In Flanders Field, Gand-Wevelgem 2026, Mathieu Van der Poel, Wout Van Aert

Lampi di Van der Poel e Van Aert, sale l’attesa del Fiandre

29.03.2026
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Per qualche chilometro è parso di essere tornati a un paio di anni fa, quando Van Aert e Van der Poel erano i protagonisti indiscussi delle corse del Nord. Prima che arrivasse Pogacar e i rivali si inserivano a rotazione e avevano il nome di Alaphilippe, Bettiol, Van Baarle e pochi altri.

Le strade della nuova In Flanders Field che ha raccolto il testimone della Gand-Wevelgem si sono infiammate al secondo dei tre passaggi sul Kemmelberg e sono esplose grazie a Van der Poel nell’ultima scalata. Il forcing di Mathieu è stato spietato, piegando Vermeersch ma non Van Aert, che ha dovuto stringere i denti ma in cima era con lui. Dopo averlo visto vincere (sia pure a fatica) ad Harelbeke, sapevamo che Van der Poel fosse in forma, la conferma del buono stato di Van Aert è un’ottima notizia e riporta al centro della scena un campione molto atteso.

In Flanders Field, Gand-Wevelgem 2026, Ypres, Menin Gate Memorial
Ypres, prima del finale: il Menin Gate Memorial, ha incisi i nomi di 54.896 soldati dispersi tra il 1914 e l’agosto 1917
In Flanders Field, Gand-Wevelgem 2026, Ypres, Menin Gate Memorial
Ypres, prima del finale: il Menin Gate Memorial, ha incisi i nomi di 54.896 soldati dispersi tra il 1914 e l’agosto 1917

Van Aert, bicchiere mezzo pieno

All’arrivo ad aspettare Van Aert c’era anche la famiglia e questo lo ha rimesso di buon umore. Anche perché i 35 chilometri fra la cima del Kemmelberg e l’arrivo di Wevelgem si sono rivelati a loro volta un muro insormontabile. 

«Anche il più grande dei miei figli era deluso, in effetti – ha sorriso Van Aert dopo l’arrivo – ma nel finale mi aspettavo che andasse così. Dietro di noi c’erano ancora troppi gregari, per cui il gruppo si è avvicinato rapidamente. Ho corso bene dal secondo Kemmel, ho avuto buone sensazioni e sono riuscito a seguire anche Mathieu nell’ultimo passaggio. Pensavo che avessimo la vittoria in pugno, ma alla fine non è stato così.

«Abbiamo lavorato bene insieme – ha concluso Van Aert – ma Mathieu si è concesso il lusso di correre in modo un po’ più difensivo nel finale e questo è stato a mio svantaggio. Quando ci ha raggiunto Alec Segaert, pensavo che il podio fosse definito e proseguire interessasse a tutti, ma non è stato così. Sono abbastanza soddisfatto di come ho corso. Il risultato non è stato quello sperato, ma è stata una bella giornata».

Van der Poel non si sentiva in giornata e ha smesso di collaborare, aprendo la port a Philipsen
Van der Poel non si sentiva in giornata e ha smesso di collaborare con Van Aert, aprendo la porta a Philipsen
Van der Poel non si sentiva in giornata e ha smesso di collaborare, aprendo la port a Philipsen
Van der Poel non si sentiva in giornata e ha smesso di collaborare con Van Aert, aprendo la porta a Philipsen

Van der Poel, bicchiere vuoto

Van der Poel forse ha anche giocato, sapendo di avere alle spalle un Philipsen in grande condizione (malgrado la partenza sotto tono). Non significa che sia stato scorretto, ma i suoi cambi sono diventati meno convinti da quando via radio gli hanno comunicato che nel gruppo alle sue spalle viaggiava un altro potenziale vincitore. E poi anche lui ha ammesso di non sentirsi tranquillo ad andare allo sprint contro gli altri due.

«Dopo la fatica di Harelbeke – ha detto – sentivo di non essere al massimo della forma. In squadra abbiamo comunicato bene per tutta la giornata e ci è stato subito segnalato che Jasper (Philipsen, ndr) era ancora fresco, per questo davanti ho pedalato sapendo che sarebbe arrivato.

«Ricevevo istruzioni da dietro – ha confermato – dovevo mantenere il ritmo in modo che anche dietro si continuasse a pedalare. Ammetto che non avevo la freschezza necessaria per stare al passo e così ho corso in modo difensivo rispetto ai miei standard. L’avevo detto in anticipo anche alla squadra. Penso che correre così sia stato l’opzione migliore. E’ stato fantastico per Philipsen chiuderla in questo modo e vincere una corsa che ancora ci mancava».

Philipsen ha centrato la classica del Nord più adatta ai velocisti grazie alla complicità di VdP
Philipsen ha centrato la classica del Nord più adatta ai velocisti grazie alla complicità di VdP
Philipsen ha centrato la classica del Nord più adatta ai velocisti grazie alla complicità di VdP
Philipsen ha centrato la classica del Nord più adatta ai velocisti grazie alla complicità di VdP

Philipsen, bicchiere pienissimo

Philipsen si è mosso come il classico velocista alla Gand. E’ rimasto coperto e si è fatto portare nella scia degli attaccanti, lasciando che la squadra lo lanciasse nella volata che per lui a quel punto è stata quasi un gioco da ragazzi.

«Era da tanto che volevo vincere questa gara – ha detto nell’intervista flash a Sporza – è una vittoria da ricordare. Non avevo mai avuto un ottimo feeling e oggi è stata una scommessa: tutto o niente. E alla fine è andato tutto come speravo. Con Van der Poel in testa avevamo una situazione ideale per la squadra. Ci aveva già detto prima del finale che dopo la fatica di Harelbeke non aveva le gambe migliori, ma è comunque incredibile quello che è riuscito a fare. Sapevo per esperienza che questo era un finale molto difficile».

Manca una settimana al Giro delle Fiandre e alla Pasqua Santa del Belgio. All’appello manca soltanto Pogacar, ma sappiamo per esperienza che non abbia mai avuto grossi problemi a rispondere presente, sfruttando la freschezza degli allenamenti a casa mentre quassù se le stanno suonando di santa ragione. La risalita di Van Aert e la vittoria indiscussa di Vingegaard al Catalunya dicono che la Visma Lease a Bike sta tornando ai livelli cui ci aveva abituato. La primavera annuncia una stagione potenzialmente esplosiva.

Voci dalla vigilia della Sanremo mentre le squadre viaggiano verso Pavia per la partenza. Le parole di Van der Poel, Pogacar, Ganna, Van Aert e Pedersen

Pavia, le voci della Sanremo che sta per partire

21.03.2026
6 min
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PAVIA – Voci dalla zona mista della Milano-Sanremo. E’ singolare, come ogni anno, non poter assistere alla presentazione dei corridori ed essere confinati alle spalle del palco su cui vengono presentati. Lo impone la logistica della corsa e anche volendo rinunciare alle interviste per godersi la scena, con il nostro pass non potremmo comunque accedere alla parte anteriore. Privilegio riservato a influencer e youtuber e non ai giornalisti, perché ormai così va il mondo.

Quando iniziano a sfilare i campioni, le loro voci compongono un puzzle che tratteggia la vigilia della corsa e la tensione che va montando. Ci sono i debuttanti come Alessandro Borgo, che sta sulle spine per la prima monumento della carriera, e veterani come Ciccone, che ha buone gambe e ha scoperto anche lui come una sorpresa che anche Mads Pedersen farà parte della partita. Ci sono le squadre con due carte da giocare e quelle che per necessità si affidano a una sola soluzione.

Van der Poel è il vincitore uscente della Sanremo: anche questa volta dovrà vedersela con Pogacar
Van der Poel è il vincitore uscente della Sanremo: anche questa volta dovrà vedersela con Pogacar
Van der Poel è il vincitore uscente della Sanremo: anche questa volta dovrà vedersela con Pogacar
Van der Poel è il vincitore uscente della Sanremo: anche questa volta dovrà vedersela con Pogacar

Van der Poel: obiettivo seguire Pogacar

Van der Poel è al via con Philipsen: la Sanremo l’hanno vinta entrambi e avere con sé quel fior di velocista, mette l’olandese al riparo dal mal di testa, casomai si dovesse finire in volata. Lui ha lavorato sodo e anche di più alla Tirreno-Adriatico per rispondere alle bordate di Pogacar e magari rilanciare come fece l’anno scorso sul Poggio.

