SD Worx da record: 60 (e passa) vittorie, riviste con Cecchini

22.09.2023
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«Non ci pensiamo, non è un obiettivo. Ma semmai raggiungeremo le 60 vittorie, vi prometto che ne parleremo assieme». In una delle solite nostre chiacchierate pre-gara al Giro Donne, Elena Cecchini ce lo aveva detto forse con un pizzico di scaramanzia, benché sapessimo bene che per la sua SD Worx il traguardo fosse assolutamente raggiungibile. La cifra tonda è stata toccata al Simac Ladies Tour con la generale conquistata da Kopecky (in apertura, il podio finale).

Intanto al Tour de Romandie grazie a Vollering il… tassametro del team olandese è salito a quota 62 successi stagionali, proprio come la Jumbo-Visma, l’altra corazzata dei Paesi Bassi. Se tra i maschi il divario tra i gialloneri e le formazioni inseguitrici è ridotto sotto le dieci lunghezze, tra le donne ci vuole quasi la somma di quattro squadre per totalizzare i successi della SD Worx. Una differenza evidente nei numeri, ma spesso anche di più in gara. Con Cecchini – ora impegnata agli europei di Drenthe (ieri argento nel Mixed Team Relay) – abbiamo ripercorso i punti chiave, compresa qualche osservazione esterna, che hanno portato il suo team ad un 2023 straordinario.

Vollering trionfa solitaria nella seconda tappa del Romandia, che poi vincerà. Con 17 successi è la plurivittoriosa della stagione
Vollering trionfa solitaria nella seconda tappa del Romandia, che poi vincerà. Con 17 successi è la plurivittoriosa della stagione

Doppio conteggio

Statisticamente per la Sd-Worx sono andate a segno undici atlete oltre ad una cronosquadre. Vollering comanda con 17 vittorie, seguita da Kopecky con 13, Wiebes con 12 e Reusser con 7 poi via via tutte le altre. Nel bottino, tra le tante, ci sono 40 gare WorldTour e 7 classifiche generali. E potremmo sviscerare ancora questi risultati.

«A dire il vero – confessa Cecchini – in squadra teniamo due conteggi distinti e con quello che comprende anche le gare nazionali (all’incirca l’equivalente delle gare open italiane, ndr) saremmo a quota 69, forse addirittura 70. Però avevamo deciso di contare solo quelle UCI disputate con la maglia della squadra, perché a quel punto dovremmo aggiungere il mondiale di Lotte (Kopecky, ndr) ed altri sigilli in pista o nel ciclocross. Sicuramente siamo tutte consapevoli che stiamo finendo di vivere una annata praticamente irripetibile. Ci aspettavamo una quarantina di vittorie, non così tante».

Per Cecchini è importante la vittoria della squadra. Al momento non pensa a quella personale che manca da qualche anno
Per Cecchini è importante la vittoria della squadra. Al momento non pensa a quella personale che manca da qualche anno
Da dove nascono questi successi?

Sono frutto di tanti aspetti messi assieme. Principalmente dai training camp invernali, nei quali ci affiatiamo sia in bici che fuori. Dai carichi di lavoro e dalla intensità che abbiamo negli allenamenti durante la stagione. In gruppo sviluppiamo una mole tale che non puoi fare da solo e lì cresci per forza di cose. Poi lo diciamo fin dalla prima vittoria all’UAE Tour a febbraio che per noi sono importanti tutte le gare. Certo, le classiche del Nord le corri già con una grande motivazione, specie se in squadra hai ragazze belghe o olandesi, così come Vuelta, Giro o Tour, ma anche le altre le abbiamo sempre onorate senza pensare di essere più forti.

Qual è il segreto per mantenere questa fame?

Non ce n’è uno in particolare. Abbiamo sempre pensato a noi stesse e non agli altri team. Stabiliamo le tattiche e partiamo consapevoli che avere una nostra idea di gara ci aiuta tanto. I nostri direttori sono stati bravi ed intelligenti a trovare un status interno molto equilibrato, scegliendo un roster giusto per ogni gara. Le nostre leader hanno corso meno rispetto a quelle degli altri team, quindi arrivavano alle gare cariche e con la voglia di spaccare il mondo in due. Poi bisogna dire che, facendo gli scongiuri, siamo state anche molto fortunate nel non avere infortuni, influenze o cadute.

Reusser trionfa alla Gand-Wevelgem. Per lei 7 vittorie in maglia SD Worx e ruolo da leader sempre più ampio
Reusser trionfa alla Gand-Wevelgem. Per lei 7 vittorie in maglia SD Worx e ruolo da leader sempre più ampio
Avere leader come le vostre poteva essere un’arma a doppio taglio ai fini del risultato?

Metterle d’accordo tutte non è stato un compito facile per i nostri diesse. Credo che non lo sia mai da nessuna parte, ma loro ce l’hanno fatta. L’incomprensione tra Vollering e Kopecky sul traguardo delle Strade Bianche, poi subito chiarita, è stata l’occasione per i direttori di ribadire certe dinamiche visto che eravamo ad inizio stagione. E da quel momento in poi non è più successo nulla di simile. Anzi, direi che Kopecky, Wiebes, Vollering e Reusser, le nostre quattro leader, non si sono mai sentite in concorrenza fra loro e si sono migliorate correndo assieme.

C’è una vittoria alla quale siete più legate? Anche se immaginiamo che risponderai il Tour Femmes…

Beh certo, quello in Francia è stato un successo di squadra incredibile, la ciliegina sulla torta. Personalmente però sono affezionata a due gare. Vado d’accordo con tutte, ma ho un debole per Demi (Vollering, ndr). Abbiamo un rapporto profondo se non altro perché siamo arrivate alla SD Worx nello stesso anno e ci misero subito in camera assieme. Ci sono stata tantissime altre volte e ho condiviso con lei parecchie vigilie. La prima è la vittoria dell’ultima tappa alla Vuelta all’indomani di quell’attacco, mentre era ferma per un bisogno fisiologico. Si è subito riscattata senza farsi distrarre troppo dalla vicenda. La seconda invece è stata alla Freccia Vallone. Tutti le avevano messo pressione addosso dicendo che era la nuova Van der Breggen (che ne ha vinte sette consecutive, ndr) e che doveva vincere per forza. Su questo con me si è confidata, quasi sfogata, nei giorni precedenti. Poi in corsa ha fatto tutto lei vincendo alla grande.

Quest’anno Wiebes ha ottenuto la prima, la decima, la ventesima, la trentesima e la cinquantesima vittoria della SD Worx
Quest’anno Wiebes ha ottenuto la prima, la decima, la ventesima, la trentesima e la cinquantesima vittoria della SD Worx
Nell’ultima intervista con Bronzini ci ha detto che molti team avversari sembravano darvi una mano in gara anziché mettervi in difficoltà. Altri invece vi hanno mosso qualche critica perché vincete sempre. Avete mai avvertito un clima ostile nei vostri confronti col passare del tempo?

