Michael Storer, Tudor, Sportful ritiro Calpe 2026

Sportful e Tudor: il passato con Cancellara e il focus sul futuro

17.01.2026
5 min
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Sportful e Cancellara, un binomio che ha regalato tanto al ciclismo, ora è di nuovo realtà grazie all’accordo pluriennale che legherà l’azienda veneta al team Tudor Pro Cycling, guidato proprio dall’ex campione svizzero. Fabian Cancellara ha indossato i kit Sportful nei momenti più iconici della sua carriera, nelle gare sul pavé nel profondo Nord delle pietre, ma anche nelle sfide contro il tempo. Per un’azienda legare il proprio nome a quello dei campioni è un modo per crescere e affermarsi, tuttavia la ricerca è reciproca. Perché anche Sportful ha tanto da offrire alla Tudor Pro Cycling.

«Il rapporto – ci spiega Federico Mele, Head of Global Marketing di Sportful – sarà tra il brand e la squadra, più che con l’ex corridore. Sicuramente nel realizzare questo accordo con Tudor il nome di Cancellara ha giocato una parte, ma la volontà era comunque quella di entrare e lavorare con un team sempre più forte e consolidato».

Non si può però negare il passato tra Sportful e Cancellara…

Assolutamente no. Insieme abbiamo scritto pagine importanti del ciclismo. Ci sono delle maglie iconiche, come quella gialla al Tour de France, ma insieme abbiamo scritto anche la storia della Parigi-Roubaix, del Fiandre e nelle prove contro il tempo. Un body iridato firmato da Sportful è qualcosa di unico e importante. Ma come detto nel rapporto con la Tudor Pro Cycling non c’è solo il passato. 

Ma anche il futuro, cosa vi ha spinto a lavorare con loro?

I valori e l’approccio che hanno verso il ciclismo. E’ una squadra che ha molto a cuore il lato umano, allo stesso tempo l’attenzione alla performance e alla precisione è davvero… svizzera. Però è una squadra che ha davvero a cuore tutto ciò che sta dietro all’atleta.

I corridori della Tudor Pro Cycling hanno utilizzato per la prima volta il kit realizzato da Sportful durante il ritiro a Calpe
I corridori della Tudor Pro Cycling hanno utilizzato per la prima volta il kit realizzato da Sportful durante il ritiro a Calpe
I corridori della Tudor Pro Cycling hanno utilizzato per la prima volta il kit realizzato da Sportful durante il ritiro a Calpe
Che progetto sarà?

A lungo termine, hanno le idee chiare e un cammino in testa altrettanto limpido e cristallino. A settembre hanno posato la prima pietra del nuovo quartier generale che nascerà in Svizzera. Qualcosa di davvero innovativo. 

Quanto c’è di Cancellara in questa squadra?

Tanto. Più che in termini sportivi c’è un aspetto umano tipico di Cancellara. Ogni anno la squadra fa due tipologie di innesti, da una parte entrano dei giovani che vengono introdotti nel mondo professionistico. Dall’altro arrivano dei corridori esperti, gli anni scorsi è toccato a Trentin e Alaphilippe, mentre per il 2026 il profilo sarà quello di Kung. 

A livello tecnico?

C’è un grande orientamento allo sviluppo e una collaborazione stretta tra il nostro reparto di ricerca e sviluppo e quello del team. La Tudor è una formazione che ha al suo interno degli ingegneri con i quali lavoriamo a stretto contatto per trovare soluzioni tecniche innovative. 

Continuerete a vestire diversi campioni…

Un’immagine che mi viene in mente è quella di Cancellara con la maglia crociata di campione nazionale svizzero. Ad oggi il team ha solamente un campione nazionale, ma ci sono corridori del calibro di Alaphilippe che ha vinto due mondiali, Trentin che è stato campione europeo e il due volte campione europeo a cronometro Kung. Insomma, avremo un po’ di maniche con dei simboli importanti. 

Tudor, Sportful ritiro Calpe 2026
I reparti di ricerca e sviluppo continuano a lavorare a stretto contatto per migliorare e progredire insieme
Tudor, Sportful ritiro Calpe 2026
I reparti di ricerca e sviluppo continuano a lavorare a stretto contatto per migliorare e progredire insieme
Tornerete anche nelle gare che per anni sono state il vostro centro, quelle del pavé.

Quando si arriva in determinati palcoscenici con certi corridori e i loro palmares lo si fa con la voglia di lavorare e di ottenere certi risultati. Una cosa che mi ha colpito in maniera particolare della Tudor è la capacità di guardare al futuro passo dopo passo. E’ una formazione che in termini economici potrebbe essere già tra le migliori al mondo, ma hanno in testa un percorso di crescita netto e consapevole. Si stanno strutturando per entrare al meglio nel massimo livello del ciclismo: il WorldTour. E poi per noi di Sportful essere con loro è un onore e motivo di orgoglio. 

La squadra userà kit particolari?

No, per quanto riguarda le corse su strada verranno utilizzati quelli che trovate in commercio. Mentre per i body da crono stiamo lavorando a delle soluzioni esclusive e stiamo già facendo numerosi test per rinnovare e innovare la performance. 

Galbusera, il “bocia” dell’XDS Astana, già pronto a dare una mano

Galbusera, il “bocia” della XDS Astana, già pronto a dare una mano

17.01.2026
5 min
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Avevamo lasciato Pietro Galbusera come talento della Pool Cantù in giro per l’Europa, a confrontarsi con il meglio della categoria juniores trovando anche i suoi spazi. Lo ritroviamo pronto a iniziare la sua nuova avventura nel devo team dell’XDS Astana, alle porte della massima serie e si sente dalla sua voce tutta l’emozione nell’approccio con il nuovo mondo.

Pietro Galbusera è al suo primo anno all'XDS Astana. Il suo approccio è stato ricco di emozioni
Pietro Galbusera è al suo primo anno alla XDS Astana. Il suo approccio è stato ricco di emozioni
Pietro Galbusera è al suo primo anno all'XDS Astana. Il suo approccio è stato ricco di emozioni
Pietro Galbusera è al suo primo anno alla XDS Astana. Il suo approccio è stato ricco di emozioni

Il giovanissimo lombardo sa che ha per le mani un’opportunità enorme e vuole giocarsi le sue carte con grande attenzione: «Ho conosciuto un po’ il mondo XDS Astana a dicembre, quando abbiamo fatto il primo camp, siamo andati una settimana ad Altea. Poi a metà gennaio ho fatto un’altra settimana a Calpe, sempre con la squadra. Il mio procuratore mi ha messo in contatto direttamente con loro, in particolare con Mazzoleni, dopo l’Aubel Thimister Stavelot, la gara in Belgio dov’ero andato bene, con un podio di tappa e la top 15 finale».

Pensi che quelle prestazioni abbiano influito?

Credo di sì, perché è stato subito dopo che il team mi ha avvicinato. A ottobre ho avuto la conferma che mi avrebbero preso in squadra. Dopo l’emozione iniziale, ho cominciato a sentirmi col preparatore e mi hanno inserito nei vari gruppi della squadra e abbiamo cominciato la collaborazione».

Una delle tante belle prestazioni di Galbusera da junior, 2° al Trofeo Buffoni 2024 dietro Anastasia (foto Rodella)
Una delle tante belle prestazioni di Galbusera da junior, 2° al Trofeo Buffoni 2024 dietro Anastasia (foto Rodella)
Una delle tante belle prestazioni di Galbusera da junior, 2° al Trofeo Buffoni 2024 dietro Anastasia (foto Rodella)
Una delle tante belle prestazioni di Galbusera da junior, 2° al Trofeo Buffoni 2024 dietro Anastasia (foto Rodella)
Che impressioni immediate hai avuto?

Devo essere onesto, mi sono trovato molto bene, perché l’ambiente, nonostante io sia l’unico primo anno della squadra, è molto accogliente. La maggior parte dei corridori nella devo sono italiani e quindi mi sono subito integrato bene all’interno del gruppo. Poi, avendo fatto due settimane di ritiro, ho avuto modo di conoscere un po’ tutti e devo dire che mi sto trovando bene anche con i preparatori.

Una squadra, anche se affiliata in Kazakhstan, per molti versi italiana. Questo rappresenta un aiuto per il tuo inserimento?

Sì, sia tra i corridori devo, siamo in 7, ma anche tra i pro’ ce ne sono molti, poi anche nello staff. Potrei dire che quasi la metà del personale è italiano, quindi ci si sente quasi a casa a parlare quasi sempre italiano. E’ vero che è una squadra con licenza estera, ma io la sento un po’ come il team italiano nella massima serie.

