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Rifornimenti, l’UCI cambia le regole: ora come si fa?

30.01.2024
4 min
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Le regole dell’UCI per quanto riguarda il rifornimento da terra sono cambiate. Non una variazione così eclatante, ma qualche accorgimento per migliorare la sicurezza in corsa. Chi ha dovuto prendere le misure con queste nuove disposizioni, oltre ai corridori, sono stati i massaggiatori. E’ a loro che si è rivolta l’UCI e queste prime gare sono servite per prendere le misure. Il parere su come sia cambiata la vita del massaggiatore lo chiediamo a Gianluca Mirenda, che dopo tre anni da professionista, lavora con i ragazzi della Vf Group-Bardiani CSF-Faizanè

«Bene o male – racconta dalla Spagna Mirenda dove tra poco partirà la Volta a la Comunitat Valenciana – non è cambiato molto. Già prima eravamo invitati a rimanere il più vicini possibile al bordo strada, ora è una regola fissa. Spero che venga rispettata. Il problema era il classico effetto a “imbuto” con i massaggiatori che facevano un passo avanti a testa per farsi vedere meglio. Il gruppo arriva lanciato, la strada si stringe e i danni venivano fuori. Ora toccherà fare qualche fischio in più oppure trovare sistemi per farsi vedere».

Gianluca Mirenda ha fatto il percorso nelle giovanili con Visconti e ora è massaggiatore alla VF Group Bardiani (foto Instagram)
Gianluca Mirenda ha fatto il percorso nelle giovanili con Visconti e ora è massaggiatore alla VF Group Bardiani (foto Instagram)
Anche le varie organizzazioni dovranno venirvi incontro con la scelta di strade ampie e dove ci sia buona visibilità…

In generale il rifornimento è sempre fatto su strade ampie dove è facile disporsi. In alcune situazioni sono talmente belle che noi massaggiatori ci mettiamo a 50 metri l’uno dall’altro. E lì problemi non ce ne sono. I “guai” arrivano quando le strade sono strette, c’è il pavé o altri ostacoli. Mi vengono in mente le Classiche del Nord.

E’ sempre una situazione pericolosa il rifornimento. 

Il rischio è sempre alto. Il sacchetto pesa un chilo, anche un chilo e mezzo. Se il gruppo è a passeggio non ci sono pericoli, a volte i corridori si fermano anche. Nel caso la gara sia tirata i rischi aumentano. I corridori vanno forte, sono in fila indiana, non vedono bene. Per questo la regola del metro da bordo strada è corretta, l’effetto imbuto è troppo pericoloso.

In queste prime corse a Mallorca com’è andata?

Non c’era una postazione fissa per il rifornimento, ovvero la classica feed zone, ma era libero. Quindi non ci è mai capitata la situazione con tanti massaggiatori in un unico punto. RCS, per esempio, in tutte le sue gare ha le zone fisse. 

Ora la regola del “chi prima arriva meglio alloggia” varrà di più?

E’ sempre valsa, forse ora vale leggermente di più. Ma il rispetto tra i colleghi è la prima cosa, se uno ha già il posto migliore ci si mette accanto o si cercano altre zone. Però, come dicevo prima, gli accorgimenti ci sono. 

La presa del sacchetto è un momento concitato, spesso i capitani mandano i gregari
La presa del sacchetto è un momento concitato, spesso i capitani mandano i gregari
Quali?

Uno, ad esempio, è parcheggiare la macchina prima della zona del rifornimento. Così i corridori vedono l’auto e prendono posizione. Noi, di solito, andiamo via una ventina di minuti prima della gara, per evitare imbottigliamenti e traffico. Il diesse sceglie due o tre zone per il rifornimento e noi ce le dividiamo.

Ad esempio?

A Mallorca ero da solo a fare i rifornimenti e abbiamo scelto zone e situazioni favorevoli o dove sapevamo come raggiungere. Anche questo fa parte della strategia. Nella prima tappa le zone scelte erano tre, le prime due le ho coperte bene, ma l’ultima ho rischiato di non arrivarci. La scelta della posizione sulla strada conta molto, se ci si posiziona vicino a un bivio magari si prendono superstrade o autostrade per tagliare. 

L’utilizzo delle divise della squadra era già in uso, dal 2024 è diventato obbligatorio
L’utilizzo delle divise della squadra era già in uso, dal 2024 è diventato obbligatorio
Soprattutto nel finale quando il gruppo è ormai diviso.

In quei casi il rischio è di aspettare tanti minuti e poi doversi accodare alla macchina di fine corsa. Il gruppo in testa va forte, quelli dietro passeggiano. Proprio a Mallorca mi è successo di accordarmi e il gruppetto andava a 12 all’ora. Per questo quel famoso ultimo rifornimento l’ho fatto all’ultimo.

Reverberi e il Giro: «Una questione di vita o di morte»

29.01.2024
5 min
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Forse la partecipazione della VF Group-Bardiani al Giro d’Italia non è mai stata in discussione. Nonostante ciò, vedere il proprio nome fra quelli che il 4 maggio prenderanno il via da Torino ha portato in casa Reverberi la serenità per continuare sulla strada intrapresa a dicembre nel primo ritiro.

«Per una squadra italiana – spiega Roberto Reverberi – l’ufficialità del Giro è questione di vita o di morte. L’80 per cento della pubblicità di uno sponsor è legata a questo. E’ vero che non è un diritto, a meno che non arrivi fra le prime due professional. Ma noi l’anno scorso siamo arrivati sesti nella classifica europea, ci ha passato la Q36.5 per una multa presa da Henok e i punti che gli hanno tolto. Per cui certi commenti sul nostro organico e sul fatto che non meriteremmo il Giro li rimando al mittente. Siamo stati la prima squadra italiana, da qualche parte quei punti li avremo pur fatti…».

