Forcing di Van Aert nell’Arenberg: giusto o sbagliato?

13.04.2023
4 min
Salva

Certe corse non passano così facilmente. Fanno parlare, riflettere e discutere. E allora vale ancora la pena tornare sulla Parigi-Roubaix di domenica scorsa e vale farlo con un esperto quale Filippo Pozzato. Se si parla di squadre, di scelte tattiche e di percorso bisogna rivolgersi a chi lassù c’è stato e c’è stato per giocarsela. Il punto in questione è questo: ha fatto bene Wout Van Aert ad attaccare in quel modo nella Foresta di Arenberg?

L’idea è che abbia dato certamente spettacolo, ma di fatto abbia spaccato la corsa tagliando fuori dai giochi anche i suoi compagni della Jumbo-Visma. In quel momento mancavano circa 97 chilometri all’arrivo e sono rimasti a giocarsela quella manciata di corridori usciti indenni dalla Foresta. Addio tattiche, addio lavori di squadra salvo il (vano) tentativo di Laporte e Van Hooydonck di rientrare da dietro e i tre Alpecin-Elegant ritrovatisi in testa.

Pozzato ha disputato in carriera 11 Parigi-Roubaix, cogliendo un 2° posto nel 2009. Qui eccolo in azione nel 2006, quando fu 15°
Pozzato ha disputato in carriera 11 Parigi-Roubaix, cogliendo un 2° posto nel 2009. Qui eccolo in azione nel 2006, quando fu 15°
Filippo, cosa ne pensi di quanto appena detto? E’ stata giusta la mossa di Van Aert di attaccare in quel momento?

Van Aert ha voluto anticipare per cercare di sorprendere gli altri. Tutto dipende poi da cosa si erano detti in squadra prima della corsa, quali accordi avevano. Poi, ragazzi, ci sono state le forature di mezzo e quelle non le puoi controllare.

Questo è vero. Bastava solo che Laporte non forasse all’uscita di Arenberg e sarebbe rimasto con il drappello Ganna, rientrato sui big poco dopo, e sarebbe stata un’altra corsa…

Esatto. La Jumbo-Visma ha sempre forato in momenti “del cavolo”, fasi molto delicate della corsa in cui recuperare era impossibile.

A fine gara Van Aert ha detto che dopo la prima foratura si era ritrovato solo, senza compagni. Poco dopo essere rientrato ha attaccato: potrebbe essere stato un attacco di frustrazione il suo?

No, non penso proprio. Tra l’altro in squadra ha un buon rapporto con i compagni. Magari l’idea era proprio quella. E poi mi viene da pensare: nelle altre corse è stato criticato perché ha lasciato vincere Laporte e ora che ha attaccato, ci si chiede perché non lo ha aspettato. Non scordiamoci con chi doveva lottare.

Van der Poel…

Io non dico che Mathieu sia più forte di lui, anzi secondo me è il contrario. Van Aert vince sul Ventoux, vince sui Campi Elisi, nel cross, su strada…. e va forte tutto l’anno. L’altro seleziona un po’ di più e riesce ad essere più brillante. Alla fine credo che Mathieu abbia due vittorie in più. Poi, okay, se guardiamo alle Classiche Monumento, l’olandese ne vinte di più.

Dopo il forcing di Van Aert il gruppo si spacca. Nel caos cade Van Baarle e fora Laporte, entrambi compagni dell’asso belga
Dopo il forcing di Van Aert il gruppo si spacca. Nel caos cade Van Baarle e fora Laporte, entrambi compagni dell’asso belga
Nel complesso come giudichi la tattica della Jumbo-Visma?

Come in parte ho detto, le forature non le puoi programmare e a quel punto ti devi adeguare in base a quel che offre la corsa strada facendo. In generale penso che è molto difficile criticare da fuori senza sapere davvero come è andata dentro, quali erano i piani e le mille sfumature che presenta la corsa e che vive il corridore nei vari momenti.

Però poi dopo Arenberg, Wout si è ritrovato da solo, come se avesse tolto di mezzo lui stesso, indirettamente, Laporte e Van Baarle…

Il discorso per me è più generale. Analizziamo gli ultimi anni e come stanno cambiando le corse. Qui ormai, soprattutto se ci sono di mezzo quei tre-quattro fenomeni, c’è la tendenza di prendere il largo a 100 chilometri dalla fine. Spesso parlo con Trentin e mi dice che quando ci sono tutti e tre, parti per fare quarto. Ma per fare quarto ci sono almeno 30 corridori fortissimi con cui lottare. Devi sperare che non attacchino a 80-90 chilometri dall’arrivo, ma che ti portino ai meno 20 e a quel punto puoi pensare d’inventarti qualcosa. 

Ed è in quest’ottica che va inquadrata l’azione di Van Aert?

Sì. Da un certo punto di vista, quello dello spettacolo, è bello. Da un’altro, quello della logica, no. Non c’è una logica, appunto nel modo in cui corrono. Alla Tirreno di due anni fa Van der Poel mangiò una barretta a 80 chilometri dall’arrivo e se ne andò. Un ciclismo molto diverso dal mio.

18 marzo-9 aprile: scelte diverse fra Sanremo e Roubaix

12.04.2023
7 min
Salva

Il solo programma di allenamento che va osservato alla lettera è quello invernale. Durante la stagione invece si asseconda il corpo, in modo da andare incontro alle esigenze che si creano. Alla luce di questa massima, che ci fu consegnata tempo fa da Michele Bartoli, torniamo alle scelte recenti di tre campioni – Van der Poel, Van Aert, Ganna – e al diverso programma che hanno seguito dopo la Sanremo del 18 marzo e la E3 Saxo Classic della settimana successiva.

Ciascuno dei tre aveva esigenze diverse. Van der Poel, in ottima condizione (in apertura durante il sopralluogo sul pavé di venerdì 7 aprile), cercava freschezza per contrastare Pogacar in salita e poi brillantezza sulla via della Roubaix. Van Aert sapeva già dalla Sanremo di non avere una grande condizione in salita, ma ha scelto le fatiche della Gand. Ganna ha usato le corse fino alla Gand per prendere confidenza con il terreno, poi ha scelto di allenarsi a casa. E allora siamo tornati da Bartoli, per sentire quale idea si sia fatto dei tre avvicinamenti.

Tre diversi avvicinamenti

Ecco il programma delle gare di Van der Poel, Van Aert e Ganna a partire dalla Milano-Sanremo, di cui hanno occupato i tre gradini del podio. Hanno tutti fatto la E3 Saxo Classic, poi le loro strade di sono divise, seguendo ragionamenti tecnici diversi.

DataGaraMathieu Van der PoelWout Van AertFilippo Ganna
18 marzoMilano-SanremoVincitore3° a 15″2° a 15″
24 marzoE3 Saxo Classic2° s.t.Vincitore10° a 1’31”
26 marzoGand-Wevelgem=2° s.t.Ritirato (caduta)
29 marzoDwaars door Vlaanderen==91° a 3’38”
2 aprileGiro delle Fiandre2° a 16″4° a 1’12”=
5 aprileScheldeprijs124°==
9 aprileParigi-Roubaix3° a 46″6° a 50″
Caro Michele, intanto vale la pena dire, dopo aver letto l’intervista sulla Gazzetta dello Sport, che Van der Poel ha ammesso di aver vissuto un inverno meno impegnativo nel cross e di aver trovato di conseguenza più freschezza su strada…

Insomma, lo si disse già due anni fa: le energie non sono infinite. Anche se mentalmente sono forti e sopportano la fatica, prima o poi il conto lo paghi. Non si può far tutto. La vita è sempre stata una questione di scelte.

