Martina Alzini e Chiara Consonni assieme sul San Luca al termine del Giro dell'Emilia 2025

Consonni anti-Wiebes per il 2026? Chiara ci lavora, Alzini ci crede

14.10.2025
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SAN LUCA – Avevamo lasciato in sospeso una considerazione di Gian Paolo Mondini su Lorena Wiebes. Secondo il diesse della SD Worx-Protime potrebbe essere Chiara Consonni la prima a battere in volata la sua velocista olandese (fresca iridata nel gravel). Così abbiamo girato l’argomento direttamente alla bergamasca della Canyon//Sram zondacrypto.

Piccolo salto indietro

Dobbiamo tornare indietro di una decina di giorni per riprendere la simpatica scenetta nata da una curiosa circostanza al Giro dell’Emilia tra la stessa Consonni e Alzini, due azzurre che vedremo impegnate ai prossimi mondiali in pista a Santiago del Cile (in programma dal 22 al 26 ottobre).

Trenta metri dopo il traguardo di San Luca, proprio quando la strada comincia a scendere verso il versante meno nobile, Consonni era sembrata quasi venirci incontro per sottoporsi alle nostre domande. Come se avesse intuito che la stessimo cercando. Accanto a lei si era fermata a chiacchierare Martina Alzini, arrivata quaranta secondi prima. Chiara aveva finito il Giro dell’Emilia come lo finisce una sprinter, ma aveva pungolato la sua amica della Cofidis colpevolizzandola scherzosamente di non averla aspettata. E allora ne abbiamo approfittato per coinvolgerle assieme sulla questione.

Anti-Wiebes cercasi

In una stagione che sta volgendo al termine, Wiebes è stata la plurivittoriosa dell’anno, considerando anche gli uomini: 25 successi, riuscendo ad inanellare una striscia conclusiva che ne certifica l’imbattibilità sul suo terreno preferito. Nelle ultime nove gare disputate, ha conquistato otto vittorie parziali (tutte in volata) ed una generale.

«Innanzitutto – ci dice Consonni – sono straonorata che Mondini abbia pensato a me come possibile antagonista di Lorena. Quest’anno penso di essere stata quella che ci è andata più vicina a batterla. Mi manca un po’ di costanza, nel senso che lei è una campionessa anche nel saper prendere tutte le volte la volata nella migliore possibile. Però io contro di lei ci provo sempre.

«Gli ormai famosi primi tre secondi di Lorena? Sì, sono tremendi – prosegue Chiara cercando una risposta – anche Elisa (Balsamo, ndr) si è confrontata spesso con lei e quando l’ha battuta è perché ha saputo anticiparla di quel poco che basta per vincere. Diciamo che questo è il segreto, cercare di anticiparla anche quando lei stessa cerca di anticiparla la sua volata. Però, come ho già detto, non è semplice. Alla fine noi avversarie aspettiamo che Lorena sbagli qualcosa e invece non sbaglia mai nulla».

Consonni seconda dietro Wiebes al Simac, come in primavera a De Panne. E' quella che si è avvicinata di più alla olandese
Consonni seconda dietro Wiebes al Simac, come in primavera a De Panne. E’ quella che si è avvicinata di più alla olandese
Consonni seconda dietro Wiebes al Simac, come in primavera a De Panne. E' quella che si è avvicinata di più alla olandese
Consonni seconda dietro Wiebes al Simac, come in primavera a De Panne. E’ quella che si è avvicinata di più alla olandese

Nuovo treno

Per arrivare al testa a testa in uno sprint, contano le gambe, l’esperienza e naturalmente le compagne. Quando Consonni è arrivata alla Canyon, sia lei che la squadra sapevano che avrebbero dovuto creare un piccolo comparto per le volate. Gli automatismi vanno perfezionati col passare del tempo e si sa che nel ciclismo di adesso devi trovarli alla velocità della luce.

«Trovarsi al posto giusto nel momento giusto – analizza Chiara in maniera molto pragmatica avendo già precisa la situazione in testa – è uno di quegli aspetti su cui lavorerò insieme alla squadra per l’anno prossimo. Dobbiamo insistere nel curare tutte quelle piccole cose che servono per arrivare a vincere una volata, contro Wiebes o in generale.

«Non posso nemmeno dire – va avanti – che il mio treno sia migliorato rispetto ad inizio anno perché abbiamo sempre avuto un po’ di intoppi. Tra infortuni e problemi di salute mi sono sempre mancate due compagne nel finale. Nonostante tutto, ci abbiamo provato sempre ed è un aspetto importante».