In linea di massima direi di no, poi è ovvio che non possiamo piacere a tutti. Diciamo che tutto quello che avviene attorno alla SD Worx è amplificato. Lo abbiamo visto alla Vuelta e al Tour con l’esclusione del nostro diesse Stam. Nessuno ci ha risparmiato nulla. Ho letto ciò che dice Giorgia e tuttavia posso dire con estrema umiltà che forse alcune squadre vedendo il nostro roster al via partivano un po’ demotivate, però noi non abbiamo mai dato nulla per scontato. Sicuramente in molte gare potevamo prenderci qualche pausa perché il nostro bottino stagionale ce lo permetteva. Molte squadre dovevano cercare per forza la vittoria, mentre a noi poteva cambiarci poco. Ma alla fine quando arrivi in fondo ti giochi le tue carte, come è giusto che sia. Anche perché quando è toccato a noi prendere in mano la situazione, lo abbiamo sempre fatto senza problemi.

Cecchini giudica fondamentale l’equilibrio trovato dai suoi diesse nella gestione delle leader e nella composizione delle formazioni
Cecchini giudica fondamentale l’equilibrio trovato dai suoi diesse nella gestione delle leader e nella composizione delle formazioni
Al Giro Donne ci avevi detto che non eri assillata dal cercare la vittoria personale. La pensi ancora uguale oppure vorresti essere la prossima atleta della SD Worx ad andare a segno?

Resto dell’idea di quello che vi avevo detto a luglio. Naturalmente vorrei tornare al successo e forse quest’anno in alcune gare avrei potuto togliermi una soddisfazione. Penso al Thuringen che avrei dovuto correre e dove hanno vinto cinque mie compagne diverse. Oppure allo stesso Simac Ladies Tour. Qualcuno mi dice che dovrei essere più egoista, però io sono molto contenta così. Ero presente in tutte le corse più importanti. A me interessa che vinca la squadra e poi mi sento valorizzata per quello che faccio. Sto lavorando per migliorare e per restare davanti il più possibile con le mie capitane nei finali di gara. Chissà che nel 2024 o prima non ci sia anche per me un’occasione per ritrovare la vittoria.

“Doppietta” Tour-Vuelta, ora Bernal punta al 2024

22.09.2023
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Sulle strade di Tour de France e Vuelta, in qualche caso sovrapposte, è tornato a pedalare Egan Bernal. Il corridore della Ineos Grenadiers ha portato a termine la sua personale “doppietta”: 42 giorni di corsa in due mesi, non poco considerando da dove partiva e dalla condizione dimostrata. Il colombiano è tornato ad assaporare l’aria dei grandi eventi e questo non può che fargli bene, donandogli nuove aspettative. 

Di questo parliamo con Matteo Tosatto, suo diesse nel team britannico. Lo intercettiamo in uno dei momenti di vita quotidiana, mentre ha accompagnato la figlia a nuoto. Seduto al bar beve un caffè e risponde alle nostre domande. 

Il Tour per Bernal è stato un passaggio sulla strada del ritorno, l’importante era fare fatica
Il Tour per Bernal è stato un passaggio sulla strada del ritorno, l’importante era fare fatica

Due grandi fatiche

Mettere in fila due grandi corse a tappe è stato un bel modo per rispondere a tante domande. Senza nemmeno aver bisogno di sprecare tante parole, Bernal ha corso, si è messo in mostra e ha terminato entrambe le corse.

«Non l’ho seguito personalmente – racconta Tosatto – per scelte tecniche non ho seguito la squadra al Tour e alla Vuelta. Però in squadra, tra tecnici, ci sentiamo tutte le settimane. In più ci siamo confrontati anche con l’allenatore di Bernal. Quindi qualche dettaglio sulla sua condizione lo abbiamo».

Stare in gruppo e mettersi a disposizione dei compagni gli hanno permesso di crescere
Stare in gruppo e mettersi a disposizione dei compagni gli hanno permesso di crescere
Tornare al Tour era il primo obiettivo?

Sì. L’idea era di vederlo all’opera sulle strade della Grande Boucle e poi di trarre le prime conclusioni. In Francia il percorso era molto impegnativo, il fatto di averlo portato a termine ci ha dato una grande soddisfazione. Era importante tornare a queste corse, in vista del recupero totale. 

In corsa cosa doveva fare?

Nella prima settimana, quella corsa nei Paesi Baschi, doveva provare a restare con i migliori. Ha risposto bene, non si è scomposto e alla fine ha concesso solo qualche manciata di secondi. Un primo segnale positivo. 

Con il proseguire delle tappe è uscita la fatica, ma era preventivabile, no?

Assolutamente. Quello che mancava a Egan era mettere insieme tanti giorni di corsa e tanta fatica. Di chilometri ne ha fatti, si è messo a disposizione dei compagni e ha speso tante energie. Insomma, un bel modo di riprendere la mano con le corse importanti.

Eccolo alla Vuelta con la maglia di Santini dedicata alla solidarietà
Eccolo alla Vuelta con la maglia di Santini dedicata alla solidarietà
La Vuelta era già in programma o è arrivata dopo?

L’idea era di vedere come avrebbe finito il Tour e trarre le prime conclusioni. Una volta visto che la risposta di Bernal è stata positiva, la Vuelta è arrivata di conseguenza. Tra l’una e l’altra ha anche avuto modo di tornare a casa, in Colombia, e allenarsi in altura. 

Anche in Spagna era a disposizione di Thomas.

La Vuelta dal punto di vista della classifica non è andata come ci saremmo aspettati. Però ha risposto bene anche in quel caso, fin dalla cronometro a squadre di Barcellona. E’ rimasto con i compagni, un segnale positivo per noi e per lui. 

Alla Vuelta nell’ultima settimana è andato meglio…

E’ arrivato settimo in una tappa, la 18ª, quella vinta da Evenepoel, andando in fuga per 170 chilometri. Riuscire a fare uno sforzo del genere alla fine di un grande Giro è un bel segnale in vista del 2024.

Dopo il Tour è arrivata la convocazione alla Vuelta, un bel segnale
Dopo il Tour è arrivata la convocazione alla Vuelta, un bel segnale
Che cosa vi aspettate dalla prossima stagione?

Dall’inverno si avrà un’idea migliore di come sta e del lavoro che ci sarà da fare. Queste due corse a tappe ravvicinate servivano per aiutarlo a sopportare meglio la fatica e avere una migliore gestione dei recuperi. Ci si aspetta che più avanti nel tempo possa fare carichi di lavoro sempre più intensi. 

Potrà tornare a puntare ai grandi obiettivi?

Penso proprio di sì. Fare un inverno tranquillo, dove lavorare tanto e bene, sarà il primo obiettivo. Quando si programma la stagione rientrare bene è più semplice, basta focalizzarsi sugli obiettivi. 

Tornando al 2023, come lo hai visto pedalare?

