Tour de France 2026, Tadej Pogacar, Isaac Del Toro, UAE Team Emirates, Orcieres-Merlette

Casa UAE: McNulty abbandona, Wellens vacilla e Del Toro?

24.07.2026
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ORCIERES-MERLETTE (Francia) – Il Tour de France del UAE Team Emirates deve fare i conti con i malanni e un team che inizia a perdere pezzi importanti. Ieri vi abbiamo raccontato del calvario del soldato Adam Yates, salvato da Tim Wellens e dal sostegno della seconda ammiraglia. Ieri però, nella prima tappa di un trittico che fa tremare le gambe anche ai più forti ciclisti al mondo, la formazione emiratina ha perso Brandon McNulty. L’americano ha alzato bandiera bianca al traguardo volante di Corps, vinto da uno stratosferico Mads Pedersen che rafforza il suo primato per la maglia verde. 

«McNulty abbandona». Una comunicazione via radio semplice ma chissà cosa devono aver pensato in casa UAE Team Emirates quando dalla macchina è arrivata questa notizia, mentre in gruppo il ritmo era dettato dalla Pinarello-Q36.5 e dalla Decathlon CMA CGM. Pogacar e compagni non sono stati chiamati in causa nel corso della tappa, ma è chiaro che all’interno della formazione che detiene la maglia gialla e la maglia bianca le cose siano cambiate. 

Tour de France 2026, Brandon McNulty, UAE Team Emirates, Orcieres-Merlette
Continuano i problemi in casa UAE, Brandon McNulty si sentiva già male alla partenza di Voiron, per lui finire la tappa è stato impossibile
Tour de France 2026, Brandon McNulty, UAE Team Emirates, Orcieres-Merlette
Continuano i problemi in casa UAE, Brandon McNulty si sentiva già male alla partenza di Voiron, per lui finire la tappa è stato impossibile

L’ombra di Seixas

Le forze alla fine della terza settimana del Tour de France sono sempre poche e anche nel team numero uno al mondo si guarda al centellinare e risparmiare. Non sembra a volte, tanto che anche le voci dal gruppo dicono di un UAE Team Emirates spesso famelico e alla caccia di tutte le classifiche possibili. Il ritiro di Brandon McNulty e la crisi di Adam Yates (anche ieri in grande difficoltà) mettono la squadra davanti a una scelta tattica. Come cambierà l’approccio in questo finale di Tour de France? Sarà possibile lottare, come si era detto, per tenere entrambe le maglie? 

Con Paul Seixas a soli venti secondi da Isaac Del Toro è difficile non pensare a un attacco da parte del francesino, idolo di un popolo che da decenni è alla ricerca di un protagonista grande quanto i loro sogni sulle strade della Grande Boucle. Ogni volta viene annunciato il suo nome il pubblico si incendia, chissà cosa vuol dire avere 19 anni e la Francia alle spalle pronta a spingerti.

Tour de France 2026, Tadej Pogacar, Isaac Del Toro, UAE Team Emirates, Orcieres-Merlette
Il UAE Team Emirates riuscirà a difendere entrambe le maglie?

Sogno podio

Isaac Del Toro a tutto questo sembra non pensarci, al momento la maglia bianca rimane sulle sue spalle, anche se nel primo arrivo in cima all’Alpe d’Huez è difficile pensare che non si possano avere dei rimescolamenti

«La stanchezza e la fatica sono all’ordine del giorno – ha commentato Del Toro – perché all’inizio della terza settimana le gambe hanno già percorso molti chilometri e anche la mente inizia ad essere stanca. Ma siamo pronti per il finale. Le prossime due tappe saranno davvero molto belle, sono contento di questo finale e sereno. Credo che chiedere di più di così sarebbe troppo».

«Arrivare sul podio – prosegue – sarebbe bellissimo per me e per il mio Paese, mi darò da fare per raggiungere questo obiettivo. Essere qui al Tour è fantastico, ho la maglia e sarebbe bello provare a tenerla fino alla fine. La priorità è sempre sostenere Pogacar e anche la squadra lavora per lui».

Allarme virus?

Il ritiro di Brandon McNulty, per un problema di gastroenterite come riportato, apre uno spiraglio sulla gestione dei prossimi giorni in casa UAE Team Emirates. Si segnala Adam Yates ancora sofferente, mentre Tim Wellens ha tagliato il traguardo di Orcieres-Merlette con più di quaranta minuti di ritardo, in ultima posizione.

Al termine della tappa abbiamo intercettato Mauro Gianetti, team manager del UAE Team Emirates pochi metri dopo l’arrivo: «McNulty non stava bene già dal mattino, si sentiva debole, ma non aveva febbre o altri sintomi. Evidentemente nel corso della tappa è peggiorato. Però escludiamo qualsiasi virus o malanno che possa aver colpito i nostri corridori».

«Per quanto riguarda Del Toro – continua Gianetti – abbiamo detto che avremmo dato priorità alla maglia gialla di Pogacar, ovviamente. La difesa del podio è legata alle gambe e agli avversari, ci sarà da monitorare la situazione. Se dovesse essere necessario che Isaac si debba mettere a disposizione di Tadej non c’è alcun dubbio sul fatto che lo farà. E’ vero che Seixas è a soli venti secondi, ma siamo altrettanto vicini ad Evenepoel, vedremo con il passare dei chilometri in che modo si evolverà la situazione».

Maglia Bianca, Isaac Del Toro, UAE Team Emirates, cronometro, tappa 16

Maglia bianca: la corsa si accende, le voci dei protagonisti

22.07.2026
5 min
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THONON-LES-BAINS (Francia) – La corsa alla maglia bianca si accende e prende ancora più vita sulla strada che porta da Evian-Les-Bains a Thonon-Les-Bains. Un percorso, quello della cronometro di ieri, che aveva già fatto parlare i corridori e gli addetti ai lavori da giorni prima. Tra i giovani che vogliono conquistare il simbolo del primato per la loro speciale classifica si guardava a tre nomi: Isaac Del Toro, Paul Seixas e Juan Ayuso. Ma una volta terminata la tappa la gara sembra riservata ai primi due.

Il messicano è chiamato a difendere la maglia bianca dall’attacco del francesino della Decathlon CMA CGM, mentre lo spagnolo della Lidl-Trek era pronto a giocarsi le sue carte su un terreno favorevole come quello della cronometro. 26,1 chilometri con un gran premio della montagna di seconda categoria, la Cote de Larringes, a fare da spartiacque tra chi può lottare per questa speciale classifica e chi invece dovrà ricalibrare gli obiettivi del suo Tour de France. 

La difesa di Del Toro

Il messicano del UAE Team Emirates è stato l’ultimo a partire dei tre contendenti alla maglia bianca, ha lasciato la pedana di partenza alle ore 17,11. Del Toro è arrivato sul traguardo dopo 33’40” con un distacco di soli 5 secondi da Paul Seixas. Un prova solida quella del messicano, che al termine della cronometro si è fermato ben prima della zona riservata alla stampa e alle televisioni. Beve dalla bottiglietta che gli porge il massaggiatore e chiede subito notizie sulla prestazione del rivale francese. I segni della caduta, la stessa che ha causato il ritiro di Vingegaard, si vedono appena. 

«Siamo soddisfatti della performance di questa cronometro – racconta in zona mista – perché sono riuscito a spingere bene. Sono felice di come ho reagito, la squadra mi sta sostenendo molto anche in gara. Ad essere sincero ho ancora un po’ di dolore al gluteo e alla parte bassa della schiena ma molto meglio rispetto a domenica e al giorno di riposo».

«La lotta per le posizioni e la maglia bianca – continua Del Toro – sarà davvero tosta, visto che siamo tutti abbastanza vicini. Oggi (ieri per chi legge, ndr) ci siamo distanziati leggermente (il riferimento è ad Ayuso che ha pagato un minuto dal messicano, ndr). Non dobbiamo comunque abbassare la guardia, fino all’ultimo giorno».