Alzini è convinta che Consonni possa battere l'attuale Wiebes, credendo maggiormente in se stessa (foto Felicia Bonati)
Alzini è convinta che Consonni possa battere l’attuale Wiebes, credendo maggiormente in se stessa (foto Felicia Bonati)
Alzini è convinta che Consonni possa battere l'attuale Wiebes, credendo maggiormente in se stessa (foto Felicia Bonati)
Alzini è convinta che Consonni possa battere l’attuale Wiebes, credendo maggiormente in se stessa (foto Felicia Bonati)

Martina crede in Chiara

Accanto a Consonni c’è Alzini che ascolta le sue parole ed annuisce, pronta a riprendere le sue risposte. Si conoscono benissimo, sono amiche prima che colleghe o avversarie. Ogni tanto Chiara guarda Martina per capire se trovare la sua approvazione in ciò che dice.

«Sono convinta – interviene Alzini – che Chiara possa essere la prima a battere l’attuale Wiebes in volata. Il problema è che lei non si è ancora resa conto della sua forza. Chiara ha parlato di costanza e quei tre secondi. E naturalmente i numeri che ha Lorena in volata non ce li ha nessun’altra. Penso però che ci siano altri fattori, come la testa, che facciano molto di più dei numeri. Lo ripeto, ne sono convinta, perché Chiara lo ha dimostrato».

Tutta la loro amicizia esce in maniera naturale ed è piacevole starle a sentire e guardare.
«Non sto lodando Chiara – chiude Martina scherzando inizialmente – per tenermela buona solo perché è sempre la mia compagna di stanza quando siamo in nazionale o perché non voglio che mi avveleni di notte o ancora perché mi presta sempre il suo phon per asciugare i capelli. Dicevo prima che deve rendersi conto di quanto è forte. Ecco, quando lo ha fatto a Parigi 2024, ha vinto un oro olimpico (nella madison con Guazzini, ndr). Giusto per farvi capire. Ora non voglio metterle pressione addosso (dice ridendo mentre guarda Consonni, ndr), ma lei ha tutto per battere Wiebes».

Wiebes mai così “ingiocabile” in volata. Ce lo spiega Mondini

16.09.2025
7 min
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La volata è l’atto conclusivo di una gara ciclistica in cui un folto numero di velociste tenta il guizzo giusto, ma alla fine vince sempre lei, Lorena Wiebes. Da qualche anno, e progressivamente, si potrebbe sintetizzare in questo modo l’esito di ogni sprint disputato dalla olandese della SD Worx-Protime.

Non ha bisogno di ulteriori presentazioni la attuale campionessa europea, ma vale la pena ricordare la sua annata. Il tassametro di Wiebes al momento conta 23 successi stagionali (che diventano uno in più sommando la generale del Simac Ladies Tour) per un totale di 118 in carriera. Quest’anno più che in passato, le avversarie hanno tentato in tutte le maniere di sorprenderla quando si arrivava ad un sprint più o meno ristretto, ottenendo sempre posti dal secondo in giù. Quando è stata battuta, è stato merito di un’azione da lontano o di un colpo da finisseur. Tenendo conto che Lorena ha ancora 26 anni e tanta “fame” di crescita, abbiamo analizzato questa supremazia col suo diesse Gian Paolo Mondini. Un excursus fatto di dati, approccio e semplicità.

A parte la crono del Simac, sette vittorie su sette volate negli ultimi otto giorni di gara. Possiamo descrivere Wiebes con qualcosa di nuovo?

Credo che siano i numeri a parlare per lei. Oltre alle vittorie su strada, bisogna contare le maglie delle classifiche a punti di Giro Women e Tour Femmes che certificano la sua solidità nelle gare a tappe. Anzi con la generale del Simac, Lorena è balzata in testa al ranking mondiale superando Vollering. Una velocista davanti ad una donna da Grandi Giri. Se ci pensate è abbastanza atipico, ma contestualmente significativo di che atleta sia Wiebes. E non si ferma qua…

Cosa intendi?

Quest’anno ha vinto anche una gara delle World Series di gravel e ad ottobre correrà anche i mondiali che si terranno praticamente a casa sua (in Limburgo, ndr). E dicevo che non è finita perché dieci giorni dopo farà anche i mondiali in pista a Santiago del Cile (in programma dal 22 al 26 ottobre, ndr). Lorena è una forza della natura. Non si pone limiti e non ha paura di fare altre specialità.

