Il Lombardia 2026, Paul Seixas, Decathlon CMA CMG

Il ciclismo senza Pogacar e il coraggio ritrovato dei suoi avversari

25.10.2026
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L’argomento era emerso il giorno dopo la vittoria di Paul Seixas al Lombardia, il francesino della Decathlon aveva appena vinto la prima Classica Monumento della carriera e nella conferenza stampa parlava di coraggio e ambizione. Parole arrivate dopo la scarica di adrenalina del successo più importante della sua giovane carriera, una sorta di redenzione che ha nascosto subito la delusione e l’insoddisfazione maturate a Montreal. Paul Seixas al margine del Lombardia ha detto che lavora ogni giorno per diventare il numero uno al mondo, lo fa perché il talento e l’ambizione lo spingono e fanno ardere in lui la voglia di vincere. 

Questo finale di stagione senza Tadej Pogacar ci ha fatto ricordare che viviamo in un’epoca di grandi corridori: Mathieu Van Der Poel, Michael Matthews, Remco Evenepoel, Giulio Ciccone e ovviamente Paul Seixas. Tanti altri sono coloro che si sono ricordati di valere più di qualche piazzamento, basti chiedere ad Enric Mas e a quante volte ha sognato di vincere un Grande Giro. 

Tadej Pogacar, UAE Team Emirates, Felix Gall, Enric Mas, Vuelta 2026
La Vuelta è stata l’ultima corsa di Tadej Pogacar, poi la caduta ha costretto lo sloveno al ritiro, lo rivedremo in gruppo all’inizio della prossima stagione
Tadej Pogacar, UAE Team Emirates, Felix Gall, Enric Mas, Vuelta 2026
La Vuelta è stata l’ultima corsa di Tadej Pogacar, poi la caduta ha costretto lo sloveno al ritiro, lo rivedremo in gruppo all’inizio della prossima stagione

Senza sua maestà

La caduta in Spagna di Tadej Pogacar ha aperto una finestra sul mondo che fino a quel momento era coperto dalle spalle larghe e dal talento dello sloveno. Tanta era la forza di Pogacar che il rischio era di dimenticarsi del resto, la sensazione sembrava essere che anche i corridori stessi si fossero dimenticati del loro valore. E’ servito il carattere di un ragazzino francese di 19 anni per pensare di vedere un affronto al re. Prima alla Strade Bianche, poi alla Liegi e infine con la vittoria al Lombardia, Paul Seixas ha gettato il guanto di sfida. 

Abbiamo intercettato Roberto Damiani alla fine della stagione, mentre i corridori vanno in vacanza e scappano dall’altra parte del mondo e chi resta si gode qualche momento di normalità. 

«Con quella caduta tutti avevano percepito che saremmo tornati a vedere un ciclismo diverso – commenta Damiani – il dominio di Pogacar era ed è meritato, ci mancherebbe. Però eravamo arrivati a vedere una sudditanza sia verso di lui che nei confronti del UAE Team Emirates».

Vuelta Espana 2026, Alto de Aitana, Enric Mas Nicolau
La Vuelta è diventata terreno di caccia e di dominio di Enric Mas, lo spagnolo è riuscito a coronare il sogno di vincere un Grande Giro
Vuelta Espana 2026, Alto de Aitana, Enric Mas Nicolau
La Vuelta è diventata terreno di caccia e di dominio di Enric Mas, lo spagnolo è riuscito a coronare il sogno di vincere un Grande Giro
Dominio che durava da un po’…

Al Lombardia dello scorso anno si era percepito ancora di più, oltre a Pogacar la squadra aveva sei corridori che sarebbero stati tranquillamente dei capitani nelle altre formazioni in gruppo. Un dominio per un certo senso quasi frustrante, anche perché nessuno poi provava e resistere. 

Il primo a scottarsi fu Bagioli al mondiale di Zurigo nel 2024…

Da un paio d’anni a questa parte, il canovaccio tattico era un attacco di Pogacar, uno o due che provavano a restargli a ruota e poco dopo cedevano. Facevano un fuorigiri talmente alto che poi perdevano anche il podio e da secondi finivano quinti, sesti o peggio. 

Summer McNulty, da ragazza Oak , moglie di Brandon dal 2023, è stata a sua volta una ciclista
Il mondiale è stata una corsa tattica, di gambe e spettacolare, vinta da McNulty con coraggio
Summer McNulty, da ragazza Oak , moglie di Brandon dal 2023, è stata a sua volta una ciclista
Il mondiale è stata una corsa tattica, di gambe e spettacolare, vinta da McNulty con coraggio
Alla fine si era optato per lasciarlo andare?

Sembrava l’unica soluzione, Pogacar attaccava e gli altri si giocavano i piazzamenti, se a questo aggiungi il fatto che le squadre lottano per i punti viene facile capire il perché. Oltre alla superiorità di Pogacar.

Siamo tornati a vedere delle corse aperte?

Per il risultato finale sì, se pensiamo al mondiale è stato vinto da un corridore di talento ma che ha fatto un’azione tatticamente intelligente. Senza dimenticare il lavoro di squadra che hanno fatto i compagni di nazionale di McNulty. Allo stesso modo il Lombardia è stata una gara bellissima, dove Seixas ha fatto un’azione impressionante.

Figlia del coraggio?

Di una motivazione ritrovata, perché se prima alla partenza l’atteggiamento era quasi di sconfitta anticipata adesso abbiamo assistito a corridori con grinta e fame ritrovata. 

Il Lombardia 2026, Paul Seixas, Decathlon CMA CGM, Van Rysel, Giulio Ciccone
Il Lombardia ha permesso ai Seixas di correre con l’ambizione e il coraggio dei grandi campioni, un mattone importante per la sua crescita e consapevolezza
Il Lombardia 2026, Paul Seixas, Decathlon CMA CGM, Van Rysel, Giulio Ciccone
Il Lombardia ha permesso ai Seixas di correre con l’ambizione e il coraggio dei grandi campioni, un mattone importante per la sua crescita e consapevolezza
E quando tornerà Pogacar?

Benvenga, ma dovremo trovare il modo di rendere la corsa interessante. Di provare cose nuove, uscire dai soliti canovacci tattici. Ricordo che Felice Gimondi disse una frase secondo me attuale quando un tifoso gli disse che senza Eddy Merckx avrebbe vinto di più. Lui rispose: «Magari senza Merckx non sarei diventato Felice Gimondi».

Questo per dire?

Che Pogacar continuerà a fare quello che gli riesce meglio, saranno gli avversari a dover trovare il modo di batterlo. A mio avviso serve più coraggio, sia tattico che di corsa. A volte in gara si vedono team collaborare con la UAE per interessi comuni, ma se sono i più forti, per batterli bisogna isolarli. 

Torniamo al fatto che serve coraggio?

Alfredo Martini diceva che certe volte per vincere bisogna rischiare di perdere, ma quando le squadre guardano ai punti UCI allora tutto diventa più monotono. 

Il Lombardia 2026, Giulio Ciccone, Lidl-Trek
Protagonista del finale di stagione è stato anche il nostro Ciccone, a lui il coraggio non è mai mancato ma ha ritrovato nuova verve
Il Lombardia 2026, Giulio Ciccone, Lidl-Trek
Protagonista del finale di stagione è stato anche il nostro Ciccone, a lui il coraggio non è mai mancato ma ha ritrovato nuova verve
I grandi campioni come Van Der Poel Van Aert, Seixas o Ciccone però non guardano a questo, corrono per vincere…

Infatti penso che Seixas sia stata una bella ventata di aria fresca, ha corso con l’istinto e il coraggio di provare a contrastare Pogacar. Lo stesso hanno fatto Van Der Poel e Van Aert. E Seixas senza Pogacar ha corso un mondiale sbagliando tattica, però ha imparato qualcosa di nuovo.

C’è tanta curiosità il ritorno di Pogacar?

Si dovrà capire se tornerà lo stesso, personalmente credo di sì e che sarà questo per altre stagioni. Ma le prima gare del prossimo anno serviranno per misurare la temperatura e vedere cosa succede.