Come vedi il fatto che dopo Harelbeke, Van der Poel che è parso più forte in salita si sia fermato, mentre Van Aert ha corso la Gand?

Se si fosse fermato anche lui, forse avrebbe avuto un po’ di margine per il Fiandre. Non a caso a volte certe corse vengono saltate, per privilegiare quelle che contano. Quando sei al 100 per cento, non sempre ti conviene correre. Perciò se si salta una corsa, privilegiando un allenamento ben fatto, a volte si migliora. Andare a correre e subire il ritmo della gara, se non stai bene a volte un po’ ti toglie.

Già alla E3 Saxo Classic si era capito che Van Aert, già sofferente alla Sanremo, fosse meno forte in salita
Già alla E3 Saxo Classic si era capito che Van Aert, già sofferente alla Sanremo, fosse meno forte in salita
Si parla per ipotesi, ma secondo te, non correndo la Gand, Van Aert sarebbe stato più forte al Fiandre?

Non si può dire che sia andato piano, perché anche lui almeno inizialmente ha staccato tutto il gruppo. Però poi ha pagato dagli altri due. A questi livelli si considerano anche i dettagli in apparenza più piccoli. Per cui, pur non potendo cambiare il rendimento di un atleta in un periodo breve come gli 8 giorni fra Harelbeke e il Fiandre, lo si sarebbe potuto amministrare diversamente. Non è che puoi metterti a fare lavori sul VO2 Max, perché allora ti converrebbe quasi correre. Ma se ti rendi conto che ti manca qualcosa, staccare per qualche giorno può restituirti un po’ di brillantezza. Recuperi un po’ più a lungo, ti concentri sui lavori aerobici con la speranza di arrivare al momento decisivo un po’ più carico di energie e poi incroci le dita…

Quindi è più un fatto di recupero e di freschezza?

Esatto. A quel punto il motore difficilmente lo cambi. Lavori un po’ più sulla fase aerobica, magari speri che in tutti i momenti della gara dove non si spinge a fondo, il dispendio energetico sia inferiore e arrivi un pochino più carico al finale. E’ anche vero che se devi inseguire, è sempre più difficile.

Nel mercoledì tra Fiandre e Roubaix, Van der Poel ha chiesto di correre la Scheldeprijs per trovare ritmo
Nel mercoledì tra Fiandre e Roubaix, Van der Poel ha chiesto di correre la Scheldeprijs per trovare ritmo
Tra il Fiandre e la Roubaix, Van der Poel ha inserito la Scheldeprijs dicendo di volere più ritmo…

E’ quello che si sta dicendo. Quando sei al top, sai su cosa puoi lavorare. Si tratta di aggiustare piccole cose, non hai il tempo per cambiare completamente la situazione, ma a quei livelli le piccole cose sono decisive.

E’ possibile che la Gand una settimana prima del Fiandre abbia appesantito Van Aert, perché non era al top, mentre la Scheldeprijs prima della Roubaix abbia dato più qualità a Van der Poel, che stava già molto bene?

Puo essere assolutamente così. Non so cosa abbiano fatto nel periodo dopo il cross, mi pare però che siano rientrati su strada negli stessi giorni di marzo. Normalmente il valore principale di Van Aert è la resistenza. Lo dimostra al Tour, andando in fuga e tenendo anche sulle montagne come Hautacam. Invece sembra che ora la resistenza gli manchi. Fa uno sforzo, due sforzi e il terzo lo subisce. Gli anni non sono tutti uguali e si sta discutendo su sottigliezze, perché magari si sarebbe staccato anche non correndo la Gand. Però se si vuole un’analisi, qualcosa di diverso poteva essere fatto.

Van Aert ha speso molto alla Gand (26 marzo), tre giorni dopo Harelbeke. Uno sforzo su cui ragionare per il futuro
Van Aert ha speso molto alla Gand (26 marzo), tre giorni dopo Harelbeke. Uno sforzo su cui ragionare per il futuro
In carriera ti è capitato di aggiungere o togliere corse dal programma in base alla condizione?

Certo, più di una volta. Sono cose che si fanno. Quella che è programmata e bisogna cercare di mantenere il più possibile fedele alla tabella è la preparazione invernale, perché si strutturano gli allenamenti con una cadenza articolata. Quando iniziano le gare, devi lavorare in base a quello che ti senti. La programmazione potrebbe andare a perdersi e devi essere bravo ad adeguare il calendario.

In che modo?

Se sono sul filo, magari una gara in più mi potrebbe danneggiare, allora la tolgo. Oppure sto bene, mi manca un po’ di ritmo e allora la inserisco come ha fatto Van der Poel. Ha recuperato qualche giorno in più, ha messo dentro la Scheldeprijs, ha ripreso il ritmo e alla Roubaix era a posto. Sono calcoli che si fanno.

Alla Roubaix, Ganna è andato forte, ma ha pagato il conto all’inesperienza. Qui è con Mads Pedersen
Alla Roubaix, Ganna è andato forte, ma ha pagato il conto all’inesperienza. Qui è con Mads Pedersen
Cosa possiamo dire di Ganna, che non ha corso il Fiandre per preparare la Roubaix?

E’ un caso diverso, perché Ganna non ha l’esperienza di Van Aert e Van der Poel per le gare in Belgio. Non ha la loro sicurezza, non conosce i percorsi. Gli mancano tante sfumature, quindi una corsa in più per lui sarebbe stata più utile di un allenamento fatto a casa sua. Lo avrei buttato anche sul Fiandre.

E’ stata l’osservazione fatta lassù dopo averlo visto così forte alla Sanremo.

Alla Sanremo si è visto che dopo Van der Poel il più forte è stato lui, poi è mancato qualcosa: questo è lampante. Su Ganna vorrei parlare poco, perché spesso sono stato critico: non su di lui, ma sul programma che ha fatto. Filippo è una forza della natura e forse andrebbe sfruttato un pochino meglio. Sappiamo che vince in pista, che fa record dell’Ora, che diventerà campione del mondo a crono, però a lui ora serve qualcosa in più. Quest’anno ha iniziato.

Van Aert e Van der Poel hanno chiuso la stagione del cross al mondiale, debuttando su strada ai primi di marzo
Van Aert e Van der Poel hanno chiuso la stagione del cross al mondiale, debuttando su strada ai primi di marzo
Hanno detto che il Fiandre sia troppo duro per lui.

L’ho sentito dire anche io. Sarà anche pesante rispetto agli altri, ma ha una qualità muscolare adeguata al suo peso. Se Van der Poel sul Paterberg fa 600 watt, Ganna naturalmente ne fa 680. Perché è strutturato per supportare quel carico lì. Quindi anche il fatto del peso, alla fine, non è così proibitivo.

