensato sul momento che fosse strano che Roglic non attaccasse?

Questo è il mio pasto di recupero, in realtà sono piuttosto affamato, ma non dite al nutrizionista che avete visto in giro del ketchup (sorride e mescola, ndr). Mi sentivo bene e ho visto che nel finale gli altri stavano aspettando che facessi qualcosa, perché avevo messo la squadra al lavoro. Penso sia stato un buon segnale che non abbiano attaccato, perché forse avevano paura di me o forse non erano in condizioni eccezionali. Io ho cercato solo di fare la mia gara ed è andata abbastanza bene.

Quando la Jumbo Visma si è spostata, Almeida ha chiesto a Formolo e Vine di alzare il ritmo
Quando la Jumbo Visma si è spostata, Almeida ha chiesto a Formolo e Vine di alzare il ritmo
Che differenze vedi fra questo Giro e quello del 2022?

Penso che nel complesso quest’anno il livello sia stato più alto in ogni gara. Però non possiamo davvero confrontare i due Giri, perché abbiamo avuto condizioni diverse, salite diverse, meteo, qualunque cosa… E’ difficile anche confrontare i numeri, perché ci sono tanti fattori che possono influenzarli. Però posso dire che finora questo Giro d’Italia è stato piuttosto difficile, specialmente per il tempo. E posso anche dire che i numeri siano abbastanza buoni, quindi sono contento.

La squadra ha fatto un grande lavoro, a partire da Vine, Formolo e Ulissi…

Jai Vine è stato male in queste prime due settimane. Molti si sono ammalati, si è ammalato lui e poi anche io. Quindi finora era stato un po’ limitato. Negli ultimi giorni però ha recuperato e oggi è tornato al suo livello normale. Ha fatto un ottimo lavoro, come tutti. Non ho bisogno di citarli uno per uno, perché sono tutti fantastici. Abbiamo una squadra davvero forte.

Dopo l’arrivo, tornando verso le premiazioni, Almeida ha cacciato un urlo fortissimo
Dopo l’arrivo, tornando verso le premiazioni, Almeida ha cacciato un urlo fortissimo
Dicevano tutti di aspettare la terza settimana ed eccola qua: è iniziato un altro Giro?

Un po’ forse sì. Nelle prime due settimane non ci sono state davvero le possibilità per fare differenze a causa del maltempo. Oggi è stato il primo giorno in cui abbiamo potuto cogliere l’occasione per fare qualcosa e l’abbiamo afferrata. Il piano era di avere qualcuno in fuga e avevamo Diego. Quando lo abbiamo preso dopo tutti quei chilometri, ha tirato fortissimo e ha fatto male ai miei rivali. Quindi è stato tutto pianificato alla perfezione. 

Pensi di poter vincere il Giro?

Ovviamente ci credo, ma sono consapevole che non sarà facile. Farò tutto il possibile, farò del mio meglio e alla fine, qualunque sia il risultato, sarò felice.

Ti sei mai sentito con Pogacar in questi giorni?

Ci siamo messaggiati qualche giorno fa e mi ha detto di attaccare e prendere la maglia. Gli ho detto che non ho le sue gambe e di rilassarsi.

Il riposo con Ben recuperando forze e lustrando la bici

23.05.2023
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OME – Da qualche parte qui intorno c’è la clinica dove accompagnammo Pantani per togliere i ferri dalla gamba e iniziare la parte più gloriosa e insieme drammatica della carriera. L’hotel che la EF Education-Easy Post divide con la Eolo-Kometa è inondato da un bel sole caldo. E’ il secondo riposo del Giro (ieri per chi legge), i corridori scendono alla spicciolata. Bettiol è passato per qualche istante, si è avvicinato ai meccanici e poi è tornato in stanza. Poi arriva Cepeda e con lui si ride forte ricordandogli gli sguardi torvi di Pinot sulla salita di Crans Montana. Nell’attesa degli altri, si sta coi meccanici davanti alla Cannondale di Ben Healy, che a Bergamo è andato a un soffio dalla doppietta.

Lo sguardo di Moser

L’irlandese è il solo della squadra a usare un manubrio classico di FSA, con l’attacco e la piega Vision Metron Aero 4D. Le leve dei freni sono così chiuse verso l’interno che quasi si guardano in faccia. Le ruote sulla bici sono quelle da allenamento, mentre ieri ha usato le Vision SL45 con tubeless Vittoria da 28. Il gruppo è lo Shimano Dura Ace, ma completato dalla guarnitura FSA con misuratore di potenza PowerBox. La sella è la Prologo Dimension 143 Nack.

Ben arriva trascinando le ciabatte, i capelli sciolti, la barbetta ispida e lo sguardo semi assonnato che tanto ricorda il Moreno Moser dei primi tempi. Due parole con Giorgio Marra di FSA-Vision che è venuto con un operatore per filmarlo con le nuove appendici da crono e poi si avvicina. I ritmi sono lenti e anche l’allenamento oggi sarà più una passeggiata che una cosa seria. Il primo sole dopo tanto tempo, la temperatura di quasi 26 gradi e la fatica da smaltire esigono un giorno a ritmo blando.

Cosa ti aspetti dalla terza settimana? E’ un punto interrogativo per te che sei così giovane?

Penso che avremo alcuni giorni difficili, forse qualche fuga. E se ne avrò la possibilità, proverò a fare qualche punto per il gran premio della montagna. Quanto al punto interrogativo, amico mio… Penso che ogni esperienza nuova porti qualche punto di domanda. Di solito tendo ad andare bene e a non avere alti e bassi, non vedo l’ora di scoprirlo, ma penso che per me sarà una settimana positiva.

Cosa ti resta del secondo posto di Bergamo?

E’ stata sicuramente una bella giornata e spero anche una gara emozionante per il pubblico che l’ha seguita. Ho sicuramente commesso alcuni errori, ho sciupato troppe forze, ma sono tutti aspetti da cui posso imparare e che porterò con me per il futuro. Almeno so che le gambe ci sono.

Con le leve girate, per Ben Healy la presa è comoda e l’appoggio aumenta
Con le leve girate, per Ben Healy la presa è comoda e l’appoggio aumenta
Guardando la tua bici, si nota che sei l’unico a usare un manubrio tradizionale, come mai?

Perché mi piace stare piuttosto basso nella parte anteriore e le nuove Cannondale hanno un tubo di sterzo piuttosto alto. Quindi dobbiamo usare un attacco negativo.

Invece i freni così girati?