In casa UAE il general manager Mauro Gianetti ha fatto capire che la maglia bianca è un obiettivo importante. La squadra lavorerà per tenere il doppio primato in classifica, cercando di difendere entrambe le leadership

La rincorsa di Seixas

Paul Seixas taglia il traguardo poco prima di Isaac Del Toro e guarda indietro, intorno a lui ci sono file di microfoni e di telecamere. Lui però si toglie il casco e dice poche parole a un membro della squadra, poi va via, sparendo nella direzione della zona mista. Il francesino spinto da un’intera Nazione continua a macinare chilometri e prestazioni di alto livello. Termina la sua cronometro al quarto posto, davanti a lui c’è uno scatenato Skjelmose e i due fenomeni: Tadej Pogacar e Remco Evenepoel

«Credo che oggi mi trovi al posto giusto – ha detto Seixas – ho dato il massimo in questa cronometro. Si tratta una sfida sempre più mentale, ma l’inizio di questa terza settimana sta andando piuttosto bene. Ho recuperato cinque secondi su Del Toro e fisicamente mi sento ancora in forma, le gambe ci sono. Ovviamente è il mio primo Tour, non è facile, ma sto tenendo duro. Sono contento di quello che sto facendo e ogni giorno mi avvicino sempre di più a Parigi».

Il crollo di Ayuso

La cronometro di Juan Ayuso termina con lo spagnolo che sfreccia via, uno sguardo talmente indiavolato che attraversa la scura visiera del suo casco aerodinamico. Il tabellino recita un quindicesimo posto, a un minuto da Paul Seixas ed Isaac Del Toro. Non la prova contro il tempo che si sarebbe aspettato di portare a casa. Per questo quando arriva al camper del team si gira di spalle e sale sui rulli. Le gambe girano, probabilmente nella sua mente i pensieri girano ancora più velocemente

Dal vestire la maglia bianca nella tappa di Belfort si è trovato a rincorrere a oltre due minuti di distanza da quello che era il suo obiettivo principale in questo Tour de France. 

«La cronometro è andata semplicemente male – ha raccontato Ayuso – il podio si è allontanato, il distacco è abbastanza consistente. Alla fine l’obiettivo rimane salire sul podio (posizione che al momento porta anche alla maglia bianca visto che il terzo posto è occupato da Del Toro, ndr). Restano due giorni molto duri, oggi (ieri per chi legge, ndr) sono stato al di sotto del mio livello. Tutto però può cambiare in pochi secondi, dobbiamo rimanere concentrati e provarci».

Tour de Suisse 2026, Sondrio, Tadej Pogacar

Pogacar al Tour de Suisse, pizzoccheri, sorrisi e ambizione

17.06.2026
7 min
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SONDRIO – Il boato che scroscia sul palco quando Stefano Bertolotti annuncia Tadej Pogacar (dopo aver snocciolato l’assaggio più cospicuo delle sue vittorie) scuote le finestre che si affacciano su Piazza Garibaldi. La città è ferma da due ore per la presentazione delle squadre del Tour de Suisse, che per la prima volta nella storia partirà (stamattina) dall’Italia e il passaggio del campione del mondo è stato tenuto volutamente in coda. Con il UAE Team Emirates c’è anche il UAE Team ADQ e anche per Elisa Longo Borghini l’applauso è stato fragoroso e potente.

Mentre gli annunci e la musica si prendono la scena, il campione del mondo mescola con lo sguardo curioso il piattino di pizzoccheri che le donne dell’Accademia di Teglio gli hanno messo in mano. Poi li assaggia e sorride. Forse nell’annotazione di un collega più anziano, sul fatto che sembri un ragazzino, c’è la verità della sua magia. Tadej sceglie le corse per stare lontano dalla noia e forse anche da bambino i suoi giochi erano sempre diversi. Finché nell’orizzonte è entrata la bicicletta e allora magari si è messo a rincorrere avversari più veloci di lui e continuava finché non li prendeva tutti quanti.

Un cordone intorno

Quando scende dal palco della presentazione, Pogacar si ferma con lo stesso sguardo a firmare magliette e cappellini per i bambini che lo hanno aspettato così a lungo. Hanno le firme di tutti i campioni, ma per la sua hanno tenuto un posto speciale. Intorno gli hanno costruito un piccolo cordone di sicurezza, perché avere il campione del mondo al Tour de Suisse è un bel lustro: se ne sono accorti i cugini del Romandie che alla fine di aprile lo hanno visto volare e portare migliaia di persone sulle strade.

Magari da queste parti siamo più abituati ad averlo in corsa, ma è bene evitare che qualche tifoso troppo caloroso lo spintoni per una foto. Nessuno in realtà sembra troppo minaccioso, ma intanto Pogacar è arrivato davanti alle telecamere, i taccuini e i microfoni e di colpo dai suoi occhi è sparito lo stupore del bambino. Nel parlare di ruote, altura, salite e pedali è tornato il corridore.

I banchi per spiegare ai corridori come si fanno i pizzoccheri sono dell'Accademia del Pizzocchero: qui Tim Wellens
I banchi per spiegare ai corridori come si fanno i pizzoccheri sono dell’Accademia del Pizzocchero: qui Tim Wellens
I banchi per spiegare ai corridori come si fanno i pizzoccheri sono dell'Accademia del Pizzocchero: qui Tim Wellens
I banchi per spiegare ai corridori come si fanno i pizzoccheri sono dell’Accademia del Pizzocchero: qui Tim Wellens

La forma ritrovata

Racconta di essere stato in ritiro con la squadra e che gli allenamenti sono stati duri e di buon ritmo tutti i giorni. Quando abbiamo parlato di lui con lo staff del UAE Team Emirates al Giro d’Italia, qualcuno si è lasciato scappare che il peso che gli era servito per giocarsi la Roubaix non fosse ancora del tutto a posto e che al Romandia avesse dominato perché il suo livello è spaziale anche se la forma non è delle migliori. A Sierra Nevada sarebbe tornato tutto nella norma.

«Ora siamo qui per il Tour de Suisse – dice Pogacar – metteremo alla prova le gambe già domani (oggi, ndr) e vedremo se saremo davvero pronti per il Tour o se dovremo cercare qualcosa in più negli allenamenti che restano. In allenamento mi sento benissimo e non posso lamentarmi. Quando è caldo, un chilo si perde facilmente. Qui affronteremo un percorso impegnativo di soli cinque giorni e non più nove come un tempo quando c’erano anche i tapponi di montagna.

«E’ un po’ diverso, ma penso che sarà comunque molto bello. Sarà una bella corsa per le gambe, per la velocità e per mettere alla prova la resistenza. Forse è anche positivo che duri solo cinque giorni, perché così potrò recuperare più velocemente. Vedremo come andrà…».

Di bici e cronometro

In mattinata, di passaggio nell’Agrirelais La Fiorida in cui ha soggiornato con la squadra, lo abbiamo visto ragionare a lungo con il meccanico e amico Bostjan Kavcnik, che nel tempo libero si prende cura delle bici del Pogi Team in Slovenia. Confabulavano sulla bici da crono e le sue appendici, l’imbottitura e la larghezza dell’appoggio, mentre fino a pochi minuti prima i meccanici si erano dati un gran da fare perché le sue Colnago Y1RS nere pesassero allo stesso modo.

Anche il casco privo di scritte ha fatto pensare alla ricerca dei dettagli per la sfida del Tour, che anche quest’anno si annuncia di altissimo livello. Al punto che durante l’uscita, Tadej si è fermato nella sede MET che produce i suoi caschi e ha dato qualche annotazione sul prototipo bianco.