Roberto Reverberi, durante le prima corse 2024 a Mallorca, con la testa già sul Giro. In apertura, una foto VF Group Bardiani
Roberto Reverberi, durante le prima corse 2024 a Mallorca, con la testa già sul Giro. In apertura, una foto VF Group Bardiani
Avevate già pronto il piano B?

No, zero. Abbiamo programmato tutta la stagione in previsione del Giro. Facciamo sempre doppia e anche tripla attività, il piano B sarebbe stato fare richiesta per qualche gara a maggio. Ma onestamente non abbiamo mai pensato al rischio di non esserci. Insomma, avevamo già prenotato due ritiri in altura con le date per il Giro

Esiste anche una lunga lista di nomi?

Proprio per un fatto di programmazione, abbiamo un gruppo di 10 corridori ai quali però si potrebbe unire qualcun altro, se durante l’anno dovesse andare bene. A quel punto si potrebbe inserirlo nel secondo ritiro, come pure non è da escludere il coinvolgimento di qualche giovane all’ultimo momento, come già capitato in passato.

Pellizzari fa parte di quella lista. Quale potrebbe essere un suo obiettivo realistico al Giro?

Finirlo sarebbe già una cosa importante. Il massimo con un giovane così, visto che qualcosina l’ha già dimostrata, sarebbe provare a vincere una tappa. Non avrà l’assillo della classifica e allora potremmo puntare sulle 2-3 giornate importanti, con percorsi adatti e dove magari c’è meno controllo. Potenzialmente una potrebbe anche giocarsela: vincere è difficile, fare un bel piazzamento è alla sua portata. Lo ha dimostrato l’anno scorso al Tour of the Alps. Poi conoscendolo, quando si trova là davanti, gli viene anche più grinta. Credo sia presto pensare alla classifica, visto anche il livello dei partecipanti.

Chi altri, oltre a Pellizzari?

Uno potrebbe essere Martinelli che finora non è stato troppo costante per problemi di salute, tra cui il Covid. Finalmente ha risolto un problema al ginocchio e se trova la sua dimensione, può mettersi in luce. Di solito programmiamo tutto, ma se venti giorni prima uno di quelli prescelti non va e c’è un giovane che ha dimostrato qualcosa, lo mettiamo dentro. E a volte succede come con Ciccone, che prima del Giro 2016 aveva fatto vedere qualcosa e ha vinto la tappa di Sestola da neoprofessionista.

Martinelli sta risolvendo i suoi acciacchi e potrebbe essere uno dei giovani in rotta sul Giro
Martinelli sta risolvendo i suoi acciacchi e potrebbe essere uno dei giovani in rotta sul Giro
Come capisci se un giovane è pronto per debuttare al Giro?

Lo vedi dalle prime corse. Li vedi fare certi numeri che ad altri non riescono. Li riconosciamo noi dall’ammiraglia, ma se ne accorgono anche i corridori più grandi. Tonelli è uno dei più esperti, quello su cui si fa un po’ più affidamento. Penso a Modolo, brillante dall’inizio. Di Ciccone abbiamo detto. Colbrelli che per poco vinceva il Giro del Piemonte da stagista. Oppure Battaglin. Si vedono subito, non c’è bisogno di aspettare tanto.

Avere un corridore esperto e forte con cui misurarsi e confrontarsi fa crescere prima: perché non avete mai valutato di riprendere Pozzovivo?

Per una squadra come la nostra, al limite potrebbe essere utile. Potrebbe curare la classifica e permetterci di avere l’ammiraglia più avanti. Però con la politica dei giovani che ci siamo dati, non avrebbe senso prenderlo, anche se è un grande professionista e va ancora forte. Preferiamo dare spazio a un giovane, che magari trova il giorno giusto, si fa vedere e fa parlare di sé e della squadra.

Non è un fatto di stima.

Per lui ho tanto rispetto e ammirazione, è il corridore più serio che abbia mai visto. Domenico è stato anche sfortunato. Nell’ultimo anno con noi vinse cinque corse, compresa la tappa di Lago Laceno al Giro, l’ultima che ha portato a casa. Capisco che non sia facile smettere quando hai passato tutta la vita a fare questo lavoro, specialmente quando sai di essere ancora competitivo. Magari non è proprio un vincente, però capisco la voglia di chiudere la carriera in modo dignitoso e non perché qualcuno ti dice che devi smettere perché sei vecchio.

Tonelli è il corridore più esperto della squadra, il riferimento per i direttori
Tonelli è il corridore più esperto della squadra, il riferimento per i direttori
Facciamo un passo indietro, dove farete i due ritiri in altura?

Entrambi sull’Etna. Bisogna stare dietro a quello che fanno anche gli altri. Il gap rispetto agli squadroni è già abbastanza grande: se non fai le cose nel modo giusto, la differenza aumenta e fare risultato è impossibile.

Senza dimenticare che avendo messo in piedi una struttura di preparatori, anche loro spingeranno in questa direzione, no?

Hanno messo tutto nero su bianco. Il dottor Vicini, che rappresenta lo staff tecnico, ha preteso una serie di cose ben precise. E noi a quel punto gli abbiamo dato carta bianca. Almeno arriveremo al Giro senza rimpianti per quello che si sarebbe potuto eventualmente fare.

I corridori sembrano soddisfatti del lavoro fatto in ritiro a gennaio.