Li ho sempre avuti così, da prima che diventasse una moda. Quando mi sono messo a cercare la posizione più comoda, ho cominciato a girarle e le trovo comode. E adesso sta venendo fuori che può essere una posizione sbagliata per il discorso dell’aerodinamica.

Oggi ruote da 55 per l’allenamento, ieri più basse. Domani (oggi, ndr) sul Bondone tornerai alle più basse?

Esatto, in montagna si va con le Vision 45.

Come deve essere la tua bici?

L’aspetto più importante prima ancora di pensare a rigidità e leggerezza, è che sia comoda e aerodinamica, visto che devo starci sopra a lungo.

Quando attacchi in salita, spingi dei bei rapporti…

Quando attacco sì, altrimenti mi piace avere anche ingranaggi che permettano una buona frequenza di pedalata. Non perché sia uno scalatore, ma perché quando salgo in bici, mi viene naturale tenere un’alta cadenza. Non credo che esista una frequenza di pedalata ottimale, è molto soggettiva. Si vedono alcuni corridori macinare ad alta velocità e altri girare più lentamente, ma è un fatto legato alla fisiologia di ciascuno.

Guarnitura FSA Power2Max con ingranaggi 54-40 sulla Cannondale di Ben Healy
Guarnitura FSA Power2Max con ingranaggi 54-40 sulla Cannondale di Ben Healy
Quanto ti è pesato finora correre con pioggia e freddo?

Per me non è un problema insormontabile, vediamo come va giorno dopo giorno. Certo sarebbe bello avere un po’ di sole, ma non ho troppa paura del freddo

Si va giorno per giorno, ma c’è un’altra tappa che hai scelto di puntare?

Non si può prevedere quando ci riuscirò. Finora penso di aver colto le opportunità giuste, quando mi rendo conto che sono fuori dalla mia portata cerco di spendere il meno possibile. 

Healy, l’irlandese naif che non sente ragioni

23.05.2023
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In un Giro d’Italia finora piuttosto scarno di storie belle, chi certamente non ha deluso le aspettative della vigilia è stato Ben Healy. L’irlandese è arrivato alla corsa rosa sull’onda delle due prestazioni nelle Classiche del Nord. Si capiva che i suoi piazzamenti all’Amstel dietro Pogacar e alla Liegi di Evenepoel non erano stati casuali. In Italia l’irlandese dell’EF Education EasyPost ha corso con autorità, da vero cacciatore di tappe senza sprecare un’oncia di energia, portando a casa una vittoria e un secondo posto che sa di occasione perduta. E potrebbe non essere finita qui.

Healy, irlandese dal 2016 ma precedentemente britannico, è la colonna sulla quale poggia il ciclismo dell’Isola, che nel corso della storia ha sempre avuto, pur a fronte di un movimento molto ridotto, grandi campioni, da Kelly a Roche per citarne qualcuno. Proprio il figlio di Stephen, quel Nicolas che per molti anni è stato protagonista nel circo delle due ruote, conosce bene Healy e può darne un ritratto inedito.

Rintracciamo Roche a Dallas, ennesima tappa di un autentico giro del mondo da novello Phileas Fogg, al seguito del massimo circuito mondiale del gravel che gli ha restituito la voglia di correre dopo il ritiro dello scorso anno e l’approdo al Trinity Racing, proprio dove ha conosciuto Healy.

Nicolas Roche, tecnico del Trinity Racing ma ancora in attività nel gravel
Nicolas Roche, tecnico del Trinity Racing ma ancora in attività nel gravel

«Effettivamente in Irlanda abbiamo avuto spesso corridori di spicco – afferma Roche – pur senza un grande movimento alle spalle. Non c’è solo Healy, non dimentichiamo Bennett che ha collezionato vittorie e sta tornando in auge. Oppure Dunbar, che reputo uno dei migliori per le corse a tappe. A dir la verità c’era stato un buco dai tempi di mio padre e Kelly, ma nel nuovo secolo siamo spesso riusciti a metterci in mostra».

Hai citato Bennett e Dunbar, rispetto a loro vedi differenze in Healy?

Il primo è un velocista, il secondo un corridore da classifica, Healy non è così facilmente inquadrabile. E’ un corridore moderno, di quelli che non ha paura e al Giro lo sta dimostrando. Per certi versi è un corridore un po’ atipico e dal carattere tutto particolare.

Healy ha un’ottima propensione per le crono. Lo scorso anno è stato 6° agli Europei
Healy ha un’ottima propensione per le crono. Lo scorso anno è stato 6° agli Europei
Quando lo hai conosciuto?

Al campionato irlandese del 2020. Al venerdì era in programma la prova a cronometro, lui gareggiava fra gli under 23 ma vinse con un tempo di 45” migliore del mio, utile per vincere fra gli elite. Quando lo vidi non mi capacitavo come facesse ad andare così forte: casco messo male in testa, i capelli lunghi che uscivano fuori da tutte le parti, un manubrio super stretto che non capivo come facesse a tenere la posizione. Due giorni dopo ci siamo trovati di fronte nella gara in linea, ma non c’è stata storia: è andato via dopo 30 chilometri e se n’è fatti 120 da solo. Dietro chiedevo aiuto per andarlo a prendere, ma nessuno tirava così ho chiuso secondo a 2’37”. Io venivo dal Tour, ero un po’ stanco, ma la verità è che aveva fatto un numero impressionante. E aveva appena compiuto vent’anni…

Poi lo hai rivisto?

L’anno dopo è approdato al Trinity Racing, con cui ero già in contatto. Vinse una tappa al Giro d’Italia di categoria, si vedeva che correva in maniera facile. Nell’ambiente dicevamo che era una vera bestia, per come tirava… Tutti parlano della sua esplosione di quest’anno, io certamente non ne sono rimasto stupito.

La caratteristica dell’irlandese è la voglia di attaccare, provando a sgretolare il gruppo
La caratteristica dell’irlandese è la voglia di attaccare, provando a sgretolare il gruppo
Secondo te che prospettive ha, corridore da classiche o da grandi giri?

Io penso che abbia davanti tutte le possibilità. E’ uno che a cronometro va forte e questo è un aspetto fondamentale se vuoi fare classifica. Bisogna vedere che cosa sa fare in alta montagna, ma non è questo Giro il test ideale, vista anche la classifica e soprattutto le sue scelte di queste due settimane. Infatti ha giustamente privilegiato la caccia alle fughe giuste per le tappe. Per il resto è uno molto bravo a limare e, come si è visto anche nelle classiche, è anche molto furbo il che non guasta. C’è però un aspetto da considerare…

Quale?