Correndo di più lassù avrebbe dei vantaggi nella guida e spenderebbe meno?

Rilanciare dopo ogni curva costa tanto, soprattutto perché le curve sono quello che si vede. Mi viene da pensare che forse Ganna, non essendo tanto esperto, molte volte ha dovuto rilanciare per una traiettoria sbagliata e tutti gli altri movimenti che succedono in gruppo e che da fuori non noti. Se è successo in curva, mi viene da pensare che lo abbia fatto anche in altre situazioni. Quindi la sua è stata una gara dispendiosa e ugualmente è andato fortissimo. Era lì fino all’ultimo tratto, quindi sono convinto che in futuro, quando avrà più esperienza, la Roubaix sarà la sua gara. Dovrà solo lavorare per arrivare con un po’ di riserva nel finale, quando si fa la vera differenza…

EDITORIALE / A certi livelli, la sfortuna non esiste

10.04.2023
5 min
Salva

La sfortuna esiste, ma di solito colpisce sempre quelli che non vincono. Certo si potrebbe anche dire che vince il meno sfortunato, ma ragionando ai massimi livelli di uno sport ormai così tecnologicamente evoluto come il ciclismo, la sfortuna come motivo per la sconfitta non regge. Sarà cinico, ma è un’opinione che merita approfondimento.

Degenkolb cade, Van der Poel si attarda, Van Aert attacca e forse sbaglia
Degenkolb cade, Van der Poel si attarda, Van Aert attacca e forse sbaglia

L’errore di Van Aert

Lo ha spiegato anche Philippe Gilbert, vincitore della Parigi-Roubaix del 2019, a L’Equipe, dopo aver seguito la classica del pavé sulla moto di Eurosport.

«Van Aert – ha detto il belga – sembrava gestire molto bene la sua gara salvandosi come durante il GP E3 che aveva vinto davanti a Van der Poel, tre settimane fa, fino a quando non è andato all’attacco e ha subito forato. Questo, secondo me, fa parte della gestione del materiale e non di qualche sfortuna. Ricordo le mie esperienze in queste gare e anche durante una tappa del Tour de France sul pavè. Sono andato all’attacco, ma troppo eccitato o spinto da una motivazione pazzesca, ho commesso un errore di traiettoria e ho preso una pietra che sporgeva e ho forato l’anteriore. Ho perso molta forza per inseguire e sono arrivato solo quarto.

«L’errore di Wout Van Aert è stato sicuramente dovuto al voler prendere un rischio troppo alto e alla eccessiva voglia di vincere. Un desiderio soprattutto mal controllato. Mathieu Van der Poel non ha commesso questo errore perché ha saputo evitare tutte le insidie del percorso oltre a quelle tese dai suoi avversari».

Van der Poel e la Alpecin-Elegant hanno saputo leggere meglio le insidie del percorso?
Van der Poel e la Alpecin-Elegant hanno saputo leggere meglio le insidie del percorso?

Scelte sbagliate?

Ieri qualcosa legato ai materiali è accaduto ed è stato abbastanza evidente. Pur utilizzando gli stessi pneumatici della Alpecin-Elegant, i corridori della Jumbo-Visma hanno avuto delle forature di troppo, come è successo anche ai leader della Soudal-Quick Step. Capita di sbagliare le scelte, mentre indovinarle non è certo attribuibile alla fortuna.

L’attacco di ieri di Van Aert è stato chirurgico nella scelta di tempo e ha ricordato l’allungo del belga quando nel 2020 Alaphilippe cadde contro la moto e Van der Poel perse qualche metro. Anche ieri il belga ha pensato di approfittare della caduta di Degenkolb e del conseguente affanno dell’avversario, ma ha bucato proprio in quei secondi di massima enfasi, probabilmente sbagliando qualcosa come fatto notare da Gilbert.

E3 Saxo Classic: dopo essersi già staccato sul Poggio, Van Aert cede anche sul Qwaremont e così sarà al Fiandre
E3 Saxo Classic: dopo essersi già staccato sul Poggio, Van Aert cede anche sul Qwaremont e così sarà al Fiandre

Calendario da rivedere

A ciò si aggiunga anche una considerazione che non è dimostrabile con i numeri, dato che la quantità dell’impegno è praticamente identica. La stagione invernale di questi giganti è qualcosa fuori dal comune. Van der Poel ha disputato 15 gare di cross, Van Aert ne ha fatte 14. Eppure Wout ha corso sempre per vincere, dando un’idea di superiorità atletica che in certi giorni ha schiacciato l’olandese, costretto ad accontentarsi delle posizioni di rincalzo. Come spiegazione, Van der Poel ha sempre dato quella del mal di schiena e della conseguente necessità di riprendere con maggiore gradualità. Sta di fatto però che nello scontro diretto del mondiale, cui entrambi puntavano, Mathieu è venuto fuori con più freschezza e ha vinto.

Altre differenze si sono viste a partire dalla Sanremo, quando è stato evidente che Van Aert avesse qualcosa in meno in salita. Si è staccato sul Poggio e si è staccato anche nella E3 Saxo Classic: ha vinto in volata, ma dopo aver inseguito sul Qwaremont e sul Paterberg. E mentre Van der Poel si è preso la lunga pausa (8 giorni) tra la gara di Harelbeke e il Fiandre, Van Aert non ha recuperato: ha infatti corso e regalato la Gand-Wevelgem a Laporte. Avendo capito tutti che non avesse la gamba giusta in salita, non sarebbe convenuto anche a lui staccare e dedicare quel tempo a se stesso?

Van der Poel non ha mai perso lucidità: il pericolo schivato ne è la conferma. Ma se fosse caduto non sarebbe stato per per sfortuna
Van der Poel non ha mai perso lucidità, ma se fosse caduto non sarebbe stato per per sfortuna

Non lo ha fatto ed è arrivato al Fiandre con l’identico handicap in salita, che lo ha escluso dal podio. E soprattutto lo ha fatto arrivare alla Roubaix con le forze contate e una pressione psicologica pazzesca. Sarà anche vero, come ci ha raccontato Affini, che questo per lui non sia un problema, ma non è detto che sia vero. E forse la foga nell’attacco di ieri conferma che non lo è.

La profezia di Bartoli

Il 27 settembre del 2020 pubblicammo un’intervista a Michele Bartoli, che stava per lanciare la sua Academy di ciclocross. E parlando di Van der Poel e Van Aert, disse parole a dir poco profetiche.

«Aver fatto ciclocross – disse il toscano – mi è servito per vincere il Fiandre. Ho spesso detto che quello scatto sul Grammont, con le mani sotto e il peso centrato, lo devo al cross. Certe cose sul pavé le impari da piccolo. Lo stradista ne ha solo vantaggi, purché non esageri. E sto parlando di Van der Poel, che deve scegliere. Tre specialità sono troppe. La mountain bike è di troppo. Invece Van Aert fa il cross nel modo giusto e si vede dai risultati. Il corpo umano non è inesauribile, le forze sono contate».