Tadej Pogacar, Sencur

Pogacar, il re è ai box ma il protagonista è sempre lui

11.10.2026
5 min
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Il Lombardia è andato in scena senza il suo re indiscusso. Per la prima volta dopo cinque successi consecutivi, Tadej Pogacar ha guardato da lontano la Classica delle foglie morte. Eppure, anche senza essere al via, lo sloveno ha continuato a occupare la scena. La sua assenza pesa, alimenta domande e tiene accesa l’attesa per il suo ritorno.

Questo sentimento lo abbiamo constatato anche a Sencur, durante i Campionati europei, dove Pogacar si è concesso all’abbraccio della sua gente. Niente corsa, soltanto sorrisi, saluti e qualche parola sul presente quando alla domenica è spuntato fuori dal finestrino di auto della corsa. T-shirt verde-grigio militare, cappellino e la sua solita semplicità.

Il corpo fa male, ma Pogacar ha ripreso lo spirito. Ecco la foto che ha pubblicato su Instagram per rassicurare i tifosi (immagine @tadejpogacar)
Qualche giorno dopo la caduta della Vuelta, Pogacar ha tenuto i tifosi in souspence (foto Instagram @tadejpogacar)
Il corpo fa male, ma Pogacar ha ripreso lo spirito. Ecco la foto che ha pubblicato su Instagram per rassicurare i tifosi (immagine @tadejpogacar)
Qualche giorno dopo la caduta della Vuelta, Pogacar ha tenuto i tifosi in souspence (foto Instagram @tadejpogacar)

Dalla caduta alla ripresa

Il campione ha ripreso a pedalare, ma la strada verso la piena condizione è ancora lunga. Dopo la caduta alla Vuelta, il recupero è diventato l’unico vero obiettivo. Il resto, per ora, può aspettare.

La stagione di Pogacar si è interrotta bruscamente il 29 agosto, durante l’ottava tappa della corsa spagnola, quando quella caduta ha compromesso il suo finale di questo trionfante 2026. Lo sloveno, che aveva già messo nel mirino nuovi traguardi, ha riportato una frattura scomposta della clavicola sinistra, una frattura cervicale stabile a livello della settima vertebra e una commozione cerebrale. Si è reso necessario un intervento chirurgico alla clavicola. Da quel momento, il programma agonistico è passato in secondo piano. Il suo umore faceva su e giù. Ma la speranza di rimetterlo in pista per mondiali ed europei ancora c’era, seppur flebile.

Poi ai primi di settembre, il 5 per l’esattezza, la UAE Emirates ha ufficializzato la fine anticipata della sua stagione. Niente mondiali, niente europei e niente Lombardia. Una decisione condivisa con lo staff medico, senza fissare scadenze per il rientro alle competizioni. La priorità era consentire al corpo di recuperare completamente, senza aggiungere rischi a un infortunio che coinvolgeva più distretti.

«Le prime settimane non sono state semplici – ha detto Pogacar – i primi quindici giorni sono stati particolarmente duri, con pochi momenti positivi. La svolta è arrivata nella terza settimana, quando ho potuto iniziare a muovermi con maggiore continuità, salire sui rulli e iniziare la fisioterapia». Lì probabilmente l’uomo è tornato a sentirsi atleta e il motore in qualche modo si è riacceso.

Il campione ha comunque potuto festeggiare un altro traguardo: il rinnovo con la UAE fino al termine del 2032. Un segnale di continuità in un momento complicato. «Ora – ha aggiunto Tadej – non servono scorciatoie. La ripresa deve rispettare tempi e tappe, perché l’obiettivo non è tornare presto, ma tornare davvero pronto».

Tadej Pogacar, Sencur
L’abbraccio con Mezgec che ha concluso la carriera durante la prova in linea slovena
L’abbraccio con Mezgec che ha concluso la carriera durante la prova in linea slovena

Sogno rimasto nel cassetto

A Sencur Pogacar ha ritrovato il calore di casa. I campionati europei si svolgevano a pochi chilometri dai luoghi in cui è cresciuto. Anzi, il tratto in linea lambiva la sua Komenda e passava anche in quella rotatoria all’ingresso del paese a lui dedicata e che vi abbiamo fatto vedere. Tadej ci teneva moltissimo a questo appuntamento ed è un sogno che probabilmente resterà chiuso nel cassetto quello di trionfare in casa. A meno che in Slovenia non decidano di riorganizzare gli europei a breve!

Addirittura proprio a Sencur era circolata la voce che forse si sarebbe schierato al via, per una sorta di passerella iniziale. Voci alimentate dalla ripresa in bicicletta e dalla presenza del suo nome nelle liste preliminari già al mondiale. Un’ipotesi suggestiva, ma che non ha mai trovato riscontro in un programma agonistico concreto.

Lo stesso Pogacar ha ammesso di aver pensato alla possibilità di prendere il via. In un momento del recupero, ha raccontato, gli è venuta voglia di correre. Le gambe sembravano chiedere di tornare a misurarsi con gli avversari, soprattutto davanti al proprio pubblico. Ma il desiderio non poteva cancellare la realtà. Per quanto forte la condizione proprio non c’era. In più sembrava avesse dei formicolii ai piedi quando pedalava.

«Dopo una sola settimana di uscite su strada, la condizione era ancora lontana da quella necessaria per affrontare una competizione di alto livello. Uscivo con Urska (Zigart, la moglie, ndr) e stavolta ero io starle a ruota sia in salita che in discesa», ha specificato il diretto interessato.

Il campione ha quindi scelto di vivere gli Europei da spettatore. Una presenza comunque significativa, attesa e, secondo il nostro parere, giusta. Quel cameo fatto nel giorno della prova in linea ha riacceso l’entusiasmo dei tifosi sloveni. E forse anche di Pogacar stesso.

Quella domenica Tadej ha anche salutato Luka Mezgec, amico e compagno di nazionale che ha concluso la propria carriera proprio con la prova in linea europea. Un incontro carico di ricordi, tra cui la vittoria di Mezgec a Trieste al Giro d’Italia del 2014, quando Pogacar era ancora un adolescente. Era il suo idolo, pensate un po’! Anche lì la folla per poco non lo ha divorato. Anche a noi restano il dubbio e la curiosità di sapere cosa sarebbe stato il circuito Sencur e la salita di Mozjanca se ci fosse stato Pogacar in gara…

Pogacar è risalito in bici la settimana prima del mondiale sfoggiando la sua ultima maglia iridata. E poi ha fatto stessa cosa con quella di campione europeo (foto Instagram)
Pogacar è risalito in bici la settimana prima del mondiale sfoggiando la sua ultima maglia iridata. E poi ha fatto stessa cosa con quella di campione europeo (foto Instagram)
Pogacar è risalito in bici la settimana prima del mondiale sfoggiando la sua ultima maglia iridata. E poi ha fatto stessa cosa con quella di campione europeo (foto Instagram)
Pogacar è risalito in bici la settimana prima del mondiale sfoggiando la sua ultima maglia iridata. E poi ha fatto stessa cosa con quella di campione europeo (foto Instagram)

Ma Tadej è già al 2027

Il successo di Brandon McNulty ai mondiali di Montreal, dove l’americano ha conquistato il titolo iridato su strada, ha rappresentato una delle soddisfazioni più belle di questo periodo. Pogacar si è congratulato con il compagno. «All’inizio facevo il tifo per gli sloveni, ma quando alla fine ho visto Brandon davanti ho sperato per lui. Se lo è meritato proprio», aveva dichiarato ai media sloveni..

La ripresa, la maglia iridata del compagno, l’abbraccio della gente. In qualche modo inizia da qui il 2027 di Tadej Pogacar. E’ presto per definire un programma ovviamente. Anche lo stesso programma sarà stilato in base ai tempi e alle modalità di recupero. Facciamo un esempio: la cosa che più preoccupa sono le vertebre cervicali. In virtù di questo magari potrebbe saltare la Roubaix. Ipotesi, congettura del tutto nostra, sia chiaro. Giusto per far capire che è presto e tutto in divenire.

In UAE la cosa l’hanno presa di petto. Tadej da nostre fonti sta lavorando sodo e tutto sta procedendo secondo programma. «Il periodo di riposo più lungo – ha spiegato Pogacar – potrebbe comportare una ripresa del lavoro anticipata di circa un mese rispetto alla normale preparazione».