Abbiamo lavorato bene. Borja, il nostro allenatore spagnolo, è veramente bravo. Segue anche gli allenamenti delle squadre WorldTour, così abbiamo dei parametri di riferimento che vengono condivisi anche con i corridori. E proprio per questo i ragazzi hanno capito che devono lavorare il doppio rispetto a quanto facevano prima. Borja è un vero ricercatore. Dopo ogni corsa ha già in mano i dati dei protagonisti e li confronta con quelli dei nostri. L’altra mattina Zoccarato gli diceva di avere mal di gambe. E lui gli ha risposto che va bene, significa che ha lavorato come doveva. Se ti alleni forte, il mal di gambe fa parte del pacchetto…

EDITORIALE / Quei giovani cresciuti all’ombra dei campioni

29.01.2024
5 min
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Ricordate l’editoriale di un paio di settimane fa, in cui definimmo la nazionale della pista come la sola WorldTour italiana? Oggi proseguiamo nel discorso, ispirati da un’osservazione fatta pochi giorni fa da Giulio Pellizzari su alcuni giovani prodigiosi, poi sottolineata da Giovanni Ellena.

«Sicuramente è un fatto fisico e di crederci – ha detto Pellizzari parlando dell’inattesa vittoria del ventenne messicano Del Toro al Tour Down Under – ma secondo me la differenza la fa l’ambiente. A dicembre si è allenato con Pogacar, Ayuso, Hirschi e tutti più forti al mondo e quello secondo me fa tanto. Prendi consapevolezza dei tuoi mezzi, perché dalle voci che girano, in allenamento non era niente meno dei migliori».

«E’ una cosa giustissima – gli ha fatto eco Ellena – Pellizzari ha visto giusto. Il confronto con certi campioni, il fatto di pedalargli al fianco, ti fa scattare una molla: se lo fa lui, lo faccio anch’io. Se invece non sei con loro, chiaramente hai il dubbio e la paura. E’ una questione psicologica».

Moro (in primo piano) e Milan subito accanto sono entrati nel quartetto in modo fulmineo, grazie al lavoro di Montichiari
Moro (in primo piano) e Milan subito accanto sono entrati nel quartetto in modo fulmineo, grazie al lavoro di Montichiari

La sfida dei quartetti

Nella nazionale della pista, sarà pure per caso, ma dal momento in cui si è rimesso in moto il meccanismo dei quartetti, grazie agli allenamenti comuni a Montichiari sono saltati fuori anche giovani capaci di insidiare i titolari più forti. Prima Jonathan Milan e poi Manlio Moro hanno bussato fortissimo alla porta di Villa, al pari di quello che a breve potrebbe fare anche Federica Venturelli.

Non succede invece su strada, proprio perché manca la famosa squadra WorldTour in cui i giovani, pedalando accanto ai campioni, potrebbero imparare più rapidamente qualcosa sui loro limiti (in apertura Cunego e Simoni l Giro del 2005, ndr). Cercare di scoprirli in corsa rende tutto più complicato e lento: come andare all’esame universitario, avendo studiato sul libro del liceo. Allenarsi accanto a un campione di livello mondiale significa provare a prendergli le misure in ogni occasione. E se anche è vero che i giovani del ciclismo attuale sono poco propensi ad ascoltare consigli (questo dipende dal carisma di chi i consigli li vuole dare), la consapevolezza di tenere sempre più a lungo le ruote del numero uno al mondo ha dato certamente a Del Toro (e ad Ayuso prima di lui) la consapevolezza di valere più del minimo sindacale.

La Carrera di Boifava permise a Pantani di crescere e misurarsi accanto a Chiappucci
La Carrera di Boifava permise a Pantani di crescere e misurarsi accanto a Chiappucci

La catena dei leader

Tanto per dare un’idea, proviamo a ricordare il… passa parola che ha permesso ai vari leader del ciclismo italiano di formarsi accanto a campioni inizialmente più grandi di loro.

Gotti è passato professionista accanto a Bugno e ha vissuto sotto lo stesso tetto per quattro stagioni. Casagrande, che pure il Giro non l’ha mai vinto, ha approfittato di una stagione accanto a Franco Chioccioli. Pantani non lasciava passare un solo giorno senza prendere le misure a Chiappucci alla Carrera. Lo stesso romagnolo è diventato poi il riferimento di Garzelli alla Mercatone Uno. Non è stato forse Simoni il metro di paragone per il primo Cunego? Allo stesso modo Nibali, passando alla Liquigas accanto al miglior Di Luca, cercava quotidianamente il confronto. Così Bettini con Bartoli, Paolini con Bettini e anche Bennati, che si è formato guardando da vicino e tirando le volate di Cipollini. L’ultimo a beneficiare di un simile traino fu Aru con Nibali: non a caso i quattro anni trascorsi con il siciliano all’Astana sono stati i migliori della sua carriera.

Confidiamo che gli azzurrini passati nelle continental straniere abbiano la possibilità di allenarsi e crescere dal confronto con Vingegaard, Van Aert, Roglic, Gaudu, Quintana e tutti i campioni con cui potranno misurarsi.

Pozzovivo avrebbe avuto il profilo per ispirare e alzare il livello dei giovani in una professional?
Pozzovivo avrebbe avuto il profilo per ispirare e alzare il livello dei giovani in una professional?

Il coraggio di osare

Sappiamo bene che al cospetto di colossi come UAE Emirates, Visma-Lease a Bike e Bora-Hansgrohe, non ci sono professional che tengano. Alle nostre squadre manca però il coraggio di osare, investire su un corridore di nome, che diventi traino e ispirazione per i giovani del team. D’accordo, difficilmente un uomo di gran nome accetta di lasciare il WorldTour, eppure l’ha fatto Trentin e la Tudor ne trarrà certamente beneficio. Qualche anno fa la Eolo-Kometa aveva pensato a Viviani e poi a Nibali: sarebbe stato geniale. La Bardiani ha provato con Visconti, Modolo e Battaglin, ma non ha funzionato.