E’ diverso correre pensando alla classifica. Se ti poni obiettivi saltuari puoi puntare tutto per quelli, essere al 120 per cento nel giorno giusto. Se punti alla maglia devi essere sempre almeno al 99 per cento, non puoi permetterti errori, cedimenti. Devi essere sempre davanti, portarti addosso il peso della responsabilità che non è poco. La squadra a quel punto gira per te, non puoi tradirla. Io penso che su di lui si possa investire, ma deve farlo lui stesso, in questi 3-4 anni, per capire se può diventare un corridore da grandi giri.

Nelle classiche del Nord Healy ha colto il podio alla Freccia del Brabante e all’Amstel
Nelle classiche del Nord Healy ha colto il podio alla Freccia del Brabante e all’Amstel
Dicevi che il Giro attuale non è un test probante in tal senso…

A parte che ha speso molto, bisogna vedere se se la sente di spremersi per aiutare Carthy, se ne ha le forze fisiche ma soprattutto mentali. Io dico che la Vuelta potrebbe essere un banco di prova ideale in tal senso, una corsa dura ma con salite più corte. Potrebbe provare a vedere come va ampliando il raggio delle sue aspettative.

Caratterialmente che tipo è?

Non è uno che parla tanto, è molto discreto, fa un po’ di testa sua. Lo scorso anno agli europei ero stato chiamato come manager della nazionale. Ricordo che il giorno della cronometro pioveva, io lo seguivo ma non stava molto ad ascoltare. Si organizzava per conto suo, ha una maniera d’interpretare il mestiere un po’ naif, ma evidentemente funziona…

L’obiettivo di Bais è la maglia blu anche sul Bondone

23.05.2023
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OME – Campo Imperatore è lontana 600 chilometri, domani (oggi, ndr) si arriva sul Bondone e per i due fratelli Bais, Davide e Mattia, sarà finalmente aria di casa. Da quel giorno in Abruzzo, per il gigante della Eolo-Kometa forse la vita non sarà cambiata, ma di certo aver vinto una tappa ha cambiato la sua quotazione e la considerazione nel gruppo.

Basti pensare che il giorno dopo sono andati a complimentarsi con lui Thomas ed Evenepoel, corridori con cui non aveva mai parlato e con cui non avrebbe mai immaginato di parlare, per quella divisione sempre più marcata del gruppo in classi. Ma quando sei cresciuto facendo sacrifici e guadagnandoti ogni medaglia che t’hanno messo al collo, i voli pindarici li lasci agli altri. E Davide Bais, venuto fuori dalla scuola del burbero Bressan e poi passato alla corte di Stefano Zanatta, i piedi li ha ben saldi per terra.

Il giorno di riposo alla vigilia dell’arrivo sul Bondone, quando per i fratelli Bais arriverà il pubblico di casa (foto Maurizio Borserini)
Il giorno di riposo alla vigilia del Bondone, quando per i fratelli Bais arriverà il pubblico di casa (foto Maurizio Borserini)
Com’è a tanti chilometri e a dieci giorni di distanza pensare di aver vinto quella tappa?

Un effetto bellissimo, sono molto contento. E’ qualcosa di straordinario e adesso indosso anche la maglia blu. Cercherò di onorarla nella prossima tappa, che soprattutto è quella di casa.

Alla partenza del Giro ognuno ha i suoi progetti, i suoi sogni: tu sapevi di essere a questo livello o ti sei scoperto per strada?

Mi sono scoperto strada facendo. Posso dire che finora questo Giro è stato molto positivo per la squadra, non solo per me. Siamo riusciti a vincere una tappa e a raccogliere tutti dei bei piazzamenti fra i primi dieci. Siamo tutti molto contenti e motivati e questo è l’importante.

Anche Basso ieri ha pedalato con la squadra: un paio d’ore verso il lago di Iseo
Anche Basso ieri ha pedalato con la squadra: un paio d’ore verso il lago di Iseo
Dopo Campo Imperatore, Basso ha raccontato che state crescendo come nella Liquigas di allora tirarono su Sagan, Viviani e Nibali…

Con la squadra c’è un bellissimo progetto, grazie a loro sono passato professionista e ogni giorno riesco a crescere sereno e tranquillo. E’ una cosa molto importante e ogni giorno sto facendo dei passi molto importanti.

Bressan ha sempre parlato di te come di un novello De Marchi, ti ci rivedi?

De Marchi è sempre stato un punto di riferimento, essendo stato anche uno dei nostri compagni di allenamento in Friuli. Mi piacerebbe diventare un corridore come lui, che sta facendo una bellissima carriera. Lo ammiro molto.

Bais e Milan, compagni da U23 al CT Friuli e ora maglie blu e ciclamino del Giro
Bais e Milan, compagni da U23 al CT Friuli e ora maglie blu e ciclamino del Giro
Che testa serve per tenere la maglia blu e fare i punti che servono?

E’ una corsa nella corsa, forse anche due corse nella corsa. Ogni giorno bisogna andare all’attacco, ci sono molti Gpm, quindi bisogna puntare a quelli giusti per raccogliere i punti che servono. Bisogna studiare il percorso e capire dove si può riuscire, quali sono le salite su cui provare.

Di solito il vincitore di tappa il giorno dopo riceve le congratulazioni del gruppo. Come è andata per te?

E’ stato bellissimo ricevere i complimenti da tanti corridori, compagni in gruppo e gente fortissima con cui non mi sarei mai aspettato di scambiare due parole, tipo Thomas e Remco.

Maestri e il fotografo Borserini, architettando una foto con una cassa bluetooth sul manubrio
Maestri e il fotografo Borserini, architettando una foto con una cassa bluetooth sul manubrio
Torna per un attimo a Campo Imperatore: hai vinto come Einer Rubio a Crans Montana, senza mai mettere fuori il naso sino al finale…

Ho cercato di risparmiare il massimo. C’era tanto vento e a ruota si stava molto bene, allora ho cercato di limare il più possibile.

Pensi che sul Bondone riceverete una bella accoglienza?

Credo che ci saranno amici, parenti e tifosi in almeno tre punti. Più che una curva Bais, ci sarà la zona Bais. Penso che ci sarà un bel po’ di casino…

Frigo, il diario del mio primo Giro. La folla di Bergamo

22.05.2023
7 min
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BERGAMO – E’ il secondo giorno di riposo e riprendiamo il filo del discorso con Marco Frigo per il diario del suo primo Giro d’Italia. Tra l’altro Marco è uno dei freschi protagonisti della tappa di ieri, che lo ha visto terzo e mai domo, se non sulla linea del traguardo.