In casa UAE non vogliono forzare il recupero. Se lo possono permettere visti i tanti campioni che hanno. E al tempo stesso devono fare così visto il patrimonio che rappresenta Tadej stesso. Un patrimonio su cui hanno deciso di puntare fino al 2032. Il contratto è stato rinnovato e allungato, segno che la fiducia nel re c’è ancora.

Brandon McNulty, campione del mondo, tifosi, foto

McNulty, il campione del mondo: il racconto di Baldato

06.10.2026
6 min
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LISSONE (Monza Brianza) – La folla intorno al bus del UAE Team Emirates è la stessa che si vedeva nei giorni e negli anni in cui la maglia iridata era sulle spalle di Tadej Pogacar. La vittoria di Brandon McNulty ha portato entusiasmo e voglia di vedere da vicino questo corridore, un americano timido e introverso. Capace però di indossare la divisa arcobaleno con il sorriso di chi sa che davanti avrà un anno intenso, da vivere sotto i riflettori. Le luci dei palcoscenici mondiali saranno sempre per Pogacar, ma ora anche McNulty verrà illuminato, com’è giusto che sia. 

I tifosi lo aspettano alla Coppa Agostoni, sotto a un sole d’autunno che scalda l’asfalto come in estate, la seconda apparizione del campione del mondo è un evento da non perdere. Brandon McNulty ha preso le misure sul calore e la voglia dei tifosi di fare foto da dimenticare nei propri telefoni, ma ora tutto va così. L’americano cerca di scappare dietro il bus, per evitare il bagno di folla, finisce per incastrarsi in un passaggio ristretto. Segnale che ci sono ancora un po’ di cose da imparare. 

Coppa Agostoni, Brandon McNulty, bambini, UAE Team Emirates
Brandon McNulty sta imparando a gestire e vivere l’affetto dei tifosi e l’attenzione degli sponsor, qui insieme ai bambini alla Coppa Agostoni
Coppa Agostoni, Brandon McNulty, bambini, UAE Team Emirates
Brandon McNulty sta imparando a gestire e vivere l’affetto dei tifosi e l’attenzione degli sponsor, qui insieme ai bambini alla Coppa Agostoni

Successo sfiorato

I 164 chilometri da percorrere sulle salite simbolo della Brianza portano a Brandon McNulty un secondo posto, battuto nella volata ristretta da Paul Lapeira. La prima vittoria da campione del mondo in carica è da rimandare, c’è da capire se di qualche giorno o se direttamente alla prossima stagione. 

«Gli ultimi due giorni – ha detto McNulty in conferenza stampa in riferimento al Giro dell’Emilia e alla Coppa Agostoni – sono stati davvero speciali. Correre con questa maglia dà una percezione diversa della fatica e del tempo, sembra che passi più in fretta. Non penso ai chilometri e alla fatica, magari mi ci abituerò piano piano e tutto tornerà a una dimensione normale.

«Ho ricevuto tanto sostegno – continua – e molti atleti sono venuti da me a congratularsi, è una cosa di cui sono molto grato. Il programma di corse non è cambiato, nonostante la vittoria in Canada e va bene così. La motivazione non manca, quindi mi godrò queste ultime due gare e terminerò la stagione al Lombardia. Ci sarà anche Del Toro, credo sarà lui il nostro uomo, però penso di avere buone gambe per stare in testa al gruppo, sarà una gara divertente».

Giro dell'Emilia, l'esordio in maglia iridata di Brandon McNulty, UAE Team Emirates
Il Giro dell’Emilia è stata la prima corsa in maglia iridata per Brandon McNulty
Giro dell'Emilia, l'esordio in maglia iridata di Brandon McNulty, UAE Team Emirates
Il Giro dell’Emilia è stata la prima corsa in maglia iridata per Brandon McNulty

Brandon, una garanzia

La carriera di Brandon McNulty parla di un corridore arrivato dagli USA direttamente nel WorldTour, ad accoglierlo nella massima categoria del ciclismo ci ha pensato il UAE Team Emirates nel 2020. Un cammino lungo sette anni, nei quali ha trovato il suo ruolo e una dimensione all’interno della formazione numero uno al mondo. Spesso in ammiraglia con lui c’è stato Fabio Baldato, al quale abbiamo chiesto di raccontarci il suo McNulty. Perché non è più solo il gregario di Tadej Pogacar, forse non è mai stato solo quello.

 «Per noi McNulty è una garanzia – ci dice davanti alla folla in attesa dell’iridato – si tratta di uno dei talenti sul quale il team ha investito fin da giovane. Un atleta fondamentale e che ha fatto vedere delle belle cose. E’ un uomo squadra, che però con noi ha vinto ben 21 corse (alle quali si aggiungono tappa e classifica generale al Giro di Sicilia 2019 in maglia Rally UHC Cycling, ndr). E’ un uomo da finali di gara, capace sia di far vincere ma anche di vincere lui stesso.

«In questa stagione – prosegue – ha avuto tanta sfortuna, in questo è stata brava la squadra a dargli il tempo di stare a casa e riprendersi. Lo abbiamo perso per le gare di agosto, come al Polonia che l’anno scorso aveva vinto, ma questo gli ha permesso di arrivare in Canada al massimo della condizione».

Un americano in Spagna

Fabio Baldato ci racconta di Brandon McNulty e nelle sue parole intuiamo l’orgoglio e l’emozione di averlo visto agguantare un risultato di questo spessore. Un premio per gli anni in cui lo statunitense ha lavorato in silenzio, rispettando i ruoli assegnati e affermandosi quando ne ha avuto occasione. 

«Brandon è uno che arriva preparato alle corse – racconta ancora il diesse veneto – allo stesso modo ha bisogno dei suoi spazi. Vive in Europa, a Barcellona, ma quando può torna a Phoenix. E’ un ragazzo che ama stare in famiglia e allenarsi sulle strade di casa, con il team ha trovato questo equilibrio e funziona. Anche perché le libertà che gli vengono date coincidono con le garanzie che McNulty è in grado di portare una volta in corsa». 

Il lavoro di McNulty è stato incredibile: ha riportato Pogacar in coda al gruppo e poi in testa sulla Cipressa. Poi è toccato a Del Toro
Il lavoro di McNulty per i compagni di squadra è sempre stato incredibile: come fatto alla Sanremo in occasione della vittoria di Tadej Pogacar
Il lavoro di McNulty è stato incredibile: ha riportato Pogacar in coda al gruppo e poi in testa sulla Cipressa. Poi è toccato a Del Toro
Il lavoro di McNulty per i compagni di squadra è sempre stato incredibile: come fatto alla Sanremo in occasione della vittoria di Tadej Pogacar

Un uomo in più

La lettura tattica è una caratteristica che ritorna spesso nei concetti espressi da Fabio Baldato, consapevole di aver trovato un corridore di cui fidarsi ciecamente. In gara e nei momenti salienti Brandon McNulty c’è sempre e sa leggerli di conseguenza, come fatto a Montreal una decina di giorni fa. 

«E’ una pedina fondamentale – ci dice Baldato – ovunque, perché è vero che lo si vede insieme a Del Toro o Pogacar quando la corsa diventa dura, ma è stato in grado di pilotare e dare una mano anche a Narvaez in altre occasioni. Sempre a Montreal è stato fondamentale per il successo di Del Toro nelle corse pre mondiale. Ha vinto in Canada allo stesso modo in cui ha trovato il successo con noi in altre gare».

Brandon McNulty, Pissei, campione del mondo, maglia iridata (foto Instagram)
Pissei, brand che veste il campione del mondo di casa UAE, ha fatto una sorpresa a Brandon McNulty con una serie di kit iridati da indossare da qui a fine stagione (foto Instagram)
Brandon McNulty, Pissei, campione del mondo, maglia iridata (foto Instagram)
Pissei, brand che veste il campione del mondo di casa UAE, ha fatto una sorpresa a Brandon McNulty con una serie di kit iridati da indossare da qui a fine stagione (foto Instagram)

Sorpresa iridata

Nei giorni scorsi sui social del UAE Team Emirates è stato pubblicato un video nel quale McNulty ha svelato i kit iridati che sta utilizzando in questo finale di stagione. Una sorpresa e un regalo arrivato dal team, segno del rispetto e di quanto si possa voler bene a un ragazzo come Brandon McNulty.