Il devo team dell'XDS Astana ha nel 2026 ben 7 corridori italiani al suo interno (foto Facebook)
Il devo team della XDS Astana ha nel 2026 ben 7 corridori italiani al suo interno (foto Facebook)
Il devo team dell'XDS Astana ha nel 2026 ben 7 corridori italiani al suo interno (foto Facebook)
Il devo team della XDS Astana ha nel 2026 ben 7 corridori italiani al suo interno (foto Facebook)
Lo scorso anno avevamo parlato del fatto che c’era una squadra come il Team Grenke che schiacciava un po’ gli altri. Nella nuova categoria, con tanti devo team, trovi molta più concorrenza?

Io credo che qualsiasi team development abbia un bel budget e delle buone possibilità di crescita, poi chiaramente ognuno deve trovare il suo ambiente e magari non per tutti vanno bene tutte le squadre devo. Penso che ci sia un livello medio fra tutti i devo team, tutti offrono delle ottime possibilità e quindi questa differenza si appiattisce un po’. E’ diverso rispetto alla situazione nella categoria inferiore.

Ma chi viene da un grande team juniores è avvantaggiato?

Chiaramente il lavoro fatto da ragazzi che possono aver corso nel Team Grenke da juniores parte magari uno-due passi avanti, con un serbatoio di esperienza in più. Ma devo dire che anche nel mio team non mi hanno fatto mancare niente. Certo, a questo livello le cose cambiano. Anche come organizzazione si vede che comunque è un organico grande, abituato a muovere tante persone.

Per Galbusera un passato da allievo anche in mtb con buoni risultati, alla SC Triangolo Lariano
Per Galbusera un passato da allievo anche in MTB con buoni risultati, alla SC Triangolo Lariano
Per Galbusera un passato da allievo anche in mtb con buoni risultati, alla SC Triangolo Lariano
Per Galbusera un passato da allievo anche in MTB con buoni risultati, alla SC Triangolo Lariano
Tu cambi categoria quest’anno: ti approcci alla nuova con timore, con curiosità?

Sicuramente senza timore, ma con tanta curiosità e anche voglia di esordire. Perché voglio vedere il cambio di livello tra juniores e under 23 e comunque fare nuove sfide, avere nuovi obiettivi. Nella prima parte della stagione so che farò un po’ più fatica, sia per il cambio di categoria, ma anche perché devo finire la scuola, ma non ho assolutamente paura. Voglio mettermi in gioco sia per me sia per la squadra e aiutare e magari anche fare qualche risultato, se ci si riesce.

Spesso chi è nei team development poi ha anche occasioni di correre con i grandi. E’ una cosa alla quale ambisci intanto per questo tuo primo anno?

Sarebbe già qualcosa di eccezionale. Ho parlato anche con gli altri ragazzi nel ritiro di dicembre e mi hanno detto che sono esperienze che ti formano tantissimo perché alla fine vai a correre con atleti che sono professionisti da anni e hanno fatto la storia di questo sport. Mi farebbe molto piacere avere quest’opportunità prima della fine dell’anno.

Per il lombardo lo scorso anno 29 giorni di gara con 2 vittoirie e ben 18 Top 10 (foto Rodella)
Per Galbusera lo scorso anno 29 giorni di gara con 2 vittorie e ben 18 top 10 (foto Rodella)
Per il lombardo lo scorso anno 29 giorni di gara con 2 vittoirie e ben 18 Top 10 (foto Rodella)
Per Galbusera lo scorso anno 29 giorni di gara con 2 vittorie e ben 18 top 10 (foto Rodella)
Hai un obiettivo specifico, un target che ti sei posto?

Da quando ho iniziato a correre ho sempre avuto una predilezione per il campionato italiano, quindi anche quest’anno non mi precludo niente per quella gara. Poi so che sarà un’annata un po’ complicata perché la prova tricolore è nel periodo degli esami e quindi chiaramente sarà dura. E’ una gara però che mi ha sempre affascinato, c’è una maglia in palio e quindi sicuramente sarò pronto a dare tutto in quella gara.

Germani, Calpe

A Calpe con Germani: allenamenti, vita da ritiro e ambizioni

17.01.2026
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CALPE (Spagna) – Nel nostro lungo viaggio in Spagna, nelle visite alle varie squadre, abbiamo fatto anche un incontro privato con Lorenzo Germani che con la sua Groupama-FDJ United stava preparando la stagione in quel “covo” di professionisti che è Calpe. Lorenzo è più determinato che mai: asciutto, già ben mentalizzato. Proprio in virtù di un meteo non ideale, ha lasciato anzitempo la Ciociaria e ha anticipato il ritorno a Calpe per potersi allenare al meglio.

Già, Calpe. Quando si arriva in questa perla della Costa Valenciana sembra di essere nella sede di tappa di un grande Giro, come quando in una piccola città si insedia la carovana. Ovunque ti giri c’è una squadra, di qua ce n’è un’altra. Vedi passare un’ammiraglia, poi un truck parcheggiato. Persino poster di ciclisti in allenamento nei negozi di bici. La sera è il momento giusto per parlare davanti a un caffè (in apertura foto Instagram – Groupama-FDJ).

Germani, Calpe
Lorenzo Germani (classe 2002) si appresta ad affrontare la sua quarta stagione da pro’
Germani, Calpe
Lorenzo Germani (classe 2002) si appresta ad affrontare la sua quarta stagione da pro’
Inizia una nuova stagione, Lorenzo: quale sarà il tuo programma per quest’anno?

Sarà quasi una copia dell’anno scorso, cambia un po’. Attaccherò il numero alla La Marseillaise e poi alla Etoile de Bessèges. A quel punto farò le corse in Italia: Strade Bianche, Tirreno-Adriatico, Milano-Sanremo e, a seguire, Romandia e Giro d’Italia. Per la seconda parte dell’anno si vedrà.

Hai chiesto di provare a cambiare calendario? C’è stata una trattativa col team? Come funziona?

In realtà mi sono trovato bene quest’anno. Mi è piaciuto il programma, quindi ho chiesto di rifare le corse che avevo già fatto. Soprattutto il calendario italiano: sono corse che mi stanno a cuore e che avevo voglia di rifare.

E l’idea di fare il Tour in una squadra francese ti stuzzica?

Per il momento è un po’ presto. Preferisco crescere ancora e arrivarci sapendo di essere al cento per cento. So che è una corsa estremamente esigente. Se non sei un fenomeno, la subisci e anche se lo sei devi stare bene. Preferisco andarci quando sarò sicuro dei miei mezzi.

Germani, Calpe, Giro
La programmazione di Germani arriva fino al Giro, poi si vedrà
Germani, Calpe, Giro
La programmazione di Germani arriva fino al Giro, poi si vedrà
Anche la squadra ti trasmette questa mentalità? Questa “sacralità” del Tour?

Sì, indubbiamente. E’ la corsa più importante per loro, per gli sponsor, giustamente, perché sono francesi. È anche la corsa dove da qualche anno magari manca un risultato importante. Ogni anno cresce la voglia di andare e fare bene e anche un po’ la pressione di dover fare bene.

Nell’ultima intervista ci avevi parlato dell’importanza del lavoro sulla resistenza. Hai già parlato con il tuo preparatore? E’ la strada da percorrere?

Sì. Ho ritrovato un connazionale come allenatore, Luca Festa, e fa piacere avere un connazionale in squadra. Ne abbiamo parlato e questo è stato uno dei primi argomenti. Migliorare l’endurance per arrivare più freschi nel momento che conta è una delle chiavi del nostro lavoro.

A tal proposito, in queste prime settimane stai lavorando in modo diverso?

Un po’ sì. Abbiamo privilegiato il volume: tanta Z2 ma anche Z1. È aumentata la parte in palestra, ho fatto più ore a secco. Uno degli obiettivi dell’anno è mantenere la palestra. Nelle prime fasi della preparazione ci sono andato due volte a settimana. Abbiamo anche un preparatore specifico per la palestra. Siamo tutti in contatto e mi piace che i due allenatori abbiano la stessa linea di pensiero.

Germani, Calpe
Calpe, il Coll de Rates e le strade della costa valenciana per due mesi sono invase dai pro’ (foto Wilier)
Germani, Calpe
Calpe, il Coll de Rates e le strade della costa valenciana per due mesi sono invase dai pro’ (foto Wilier)
Quando fai palestra? Prima o dopo la bici?

È indifferente. La faccio anche il pomeriggio, dipende dal lavoro del giorno. Il preparatore mi dice quando farla prima della bici, se serve uno stimolo particolare, oppure nel pomeriggio.


Prima, Lorenzo, hai parlato di base citando anche la Z1, l’intensità più bassa. Quando un professionista fa Z1 che tipo di percorsi fa e con che medie torna a casa? 

Servono percorsi con poco dislivello, non tanto per la salita in sé, ma per l’esigenza di pedalare sempre. Deve essere un’applicazione continua e regolare, senza interruzioni in discesa. Quindi dislivelli ridotti e, infatti, si rientra con 32-34 chilometri orari di media in Z2, e un po’ meno in Z1. Con uscite sotto i mille metri di dislivello, 700 solitamente, quelle medie vengono facilmente.