Una settimana fa eravamo a Bologna e il corridore della Israel-Premier Tech era fresco come una rosa. «Oggi – ci disse – avrei fatto un’altra tappa». Ebbene, le cose cominciano a cambiare. Segno che il Giro d’Italia inizia a farsi sentire, nonostante entusiasmo alto e gambe buone.

Frigo tra le ali di folla verso Bergamo Alta. Era la prima volta che correva con così tanto pubblico. «Anche sulle altre scalate c’e n’era»
Frigo tra le ali di folla verso Bergamo Alta. Era la prima volta che correva con così tanto pubblico. «Anche sulle altre scalate c’e n’era»

Quelle ali di folla

Con il veneto partiamo proprio dalla tappa di eri. Al primo Giro arrivare là davanti, in una frazione tanto dura non è cosa poco. Le emozioni sono ancora calde, caldissime…

«E’ stata una frazione per me emozionante – attacca Marco – un percorso spettacolare. E anche il meteo ci ha aiutato. Il pubblico è stato fantastico. Queste due ali di folla così rumorose, che ti urlavano nelle orecchie… Era la prima volta che ne vedevo così intense. Fa piacere. Ringrazio i tifosi. Mi hanno dato energia».

Marco doveva andare in fuga. Questo era il primo obiettivo di giornata. Poi cogliere quanto di meglio possibile.

«Come squadra – dice Frigo – stiamo veramente facendo un bel Giro. Stiamo centrando quasi tutte le fughe buone e riusciamo ad alternarci con i compagni. Sì, dovevo andare in fuga, poi con l’ammiraglia avremmo deciso il da farsi.

«Le mie sensazioni erano buone e volevo anticipare gente come Mollema o Rubio, senza aver paura di lanciare l’offensiva. E infatti sono stato io ad aprire la guerra. Alla fine sono un corridore che predilige gare di fondo, di fatica: meglio renderle dure».

Il veneto (classe 2000) imita con le mani le fasi della volata di ieri a Bergamo
Il veneto (classe 2000) imita con le mani le fasi della volata di ieri a Bergamo

Finale (quasi) perfetto

Nel finale Frigo esegue mosse da manuale. Tiene duro, non naufraga, rientra in fondo alla discesa e tira dritto.

«Ho deciso di attaccare presto – spiega Marco – perché comunque mi sentivo bene. Poi McNulty e Healy hanno dimostrato di avere delle buonissime gambe, ma tenendo duro e rientrando ho creduto di giocarmela per davvero. Poi – ripeto – quel pubblico ti aiutava a dare tutto. Ero quasi in trans agonistica, anche per questo ho tirato dritto».

Marco gesticola e ci fa rivivere quel finale. Sostiene che se fosse partito 50 metri più tardi e sull’altro lato della strada, forse sarebbe andata diversamente. Non è un rammarico, solo un racconto. E col senno del poi… è facile ragionare. 

«Ed è anche vero che comunque gli avevo preso una bella scia. Per partire 50 metri dopo avrei dovuto rallentare».

Marco ha ritrovato un buon feeling con la discesa. Qui eccolo su quella della Croix de Coeur, da lui definita pericolosa (foto Instagram)
Marco ha ritrovato un buon feeling con la discesa. Qui eccolo su quella della Croix de Coeur, da lui definita pericolosa (foto Instagram)

Discesa, feeling ritrovato

Ma questo finale ci ha dato un’altra bella notizia. Per Frigo il fattaccio di Rodi è alle spalle. Per chi non lo sapesse, due stagioni fa Marco ebbe una rovinosa caduta in discesa in una corsa a tappe in Grecia. Era caduto, per colpa di un sasso, ad oltre 70 chilometri orari e da lì si era bloccato. 

«Pian piano – spiega Frigo – sto riacquisendo un buon feeling e non nascondo che quest’inverno, con la squadra ci abbiamo lavorato. Ho fatto dei corsi per per migliorare in discesa e devo dire che in questo il team mi ha sempre supportato. E’ stato un lavoro che ha pagato, visto che ieri non sono naufragato in discesa e mi sono potuto giocare la tappa».

Frigo a ruota di Pozzovivo. I due era spesso vicini anche in corsa. D’altra parte non capita sempre un maestro come il lucano
Frigo a ruota di Pozzovivo. I due era spesso vicini anche in corsa. D’altra parte non capita sempre un maestro come il lucano

Da Pozzo a Riccitello

In questo diario, stavolta un po’ a ritroso, la settimana di Marco Frigo non era iniziata per il meglio. Proprio alla ripresa del Giro, dopo il riposo di Bologna, ecco una doccia gelata ulteriore, oltre a quella del meteo che intanto flagellava la Romagna.

«Il martedì – racconta Frigo – mi sono svegliato con Domenico Pozzovivo che mi lasciava (i due condividevano la camera, ndr) a causa del Covid. E’ stato un momento veramente triste per me.

«Ero contento di condividere questo mio primo viaggio con Domenico. Ero consapevole che perderlo mi avrebbe tolto la possibilità di imparare molto, specie nella terza settimana e specie da uno esperto come lui. Però in qualche modo lui c’è ancora. Ci siamo sentiti per qualche consiglio su un paio di situazioni, per i complimenti…».

Però la camera non è vuota: «Eh no. Sono passato dal più vecchio del Giro al più giovane, Riccitello. Un bravo ragazzo. Ora tra i due il vecchio sono io!».

Senza Pozzovivo è anche un po’ cambiata la corsa della Israel-PremierTech. Non che il lucano blindasse le fughe, ma un occhio di riguardo giustamente lo richiedeva. 

Ora Frigo e compagni possono attaccare di più. Gli Israel non hanno pressioni, possono sbagliare e magari anche divertirsi… nonostante la pioggia.

E a proposito di pioggia e freddo, Marco racconta che proprio all’inizio della scorsa settimana in gruppo c’era paura e che qualcosa era cambiato nell’atmosfera. In 72 ore la cosa rosa aveva perso quasi 40 elementi. Qualcosa è dunque scattato nella testa degli atleti e dei team. Da lì le mascherine e una maggiore attenzione verso il Covid.

A Borgofranco d’Ivrea partenza fittizia, poi tutti sui bus per il trasferimento a Le Chable. Una querelle poco chiara anche per Frigo
A Borgofranco d’Ivrea partenza fittizia, poi tutti sui bus per il trasferimento a Le Chable. Una querelle poco chiara anche per Frigo

Il fattaccio di Crans

E magari la boutade di Crans Montana è figlia di quel sentimento diffuso. Marco per la prima volta si è trovato a vivere anche momenti particolari e insoliti che in un palcoscenico come quello del Giro d’Italia vengono amplificati a dismisura.