Che sia una coincidenza oppure sia stato il frutto di un’analisi da parte dei suoi tecnici, a partire dallo scorso anno e sempre con il pretesto della schiena, Van der Poel ha ridotto il carico di lavoro e le presenze nel cross, portando a casa due Fiandre, la Sanremo e la Roubaix. Forse chi gestisce il calendario di Van Aert potrebbe farci sopra una riflessione.

La foratura che piega Van Aert e rovina la festa

09.04.2023
4 min
Salva

Stavolta Wout Van Aert è deluso. Se potesse spaccherebbe anche la sedia che si fa passare per le interviste in zona mista. Ma lui, si sa, è sempre molto gentile e disponibile. Però ti stai giocando una  Parigi-Roubaix e la perdi nel momento clou, quello che tutti aspettavano, tu per primo, e vedi il tuo avversario di sempre andare via.

E’ così. E’ la corsa delle pietre. O la ami o la odio. Un attimo sei con le ali sotto le ruote, un attimo dopo sei fermo a bordo strada. Ma oggi qualcosa su cui riflettere non ce l’ha solo Van Aert, bensì un po’ tutta la squadra.

Per Van Aert (classe 1994) un sorriso di circostanza sul podio della Roubaix. Il belga è deluso

Troppe forature

Lo squadrone olandese oggi ha sbagliato qualcosa in termini di pressioni oppure è stato parecchio sfortunato. Il che può anche starci. Anche la Soudal-Quick Step, che quassù è padrona incontrastata, oggi ha avuto le sue belle forature. La Jumbo-Visma monta le stesse coperture della Alpecin-Elegant, le Vittoria, ma hanno forato molto di più. Due volte Van Aert, due volte Laporte, una Van Hooydonck. Almeno quelle note.

Questo, oltre che far riflettere dal punto di vista tecnico, ha influito non poco sull’andamento della corsa. Al netto della caduta di Van Baarle, campione uscente, la Jumbo-Visma ne avrebbe potuti avere davanti tre come la Alpecin. E che atleti…

Proprio Laporte e Van Hooydonck hanno dimostrato di averne. E tanta. Ad un certo punto rimontavano sui super big di testa. E questo avrebbe scompaginato l’andamento della gara. Van der Poel avrebbe dovuto rispondere agli attacchi e utilizzare diversamente i suoi uomini.

L’azione che ha spaccato la corsa sulla Foresta di Arenberg è stata la sua…
L’azione che ha spaccato la corsa sulla Foresta di Arenberg è stata la sua…

Wout di rimessa

E poi c’è Wout. La scorsa settimana vi avevamo parlato di “guerra di nervi”. In effetti oggi il suo atteggiamento in corsa è stato differente. Marcava stretto Van der Poel, quando le cose solitamente sono al contrario. Un paio di fiammate e poi a ruota. Urgeva cambiare tattica Wout e lo ha fatto.

«Che dire – racconta sconsolato Van Aert – io stavo molto bene oggi. Anche se non sono arrivato al  meglio a questo giorno (e indica il ginocchio ferito al Fiandre, ndr), ma il dolore non mi ha infastidito più di tanto. Contro la sfortuna non puoi farci nulla.

«In generale per me è stata una giornata difficile. Ho forato due volte, una poco prima della Foresta di Arenberg. Ad un certo punto sono rimasto senza compagni. Ma ho cercato di rimanere calmo e sono rientrato. Prima della Foresta mi sentivo bene e su quel tratto ho forzato».

Carrefour de l’Arbre, la gomma di Van Aert si affloscia e Van der Poel scappa. Wout non può far altro che vederlo andare via
Carrefour de l’Arbre, la gomma di Van Aert si affloscia e Van der Poel scappa. Wout non può far altro che vederlo andare via

Finito tutto

Poi il racconto della corsa di Wout arriva inevitabilmente al momento del problema meccanico clou. Qualche istante prima che Wout si stacchi, si nota che piega la testa. Guarda in basso, verso la ruota posteriore.

«Ho già avuto diverse forature in carriera, ma a questo punto della gara è amaro, fa male. L’Inferno per me resta maledetto, almeno per ora. La Roubaix finisce solo quando arrivi al velodromo. In quel cambio di ruota ho pensato che avrei perso 20-25 secondi e con un Mathieu in quella forma non puoi rimediare. Sai subito che è finita.

«Anche lì ho cercato di restare calmo. Appena sono entrato nel settore – riferendosi al Carrefour de l’Arbre – ho spinto forte, ma quando mi sono avvicinato alla curva, ho sentito di aver forato. Ho avvertito la squadra. C’era uno dei nostri all’uscita del settore. E’ stato un cambio veloce ma in quel momento della gara è comunque troppo tempo».

Continua la cabala negativa del belga con la Roubaix… Ma sempre grande stile per lui
Continua la cabala negativa del belga con la Roubaix… Ma sempre grande stile per lui

A testa alta

«Alla fine però sono soddisfatto della mia prestazione e delle mie gambe – prosegue l’asso di Herentals – E’ un altro podio che si aggiunge in questa primavera di classiche. Purtroppo una vittoria di quelle grandi non si è concretizzata, ma è così. Se ci riproverò? Certo che ci riproverò. Ora però ho bisogno di recuperare». 

Si chiude qui, dunque, la prima parte di stagione di Van Aert che, ricordiamo, “tira la carretta” da questo inverno con la stagione del ciclocross. Il suo prossimo impegno, salvo cambiamenti, dovrebbe essere il Giro di Svizzera a metà giugno.

Con Affini ultime riflessioni sulla Ronde…

07.04.2023
4 min
Salva

Abbiamo parlato non poco del successo di Tadej Pogacar al Fiandre. Abbiamo analizzato il punto di vista di Mathieu Van der Poel, un po’ meno quello di Wout Van Aert, il grande sconfitto di domenica scorsa. Come è andata la loro corsa? Cosa si aspettavano? Edoardo Affini ci porta nell’atmosfera della Jumbo-Visma.

Il mantovano ci spiega come hanno vissuto la Ronde: il prima, il durante e il dopo… Inevitabilmente ora l’attenzione si sposta alla Parigi-Roubaix, che si correrà tra poco più di 48 ore. Edoardo si è fermato dopo una caduta, ma fino a quel momento aveva svolto alla perfezione il suo lavoro, come sempre del resto, portando avanti i suoi capitani e proteggendo Van Aert.

Edoardo Affini (classe 1996) dopo la caduta alla Ronde
Edoardo Affini (classe 1996) dopo la caduta alla Ronde
Edoardo, a mente fredda come è andato il vostro Giro delle Fiandre?

Credo si sia visto che partenza atipica ci sia stata. La fuga ci ha messo particolarmente tanto ad andare via. Ad un certo punto ho anche pensato che saremmo arrivati al primo Kwaremont che la fuga ancora non sarebbe andata… e sarebbe stato un bel casino!

Perché?

Non tanto per i nostri piani quanto per l’andamento generale della corsa. Sarebbe stato tutto più imprevedibile e non invitante.

E la vostra di corsa? Quella di Van Aert?

