Zanardi, lo sguardo più chiaro sulla vita da atleta

17.02.2025
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Per essere un’atleta nel WorldTour non sempre basta allenarsi, mangiare e dare l’anima in gara. A volte il lavoro è pesante e si prende tutto, Silvia Zanardi lo sta imparando sulla sua pelle. L’emiliana, che ha vinto un campionato europeo under 23 e nell’ultima stagione alla BePink spingeva per uscire, ha alle spalle il primo anno nel WorldTour con la Human Powered Health ed ha appena iniziato il secondo in Australia e poi al UAE Tour. E adesso che è a casa in attesa della prossima corsa, le capita di pensare a come sia cambiata la sua vita e si trova magari a sorriderne con ironia, come quando i chilometri da fare sono ancora tanti e riderne è il modo migliore per esorcizzarli.

«Quest’anno – dice – ho iniziato col piede giusto. Il 2024 è servito a mettere a fuoco un po’ di cose, adesso in teoria è meglio. Mi sono fidata e ho seguito il mio allenatore. Ho fatto le cose un po’ meglio, perché sapevo di dover essere pronta a gennaio, per cui dopo la Cina ho staccato, ma non tanto. Ho preferito mantenermi, perché sapevo che altrimenti avrei avuto poco tempo».

La squadra si è ritrovata a Boston per un ritiro a novembre e per fare gruppo (foto Human Powered Health)
La squadra si è ritrovata a Boston per un ritiro a novembre e per fare gruppo (foto Human Powered Health)
Uno scatto soprattutto mentale?

Un po’ quello e un po’ anche il discorso del peso, che devo sempre tenere a bada, perché so che è importante. Se si è liberi di testa, penso che si possa davvero esprimere il 100 per cento.

E’ davvero così difficile fare l’atleta professionista?

Mamma mia, io mi sono resa conto che il ciclismo è cambiato proprio molto e sta cambiando ancora. Siamo davvero dei robottini, che devono fare tutto in modo perfetto, pesare tutto e recuperare bene. Prima non era così, ne parlavo anche con la Giorgia Bronzini (suo direttore sportivo alla Human Powered Health, ndr). Lei mi dice che non sa come facciamo e che quando correva lei, non era così.

Come si trova l’equilibrio per durare a lungo?

Io personalmente faccio un po’ fatica, ma in generale ci vuole un equilibrio anche nella vita, no? Devi sapere gestire tutto, i problemi ci sono anche al di fuori della bici. Perché stai via magari un mese e non c’è solo la bici e basta, c’è anche la vita. Quindi ci sono le cose di casa e non è semplice tenere il giusto equilibrio. Me ne sto rendendo conto ogni giorno di più. Perché non tutti là fuori si rendono conto di cosa significhi fare l’atleta.

Prossimi obiettivi?

Il 23 febbraio una gara in Spagna e poi qualche garetta in Italia, ma non la Strade Bianche. Faccio solo il Trofeo Oro in Euro e la Milano-Sanremo. Quella gara mi è sempre piaciuta molto. I Capi li ho già fatti quando ho partecipato al Ponente in Rosa prima di fare la Cipressa. Non posso dire che sia la mia corsa preferita, perché devo ancora farla. Magari se andrà bene, lo diventerà. Ci sono anni in cui le corse ti sembrano tutte belle e altri, in cui non hai la condizione, che non te ne piace nessuna.

Il debutto 2025 di Zanardi è avvenuto al Tour Down Under (foto Human Powered Health)
Il debutto 2025 di Zanardi è avvenuto al Tour Down Under (foto Human Powered Health)
Che cosa ti piacerebbe aver ottenuto quando il 2025 sarà finito?

Sinceramente voglio ritrovare la Silvia di quando andavo forte. Di quando mi sentivo bene sulla bici e avevo anche la consapevolezza interiore per dire che sto andando bene. Mi sento a posto, quindi vorrei ritrovarmi.

C’è stato un momento preciso in cui non ti sei più riconosciuta in quella Silvia?

Sì, quando ho cambiato squadra. E’ cambiato tutto e ci ho messo un po’ a ritrovare l’equilibrio. La sensazione di non riconoscere più niente intorno a me. Ho cambiato squadra, il direttore sportivo, tutte le compagne e anche il modo in cui approcciarmi alla squadra. La BePink era un ambiente familiare, c’era un rapporto diverso. Adesso mi rendo conto che è diventato proprio il mio lavoro e quindi quello che mi chiedono di fare devo farlo al 110 per cento.

Del tuo passaggio nel WorldTour si parlava da anni: pensi di aver aspettato troppo?

Ho sempre detto che non mi sentivo pronta e ora che ci sono dentro, me ne rendo conto anche di più. E’ stato un passaggio molto forte e importante, bisogna essere pronti. Ho fatto bene ad aspettare il mio tempo e a non saltare le tappe.

Ti senti ancora con Walter Zini?

L’ho incontrato al UAE Tour. Per me è una persona importante e lo resterà per sempre. E’ stato il genitore che non ho mai avuto vicino, lui c’è sempre stato. Quindi anche se adesso sono in un’altra squadra, comunque gli voglio bene. Ora mi sento proprio, non so come dire, sola e responsabile di me stessa. Invece prima sapevo che comunque avevo lui come punto di riferimento e se avevo un problema o qualsiasi cosa, potevo contare su di lui.

Nuove compagne, nuovo ambiente, ma il 2025 segnerà per Zanardi un cambio di passo (foto Human Powered Health)
Nuove compagne, nuovo ambiente, ma il 2025 segnerà per Zanardi un cambio di passo (foto Human Powered Health)
In che modo si lavora per ritrovare quella Silvia?

Restando carica e motivata nel fare quello che mi dicono. Purtroppo il meteo qui a Piacenza non è il massimo, ma ce la metto tutta.

Il tema del peso è sensibile, ma lo hai tirato fuori tu. Perché è un problema?