«Un bel caos – spiega Frigo – noi corridori ci siamo mossi in anticipo come ci aveva chiesto Rcs Sport in caso situazioni simili. Così anche loro le avrebbero potuto gestire meglio e non ritrovarsi con certe richieste mezz’ora prima della tappa. 

«Abbiamo fatto questa votazione la sera prima ed stata una mossa giusta. Quello che secondo me poi è stato sbagliato, è stato quanto accaduto la mattina dopo. C’erano altre condizioni meteo rispetto a quelle previste. Tuttavia non mi sento di dare la colpa al sindacato dei corridori. Piuttosto sono per un concorso di colpa con l’organizzazione. Dal mio punto di vista ci sono ancora tante cose da fare per migliorare queste situazioni in futuro». 

Si potrebbero e dovrebbero avere info dal percorso in tempo più reale. Il senso è questo. Ed è anche la tesi di Frigo. «Affinché si abbiano protocolli meteo più adeguati».

Ieri Frigo era sfinito dopo l’arrivo. Tre giorni prima era stato quinto a Rivoli, sempre al termine di una lunga fuga
Ieri Frigo era sfinito dopo l’arrivo. Tre giorni prima era stato quinto a Rivoli, sempre al termine di una lunga fuga

Stanchezza, gambe e Inter

«Le sensazioni – racconta Marco – sono buone… almeno fino a ieri! Questo giorno di riposo arriva dopo una giornata intensa come quella di ieri e rispetto alla settimana scorsa è un po’ più desiderato».

«Ma nel complesso va bene. Approccio quest’ultima settimana con ottimismo e tanta voglia di continuare a provarci per fare bene e per una vittoria di tappa. Sia da singolo che come squadra».

Il diario di Frigo passa anche per gli aneddoti della strada. L’altra volta c’era stato il sassolino nella scarpa durante la tappa di Napoli. «Stavolta invece un tifoso mi ha fatto un regalo particolare. All’arrivo di Bergamo un signore alle transenne, dopo l’arrivo, mi ha messo al collo una sciarpa dell’Atalanta. Me l’ha data come fosse qualcosa di scaramantico… Ora la porto con me».

Ed è ancora un richiamo calcistico a chiudere il diario della seconda settimana. Dopo la prima puntata eravamo in sospeso con la partita di ritorno in Champions dell’Inter. 

«Beh, è andata bene! Siamo passati in finale – dice Marco – e adesso ce la giocheremo ad Istanbul. L’unica differenza è che stavolta purtroppo non mi sono potuto complimentare con Cimolai perché nel frattempo lui è andato a casa».

Casco e occhiali, nulla di banale: ne parliamo con Clarke

22.05.2023
5 min
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SAN GIOVANNI IN PERSICETO – Spesso gli accessori del ciclista vengono dati per scontati e si può cadere nell’errore di non carpirne quanto siano importanti. Mettici che devono essere indossati per 21 tappe di seguito sotto vento, pioggia, sole (si spera), ed ecco che questi complementi acquistano tutta un’altra importanza. Abbiamo bussato al bus della Israel Premier Tech e ci ha aperto un Simon Clarke sorridente e rilassato nel primo giorno di riposo del Giro tra le campagne bolognesi. Con l’australiano abbiamo messo sotto la lente il suo kit protettivo firmato Ekoi, composto da casco e occhiali. 

Casco aero sempre

Lo abbiamo notato in corsa durante la tappa di Napoli, quando per un soffio, insieme al suo compagno di fuga De Marchi hanno sfiorato la vittoria. Clarke in quel caso indossava il modello AR14 di Ekoi. Un casco aero che per la verità sta indossando fin dalla prima tappa. Una scelta, quella dell’aerodinamica, che sempre di più si vede in gruppo. 

«E’ un casco – spiega – con cui mi trovo molto bene. Lo uso in tutte le occasioni. Con tutti i giorni di pioggia che stiamo affrontando questo modello aiuta a proteggersi maggiormente. Il sistema Mips oltre ad essere protettivo aiuta anche a fare entrare meno aria. Il fatto che sia aerodinamico per me vuol dire avere un vantaggio in più. E’ leggero e rimane sempre in posizione. Non sono uno che regola il casco di continuo. Lo sistemo prima di partire e così lo tengo per tutta la tappa. La rotella ATOP permette di essere molto precisi. 

«Il comfort è un altro punto a favore dell’AR14. I laccetti si regolano bene e credo che un amatore si possa trovare bene anche per questo. Le imbottiture interne sono morbide e non si appiattiscono. Io utilizzo una S che è la taglia più piccola disponibile».

Occhiali per tutto

Vederci chiaro in ogni condizione. Gli occhiali Premium 90 LTD di Ekoi sono un modello rivolto a chi della bici fa un mezzo per la ricerca della velocità e della prestazione. Ma sono anche una tipologia di prodotto che va in contro ad un gusto estetico improntato all’anima da gara. Discorso parallelo ma leggermente rivolto ad un utilizzo più versatile riguarda il modello E-Lens Evo con il sensore di oscuramento automatico elettronico. 

«Mi piace molto – dice – usare il modello Premium 90. Li uso da molti anni e mi sono sempre trovato bene. Sono ben areati e come il casco hanno una linea aerodinamica e racing. Anche il colore è molto bello. Sono occhiali leggeri e seguono bene la linea del mio viso. Come lenti utilizzo sempre quelle a specchio, mentre per le tappe di pioggia uso quelle più chiare. 

«Ekoi mi ha fornito anche il modello E-Leans. Ha un sistema davvero reattivo e interessante per oscurare la lente. Non lo uso in corsa perché ha un’inclinazione della lente che alle alte velocità non mi si addice. Però sono leggeri e sono molto comodi. Sono adatti a chi cerca un occhiale versatile e che deve indossare per molte ore. Io li uso anche nella vita di tutti i giorni».

Come si può vedere dalla foto la linea del casco segue la posizione di Clarke
Come si può vedere dalla foto la linea del casco segue la posizione di Clarke

Crono su misura

In questo Giro d’Italia le cronometro sono tre: resta ormai solo quella del Monte Lussari. L’aerodinamica del casco ad oggi è diventata un elemento determinante su cui le aziende produttrici investono sempre di più in fase di ricerca e sviluppo. Il modello TTRB LTD di Ekoi è un concentrato di velocità e fluidità dinamica durante il massimo sforzo. Quando Simon ce ne parla la crono è passata da meno di 24 ore e il feedback è più fresco che mai, per questo si nota anche un certo entusiasmo nelle sue parole. Questo nonostante la cronometro non sia mai stata un suo obiettivo primario.  