La politica di queste due squadre è quella di far crescere in casa i talenti migliori, che senza prospettive superiori diventeranno però appetibili per le squadre più grandi. La scelta di entrambe di non ingaggiare un corridore come Pozzovivo è comprensibile, ma fa riflettere. E’ stata valutato il vantaggio che la presenza di un così grande professionista avrebbe potuto avere sui giovani della squadra? Per Piganzoli o Pellizzari, due nomi a caso, provare a stargli a ruota in ogni santo giorno di allenamento sarebbe stato una scuola interessante. Avrebbe certamente meno senso prenderlo ora, con entrambi i ritiri alle spalle, perché quel che conta in certe operazioni è la quotidianità. Certi ragionamenti probabilmente andrebbero fatti a monte, quando si progetta un’impresa e si devono elencare i passaggi per realizzarla e gli indicatori di verifica per poterne infine valutare gli esiti.

Del Toro vince, Pellizzari “rosica” e si consola col Giro

25.01.2024
5 min
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La stagione di Giulio Pellizzari inizierà l’8 febbraio al Tour of Antalya, in Turchia. Il ritiro di gennaio si è concluso con un salto a Benidorm per vedere la Coppa del mondo di ciclocross e adesso il marchigiano è a casa per l’ultima rifinitura. Nel programma è previsto anche qualche giro con il suo mentore Massimiliano Gentili sulle strade intorno Colfiorito, fra le Marche e l’Umbria. Ma la vera notizia è il fatto che correrà il Giro d’Italia: l’elenco delle squadre diffuso martedì da RCS Sport ha dato alla notizia il senso dell’ufficialità.

Sono mesi strani. Appena alla fine di agosto, quindi cinque mesi fa, Pellizzari e Piganzoli lottavano alla pari con Del Toro al Tour de l’Avenir e ne composero il podio. L’altro giorno il messicano ha vinto la prima tappa al Tour Down Under. Lui subito a mille, altri a metà fra la voglia di bruciare le tappe e la consapevolezza che è meglio procedere per gradi.

Al Tour de l’Avenir la sfida finale fra Del Toro e Pellizzari: a Giulio la tappa, al messicano la classifica (foto Avenir)
Al Tour de l’Avenir la sfida finale fra Del Toro e Pellizzari: a Giulio la tappa, al messicano la classifica (foto Avenir)
Che effetto fa iniziare la stagione sapendo che potrai correre il Giro d’Italia?

E’ un bello stimolo, la voglia di farlo c’è sicuramente. Per ora sto andando bene, quindi la voglia sale. Per esserci dovrò andare forte, mettermi in mostra. Le gare che farò sono di buon livello, però ad esempio non farò la Tirreno-Adriatico. Mi ritrovai in ballo per il Giro anche l’anno scorso dopo il Tour of the Alps, dove ero andato forte, però giustamente abbiamo deciso che sarebbe stato meglio aspettare ancora un anno.

Non hai avuto voglia di buttarti nemmeno per un secondo?

Sinceramente la cosa mi prese alla sprovvista. Ovvio che se dici a un ventenne, che sogna di fare il ciclista e sta vivendo il suo sogno, che andrà a fare il Giro, partirebbe subito. Però a mente lucida dico che abbiamo fatto bene a non rischiare.

Che cosa ti ha dato questo anno fra i professionisti e cosa speri di trovare da qui a maggio?

Ho visto che rispetto all’anno scorso sono cresciuto molto. Sicuramente le tante gare a tappe che ho fatto l’anno scorso mi hanno dato una marcia in più, cui si somma il fatto che stia ancora maturando. Vedo che in allenamento sopporto molto meglio il carico e tengo senza problemi le 5-6 ore. Sono migliorato nella resistenza e da qui a maggio mi aspetto di continuare in questo modo. Sono appena stato in Spagna con la squadra e abbiamo lavorato forte. Ora sono a casa e rifiato un attimo, perché la stagione è lunga.

Giulio Pellizzari è nato a Camerino il 21 novembre 2023. E’ pro’ dal 2022
Giulio Pellizzari è nato a Camerino il 21 novembre 2023. E’ pro’ dal 2022
Da cosa si capisce che sei al livello giusto per fare il Giro?

I tempi sulle salite. Un giorno in ritiro è venuta fuori una gara tra noi, vera battaglia. Abbiamo fatto tre salite a tutta e la seconda era Tarbena. Per farla ho impiegato 10 secondi più di Remco. Mentre l’ultima salita era il Coll de Rates e, dopo quasi 5 ore, ho fatto 23 secondi peggio di Ayuso. Quindi ho valori buoni e questo sicuramente mi motiva. E’ ovvio che in gara cambia molto, però il fatto di esserci non è affatto male.

Vedere che il tuo amico Del Toro ha già vinto che effetto fa?

Un po’ rosico, è normale. Fino ad agosto ce la giocavamo, adesso mi sveglio la mattina, vedo su Instagram che ha vinto nel WorldTour e penso che vorrei essere al suo posto. Però alla fine so che me la sono giocata con lui fino ad agosto e anche questa è un’iniezione di fiducia.

Perché Del Toro di colpo ha questo livello, che cosa può essere successo?

Sicuramente è un fatto fisico e di crederci, ma secondo me la differenza la fa l’ambiente. Dopo l’Avenir ha staccato, non ha più corso e già da novembre faceva dei bei carichi. Poi a dicembre si è trovato ad allenarsi con Pogacar, con Ayuso, Hirschi e tutti più forti al mondo e quello secondo me fa tanto. Prendi consapevolezza dei tuoi mezzi, perché dalle voci che girano, in allenamento non era niente di meno dei migliori.

