Pietro Mattio, Visma Lease a Bike, Santos Tour Down Under 2026

Mattio: l’esordio nel WorldTour e il sogno delle Classiche 

20.01.2026
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Dall’altra parte del mondo è quasi sera e per Pietro Mattio sta per iniziare la sua prima gara nel WorldTour con il prologo inaugurale del Santos Tour Down Under, ancora in corso di svolgimento. Il corridore piemontese cresciuto nel devo team della Visma Lease a Bike quest’anno è entrato nella formazione WorldTour. Un cammino di crescita nel quale Mattio è diventato sempre più importante e centrale all’interno dei meccanismi della formazione olandese. Tanto c’è ancora da fare, ma un po’ di fieno in cascina è già stato messo. 

«Qui in Australia si sta bene – racconta Pietro Mattio – nei giorni scorsi c’è stato qualche scroscio di pioggia e le temperature si sono leggermente abbassate. Rispetto a chi è partito prima, arrivando qui a inizio gennaio, abbiamo evitato il grande caldo. Le temperature massime si aggirano intorno ai 30-35 gradi centigradi, quindi possiamo dire che è una bella estate australiana».

Pietro Mattio, Visma Lease a Bike, Santos Tour Down Under 2026
Pietro Mattio e il Team Visma Lease a Bike sono arrivati in Australia una decina di giorni fa
Pietro Mattio, Visma Lease a Bike, Santos Tour Down Under 2026
Pietro Mattio e il Team Visma Lease a Bike sono arrivati in Australia una decina di giorni fa
Le gambe come stanno?

Sono pronte anche loro, siamo tutti pronti per la prima gara della stagione. Rispetto all’anno scorso, l’ultimo anno nel devo team parto un paio di settimane prima. Per questo l’avvicinamento è stato leggermente diverso, con tanto volume fin dai primi giorni di ritiro. Essere già abituato al mondo Visma è stato un vantaggio.

Anche per questo sei partito subito dall’Australia?

Quest’anno il calendario lo ha deciso la squadra in base all’idea che si sono fatti di me e del corridore che secondo loro sono e potrò essere. Il Tour Down Under sarà un primo banco di prova per confrontarmi con il livello del WorldTour. 

Pietro Mattio, Visma Lease a Bike
Mattio dopo i tre anni nel devo team con il quale è diventato U23 nel 2023 da quest’anno è passato nella squadra WorldTour
Pietro Mattio, Visma Lease a Bike
Mattio dopo i tre anni nel devo team con il quale è diventato U23 nel 2023 da quest’anno è passato nella squadra WorldTour
Cosa ti hanno messo nel menu?

Al momento so che dopo l’Australia tornerò a casa e partirò subito per il UAE Tour dove lavorerò per Vingegaard (settimana scorsa il danese ha annunciato il suo calendario, ndr). Una volta finito torno in Italia e preparerò l’esordio nelle Classiche, farò la Kuurne-Brussel-Kuurne e l’apertura nelle Fiandre. La squadra mi ha inserito come riserva alla Milano-Sanremo e sono nella lista per la Roubaix.

Arrivi dal devo team, ma rispetto agli anni scorsi qualcosa è cambiato anche per te?

Quando passi nel WorldTour qualcosa di diverso c’è, è normale. Ad esempio le persone e lo staff che girano intorno alla squadra. Gli anni scorsi quando ero in ritiro con il devo team eravamo una quindicina di corridori e dieci persone dello staff, e pensavo fossimo comunque tanti. Quest’anno a dicembre in ritiro c’erano trenta corridori e una settantina di membri dello staff

Pietro Mattio, Visma Lease a Bike Santos Tour Down Under 2026
Mattio durante la presentazione dei team al Santos Tour Down Under, per il piemontese inizia l’avventura tra i grandi
Pietro Mattio, Visma Lease a Bike Santos Tour Down Under 2026
Mattio durante la presentazione dei team al Santos Tour Down Under, per il piemontese inizia l’avventura tra i grandi
Insomma, tutto un po’ nuovo?

Per fortuna sono rimaste alcune certezze, ad esempio la nutrizionista e il mio diesse di riferimento, anche lui è stato “promosso” dal devo team al WorldTour. E’ cambiato il preparatore, ora sono seguito da un ragazzo belga, Jasper, il cognome non lo so. Lavora anche con Affini e Laporte

Affini nel presentare la squadra ai nuovi arrivati aveva detto che non avevi bisogno di essere introdotto nel mondo Visma, è così?

Sicuramente essere cresciuto all’interno del team è stato un vantaggio. Lo staff lo conoscevo, quindi è stato più semplice.

Fa effetto essere in ritiro con quei grandi nomi?

Ora posso ufficialmente dire di essere il compagno di squadra di Vingegaard, Van Aert, Laporte e tanti altri grandi corridori. La cosa bella è che sono persone normali, tranquille e con le quali si può scherzare e parlare liberamente. All’inizio pensavo a me e ai miei vent’anni e mi dicevo: «Cavolo, sono tutti più grandi e hanno avuto una carriera pazzesca». 

Pietro Mattio, Visma Lease a Bike, Santos Tour Down Under 2026
L’adattamento all’Australia e alle sue temperature è stato graduale e non troppo dispendioso
Pietro Mattio, Visma Lease a Bike, Santos Tour Down Under 2026
L’adattamento all’Australia e alle sue temperature è stato graduale e non troppo dispendioso
La squadra che idea si è fatta di te, che corridore puoi essere secondo loro?

Al momento lavorerò in supporto dei vari capitani, però senza un ruolo preciso. Mi hanno definito all rounder, quindi posso andare bene in diverse corse e su tanti percorsi: pianura, salite brevi e proverò anche il ruolo di lead out nelle volate. 

Parti con un calendario interessante, una bella iniezione di fiducia?

Assolutamente. Qui in Australia sarò accanto a Matthew Brennan, mentre al UAE Tour il leader sarà Vingegaard. Prima uno sprinter poi uno scalatore, vuol dire che la squadra crede nelle mie qualità. 

Campionati del mondo, Kigali 2025, prova in linea U23, Alessandro Borgo, Pietro MAttio, Lorenzo Finn, Simone Gualdi sul podio
Mattio (al centro) è stato uno degli azzurri protagonisti al mondiale di Kigali, che ha portato Lorenzo Finn in maglia iridata U23
Campionati del mondo, Kigali 2025, prova in linea U23, Alessandro Borgo, Pietro MAttio, Lorenzo Finn, Simone Gualdi sul podio
Mattio (al centro) è stato uno degli azzurri protagonisti al mondiale di Kigali, che ha portato Lorenzo Finn in maglia iridata U23
Visti anche i risultati da under 23 il sogno è la Roubaix?

Partecipare a una delle due Classiche Monumento nelle quali sono stato inserito sarebbe un sogno. La Roubaix è un obiettivo, vorrei mettermi alla prova e vedere quanto è diversa rispetto alla gara under 23. Quanto si va più forte e come ci si muove. 

Allora speriamo di vederti sulle pietre, intanto in bocca al lupo per il Down Under…

Grazie! A presto.

Europei di Konya, Quaranta fa i suoi conti sulla velocità

Europei di Konya, Quaranta stavolta punta in alto

20.01.2026
6 min
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Ivan Quaranta è già pronto e carico. La prossima settimana si parte per Konya, sede turca dei campionati europei e il tecnico, che ha in mano la responsabilità del settore velocità su pista, attende l’evento con curiosità, perché la sua posizione nel calendario gli darà importanti indicazioni in vista dell’inizio del cammino di qualificazione olimpica, che avverrà con i mondiali di fine stagione.

Il trio azzurro punta a migliorare il record nazionale e superare il primo turno
Il trio azzurro punta a migliorare il record nazionale e superare il primo turno
Il trio azzurro punta a migliorare il record nazionale e superare il primo turno
Il trio azzurro punta a migliorare il record nazionale e superare il primo turno

A differenza di quanto avviene per i colleghi dell’endurance Salvoldi e Villa, chiamati a fare i conti con le scelte dei vari team della strada, Quaranta ha mano libera, quindi porterà a Konya tutti i migliori: «Hanno ripreso tutti da tempo, siamo riusciti a lavorare bene, abbiamo fatto tutto quello che era in programma di fare dal punto di vista funzionale. Siamo fiduciosi per quello che potremmo ottenere, ma non guardo tanto al risultato finale, quanto alle prestazioni tecniche».

Che cosa sai del velodromo turco?

E’ abbastanza veloce, questo è sicuro. Noi l’anno scorso abbiamo fatto 9”6 non con la formazione tipo con Del Medico e con Moro abbiamo fatto registrare il nuovo record italiano dei 200 metri, quindi il velodromo si presta, è nuovo, riscaldato bene, a 1.000 metri di altitudine, quindi anche la pressione atmosferica è abbastanza favorevole per registrare tempi comunque interessanti. E’ lì che Richardson ha fatto il record del mondo sui 200 metri scendendo sotto i 9”, primo uomo della storia. Poi bisogna vedere sempre tanti fattori: la pressione, l’umidità, la temperatura interna, se è tanto tempo che lo scaldano o se hanno acceso il riscaldamento il giorno prima delle gare…

Quaranta con Cenci e Trevisan, le due ragazze che quest'anno passano U23 e sulle quali si conta per LA28
Quaranta con Cenci e Trevisan, le due ragazze che quest’anno passano U23 e sulle quali si conta per Los Angeles 2028
Quaranta con Cenci e Trevisan, le due ragazze che quest'anno passano U23 e sulle quali si conta per LA28
Quaranta con Cenci e Trevisan, le due ragazze che quest’anno passano U23 e sulle quali si conta per Los Angeles 2028
E’ il primo passo in questa stagione che culminerà con i mondiali che saranno la prima prova di qualificazione per le Olimpiadi. Quanto cambia nella tua percezione dell’evento?