«Quando ho deciso di partecipare al Tour de Suisse – dice Pogacar – non sapevamo ancora che sarebbe cambiato così. Ho scelto di venire qui perché si adatta bene, è diverso dal Delfinato, ma il periodo più o meno è lo stesso. L’obiettivo oltre a vincere, è rimanere in salute. Già domani (oggi, ndr), con salite brevi e impegnative, molti corridori proveranno a vincere. Probabilmente ci saranno molti attacchi e noi abbiamo una buona squadra per seguire e magari proveremo a fare qualcosa anche noi».

Questo stesso casco da crono provato da Pogacar l'ha usato anche Del Toro in Francia
Questo stesso casco da crono provato da Pogacar l’ha usato anche Del Toro in Francia
Questo stesso casco da crono provato da Pogacar l'ha usato anche Del Toro in Francia
Questo stesso casco da crono provato da Pogacar l’ha usato anche Del Toro in Francia

Due corse in una

La novità del Giro di Svizzera, che tanti anni fa si era battuto per avere il secondo weekend di gara, sta proprio nella riduzione dei giorni di gara (da nove a cinque), nel fatto che si sia puntato molto su finali in circuito e che su percorsi pressoché identici correranno anche le donne. L’ingresso di Flanders Classics nell’organizzazione ha portato una ventata di novità e sarà la strada a dire se la nuova formula sarà quella giusta.

«Sulla partecipazione delle donne negli stessi giorni – dice Pogacar – si potrebbero migliorare alcuni aspetti organizzativi, perché loro partono molto presto e noi molto tardi. Possiamo parlare di più dei dettagli, c’è margine di miglioramento e sicuramente ci si potrebbe coordinare meglio, però è fantastico che abbiano tappe simili alle nostre ed è altrettanto fantastico che il ciclismo femminile stia andando in questa direzione».

L’emozione del gigante

Torna bimbo col suo stupore soltanto alla fine quando gli chiediamo se sia curioso di provare una corsa mai fatta prima e che cosa pensi davvero dopo aver sentito il suo nome chiamato così forte dal pubblico.

«Sono molto emozionato – dice e di nuovo sorride – e non vedo l’ora di affrontare tutte le tappe che mi aspettano. E’ stato bello vedere tutti questi tifosi già qui oggi per la presentazione per cui cercherò di godermi questi cinque giorni di gara. Ogni tappa sembra piuttosto diversa, ma forse la cronometro e l’ultima tappa sono le migliori per me».

Lo spingono verso l’uscita della zona mista, sono passate le sette ed è tempo di tornare in hotel. Mancano due settimane al Tour de France, per allora l’entusiasmo del bambino sarà stato riposto nel fondo di un baule. Ci sono battaglie in cui anche i bambini devono diventare grandi in fretta. Ma siamo certi che il gusto di quei pizzoccheri continuerà a girargli a lungo per la testa.

Arriva Martinez Groset e non chiamatelo “nuovo Ayuso”

Arriva Martinez Groset e non chiamatelo “nuovo Ayuso”

01.06.2026
5 min
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Probabilmente non è un caso se molti corridori stranieri scelgono ancora il ciclismo giovanile italiano per crescere e acquisire quelle capacità che serviranno poi fra i professionisti. Di casi ce ne sono stati anche in tempi recenti, un esempio è Anders Foldager vincitore anche di una classica belga. Chi sta seguendo quelle orme è Aitor Martinez Groset, che a 17 anni sta raccogliendo allori in serie mettendosi in mostra come uno dei migliori elementi della categoria a livello mondiale.

Lo spagnolo Martinez Groset ha 17 anni, è al Team Vangi da quest'anno (foto Instagram)
Lo spagnolo Martinez Groset ha 17 anni, è al Team Vangi da quest’anno (foto Instagram)
Lo spagnolo Martinez Groset ha 17 anni, è al Team Vangi da quest'anno (foto Instagram)
Lo spagnolo Martinez Groset ha 17 anni, è al Team Vangi da quest’anno (foto Instagram)

Martinez Groset è del Team Vangi Tommasini Il Pirata e finora ha raccolto già 6 vittorie, risultando uno dei migliori elementi del calendario italiano. Come ci è arrivato e soprattutto perché? «La prima cosa che mi ha spinto a scegliere l’Italia è stato il fatto che il Team Vangi, inserito nella filiera della UAE, partecipa alle migliori gare juniores del mondo e quindi rappresenta un’ottima vetrina. Inoltre, il mio manager mi ha detto che era un’ottima opportunità».

Quali differenze hai riscontrato nella tua nuova squadra rispetto alla sezione iberica del Team Polti?

Questa squadra partecipa a gare più importanti, anche all’estero e sono tutte molto impegnative. Bisogna imparare a gestire meglio le corse e l’ambiente circostante, ma anche se stessi. E’ davvero un’ottima palestra.

Martinez Groset con la maglia del Team Polti, lo scorso anno militava nella sua sezione iberica
Martinez Groset con la maglia del Team Polti, lo scorso anno militava nella sua sezione iberica
Martinez Groset con la maglia del Team Polti, lo scorso anno militava nella sua sezione iberica
Martinez Groset con la maglia del Team Polti, lo scorso anno militava nella sua sezione iberica
Il livello delle gare nazionali e juniores è più alto in Spagna o in Italia?

Secondo me, e ne sono sempre stato convinto, credo che in Spagna le squadre siano a un livello leggermente inferiore. In Italia i team sono più forti nel complesso, c’è più concorrenza ma credo che il livello individuale in entrambi i Paesi sia molto alto. Questo si traduce in gare molto combattute, per questo preferisco quelle italiane.

Come hai iniziato ad andare in bicicletta e perché hai scelto questo sport?

Ho iniziato seguendo le orme di mio padre. Non ha mai fatto agonismo, gli piaceva semplicemente pedalare e ha trasmesso questa passione a me. Poi, a nove anni, ho iniziato ad andare in bicicletta e a partecipare a gare di mountain bike. Per un po’ mi sono dedicato all’offroad, ma quando ho iniziato a fare le cose sul serio sono passato alla strada ed è stata la scelta giusta.

In stagione Martinez ha già conquistato, 14 giorni di gara, 6 vittorie e 7 Top 10 (foto Instagram)
In stagione Martinez ha già conquistato, 14 giorni di gara, 6 vittorie e 7 Top 10 (foto Instagram)
In stagione Martinez ha già conquistato, 14 giorni di gara, 6 vittorie e 7 Top 10 (foto Instagram)
In stagione Martinez ha già conquistato, 14 giorni di gara, 6 vittorie e 7 Top 10 (foto Instagram)
Che tipo di ciclista sei?

Non l’ho ancora capito bene, perché penso di essere uno scalatore, ma mi sto rendendo conto di avere anche buone capacità sul passo, lo scorso anno ho anche vinto una tappa a cronometro alla Vuelta a Cantabria. Penso che alla fine io sia uno che si adatta un po’ a tutto, ma soprattutto sono più uno scalatore e ho una buona capacità di sprintare negli arrivi di gruppo ristretto.

Hai già ottenuto molte vittorie quest’anno. Qual è la più importante per te?

Di sicuro quella con la nazionale spagnola. Il Trofeo Víctor Cabedo, la classica spagnola, che era una prova di Nations Cup ed è molto sentita in Spagna. Vincere con la maglia della nazionale, in casa, fa sempre un certo effetto soprattutto se ti confronti con il mondo intero.

Martinez Groset con la maglia della nazionale spagnola con cui ha vinto il Trofeo Cabedo (foto Instagram)
Martinez Groset con la maglia della nazionale spagnola con cui ha vinto il Trofeo Cabedo (foto Instagram)
Martinez Groset con la maglia della nazionale spagnola con cui ha vinto il Trofeo Cabedo (foto Instagram)
Martinez Groset con la maglia della nazionale spagnola con cui ha vinto il Trofeo Cabedo (foto Instagram)
Cosa ne pensi dell’Eroica, dove hai chiuso al secondo posto, con un percorso così diverso dal solito?