Sereno. Stava in gruppo e spesso era davanti a tirare. Dalla televisione non si vedono tutti i dettagli, ma erano tutti contenti di lui. Non vale la pena stare a guardare i numeri e i risultati. 

Bernal tornerà a lottare per la maglia gialla al Tour?
Bernal tornerà a lottare per la maglia gialla al Tour?
Le salite tra Spagna e Francia erano dure, un bel test per lui…

Sicuramente certi sforzi è meglio farli in gara che in allenamento. Mettersi in gruppo e seguire gli altri ti porta a fare più fatica, a mollare meno di testa. Questo finale di stagione gli servirà molto. 

Bernal che dice?

Abbiamo parlato con il suo allenatore. Era contento e soddisfatto. Si è visto un netto miglioramento nello sforzo e nei numeri. 

Correrà ancora?

Non sappiamo. Non credo farà le gare in Italia, c’è qualche corsa in Oriente, ma non credo parteciperà. La miglior cosa per lui è riposare e preparare il 2024.

Il nuovo Sierra, dalla delusione scozzese alle feste di Cali

22.09.2023
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Un mese dopo. Città diversa, maglia diversa in palio, anche aspettative diverse e non potrebbe essere altrimenti visto che da allora Luis David Sierra è diventato una star della categoria juniores. Negli occhi tutti gli appassionati hanno ancora le immagini di quel salto di catena che, nel momento, topico, gli è costato il podio ai Mondiali di Glasgow, quella delusione stampata sul volto quando ha tagliato il traguardo, dimostrando ancora che ne aveva più di tutti.

E’ passato un mese e sembra un’eternità. Sierra è andato ai mondiali su pista di Cali dove ha vinto tutte e tre le medaglie (oro nel quartetto, argento nell’individuale a punti, bronzo nella madison), nell’ultimo weekend ha realizzato una splendida doppietta di successi su strada e ora è pronto per una nuova sfida, sulle strade olandesi, per prendersi quello che gli era sfuggito.

Sul podio di Cali con il quartetto. Una maglia che cancella la delusione di poche settimane prima (foto Instagram)
Sul podio di Cali con il quartetto. Una maglia che cancella la delusione di poche settimane prima (foto Instagram)

«E’ vero che tutto è un po’ partito da quel sabato maledetto – racconta Sierra a poche ore dalla partenza – da quella corsa così sfortunata per i nostri colori con 4 atleti su 6 fuori corsa in anticipo, da quell’epilogo che tutti conoscono. E’ una vicenda amara che nel fondo aveva anche un po’ di dolce, perché tutti hanno visto come ho corso e ripensandoci mi ha dato morale e spinta per andare avanti».

La sensazione è che il Sierra di oggi sia un po’ diverso da quello…

Forse è vero, perché credo di più nei miei mezzi, ho la percezione netta di quel che posso fare. Come persona sono rimasto quello di sempre, ma amo sempre di più correre, mettermi in gioco e credo di poter fare davvero tanto.

In Olanda Sierra vuol cancellare la delusione iridata. Il percorso sembra adatto a lui
In Olanda Sierra vuol cancellare la delusione iridata. Il percorso sembra adatto a lui
Che esperienza è stata quella di Cali?

Qualcosa di eccezionale, che mi ha segnato nel profondo. Io sono per metà colombiano, lì ho trovato casa. C’erano tanti parenti che sono venuti a vedermi, molti non li conoscevo neanche, in Colombia ero stato da ragazzino. E’ stata un’emozione forte e mi è dispiaciuto che con me non ci fosse mio padre, ma doveva lavorare. Sono contento di averli ripagati con bei risultati anche se volevo fare di più.

Che cosa ti rimproveri?

Nell’individuale a punti ho commesso un solo errore, ma in quei contesti ne basta uno che lo paghi amaramente. Nella madison prima sono caduto, poi con Fiorin siamo tornati in testa alla corsa, ma lui ha forato e a quel punto l’oro è sfuggito. Ho comunque dimostrato quel che so fare e per me vale molto proprio perché ero davanti alla mia famiglia.

Per Juan la trasferta a Cali è stata una tappa importante, non solo per i risultati (foto Instagram)
Per Juan la trasferta a Cali è stata una tappa importante, non solo per i risultati (foto Instagram)
Facevano il tifo per te?

In maniera incredibile, quasi esagerata. Si sentivano solo loro, facevano davvero un tifo indiavolato esattamente come per ogni corridore colombiano. Mi sono davvero sentito a casa.

Al tuo ritorno hai sentito benefici dall’attività su pista?

Inizialmente è stata dura. Ho disputato il Trofeo Buffoni che nel calendario italiano è la gara più lunga e ho pagato la distanza, poi però le cose sono andate sempre meglio. Probabilmente rispetto a Glasgow ho perso qualcosa nelle salite, ma ho guadagnato tanto in esplosività e questo sarà utile per la gara, sicuramente meno dura di quella iridata ma con strappi che sono adatti alle mie caratteristiche.

La volata vincente al Trofeo San Rocco di sabato, battendo Cettolin e Bambagioni (foto Pagni)
Quel mondiale ha favorito contatti per il tuo futuro?

Sì, molte squadre mi hanno fatto proposte, soprattutto team Development del WorldTour, ma io ho scelto il team devo della Tudor. Ho parlato direttamente con Cancellara, mi ha presentato il progetto del team e le ambizioni di entrare nella massima serie, il lavoro che vogliono fare con i giovani. Abbiamo trovato molte affinità, alla fine mi ha convinto e ho firmato nei giorni scorsi. Ora posso affrontare l’europeo con la mente più sgombra.

AIR 2023: corsa cancellata. A Corropoli un silenzio rumoroso

21.09.2023
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CORROPOLI – La piazza di questo paesino delle colline teramane è vuota e silenziosa. Sul balcone del municipio ci sono i palloncini bianchi, azzurri e verdi: i colori dell’Adriatica Ionica Race. Sotto c’è un camion con le transenne, ancora sul cassone. I cartelli con divieto di sosta indicano che i parcheggi sono riservati ai mezzi della gara, ma sono vuoti. Doveva essere una festa. Niente di tutto ciò.

Vi raccontiamo dunque la storia di una giornata surreale. L’Adriatica Ionica Race è stata annullata a meno di 24 ore dal via. La gara di Moreno Argentin si ferma dunque dopo quattro anni. E lo fa in malo modo.

Corropoli è vuota. Si aspettava la corsa: tutto annullato
Corropoli è vuota. Si aspettava la corsa… tutto annullato

Piazza deserta

Già dal pomeriggio di ieri iniziavano a circolare delle voci insistenti circa le difficoltà nel far svolgere dell’evento. Niente gara. Poi al contrario arrivavano delle rassicurazioni.

In realtà i problemi c’erano e avevano radici ben più lontane. Sei mesi secondo Argentin, quando non trovò l’accordo con la Lega del Ciclismo Professionistico per i diritti tv. Inizio settembre secondo altre fonti, quando in prefettura a L’Aquila, al momento della richiesta di permessi e scorta tecnica, emersero delle inadempienze da parte della società organizzatrice Asd Sportunion e da lì tutta una serie di difficoltà.