La qualificazione olimpica, salvo un paio di nazioni, è una lotta interna europea. A me serve vedere quanta differenza c’è ancora da colmare con i big. Poi il piazzamento è relativo, dopo i positivi mondiali di Santiago dobbiamo capire come siamo messi rispetto agli altri e per questo ci serviranno anche le tappe di Coppa del mondo per vedere anche le nazioni al di fuori del nostro continente.

La qualificazione, considerando gli avversari e la situazione interna, è più raggiungibile in campo maschile o femminile?

E’ una delle domande con cui parto verso Konya. Con le donne aspetterei proprio l’europeo per capire perché l’anno scorso non eravamo lontane dal podio, ma anche qui non è tanto il piazzamento che conta, bisogna vedere proprio il tempo perché qui ci sono più terzetti extraeuropei, quindi la concorrenza continentale dice meno rispetto ai maschi. Son curioso anche io, so che c’è meno concorrenza con le donne, perché fai più fatica a trovarne tre di livello nella stessa nazione. Un altro fattore, comune fra i due sessi, è che anche altre nazioni stanno investendo sulla velocità, come Belgio, Svizzera, quindi stanno investendo su elementi più veloci che su strada hanno poco futuro.

Campionati italiani pista 2028, Keirin, velodromo Vigorelli, Francesca Selva, Miriam Vece
Francesca Selva torna all’antico: qui nel keirin ai tricolori 2018 del Vigorelli, in cui colse il bronzo
Campionati italiani pista 2028, Keirin, velodromo Vigorelli, Francesca Selva, Miriam Vece
Francesca Selva torna all’antico: qui nel keirin ai tricolori 2018 del Vigorelli, in cui colse il bronzo
L’entrata di Francesca Selva nel tuo gruppo è una risorsa in più?

Diciamo che lo spero. Lei vorrebbe iniziare a praticare le discipline veloci, le ho fatto fare un test in palestra col nostro preparatore e sono usciti dei buoni riscontri, ma è chiaro che rispetto a ragazzine che iniziano direttamente con la velocità, ha un gap difficile da colmare. Dopo dieci anni di endurance sarà sicuramente molto più difficile trasformare le fibre, lo stesso Stefano Moro è arrivato a buoni livelli, ma ha fatto una grande fatica, ci ha messo due anni. Lei mi ha contattato, le stiamo dando indicazioni su come allenarsi in palestra, in un modo completamente nuovo rispetto a quello che faceva prima.

Quindi per un suo ingresso in nazionale?

Entrare nel gruppo è qualcosa per ora non ipotizzabile, dobbiamo essere super concentrati sugli elementi che abbiamo per preparare la qualificazione olimpica. Non dimentichiamo che abbiamo vinto tre mondiali l’anno scorso su quattro con la Cenci e la Trevisan, dobbiamo investire su di loro. Le vedremo a Konya fare esperienza, poi ci saranno gli europei U23 come vero obiettivo. Sono due ragazzine promettenti che assieme alla Vece possono fare un team sprint competitivo. Ma non è blindata la squadra, ben venga che ci sia un’altra ragazza che va forte, non dimentichiamo che due anni fa al campionato europeo ha gareggiato la Barbieri.

Miriam Vece sarà una delle punte del team, poi farà un paio di prove di Coppa
Miriam Vece sarà una delle punte del team, poi farà un paio di prove di Coppa
Miriam Vece sarà una delle punte del team, poi farà un paio di prove di Coppa
Miriam Vece sarà una delle punte del team, poi farà un paio di prove di Coppa
Chi viene dall’endurance che cosa può dare in più alla velocità a squadre?

Partiamo dal fatto che ora trovi sprinter che fanno tre giri a tutta, non ci si gioca più tutto all’ultimo giro. Sono 40, 45 secondi di sforzo intenso, poi vince sempre il velocista puro come Lavreysen o Richardson, ma il cambiamento è reale. Si sta lavorando anche sulla resistenza. Un elemento come Francesca potrebbe servire per esempio come terza posizione, quindi il velocista più resistente, come è Bianchi che ha delle doti da sprinter, ma ha anche resistenza maggiore rispetto a uno sprinter puro come Minuta o Napolitano. Ma devi innanzitutto stare dietro ai compagni, avere un buon picco di battito iniziale e tanta forza massima perché si parte da fermo.

Dopo gli europei farete tutta la stagione di Coppa del mondo col gruppo della velocità?

Cercheremo di risparmiare e spendere al meglio. La Federazione non ci limita niente, anzi ci ha sempre messo in condizioni di lavorare al meglio. Ma assieme a Viviani, abbiamo stilato il programma per i prossimi due anni e mezzo e cerchiamo di risparmiare il più possibile adesso per poi avere possibilità di fare tutto quello che ci serve da ottobre in poi nel biennio olimpico.

Matthew Richardson ha stabilito a Konya il record mondiale sui 200 lo scorso agosto, in 8"857
Matthew Richardson ha stabilito a Konya il record mondiale sui 200 lo scorso agosto, in 8″857
Matthew Richardson ha stabilito a Konya il record mondiale sui 200 lo scorso agosto, in 8"857
Matthew Richardson ha stabilito a Konya il record mondiale sui 200 lo scorso agosto, in 8″857
Quindi?

Quindi in Coppa non andremo in piena presenza. In Australia mancherà la Vece e ci saranno solo due ragazzi, nelle altre due a Hong Kong e in Malaysia allargheremo un po’ la presenza, ma Miriam correrà da sola, perché le due ragazze si concentreranno sulla preparazione degli europei di categoria.

Sei ottimista in vista di Konya?

Sono già due volte che entriamo nei primi 8 al mondo. Questo significa che la qualifica olimpica è alla nostra portata, quindi siamo lì, iniziamo ad abituarci. Io dico che stanno crescendo tutti e io credo che in questo europeo ci toglieremo delle belle soddisfazioni, sia con gli uomini che con le donne.

Patrik Pezzo Rosola, Guerciotti, Benidorm 2026, Coppa del mondo ciclocross juniores, vittoria

Pontoni guarda al mondiale: certezze, rinunce importanti e programmi

19.01.2026
5 min
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La nazionale di ciclocross guidata dal cittì Daniele Pontoni è rimasta a Benidorm, come da programma, per un ritiro in vista del finale di stagione. Lo sguardo è rivolto al prossimo impegno di Coppa del Mondo a Hoogerheide e poi al mondiale di Hulst. Due settimane intense che si costruiscono anche in questi giorni spagnoli dove il gruppo azzurro lavora e lavorerà. Oggi era il primo giorno sui cinque previsti, così Pontoni e i suoi atleti ne hanno approfittato per fare una sgambata dopo le fatiche di ieri nella prova di Coppa del Mondo

«Stamattina siamo usciti un po’ più tardi del previsto – ci racconta Pontoni – per un’uscita tranquilla e rilassata. Qualche coccola ai ragazzi dopo le fatiche di ieri, una pedalata su strada blanda e serena. Un giretto panoramico, anche se il meteo rispetto a ieri è peggiorato, nuvole e qualche goccia di pioggia, ma nulla di terribile. Da domani (martedì, ndr) partiremo con il programma».

Una nota negativa

I risultati di ieri hanno dato al cittì Daniele Pontoni una visione d’insieme chiara ed evidente. Nelle categorie giovanili gli azzurri hanno risposto presente. In particolare le gioie sono arrivate dalla categoria juniores: la vittoria di Patrik Pezzo Rosola, il terzo posto di Grigolini e anche il primo successo in Coppa del Mondo per Giorgia Pellizotti.

«Vincere di nuovo – afferma il cittì – e avere due ragazzi sul podio (il riferimento è alla gara juniores maschile, ndr) non è mai facile. Ma sono ancora più contento per il successo tra le donne junior, è la prima azzurra che vince in una prova di Coppa del Mondo in questa categoria sotto la mia gestione. A quindici giorni dal mondiale sono ottimi segnali. Spiace per la notizia di Mattia Agostinacchio, che per problemi fisici ha concluso la stagione. Il medico del team EF Education EasyPost lo ha fermato dopo gli ultimi accertamenti fatti internamente».

Mattia Agostinacchio, EF Education EasyPost, campionato italiano under 23 2026
La notizia della settimana per Pontoni è la fine anticipata della stagione del cross per Mattia Agostinacchio
Mattia Agostinacchio, EF Education EasyPost, campionato italiano under 23 2026
La notizia della settimana per Pontoni è la fine anticipata della stagione del cross per Mattia Agostinacchio
Una rinuncia importante…

Dover rinunciare a un atleta del valore di Mattia Agostinacchio dispiace, soprattutto perché si tratta del campione europeo in carica. Un titolo conquistato al primo anno in questa categoria. Tuttavia avremo Stefano Viezzi, che è un atleta forte e saprà giocarsi le sue chance. 

Viezzi che arriva dalla vittoria all’italiano e dal quinto posto di ieri.

Sappiamo che il mondiale sarà una gara difficile. Stefano (Viezzi, ndr) è partito bene a Tabor con un terzo posto, inoltre lo scorso anno al mondiale raccolse un ottimo quarto posto. Per il nostro gruppo è una certezza, lo conosco da quando era bambino e so quanto vale. 

Stefano Viezzi, Alpecin-Premier Tech, Benidorm 2026, Coppa del mondo ciclocross, under 23
Tra gli under 23 Viezzi cercherà di tenere alta la bandiera azzurra, il friulano è apparso pimpante e in buona condizione nelle ultime gare
Stefano Viezzi, Alpecin-Premier Tech, Benidorm 2026, Coppa del mondo ciclocross, under 23
Tra gli under 23 Viezzi cercherà di tenere alta la bandiera azzurra, il friulano è apparso pimpante e in buona condizione nelle ultime gare
Quanto sarà importante il passaggio intermedio a Hoogerheide?