Siamo a Calpe che tra dicembre e gennaio diventa “l’ombelico del mondo” del pedale, come è l’ambiente qui? Che aria si respira?

Come avete detto voi c’è il mondo. Il nostro mondo. Per noi forse il ritiro più complicato dal punto di vista dell’allenamento, è quello di dicembre, perché è pieno di impegni oltre all’allenamento: riunioni, vestiario, test, sponsor, allenatori, nutrizionista. Già a gennaio il lavoro diventa più specifico.

Lorenzo Germani
Lo scorso anno, Germani ha chiuso in crescendo la stagione, disputando un’ottima Veneto Classic
Lorenzo Germani
Lo scorso anno, Germani ha chiuso in crescendo la stagione, disputando un’ottima Veneto Classic
Quest’anno abbiamo assistito persino a scene di traffico sul Coll de Rates. C’erano talemente tanti ciclista che è bastata un’auto per creare un vero ingorgo da piede a terra…

Vero, e da un certo punto di vista è fastidioso. Solo noi già siamo in trenta. È bello essere in tanti, ma è inevitabilmente caotico. Esci e trovi un gruppo da una parte e uno dall’altra. Un gruppo di cicloturisti che a volte si accoda. Ma il mio pensiero va soprattutto ai locali, agli automobilisti. Anche se nella Costa Valenciana c’è un grande rispetto verso i ciclisti, penso che a volte siano un po’ esasperati.

Gli amatori vi fanno domande quando si accodano?

Qualcuno sì. E poi abbiamo anche un gruppo hospitality, quindi pure loro ci fanno domande, sono curiosi.

In Italia c’è voglia di giovani e vincenti. Quali sono i tuoi obiettivi concreti?

Quest’anno vorrei fare quel salto di qualità che ancora mi manca e giocarmi qualche corsa, stare nel vivo con maggior costanza. Insomma, essere davvero in lotta.

Esercizi con elastici, UAE Team Emirates, articolo con Michele Del Gallo (foto UAE Emirates/Fizza)

UAE Emirates, si lavora sul cervello per dare forza alle gambe

17.01.2026
6 min
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«Gianetti in qualche modo è come Ballerini – dice Del Gallo – e Io sai che io ero un uomo del Ballero. Con lui ho fatto dieci mondiali e un’Olimpiade e ho cercato di capire quale fosse il suo segreto per riuscire a farci andare tutti così a mille. Alla fine si trattava di far sentire importanti le persone, qualsiasi ruolo svolgessero. In Gianetti rivedo molto questo tipo di comportamento.

«Ci lascia tutti liberi, ciascuno nel suo settore, di apportare qualcosa di nuovo. Se mi chiedi qual è il segreto della UAE, rispondo soprattutto il fatto che stiamo tutti cercando di portare il massimo. Sono sempre le persone che fanno la differenza e la somma del meglio di ciascuno, anche se si tratta di piccole cose, produce alla fine la miglioria più grande».

Michele Del Gallo lavora nel ciclismo dal 1996: è fisioterapista e osteopata al Uae Team Emirates XRG
Michele Del Gallo, Uae Team Emirates, massaggiatore
Michele Del Gallo lavora nel ciclismo dal 1996: è fisioterapista e osteopata al Uae Team Emirates XRG

Le gambe non sono uguali

Michele Del Gallo, fisioterapista veneto del UAE Team Emirates XRG dice tutto d’un fiato, a corollario di un approfondimento sugli esercizi che i corridori fanno da circa un anno con gli elastici. Abbiamo ritenuto di partire dalla sua conclusione per contestualizzare meglio quello che vi stiamo per raccontare, ma ora torniamo alla curiosità di partenza. E’ possibile che uno come Pogacar abbia bisogno degli elastici per scaldarsi prima di una corsa? Ovviamente no…

«Grazie ai test che facciamo in UAE Emirates prima che inizi la stagione – spiega Del Gallo – abbiamo notato che parecchi corridori hanno una differenza di forza tra una gamba e l’altra. Così ci siamo chiesti da dove derivasse questa differenza. Avevamo il cruccio di portare tutti gli atleti alla partenza con le gambe che spingono allo stesso modo. Un tempo si facevano dei lavori monopodalici, cercando di rinforzare la gamba che risultava meno forte, però senza grandissimi risultati…».

Queste le immagini tratte da un video in cui al UAE Tour dello scorso anno Pogacar faceva ricorso agli elastici
Queste le immagini tratte da un video in cui al UAE Tour dello scorso anno Pogacar faceva ricorso agli elastici
E che cosa avete escogitato?

Abbiamo trovato la soluzione attraverso il controllo motorio, cioè provando a mettere il cervello nelle condizioni di reclutare lo stesso numero di fibre da una parte e dall’altra. Alla fine era un problema di reclutamento: da un lato l’atleta riusciva a reclutare il 100 per cento delle fibre muscolari, mentre nell’altra gamba riusciva a reclutarne meno. E questo era il motivo per il quale c’era la differenza di forza.

Come si spiega al cervello che deve lavorare in modo simmetrico, se così si può dire?

Abbiamo messo a punto degli esercizi di controllo motorio, per cercare di migliorare la spinta nel tempo della gara, anche se poi l’effetto rimane per un periodo un po’ più lungo. Comunque c’è bisogno di un continuo stimolo perché il miglioramento diventi definitivo.

Quindi è un lavoro che si fa anche nei giorni precedenti la gara?

Si fa anche fuori dalla corsa, non solo la mattina prima della partenza. Però è chiaro che bisogna dare dei richiami continui e questi vengono dati prima della gara. Avendo la possibilità, è il momento migliore per farlo. Ovviamente c’è chi lavora in questa direzione e c’è chi invece utilizza gli elastici come un mero riscaldamento e quindi la chiama attivazione.

Training camp, UAE Team Emirates, Benidorm, 2026 (foto UAE Emirates/Fizza)
L’osservazione durante i ritiri ha portato a sviluppare i lavori descritti da Del Gallo (foto UAE Emirates/Fizza)
Training camp, UAE Team Emirates, Benidorm, 2026 (foto UAE Emirates/Fizza)
L’osservazione durante i ritiri ha portato a sviluppare i lavori descritti da Del Gallo (foto UAE Emirates/Fizza)
Ma non è la stessa cosa, giusto?

Viene chiamata attivazione per farsi capire da tutti, un riscaldamento muscolare fatto con gli elastici. Ma non è questo, non è un riscaldamento. Che senso ha riscaldarsi cinque minuti prima di un gara che durerà 5-6 ore, in cui la differenza si fa proprio alla fine? Sarebbe una domanda corretta, se davvero fosse quello. Invece il lavoro sul controllo motorio rimane per tutta la gara. Pedaleranno in una maniera diversa, consumeranno meno energie e si ritroveranno nel finale con una situazione migliore. Sono lavori che facciamo nel bus o in albergo. 

Li fanno tutti il mattino della gara?

Ci vuole un quarto d’ora per atleta, perciò non riesci a farli tutti. Il ciclismo ha tempi strettissimi. Quindi con qualcuno lavori il giorno prima. Riguarda gambe e tronco, in realtà il lavoro arriva dalla parte superiore, dal mancato controllo della cintura pelvica. L’obiettivo principale è quello, non sono neanche le gambe, che semmai sono il terminale da cui ti accorgi dell’anomalia. Si parla tanto di core, di muscolatura profonda, di plank… Va benissimo, è giusto farlo. Quanto più rendi stabile il tronco, meno forza ti serve per muovere le leve, che possono essere braccia o gambe…

C’è un però?

Esatto. Puoi avere il core forte finché vuoi ed essere il numero uno in quegli esercizi, ma se quando dai un input, quando dai il comando di spinta sul pedale, il cervello non lo fa nel modo giusto, avere quel core così forte non ti serve a niente.

Esercizi con elestici, UAE Team Emirates, articolo con Michele Del Gallo (foto UAE Emirates/Fizza)
Gli esercizi di controllo motorio fanno parte di una routine stabile (foto UAE Emirates/Fizza)
Esercizi con elestici, UAE Team Emirates, articolo con Michele Del Gallo (foto UAE Emirates/Fizza)
Gli esercizi di controllo motorio fanno parte di una routine stabile (foto UAE Emirates/Fizza)
Proviamo a spiegare meglio, per favore?

Non decidi volontariamente quali muscoli si devono contrarre, lo decide il cervello in base a dei pattern, cioè delle sequenze prestabilite nelle quali viene deciso di contrarre una serie di muscoli. Se all’interno di questo pattern di movimento, tu non hai l’attivazione del core, quando spingi sul pedale, il cervello non lo va a reclutare. Per cui quel core così forte non è inutile, ma rende molto meno di quel che potrebbe.

C’è una soluzione?

