Quando Sky fece alzare l’asticella. Pogacar come Nibali?

28.07.2023
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Jonas Vinegaard e la Jumbo-Visma in questo Tour hanno curato ogni aspetto al millimetro, andando oltre il dettaglio. Il danese è un fenomeno, ma se alle prestazioni super si aggiunge la maniacalità, allora le performance assumono dimensioni enormi. L’esempio migliore è stata la crono di Combloux. E chi si è ritrovato a lottare con lui, Tadej Pogacar, ha avuto dei bei grattacapi.

Questa situazione ricorda quella che si verificò quando il Team Sky si rivelò al mondo con i suoi metodi più scientifici, i sopralluoghi ripetuti delle tappe più importanti, l’alimentazione futuristica, aprendo l’era dei marginal gains. Una situazione che ci ricorda anche Vincenzo Nibali. Lo Squalo doveva lottare con queste “macchine”: da Wiggins a Froome, passando per Thomas.

Qualche giorno fa chiamando in causa Sky nell’editoriale avevamo scritto: «Vincenzo si trasformò in una vera macchina da guerra. Non rinunciò alla sua imprevedibilità, ma è certo che si presentò al via tirato e allenato come mai fino a quel punto...». Partendo da questa frase abbiamo coinvolto proprio Nibali.

L’università di Messina ha insignito Nibali della laurea ad honorem in “Scienze e Tecniche delle Attività Motorie Preventive e Adattate”
L’università di Messina ha insignito Nibali della laurea ad honorem in “Scienze e Tecniche delle Attività Motorie Preventive e Adattate”
Vincenzo, quindi Sky ti fece alzare l’asticella? La situazione di Pogacar e della UAE Emirates ricorda la tua e quella del tuo team?

Io non farei dei paragoni con il passato, anche se non è troppo lontano. Quel che ho visto in questo Tour de France è che è stato dominato da due team, la Jumbo-Visma e la UAE Emirates chiaramente. E in molte occasioni ho visto la UAE più forte della Jumbo.

Più forte la UAE…

Sì, alla fine hanno fatto secondo e terzo. Adam Yates nonostante si sia messo a disposizione, è salito sul podio e questo non può che parlarci di un team che è andato forte e che ha lavorato bene. Mentre dall’altra parte non avevano un Van Aert al livello dell’anno scorso che dominava in ogni tappa. Sì, Wout è andato forte in diverse occasioni, ma l’anno scorso vinceva le volate e quando tirava in salita staccava Pogacar! E poi c’era Vingegaard che si è ripetuto. Rispetto alla passata edizione, Jonas ha avuto più sicurezza. Ha corso con grande intelligenza e con la consapevolezza delle proprie energie.

Consapevolezza delle proprie energie: cosa intendi?

Ogni volta che Pogacar attaccava, lui gli faceva di no con la testa: non gli dava cambi. Gli lasciava appena qualche secondo e gli abbuoni senza sfinirsi troppo, consapevole appunto che con un’azione decisa gli avrebbe rifilato un minuto. Che poi è la stessa cosa che dicevamo con Martinelli quando facevamo i nostri grandi Giri. Oltre alla crono, individuavamo quel paio di tappe chiave… Se poi veniva qualcosa di più, tanto meglio. Ma ci si concentrava su determinate tappe. Sapendo di essere meno esplosivo di Tadej, penso che Vingegaard si sia fatto questo conto: Pogacar in dieci scatti (tra abbuoni e secondi) gli guadagnava un minuto, lui lo faceva con un solo attacco in salita. Io ero come lui, poco esplosivo. E quando lottavo con Contador, Purito, Valverde, il mio obiettivo era arrivare con loro ai 200 metri. A quel punto anche se perdevo erano pochi secondi.

Che Vingegaard avesse ben preparato la crono si vedeva anche da come guidava in curva e in discesa
Che Vingegaard avesse ben preparato la crono si vedeva anche da come guidava in curva e in discesa
Cosa dovrà fare Pogacar per invertire questa rotta? Più sopralluoghi, peso più al limite…

Più che questo, deve iniziare a rivedere la sua esuberanza, che però fa parte di lui. Ma deve cambiare in gara. Si sapeva che il vero rivale sarebbe stato Vingegaard, che forse è anche più forte in quel tipo di gara, quindi io avrei lasciato a lui la prima mossa. L’avrei aspettato, studiato… Insomma mi sarei dato un ruolo diverso. Poi è anche vero che la caduta della Liegi lo ha rallentato.

Lo sloveno è stato anche altalenante nelle prestazioni…

E questo mi ha lasciato perplesso, soprattutto nel giorno in cui ha pagato tantissimo (sul Col de La Loze, ndr), poi è andato di nuovo forte. Non è mica scontato che dopo certe crisi torni ad andare bene. Lui invece ha persino vinto una tappa. Magari nel giorno della crisi ha pagato anche l’aspetto mentale dopo la crono. E comunque non era la prima volta che Vingegaard andava fortissimo a crono, anche l’anno scorso fu strepitoso.

Il modo di correre di Pogacar è fantastico, ma forse almeno contro certi avversari va rivisto
Il modo di correre di Pogacar è fantastico, ma forse almeno contro certi avversari va rivisto
Quel giorno Pogacar non stava bene, ma anche la testa ha influito. In effetti qualche informazione sul morale basso dopo la crono è trapelato dal suo staff…

Pogacar sa che ha di fronte un avversario molto forte. Per me Tadej è più completo e se vogliamo mi piace anche di più, ma Vingegaard in salita è leggermente più forte, anche in virtù delle sue caratteristiche fisiche, è più piccolo. Jonas è più “killer”, è meno espansivo, anche sui social. Un po’ come me. Io pubblicavo poco, anche per non far sapere come stavo, non amavo magari mettere un sorriso di circostanza. Non si trattava di essere scontrosi o meno: Vingegaard è così. Così come non significa che Pogacar non si sappia focalizzare su un obiettivo perché è espansivo.

Van Dongen, diesse della Jumbo, ha detto che una crono così si prepara mesi prima, che bisogna arrivarci con le idee chiare e le scelte già fatte. Il tecnico aveva visto gli UAE fare le prove dei cambi bici durante le ricognizione del mattino. Anche da parte di Pogacar servirà lo stesso approccio?