Tanto, soprattutto per la categoria juniores. Ieri facevo i conti, ma questa sera mi ci metterò ancora, che siamo in gara per vincere la Coppa del Mondo. Dovrò studiare bene tutte le varianti di punteggio e piazzamenti per gestire al meglio la prossima gara. Al momento è questo il punto dove siamo focalizzati maggiormente

Giorgia Pellizotti ha dato un gran bel segnale positivo…

Già prima di Benidorm avevo delle certezze in campo femminile, e maschile, sicuramente Giorgia Pellizotti era una di queste. Dopo il campionato italiano (chiuso al quarto posto, ndr) ha rimesso tutto in ordine. Una vittoria come quella di ieri, dove ha battuto in volata una delle favorite come Lise Revolt, campionessa del mondo in carica, fa bene al morale. 

Sara Casasola, Crelan-Corendon, ciclocross, campionato italiano ciclocross 2026, Brugherio, donne elite
Sara Casasola dopo la conquista del tricolore ha rinunciato alla trasferta di Benidorm, tornerà a Hoogerheide (foto Giorgio De Negri)
Sara Casasola, Crelan-Corendon, ciclocross, campionato italiano ciclocross 2026, Brugherio, donne elite
Sara Casasola dopo la conquista del tricolore ha rinunciato alla trasferta di Benidorm, tornerà a Hoogerheide (foto Giorgio De Negri)
Ieri Sara Casasola non ha corso tra le elite, scelta condivisa?

Lei sta preparando il mondiale e Benidorm non era nei suoi programmi, infatti non c’era nemmeno Puck Pieterse, sua compagna di team. Casasola lavora tenendo anche conto dei problemi di salute avuti in questa stagione (il riferimento è all’asma, ndr). Questa è stata una stagione di ciclocross tra alti e bassi dove ha saltato diverse gare. Ma siamo in linea con il programma di avvicinamento al mondiale, la vittoria del campionato italiano lo conferma. 

Per quanto riguarda gli elite uomini?

A Hoogerheide rivedremo Filippo Fontana, campione italiano in carica. A Benidorm, come da piani, non ha corso. Dopo il periodo di gare fatto in Belgio è tornato con una gran forza e una condizione davvero buona. I prossimi impegni, mondiale compreso, si correranno su percorsi adatti alle sue caratteristiche

Filippo Fontana, campionato italiano ciclocross 2026, Brugherio, Parco Increa, vittoria
Filippo Fontana è tornato a ottimi livelli dopo l’infortunio a tibia e perone in estate, anche lui lo rivedremo in azione a Hoogerheide
Filippo Fontana, campionato italiano ciclocross 2026, Brugherio, Parco Increa, vittoria
Filippo Fontana è tornato a ottimi livelli dopo l’infortunio a tibia e perone in estate, anche lui lo rivedremo in azione a Hoogerheide
Inizia il conto alla rovescia per il mondiale?

Il programma di avvicinamento è stato condiviso dal team performance con i ragazzi e i team da tempo. Ora ci saranno da fare dei piccoli aggiustamenti personali in modo da arrivare a Hulst al massimo della condizione possibile. Qui a Benidorm lavoreremo al meglio, siamo in linea, non ci resta che proseguire.

Dell’Olio, alla scoperta del nuovo talento pugliese del cross

Dell’Olio, alla scoperta del nuovo talento pugliese del cross

19.01.2026
5 min
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Daniele Pontoni era stato chiaro: «Dietro Pezzo Rosola e Grigolini ci sono altri talenti, Francesco Dell’Olio nel 2027 sarà al loro livello internazionale». E i prodromi di questo vaticinio ci sono tutti, il pugliese lo sta dimostrando ripetutamente, anche alla Coppa del mondo di Benidorm di ieri. Mentre il campione tricolore coglieva il suo nuovo successo e Grigolini era terzo,il pugliese si confermava nella top 10 con un 9° posto a 1’20” dal vincitore.

Di Dell’Olio nell’ambiente si parla da molto tempo, da quand’era nelle categorie giovanili. Forse anche per la sua provenienza, la Puglia che richiama alla memoria l’epopea dell’indimenticato Vito Di Tano e anche per la sua resilienza, la capacità di emergere pur provenendo da una regione che non è propriamente al centro dell’attività nazionale.

Dell'Olio ormai è parte integrante della nazionale junior di ciclocross, ha già due Top 10 in Coppa (foto Facebook)
Dell’Olio ormai è parte integrante della nazionale juniores di ciclocross, ha già due Top 10 in Coppa (foto Facebook)
Dell'Olio ormai è parte integrante della nazionale junior di ciclocross, ha già due Top 10 in Coppa (foto Facebook)
Dell’Olio ormai è parte integrante della nazionale juniores di ciclocross, ha già due Top 10 in Coppa (foto Facebook)

«Il ciclismo ha sempre fatto parte della mia vita fin da quando ero piccolo – racconta Dell’Olio – perché ero ancora G0 quando ho iniziato a pedalare. Mia madre ha visto questa squadra sul lungomare di Bisceglie, la mia città natale, e mi ha consigliato di andare a fare la prova gratuita. Sono andato subito e non ho più smesso. In famiglia non ho ex ciclisti, mai nessuno che è andato in bici, ma io ho provato un giorno e mi ha subito preso».

Hai iniziato col ciclocross?

A dir la verità con la mountain bike, la strada e facendo la classica gimkana, quelle prove per i più piccoli. Nel ciclocross ho esordito da G6, ma un po’ prima andavo a vedere le gare di un mio amico, andavo con loro sui campi gara. Poi, appena sono arrivato al G6, ho iniziato anch’io: ho fatto tutta la stagione prima di passare a esordiente primo anno.

Ai tricolori ha colto il podio dietro Pezzo Rosola e Grigolini, confermando il suo ottimo stato di forma (foto Billiani)
Ai tricolori ha colto il podio dietro Pezzo Rosola e Grigolini, confermando il suo ottimo stato di forma (foto Billiani)
Ai tricolori ha colto il podio dietro Pezzo Rosola e Grigolini, confermando il suo ottimo stato di forma (foto Billiani)
Ai tricolori ha colto il podio dietro Pezzo Rosola e Grigolini, confermando il suo ottimo stato di forma (foto Billiani)
Tu sei andato sempre crescendo, fino ad arrivare ai vertici italiani. A che punto pensi di essere?

Non lo so, sinceramente parlando, perché sto crescendo piano piano, in modo graduale, ma sto facendo grandi passi e non so fino a che punto potrei arrivare. Sento che da qui a fine stagione posso ancora crescere parecchio e i risultati internazionali mi stanno dando sempre più conferme.

Ti ostacola il fatto di venire dalla Puglia da questo punto di vista, più che altro per le trasferte che devi affrontare?

Effettivamente il problema sono i viaggi, perché la maggior parte delle volte sono costretto a fare lunghe trasferte per arrivare vicino Milano o Venezia e da lì spostarmi per raggiungere i campi gara. Fino agli anni passati era un deficit che si faceva sentire molto perché non prendevo aerei, viaggiavo sempre in macchina o in furgone. Quest’anno invece, da quando sono entrato nella Fas Airport Services Guerciotti, viene tutto molto più semplice perché viaggio praticamente sempre in aereo.

Lo scorso anno fra gli allievi Dell'Olio è stato il terzo italiano per numero di vittorie, ben 9 condite da 4 podi (foto Facebook)
Lo scorso anno fra gli allievi Dell’Olio è stato il terzo italiano per numero di vittorie, ben 9 condite da 4 podi (foto Facebook)
Lo scorso anno fra gli allievi Dell'Olio è stato il terzo italiano per numero di vittorie, ben 9 condite da 4 podi (foto Facebook)
Lo scorso anno fra gli allievi Dell’Olio è stato il terzo italiano per numero di vittorie, ben 9 condite da 4 podi (foto Facebook)
Stai esplodendo anche a livello internazionale. Ti aspettavi una crescita del genere?

Non mi aspettavo sinceramente di riuscire a fare dei risultati del genere, ero un po’ pensieroso su quanto andassero gli juniores secondo anno a inizio stagione. Sono partito abbastanza bene, poi ho avuto un infortunio, quindi i risultati che sono arrivati in Coppa sono molto sorprendenti. Correre all’estero è una cosa incredibile perché è completamente diverso rispetto a farlo in Italia. C’è un clima completamente diverso, soprattutto in Belgio: il pubblico, il livello di organizzazione, il livello degli altri atleti. Credo comunque che ci sia ancora del divario da chiudere tra me e quelli di lassù.

Lo stesso Pontoni e tanti altri addetti ai lavori dicono però che tu puoi arrivare il prossimo anno, con un bagaglio di esperienza in più, agli stessi livelli di gente come Agostinacchio, Grigolini, Pezzo Rosola nella stessa categoria.

Mi fa molto piacere, per il mio carattere è uno stimolo e non una responsabilità, perché sono uno che non si pone grandi aspettative: imposto degli obiettivi, ma prendo ciò che viene. Ovviamente do sempre il massimo, ma non ho un’aspettativa particolare sui risultati che dovrò fare l’anno prossimo solamente perché quest’anno sono tra i migliori dei primo anno. Non sento questo tipo di peso.

Dell'Olio sta riportando la Puglia ai vertici del ciclocross onorando la memoria di Vito Di Tano (foto Facebook)
Dell’Olio sta riportando la Puglia ai vertici del ciclocross onorando la memoria di Vito Di Tano (foto Facebook)
Dell'Olio sta riportando la Puglia ai vertici del ciclocross onorando la memoria di Vito Di Tano (foto Facebook)
Dell’Olio sta riportando la Puglia ai vertici del ciclocross onorando la memoria di Vito Di Tano (foto Facebook)
Sei più ciclocrossista o più stradista?

Mi metti un po’ in difficoltà con questa domanda, perché mi piacciono entrambe le discipline allo stesso livello. Forse il ciclocross un po’ di più perché ti dà più esperienza, hai modo di gareggiare molto all’estero rispetto alla strada, anche se con il team su strada affrontiamo un calendario abbastanza importante anche fuori dall’Italia.