Fa un certo effetto gareggiare sulle Strade Bianche, su un percorso a cui partecipano i professionisti, decisamente piuttosto impegnativo. Al di là del risultato posso dire che quel giorno mi sono divertito molto proprio perché mi sentivo di emulare i grandi campioni che c’erano stati poche settimane prima. Dal punto di vista emozionale è la migliore gara che ho affrontato, un’esperienza bellissima che voglio ripetere presto nelle categorie maggiori. E’ una gara molto divertente, si soffre molto, ma interiormente mi sono divertito molto perché il paesaggio e tutto il resto erano incredibili, e i corridori andavano tutti molto veloci.

Preferisci le corse di un giorno o le corse a tappe?

I risultati dicono che emergo di più nelle classiche e non posso dire che non mi piacciano, anzi, ma le corse a tappe sono la dimensione che preferisco e penso che presto emergerò anche lì. Voglio mettere alla prova le mie capacità di resistenza e recupero, sono fondamentali per avere un futuro nel mondo delle due ruote.

L'iberico con i compagni del Team Vangi. Ora si esprime anche un po' in italiano (foto Instagram)
L’iberico con i compagni del Team Vangi. Ora si esprime anche un po’ in italiano (foto Instagram)
L'iberico con i compagni del Team Vangi. Ora si esprime anche un po' in italiano (foto Instagram)
L’iberico con i compagni del Team Vangi. Ora si esprime anche un po’ in italiano (foto Instagram)
Ci sono ciclisti che ammiri?

Molti a dir la verità, da Pogacar a Van der Poel e Van Aert. Tutti quelli che spiccano nelle classiche, ma se devo essere sincero il mio preferito è Julian Alaphilippe. Molti mi considerano come il nuovo Ayuso, mi piacerebbe poter competere come lui, ma voglio concentrarmi su me stesso, non voglio essere come nessun altro. Non voglio paragoni, voglio essere un grande ciclista, sono salito sul podio per la Spagna. Sono un corridore incredibile, ma credo di correre a modo mio, e ognuno corre come vuole.

Quali sono i tuoi obiettivi per questa stagione?

Credo di averne già raggiunti alcuni, in primis creare un legame con la squadra, correre tutti insieme al meglio delle nostre possibilità. I nostri prossimi obiettivi sono di partecipare alle gare più importanti e portare la casacca della nazionale spagnola ai Campionati del Mondo e lì vedere come va.

Milano-Sanremo 2026, Tom Pidock, Pinarello-Q36.5

Le parole di Pidcock: a metà tra il sogno e la delusione

21.03.2026
5 min
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SANREMO (IM) – Chissà cosa deve aver pensato Tom Pidcock quando gli hanno comunicato via radio che Tadej Pogacar era caduto e il suo svantaggio prima della Cipressa era di oltre trenta secondi. La mente gli sarà tornata alla Strade Bianche dello scorso anno, al momento in cui si è trovato uno contro uno con lo sloveno in maglia iridata. Anche questa volta il britannico del Pinarello-Q36.5 Pro Cycling Team è stato l’unico che è riuscito a seguire le sfuriate di un Tadej Pogacar ferito e arrabbiato

Nel momento in cui, sul Poggio, Mathieu Van Der Poel ha sventolato bandiera bianca, arrendendosi al ritmo indiavolato dello sloveno, il duello tra Pogacar e Pidcock è diventato di nervi prima che di forza. Dietro il gruppo ruggiva, con i due fuggitivi attenti nel marcarsi a vicenda e allo stesso tempo preoccupati a non farsi inghiottire dagli inseguitori.  

Quattro centimetri 

Tanto vale un secondo posto alla Milano-Sanremo, dopo quasi 300 chilometri tutto si risolve in un battito di ciglia, decimi, istanti. Quando Tom Pidcock sale sul secondo gradino del podio accenna un sorriso, che sembra però nascondere tanto altro dietro: forse ben più di un pizzico di amarezza. 

«Non posso fare a meno di essere deluso – analizza il britannico una volta arrivato davanti ai microfoni – perché ci sono andato davvero molto vicino. Quando salirò sul pullman, una volta rientrato a casa e nel momento in cui tutta l’adrenalina sarà andata via, potrò avere una visione più ampia della situazione. Credo che alla fine prevarrà l’orgoglio di aver vissuto una giornata del genere. Anche se non posso ignorare il fatto di essere arrivato a pochi centimetri da una Classica Monumento». 

Milano-Sanremo 2026, Tom Pidock, Pinarello-Q36.5, Tadej Pogacar, UAE Team Emirates
Siamo sul Poggio, ennesimo attacco di Pogacar, solo Pidcock risponde, sullo sfondo si intravede la sagoma sfumata di Van Der Poel
Milano-Sanremo 2026, Tom Pidock, Pinarello-Q36.5, Tadej Pogacar, UAE Team Emirates
Siamo sul Poggio, ennesimo attacco di Pogacar, solo Pidcock risponde, sullo sfondo si intravede la sagoma sfumata di Van Der Poel

L’onore delle armi

Hanno lottato Tom Pidcock e Tadej Pogacar, si sono sfidati a viso aperto su tutti i terreni. Il campione del mondo ha addirittura provato ad attaccare in discesa, nei tre chilometri che dalla cima del Poggio portano su via Roma. Ma Pogacar si è dimostrato il più forte, oggi come altre volte, anche se in questa Sanremo ha dovuto tirare fuori una forza e una rabbia ancora più profonde, viscerali.

«Quello che ha fatto Tadej è impressionante, mi colpisce», continua a dire Pidcock mentre probabilmente in testa gli scorrono le immagini della corsa. «E’ il più grande, non so se addirittura il più forte di tutti i tempi in questo sport. La giornata di oggi lo ha dimostrato: lottare in quel modo dopo essere caduto, combattere, attaccare, ha una mentalità incredibile, fuori dal comune. Ha vinto tantissime gare eppure non si ferma nemmeno davanti alla sfortuna. Oggi ha subito una caduta abbastanza grave, è risalito in bici e ha continuato a lottare». 

Aver dato tutto

Quando un collega chiede a Tom Pidcock se fosse possibile correre qualche rischio in più la risposta è secca e decisa. 

«No. Tadej (Pogacar, ndr) ha affrontato la salita del Poggio a ritmi elevatissimi. In una curva entrambi abbiamo messo le ruote oltre la riga bianca dell’asfalto, superando i limiti della carreggiata. Oggi ho capito che posso vincere la Sanremo, ma ho anche imparato che non è così semplice. Bisogna cogliere le opportunità, in questo sport come in altri e quest’anno ne ho persa una. Ne restano poche altre. Ogni anno sento di migliorare, ed è bello vedere i progressi ma non è solamente una questione di gambe». 

«Gli interrogativi ci sono – conclude – come ogni volta che arrivi così vicino al successo. Però oggi fare qualcosa in più era difficile, alla fine sono l’unico ad essere rimasto con Pogacar. Ma lui conosceva queste strade molto meglio di me, vive a soli trenta chilometri da qui. Non ho nemmeno fatto il sopralluogo perché ho preferito correre alla Tirreno e poi alla Milano-Torino (dove ha vinto, ndr). Mi servirà del tempo per spiegarmi cos’è successo e metabilizzarlo al meglio. Ora andrò alla Volta a Catalunya, strade diverse e nuove sfide».

Le ombre si allungano, il traguardo si svuota e la folla torna verso casa. Noi ci mettiamo a scrivere, aspettando anche le parole del vincitore Tadej Pogacar, che oggi ha messo un altro trofeo sulla sua bacheca, forse quello che temeva di non riuscire a conquistare mai.