«In squadra tutti gli vogliono bene – conclude Baldato – è uno che fa il suo lavoro e ripaga quando gli viene data libertà. Ha un carattere introverso, ma quando si lascia andare ride e scherza di gusto. Ogni tanto se ne esce con delle battute davvero divertenti. Devo essere sincero, vederlo in maglia iridata mi ha emozionato. Lo conosco bene nella sua semplicità e guardarlo in cima al podio mi ha fatto scendere una lacrimuccia. Brandon è uno di poche parole, ma per capirsi basta uno sguardo».

Riccardo Lorello, Italia, Tour de l'Avenir 2026

Lorello: le conferme dell’Avenir e il futuro che bussa

03.09.2026
4 min
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STRAMBINO (TO) – La nazionale italiana al Tour de l’Avenir era composta dai sei corridori presi dalle formazioni continental del nostro Paese, nell’anno in cui la corsa a tappe francese ha aperto ai devo team le selezioni nazionali hanno cambiato il loro format. Non più bacino dei migliori talenti, ma un’occasione per ragazzi e atleti meritevoli di mettersi alla prova contro i migliori corridori della categoria. La risposta dei sei ragazzi in maglia azzurra è stata una testimonianza del fatto che anche le formazioni continental sono in grado di raccogliere e far crescere ottimi corridori. 

Tra questi contiamo sicuramente Riccardo Lorello, atleta del team SC Padovani Polo Cherry Bank che nelle prime quattro tappe è stato capace di raccogliere un terzo posto e altri due piazzamenti tra i primi dieci. Coronando quella che è stata, fino ad adesso, una stagione positiva dove il toscano ha trovato continuità e una serie di risultati incoraggianti. 

«Diciamo che è stata un’esperienza in crescendo – racconta Lorello appoggiato al camper della nazionale in attesa di partire per l’ultima tappa – perché nel primo giorno ci siamo fatti trovare impreparati quando si sono aperti i ventagli. Nelle tappe successive è andata meglio e nella quarta frazione ho raccolto un bel terzo posto. Poi mi sono messo a disposizione dei compagni aiutandoli in salita, per quanto mi è stato possibile».

Aubin Sparfel, Tour de l'Avenir, tappa 4, vittoria, Mattia Negrente e Riccardo Lorello (foto Jolypics-Tour de l'Avenir)
Quarta tappa all’Avenir, vince Sparfel, alle sue spalle Mattia Negrente e Riccardo Lorello (foto Jolypics-Tour de l’Avenir)
Aubin Sparfel, Tour de l'Avenir, tappa 4, vittoria, Mattia Negrente e Riccardo Lorello (foto Jolypics-Tour de l'Avenir)
Quarta tappa all’Avenir, vince Sparfel, alle sue spalle Mattia Negrente e Riccardo Lorello (foto Jolypics-Tour de l’Avenir)
In relazione alle altre corse internazionali come collochi questo Tour de l’Avenir?

E’ davvero un gradino in più, le squadre vengono tutte preparate e forse anche con una motivazione maggiore. Hanno una mentalità diversa dalla nostra, corrono tanto all’attacco e sono molto unite. Spesso cercano di fare corsa dura, mentre in Italia abbiamo un livello più basso. Essere qui mi ha sicuramente permesso di crescere tanto. 

Che cosa ti ha insegnato questa esperienza?

Mi è mancato qualcosa sotto il punto di vista tattico, in generale a tutti noi. Man mano abbiamo cercato di sfruttare meglio le occasioni, muovendoci per andare in fuga e metterci in mostra. Personalmente sono arrivato ad avere il giorno migliore nella quarta tappa, con un terzo posto che mi ha regalato il sorriso. 

77° Trofeo Piva, Riccardo Lorello (foto Pederiva)
Riccardo Lorello ha mostrato le sue qualità al Trofeo Piva, vincendo la 77ª edizione (foto Pederiva)
77° Trofeo Piva, Riccardo Lorello (foto Pederiva)
Riccardo Lorello ha mostrato le sue qualità al Trofeo Piva, vincendo la 77ª edizione (foto Pederiva)
Questo terzo posto quanto vale?

In termini di motivazione è un risultato che mentalmente mi ha fatto fare un gradino in più. Non è una vittoria, ma essere stato l’unico della fuga, insieme a Negrente, a resistere fino al traguardo è stato un segnale positivo. Per gli impegni futuri che avrò con la nazionale direi che è una risposta positiva. Un bel punto di partenza.

Impegni futuri, quindi? 

Spero di essere convocato al mondiale e se tutto va bene anche per il campionato europeo. Però non mi sbilancio perché comunque tecnicamente il mondiale forse è più duro dell’europeo, non in termini di dislivello ma per il percorso nervoso e senza pause. Il cammino che ho avuto quest’anno è interessante, ho visto una crescita e sono andato sempre a migliorare. 

Riccardo Lorello, Mirko Bozzola, SC Padovani Polo Cherry Bank (foto Xpix)
Riccardo Lorello e Mirko Bozzola erano i due atleti della SC Padovani Polo Cherry Bank convocati da Marino Amadori per il Tour de l’Avenir (foto Xpix)
Riccardo Lorello, SC Padovani Polo Cherry Bank (foto Xpix)
Riccardo Lorello è stato uno dei due atleti della SC Padovani Polo Cherry Bank convocato da Marino Amadori per il Tour de l’Avenir (foto Xpix)
Invece il Lorello che torna dalla Padovani cosa porta dopo questa esperienza? 

Innanzitutto mi auguro di averli resi orgogliosi delle mie prestazioni, indossare la maglia della nazionale al Tour de l’Avenir è un traguardo che non tutti riescono a raggiungere. Penso di tornare con maggiore esperienza alle corse e maggiore consapevolezza.

All’anno prossimo si pensa?

Diciamo di sì, perché alla fine l’anno prossimo è un anno importante e sto avendo contatti quasi giornalmente con il UAE Team Emirates che vorrebbe portarmi nel devo team. Si parla di un calendario diviso a metà tra under 23 e professionisti con la possibilità di crescere ancora e partecipare alle corse vere.  

SC Padovani, Riccardo Lorello, Coppa della Pace 2026, vittoria
L’ultima vittoria ottenuta da Lorello è stata alla Coppa della Pace (foto Xpix)
SC Padovani, Riccardo Lorello, Coppa della Pace 2026, vittoria
L’ultima vittoria ottenuta da Lorello è stata alla Coppa della Pace (foto Xpix)
Quanto è vera questa corsa? 

Tanto, fin troppo vera perché qua il livello è molto alto, però ci sono stato anch’io e ho dimostrato di poterci stare, per cui sono contento. 

Te lo saresti aspettato a inizio stagione?

No, assolutamente, non mi sarei aspettato una crescita così graduale. Alla fine sono partito che avevo la mia cardite e sono partito passo dopo passo, mi sono tolto tante soddisfazioni ed essere arrivato al Tour de l’Avenir è una cosa bellissima.

Tour de l'Avenir 2026, tappa tre, Davide Stella, UAE Team Emirates Gen Z (foto Jolypics-Tour de l'Avenir)

Stella nel WorldTour, con la benedizione di Matxin

31.08.2026
5 min
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Davide Stella dopo due stagioni con il devo team del UAE Team Emirates passerà nel WorldTour a partire dal prossimo anno. Una promozione arrivata un paio di settimane fa e coronata da un successo di tappa al Tour de l’Avenir, in quella che è stata la frazione più lunga di tutte: 230 chilometri (in apertura foto Jolypics-Tour de l’Avenir). La volata con la quale Davide Stella ha battuto i rivali, tra i quali Thomas Capra, ha permesso al velocista di dimostrare che le qualità ci sono. Nonostante la sfortuna, anche se un incidente in strada con un’auto che non ti vede e non calcola nemmeno la tua presenza non si può definire esattamente sfortuna. 

Era il mese di marzo e da lì Davide Stella ha ripreso a pedalare tornando con forza e determinazione per gli impegni più importanti. E se al Giro Next Gen la condizione non era ancora sufficiente per lottare con i migliori, è poi arrivata la pista a sistemare le cose con un argento ai campionati europei U23 nell’omnium.