Sia Guarischi che alcune sue avversarie ci hanno sempre detto che Wiebes ha i primi tre secondi della volata che sono fulminanti per tutte. E’ questo il suo segreto?

Barbara è il suo lead out e sua compagna di stanza, la conosce bene e ha ragione. Lorena ha uno sprint bruciante in avvio, perché ha un rapporto peso/potenza incredibile. E’ 60 chilogrammi, quindi deve spostare poco peso in volata. In quei tre secondi è capace di prenderti otto metri di vantaggio che diventano difficili da colmare. Ha registrato picchi di potenza molto più alti, ma abbiamo visto come facendo uno sprint con 1.200 watt di potenza riesca comunque a battere le rivali. E poi è molto aerodinamica.

Quest’anno è stata davvero ingiocabile per tutte, alzando ulteriormente il livello. Su cosa ha lavorato?

Diciamo che dopo che era stata battuta l’anno scorso da Kool al Tour e in qualche altra occasione, Lorena ha voluto migliorare ancora sotto tanti fondamentali. Lei è molto metodica, precisa ed ama allenarsi. Quando è fuori da sola o con le compagne, inserisce sempre 10/15 sprint in allenamento. Ho lavorato molto nel ciclismo maschile e non ho mai visto cose del genere nemmeno dagli uomini. La differenza è proprio lì e si vede la testa della campionessa. Potrebbe anche non farle o farne meno, visto che tanto vince 20 venti corse all’anno e invece no, ci dedica ancora tempo.

Wiebes vince Fourmies, l’ultima stagionale. Quest’anno è stata letteralmente insuperabile. Chi sarà la prima a batterla in volata?
Anche tatticamente ci è parsa ancora più attenta. E’ così?

Bisogna dire che Lorena quando mette casco, occhiali e numero sulla schiena diventa un cecchino in certe gare. Vede e legge la corsa. In ogni gara in cui c’era nervosismo o si formavano ventagli, lei era sempre nelle posizioni giuste. Un esempio sono i ventagli al UAE Tour oppure quello che abbiamo orchestrato noi al Giro Women nella tappa di Monselice o ancora recentemente al Simac. Lorena è brava a non sprecare energie e ormai sa gestirsi da sola anche quando non ha un lead out perfetto.

Vuole diventare più completa? Una velocista moderna alla Mads Pedersen, se ci accetti il parallelismo?

Faccio fatica a trovare paragoni tra i maschi come caratteristiche, chiaramente facendo le debite proporzioni. Per numeri, intesi come vittorie e valori espressi, può ricordare un Cavendish o un Viviani. In realtà Lorena può puntare a molte più gare lontane apparentemente da lei. Faccio un esempio anche in questo caso. La tappa del Tour vinta da Mavi Garcia aveva un finale molto impegnativo e lei ha vinto molto bene lo sprint del secondo posto arrivando a pochi secondi.

Tatticamente Wiebes ha una buona visione di gara e fiuta i pericoli. Con i ventagli è attenta e sa tenerli animati
Tatticamente Wiebes ha una buona visione di gara e fiuta i pericoli. Con i ventagli è attenta e sa tenerli animati
Quindi potremmo vederla più competitiva anche dove c’è più salita?

In questo caso il discorso può assumere diverse connotazioni. Lorena potrebbe iniziare a lavorare di più in salita solo per capire come affrontarla meglio, per una questione di posizioni in gruppo. Ovvio che poi se ci lavora troppo, rischia di perdere altre doti, tipo esplosività o velocità. Detto questo, io credo che una come Wiebes possa tenere duro in tante classiche come Fiandre o Amstel (dove è già arrivata seconda esultando sul fotofinish, ndr) e magari vincerle. Comunque sarebbe bello e giusto che organizzassero un mondiale per velocisti, perché Lorena meriterebbe di indossare una maglia iridata.

Come talvolta capita con Pogacar al via di una gara, hai l’impressione che le avversarie partano già battute quando c’è lei?

Non lo so, a me sembrano tutte serene le nostre avversarie, forse proprio per quel motivo o magari sono contente di andare a podio assieme a Lorena. Devo riconoscere anche che ogni tanto vediamo alcune squadre che preferiscono lasciare tanto spazio alla fuga, anche a costo di non chiudere più, pur di non arrivare in volata contro di lei. Per la serie, se chiude la SD Worx bene, altrimenti la gara finisce così.