Giaimi promosso in prima squadra. Tra gioia e rammarico…

Giaimi promosso in prima squadra. Tra gioia e rammarico…

06.03.2026
5 min
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La notizia gli è arrivata quasi improvvisa, cambiando non solo la sua giornata, ma tutto il suo destino di corridore. Dal 27 febbraio scorso, Luca Giaimi è entrato a far parte ufficialmente della UAE Team Emirates. Non più Gen Z, non più devo team, ma porte aperte per lo squadrone che domina il ranking, alla corte del vincitutto Pogacar e del suo apprendista Del Toro. Con il compito di lavorare per i capitani ma anche con l’ambizione, corroborata da chi quel team lo dirige, di trovarsi i suoi spazi, di cogliere le occasioni che si presenteranno perché alla UAE tutti hanno in mente un solo obiettivo: vincere.

Il corridore di Pietra Ligure è rimasto senza parole: «Ero alla Volta ao Algarve, sono venuti da me Gianetti e Matxin e mi hanno detto che ero promosso alla prima squadra. Secondo loro – prosegue – sono pronto per il passaggio immediato, pensando alle classiche soprattutto. Quindi hanno deciso che fosse ora di fare il cambio senza aspettare un altro anno. Non mi hanno detto se si era liberato un posto, mi hanno semplicemente comunicato il cambiamento. Io non stavo nella pelle…».

La notizia della sua promozione, Giaimi l'ha ricevuta durante la Volta ao Algarve
La notizia della sua promozione, Giaimi l’ha ricevuta durante la Volta ao Algarve
La notizia della sua promozione, Giaimi l'ha ricevuta durante la Volta ao Algarve
La notizia della sua promozione, Giaimi l’ha ricevuta durante la Volta ao Algarve
Come ci sei arrivato?

Partiamo intanto dall’inverno: è cambiato lo staff che ho avuto attorno, in particolare il nutrizionista. Inoltre ho lavorato molto con un mental coach per concentrarmi sul focus su cui volevamo migliorare, su avere tutto più studiato, più preciso, così sono riuscito a viverlo più serenamente. Sono arrivato subito a gennaio con una buona condizione e sono andato subito al Tour of Sharjah con un bel podio nella prova a cronometro. Poi il Portogallo e la bella notizia.

Che sensazioni ti ha dato?

Ne sono davvero felice. In squadra volevano farmi passare subito, ma poi nel corso del 2025 avevano detto che avrei dovuto fare un altro anno nella categoria, ma l’obiettivo mio e del team era comunque di prolungare la mia permanenza facendo il salto, per fortuna è arrivato prima di quanto mi aspettassi. Significa che il mio lavoro, il lavoro della squadra è andato come volevamo.

Per il corridore di Pietra Ligure ci sarà ora da lavorare per i capitani, ma con licenza di colpire...
Per il corridore di Pietra Ligure ci sarà ora da lavorare per i capitani, ma con licenza di colpire…
Per il corridore di Pietra Ligure ci sarà ora da lavorare per i capitani, ma con licenza di colpire...
Per il corridore di Pietra Ligure ci sarà ora da lavorare per i capitani, ma con licenza di colpire…
Cosa cambia adesso per te, considerando la tua doppia attività di stradista e pistard?

Cambierà poco nell’immediato, principalmente avrò questo mese e mezzo dedicato completamente alla strada, dato che il calendario del mese di marzo e dei primi di aprile sarà abbastanza stretto e poi vedremo dopo il periodo delle classiche del Belgio cosa riserverà il resto della stagione.

Ma ti lasciano comunque la porta aperta per la tua attività su pista e per le tue prospettive di qui a qualche anno?

Non se n’è parlato chiaramente, ma comunque credo di sì, perché il mondiale su pista è a fine stagione e non è che ci sono tanti altri appuntamenti a cui posso partecipare. Facendo solamente inseguimento e quartetto, gli eventi sono quelli che assegnano i titoli.

Tu poi comunque su strada hai anche un doppio binario che è quello di partecipare ai lavori della squadra, ma poi anche il discorso relativo alle cronometro…

Sì, quello sicuramente sarà uno dei punti su cui continueremo a lavorare e sul quale stiamo investendo tanto anche con la squadra e i risultati già negli Emirati si sono visti. Giustamente la prima cosa è lavorare bene per le corse su strada, le classiche, per migliorare quelle che sono le mie caratteristiche, come passista o semivelocista, poi le cronometro. Ma altra cosa importante sarà fare anche un buon lavoro per la squadra, considerato che ha grandi campioni per le classifiche generali delle prove a tappe e dovremo riuscire a supportare loro.

Il team punta molto sulle qualità di Giaimi a cronometro. Quest'anno è stato 3° al Tour of Sharjah
Il team punta molto sulle qualità di Giaimi a cronometro. Quest’anno è stato 3° al Tour of Sharjah
Il team punta molto sulle qualità di Giaimi a cronometro. Quest'anno è stato 3° al Tour of Sharjah
Il team punta molto sulle qualità di Giaimi a cronometro. Quest’anno è stato 3° al Tour of Sharjah
Potrai nutrire tue ambizioni, soprattutto in certe corse?

Sì, credo di sì. In Algarve ho avuto l’opportunità sia di lavorare che di imparare come muovermi all’interno del gruppo WorldTour che non è certo la stessa cosa di una corsa normale. Adesso avrò la Tirreno-Adriatico dove ancora non so che compiti avrò. Si lavorerà per Del Toro e McNulty, poi vediamo cosa si deciderà di tappa in tappa.

Che cosa prevede il tuo programma dopo la Tirreno?

Andrò in Belgio a correre alcune classiche, di preciso ancora non so quali corse. Tutto dipenderà da come esco dalla Tirreno e dai corridori che saremo su in Belgio. Chi avrà la miglior condizione credo sarà colui che parteciperà a determinate corse.

Per Giaimi si profila una lunga trasferta in Belgio, dove peraltro si è sempre trovato molto bene
Per Giaimi si profila una lunga trasferta in Belgio, dove peraltro si è sempre trovato molto bene
Per Giaimi si profila una lunga trasferta in Belgio, dove peraltro si è sempre trovato molto bene
Per Giaimi si profila una lunga trasferta in Belgio, dove peraltro si è sempre trovato molto bene
Che emozioni e speranze ti dà andare a correre lì, nella patria del ciclismo, in questa nuova veste?

Io sono sempre molto contento di andare a correre in Belgio, sono le corse che più mi emozionano durante la stagione. Sono un po’ rammaricato che quest’anno le corse under 23 come Roubaix o Gand-Wevelgem non le potrò fare, ma del resto potrò partecipare alle grandi corse World Tour e giustamente non vedo l’ora di andare a correre là e iniziare a fare le mie esperienze.

Ora la categoria puoi guardarla dal di fuori: che cosa pensi del fatto che per i corridori WorldTour, anche se under 23, sono chiuse le porte delle prove titolate?

E’ una bella domanda. Adesso che sono di qua dico che è penalizzante per chi ha la mia età, ma fino a che ero di là dicevo: «Com’è possibile che i corridori WorldTour alla fine fanno calendario WorldTour, dove la crescita è un po’ diversa, e poi vengono a correre con noi under?». Dipende sempre da quale punto di vista vedi la questione. Ora lo vedo un po’ una perdita, perché avevo lavorato sodo anche per le cronometro e uno dei miei obiettivi iniziali della stagione era quello di partecipare alle prove titolate contro il tempo. Ma ce ne saranno altri, indietro non si torna…

Il 2026 di Hirschi, questa volta si gioca tutto

Il 2026 di Hirschi, questa volta si gioca tutto

10.02.2026
5 min
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La stagione di Marc Hirschi è già iniziata con le prime tre corse in Spagna, senza grandi squilli a differenza di quanto avvenne lo scorso anno con vittoria alla prima uscita.  Lo svizzero della Tudor però non si preoccupa e guarda giustamente più avanti in una stagione per lui importante. Nel suo caso c’è sempre una sorta di attesa particolare, sin da quando emerse nel 2020 come grande interprete delle classiche delle Ardenne e ancor di più dopo il 2024, nel quale raccolse un numero impressionante di successi.