Ogni team, specie a quel livello, ha del personale qualificato che sa quali scelte fare. Le uniche condizioni per cambiare sul momento, nel caso della crono, sono quelle meteo e del vento in particolare. Ognuno ha un suo protocollo. Per me il discorso non è tanto questo, quanto il fatto che sin qui Pogacar ha vinto con spensieratezza, mentre ora questo Vingegaard gli mette confusione mentale. Ma a lui e alla sua squadra non mancano le qualità e le dotazioni tecniche per vincere anche questa sfida.

Il Team Sky ha dominato la scena schierando formazioni monster tra il 2012 e il 2019. Solo Nibali nel 2014 ha rotto il loro dominio
Il Team Sky ha dominato la scena schierando formazioni monster tra il 2012 e il 2019. Solo Nibali nel 2014 ha rotto il loro dominio
Quindi questa situazione non ti ricorda un po’ la tua con Sky? Loro indirettamente non avevano fatto alzare l’asticella anche a te?

Io direi di no… Sapete qual era la vera differenza di Sky e perché era il riferimento? Il budget. Noi avevamo un budget alto, loro di almeno 10 milioni di euro in più. E questo comportava che avevano dieci corridori più forti. Corridori che ti sostengono e con i quali potevi interpretare la corsa in un certo modo: prendevano la testa del gruppo e tiravano per te e ti tenevano fuori da ogni rischio su ogni terreno. Sei più tranquillo. E quando hai dei compagni così forti, anche in allenamento cambiano le cose. E’ lì che semmai alzi l’asticella.

Insomma tu avevi dei gregari e loro erano nove capitani…

Sia chiaro, non dico che non avevo compagni all’altezza. Ho avuto gente come Scarponi, Agnoli, Vanotti… Ma quando hai dieci top rider, dieci corridori che vincono una Parigi-Nizza, una Liegi, una Tirreno che tirano per te, le cose cambiano. Loro avevano il miglior Boasson Hagen, Kwiatkowski, Poels… (Froome e Thomas che all’inizio tiravano per Wiggins, ndr). Noi, prima in Liquigas e poi in Astana, non eravamo a quel livello. Sì, c’era gente che poi è diventata fortissima, penso a Sagan o a Colbrelli quando ero in Bahrain, ma non erano i corridori che sono diventati poi. Quindi se parliamo di dettagli, dei sopralluoghi come dicevamo, è chiaro che contano, ma prima ci sono altre cose. E poi fare un sopralluogo a febbraio o a dicembre è anche rischioso per me. Non hai la stessa condizione che avrai poi a luglio e rischi di farti un’idea sbagliata.

La resa di Courchevel: l’analisi del dottor Magni

27.07.2023
4 min
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“I’m gone” (sono andato/finito) così Tadej Pogacar ha alzato bandiera bianca contro Jonas Vingegaard, mentre la strada saliva sotto le sue ruote in direzione Courchevel. Una frase semplice, ma che dentro di sé racchiude tante sfumature. Lo sloveno ha tirato troppo la corda in questo Tour de France. I primi scricchiolii sono arrivati nella cronometro di Combloux, mentre il suo vaso di Pandora è stato scoperchiato definitivamente poche ore dopo

La crisi che ha colpito il due volte vincitore della Grande Boucle ci ha fatto scaturire tante domande. Abbiamo così interpellato il dottor Emilio Magni, così da avere un parere autorevole in merito. 

Con Emilio Magni, dottore dell’Astana, abbiamo analizzato la crisi di Pogacar a Courchevel
Con Emilio Magni, dottore dell’Astana, abbiamo analizzato la crisi di Pogacar a Courchevel
Dottore, cosa succede in una crisi del genere?

Questi momenti di crisi sono multifattoriali, Pogacar ha detto di aver sentito maggiormente il problema dell’alimentazione. Mangiava ma non riusciva ad integrare, ritrovandosi con le gambe vuote. Ma questo è solo un aspetto di una crisi più o meno improvvisa. 

In che senso più o meno?

Queste situazioni derivano da uno stato di affaticamento acuto. Si tratta di una risposta adattiva dell’organismo, il quale prende provvedimenti per salvaguardarsi. E’ un allarme per far sì che la situazione non peggiori ulteriormente. 

Cosa succede?

La prestazione si abbassa, il corpo riduce le prestazioni, in medicina si chiama meccanismo omeostatico. E’ la tendenza dell’organismo a mantenere le condizioni di partenza. 

Nonostante la grande prova, i primi segnali di cedimento sono arrivati nella cronometro di Combloux, lo sloveno ha pagato 1’38”
Nonostante la grande prova, i primi segnali di cedimento sono arrivati nella cronometro di Combloux, lo sloveno ha pagato 1’38”
Una causa potrebbe essere la preparazione non adeguata?

Come detto è una situazione multifattoriale, la preparazione non adeguata potrebbe essere una causa. Un altro fattore importante è il carico di prestazione che nel caso di Pogacar, magari, è stato eccessivo. Lo sloveno potrebbe averne risentito dal punto di vista muscolare, metabolico ed energetico. 

O ancora?

Un’altra causa si può trovare nell’insufficiente tempo di recupero. Quest’ultima causa in particolare impedisce al muscolo di ristabilire il livello di glicogeno, che è la sua benzina principale. A volte non bastano 24 ore, i ciclisti non hanno nemmeno quelle, visto che finiscono la tappa alle 18 e ripartono alle 12 del giorno dopo. 

Quindi la mancanza di una gara di avvicinamento, come il Delfinato, è un fattore?

Ci vuole una base di preparazione così che l’organismo si possa abituare ed incrementare la performance. Ci sono anche altri “campanelli” d’allarme. 

La maglia gialla se ne va, Pogacar arranca: il vaso di Pandora è stato scoperchiato
La maglia gialla se ne va, Pogacar arranca: il vaso di Pandora è stato scoperchiato
Quali?

Dal punto di vista sintomatologico vi sono dei segnali soggettivi come: la perdita di forza, di resistenza, il mal di gambe e dolori muscolari. Sono tutte cose che l’atleta avverte e che possono portare anche a dei sintomi mentali: difficoltà di concentrazione, mancanza di appetito e condizioni di sonno peggiori. 

Anche se poi nella tappa di Le Markstein Pogacar ha vinto, come lo spiega?

Si tratta di un corridore di qualità assoluta. Anche in una situazione di crisi mantiene delle prestazioni alte, anche più elevate di altri atleti che in realtà sono in forma. Pogacar ha fatto uno sforzo di testa, a mio modo di vedere. Le Markstein era l’ultima tappa, ha dato tutto, considerando che Vingegaard aveva un vantaggio rassicurante. 