«Mi piace tantissimo – conclude – è il primo casco da crono della mia vita che si adatta alla mia posizione. La coda infatti si allinea perfettamente con la mia schiena. Ho sempre utilizzato dei modelli che avevano una coda che puntava verso l’alto rovinando così la mia aerodinamica. Il TTRB mi ha dato ottime sensazioni fin dal primo utilizzo. La lente ha una visibilità ideale, protegge molto bene e si vede in modo chiaro la strada. Dietro, nella coda ha una parte chiusa che aiuta a ridurre i flussi d’aria. E’ una parte chiusa che aiuta l’aerodinamica complessiva».

EDITORIALE / Crans Montana e il Regolamento

22.05.2023
6 min
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BERGAMO – Al Tour non sarebbe successo: qualcuno ne è certo, qualcuno se lo chiede. Anche la corsa francese nel 2019 fu fermata sull’Iseran. Nella discesa che portava a Tignes, una grandinata provocò una slavina un’ora prima che passasse il gruppo. Bernal vinse sulla cima e prese la maglia gialla. Lo stesso fece il Giro nel 1996, quando in fretta e furia piazzò il traguardo ai piedi del Colle dell’Agnello, a causa delle slavine cadute sul valico. La corsa non arrivò a Briançon ma a Chianale, con vittoria di Pascal Richard. Le emergenze le gestiamo bene anche noi e altrettanto bene le creiamo.

Corridori spaccati

A Crans Montana i corridori hanno rivendicato la possibilità di decidere quando correre e quando no, minacciando lo sciopero nel caso le loro richieste non fossero state accolte. La sera prima, fra gli hotel è circolato un sondaggio e la decisione di scioperare non era condivisa da tutti.

«Si era già cominciato ieri sera a parlare del maltempo e di possibili cambiamenti – ha detto Moscon, intervistato dalla RAI – di fare una tappa diversa da quello che era previsto. E’ vero che c’è il maltempo, è vero che siamo stanchi, ma non credo ci fossero le condizioni per accorciare la tappa. Per me si poteva correre, poi se qualcuno voleva fermarsi poteva farlo. Non ce l’ha ordinato il dottore di fare i ciclisti professionisti».

Moscon, qui con Sanchez, si è espresso contro la necessità di modificare la tappa
Moscon, qui con Sanchez, si è espresso contro la necessità di modificare la tappa

Lo sciopero minacciato

Eppure lo sciopero è stato minacciato: si voleva l’eliminazione della Croix de Coeur, data la presunta presenza di ghiaccio nella discesa. E il Giro cosa ha fatto? Per evitare grane ha tolto di mezzo il Gran San Bernardo e ha lasciato la Croix de Coeur: per coerenza, i corridori avrebbero dovuto rifiutare, invece hanno accettato. E allora il pericolo della discesa, che effettivamente era piuttosto malconcia? 

Nessuno invoca il martirio, ma la differenza fra il ciclismo e i giochi che si svolgono su campi delimitati da righe è che le corse hanno come terreno la strada e come sfondo la natura. Anche se può sembrare cinico, scegliendo di essere corridori, gli uomini del gruppo hanno accettato di misurarsi con gli elementi. E quando vengono convocati per una corsa, accettano di seguirne il regolamento. Accade quando i team mandano indietro il bollettino. E il regolamento, a loro tutela, prevede anche la modifica o la cancellazione di una tappa. Purché ce ne siano le condizioni.

Il regolamento del Giro è riportato su un libretto complementare al Garibaldi
Il regolamento del Giro è riportato su un libretto complementare al Garibaldi

Il regolamento del Giro

Il regolamento del Giro ormai non te lo danno più. Una volta se ne stampava una copia per ciascun giornalista, salvo che pochi lo sfogliavano e finiva nei cestini. Così adesso (giustamente) devi chiederlo. Leggere la riscrittura della tappa di Crans Montana alla luce del regolamento è un utile esercizio.

«Nel caso si verificassero situazioni particolari tali da pregiudicare le condizioni di sicurezza o da falsare il regolare svolgimento e il conseguente risultato tecnico della corsa – recita l’Articolo 3 – il Direttore del Giro, d’intesa con il Presidente dei Commissari, sentiti i pareri del Delegato Tecnico UCI, del Rappresentante CPA e della Commissione Tecnica della LCP, può in qualsiasi momento, decidere di modificare il percorso di una tappa.

«Inoltre il Direttore del Giro, in applicazione dell’art. UCI 2.2.029 bis potrebbe convocare le parti interessate referenti del “protocollo in caso di condizioni meteorologiche estreme e di sicurezza dei corridori”. In tale situazione le decisioni possono essere prese e/o confermate il mattino della tappa».

Il meteo al via di Borgofranco d’Ivrea era certamente pessimo e probabilmente ha fatto saltare i nervi ai corridori
Il meteo al via di Borgofranco d’Ivrea era certamente pessimo e probabilmente ha fatto saltare i nervi ai corridori

Il meteo estremo

Da regolamento Uci (allegato B all’articolo UCI 2.2.029) il protocollo per condizioni climatiche estreme va messo in atto in caso di pioggia gelata, accumulo di neve sulla carreggiata, forte vento, temperature estreme, scarsa visibilità, inquinamento atmosferico. All’elenco mancano dei riferimenti più precisi di temperatura, velocità del vento e visibilità e ciò rende arbitraria l’applicazione della norma. In ogni caso quel giorno non c’erano i margini per farlo.

Se da un lato le app di previsioni meteo utilizzate dalle squadre annunciavano fulmini e saette, dalla cima dei monti il report degli uomini di RCS Sport mostrava una realtà completamente diversa: allora perché il Giro si è piegato?

Il diritto di sciopero

Lo sciopero è un diritto. Questa volta è stato usato come strumento di pressione, conseguenza di giorni di corse sotto la pioggia e con temperature basse. E ancora una volta, dopo la magra figura, si sono lette le scuse da parte di chi lo ha guidato, trincerandosi dietro l’obbligo di assecondare le richieste dei corridori.

«Col senno di poi – ha dichiarato Cristian Salvato, presidente dell’Accpi e delegato del CPA – possiamo dire che il brutto tempo non c’è stato. Le affidabilissime app dei gruppi sportivi hanno sbagliato, perché tutte prevedevano cattivo tempo. Dobbiamo chiedere scusa ai tifosi prima di tutto, ma anche all’organizzazione. In alta montagna il tempo cambia molto facilmente. Per fortuna questa volta è cambiato in meglio, ma ci sono state anche occasioni in cui l’organizzazione non aveva fatto nulla poi è cambiato in peggio, come anche al Gran Camino quest’anno».