Tour de l'Avenir 2026, tappa tre, Davide Stella, UAE Team Emirates Gen Z (foto Jolypics-Tour de l'Avenir)
Terza tappa del Tour de l’Avenir, Stella si impone in volata in quella che è la vittoria più importante fino ad ora (foto Jolypics-Tour de l’Avenir)
Tour de l'Avenir 2026, tappa tre, Davide Stella, UAE Team Emirates Gen Z, Thomas Capra (foto Jolypics-Tour de l'Avenir)
Terza tappa del Tour de l’Avenir, Stella si impone in volata in quella che è la vittoria più importante fino ad ora (foto Jolypics-Tour de l’Avenir)

Addio Molano

L’approdo di Davide Stella nel WorldTour con il UAE Team Emirates, con un contratto fino al 2029, arriva dopo l’addio di Sebastian Molano. Il velocista colombiano dalla prossima stagione correrà con la Lotto-Intermarché. Toccherà quindi a Stella e ai suoi vent’anni raccogliere il testimone dell’uomo veloce della formazione numero uno al mondo. La notizia del suo approdo nel WorldTour è stata accompagnata anche dall’entusiasmo di José Matxin. Siamo così andati dal general manager della UAE Emirates per capire e approfondire le scelte fatte intorno a Davide Stella. 

«Davide Stella è un velocista puro – ci spiega Matxin – e nei momenti in cui pianifichiamo il futuro sapevamo che Molano sarebbe andato alla Lotto. La nostra squadra non ha una grande cultura dei velocisti, ma è un ruolo importante avere uno sprinter all’interno del gruppo. Soprattutto se si guarda alle altre corse, perché non si può nascondere che il nostro team sia votato agli scalatori nei Grandi Giri».

Juan Sebastian Molano, UAE Team Emirates
Juan Sebastian Molano lascerà il UAE Team Emirates a fine stagione, Stella diventerà il velocista di riferimento della formazione emiratina
Juan Sebastian Molano, UAE Team Emirates
Juan Sebastian Molano lascerà il UAE Team Emirates a fine stagione, Stella diventerà il velocista di riferimento della formazione emiratina
Che opportunità sarà per Stella entrare nel WorldTour?

Una bella occasione per cercare di fare risultato in gare intermedie, senza escludere che in qualche stagione possa essere protagonista anche nei Grandi Giri. Chiaramente è una decisione legata anche al percorso che viene proposto, ma non è da escludere una sua presenza in queste corse in futuro. 

Annuncio arrivato pochi giorni prima della vittoria di tappa all’Avenir…

Meglio sia arrivato l’annuncio e poi la vittoria, fa capire che in Stella crediamo davvero. Sapevamo che nelle prime tappe del Tour de l’Avenir potesse fare qualcosa di importante. Siamo coscienti del corridore che può diventare. In realtà sarebbe dovuto andare a correre alla Vuelta a Portugal, ma avevamo deciso che l’Avenir sarebbe stata una scelta più saggia in termini di occasioni.

Tour de l'Avenir 2026, tappa tre, Davide Stella, UAE Team Emirates Gen Z (foto Jolypics-Tour de l'Avenir)
Dopo solamente due stagioni nel devo team Stella sarà promosso nel WorldTour a partire dal 2027 (foto Jolypics-Tour de l’Avenir)
Tour de l'Avenir 2026, tappa tre, Davide Stella, UAE Team Emirates Gen Z (foto Jolypics-Tour de l'Avenir)
Dopo solamente due stagioni nel devo team Stella sarà promosso nel WorldTour a partire dal 2027 (foto Jolypics-Tour de l’Avenir)
Che velocista può diventare Stella?

Deve migliorare sugli strappi, trovare maggiore consistenza e arrivare pronto anche in volate ristrette e non solo in quelle con gruppo compatto. Sarà un gioco di tempo, esperienza, allenamenti e per noi è un investimento in tutti i sensi.

Un lavoro delicato…

Stella arriva dalla pista, lo si capisce da come corre e dalle prestazioni che fa. Sappiamo che è capace di ottenere grandi risultati anche in quel campo, ma allo stesso tempo si deve adeguare alla strada. Migliorare non è un difetto, ma un modo di imparare. Tanto deriverà dallo staff e dalla fiducia reciproca, Stella dovrà essere bravo a lavorare con nutrizionista, preparatore, diesse e tutte le figure presenti nel nostro team. 

La pista rimane centrale anche con il passaggio nel WorldTour?

Il calendario su pista è importante, ma dovremo trovare un equilibrio. La squadra paga lo stipendio al corridore e di conseguenza ci sarà da trovare dei punti di contatto. Il passaggio nel WorldTour è impegnativo, ma credo che Stella possa fare un percorso simile a quello di altri interpreti della pista, come Ganna. 

Davide Stella, mondiali pista 2025, Santiago del Cile
Il corridore di Monfalcone è un riferimento anche per la pista, ora servirà trovare un nuovo equilibrio tra i vari impegni
Davide Stella, mondiali pista 2025, Santiago del Cile
Il corridore di Monfalcone è un riferimento anche per la pista, ora servirà trovare un nuovo equilibrio tra i vari impegni
Sostituire un velocista esperto come Molano è una bella responsabilità…

Vero, ma Stella avrà possibilità simili a quelle che Molano ha avuto in questi anni. Avrà anche modo di imparare a muoversi nelle Classiche, magari partendo da gare vicine alle sue caratteristiche come De Panne, Gand-Wevelgem o Scheldeprijse. 

In una squadra che ha tanti uomini da classifica ci sarà davvero spazio per Stella nei Grandi Giri?

Dipenderà dal suo livello e dal percorso, ma anche Molano ha corso un Giro d’Italia nel 2024 e in quella squadra c’era Pogacar. Quindi sì. 

Lo sprint della rinascita a Espinho, battendo Roca (ESP) e Martins (POR, foto Rodrigues)
Quest’anno Stella ha vinto anche la quarta tappa della Volta a Portugal do Futuro (POR, foto Rodrigues)
Lo sprint della rinascita a Espinho, battendo Roca (ESP) e Martins (POR, foto Rodrigues)
Quest’anno Stella ha vinto anche la quarta tappa della Volta a Portugal do Futuro (POR, foto Rodrigues)
Abbiamo parlato delle caratteristiche atletiche, ma quale altro aspetto ti ha colpito di Stella?

E’ una persona fantastica, da 12 su 10. Inoltre ha una tranquillità incredibile, di solito i velocisti sono attivi o comunque agitati. Stella invece è sereno e rilassato. 

Il contratto che ha firmato ha una durata di tre anni…

Un fattore chiave è l’età, per cui non vogliamo mettere pressione a un corridore così giovane. La cosa importante è farlo crescere dandogli le occasioni per farlo e per mettersi alla prova anche da leader.

La vostra è una squadra votata alla classifica generale, chi sono i corridori che potranno essere di riferimento per Stella?

Abbiamo già individuato i profili più adatti, uno di questi è Rui Oliveira che per me è uno dei migliori lead out man del gruppo. Dovranno conoscersi e prendere le misure, penso che Oliveira sia uno dei ragazzi più adatti per guidare Stella e fargli da chioccia, non solo in corsa. 

Tour de France 2026, Tadej Pogacar, Isaac Del Toro, UAE Team Emirates, Orcieres-Merlette

Casa UAE: McNulty abbandona, Wellens vacilla e Del Toro?

24.07.2026
5 min
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ORCIERES-MERLETTE (Francia) – Il Tour de France del UAE Team Emirates deve fare i conti con i malanni e un team che inizia a perdere pezzi importanti. Ieri vi abbiamo raccontato del calvario del soldato Adam Yates, salvato da Tim Wellens e dal sostegno della seconda ammiraglia. Ieri però, nella prima tappa di un trittico che fa tremare le gambe anche ai più forti ciclisti al mondo, la formazione emiratina ha perso Brandon McNulty. L’americano ha alzato bandiera bianca al traguardo volante di Corps, vinto da uno stratosferico Mads Pedersen che rafforza il suo primato per la maglia verde. 

«McNulty abbandona». Una comunicazione via radio semplice ma chissà cosa devono aver pensato in casa UAE Team Emirates quando dalla macchina è arrivata questa notizia, mentre in gruppo il ritmo era dettato dalla Pinarello-Q36.5 e dalla Decathlon CMA CGM. Pogacar e compagni non sono stati chiamati in causa nel corso della tappa, ma è chiaro che all’interno della formazione che detiene la maglia gialla e la maglia bianca le cose siano cambiate. 