Ma andiamo con ordine. Si fa, non si fa: alla fine tra passa parola e comunicati ufficiali che tardano ad arrivare si arriva al pomeriggio di oggi, con una comunicazione definitiva attesa entro le 16.

La festa prevista

Il fatto è che a Corropoli non solo la piazza è vuota. Ma anche la sede della gara nel teatro comunale. C’è una piccolissima parte dell’organizzazione, guidata dalla bravissima Marilena Zangrando che ci ha messo la faccia e ha svolto un ruolo di mediazione unico. Ci siamo noi giornalisti, tra cui uno australiano arrivato da Sydney, c’è il sistema di cronometraggio e basta.

Niente giudici, niente giuria né chaperon, niente rappresentati di sponsor, speaker, radio corsa… e tutto quel che si trova solitamente ad una corsa di ciclismo. 

E dire che il vicesindaco chiedeva se avessimo notizie fresche. Era dispiaciuto in quanto aveva organizzato una festa per la sera dopo la presentazione delle squadre, con musica, cibo tipico per tutti… Era dispiaciuto perché la sua Giunta ci aveva creduto e temeva anche la figuraccia agli occhi dei cittadini.

E come già al Comune di Corropoli, è trapelato che anche Puglia e Calabria soprattutto non abbiano preso affatto bene la notizia dell’annullamento.

I direttori sportivi parlottano tra loro. Mezzi spostati, spese di voli e viaggi gettati al vento
I direttori sportivi parlottano tra loro. Mezzi spostati, spese di voli e viaggi gettati al vento

Arrivano i diesse

A un certo punto, sono più o meno le 15, ecco comparire i direttori sportivi delle 16 squadre presenti. In realtà ne mancavano quattro all’appello: Mg-K Vis, GW Shimano, Novo Nordisk e Team Corratec.

Sono qui perché di fatto non hanno ricevuto comunicazioni ufficiali.

Stefano Zanatta, direttore sportivo della Eolo-Kometa, si è fatto portavoce di tutti gli altri: «Non potevamo non venire, basandoci su una telefonata non ufficiale da parte di un membro della Lega nel pomeriggio di ieri. Non funziona così. La Lega Ciclismo ci dovrebbe tutelare. Aspettavamo una comunicazione ufficiale e l’unica che abbiamo letto è stata quella di questa mattina, in cui l’organizzazione si riservava di sciogliere i dubbi entro le 16. Noi quindi ci siamo regolarmente presentati».

Le squadre hanno fatto il loro. Si sono presentate in effetti, ma senza una punzonatura in programma, che cosa avrebbero potuto fare? Nulla… E nulla hanno fatto. Allo scoccare delle 16, accompagnate dal suono delle campane di Corropoli, tutti si sono riversati verso l’unica referente dell’AIR, appunto la signora Zangrando. Alle 16,15 Argentin avrebbe tenuto una call.

La call di Argentin

E alle 16,15, su Zoom, Argentin parla ai dodici team presenti, al capo della Polizia e a qualche giornalista. Sostanzialmente, nei 20 minuti di videochiamata, l’ex corridore ha spiegato la situazione dicendo che le inadempienze economiche di cui è accusato da parte di Lega Ciclismo e Federciclismo, sarebbero state sanate nei tempi previsti. Non solo, ma sono stati onorati anche i premi per gli atleti.

Argentin, che parla da casa, enuncia le sue ragioni e accusa in modo diretto l’intento politico della Lega Ciclismo di remare contro l’AIR, in quanto lui e qualche giorno prima anche Pozzato col mondiale gravel, (anche se le storie sono in apparenza differenti) non si sarebbero accordati con la stessa Lega sui diritti tv. 

Come spesso accade in Italia, in realtà dietro ci sarebbero anche dei conflitti “politici”. Ed è per questo motivo, secondo Argentin, che l’UCI non ha fatto arrivare i suoi giudici.

Se tutto era in regola e c’era la scadenza delle 16 per sanare le ultime cose, perché queste figure già dal giorno prima non hanno preso la via di Corropoli? Chi le ha imbeccate? Almeno su queste domande i dubbi di Argentin sono legittimi. Di contro, perché ridursi all’ultimo se si è consapevoli di tali problematiche?

I colori delle targhe della AIR, tutto era pronto. Il Garibaldi? Qui si chiamava il Marco Polo
I colori delle targhe della AIR, tutto era pronto. Il Garibaldi? Qui si chiamava il Marco Polo

Fino alla fine

Dalla call emerge che Argentin, al lavoro con il suo avvocato e smuovendo la politica sportiva abruzzese, stava cercando di salvare il salvabile, rimediando una giuria e la scorta tecnica. Ha pertanto chiesto di attendere ancora un’ora, un’ora e mezza al massimo. Cosa che sarebbe andata oltre i limiti consentiti (le 16,45 della vigilia del via) dal regolamento UCI ma che, vista la situazione, ha trovato la collaborazione da parte dei direttori sportivi a sforare il limite delle 16,45. Il problema è che non c’era nessuno.

Dopo neanche mezz’ora, la solita Zangrando è uscita dal teatro e ai diesse che parlottavano ha dato il via libera: «Andate a casa».

Sono le 17, suonano ancora le campane e termina così una giornata surreale. Una giornata che porterà con sé molte polemiche, rimpalli di responsabilità, molti dubbi, una brutta pagina di sport e una lunga battaglia legale.

P.S. Mentre scriviamo questo articolo, nella sede della gara c’è il caos per la logistica: chi rientra a casa anzitempo, chi resta, cosa si deve fare con l’evento cicloturistico parallelo all’Adriatica Ionica Race. Altro che giornata finita, la serata si annuncia ancora lunga…

Su pista sta sbocciando un talento. Ecco Davide Stella

21.09.2023
5 min
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Può essere a buon diritto considerato come una delle grandi sorprese di questa stagione ciclistica azzurra, perché prima dell’estate così ricca di podi, Davide Stella era uno dei tanti ragazzi pieni di speranze e poco altro. Agli europei su pista di Anadia ha però collezionato la bellezza di tre titoli in poco più di 24 ore, nello scratch, nell’eliminazione e nel chilometro da fermo. Poi ai mondiali di Cali ha conquistato un bronzo sempre nell’eliminazione.

Parlando con il giovanissimo friulano, le sorprese diventano quasi una costante, a cominciare dai suoi inizi ciclistici, certamente dovuti alla passione che già allignava in famiglia (il padre è un amatore) ma che partono dalla scuola, seguendo un percorso che vorremmo fosse la regola e non l’eccezione, nel ciclismo e non solo.

«Un giorno alle elementari – racconta – si presentarono dei signori con un volantino, che promuoveva un corso per bambini invitandoli a fare un test. Ci andai e mi piacque subito, anche perché le bici per me non erano una novità. Così continuai e la passione non è mai venuta meno, anzi…».