Oggi mangiare è diventato complicato a prescindere, questo è una certezza. Nel mio caso, non ho un problema col cibo è piuttosto che a me piace molto mangiare. La nostra cucina è più invitante rispetto a quella di altri Paesi, per cui quando torno a casa e trovo un bel piatto di pasta con il ragù della nonna, che buono… Come fai a dire di no? 

Hai vinto tu, ma se ti sente un nutrizionista…

Ho imparato a stare attenta, ma ogni tanto mi sfogo. Nel cibo non trovo la felicità, però a volte la coccola che non arriva magari da altri ambiti.

Che cosa fa Silvia quando non va in bicicletta?

Ho fatto il liceo artistico, quindi nei momenti di riposo mi piace disegnare e comunque dedicare un po’ di tempo a me. Ogni tanto mi faccio le unghie, quindi cose da donna. I ragazzi della mia età che non fanno sport passano il tempo in tutt’altro modo, quindi non è semplice. Ci sono le amicizie attorno al lavoro, quello non lo metto in dubbio, però io ho anche delle amiche al di fuori del ciclismo.

Dopo il Down Under, Zanardi ha preso parte al UAE Tour (foto Human Powered Health)
Dopo il Down Under, Zanardi ha preso parte al UAE Tour (foto Human Powered Health)
E loro?

Ogni tanto mi chiedono di andare a fare un aperitivo e anche in questo bisogna saper trovare l’equilibrio giusto. Ovviamente non puoi dire sempre di sì, però non me la sento nemmeno di dire sempre di no, quindi ogni tanto mi concedo una cena con le mie amiche, una cosa tranquilla, che mi piace. E poi c’è lo shopping, che nel giorno di riposo trovo molto terapeutico.

La ragazza accanto a te nel profilo di WhatsApp è tua sorella? Siete identiche…

Silvia da grande e Silvia da piccola, me lo dicono tutti. Abbiamo 10 anni di differenza, ma lei sembra più grande. Sono molto legata a lei e a mio fratello. Siamo una famiglia di ciclisti. Mio fratello correva in bici, poi ha smesso da junior. Mia sorella invece adesso fa mountain bike e ciclocross. Non si è avvicinata alla strada, però mai dire mai…

Vivi ancora a casa con loro?

No, adesso ho comprato casa, vivo da sola. Sono diventata grande anche per questo. Ci voleva, anche perché la tranquillità e i ritmi, gli orari che hai quando sei da sola, sono davvero una cosa unica e stupenda.

La fuga solitaria di Raccagni Noviero: tra sole, vento e fatica

12.02.2025
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Nell’ultimo appuntamento australiano del calendario WorldTour, la Cadel Evans Great Ocean Road Race, abbiamo assistito a una fuga solitaria di Andrea Raccagni Noviero (in apertura foto Chris Auld). Il ragazzo cresciuto del devo team della Soudal Quick-Step che da quest’anno è arrivato nel professionismo, sempre con la stessa maglia. Il debutto tra i grandi è arrivato in Australia, dalla quale è rientrato qualche giorno fa. Ora sta facendo i conti con il clima italiano, che di certo non gli permette di allenarsi in pantaloncini corti.

«Speravo che oggi non piovesse – ci dice al telefono la mattina presto – invece dovrò aspettare ancora per uscire in bici. Anche nei giorni scorsi allenarsi non è stato semplice, direi che in Australia si stava meglio».

Appena lanciata l’azione Raccagni Noviero cerca il contatto con l’ammiraglia, ma la radio è già fuori portata
Appena lanciata l’azione Raccagni Noviero cerca il contatto con l’ammiraglia, ma la radio è già fuori portata

Anticipare

La Cadel Evans Great Ocean Road Race è stata vinta da Mauro Schmid, campione nazionale svizzero, che ha coronato un inizio di stagione affrontato con coraggio e sempre all’attacco. La corsa, prima di entrare nella fase finale, ha avuto come protagonista Andrea Raccagni Noviero. Il ligure si è messo in mostra con una fuga solitaria di 115 chilometri, un lungo viaggio vissuto da solo tra la costa e l’entroterra australiano.

«Non era l’idea della giornata – racconta il protagonista dell’azione – partivamo con gli stessi corridori del Tour Down Under, come tutte le altre squadre. Sapevamo che su un percorso del genere avremmo fatto fatica a imporci, la decisione era quella di trovare altre soluzioni per andare all’arrivo. Eravamo consapevoli che sarebbe uscita una corsa dura nel caso in cui fosse si fosse alzato il vento, volevamo stare davanti per fare selezione. Arrivare ai piedi della salita finale ci avrebbe condannati, infatti Schmid si è dimostrato il più forte ma lo si era visto dai giorni prima».

Quando si è in fuga da soli tutto conta, eccolo alla ricerca della posizione più aerodinamica possibile
Quando si è in fuga da soli tutto conta, eccolo alla ricerca della posizione più aerodinamica possibile
Ti sei lanciato in fuga, da solo…

Appena partiti avevamo davanti 120 chilometri totalmente piatti e il gruppo aveva preso un ritmo davvero blando. Così io ho provato un allungo, ho spinto un po’ e dopo un minuto mi sono girato e già c’era il vuoto, avrò avuto una trentina di secondi sul gruppo. Il problema era che non avendo dietro le nostre ammiraglie le radio erano diverse, avevano una portata ridotta. Già dopo il primo allungo non sentivo più l’ammiraglia.

Così hai tirato dritto?

Sapevo di avere davanti una quindicina di chilometri su uno stradone larghissimo e con vento laterale. Mi sono detto: «Mal che vada se partono dei ventagli mi trovo già in buona posizione». Ho continuato a tenere il mio ritmo, che non mi sembrava essere troppo alto. La prima volta che la motostaffetta mi ha raggiunto e mostrato la lavagna con i distacchi avevo due minuti e mezzo sul gruppo. 

Diciamo che nessuno in gruppo aveva raccolto il tuo invito.

No, direi di no (ride, ndr). All’inizio stavo bene, ho fatto gare con valori medi ben più alti. La cosa che mi ha fatto penare di più è stato il caldo, non avevo mai corso con certe temperature. Il termometro non è mai sceso sotto i 40 gradi centigradi. Alla fine ho colto la sfida con l’obiettivo di arrivare fino al circuito finale.