Bisognerebbe fare in modo che quando dai il comando di spinta sul pedale, oltre a tutti i muscoli  che si contraggono, ci fosse anche il core. Non avviene semplicemente pensando di doverlo fare, perché quando sei a 90 pedalate al minuto, è impossibile pensare di gestire la contrazione muscolare. Deve rientrare fra i movimenti automatici che il cervello produce nei muscoli. Su questo si può lavorare. Sono tendenze piuttosto nuove che arrivano dall’America. In parte, come quando ci vedeste lavorare con la redcord, anche se quello è più un ricercare un riequilibrio della muscolatura superficiale e profonda. Va tutto nella stessa direzione, con tecniche diverse.

E’ un lavoro personalizzato, oppure è standard?

Quello che viene fatto lontano dalla partenza è abbastanza personalizzato. Invece al mattino della gara si fa una cosa standard, perché altrimenti servirebbe troppo tempo. Abbiamo creato una routine di esercizi e li abbiamo resi standard per tutti. E lo staff UAE che fa parte del Rehab Group ed è presente alle gare, verifica che i ragazzi seguano il protocollo che abbiamo creato.

Davide Formolo, Red Cord
Già nel 2021, Del Gallo ci aveva raccontato l’uso della Red Cord (qui Formolo negli anni UAE)
Già nel 2021, Del Gallo ci aveva raccontato l’uso della Red Cord (qui Formolo negli anni UAE)
Che cos’è il Rehab Group?

Una struttura interna alla squadra, per la quale abbiamo spinto Stefani Conti ed io e per la quale vorrei davvero ringraziare Mauro Gianetti. Lui aveva questo tipo di sensibilità già da atleta: andava dall’osteopata in anni parecchio lontani, era aperto a questo mondo. Nel Rehab Group siamo in quattro, con la direzione dal dottor Rotunno. C’è Daniel Ortega che è uno spagnolo, poi Dario Marini, quindi Jaime Hernandez ed io. Due italiani e due spagnoli.

E che cosa fate?

Abbiamo preso dei macchinari particolari e questo grazie a Mauro, perché sennò non l’avremmo potuto fare. Se c’è bisogno di fare degli investimenti, si fanno, non è un problema. Ovviamente grazie anche alla disponibilità economica. Mauro si fida. Noi lavoriamo non solo per portare a casa lo stipendio a fine mese, ma ricercando qualcosa di nuovo che possa far funzionare meglio le cose.

Si spiega anche perché Pogacar di recente abbia detto che questa squadra è tutt’altro rispetto a quella in cui arrivò nel 2019.

Era un altro pianeta rispetto a quello su cui siamo adesso. Perché è cambiata la testa, è cambiato chi comanda e lo fa con un’altra ottica, con un altro sistema e un altro metodo. Capito perché Gianetti mi ricorda Ballerini?

Dalla NSN all’XDS Astana, gli ultimi colpi del ciclomercato

Ciclomercato, gli ultimi colpi dalla NSN alla XDS Astana

16.01.2026
6 min
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Seconda parte della rassegna delle 18 squadre WorldTour insieme ad Alessandro Ballan. Come si è visto nella prima, ci sono stati tanti movimenti di ciclomercato che hanno un po’ cambiato le gerarchie, anche se la sensazione è che non tutte le formazioni abbiano scelto davvero in maniera da migliorare, almeno a breve termine. Un fatto che emerge infatti è il profondo rinnovamento con tanti neoprofessionisti e un’età media che continua ad abbassarsi, frutto della frenetica ricerca del nuovo campione a tutti i costi.

Brady Gilmore ha regalato al team il primo podio: 2° nel Criterium Western Australia (foto Facebook)
Brady Gilmore ha regalato alla NSN il primo podio: 2° nel Criterium Western Australia (foto Chris Auld)
Brady Gilmore ha regalato al team il primo podio: 2° nel Criterium Western Australia (foto Facebook)
Brady Gilmore ha regalato alla NSN il primo podio: 2° nel Criterium Western Australia (foto Chris Auld)

NSN Cycling Team

Le polemiche legate al nome che hanno caratterizzato il 2025 dovrebbero essere parte del passato. La denominazione israeliana scompare dal nome, nuovo sponsor e nuova licenza. Ciò ha portato anche a molti cambiamenti in squadra, con ben 9 nuovi acquisti nel ciclomercato.

«Hanno fatto dei grandi cambiamenti – parte così Ballan – soprattutto con l’arrivo di Girmay che a mio parere negli ultimi due anni ha tirato un po’ i remi in barca. Nei propositi dovrebbe cercare di tornare quello di qualche anno fa, ma dietro di lui hanno corridori giovani come Paul Martin, un prospetto da seguire e lo stesso Pinarello, che arriva dalla Bardiani. Hanno dei corridori molto interessanti: certo, perdono tanta qualità con Ackermann, Fuglsang, Gee, Riccitello, Schwarzmann».

Red Bull Bora Hansgrohe

Con l’arrivo di Evenepoel, la squadra tedesca è chiaramente la regina del ciclomercato e si pone in aperta antitesi alla UAE, ma sarà sufficiente l’approdo dell’olimpionico?

«Loro e la Visma proveranno a sovvertire le gerarchie, saranno queste tre le squadre per i Grandi Giri a tappe. La Red Bull si è rafforzata parecchio, innestando esperienza con Cattaneo e Vermeersch, poi non dimentichiamo che hanno un serbatoio importante e un talento come il nostro Finn nel devo team che farà le sue prime esperienze in prima squadra. La nuova Red Bull è uno dei leif motiv della stagione che va a iniziare».

ristrutturazione per la Soudal che ora punta tutto sulle classiche di un giorno
Profonda ristrutturazione per la Soudal che dopo mosse interessanti al ciclomercato, ora punta sulle classiche
ristrutturazione per la Soudal che ora punta tutto sulle classiche di un giorno
Profonda ristrutturazione per la Soudal che dopo mosse interessanti al ciclomercato, ora punta sulle classiche

Soudal Quick Step

Considerando i nuovi arrivi e i cambiamenti imposti dalla partenza di Evenepoel, la nuova Soudal è davvero sulla strada di tornare il Wolfpack del passato?

«Loro avevano progettato questo cambiamento proprio in previsione dell’addio di Remco per quanto riguardava le gare a tappe e quindi hanno un po’ stravolto la squadra. Stanno cercando di ritornare sulle loro linee guida, incentrandosi sulle corse di un giorno. Dal ciclomercato arrivano corridori validi come Van Baarle e Stuyven, con molta esperienza nelle classiche, ma anche il nostro Filippo Zana, un altro bel corridore. Poi c’è Dainese per quanto riguarda le volate. Io credo che nel complesso ha cambiato molto proprio come impostazione, è una delle scommesse del 2026».

Team Jayco AlUla

Ben 10 nuovi acquisti nel ciclomercato per la formazione australiana, ma quanto influiscono sul rendimento generale?

«L’arrivo di Ackermann, Covi, Vendrame, anche il tricolore Filippo Conca danno al team un bello sprint, ma dall’altra parte perdono molto considerando che vanno via De Marchi, Dunbar, Groenewegen che è sempre un ottimo velocista. Io comunque penso che si siano rafforzati un po’: magari perdono qualità nelle volate senza Groenewegen, ma in generale mi sembra che si siano rafforzati proprio come intelaiatura e scelte tattiche».

I destini del Team Picnic PostNL dipendono molto dal ritorno ai vertici di Fabio Jakobsen, qui nel media day (foto Facebook)
I destini del Team Picnic PostNL dipendono molto dal ritorno ai vertici di Fabio Jakobsen, qui nel media day (foto Facebook)
I destini del Team Picnic PostNL dipendono molto dal ritorno ai vertici di Fabio Jakobsen, qui nel media day (foto Facebook)
I destini del Team Picnic PostNL dipendono molto dal ritorno ai vertici di Fabio Jakobsen, qui nel media day (foto Facebook)

Team Picnic PostNL

Non mancano le novità anche a proposito della formazione olandese: «Non vedo grandissime entrate dopo il ciclomercato, mentre per contro perdono Romain Bardet e anche Onley. E’ chiaro che cala la qualità, la vedo tra le formazioni che ha fatto un passo indietro. Magari però possono trovare altre soluzioni, concentrarsi maggiormente sulle volate di Jakobsen, poi ci sono giovani come Faure Prost che possono emergere, ma rischiano comunque di perdere punti e posizioni nel ranking».

Visma-Lease a Bike

Parlando dell’altra alternativa alla UAE, è chiaro che tutto è cambiato proprio negli ultimissimi giorni con l’addio di Yates.

«Peserà parecchio a mio parere, perché se è vero che hanno Vingegaard, non hanno più la seconda punta, non dimentichiamo che hanno perso anche Uijtdebroeks. Devono puntare tutto quanto su un uomo solo e sappiamo benissimo che quando hai una squadra impostata su una sola pedina non è mai facile. Il danese farà anche il Giro, vedremo quanto la squadra potrà sostenerlo in questo doppio sforzo».