Davide Stella nella sua estate ha conquistato 3 ori europei e un bronzo mondiale
Davide Stella nella sua estate ha conquistato 3 ori europei e un bronzo mondiale
E la pista quando l’hai iniziata?

A 10 anni, l’affrontavo con la bici da strada le prime volte, ma già l’anno successivo avevo quella specifica a scatto fisso. Pedalavo sulla pista di Portogruaro, almeno una volta a settimana e trovavo lì tanti ragazzi della mia età. Devo però dire che tutto è cambiato quando sono passato sotto la guida di Nunzio Cucinotta, il diesse del team Gottardo Giochi Caneva che è anche il mio allenatore e mi ha trasmesso questa forte passione per la pista.

Quando hai iniziato con la pista quelle curve paraboliche non ti facevano un po’ paura?

Bella domanda… All’inizio mi faceva un certo effetto, poi ho cominciato a prendere confidenza. Ogni volta che sono caduto mi sono rimesso in piedi e ho ricominciato, proprio per non dare spazio alla paura. Ogni tanto però qualche dubbio mi viene, soprattutto nelle gare di gruppo che sono quelle che affronto maggiormente.

La vittoria nell’eliminazione ad Anadia contro lo sloveno Erzen (foto UEC)
La vittoria nell’eliminazione ad Anadia contro lo sloveno Erzen (foto UEC)
Come ti spieghi questa pioggia di medaglie che ti è arrivata addosso?

Non mi ha sorpreso, era l’obiettivo per il quale ho lavorato tanto sin da inizio stagione seguendo le indicazioni del cittì Salvoldi. Lui era molto fiducioso e mi ha spinto a insistere. Ho fatto sessioni di allenamento specifico ogni settimana sin dallo scorso inverno e per prepararmi sono anche stato in Slovenia, in un velodromo non troppo lontano da casa. I risultati si sono visti.

Ti abbiamo sempre visto impegnato in specialità di gruppo, come mai non nel quartetto?

Sono scelte del tecnico, ma questo non significa che io non abbia lavorato e non lavori per l’inseguimento a squadre. Quando si fa allenamento con il gruppo azzurro affrontiamo tutti la specialità, poi va in gara chi è più forte. Lo stesso vale per la madison, a me ad esempio è capitato anche di gareggiare insieme a Sierra e mi sono trovato molto bene.

La vittoria di Stella al GP Comune di Villadose, primo suo successo 2023 in gara nazionale (foto Facebook)
La vittoria di Stella al GP Comune di Villadose, primo suo successo 2023 in gara nazionale (foto Facebook)
Qual è la specialità che ti piace di più?

La mia preferita è l’eliminazione, ma per certi versi è anche quella che odio di più, forse perché mi fa venire sempre alla luce qualche dubbio, qualche timore d’incidente. Prima di farla sono sempre un po’ teso. Ma poi è anche quella che mi dà maggiore soddisfazione.

Una tua particolarità è anche quella che su pista puoi passare indifferentemente dalle discipline endurance a quelle di velocità…

Oltre al chilometro ho fatto anche la velocità olimpica. Riesco a spaziare molto, ma preferisco comunque le gare endurance, anche se devo migliorare le mie doti di resistenza. Eliminazione e madison sono comunque le gare che mi piacciono di più, anche per il carico di strategia che si portano dietro.

Il friulano ha privilegiato la pista quest’anno, ma conta di dare più spazio alla strada nel 2024 (CBPhotos)
Il friulano ha privilegiato la pista quest’anno, ma conta di dare più spazio alla strada nel 2024 (CBPhotos)
Finora abbiamo parlato dello Stella specialista della pista e l’impressione è che a differenza degli altri privilegi questa alla strada…

E’ sicuramente stato così quest’anno, proprio perché avevo delle ambizioni importanti e anche perché con la scuola di mezzo non potevo disperdere troppo tempo ed energie. Dopo i mondiali in Colombia però sono tornato alla strada e con la forma che avevo è subito arrivata una vittoria in una gara nazionale, il GP Comune di Villadose. Su strada sono uno sprinter puro: l’arrivo in volata è il mio pane.

La prossima stagione continuerai a concentrarti sulla pista?

Vedremo, intanto penso a finire bene questa annata, poi decideremo. Certamente proseguirò sul doppio binario, anche perché su pista c’è la possibilità di raggiungere il sogno olimpico che per chi fa sport è tutto.

Vento e Col du Vam: scopriamo l’europeo con Mozzato

21.09.2023
5 min
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Luca Mozzato è pronto a vestire i colori azzurri della nazionale per il campionato europeo di domenica a Drenthe, cittadina nel Nord-Est dell’Olanda. Il corridore della Arkea-Samsic in primavera era stato uno dei due italiani al via della classica olandese (l’altro era stato Andrea Peron), di cui il l’europeo riprende per gran parte il percorso.

Con la sua ormai proverbiale capacità di “portarci in gruppo”, come è stato ad esempio per i velocisti del Giro d’Italia, Mozzato ci illustra il percorso. Lo raggiungiamo al telefono mentre sta raggiungendo il clan azzurro a Drenthe. 

L’arrivo di ieri a Lichtervelde. Gara vinta da Thijssen (a sinistra). Si riconosce Mozzato col casco rosso, quinto
L’arrivo di ieri a Lichtervelde. Si riconosce Mozzato col casco rosso, quinto
Luca ieri hai corso l’Omloop van het Houtland, classica minore belga (ha 76 edizioni alle spalle, ndr) e hai ottenuto un buon quinto posto, davanti a gente come Merlier…

Sì dai, sono contento, poi si può sempre fare meglio, ma la gamba era buona. In squadra nel finale eravamo in due, ma c’era un po’ di vento laterale e alla fine ci siamo persi.

Ormai sei “uomo da Nord”, di corse come queste ne fai molte. Non a caso sei stato l’unico a correre a Drenthe. Bennati ti ha chiamato anche per questo motivo immaginiamo. Come è andata la convocazione?

Come quantità di corse al Nord sì, come qualità c’è chi è più forte di me! Però è vero: in effetti corro parecchio tra Belgio, Olanda e Nord della Francia. Come è andata la convocazione? Era da questo inverno che miravo agli eventi della nazionale. Visti i percorsi di mondiale ed europeo sapevo di poter essere adatto, specie per questo secondo appuntamento. Con Bennati ne parlavamo da tempo. Sono uscito bene dal Tour e ho cercato di sfruttare la condizione per essere convocato. 

Non è stata una sorpresa dunque?

No, non è stata una cosa che mi ha preso alla sprovvista. Ci si lavorava da un po’. Tengo molto alla nazionale. Dopo il Tour per un paio settimane abbondanti non ho corso, recuperando un po’. Poi sono andato al Limousin e ho visto che stavo bene (Mozzato ha anche colto la prima vittoria da pro’, ndr). Per la corsa successiva c’era del tempo e così sono tornato in altura a Trepalle, sopra Livigno, per altre due settimane, anche per sfruttare temperature più fresche.