Dopo 115 chilometri la fatica e il caldo hanno spento l’azione di Raccagni Noviero (foto Chris Auld)
Dopo 115 chilometri la fatica e il caldo hanno spento l’azione di Raccagni Noviero (foto Chris Auld)
E invece?

A 10 chilometri dall’inizio del circuito mi si sono bloccate le gambe, totalmente. Da quel momento sono naufragato e il gruppo mi ha inghiottito. 

Com’è stato essere in fuga da solo, tra l’altro senza contatti radio?

All’inizio sulla costa il vento era a favore. Prima di entrare nell’entroterra si passava da piccole cittadine con tanta gente che si fermava a guardare, quindi è stato piacevole. C’erano anche tante persone che salivano dalla spiaggia in costume per vedere il passaggio della gara. Ammetto che un po’ li ho invidiati viste le temperature!

La cosa che più ha colpito l’atleta ligure sono le spiagge immense e con poche persone
La cosa che più ha colpito l’atleta ligure sono le spiagge immense e con poche persone
Poi hai abbandonato la costa.

Una volta girato verso l’entroterra tutto è diventato meno piacevole, il vento contrario era forte e inoltre sembrava di stare dentro un forno. Continuavo ad andare alla moto dell’assistenza per prendere borracce, mi versavo l’acqua addosso per rinfrescarmi e dopo cinque minuti ero di nuovo asciutto. 

Hai avuto modo di alzare lo sguardo e guardarti intorno?

Avevo già visto quelle strade durante gli allenamenti perché siamo stati in hotel sulla costa per una settimana, tutte le squadre erano nella stessa struttura. Il paesaggio è esattamente come te lo immagini, bellissimo ma molto diverso da qui. Una cosa che ho notato, visto che sono abituato a vedere il mare, è che noi siamo abituati a spiagge piccole con tanta gente mentre da loro ci sono spiagge immense e con poche persone. 

Ad aggiudicarsi la Cadel Evans Great Ocean Road Race è stato poi Mauro Schmid, campione nazionale svizzero
Ad aggiudicarsi la Cadel Evans Great Ocean Road Race è stato poi Mauro Schmid, campione nazionale svizzero
Mentalmente quanto è stato difficile pedalare da solo per tutto quel tempo, o era come essere in allenamento?

No no completamente diverso. Per la testa ti passano meno pensieri personali e sei concentrato sulla gara, anche se pedalavo a ritmi sostenibili dovevo rimanere concentrato e motivato. Cercavo di stare concentrato e di curare ogni dettaglio, ad esempio provavo a trovare la posizione più aerodinamica possibile. 

Che watt hai tenuto?

Normalmente so che riesco a tenere una media di 300 watt in gara, anche qualcosa in più. Così mi sono tarato su quei numeri. In pianura stavo intorno ai 300 watt, mentre strappi e salite spingevo fino a 400 watt. La cosa strana è che non sono “esploso” ma mi si sono consumato lentamente. Ad un certo punto le gambe si sono bloccate. A fine giornata, in hotel, mi è venuto a parlare il dottore della squadra e mi ha detto che avrei dovuto abbassare i watt di almeno il 20 per cento. Mi sarà utile per il futuro.

Com’è stato vivere tutte le corse in Australia, soprattutto per te che sei neo professionista. 

Bello perché comunque si parte a correre a metà gennaio e per due settimane si vedono sempre gli stessi corridori. Poi con il fatto che l’ultimo periodo eravamo tutti nello stesso hotel vuol dire essere abituati a vedersi ovunque: in ascensore, a cena, nel tendone dei meccanici. Ne parlavo anche con i miei compagni, dicevo loro che forse in gara per me è stato più noioso perché non sapevo con chi parlare, non c’erano tanti 2004 neo professionisti. 

«Ti sei divertito?» Con questa battuta Mosca ha accolto Raccagni Noviero una volta ripreso
«Ti sei divertito?» Con questa battuta Mosca ha accolto Raccagni Noviero una volta ripreso
Hai scambiato qualche battuta con qualcuno?

Con Jacopo Mosca, anche durante il viaggio di ritorno. Lui ha la casa in Liguria ed è amico di alcuni ragazzi che si allenano con me. 

Ti ha detto qualcosa sulla fuga solitaria? 

Quando il gruppo mi ha ripreso lui era davanti a gestire l’andatura, mi ha chiesto: «Ti sei divertito?». Gli ho risposto di sì, ma non era vero (ride, ndr). 

Lo hai tenuto allenato per la Sanremo, un panorama diverso però sempre tra mare e costa…

Vero! Anche se per la Sanremo deve aggiungere qualche chilometro ancora.

CyclingCeramic e Arkéa-B&B Hotels: una partnership di livello 

28.01.2025
3 min
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La stagione 2025, appena iniziata con le prime corse sotto il sole australe, segna un momento significativo per CyclingCeramic, azienda altamente innovativa nel settore dei componenti per il ciclismo. Il brand francese – distribuito in Italia dalla commerciale Fina Bike – ha difatti annunciato la definizione della propria partnership ufficiale con il Team Arkéa-B&B Hotels, la formazione anch’essa transalpina WorldTour: una collaborazione strategica che si avvia, dunque, e che coincide con il lancio dell’attesissimo Road Cage, un componente tecnologico all’avanguardia progettato per ottimizzare le prestazioni dei ciclisti a ogni livello.

La partnership con il team Arkéa-B&B Hotels non solo consolida la posizione di CyclingCeramic come pioniere nell’innovazione ciclistica, ma la proietta in una nuova dimensione, affiancandola ad una delle squadre più dinamiche ed ambiziose dell’intero panorama internazionale. In veste di sponsor ufficiale, CyclingCeramic fornirà al Team Arkéa-B&B Hotels componenti di ultima generazione, mirati a elevare le performance degli atleti nelle competizioni più prestigiose del calendario UCI.