Ci sono anche dei dati oggettivi che possono anticipare queste crisi?

Assolutamente. Uno di questi è la frequenza cardiaca a riposo, la quale quando si è stanchi tende ad essere più alta. Un esempio: se un atleta a riposo, appena sveglio, ha 40 battiti, magari passa a 48. La cosa si trasferisce anche una volta in sella, ma al contrario. Si riscontra una difficoltà ad aumentare la frequenza cardiaca sotto sforzo. Questo perché il muscolo rende di meno, dando meno forza, di conseguenza il cuore non sale di frequenza. C’è anche da considerare la variabilità cardiaca.

Pogacar si è allenato molto in altura, sono mancati i giorni di corsa persi a causa dell’infortunio? (foto Matteo Secci)
Pogacar si è allenato in altura, sono mancati i giorni di corsa persi a causa dell’infortunio? (foto Matteo Secci)
Ovvero?

La variabilità cardiaca offre ottimi riscontri dal punto di vista del recupero. Praticamente si controlla la variabilità tra un battito e l’altro. Dovete sapere che i battiti non sono ugualmente distanti a livello di tempo l’uno dall’altro, il tempo cambia. Ad esempio: una volta passano 1,2 secondi, quello dopo 0,8 e così via. Se la variabilità è alta vuol dire che il cuore è reattivo e “brillante”. 

Lo staff della UAE Emirates, con grande probabilità, era a conoscenza di questi dati…

Penso proprio di sì. Però a volte i dati si prendono ed analizzano, senza parlarne al corridore, per non condizionarlo psicologicamente.

Il piano segreto di Vingegaard? Vanotti l’aveva capito

27.07.2023
6 min
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Questo scambio di idee con Alessandro Vanotti è iniziato a metà Tour, dopo l’attacco di Pogacar sul Grand Colombier, ed è andato avanti tappa dopo tappa. Ogni giorno un pezzetto, dalla condotta dello sloveno a quella del danese.

«Avete fatto caso – chiese il bergamasco, al Tour con Santini di cui è testimonial – che quando Pogacar scatta, l’altro arriva a un certo punto di watt e poi non lo segue? Si mette al suo ritmo, non lo molla, ma evita il fuorigiri di tornargli sotto…».

Il giorno dopo, Pogacar attaccò sul Col de Joux Plane e Vingegaard fece proprio questo. Lo tenne davanti a 50 metri e sulla cima, complice il fattaccio delle moto, gli prese anche l’abbuono al GPM.

Vanotti ha scortato Nibali alla magia gialla del 2014. Qui alla partenza con Miguel Indurain, 5 Tour vinti
Vanotti ha scortato Nibali alla magia gialla del 2014. Qui alla partenza con Miguel Indurain, 5 Tour vinti
Alessandro, il Tour si costruisce un pezzetto per volta. Non puoi lasciare indietro niente…

Il Tour è la corsa più importante e difficile al mondo. Partecipano i corridori più forti, non lo dico io, ma le statistiche. Le tattiche diventano più complicate. Ci sono squadre forti che riescono a tenere la corsa e impostare il ritmo per renderla dura e gestire le fughe. Hanno uomini per ogni situazione. Tra loro si innesca una competizione, in cui qualcuno si espone troppo e qualcuno sta nascosto e non sai mai se sta soffrendo oppure non vuole mostrare le carte.

Pogacar non si è certo nascosto…

E quando lui attaccava, io guardavo Vingegaard. Non riuscivo a capire se fosse al limite, perché lui maschera bene la fatica. E’ sempre lì, con quel mezzo sorrisino. Quando scattava Pogacar, Jonas correva sulle ruote e per me quella è la tattica che hanno impostato dall’inizio. Ha cominciato a farlo dopo il minuto di vantaggio che ha preso sul Marie Blanque.

Perché?

Perché quel vantaggio gli ha permesso di avere un approccio differente alla corsa e di esporsi il meno possibile. Ha sempre fatto degli sforzi gestiti, senza andare al limite. Pogacar è un fuoriclasse e ha delle accelerazioni che nessuno ha. Ti porta completamente fuori giri, ti distrugge. Se rispondi alle sue 20 accelerazioni, sei finito. Con quel margine in tasca, Vingegaard ha potuto gestirsi: ha ammortizzato i suoi piccoli ritardi in quel minuto ed è arrivato alla crono con più forze rispetto a Pogacar.

Il piano di Vingegaard? Secondo Vanotti non rispondere a tutti gli attacchi di Pogacar, evitando pericolosi fuori giri
Il piano di Vingegaard? Secondo Vanotti non rispondere a tutti gli attacchi di Pogacar, evitando pericolosi fuori giri
Non sarà che il famoso piano mai spiegato era proprio questo?

Esatto, è stato intelligente e freddo. Non è facile, perché ogni giorno la stampa ti chiede perché non lo segui. Come mai non sei in condizione, invece era una tattica prestabilita. A maggior ragione la sua crono è stata così superiore. A mio avviso, Pogacar ha avuto quelle 2-3 giornate no, causate da tutto quello che ha speso, altrimenti il divario alla fine non sarebbe stato così ampio.

Sulla crono sono stati avanzati dei sospetti…

Io non so se la storia dirà cose diverse, ma penso che questo sia un altro ciclismo e loro sono campioni fuori categoria. Perché per forza pensare male? E mi chiedo anche perché a tirare fuori certi sospetti siano sempre degli ex corridori, cui piace così tanto farsi del male. Fino a poco tempo prima sospettavano di Pogacar. E allora? Vingegaard è andato forte, ma se poi sentiamo tutto il lavoro che hanno fatto e il modo in cui ci sono arrivati, dico che vorrei altri dieci Pogacar per il modo in cui corre, ma l’altro non ha sbagliato nulla, nonostante quest’anno avesse anche una squadra meno forte.

Perché meno forte?

Forse non meno forte, ma certo più bilanciata. Non hanno fatto gli errori dell’anno scorso, dove pure avevano Roglic, Kruijswijk e un Van Aert più incisivo. Noto intanto che la UAE Emirates è cresciuta come squadra, come gruppo di lavoro, quindi nei prossimi anni sicuramente avrà ottime possibilità.

Vingegaard è arrivato alla crono spendendo molto meno rispetto al rivale: Vanotti non ha dubbi
Vingegaard è arrivato alla crono spendendo molto meno rispetto al rivale: Vanotti non ha dubbi
Pogacar si trova in una posizione simile a quella di Nibali, che per contrastare Sky, nel 2014 fu costretto a sacrificare molto per il Tour.

