Il ritiro di Yates, ma il cerchio si era già chiuso

Il ritiro di Yates, ma il cerchio si era già chiuso

09.01.2026
6 min
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“Grazie per la pedalata”. Quattro semplici parole, quasi a scusarsi, così Simon Yates improvvisamente ha messo fine alla sua carriera, quando fino a poche ore prima si discuteva ancora di programmi, tabelle, obiettivi. Al di là delle ragioni della sua scelta, se uno legge la sua storia può anche comprendere la scelta, legata a un caso, il Giro d’Italia, dove la vittoria finale rappresenta anche uno spartiacque nel suo animo, nella sua determinazione.

Qualcuno si è anche arrischiato a dire che aveva deciso allora e non è propriamente così, perché il britannico di Bury (città dove l’orgoglio per le imprese sue e del gemello Adam è almeno a pari a quello per il concittadino Gary Neville, bandiera del Manchester United) non avrebbe potuto vivere poi una giornata come quella del Tour, sul Massiccio Centrale. E’ anche vero però che il racconto di quell’impresa ci dice molto del corridore della Visma-Lease a Bike.

L'inglese in trionfo al Tour 2025 a Le Mont-Doré, trovando una grande giornata pur in una forma precaria
L’inglese in trionfo al Tour 2025 a Le Mont-Doré, trovando una grande giornata pur in una forma precaria
L'inglese in trionfo al Tour 2025 a Le Mont-Doré, trovando una grande giornata pur in una forma precaria
L’inglese in trionfo al Tour 2025 a Le Mont-Doré, trovando una grande giornata pur in una forma precaria

Una tappa di grande valore

Partendo, è evidente che le scorie della fatica del Giro sono ben visibili, ma a Yates non si chiede molto, se non di sostenere Vingegaard nella sua improba battaglia contro “vincitutto” Pogacar. Il fatto è che le energie sono al lumicino, può dare un apporto limitato. Fino al giorno di Le Mont-Doré, alla fuga di tanti corridori di primo piano tutti slegati dalla classifica. E’ una corsa nella corsa e in quel contesto, Yates si trova a meraviglia. Alla fine stoccata al momento giusto e vittoria.

«Ero un po’ arrugginito, per questo non mi vedete in classifica» afferma all’arrivo, ma i più attenti colgono in quell’impresa la dimensione di un corridore non comune, capace di vincere anche quando non è al massimo della forma. Come solo i grandi sanno fare.

La carriera di Simon è disegnata tutta all’interno del Giro d’Italia, diventato un’ossessione suo malgrado. Certo, c’era stato un prima, la carriera giovanile con l’uscita dalla British Cycling Academy insieme al fratello, il titolo mondiale junior su pista nella madison (ne vincerà uno anche da elite, nella corsa a punti), l’approdo in coppia alla Orica-GreenEdge sorprendendo chi pensava che due talenti simili non potessero non finire nella WorldTour di casa, il Team Sky. Simon però, quella corazzata voleva sfidarla con l’ardore della sua gioventù. Dopo aver vinto una tappa alla Vuelta nel 2016, aveva conquistato la maglia bianca di miglior giovane al Tour, il che faceva pensare a un futuro ancor più fortunato, ma nel suo destino c’era il Giro.

Yates a 33 anni chiude la sua carriera con 35 vittorie e successi di tappa in tutti i grandi giri
Yates a 33 anni chiude la sua carriera con 35 vittorie e successi di tappa in tutti i Grandi Giri
Yates a 33 anni chiude la sua carriera con 35 vittorie e successi di tappa in tutti i grandi giri
Yates a 33 anni chiude la sua carriera con 35 vittorie e successi di tappa in tutti i Grandi Giri

La grande crisi del Giro 2018

L’anno dopo Yates si presenta al via della corsa rosa con il piglio di chi vuole spaccare tutto e per certi versi lo fa. Per due settimane e mezzo è il padrone, conquista ben tre tappe vestendo il simbolo del primato, in frazioni diverse geograficamente e morfologicamente, sulle vette del Gran Sasso, a Osimo domando l’Appennino, svettando sulle Dolomiti a Sappada. Appena può, dà spettacolo, ma il coraggio spesso diventa incoscienza, soprattutto in età giovanile. Il giorno del Colle delle Finestre il Team Sky prepara il grande agguato, ma quando Froome lancia la sua offensiva che si dimostrerà vincente, Yates è già alla deriva.

