Van der Poel, Filippo Ganna, Mads Pedersen

Fiandre e Roubaix, chi vince? Pozzato pesca dal mazzo

06.04.2025
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Il capolavoro di Mathieu Van der Poel alla E3 Saxo, al quale è seguito un altro assolo, quello di Mads Pedersen alla Gand-Wevelgem. Nel mezzo il terzo posto di Filippo Ganna proprio alle spalle dell’olandese e del danese della Lidl-Trek e la decisione del piemontese di mettersi in lista anche per il Fiandre. Tadej Pogacar che annuncia la partecipazione alla Parigi-Roubaix, una notizia che già era circolata dopo quel breve ma intenso assaggio al pavé della Foresta di Arenberg. Sempre lo sloveno che cambia i propri piani rinunciando a E3 Saxo e Gand. Infine la disfatta della Visma nella corsa che anticipa, per nome e per tempistiche, il Giro delle Fiandre. 

Un menù ricco di sorprese, decisioni dell’ultimo momento che insaporiscono il calendario riservato alle Classiche del pavé. Questa mattina tocca ai muri delle Fiandre, mentre tra una settimana esatta saranno le pietre del nord della Francia a prendersi il centro della scena. 

Al GP E3-Saxo Bank Van der Poel ha dato una prova di forza non indifferente sui muri
Al GP E3-Saxo Bank Van der Poel ha dato una prova di forza non indifferente sui muri

Rimescolamento

Se il gruppo fosse un mazzo di carte potremmo definire quello che è avvenuto nei giorni scorsi come un rimescolamento. Alla fine però, proprio come in un mazzo di carte, gli assi sono sempre quattro: Van der Poel, Pogacar, Ganna e Pedersen. Ma attenzione al jolly, figura che si addice perfettamente a Van Aert. Darlo per spacciato, a nostro avviso, è un azzardo. Della stessa idea è anche Filippo Pozzato, chiamato in causa per leggere le carte in vista di questi impegni. 

«Diciamo che per il Fiandre ci sono due corridori su tutti – dice subito Pozzato – che sono Pogacar e Van der Poel. Penso che l’olandese quest’anno vada veramente forte, è arrivato in una condizione perfetta alle Classiche. Lo ha dimostrato alla Sanremo e alla E3-Saxo. Pogacar, in vista di oggi, può sicuramente far bene e lo ha già dimostrato. Rispetto al 2023, a mio modo di vedere, farà più fatica a staccare Van der Poel sui muri. Loro due possono partire a 100 chilometri dall’arrivo, senza alcun problema. Teniamo il podio della Sanremo e parliamo di Ganna. Non so cosa potrà fare al Fiandre, è una gara in cui c’è da limare e lui non è fortissimo sotto questo aspetto. Però ha una condizione esagerata e potrebbe essere l’anno giusto per essere davanti sui muri».

Ganna correrà anche il Fiandre, una decisione presa con la consapevolezza di una condizione eccezionale
Ganna correrà anche il Fiandre, una decisione presa con la consapevolezza di una condizione eccezionale
Cosa ne pensi della scelta di correre il Fiandre?

Fa bene. Ha una grande gamba e il suo obiettivo rimane la Roubaix. Però quando stai bene, correre aiuta a mantenere la condizione. I settori di pavé non sono paragonabili, ma stare a casa mentre i tuoi rivali corrono non è sempre un bene, per questo condivido pienamente la scelta di Ganna. 

Anche alla luce della gara di mercoledì come vedi Van Aert?

Dispiace per quello che è successo, rimango convinto abbia un motore esagerato e possa essere davanti sia al Fiandre che alla Roubaix. Ha fatto una preparazione mirata saltando la Sanremo e quindi lo metto sempre tra i favoriti. 

Pedersen ha mostrato di essere in forma, il pavé della Gand è stato un trampolino di lancio per una grande vittoria
Pedersen ha mostrato di essere in forma, il pavé della Gand è stato un trampolino di lancio per una grande vittoria
L’impressione è che abbia voluto attaccare da lontano per rispondere a quanto fatto da Van der Poel e Pedersen ma senza riuscirci, anzi…

Quando deve arrivarti la condizione non è che sei sempre al 100 per cento. Ha subito una bella batosta, però a livello di condizione ha avuto tutto il tempo per recuperare e arrivare pronto al Fiandre. C’è da capire la reazione mentale alla sconfitta della Dwars door Vlaanderen. Questo è l’aspetto fondamentale per capovolgere la situazione.

Anche Pedersen ha mostrato una grande condizione.

Ha vinto con una bellissima azione alla Gand-Wevelgem, ma è una gara con poco dislivello, il Fiandre è molto più impegnativo. Lui è super motivato perché non ha mai vinto una Classica Monumento, però oggi lo vedo un pelo sotto a Pogacar e Van der Poel. Poi, al contrario dello sloveno, Pedersen è avvantaggiato per la Roubaix

Secondo Pozzato Pogacar sarà uno dei due favoriti al Fiandre insieme a VDP, ma non per la Roubaix
Secondo Pozzato Pogacar sarà uno dei due favoriti al Fiandre insieme a VDP, ma non per la Roubaix
Lo hai chiamato in causa, parliamo di Pogacar e della Roubaix, cosa ne pensi?

Per lo spettacolo, il fatto che il campione del mondo prenda parte a questa gara è tanta roba. Sinceramente vedo difficile che Pogacar possa fare qualcosa di buono alla Roubaix. La Sanremo e il Fiandre hanno delle salite sulle quali può fare la differenza, lo abbiamo visto sia quest’anno che in passato. Però per le pietre della Roubaix lo vedo tanto leggero rispetto agli altri, va bene il discorso del rapporto peso/potenza ma gli altri pretendenti hanno altri fisici. Ne parlavo in questi giorni con alcuni membri della UAE.

Cosa dicevate?

Loro sono gasati dal fatto che Pogacar sarà alla Roubaix. Lo sono anche io, mi piace. Dimostra di avere una grinta incredibile, poi lui è uno che si automotiva con questi appuntamenti. Però penso possa fare fatica contro i vari Van der Poel, Ganna, Pedersen e Van Aert. 

Van Aert esce con le ossa rotte dall’ultima gara di avvicinamento alle Classiche del pavé ma le sue qualità non si discutono
Van Aert esce con le ossa rotte dall’ultima gara di avvicinamento alle Classiche del pavé ma le sue qualità non si discutono
Per il Fiandre hai detto sfida tra Pogacar e Van der Poel, gli altri guardano al terzo posto?

Direi di sì, difficile che qualcuno possa inserirsi. E tra i due pretendenti l’olandese ha più carte da giocarsi. Tatticamente è più forte, sa cosa fare per vincere. Basta guardare alla volata della Sanremo, quando ha abbassato il ritmo per poi fare la sparata negli ultimi trecento metri.

Qualche outsider?

Mi piace Jorgenson, spero possa essere davanti in entrambi gli appuntamenti. La Visma ha una squadra forte e possono sfruttare questa cosa, basta che non facciano come mercoledì

A tu per tu con Ballerini: il Nord, la gamba, gli italiani

06.04.2025
5 min
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Tre ore al via del Giro delle Fiandre e l’attesa, la voglia, l’adrenalina ci fanno “mangiare le unghie”. Al via ci sarà anche Davide Ballerini, che con la maglia della XDS-Astana ha mostrato una condizione crescente, culminata nel sesto posto alla Gand-Wevelgem.

Esperto delle Classiche del Nord, il comasco si presenta in forma al via di Bruges e ci racconta non solo come sta vivendo questo periodo, ma anche come vede il momento degli italiani sulle pietre. Una sorta di inviato speciale per bici.PRO, direttamente dal cuore del gruppo.