Dominatore del 2025, il team di Pogacar è rimasto quasi intatto intorno al campione del mondo
Dominatore del 2025, pochi interventi nel ciclomercato per il team di Pogacar (foto UAE Team Emirates)
Dominatore del 2025, il team di Pogacar è rimasto quasi intatto intorno al campione del mondo
Dominatore del 2025, pochi interventi nel ciclomercato per il team di Pogacar (foto UAE Team Emirates)

UAE Team Emirates

Rispetto al passato, pochissime entrate e uscite al ciclomercato per la formazione regina del ranking. Ormai la il nocciolo duro è costruito intorno a Pogacar?

«Mah, hanno fatto più di 90 vittorie, quindi è anche difficile andare a cambiare una squadra vincente. Loro hanno questa capacità di avere questi contratti molto lunghi e soprattutto hanno la forza di prendere molti giovani interessanti come nel 2025, hanno fatto parecchi innesti. Poi hanno perso Ayuso, pedina forte ma anche molto scomoda. Sarà ancora la squadra da battere».

Uno-X

La Uno X continua nella sua strada di pseudonazionale norvegese/danese. La trovi sempre allo stesso livello?

«Perdono Kristoff, un grandissimo corridore, ma sappiamo benissimo che ultimamente non era più brillante come eravamo abituati a vederlo. Nel ciclomercato hanno ingaggiato molti corridori con esperienza, che arrivano da Intermarché, Bahrain, Astana, Groupama. Io direi che alla fine si rafforzano perché portano a casa dei corridori che hanno già un bagaglio di conoscenza del ciclismo ad alto livello. Si metteranno in luce».

Nicolas Vinokourov è uno dei giovani promossi dal devo team (foto Facebook)
Nicolas Vinokourov è uno dei giovani del team kazako di sponsor cinese (foto Facebook)
Nicolas Vinokourov è uno dei giovani promossi dal devo team (foto Facebook)
Nicolas Vinokourov è uno dei giovani del team kazako di sponsor cinese (foto Facebook)

XDS Astana

Per la formazione kazaka quest’anno non c’è la spada di Damocle della retrocessione. Otterrà comunque grandi risultati con i corridori innestati?

«Dipende, se imposteranno la stagione come l’anno scorso, dove sono partiti veramente forte nella prima parte e poi hanno pagato quella partenza molto veloce nel corso della stagione o cambieranno scelte. E’ una squadra che ha un grosso blocco di italiani e quindi speriamo faccia risultati per i nostri uomini, pensando a Diego Ulissi e a tutti gli altri. A mio parere si è rafforzata perché rispetto a quello che ha perso, hanno preso corridori che arrivano da squadre, magari non di primo livello, ma che hanno già fatto dei buoni calendari, come la Caja Rural».

Pogacar Giro 2024 Vegni

Giro, accordi fra team e organizzatori? Parola a Martinelli

16.01.2026
5 min
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Jonas Vingegaard ha annunciato da pochi giorni la sua partecipazione al prossimo Giro d’Italia. Ma già prima dell’ufficializzazione erano corse voci sull’intesa tra il danese e RCS. Ma come funzionano questi passaggi? Che tipo di dialogo c’è tra campioni (e squadre) e gli organizzatori delle corse? L’abbiamo chiesto ad uno che di campioni e di Grandi Gri se ne intende, Giuseppe Martinelli

Giuseppe Martinelli ha smesso con ciclismo professionistico l’anno scorso, ma rimane uno dei punti riferimento nel settore
Giuseppe Martinelli ha smesso con ciclismo professionistico l’anno scorso, ma rimane uno dei punti riferimento nel settore
Giuseppe, come prima cosa: cosa ne pensi della partecipazione di Vingegaard al Giro? Te l’aspettavi? 

Credo sia una grande occasione per lui, può raggiungere già questa primavera la famosa Tripla Corona, un grandissimo traguardo per un corridore. Mi auguro che la Visma si presenti con una squadra forte per vincere il Giro, perché devi avere molti corridori di qualità, non basta il capitano. Devi tenere la corsa per giorni e giorni, anche perché credo ci sarà una bella concorrenza. A parte la scorsa Vuelta, negli ultimi tre anni Vingegaard è stato abituato a correre su Pogacar, non hanno quasi mai preso la gara in mano. Al Giro invece sarà il faro della corsa e non devono pensare sarà così facile. 

Arriviamo al centro della questione. Come funzionano questi accordi tra corridori ed organizzatori?

Io ho avuto parecchi campioni, Pantani, Contador, Nibali e l’accordo che si fa, nella mia esperienza, non è sul rimborso economico. La prima cosa da capire assieme, se vuoi avere un corridore del livello di Vingegaard, è il percorso. Magari con una sola cronometro e in generale un tracciato non troppo difficile, dal momento che poi ci sarà anche il Tour.

Vingegaard e Visma Vuelta 2025
Dopo la vittoria alla scorsa Vuelta, al prossimo Giro Jonas Vingegaard ha l’occasione di fare sua la Tripla Corona
Vingegaard e Visma Vuelta 2025
Dopo la vittoria alla scorsa Vuelta, al prossimo Giro Jonas Vingegaard ha l’occasione di fare sua la Tripla Corona
Questo significa che il dialogo tra le due parti inizia ben prima dell’inverno… 

Le squadre più importanti hanno una visuale già da prima dei ritiri. Il fatto che Vingegaard abbia dato l’annuncio il 13 gennaio è una data diciamo formale. Tra la Visma e il Giro, secondo me, i contatti sono iniziati ben prima. Anche perché partire con il numero 1, dopo la loro vittoria l’anno scorso, è di per sé qualcosa di importante.

Quindi questi accordi non sono anche di natura economica?

Io non sono mai stato manager, ma in tanti anni e con tanti campioni non mi è mai successo. Per me è difficile che paghino davvero un corridore o una squadra. C’è il rimborso spese, che però è uguale per tutti.

Evenepoel crono Giro 2023
Evenepoel lasciò il Giro del 2023 dopo aver vinto la 9ª tappa a crono e aver ripreso la maglia rosa. Una “fuga” che creò più di un attrito
Evenepoel crono Giro 2023
Evenepoel lasciò il Giro del 2023 dopo aver vinto la 9ª tappa a crono e aver ripreso la maglia rosa. Una “fuga” che creò più di un attrito
Però Lefevere l’anno scorso ha parlato chiaramente di un “premio presenza” per la partecipazione di Evenepoel al Giro del 2023….

Ho sentito anch’io quella faccenda. Non dico che non gli credo, dico che a me non è mai successa una cosa del genere. Non so se siano i tempi ad essere cambiati o cosa. Io non riesco neanche a concepire il fatto che un’organizzazione paghi un corridore per partecipare e non lo troverei nemmeno corretto

Perché non corretto? 

Perché la partecipazione di un grande campione dà lustro all’evento, è vero, ma è vero anche il contrario. Serve eccome alla carriera di corridore, come per esempio gioverà a Vingegaard, nel caso dovesse vincere il Giro, per arrivare alla cosiddetta Tripla Corona. Per me alla Visma non guardano a queste cose, ad accordi per 50 o 100 mila euro che siano, pensano all’aspetto sportivo.

Martinelli con Nibali (e Slongo) sul podio finale del Giro d’Italia 2016
Martinelli con Nibali (e Slongo) sul podio finale del Giro d’Italia 2016
Quindi non ti è mai successa una cosa simile?

No, mai. Quando con Vincenzo (Nibali, ndr) abbiamo deciso di non andare al Giro ma al Tour, l’abbiamo fatto senza pensare al ritorno economico, ma ragionando su cosa fosse meglio per lui e per la squadra. Detto questo mi ricordo anche che quando Armstrong venne al Giro si sentiva dire che l’avessero pagato. Anche qui non mi sento di escluderlo in generale, posso solo dire che a me non è mai successo.

Quindi gli accordi tra campioni e organizzazione riguardano soltanto il percorso o ci sono altri aspetti?

E’ certamente l’aspetto più importante. Come è stato con Pogacar nel 2024, quando il percorso non era troppo duro, soprattutto nella terza settimana. In questo modo ha potuto spendere il giusto e risparmiare delle energie per il Tour. Per questo dico che conviene quasi più a Vingegaard venire al Giro che viceversa, perché dopo due secondi posti al Tour una vittoria di quel tipo sarebbe molto importante.

Pogacar Vingegaard Europei 2025
L’ultimo volta che Vingegaard ha incontrato Pogacar nella scorsa stagione è stata al Campionato europeo, il 5 ottobre. Quest’anno si ritroveranno al Tour
Pogacar Vingegaard Europei 2025
L’ultimo volta che Vingegaard ha incontrato Pogacar nella scorsa stagione è stata al Campionato europeo, il 5 ottobre. Quest’anno si ritroveranno al Tour
Anche ai vostri tempi c’era questo dialogo sul tracciato? E quando iniziava?