Luca, passiamo al percorso. Come dicevamo tu lo hai visto in parte, specie questo spauracchio del Col du Vam. Descrivici che tracciato sarà…

Come un po’ tutte le corse del Nord, soprattutto in Olanda, potrebbe essere una giornata relativamente tranquilla fino al circuito, ma se c’è vento abbastanza forte o che gira nel modo giusto a seconda delle curve, si rischia di arrivare nel circuito con tanti gruppetti. Questi ultimi giorni in Belgio sono stati parecchio ventosi e se dovesse continuare così, il vento sarebbe il primo fattore per l’europeo e potrebbe fare disastri.

La corsa è piatta con un tratto in linea di 115 chilometri e un circuito di 14 chilometri da ripetere sei volte, con appunto il Col du Vam dove è anche segnato l’arrivo.

Il primo tratto in linea è piatto, poi il circuito va interpretato bene, con attenzione, specie nella zona del Col du Vam. Non è una salita durissima (circa 500 metri al 4,9 % con una punta all’11%, ndr), però la strada è abbastanza stretta e ci sono anche delle curve. Se qualcuno attacca è facile prendere dei buchi.

Chiaro, subentra anche un “effetto elastico”.

Sicuro, per questo dico che va interpretata bene quella parte di circuito. Rischia di essere più duro l’approccio al Vam che la salita stessa. Perché se finisci oltre la decima posizione all’imbocco, poi subisci per tutta la salita, se invece sei davanti vai via più fluido. Davvero il rischio è quello di spendere le cartucce per imboccare bene la salita.

Puoi descriverci il Col du Vam?

Intanto va detto che prima bisogna vederla nel suo insieme questa salita, perché è composta da due parti, mentre nella classica di primavera a Drenthe se ne fa una sola. Per l’europeo hanno aggiunto questa seconda parte che è un’incognita un po’ per tutti. Ci hanno inviato immagini, qualche carta, ma anche VeloViewer non era aggiornatissimo, pertanto sarà importante la ricognizione. Comunque la prima parte è relativamente impegnativa, per un centinaio di metri si sale al 10-11 per cento, e con dei tratti in pavé. Poi ci sono 200 metri di discesa e inizia la porzione nuova, che mi hanno detto non essere impossibile.

Un tratto del circuito finale. Qui siamo nella classica di Drenhte a marzo. Mozzato vi prese parte
Un tratto del circuito finale. Qui siamo nella classica di Drenhte a marzo. Mozzato vi prese parte
Ma quindi è una salita da 39 o da 53, per dirla coi vecchi rapporti?

Credo che la corona piccola non sia neanche da guardare. Se ben ricordo a Drenthe non l’ho mai usata.

E poi c’è il resto del circuito. Abbiamo visto che le curve, anche secche, non mancano. E’ più un percorso stile “Fiandre” o Amstel, visto che siamo in Olanda?

Direi più da Fiandre che Amstel. Sono stradine strette di campagna, una volta in fondo al muro è un vero biliardo. Dipenderà molto dalla situazione del vento, a quel punto anche questa decina di chilometri di transizione tra un Vam e l’altro rischia di diventare impegnativa.

Infine la distanza: siamo sul filo dei 200 chilometri, 199 per la precisione.

La distanza non sarà un fattore determinante come un mondiale o certe classiche in cui si è in bici per più di sei ore. Dovrebbe uscire una corsa che va dalle quattro ore e mezza alle cinque. Vento e chiaramente qualche situazione tattica particolare, potranno essere determinanti. Speriamo di raccogliere qualcosa d’importante.

Delle Vedove e il Belgio: «Qui il ciclismo è vero spettacolo»

21.09.2023
6 min
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I mesi di agosto e settembre per Alessio Delle Vedove hanno avuto i colori della bandiera del Belgio. Il giovane della Circus-ReUz, team development della Intermarché-Circus-Wanty, ha corso sempre in quelle zone. Un calendario fatto di GP, Tour e Pijl (frecce, ndr), corse diverse ma con un denominatore comune: il Belgio, in territorio dove il ciclismo si respira ogni giorno. Insieme a Delle Vedove (foto apertura DirectVelo) curiosiamo in queste corse, per scoprirne il fascino e i segreti.

«E’ stato tutto un crescendo – dice Delle Vedove – sono partito con il Tour de Namur a inizio agosto. Poi ho corso il Memorial Danny Jonckheere, il Flanders Tomorrow Tour e l’ultimo weekend due gare con i professionisti. Le ultime due non erano previste, ma la squadra ha notato una crescita di condizione e mi ha voluto premiare».

Nella prima corsa, il Tour ne Namur, è arrivata anche una vittoria di tappa per Delle Vedove (foto DirectVelo)
Nella prima corsa, il Tour ne Namur, è arrivata anche una vittoria di tappa per Delle Vedove (foto DirectVelo)
Sei rimasto per tutto il tempo in Belgio?

Solo nella settimana tra l’11 e il 17 settembre. Dovevo correre anche nel weekend del 9 settembre ma ho avuto la febbre e non sono partito. Siccome mi trovavo già in hotel a Charleroi, in accordo con la squadra ho preferito rimanere su.

Come ti sei trovato in queste gare?

Bene, mi piacciono davvero molto. Prima di questa avventura con la Circus-ReUz ero un po’ intimorito dal grande salto, ma ora posso dirmi soddisfatto. Si fa tantissima fatica, ma a me come percorsi piacciono davvero molto. I muri, le cote e i continui sali e scendi tengono la tensione sempre alta. 

Il territorio del Belgio non è molto esteso, capita di passare più volte sulle stesse strade?

E’ grande come il Veneto! Quindi capita spesso che sei in corsa, giri ad un incrocio e pensi: “Ma io qui sono già passato”. Nella settimana che sono stato qui mi sono allenato sulle strade del Giro di Vallonia, e neanche lo sapevo. A inizio agosto ho corso il Tour de Namur, capoluogo della Vallonia e le strade che si percorrono sono queste. 

Sei andato in esplorazione?

Un giorno ho fatto un lungo di 140 chilometri e sono andato da Charleroi fino alle Ardenne a provare un po’ di cote e di muri. 

Com’è stato allenarsi su quelle strade?

Strade piccole, incroci, insomma un po’ confusionarie per me. Alla fine fai fatica a trovare una strada lunga e dritta per tanti chilometri. Però sono super sicure, in 140 chilometri avrò incontrato 25-30 macchine. Entri ed esci dalle piste ciclabili ed è tutto a misura di ciclista, anche la pazienza degli automobilisti. 

E le varie gare?

In Belgio si corre in due periodi distinti: la primavera e poi in estate. Nei mesi di marzo e aprile ci sono tutte le gare più famose: Gent-Wevelgem, Youngest Coaster Challenge e Omloop Het Nieuwsblad. Come detto però le strade sono quelle e quindi poi ti trovi a correrci di nuovo mesi dopo, nei vari GP. 