Anche su strada su di te ci sono molte aspettative, visto che lo scorso anno sei stato il terzo italiano per numero di vittorie fra gli allievi…

Sì, la stagione passata su strada è stata molto positiva, anche lì non mi sarei mai aspettato di fare tante vittorie. Come caratteristiche non mi sono ancora definito perché non ci sono percorsi troppo duri o troppo veloci, sono sempre misti. In salita vado bene, sono veloce. Il mio punto forte sono quelle gare dove si fa tanta selezione in salita e c’è l’arrivo in gruppetti ristretti di 4-5 persone, perché essendo veloce riesco a giocare al meglio le mie carte.

Per Dell'Olio è importante conciliare sport e scuola, un connubio che diventa sempre più difficile (foto Billiani)
Per Dell’Olio è importante conciliare sport e scuola, un connubio che diventa sempre più difficile (foto Billiani)
Per Dell'Olio è importante conciliare sport e scuola, un connubio che diventa sempre più difficile (foto Billiani)
Per Dell’Olio è importante conciliare sport e scuola, un connubio che diventa sempre più difficile (foto Billiani)
A scuola, a che punto sei?

Faccio il quarto superiore di un Istituto Tecnico Tecnologico. Sono anticipatario, avrei dovuto fare il terzo, ma ho un anno di anticipo perché ne ho fatto uno in meno di asilo. A scuola vado a Molfetta che è un paese a 10 chilometri da casa mia. Ultimamente faccio un po’ fatica a conciliare scuola e sport perché i programmi si stanno facendo più intensi. La scuola che faccio ha molte materie tecniche che hanno bisogno di studio costante, ma per ora sto ancora riuscendo a conciliare il tutto. Per me è fondamentale, come per la mia famiglia.

1964, secondo anno del Caneva, ristorante la Taverna, TOni Pessot, Gianni Biz, Gino Bartali, Tino Chiaradia

EDITORIALE / Il piano B esiste: lo abbiamo visto a Caneva

19.01.2026
7 min
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Venerdì sera a Stevenà, a due passi dalla sede del Caneva nato nel 1963 (in apertura una foto del 1964, con Gino Bartali accanto a Gianni Biz, padre di Michele, e Tino Chiaradia nel ristorante La Taverna: i due avevano fondato il Caneva l’anno prima), si è svolta una serata di dibattito e approfondimento: “Ciclismo italiano – questo il titolo – esiste un piano B? Seminare oggi per raccogliere domani”.

Teatro è stata la bellissima Villa Frova. Sulle poltrone rosse disposte a semicerchio, Gian Pietro Forcolin (presidente della Solme Olmo), Diego Bragato (CT azzuro della pista donne e responsabile del settore performance della FCI), Paolo Artuso (preparatore WorldTour), Manuella Crini (psicologa), Sacha Modolo (corridore fino al 2021 e ora apprendista procuratore). Nella sala, grandi amici del ciclismo. Da Giuseppe Martinelli ad Alessandro De Marchi, Roberto Menegotto, Luciano Rui e Biagio Conte. Oltre a organizzatori e genitori.

La tesi di partenza era piuttosto semplice. Da cinque anni si cercano corridori sempre più giovani e prodigiosi, per tenere testa a Pogacar, Evenepoel e Van der Poel, che probabilmente saranno ricordati come campioni inimitabili. Quanti corridori avremo bruciato in questa ricerca? E cosa rimarrà, fra squadre che avranno chiuso e gente che avrà perso la voglia, quando i suddetti fenomeni avranno smesso?

Sul palco, da sinistra, Vicennati, Forcolin, Bragato, Arturo, Crini e Modolo
Sul palco di Caneva, da sinistra, Vicennati, Forcolin, Bragato, Arturo, Crini e Modolo

L’Italia che li rovina

Il mondo giovanile è nelle mani dei devo team. Avendo alle spalle le squadre WorldTour, essi non hanno limiti di spesa, ovviamente nei limiti dell’attività giovanile. Con il miraggio del passaggio al professionismo nelle prime squadre, frotte di corridori da tutto il mondo sgomitano per approdarvi. I procuratori ne hanno fatto comprensibilmente la prima scelta. E’ ancora presto per stilare una statistica, ma alla fine quelli che ci riescono saranno certamente meno di quelli che tornano indietro.

Il motivo per cui le squadre WorldTour fanno transitare questi talenti nei loro team di sviluppo è che a loro avviso nelle squadre U23 italiane, i corridori verranno rovinati. Dopo aver spiegato l’ottimo lavoro della Bardiani con Pellizzari, Paolo Artuso ha spiegato nel dettaglio quale sia la batteria di test, fisiologici e psicologici, attraverso cui questi corridori vengono etichettati.

Bragato, che viene a volte contattato dai team WorldTour, ha raccontato quali siano gli standard ricercati. Se un ragazzo ha vinto tanto non viene preso in considerazione. Se ha già il nutrizionista, stessa storia. Idem se ha fatto troppi giorni di corsa o troppe ore di allenamento settimanale. Nel 2025, al primo anno da U23 concluso con la vittoria del mondiale e la Coppa San Daniele, Lorenzo Finn ha disputato 38 corse al primo anno da U23. Ci sono italiani, ha spiegato Bragato, che arrivano a 60.

Le squadre che chiudono

Il ciclismo dilettantistico italiano, che a Caneva aveva una delle sue roccaforti, ha sulle spalle un secolo di storia. Spesso però quella storia si è trasformata in polvere e presunzione. Si è ritenuto di non doversi aggiornare, si sono chiuse le porte al nuovo, fatto di allenatori e professionisti capaci di dosare l’impegno dei più giovani: la scienza non serve solo per spremerli, ma anche per tutelarli. Si è preferito consegnare l’ammiraglia a ex professionisti che hanno applicato le regole di quando correvano, senza considerare che quel tempo è scaduto.

«Le squadre under 23 che a fine anno contavano le vittorie hanno già chiuso – ha detto Bragato – e ora questo problema si sta abbassando fra gli juniores. Due team si sono fermati e altri probabilmente si fermeranno. Ma non è vero che non abbiamo corridori, perché ce ne sono tanti. E non è vero che non ci sono realtà da indicare tecnicamente ad esempio. Basti guardare il CTF Friuli, che ha lavorato così bene da essere diventato il devo team della Bahrain Victorious».

Bragato ha fatot il quadro dell'attività federale per scovare il talento e ha parlato dell'attività nei team italiani
A Caneva, Bragato ha fatto il quadro dell’attività federale per scovare il talento e ha parlato dell’attività nei team italiani
Bragato ha fatot il quadro dell'attività federale per scovare il talento e ha parlato dell'attività nei team italiani
A Caneva, Bragato ha fatto il quadro dell’attività federale per scovare il talento e ha parlato dell’attività nei team italiani

Il ruolo delle continental

E’ stato davvero un grande affare per il team di Bressan? Dipende dai punti di vista. Nel 2020, la squadra aveva 14 corridori italiani. L’anno successivo, 13 italiani e uno straniero. Nel 2022, 12 italiani e 3 stranieri. Nel 2023, 15 corridori: 11 italiani e 4 stranieri. Due anni fa, nel 2024, 16 corridori: 9 italiani e 7 stranieri. Nel 2025, 9 italiani e 7 stranieri. Quest’anno, ancora 15 corridori: 5 italiani e 10 stranieri.

Praticamente un’altra squadra italiana che ha chiuso. Ricordiamo bene la contrarietà di Bressan alla trasformazione, ma poi complici un momento difficile di salute e l’insistenza dei suoi compagni di viaggio, anche “il rosso” ha dovuto abdicare. Secondo chi scrive, che ha avuto il privilegio di condurre la serata, non è stato un grande affare. Qual è la missione di una squadra continental italiana: crescere talenti che un giorno diventeranno professionisti oppure contare le vittorie?

Nel raccontare la Solme Olmo e il lavoro che hanno dovuto fare su Belletta, reduce dal devo team della Visma, Forcolin ha illustrato le finalità della continental e il calendario di corse a tappe: in Italia e all’estero. Anche lui ha camminato sull’asse di equilibrio, a metà fra la tutela dei talenti e la necessità di portare a casa qualche risultato. Ma il fatto di avere ancora in squadra dei corridori elite fa capire che in Italia si eserciti un’umanità superiore e si seguano criteri più elastici rispetto alla filiera scientifica e rigida dei devo team.

Modolo, faccia a faccia con Manuella Crini, ha descritto i valori e i sacrifici dei corridori ventenni che conosce
Modolo, a Caneva, faccia a faccia con Manuella Crini, ha descritto i valori e i sacrifici dei corridori ventenni che conosce
Modolo, faccia a faccia con Manuella Crini, ha descritto i valori e i sacrifici dei corridori ventenni che conosce
Modolo, a Caneva, faccia a faccia con Manuella Crini, ha descritto i valori e i sacrifici dei corridori ventenni che conosce

L’ambizione del guadagno

Modolo ha ammesso che i corridori giovani che segue fanno una vita di sacrifici già a 19 anni che lui alla stessa età non avrebbe saputo reggere. Per questo si infastidisce quando sente dire che i ragazzi di oggi non sanno farne, perché in realtà ne fanno tanti e di grande profondità. Modolo ha tuttavia ammesso che nella sua fame di vittorie c’era il fatto di venire dal nulla e di sognare le grandi corse. Invece fra le motivazioni dei corridori più giovani, l’ambizione è sostituita dalla smania di guadagno: prima di chiedere il programma di gare o di sognare la Sanremo e la Roubaix, chiedono quanto guadagneranno. Figurarsi quanto sia facile accecarli con girandole di numeri.