Il Tour va preparato nei dettagli, ma Pogacar è un fenomeno e questo piace. Come detto, magari averne altri… Tadej avvicina i giovani al ciclismo, quindi benvenga uno che ha questa mentalità. Battaglia dalla Strade Bianche alla Sanremo, dal Fiandre alla Liegi. Vincenzo il Fiandre l’ha fatto a fine carriera, però anche lui correva le classiche e come Pogacar ci metteva la faccia. Tadej è uno che si espone, affronta tutto subito col sorriso e ti dice quello che pensa. «Sono morto, non stavo bene, ho dato tutto». E’ uno che si espone con i suoi scatti, si fa vedere, ma questa volta ha trovato un rivale vero. Quindi, dopo il secondo Tour andato storto, forse dovrà analizzare qualche dettaglio.

Di che tipo?

Dovranno chiedersi come fare per vincere. Deve diventare più meticoloso, fare un programma strutturato, nascondersi di più. Quando ci ritrovammo davanti al Team Sky, prima con Wiggins e poi con Froome, a un certo punto ci guardammo in faccia. «Invece di lamentarci – dicemmo – dobbiamo metterci sotto e lavorare nel modo giusto». Quando devi battere un avversario così forte, non devi lasciare nulla al caso. E Nibali in quel Tour fu perfetto, lo fummo tutti. Così forse anche Pogacar dovrà rivedere qualcosa nell’avvicinamento, perché ha trovato Vingegaard e la Jumbo-Visma.

A costo lasciar perdere gli altri obiettivi?

A quanto ho capito, lui non vuole snaturare il suo calendario e il modo di correre. Non vorrei che poi si andasse a toccare il suo modo di correre, com’era con Vincenzo che partiva, attaccava e spesso vinceva. Però anche lui piano piano si è aggiustato. Ha preso le misure e invece di fare 20 scatti, ne faceva 7-8 giusti. Per Pogacar non sarà facile, perché stiamo parlando di un fenomeno. Ha il suo istinto e il suo modo di correre. Visto come ha esultato quando ha vinto sabato? Immaginate cosa avesse dentro? Modificare questa cosa non è semplice, però forse limitatamente al Tour potrebbe essere necessario. Vingegaard non fa sconti, ma non dimentichiamo che aveva davanti un Pogacar reduce da infortunio.

Pogacar è arrivato al Tour senza aver corso per due mesi e ha sprecato molte energie con i suoi scatti
Pogacar è arrivato al Tour senza aver corso per due mesi e ha sprecato molte energie con i suoi scatti
Si è detto che potesse correre lo Slovenia per non arrivare al Tour digiuno dalle corse.

Però considerate che nell’incidente, oltre all’osso, si rompe anche qualche equilibrio. La paura di cadere non ti molla. Quando ho rotto il gomito, nelle prime gare niente era come prima. E allora forse, se hai davanti una gara, la salti volentieri perché non vuoi rischiare. E’ umano anche lui e per vincere il Tour, visti i mille dettagli di cui stiamo parlando, l’infortunio è un grosso guaio. Magari corri sulle scalinate, anch’io l’ho fatto. Ma intanto il corpo reagisce all’anestesia… Metti dentro tutto, ha fatto ugualmente un grande Tour. E’ arrivato secondo. Ma a mio avviso, se non avesse avuto quell’infortunio, lo sarebbe stato ancor di più. Magari non vinceva, ma se lo giocavano sino alla fine.

Lubiana e le sue montagne, le Alpi di Kamnik e della Savinja

26.07.2023
5 min
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La Slovenia è una destinazione da sogno per i ciclisti. Grazie alla varietà, sia dei terreni che dei paesaggi, i praticanti di ogni età possono trovare qualcosa per se stessi. Dalle piste ciclabili, agli alloggi per ciclisti, alle esperienze su misura, alla gastronomia e per finire alle strade dei campioni. Lubiana è la capitale verde di un paese verde. La città dei mille eventi è circondata da parchi e aree naturali protette. 

Tadej Pogacar, due volte vincitore del Tour de France e ambasciatore del turismo sloveno, sfrutta ogni momento a casa per fare giri in bicicletta attraverso i diversi paesaggi della sua terra. Sebbene sia difficile trovare una strada su cui non abbia pedalato, scopriamo alcuni dei suoi itinerari preferiti. Come le Alpi di Kamnik e della Savinja. Scopriamo sulla scia di Tadej questi luoghi incantevoli. 

Nel Paese verde è facile immergersi nella natura incontaminata
Nel Paese verde è facile immergersi nella natura incontaminata

Un paradiso montano

Le Alpi di Kamnik e della Savinja, illuminate dai primi raggi del sole, già la mattina presto, invitano ogni visitatore a Lubiana a godersi la vista sulle montagne che si trovano a soli 30 minuti di auto dalla capitale. Velika Planina è una delle destinazioni più popolari per quei ciclisti che hanno bisogno di vere sfide in montagna. 

Il pittoresco altipiano con molte capanne di pastori che ancora oggi conservano la tradizionale agricoltura di montagna, ha lasciato un segno rilevante nel Giro di Slovenia 2022 in cui Tadej Pogacar e il suo compagno di club Rafal Majka hanno giocato il famoso gioco “sasso, carta, forbici” prima della linea del traguardo. Circondati dalle Alpi di Kamnik e della Savinja si potranno trovare piste ciclabili adatte anche ai più piccoli. La valle di Kamniska Bistrica è un eccellente percorso ciclabile per avventure ciclistiche meno impegnative.

Itinerari adatti a tutte le tipologie di bici
Itinerari adatti a tutte le tipologie di bici

Kamnik e le sue bellezze

Il percorso variegato con tracciati ciclistici semplici ma anche impegnativi dimostra quanto il ciclismo sia di casa a Kamnik. Si può usare una bici da città lungo i sentieri dell’Arboretum Volcji Potok, oppure la bici da strada verso la sorgente della Kamniska Bistrica, oppure ancora in sella alla mountain bike verso Velika Planina. Un paradiso per gli amanti delle bici.

I ciclisti di montagna hanno molta scelta nella valle. Uno dei percorsi più apprezzati, considerato tra i più complessi ma anche tra i più belli, attraversa Brsniki. Salire sulla Velika Planina è una vera sfida. Si può partire dalle Terme Snovik, verso il passo Crnivec situato a 902 metri di altezza sul livello del mare, proseguendo verso Velika planina. Sulla montagna è possibile riposarsi e rifocillarsi in numerosi snack-bar e baite. Si può inoltre arrivare al Crnivec partendo da Kamnik e regalarsi a fine percorso un bel bagno alle Terme Snovik.