Il lombardo è stato in ritiro in Grecia, alla corte di coach Anastopoulos (foto Instagram)
Il lombardo è stato in ritiro in Grecia, alla corte di coach Anastopoulos (foto Instagram)
Davide, partiamo da te. Partiamo dal sesto posto di domenica scorsa, che immaginiamo ti abbia dato un po’ di fiducia, no?

Sì. Finalmente, devo dire la verità, mi sono allenato tanto per questa parte del Belgio e piano piano stanno arrivando i risultati. La condizione c’è, si comincia a raccogliere qualcosa.

L’anno scorso fu una bella botta morale con quel problema al ginocchio…

Sì, l’anno scorso è stata dura. Non è stato un bel periodo, ma col tempo tutto passa. L’importante è fare le cose per bene e alla lunga si sistemano. Adesso mi sento bene, il peggio è alle spalle.

Che significa stare bene lassù? Stare bene per queste gare? Definiamolo meglio.

La prima cosa è riuscire a divertirsi, perché se non sei al 100 per cento e cominci a subire la gara, diventa un inferno. Quando cominci a sprecare energie solo per stare davanti, poi è sempre un rincorrere. Alla Gand riuscivo a gestirmi bene, prendere le salite davanti, muovermi come volevo. Questo è indice che la gamba c’è. Alla Dwars door Vlaanderen invece ho pagato, ero stanco dalla Gand e non avevo recuperato. L’ho fatta per completare la distanza, ma ho capito subito che non era la mia giornata.

Ballerini ha una grande attitudine per le corse di un giorno, specie in Belgio: potenza, capacità di limare, velocità nel finale
Ballerini ha una grande attitudine per le corse di un giorno, specie in Belgio: potenza, capacità di limare, velocità nel finale
Quando hai capito che non era giornata, hai pensato direttamente al Fiandre?

Sì, quando ho cominciato a subire la gara, già da uno dei primi muri. Ero riuscito a rientrare nel primo gruppo, ma lo sforzo per rientrare mi è costato troppo e non ho più recuperato. A quel punto ho cercato solo di portare a casa la distanza. Anche questa è esperienza.

Una gestione matura: dosare le energie in base agli obiettivi.

Esatto. A volte hai bisogno di sbloccarti, ma altre volte capisci subito che non è giornata e continuare a forzare ti porta solo via energie preziose. Qua ogni watt conta.

Ti senti più pronto per Fiandre o Roubaix?

Domanda difficile. Il Fiandre è molto più duro a livello altimetrico, questo è sicuro. La Roubaix ha tante incognite, ma anche meno salite. In ogni caso mi sento pronto. Come dicevo, ho lavorato bene e la gamba gira, poi vedremo in corsa cosa viene fuori.

Sei uno dei pochi italiani davvero esperti per il Nord. Come vedi i tuoi connazionali?

Quest’anno sono rimasto molto colpito da Filippo Ganna. Ha fatto un salto di qualità, si muove bene, ha una gamba eccezionale. Lo vedo bene sia oggi al Fiandre che domenica prossima alla Roubaix.

Ballerini Omloop 2021
Ballerini ha vinto l’Omloop Het Nieuwsblad 2021, il suo successo di maggior prestigio al Nord
Ballerini Omloop 2021
Ballerini ha vinto l’Omloop Het Nieuwsblad 2021, il suo successo di maggior prestigio al Nord
Lo vedi a suo agio anche sugli imbocchi dei muri?

Sì, e non solo lui. Tutta la Ineos si muove bene. Sono una squadra di riferimento per posizionamento e gestione della corsa. Ganna si è integrato alla perfezione in questo meccanismo. Se resta davanti quando scattano i big, può anche rientrare o sfruttare situazioni particolari. Ha davvero tante carte da giocarsi.

E gli altri? Trentin, Moscon, Mozzato?

Beh, Trentin si muove sempre bene, è sempre lì. Matteo è una garanzia. Alla Gand, quando c’è stato il primo ventaglio, ci siamo parlati, eravamo soli io e lui delle nostre squadre. Ci siamo detti di darci una mano. E’ importante, soprattutto fra italiani. Non si lavora uno per l’altro, ma se non ci si corre contro è un aiuto per restare davanti. Insomma è un vantaggio per entrambi.

Bello questo spirito. Passiamo a Moscon?

Gianni l’ho visto a De Panne, ha lavorato per la squadra. Moscon ha sempre avuto un gran motore, quello non sparisce. Dipende da che mood ha, ma il potenziale c’è. E la sua squadra, la  Red Bull-Bora è cresciuta tanto rispetto agli anni scorsi nelle gare del Belgio.

Per Ballerini Ganna ormai appartiene alla schiera dei top rider e potrà fare bene non solo alla Roubaix
Per Ballerini Ganna ormai appartiene alla schiera dei top rider e potrà fare bene non solo alla Roubaix
E di Mozzato invece cosa ci dici?

L’ho visto poco. Con Mozzato ci siamo incrociati alla Dwars. Ma la gara è stata tirata sin da subito, non c’è stato modo di parlarci. Se Luca ha la gamba giusta, ha già dimostrato di saper stare là. In generale penso che noi italiani non abbiamo tanti corridori di primissima fascia, a parte Ganna che secondo me oggi lo è, ma siamo una buona schiera. Tolti quei quattro fenomeni, tutti gli altri dipendono molto dal giorno, dalle circostanze, da come si evolve la corsa. Però noi italiani possiamo esserci.

C’è qualcuno tra i giovani di “casa nostra” che ti ha colpito?

Non ne ho visti molti a dire il vero, però posso dirvi qualcuno della mia squadra. E il mio pensiero va subito ad Alessandro Romele che sta crescendo bene. Ha già fatto buone gare in Belgio, magari di seconda fascia, ma è già qualcosa. Impara in fretta. Abbiamo diviso la camera in ritiro, lo vedo concentrato.

Ultima domanda: se Davide Ballerini dovesse scommettere 10 euro sul vincitore del Fiandre su chi punterebbe?

Van der Poel. Sta andando davvero forte. Ho visto il GP E3 da casa ed è stato impressionante. E’ migliorato in salita, è solido. Poi attenzione anche a Pedersen, alla Gand ha fatto un gran numero. Pogacar è sempre Pogacar, ma per domenica io vedo avanti Van der Poel.

Viaggio nei momenti di Van Aert con Affini per interprete

05.04.2025
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BRUGES (Belgio) – «Secondo me mercoledì sera l’aveva metabolizzata – dice Affini parlando di Van Aert – ma non del tutto digerita, invece giovedì era tutto a posto. Mercoledì sera abbiamo fatto una riunione dopo corsa, non necessariamente più lunga del solito. Abbiamo parlato per risollevare il morale, perché è inutile nasconderlo: è stata una bella botta dopo una corsa quasi perfetta. Ci siamo concentrati su cosa fosse stato fatto bene e devo dire che fino agli ultimi 10 chilometri la squadra era stata eccezionale».

Dal punto di vista umano

Affini parla nel primo pomeriggio, mentre il sole abbraccia le Fiandre con una temperatura da primavera mediterranea. Zero voglia di schiacciare un sonnellino e manca troppo per il massaggio. Il centro di Bruges è invaso da turisti, tifosi e gente qualunque richiamata dal mercato. Le strutture del Giro delle Fiandre sono già montate e un grande cronografo scandisce il tempo che manca al via. Domani sarà più fresco, ma gli ultimi tre giorni sono stati davvero caldi. La temperatura cresce anche in relazione al calendario: il Fiandre è per Van Aert e lo stesso Affini uno dei momenti chiave della stagione. Però intanto si continua a ragionare della Dwars door Vlaanderen soprattutto per capire come stia Van Aert. Edoardo si presta al discorso.