«Attaccare sulla Cipressa non è certo una cosa che capita tutti i giorni – dice – quindi è stato davvero fantastico e spettacolare riuscirci con quei due (Pogacar e Ganna, ndr) l’anno scorso. Non è detto che anche questa volta sarà così facile. L’anno scorso le condizioni erano perfette, ma non sempre va allo stesso modo, vedremo come andrà. Un giorno comunque Pogacar vincerà questa corsa, è così forte… E’ più forte di me quest’anno? Di certo sembra molto forte, ma lo era anche l’anno scorso. Sarà compito nostro stargli dietro. In ogni caso, mi sento pronto.

«La Tirreno mi ha dato le risposte che cercavo. Da quando la UAE e Tadej hanno iniziato a correre in questo modo, le dinamiche della corsa sono cambiate. Se un piccolo gruppo andrà in fuga, probabilmente ci saranno i corridori più forti. Quello che è successo l’anno scorso potrebbe accadere di nuovo».

Pogacar si è allenato allo sfinimento sul Poggio e la Cipressa: la Sanremo sta diventando la sua ossessione?
Pogacar si è allenato allo sfinimento sul Poggio e la Cipressa: la Sanremo sta diventando la sua ossessione?
Pogacar si è allenato allo sfinimento sul Poggio e la Cipressa: la Sanremo sta diventando la sua ossessione?
Pogacar si è allenato allo sfinimento sul Poggio e la Cipressa: la Sanremo sta diventando la sua ossessione?

Pogacar: la fortuna e Del Toro accanto

Pogacar e i suoi capelli biondi mostrano sicurezza. Mentre parla con i media, lo sloveno molleggia sulle gambe prodigiose, che soffrono a stare ferme e irrigidite. Risponde in inglese e poi in sloveno. Mostra la naturalezza cui ci ha abituato e mentre parla lo osserviamo. Sa di dover fare qualcosa di prodigioso per togliersi tutti di ruota e siamo certi che la presenza di Del Toro non sarà per semplice gregariato. Il messicano è in grado di vincere la corsa, impossibile che non lo sfrutteranno per stanare e stancare i rivali.

«Se vincerò? Per riuscirci dovrò fare ancora meglio dell’anno scorso – dice il campione del mondo – magari anche con un po’ di fortuna dalla mia parte. Per me non fa molta differenza attaccare sul Poggio o sulla Cipressa, dipenderà dalla situazione di gara in quel momento. Siamo alla partenza con una squadra forte.

«Con un Del Toro in forma smagliante, quindi abbiamo qualche asso nella manica da giocare. Isaac sarà molto importante per me, ma lo sarà anche tutta la squadra. Più lavorano per me, più energie potrò risparmiare. Adoro i duelli con Mathieu, è un vero corridore. E come lui Mads Pedersen. Sono corridori onesti, danno sempre tutto».

Ganna, secondo lo scorso anno, ha lavorato per gestire meglio e con più lucidità il finale della Sanremo
Ganna, secondo lo scorso anno, ha lavorato per gestire meglio e con più lucidità il finale della Sanremo
Ganna, secondo lo scorso anno, ha lavorato per gestire meglio e con più lucidità il finale della Sanremo
Ganna, secondo lo scorso anno, ha lavorato per gestire meglio e con più lucidità il finale della Sanremo

Ganna, la doppia gestione del finale

Ganna parla poco, nei giorni della Tirreno si è raccontato con maggiore slancio e si capisce osservandolo che sia super concentrato. Vincere la Sanremo, ha raccontato a Ciro Scognamiglio della Gazzetta dello Sport, significherebbe entrare nella storia. Lo segue come un’ombra Dario Cioni, mentore dei momenti più belli. Pippo è arrivato anche meglio dello scorso anno e le prove di salita fatte alla Tirreno prospettano lo scenario di una Sanremo che passa per la tenuta agli scatti dei due indiavolati con cui l’anno scorso arrivò a giocarsi la Sanremo. Nella Ineos Grenadiers non sembra esserci una carta di riserva: si corre per lui.

«La Cipressa è il punto più stressante per me – ripete – tenere Pogacar e Van der Poel lo scorso anno è stato uno degli sforzi più intensi della mia carriera. In una corsa così, per me non esiste uno sviluppo ideale. Deve andare tutto nel modo giusto ed essere pronti alla piega che prenderà la corsa, con la capacità di gestire la situazione che verrà a crearsi. Abbiamo lavorato su tutto per arrivare alla forma migliore nei momenti in cui si deciderà la corsa.

«Il finale? Se si andrà verso uno sprint di gruppo, non sarei a mio agio e magari proverei ad anticipare. Se fosse un finale come quello dell’anno scorso, spero di essere più lucido per gestire meglio quegli ultimi secondi decisivi».

Van Aert ha vinto la Sanremo del 2020, la condizione è buona, ma non eccezionale
Van Aert ha vinto la Sanremo del 2020, la condizione è buona, ma non eccezionale
Van Aert ha vinto la Sanremo del 2020, la condizione è buona, ma non eccezionale
Van Aert ha vinto la Sanremo del 2020, la condizione è buona, ma non eccezionale

Van Aert e la squadra: si corre in difesa

Van Aert è uno dei più acclamati, ma prosegue la campagna d’Italia (dopo Strade Bianche e Tirreno) senza il favore del pronostico. Non è ancora il Wout delle stagioni scorse: gli infortuni hanno minato la sua sicurezza e rallentato le prestazioni, ma in una corsa dalle poche salite, anche lui potrà giocare le sue carte? L’assenza di Brennan priva la Visma Lease a Bike di una seconda carta: anche in caso di volata, toccherà a Wout metterci la faccia.

«Certo, è un peccato che Brennan non ci sia, perché con lui in squadra avremmo avuto un po’ più di forza. Se questo cambia molto per me? Non proprio. In ogni caso, sarei stato uno dei nostri leader. Non tutta la pressione sarebbe ricaduta sulle spalle del nostro giovane talento, ma tatticamente, avremmo potuto affrontare le cose in modo diverso. 

«Tutti si aspettano che la UAE voglia prendere il controllo della corsa sulla Cipressa. Quella salita è ancora un po’ più dura del Poggio, quindi c’è una maggiore possibilità per Tadej (Pogacar, ndr) di fare la sua parte. Il primo obiettivo per me e per la squadra è quindi quello di essere pronti lì per poterlo seguire».

Pedersen arriva alla Sanremo a sorpresa, avendo bruciato i tempi del rientro: quale resistenza avrà?
Pedersen arriva alla Sanremo a sorpresa, avendo bruciato i tempi del rientro: quale resistenza avrà?
Pedersen arriva alla Sanremo a sorpresa, avendo bruciato i tempi del rientro: quale resistenza avrà?
Pedersen arriva alla Sanremo a sorpresa, avendo bruciato i tempi del rientro: quale resistenza avrà?

Pedersen, l’effetto sorpresa

Infine c’è Mads Pedersen annunciato da un comunicato in cui si è utilizzata con la giusta enfasi la parola “sorpresa”. Dopo la frattura del polso rimediata alla Valenciana, il danese si è allenato tanto e forte, prima sui rulli e poi su strada ed è bello che abbia scelto di buttarsi nella mischia, anticipando i tempi e cercando di guadagnare sulla condizione e l’attitudine alla gara in vista delle Classiche del Nord. Con lui e Ciccone, la Lidl-Trek potrà giocare la doppia carta, nel caso che Mads non abbia le gambe per reggere gli scatti di Pogacar e Van der Poel.

«A dire il vero – dice con un plurale che sa anche di emozione per essere piombato così – non era nei nostri piani partecipare alla Sanremo. Ma ci siamo allenati molto bene e volevamo vedere risultati concreti per avere la possibilità di ottenere un buon risultato in questa corsa. Dopo alcuni allenamenti intensi questa settimana, pensiamo che sia stata una buona decisione ricominciare a correre, attaccare il numero e riprendere confidenza con la competizione.

«Naturalmente, anche i medici e il mio allenatore hanno valutato come e quando sarei potuto tornare. Sono state fatte molte indagini su di me e sulla mia mano e il medico è convinto al 100 per cento che io possa tornare a correre. E’ davvero fantastico poter ripartire ed è anche un buon avvicinamento per le classiche belghe».