I tempi sulle salite della Costa Blanca dicono che Pellizzari sta crescendo (foto Sprint Cycling)
I tempi sulle salite della Costa Blanca dicono che Pellizzari sta crescendo (foto Sprint Cycling)
Ti sta bene la tua crescita graduale o preferiresti essere buttato in mischia come lui?

Sto bene così. Vedo che ogni anno miglioro e sento che sto crescendo bene. Ovvio che la foga è tanta, vorrei spaccare il mondo, però sento che qui sto facendo i passi giusti.

Cosa farai dopo Antalya?

Dopo Antalya vado sull’Etna fino al 23, poi faccio Laigueglia, Coppi e Bartali, Tour of the Alps e Giro.

Come hai reagito quando ti hanno detto che avresti fatto il Giro?

Bello, bellissimo, ma rimaniamo coi piedi per terra. Manca tanto e quindi guarderò gara per gara, ma è ovvio che l’emozione c’è. Un amico non vede l’ora di venire a vedermi. Però dico anche a lui di stare calmo.

Te la sentiresti di fare come Pantani che promise di staccare Indurain al primo Giro oppure è meglio stare coperti?

No, magari lo penso, ma non lo dico. Dico che mi stacca lui, però penso il contrario.

La crono non è nemica di Pellizzari: in quella del Tour de l’Avenir si è piazzato al quarto posto (foto Sprint Cycling)
La crono non è nemica di Pellizzari: in quella del Tour de l’Avenir si è piazzato al quarto posto (foto Sprint Cycling)
Hai guardato il percorso del Giro?

Qualcosa, ma poco. Conosco la crono Foligno-Perugia, che conosco bene perché su quelle strade mi allenavo da piccolo. Non so se ci sarà il tempo di vedere qualche tappa. Qualche giorno fa ero a Torino e ho pensato di andare a vedere Oropa, ma c’erano tre gradi e ho rinunciato.

Vai al Giro per fare cosa?

La maglia bianca, quindi la classifica, diciamo che è meglio lasciarle stare. Tre settimane sono tre settimane, non so sinceramente cosa aspettarmi. Io spero di andare forte dall’inizio alla fine, però vediamo come risponde il fisico. Sicuramente un obiettivo è mettersi in luce nelle tappe, quindi nelle fughe, nelle tappe in salita. Sono le due quelle che mi piacciono tanto. L’arrivo a Livigno e quella a Bassano del Grappa, perché papà è della zona, quindi conosco bene le strade. E anche il Monte Grappa l’ho già fatto un paio di volte…

BMZ tra i pro’: partnership con la VF Group-Bardiani

20.01.2024
3 min
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Autentico riferimento per quanto riguarda la produzione di plantari, quest’anno BMZ affianca in qualità di partner e fornitore tecnico il team VF Group-Bardiani CSF-Faizanè: una collaborazione decisamente interessante, resa possibile anche grazie al contributo dell’ex professionista Adriano Malori, brand ambassador e convinto sostenitore della tecnologia giapponese di BMZ.

I plantari BMZ sono in grado di fornire benefici fondamentali durante il gesto della pedalata, e questo grazie ad una maggiore spinta e ad un migliore appoggio. Gli atleti del team team VF Bardiani CSF Faizanè possono scegliere tra la versione Classic, più adatta all’utilizzo quotidiano, e quella realizzata in fibra di carbonio, più rigida e davvero ideale per le gare su strada.

Ma qual è in sintesi il segreto di BMZ? Le solette convenzionali sono progettate per mantenere il piede inarcato, sollevandolo. Questo comporta, però, una pressione sull’arco del piede, con conseguente ristagno sanguigno e gonfiore. L’arco plantare, infatti, esercita prestazioni cinetiche solo quando non è a contatto con alcuna superficie. BMZ ha invece scoperto che lo scheletro del piede può essere sostenuto, mantenendo l’arco plantare protetto, mediante la pressione del cuboide. Infatti, l’intera struttura del piede è creata per poggiare sull’osso cuboide e il risultato si traduce in una soletta in grado di offrire massima stabilità, senza compromettere la mobilità, e sostenendo sia l’arco interno quanto l’arco esterno del piede.

Per le solette BMZ si tratta dell’esordio nel mondo del ciclismo professionistico
Per le solette BMZ si tratta dell’esordio nel mondo del ciclismo professionistico

L’assist di Malori

Come anticipato, il primo promotore di questi innovativi plantari è stato l’ex pro’ Adriano Malori, in grado di riscontrare benefici importanti nel corso di un utilizzo quotidiano di queste solette.

«Grazie ai plantari BMZ, quelli con inserti in carbonio – ha dichiarato Malori – ho migliorato l’esplosività e la trazione di pedalata, coinvolgendo di più anche femorali, glutei e polpacci. Sono davvero molto contento di aver reso possibile questa collaborazione tra BMZ ed il team VF Group-Bardiani-CSF-Faizanè, e sono il primo a promuovere questa tecnologia perché l’ho testata per molto tempo e mi sono trovato benissimo. Anche il feedback da parte degli atleti è stato ottimo, riscontrando una notevole differenza, in termini di spinta sui pedali, in confronto alle solette tradizionali».

Adriano Malori con Filippo Agnetti, responsabile commerciale BMZ
Adriano Malori con Filippo Agnetti, responsabile commerciale BMZ

Le solette BMZ possono essere usate da chiunque. Sono difatti adatte per essere impiegate in tutti gli sport: dal calcio, al running, dal basket al ciclismo. Sono inoltre perfette anche per l’uso quotidiano, per migliorare la postura e mantenere una corretta distribuzione del peso corporeo, evitando di caricare ginocchia e caviglie. Non da ultimo sono in grado di portare giovamento a tutti coloro che trascorrono gran parte del loro tempo in piedi.