Che percorsi trovi in queste corse?

Molte volte, anche nelle corse a tappe, ci troviamo a fare dei circuiti, più o meno lunghi che attraversano paesini, muri o cote. In Belgio si affrontano sempre gli stessi e spesso nascono delle gare intorno (come il Geraardsbergen e nel ciclocross il Koppenberg, ndr). Ogni paesino ha un tratto in pavé nel centro storico, non sono le pietre della Roubaix, ma percorse tante volte si fanno sentire. In una gara capita di trovare un tratto di pavé di 400 metri che si affronta per 12 volte, alla fine sono quasi 5 chilometri di pavé. 

I muri e le cote, invece?

Sono corti, 1,5 chilometri, massimo 2. Ma anche questi una volta messi in un circuito danno un mal di gambe assurdo. Ripeterli per tante volte ti mette sempre in difficoltà, alla fine le gare diventano a eliminazione.

Anche il paesino più piccolo ha tratti di pavé, ognuno con le sue caratteristiche (foto Flanders Tomorrow Tour)
Anche il paesino più piccolo ha tratti di pavé, ognuno con le sue caratteristiche (foto Flanders Tomorrow Tour)
Ti piace correre in circuito?

Sono gare molto più stressanti, perché dopo i primi due giri capisci dove sono i punti salienti e tutti corrono in funzione di quelli. Se in un rettilineo c’è vento laterale tutti andranno forte per stare davanti. Non ci si può mai rilassare, in media in un circuito si hanno 2 cote e 3 chilometri dove si fanno costantemente dei ventagli. In una gara così sei sempre con il collo tirato, spesso finisco con 300 watt medi

Per le gare in linea è un buon allenamento.

Un allenamento super. Ora mi spiego come i corridori del Nord riescano ad andare sempre forte. Quando sei abituato a quei ritmi, una volta che corri una gara in linea molto spesso sei quasi a “riposo”. 

A Namur, nell’ultima tappa dell’omonimo Tour, si è affrontato il Mur de la Citadelle che porta al castello della città (foto DirectVelo)
A Namur, nell’ultima tappa dell’omonimo Tour, si è affrontato il Mur de la Citadelle che porta al castello della città (foto DirectVelo)
Il meteo com’è?

Anche in estate piove spesso. E’ successo più volte di vedere il clima cambiare in breve tempo, in particolare al Flanders Tomorrow Tour che si corre nella zona di Nieuwpoort. In una tappa eravamo sotto la pioggia e 3 chilometri dopo c’era il sole. Anche il vento cambia tanto nel corso della giornata. Noi la mattina studiamo le varie mappe virtuali, le quali mostrano anche se il vento cambierà direzione. In queste gare ho imparato davvero molte cose.

E il pubblico?

Incredibile! Senti che in Belgio si vive per il ciclismo, non vedono l’ora di queste gare. Secondo me smettono di lavorare per riversarsi in strada, altrimenti non mi spiego le ali di folla che trovi a bordo strada. Ti chiedono costantemente delle foto, creano delle cartoline da autografare. Arrivano alla partenza, ti riconoscono e ti fanno firmare gli album sotto la tua foto. 

Insomma, innamorato del Belgio?

Assolutamente, come detto prima avevo qualche timore a inizio anno, ma ormai sono sempre più convinto della mia scelta.

L’Italia a Drenthe con Ganna capitano e Trentin in agguato

21.09.2023
5 min
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Ganna, Affini, Trentin, Viviani, Mozzato, Pasqualon, Sobrero, Cattaneo. Questi gli azzurri di Bennati per gli europei di Drenthe, con gli ultimi due che ieri hanno corso la crono individuale e nel pomeriggio di oggi correranno il Team Mixed Relay con l’aggiunta di Affini (Guazzini, Longo Borghini e Cecchini fra le donne). Per il resto, la spedizione azzurra in Olanda ruoterà attorno a Filippo Ganna e semmai a Trentin, qualora la corsa si rompesse in modo imprevedibile.

Il cittì aretino ne è piuttosto sicuro e lo conferma in questa chiacchierata svolta alla vigilia della partenza degli azzurri, ragionando di uomini e del percorso che in apparenza dice poco, ma propone le sei scalate al Col du Vam, che non si può mai sapere…

Bennati certo: se il percorso di Drenthe fosse davvero veloce, avrebbe puntato su Dainese
Bennati certo: se il percorso di Drenthe fosse davvero veloce, avrebbe puntato su Dainese
Ti ha convinto il Ganna che si è buttato nelle volate della Vuelta o quello del Wallonie?

Diciamo che se in questo europeo si dovesse arrivare in volata, non sarà come gli sprint che Ganna ha fatto alla Vuelta. Però si può dire che quelli sono stati propedeutici in termini di preparazione. Non sarà una volata classica, anche perché se avessi pensato a un finale del genere, avrei portato un velocista puro come Alberto Dainese.

C’è Viviani, no?

La presenza di Elia potrebbe far pensare che possa essere un’alternativa. In realtà, l’idea che mi sono fatto io è che in questa occasione la sua convocazione sia più orientata a un discorso di squadra, di armonia del gruppo, perché tutto giri nel migliore dei modi attorno a Pippo. Sappiamo benissimo che uno dei motivi per cui Elia è tornato alla Ineos è proprio il suo rapporto speciale con Ganna, per cui in questo europeo avrà il compito di fare il regista, l’uomo squadra.

Viviani sarà il regista in corsa e con Pasqualon sarà il punto di appoggio di Ganna
Viviani sarà il regista in corsa e con Pasqualon sarà il punto di appoggio di Ganna
Questo fa sì che Trentin potrà correre più liberamente?

Di sicuro avere accanto Viviani gli toglie questo ruolo, per cui Matteo potrà concentrarsi esclusivamente per il finale. Quindi certamente avrà più libertà.

Ti aspettavi un Ganna così brillante, al punto da costruirgli attorno a squadra per gli europei?

Sì, assolutamente. Ne abbiamo parlato tante volte, io sono sempre stato convinto che su strada possa fare grandi cose. Non lo dico io, l’ha dimostrato alla Sanremo facendo una prova veramente superlativa. Poi ad agosto è riuscito anche a vincere una volata al Wallonie. Ha dimostrato più volte che lo spunto veloce non gli manca, ma è chiaro che non è un velocista. Ha però una progressione così potente, che in una corsa impegnativa può diventare molto veloce.

Trentin non sarà più regista in corsa e nel finale potrà giocare le sue carte
Trentin non sarà più regista in corsa e nel finale potrà giocare le sue carte
Pensi che l’europeo verrà duro?

Se guardiamo l’altimetria, fa quasi ridere. Però con questo Col du Vam fatto per sei volte con strade molto strette, in un ciclismo in cui si va sempre a tutta dal chilometro zero fino all’arrivo, non mi aspetto una gara di attendismo. Quindi considerando che il chilometraggio non è proibitivo, si correrà da subito sicuramente pancia a terra e non credo che corridori come Van Aert, De Lie e anche Pedersen avranno paura ad aprire la corsa da lontano.