La società li spinge verso questa deriva e Dio solo sa quanto il miraggio dei lauti guadagni nelle WorldTour possa condizionare le loro scelte. Solo che i ragazzi italiani, ha spiegato la dottoressa Crini, crescono in famiglia e il più delle volte non sono attrezzati per andare a vivere e lavorare da soli all’estero. Fare il corridore non è come andare in Erasmus, è un lavoro profondo come i sacrifici che richiede. I genitori conoscono i loro figli? Sono in grado di fare un discernimento più profondo di quello dei loro ragazzi adolescenti e scegliere con raziocinio piuttosto che con avidità? Lo psicologo servirebbe ai genitori, ha detto a un certo punto il sindaco di Caneva. Non aveva torto.

Invitato sul palco, De Marchi ha parlato dell'impatto dei più giovani con il professionismo
Invitato sul palco di Caneva, De Marchi ha parlato dell’impatto dei più giovani con il professionismo
Invitato sul palco, De Marchi ha parlato dell'impatto dei più giovani con il professionismo
Invitato sul palco di Caneva, De Marchi ha parlato dell’impatto dei più giovani con il professionismo

Il piano B esiste

Il piano B per il ciclismo italiano non è inseguire i fenomeni e tantomeno cercare di opporsi ai devo team. Si tratta di riprendere in mano la nostra grande tradizione soffiando via la polvere e dando spazio alle professionalità che si formano nelle nostre scuole e sulle nostre strade. Si tratta di mettere in moto una vera ricerca del talento sul territorio nazionale. Non è per caso che il 50 per cento del personale WorldTour sia italiano e non è per caso che i corridori italiani siano tra i più richiesti.

Il piano B per il ciclismo italiano è offrire ai corridori un’attività fruttuosa e pensata per farli sbocciare. Parlare chiaro con gli sponsor e dire che l’obiettivo è farli crescere e non affossarli. Presentare progetti credibili, condividerli sulle varie piattaforme e dimostrare che in Italia i corridori non vengono rovinati. Sarebbe stato utile che a Caneva ci fossero stati sponsor e genitori.

Se il prossimo Cycling Team Friuli capirà l’utilità e l’orgoglio di restare italiano anche a costo di vincere meno, allora forse ci saranno dei ragazzini che troveranno lo spazio e il tempo per crescere. Marco Andreaus e Bryan Olivo meritavano di restare ancora in gruppo e come loro anche altri. Non tutti quelli che tornano indietro dalle devo vengono rilanciati, perché in questo sistema così scientifico, certe bocciature sono inappellabili. Il piano B ce l’abbiamo già in mano, basta solo avere la capacità di riconoscerlo e l’umiltà di accettarlo.

Bardiani 2026

Bardiani in Spagna. Si riparte tra speranze e qualche sassolino

19.01.2026
6 min
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La Bardiani CSF Faizanè 7 Saber è nel pieno del suo training camp in Spagna. La squadra di Roberto e Bruno Reverberi si trova ad Altea, tra Calpe e Benidorm. La costa valenciana resta dunque protagonista… E sempre da qui la professional italiana inizierà la sua stagione. Il 23 gennaio, cioè venerdì, i ragazzi della Bardiani esordiranno alla Clàssica Camp de Morvedre, il giorno dopo saranno impegnati al GP Castellón e il 25 gennaio eccoli alla Clàssica Comunitat Valenciana (in apertura foto Instagram – @philter29).

«Con 12 corridori poi il team si sposterà a Palma de Mallorca», ci ha detto Roberto Reverberi. E proprio con il direttore sportivo e team manager abbiamo fatto il primo punto del 2026. Che Bardiani CSF 7 Saber vedremo? Quali sono i programmi? E da chi possiamo aspettarci qualcosa di più?

Bardiani
Roberto Reverberi è manager e diesse della Bardiani CSF Faizanè 7 Saber
Bardiani
Roberto Reverberi è manager e diesse della Bardiani CSF Faizanè 7 Saber
Prima di tutto, Roberto, come sta andando il ritiro in Spagna? Che atmosfera c’è?

Direi che sta andando abbastanza bene. Essendo una squadra giovane e con pochi nuovi innesti, è praticamente il gruppo dell’anno scorso. C’è una bella atmosfera. E ormai si inizia a sentire l’effetto delle corse, visto che iniziano venerdì prossimo.

La Bardiani CSF 7 Saber va dai 18 anni di Matteo Turconi ai (quasi) 29 di Luca Covili: forse non hai mai avuto una squadra così giovane…

Così giovane no, anche perché i ragazzi erano stati presi per fare attività under 23. Poi hanno cambiato il regolamento e ci siamo trovati spiazzati. Sono venute a mancare di colpo 50-60 corse, quelle degli under 23. Dunque ci siamo dovuti arrangiare per trovare un calendario anche per loro.

E’ tema di cui avevamo parlato. Cosa ci puoi dire in merito ora che la stagione è alle porte?

Che non è semplice. Abbiamo 23 corridori e facciamo la doppia attività: sarà complicato trovare gli spazi giusti per tutti. L’altra attività prima era più tranquilla: ti invitavano dappertutto, anche alle migliori gare internazionali italiane come il Giro Next Gen, il Valle d’Aosta o il Recioto. Ora ci troviamo in difficoltà perché non sappiamo dove far correre questi ragazzi, anche perché avrebbero bisogno di prove di livello inferiore, più adatte a loro.

Bardiani 2026
Luca Covili, che compirà 29 anni il 10 febbraio, è il più “anziano” della Bardiani. Ma guardate che grinta in allenamento
Bardiani 2026
Luca Covili, che compirà 29 anni il 10 febbraio, è il più “anziano” della Bardiani. Ma guardate che grinta in allenamento
E come farete?

Stiamo aspettando tante risposte da tante gare, anche dal UAE Tour: essendo una corsa WorldTour è importante sapere se andremo o meno. E lo è sia ai fini della preparazione dei ragazzi sia dell’organizzazione del team. A metà febbraio avremo Almeria, Murcia e Jaén, ancora in Spagna. E meno male che sono state inserite alcune corse in Italia, come il Giro di Sardegna, oltre alle classiche come il Laigueglia, perché altrimenti diventava un problema. Stiamo cercando gare a tappe 2.2 o gare di un giorno 1.2 così da far correre con più continuità anche i giovani. Perché se non li fai correre, se non gli fai fare qualche corsetta a tappe di livello, anche di un po’ più basso, non cresceranno mai.

Ma c’è l’idea di inserirne comunque uno o due, magari a rotazione, nelle altre corse?

Sì, anche in queste prime gare. Per forza, almeno per rompere il ghiaccio. La nuova normativa UCI ci ha messo in difficoltà e non solo a noi. Anche la MBH Bank sta cercando un nuovo calendario. Anche loro come noi hanno tanti under 23. Senza contare che è un danno anche in termini di punti. I nostri giovani l’anno scorso avevano raccolto 500 punti.

Questo ha inciso, o avrebbe inciso, anche su qualche scelta di mercato della Bardiani?

In parte sì. Alcuni di questi ragazzi erano stati presi già l’anno scorso. Il più giovane, Matteo Turconi, non dico che non lo avremmo preso, ma probabilmente lo avremmo piazzato in una squadra continental o under 23, facendolo maturare con un calendario più adatto. Non sono tutti come Giulio Pellizzari, che comunque all’inizio fece ugualmente fatica. Per molti fino ai 22-23 anni è dura. Alla fine con questa mossa l’UCI ha favorito le squadre development dei team WorldTour, che tra l’altro hanno tanti italiani in organico, ragazzi che ormai facciamo fatica a prendere. Non solo…

Bardiani 2026
Dopo le visite mediche prima di Natale, la Bardiani in questi giorni ha effettuato anche i test su strada
Bardiani 2026
Dopo le visite mediche prima di Natale, la Bardiani in questi giorni ha effettuato anche i test su strada
Cos’altro?

Succede che queste squadre devo, con un nome più noto, bici e maglie più riconoscibili, e magari la possibilità di schierare un corridore della WorldTour, hanno anche più appeal per gli organizzatori e per noi gli inviti diventano più a rischio… anche per le gare più piccole.

Come sarà impostata la tattica dal punto di vista dei punti senza il bottino dei giovani? Si torna alla ricerca del piazzamento o si punta al risultato pieno?

Quel modo particolare di correre si è visto soprattutto negli ultimi mesi del 2025. Purtroppo siamo stati costretti a insistere con i corridori sulla storia dei punti e dei piazzamenti prima del risultato. Eravamo in bilico. Ora si corre per cogliere il miglior risultato possibile, però è chiaro che se capita una volata per un quindicesimo posto la vai a fare. Anche due, tre o cinque punti possono servire. Alla fine tutto “fa mucchio”.

Parliamo di qualche nome: da chi ti aspetti qualcosa in più quest’anno?

Mi aspetto un salto da Martin Marcellusi, Filippo Magli, Enrico Zanoncello e Luca Colnaghi, i più navigati. Per loro “salto” significa trovare continuità e la propria dimensione. Zanoncello e Marcellusi devono avere più convinzione. Magli ha avuto tanti problemi, pensate che lui arriva in ritiro giusto oggi. Colnaghi si è appena rioperato al soprassella. Serve un po’ di fortuna e continuità. Non è facile vincere. Se è difficile per squadre WorldTour che spendono 30 milioni e portano a casa 6-7 gare l’anno, figuriamoci per noi. Però ci proviamo sempre. Non dico siano fenomeni, ma qualcosa in più possono darlo.

Bardiani 2026
Nikita Tsvetkov è campione nazionale uzbeko sia su strada che a crono. La Bardiani conta molto su di lui
Bardiani 2026
Nikita Tsvetkov è campione nazionale uzbeko sia su strada che a crono. La Bardiani conta molto su di lui
E per i giovani?

Devono crescere Filippo Turconi, Luca Paletti e Alessio Martinelli: sono quelli su cui contiamo di più. Anche Vicente Rojas. Ma in generale ne abbiamo diversi con i mezzi per emergere.