Sappiamo che è una domanda paradossale, ma per Gian Paolo Mondini come si può battere Lorena Wiebes e chi potrebbe farlo?

Non saprei. Forse in una volata che per un qualsiasi motivo non è lanciata ad alta velocità, un lead out che arriva da dietro e forte potrebbe trovare la carta giusta per batterla. Oppure una squadra che ha due velociste. Una parte lunga, chiama allo scoperto Lorena e l’altra sfrutta la sua scia per passarla. Non so, sono ipotesi a cui noi stiamo già attenti e che vogliamo evitare. Tuttavia se devo fare un nome, ora come ora, penso che Chiara Consonni sia una velocista che potrebbe battere Lorena. Sarebbe una grandissima volata.

“Maga” Bronzini legge la sfera di cristallo per lo sprint di via Roma

21.03.2025
5 min
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Quando correva non a caso il suo soprannome era “maga”. Giorgia Bronzini sapeva leggere le carte della corsa e prevedere il futuro di certe azioni. Alcune delle sue vittorie più importanti sono arrivate grazie a queste capacità e alla serenità nei momenti più frenetici. Anche da quando è salita in ammiraglia le ha mantenute, nonostante non sia sempre facile azzeccarci con un ciclismo femminile molto diverso dai suoi tempi. In vista della Milano-Sanremo Women abbiamo voluto chiederle cosa vede nella sua sfera di cristallo.

L’appuntamento della “Classicissima” al femminile è fissato per domani e la sabbia nella clessidra sta già scorrendo. Partenza da Genova alle 10,35 ed arrivo in via Roma a Sanremo dopo 156 chilometri attorno alle 14,20, circa due ore e mezza prima dei pro’. I tre Capi, la Cipressa e il Poggio sono le asperità che potrebbero far evolvere la corsa, ma come succede negli uomini, anche nelle donne il pronostico resta aperto. Si potesse giocare al vecchio totocalcio, sarebbe una gara da “1X2”. Bronzini ci ha dato la sua solita sincera opinione, prendendo spunto anche dalla antesignana della Sanremo Women che si è corsa per l’ultima volta vent’anni fa.

Bronzini ha corso un paio di edizioni della Primavera Rosa. Nel 2005 era compagna di squadra di Nicole Cooke, seconda classificata
Bronzini ha corso un paio di edizioni della Primavera Rosa. Nel 2005 era compagna di squadra di Nicole Cooke, seconda classificata
Tu che hai corso qualche edizione della Primavera Rosa, che era l’attuale Sanremo Women, che ricordo hai della gara?

Di quella gara ricordo la fatica (sorride, ndr). Ai tempi in cui l’ho corsa non ero proprio la Bronzini del finale di carriera. Le salite le soffrivo. Poi correvo in una delle squadre più forti del periodo e tiravo per le mie capitane. Una di loro era Nicole Cooke che fece seconda di un niente nel 2005 (l’ultimo anno in cui si corse, ndr). Ovviamente mi sarebbe piaciuto che avessero organizzato altre edizioni proprio per la spettacolarità della gara. E poi perché all’epoca era una delle poche che avrebbe sfruttato il pubblico in strada per la corsa maschile. Noi atlete l’avremmo sentita di più. Ci è mancata e sono davvero contenta che sia tornata in calendario.

La Sanremo Women sarà di 156 chilometri. Secondo te, visto che la gara maschile è la più lunga in assoluto, ti saresti aspettata che avesse un chilometraggio più alto oppure l’attuale distanza va bene così?

Rispetto alla Primavera Rosa che era di 120 chilometri, penso che la lunghezza della nostra Sanremo sia più che sufficiente. Anche perché non sono assolutamente d’accordo nel portare le gare sempre a distanze e durezze maggiori o sempre più imprevedibili o con più ostacoli. I rischi aumentano e l’eccesso non va mai bene. Così come non sono d’accordo su alcune gare maschili. Si sta portando il ciclismo in generale troppo all’estremo. E’ una cosa negativa per tutti. Dobbiamo ricordare che i corridori non sono dei giullari, ma persone umane. Se la gente vuole un certo tipo di spettacolo, deve guardare i film e non le gare ciclistiche. Questo almeno è ciò che penso io.

Alla Sanremo la Human ci arriva senza le leader Edwards e De Jong infortunate. Malcotti sarà la punta (foto Oskar Scarsbrook)
Alla Sanremo la Human ci arriva senza le leader Edwards e De Jong infortunate. Malcotti sarà la punta (foto Oskar Scarsbrook)
Secondo te come lavoreranno le squadre che hanno solo la velocista come prima punta?