Tratti di piste ciclabili per vivere le due ruote in sicurezza
Tratti di piste ciclabili per vivere le due ruote in sicurezza

Fino alla sorgente

La sorgente della Kamniska Bistrica è molto apprezzata dai ciclisti che giungono a Kamnik. Per i più attivi il tracciato funge da riscaldamento, mentre per chi è alle prime armi, è una sfida. Entrambi sono felici di giungere al laghetto alla fine del percorso, dov’è possibile rinfrescarsi.

Lungo il fiume Kamniska Bistrica corre anche il percorso podistico-ciclistico che collega Kamnik a Domzale. È adatto a tutte le generazioni, per cui vi ci si può recare anche coi bambini. In più punti si possono trovare giochi e panchine, dove potrete riposarvi all’ombra. Il tracciato passa anche attraverso l’Arboretum Volcji Potok, dove ci si può fermare a visitare il parco botanico più esteso del Paese. Per chi invece vuole fare “riposare” la bici e provare qualcosa di nuovo, può avventurarsi sul percorso a piedi. Sul tragitto ogni anno si svolge la famosa marcia che va da Kamnik a Domzale.

Cicloturismo extra e anche urbano per poter toccare con mano la cultura slovena
Cicloturismo extra e anche urbano per poter toccare con mano la cultura slovena

Escursioni ad hoc

Gli itinerari che si immergono in queste maestose vallate da scoprire in sella sono innumerevoli. Presso le strutture a misura di bici è possibile trovare una rete di guide turistiche pronte ad accompagnare il ciclista in ogni angolo verde da esplorare a ritmo lento e rispettoso. Tra questi a chiudere il nostro viaggio nei dintorni della capitale Lubiana, troviamo un appuntamento fisso che va dal 15 marzo al 31 ottobre. Dalla trattoria Vegov hram a Dolsko si pedala lungo la valle che nel passato, legato al maniero di Dol, veniva chiamata Lusttal (la valle della gioia e della delizia). Dopodiché si passa da Lubiana e Kamnik, per raggiungere poi i piedi delle Alpi di Kamnik e della Savinja, dove visitare il famoso maniero di caccia, opera dell’architetto J. Plecnik, e la gola Predoselj. 

Dopo l’escursione ciclistica da Dolsko fino alla sorgente della Kamniska Bistrica, volendo si possono fare i bagni nelle Terme Snovik oppure visitare il villaggio dei pastori sull’altipiano Velika planina.

L’itinerario organizzato comprende il transfer da Lubiana fino al punto di partenza e viceversa nonché il pranzo. Tutti giorni alle 8.30, 8,5 ore; in bici: 3,5 ore 

IFeelSlovenia

EDITORIALE / Per Tadej è arrivato il tempo delle scelte?

24.07.2023
5 min
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Difficile dire se Tadej Pogacar abbia trovato in Jonas Vinegaard la sua bestia nera. I segnali ci sono, ma lo sloveno scherzando ha raccomandato di non avere troppa fretta. Ha ragione, ma crediamo che nel suo team si dovrà fare un’attenta valutazione dei margini su cui intervenire per rendere lo sloveno ancora più incisivo.

Il 27 luglio del 2014, Nibali vince il Tour. La preparazione fu perfetta, ma anche molto impegnativa
Il 27 luglio del 2014, Nibali vince il Tour. La preparazione fu perfetta, ma anche molto impegnativa

Come Nibali contro Sky

Pogacar è un talento straordinario, bello da veder correre, entusiasmante negli scatti e nelle volate, ma gli è arrivato fra le ruote un bel bastone nocchiuto e spesso. Un avversario che riesce a imporsi sacrifici quasi monacali, che ha numeri da grande scalatore e alle spalle una squadra che vive le sfide allo stesso modo. Per Pogacar non è semplice staccare in salita un corridore costruito nei dettagli come il danese. C’è bisogno di lavori specifici, probabilmente servirà scendere di peso, forse cambiando in parte le sue caratteristiche.

In qualche misura sembra di rivivere il dilemma di Nibali, quando decise di puntare con decisione sul Tour de France. Non che prima non lo avesse fatto, ma la legge di Sky era inesorabile. E quando nel 2012 Vincenzo arrivò terzo a quasi 7 minuti da Wiggins e Froome, si capì che per sfidarli sul loro terreno sarebbe stato necessario avere la loro stessa maniacalità. Il Tour del 2014 nacque in questo modo. Vincenzo si trasformò in una vera macchina da guerra. Non rinunciò alla sua imprevedibilità, ma è certo che si presentò al via tirato e allenato come mai fino a quel punto e come mai sarebbe tornato negli anni successivi.

Prima del Tour, Vingegaard e Pogacar si sono incontrati alla Parigi-Nizza, poi strade diverse
Prima del Tour, Vingegaard e Pogacar si sono incontrati alla Parigi-Nizza, poi strade diverse

Obiettivi da scegliere

Non crediamo che il problema di Pogacar sia tanto nelle troppe corse di primavera. Conteggiando anche i giorni del Tour, Tadej ha 42 giorni di gara contro i 46 di Vinegaard. Tadej ha partecipato a 2 corse a tappe prima del Tour e le ha vinte entrambe. Vingegaard ne ha corse 4 e solo in una è finito secondo (dietro Pogacar alla Parigi-Nizza) e le altre le ha vinte.

Quel che c’è di diverso forse è il recupero fra una gara e l’altra e il tempo per costruire la forma del Tour. Quante giornate ha dedicato Vingegaard ai sopralluoghi delle tappe? Tante, a sentire i suoi racconti. Probabilmente più di quelli dedicati da Pogacar. E’ chiaro che il danese ha potuto farlo avendo nel Tour il suo obiettivo primario, un po’ come Froome a suo tempo, che vinceva le gare a tappe WorldTour (dal Catalunya al Delfinato), ma solo come passaggi verso il traguardo superiore.

Pogacar dovrà rinunciare a giocarsi il Fiandre e la Liegi? Questa è sicuramente la sfida che dovrà raccogliere e affrontare.