Sul profilo del team, della preparazione o dell’organizzazione avete cambiato qualcosa?

Niente di radicale. Bisogna stare al passo con i tempi: fare ritiri, programmare tutto con cura. Se ti fermi sei morto. C’è un’estremizzazione generale e dobbiamo mettere i ragazzi in condizione di essere sempre al livello degli altri.

Avete concluso un accordo con l’Uzbekistan, di cui abbiamo anche raccontato: cosa ci dici di Nikita Tsvetkov, tra i primi nel ranking UCI Under 23?

Davvero non è male. L’anno scorso ha fatto 300 punti, molti arrivati dal campionato nazionale e da gare in Asia. Ma è un ragazzo interessante, un classe 2005. Nikita si difende in salita ed è veloce. Contiamo su di lui. Se andrà in condizione e se verremo invitati, l’obiettivo sarebbe portarlo al Giro d’Italia. Sta imparando l’italiano, che invece parla già bene l’altro uzbeko, Sergey Rostovtsev, che correva in Italia. È sostanzialmente un pistard, si allena e corre su strada in funzione della Coppa del mondo di pista. Farà comunque qualche gara in Asia. E’ uno sprinter puro.

Team Performance, FCI, test Diego Bragato Acquacetosa Roma (foto FCI)

Bandolin e Vietri: la FCI e l’Editoriale di bici.PRO

18.01.2026
9 min
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Dopo l’ultimo Editoriale, il Vicepresidente federale Stefano Bandolin e il Consigliere Giovanni Vietri hanno chiesto di fare una chiacchierata «molto amichevole» sugli juniores, le rappresentative regionali e le tesi di Enrico Mantovanelli. Nell’intervista della scorsa settimana, il manager della Autozai Contri aveva infatti puntato il dito sul ruolo marginale delle società juniores italiane, malgrado l’enorme peso che la categoria ha acquisito nel movimento.

Da Dagnoni a Mantovanelli

Bandolin è stato presidente del Comitato regionale friulano, Vietri lo è stato in Piemonte ed è ora responsabile per il Consiglio federale della struttura tecnica nazionale. Tra l’altro, vivendo a Parigi, dice di poter fare confronti con il ciclismo francese ed europeo.

«Ho letto l’Editoriale – dice Bandolin – e volevo dire due cose. Durante l’ultima assemblea, non è vero che la gente abbia deciso nella notte di votare in modo diverso. Sapevamo, ed è una mia dichiarazione, che Dagnoni sarebbe stato rieletto. Come pure sapevamo che Martinello non sarebbe diventato presidente, anche se nelle varie riunioni aveva sollevato molta curiosità.

Gianni Vietri e Stefano Bandolin (terzi e quarto in piedi da destra) subito dopo la rielezione di Dagnoni alla presidenza FCI
Gianni Vietri e Stefano Bandolin (terzo e quarto in piedi da destra) subito dopo la rielezione di Dagnoni alla presidenza FCI
Gianni Vietri e Stefano Bandolin (primo e secondo in piedi da destra) subito dopo la rielezione di Dagnoni alla presidenza FCI
Gianni Vietri e Stefano Bandolin (primo e secondo in piedi da destra) subito dopo la rielezione di Dagnoni alla presidenza FCI

«Inoltre vorrei fare i complimenti alla Contri – prosegue Bandolin – perché ha un manager preparato. Nessuno discute le capacità imprenditoriali e manageriali di Mantovanelli, che è bravo a reperire risorse finanziarie, umane e sportive. Da ottimo manager, bisogna dirlo, è stato bravo a spostarsi in Trentino Alto Adige. Le regioni a Statuto Autonomo hanno un occhio di riguardo per tutto quello che è il mondo sportivo».

Ultima cosa – aggiunge – e poi Bandolin promette di passare la parola a Vietri: «Mi permetto di dire che Roma non è Sud, però il campione italiano juniores è laziale. Ci sono i due fenomeni, Vaglio e Dell’Oglio, che sono pugliesi nel fuoristrada e su strada. E poi Pascarella, che è il ragazzo campano arrivato terzo agli italiani su strada. Seguitelo perché secondo me è lo junior più completo che abbiamo in Italia».

Il nodo dei procuratori

Vietri ascolta e viene tirato in ballo dallo stesso Bandolin sull’argomento dei procuratori. Racconta perciò che la Federazione ha varato una norma sul merito approvata dal Consiglio federale e non ancora dal CONI. La notizia è passata francamente inosservata.

«Probabilmente la FCI non lo ha molto pubblicizzato – conferma – ma l’ultimo Consiglio federale ha validato una riforma sui procuratori, che non è ancora entrata in vigore perché è il CONI deve dare l’assenso finale. L’obiettivo è creare una normativa per regolamentare questa figura, che ovviamente non potrà risolvere tutti i problemi, questo lo vedo impossibile. Per i professionisti è giusto che ci sia un procuratore, sono critico quando li vedi avvicinare gli allievi o gli esordienti».

Bandolin spiega che la FCI avrebbe vietato il pullman azzurro ai procuratori
Bandolin spiega che la FCI avrebbe vietato il pullman azzurro ai procuratori

Ciascuno al suo posto

La figura dell’agente dei corridori ha già un inquadramento di livello superiore previsto dall’UCI, con tanto di esame per l’abilitazione professionale. Neppure questo tuttavia impedisce la concentrazione troppo elevata di atleti per agente e di agenti per agenzia. Esistono diverse forme di monopolio e capita anche di imbattersi in procuratori che dettano la tattica.

«Posso confermare anche io che succede – dice Vietri – l’ho visto all’ultimo Lunigiana alla presentazione delle squadre a Lerici. Non faccio più parte del CR Piemonte, ero lì come Consigliere e ho sentito un procuratore avvicinare un corridore del Piemonte e dirgli dove sarebbe dovuto scattare il giorno dopo, cosa fare e quando. Quello che dite è vero».

«Scusami Gianni – si inserisce Bandolin – se entro a gamba tesa su queste cose. Noi addirittura abbiamo vietato il pullman ai procuratori: il pullman azzurro è solo della nazionale. Per prendere il caffè ci sono i bar, a meno di non essere invitati o che si stia sbaraccando a fine evento. Stessa storia per gli accrediti – conviene Bandolin – dati ai procuratori per zone tecniche in cui la loro presenza non è necessaria. Capita spesso però che nell’organizzazione ci siano ex atleti o amici che chiudono un occhio e rilasciano i pass».

Ministro dello Sport Andreea Abodi, Roberto Pella presidente Lega Ciclismo (foto LCP)
La FCI ha proposto delle norme sulla sicurezza stradale, anche se c’è già in rampa la legge di Pella, qui con il ministro Abodi (foto LCP)
Ministro dello Sport Andreea Abodi, Roberto Pella presidente Lega Ciclismo (foto LCP)
La FCI ha proposto delle norme sulla sicurezza stradale, anche se c’è già in rampa la legge di Pella, qui con il ministro Abodi (foto LCP)

Un segnale più che una norma

La proposta della FCI, riprende a spiegare Vietri, propone una limitazione: un segnale che la legge vanificherà.

«La norma non potrà essere applicata perché la legge non te lo permette – dice Vietri – ma prevede che dai 16 anni in giù non si può avere il procuratore. E’ chiaro che un genitore può fare quello che vuole. Può essere lui il procuratore del figlio o firmare in sua vece con un agente. Piuttosto quello che mi fa paura non è il procuratore, piuttosto l’osservatore, che va alle gare e segnala il nominativo su cui poi si muovono i procuratori. Loro possiamo provare ad arginarli, con gli osservatori non si può fare molto».

Si comprende la necessità di gestire l’operato di agenti e osservatori improvvisati. Ma se la legge europea sul lavoro impedisce certe limitazioni, a cosa serve emanare una norma inapplicabile? Ci fa pensare alla serie di proposte appena inviate ai Gruppi Parlamentari sulla sicurezza stradale: non sarebbe stato meglio muoversi assieme alla Lega Ciclismo, portando un contributo alla proposta di legge già presentata? Oppure al tentativo dello scorso anno di imporre il tesseramento ai media per poter seguire le corse. Perché non proporre il lavoro sui procuratori all’UCI?

Test di valutazione e centri pista

«In un altro punto dell’articolo – riprende Vietri – si parlava dei test di valutazione. La Federazione ne prevede in tutti i Centri pista italiani (in apertura una valutazione all’Acquacetosa di Roma, ndr). Questi prendono dei rimborsi dalla FCI e uno degli elementi che compone l’importo è proprio il fatto di fare o non fare i test. I tecnici vogliono un database non solo con gli atleti del giro della nazionale, ma anche quelli di livello regionale. Ma per vostra informazione, ammettiamo che su questo abbiamo delle difficoltà con i Comitati regionali. Non è corretto fare nomi, però parlo anche di Comitati regionali molto grandi, in cui si fa fatica a organizzare questi test».

Velodromo Paolo Borsellino Palerno (foto Palermo Today)
Chi si occupa del ciclismo al Sud? Il velodromo di Palermo ad ora è vietato alle bici, ma dedicato al calcio (foto Palermo Today)
Velodromo Paolo Borsellino Palermo (foto Palermo Today)
Chi si occupa del ciclismo al Sud? Il velodromo di Palermo ad ora è vietato alle bici, ma dedicato al calcio (foto Palermo Today)

Il Sud resta ai margini

Se questo è un tentativo per dire che la ricerca dei talenti è efficace e il Sud non è abbandonato (come in avvio quando Bandolin ha citato il nome di 4 corridori), allora forse è il caso di chiarire i punti di partenza. Gli atleti che vengono testati nei centri pista appartengono già a delle società. I Comitati svolgono una promozione adeguata nelle regioni in cui le società non ci sono o sono in numero irrisorio?