Le squadre che puntano sulle loro ruote veloci dovranno cercare di tenere tutto chiuso. O se dovesse evadere una fuga, dovranno tenerla controllata. Dovranno guardare bene chi c’è dentro e poi ricucire senza strappi, proteggendo la velocista in sicurezza senza sprecare nulla.

E invece come si comporteranno le squadre che hanno altri tipi di corridori?

Queste formazioni secondo me cercheranno di sfruttare qualsiasi opportunità si presenterà, magari anche su ogni minimo cavalcavia o dislivello, non solo sulle cinque salite. E’ facile che di scatti o allunghi ne facciano tanti. Il loro obiettivo sarà quello di stremare le gambe delle velociste e tagliarle fuori dal finale.

Le formazioni che vorranno arrivare in volata alla Sanremo Women dovranno tenere chiusa la corsa il più possibile
Le formazioni che vorranno arrivare in volata alla Sanremo Women dovranno tenere chiusa la corsa il più possibile
La Human della diesse Giorgia Bronzini come affronterà la corsa a livello tattico, se si può dire?

Onestamente per noi non è un momento felice e stiamo soffrendo come squadra. Purtroppo saremo al via con una formazione che non era quella pronosticata. Le nostre punte sono fuori gioco. Ruth Edwards si è dislocata una spalla alla Strade Bianche e Thalita De Jong si è rotta la clavicola al Trofeo Binda. La nostra leader sarà Barbara Malcotti, che fa parte di quelle atlete non veloci cui facevo riferimento prima.

Quindi animerete la corsa?

Noi della Human non faremo il forcing, ci adatteremo alla situazione. Studierò la gara in base alla composizione delle altre squadre e capire chi potrebbe fare gara dura. Daremo indicazioni a Barbara e le altre compagne saranno di supporto a lei. Non credo che sarà una novità per le altre squadre come ci comporteremo noi. Non abbiamo i numeri per sorprenderle. Tuttavia partiamo per portare a casa il meglio possibile per noi ed essere combattive.

Potrebbe evadere una fuga all’inizio e verificarsi un caso simile come alla Omloop Nieuwsblad?

Non penso che alla Sanremo possa succedere ciò che abbiamo visto in Belgio perché quello è stato un episodio che ha fatto scalpore, più unico che raro. Le squadre favorite non perderanno questa occasione, anche perché nel frattempo le scalatrici si sono misurate fra loro, vedendo cosa c’è da fare. Non faranno arrivare lontano la fuga a meno che in quella azione ci siano pedine importanti o delle seconde scelte di livello.

Esordio stagionale. Kopecky durante la recon della Sanremo Women. Per Bronzini è la favorita principale (foto instagram)
Esordio stagionale. Kopecky durante la recon della Sanremo Women. Per Bronzini è la favorita principale (foto instagram)
Fatte tutte queste ipotesi tecnico-tattiche, la maga Giorgia Bronzini guarda la sua sfera di cristallo e… chi vince la Sanremo Women? E perché?

Nel pronostico tutti dicono che attaccherà Kopecky e quando lei attacca non lo fa a caso. La gara ha caratteristiche che le si addicono sia che diventi dura sia che lo sia un po’ meno. Non penso nemmeno abbia scelto a caso di esordire alla Sanremo in questa stagione. Oltre a Kopecky, tra le favorite vedo Balsamo che ha fatto una grande corsa a Cittiglio, non solo per la vittoria, ma anche per come l’ha condotta. E non dimentichiamoci dell’altra Elisa, ovvero Longo Borghini. Se la gara diventerà estremamente dura penso che lei assieme a Vollering saranno quelle più avvantaggiate. Infine inserirei anche Vos, perché lei quando corre queste gare è difficile da tenere a bada.

Paladin sicura: «Con Consonni siamo complete e più competitive»

04.01.2025
6 min
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Stimoli, aspettative, incognite. Quando si cambia squadra bisogna tenere conto di tanti aspetti per non fare salti nel vuoto. Non l’ha fatto sicuramente Chiara Consonni quando ha detto di sì alla proposta della Canyon-Sram Zondacrypto aiutata anche da Soraya Paladin, che per lei è stata una perfetta “insider” cui chiedere consigli prima della firma (in apertura foto Saskia Dugon).