I plantari sono distribuiti nei negozi di ciclismo italiani dalla commerciale reggiana Beltrami TSA

BMZ

Beltrami TSA

Diaframma, ben più di un semplice muscolo

18.01.2024
4 min
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Spesso molti dolori che può avvertire un ciclista, magari legati alla schiena o allo stomaco, non dipendono direttamente da quella specifica zona, ma sono fastidi di riflesso. Di riflesso dal diaframma. 

Il diaframma è il muscolo più importante della respirazione. Non tutti lo “sanno usare” a fondo. Nell’era in cui gli atleti di vertice sono sempre più controllati, questa problematica emerge in modo più frequente.

Emanuele Cosentino, è uno dei massaggiatori e fisioterapisti della VF Group-Bardiani. Non è la prima volta che ci parla di diaframma, ma stavolta con lui andiamo più nello specifico. E il discorso a quanto pare è molto ampio.

Emanuele Cosentino è uno dei massaggiatori e fisioterapisti della VF Group-Bardiani
Emanuele Cosentino è uno dei massaggiatori e fisioterapisti della VF Group-Bardiani

Un muscolo, tanti benefici

«I muscoli che tratto di più – spiega Cosentino – sono soprattutto lo psoas e il diaframma. E li tratto non solo per se stessi, ma anche per la postura. Lo psoas si trova nella parte inferiore della pancia, il diaframma in quella più alta, appena sotto ai polmoni. Sembrano distanti, in realtà sono strettamente connessi. Se l’ileopsoas è contratto o teso, di riflesso il diaframma lavora male. E viceversa».

Il diaframma, come dicevamo, è il muscolo più importante della respirazione. E’ il “motore” della respirazione, quello che attiva tutto il processo. Ha la forma di un ombrello. Si alza e si abbassa a seconda delle fasi di respirazione: inspirazione, espirazione. E’ come fosse una pompa.

Questo muscolo è importante sia per il benessere di una persona normale che per le prestazioni di un atleta.

«Il diaframma è importante – prosegue Cosentino – perché svolge vari ruoli: viscerale, posturale, respiratorio. Partendo da quest’ultimo, il diaframma sbloccato che lavora bene fa sì che i polmoni si dilatino meglio e incamerino più ossigeno. Più ossigeno nei polmoni significa più ossigeno al sangue e ai muscoli, perché anche il cuore di conseguenza può pompare meglio».

Da un diaframma che lavora bene possono escludersi problemi di stipsi, una buona digestione e delle buone funzioni gastrointestinali. Per questo Cosentino lo considera una delle chiavi del benessere. I benefici dunque sono molteplici.

Un disegno che spiega come è fatto e dove si trova il diaframma, chiaramente in rosa (immagine dal web)
Un disegno che spiega come è fatto e dove si trova il diaframma, chiaramente in rosa (immagine dal web)

Più perfomance

Aumentando la sensibilità su ogni fronte, tra cui quello dell’osteopatia e della fisioterapia, anche il ciclista cura di più questo aspetto.

«Nel ciclismo – dice Cosentino – una cattiva postura spesso dipende dalla chiusura eccessiva dell’addome. Quando inquadrano i corridori di lato e si vede che gli si gonfia la pancia, è ottimo. Significa che l’atleta respira bene, sfrutta al massimo le sue capacità respiratorie.

«Un diaframma che lavora bene non so quanto possa influire direttamente sulla prestazione, ma mi sento di dire che che posticipa l’arrivo dell’acido lattico. Magari tra chi ha un diaframma bloccato e chi ha un diaframma che lavora bene ci può essere una differenza del 10-15 per cento.

«Nella nostra squadra per esempio Alessandro Tonelli è molto bravo in tal senso. E’ un ragazzo molto accorto in tutto. Forse anche perché durante un Giro d’Italia ci eravamo accorti che aveva dei problemi alla schiena dovuti proprio al diaframma. Avevamo rivisto la sua posizione in bici, poi le misure della biomeccanica, ma tutto era okay. La schiena tutto sommato era a posto… Andando per esclusione, sbloccando il diaframma ha risolto quel dolore. Oggi, ogni volta che viene al massaggio, mi chiede dello sblocco del diaframma».

La pancia che si gonfia durante la respirazione è un ottimo segnale, secondo Cosentino
La pancia che si gonfia durante la respirazione è un ottimo segnale, secondo Cosentino

Esercizio costante

Cosentino lavora molto su questo aspetto con i suoi atleti. Durante i ritiri, organizza delle sedute di stretching collettivo, in cui gli fa eseguire anche esercizi di respirazioni. Ce ne sono 3-4 che sono importantissimi affinché il diaframma resti libero e possa lavorare bene. Ma vanno fatti con costanza.

«Il primo esercizio – conclude Cosentino – è quello di respirare con la pancia. Quindi ombelico al cielo se si è sdraiati o sulle punte se si sta in piedi. Altro esercizio: portare le braccia in alto, come se ci si allungasse per prende un oggetto in alto, e inspirare. Quando poi si riportano le braccia in basso bisogna espirare. In questo modo si distende il diaframma e si rilassa anche lo psoas».

Cetilar Nutrition “energy partner” VF Group-Bardiani

15.01.2024
3 min
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Cetilar Nutrition, sinonimo di linea completa di integratori alimentari per lo sport e brand di proprietà della strutturata casa farmaceutica PharmaNutra, è il nuovo partner nutrizionale del team VF Group-Bardiani CSF-Faizanè.