Non bisogna tornare a quando si mettevano in piedi false affiliazioni, ma certo neppure si può pensare che basti così poco. Per questo l’idea di una foresteria a Montichiari permetterebbe di far correre fuori regione ragazzi altrimenti dimenticati. «Questa della Foresteria a Montichiari – sorride Bandolin e dalla Francia sorride anche Vietri – è anche un’idea di Gianni, potete dividerla a metà».

«Fabio Perego è il nuovo responsabile per i test – rilancia Vietri – e ha proposto di legare i contributi federali a queste attività e di portare in pista nuove figure. Incentivare la possibilità di utilizzare ragazzi che escono da Scienze Motorie. Alle gare continuo a vedere i direttori sportivi di quando correvo io e che sono gelosi del loro ruolo. Alcuni sponsor di juniores o U23 vorrebbero allinearsi ai tempi, ma alcuni direttori sportivi restano fermi sulle loro posizioni e non vogliono spostarsi».

Juniores e punteggi

Sono entrambi consapevoli dei problemi e dopo venti minuti che se ne parla, abbiamo anche trovato un’intesa. Chissà se nel Consiglio federale sono tutti sul pezzo come Vietri e Bandolin oppure la discussione segue canali diversi per assecondare altre esigenze. Le parole di Mantovanelli continuano a risuonare. Se l’intento del dirigente veneto era smuovere le acque, lo ha certamente raggiunto.

Campionato nazionale francese juniores 2025: Alexandre Trouvain, Theofile Vassal, Lancelot Chevignon (foto Freddy Guerin/Direct Velo)
Vassal campione di Francia juniores 2025 davanti a Trouvain e Chevignon: anche in Francia il tricolore si corre per squadre regionali (foto Freddy Guerin/Direct Velo)
Vassal campione di Francia juniores 2025 davanti a Trouvain e Chevignon: anche in Francia si corre per squadre regionali (foto Freddy Guerin/Direct Velo)
Vassal campione di Francia juniores 2025 davanti a Trouvain e Chevignon: anche in Francia il tricolore si corre per squadre regionali (foto Freddy Guerin/Direct Velo)

«Quando Toneatti è passato nel WorldTour con l’Astana – dice Bandolin – al Jam’s Bike Team Buja sono arrivati 8.000 euro, che per una piccola squadra sono una bella somma. Da due anni l’UCI prevede che venga pagato un corrispettivo per chi passa nelle professional e nelle WorldTour.

«Non si parla di cifre esorbitanti, ma per esempio con Gianni (Vietri, ndr) ci siamo detti che si potrebbe ricalcare quello che fanno nel calcio. Per cui quando un atleta debutta in serie A – prosegue Bandolin – alla società che ha staccato il suo primo tesserino arriva un bonus di 50 mila euro. Magari non possiamo prevedere un importo del genere, ma è giusto che ci sia questo tipo di riconoscimento».

Le rappresentative regionali

Ugualmente ispirandosi a quanto detto da Mantovanelli, Vietri spiega che la spinta perché vengano cancellate le rappresentative regionali sia solamente italiana. Va però registrato che proprio in questi giorni, il Tour de l’Avenir ha aperto le porte ai devo team, mentre l’UCI ha cancellato la Nations Cup: in entrambi i casi voltando le spalle alle nazionali. E’ un fatto che il ciclismo giovanile sia sempre più saldamente in mano ai team.

«In Francia – spiega Vietri – i campionati nazionali, a partire dagli U23 e scendendo per tutte le categorie minori, sono basati sulle rappresentative regionali. Probabilmente da noi si potrebbero rivedere i criteri di partecipazione, perché al campionato italiano la Lombardia può partire con 30 corridori e un altro comitato appena in 5. Questo si può sistemare. Però il sistema dei Comitati regionali è quello che permette alle regioni di avere la migliore partecipazione.

«Se non sbaglio, lo scorso anno la Vangi aveva 10-11 partenti. Se fai il campionato italiano juniores con 4 partenti, squadre con tanti corridori come la Vangi e la stessa Contri probabilmente non riuscirebbero a far correre i più forti. La partecipazione per ranking non funziona. Ho spesso fatto l’esempio di Capello, che due anni fa aveva zero punti e non avrebbe potuto partecipare al tricolore».

Lorenzo Ursella è uno fra gli italiani tornati a casa da un devo team dopo problemi fisici e di adattamento: doveva smettere a 20 anni? (photors.it)
Lorenzo Ursella è uno fra gli italiani tornati a casa da un devo team dopo problemi fisici e di adattamento: doveva smettere a 20 anni? (photors.it)

Le pressioni eccessive

Si va avanti commentando l’agonismo abbassato agli 8 anni, imposto dal CONI – spiega Bandolin – per uniformare il ciclismo tradizionale con la BMX in cui anche a 6 anni sono agonisti. Si commenta l’eccesso di pressione sulle spalle dei più giovani, che a scuola devono essere i più bravi e devono esserlo anche a catechismo.

«Ai ragazzi non è più consentito sbagliare – dice Bandolin – invece dovrebbero poterlo fare. Se il loro futuro non è quello che era stato disegnato, passano dal preparatore allo psicologo, non capiscono più da che parte girarsi nella vita. Li ho visti, li avete visti anche voi? Devi trovare la gente giusta, altrimenti ti lasciano in mezzo a una strada e poi il solo modo per venirne fuori è cavarsela da soli. Purtroppo nel ciclismo di banditi ce ne sono ancora».

Forse la Federazione potrebbe occuparsi anche di loro? In ogni caso, benvengano i confronti sereni e costruttivi come questo con Bandolin e Vietri. I temi sollevati da Mantovanelli, forse sparando nel mucchio, sono concreti e meritano attenzione. Le cose da fare sono tante, magari ci si potrebbe concentrare su quelle veramente necessarie e gli obiettivi più raggiungibili.

Eli Iserbyt, la parabola di un campione tra trionfi e controversie

Eli Iserbyt, la parabola di un campione tra trionfi e controversie

18.01.2026
5 min
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Un annuncio breve, inatteso non tanto nel tema quanto nella portata. Quest’anno i prati del ciclocross non avevano visto all’opera Eli Iserbyt, si sapeva che i suoi problemi all’arteria iliaca fossero difficili da risolvere, ma nessuno pensava che lo avrebbero portato al ritiro anticipato, a soli 28 anni. Si chiude così una carriera costellata da vittorie prestigiose affiancate a episodi controversi che, in qualsiasi modo li si dipinga, ne hanno fatto un personaggio.

Il viso addolorato di Eli Iserbyt nel dare l'annuncio sul social del suo forzato ritiro dalle scene
Il viso addolorato di Eli Iserbyt nel dare l’annuncio sul social del suo forzato ritiro dalle scene
Il viso addolorato di Eli Iserbyt nel dare l'annuncio sul social del suo forzato ritiro dalle scene
Il viso addolorato di Eli Iserbyt nel dare l’annuncio sul social del suo forzato ritiro dalle scene

L’alternativa ai Tre Tenori

Già, perché il ciclocross perde un vero personaggio, uno dei pochissimi (forse l’unico) che in quanto a popolarità e attenzione destata poteva competere con i Tre Tenori. Quasi sempre finito alle loro spalle, ma non per questo meno valido. In Belgio, la sua patria, il popolo degli appassionati è diviso in maniera netta: chi lo considera un campione e lo ha sempre supportato e chi lo detestava. In ogni caso ha lasciato un segno indelebile nel panorama del ciclocross mondiale, forse ultimo grande esponente di quella razza di crossisti puri. Eli correva d’estate su strada, ma solo per tenersi in esercizio e preparare la stagione invernale.

Nato il 22 ottobre 1997 a Bavikhove, in Belgio, Iserbyt ha dimostrato fin da subito un’attitudine naturale per il ciclocross, iniziato a 11 anni facendo collezione di titoli nazionali per ogni età attraversata. Nelle categorie giovanili ha dominato la scena, vincendo due titoli mondiali Under-23 (nel 2016 a Heusden-Zolder e nel 2018 a Valkenburg) e un titolo europeo nel 2017.

Iserbyt alla sinistra di Van Aert e Van der Poel, con i quali ha spesso battagliato iniziando la stagione prima di loro
Iserbyt alla sinistra di Van Aert e Van der Poel, con i quali ha spesso battagliato iniziando la stagione prima di loro
Iserbyt alla sinistra di Van Aert e Van der Poel, con i quali ha spesso battagliato iniziando la stagione prima di loro
Iserbyt alla sinistra di Van Aert e Van der Poel, con i quali ha spesso battagliato iniziando la stagione prima di loro

Il collezionista di challenge

La collezione di titoli di Iserbyt si è arricchita anche fra gli elite: quello europeo nel 2020, quello belga nel 2024, ma ben presto il giovane talento ha puntato su un elemento distintivo: la costanza. Quella costanza che gli ha permesso di conquistare diverse volte le challenge internazionali della stagione. A chi gli chiedeva da dove nascesse, Iserbyt era molto chiaro: «Io sono un ciclocrossista, seguo tutta la stagione e faccio il mio. Arriveranno gli altri, capaci di dominare le singole tappe, ma il premio finale va a chi c’è sempre stato e allo stesso livello».

Attenzione: non è che Iserbyt si sentisse battuto in partenza. Non è mai stato così. Eli ha saputo infiammare i tifosi perché non stava mai in attesa, era sempre pronto a prendere l’iniziativa, a rilanciare la velocità ad ogni occasione anche grazie a una perizia tecnica appartenente a pochi. In gara era spavaldo, quasi in trance agonistica e Ryan Kamp lo sa bene…

Il famoso alterco con Ryan Kamp nel 2024, con il belga che ha appena calpestato la bici del rivale
Il famoso alterco con Ryan Kamp nel 2024, con il belga che gli ha appena calpestato la bici
Il famoso alterco con Ryan Kamp nel 2024, con il belga che ha appena calpestato la bici del rivale
Il famoso alterco con Ryan Kamp nel 2024, con il belga che gli ha appena calpestato la bici

La curva che diventa un ring…

Beringen, prima prova dell’Exact Cross 2024-25. I Tre Tenori non ci sono, c’è spazio per tutti e la lotta è accesissima. A una curva arriva il contatto fra il belga e l’olandese. I due cadono, Eli si rialza furibondo e calpesta con forza la bici del rivale, rompendola. Fa per partire e Kamp lo tira per la maglia, i due battibeccano e per poco non arrivano alle mani.