Quando corre Pogacar, il resto della UAE Emirates può solo tirare
Quando corre Pogacar, il resto della UAE Emirates può solo tirare

Un solo capitano

Il Tour è fatto di una costruzione maniacale. Se tutti seguissero lo stesso calendario, allora forse il talento sarebbe sufficiente per fare la differenza. Ma così non è e anche il talento immenso di Pogacar rischia di non bastare se messo al confronto con l’approccio metodico della Jumbo-Visma. E qui il discorso segue un’altra ansa.

Crediamo che anche Vingegaard potrebbe essere protagonista alla Liegi o alla Freccia Vallone, ne ha tutte le qualità. Però ha scelto (finora) di concentrarsi sul Tour e la squadra ha dirottato verso le classiche altri atleti che si chiamano Van Aert, Laporte, Benoot e a volte anche Roglic. Alla UAE Emirates invece questo non succede. I corridori ci sarebbero, ma quando corre Pogacar, agli altri tocca tirare. Lo sanno, lo accettano, difficilmente potrebbero fare altrimenti. Ma tutto questo va a favore di Pogacar?

Mentre Vingegaard lavora per il Tour, alle classiche pensano Van Aert e gli altri
Mentre Vingegaard lavora per il Tour, alle classiche pensano Van Aert e gli altri

Strade diverse

Certo il suo palmares è da stella assoluta e può di certo bastargli. Ha vinto due Tour, il Fiandre, la Liegi, la Freccia Vallone. Ma gli sta bene arrivare secondo al Tour, dietro uno che nella Grande Boucle ha scelto di specializzarsi? La scelta da fare è questa e deve farla Pogacar, non certo i suoi capi. Anche perché, visto il suo approccio meraviglioso al ciclismo, viene da chiedersi se Tadej sarebbe effettivamente capace di imporsi quello stile di vita così schematico nel nome della grande conquista. O se invece questo finirebbe con il logorarlo.

Già pochi mesi fa, Tadej ammise che una carriera non può durare tanto correndo sempre al 100 per cento e questa è una considerazione applicabile più a lui che al rivale. I più esperti dicono che la fine dipenda più dall’usura mentale che dal logorio atletico. E se il rischio è che Tadej, svuotato del divertimento, molli improvvisamente tutto, allora vale la pena fare un supplemento di riflessione. Vale la pena snaturarsi per inseguire Vingegaard al Tour?

Forse no, ma diventa necessario se quello è l’obiettivo. Se invece l’obiettivo è dare spettacolo, divertirsi e far appassionare ancora più tifosi, allora qualcuno potrebbe proporgli strade alternative. Esistono anche il Giro d’Italia o la Vuelta, restando lontani dall’ossessione del Tour, che già troppi talenti ha stremato per amore di quel giallo così squillante.

Un paio di lezioni che Pogacar porta a casa dal Tour

24.07.2023
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Non deve essere facile stare in piedi lì accanto per il secondo anno consecutivo. Ci sono corridori che potrebbero costruirsi la carriera su un secondo posto al Tour e due tappe vinte, se però ti chiami Tadej Pogacar, forse non basta. Perciò quando parla nell’ultima conferenza e nelle dichiarazioni spizzicate qua e là, sembra che torni a casa da un impegnativo viaggio di istruzione.

«Ovviamente il desiderio era vincere – dice – ma considerando tutto, penso che il secondo posto sia un risultato davvero straordinario per la squadra e anche per me. Quindi sì, sono super felice di essere di nuovo qui a Parigi, soprattutto sul podio. E per l’ultima volta in maglia bianca. Non sono più giovane… (sorride, ndr)».

La maglia bianca e quella a pois: una stretta di mano con Ciccone alla fine del Tour
La maglia bianca e quella a pois: una stretta di mano con Ciccone alla fine del Tour
Come te la sei cavata a gestire alti e bassi?

Sapevo che prima o poi sarebbero venuti giorni come quello di Courchevel e, se non giorni, magari dei momenti. Non credo che rimarrà l’ultima volta in cui qualcuno mi spingerà al limite. Credo di poter imparare qualcosa da quanto è successo. E se dovesse capitare ancora, saprò cosa aspettarmi.

Si sta parlando molto della tua rivalità con Vingegaard, che cosa si può dire di più?

Stiamo correndo in un ciclismo bellissimo e ci spingiamo l’un l’altro al limite. Penso che in questo momento possiamo essere tutti felici per come stiamo correndo. Al contempo, dobbiamo anche pensare che è solo una gara ciclistica e che dobbiamo goderci ogni momento che possiamo avere.

Sabato, verso Le Markstein, il primo giorno di sensazioni come nella prima settimana. Vingegaard nella scia
Sabato, verso Le Markstein, il primo giorno di sensazioni come nella prima settimana. Vingegaard nella scia
Parli bene, ma sei il primo a storcere il naso. Ieri hai ricevuto le congratulazioni per la vittoria di tappa, pensi di meritarle oggi per il secondo posto?

Nessuno dovrebbe congratularsi con me (ride, ndr), se non ne ha voglia. Sono molto contento di tutto ciò che questo Tour mi ha portato. Due vittorie di tappa, due di noi sul podio, il secondo posto per la squadra nella classifica finale e ancora la maglia bianca. Per me questo rimane un buon Tour e un’ottima stagione. Qualcosa di cui vado fiero, nonostante gli alti e bassi.

Che cosa c’è stato sabato di diverso, che ti ha permesso di vincere?

Mi sono sentito di nuovo me stesso, è stata questa la grande differenza. Non lo sono mai stato nell’ultima settimana e le persone più vicine se ne erano accorte. Sul Joux Plane e prima sul Grand Colombier, non avevo un bell’aspetto e infatti non mi sentivo benissimo. Giorno dopo giorno stavo peggiorando. Ma per quello che mi è successo sul Col de la Loze, davvero non ho spiegazioni.

Gianetti ribadisce che Pogacar è il più forte al mondo perché lotta in tutte le gare
Gianetti ribadisce che Pogacar è il più forte al mondo perché lotta in tutte le gare
Come lo hai affrontato?

Tutti sperimentano qualcosa di simile ad un certo punto della loro carriera. Uno di quei giorni in cui ti senti inutile. Per questo sono felice di essermi ripreso a fine Tour. Sono andato in giro pallido per una settimana, ora sulla mia faccia c’è di nuovo colore.

Dopo quelle sconfitte, ti è venuto in mente di programmare diversamente la stagione?