Gli integratori proposti da Cetilar Nutrition sono specificamente studiati per supportare le prestazioni sportive e favorire l’apporto di nutrienti essenziali, fornendo a chi li assume una fonte molto affidabile di energia da poter consumare durante l’attività fisica. A seconda del prodotto Cetilar Nutrition utilizzato, sarà possibile sia fornire un rilascio controllato delle proprie energie quanto mantenere o ripristinare un’idratazione adeguata, oltre a contrastare lo stress ossidativo e rinforzare le difese immunitarie.

Le barrette proteico-energetiche Cetilar Nutrition, grazie alla loro formulazione bilanciata nei macro-nutrienti, e all’aggiunta di Ferro Sucrosomiale e Magnesio Sucrosomiale, forniscono un apporto adeguato di nutrienti essenziali in grado di ben supportare le prestazioni. Gli integratori di carboidrati consentono un rilascio adeguato e duraturo di energia durante l’attività fisica, aiutando a ridurre la percezione dello sforzo e il senso di stanchezza fisico e mentale. Gli integratori alimentari di sali minerali possono invece rivelarsi molto utili durante oppure immediatamente dopo l’esercizio fisico al fine di mantenere un’adeguata idratazione dei tessuti.

I corridori della VF Group-Bardiani CSF-Faizanè potranno contare sul supporto di Cetilar in corsa
I corridori della VF Group-Bardiani CSF-Faizanè potranno contare sul supporto di Cetilar in corsa

L’esperienza PharmaNutra

Gli integratori Cetilar Nutrition, frutto dell’importante know-how di PharmaNutra nell’ambito della nutraceutica, rappresentano la diretta conseguenza di studi scientifici e ricerche approfondite nel mondo dello sport professionistico. Come nel caso delle Race Bar, le barrette bilanciate arricchite con Ferro Sucrosomiale e Magnesio Sucrosomiale, sono disponibili nei gusti mirtillo rosso e arachidi salate, brownie al cioccolato e formaggio e pere. La gamma Nutrition comprende anche Cetilar Recover: un integratore alimentare di proteine, carboidrati, leucina, idrossimetilbutirrato e minerali con edulcorante, ideale per assecondare il recupero muscolare post gara dell’atleta.

Da segnalare anche i prodotti Endurance Carb, un integratore alimentare di carboidrati in polvere con caffeina a rilascio controllato di energia, disponibile anche in bustina col pratico gel, e Race Gel Caf: un gel di carboidrati con caffeina, disponibile nella versione in polvere. Chiudono la gamma Cetilar Nutrition le referenze Hydral, un integratore alimentare di minerali con edulcoranti per le giornate più calde, Rest, un “supplement” di magnesio e Lactium dedicato al riposo notturno dell’atleta, e Shield, un integratore di vitamine, minerali, licopene e coenzima Q10 con edulcorante indicato per la protezione completa dell’organismo.

L’accordo è biennale

«Il nostro obiettivo – ha dichiarato il team manager della VF Group Bardiani CSF Faizanè Roberto Reverberi – è esattamente quello di fornire a tutti i nostri atleti il massimo in termini di qualità e di disponibilità per quanto riguarda i prodotti destinati all’integrazione alimentare. E questo sia per i giorni di competizione quanto nei preziosi periodi di stacco dedicati all’allenamento. Il 2024 per noi si rivelerà una stagione molto importante e con Cetilar siamo sicuri di aver trovato una sinergia ottimale con un partner italiano di primissimo livello. Una realtà davvero molto attenta sia alla qualità quanto alla analisi scientifica alla base della validità dei prodotti che propone ed offre sul mercato».

Cetilar

Lucca scalpita: «Nel 2024 voglio finalmente il Giro d’Italia»

13.01.2024
4 min
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A 26 anni Riccardo Lucca ha messo alle spalle la sua prima stagione da professionista, corsa in maglia Green Project-Bardiani CSF-Faizanè. Ora che la squadra ha cambiato nome, diventando VF Group-Bardiani CSF-Faizanè, Lucca si lancia verso la seconda stagione da pro’. Il ritiro di Benidorm, dove sta lavorando con la squadra, serve proprio a questo: costruire un buon 2024 (in apertura Lucca con la divisa della prossima stagione, foto Bettini). 

«Fa più freddo rispetto al ritiro di dicembre – dice Lucca – siamo arrivati domenica e abbiamo fatto un bel carico di lavoro. Tante ore ed altrettanti chilometri, con qualche lavoro, ma non ad alta intensità. Rispetto al 2023 ho buone sensazioni, sento di stare meglio. L’anno scorso non sapevo cosa aspettarmi, ora invece sono più pronto. Ho maggior consapevolezza di cosa devo fare per arrivare pronto a stagione in corso».

Lucca ha sofferto principalmente il ritmo che ha trovato in determinate gare, come la Tirreno-Adriatico
Lucca ha sofferto principalmente il ritmo che ha trovato in determinate gare, come la Tirreno-Adriatico

Il salto di categoria

L’inverno serve anche per guardarsi indietro, fare un punto sulla stagione precedente e guardare al futuro. Lucca ha esordito tardi con i professionisti, ma l’adattamento va comunque fatto, come ci spiega lui.

«Nel 2023 avevo iniziato con le gare a Mallorca – racconta – come fatto anche nel 2022. Poi a febbraio, marzo e aprile sono andato a correre in contesti di diverso livello. Ho preso parte a UAE Tour, Strade Bianche, Milano-Sanremo e Tirreno-Adriatico. Forse con il senno di poi è stato un po’ troppo, ma alla fine il calendario è questo e si deve fare. 