Se ne parlava già in autunno alla fine della stagione, ci dicevano a grandi linee com’era il percorso, ma niente di più. Anche ai tempi di Pantani, quando il direttore era Castellano, magari gli si chiedeva di non mettere tre cronometro. Ma sono cose che sono sempre successe, perché i campioni, quando ci sono, vanno anche un po’ messi a loro agio.

Dunque un’idea del programma c’è già anche prima dei ritiri invernali, giusto?

Secondo me ora ci pensano prima, anche da un anno all’altro. Forse Vingegaard ha deciso di fare il Giro già la stagione scorsa dopo il Tour. Significa che le squadre non guardano solo il percorso, ma tutto l’insieme, comprese le volontà del corridore. Com’è giusto che sia, specie nel caso di campioni di questo calibro.

Mattia Agostinacchio, EF Education EasyPost (foto Instagram)

Mattia Agostinacchio: il cross, il WorldTour e i suoi (soli) 18 anni

16.01.2026
6 min
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BRUGHERIO – Occhi azzurri, sopracciglia nere e folte, lo sguardo di chi ha diciotto anni ma sa che deve mostrarne qualcuno in più. Mattia Agostinacchio è uno dei giovani che più va veloce nel ciclismo moderno, tanto da saltare a piè pari la categoria under 23. Il ragazzino di Aosta passerà direttamente nel WorldTour e lo farà con la EF Education EasyPost (in apertura foto Instagram). Il team americano crede talmente tanto in lui da avergli creato intorno una squadra di ciclocross nella quale corrono solamente Mattia Agostinacchio e il fratello Filippo. 

Il camper di famiglia parcheggiato a pochi metri dal percorso, dentro la madre dei fratelli Agostinacchio prepara il caffè e al termine dell’intervista ce ne offre uno fumante. Un toccasana in vista della giornata fredda che ci aspettava in occasione del campionato italiano di ciclocross. Pochi metri più in là il camion officina con ruote, copertoni, telai e tutto quello che serve a una squadra intera, ma i protagonisti della storia sono solamente due. Anche una troupe a riprendere ogni momento, arrivata direttamente da Los Angeles. Insomma, il mondo intorno a Mattia Agostinacchio è tutt’altro che normale, soprattutto quando si hanno appena diciotto anni. 

Cannondale, Fabio Agostinacchio, papà insieme al meccanico
A sinistra papà Fabio insieme al meccanico mentre lavorano all’assetto della bici prima del campionato italiano
Cannondale, Fabio Agostinacchio, papà insieme al meccanico
A sinistra papà Fabio insieme al meccanico mentre lavorano all’assetto della bici prima del campionato italiano

Fuori dal cerchio

Però Mattia Agostinacchio sembra avere qualcosa di speciale, chi lo conosce e lo ha intorno ogni giorno racconta di una forza e una classe fuori dal comune. Lo ha visto Daniele Pontoni, il cittì della nazionale di ciclocross, così come lo sa suo fratello Filippo, il quale ha provato a raccontarcelo. A Namur, in occasione della tappa di Coppa del mondo di ciclocross Mattia Agostinacchio nei due giri finali ha tenuto il ritmo di Va Der Poel e Thibau Nys.

«La stagione di ciclocross è iniziata subito con le gare in Italia – ci racconta Mattia Agostinacchio – ed è andata abbastanza bene, a parte qualche problema. Poi ci sono stati i campionati europei, dove sono riuscito a vincere nella prova riservata agli under 23, sinceramente non me l’aspettavo. Al primo anno in una nuova categoria non è facile trovare il ritmo e il titolo continentale è stata una bella iniezione di fiducia».

Mattia Agostinacchio, EF Education EasyPost, riscaldamento
Ecco il giovane Mattia Agostinacchio mentre si riscalda sui rulli, dietro di lui il camion officina della EF Education EasyPost
Mattia Agostinacchio, EF Education EasyPost, riscaldamento
Ecco il giovane Mattia Agostinacchio mentre si riscalda sui rulli, dietro di lui il camion officina della EF Education EasyPost
Abbiamo visto che sei stato anche in Spagna con la squadra WorldTour

Sì, sono andato a fare un primo ritiro stagionale. Il ciclocross non era ancora finito ma è stato bello entrare in contatto con il mondo dei grandi. Ho imparato già tanto dai corridori più esperti ed è stata una bellissima esperienza. Quando sono rientrato nel ciclocross ho avuto bisogno di una gara per riprendere il ritmo. 

Hai chiuso l’esperienza in Belgio con due DNF, cos’è successo?

Sono stato male e mi sono dovuto ritirare, nulla di grave, mi sono riposato qualche giorno e sono poi tornato a correre proprio qui al campionato italiano (chiuso in quarta posizione e che ha confermato lo stato di forma non eccezionale di Mattia Agostinacchio, ndr). 

Mattia Agostinacchio, EF Education EasyPost, campionato italiano ciclocross, under 23, Brugherio 2026
Mattia Agostinacchio al campionato italiano ciclocross ha vissuto una giornata storta ma ha comunque conquistato il quarto posto finale
Mattia Agostinacchio, EF Education EasyPost, campionato italiano ciclocross, under 23, Brugherio 2026
Mattia Agostinacchio al campionato italiano ciclocross ha vissuto una giornata storta ma ha comunque conquistato il quarto posto finale
Com’è stato il primo approccio al WorldTour, spaventa?

No, penso che mi ci vorrà un po’ di tempo per abituarmi ma con calma si fa tutto. La cosa che ho notato è che anche nel ciclocross i ritmi sono tanto diversi nelle gare elite rispetto allo scorso anno quando correvo con gli juniores. Nelle corse under 23 che ho fatto, invece, la differenza non è così grande (lo confermano anche i risultati ottenuti, ndr). 

In Spagna ti sei sentito subito parte del team?

Mi hanno accolto bene, non c’è nessuno che non saluta o che non mi chiede come sto. Sono tutti molto accoglienti e disponibili, essere entrato in un team del genere mi ha reso felice. Anche lo stesso Ben Healy mi ha detto che per qualsiasi dubbio o domanda posso affidarmi a lui. 

Filippo Agostinacchio con alle spalle il fratello Mattia
Filippo Agostinacchio con alle spalle il fratello Mattia (foto Instagram)
Filippo Agostinacchio con alle spalle il fratello Mattia
Filippo Agostinacchio con alle spalle il fratello Mattia (foto Instagram)
Andare direttamente nel WorldTour è stata una scelta da cogliere al volo? O magari è troppo presto?

Al momento sono valide entrambe le risposte, lo vedremo in futuro. 

Cosa ti ha spinto a fare questo tipo di salto?

La sfida anche con me stesso per vedere se ne sono in grado e se riuscirò ad essere già competitivo. Al momento non so esattamente dove collocarmi all’interno del gruppo. Con cuore e testa si può fare tutto, sono abbastanza tranquillo al momento, ma vedremo a fine marzo con la prima gara a che punto sarò. 

Mattia Agostinacchio, Namur, Coppa del mondo ciclocross, 2025, EF Education-EasyPost (Photopress.be)
Mattia Agostinacchio in azione a Namur nella tappa di Coppa del mondo corsa con gli elite e conclusa al 13° posto (Photopress.be)
Mattia Agostinacchio, Namur, Coppa del mondo ciclocross, 2025, EF Education-EasyPost (Photopress.be)
Mattia Agostinacchio in azione a Namur nella tappa di Coppa del mondo corsa con gli elite e conclusa al 13° posto (Photopress.be)
Il passaggio su strada è quello più difficile?

Sono sforzi diversi dal ciclocross e che richiedono maggiore impegno. Però farò delle gare adatte alle mie caratteristiche, quindi il passaggio sarà graduale. 

Quali sono queste gare?

Sicuramente con percorsi collinari, mossi. 

Quel famoso quarto d’ora nel ciclocross è possibile replicarlo su strada?

Vedremo, dipende dai percorsi e dagli sforzi che devo fare. Su una tappa o una gara collinare è più semplice perché lo sforzo massimale è simile a quello che faccio sul fango. In salita, invece, il processo di adattamento richiederà un po’ più di tempo. 

Mattia Agostinacchio, campione europeo ciclocross under 23, 2025
Dopo aver conquistato il titolo europeo tra gli under 23 per Agostinacchio ci sarà anche l’occasione al mondiale?
Mattia Agostinacchio, campione europeo ciclocross under 23, 2025
Dopo aver conquistato il titolo europeo tra gli under 23 per Agostinacchio ci sarà anche l’occasione al mondiale?
Hai già un programma su strada? 

Ne ho parlato con il team, ma mi hanno detto di non tenerlo troppo in considerazione perché cambierà. In teoria inizio con la Coppi e Bartali (dal 24 al 28 marzo, ndr). 

Il menu del cross cosa prevede?