La trevigiana è nel team tedesco dal 2022 e si era ambientata subito, diventando la compagna di squadra ideale che tutte vorrebbero sia in gara che fuori. Zero polemiche e tanto lavoro prima per le altre e poi per sé. Così l’esperienza di Paladin è diventata preziosa anche per la velocista bergamasca ancor prima di vestire la stessa maglia. Abbiamo approfondito il discorso, guardando anche come cambierà la fisionomia della squadra.

Paladin è alla quarta stagione nella Canyon e la sua esperienza è stata preziosa nella scelta di Consonni (foto Pohlmann)
Paladin è alla quarta stagione nella Canyon e la sua esperienza è stata preziosa nella scelta di Consonni (foto Pohlmann)
Soraya come sono iniziate le chiacchierate con Consonni?

Ne abbiamo parlato assieme alle prime voci di mercato. Era estate, eravamo durante il Giro Women. Avevo capito che a Chiara piaceva molto la nostra squadra, ma allo stesso tempo era preoccupata perché si sarebbe trovata in un ambiente nuovo dopo tanto tempo. In UAE c’era una buona parte del blocco Valcar in cui è cresciuta ed aveva sempre un punto di riferimento tra compagne o staff. Alla Canyon invece, a parte me non conosceva nessuno e temeva di trovarsi spaesata.

Cosa le hai detto?

L’ho tranquillizzata subito dicendole che l’avrei aiutata certamente ad inserirsi e che comunque si sarebbe inserita molto bene anche da sola. In quel periodo al Giro Women avevo sondato il terreno in squadra e tutte le compagne erano contente di un suo eventuale arrivo. Ricordo che più di tutto avevo detto a Chiara che uscire dalla propria comfort zone l’avrebbe aiutata a crescere tanto. E considerando che ha solo 25 anni, ne sono estremamente convinta.

Alla fine tra i diesse è arrivato “Capo” Arzeni. Secondo te questo agevolerà ulteriormente Consonni nell’inserimento?

Quando ho parlato con Chiara all’inizio, non si sapeva ancora nulla dell’ingaggio di Arzeni. Certamente la sua presenza la farà stare meglio o più al sicuro rispetto alle sue aspettative iniziali. Però bisogna fare attenzione perché da noi ci sono delle gerarchie da rispettare e persone a cui rendere conto.

Di sicuro andate a rafforzare il reparto delle velociste, che era forse il vostro punto debole.

Assolutamente sì. Premetto però che non è che noi non fossimo soddisfatti delle nostre sprinter, è solo che alcune si erano adattate in volata o non avevano vinto quanto Chiara in carriera. Ad esempio avevamo già Maike Van der Duin che è giovane e sta crescendo bene. A Parigi ha conquistato il bronzo olimpico nella madison vinta propria da Chiara e Guazzini. Credo che questo risultato le abbia fatto capire le sue potenzialità. Secondo me Maike e Chiara possono imparare l’una dall’altra oltre che aiutarsi in corsa. Mi sento di dire che ora per le volate siamo ben coperte, abbiamo colmato un gap con la concorrenza.

Soraya Paladin ha fatto parte del team che ha conquistato il Tour Femmes con Niewiadoma
Soraya Paladin ha fatto parte del team che ha conquistato il Tour Femmes con Niewiadoma
L’arrivo di una velocista significa anche organizzare un treno. Ne avete già parlato in squadra?

Ancora non in modo dettagliato, ma abbiamo già in mente quali potrebbero essere i ruoli. Una delle più contente dell’arrivo di Chiara è stata Chloé (Dygert, ndr), che si difende bene in volata e si è dovuta adattare, ma non è una velocista. Parlando con lei nel ritiro di dicembre in Algarve, mi ha detto si sentirebbe adatta a fare da leadout a Chiara, sfruttando anche le sue doti a cronometro.

E il compito di Soraya Paladin diventerebbe ancor più quello di regista?

Mi piace il ruolo che la squadra mi ha assegnato in questi anni. Quello di “equilibratrice” nell’economia della corsa. Nelle volate l’idea sarebbe quella di dirigere le operazioni fino ai 500 metri al massimo, poi spazio alle atlete che sono più esperte per quei frangenti. Anche a me è capitato di buttarmi in volata in certe corse, ma il caos degli ultimi metri non mi piace. Bisogna essere capaci di stare là in mezzo, altrimenti si combinano solo guai.

Di conseguenza per te potrebbero aprirsi situazioni diverse?