Tour de France 2026, Brandon McNulty, UAE Team Emirates, Orcieres-Merlette
Continuano i problemi in casa UAE, Brandon McNulty si sentiva già male alla partenza di Voiron, per lui finire la tappa è stato impossibile
Tour de France 2026, Brandon McNulty, UAE Team Emirates, Orcieres-Merlette
Continuano i problemi in casa UAE, Brandon McNulty si sentiva già male alla partenza di Voiron, per lui finire la tappa è stato impossibile

L’ombra di Seixas

Le forze alla fine della terza settimana del Tour de France sono sempre poche e anche nel team numero uno al mondo si guarda al centellinare e risparmiare. Non sembra a volte, tanto che anche le voci dal gruppo dicono di un UAE Team Emirates spesso famelico e alla caccia di tutte le classifiche possibili. Il ritiro di Brandon McNulty e la crisi di Adam Yates (anche ieri in grande difficoltà) mettono la squadra davanti a una scelta tattica. Come cambierà l’approccio in questo finale di Tour de France? Sarà possibile lottare, come si era detto, per tenere entrambe le maglie? 

Con Paul Seixas a soli venti secondi da Isaac Del Toro è difficile non pensare a un attacco da parte del francesino, idolo di un popolo che da decenni è alla ricerca di un protagonista grande quanto i loro sogni sulle strade della Grande Boucle. Ogni volta viene annunciato il suo nome il pubblico si incendia, chissà cosa vuol dire avere 19 anni e la Francia alle spalle pronta a spingerti.

Tour de France 2026, Tadej Pogacar, Isaac Del Toro, UAE Team Emirates, Orcieres-Merlette
Il UAE Team Emirates riuscirà a difendere entrambe le maglie?

Sogno podio

Isaac Del Toro a tutto questo sembra non pensarci, al momento la maglia bianca rimane sulle sue spalle, anche se nel primo arrivo in cima all’Alpe d’Huez è difficile pensare che non si possano avere dei rimescolamenti. 

«La stanchezza e la fatica sono all’ordine del giorno – ha commentato Del Toro – perché all’inizio della terza settimana le gambe hanno già percorso molti chilometri e anche la mente inizia ad essere stanca. Ma siamo pronti per il finale. Le prossime due tappe saranno davvero molto belle, sono contento di questo finale e sereno. Credo che chiedere di più di così sarebbe troppo».

«Arrivare sul podio – prosegue – sarebbe bellissimo per me e per il mio Paese, mi darò da fare per raggiungere questo obiettivo. Essere qui al Tour è fantastico, ho la maglia e sarebbe bello provare a tenerla fino alla fine. La priorità è sempre sostenere Pogacar e anche la squadra lavora per lui».

Allarme virus?

Il ritiro di Brandon McNulty, per un problema di gastroenterite come riportato, apre uno spiraglio sulla gestione dei prossimi giorni in casa UAE Team Emirates. Si segnala Adam Yates ancora sofferente, mentre Tim Wellens ha tagliato il traguardo di Orcieres-Merlette con più di quaranta minuti di ritardo, in ultima posizione.

Al termine della tappa abbiamo intercettato Mauro Gianetti, team manager del UAE Team Emirates pochi metri dopo l’arrivo: «McNulty non stava bene già dal mattino, si sentiva debole, ma non aveva febbre o altri sintomi. Evidentemente nel corso della tappa è peggiorato. Però escludiamo qualsiasi virus o malanno che possa aver colpito i nostri corridori».

«Per quanto riguarda Del Toro – continua Gianetti – abbiamo detto che avremmo dato priorità alla maglia gialla di Pogacar, ovviamente. La difesa del podio è legata alle gambe e agli avversari, ci sarà da monitorare la situazione. Se dovesse essere necessario che Isaac si debba mettere a disposizione di Tadej non c’è alcun dubbio sul fatto che lo farà. E’ vero che Seixas è a soli venti secondi, ma siamo altrettanto vicini ad Evenepoel, vedremo con il passare dei chilometri in che modo si evolverà la situazione».

Maglia Bianca, Isaac Del Toro, UAE Team Emirates, cronometro, tappa 16

Maglia bianca: la corsa si accende, le voci dei protagonisti

22.07.2026
5 min
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THONON-LES-BAINS (Francia) – La corsa alla maglia bianca si accende e prende ancora più vita sulla strada che porta da Evian-Les-Bains a Thonon-Les-Bains. Un percorso, quello della cronometro di ieri, che aveva già fatto parlare i corridori e gli addetti ai lavori da giorni prima. Tra i giovani che vogliono conquistare il simbolo del primato per la loro speciale classifica si guardava a tre nomi: Isaac Del Toro, Paul Seixas e Juan Ayuso. Ma una volta terminata la tappa la gara sembra riservata ai primi due.

Il messicano è chiamato a difendere la maglia bianca dall’attacco del francesino della Decathlon CMA CGM, mentre lo spagnolo della Lidl-Trek era pronto a giocarsi le sue carte su un terreno favorevole come quello della cronometro. 26,1 chilometri con un gran premio della montagna di seconda categoria, la Cote de Larringes, a fare da spartiacque tra chi può lottare per questa speciale classifica e chi invece dovrà ricalibrare gli obiettivi del suo Tour de France. 

La difesa di Del Toro

Il messicano del UAE Team Emirates è stato l’ultimo a partire dei tre contendenti alla maglia bianca, ha lasciato la pedana di partenza alle ore 17,11. Del Toro è arrivato sul traguardo dopo 33’40” con un distacco di soli 5 secondi da Paul Seixas. Un prova solida quella del messicano, che al termine della cronometro si è fermato ben prima della zona riservata alla stampa e alle televisioni. Beve dalla bottiglietta che gli porge il massaggiatore e chiede subito notizie sulla prestazione del rivale francese. I segni della caduta, la stessa che ha causato il ritiro di Vingegaard, si vedono appena. 

«Siamo soddisfatti della performance di questa cronometro – racconta in zona mista – perché sono riuscito a spingere bene. Sono felice di come ho reagito, la squadra mi sta sostenendo molto anche in gara. Ad essere sincero ho ancora un po’ di dolore al gluteo e alla parte bassa della schiena ma molto meglio rispetto a domenica e al giorno di riposo».

«La lotta per le posizioni e la maglia bianca – continua Del Toro – sarà davvero tosta, visto che siamo tutti abbastanza vicini. Oggi (ieri per chi legge, ndr) ci siamo distanziati leggermente (il riferimento è ad Ayuso che ha pagato un minuto dal messicano, ndr). Non dobbiamo comunque abbassare la guardia, fino all’ultimo giorno».

In casa UAE il general manager Mauro Gianetti ha fatto capire che la maglia bianca è un obiettivo importante. La squadra lavorerà per tenere il doppio primato in classifica, cercando di difendere entrambe le leadership. 

La rincorsa di Seixas

Paul Seixas taglia il traguardo poco prima di Isaac Del Toro e guarda indietro, intorno a lui ci sono file di microfoni e di telecamere. Lui però si toglie il casco e dice poche parole a un membro della squadra, poi va via, sparendo nella direzione della zona mista. Il francesino spinto da un’intera Nazione continua a macinare chilometri e prestazioni di alto livello. Termina la sua cronometro al quarto posto, davanti a lui c’è uno scatenato Skjelmose e i due fenomeni: Tadej Pogacar e Remco Evenepoel. 

«Credo che oggi mi trovi al posto giusto – ha detto Seixas – ho dato il massimo in questa cronometro. Si tratta una sfida sempre più mentale, ma l’inizio di questa terza settimana sta andando piuttosto bene. Ho recuperato cinque secondi su Del Toro e fisicamente mi sento ancora in forma, le gambe ci sono. Ovviamente è il mio primo Tour, non è facile, ma sto tenendo duro. Sono contento di quello che sto facendo e ogni giorno mi avvicino sempre di più a Parigi».