Non so perché dovrei, mi piacciono le sfide. Quest’anno la mia grande sfida è stata vincere prima la Parigi-Nizza e poi fare del mio meglio nelle tre grandi classiche: Milano-Sanremo, Giro delle Fiandre e Liegi-Bastogne-Liegi. Ho provato a vincerle tutte e tre. Faremo diversamente il prossimo anno? Adesso è troppo presto. Tutto quello che posso dire è che al 90 per cento tornerò al Tour e proverò a vincerlo di nuovo.

Nella tappa di Parigi, Pogacar ha lavorato negli ultimi giri per tenere davanti i compagni allo sprint
Nella tappa di Parigi, Pogacar ha lavorato negli ultimi giri per tenere davanti i compagni allo sprint
Intanto Giannetti continua a definirti il miglior ciclista del mondo, perché fai tutte le gare.

Adoro il ciclismo e a primavera sono sempre in forma. Perché non usare quella forma per una gara come il Giro delle Fiandre? Ecco chi sono, cosa mi piace fare e ciò di cui sono orgoglioso. Posso competere in molte competizioni diverse, su tutti i terreni.

Hai imparato qualcosa da questo Tour?

Che quando mi sento super male, posso ancora soffrire: questa per me è la lezione più grande. Ho imparato anche che vale la pena continuare a mordere. Per questo voglio anche ringraziare tutti coloro che hanno continuato a motivarmi: la mia squadra, la famiglia, i fan, persino le persone sui social media… Devi sopravvivere al brutto momento e continuare a sperare in momenti migliori. Alla fine ne vale la pena.

La crisi di Courchevel è arrivata a 14,4 chilometri dall’arrivo: con lui è rimasto Marc Soler
La crisi di Courchevel è arrivata a 14,4 chilometri dall’arrivo: con lui è rimasto Marc Soler
Verrai al Giro?

Il Giro è una delle mie corse preferite e non sono mai riuscito a farlo. Posso dire solo che è difficile. Il Tour resta il Tour, il più grande di tutti. E combinarli e fare per due volte la classifica generale, è quasi impossibile nel ciclismo moderno. Inoltre, la mia fame di vincere ancora il Tour dopo questi due secondi posti è solo aumentata.

Sarai ai mondiali?

Se me lo aveste chiesto due giorni fa, avrei sicuramente detto di no. Ora non lo so. Vedremo come mi sento quando torno a casa la prossima settimana e mi rilasso un po’. Il fatto è che il mondiale di quest’anno è complicato, arriva in un brutto momento. D’altra parte, mi è sempre piaciuto correrlo. Quindi non prometto niente, ma vorrei andarci.

Meeus si prende Parigi, invece Vingegaard punta sulla Vuelta

23.07.2023
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Quando Jonas Vingegaard sale sul podio finale, il ricordo va per forza all’ultima volta che là sopra, vestito di giallo, vedemmo un italiano. Solo così è possibile capire l’emozione dei tifosi danesi e quella stessa del vincitore. In uno dei rari momenti di commozione, Jonas si guarda intorno e nel riconoscere sua madre e suo padre sente che forse quel cammino iniziato per sfida dai tempi della scuola lo sta portando davvero lontano.

Sorpresa Meeus

L’ultima tappa se l’è presa Jordi Meeus e forse nessuo l’aveva scommesso, considerato che nelle precedenti volate aveva collezionato un sesto e due settimi posti.

«Questo è senza dubbio il miglior giorno della mia carriera – dice invece il belga di 25 anni – sapevo già dagli sprint precedenti di questo Tour che era possibile fare di più. Oggi è andato tutto alla perfezione. Mi sono sentito bene tutto il giorno e anche le gambe erano perfette. Grazie a Marco Haller e Danny Van Poppel mi sono ritrovato ben posizionato. Ho preso la ruota di Pedersen, poi sono uscito dalla scia e sono riuscito a passarli tutti. Considerato che questo è stato il mio primo Tour, porto a casa una grande esperienza e una vittoria che lo rende ancora più indescrivibile».

Magari alla Bora-Hansgrohe, venuta al Tour con grandi mire di classifica, il settimo posto di Hindley non basta, ma certo le due vittorie di tappa (con lo stesso Hindley e ora con Meeus) e un giorno in maglia gialla rendono il boccone assai più gustoso da digerire.

La Cervélo gialla in favore di fotografi: per Vingegaard la passerella di Parigi è nel pieno
La Cervélo gialla in favore di fotografi: per Vingegaard la passerella di Parigi è nel pieno

Jonas alla Vuelta

Vingegaard ha già raccontato ieri tutto quello che voleva dire, ma intanto si lascia andare con la promessa di tornare anche il prossimo anno e, aprendo la porta sulla Vuelta, inizia ad agitare sin d’ora i discorsi. «Voglio vincerla – dice il danese – non vado per fare il gregario, sarò un secondo capitano».

Non è un mistero che la Jumbo-Visma sia in corsa per vincere i tre grandi Giri del 2023 e per questo, racconta Richard Plugge, il piano di portare Jonas in Spagna era stato varato già da dicembre. Così, se finora la corsa spagnola era stata indicata come terreno di caccia per il vincitore del Giro Primoz Roglic, ora diventa un appuntamento da condividere.

«Avere due leader – provoca invece Patrick Lefevere, forse preoccupato – per loro potrebbe trasformarsi in uno svantaggio. Con noi, Evenepoel sarà chiaramente l’unico leader e per noi sarà un vantaggio».

Onore al vincitore

Le ultime parole, prima di rifugiarsi nella meritata festa che chiude il Tour de France, sono quelle di Tadej Pogacar, che per ridere (ma neppure troppo) risponde a Vingegaard, poi lo applaude.

«Altro che piano per farmi fuori – sorride lo sloveno – l’unica volta che hanno provato a farmi fuori è stato sul Marie Blanque (la prima tappa dei Pirenei, ndr). Jonas stava meglio di me quel giorno, ma quando ha provato a liquidarmi il giorno dopo, la tappa l’ho vinta io. Quindi riguardo al piano di cui tanto parlano: nessuno mi ha fatto fuori, ho fatto tutto da me. Io e la mia brutta giornata. Mi sono fatto fuori da solo. Ma devo essere onesto su questo: in quei due giorni Jonas è stato eccezionale. Ha avuto due tappe in cui non potevo competere. Ho molto rispetto per lui: è un bravo ragazzo, uno dei migliori scalatori e per il momento il miglior corridore del Tour. Sono sicuro che avremo un brillante futuro insieme. Parliamo già come una coppia… (ride, ndr)».