«Dopo aver fatto la mia tirata – ricostruisce il mantovano, nella foto Visma-Lease a Bike in apertura – sono andato dritto all’arrivo e sono salito sul pullman per vedere il finale e non capivo per quale motivo non ci fossero attacchi. Si poteva pensare che ci fosse questa grande voglia di far vincere Wout e adesso si può dire che sia stata sbagliata la tattica, anche se sappiamo tutti che nel 99 per cento dei casi avrebbe vinto lui. Invece si è verificato quell’uno per cento di quanto porti un avversario in volata e quello ti batte. Dal punto di vista umano, la scelta si può capire. Dal punto di vista tattico è stata incomprensibile».

Lo spirito non manca, ecco i tre di Waregem: Van Aert, Jorgenson, Benoot (foto Visma-Lease a Bike)
Lo spirito non manca, ecco i tre di Waregem: Van Aert, Jorgenson, Benoot (foto Visma-Lease a Bike)

La squadra è unita

Van Aert ha incontrato i giornalisti e non si è nascosto. Se qualcuno se lo aspettava dimesso e pronto alle scuse, sarà rimasto male. Il grande belga ha ripetuto l’autocritica, ma ha difeso il bello di una corsa mandata in frantumi quando la Visma-Lease a Bike ha deciso di forzare i tempi.

«Ho fatto la scelta sbagliata – ha detto – ma tutti sono stati d’accordo. Quindi è una responsabilità che dobbiamo assumerci insieme. Nel dopo corsa è stato molto utile discutere di tutto ed è stato bello sentire che tutti nella squadra sono ancora con me. Ovviamente la sconfitta è stata un duro colpo, ma il bello del ciclismo è che arrivano subito nuove opportunità. Con il Fiandre dietro l’angolo, sarebbe stato un peccato soffermarsi troppo a lungo a parlare del passato. Ecco perché non vedo l’ora che arrivi domenica: mi sento fiducioso. La gara di Waregem è andata molto meglio delle precedenti che ho corso. Questo vale per l’intera squadra, credo. Ci siamo divertiti e per fortuna quel finale non ha cancellato tutto questo».

Affini ha inaugurato la stagione nel weekend di apertura belga, poi ha corso la Parigi-Nizza ed è rientrato ad Harelbeke
Affini ha inaugurato la stagione nel weekend di apertura belga, poi ha corso la Parigi-Nizza ed è rientrato ad Harelbeke

Metterci la faccia

Affini ascolta e ne conviene: Van Aert è un gigante al pari di quello che in Italia potrebbe essere un calciatore di vertice, per questo qualsiasi cosa lo riguardi viene amplificato a dismisura.

«Forse correndo con lui – dice – non sempre me ne rendo conto completamente, ma ha una popolarità incredibile. Lui ci sa fare, parla con tutti, ma dopo un po’ che gli rinfacciano le cose, credo che anche lui si scocci. Specialmente nella prima ora dopo l’arrivo, dovendo parlare con i giornalisti, si è preso tutta la responsabilità. Avrebbe potuto salire sul pullman e non dire una parola, ma Wout ci ha sempre messo la faccia. Se però avete letto le dichiarazioni dei giorni successivi, anche Grischa Niermann, il nostro direttore, ha ammesso di non averla saputa gestire dall’ammiraglia».

Il diesse Niermann ha ammesso che la conduzione del team nel finale di Waregem è stata sbagliata
Il diesse Niermann ha ammesso che la conduzione del team nel finale di Waregem è stata sbagliata

Il gioco di rimessa

La sfida del Fiandre in qualche misura potrebbe tenere Van Aert al riparo dalle attese più grandi, che per forza di cose sono già concentrate da un pezzo su Pogacar, Van der Poel e anche Pedersen. Il ruolo che negli anni passati era stato di Wout ora è in mani altrui e forse per una volta questo non sarà uno svantaggio né un disonore.

«Van der Poel e Pogacar – ha precisato Van Aert – sono chiaramente i due favoriti in assoluto. Se avete guardato la Milano-San Remo e le altre gare nelle ultime settimane, non c’è altra scelta che ammetterlo. Ovviamente voglio vincere, ma sarà un compito molto difficile batterli. Devo essere onesto».

«Loro due sono un gradino sopra tutti – aggiunge Affini – però ci sono altri contendenti con delle squadre di tutto rispetto. Penso a noi, che abbiamo un grande leader e un’ottima squadra. La Lidl-Trek, che ha Pedersen e Stuyven. Ma anche Pippo (Ganna, ndr), che sta andando fortissimo e ha una bella squadra per aiutarlo. E se per una volta dovremo correre da outsider, non ci dispiacerà troppo. Chissà che non funzioni meglio…».

La lavagna sulla strada e l’invito a fermarsi: dolci gratis per Van Aert e la sua squadra (foto Visma-Lease a Bike)
La lavagna sulla strada e l’invito a fermarsi: dolci gratis per Van Aert e la sua squadra (foto Visma-Lease a Bike)

E poi prima di salutare, Affini conferma una storiella accaduta ieri mattina durante la recon sul percorso del Fiandre. A un certo punto, attraversando un paese, si sono accorti di una lavagna sulla strada.

«Erano dei tifosi di Wout – dice – e c’era scritto che se si fosse fermato gli avrebbero servito la torta gratis. Il risultato è che abbiamo portato via un vassoio con 36 eclaires (dolce tipico francese, ripieno di crema e con una decorazione sulla superficie, ndr) che però alla fine si sono mangiati tutti il personale. Ha ragione Wout, certe cose possono succedere soltanto in Belgio…».

Tutti fanno un passo indietro e l’Eroica Juniores salta

05.04.2025
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Dopo due edizioni l’Eroica Juniores Nations Cup si ferma. A poche settimane dal via la corsa a tappe dedicata ai ragazzi nati tra il 2007 e il 2008 non partirà. I problemi sono stati di natura economica. I due fondatori di questa corsa, Giancarlo Brocci e Franco Rossi non hanno trovato le certezze adeguate per portare avanti un impegno del genere (in apertura foto Eroica Juniores/Guido Rubino). 

«Sono assolutamente dispiaciuto – dice in prima battuta Giancarlo Brocci – questa è la conferma che non ci sono le condizioni di tranquillità per proporre eventi di calibro internazionale in quella che è la categoria di riferimento del ciclismo giovanile. Nessuna delle istituzioni chiamate in causa ci ha potuto dare conferma dell’impegno preso, per motivi diversi. Né Rossi e nemmeno il sottoscritto poteva esporsi ulteriormente per portare avanti una manifestazione che ha dei costi notevoli».

Giancarlo Brocci al via della seconda tappa nell’edizione del 2024 (foto Eroica Juniores/Guido Rubino)
Giancarlo Brocci al via della seconda tappa nell’edizione del 2024 (foto Eroica Juniores/Guido Rubino)

Un passo indietro

Alla luce di quanto appena detto da Giancarlo Brocci è evidente che l’idea e la volontà di portare avanti un evento come quello dell’Eroica Juniores Nations Cup era in mano alla passione dei due fondatori. Nel cercare una soluzione e una stabilità economica si sono imbattuti nel “passo del gambero” da parte delle istituzioni che avevano dapprima dato il via libera per poi fermarsi e ritrattare. 

«Gli enti chiamati in causa – continua Brocci – con i quali avevamo un accordo iniziale non erano in grado di coprire le spese perché anche loro aspettavano finanziamenti che tardavano ad arrivare. Siamo partiti con il cercare supporto da Regione Toscana e dai Comuni che hanno manifestato interesse per le iniziative legate al marchio Eroica. La Nations Cup ha il suo appeal, ma è difficile trovare continuità di spesa. E i bilanci di questi enti alla fine non prevedono risorse da destinare». 