Il nuovo Road Cage nella versione Sram Red
Il nuovo Road Cage nella versione Sram Red

Innovazione per ridefinire le prestazioni

«Unire le forze con il Team Arkéa-B&B Hotels – ha dichiarato Mathilde Costes, Business Development Manager di CyclingCeramic – rappresenta un capitolo entusiasmante per CyclingCeramic e siamo davvero entusiasti di tornare nel cuore del ciclismo professionistico. Questa partnership incarna il nostro impegno condiviso per l’eccellenza e l’innovazione nel mondo del ciclismo su strada».

L’evento “clou” di questo annuncio congiunto è il lancio del Road Cage, l’ultima creazione ingegneristica di CyclingCeramic. Progettato per soddisfare le esigenze sia dei ciclisti amatoriali che professionisti, il Road Cage promette prestazioni senza precedenti, un’estetica raffinata e la robustezza richiesta dai ciclisti più esigenti. Realizzato con precisione attraverso lavorazione CNC, questo componente si distingue per leggerezza e durabilità. I cuscinetti ceramici di ultima generazione riducono l’attrito, garantendo una pedalata più fluida e un’efficienza superiore. Il design aerodinamico minimizza la resistenza all’aria per massimizzare la velocità, mentre lo stile personalizzabile si integra perfettamente con le “rotelline” del cambio disponibili in quattro colorazioni accattivanti: rosso, oro, blu e nero. 

L’eccellenza come obiettivo primario

La partnership con il Team Arkéa-B&B Hotels e il lancio del Road Cage sottolineano la mission di CyclingCeramic, ovvero quella di ispirare i ciclisti di tutto il mondo. Combinando l’innovazione tecnologica con partnership strategiche di alto livello, il brand continua a guidare il progresso nel miglioramento delle prestazioni per ciclisti di ogni livello. CyclingCeramic invita ciclisti, rivenditori e appassionati a celebrare questi importanti traguardi e a esplorare insieme il futuro dell’innovazione nel ciclismo.

Da più di dieci anni, CyclingCeramic è all’avanguardia nell’innovazione del settore ciclistico, progettando e producendo in Francia componenti ceramici ad alte prestazioni. Scelti da atleti professionisti e appassionati di ciclismo, i prodotti CyclingCeramic sono riconosciuti per la loro qualità, efficienza e durabilità.

CyclingCeramic

Fina Bike

Sono Hutchinson gli pneumatici della Intermarché-Wanty

18.01.2025
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Il brand francese Hutchinson, storico produttore di pneumatici per il ciclismo, distribuito commercialmente in Italia da Beltrami TSA, ha annunciato il proprio ritorno ai vertici del ciclismo professionistico attraverso una partnership pluriennale con il team belga WorldTour Intermarché-Wanty.

In qualità di fornitore ufficiale di pneumatici del team, Hutchinson equipaggerà sia la squadra principale Intermarché-Wanty che il devo team con i suoi prodotti strada alto di gamma, garantendo prestazioni eccellenti nelle gare più impegnative al mondo: dalle classiche di un giorno alle salite in alta quota dei tre Grandi Giri.

Una collaborazione che andrà oltre le gare, poiché Hutchinson e Intermarché-Wanty stanno già lavorando fianco a fianco nella ricerca e sviluppo. I feedback dei ciclisti del team saranno difatti fondamentali per sviluppare nuove aggiunte alla gamma di pneumatici da strada ad alte prestazioni di Hutchinson. Questa partnership tecnologica è iniziata con il team che utilizza prototipi di pneumatici di prossima generazione, progettati specificamente per le sfide del ciclismo d’élite. Questi nuovi pneumatici migliorano ulteriormente la velocità e l’aderenza del Blackbird, il modello di punta di Hutchinson, riaffermando il marchio francese come un protagonista per quanto riguarda le prestazioni degli pneumatici. I nuovi sviluppi debuttano al Santos Tour Down Under e, in seguito, saranno disponibili per i ciclisti di tutto il mondo come prodotto ufficiale Hutchinson.

170 anni di storia

La squadra belga Intermarché-Wanty rappresenta uno dei team più veloci del gruppo, avendo ottenendo nelle ultime stagioni vittorie e podi importanti negli eventi WorldTour. Conosciuto per il suo stile di corsa aggressivo e una rosa diversificata di talenti, tra cui Biniam Girmay, uno dei migliori velocisti al mondo, il team identifica la partnership con Hutchinson come un passo chiave per la stagione 2025.

Questa collaborazione si basa sulla ricca storia di successi di Hutchinson ai massimi livelli del ciclismo professionistico, con vittorie di tappe e classifiche generali al Tour de France nel corso dei 170 anni di storia del marchio. Tornare al WorldTour attraverso la partnership con Intermarché-Wanty rappresenta un’importante affermazione, mentre Hutchinson continua a sviluppare pneumatici tra i più performanti al mondo.

Sylvie Woroniecki, Global Communications & Brand Manager Hutchinson
Sylvie Woroniecki, Global Communications & Brand Manager Hutchinson

Verso nuovi traguardi

«Quando siamo passati agli pneumatici tubeless anni fa – ha affermato Mikey Van Kruiningen, il responsabile tecnico di Intermarché-Wanty – siamo stati tra i primi a ottenere un vantaggio significativo in termini di velocità. Ora che tutti i team utilizzano i tubeless, cercavamo un modo per recuperare il nostro vantaggio tecnologico. Con Hutchinson abbiamo trovato un partner disposto a lavorare con noi su pneumatici con una buona aderenza, che finora è stato il tallone d’achille del sistema tubeless, soprattutto in condizioni di bagnato. Basandoci sull’esperienza acquisita con lo sviluppo del Blackbird, stiamo ora lavorando su nuovi pneumatici tubeless del laboratorio Hutchinson Racing. Questi nuovi pneumatici larghi combinano leggerezza estrema, resistenza al rotolamento di alto livello e un’aderenza eccezionale: i nostri corridori li chiamano pneumatici MotoGP. Abbiamo iniziato presto test approfonditi dei prototipi con risultati eccellenti. Siamo molto soddisfatti di questa nuova partnership con Hutchinson e del nostro setup completo per il 2025. Le attrezzature con cui corrono i ciclisti Intermarché-Wanty sono di qualità assoluta, e continuiamo a lavorare a stretto contatto con tutti i nostri partner tecnici per poter migliorare continuamente». 