Di certo la caduta ha cambiato un po’ tutto. Sono caduto io, è caduto Wout… e mezzo gruppo. E’ vero che Wout ha toccato per terra ed è subito ripartito, ma è anche vero che ho dato uno sguardo al suo ginocchio e di certo gli mancava ben più del primo strato di pelle. Lui non si è lamentato. Ha continuato a fare la sua corsa. Ma questo non è stato ottimale per lui. 

Edoardo, grazie alla sua potenza e alla sua statura, è un gregario ideale per un atleta alto come Van Aert
Edoardo, grazie alla sua potenza e alla sua statura, è un gregario ideale per un atleta alto come Van Aert
Al netto della caduta, vista anche come era andata sui muri di Harelbeke (Van Aert aveva un po’ sofferto in salita), vi aspettavate una corsa così? In qualche modo “temevate” i muri?

Si sapeva che “quei tre”, Wout incluso dunque, avevano più carte da giocarsi rispetto a tutti gli altri. Noi come squadra abbiamo fatto quello che dovevamo fare per prendere bene i muri, ma poi come ha detto Wout stesso, ad un certo punto parlano le gambe. E probabilmente domenica scorsa gli è mancato qualcosa.

La corsa è andata secondo i vostri programmi?

Fino al momento dell’attacco sul secondo Kwaremont tutto è andato più o meno come volevamo. Le posizioni in gruppo, l’attacco dei muri, l’uomo – Van Hooydonck – in fuga. Poi si sapeva che quel secondo passaggio sarebbe stato uno spartiacque della corsa. Il vero finale iniziava da lì.

C’era nervosismo? Nel vostro gruppo sentivate la pressione?

Al Fiandre il nervosismo c’è sempre. Tutti vogliono stare davanti, ma posto per tutti non c’è. Se invece parliamo di pressione, personalmente ho cercato di gestirla come sempre. Non ne avevo più di altre corse. Per quanto riguarda la squadra e Wout che dire: siamo in Belgio, si punta su un belga… le pressioni sono atomiche! Tutto il Belgio vuole che vinca Van Aert. Lui l’avrà sentita un po’, ma ci è anche abituato. Dovete pensare che nella settimana del Fiandre in Belgio i telegiornali aprono con il ciclismo. Da noi poteva succedere con Pantani al Giro… forse. I talk show serali parlano del Fiandre e di Van Aert che lo può vincere. Ci sta che possa aver sentito la pressione. Quindi queste situazioni non sono un gioco da bambini, né matematica che tutto va secondo i programmi.

Nell’attacco che ha preceduto l’affondo di Pogacar e VdP, forse la Jumbo avrebbe potuto inserire un secondo uomo oltre a Van Hooydonck
Nell’attacco che ha preceduto l’affondo di Pogacar e VdP, forse la Jumbo avrebbe potuto inserire un secondo uomo oltre a Van Hooydonck
A proposito di programmi, col senno del poi c’è qualcosina che cambiereste?

Di base no: il grosso del programma è andato come volevamo. Forse avremmo potuto mettere un uomo in più nell’attacco. In pratica mandare avanti Laporte nel secondo Kwaremont. Era un’ipotesi di cui avevamo parlato in riunione, ma poi la corsa è un’altra cosa. Forse sarebbe stato meglio per noi tatticamente. Ma alla fine non sarebbe cambiato più di tanto. Perché quando hanno attaccato Pogacar e Van der Poel, bisognava avere le gambe nel momento del dunque.

Come esci e come uscite dal Fiandre? Ossa rotte o rabbia in vista della Roubaix?

Siamo determinati a prenderci la rivincita. E poi guardando all’insieme della campagna del Nord non possiamo che essere contenti. Okay, il Fiandre è andato come è andato, ma abbiamo vinto cinque corse dall’inizio della stagione solo in questa fase: Omloop Het Nieuwsblad, Kuurne-Bruxelles-Kuurne, E3 Saxo Classic, Gent-Wevelgem e Dwars door Vlaanderen. Siamo orgogliosi di quanto fatto.

Van Aert rialza la testa e apre la pagina sulla Roubaix

06.04.2023
4 min
Salva

«Domenica ci riprovo». A margine di una di quelle delusioni che lasciano il segno, Van Aert si è lasciato andare a pochi commenti. Il belga ha una grande capacità di metabolizzare le sconfitte e forse il fatto che a vincere il Fiandre sia stato Pogacar e non l’eterno rivale Van der Poel ha reso meno amaro il quarto posto di Oudenaarde.

Al via del Fiandre a Bruges, la folla è esplosa quando Van Aert è sceso dal bus: era il più atteso di tutti
Al via del Fiandre a Bruges, la folla è esplosa quando Van Aert è sceso dal bus: era il più atteso di tutti

Pogacar non c’è

L’assenza dello sloveno alla Roubaix è stata già salutata con una punta di ironia da Van der Poel dopo il Fiandre, ma è tema di ragionamento anche fra gli altri corridori.

«Abbiamo ancora molta fiducia – fa sapere Nathan Van Hooydonck, che domenica è stato in fuga con Trentin e Pedersen – perché comunque Wout ha sprintato per il terzo posto e Pogacar domenica non ci sarà. Abbiamo grandi possibilità di vincere, si tratta di recuperare e spostare il focus sulla Roubaix in cui rientrerà Van Baarle (l’olandese è caduto e si è ritirato alla E3 Saxo Classic, ndr), che l’ha vinta l’anno scorso e potrà essere utilissimo».

Van Hooydonck è servito da appoggio per Van Aert, ma non come avrebbero voluto
Van Hooydonck è servito da appoggio per Van Aert, ma non come avrebbero voluto

Torna Van Baarle

E’ ancora una volta il diesse Van Dongen, che avevamo già sentito alla Tirreno a proposito di Roglic, a tirare le fila della squadra che al Fiandre ha mostrato una fragilità tattica cui non eravamo più abituati. O forse il rendimento al di sotto delle attese di Van Aert e Laporte ha reso meno incisivo il blocco Jumbo-Visma.

«Se avessimo avuto Van Baarle in quel gruppo di testa – ha detto il tecnico dopo il Fiandre – la corsa sarebbe potuta andare in modo completamente diverso. Domenica però sarà un’altra storia. Dylan si è allenato bene a Monaco e per la Roubaix sarà pronto e decisivo. Non dobbiamo rimanere bloccati sul Fiandre. Abbiamo perso contro uno più forte e ora dobbiamo prenderci la rivincita. Mio padre diceva sempre: non saltare troppo in alto quando le cose vanno bene e non andare troppo in profondità quando le cose non vanno come previsto».

Domenica alla Roubaix torna in gruppo Van Baarle, a sinistra, il vincitore della scorsa edizione. Con lui Van der Hoorn
Domenica alla Roubaix torna in gruppo Van Baarle, il vincitore della scorsa edizione

Zero salita

Sarebbe bastato che Van Aert avesse la gamba dei giorni migliori. Non si sarebbe staccato dagli altri due o quantomeno sarebbe rimasto accanto a Van der Poel nella rincorsa a Pogacar, che a quel punto sarebbe stata più complicata. Il Fiandre ha confermato quanto si era visto anche nella E3 Saxo Classic: in questo momento Wout è inferiore agli altri in salita, mentre è la solita… moto in pianura. E sul pavé l’esplosività di Van der Poel potrebbe fare meno male che sui Muri fiamminghi.