Pietro Mattio, Visma Lease a Bike, Le Samyn 2026

Mattio è già un riferimento per Brennan e Van Aert

07.03.2026
5 min
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L’esordio sulle pietre nel WorldTour per Pietro Mattio è stato anticipato di ventiquattro ore rispetto al piano iniziale. La febbre che ha stoppato Wout Van Aert ha portato il ragazzo piemontese a correre alla Omloop Nieuwsblad e poi alla Kuurne-Brussel-Kuurne. In principio il programma prevedeva solamente la seconda delle due gare dell’Opening Weekend. 

L’altra novità per Pietro Mattio arriva invece con la convocazione alla Strade Bianche e che partirà tra poche ore, anche in questo caso a causa del forfait di un compagno di squadra. Insomma, nemmeno tre mesi nel WorldTour e sono già iniziati gli straordinari. 

«E’ un bene – dice con una risata quando lo abbiamo raggiunto al telefono mentre era in viaggio verso Siena – perché vuol dire che il team ha fiducia in me, inoltre credo che più esperienze si facciano e meglio sia. Mettere insieme tutte queste corse già al primo anno tra i professionisti vuol dire portarsi avanti».

Pietro Mattio (a destra in maglia Visma), Visma Lease a Bike, Omloop Nieuwsblad 2026
Pietro Mattio (a destra in maglia Visma), in azione durante la Omloop Nieuwsblad
Pietro Mattio (a destra in maglia Visma), Visma Lease a Bike, Omloop Nieuwsblad 2026
Pietro Mattio (a destra in maglia Visma), in azione durante la Omloop Nieuwsblad
E così ti sei fatto tutte e due le corse dell’Opening Weekend, che esperienza è stata?

Fantastica, davvero bella ed emozionante, per i belgi penso sia il fine settimana più importante dell’anno, dopo quello del Giro delle Fiandre ovviamente. Però è il primo della stagione, riparte tutto e l’atmosfera che si respira sulle strade e i settori di pavé è unica. 

Partiamo dalla Omloop Nieuwsblad, dove sei stato chiamato in causa per sostituire Van Aert…

Solo numericamente (ride, ndr). Mi hanno chiamato a una settimana dalla gara dicendomi che sarei dovuto partire un giorno prima del previsto per andare in Belgio e correre. Alla fine non è stato un grande cambiamento di piani. 

Che esordio è stato?

Prima di partire sapevo che si sarebbe andati forte e così è stato, forse mi sarei aspettato di trovare ritmi ancora più alti. Invece sono riuscito a svolgere al meglio il mio lavoro ed essere competitivo, nonostante una preparazione non ottimale. Arrivavo dal Tour Down Under e dal UAE Tour, non il percorso di avvicinamento perfetto alle pietre del nord. 

Matthew Brennan, Visma Lease a Bike, vittoria, Kuurne-Brussel-Kuurne 2026
Alla Kuurne-Brussel-Kuurne Brennan ha concretizzato il grande lavoro fatto dai compagni, elogiando personalmente quanto fatto da Mattio
Qual era il tuo compito?

Stare vicino ai capitani. Alla Omloop Nieuwsblad la corsa era in mano alla Alpecin, con noi e gli altri team pronti a giocare di rimessa. Mentre alla Kuurne-Brussel-Kuurne siamo stati noi della Visma Lease a Bike a tenere in mano il pallino del gioco fin da subito, per arrivare in volata con Brennan. Abbiamo lavorato alla grande, tenendo sempre alto il ritmo e facendo staccare tutti gli altri velocisti. Lo sprint finale è stata quasi una formalità. 

Anche se Brennan a un certo punto è andato in difficoltà e sei stato tu a riportarlo sotto…

Non si è capito se per un momento abbia avuto un calo di concentrazione o se abbia tirato il freno per paura di cadere, come successo il giorno prima. Però ci ho messo una pezza e l’ho riportato sotto (tanto che Brennan nell’intervista post gara ha ringraziato pubblicamente Mattio per il lavoro fatto, ndr). 

Ti riferivi a questo quando hai detto di aver avuto ottime sensazioni?

Sicuramente è stato un bel segnale, riuscire a fare ciò che il team mi ha richiesto è un ottima cosa. Vedere un problema, risolverlo e poi arrivare alla vittoria. Non male direi. 

Pietro Mattio, Visma Lease a Bike, Omloop Nieuwsblad 2026
Pietro Mattio ha fatto il suo esordio alla Omloop Nieuwsblad, assaggiando anche il pavé dei muri
Pietro Mattio, Visma Lease a Bike, Omloop Nieuwsblad 2026
Pietro Mattio ha fatto il suo esordio alla Omloop Nieuwsblad, assaggiando anche il pavé dei muri
Gli anni nel devo team quanto sono stati importanti per conoscere certi meccanismi?

Molto. Essere cresciuto con questa mentalità e imparare a mettersi a disposizione dei compagni mi ha aiutato per farmi trovare nel posto giusto e al momento giusto

Hai corso anche a Le Samyn, passando da Brennan a Van Aert…

Non avrei mai detto di riuscire a correre con Van Aert, invece c’è stata questa occasione e ne sono felice. Rientrava dallo stop per febbre, quindi in corsa eravamo più liberi. Tanto che sono entrato nella fuga insieme a un mio compagno. 

Poi nel finale eri di nuovo accanto al capitano, passando la bici a Van Aert quando ha forato…

Una volta ripreso dopo la fuga ero abbastanza al limite e mi trovavo in fondo al gruppo. L’ho visto con la ruota a terra e mi è venuto istintivo dargli la mia bici (i due hanno corporatura simile, ndr) anche perché le ammiraglie erano molto più indietro. 

Pietro Mattio, Visma Lease a Bike, Alessandro Borgo, Bahrain Victorious, Kuurne-Brussel-Kuurne 2026
Partenza della Kuurne-Brussel-Kuurne: Mattio insieme a Borgo, due degli arcieri iridati di Kigali di nuovo uno accanto all’altro
Pietro Mattio, Visma Lease a Bike, Alessandro Borgo, Bahrain Victorious, Kuurne-Brussel-Kuurne 2026
Partenza della Kuurne-Brussel-Kuurne: Mattio insieme a Borgo, due degli arcieri iridati di Kigali di nuovo uno accanto all’altro
Come ti sei trovato sui muri del Nord?

La Omloop Nieuwsblad è stata parecchio impegnativa, mentre alla Kuurne mi sentivo meglio. I percorsi erano abbastanza diversi, con il secondo decisamente più semplice. Aver già corso sulle pietre da under 23 mi ha dato sicuramente una mano nel prendere dimestichezza. La grande differenza con il WorldTour sta nel ritmo, anche da under si fa forte, ma qui negli ultimi 80 chilometri si accelera ulteriormente

Sai già quali saranno i prossimi impegni?

Finita la Strade Bianche ho una settimana di pausa, poi correrò ancora in Belgio. Da lì vedremo, per il periodo delle Classiche sono inserito come riserva in diverse corse e sono nella long list per la Roubaix.

Wout Van Aert

E Wout Van Aert riparte dall’Italia per tornare a graffiare

06.03.2026
5 min
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Wout Van Aert è rientrato in gara lo scorso 3 marzo all’Ename Samyn Classic, considerata la “piccola Roubaix” per i suoi settori in pavé. Certo, non è stato un esordio da ricordare: anche la sfortuna ci ha messo (di nuovo) lo zampino. Ma per il leader della Visma-Lease a Bike era importante ripartire.

Da come si erano messe le cose dopo l’incidente alla caviglia destra nel cross di Mol (slogatura e una piccola frattura), la situazione sembrava potersi complicare per lui… ancora una volta. Di nuovo una primavera in salita. Invece, tutto sommato, Van Aert l’ha ripresa piuttosto bene. Anche se resta un interrogativo, senza un avvicinamento ottimale: come farà a contrastare Tadej Pogacar e Mathieu Van Der Poel?