«Siamo entusiasti di collaborare con Intermarché-Wanty – ha ribattuto Sylvie Woroniecki, responsabile globale delle comunicazioni e del marchio di Hutchinson – un team che ha costantemente dimostrato resilienza, ambizione e incredibile spirito di squadra sulla scena globale. Il loro approccio rigoroso e la sete di vittoria ai massimi livelli ci aiuteranno a spingere oltre lo sviluppo dei nostri prodotti. Siamo fiduciosi che questa partnership svolgerà un ruolo fondamentale nel portare il team a nuovi traguardi».

Beltrami TSA

Miche è sponsor ufficiale di Groupama-FDJ Cycling Team

02.01.2025
4 min
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La stagione 2025 si preannuncia come un’annata davvero cruciale per Miche, l’azienda veneta con sede a San Vendemiano operativa nel settore delle due ruote e più in generale in quello dei componenti per il ciclismo. Con la sua nuova partnership tecnica con il team WorldTour francese Groupama-FDJ, Miche sarà protagonista in alcune delle competizioni ciclistiche più iconiche: dal Rosa, Giallo e Rosso dei Grandi Giri, alla polvere delle Strade Bianche, fino ai muri del Fiandre e al pavé della Parigi-Roubaix. Questa collaborazione segna un nuovo capitolo per Miche, spinta dalla passione condivisa per la performance e l’innovazione.

L’azienda, nota per il suo approccio verticale alla produzione, sviluppa i suoi prodotti interamente in Italia, garantendo di conseguenza il controllo totale di ogni fase del processo produttivo. Questa caratteristica è stata determinante per il successo della collaborazione con Groupama-FDJ, permettendo a Miche di offrire soluzioni su misura per le esigenze dei corridori professionisti.

Prima volta nel WorldTour

«Siamo orgogliosi di annunciare la nostra nuova partnership in qualità di sponsor tecnico del team WorldTour Groupama-FDJ – ha dichiarato Gregory Girard, General Manager di Miche – e le nostre ruote, già tra i prodotti di punta dell’azienda, saranno per la prima volta utilizzate da un team WorldTour. Questo traguardo è stato raggiunto grazie a un impegno costante nel miglioramento dei prodotti, con numerose sessioni in galleria del vento e test su strada condotti a fianco dei corridori professionisti. Il nostro obiettivo è non solo innalzare il prestigio del marchio, ma anche elevare ulteriormente la qualità delle nostre produzioni. Stiamo già lavorando a nuovi sviluppi per migliorare ulteriormente le soluzioni attuali e progettare prodotti innovativi da portare sul mercato. Siamo fiduciosi che questa partnership ci permetterà di consolidare la nostra presenza nei mercati esistenti e di espanderci in nuovi».

Dal canto suo, Thierry Cornec, Direttore Generale di Groupama-FDJ Cycling Team, ha sottolineato il valore della partnership. «Siamo onorati di collaborare con Miche – a ha ribadito Cornec – un brand iconico nel settore. Fin dal primo giorno, il nostro obiettivo è stato quello di lavorare fianco a fianco per perfezionare ulteriormente la linea di prodotti di alta gamma. Miche è un partner determinato e orientato all’innovazione, pronto ad affrontare con noi le sfide del ciclismo internazionale».

La collaborazione con la Groupama-FDJ sancisce, per Miche, l’ingresso nel WorldTour (foto Sonam.cc)
La collaborazione con la Groupama-FDJ sancisce, per Miche, l’ingresso nel WorldTour (foto Sonam.cc)

I prodotti per la squadra

La gamma “Race Division” di Miche sarà letteralmente al centro della partnership. Tra i prodotti principali spiccano le ruote della famiglia Kleos, ideate per soddisfare le diverse esigenze delle competizioni: la RD 36, leggera e progettata per scalatori, il modello RD 50, versatile per corse “all-round”, e le RD 62 ad alto profilo per alte, altissime velocità…

Per le prove a cronometro, il team avrà a disposizione le ruote lenticolari Crono RD e la ruota anteriore a razze SPX3. Altri componenti includono l’ingranaggio X1 RD, i perni passanti RD e il supporto per computer da bici, tutti progettati per garantire massime prestazioni.

Un’altra firma italiana per il team francese, che oltre alle bici Wilier conterà anche sulle ruote Miche (foto Sonam.cc)
Un’altra firma italiana per il team francese, che oltre alle bici Wilier conterà anche sulle ruote Miche (foto Sonam.cc)

Il prossimo Santos Tour Down Under segnerà il debutto ufficiale della collaborazione tra Miche e Groupama-FDJ Cycling Team. Questa competizione inaugurerà una stagione ricca di sfide, in cui i prodotti Miche saranno messi alla prova sui più prestigiosi percorsi del calendario UCI. Con questa collaborazione, Miche e Groupama-FDJ Cycling Team si preparano a scrivere un nuovo capitolo nella storia del ciclismo mondiale, spinti dalla passione e dalla determinazione a raggiungere i massimi livelli.

Miche

Giovani e professionisti: qual è la chiave giusta? Ce lo dice Borgia

21.12.2024
5 min
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Le parole di Ludovico Crescioli, che passerà professionista con i colori della Polti-Kometa (dal 2025 Team Polti Visit Malta) riguardo al corso ACCPI pensato proprio per chi come lui entrerà nel mondo dei grandi sono rimaste in testa. Il toscano ha descritto la giornata introduttiva, passata a Milano, come una prima infarinatura di quello che sarà. Si è parlato di tanti aspetti, non ultimo quello psicologico. In questo campo è intervenuta Elisabetta Borgia, psicologa dello sport. Nel suo discorso ha toccato punti interessanti, come quelli legati al porsi i giusti obiettivi per non rimanere schiacciati da una macchina che per alcuni potrebbe essere ancora troppo grande

Il corso ACCPI vede ogni anno ragazzi sempre più giovani, le porte del professionismo si aprono presto
Il corso ACCPI vede ogni anno ragazzi sempre più giovani, le porte del professionismo si aprono presto

Sempre più giovani

L’età media dei ragazzi che diventano professionisti si abbassa, è un dato di fatto. A fronte di gambe già forti per correre Classiche Monumento o Grandi Giri ci sono personalità ancora da formare

«Per quanto un ragazzo possa andare forte – spiega Elisabetta Borgia – quando diventa professionista compie un salto verso l’ignoto. La riflessione giusta che si deve fare è legata a quali possano essere le sfide giuste per un giovane atleta. Quello che si vede spesso è che i ragazzi sono iperstimolati e focalizzati sul proprio cammino di crescita. Il mio consiglio è stato quello di cercare, all’interno delle varie squadre, delle figure che possano guidarli e restargli accanto».