L’Eroica Juniores porta i giovani a conoscere un ciclismo dal sapore antico (foto Eroica Juniores/Guido Rubino)
L’Eroica Juniores porta i giovani a conoscere un ciclismo dal sapore antico (foto Eroica Juniores/Guido Rubino)
Insomma, signor Brocci, tutto è legato all’incertezza…

Quando fai una corsa a tappe internazionale ovviamente devi mettere in conto una cifra importante, sopra i 40.000 euro a tappa. Il tirarsi indietro da parte degli enti deriva dal fatto che non possono darti a bilancio le cifre necessarie. Servirebbe una potenza di fuoco maggiore, che ad esempio è propria del Giro d’Italia. Loro possono agire con anticipo e avere già dei fondi. Noi ci muoviamo su bilanci che sono più difficili da gestire, perché siamo sempre nell’arco dell’imprevedibilità.

Cosa che porta a non avere un budget sufficiente…

Arrivi a raccogliere sempre meno di quanto preventivato, per diversi motivi. Rossi e io siamo spinti da un grande spirito, ma quando alla fine ti manca un 20 o 30 per cento del budget previsto non è facile. Negli anni scorsi il marchio Eroica ha coperto le spese rimanenti e lo ha fatto in maniera importante, soprattutto nella prima edizione (il 2023, ndr). Il problema fondamentale è uno…

Quale?

Se non hai una delibera formale (da parte di Regione Toscana e gli altri enti, ndr) dove viene assegnato un fondo sul quale contare cosa si può fare? Io vengo da una storia in cui ho messo cifre astronomiche che mi hanno cambiato la vita proprio per il romanticismo con cui ho proposto il Giro Bio e altri eventi. Sapete bene che non si può continuare a vivere di romanticismo e di imprevisti.

Stefano Viezzi, campione del mondo ciclocross, in azione sugli sterrati della provincia di Siena (foto Eroica Juniores/Guido Rubino)
Stefano Viezzi, campione del mondo ciclocross, in azione sugli sterrati della provincia di Siena (foto Eroica Juniores/Guido Rubino)
E’ mancato interesse nella promozione della manifestazione?

Dietro eventi come questi c’è una promozione del territorio che ha una risonanza mondiale. Con Eroica e Strade Bianche abbiamo portato la Provincia di Siena al centro del movimento del ciclismo e del cicloturismo. Lo abbiamo fatto in quella che era la provincia meno ciclistica della Toscana. Abbiamo fatto delle cose che hanno inciso sulla cultura mondiale di questo sport, basti pensare al Tour de France del 2024 con l’inserimento di 32 chilometri di strada sterrata dentro la nona tappa. 

L’arrivo del Giro a Siena, oltre alla Strade Bianche, può aver contribuito nella mancanza di fondi?

Può anche essere, ma questo lo state supponendo voi. L’Eroica Juniores Nations Cup è una manifestazione che ha un costo elevato, vicino ai 250.000 euro ed è sempre stata in mano all’aleatorietà. Cosa che il primo anno è ricaduta in gran parte su Eroica Srl. Ma a un certo punto devono anche essere le istituzioni a fare un passo verso di te e dirti: «Abbiamo individuato questo tipo di risorse». Ma se fino all’ultimo non sappiamo quanto è il contributo come fai a fidarti? Se poi al posto che 80 ti danno 30 chi mette quel che manca?

Gli anni scorsi lo ha fatto il marchio Eroica, come ci dicevi?

Esattamente, come detto prima loro arrivavano a coprire quel che mancava, ma non è un modo sostenibile di andare avanti. 

L’arrivo in Piazza del Campo a Siena vinto dal norvegese Felix Orn-Kristoff (foto Eroica Juniores/Guido Rubino)
L’arrivo in Piazza del Campo a Siena vinto dal norvegese Felix Orn-Kristoff (foto Eroica Juniores/Guido Rubino)
Come mai Eroica ha fatto un passo indietro?

Chi gestisce l’utilizzo del marchio deve farlo per le manifestazioni che hanno una resa per i soci. Il marchio Eroica dice che se non ci sono garanzie quest’anno non potremo coprirvi perché il primo anno abbiamo messo 100, il secondo anno 30 ma dal nostro punto di vista possiamo sostenervi soltanto per la corsa di un giorno. 

Eroica prestava il nome, senza quindi un contributo economico fisso?

Sì. Il discorso è stato semplice. Eroica ci ha fornito un contributo economico fisso a fronte della manifestazione di un giorno (che si terrà a maggio, ndr). Che porta anche il nome di Andrea Meneghetti, un socio del marchio purtroppo scomparso. Eravamo noi (Brocci e Rossi, ndr) che vedevamo anche nella corsa a tappe un’opportunità importante. 

Come mai poi non c’è stato un accordo economico fisso sulla corsa a tappe? 

Perché rispetto a un impegno economico di un certo tipo, Eroica ha detto che a quelle condizioni non lo avrebbero sostenuto. Credo sia legittimo, è un marchio che deve rendere conto ai soci della propria produttività. La corsa su quattro o cinque giorni non siamo in grado di garantirla perché non sappiamo quanto ci potrà costare se non ci sono le garanzie istituzionali. 

Permettere ai ragazzi di vivere l’atmosfera del ciclismo dei grandi è un’occasione unica (foto Eroica Juniores/Guido Rubino)
Permettere ai ragazzi di vivere l’atmosfera del ciclismo dei grandi è un’occasione unica (foto Eroica Juniores/Guido Rubino)
Perché poi alla fine non c’è stata questa garanzia a livello di istituzioni?

Noi a Regione Toscana abbiamo fatto richiesta di un contributo per una cifra e ci hanno risposto che tutta non ci sarebbe stata. Poi quanto ci avrebbero dato non si sa, non siamo stati in grado di avere una risposta. Se poi ti manca anche il contributo del marchio Eroica tutto finisce. Sono scelte legittime. 

Il discorso può essere racchiuso con la frase “Ubi maior, minor cessat” già usata in un nostro editoriale quando si era parlato dell’evoluzione del ciclismo. Le cose non cambiano quando si parla di eventi. L’avvento, gradito, della Sanremo Woman ha portato alla cancellazione del Trofeo Ponente in Rosa. E l’impressione è che il coinvolgimento di Siena per l’arrivo della nona tappa del Giro abbia contribuito a tagliare i fondi per l’Eroica Juniores.

Nel 2024 la città ha ospitato l’arrivo in Piazza del Campo vinta dal giovane Felix Orn-Kristoff, e sempre da Siena erano partite due frazioni della corsa riservata agli juniores. Il rischio è che se si arriva al punto in cui gli eventi di primo livello mangiano quelli più piccoli ci ritroveremo con una casa dal bel tetto ma senza fondamenta.

Un chilo farà davvero la differenza fra Tadej e Mathieu sui Muri?

05.04.2025
5 min
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Quest’unione di chili, anzi grammi… Quando si ha a che fare con campionissimi assoluti quali Mathieu Van der Poel e Tadej Pogacar su tutti, per segnare delle differenze in certe corse si va sui dettagli. E uno di questi indirettamente è il peso. Indirettamente perché lo hanno chiamato in causa entrambi. Pogacar dopo la Sanremo ha detto che deve mettere su un po’ di massa muscolare per la Classicissima. A Van der Poel, al contrario, è stato detto che per il Fiandre contro questo Pogacar dovrebbe limare un chilo. Lui ha replicato di non volerlo più fare. «Ho perso dei chili per il mondiale di Zurigo e non voglio più rischiare di perdere potenza».