Wout Van Aert
Van Aert (classe 1994) in ricognizione sugli sterrati senesi (immagine Instagram)
Wout Van Aert
Van Aert (classe 1994) in ricognizione sugli sterrati senesi (immagine Instagram)

Schegge di vetro e sospetti

A Le Samyn, Van Aert ha forato una gomma a circa dieci chilometri dal traguardo. E’ passato rapidamente alla bici di Pietro Mattio, ma era già notevolmente indietro. Poco dopo ha cambiato di nuovo bici, questa volta con quella di scorta dell’ammiraglia. A quel punto la corsa era ormai andata.

«Quando ha forato nel finale eravamo un minuto e mezzo dietro di lui – ha detto il direttore sportivo Grischa Niermann a VTM Nieuws dopo la gara – prima Wout ha fatto lo scambio di bici con un compagno di squadra e poi di nuovo con noi. A quel punto, ovviamente, era troppo tardi per tornare sui primi. In certi momenti e in certe gare il caos è tanto».

Wout Van Aert ha raccontato così l’episodio ai media belgi: «Improvvisamente c’erano un sacco di schegge di vetro. Era ovviamente una situazione davvero positiva per noi come squadra. Strand Hagenes era davanti ed era fortissimo. Il piano B era che se io fossi stato davanti negli ultimi 10 chilometri ci saremmo giocati la corsa con un mio sprint. Ma poi ho forato e mi sono ritrovato rapidamente in una terra di nessuno.

«In effetti – ha aggiunto sibillino Wout – è piuttosto insolito su un percorso che abbiamo già affrontato cinque o sei volte, trovare del vetro. Non può essere finito lì per caso». Van Aert era alquanto amareggiato e certe insinuazioni di sabotaggio non sono piaciute agli stessi organizzatori. Ma si sa: il ciclismo si fa su strada e le variabili sono mille.

Wout Van Aert
Wout Van Aert sul pavè della sua gara d’esordio. Il belga sta cercando la condizione… anche dribblando le sfortune
Wout Van Aert
Wout Van Aert sul pavè della sua gara d’esordio. Il belga sta cercando la condizione… anche dribblando le sfortune

Anche buone sensazioni

Al netto delle schegge di vetro, va detto che per Van Aert la sfortuna non si è fermata lì. L’asso di Herentals doveva esordire alla Omloop Het Nieuwsblad, ma è arrivata l’influenza. Tuttavia lo sguardo è già rivolto in avanti, come è giusto che sia. Van Aert viene comunque da un lungo blocco di lavoro, tra cui l’altura in Spagna e per questa stagione promette di tornare a livelli alti. I suoi livelli.

Ancora Niermann: «Un buon ritiro di allenamento in altura non significa che all’improvviso supererai Tadej Pogacar. Significa solo che sei in buona forma. Dovremo aspettare e vedere cosa saprà fare Wout alla Strade Bianche sabato, ma il vero picco ovviamente arriverà più tardi».

Van Aert archivia comunque con un segno positivo il suo esordio. Ha parlato di buone sensazioni e di passi avanti. «Mi sentivo bene, ma non riuscivo a darmi risposte concrete perché ho saltato il finale. In ogni caso partire da qui è stata la scelta giusta. L’obiettivo era tornare a correre il più velocemente possibile ed è esattamente ciò di cui ho bisogno ora. Di certo qui a Les Samyn sono riuscito a fare un passo avanti, ed è questo ciò che conta».

Wout, amatissimo in Italia, in qualche modo è il “campione uscente” di Piazza del Campo, anche se non della Strade Bianche. Il riferimento è chiaramente al successo ottenuto al Giro d’Italia dello scorso anno, quando conquistò la tappa con arrivo a Siena. Il belga infatti non disputa questa classica dal 2021, quando fu quarto. Mentre nel 2020 la vinse.

Wout Van Aert
Van Aert vince la nona tappa del Giro 2026 a Siena. Qui aveva già trionfato, ma alla Strade Bianche nel 2020
Wout Van Aert
Van Aert vince la nona tappa del Giro 2026 a Siena. Qui aveva già trionfato, ma alla Strade Bianche nel 2020

Wout e l’Italia

Ieri il belga è stato avvistato in ricognizione sugli sterrati toscani. Il passo e la condizione sono sembrati buoni, ma un conto è l’allenamento e un altro la gara.

«Non vedo l’ora di correre di nuovo in Italia – ha detto Wout – il team e io avevamo deciso di saltare questa gara per alcune stagioni, ma quest’anno è tornata in calendario su mia richiesta. La combinazione di Strade Bianche e Tirreno-Adriatico sembra una buona preparazione per i nostri altri obiettivi più avanti in primavera.

«Certo – ha poi aggiunto un filo sconsolato – arriverò alla partenza di Siena con più domande di quante ne avrei volute. Avevo indicato la Strade Bianche come primo grande obiettivo stagionale, ma vedremo come mi sentirò sabato. In ogni caso sono molto motivato a dimostrare cosa so fare. Abbiamo una squadra forte. Matteo Jorgenson ha già mostrato una buona forma nelle gare primaverili francesi. Possiamo sicuramente puntare a un risultato di alto livello».

Il calendario italiano di Wout ora prevede, appunto, la Strade Bianche, poi la Tirreno-Adriatico e la Milano-Sanremo. A seguire ci saranno le grandi classiche del Nord, Fiandre e Roubaix, mentre non sembra debba prendere parte ad altre gare nel mezzo. Ma è tutto da vedere: magari avrà necessità di inserire qualche corsa per affinare la condizione.

Tour de France 2025, Parigi. Wout Van Aert

Capodanno con Van Aert e due sorrisi del 2025

31.12.2025
6 min
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L’inverno meno stressante voluto fortemente da Van Aert per presentarsi al meglio alla stagione su strada sta producendo prestazioni non esaltanti nel cross. La sensazione tuttavia è che il grande belga abbia deciso di non farsene un cruccio. Gli anni sono ormai 31 e il livello delle corse si è così alzato da non ammettere deviazioni dalla linea stabilita.

«Di sicuro – racconta – mentalmente è stato un inverno molto migliore, in cui ho avuto davvero tempo per rilassarmi e godermi un po’ la vita. Col senno di poi, forse l’anno scorso ho preso la decisione sbagliata di non prendermi una vera vacanza. Ma in quel momento venivo dalla caduta della Vuelta e volevo iniziare a lavorare il prima possibile. Ho avuto la pressione costante di quando lotti contro il tempo. Non è stato rilassante, come invece mi è sembrato in questo inverno. E ora mi rendo conto che era qualcosa di cui avevo davvero bisogno già da tempo. Come una pausa più lunga dalla grande pressione che dobbiamo sopportare come professionisti».

Scoramento dopo il 2° posto alla Dwars door Vlaanderen, quando però Van Aert ha capito di aver ritrovato la condizione alla vigilia del Fiandre
Scoramento dopo il 2° posto alla Dwars door Vlaanderen, quando però Van Aert ha capito di aver ritrovato la condizione alla vigilia del Fiandre

Verso il primo Giro

Il 2025 di Van Aert resta un saliscendi di emozioni, con tanti bocconi amari e due momenti da incorniciare. Forse tre, volendo aggiungere alle tappe di Siena (Giro d’Italia) e Parigi (Tour de France), il capolavoro del Colle delle Finestre che ha aperto per Simon Yates la porta della maglia rosa. Ma su quel giorno, Wout mostra un cauto entusiasmo.

Sta di fatto che quando si è presentato al via del suo primo Giro, alle attese roboanti dei media corrispondeva il suo umore basso e per nulla entusiasta. La campagna del Nord lo aveva visto buttare via la Dwars door Vlaanderen, lottare bene contro i due grandi rivali al Fiandre e poi pagare il conto alla sfortuna alla Roubaix. Finché dopo un’Amstel Gold Race accettabile, chiusa al quarto posto, Wout si è ammalato ed è arrivato al via da Tirana con la sensazione di aver perso la forma.

«Nella cronometro – racconta – non ho potuto nascondere che le gambe non erano come volevo e a quel punto la concentrazione se ne è andata. Abbiamo anche pensato che se non fossi migliorato, avrei dovuto iniziare a pensare il Giro come ottimo avvicinamento per il Tour. Invece nel giorno di Siena è cambiato tutto. Se me lo avessero chiesto prima del Giro, avrei risposto che quella tappa fosse adatta a me, ma per come stavano andando le cose, la fiducia era bassina…».