E’ importante trovare nelle squadre delle figure di riferimento, come è stato Pellizotti per Tiberi nel 2024
E’ importante trovare nelle squadre delle figure di riferimento, come è stato Pellizotti per Tiberi nel 2024
Che obiettivi si pongono?

A breve termine e legati spesso al risultato. Molti pensano: «Mi alleno due mesi in questo modo così alla prossima gara posso vincere». Ma non è sempre così, soprattutto quando si diventa professionisti. Le gare cambiano, diventano più lunghe e impegnative. Gli avversari sono forti. Non sempre allenarsi al massimo porta il risultato sperato, ma fa parte del cammino. 

Il tuo consiglio qual è stato?

Di cercare obiettivi realistici e sfidanti che siano totalmente concentrati su loro stessi. Non per egoismo, ma perché sia un cammino di crescita personale. Non guardare agli altri, soprattutto se il paragone viene fatto con corridori esperti e che corrono da anni in questo mondo. I primi mesi sono quelli più complicati e se ci si paragona agli altri si mettono ancora più in evidenza le difficoltà. 

I giovani che passano professionisti sono sottoposti a tante pressioni e molto stress, non tutti reggono (in foto Leo Hayter)
I giovani che passano professionisti sono sottoposti a tante pressioni e molto stress, non tutti reggono (in foto Leo Hayter)
Come mai i primi mesi sono difficili?

Già il primo ritiro è sempre uno schock. Cambia tutto: da come ti approcci ai coach, allo staff e ai compagni. Senti di entrare in una nuova dimensione rispetto a quello che eri abituato a vivere prima. La cosa importante è trovare il giusto equilibrio, anche se non è mai semplice. 

Anche se arrivano con la giusta motivazione?

Non credo di aver mai trovato un ragazzo poco motivato o che non sia disposto a fare qualcosa in più per migliorare. Anzi, il rischio maggiore è che il ciclismo e la crescita diventino un’ossessione. La maggior parte delle volte la delusione per un obiettivo non raggiunto arriva perché ci si è posti male il traguardo.

Gli juniores passano direttamente nel WT, questo è Beloki che a 18 anni è arrivato nella EF Easy Post, un salto che può destabilizzare
Gli juniores passano direttamente nel WT, questo è Beloki che a 18 anni è arrivato nella EF Easy Post, un salto che può destabilizzare
Cioè?

Se metto l’asticella troppo in alto il rischio è di non saltarla. All’inizio del loro cammino da professionisti devono ragionare a lungo termine. Quello che dico loro è di cercare ciò che serve loro per crescere e migliorare. Se riescono a farlo anche il debriefing diventa un momento di crescita. 

Cos’è?

Il momento in cui si ragiona su cosa mi aspetto, cosa ho fatto per raggiungere l’obiettivo e cosa avrei potuto fare meglio. 

I ragazzi diventano professionisti sempre più giovani, c’è il modo di tutelarli.

A mio avviso sì. Innanzitutto i devo team nascono per avere un passaggio intermedio tra la categoria under 23 e il WorldTour. Un giovane atleta ha la giusta prospettiva di crescita, lo staff e il modo in cui si lavora è professionale ma non così tanto come tra i professionisti. Si tratta di fare un passo intermedio che colma un gap che per qualcuno potrebbe essere troppo ampio. Questo, in particolare, se passano da juniores a professionisti. 

La nascita dei devo team è un modo per attutire il colpo facendo entrare i ragazzi in questo mondo passo dopo passo (foto Lidl-Trek)
La nascita dei devo team è un modo per attutire il colpo facendo entrare i ragazzi in questo mondo passo dopo passo (foto Lidl-Trek)
Il corso però è dedicato ai neo professionisti, quindi il salto è già stato fatto…

Ogni squadra ha degli psicologi oppure delle figure di riferimento per questi ragazzi. Possono essere anche i diesse o qualche coach. Ci sono persone in grado di avere la giusta sensibilità per comprendere lo stato emotivo dell’atleta. La crescita tecnica va di pari passo a quella professionale e atletica. 

Quando parli con i ragazzi cosa noti?

Che c’è una necessità evolutiva del ciclismo, in ragazzi under 23 corrono e vanno forte, spesso questo accade anche tra gli juniores. Alcuni fanno numeri che permettono loro di poter vincere tra i professionisti, ma non rappresentano la media. Il percorso di crescita deve essere proporzionato all’età. Non ci sono solo i watt, ma un progresso generale. Te ne accorgi nei faccia a faccia, sono forti ma hanno le stesse insicurezze di ogni adolescente. D’altronde lo sono ancora.

Ruote Ursus per il Team Picnic PostNL: sbarco nel WorldTour!

19.12.2024
3 min
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Ursus ha recentemente annunciato la propria, nuova partnership con il Team Picnic PostNL, una delle squadre più prestigiose del circuito WorldTour, per le stagioni 2025 e 2026 (in apertura foto Tornanti.cc). Questo sodalizio rappresenta un connubio davvero ideale tra eccellenza produttiva tutta italiana, innovazione ed un impegno condiviso per lo sviluppo dei giovani talenti nel ciclismo professionistico.