«Nella Roubaix non c’è salita – ha detto ancora Van Dongen – e anche il fattore fortuna gioca un ruolo importante. Il percorso va bene per Wout, che proprio al Fiandre ha dimostrato di sapersi gestire nei tratti in cui c’era da fare velocità».

Van Aert è rimasto coinvolto nella grande caduta: c’è da capire se la botta lo abbia condizionato
Van Aert è rimasto coinvolto nella grande caduta: c’è da capire se la botta lo abbia condizionato

Maestro di reazioni

Nessuno nel team giallonero mette in dubbio la capacità di reazione di Van Aert, che ha sempre saputo rialzarsi molto bene dalle sconfitte. E’ capace di dargli subito una collocazione e poi di servirsene come di una motivazione supplementare. E’ indubbio che domenica nel pullman della squadra fosse parecchio giù, ma i compagni e il suo entourage scommettono che già da martedì fosse con la testa sull’impegno successivo.

«Non penserò alla Roubaix fino a lunedì – ha detto il capitano dopo l’arrivo – ma di certo non ho intenzione di strisciare in un angolo. Mi sembra di non avere avuto nulla da perdere a causa della caduta. La ferita è stata curata e a prima vista non sembra esserci più alcun problema. Non c’era niente che non andasse nemmeno nella mia condizione a causa di questo. Domenica ci sarà un’altra occasione da cogliere e poi tireremo un po’ il fiato».

Pedersen, quel podio ha un retrogusto agrodolce

06.04.2023
5 min
Salva

A qualche giorno di distanza, si parla ancora del Giro delle Fiandre, perché alcune considerazioni continuano a vagare nell’ambiente, destate dalle parole di Mads Pedersen terzo al traguardo. Si parte da una constatazione: è sempre più difficile riuscire a scalfire il dominio della “triade” (Pogacar, Van Der Poel, Van Aert) nelle classiche d’un giorno. La Sanremo ha visto il colpo di mano dell’olandese con gli altri due beffati sul Poggio dal suo scatto e poi dall’arrembante volata di Ganna, ma dietro c’erano loro: 3 su 4.

E3 Saxo Classic: fuga insieme del trio e gli altri guardano da lontano. Vince Van Aert: 3 su 3. Gand-Wevelgem: vince Laporte per gentile concessione del capitano Van Aert dominatore occulto della corsa, gli altri due assenti. Giro delle Fiandre: Pogacar mette tutti d’accordo con un’azione monstre, Van Der Poel prova a tenere senza riuscirci, Pedersen beffa Van Aert in volata: 3 su 4.

Il podio del Fiandre. Il danese era stato già 2° nel 2018 a 12″ dall’olandese Terpstra
Il podio del Fiandre. Il danese era stato già 2° nel 2018 a 12″ dall’olandese Terpstra

L’obbligo di anticipare

Tenete presente questo andamento nel giudicare le parole di Mads Pedersen, l’ex campione del mondo che ha centrato un podio comunque importante. Il danese della Trek Segafredo ha seguito un copione ben preciso, che aveva addirittura annunciato ai microfoni di Eurosport prima della partenza: «L’unica arma per poter recitare un ruolo importante è anticipare quei tre, questo è il modo in cui voglio correre la Ronde».

Parole che ha ribadito al traguardo: «Dovevo agire in quel modo, senza paura di rimanere senza proiettili. Non c’erano altre tattiche possibili anche se sapevo essere dispendiosa. Non stavo pianificando un momento specifico per attaccare, non avevamo fatto calcoli precisi alla vigilia, ma sapevo che dovevo essere davanti ai ragazzi, prevenire le loro mosse e guadagnare terreno e alla fine ha pagato, il podio in una Monumento rappresenta qualcosa d’importante, soprattutto per me dopo che ci ero già andato vicino».

Pedersen davanti, ma già dietro la moto si profila minaccioso Pogacar, che lo salterà di netto
Pedersen davanti, ma già dietro la moto si profila minaccioso Pogacar, che lo salterà di netto

«Ciao, Tadej, ci vediamo dopo»

Fin qui siamo abbastanza nell’ordinario. Registrato dai microfoni di Spaziociclismo, però, Pedersen alla fine si è lasciato sfuggire alcune considerazioni interessanti: «Che cosa ho pensato quando ho visto arrivare Pogacar? “Ciao, goditi la corsa, ci vediamo dopo”. Non mi sono dannato l’anima per seguirlo, andava a una velocità pazzesca in salita e non ci ho nemmeno provato. Quello è uno che vince i Tour de France, è naturale che su certi terreni è più veloce di me. Penso che se avessi provato a seguirlo sarei crollato e poi mi sarei staccato dal gruppo e addio piazzamento. A volte devi saper riconoscere i tuoi limiti».

Pedersen è andato presto in fuga con altri corridori. Una tattica studiata
Pedersen è andato presto in fuga con altri corridori. Una tattica studiata

Una resa ormai prestabilita?

I fatti, a ben vedere, gli hanno dato ragione e poi precedere Van Aert in volata ha sempre il suo significato (foto di apertura). Le sue parole però possono essere anche lette in versione opposta: di fronte allo strapotere dello sloveno (ma in altre occasioni varrebbe lo stesso per gli altri due) c’è la tendenza a non opporsi neanche più. La Sanremo è stata uno spettacolo assoluto e non si può dire che gli altri non abbiano combattuto, nella classica belga E3 Saxo Classic, quando i tre sono andati via, c’è stata invece la sensazione che non ci fosse grande fiducia nel gruppo inseguitore, considerando anche il lavoro dei rispettivi team che hanno la “fortuna” di avere simili campioni. Al Fiandre stesso discorso, quando Pogacar ha aperto il gas la velocità era enorme e gli altri ormai sembrano disarmati. Anche perché “se è l’uno, è l’altro…”.

Probabilmente questo tema, con l’andare avanti della stagione, verrà riproposto. Pedersen dal canto suo alla fine ha avuto ragione e alla Trek Segafredo possono anche essere soddisfatti, proprio perché bisogna considerare anche l’impegno di chi collabora con la triade. Il danese ha dimostrato di saper leggere la corsa.

«So bene che la mia era anche la tattica di altri. Ogni corridore di valore – ha spiegato – ma non facente parte del magico trio, voleva anticipare ed essere davanti quando la corsa fosse esplosa. Si trattava di trovare il momento giusto e soprattutto essere nelle condizioni di andare. Le due cose in me hanno coinciso, il risultato è derivato da quello e dalla giusta lettura tattica della corsa e soprattutto delle mie condizioni».