Arriva con una quarantina di minuti di ritardo. Si ritira nel camper, piange, in silenzio. Poi ritrova il suo aplomb, si fa forza, esce, si presenta ai taccuini dei giornalisti del suo Paese più incuriositi dalla sua debacle che dalla vittoria di Froome: «Ero stanco, esausto già all’inizio, ma oggi ho capito che il ciclismo funziona così. Ho cercato di gestire la crisi, ma puoi fare poco quando le energie non ci sono più». Aveva volato alto con le sue aspirazioni, novello Icaro fino a sfiorare il sole. Bruciandosi…

La terribile crisi vissuta al Giro 2018, vedendo svanire il suo sogno cullato per oltre due settimane
La terribile crisi vissuta al Giro 2018, vedendo svanire il suo sogno cullato per oltre due settimane
La terribile crisi vissuta al Giro 2018, vedendo svanire il suo sogno cullato per oltre due settimane
La terribile crisi vissuta al Giro 2018, vedendo svanire il suo sogno cullato per oltre due settimane

Una vittoria alla Vuelta, ma…

Non era stato un caso, però. Yates è stato un grande specialista dei Grandi Giri. Pochi mesi dopo si presenta alla Vuelta e la corre sempre all’attacco, ma questa volta ha imparato a gestirsi, ha capito che se punti al massimo devi tenere a bada i tuoi ardori. Vince solo la tappa di Les Praeres, poi marca stretto i rivali e alla fine vince la maglia amarillo tenendo a debita distanza Mas e Lopez. Ma quella vittoria ha un retrogusto amaro, perché lo smacco della primavera non è cancellato.

Al Giro ci torna, pervicacemente. Nel 2019 vive una primavera brillantissima e si presenta al via con tante speranze, ma si spegne troppo presto ed è solo 8°. L’edizione spuria del 2020, a fine stagione lo vede contrarre il covid in corsa. L’anno dopo la forma arriva tardi, nel corso delle tre settimane e il terzo posto non gli basta. Nel 2022 trionfa il secondo giorno, alla crono di Budapest, ma la sua corsa finisce sul Blockhaus. E’ come se ogni volta le speranze della partenza s’infrangano contro un muro.

Alla Vuelta 2018 il britannico si prende la rivincita del Giro perduto, staccando Mas di 1'42"
Alla Vuelta 2018 il britannico si prende la rivincita del Giro perduto, staccando Mas di 1’42”
Alla Vuelta 2018 il britannico si prende la rivincita del Giro perduto, staccando Mas di 1'42"
Alla Vuelta 2018 il britannico si prende la rivincita del Giro perduto, staccando Mas di 1’42”

Alla Visma per dare una mano

Nel 2023 Yates sceglie di non correre il Giro, opta per il Tour dove alla fine finisce ai piedi del podio dimostrando che avrebbe anche potuto fare qualcosa di più negli anni precedenti, scegliendo la Francia invece della sua ossessione. Il ciclismo però sta cambiando, sta diventando lo sport dei fenomeni. Siamo entrati nell’”era Pogacar” e Yates pensa che sia il caso di cambiare. Va alla Visma, accetta un ruolo subalterno a Vingegaard, da buon luogotenente, ma il pensiero è sempre lì.

Al Giro 2025 parte un po’ nascosto, resta nelle prime posizioni ma anche gli addetti ai lavori non scommetterebbero su di lui, forse memori di quanto avvenuto. Vede da fuori le diatribe in casa UAE, Ayuso che affonda, il rampante Del Toro che si lancia verso la rosa proprio come faceva lui, Almeida che mastica amaro. Intravede uno spiraglio, il giorno della vigilia. Il giorno del Colle delle Finestre. Capisce che è arrivato il momento del redde rationem di un’intera carriera.

Il Colle delle Finestre che nel 2018 l'aveva respinto, regala a Yates la più grande gioia
Il Colle delle Finestre che nel 2018 l’aveva respinto, regala a Yates la più grande gioia
Il Colle delle Finestre che nel 2018 l'aveva respinto, regala a Yates la più grande gioia
Il Colle delle Finestre che nel 2018 l’aveva respinto, regala a Yates la più grande gioia

Un viaggio quasi di redenzione

Il britannico si gioca tutto, spinge come un forsennato, è come il giocatore alla roulette che sogna di accumulare sempre più fiches, nel suo caso secondi. Sbanca il Giro, si riprende quella maglia che aveva dovuto cedere, sullo stesso palco, sette anni prima. Il cerchio si chiude: «Sapevo di avere le gambe forti – racconta alla fine – ma la mia mente ha vagato per tutto il tempo, guardando gli avversari, contando i secondi, spingendo via i cattivi pensieri, i ricordi». Non è stata una tappa, è stato un viaggio. Quel giorno Yates ha toccato il cielo e stavolta non si è bruciato.

Obiettivamente, non aveva molto altro da chiedere. Sa che la sua carriera avrebbe potuto vivere mille altre evoluzioni, ma in fin dei conti bisogna anche sapersi accontentare e il riservato corridore di Bury lo sa bene. Magari un giorno su quel colle fra Italia e Francia ci tornerà, da turista, per liberarsi di quel peso psicologico che si è portato dietro per troppo tempo…