Salvato è il presidente dell’Accpi e delegato CPA al Giro d’Italia
Salvato è il presidente dell’Accpi e delegato CPA al Giro d’Italia

Le scuse bastano?

L’articolo 5 del regolamento del Giro dice che «tutti i corridori partecipanti hanno il diritto, nel rispetto dei regolamenti vigenti, di concorrere a tutte le classifiche di tappa, generale e speciali, previste dal programma della gara.

«Pertanto sono tenuti a una condotta di gara responsabile e ad astenersi dal promuovere o aderire a manifestazioni collettive che abbiano tanto il carattere di accordi fraudolenti a danno di altri concorrenti quanto il significato di protesta nei confronti dell’Ente Organizzatore, dei Commissari o comunque di altre persone ufficiali al seguito».

Quando il Giro fu fermato nella famigerata Morbegno-Asti del 2020, lo stesso direttore del Giro usò parole dure. «E’ stata una decisione che abbiamo subito – disse Vegni – inaccettabile. Adesso pensiamo ad arrivare fino a Milano. Poi, quando saremo a bocce ferme, di certo qualcuno pagherà anche questo».

Chi pagò e come? Nel giorno di Crans Montana, il regolamento del Giro d’Italia è stato violato nuovamente. Mauro Vegni e i suoi uomini hanno accettato nuovamente le scuse, il Tour non lo avrebbe fatto. Qualcuno ne è certo, qualcuno se lo chiede…

Dall’atelier alla tavola, parlando con Elisa Balsamo

22.05.2023
5 min
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BERGAMO – Abbiamo incontrato l’ex iridata, ma ancora campionessa italiana Elisa Balsamo allo Store Santini. Occasione è stata la presentazione di un completo personalizzato e denso di significato, con un unicorno molto simbolico. All’interno della maglia una riflessione di Elisa sulla vita del ciclista professionista tra i sacrifici, le aspettative, le difficoltà e la determinazione nel credere nei propri sogni.

«L’unicorno rappresenta i sogni – spiega Elisa – e questo completo è dedicato ai sogni. Non sono tangibili e rappresentabili, per me questo simbolo ha in sé la magia in cui è bello credere, come i sogni. Sono infinitamente grata a Santini per questo progetto su cui abbiamo lavorato tanto. Mi fa venire la pelle d’oca vedere il risultato e spero che ora piaccia anche al pubblico. Non solo per i colori e la tecnicità del prodotto in versione maschile e femminile, ma per il suo significato. La posizione dell’unicorno con l’iride accanto, che si intravvede dal taschino, è stata voluta proprio perché è in tasca che i ciclisti portano le cose più importanti ed indispensabili».

Da questo poetico contesto, con Elisa siamo poi tornati alla… cruda concretezza della vita del ciclista, parlando di alimentazione. Considerata la presenza di caramelle e marshmallow a completare la presentazione del kit, ci siamo chiesti che cosa pensi l’atleta della Trek-Segafredo del rifornimento a base di caramelle gommose.

In fondo, per l’alto contenuto di zuccheri, la facilità di trasporto e la sicurezza igienica del prodotto anche al calore, sono sempre più gettonate tra i ciclisti, vero?

Ma io non le uso, né durante né dopo. Preferisco qualcosa di più naturale per integrare gli zuccheri. Mangiarne qualcuna non penso faccia male, ma non sono come altri atleti che ne fanno delle vere e proprie abbuffate. Magari loro si trovano bene, io scelgo qualcosa di più semplice e naturale.

Cosa intendi per qualcosa di più naturale?

In allenamento per esempio, nella borraccia metto spesso acqua e sciroppo di agave, dal quale prendo gli zuccheri. A seconda dell’intensità e della durata dell’allenamento poi, valuto la soluzione migliore e posso usare anche le classiche maltodestrine.

Quando finalmente arriverà il caldo cosa mangerai dopo l’allenamento?

Il mio piatto preferito sono le insalatone, perché alla fine hanno dentro tutto quello di cui abbiamo bisogno. Cambio sempre il cereale alla base, poi unisco verdure di vario colore e le proteine da fonti diverse ogni volta. Le mie preferite sono la mozzarella e il polpo o comunque il pesce in generale. Infine mi piace molto aggiungere l’avocado.

Dopo le tappe, sempre acqua o una bevanda gasata. Qui Balsamo alla Vuelta Burgos
Dopo le tappe, sempre acqua o una bevanda gasata. Qui Balsamo alla Vuelta Burgos
Come riesci a gestire e monitorare al meglio l’idratazione e che cosa consigli?

Stando piuttosto attenta sempre a bere a sufficienza, non ho la necessità di controllare il peso per esempio prima e dopo l’allenamento. Durante la giornata di solito preferisco l’acqua naturale che non gonfia, solo dopo la gara quando fa caldissimo, mi fa piacere una bibita fresca. Il segreto è di portarsi dietro sempre una borraccia da riempire durante la giornata, così ti rendi conto di quanto bevi effettivamente.

In estate, ti concedi mai qualcosa in più, per esempio il gelato?

Sì, in estate ogni tanto mi concedo anche il gelato, che mi piace moltissimo. Non penso ci si sia nulla di male, io poi lo faccio in casa. Ho la macchina per farlo – ammette sorridendo –  quindi scelgo proprio gli ingredienti, però non sempre ho il tempo per farlo.

D’estate dopo gli allenamenti, Balsamo sceglie le insalatone, qui una con polpo e mozzarella (foto Giallo Zafferano)
D’estate dopo gli allenamenti, Balsamo sceglie le insalatone, qui una con polpo e mozzarella (foto Giallo Zafferano)
Dopo la Vuelta a Burgos e la Ride London, andrai in altura in preparazione ai campionati Italiani. Come cambierà la tua alimentazione in altura?

Bisogna fare molta attenzione, perché in altura il fisico è molto sotto stress e brucia tante energie anche a riposo, quindi si cambiano le dosi. Si aumentano sia i carboidrati che le proteine. I primi perché appunto allenandosi in altura si consuma di più, le seconde per dare supporto al recupero muscolare in seguito al carico di allenamenti.