Certo, ora che abbiamo una velocista di alto livello come Chiara ed una in crescita come Maike, posso puntare ad azioni da lontano o anche attacchi nel finale. Così facendo loro possono restare coperte in gruppo e sfruttare le circostanze, mentre prima si doveva sempre fare di necessità virtù. Tuttavia in questo ciclismo femminile che sta cambiando tanto, è difficile trovare i propri spazi. Quindi prima di tutto vorrei che vincessimo tanto come squadra, poi eventualmente guarderò le mie occasioni.

Quanto incide ora nella vostra squadra la presenza di una velocista come Consonni?

Ora siamo siamo più complete e più competitive. Speriamo di poter raccogliere più risultati possibili tra velociste e scalatrici. Prima erano sempre le seconde a farlo e a lunga andare può diventare stressante perché sono sempre chiamate a risolvere loro la situazione. Invece così pensiamo che anche i piazzamenti possano aiutarci a trovare poi le vittorie. Il successo al Tour Femmes con Kasia (Niewiadoma, ndr) ci ha dato più morale e consapevolezza. Adesso non solo vorremmo vincere più gare possibili, ma diventare una formazione di riferimento.

A proposito di questo, il mercato femminile mai come quest’anno è stato in fermento e sulla carta sembra esserci più equilibrio rispetto al passato. Cosa ne pensi?

In effetti il 2025 ha portato a tanti mescolamenti. Sarà strano ad inizio anno vedere in gruppo tutti questi cambiamenti. Alcuni team secondo me potrebbero metterci più del dovuto a carburare anche se hanno preso atlete forti. Noi della Canyon siamo andati in controtendenza perché siamo quasi rimaste le stesse. Oltre a Chiara, l’altra big che è arrivata è Ludwig che alza ulteriormente il nostro livello. Il nostro progetto dura da tanti anni. Era partito con giovani interessanti che ora sono delle realtà come Bradbury o Niedermaier. Sotto il punto di vista dell’amalgama di squadra, penso che noi potremmo partire avvantaggiate rispetto alle altre formazioni.

Il mercato femminile ha mescolato le carte portando equilibrio. La Canyon ha cambiato poco, ma in modo mirato (foto Pohlmann)
Il mercato femminile ha mescolato le carte portando equilibrio. La Canyon ha cambiato poco, ma in modo mirato (foto Pohlmann)
Il tuo programma gare è già stato pianificato?

Sì, una parte, prima però dall’8 al 22 gennaio andremo in ritiro in Spagna. A differenza dei dieci giorni in Algarve dove abbiamo fatto distanza e fondo, in quelle due settimane faremo una preparazione specifica mirata alle prime corse. Io dovrei iniziare a correre a Mallorca a fine gennaio, poi UAE Tour, Omloop Nieuwsblad e tutto il calendario delle classiche tra quelle del Nord e le italiane. Insomma, manca poco al via del 2025.

Bastianelli, un treno sotto l’albero per chiudere alla grande

24.12.2022
5 min
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Marta Bastianelli si muove con sicurezza nella hall dell’hotel in cui era in ritiro con la sua squadra a Lido di Camaiore. Anche in gesti comuni, normali… si nota una certa sicurezza, una certa personalità in lei. Lo si vede da come parla con i tecnici, da come gestisce le interviste, come s’interfaccia con le altre ragazze. C’è una sicurezza in Marta che ti cattura e che è impossibile non notare.

L’atleta della  UAE Adq, sta per iniziare la sua 18ª e ultima stagione da professionista. La Bastianelli ne ha viste di ere del ciclismo, ciononostante è determinata come sempre. E in breve, come vedremo, il discorso scivola su temi tecnici, tanto è “sul pezzo” Marta. Una cosa però è sicura: Babbo Natale le ha portato un nuovo treno… e non è un trenino giocattolo! E’una grossa bella sfida su cui mettere le mani.

Marta Bastianelli con il diesse Davide Arzeni, entrambi sono esperti in materia di treni e volate. Ci faranno divertire…
Marta Bastianelli con il diesse Davide Arzeni, entrambi sono esperti in materia di treni e volate. Ci faranno divertire…

Marta, quindi confermi: si chiude in questa stagione? Nessun ritorno sui tuoi passi…

Assolutamente basta. Fine. Stop. Il Giro d’Italia donne sarà l’ultima gara. Massima professionalità sino a quel punto, ma poi basta!