Ora farò un ritiro in Spagna con la squadra WorldTour, per altri cinque giorni. Poi andrò direttamente a Benidorm per la Coppa del mondo, lì mi unirò alla nazionale e faremo un ritiro in vista dell’ultima parte di stagione. Andremo a Hoogerheide e poi ci sarà il mondiale

Ci pensi alla maglia iridata?

Sì, ma ora ho nel mirino gli appuntamenti che arrivano prima, per il mondiale c’è tempo.

Visma senza più Yates, cosa cambia? Il commento di Moreno Moser

16.01.2026
5 min
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Il ritiro di Simon Yates è stato un bel colpo per la Visma–Lease a Bike. Il suo addio fa sì che i gialloneri non perdano solo un uomo importante, che poteva essere leader da solo, ma anche un enorme gregario per Jonas Vingegaard. La foto in apertura (foto Instagram -Visma Lease a Bike) è stata scattata a pochissimi giorni dal ritiro di Yates. Era dicembre e in quello scatto c’erano i leader del team… anche Simon, tutto a destra. D’ora in poi ne mancherà uno.

Da qui molti interrogativi: il ritiro di Yates indurrà il team a rivedere i piani? Non potendo più fare grosse rotazioni, con che squadra verrà al Giro d’Italia pensando che poi c’è anche il Tour? E quale treno per Jonas in salita? Non che siano pochi: Kuss, Jorgenson, Kruijswijk, Kelderman, il quale però non è più lo stesso di qualche anno fa, ma non sono neanche tantissimi.
Tutte domande a cui in parte hanno risposto gli stessi tecnici della Visma in questi giorni di media day in Spagna e che abbiamo sottoposto al commento, sempre molto acuto, di Moreno Moser.

In Visma, e lo ha detto anche Vingegaard, si è parlato di esaurimento: ma forse dopo la conquista del Giro Simon Yates, a 34 anni, si sentiva appagato (foto La Presse)
In Visma, e lo ha detto anche Vingegaard, si è parlato di esaurimento: ma forse dopo la conquista del Giro Simon Yates, a 34 anni, si sentiva appagato (foto La Presse)

Visma spiazzata

Lo hanno sottolineato in questi giorni gli stessi dirigenti della squadra olandese. Partiamo dalle parole di Grischa Niermann, uno dei direttori sportivi. «Simon è irrimpiazzabile. Primo, perché al momento non possiamo sostituirlo nemmeno volendo visto che il ciclomercato è chiuso. E sinceramente non vedo chi possa essere come lui. Secondo, perché non credo si possa rimpiazzare Simon Yates come atleta e uomo squadra. Apparentemente non c’erano segnali del suo ritiro, ma durante il periodo natalizio è venuto da noi dicendo che voleva chiudere la sua carriera».

«Prima di tutto – dice Moser – lasciatemi dire la mia sul fatto che abbia lasciato e sulle critiche sui social, che non condivido, da parte del pubblico e persino di alcuni giornalisti che hanno speculato negativamente sulle ragioni del ritiro, suggerendo dubbi o problemi nascosti.

«Io invece, quando ho letto la notizia, l’ho apprezzato. Per me Yates a settembre-ottobre neanche ci pensava, poi quando ha ripreso ad allenarsi ha capito che qualcosa non andava più, che non c’erano gli stimoli necessari. Ha 13 anni di carriera da professionista, tutti tra l’altro con un ottimo stipendio. Sa che una stagione così non la rifarà più… e ha detto basta. Quindi, come dicevo, ho apprezzato questo coraggio di dire basta nel momento migliore. E sono contento per lui se ha scelto di fermarsi sentendosi sereno».

Kuss sarà ancora il punto fermo per Vingegaard…
Kuss sarà ancora il punto fermo per Vingegaard…

Come cambiano i programmi

E poi subentrano i discorsi tecnici. Quante cosa hanno dovuto rivedere in casa Visma-Lease a Bike. «Yates – ha detto Niermann – era nei nostri programmi in molte corse, programmi che sapeva sin da settembre. E alla Parigi-Nizza era addirittura il nostro leader. Questo ci costringe a rivedere molte cose». E qui emerge il vero dilemma: Yates non era solo un gregario, ma anche un leader.

«Dico che per Vingegaard la sua perdita è un bel problema – commenta Moser – la partenza di Yates indebolisce notevolmente la Visma. Mettiamoci che già non era più la “corazzata” di qualche anno fa, soprattutto per quanto riguarda gli uomini di salita. Questo inciderà sui piani e sulle formazioni. Per di più quest’anno verranno al Giro d’Italia con l’intento di vincerlo, quindi dovranno centellinare bene gli uomini. Alla peggio, nelle altre stagioni, sarebbero venuti in Italia con una squadra un po’ così e avrebbero fatto all in sul Tour. Stavolta non possono farlo. Di certo, mi immagino, ci sarà Kuss. Lui diventa davvero fondamentale».

Chiaramente il confronto con Red Bull–Bora e, ancora di più, con UAE Emirates, è svantaggioso per la Visma: loro hanno quantità e qualità. Pensateci: Lipowitz, Roglic, Evenepoel, Pellizzari, Hindley, Vlasov per i “tori rossi”. Pogacar, Almeida, Del Toro, Adam Yates, Torres, Sivakov, Vine… per gli emiratini.

«Come dicevo, infatti, è un bel problema. Vingegaard stesso ha detto che s’immaginava di essere al Giro con Simon vicino. Tra l’altro Jonas ha sì vinto la Vuelta l’anno scorso contro Almeida, ma non l’ha vinta facilmente. Se l’è dovuta sudare e, se vado ad analizzare i dati, Almeida è in crescita costante, mentre la curva di crescita di Vingegaard negli ultimi due anni non è altrettanto brillante. A lui la squadra serve. Non è Pogacar, che vincerebbe il Giro anche da solo… per dire».

Simon Yates, Piganzoli
Il ritiro anticipato di Yates può incidere sui programmi e sul progresso di Piganzoli, giovane neoacquisto della Visma (foto Instagram)
Simon Yates, Piganzoli
Il ritiro anticipato di Yates può incidere sui programmi e sul progresso di Piganzoli, giovane neoacquisto della Visma (foto Instagram)

Quali tattiche?

La Visma–Lease a Bike resta comunque un team enorme e di grande competenza e di certo sapranno come fare. Ma per la salita è chiaro che bisogna fare di nuovo quadrato attorno a Sepp Kuss (giusto ieri anche lui è stato ufficializzato per la corsa rosa) la garanzia e magari modificare i piani e le preparazioni di alcuni uomini come Kelderman o Kruijswijk.

La domanda che abbiamo rivolto a Moser è diretta: che tattiche ti aspetti? Cambierà qualcosa?
«Per me sì – ha replicato Moreno – dato l’indebolimento della squadra, già mi vedo una strategia difensiva, simile a quella vista alla Vuelta. Correranno al risparmio. Punteranno tutto sulla crono e magari su una tappa di montagna: due spot in cui concentreranno le energie. Una tattica meno aggressiva ma pragmatica. Certo, già sento le critiche: “Non attaccano”, “Aspettano sempre”. Ma sono quasi certo che andrà così».

E poi Moser rilancia con un tema molto intrigante. «E se l’uomo per la salita fosse Davide Piganzoli ? Magari lo hanno preso apposta, o comunque se lo ritrovano. Consideriamo che sono un grande team, che sa lavorare, che sa far migliorare gli atleti e che si basa molto sui numeri. Un Piganzoli proiettato per fare un certo lavoro ci potrebbe stare. Magari deve arrivare a metà salita, non deve correre con lo stress della classifica e per certi aspetti è più tranquillo, spenderebbe di meno.

«Le selezioni in Visma sono basate su test e pianificazioni a lungo termine, piuttosto che sulle sole prestazioni della corsa. In quei casi l’atleta si sente in dovere di dimostrare qualcosa e alla fine finisce per esaurirsi, anche solo per guadagnarsi un posto. In Visma invece questo non succede: se sanno che quell’atleta deve lavorare in un certo modo, loro battezzano quell’idea e vanno avanti».

Ciclomercato, chi sale e chi scende. I giudizi di Ballan

Ciclomercato, chi sale e chi scende. I giudizi di Ballan

15.01.2026
6 min
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E’ tempo di correre, i roster delle squadre sono ormai al completo, ma com’è stato l’ultimo ciclomercato? L’approdo di Remco Evenepoel alla Red Bull è sicuramente la mossa principale, che cambia maggiormente le gerarchie, ma molte formazioni hanno cambiato pelle e alla fine qualche sorpresa è anche saltata fuori.

E’ giusto quindi, a poche ore dal via ufficiale del WorldTour nelle lontane strade australiane, passare sotto la lente le 18 formazioni della massima serie, attraverso la saggezza di Alessandro Ballan che conosce bene i rapporti di forza e anche i sottili equilibri che regnano in ogni team.