Quanto dovranno dunque “modificarsi” per poter vincere le classiche desiderate? Ammesso che debbano farlo. Di tutto questo ne abbiamo parlato con il dottor Andrea Giorgi, medico e preparatore della VF Group-Bardiani.

Il dottor Andrea Giorgi, da tre stagioni in forza alla VF Group – Bardiani
Il dottor Andrea Giorgi, da tre stagioni in forza alla VF Group – Bardiani
Dottor Giorgi, siamo proprio al limite, qual è il punto d’incontro?

Il discorso è ampio, perché la prestazione dipende dal costo energetico e da diversi fattori e non solo dal peso: un chilo in più o in meno. Il peso, come è noto, influisce soprattutto in salita, mentre in pianura o su strappi brevi l’incidenza è minore, ma va considerata la struttura antropometrica.

Cioè?

Pogacar è più longilineo, mentre Van der Poel è più massiccio. Sono due “macchine” differenti con motori differenti. Di conseguenza, la loro efficienza varia in base alla corsa e al tipo di sforzo richiesto.

In vista del Fiandre, se dovessimo trovare un punto d’incontro in base al peso, Pogacar dovrebbe aumentare un chilo e mezzo e Van der Poel calarne uno: è davvero così?

Difficilissimo dirlo. L’importante è mantenere la massa grassa al minimo e la massa muscolare nella misura ottimale. Non esiste un numero preciso, non è come un motore con cilindrata fissa. Per assurdo in corse come il Fiandre, una maggiore resistenza muscolare e quindi più massa, può essere utile. Mentre su salite lunghe, magari come alla Liegi o al Lombardia, il peso incide maggiormente. Tuttavia, una variazione di un solo chilo non trasforma la struttura fisica di un atleta, quindi gli effetti sulla prestazione possono essere relativi.

In effetti al mondiale 2024 VdP era molto magro. Confrontate le sue braccia tra questa foto e quella di apertura, relativa all’ultima Sanremo
In effetti al mondiale 2024 VdP era molto magro. Confrontate le sue braccia tra questa foto e quella di apertura, relativa all’ultima Sanremo
Pogacar ha detto che dovrà mettere su massa per affrontare al meglio la Sanremo e poi magari tenere quel peso fino alla Roubaix (ragioniamo per ipotesi). Ma poi per il Tour avrà tempo di togliere quella massa in più?

Sì, il suo staff pianifica tutto. Se prendiamo questa stagione, il suo picco di forma è stato studiato per le classiche primaverili, con una strategia nutrizionale adeguata in questi mesi. Dopo la Liegi avrà un periodo di recupero di due mesi abbondanti per prepararsi al Tour. In questo lasso di tempo può lavorare per riequilibrare la sua composizione corporea. Certo, non esiste un dimagrimento localizzato: si perde sia grasso, sia muscolo, ma con un lavoro mirato si può minimizzare la perdita muscolare. E questo è quello che dicevo prima sull’ottimizzare la massa magra.

“Strategia nutrizionale adeguata per questi mesi”: cosa intendevi?

Che una classica monumento ha una certa intensità, richiede un certo dispendio energetico… Rispetto ad una tappa del Tour di certo è più costosa. E’ un altro modo di correre e si sarà preparato anche dal punto di vista energetico-metabolico per quel tipo di sforzo e di durata. Le classiche, specie le Monumento, sono molto più lunghe di tutte le altre gare.

Per le classiche Pogacar ha peso un po’ più alto? Probabilmente sì, vista che anche all’UAE Tour era più “robusto”
Per le classiche Pogacar ha peso un po’ più alto? Probabilmente sì, vista che anche all’UAE Tour era più “robusto”
Van der Poel potrebbe essere competitivo alla Liegi se perdesse, che so, due chili?

La Liegi è una corsa molto diversa da Fiandre e Roubaix. Van der Poel, per caratteristiche morfologiche e metaboliche, tende a mantenere più muscolo e più grasso rispetto a Pogacar. Non è facile per lui perdere quel peso senza intaccare le sue prestazioni e in pieno periodo di gare. Tra i due ballano 9 chili di differenza e vanno a scontarsi su terreni differenti, pensando alla Sanremo o al Fiandre. Se si parla di salite, per assurdo, quelle della Sanremo sono più adatte a Pogacar di quelle del Fiandre, visto che durano di più…

Chiaro…

Per questo, pensando ad una Liegi, ma anche ad un Fiandre dimagrire di due chili potrebbe aiutare un Van der Poel, ma non è l’unico fattore. La resistenza e la capacità di ripetere lo sforzo sono più importanti della pura leggerezza in una corsa come quella. Bisogna vedere il vantaggio prestativo in relazione alla gara da affrontare.

Ti riferisci al dislivello in totale o alla lunghezza delle salite?

Alla lunghezza delle salite. La maggior parte di quelle alla Liegi e del Fiandre ancora di più hanno durate da Vo2 Max, quindi entro i 4′-6′ al massimo. In quei frangenti la componente del peso in senso assoluto conta “un po’ meno”, rispetto ad una salita molto lunga. Su salite brevi e intense come quelle del Fiandre, il peso incide meno rispetto a una salita lunga e regolare. Un chilo in più o in meno ha un’influenza ridotta su sforzi di due-tre minuti. Ciò che conta di più è la capacità di ripetere quegli sforzi nel tempo. Su una salita lunga, invece, il peso diventa un fattore più determinante perché il costo energetico della gara aumenta con la durata dello sforzo. E inoltre…

Sul pavè i chili in più dovrebbero dare maggior vantaggio a VdP, ma Giorgi non sottovaluta anche l’efficienza e la durability di Pogacar
Sul pavè i chili in più dovrebbero dare maggior vantaggio a VdP, ma Giorgi non sottovaluta anche l’efficienza e la durability di Pogacar
Inoltre…

Inoltre, bisogna considerare l’impatto della programmazione e della gestione della stagione. Perdere o mettere chili non è così facile senza le giuste pause. I giusti tempi.

Dottor Giorgi, il peso è davvero un fattore decisivo nelle performance dei campioni, oggi come un tempo, magari 20-30 anni fa?

Conta sempre moltissimo, ma non è l’unico aspetto. Il miglior rapporto tra massa grassa e massa muscolare è essenziale, ma la performance dipende anche dall’efficienza metabolica e dalla capacità di gestire lo sforzo. Un atleta non si valuta solo in base al peso, ma come una macchina complessa in cui ogni componente deve essere ottimizzato. La capacità di mantenere la performance dopo molte ore di corsa è ancora un aspetto non completamente prevedibile, ma è uno dei fattori chiave del successo.

Vigilia del Fiandre, in bici con Hushovd che sceglie Van der Poel

05.04.2025
4 min
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MAARKEDAL (Belgio) – Ti trovi a pedalare al fianco di Thor Hushovd, che tolti i panni del corridore ricopre un ruolo di grande responsabilità. Il norvegese è general manager di un team sulla cresta dell’onda, Uno-X Mobility.

Hushovd, come sempre disponibile al 101 per cento: lo era da corridore, lo è ora da dirigente. Resta un grande appassionato della bici e appena si libera dagli impegni manageriali non rinuncia a pedalare (e sul pavé ha ancora un gran passo). Con lui abbiamo fatto una sorta di botta e risposta. I suoi favoriti per la campagna del pavé e il punto di vista sul ciclismo moderno.

Hushovd ricopre un ruolo di peso, considerando l’importanza che ha il ciclismo nel Nord Europa
Hushovd ricopre un ruolo di peso, considerando l’importanza che ha il ciclismo nel Nord Europa
Il tuo favorito per il Fiandre?

Van der Poel è il mio favorito numero uno.

Il nome degli outsider?