Anche quest’anno se li è messi tutti alle spalle

23.07.2023
5 min
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La conferenza stampa all’arrivo, un anno dopo. La maglia gialla arriva al termine del protocollo e trova il modo di scambiare qualche battuta con Tom Dumoulin, che sta seguendo il Tour come opinionista dell’olandese NOS. Dopo l’arrivo, il vincitore del Giro 2017 si è fermato anche con Sepp Kuss per chiedergli della caduta in cui ha battuto la faccia sull’asfalto. Poi cominciano le domande e Vingegaard si racconta.

Ha l’espressione sollevata, in un modo o nell’altro il viaggio volge al termine. Fuori ha fatto un po’ di show, un grande passo per il suo essere riservato. Se ricordate il mondo in cui è cresciuto e i dettami imposti nel villaggio in cui è nato, di cui abbiamo raccontato lo scorso anno, capirete anche perché per il vincitore del Tour sia così difficile esporsi. Ha lanciato i fiori a una tifosa vikinga e fuori di testa e si è perso finalmente nell’abbraccio della compagna che gli ha passato il telefono.

Dal podio della maglia gialla, Vingegaard ha tirato i fiori a questa tifosa danese e impazzita
Dal podio della maglia gialla, Vingegaard ha tirato i fiori a questa tifosa danese e impazzita
Cosa significa davvero per te questa seconda vittoria assoluta consecutiva? 

Dovrebbe essere chiaro che sono molto contento. Il Tour è stato il mio più grande obiettivo quest’anno. Quindi è fantastico finire così. Mi sarebbe piaciuto vincere la tappa. Ho provato ad attaccare di sorpresa nel finale perché sapevo di non avere possibilità in volata contro Tadej, ma la cosa più importante era mantenere la maglia gialla. Devo ringraziare la mia squadra. Sono stati fantastici. Avevamo un piano ogni giorno e lo abbiamo eseguito nel modo giusto.

Qual è la più grande differenza rispetto all’anno scorso?

Che ho avuto più fiducia in me stesso e così anche la squadra. Sappiamo quali sono i miei punti di forza e sappiamo anche come sfruttarli al meglio. Penso che non tutti abbiano capito il nostro piano ogni giorno, ma l’abbiamo fatto e ha funzionato.

Il forcing della UAE sulla salita finale ha neutralizato in un attimo la fuga di Pinot e Pidcock
Il forcing della UAE sulla salita finale ha neutralizato in un attimo la fuga di Pinot e Pidcock
In cosa consisteva questo piano?

Non so se sia il caso di svelarlo. Se raccontiamo in che modo abbiamo eliminato Pogacar, forse lui potrebbe lavorarci sopra per il futuro. Potreste chiedere a Grischa (Niermann ndr) se vuole dire qualcosa di più o no.

Hai vinto il Tour due volte. Che ambizioni hai per il futuro?

Sicuramente ho altri obiettivi. Solo che il Tour è la gara più importante del mondo e per me è davvero speciale. E’ ancora troppo presto per dire cos’altro voglio provare, ma il Tour rimane speciale. Molto probabilmente tornerò l’anno prossimo per provare a vincere una terza volta.

Pogacar ha attaccato, Vingegaard lo ha seguito, Gall è rientrato: il finale è esploso così
Pogacar ha attaccato, Vingegaard lo ha seguito, Gall è rientrato: il finale è esploso così
Sei sembrato più forte in questo Tour, è una sensazione o c’è del vero?

L’anno scorso ho avuto alcuni infortuni e in un paio di occasioni sono stato male in primavera. Quest’anno è andato tutto liscio. Questo fa una grande differenza. Inoltre continuo a migliorare. Non il 20 percento all’anno, ma piccoli pezzetti qua e là.

Dopo la sua vittoria a Poligny, Mohoric ha rilasciato un’intervista molto emozionante su tutti i sacrifici che i corridori devono fare per avere qualche possibilità di ottenere qualcosa nel Tour.

La penso esattamente come lui. Tutti dobbiamo sacrificare molto e Matej lo ha espresso molto bene. Quando mi guardo indietro, quest’anno sono stato lontano dalla mia famiglia per 150 giorni. Non è così ovvio che tutti lo accettino. D’altra parte, seguire i nostri programmi mi dà fiducia. Ci alleniamo duramente e siamo molto precisi con l’alimentazione e so che facendo così, raggiungerò il mio massimo livello.

Kuss è caduto su Rodriguez ed è arrivato staccato, mentre lo spagnolo ha perso un posto nella generale
Kuss è caduto su Rodriguez ed è arrivato staccato, mentre lo spagnolo ha perso un posto nella generale
L’anno scorso avevi queste stesse certezze?

Ho corso il mio primo Tour nel 2021, arrivando secondo. Quello è stato anche il periodo in cui ho iniziato a ottenere i primi risultati. E’ stato il primo anno in cui sono stato in grado di affrontare meglio la pressione. Ho lavorato per questo, ho dovuto impararlo. Dal momento in cui ci sono riuscito, ho iniziato a conquistare podi e vittorie.

Hai combattuto un duro duello con Pogacar fino a Courchevel e quel giorno Tadej ha dovuto arrendersi. Pensi che la vostra rivalità renda il ciclismo più popolare?

E’ bello avere rivalità nel ciclismo. Quest’anno c’è stata una grande battaglia, è stato incredibilmente difficile vincerla, è stato difficile uscirne vincitore e ne sono super felice. Tadej è stato molto duro, ma l’ho battuto. E credo che dovrò scontrarmi con lui ancora, magari anche il prossimo anno.

L’abbraccio con la compagna, che poi gli ha passato al telefono il Principe di Danimarca
L’abbraccio con la compagna, che poi gli ha passato al telefono il Principe di Danimarca
Correrai ancora quest’anno?

Ho bisogno di un po’ di tempo per pensarci. Voglio vedere come esco da questo Tour. L’anno scorso mi sentivo ancora bene, anche se mentalmente è stata molto dura. Cercherò di metabolizzare il tutto, prima di fare nuovi piani.

L’anno scorso si parlò di vita stravolta dopo il Tour, pensi che questa volta sarai in grado di affrontarlo un po’ più facilmente?

Ho detto spesso che non c’è mai stato un problema. La vissi in modo davvero facile e mi sono anche divertito. Certamente non è stato un prezzo pesante da pagare e penso che sarà così anche adesso. Nel frattempo, il principe Frederik di Danimarca ha chiamato Trine e lei me l’ha passato. Si è congratulato con me e ha detto che è stato impressionante che io abbia vinto il Tour due volte di seguito. Era molto felice per me.