Alla fine la giuria dà torto a Iserbyt non solo squalificandolo dalla gara, ma attribuendogli una multa di 2.500 franchi svizzeri ed estromettendolo dalle gare per parte della stagione. Gli haters si scatenano sui social, invocando sanzioni molto più dure. Accanto ai successi, la carriera di Iserbyt è stata d’altronde spesso accompagnata da un’immagine di corridore aggressivo, che non rifuggiva dal contatto fisico e da tattiche al limite. Questa reputazione ha raggiunto l’apice con l’incidente che ha generato grande clamore e un’ondata di polemiche.

Iserbyt vanta un titolo europeo, una Coppa del Mondo, un Superprestige e tre X2O Trofée
Iserbyt vanta un titolo europeo, una Coppa del mondo, un Superprestige e tre X2O Trofée
Iserbyt vanta un titolo europeo, una Coppa del Mondo, un Superprestige e tre X2O Trofée
Iserbyt vanta un titolo europeo, una Coppa del mondo, un Superprestige e tre X2O Trofée

I problemi all’arteria iliaca

Iserbyt attende la fine della squalifica senza ribattere, concentrandosi sulla preparazione e sul suo fisico, che comincia a dare qualche scricchiolio. Pochi lo sanno, solo chi gli è vicino, ma sono anni che Eli fa i conti con un problema all’arteria iliaca, una condizione che limita il flusso sanguigno e causa dolore debilitante. Non un caso raro fra i ciclisti, Iserbyt sa che deve metterci mano. Inizia la trafila degli interventi chirurgici.

Alla fine il belga ne subirà quattro, ma senza risolvere il problema. All’inizio dell’attuale stagione, quando le cose cominciavano a rimettersi a posto, il dolore è ricomparso, forte, debilitante, scoraggiante. Tornato sotto le cure mediche, è arrivata la sentenza finale. La diagnosi medica è stata definitiva: non avrebbe più potuto pedalare né da professionista né da amatore a causa del rischio per la sua salute.

«Non sarebbe responsabile dal punto di vista medico continuare», ha annunciato sui social e le sue parole, espressione di un dolore psicologico puro, hanno messo a tacere tante voci critiche.

Il momento forse più felice della sua carriera: la conquista del titolo europeo nel 2020
Il momento forse più felice della sua carriera: la conquista del titolo europeo nel 2020
Il momento forse più felice della sua carriera: la conquista del titolo europeo nel 2020
Il momento forse più felice della sua carriera: la conquista del titolo europeo nel 2020

Una vita tutta da costruire

Ora, per Iserbyt inizia la fase più dura, immergersi nella vita, trovare un nuovo motivo sapendo di non poter più pedalare. Avrà un forte bisogno dei suoi cari per scacciare le nubi della depressione, per scuotersi dall’inerzia, per digerire il colpo. Di tempo ce n’è, resta l’immagine di un uomo che ha dato molto a questa disciplina e che, comunque la si pensi, meritava un finale di carriera fedele alla sua evoluzione, correndo, battagliando, magari anche litigando, ma in fin dei conti essendo se stesso fino all’ultimo colpo di pedale.

Il Giro di Sardegna torna nel 2026 dopo 15 anni di assenza. Si correrà dal 25 febbraio all'1 marzo

Dopo 15 anni riecco il Giro di Sardegna, sempre targato Amici

18.01.2026
6 min
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Non sappiamo se lo possa considerare un regalo per i suoi 83 anni compiuti tre giorni fa, ma ad inizio settimana nell’agenda organizzativa del 2026 di Adriano Amici è stato inserito il Giro di Sardegna e per lui sarà un piccolo salto nel passato.

A distanza di 15 anni dall’ultima edizione (foto in apertura) sempre ad opera del GS Emilia, la gara a tappe torna in calendario anche con la collaborazione dell’Assessorato del Turismo della Regione Autonoma della Sardegna e della Lega del Ciclismo Professionistico. Si parte il 25 febbraio da Castelsardo a nord dell’isola e si proseguirà in senso antiorario per terminare l’1 marzo ad Olbia. Cinque tappe per un totale di 830,4 chilometri e 10.440 metri di dislivello per una corsa che preannuncia spettacolo paesaggistico e agonistico.

Giro di Sardegna 2026: cinque tappe dal 25 febbraio all'1 marzo per un totale di 830,4 km e 10.440 metri di dislivello
Giro di Sardegna 2026: cinque tappe dal 25 febbraio all’1 marzo per un totale di 830,4 km e 10.440 metri di dislivello
Giro di Sardegna 2026: cinque tappe dal 25 febbraio all'1 marzo per un totale di 830,4 km e 10.440 metri di dislivello
Giro di Sardegna 2026: cinque tappe dal 25 febbraio all’1 marzo per un totale di 830,4 km e 10.440 metri di dislivello

Ritorno sull’isola

Correre nelle isole ha sempre qualcosa di affascinante e la Sardegna ha dimostrato di volere il grande ciclismo con maggiore continuità. Adriano Amici la conosce bene ed è già in fermento col suo staff per preparare tutto, facendo tesoro delle esperienze passate.

«Per la verità – ci spiega il dirigente bolognese dall’altro capo del telefono – l’ultima volta che siamo stati giù era l’estate del 2021, quando abbiamo organizzato la Settimana Ciclistica Italiana – Sulle strade della Sardegna. Erano cinque tappe anche all’epoca, ma fu una corsa che si disputò solo quella stagione.

«Invece – prosegue – il rapporto col Giro di Sardegna si è sviluppato tempo fa. Dal 2009 abbiamo allestito tre edizioni consecutive. Inoltre sia nel 2010 che nel 2011, il giorno dopo la quinta e ultima tappa, abbiamo anche organizzato la storica Sassari-Cagliari, che per quelle due occasioni fu ribattezzata Classica Sarda. Mi fa piacere comunque tornare ad organizzare una gara come il Giro di Sardegna che già da quando correvo tra i pro’ (fine anni ‘60, ndr) era un riferimento di inizio stagione».

Cast importante

Malgrado i calendari internazionali siano sempre più fitti, gli organici delle formazioni sono ormai talmente tanto profondi da garantire spesso un buon livello partecipativo.

«Il Giro di Sardegna – rimarca Amici – avrà la classificazione 2.1 e vedremo al via 25 squadre: 6 WorldTour, 9 ProTeam, di cui le 4 italiane e 10 Continental. Verranno assegnate quattro maglie di classifica. Ci aspettiamo dei bei nomi, soprattutto di giovani. Abbiamo anche già avuto la garanzia della copertura televisiva in diretta. Quindi questo alza ulteriormente tutto il contesto, a partire dalla visibilità dei territori coinvolti. Parte del mio staff è appena rientrato dalla Sardegna con gli ultimi dettagli, poi cominceremo a preparare tutto perché ormai manca un mese e fa in fretta a passare».

Ciclismo in tutte le regioni

La programmazione ciclistica italiana si sta rafforzando grazie alla Coppa Italia delle Regioni, competizione distribuita su più prove per uomini e donne. Nel 2025 tra le due categorie si sono disputate complessivamente 31 gare toccando 11 regioni e più di 800 comuni. Per questa stagione i numeri sono intenzionati a crescere.

«Stiamo vedendo – spiega Amici – come il presidente Roberto Pella (della Lega del Ciclismo Professionistico, ndr) si stia dando tanto da fare per il nostro sport. Molte gare quest’anno sono ritornate o nasceranno perché vuole creare interesse, cercando di portare il ciclismo in tutte le regioni e province italiane. Non è un compito semplice, anzi credo che sia un processo importante cui bisogna concedere tempo e pazienza. D’altronde sono loro che decidono se può valerne la pena di inserire una nuova gara.

Adriano Amici ritiene importante per gli organizzatori il supporto della Lega Ciclismo di Roberto Pella e la nascita della Coppa Italia delle Regioni
Adriano Amici ritiene importante per gli organizzatori il supporto della Lega Ciclismo di Roberto Pella e la nascita della Coppa Italia delle Regioni
Adriano Amici ritiene importante per gli organizzatori il supporto della Lega Ciclismo di Roberto Pella e la nascita della Coppa Italia delle Regioni
Adriano Amici ritiene importante per gli organizzatori il supporto della Lega Ciclismo di Roberto Pella e la nascita della Coppa Italia delle Regioni

«Per il movimento italiano – va avanti – è un bene perché c’è qualcuno che si muove anche per conto degli organizzatori. Qualcuno magari può pensare che queste nuove gare siano sforzi supplementari per le società organizzative, ma adesso non andiamo più soli da un’amministrazione locale per chiedere patrocini e risorse per portare una corsa a casa loro. Con la presenza di Pella e della Lega Ciclismo tutte le figure coinvolte hanno e danno maggiori garanzie.

«D’altronde – conclude Adriano Amici – per un territorio deve esserci il giusto tornaconto e seguito di visibilità. Le amministrazioni si sentono più gratificate e coinvolte. Ad esempio una gara in linea comporta cifre importanti, almeno 150.000 euro. Una cifra che devi coprire. Ti viene a costare meno se hai una partecipazione scarsa e magari nemmeno la televisione, però è anche vero che ammortizzi meglio le spese se hai buoni corridori al via e la diretta televisiva, perché magari l’anno successivo possono esserci più risorse se il risultato è stato buono. Per quello che riguarda il GS Emilia, noi siamo felici che tutte le nostre gare facciano parte della Coppa Italia delle Regioni».