La compagine olandese Picnic PostNL, ben conosciuta per l’attento lavoro di sviluppo e di crescita di promettenti ciclisti, utilizzerà in gara da gennaio una gamma di ruote Ursus ancora… avvolta nel mistero. Questi nuovi prodotti fanno difatti parte del progetto Enigma, una creazione frutto della passione per l’ingegneria avanzata e della qualità Made in Italy che contraddistingue Ursus. Tutti i dettagli sulle nuove ruote impiegate dagli atleti del Team Picnic PostNL verranno svelati nei prossimi mesi, aumentando così l’attesa per le innovazioni tecnologiche che l’azienda porterà nel ciclismo professionistico.

Il mistero del progetto Enigma

Fondata oltre 50 anni fa, Ursus spa è un’azienda tutta italiana con sede a Rosà, in provincia di Vicenza, specializzata in lavorazioni meccaniche di precisione. All’inizio degli anni 2000, Ursus ha ampliato il proprio raggio d’azione entrando nel settore delle biciclette da corsa e mountain bike con la produzione di ruote di alta gamma. Questo passo è stato un esperimento tanto audace quanto vincente, permettendo all’azienda di guadagnarsi un posto di rilievo nel mondo del ciclismo professionistico grazie a prodotti in costante evoluzione e a una qualità senza compromessi.

Ursus è da sempre un partner orientato al cliente, riconosciuto per l’innovazione e la continua ricerca dell’eccellenza. La “customer satisfaction” rappresenta uno dei valori cardine della sua attività, accompagnata da una dedizione instancabile per la creazione di prodotti e servizi di elevata qualità.

Mirko e Sergio Ferronato, titolari Ursus
Mirko e Sergio Ferronato, titolari Ursus

La collaborazione con il Team Picnic PostNL non si limita all’aspetto tecnico, ma si basa anche su valori condivisi: entrambe le realtà credono fermamente nell’importanza dell’innovazione e nel connubio tra prestazioni e lavoro di squadra. La partnership promette dunque di scrivere nuove pagine di successo nel ciclismo agonistico di primissimo livello, quello del WorldTour, rafforzando la reputazione di Ursus come attore protagonista nel settore. 

Tutti gli appassionati ed i praticanti ciclisti possono seguire gli sviluppi del progetto Enigma, e le performance del Team Picnic PostNL, visitando il sito ufficiale dell’azienda a questo link.

Ursus

Wilier e Miche si affidano a Athletic Affair per Marketing e PR global

17.12.2024
3 min
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Athletic Affair, conosciuta agenzia di Marketing e PR sportivo con sede a Girona nel nord della Spagna, è stata scelta da Wilier Triestina e Miche per guidare nei prossimi due anni le loro rispettive strategie globali di comunicazione e marketing. Questa partnership ambiziosa punta a rafforzare la presenza internazionale di entrambi i brand, sfruttando un approccio innovativo e mirato a coinvolgere le comunità ciclistiche di tutto il mondo.  

L’accordo si fonda su quattro pilastri strategici: Marketing, Pubbliche Relazioni, Attivazione di Partnership e Sviluppo del Brand. L’obiettivo principale è migliorare l’interazione con i ciclisti e gli appassionati, supportando progetti innovativi e amplificando il legame con i media specializzati. In particolare, Wilier Triestina, già affermata come partner tecnico di squadre WorldTour, intende consolidare la sua posizione di rilievo nel settore del ciclismo professionistico. Miche, a sua volta, con la propria esperienza nella produzione tutta italiana di componenti di precisione, completa questa visione con il suo impegno verso l’eccellenza e l’innovazione.  

Fondata nel 1906, Wilier Triestina rappresenta un simbolo di qualità e tradizione italiana nel settore delle biciclette ad alte prestazioni. Miche, dal canto suo, aggiunge valore a questa eredità con soluzioni all’avanguardia nel design dei componenti, garantendo prestazioni di alto, altissimo livello e affidabilità.

Cavendish in Wilier Triestina “disegna” la livrea della sua bici celebrativa del record di vittorie al Tour de France.
Cavendish in Wilier Triestina “disegna” la livrea della sua bici celebrativa del record di vittorie al Tour de France.

Un ponte tra marchio e comunità

«Siamo estremamente orgogliosi di collaborare con due marchi iconici come Wilier Triestina e Miche – ha dichiarato Xavi Güell, co-fondatore di Athletic Affair – e questa partnership non solo testimonia la loro fiducia nella nostra capacità di creare campagne d’impatto globale, ma ci offre anche l’opportunità di supportare il loro sviluppo nel dinamico mercato del Sud-est asiatico, grazie al nostro nuovo ufficio a Singapore».  

Athletic Affair, già nota per l’impegno verso progetti che generano un impatto positivo su società e ambiente, rappresenta un vero e proprio ponte tra marchi e comunità. Con un focus diretto su valori condivisi e passione per l’outdoor, l’agenzia ha difatti dimostrato di saper costruire connessioni autentiche e durature.  

Michele, Enrico e Andrea Gastaldello
Michele, Enrico e Andrea Gastaldello

Questa collaborazione tra Athletic Affair, Wilier Triestina e Miche segna un passo importante nel percorso di crescita dei due bike brand italiani. I quali, grazie al supporto strategico di Athletic Affair, sono adesso ancor più organizzati nel poter consolidare il proprio ruolo di protagonisti nel mondo del ciclismo globale.  

Wilier

Miche

EDITORIALE / Ubi maior, minor cessat

16.12.2024
5 min
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Ubi maior, minor cessat. Quando l’altro giorno Matxin ha annunciato la presenza di Ayuso al Giro d’Italia e poi ha aggiunto che potrebbe esserci anche Pogacar, il giovane spagnolo non ha fatto salti di gioia. Ovviamente ne avevano già parlato, ma sentirsi chiedere dalla stampa se per lui cambierebbe qualcosa, ha costretto Ayuso ad aprire gli occhi e fare l’inchino. Se ci sarà Pogacar, si correrà in modo completamente diverso, perché sarà lui il capitano.