Diversi corridori che stanno attraversando un periodo di grazia. Difficile rispondere, sono diversi. Pedersen, Pogacar, lo stesso Van Aert è d’obbligo inserirlo tra i favoriti. Serve anche un buon team a supporto. Nel lotto degli outsider inserisco anche il corridore Uno-X Rasmus Tiller. Vedrete che farà una top five.

Hai menzionato Van Aert, ti sei fatto un’idea della situazione?

Mi spiace molto per Van Aert. E’ stato molto sfortunato in alcune situazioni, eppure si è dimostrato un fuoriclasse, soprattutto per come ha gestito il suo ritorno dopo gli incidenti. Sono convinto che tornerà a vincere e come si dice nel ciclismo, si deve sbloccare, credo che sia una questione di testa. Comunque, lui c’è sempre, nonostante tutto.

Cosa conta di più nel ciclismo moderno, la testa o le gambe?

Bisogna combinare le due cose. Il ciclismo è da sempre uno sport da pazzi, oggi lo è ancora di più. Devi essere attento e concentrato per più ore consecutive. Il cervello deve essere costantemente al 100 per cento e quando mancano le gambe, la mentalità, la prontezza, la lucidità e capacità di prendere le decisioni all’ultimo istante possono venire in soccorso.

C’è molta differenza tra la tua generazione di campioni e quella attuale?

Un altro mondo. In generale ora non c’è più paura e rispetto, ma soprattutto manca la paura, i ragazzi di oggi si buttano senza timore. Inoltre hanno una cultura del tutto e subito, fattore che non faceva parte della nostra generazione. Ovvio che il tutto è frutto anche di pressioni/richieste esterne che sono cambiate. A mio parere l’esempio che calza a pennello è Evenepoel, il percorso della sua carriera, riportato a 10 anni addietro, impossibile immaginare una cosa del genere.

Hai provato ad immaginare un Thor Hushovd ciclista professionista oggi?

Qualche volta provo ad immaginare, faccio fatica. La cosa più complicata da metabolizzare, rispetto a come ero abituato a correre, è partire a tutta e arrivare a tutta. Personalmente mi godevo anche le partenze lente delle gare.

Le preferenze di Hushovd: pavé, salita o sprint al Tour de France?

Sprint al Tour.

Pogacar, Van der Poel, Van Aert o Evenepoel?

Pogacar.

Perché lui?

Pogacar è prima di tutto un amico, a Montecarlo dove abbiamo la residenza, ci troviamo spesso a pedalare. E’ una star in senso assoluto e un campione che ha cambiato le regole, ma è prima di tutto una persona estremamente rispettosa degli altri.

Personaggio carismatico e sempre disponibile, Hushovd è un vero appassionato della bici (foto Ridley)
Personaggio carismatico e sempre disponibile, Hushovd è un vero appassionato della bici (foto Ridley)
Rim brake o freni a disco?

Freni a disco, senza alcun dubbio, non solo per questo. Complessivamente, le bici sono migliori e più performanti.

Hushovd che si immagina con le dotazioni tecniche attuali?

Ci penso e dico che i corridori attuali sono fortunati ad avere tutto questo a disposizione. Dotazioni tecniche eccellenti e tante possibilità di scelta.

Tecnicamente, nel ciclismo attuale cosa può fare la differenza?

Nell’ordine: alimentazione, la capacità di allenarsi sfruttando le metodologie attuali e tutto quello che la tecnologia mette a disposizione. L’aerodinamica, il mezzo meccanico e l’equipaggiamento tecnico in genere.

UAE Team Adq, tutti per la Longo: domani si combatte

05.04.2025
5 min
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Un ideale dialogo a distanza fra Elisa Longo Borghini e la sua compagna Sofia Bertizzolo, che arriva al Giro delle Fiandre con un bel crescendo di forma. Nel UAE Team Adq si fanno i piani per assecondare la campionessa italiana, dopo che a Waregem la piemontese ha fatto sfoggio di una grande condizione.

«Sono arrivata con un buon morale dopo la Dwars door Vlaanderen – dice Longo Borghini – avevo bisogno di alcune conferme della mia condizione e penso di averle avute. Mentre ero da sola in testa, ho pensato alla frase detta dopo la Sanremo. Nel momento in cui sono rimasta da sola, mi sono detta: “Questa volta non mi prendono. Devo arrivare a Waregem e devo arrivarci per prima, perché me lo merito e perché il mio team se lo merita”. Quindi non ho pensato neppure per un secondo che mi sarebbero venuti a prendere.

«Però so che domani sarà un’altra gara, molto più difficile. Avrò il numero uno sulla schiena. E’ una gara in cui evitare di spendere troppa energia, specialmente all’inizio. Devi avere la squadra intorno, devi essere attento in ogni sezione, anche all’inizio della gara, perché una caduta o un guasto meccanico può costarti la corsa. E’ una gara lunga per noi donne, quindi la resistenza è qualcosa che bisogna avere».

Bertizzolo, 27 anni, correrà il Fiandre in appoggio a Longo Borghini
Bertizzolo, 27 anni, correrà il Fiandre in appoggio a Longo Borghini

L’incognita Kopecky

Sofia Bertizzolo ha 27 anni e nel 2019, quando ne aveva 22, si piazzò quarta nel Fiandre vinto da Marta Bastianelli e conquistò la gara delle under 23. A Oetingen a metà marzo è arrivata seconda dietro Julie De Wilde, dopo il quinto posto di inizio anno in Australia.

«Il Fiandre sarà sicuramente una gara diversa – spiega la veneta – perché la lista di partenti sarà diversa. Le atlete che hanno fatto fatica a Waregem probabilmente faranno fatica anche al Fiandre, perché il livello di quattro giorni fa non può cambiare troppo radicalmente, a meno che qualcuna non abbia avuto un problema. Elisa è sicuramente in uno stato di forma fantastico. Non voglio sbilanciarmi, ma Lotte Kopecky non sembra al livello dell’anno scorso. Però andrà sicuramente forte, perché sappiamo che è un corridore di classe che in queste gare c’è nata. E’ belga, queste corse le sa fare. Eravamo curiosi di vederla l’altro giorno. Sapevamo che voleva assolutamente provare la gamba su qualsiasi salita e così ha fatto finché non si è staccata. Ma non ci dimentichiamo che Waregem era la terza gara che faceva».

Kopecky si è messa alla prova sugli strappi della Gand e di Waregem, ma non sembra ancora al top
Kopecky si è messa alla prova sugli strappi della Gand e di Waregem, ma non sembra ancora al top

Scontro fra squadre

Lo scenario del Fiandre sarà certamente ben più complesso rispetto alla gara di Waregem, su un percorso ben più selettivo anche rispetto alla Gand-Wevelgem. La Longo lo sa bene, ma non ha paura. La vittoria di Waregem è stata, a suo dire, una prova di sana “ignoranza”: una di quelle situazioni di battaglia e polvere che tanto le piace.

«Abbiamo una squadra che mi può aiutare nelle diverse fasi di gara – spiega – l’obiettivo è stare unite e tenermi al coperto, fino a che non si accenderà la corsa. Non sono convinta che le avversarie saranno contente di farmi fare la mia mossa, so che dovrò combattere duro perché il campo delle partenti sarà qualificato. La Canyon-Sram è una squadra molto forte. Penso che Marianne Vos sarà di nuovo in condizione. Van der Breggen tornerà dall’altura, quindi sarà sicuramente forte. Ci sono diverse squadre che possono dire la loro e non lasciarmi andare da sola. Avrò bisogno di correre in modo intelligente, ma anche di seguire il mio istinto».