C’è un grande rinnovamento alla UAE Adq, molte giovani e molte nuove atlete: avrai anche il famoso ruolo della chioccia? Ammesso che questo ruolo oggi valga ancora…

Beh, se loro vogliono fare bene gli conviene ottenere anche delle buone informazioni da chi ha più esperienza. Magari è vero anche che oggi le giovani si sentono subito arrivate dal punto di vista del sapere o sono molto avanti rispetto ai tempi nostri, però non è sempre una cosa buona. Devono prendere spunto e conoscenze delle altre. Magari su come ci si gestisce in corsa, perché non servono soltanto le gambe, ma soprattutto l’esperienza. Come si gestiscono dei momenti di panico, situazioni di gara nervose… ci sono diverse cose da tenere in considerazione per una vittoria importante.

In chi ti rivedi di più tra le giovani di questa squadra?

Forse più nella Persico, per la sua voglia di fare, per il suo carattere, per lo stare sempre concentrata. Forse lei ha un po’ troppo carattere! A volte bisogna anche tenere un po’ le ali basse, perché qui prendi schiaffi a destra e a sinistra senza accorgertene. Però Silvia è secondo me un’atleta che può fare tanto.

Beh, avremmo detto la Consonni, viste le caratteristiche tecniche…

Chiara ha un carattere totalmente diverso. Lei è molto più estroversa, più festaiola. Io ero più pacata, tranquilla, però sapevo già cosa volevo. A Chiara viene già molto più facile il risultato con il “motore” che ha. Può fare davvero tanta strada. Poi sì, per caratteristiche fisiche, mi rivedo più nella Consonni, siamo parecchio simili: due velociste. Però a livello di carattere mi riconsoco più nella Persico: sin da piccole sia lei che io sapevamo già cosa volevamo.

Parlando con le altre, e anche con la stessa Consonni, è emerso il discorso del treno: sarai tu l’ultima donna per lei in volata o viceversa? 

Lo vedremo strada facendo, anche negli allenamenti invernali che faremo insieme. Cercheremo di capire. Certe cose si provano in allenamento. E’ un po’ come andare a scuola guida: se non fai le guide, non passi l’esame. E la stessa cosa vale per le volate. E’ importante farle insieme… quando si può, perché poi non abbiamo neanche tutto questo tempo. Abbiamo solo i ritiri per farle.

Ci fai un esempio concreto di come si prova un treno in allenamento?

Si provano vari tipi di treni, con i vari posizionamenti. Posizioni che sono dettate in linea di massima dalle caratteristiche, che già si conoscono, delle atlete. Dalle più lente alle più veloci e scaltre. E poi serve anche fiducia. Chiara ha sempre lavorato con un gruppo di persone diverso, ma affiatato. Alcune di loro sono nuove nel nostro team. Per dire, se dovessi fare un treno io, conoscendo le mie ragazze, quelle con cui ho lavorato da sempre, so già chi metterei e chi potrebbe fare l’ultima donna. Una cosa è certa: a prescindere da chi sarà di noi l’ultima a lanciare lo sprint entrambe abbiamo uno spunto veloce e ci lanceremo ancora meglio.

Le strade degli Emirati Arabi Uniti sarebbero ideali per provare gli sprint. Marta sulla sinistra, guida le compagne (foto Instagram)
Le strade degli Emirati Arabi Uniti sarebbero ideali per provare gli sprint. Marta sulla sinistra, guida le compagne (foto Instagram)
Provare in allenamento è ben diverso dalla gara. In allenamento siete sole ed è “solo” una questione di posizione, in gara c’è bagarre… Per esempio c’è qualcuna di voi che appositamente va a disturbare l’azione?

No, no… quando facciamo queste cose le facciamo in massima sicurezza, perché purtroppo appunto in allenamento non è come in gara. Le strade sono aperte, quindi dobbiamo trovare i giusti momenti, le giuste strade per provare questo tipo di situazioni. Chiaro che non sarà mai identica ad una gara, ma è importante per valutare i tempi di uscita e prendere occhio con le compagne, per capire come ci si può organizzare poi in corsa.

Come fate a capire qual è la disposizione migliore? 

Di solito i coach scelgono una strada sulla quale si prova questo tipo di attività. Definiamo un treno provandolo più volte, due o tre. Di più non ha senso perché poi il rendimento non è lo stesso. Fare una volata costa energia, quindi onde evitare di non fare le ultime con qualcuna che si faccia male, cerchiamo di farne poche, ma fatte bene.