Alessandro Ballan, ex campione del mondo, oggi commentatore Tv per Rai Sport
Alessandro Ballan, ex campione del mondo, oggi opinionista Tv per Rai Sport
Alessandro Ballan, ex campione del mondo, oggi commentatore Tv per Rai Sport
Alessandro Ballan, ex campione del mondo, oggi opinionista Tv per Rai Sport

Abbiamo diviso le squadre in due blocchi, andando in ordine alfabetico per raccontare di ognuna l’evoluzione, cercando di capire se le mosse decise dai dirigenti, anche attraverso i contatti con i procuratori, hanno avuto un effetto migliorativo o meno (e non sono poche le squadre che escono dal ciclomercato destando qualche perplessità…).

Alpecin-Premier Tech

La prima squadra da analizzare è la Alpecin, con l’arrivo come secondo sponsor della Premier Tech che ha contribuito a un profondo restyling intorno a Mathieu Van der Poel.

«Ben 12 nuovi arrivi sono tanti – afferma Ballan – vedo tanti ragazzi giovani, tanti neopro’ a parte oltre ai due che arrivano dall’Intermarché che sono Busatto e Thijssen. Secondo me mancherà un po’ di esperienza, anche nel far da gregario a Van der Poel. Nelle gare che gli interessano, ci vorrebbero dei gregari, ma gente come Hermans, Meurisse, Van den Bossche, Vermeersch non la sostituisci facilmente. Io penso che si sia indebolita un po’ e questo ha impatto negativo per VDP».

Mathieu Van der Poel ha nel mirino le Classiche Monumento, ma pare avere meno supporto dal team
Mathieu Van der Poel ha nel mirino le Classiche Monumento, ma pare avere meno supporto dal team (foto Facebook)
Mathieu Van der Poel ha nel mirino le Classiche Monumento, ma pare avere meno supporto dal team (foto Facebook)
Mathieu Van der Poel ha nel mirino le Classiche Monumento, ma pare avere meno supporto dal team (foto Facebook)

Bahrain Victorious

Nella formazione araba il principale intervento sul ciclomercato è stato l’arrivo di Alec Segaert, che arriva per fare il salto di qualità.

«Sì, è un giovane molto, molto interessante, l’abbiamo conosciuto ai campionati del mondo di Zurigo. E’ un cronoman, uno che sa fare la differenza e che può andar bene anche nelle Classiche del Nord, magari a sostegno di Mohoric. Potrebbe essere una bella spalla. In generale non hanno l’esperienza di uno come Pasqualon, ma per il resto mi sembra che sia rimasta abbastanza sulle linee dell’anno scorso, non avendo fatto tanti cambiamenti. Attenzione fra i giovani allo sloveno Omrzel, vedremo come si adatterà alla categoria maggiore».

Decathlon CMA CGM Team

Da quel che si vede, la squadra francese, profondamente rinnovata nella sua base economica al fianco della multinazionale dell’abbigliamento sportivo, è una squadra improntata sulle classiche. La trovi rafforzata con gli arrivi di Kooij e Benoot?

«Molto per i finali, ma perde anche delle belle pedine come Cosnefroy. Io vedo che ha perso qualcosa in salita, ma ha guadagnato per le gare di un giorno. Magari è un investimento che a lungo andare pagherà, considerando anche la crescita dei giovani di casa come Seixas».

Ben Healy è l'indiscusso leader della EF Education EasyPost, soprattutto nelle corse in linea
Ben Healy è l’indiscusso leader della EF Education EasyPost, soprattutto nelle corse in linea
Ben Healy è l'indiscusso leader della EF Education EasyPost, soprattutto nelle corse in linea
Ben Healy è l’indiscusso leader della EF Education EasyPost, soprattutto nelle corse in linea

EF Education EasyPost

Pochissimi cambiamenti, appena 5 entrate nel ciclomercato con gli arrivi di ragazzi giovani, tra cui Agostinacchio sul quale, ciclocross a parte, il team confida parecchio anche per la strada.

«Si stanno rafforzando anche loro, ma lavorano in prospettiva. Hanno perso uomini di valore come Rui Costa e Chaves che si sono ritirati. Il team in generale è rimasto in linea con le potenzialità dell’anno passato, una squadra che si darà da fare per le gare a tappe, logicamente con una pedina come capitano unico, ma anche per le gare di un giorno. I nomi d’altronde c’erano già, Healy, Powless, anche il nostro Albanese…».

Groupama FDJ United

Nel caso della squadra transalpina la mossa principale non riguarda il ciclomercato dei corridori, quanto l’addio di Madiot, il suo creatore.

«Anche loro innestano tanti giovani, quindi penso che qualcosina perdano, soprattutto con l’addio di Stefan Kung passato alla Tudor: è uno che nelle classiche si è sempre comportato bene, nelle cronometro ancora di più. Una pedina in meno si farà sentire. Arrivano giovani, tra cui Decomble numero 3 del ranking Uci per under 23, ma qualcosa ha perso rispetto all’anno scorso».

L'Ineos Grenadiers è in ristrutturazione, Bernal resta come riferimento per i grandi giri (foto Facebook)
La Ineos Grenadiers è in ristrutturazione, Bernal resta come riferimento per i Grandi Giri (foto Facebook)
L'Ineos Grenadiers è in ristrutturazione, Bernal resta come riferimento per i grandi giri (foto Facebook)
La Ineos Grenadiers è in ristrutturazione, Bernal resta come riferimento per i Grandi Giri (foto Facebook)

Ineos Grenadiers

Si sapeva da tempo che Ineos fosse sulla via della ristrutturazione, quasi necessaria a dispetto di quelle voci di corridoio che parlano di difficoltà della casa madre. Nel finale del ciclomercato è arrivato però il colpo Onley. E’ l’acquisto giusto per il rilancio?

«Mah, loro perdono un carico di esperienza stratosferica, con i ritiri di Castroviejo, Ewan, Fraile, Puccio, Thomas. Erano uomini fidati e non puoi sostituirli di colpo con innesti abbastanza giovani, a parte Vaquelin e Godon. E’ un prezzo che si paga per gettare nuove basi per il futuro, vedremo però che cosa potrà arrivare a breve termine».

Lidl-Trek

La formazione con licenza tedesca è stata protagonista assoluta del ciclomercato, l’approdo di Ayuso ha tenuto banco per mesi. Nel finale c’è stata anche la ciliegina sulla torta di Derek Gee per una squadra costruita per i Grandi Giri.

«Io penso che sia la squadra che ha fatto gli acquisti migliori. Ayuso lo conosciamo, è una pedina molto forte, ma anche Gee con questo acquisto all’ultimo minuto cambia le prospettive e aggiunge scelte per i Grandi Giri. Poi ricordiamo che hanno anche sempre Skjelmose che è un altro bell’atleta, quindi per le gare a tappe sono veramente messi bene».

Con l'acquisto di Cian Uijtdebroeks, la Movistar alloarga le sue possibilità per le corse a tappe (foto Facebook)
Con l’acquisto di Cian Uijtdebroeks, la Movistar allarga le sue possibilità per le corse a tappe (foto Facebook)
Con l'acquisto di Cian Uijtdebroeks, la Movistar alloarga le sue possibilità per le corse a tappe (foto Facebook)
Con l’acquisto di Cian Uijtdebroeks, la Movistar allarga le sue possibilità per le corse a tappe (foto Facebook)

Lotto-Intermarché

Squadra completamente nuova quella belga, frutto della fusione dei due team. Non ci sono stati grandi colpi di ciclomercato, più che altro è una scrematura dei due roster.

«Indubbiamente non vengono da una grande annata. La Lotto è quella che ha vissuto maggiori difficoltà, anche a causa dei problemi fisici di De Lie, mentre l’Intermarché ha sempre cercato di mettersi in luce. Hanno tenuto i corridori più utili, ma far andar d’accordo tutti quanti non è semplice e ci sarà sempre qualcuno che non vorrà fare il gregario. La squadra però ha le basi per essere migliore di quanto visto lo scorso anno, in entrambi i casi. Attenzione soprattutto a Widar, uno dei nuovi talenti annunciati».

Movistar Team

Per la Movistar si può fare un discorso parallelo a quello della Lidl Trek, con gli arrivi di Uijtdebroeks e Juan Pedro Lopez che accrescono le ambizioni per le gare a tappe togliendo a Mas un po’ di pressione soprattutto dopo il suo grave infortunio.

«La Lidl-Trek ha preso corridori di maggior spessore, ma anche loro si sono rafforzati molto. Le corse a tappe sono sempre il loro storico target, è logico che negli ultimi anni con Tadej Pogacar e la Visma, che hanno sempre dato legge, abbiamo perso un po’ di risultati. L’impostazione della squadra è sempre stata quella di una formazione forte per le salite. Io la vedo rafforzata, potrebbero tornare a essere un fattore».