Dopo Strade Bianche e Trofeo Binda, al Fiandre torna in gara Anna Van der Breggen
Dopo Strade Bianche e Trofeo Binda, al Fiandre torna in gara Anna Van der Breggen

L’effetto Longo Borghini

Ci sarà Silvia Persico, al rientro dopo la caduta del Trofeo Binda. Ci sarà Eleonora Gasparrini, sfortunata alla Sanremo. Poi ci saranno Elynor Backstedt ed Elizabeth Holden. Sull’ammiraglia le guideranno Cristina San Emetrio e Alejandro Gonzalez Tablas: un gruppo di atlete di alto livello, schierate per supportare una delle leader più forti al mondo.

«Ci sono stati tanti cambiamenti – dice Bertizzolo – tanti miglioramenti. Sicuramente Elisa fa bene sia a livello sportivo che a livello personale. E’ arrivata con la coscienza di essere un’atleta matura con degli obiettivi chiari e questo rende più semplice e più chiaro il lavoro di tutti. Ci sono meno dubbi, che sono stati forse il grande problema dell’anno scorso. Avevamo due o tre semi leader comunque forti, che nell’anno olimpico non erano al livello che serviva. Invece quest’anno abbiamo una leader di altissimo livello e questo premia anche le altre. Il ciclismo è bello perché è uno sport tattico e avere una leader di primo livello concede più chance anche alle altre. La storia del ciclismo è piena di indecisioni di cui hanno approfittati anche degli outsider. Io sarò a disposizione. La condizione è cresciuta molto negli ultimi dieci giorni, con il passare delle corse, anche perché rimango una che ha bisogno di correre prima di arrivare alla miglior versione di me».

La vittoria di Waregem ha dato a Longo Borghini le conferme che cercava
La vittoria di Waregem ha dato a Longo Borghini le conferme che cercava

Il peso della storia

L’ultimo pensiero di Elisa Longo Borghini, l’ultima risposta di questo incontro virtuale, è rivolto alle ragazze che hanno percorso le stesse strade tanti anni fa, quando il ciclismo femminile non aveva la dignità di oggi. La sua capacità di vedere un filo fra storie tanto diverse le rende merito ed è conferma del suo spessore.

«Sentiamo molto l’attenzione dei media – dice – per questa nuova fase. Il ciclismo femminile ha sempre avuto delle bellissime corse. Ho sentito tanto parlare della prima Milano-Sanremo, ma non era la prima Milano-Sanremo. E’ stata semplicemente la reintroduzione della Milano-Sanremo, perché è stata corsa per tanti anni e ci sono state tante ragazze di spessore che l’hanno vinto. C’è stata solo un’italiana (Sara Felloni, ndr) che ha vinto quella corsa, di cui ovviamente nessuno si ricorda, però c’è stata. A me piace sempre guardare indietro e sono molto grata alle donne che hanno corso prima di noi, magari lavorando, magari non avendo uno stipendio. Se siamo qua adesso e abbiamo tutta questa attenzione, è anche grazie a tutte le ragazze che si sono spese per noi negli anni passati e hanno cercato di rendere questo ciclismo un posto migliore. Noi stiamo semplicemente beneficiando di quello che loro hanno fatto prima nell’ombra».

Obiettivi chiari per Finn: esperienza, maturità e Giro NextGen

04.04.2025
5 min
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RICCIONE – Il suo approccio nel mondo dei grandi è in linea con la personalità che abbiamo imparato a conoscere. Basso profilo, idee chiare, poche parole e tanti fatti a parlare per lui. Lorenzo Finn è un diciottenne atipico per questa generazione di baby-fenomeni cui si vuol far bruciare le tappe più del dovuto. Lo splendido mondiale vinto l’anno scorso a Zurigo tra gli juniores non lo ha cambiato più di tanto, nonostante stia crescendo in uno dei vivai più importanti del WorldTour.

Lui sa che ora deve accumulare esperienza di qualsiasi genere tra gli U23. Perché anche se Finn può apparire come un predestinato, al momento non c’è la necessità di caricarlo di responsabilità. Ha avuto un debutto stagionale da più giovane in gara che non lo ha spaventato e che fa parte del percorso di crescita graduale. Infatti un mese dopo essere diventato maggiorenne (essendo nato il 19 dicembre 2006), il ligure a Mallorca ha aperto il 2025 direttamente con la prima squadra della Red Bull-Bora-hansgrohe benché faccia parte della “Rookies”, ovvero il devo team. Dopo un piccolo stop fisico, è poi tornato ad attaccarsi il numero sulla schiena alla Settimana Internazionale Coppi e Bartali dove lo abbiamo incontrato.

Lorenzo ha aperto il 2025 correndo a Mallorca e mettendosi subito alla prova tra i pro’ (foto Getty Sport)
Lorenzo ha aperto il 2025 correndo a Mallorca e mettendosi subito alla prova tra i pro’ (foto Getty Sport)

Avvio ad ostacoli

Quando scende dal pullman, Lorenzo Finn indossa la tuta ed il piumino della squadra. Piove, fa freddo, la riunione pre-gara è già finita è meglio tenersi ancora un po’ al caldo prima di cambiarsi e andare verso la partenza. Notiamo un tape verde che spunta dal polso sinistro e non possiamo chiedergli cosa sia successo.

«Al termine della seconda tappa – racconta – sono caduto a circa quattro chilometri dal traguardo di Sogliano al Rubicone quando iniziava l’ultima salita. Siamo caduti in tre della mia squadra, assieme ad altri atleti. E’ stata a centro gruppo e non ho potuto fare nulla. A quel punto non aveva senso provare a rientrare, ormai era andata. Peccato perché il finale mi piaceva ed ero curioso di vedere cosa avrei potuto fare.

«Per fortuna – prosegue Finn – il polso non è gonfio e non mi ha dato troppe noie con la pioggia e l’umidità. Diciamo che avevo già dato in quel senso. A fine febbraio mi sono rotto la clavicola in allenamento. Era una frattura composta, quindi un male e un disagio sopportabili. Sono riuscito a fare una decina di giorni di rulli e poi sono riuscito ad allenarmi su strada per prepararmi a questa gara e alle altre».

Il meteo inclemente della Coppi e Bartali non ha condizionato le prestazioni di Finn, che sotto la pioggia vinse il mondiale di Zurigo
Il meteo inclemente della Coppi e Bartali non ha condizionato le prestazioni di Finn, che sotto la pioggia vinse il mondiale di Zurigo

Osservato speciale

La lente di ingrandimento su Finn c’è dai tempi del suo primo anno juniores quando aveva dimostrato le sue grandi doti in salita. Ed è continuata quando ad inizio 2024 era diventato il primo italiano di quella età ad andare a correre in una formazione estera, il Team Grenke-Auto Eder. Mentre ci sta spiegando la sua nuova vita da corridore, spuntano Marino Amadori e Marco Villa, rispettivamente i cittì delle nazionali U23 e professionisti.

«Di sicuro – ci dice – il mondiale vinto l’anno scorso è un ricordo che rimarrà per sempre, che terrò per tutta la vita e che non me lo potrà togliere nessuno. Ripensandoci mi dà ancora morale, però con questa categoria è iniziata una nuova carriera per me. Chiaramente con nuovi obiettivi».

Ma correre davanti ai due tecnici azzurri che effetto crea? «Tutte le gare sono sempre toste – risponde mentre li saluta con un cenno della mano – a maggior ragione correndo in mezzo ai pro’. Inevitabilmente so di avere gli occhi puntati addosso, però non la vivo con pressione. So che è tutta esperienza. Dall’anno scorso con gli juniores ai pro’ è un salto comunque è enorme. Sono tutte gare impegnative».