Hirschi nel 2025 ha colto una vittoria e 3 podi. Quest'anno ha corso finora 3 volte
Hirschi nel 2025 ha colto una vittoria e 3 podi. Quest’anno ha corso finora 3 volte
Hirschi nel 2025 ha colto una vittoria e 3 podi. Quest'anno ha corso finora 3 volte
Hirschi nel 2025 ha colto una vittoria e 3 podi. Quest’anno ha corso finora 3 volte

Riscattarsi dopo le delusioni

Visto come sono andate le cose lo scorso anno (75 giorni di gara con quella sola vittoria di gennaio) in tanti pensano che quella pioggia di successi, ben 9 compresa la Clasica di San Sebastian, sia legata soprattutto alla militanza nella UAE. Cambiata maglia, cambiati i valori. Lo svizzero è pronto a smentire i denigratori e vuole farlo con i fatti prima ancora che con le parole…

Parlando della sua prima stagione con la Tudor, Hirschi lo considera un necessario anno di apprendistato da entrambe le parti: «Ci siamo avvicinati, abbiamo preso le misure. Avevo iniziato con una vittoria seguendo la scia dell’anno precedente ed era stato bello, ma sinceramente speravo che poi le cose andassero in maniera diversa, non posso essere soddisfatto, ma questo mi dà maggiore carica per quella nuova».

Nell'incontro con la stampa prima d'inizio stagione lo svizzero non ha nascosto le difficoltà vissute nel 2025
Nell’incontro con la stampa prima d’inizio stagione lo svizzero non ha nascosto le difficoltà vissute nel 2025
Nell'incontro con la stampa prima d'inizio stagione lo svizzero non ha nascosto le difficoltà vissute nel 2025
Nell’incontro con la stampa prima d’inizio stagione lo svizzero non ha nascosto le difficoltà vissute nel 2025

Un anno di assestamento

Lo svizzero però non guarda solo ai risultati: «Per questo dico che è stato un anno di assestamento. Con la squadra mi trovo molto bene, ho trovato subito grande feeling, ci sono stati molti momenti positivi come l’intera esperienza al Tour de France. Ma la mia attività è fatta di numeri, di risultati, di vittorie e spero che queste arrivino in misura maggiore nel 2026».

Nel parlare con lui, il richiamo al 2024 è incessante e d’altronde in quella stagione sembrava davvero il contraltare di Pogacar, pronto a sostituirlo sul gradino più alto del podio dove il vincitutto non poteva esserci. La sua preparazione, considerando da una parte l’ultimo anno alla UAE e dall’altro l’annata passata, è cambiata per farlo trovare pronto? «In qualcosa, nel senso che farò un ritiro in quota nel corso della primavera. Prima dell’inizio della stagione diciamo che ho leggermente abbassato il numero di chilometri per essere più fresco.

La vittoria dell'elvetico alla Clasica Comunitat Valenciana, prima e unica lo scorso anno
La vittoria di Hirschi alla Clasica Comunitat Valenciana, prima e unica lo scorso anno
La vittoria dell'elvetico alla Clasica Comunitat Valenciana, prima e unica lo scorso anno
La vittoria di Hirschi alla Clasica Comunitat Valenciana, prima e unica lo scorso anno

Meno gare e l’altura prima del Giro

«Nel complesso non ci sono grandi cose che cambieranno, viceversa cambia un po’ il calendario. L’obiettivo è fare un pochino meno gare per avere più tempo per allenarmi, per curare maggiormente l’esplosività che ritengo sia l’elemento distintivo, quel che forse mi è mancato la stagione passata. Insomma, “less is more” come si suol dire…».

Questo significa aver messo mano al suo programma di gare: «Il prossimo weekend sarò in Portogallo, alla Figueira Champion Classic sperando di cominciare a vedere qualche segno che si traduca in risultati. Il primo obiettivo saranno le classiche delle Ardenne come sempre, poi prenderò un periodo di pausa per andare in altura e preparare il Giro d’Italia dove vorrei tornare a vincere in un grande giro».

Hirschi quest'anno farà il suo esordio al Giro d'Italia, lasciando il Tour ad Alaphilippe
Hirschi quest’anno farà il suo esordio al Giro d’Italia, lasciando il Tour ad Alaphilippe
Hirschi quest'anno farà il suo esordio al Giro d'Italia, lasciando il Tour ad Alaphilippe
Hirschi quest’anno farà il suo esordio al Giro d’Italia, lasciando il Tour ad Alaphilippe

Dopo il Giro, obiettivo iridato a Montreal

L’elvetico ha tra i suoi obiettivi di questa stagione riprendere quel feeling con le tappe, visto che l’ultimo suo successo risale al Tour 2020. Per questo, sapendo dell’invito alla Tudor per il Giro, ha scelto di esordire alla corsa rosa: «Ho visto il percorso e mi pare molto bello, con molte occasioni per poter cercare spazio. Nella seconda parte della stagione invece voglio preparare bene i mondiali in Canada. Lì ci sono già stato, conosco bene le strade Montreal, so che si adatta davvero alle mie caratteristiche e penso che sia una grande occasione».

Parlando del confronto fra i due ultimi team nella sua carriera, Hirschi si toglie anche un sassolino dalle scarpe: «E’ chiaro che tutti mi chiedono della UAE, del fatto che ci sono tanti corridori che vincono. Io sono convinto che anche alla Tudor ci siano tanti corridori vincenti. Io penso che ora stiamo crescendo rapidamente come squadra e abbiamo molte possibilità di vittoria, di trovare tanti spazi anche in questo ciclismo fatto di fuoriclasse. Con Alaphilippe, con cui ho costruito un ottimo rapporto, possiamo condividere la leadership e fare ottime cose. Mi piace essere leader e avere molta libertà, quindi è bello avere la fiducia della squadra, mi ha dato molta motivazione, non la vedo come una pressione».

Tour 2020, a Sarran lo svizzero del Team Sunweb dà scacco matto vincendo per distacco
Tour 2020, a Sarran Hirschi dà scacco matto vincendo per distacco
Tour 2020, a Sarran lo svizzero del Team Sunweb dà scacco matto vincendo per distacco
Tour 2020, a Sarran Hirschi dà scacco matto vincendo per distacco

L’importanza del mental coach

Un passaggio importante, quello dalla UAE alla Tudor che è stato affrontato anche attraverso il supporto molto maggiore di un mental coach: «Non posso negare che mi ha dato una grossa mano. Ci lavoro da diverso tempo, ho già dovuto affrontare molte delusioni nella mia carriera e in alcuni momenti non è stato facile, perché si cerca sempre di migliorare e poi non si ottiene il risultato che ci si aspettava, pensi che hai lavorato invano. Nel complesso sono riuscito a gestirlo abbastanza bene, l’inverno è stato utile per staccare soprattutto mentalmente, durante la stagione si ha poco tempo per andare avanti».

Dalla NSN all’XDS Astana, gli ultimi colpi del ciclomercato

Ciclomercato, gli ultimi colpi dalla NSN alla XDS Astana

16.01.2026
6 min
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Seconda parte della rassegna delle 18 squadre WorldTour insieme ad Alessandro Ballan. Come si è visto nella prima, ci sono stati tanti movimenti di ciclomercato che hanno un po’ cambiato le gerarchie, anche se la sensazione è che non tutte le formazioni abbiano scelto davvero in maniera da migliorare, almeno a breve termine. Un fatto che emerge infatti è il profondo rinnovamento con tanti neoprofessionisti e un’età media che continua ad abbassarsi, frutto della frenetica ricerca del nuovo campione a tutti i costi.

Brady Gilmore ha regalato al team il primo podio: 2° nel Criterium Western Australia (foto Facebook)
Brady Gilmore ha regalato alla NSN il primo podio: 2° nel Criterium Western Australia (foto Chris Auld)
Brady Gilmore ha regalato al team il primo podio: 2° nel Criterium Western Australia (foto Facebook)
Brady Gilmore ha regalato alla NSN il primo podio: 2° nel Criterium Western Australia (foto Chris Auld)

NSN Cycling Team

Le polemiche legate al nome che hanno caratterizzato il 2025 dovrebbero essere parte del passato. La denominazione israeliana scompare dal nome, nuovo sponsor e nuova licenza. Ciò ha portato anche a molti cambiamenti in squadra, con ben 9 nuovi acquisti nel ciclomercato.