Seconda settimana, altre curiosità tecniche dal Giro

22.05.2023
6 min
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Anche la seconda settimana di Giro d’Italia è stata intensa e le chicche di tecnica non mancano. Le bici da cronometro si confermano una fucina di curiosità e dettagli, ma qualche componente prototipo non è passato inosservato.

Entriamo nel dettaglio delle ultime curiosità che hanno attirato la nostra attenzione, partendo dalle appendici da crono di Kung, passando dalla BMC per le prove contro il tempo che non compare nei listini ufficiali, fino ad arrivare al casco prototipo di Barguil.

Su misura per Kung

Le appendici montate sulla bici da crono di Kung sembrano fatte nel garage di casa. Sono realizzate su misura per il forte corridore in forza alla Groupama-FDJ, sono completamente in carbonio e non si può certo dire che abbiano finiture di pregio. Evidentemente la cura estetica non è stata considerata, dando maggiore importanza all’efficienza. Il campione europeo della specialità si è ritirato dopo la crono di Cesena.

La bici da crono usata dai corridori del Team AG2R-Citroen
La bici da crono usata dai corridori del Team AG2R-Citroen

La BMC fuori catalogo

L’avevamo già notata nel corso del 2022, in dotazione ad alcuni corridori del team transalpino. Non è la stessa Timemachine TT che compare nel listino del marchio svizzero. Dal punto di vista estetico le differenze principali sono legate all’avantreno, forcella e sterzo, ma anche alla sezione posteriore. Il reggisella si innesta direttamente nel piantone e l’inserzione ribassata dei foderi obliqui diventa un tutt’uno con l’orizzontale. Le due tubazioni sono unite tra loro da un’ampio fazzoletto di carbonio. La sede del perno passante posteriore è leggermente disassata, soluzione molto utilizzata in ambito pista.

Il padellone usato da Caruso a Cesena
Il padellone usato da Caruso a Cesena

Le monocorona giganti

Nella crono di Cesena, Damiano Caruso ha chiesto di montare una monocorona. Il padellone è prodotto dalla Digirit, azienda taiwanese specializzata nella produzione di componenti di altissima gamma e ultraleggeri che abbinano alluminio e carbonio. Abbiamo chiesto alcune informazioni al suo meccanico Ronny Baron.

«Caruso – ha spiegato – ha utilizzato una corona singola con 60 denti, con i pignoni 11-30 posteriori. La pedivella è standard Shimano Dura Ace. Il problema legato alle corone così grandi è che limitano il “pescaggio” del deragliatore sulla corona interna, oltre ad una oggettiva difficoltà di far lavorare lo stesso deragliatore nel modo corretto per via del diametro».

Il porta numero stampato 3D sulle Wilier al Giro d’Italia 2023 (foto chrisalud-Wilier)
Il porta numero stampato 3D sulle Wilier al Giro d’Italia 2023 (foto chrisalud-Wilier)

Porta numero stampato

La particolarità è il porta numero montato sulle Wilier dell’Astana dei corridori qui al Giro d’Italia 2023, prodotto anche grazie al contributo di Alessandro Brusa, meccanico del Team Technipes #inEmiliaRomagna ma spesso vicino ai colleghi dei pro’.

«Il portanumero è realizzato in stampa 3D – dice – e con un materiale morbido in modo che possa aderire al meglio alle forme del reggisella. Lo realizza Whatsbike, il peso si aggira intorno ai 7 grammi ed è personalizzabile nelle forme, ma anche nei colori».

Barguil, casco e ruote

Il casco tigrato in bianco e nero è un prototipo di Ekoi, lo stesso indossato da Nizzolo in occasione della vittoria alla Tro Bro Leon. L’unica informazione che arriva dal marchio francese è questa, per il resto bocche cucite, sui dettagli del prodotto che è stato fornito ad alcuni atleti dei team sponsorizzati.

E poi le ruote sulla Bianchi di Barguil, che di certo non sono Shimano, ma sono Vision. Sono le nuove Vision SL45, ovviamente senza decalcomanie sul cerchio e con tutta probabilità personalizzate nella tensione dei raggi, ricordando che le ruote Vision sono assemblate in Italia. Il corridore francese, durante l’intervista di inizio stagione nella sede Bianchi a Treviglio, aveva sottolineato la sua predilezione nell’utilizzo di ruote dal profilo medio/alto anche per le salite lunghe, leggere e con una raggiatura molto sostenuta in termini di tensione dei profilati.

Due Lapierre speciali

Alla fine di questo 2023 Thibaut Pinot chiuderà la sua carriera. La sua Lapierre Xelius SL si presenta con una livrea differente, rispetto alle altre dei compagni di squadra e sulla tubazione orizzontale sono riportate le sue vittorie più importanti e i primati che ha conquistato su alcune delle salite che hanno fatto la storia del ciclismo. E poi c’è la bici tutta rosa di Armirail, una Xelius SL, come quella di Pinot, che è stata fatta trovare con la livrea rosa per celebrare il primato in classifica generale a questo Giro.

Vine indossa le scarpe FLR e usa i dischi differenziati
Vine indossa le scarpe FLR e usa i dischi differenziati

Le scarpe di Vine

Jay Vine indossa il modello F-XX del marchio FLR. Hanno la suola in carbonio e una tomaia con diverse asole aperte con inserito il tessuto mesh. Frontalmente ricordano le Louis Garneau viste l’anno passato al Tour de France. Da sottolineare come diversi corridori provenienti dall’Australia, indossino le calzature FLR.

Non basta: un altro particolare è quello che si riferisce ai dischi del freno di Vine: 160 davanti e 140 dietro, rispettivamente Shimano Dura Ace e Carbon-Ti, in diverse occasioni abbiamo notato questa combinazione da parte dei corridori del UAE TEam Emirates.

Sopra i 3.000 Healy cambia bici

Lo abbiamo visto alle corse del Belgio, alle quali a partecipato e in tutta la prima parte di Giro d’Italia, usare una “vecchia” Cannondale SystemSix (usata anche Magnus Cort Nielsen) e non la nuova SuperSix Evo Lab71, ma dalla tappa di ieri a Bergamo qualcosa è cambiato nelle scelte tecniche di Ben Healy.

Infatti ieri Ben Healy ha utilizzata la bici più leggera, proprio la Lab71, ultima nata in casa Cannondale. Shimano Dura Ace, nuove ruote Vision SL45 con tubeless Vittoria da 28 e sella Prologo Dimension 143 Nack. Healy non usa il manubrio integrato come molti suoi colleghi, ma stem e piega sono due pezzi distinti. Il power meter è il PowerBox di FSA, con le corone 54/40 e i rapporti posteriori 11/34. I pedali sono SpeedPlay.