Poche ore dopo, dal ritiro mallorquino della Red Bull-Bora è arrivata la conferma che anche Roglic correrà il Giro d’Italia, già conquistato nel 2023 (in apertura, immagine Red Bull-Bora). Lo sloveno, che è ironico e realista, ha dichiarato che farà i suoi programmi sulla base di quelli di Pogacar, andando dove non sarà Tadej. Era una battuta? Se c’è Pogacar, non si vince: ubi maior, minor cessat. Anche per questo nei giorni scorsi anche O’Connor ha spiegato il motivo per cui al Tour bisogna comunque andare. E l’apice del ciclismo, si partecipa pur consapevoli di essere sconfitti.

Pogacar, qui nel ritiro di Benidorm, è il riferimento e lo spauracchio del gruppo
Pogacar, qui nel ritiro di Benidorm, è il riferimento e lo spauracchio del gruppo

Pellizzari e il Giro

Il ciclismo non è una scienza esatta, lo ha spiegato bene Matej Mohoric, ma si sta lavorando perché lo diventi. Pogacar ha ringraziato perché nel 2024 gli è andato tutto liscio. Ricorda bene infatti la caduta della Liegi 2023 che gli costò la Doyenne e la preparazione per il Tour. E magari è consapevole che un Vingegaard al meglio gli avrebbe reso la vita più dura. Tuttavia il suo strapotere spingerà sempre di più gli avversari a concentrarsi sugli obiettivi raggiungibili.

Per questo motivo, la Red Bull-Bora-Hansgrohe del Giro vedrà accanto a Roglic gregari come Hindley, Martinez, Aleotti, Sobrero e Moscon. Manca Tratnik, che verosimilmente sarà il pilastro per la squadra del Tour. E manca anche Pellizzari, stella nascente del ciclismo italiano, che per ora è riserva e dovrà semmai guadagnarsi il posto a suon di risultati. Sarebbe un peccato non vederlo nuovamente al via, ma anche nel suo caso, la regola è ancora la stessa. Ubi maior, minor cessat. Piace la scelta di Piganzoli di insistere ancora un anno con la Polti-Kometa. Si metterà nuovamente alla prova nel Giro, prima di diventare un numero (pur importante) in squadre più grandi.

Giulio Pellizzari, passato alla Red Bull-Bora, per ora è riserva al Giro
Giulio Pellizzari, passato alla Red Bull-Bora, per ora è riserva al Giro

Chiude il CT Friuli

E’ notizia di poche settimane fa che il Cycling Team Friuli chiuderà la sua storia di successi fra gli under 23, diventando a tutti gli effetti il devo team della Bahrain Victorious. Roberto Bressan le ha provate tutte per difendere l’identità della sua squadra, ma alla fine è stata fatta la scelta più logica. Andrea Fusaz era da tempo uno snodo decisivo fra i preparatori del team WorldTour e dispiace semmai che Fabio Baronti, cresciuto alla sua scuola, non abbia trovato posto e sia passato alla Jayco-AlUla.

Proprio la squadra australiana nel frattempo ha assorbito la Hagens Berman Jayco di Axel Merckx, protagonista di una storia di talenti lanciati nel WorldTour. Mentre la Lotto-Kern-Haus è entrata nell’orbita della Ineos Grenadiers. Anche in questo caso, neanche a dirlo: ubi maior, minor cessat.

I team WorldTour sono gli unici a possedere le risorse per mandare avanti uno sport diventato costosissimo, con buona pace degli altri che per sopravvivere hanno la doppia opzione di restare piccolini finché ce la fanno o farsi assorbire. L’esempio della BePink-Bongioanni di Walter Zini è perfetto per illustrarlo. Il team manager milanese aveva adocchiato uno sponsor polacco che gli avrebbe permesso di fare il salto tra le professional, ma alla fine l’azienda ha preferito diventare il terzo nome della Canyon-Sram. Essere il terzo nome di una grande squadra è stato ritenuto più redditizio dell’essere il primo di un team più piccolo. Ubi maior, minor cessat, tanto per cambiare.

Daniel Skerl è l’ultimo neopro’ del Team Bahrain Victorious nato nel CT Friuli
Daniel Skerl è l’ultimo neopro’ del Team Bahrain Victorious nato nel CT Friuli

L’esempio di Piemonte e Friuli

In questo quadro, cosa dovrebbe fare il presidente della Federazione ciclistica italiana? Può a nostro avviso concentrarsi sulla base, puntando a riportare in alto i numeri dei tesseramenti che da troppi anni a questa parte vivono una picchiata apparentemente incontrollata. Va bene preoccuparsi per le società U23 che spariscono, ma varrebbe forse la pena lavorare prima su quelle di base che intercettano i talenti e gli danno una forma.

Vi siete mai chiesti come mai il Piemonte e il Friuli, regioni che pure non hanno grandissime squadre, sfornano o hanno sfornato atleti di primissima fascia? Ganna, Longo Borghini, Sobrero, Barale, Covi, Balsamo, Gasparrini, Mosca, De Marchi, Viezzi, Cimolai, Buratti, Olivo, Fabbro, Milan, Cecchini, Skerl. Sono bandiere nate negli anni da società giovanili che lavorano bene e portano ragazzi sani e motivati fin sulla porta delle categorie internazionali. Li prendono dalla strada, la pista, il cross e anche dalla mountain bike. Hanno tecnici competenti e capaci anche di essere animatori del movimento. Coinvolgono le famiglie come si è sempre fatto e come in realtà accade sempre meno di frequente.

Anche in quelle categorie ci sono genitori purtroppo sensibili alla corte di team più grandi. Ne è l’esempio quanto accaduto di recente nella squadra di Jacopo Mosca. Se non si lavora su numeri e non si fa capire che c’è un tempo per essere grandi e uno per crescere, la sorgente si esaurirà. E a quel punto saranno guai seri. E’ vietato, parlando di bambini, rassegnarsi al cinismo di “Ubi maior, minor cessat”. Dal futuro presidente federale, ci aspetteremmo la determinazione nel fare scelte impopolari, assieme al coraggio di lasciar andare qualche medaglia. Meglio investire sul futuro o continuare nella conta dei trofei?