Il crollo di Ayuso

La cronometro di Juan Ayuso termina con lo spagnolo che sfreccia via, uno sguardo talmente indiavolato che attraversa la scura visiera del suo casco aerodinamico. Il tabellino recita un quindicesimo posto, a un minuto da Paul Seixas ed Isaac Del Toro. Non la prova contro il tempo che si sarebbe aspettato di portare a casa. Per questo quando arriva al camper del team si gira di spalle e sale sui rulli. Le gambe girano, probabilmente nella sua mente i pensieri girano ancora più velocemente. 

Dal vestire la maglia bianca nella tappa di Belfort si è trovato a rincorrere a oltre due minuti di distanza da quello che era il suo obiettivo principale in questo Tour de France. 

«La cronometro è andata semplicemente male – ha raccontato Ayuso – il podio si è allontanato, il distacco è abbastanza consistente. Alla fine l’obiettivo rimane salire sul podio (posizione che al momento porta anche alla maglia bianca visto che il terzo posto è occupato da Del Toro, ndr). Restano due giorni molto duri, oggi (ieri per chi legge, ndr) sono stato al di sotto del mio livello. Tutto però può cambiare in pochi secondi, dobbiamo rimanere concentrati e provarci».

Tour de Suisse 2026, Sondrio, Tadej Pogacar

Pogacar al Tour de Suisse, pizzoccheri, sorrisi e ambizione

17.06.2026
7 min
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SONDRIO – Il boato che scroscia sul palco quando Stefano Bertolotti annuncia Tadej Pogacar (dopo aver snocciolato l’assaggio più cospicuo delle sue vittorie) scuote le finestre che si affacciano su Piazza Garibaldi. La città è ferma da due ore per la presentazione delle squadre del Tour de Suisse, che per la prima volta nella storia partirà (stamattina) dall’Italia e il passaggio del campione del mondo è stato tenuto volutamente in coda. Con il UAE Team Emirates c’è anche il UAE Team ADQ e anche per Elisa Longo Borghini l’applauso è stato fragoroso e potente.

Mentre gli annunci e la musica si prendono la scena, il campione del mondo mescola con lo sguardo curioso il piattino di pizzoccheri che le donne dell’Accademia di Teglio gli hanno messo in mano. Poi li assaggia e sorride. Forse nell’annotazione di un collega più anziano, sul fatto che sembri un ragazzino, c’è la verità della sua magia. Tadej sceglie le corse per stare lontano dalla noia e forse anche da bambino i suoi giochi erano sempre diversi. Finché nell’orizzonte è entrata la bicicletta e allora magari si è messo a rincorrere avversari più veloci di lui e continuava finché non li prendeva tutti quanti.

Un cordone intorno

Quando scende dal palco della presentazione, Pogacar si ferma con lo stesso sguardo a firmare magliette e cappellini per i bambini che lo hanno aspettato così a lungo. Hanno le firme di tutti i campioni, ma per la sua hanno tenuto un posto speciale. Intorno gli hanno costruito un piccolo cordone di sicurezza, perché avere il campione del mondo al Tour de Suisse è un bel lustro: se ne sono accorti i cugini del Romandie che alla fine di aprile lo hanno visto volare e portare migliaia di persone sulle strade.

Magari da queste parti siamo più abituati ad averlo in corsa, ma è bene evitare che qualche tifoso troppo caloroso lo spintoni per una foto. Nessuno in realtà sembra troppo minaccioso, ma intanto Pogacar è arrivato davanti alle telecamere, i taccuini e i microfoni e di colpo dai suoi occhi è sparito lo stupore del bambino. Nel parlare di ruote, altura, salite e pedali è tornato il corridore.

I banchi per spiegare ai corridori come si fanno i pizzoccheri sono dell'Accademia del Pizzocchero: qui Tim Wellens
I banchi per spiegare ai corridori come si fanno i pizzoccheri sono dell’Accademia del Pizzocchero: qui Tim Wellens
I banchi per spiegare ai corridori come si fanno i pizzoccheri sono dell'Accademia del Pizzocchero: qui Tim Wellens
I banchi per spiegare ai corridori come si fanno i pizzoccheri sono dell’Accademia del Pizzocchero: qui Tim Wellens

La forma ritrovata

Racconta di essere stato in ritiro con la squadra e che gli allenamenti sono stati duri e di buon ritmo tutti i giorni. Quando abbiamo parlato di lui con lo staff del UAE Team Emirates al Giro d’Italia, qualcuno si è lasciato scappare che il peso che gli era servito per giocarsi la Roubaix non fosse ancora del tutto a posto e che al Romandia avesse dominato perché il suo livello è spaziale anche se la forma non è delle migliori. A Sierra Nevada sarebbe tornato tutto nella norma.

«Ora siamo qui per il Tour de Suisse – dice Pogacar – metteremo alla prova le gambe già domani (oggi, ndr) e vedremo se saremo davvero pronti per il Tour o se dovremo cercare qualcosa in più negli allenamenti che restano. In allenamento mi sento benissimo e non posso lamentarmi. Quando è caldo, un chilo si perde facilmente. Qui affronteremo un percorso impegnativo di soli cinque giorni e non più nove come un tempo quando c’erano anche i tapponi di montagna.

«E’ un po’ diverso, ma penso che sarà comunque molto bello. Sarà una bella corsa per le gambe, per la velocità e per mettere alla prova la resistenza. Forse è anche positivo che duri solo cinque giorni, perché così potrò recuperare più velocemente. Vedremo come andrà…».

Di bici e cronometro

In mattinata, di passaggio nell’Agrirelais La Fiorida in cui ha soggiornato con la squadra, lo abbiamo visto ragionare a lungo con il meccanico e amico Bostjan Kavcnik, che nel tempo libero si prende cura delle bici del Pogi Team in Slovenia. Confabulavano sulla bici da crono e le sue appendici, l’imbottitura e la larghezza dell’appoggio, mentre fino a pochi minuti prima i meccanici si erano dati un gran da fare perché le sue Colnago Y1RS nere pesassero allo stesso modo.

Anche il casco privo di scritte ha fatto pensare alla ricerca dei dettagli per la sfida del Tour, che anche quest’anno si annuncia di altissimo livello. Al punto che durante l’uscita, Tadej si è fermato nella sede MET che produce i suoi caschi e ha dato qualche annotazione sul prototipo bianco.

«Quando ho deciso di partecipare al Tour de Suisse – dice Pogacar – non sapevamo ancora che sarebbe cambiato così. Ho scelto di venire qui perché si adatta bene, è diverso dal Delfinato, ma il periodo più o meno è lo stesso. L’obiettivo oltre a vincere, è rimanere in salute. Già domani (oggi, ndr), con salite brevi e impegnative, molti corridori proveranno a vincere. Probabilmente ci saranno molti attacchi e noi abbiamo una buona squadra per seguire e magari proveremo a fare qualcosa anche noi».

Questo stesso casco da crono provato da Pogacar l'ha usato anche Del Toro in Francia
Questo stesso casco da crono provato da Pogacar l’ha usato anche Del Toro in Francia
Questo stesso casco da crono provato da Pogacar l'ha usato anche Del Toro in Francia
Questo stesso casco da crono provato da Pogacar l’ha usato anche Del Toro in Francia

Due corse in una

La novità del Giro di Svizzera, che tanti anni fa si era battuto per avere il secondo weekend di gara, sta proprio nella riduzione dei giorni di gara (da nove a cinque), nel fatto che si sia puntato molto su finali in circuito e che su percorsi pressoché identici correranno anche le donne. L’ingresso di Flanders Classics nell’organizzazione ha portato una ventata di novità e sarà la strada a dire se la nuova formula sarà quella giusta.

«Sulla partecipazione delle donne negli stessi giorni – dice Pogacar – si potrebbero migliorare alcuni aspetti organizzativi, perché loro partono molto presto e noi molto tardi. Possiamo parlare di più dei dettagli, c’è margine di miglioramento e sicuramente ci si potrebbe coordinare meglio, però è fantastico che abbiano tappe simili alle nostre ed è altrettanto fantastico che il ciclismo femminile stia andando in questa direzione».

L’emozione del gigante

Torna bimbo col suo stupore soltanto alla fine quando gli chiediamo se sia curioso di provare una corsa mai fatta prima e che cosa pensi davvero dopo aver sentito il suo nome chiamato così forte dal pubblico.