18 maggio, tappa di Siena: Del Toro lo mette a dura prova, ma questa volta Van Aert non molla un metro
18 maggio, tappa di Siena: Del Toro lo mette a dura prova, ma questa volta Van Aert non molla un metro

Il giorno di Siena

E’ il giorno delle strade bianche in cui Wout Van Aert si è scosso di dosso la sfiducia e le delusioni delle settimane precedenti e ha pescato nelle sue capacità di vincitore per ruggire come nei giorni migliori.

«Al mattino – racconta – pensavamo che sarebbe andata via una grande fuga, invece sono partiti in cinque e io non c’ero. Ho pensato che fosse finita, ma ugualmente sono rimasto sulla ruota di Bernal e Del Toro, avendo Simon (Yates, ndr) dietro di me e ovviamente non spettava a me lavorare avendo tanta compagnia. Del Toro mi ha dato davvero filo da torcere fino al traguardo. Poi la mia esperienza e la mia mentalità da vincitore sono venute fuori negli ultimi chilometri. Ero completamente esausto, ma credevo ancora di avere una possibilità. Conoscevo a memoria le ultime curve e sapevo dove avrei dovuto superarlo.

«Da una parte sapevo di poterlo fare – analizza nel podcast Inside the Beehive della Visma-Lease a Bike – dall’altro avevo paura di finire ancora secondo. Tra la fiducia e la paura di ciò che sarebbe potuto succedere c’era una linea molto sottile, ma sono riuscito a trasformarla in qualcosa di positivo. Per questo all’arrivo ho avuto una grande esplosione di felicità. Ho ancora la pelle d’oca se penso a quel momento e il momento in cui ho incontrato la mia famiglia dopo 10 giorni di gara. Erano lì ad aspettarmi prima del giorno di riposo. Forse è un po’ esagerato dirlo, ma ho pensato che fosse destino che andasse così. E’ stato uno dei momenti più belli dell’anno».

La vittoria di Siena è stata definita da Van Aert come uno dei momenti più belli di tutto il suo 2025
La vittoria di Siena è stata definita da Van Aert come uno dei momenti più belli di tutto il suo 2025

Sfortuna verso il Tour

L’avvicinamento al Tour è stato quasi una copia conforme del Giro. Un infortunio in ritiro a Tignes, la ripresa degli allenamenti e poi nuovamente una malattia dopo i campionati nazionali di fine giugno. Una maledizione dopo l’altra che hanno reso il 2025 un anno di alti e bassi da far arrossire i muri del Fiandre.

«Il mercoledì prima del Tour – ammette Van Aert – dovevo fare un allenamento intenso con alcuni sforzi. Dopo tre ore invece ero completamente distrutto e non è stato il modo migliore per cominciare. Non ero abbastanza forte per ottenere risultati personali, che era in realtà l’obiettivo prima della gara. Non ero abbastanza forte nemmeno per aiutare la squadra. Mi sono passate un sacco di cose per la testa. Nella prima settimana volevamo rendere la gara difficile e io non sono stato all’altezza.

«Poi la situazione è migliorata, ma sarei falso se dicessi che avevo già messo nel mirino la tappa di Parigi. Solo il giorno prima ho cominciato a pensare che non molti sarebbero stati forti abbastanza per fare bene nell’ultima tappa. Mi sono scoperto molto concentrato e dal penultimo giorno, Parigi è diventato il mio obiettivo principale e ho cominciato a credere di poter vincere».

Tour de France 2025, Parigi, Montmartre, Wout Van Aert attacca, alle spalle c'è Tadej Pogacar
Solo il giorno prima Van Aert ha pensato di poter vincere a Parigi. Non era scontato che potesse staccare Pogacar a Montmartre
Tour de France 2025, Parigi, Montmartre, Wout Van Aert attacca, alle spalle c'è Tadej Pogacar
Solo il giorno prima Van Aert ha pensato di poter vincere a Parigi. Non era scontato che potesse staccare Pogacar a Montmartre

Il giorno di Parigi

E’ il giorno del circuito di Montmartre, della pioggia, della corsa neutralizzata al primo passaggio e di Pogacar che con il suo giallo rischiara la gara. Sono le strade del circuito olimpico su cui l’anno prima Evenepoel colse l’oro, con Van Aert che lo aiutò per fare la selezione. Anche quel giorno, come pure a Siena poche settimane prima, il belga conosce ogni metro del percorso.

«Era piuttosto tecnico – racconta – vista la pioggia. Era anche scivoloso, ma non così tanto. Mi sentivo abbastanza sicuro sulla bici, le gambe finalmente c’erano. La situazione di gara era buona, eravamo in pochi, per cui negli ultimi chilometri ho corso dei rischi. La gara era molto breve, la parte iniziale era facile. Quindi ho scommesso su pneumatici più larghi, gonfiati a una pressione molto bassa, perché non avrei perso troppo grazie alla partenza facile. Nel finale mi sono ritrovato con la configurazione perfetta.

«Arrivare da solo su traguardo è stato l’esatto contrario degli Champs Elysees che conosciamo, dove sembra che le persone siano a chilometri di distanza perché la strada è larghissima. Ero così concentrato che solo sul rettilineo finale mi sono reso conto di essere molto più avanti degli altri. Alla radio non riuscivo a sentire più niente, quindi solo negli ultimi istanti ho capito cosa stava succedendo. Gli abbracci con Richard Plugge e mia moglie, poi l’ultima istantanea con la squadra sul podio sono il ricordo che mi porto dentro di quel giorno». I due sorrisi più belli del 2025.

Cyclocross World Championships 2023, Wout Van Aert, Mathieu Van der Poel

Cinque testa a testa: Wout e Mathieu col contagocce

03.12.2025
6 min
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Van der Poel è arrivato per primo anche nel comunicare le sue presenze nel cross. Appena pochi giorni però ed è arrivata anche la lista della… spesa di Wout Van Aert e fra Belgio e Olanda è iniziato il gioco degli incroci. Ebbene, rispetto a quello che è accaduto negli inverni immediatamente successivi al Covid (quando quei due sembravano macchine infaticabili), i testa a testa saranno soltanto cinque.

Anversa (Coppa del mondo) il 20 dicembre.

Hofstade (X2O) il 22 dicembre.

Louenhout (X2O) il 29 dicembre.

Mol il 2 gennaio.

Zonhoven (Coppa del mondo) il 4 gennaio.

Sono otto le gare di cross scelte da Wout Van Aert per l’inverno, poi si concentrerà sulla strada
Sono otto le gare di cross scelte da Wout Van Aert per l’inverno, poi si concentrerà sulla strada

Van Aert a piccole dosi

Per entrambi l’annuncio è stato accompagnato da una serie di annotazioni da cui si capisce che i tempi sono cambiati: probabilmente l’età della spensieratezza è finita. Uno deve fare i conti con l’invadenza di Pogacar, l’altro con risultati non sempre all’altezza.

«Wout ci ha sottoposto la sua proposta abbastanza presto – spiega Mathieu Heijboer, capo dei tecnici alla Visma Lease a Bike – e non c’è stato tanto da discutere. Sappiamo cosa serve per fare bene, senza che questo sminuisca la stagione su strada. C’è un tacito accordo sul rispetto dei ritiri, ma ad esempio, non sarà possibile che partecipi a quello in Spagna fra l’8 e il 16 dicembre.

«Abbiamo pianificato otto gare di ciclocross, tutte in Belgio. Non è una coincidenza: vogliamo ridurre al minimo i tempi di viaggio per non aumentare carico e affaticamento. Allo stesso modo pensiamo che tre giorni di gara di fila siano eccessivi, come sforzo e per la salute, per cui Wout si concentrerà al massimo su doppiette. In questo periodo dell’anno, è necessario anche allenarsi con molto volume e deve esserci il tempo per farlo».

Van der Poel indosserà anche quest’anno la maglia iridata, riconquistata a Lievin lo scorso anno
Van der Poel indosserà anche quest’anno la maglia iridata, riconquistata a Lievin lo scorso anno

La polmonite di Van del Poel

Per quanto riguarda Van der Poel, pare che l’olandese abbia ancora gli strascichi della polmonite del Tour o così ha detto suo padre Adrie per spiegare il fatto che da luglio in poi, Mathieu abbia vinto una tappa al Renewi Tour e poi si sia fermato che era ancora agosto.