Finn a colloquio con Villa e Amadori, cittì dei pro’ e U23. Un corridore che può tornare utile ad entrambi
Finn a colloquio con Villa e Amadori, cittì dei pro’ e U23. Un corridore che può tornare utile ad entrambi

Tra scuola e ciclismo

Per un ragazzo dell’età di Lorenzo che corre in bici, il primo anno tra gli U23 coincide quasi sempre anche con l’ultimo di scuola. Il diploma da conseguire tra i libri e i banchi è il primo vero appuntamento della categoria, che verosimilmente diventa più “semplice” da luglio in poi. Il ligure della Red Bull-Bora-hansgrohe Rookies ha sempre avuto buone medie scolastiche, così come in bici. Merito della sua gestione in cui cerca di conciliare anche la programmazione agonistica.

«Quest’anno ho la maturità e devo organizzarmi – va avanti Finn – è ancora dura per decidere tutto, ma intanto sono già riuscito a farmi posticipare l’esame di stato dopo il Giro NextGen, che è un grande obiettivo per noi. Anzi non nascondo che è il grande obiettivo della mia prima parte di stagione. Assieme agli altri cinque ragazzi con cui farò il Giro andremo in altura ad Andorra per tre settimane prima dell’inizio e lo prepareremo. Prima di allora farò tutto il calendario U23 con Liegi, Belvedere, Recioto e altre corse. Fino all’estate non credo che correrò ancora con la formazione WorldTour. Eventualmente vedremo nella seconda parte di stagione se si presenterà nuovamente l’occasione di fare qualche gara di un giorno».

La Coppi e Bartali per Finn è stato uno step importante per acquisire subito ritmo dopo l’infortunio alla clavicola
La Coppi e Bartali per Finn è stato uno step importante per acquisire subito ritmo dopo l’infortunio alla clavicola

Ammiraglia italiana

In ammiraglia può contare su Cesare Benedetti, all’esordio da diesse e prima ancora atleta-simbolo del gruppo sportivo dal 2010 fin quando si chiamava NetApp ed era un team continental.

«Con Cesare mi trovo molto bene – chiude Finn – per me è una grande fonte di esperienza e consigli. Non ho problemi con l’inglese, ma ogni tanto è anche bello parlare in italiano col tuo diesse. Sta procedendo bene anche l’inserimento con i nuovi compagni. Naturalmente ho legato un po’ di più con Davide (Donati, ndr), ma siamo un bel gruppo e si è creata subito sintonia fra tutti. Siamo convinti di fare tutti assieme una bella annata e di crescere bene».

Lampi di Donati fra i campioni: la profezia di Nicoletti

04.04.2025
4 min
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Poco più di un anno fa, era il 25 aprile, raccontammo la vittoria di Davide Donati al Gran Premio Liberazione di Roma. Erano passati appena cinque giorni dall’incidente che avrebbe messo fine alla carriera del compagno Galimberti e a lui, ancora sedato in ospedale, il bresciano dedicò la vittoria. Azzeccò la volata perfetta nel gruppetto di testa e precedette Montoli e Biagini.

Quest’anno, con pari naturalezza ma con la maglia della Red Bull-Bora, Donati ha centrato il secondo posto nell’ultima tappa della Settimana Coppi e Bartali, vincendo la volata alle spalle di Jay Vine, davanti a Lutsenko e Sheffield. Se a 19 anni (in realtà saranno 20 fra tre giorni) è questo il suo livello, forse possiamo aspettarcene di belle. Nel frattempo, lasciando il corridore al suo percorso, abbiamo riavvolto il nastro e chiesto a Dario Nicoletti, suo diesse lo scorso anno alla Biesse-Carrera, di raccontarcelo, per scoprirne qualcosa di più.

25 aprile 2024, Donati precede il compagno Montoli e Biagini sul traguardo di Roma
25 aprile 2024, Donati precede il compagno Montoli e Biagini sul traguardo di Roma
Partiamo dalla fine: Donati ha vinto il Liberazione al primo anno e al secondo è partito verso la Red Bull: si sapeva dall’inizio?

No, è venuto fuori nel corso dell’anno. Il suo procuratore è Omar Piscina, con cui abbiamo un buon rapporto. E’ stato corretto e ci ha sempre tenuto informati sulle varie tappe. Dopo il Liberazione c’era già interesse sul ragazzo. Ho tentato in tutti i modi di trattenerlo, anche parlando con lui. Gli dicevo che secondo me lui è un predestinato e sarebbe potuto arrivare al WorldTour anche restando con noi. Ma non c’è stato niente da fare.

Predestinato?

A che livello non lo so, non vuol dire che diventa come Pogacar. Secondo me lui è destinato ad andare nel WorldTour. Ha valori molto importanti e una grande determinazione. Ha finito la maturità scientifica e quando ha pensato solo a correre, si è visto che è scaltro, sa stare in gruppo. In più ha dati fisici da corridore moderno. Che sia determinato l’ho toccato con mano nella seconda parte di stagione, quando ha avuto un calo. Si poteva pensare che avendo firmato con la Red Bull si fosse seduto, invece era furibondo perché non riusciva a tornare ai risultati di primavera.

Furibondo?

A Poggiana si è ritrovato in fuga con quelli della Jumbo-Visma. Si era staccato sulla salita, che è impegnativa. E siccome voleva rientrare a tutti i costi, ha rischiato troppo e si è schiantato in discesa. Me lo sono trovato sul marciapiede con la mano fratturata (il GP Sportivi di Poggiana 2024 è stato vinto da Nordhagen, ndr). Ha dovuto saltare diverse corse, è rientrato nel finale di stagione e ha fatto ancora qualche piazzamento in Puglia. 

Nella tappa finale di Forlì alla Coppi e Bartali, Donati vince bene la volata di gruppo alla spalle di Vine
Nella tappa finale di Forlì alla Coppi e Bartali, Donati vince bene la volata di gruppo alla spalle di Vine
Per cui i piazzamenti alla Coppi e Bartali stupiscono fino a un certo punto?

A me non stupiscono tanto, perché dopo un test fatto prima della stagione 2024, il nostro preparatore disse: «Ragazzi, questo qua è diverso!». Sapevamo di aver preso uno buono e i test ce lo hanno confermato. E poi lo abbiamo scoperto preciso in ogni cosa e determinato. Dispiace che sia andato via, ma lui è la conferma che alle devo a volte qualcosa scappa.

Lui era sfuggito?

Completamente. Era in ballo con una continental straniera, ma alla fine hanno preso un altro e lui è venuto con noi. Donati è davvero la conferma che i devo team non possono vederli proprio tutti. Anche se poi tornano indietro e se li portano via ugualmente (Nicoletti sorride con una punta di rassegnazione, ndr).

Cosa puoi dirci di suo fratello?

Si chiama Andrea ed è partito con l’handicap di un infortunio, perché anche lui si è rotto la mano in allenamento. Domenica scorsa è rientrato e andava già bene, ma è caduto ancora. Per fortuna non si è fratturato, però ha preso una botta fortissima al ginocchio e ha dovuto fermarsi. E’ forte anche lui, ha lo stesso procuratore e viene fuori dalla Trevigliese, come suo fratello.

La vittoria del Liberazione è stata l’unica nel primo anno da U23 di Donati: accanto a lui il ds Nicoletti
La vittoria del Liberazione è stata l’unica nel primo anno da U23 di Donati: accanto a lui il ds Nicoletti
Che futuro ti aspetti nel breve periodo per Donati?

Piscina ci ha detto che hanno per lui un bel progetto per le classiche. Lui forse ancora non ha ben capito che tipo di corridore potrebbe diventare, ma quando entri in quelle squadre, ti studiano, individuano quali sono i tuoi mezzi e vanno avanti per la strada che hanno scelto. Per cui non resta che aspettarlo. E io intanto faccio crescere un altro ragazzino interessante, un altro che è per ora è sfuggito ai devo team.