«Hanno fatto dei grandi cambiamenti – parte così Ballan – soprattutto con l’arrivo di Girmay che a mio parere negli ultimi due anni ha tirato un po’ i remi in barca. Nei propositi dovrebbe cercare di tornare quello di qualche anno fa, ma dietro di lui hanno corridori giovani come Paul Martin, un prospetto da seguire e lo stesso Pinarello, che arriva dalla Bardiani. Hanno dei corridori molto interessanti: certo, perdono tanta qualità con Ackermann, Fuglsang, Gee, Riccitello, Schwarzmann».

Red Bull Bora Hansgrohe

Con l’arrivo di Evenepoel, la squadra tedesca è chiaramente la regina del ciclomercato e si pone in aperta antitesi alla UAE, ma sarà sufficiente l’approdo dell’olimpionico?

«Loro e la Visma proveranno a sovvertire le gerarchie, saranno queste tre le squadre per i Grandi Giri a tappe. La Red Bull si è rafforzata parecchio, innestando esperienza con Cattaneo e Vermeersch, poi non dimentichiamo che hanno un serbatoio importante e un talento come il nostro Finn nel devo team che farà le sue prime esperienze in prima squadra. La nuova Red Bull è uno dei leif motiv della stagione che va a iniziare».

ristrutturazione per la Soudal che ora punta tutto sulle classiche di un giorno
Profonda ristrutturazione per la Soudal che dopo mosse interessanti al ciclomercato, ora punta sulle classiche
ristrutturazione per la Soudal che ora punta tutto sulle classiche di un giorno
Profonda ristrutturazione per la Soudal che dopo mosse interessanti al ciclomercato, ora punta sulle classiche

Soudal Quick Step

Considerando i nuovi arrivi e i cambiamenti imposti dalla partenza di Evenepoel, la nuova Soudal è davvero sulla strada di tornare il Wolfpack del passato?

«Loro avevano progettato questo cambiamento proprio in previsione dell’addio di Remco per quanto riguardava le gare a tappe e quindi hanno un po’ stravolto la squadra. Stanno cercando di ritornare sulle loro linee guida, incentrandosi sulle corse di un giorno. Dal ciclomercato arrivano corridori validi come Van Baarle e Stuyven, con molta esperienza nelle classiche, ma anche il nostro Filippo Zana, un altro bel corridore. Poi c’è Dainese per quanto riguarda le volate. Io credo che nel complesso ha cambiato molto proprio come impostazione, è una delle scommesse del 2026».

Team Jayco AlUla

Ben 10 nuovi acquisti nel ciclomercato per la formazione australiana, ma quanto influiscono sul rendimento generale?

«L’arrivo di Ackermann, Covi, Vendrame, anche il tricolore Filippo Conca danno al team un bello sprint, ma dall’altra parte perdono molto considerando che vanno via De Marchi, Dunbar, Groenewegen che è sempre un ottimo velocista. Io comunque penso che si siano rafforzati un po’: magari perdono qualità nelle volate senza Groenewegen, ma in generale mi sembra che si siano rafforzati proprio come intelaiatura e scelte tattiche».

I destini del Team Picnic PostNL dipendono molto dal ritorno ai vertici di Fabio Jakobsen, qui nel media day (foto Facebook)
I destini del Team Picnic PostNL dipendono molto dal ritorno ai vertici di Fabio Jakobsen, qui nel media day (foto Facebook)
I destini del Team Picnic PostNL dipendono molto dal ritorno ai vertici di Fabio Jakobsen, qui nel media day (foto Facebook)
I destini del Team Picnic PostNL dipendono molto dal ritorno ai vertici di Fabio Jakobsen, qui nel media day (foto Facebook)

Team Picnic PostNL

Non mancano le novità anche a proposito della formazione olandese: «Non vedo grandissime entrate dopo il ciclomercato, mentre per contro perdono Romain Bardet e anche Onley. E’ chiaro che cala la qualità, la vedo tra le formazioni che ha fatto un passo indietro. Magari però possono trovare altre soluzioni, concentrarsi maggiormente sulle volate di Jakobsen, poi ci sono giovani come Faure Prost che possono emergere, ma rischiano comunque di perdere punti e posizioni nel ranking».

Visma-Lease a Bike

Parlando dell’altra alternativa alla UAE, è chiaro che tutto è cambiato proprio negli ultimissimi giorni con l’addio di Yates.

«Peserà parecchio a mio parere, perché se è vero che hanno Vingegaard, non hanno più la seconda punta, non dimentichiamo che hanno perso anche Uijtdebroeks. Devono puntare tutto quanto su un uomo solo e sappiamo benissimo che quando hai una squadra impostata su una sola pedina non è mai facile. Il danese farà anche il Giro, vedremo quanto la squadra potrà sostenerlo in questo doppio sforzo».

Dominatore del 2025, il team di Pogacar è rimasto quasi intatto intorno al campione del mondo
Dominatore del 2025, pochi interventi nel ciclomercato per il team di Pogacar (foto UAE Team Emirates)
Dominatore del 2025, il team di Pogacar è rimasto quasi intatto intorno al campione del mondo
Dominatore del 2025, pochi interventi nel ciclomercato per il team di Pogacar (foto UAE Team Emirates)

UAE Team Emirates

Rispetto al passato, pochissime entrate e uscite al ciclomercato per la formazione regina del ranking. Ormai la il nocciolo duro è costruito intorno a Pogacar?

«Mah, hanno fatto più di 90 vittorie, quindi è anche difficile andare a cambiare una squadra vincente. Loro hanno questa capacità di avere questi contratti molto lunghi e soprattutto hanno la forza di prendere molti giovani interessanti come nel 2025, hanno fatto parecchi innesti. Poi hanno perso Ayuso, pedina forte ma anche molto scomoda. Sarà ancora la squadra da battere».

Uno-X

La Uno X continua nella sua strada di pseudonazionale norvegese/danese. La trovi sempre allo stesso livello?

«Perdono Kristoff, un grandissimo corridore, ma sappiamo benissimo che ultimamente non era più brillante come eravamo abituati a vederlo. Nel ciclomercato hanno ingaggiato molti corridori con esperienza, che arrivano da Intermarché, Bahrain, Astana, Groupama. Io direi che alla fine si rafforzano perché portano a casa dei corridori che hanno già un bagaglio di conoscenza del ciclismo ad alto livello. Si metteranno in luce».

Nicolas Vinokourov è uno dei giovani promossi dal devo team (foto Facebook)
Nicolas Vinokourov è uno dei giovani del team kazako di sponsor cinese (foto Facebook)
Nicolas Vinokourov è uno dei giovani promossi dal devo team (foto Facebook)
Nicolas Vinokourov è uno dei giovani del team kazako di sponsor cinese (foto Facebook)

XDS Astana

Per la formazione kazaka quest’anno non c’è la spada di Damocle della retrocessione. Otterrà comunque grandi risultati con i corridori innestati?

«Dipende, se imposteranno la stagione come l’anno scorso, dove sono partiti veramente forte nella prima parte e poi hanno pagato quella partenza molto veloce nel corso della stagione o cambieranno scelte. E’ una squadra che ha un grosso blocco di italiani e quindi speriamo faccia risultati per i nostri uomini, pensando a Diego Ulissi e a tutti gli altri. A mio parere si è rafforzata perché rispetto a quello che ha perso, hanno preso corridori che arrivano da squadre, magari non di primo livello, ma che hanno già fatto dei buoni calendari, come la Caja Rural».