«Sono molto emozionato – dice e di nuovo sorride – e non vedo l’ora di affrontare tutte le tappe che mi aspettano. E’ stato bello vedere tutti questi tifosi già qui oggi per la presentazione per cui cercherò di godermi questi cinque giorni di gara. Ogni tappa sembra piuttosto diversa, ma forse la cronometro e l’ultima tappa sono le migliori per me».

Lo spingono verso l’uscita della zona mista, sono passate le sette ed è tempo di tornare in hotel. Mancano due settimane al Tour de France, per allora l’entusiasmo del bambino sarà stato riposto nel fondo di un baule. Ci sono battaglie in cui anche i bambini devono diventare grandi in fretta. Ma siamo certi che il gusto di quei pizzoccheri continuerà a girargli a lungo per la testa.

Arriva Martinez Groset e non chiamatelo “nuovo Ayuso”

Arriva Martinez Groset e non chiamatelo “nuovo Ayuso”

01.06.2026
5 min
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Probabilmente non è un caso se molti corridori stranieri scelgono ancora il ciclismo giovanile italiano per crescere e acquisire quelle capacità che serviranno poi fra i professionisti. Di casi ce ne sono stati anche in tempi recenti, un esempio è Anders Foldager vincitore anche di una classica belga. Chi sta seguendo quelle orme è Aitor Martinez Groset, che a 17 anni sta raccogliendo allori in serie mettendosi in mostra come uno dei migliori elementi della categoria a livello mondiale.

Lo spagnolo Martinez Groset ha 17 anni, è al Team Vangi da quest'anno (foto Instagram)
Lo spagnolo Martinez Groset ha 17 anni, è al Team Vangi da quest’anno (foto Instagram)
Lo spagnolo Martinez Groset ha 17 anni, è al Team Vangi da quest'anno (foto Instagram)
Lo spagnolo Martinez Groset ha 17 anni, è al Team Vangi da quest’anno (foto Instagram)

Martinez Groset è del Team Vangi Tommasini Il Pirata e finora ha raccolto già 6 vittorie, risultando uno dei migliori elementi del calendario italiano. Come ci è arrivato e soprattutto perché? «La prima cosa che mi ha spinto a scegliere l’Italia è stato il fatto che il Team Vangi, inserito nella filiera della UAE, partecipa alle migliori gare juniores del mondo e quindi rappresenta un’ottima vetrina. Inoltre, il mio manager mi ha detto che era un’ottima opportunità».

Quali differenze hai riscontrato nella tua nuova squadra rispetto alla sezione iberica del Team Polti?

Questa squadra partecipa a gare più importanti, anche all’estero e sono tutte molto impegnative. Bisogna imparare a gestire meglio le corse e l’ambiente circostante, ma anche se stessi. E’ davvero un’ottima palestra.

Martinez Groset con la maglia del Team Polti, lo scorso anno militava nella sua sezione iberica
Martinez Groset con la maglia del Team Polti, lo scorso anno militava nella sua sezione iberica
Martinez Groset con la maglia del Team Polti, lo scorso anno militava nella sua sezione iberica
Martinez Groset con la maglia del Team Polti, lo scorso anno militava nella sua sezione iberica
Il livello delle gare nazionali e juniores è più alto in Spagna o in Italia?

Secondo me, e ne sono sempre stato convinto, credo che in Spagna le squadre siano a un livello leggermente inferiore. In Italia i team sono più forti nel complesso, c’è più concorrenza ma credo che il livello individuale in entrambi i Paesi sia molto alto. Questo si traduce in gare molto combattute, per questo preferisco quelle italiane.

Come hai iniziato ad andare in bicicletta e perché hai scelto questo sport?

Ho iniziato seguendo le orme di mio padre. Non ha mai fatto agonismo, gli piaceva semplicemente pedalare e ha trasmesso questa passione a me. Poi, a nove anni, ho iniziato ad andare in bicicletta e a partecipare a gare di mountain bike. Per un po’ mi sono dedicato all’offroad, ma quando ho iniziato a fare le cose sul serio sono passato alla strada ed è stata la scelta giusta.

In stagione Martinez ha già conquistato, 14 giorni di gara, 6 vittorie e 7 Top 10 (foto Instagram)
In stagione Martinez ha già conquistato, 14 giorni di gara, 6 vittorie e 7 Top 10 (foto Instagram)
In stagione Martinez ha già conquistato, 14 giorni di gara, 6 vittorie e 7 Top 10 (foto Instagram)
In stagione Martinez ha già conquistato, 14 giorni di gara, 6 vittorie e 7 Top 10 (foto Instagram)
Che tipo di ciclista sei?

Non l’ho ancora capito bene, perché penso di essere uno scalatore, ma mi sto rendendo conto di avere anche buone capacità sul passo, lo scorso anno ho anche vinto una tappa a cronometro alla Vuelta a Cantabria. Penso che alla fine io sia uno che si adatta un po’ a tutto, ma soprattutto sono più uno scalatore e ho una buona capacità di sprintare negli arrivi di gruppo ristretto.

Hai già ottenuto molte vittorie quest’anno. Qual è la più importante per te?

Di sicuro quella con la nazionale spagnola. Il Trofeo Víctor Cabedo, la classica spagnola, che era una prova di Nations Cup ed è molto sentita in Spagna. Vincere con la maglia della nazionale, in casa, fa sempre un certo effetto soprattutto se ti confronti con il mondo intero.

Martinez Groset con la maglia della nazionale spagnola con cui ha vinto il Trofeo Cabedo (foto Instagram)
Martinez Groset con la maglia della nazionale spagnola con cui ha vinto il Trofeo Cabedo (foto Instagram)
Martinez Groset con la maglia della nazionale spagnola con cui ha vinto il Trofeo Cabedo (foto Instagram)
Martinez Groset con la maglia della nazionale spagnola con cui ha vinto il Trofeo Cabedo (foto Instagram)
Cosa ne pensi dell’Eroica, dove hai chiuso al secondo posto, con un percorso così diverso dal solito?

Fa un certo effetto gareggiare sulle Strade Bianche, su un percorso a cui partecipano i professionisti, decisamente piuttosto impegnativo. Al di là del risultato posso dire che quel giorno mi sono divertito molto proprio perché mi sentivo di emulare i grandi campioni che c’erano stati poche settimane prima. Dal punto di vista emozionale è la migliore gara che ho affrontato, un’esperienza bellissima che voglio ripetere presto nelle categorie maggiori. E’ una gara molto divertente, si soffre molto, ma interiormente mi sono divertito molto perché il paesaggio e tutto il resto erano incredibili, e i corridori andavano tutti molto veloci.

Preferisci le corse di un giorno o le corse a tappe?

I risultati dicono che emergo di più nelle classiche e non posso dire che non mi piacciano, anzi, ma le corse a tappe sono la dimensione che preferisco e penso che presto emergerò anche lì. Voglio mettere alla prova le mie capacità di resistenza e recupero, sono fondamentali per avere un futuro nel mondo delle due ruote.

L'iberico con i compagni del Team Vangi. Ora si esprime anche un po' in italiano (foto Instagram)
L’iberico con i compagni del Team Vangi. Ora si esprime anche un po’ in italiano (foto Instagram)
L'iberico con i compagni del Team Vangi. Ora si esprime anche un po' in italiano (foto Instagram)
L’iberico con i compagni del Team Vangi. Ora si esprime anche un po’ in italiano (foto Instagram)
Ci sono ciclisti che ammiri?

Molti a dir la verità, da Pogacar a Van der Poel e Van Aert. Tutti quelli che spiccano nelle classiche, ma se devo essere sincero il mio preferito è Julian Alaphilippe. Molti mi considerano come il nuovo Ayuso, mi piacerebbe poter competere come lui, ma voglio concentrarmi su me stesso, non voglio essere come nessun altro. Non voglio paragoni, voglio essere un grande ciclista, sono salito sul podio per la Spagna. Sono un corridore incredibile, ma credo di correre a modo mio, e ognuno corre come vuole.

Quali sono i tuoi obiettivi per questa stagione?

Credo di averne già raggiunti alcuni, in primis creare un legame con la squadra, correre tutti insieme al meglio delle nostre possibilità. I nostri prossimi obiettivi sono di partecipare alle gare più importanti e portare la casacca della nazionale spagnola ai Campionati del Mondo e lì vedere come va.