«Ci lotta da molto tempo – ha detto Adrie – non era solo un raffreddore. Dopo il Tour, si è riposato per due settimane. Quando ha ripreso, continuava a lamentarsi di non sentirsi ancora come prima e in gara era molto deluso. Al Renewi Tour, ad esempio, è arrivato secondo, ma continuava a non essere brillante. Anche per questo si è fermato e ha ripreso ad allenarsi molto lentamente. Ci sono obiettivi importanti l’anno prossimo ed è meglio recuperare a dovere prima di ricominciare.

«Mathieu si sente molto meglio da qualche settimana, lo capisco dai messaggi che mi manda. Sono andato a trovarlo in Spagna tre settimane fa e si vede che ha un obiettivo. Aveva un bel sorriso, esce in maglia e pantaloncini. Tornerà quando si sentirà in grado di competere per la vittoria».

La presenza dei due campioni fa schizzare il numero dei tifosi (tutti paganti) che seguono le gare di cross
La presenza dei due campioni fa schizzare il numero dei tifosi (tutti paganti) che seguono le gare di cross

Miracoli al botteghino

A queste considerazioni di ordine tecnico devono attenersi gli organizzatori. Una volta ricevuti i calendari, che si tratti di Flanders Classics o di Golazo, sta a loro contattare i team manager dei campioni e cercare di capire in quali condizioni arriveranno e come le loro gare si incastreranno con il fitto programma dei ritiri invernali. Poi si mettono in contatto con i sindaci dei comuni in cui si svolgeranno le gare, perché è ovvio che tutti vogliano ospitare la sfida dei due. Questo da un lato significa spendere di più, ma anche avere una presenza di pubblico sensibilmente superiore.

«Se c’è al via uno fra Wout e Mathieu – ha spiegato a Het Nieuwsblad Christoph Impens di Golazo – il numero di spettatori cresce. Se si hanno entrambi, l’effetto è ancora maggiore. La gara di Mol senza di loro ha abitualmente intorno a 1.500 spettatori. Un anno l’abbiamo spostata al venerdì sera, all’inizio delle vacanze di Natale, e Wout e Mathieu sono partiti entrambi. Gli spettatori sono diventati 6.000. Lo scorso anno a Loenhout sono stati 15.800, un record».

Sul fronte dei costi, l’ingaggio dei due si aggira fra i 15 mila e i 20 mila euro ciascuno per ogni gara. «Devi potertelo permettere – commenta ancora Impens – ma i ricavi extra generati da Van Aert e Van der Poel di solito coprono i costi aggiuntivi. Potrebbero chiedere molto di più, ma non lo fanno e gliene siamo grati. Sono molto ragionevoli: dopo la pandemia, hanno fissato il prezzo e da allora non è cambiato quasi per niente».

Wout Van Aert non ha svolto allenamenti specifici per il cross, ma ha usato parecchio la bici da gravel
Wout Van Aert non ha svolto allenamenti specifici per il cross, ma ha usato parecchio la bici da gravel

Van Aert, mondiale forse

L’ultimo nodo da sciogliere riguarda il mondiale di Hulst. Lo scorso anno Wout escluse che avrebbe partecipato alla sfida di Lievin, invece si infilò nel gruppo all’ultimo momento e ottenne il secondo posto a 45 secondi da Van der Poel.

«Non è stato certo un gioco da parte nostra – dice Heijboer – la porta era chiusa finché Wout non l’ha improvvisamente aperta. Onestamente, in questo momento è socchiusa. Non ci stiamo concentrando sui campionati del mondo e non vogliamo nemmeno prendere una decisione definitiva al riguardo. Wout ha ricominciato ad allenarsi un po’ prima ed è in una forma migliore rispetto all’anno scorso. Allo stesso tempo, non ha ancora svolto molti allenamenti specifici per il cross, al massimo un po’ di gravel. Tecnicamente, non dovremo aspettarci troppo da lui nelle prime gare, ma sta migliorando».

Van der Poel si sta allenando in Spagna, in cerca della condizione migliore (immagine Instagram)
Van der Poel si sta allenando in Spagna, in cerca della condizione migliore (immagine Instagram)
Van der Poel si sta allenando in Spagna, in cerca della condizione migliore (immagine Instagram)
Van der Poel si sta allenando in Spagna, in cerca della condizione migliore (immagine Instagram)

Van der Poel, mondiale certo

Van der Poel invece concluderà la sua stagione di cross proprio ai mondiali, per andare a caccia dell’ottavo titolo iridato. Il percorso di Hulst, fa sapere suo padre, gli piace molto.

«Ci sono dei tratti nei prati – ha spiegato Adrie Van der Poel, vincitore a sua volta di un mondiale di cross – che quando piove possono diventare molto fangosi e sono sicuramente un problema per Wout. Ma a parte questo e le sfide fra i tifosi, il percorso deve essere buono e sicuro, e questi sono aspetti che a volte vengono trascurati».

Il debutto di Van der Poel sarebbe previsto per il 14 dicembre a Namur, prova di Coppa del mondo, ma è in forse per le condizioni di salute del campione del mondo. Peccato che nessuno dei due sarà presente domenica prossima alla prova di Terralba, in Sardegna. Il pubblico italiano lo avrebbe certamente apprezzato.

Wout Van Aert, tour Red Bull negli USA 2025 (foto Joe Pug)

EDITORIALE / Il problema non è (solo) far pagare il biglietto

01.12.2025
6 min
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Si potrebbe ridurre tutto al dibattito, neppure troppo nuovo, sull’opportunità di far pagare il biglietto per accedere a determinati punti sul percorso. Forse però lo scontro è più profondo e vede sul ring la tradizione del ciclismo opposta a una serie di necessità che sarebbe miope non considerare.

«Sono preoccupato per la fragilità del nostro sport – ha detto di recente Van Aert a De Tijd, parlando della fusione fra Lotto e Intermarché – molte persone hanno perso il lavoro quest’inverno, ciclisti e dirigenti. Credo che la fragilità sarebbe minore se, oltre alle entrate derivanti dalle sponsorizzazioni, ce ne fossero anche altre derivanti dallo sport stesso, ad esempio attraverso i diritti televisivi. In questo modo, una squadra non fallisce immediatamente se uno sponsor abbandona, come accade ora».

Tour of Guangxi 2025, Intermarchè-Wanty,
La fusione fra Intermarchè e Lotto ha avuto conseguenze pesanti sull’occupazione di corridori e staff
Tour of Guangxi 2025, Intermarchè-Wanty,
La fusione fra Intermarchè e Lotto ha avuto conseguenze pesanti sull’occupazione di corridori e staff

La torta da dividere

Biglietti da pagare e diritti televisivi, due visioni diverse per risolvere la stessa esigenza: aumentare le entrate. Solo che a fronte di uno sport cresciuto rapidamente e a dismisura, l’approccio resta quello degli anni Ottanta. E il sistema, come già evidenziato da Luca Guercilena, traballa.

«Vedo come l’NBA distribuisce i fondi tra tutte le parti – prosegue il belga, reduce da un tour promozionale negli USA (immagine di apertura da Instagram, realizzata da Joe Pugliese) – e penso che il ciclismo possa imparare molto. Forse ci concentriamo troppo sul fascino e sull’atmosfera popolare. Se si fa pagare cinque euro per l’ingresso, non significa che il ciclismo non sia più popolare. Anche il ciclocross prevede una quota di ingresso e non c’è niente di più popolare. Gare come il Fiandre o il Tour dipendono da noi che vi prendiamo parte. Ma come squadra, non riceviamo nemmeno un compenso sufficiente a coprire i costi di partecipazione. Mi sembra il minimo. La torta potrebbe essere divisa in modo più equo».

Superprestige, montaggio tendone per i tifosi (foto Flanders Classics)
Anche nella gare di cross, non manca il tendone in cui i tifosi (che pagano per entrare) hanno servizi e ristorazione (foto Flanders Classics)
Superprestige, montaggio tendone per i tifosi (foto Flanders Classics)
Anche nella gare di cross, non manca il tendone in cui i tifosi (che pagano per entrare) hanno servizi e ristorazione (foto Flanders Classics)

L’esempio del Fiandre

Soldi agli organizzatori o soldi alle squadre? L’ideale sarebbe mettere tutto sul piatto e dividere secondo logica e proporzione, invece il ciclismo non si è mai preoccupato di fare sistema e ciascuno tira l’acqua alla sua parte.