«Dopo la Tirreno – prosegue Lucca – la squadra si aspettava qualcosa di più, invece io ho sofferto il ritmo. Proprio la Corsa dei due Mari è stata la più tosta. Ne avevo parlato con Tonelli, il più esperto del nostro gruppo. Mi aveva detto che sarebbe stata difficile, è una corsa breve ma con un livello davvero alto e super competitivo. Nessuno si tira indietro e di fanno sette giorni davvero a tutta».

La prima parte di stagione era rivolta al Giro, poi è arrivata l’esclusione
La prima parte di stagione era rivolta al Giro, poi è arrivata l’esclusione

Giro sfiorato

Il calendario della prima parte di stagione per Lucca era incentrato sul prepararsi al meglio per il Giro. Dopo tutte le tappe “obbligate” per preparare la Corsa Rosa, era arrivato anche il Tour of the Alps. Ma proprio all’ultimo è arrivata l’esclusione dalla squadra del Giro

«Le gare erano il miglior avvicinamento possibile al Giro – dice ancora Lucca – ero andato anche sull’Etna per fare un ritiro in altura. Il Tour of the Alps forse era troppo duro per le mie caratteristiche, forse sarebbe stato meglio passare dal Giro di Sicilia. Quando si è trattato di fare la rosa definitiva per il Giro, la squadra mi ha escluso. Evidentemente non mi hanno ritenuto pronto, ma l’ho preso come un episodio dal quale ricostruirmi. Nel 2024 l’obiettivo è meritarmi la convocazione per il Giro d’Italia».

Nel 2022 Lucca aveva già corso con i professionisti vincendo una tappa all’Adriatica Ionica Race
Nel 2022 Lucca aveva già corso con i professionisti vincendo una tappa all’Adriatica Ionica Race

Insegnamenti

Nella prima stagione da professionista si impara sempre qualcosa, non importa a quale età viene affrontata. Lucca ha visto e appreso tanto, ora tocca a lui mettere in pratica. 

«La prima stagione è stata strana – conferma – era la prima, ma arrivavo da tre anni in continental. E durante l’anno in General Store ho fatto lo stagista alla Gazprom, quindi qualche gara l’avevo già fatta. Il 2023 è stato nuovo, sì, ma non un’eterna sorpresa. La cosa più difficile è stata prendere il ritmo delle gare».

Lucca ha dimostrato di andare forte anche in salita, qui nella vittoria in cima allo Zoncolan al Giro del Friuli (foto Bolgan)
Lucca ha dimostrato di andare forte anche in salita, qui nella vittoria in cima allo Zoncolan al Giro del Friuli (foto Bolgan)

Reverberi ci crede

Uno sguardo alla stagione di Lucca lo dà anche Roberto Reverberi, diesse della VF Group-Bardiani CSF-Faizanè. Lui crede nelle qualità del ragazzo, ma serve un salto mentale. 

«Non era la sua prima esperienza tra i professionisti – conclude Reverberi – considerando che nel 2022 aveva anche vinto (il riferimento è al successo di tappa all’Adriatica Ionica Race, ndr). Ora serve essere corridori al 100 per cento, deve curare tutti gli aspetti, anche quello dell’alimentazione, dove ha peccato un po’. Lui ha un motore davvero ottimo, i test parlano chiaro e noi in lui ci crediamo. Tanto che lo avevamo messo fin da subito nella lista del Giro.

«Gli serve più convinzione nei suoi mezzi, ha le qualità per fare bene, ma deve affinare dei dettagli. Da questo inverno lo segue il preparatore della squadra (Borja Martinez, ndr) lui era convinto del cambio e si è reso disponibile. Abbiamo tanta volontà nei suoi confronti e ci crediamo davvero».

VF Group-Bardiani-CSF-Faizanè: per le scarpe la scelta è Sidi

05.01.2024
2 min
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La VF Group-Bardiani-CSF-Faizanè cambia quest’anno il proprio sponsor di squadra per quanto riguarda la fornitura di scarpe dando il benvenuto a Sidi. L’azienda trevigiana, con sede a Maser, conta oltre sessant’anni di esperienza nella ideazione e nella produzione di scarpe per il ciclismo. E’ per sua natura da sempre votata alla ottimizzazione della performance dei propri atleti e alla volontà di creare soluzioni tecniche che consentano l’ottenimento delle migliori prestazioni su strada. 

L’azienda di Maser fornirà le scarpe al team di Bruno e Roberto Reverberi
L’azienda di Maser fornirà le scarpe al team di Bruno e Roberto Reverberi

I modelli già in dotazione agli atleti del team VF Group-Bardiani-CSF Faizanè sono i “best seller” Shot 2S, Wire 2S e Genius 10. In aggiunta alle specifiche calzature per gara e allenamento, Sidi fornisce alla squadra e al personale della stessa anche le scarpe da riposo e da tempo libero.

Tecnica e… vittorie

«Siamo estremamente entusiasti – ha dichiarato Davide Rossetti, il CEO di Sidi Sport – di annunciare questa nostra nuova partnership per la stagione 2024 con il team VF Group Bardiani-CSF Faizanè. Insieme a tutto il gruppo di atleti, coordinati come sempre dalla famiglia Reverberi, e ai tecnici della squadra miriamo a elevare le prestazioni degli stessi corridori attraverso l’innovazione e la qualità delle nostre calzature.

Davide Rossetti, CEO Sidi Sport
Davide Rossetti, CEO Sidi Sport

«Sidi – conclude Rossetti – è da sempre impegnata a fornire soluzioni che consentano agli atleti di eccellere nella performance, contribuendo al successo e dimostrando il proprio impegno quotidiano supportando team e atleti. Siamo emozionati di poter essere parte attiva di questa avventura, e guardiamo al futuro con fiducia nel successo condiviso con il team VF Group Bardiani-CSF Faizanè».

Sidi Sport