Joao Almeida

Il primo big del Giro alza la mano. Almeida crede alla rosa

17.12.2025
6 min
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BENIDORM (Spagna) – Occhiale con montatura dorata, una tranquillità quasi sudamericana cucita addosso, anche se europeo lo è fino in fondo, e una grinta che c’è, ma non si vede. Joao Almeida lo incontriamo a Benidorm, durante il media day della UAE Emirates e bastano poche frasi per capire che il 2026 può essere il suo anno. Una delle prime cose che ci dice il portoghese è che sarà lui il leader della squadra al prossimo Giro d’Italia. E’ quindi il suo il primo nome tra i big che puntano alla maglia rosa.

Almeida ormai è un atleta di vertice assoluto. Tolti due o tre fuoriclasse fuori scala, è lì, stabilmente, nel gruppo ristretto dei corridori da Grandi Giri. E soprattutto è in crescita. Una crescita lenta e costante, tipica di chi costruisce tutto con il lavoro. Non è il talento a cui arriva tutto dall’alto. Il podio alla Vuelta gli ha dato consapevolezza e fiducia. Ogni stagione ha aggiunto qualcosa. E al Giro che può giocarsi la sua grande occasione.

Joao Almeida
Joao Almeida (classe 1998) a Benidorm ha annunciato che punterà forte al Giro d’Italia
Joao Almeida
Joao Almeida (classe 1998) a Benidorm ha annunciato che punterà forte al Giro d’Italia

Verso il Giro

Almeida è uno molto concreto e soprattutto consapevole. Non si nasconde dietro frasi fatte quando parla del proprio livello rispetto a fenomeni come Tadej Pogacar, Jonas Vingegaard o Remco Evenepoel. Sa dove si colloca e sa bene che il Giro d’Italia rappresenta uno snodo fondamentale della sua carriera.

«Il Giro sarà il mio grande obiettivo – racconta – sono contento di tornare. E’ una scelta che abbiamo preso con la squadra. Lo affronterò con l’idea di lottare per la corsa e provare a vincere. Poi parlare è facile, farlo è un’altra cosa. So che dovrò lavorare tantissimo e rimanere concentrato fino all’ultimo giorno».

Il suo programma stagionale è fitto ma equilibrato: Valenciana, Algarve, Parigi-Nizza, Catalunya, Giro d’Italia, Burgos e Vuelta. Una costruzione pensata appunto insieme alla squadra, che ha condiviso con lui la scelta di tornare al Giro dopo due Tour consecutivi. La corsa rosa gli ha dato tanto, è qui che si è rivelato al grande pubblico nel 2020 indossando la maglia rosa per 15 giorni. E sempre qui ha agguantato il suo primo podio in un grande Giro nel 2023.

Joao Almeida
Joao al Giro avrà una grande squadra (a partire da Vine in testa). Anche i compagni ne riconoscono la leadership
Joao Almeida
Joao al Giro avrà una grande squadra (a partire da Vine in testa). Anche i compagni ne riconoscono la leadership

Una squadra forte

Poi c’è il tema squadra, centrale come non mai. In conferenza qualcuno prova ad estorcergli una dichiarazione sul fatto che il non essere stato portato al Tour possa bruciargli. Almeida non è di questo parere. Davvero ha una grande occasione, soprattutto è leader riconosciuto anche dall’interno di una corazzata come la UAE.

Il rapporto con Pogacar, la condivisione dei programmi e il ruolo che Almeida ha saputo ritagliarsi all’interno della UAE hanno fatto crescere le sue quotazioni. Dopo il podio alla Vuelta e il lavoro da gregario al Tour, il suo status è cambiato. Insomma, Joao non è più soltanto un lusso di squadra, ma una garanzia.

La vittoria sull’Angliru, battendo Vingegaard, resta uno snodo cruciale in ottica futura. Ha aperto una breccia… anche nella mente. Non solo per il valore simbolico di quella salita, ma per il messaggio che ha mandato. E’ stata una breccia ben più ampia dei pochi secondi inflitti in cima. L’Angliru di Almeida è la dimostrazione che anche il danese, seppur con grande difficoltà, è battibile. E questo lo sanno anche i compagni.

Al Giro Almeida arriverà con una formazione di altissimo livello, come dicevamo. Al suo fianco ci saranno uomini come Adam Yates, Jay Vine e il connazionale Antonio Morgado, giusto per citarne tre. Una squadra “monster”, costruita per proteggerlo in pianura, sostenerlo in salita e offrirgli soluzioni tattiche in ogni fase della corsa. E’ una fiducia che pesa, ma che allo stesso tempo lo responsabilizza.

Almeida ha perso la Vuelta con 1’16” di distacco da Vingegaard. Il danese però aveva 34″ di abbuoni in più. Il distacco su strada è stato di 42″. Un dato incoraggiante in vista del Giro
Almeida ha perso la Vuelta con 1’16” di distacco da Vingegaard. Il danese però aveva 34″ di abbuoni in più. Il distacco su strada è stato di 42″. Un dato incoraggiante in vista del Giro

Un grande tra i grandissimi

Almeida non ha mai nascosto quanto questa sia un’epoca ciclistica complicata. «E’ un periodo molto difficile – spiega – il livello è altissimo. Quando si parla di Pogacar, Vingegaard o Evenepoel sono più realistico che sognatore. Non rinnego le ambizioni, ma non mi illudo. Attualmente, vincere il Tour contro di loro è quasi impossibile, ma sono felice di essere parte di questa generazione. Sono gli anni migliori della mia vita».

Una frase che racconta molto del suo approccio: la vittoria non è l’unico metro di giudizio. Conta anche come si corre, come si cresce, come si resta competitivi.

Il portoghese è convinto che non sempre vinca il più forte e che le corse si decidano su dettagli, gestione e lucidità. E’ per questo che punta su gare come il Giro, dove la costanza può fare la differenza. «Un Grande Giro sono tre settimane in cui non serve un’esplosività devastante, ma la capacità di non crollare mai. Un terreno che sento mio e mi consente di esprimere al massimo la mia idea di ciclismo».

Joao Almeida
Piancavallo 2020: Almeida si difende con i denti. In cima resterà in rosa per 15″
Joao Almeida
Piancavallo 2020: Almeida si difende con i denti. In cima resterà in rosa per 15″

Almeida e la salita

Nel suo percorso ci sono anche ricordi che definisce: «Belli e tristi allo stesso tempo». L’oggetto in questione è la salita di Piancavallo. La montagna friulana sarà il giudice definitivo della prossima corsa rosa. Lassù nel 2020 si trovò in mezzo agli attacchi di Hindley, Kelderman e Geoghegan Hart. «Tornare lassù per una rivincita? E’ una salita normale… ma spero di andare forte», sorride.

Almeida insiste molto sull’aspetto mentale e scientifico della preparazione che si lega molto alla sua tattica. Lui di solito è uno che sulle salite lunghe rientra (quasi) sempre. Sembra stia sempre per staccarsi e poi te lo ritrovi davanti. «Alla fine il ciclismo è scienza – ha detto al poadcast di Sigma – scienza applicata allo sport. Con i test e le sensazioni sai esattamente quanti watt puoi spingere per un certo tempo. Potrei seguire subito certi attacchi, ma non lo faccio perché so che quei corridori a quel ritmo crolleranno entro un paio di chilometri. Nella mia mente mi dico: ti riprendo. Chiaro che non posso sempre fare questo ragionamento anche contro Pogacar, Vingegaard o Evenepoel».

Stavolta però Vingegaard al Giro potrebbe esserci. Almeida lo sa. E sa anche che dovrà arrivare al massimo, magari sfruttando tappe intermedie, gestione e intelligenza di gara. Perché il Giro, più di ogni altra corsa, spesso premia chi sa aspettare il momento giusto e chi lo conosce (Joao ha già quattro partecipazioni). E tante volte ha punito la superstar di turno. Lo sanno bene Wiggins, Thomas, Evenepoel…