Per il danese della Trek Segafredo una primavera positiva. Qui alla Gand-Wevelgem chiusa al 5° posto
Per il danese della Trek Segafredo una primavera positiva. Qui alla Gand-Wevelgem chiusa al 5° posto

Ora a Roubaix, senza Pogacar…

Ora Pedersen punta alla Parigi-Roubaix, che chiuderà la sua stagione delle classiche. Una stagione con un enorme segno positivo, considerando che dopo la positiva Sanremo (chiusa al 6° posto, era tra quelli che avevano potuto profittare dello strategico “buco” creato da Trentin), ha colto la quinta piazza sia alla Gand che alla Dwars door Vlaanderen, poi il 3° posto al Fiandre, mancando di fatto solo la E3 Saxo Classic (14°). Unendo ciò a resto, ossia a un totale di 16 giorni di gara con ben 10 Top 10 tra cui due vittorie, si può ben dire che l’iridato 2019 sia tornato ai suoi antichi fasti. Il fatto è che contro quei terribili tre non basta…

Azzardi e tattiche. La moviola del Fiandre con Ballan

03.04.2023
6 min
Salva

Il day-after del Giro delle Fiandre consente sempre a tutti di riavvolgere il nastro della corsa e rivivere con più calma tutte le emozioni. Perché se le emozioni sono connaturate alla “Ronde” solo per definizione, la gara di ieri non ci ha lasciato davvero tranquilli un minuto.

Una successione di eventi che hanno caratterizzato il Fiandre nel bene e nel male senza paura di essere banali. Prendendo spunto da una curiosa azione corale del Team DSM sul Kortekeer (in apertura immagini tv), abbiamo estrapolato alcuni momenti della gara e li abbiamo sottoposti ad Alessandro Ballan, uno che se ne intende parecchio di quel tipo di gare. Messo davanti ad una sorta di moviola, il vincitore del Fiandre 2007 ci ha dato il suo parere, trovando delle similitudini con le edizione dei suoi tempi.

Alessandro Ballan ha vinto il Fiandre nel 2007, ottenendo altri quattro piazzamenti nei primi sei
Alessandro Ballan ha vinto il Fiandre nel 2007, ottenendo altri quattro piazzamenti nei primi sei
Alessandro innanzitutto, ti è piaciuta la corsa?

Sì, tantissimo. E’ stato il Fiandre più veloce della storia (media oraria di oltre 44 km/h, ndr) e farlo su 273 chilometri di quel genere non è poca cosa. E’ stata una gara spettacolare che ti teneva sveglio. Un po’ per gli scatti dei campioni quando mancava tanto alla fine oppure per il salto di catena di Van der Poel sul Taaienberg. E anche un po’ per le cadute. Purtroppo quelle, che fanno parte del gioco, rendono viva una corsa.

A proposito della velocità, la prima ora di gara l’hanno fatta a quasi 50 di media. Incide questo sull’economia della corsa per chi resta impigliato nella rete?

Bisogna dire che su più di sei ore di gara, c’è il tempo per recuperare e smaltire alcuni sforzi. Però al Fiandre tutto può contare alla fine, dipende quanto consumi in situazioni simili. Van der Poel, Van Aert, Sagan e tanti altri si sono fatti sorprendere da qualche ventaglio in avvio e hanno dovuto usare subito la squadra per rientrare. Forse sprechi più energie nervose che fisiche e quello può penalizzarti. Non è mai bello quando succede, perché non sai se riuscirai a rientrare in fretta. E’ capitato anche a me. Ricordo che in alcune strade vallonate potevi vedere ad occhio la situazione. Tra la testa del gruppo allungatissima e la coda c’erano più di trenta secondi. Facevi fatica a farli diminuire.

Alaphilippe è stato uno dei tanti coinvolti nella caduta innescata dalla manovra assurda di Maciejuk
Alaphilippe è stato uno dei tanti coinvolti nella caduta innescata dalla manovra assurda di Maciejuk
Torniamo alle cadute. Quella provocata da Maciejuk è stata scioccante. Davide Ballerini, caduto più volte, sul traguardo si è toccato con Theuns per un piazzamento attorno alla quarantesima posizione. Poi ce ne sono state tante altre. Non si rischia un po’ troppo?

Al Fiandre si fa di tutto per guadagnare posizioni. Alcune sono le classiche cadute per limare e stare davanti. Come quella in cui è rimasto coinvolto Girmay. Altre sono davvero incomprensibili. Io credo che il polacco della Bahrain Victorious non l’abbia fatto apposta. Sono certo che quando si è reso conto di quello che aveva combinato, avrebbe voluto sprofondare. Poi non so se è ancora valido nel regolamento il divieto di usare le piste ciclabili, perché ne ho visti tanti utilizzarle. Sulla caduta di Ballerini all’arrivo posso dire che a volte succede di fare uno sprint solo per un tuo orgoglio personale. Dopo che hai fatto tanta fatica, cerchi di prenderti una tua soddisfazione e onorare la gara.

A più di 120 chilometri dalla fine abbiamo assistito al Team DSM che ha affrontato un muro quasi in surplace, facendo da tappo, per poi accelerare poco prima dello scollinamento. Sono stati anche attaccati su twitter. Una mossa però che non ti è nuova, giusto?

Esatto. E’ una manovra che facevano già ai miei tempi. Ricordo che quando sono passato pro’ e andavo in Belgio a correre, mi avevano messo in guardia. «Se vedi dei team belgi assieme davanti, preoccupati», era stato l’avvertimento. In effetti è stato così tante volte. Si mettevano d’accordo gli squadroni tipo Quick Step e Lotto e facevano quello che ha fatto la DSM. Salivano pianissimo, tu restavi intrappolato dietro, eri costretto mettere piede a terra. Poi quando loro ripartivano a tutta,non ti restava che farti aiutare a ripartire dal pubblico oppure ti facevi il muro a piedi, con le tacchette che non fanno aderenza. Comunque guardando l’ordine d’arrivo dei DSM (Degenkolb 19° a più di 6′, ndr) direi che è stata una tattica della disperazione perché al Fiandre provi davvero il tutto per tutto.

I Jumbo-Visma sono i grandi sconfitti di giornata. La loro tattica invece come la giudichi?

Potevano vincere la corsa o comunque giocarsi meglio le fasi salienti. Potevano fermare prima Van Hooydonck per Van Aert, ma può darsi che la radio non avesse la giusta copertura. Tuttavia per me il loro vero sbaglio è stato quello di non riuscire a mettere Laporte in una fuga così ben assortita, oltre allo stesso Van Hooydonck. A parte i tre fenomeni, il francese era quello più in forma delle cosiddette seconde linee e dava parecchie garanzie perché è molto veloce. Mancavano cento chilometri e la gara era già entrata nel vivo.

Ultimamente le azioni da lontano spesso arrivano in fondo. Pedersen ha ottenuto così i suoi due podi al Fiandre. Sono tattiche che possono continuare a dare frutti?

Personalmente penso di sì. In corse del genere dove dietro si va a scatti, rischiando di pagare, è meglio andare in fuga dove invece vai molto più regolare. Pedersen è un ottimo corridore ed è andato fortissimo. Lui ha queste azioni nelle sue corde e infatti ha colto un bel terzo posto. Avevo fatto anche io una cosa simile nel 2005. Avevo attaccato a 90 chilometri dalla fine riprendendo la fuga. Poi quando sono stato raggiunto dai più forti, sono rimasto agganciato a loro chiudendo sesto. Questo consiglio l’avevo dato a Pasqualon pochi giorni prima del via, perché so che è in forma e che va bene in queste corse.