«Bisogna cercare di fare qualcosa che abbia un sistema economico autosufficiente – dice Pozzato – altrimenti è tutto inutile. Quest’anno abbiamo portato 720 paganti nella nostra hospitality. Il sogno è arrivare a mille persone e cominciare ad aumentare il prezzo del biglietto e la qualità del servizio, con gente consolidata che torna perché sa che vale la pena. Perché hanno servizi e perché, come nella nostra Veneto Classic, vedono i corridori passare per sei volte. Al Fiandre pagano anche 500 euro per una hospitality, qui è difficile far passare l’idea di pagare 10 euro per un servizio. Se non andiamo su questo modello, le corse italiane più piccole muoiono. Il problema è che da noi si è sempre fatto in un modo solo e nessuno pensa a qualcosa di diverso. Solo durante il Giro d’Italia c’è gente per strada, ma è l’evento sportivo dell’anno, è normale che ci sia. Gli altri organizzatori hanno bisogno di fare qualcosa di diverso. ASO e RCS prendono un sacco di diritti tv, sarebbe giusto dividerli con le squadre». 

Giro delle Fiandre, hospitality, ristorante, vip (foto Levy Party Rental)
Lungo il Qwaremont al Fiandre, senza nulla togliere al pubblico che non paga, l’hospitality accoglie migliaia di tifosi (foto Levy Party Rental)
Giro delle Fiandre, hospitality, ristorante, vip (foto Levy Party Rental)
Lungo il Qwaremont al Fiandre, senza nulla togliere al pubblico che non paga, l’hospitality accoglie migliaia di tifosi (foto Levy Party Rental)

Cipollini su Facebook

Pagare o non pagare? Pozzato è tra i sostenitori della necessità di farlo, ma si è trovato contro il parere di Cipollini, rilasciato su Facebook.

« Credo che il ciclismo – ha detto il toscano – si basi soprattutto sul rapporto tra i ciclisti e il tifoso, però probabilmente faccio parte dei vecchi, di quelli datati, non sono un visionario. Immagino che questa cosa del pagare non debba toccare gli eventi straordinari come Giro d’Italia, Lombardia, Milano-Sanremo, queste grandi corse importanti, perché già sfruttano un bene comune come le strade. Non credo che il ciclismo possa essere paragonato al tennis, al calcio, alla MotoGP, alla Formula 1, che sono eventi all’interno di strutture. Diverso se uno organizza una Sei Giorni all’interno di un palazzetto oppure crea un circuito, nel qual caso è giusto pensare anche a un ipotetico ritorno. Ma parlando ancora del Giro d’Italia, le varie istituzioni come Comuni, Province e Regioni investono già, spendendo i soldi dei cittadini per pubblicizzare il territorio, per cui sarebbe come pagare due volte».

La presenza di aree a pagamento non esclude ovviamente la possibilità di seguire le grandi corse in libertà
La presenza di aree a pagamento non esclude ovviamente la possibilità di seguire le grandi corse in libertà

I soldi pubblici

In realtà i soldi pubblici finiscono anche negli sport che fanno pagare i biglietti più cari. Laddove gli stadi non sono di proprietà, essi sono un fardello a carico dei Comuni. Il Foro Italico, che comprende lo stesso Olimpico di Roma, è di proprietà di Sport e Salute, quindi del CONI. Lo spiegamento di forze di Polizia per l’ordine pubblico fuori dagli stadi è a carico dello Stato. Il fatto di pagare il biglietto in situazioni che già godono del supporto dei soldi pubblici è un ostacolo che altrove nessuno sembra essersi posto.

Che mediamente ci sia meno gente è vero. Scarseggia soprattutto lungo le strade piatte, dove l’attesa non è ripagata da chissà quale spettacolo, avendo la diretta integrale che ti permette di vedere tutto e meglio dal divano di casa. Una volta, quando non c’era questa copertura così massiccia, vederli passare era il solo modo per farsi un’idea e ragionare fino all’inizio della diretta. L’idea di Pozzato, che già rende parecchio bene a Flanders Classics (dal cross alle corse fiamminghe), è quella di ricavare delle aree a pagamento in cui coccolare i tifosi che vogliano spendere, offrendo loro uno spettacolo nello spettacolo. Nessuno costringerebbe gli altri che vogliano seguire le corse come si è sempre fatto. E’ un’idea efficace, che tuttavia non risolve il problema.

Il sistema che non c’è

Il sistema ciclismo non è in realtà un sistema, ma un insieme di realtà che cercano di attirare il più possibile per tenere in piedi le loro strutture. E a ben vedere la stessa UCI che detiene la titolarità del WorldTour non fa nulla perché le cose cambino. Se il suo obiettivo è riscuotere i pagamenti di corse e squadre, qualsiasi forma di organizzazione più avanzata la costringerebbe a condividere i profitti. L’UCI chiede e non restituisce, portando avanti una visione miope. Dividendo la torta come propone Van Aert, magari all’inizio qualcuno dovrà fronteggiare entrate minori, poi però il sistema prenderebbe giri e diventerebbe produttivo per tutti.

Questa è la visione di Pozzato, questa la visione di Van Aert e dei belgi. Bocciarla perché si è sempre fatto diversamente è un atteggiamento a dir poco medievale. Bocciarla perché resta concepita a compartimenti stagni è un’altra cosa. Nell’Italia che stenta a uscire dalla dimensione di una volta, potrebbe essere la Lega Ciclismo a guidare il movimento professionistico su un cammino di razionalizzazione delle entrate, dividendo laddove possibile il peso delle uscite. La Coppa Italia delle Regioni potrebbe diventare ben più produttiva di quanto sia oggi.

Tour de France 2025, Parigi, Montmartre, Wout Van Aert attacca, alle spalle c'è Tadej Pogacar

Parigi riapre ai velocisti? Bennati, Montmartre e la volata

11.11.2025
4 min
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«Se parliamo di Jonathan Milan – dice Bennati sicuro – secondo me c’è tutto il tempo per riorganizzare un inseguimento. Sicuramente qualcuno a Montmartre attaccherà, qualcuno farà anche la differenza. Il Van Der Poel della situazione, Van Aert (in apertura il suo forcing del 2025, ndr), Pogacar, Evenepoel, questi corridori qua. Però secondo me c’è il terreno per recuperare e per pensare a fare la volata. O comunque impostare la tappa per arrivare in volata».

C’è poco da fare: l’inserimento di Montmartre nel finale della tappa dei Campi Elisi fa storcere il naso ai velocisti, privati della ciliegina sulla torta dopo tre settimane sulle montagne del Tour. Quest’anno poi, le tre tappe precedenti hanno l’arrivo in salita in un crescendo rossiniano che sarebbe insopportabile senza la prospettiva di un’ultima chance. Forse per questo i tracciatori della Grande Boucle hanno rimescolato le carte del mazzo: Montmartre si farà, ma a 15 chilometri dal traguardo. Ben altra cosa rispetto ai tre passaggi del 2025, l’ultima a 6 chilometri dall’arrivo.

«E’ chiaro che dopo tre settimane – prosegue Bennati – le energie sono quelle che sono. Però in condizioni di asciutto sicuramente i velocisti possono pensare di giocarsi la volata».

Tour de France 2007, Parigi, Campi Elisi, podio, Daniele Bennati
Bennati ha vinto la tappa di Parigi al Tour del 2007, battendo in volata Hushovd e Zabel
Tour de France 2007, Parigi, Campi Elisi, podio, Daniele Bennati
Bennati ha vinto la tappa di Parigi al Tour del 2007, battendo in volata Hushovd e Zabel

Parigi 2025, fu vero spettacolo?

La precisazione sulla strada asciutta vale certamente un passaggio in più. L’anno scorso lo spettacolo fu incandescente, ma la neutralizzazione dei tempi nel circuito finale svilì parecchio la corsa alle spalle dei primi. Alla fine vinse Van Aert, che aggiunse i Campi Elisi all’iconica tappa delle strade bianche di Siena al Giro.