Anche i nostri sono veloci, ma anche capaci di entrare nelle azioni che dovessero crearsi…

Diciamo che la squadra l’ho costruita anche in base a questo. E’ una squadra che ha esperienza. Mozzato è il più giovane, ieri ha corso l’Omloop van het Houtland. E’ abituato a correre in Belgio, è abituato a limare, quindi non ha paura di stare davanti e si integra molto bene con gli altri. Sobrero ha fatto la Vuelta e come lui anche Cattaneo, per questo hanno fatto la crono. Soprattutto è gente che non ha paura di prendere aria e sanno limare molto bene.

Cattaneo, come pure Sobrero, esce dalla Vuelta e ieri entrambi hanno corso la crono. Cattaneo 5° a 1’13” da Tarling, Sobrero 20° a 2’14”
Cattaneo, come pure Sobrero, esce dalla Vuelta e ieri entrambi hanno corso la crono. Cattaneo 5° a 1’13” da Tarling, Sobrero 20° a 2’14”
Nella tua testa, casomai si arrivasse in volata vedi tutti per Ganna?

Bisogna sicuramente valutare in base a che tipo di gara verrà fuori. Sicuramente in un arrivo del genere, con la condizione che ha, Filippo può starci molto bene. Parliamoci chiaro, è difficile fare un treno perché le strade sono strette. Quindi la nostra forza deve essere sicuramente la superiorità numerica. Resto convinto che sia un arrivo di tante gambe e alla fine saranno quelle a decidere.

Il treno è difficile, ma Viviani può tirare la volata a Ganna?

Sarebbe auspicabile, però deve arrivare in fondo a farlo. Più che tirargliela, la cosa più importante è l’approccio alla volata. Bisogna entrare veramente nelle primissime posizioni. E poi non è detto che si chiuda in volata. Potremmo addirittura provare a fare un’azione con Matteo e Filippo, quindi davvero saranno le gambe a dettare la legge.

Avete già pedalato sul percorso?

Lo faremo venerdì tra la gara degli under 23 e quella delle U23 donne del pomeriggio. Prima di allora c’è poco altro da dire.

Negrente: tra azzurro, europeo e futuro all’estero

20.09.2023
4 min
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Mattia Negrente è una delle “novità” di questa nazionale juniores che il cittì Salvoldi guiderà alla caccia dell’europeo. Il corridore veronese ha ricevuto la convocazione dopo la bella vittoria al Trofeo Buffoni. Una conferma, quella arrivata dopo il successo in terra toscana, come conferma lui stesso. 

«In base a come sto andando – racconta Negrente – mi aspettavo di essere convocato da Salvoldi. I miei allenatori hanno parlato con il cittì, la condizione è ottima e quindi la convocazione per l’Olanda è arrivata quasi di conseguenza».

Per Negrente, in maglia gialla al centro, quella del Buffoni è stata la terza vittoria internazionale del 2023 (foto Trofeo Buffoni)
Per Negrente, in maglia gialla al centro, quella del Buffoni è stata la terza vittoria internazionale del 2023 (foto Trofeo Buffoni)

Terza vittoria 

I successi in stagione per Mattia Negrente sono 5, di cui 3 arrivati in campo internazionale. Quella del Buffoni è stata, per molti aspetti, la ciliegina sulla torta, che però ora aspetta il viaggio verso Drenthe. 

«Il Trofeo Buffoni – riprende – è stata la terza vittoria in una corsa internazionale. A inizio anno era arrivato il Giro di Primavera a San Vendemiano. Come stagione la posso considerare positiva, visto che sono riuscito a tenere una buona condizione per tutto l’anno. Non ho mai avuto un picco di forma vero e proprio e questo mi ha permesso di restare sempre sulla cresta dell’onda».

L’esordio con la maglia della nazionale è arrivato alla Corsa della Pace in Repubblica Ceca (foto Corsa della Pace)
L’esordio con la maglia della nazionale è arrivato alla Corsa della Pace in Repubblica Ceca (foto Corsa della Pace)
La vittoria del Buffoni è arrivata nel momento giusto…

Ad essere sincero non me l’aspettavo, ne sono rimasto abbastanza sorpreso. Arrivavo da un Giro della Lunigiana corso sottotono perché prima di partire avevo preso la gastroenterite. Infatti, la corsa non l’ho nemmeno finita. 

Ad una settimana di distanza hai risposto bene.

Avevo tanta voglia di riscattarmi, sulla salita di Fortezza, che abbiamo ripetuto sei volte, avevo male alle gambe, ma sono riuscito a resistere. Ho sofferto davvero tanto ma sono riuscito a rimanere con i primi. Poi, una volta sul rettilineo finale sono partito lungo con la volata, ai 300 metri. Era un arrivo che saliva un po’ e uno sprint così anticipato era difficile da portare a termine, ma ce l’ho fatta. 

Anche a Drenthe ci sarà un arrivo simile, possiamo dire che hai preso le misure?

Dai possiamo dirlo (ride, ndr), ma sarà completamente diverso, credo. 

Con la maglia della nazionale quest’anno hai già vinto…

Avevo questo desiderio di correre con la maglia azzurra e l’ho coronato. Ho corso prima alla Corsa della Pace e poi alla Nation Cup in Slovacchia, dove ho vinto. Quella in Olanda però è una convocazione diversa, ci si gioca un titolo, in una corsa secca. 

Come ci si sente con la maglia azzurra addosso?

Bene, anzi benissimo. E’ un onore e ti viene voglia di portarla il più in alto possibile, vincere con questa divisa è un’emozione unica. Vale di più perché hai una grande maglia addosso. 

Poche settimane dopo in Slovacchia è arrivato anche il primo successo con la maglia azzurra (foto Slovensky Zvaz Cyklistiky)
Poche settimane dopo in Slovacchia è arrivato anche il primo successo con la maglia azzurra (foto Slovensky Zvaz Cyklistiky)
Hai già guardato qualcosa del percorso di Drenthe?

Nel ritiro fatto a Montichiari abbiamo studiato qualcosa, ma adesso possiamo visionarlo dal vivo. 

Cosa avete fatto in ritiro?

Siamo stati quattro giorni, da lunedì a giovedì. Ci siamo allenati bene e siamo pronti. Partecipare al ritiro ha reso tutto molto più concreto. Siamo arrivati oggi. Abbiamo fatto una sgambata per togliere le tossine del viaggio e ora seguiremo il programma di Salvoldi. 

E per la prossima stagione hai già qualche notizia?

Ho preso la decisione di non dire in che squadra andrò. Sarà un team straniero, una development. Ho sempre avuto questa idea di andare all’estero, le squadre ti seguono molto e in più ti avvicini al mondo del professionismo. Respiri l’aria della massima ambizione per un ciclista. Questo lo devo anche al mio procuratore Alessandro Mazzurana, che mi ha permesso di farmi conoscere all’estero.