Trentin in avanscoperta, menata della squadra all’imbocco dell’Oude Kwaremont e le stoccate di Pogacar. Il Fiandre della UAE si può riassumere così?

Hanno fatto una grande corsa. Hanno inserito nella fuga un uomo di esperienza come Matteo che avrebbe potuto giocarsi le sue carte qualora dietro non fossero rientrati. Tatticamente erano tranquilli. Poi ovvio che se in squadra hai uno come Pogacar che sta bene, allora è giusto fare gara dura da lontano e sfruttare Trentin come appoggio. Per vincere dovevano fare solo così e così hanno fatto.

Tu spesso sei stato uno dei terzi incomodi nel dualismo Boonen-Cancellara. Rispetto al tuo periodo vedi qualche affinità con i grossi calibri di adesso?

Naturalmente sono tempi diversi. Noi avevamo molte fasi di studio, di attesa, mentre le generazioni di adesso attaccano. Ma intendo tutti i corridori. Ora sai che su 200 partenti ce ne sono 4-5 che possono vincere sempre a mani basse, quindi gli altri devono inventarsi qualcosa per poterli battere. Abbiamo visto che partire da lontano può essere una soluzione, ma ieri contro un Pogacar così si poteva fare poco.

Van der Poel-Van Aert, esplode la guerra dei nervi

01.04.2023
5 min
Salva

Pogacar ha detto la sua, ma resta il fatto che per il Giro delle Fiandre di domani lo sloveno sia l’outsider di lusso che da queste parti, come pure alla Sanremo, ha acceso già la miccia e poi ha dovuto piegarsi alla reazione di altri più furbi o semplicemente più esperti. E anche se questa volta Tadej sembra armato al punto giusto, gli altri due – Mathieu Van der Poel e Wout Van Aert – non hanno intenzione di venir meno alle attese, sia pure con psicologie diverse e diversi punti di partenza.

Alla E3 Saxo Classic, Van der Poel ha fatto la corsa, Van Aert ha inseguito
Alla E3 Saxo Classic, Van der Poel ha fatto la corsa, Van Aert ha inseguito

Van der Poel, la cicala

Van der Poel ha cucita addosso la fiducia di uno che il Fiandre lo ha già vinto per due volte. Una contro Van Aert nel 2020 e una contro Pogacar nel 2022 (anche se al secondo posto lo scorso anno si piazzò Van Baarle). Conquistando il terzo, raggiungerebbe Boonen e Cancellara. Con la Sanremo ha dimostrato di saper vincere anche non essendo al top, ma sui Muri questo difficilmente accadrà. L’olandese ha raccontato di aver lavorato sodo in Spagna negli ultimi giorni.

«Conosco bene il percorso del Fiandre – ha detto venerdì – e la settimana scorsa con la E3 Saxo Classic l’ho in parte ripassato. Poi ho preferito volare verso la costa spagnola per finalizzare la mia preparazione con ottime condizioni meteorologiche. Mi sono anche accorto che correndo tutte le corse fino al Fiandre, arrivavo in calando alla Roubaix: una cosa che quest’anno vorrei evitare.

«L’anno scorso a causa dei problemi alla schiena, ho trovato una grande condizione per il giorno della gara, ma è durata davvero poco. Questa volta sto bene. Per cui nel giorno della Gand ho fatto l’ultimo allenamento davvero impegnativo, poi ho pensato a recuperare e mantenere la freschezza».

Van der Poel sa che nell’ultimo scontro, in salita è stato forte come Pogacar, mentre Van Aert ha ceduto
Van der Poel sa che nell’ultimo scontro, in salita è stato forte come Pogacar, mentre Van Aert ha ceduto

«Ad Harelbeke penso di essere andato fortissimo – prosegue – e avrei preferito vincere. Wout è stato solo un po’ più forte in volata, ma in salita mi sono sentito decisamente tra i migliori ed è quello che conta, anche se non puoi paragonare la E3 con il Fiandre, che è comunque molto più lunga. Allo stesso modo non voglio pensare che sarà solo una battaglia a tre. La gara è imprevedibile, qualcuno potrebbe anticipare e magari potrebbe esserci qualcuno che si è nascosto preparando soltanto il Fiandre.

«In ogni caso, parlando dei due, Tadej proverà ad arrivare da solo, mentre Wout diventerà pericoloso in caso di sprint. Nelle ultime tre edizioni siamo arrivati al traguardo in compagnia, per cui arrivare da soli sarebbe qualcosa di particolare, ma non è scontato. Il tratto dal Paterberg all’arrivo non è paragonabile al finale della Milano-Sanremo. Mi basterebbe riuscire a lottare per la terza vittoria».

La vittoria su VdP alla E3 Saxo Classic potrebbe aver segnato una svolta psicologica per Van Aert
La vittoria su VdP alla E3 Saxo Classic potrebbe aver segnato una svolta psicologica per Van Aert

Van Aert, la formica

Vincendo e gridando forte sul traguardo di Harelbeke che lui non deve niente a nessuno, Wout Van Aert arriva al Fiandre con uno stato d’animo da decifrare. La vittoria della E3 Saxo Classic dà morale, ma resta in testa il fatto che all’ultimo passaggio sul Qwaremont si è staccato e solo lui e la sua caparbietà potevano a quel punto tenere duro, rientrare e vincere. La rivalità con Van der Poel pesa e anche il giudizio della stampa belga e di campioni come Merckx e Boonen è insolitamente freddo nei confronti di un simile campione.

«Non ho la stessa cultura delle gare fiamminghe dei corridori di un tempo – ammette Van Aert – quando ero bambino non andavo sul ciglio della strada a vedere il Fiandre. Non ho mai avuto un idolo in particolare, mi piaceva Boonen, ma soprattutto mi piaceva seguire la sua rivalità con Fabian Cancellara. Però so anche io che non aver ancora vinto un Fiandre è un deficit enorme. Sono un fiammingo, un giorno dovrò avere la Ronde nel mio palmares. Finché non lo avrò vinto, rimarrà l’obiettivo principale della mia carriera. Senza questa vittoria, non mi sentirò mai veramente un vero corridore da classiche.

«Non guardo mai i commenti che mi riguardano – spiega Wout che è seguito stabilmente da un mental coach – i miei genitori a volte me li portano, ma evito di stare dietro a queste cose. Però non crediate che io sia distaccato, anch’io sono stressato prima delle gare. Cerco solo di non darlo mai a vedere perché sarebbe già un segno di debolezza rispetto ai miei avversari.

Staccato sull’Oude Kwaremont, Van Aert ha avuto il carattere di tenere duro, rientrare e vincere la volata
Staccato sull’Oude Kwaremont, Van Aert ha avuto il carattere di tenere duro, rientrare e vincere la volata

«La rivalità con Mathieu – chiude Van Aert – è un fatto importante della mia carriera, ma a volte penso che sia il modo per entrambi di andare oltre i nostri limiti. La sconfitta al Fiandre del 2020 non mi toglie certo il sonno, ma ovviamente è ancora presente nella mia memoria. Fra le sconfitte, è la più difficile da dimenticare. Il modo per andare avanti è ovviamente vincere il Fiandre. Farlo battendo Mathieu sarebbe ancora meglio».