«Io non penso che pioverà anche l’anno prossimo – precisa Bennati – però questo non lo possiamo sapere. La strada bagnata da un certo punto di vista penalizza lo spettacolo, perché lo scorso anno alla prima accelerazione rimasero in sei e non fu bello per la tappa di chiusura in un palcoscenico così bello. Devo dire che da velocista, non è stato bello vedere i corridori da tutte le parti e gruppetti che si rilassavano per arrivare al traguardo. Obiettivamente se dovesse essere nuovamente così, preferirei il circuito classico. Non perché ero velocista e ho vinto su quell’arrivo, ma perché secondo me rendeva l’ultima tappa molto più adrenalinica».

Bastò un’accelerazione perché lo scorso anno a Parigi rimanessero in sei: dietro la tappa fu neutralizzata
Bastò un’accelerazione perché lo scorso anno a Parigi rimanessero in sei: dietro la tappa fu neutralizzata

Da zero a 100 in un attimo

L’ultima tappa del prossimo Tour misura 130 chilometri, che si porteranno a termine senza un dislivello di rilievo, fatta salva la salita di Montmartre. Ciò significa che i corridori, soprattutto i velocisti, avranno nelle gambe i circa 54.450 metri di dislivello delle tre settimane precedenti. Questo significa che l’ultima tappa piatta sarà una passeggiata di salute? No, sarà esattamente il contrario.

«La salita in sé non è durissima – annuisce Bennati – se la paragoni a qualsiasi muro del Fiandre è molto più leggera. Anche il pavé è abbastanza sconnesso, ma non troppo, quindi è abbastanza leggero. Però arrivi con tre settimane nelle gambe, per cui se il Pogacar della situazione vuole vincere l’ultima tappa, per i velocisti si fa comunque dura. Quelli di classifica hanno doti superiori di recupero rispetto a un velocista, quindi potenzialmente sono avvantaggiati.

«Tornando al discorso della tappa breve, per esperienza personale l’ultima tappa del Tour, del Giro o della Vuelta non è mai una passeggiata. Vieni da tre settimane molto impegnative e nei primi chilometri ci sono i festeggiamenti e un’andatura super blanda. Di conseguenza il ricordo che è sempre stato quello di una fatica tremenda quando si inizia ad accelerare sul circuito. Su un percorso del genere, sono sempre avvantaggiati corridori come Van Aert e Van Der Poel, anche se non sono scalatori. Perché il velocista ha provato a fare le volate e magari ha lottato per la maglia verde, quindi ha speso più di loro. Quindi per assurdo una tappa così corta potrebbe trasformare quella salitella in un bel problema. I velocisti dovranno mettere davanti tutti i compagni rimasti».

L’ultima tappa del Tour inizia con brindisi e saluti, ma questa volta Milan avrà la chance di giocarsi la volata
L’ultima tappa del Tour inizia con brindisi e saluti, ma questa volta Milan avrà la chance di giocarsi la volata

I velocisti ringalluzziti

Il senso però è che questa volta i velocisti potrebbero avere lo spazio per ricucire e giocarsi la volata. Magari non tutti, perché non tutti avranno le gambe per reggere quel tipo di accelerazione e il successivo inseguimento.

«Il Bennati che vinse a Parigi – dice il toscano, ricordando – negli ultimi giorni stava meglio rispetto alla maggior parte dei velocisti, perché probabilmente aveva un recupero migliore. C’è da capire se, correndo oggi, avrei messo davanti la squadra per fare Montmartre al mio ritmo, perché probabilmente il peso della corsa se lo prenderebbe Pogacar, soprattutto se vuole attaccare e provare a vincere. Magari per uno come lui 15 chilometri non sono una gran cosa, ma questo sarà un altro bel motivo per aspettare la corsa con grande curiosità».

Ballerini è convinto: «Al Tour ho capito che manca solo la vittoria»

31.07.2025
4 min
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La Grande Boucle, conclusa sull’inedito percorso di Montmartre, ha lasciato nelle gambe e nella testa di Davide Ballerini la consapevolezza di poter ambire a qualcosa di grande. Lo testimonia il fatto che tra una settimana correrà alle Arctic Race of Norway, che prenderà il via da Borkenes. I giorni dopo il Tour de France sono serviti per staccare un po’ a livello mentale, mentre le gambe girano ancora bene. Il momento va sfruttato, perché la consapevolezza e l’ambizione crescono. 

«Ci vorrà ancora qualche giorno per riprendermi totalmente dalle fatiche del Tour – dice Ballerini – sono ancora stanco. Più di testa, perché alla fine oggi sono uscito in bici per fare due orette tranquille e la condizione c’è. Lunedì sarà di nuovo tempo di chiudere le valigie e partire per la Norvegia, vediamo di sfruttare il momento positivo».

Wout Van Aert, Davide Ballerini e Tadej Pogacar sullo strappo di Montmartre, un assaggio di “classica” nella tappa finale del Tour

Dalla caduta agli Champs Elysées

Quel secondo posto di domenica sugli Champs Elysées ha lasciato un po’ di amaro in bocca all’atleta della XDS Astana, sensazione diventata più gradevole una volta raffreddati i pensieri e capito contro chi ci si è trovati contro. 

«La cosa migliore che porto a casa da questo Tour de France – prosegue – è la consapevolezza che se faccio tutto al meglio posso essere là insieme ai primi e giocarmi qualche gara. Anche perché la caduta durante la terza tappa mi ha fatto soffrire molto, ma la condizione c’era e questo mi ha aiutato a uscire dal momento difficile».

Il giorno dopo la caduta Ballerini presentava bendaggi evidenti ma ha saputo resistere e superare il momento difficile
Il giorno dopo la caduta Ballerini presentava bendaggi evidenti ma ha saputo resistere e superare il momento difficile
Il più difficile del tuo Tour?

Sicuramente, la mattina successiva alla caduta stavo davvero male. La vera risposta però l’ho avuta il giorno dopo, in quelle situazioni capisci subito se riuscirai a continuare o meno. Se quando sali in bici per andare al foglio firma senti dolori e acciacchi allora continuare diventa praticamente impossibile. Io appena sono salito in sella mi sono sentito relativamente bene, anche se devo dire che sono stato anche abbastanza fortunato.

In che senso?

Perché i giorni dopo non siamo andati davvero forte, le andature non sono state esagerate. Complice anche l’ottima condizione con la quale mi sono presentato al via da Lille. Arrivavo dalla caduta della Roubaix dove mi sono rotto lo scafoide, gli altri sono andati in altura mentre io avevo scelto di rimanere a casa per riuscire a fare tutta la riabilitazione necessaria. 

Nell’ultima settimana, riassorbite le botte, Ballerini ha provato a giocarsi la vittoria, qui a Valence dove ha chiuso quinto
Nell’ultima settimana, riassorbite le botte, Ballerini ha provato a giocarsi la vittoria, qui a Valence dove ha chiuso quinto
Cosa ti ha lasciato questo Tour?

Che non si deve mai mollare, prima o poi le gambe girano e lo faranno nel momento giusto. Ora ho visto che se mi preparo nel modo corretto posso andare forte, mi manca la vittoria e voglio raggiungerla. Nel ciclismo ne vince uno solo, quindi non è mai semplice.

Però a Parigi hai dimostrato di esserci…

Sì, per sensazioni mie e per l’entusiasmo del pubblico è stato il momento più bello. Sono consapevole che le forze in campo non erano esattamente pari, Pogacar non era al 100 per cento. Lui ha corso un Tour sempre davanti, tirato e al limite. Io ho avuto giorni nei quali mi sono staccato e ho preso il tutto con calma. Fare una, due o tre tappe in questo modo aiuta ad arrivare più freschi nel finale. Van Aert ha mostrato di essere superiore, non c’è nulla da dire. Ci ha lasciati lì con un’azione di forza impressionante. 

Nelle tappe di montagna ha potuto gestire lo sforzo e presentarsi in condizione all’ultima tappa di Parigi pronto a dare battaglia
Nelle tappe di montagna ha potuto gestire lo sforzo e presentarsi in condizione all’ultima tappa di Parigi pronto a dare battaglia
In generale cosa manca per agguantare la vittoria desiderata?

Non c’è un fattore da curare o qualcosa da fare in maniera differente. So che continuando a lavorare e preparandomi in questo modo la gamba c’è. Non si deve mai lasciare nulla al caso, prima o poi il momento arriva.